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Ufficio
Stampa
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Venditori
di fumo
10
marzo
2010
Se
qualcuno tra gli amministratori che si sono succeduti nel
consiglio comunale di Sezze negli ultimi 25 anni non era e non
è a conoscenza delle problematiche riferite all'area
cimiteriale del "Puzziglio", quella che insiste su Via
Bassiano, interessata dall'edificazione di "nuovi"
manufatti, si alzi in piedi. Si tratta di una questione che
alcuni tra i dirigenti di Movimento Libero Iniziativa Sociale
hanno sollevato, anche tramite interrogazioni parlamentari degli
onorevoli Giulio Maceratini ed Evelina Alberti, alla fine degli
anni 80 con l'MSI. Questione puntualmente risollevata nel corso
degli anni, con le diverse amministrazioni, anche di diverso
colore, succedutesi al governo della città. L'ultima nostra
campagna risale al 2006, sindaco Lidano Zarra. Nel corso di
tutti questi anni abbiamo avanzato diverse proposte affinché
venisse evitato un esborso di denaro da parte dei cittadini, per
cappelle e loculi edificati sull'acqua. Rammentiamo a tutti
coloro che dimostrano cortissima memoria che il nostro impegno
è stato anche di carattere ambientale e paesaggistico, per
evitare, in un cimitero monumentale come quello di Sezze, il
disboscamento di piante e di vegetazione spontanea, in
particolare querce, plurisecolari. Ed a tal fine indicammo aree
idonee, posizionate nell'area opposta. Perfino il commissario
prefettizio Leopoldo Falco fu costretto da noi a prendere
posizione nel merito. Si tratta di una questione che abbiamo da
sempre affrontato nell'interesse dei cittadini, quell'interesse
che tanti si mettono e si sono messi sotto i piedi. Com'è oggi
possibile vendere come argomento attuale una situazione che si
sta trascinando da decenni e far passare per imprevista, e ci
riferiamo alle inevitabili infiltrazioni di acqua, una
problematica ben nota a tutti gli amministratori ed a tutti i
tecnici che si sono susseguiti nel tempo? I responsabili del
misfatto ed il consigliere comunale Ernesto Di Pastina, che solo
oggi ne parla pur essendo stato in amministrazione nel corso di
questi anni, perché non hanno fatto niente per evitarlo? Perché
hanno fatto orecchie da mercante per decenni alle nostre
insistenti puntualizzazioni? Questi signori non si sentono
responsabili per aver fatto esporre finanziariamente tantissimi
cittadini in una operazione che definire spregiudicata è poco?
Neanche Totò, che pure ha venduto Fontana di Trevi in un suo
celebre film, sarebbe riuscito a vendere dei loculi cimiteriali
sull'acqua. In questo, non possiamo negarlo, sono dei maestri.
L'unica cosa certa in tutta questa vicenda è che in quell'area,
dove testardamente si è insistito per edificare cappelle e
loculi, c'è una falda acquifera. Ora, come si intende ovviare a
questa situazione irrisolta da almeno 25 anni? Con inutili
espedienti che faranno solo lievitare i prezzi? I sopralluoghi
di cui si parla oggi, avrebbero dovuto essere fatti per tempo,
quando a chiederli eravamo noi 25 anni fa. Ora è come vendere
fumo.
Telefonia
mobile: a Sezze è silenzio
8
marzo
2010
Antenna
sul Palazzo Comunale di Sezze e relativo"Piano
antenne" comunale: resta tutto lettera morta. E' dal 7
Gennaio che Movimento Libero Iniziativa Sociale è intervenuto
per denunciare pubblicamente il posizionamento di una non meglio
specificata antenna in pieno centro storico, sul terrazzo di
Palazzo De Magistris, sede comunale, e per ottenere dal sindaco
Andrea Campoli tutte le delucidazioni del caso. Rammentiamo che
l'antenna è stata innalzata in quattro e quattr'otto, fra
Natale e Capodanno. Un blitz. A due mesi di distanza ancora non
arrivano riscontri. Poco interessati agli estemporanei e troppo
tardivi interventi, per non essere sospetti, di qualche
consigliere comunale, che piuttosto che affrontare seriamente la
questione al momento opportuno nelle sedi di sua competenza è
interessato solo ad
ottenere qualche titolo sul giornale, Movimento Libero
interviene nuovamente per rammentare al primo cittadino che è
suo dovere fornire tutte le risposte. Il sindaco sa, ed insieme
a lui tutti gli amministratori, che ogni nuova antenna deve
operare nel rispetto delle norme vigenti. Che esse vanno
razionalizzate per garantire in maniera certa, scientifica e
controllabile, la salute pubblica della cittadinanza e che a tal
fine va ridotto al minimo il numero degli impianti. Essi
soprattutto andrebbero posizionati in aree ben distanti da
centri abitati, tanto che in numerosi comuni è stata eseguita
una serie di rimozioni di antenne non autorizzate e posizionate
in punti popolosi, in cui l'afflusso dei cittadini era continuo
e duraturo nel tempo. Quella di cui stiamo discutendo si trova
in pieno centro abitato, sul palazzo comunale, su un terrazzo
che copre l'ufficio postale centrale, oltre agli uffici
anagrafici. La normativa italiana sulle emissioni
elettromagnetiche, in particolare quella sulle stazioni radio
base della telefonia, è molto severa. L'amministrazione
comunale di Sezze l'ha rispettata? Perché non vengono fornite
pubblicamente tutte le delucidazioni richieste da tempo da
Movimento Libero, inerenti il progetto, i controlli di staticità,
le relazioni Arpa, quelle sulla salubrità e non nocività degli
impianti? Perché non viene reso pubblico l'iter che ha condotto
alla sua installazione? Di quale gestore si tratta? In tempi
come questi, quando sono recentissime le notizie relative a
fondi neri nel campo della telefonia, è obbligatorio fornire il
massimo della trasparenza. E se qualche consigliere, riprendendo
le nostre denunce, ha parlato di antenna, perché non si
interviene anche per rendere noti i costi di telefonini e note
book regalati a tutti gli amministratori, altra questione da noi
sollevata ed in qualche modo collegabile all'argomento
telefonia? Il sindaco Andrea Campoli ha sorvolato su un'altra
questione fondamentale, in
merito alla quale è obbligato a rispondere ai cittadini:
il Comune da lui amministrato si è dotato di un Piano antenne
per la telefonia mobile? E' questo il solo strumento che può mettere ordine in un
settore nel quale fino ad oggi i gestori hanno fatto un pò
quello che vogliono. E' forse quello che è accaduto a Sezze?
Alla luce della normativa vigente, il Piano identifica i siti
sui quali è possibile collocare le antenne. Tali siti devono
avere caratteristiche fondamentali previste dalla legge. In
particolare le aree individuate per nuove installazioni devono
essere lontane da zone sensibili o ad alta densità abitativa.
Il contrario di quello che è avvenuto a Sezze, dove l'antenna
è stata posizionata direttamente sulle teste dei cittadini,
complice il silenzio connivente di tutti gli amministratori.
Perché?
Bari
!
6
marzo
2010
Definirlo
colpo di stato significherebbe dare anche un minimo di dignità
ad una classe politica che non la merita. Invece ci troviamo,
molto più semplicemente, di fronte a dei bari, imbroglioni.
Naturalmente ci stiamo riferendo al vergognoso decreto legge
salva liste, firmato dal presidente Giorgio Napolitano, che
praticamente rimette in corsa quelle di Roberto Formigoni in
Lombardia e di Renata Polverini nel Lazio, estromesse, con
motivazioni diverse, ma comunque sulla base di tutta una serie
di irregolarità ed illegalità rilevate dai giudici. Il PDL non
è stato in grado, per manifesta incapacità, di presentare le
liste secondo le modalità fissate per legge. Allora, a bocce
ferme, ha modificato le "regole del gioco", riaprendo
i termini per la presentazione delle stesse. Già da lunedì,
hanno fatto sapere i vertici del centrodestra, la documentazione
verrà depositata presso le sedi competenti.
Il
problema però, è che i termini sono scaduti da più di una
settimana e che evidentemente ci troviamo di fronte ad una vera
e propria truffa messa in atto per aggirare le leggi. Tutto
questo avviene con la complicità di un capo dello stato che ha
in tal modo manifestato quelle che sono le sue radici politiche.
Da buon comunista mai pentito, da quadro del PCI, partito
che in particolare nei diversi enti locali dal dopoguerra
in poi è stato maestro dell'imbroglio elettorale, si è
evidentemente rispecchiato in questi novelli imbroglioni. Sono
le due facce di una politica drogata, che nel nome della
democrazia se ne infischia di leggi e regole, stirandole ed
adattandole a seconda delle diverse occasioni a proprio
piacimento. Verrebbe da dire che il vituperato Iran del
Presidente Ahmadinejad è oro rispetto a questa repubblica delle
banane (e non ci riferiamo al frutto...). Che il Capo dello
Stato iraniano è un campione della libertà nei confronti dei
vari Silvio Berlusconi, Giorgio Napolitano e di quel Gianfranco
Fini che continua a blaterare di regole quando è tra i primi a
non farle rispettare. Non è la prima volta che, in Italia,
delle liste vengono escluse in una delle diverse competizioni
elettorali, sia locali che nazionali.
Che
sta significare questo? Che i partiti caduti sotto la mannaia
della legge fino ad oggi, hanno subito delle ingiuste
esclusioni? Che quindi tutto, nella vita politica di questi
ultimi anni, andrebbe rivisto? Che le liste finora escluse sulla
base di queste leggi, oggi "interpretate" in maniera
diversa, lo sono state ingiustamente e quindi si trovano adesso
nella condizione di poter citare per danni lo Stato? Che tante
amministrazioni locali e non, si sono trovate a governare grazie
anche alla messa fuori gioco di forze politiche che invece
dovevano essere presenti nella competizione elettorale? Ma se
dalle elezioni fossero state escluse altre forze politiche si
sarebbe arrivati a questo misfatto? E se in Iran sono stati
inviati gli osservatori internazionali al fine di controllare il
corretto svolgimento delle elezioni, qui in Italia chi dovrebbe
venire se le regole sono state alterate prima ancora del voto?
Frullato
di norme
5
marzo
2010
Adesso
sarà contento il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che
finalmente può sperare di vedere la moglie Isabella Rauti
andare a scaldare uno scranno in Via della Pisana, ma certamente
non è una bella pagina per la "democrazia" italiana.
Facendo saltare qualsiasi norma, il listino di Renata Polverini
è stato riammesso nella competizione elettorale per la Regione
Lazio. E' giusto che i cittadini potenziali elettori, potenziali
perché possono anche decidere, a maggior ragione oggi, di
disertare le urne, sappiano quello che è accaduto. Siccome
stiamo parlando di un fatto "tecnico", di cui possono
essere a conoscenza soltanto coloro che come noi hanno avuto
modo di presentare in numerose occasioni liste per le diverse
competizioni elettorali, è opportuno chiarirlo. La legge
elettorale richiede tassativamente una serie di atti che vanno
sistematicamente redatti. Vi sono degli atti aggiunti, come i
certificati elettorali
da allegare alle firme dei sottoscrittori, il cui numero è
fissato categoricamente, ma vi è un documento essenziale,
definito atto primario, le cui carenze inficiano nel complesso
tutti gli altri. Ed è proprio questo che mancava di una firma,
quella di uno dei due presentatori della lista. Una delega
fondamentale, che in nessun caso può essere inserita a
posteriori. E' questo invece quello che è stato stabilito a
Roma. Delle due l'una: se la procura è, come lo è,
fondamentale, non può essere stralciata dall'atto primario, se
invece non lo è fondamentale, come si sta facendo passare con
la decisione della Corte d'Appello, per quale motivo integrare
l'atto successivamente? Da aggiungere che la procura è
contenuta nell'atto stesso. Siamo evidentemente non solo di
fronte ad una forzatura, ma ad un vero e proprio stravolgimento
della normativa. Alla luce di quanto accaduto, quello che è un
atto primario viene fatto diventare di secondaria importanza. E
se in democrazia la forma è sostanza, molto probabilmente
cominciamo a trovarci in un sistema politico che democratico non
può essere definito. Non ci lascia perplessi, nello specifico,
il silenzio dalla cosiddetta opposizione.
Chi
è causa del suo mal, pianga sé stesso
4
marzo
2010
Non
solo il Lazio, ma anche la Lombardia: Renata Polverini e
Formigoni a rischio candidatura. Un fallimento su tutti fronti
del centrodestra guidato da Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.
Le sceneggiate che hanno fatto seguito all'estromissione delle
liste sono ormai arcinote. Non potendo ammettere le proprie
incapacità ed il clima interno da rissa da pollaio del loro
partito, il PDL, i vari esponenti del centrodestra lanciano
strali comici e demenziali contro burocrazia e giudici,
responsabili esclusivamente di applicare leggi che da tutti
debbono essere rispettate. Molto meglio sarebbe stato ammettere
la debacle, piuttosto che raccogliere firme a posteriori, fare
maratone oratorie o addirittura pensare di ricorrere ad una
leggina ad hoc, studiata appositamente per far riammettere liste
escluse per mancanza di requisiti essenziali o perché non
presentate. E fa pensare, a tale proposito, l'uscita, non tanto
estemporanea, di Antonio Di Pietro, "preoccupato"anche
lui ed anche lui favorevole ad una qualche soluzione
"politica", chiaramente al di fuori della normativa
vigente. Ancora più preoccupante quella di un ministro, Ignazio
La Russa, che ha minacciato il ricorso alla piazza. Risibile
l'invito rivolto al cosiddetto Popolo della Libertà a
manifestare con cortei. Ma manifestare contro chi? Contro sé
stessi e contro l'insipienza manifesta della propria classe
dirigente? Le cose, nella realtà, sono più semplici di quanto
possa sembrare: per problemi interni che conoscono soltanto gli
"addetti ai lavori", legati soprattutto alle diverse
candidature da sponsorizzare e quindi alla composizione delle
liste e del listino dei presidenti, queste non sono state
presentate nei tempi previsti o sono state presentate prive di
elementi essenziali ed incomplete, se non irregolari. Avrebbero
fatto molto più bella figura, personaggi come Renata Polverini,
a riconoscere di essersi affidati e messi nelle mani di una
banda di cialtroni, preoccupata più che del bene comune, di
piazzare nelle posizioni migliori, amici, parenti, mogli o
amanti. Questa è la tristissima realtà. Ma quale vulnus alla
democrazia! Ma quale attentato alle libertà! E' tutto un
teatrino. Movimento Libero si augura ed augura agli elettori del
Lazio e della Lombardia che le regole vengano fatte rispettare,
che di fronte alla legge non vi siano figli e figliastri, che
quello che viene fatto valere per la più piccola delle
cosiddette listarelle valga anche per i cosiddetti grossi
partiti. Non è la prima volta che qualche lista viene
estromessa dalla competizione. Il PDL è forse diverso dalle
altre liste? Il PDL le leggi non le deve rispettare? Se
effettivamente le elezioni debbono essere lo specchio del
panorama politico attuale, allora è giusto che venga
rappresentato anche il caos e l'affarismo che lo dilaniano. E'
giusto che chi è causa dei propri mali, li pianga. Senza
attribuirli ad altri. Ed infine, se qualcosa nella legge
elettorale non funziona, come da noi in più occasioni
sottolineato, ma per tutt’altre motivazioni ( essa avvantaggia
i più forti economicamente ed apre canali immensi ai gruppi di
pressione, ai poteri forti ed alle mafie), la cambino pure.
Oggi, però, è ancora in vigore e va rispettata e fatta
rispettare. Le regole di gioco non possono essere cambiate nel
corso della partita.
Incapaci,
capaci di tutto
1
marzo
2010
PDL:
più che partito del fare, partito degli incapaci.
Manifestamente incapaci, di intendere e di volere. Perché
quella macchina di efficienza sognata da Berlusconi non è stata
in grado di presentare la propria lista nella Regione Lazio,
circoscrizione di Roma. Così, infischiandosene di leggi e di
regole da loro stessi sottoscritte, dopo il disastro i
pidiellini urlano contro la "burocrazia", appellandosi
al presidente Napolitano perché tuteli la
"democrazia". Dalla Polverini a Berlusconi, passando
per Fini, è tutto un grido. Per Movimento Libero le leggi vanno
rispettate e fatte rispettare da tutti, in primis da chi
pretende di governare una nazione. Ma sono anche altre le
considerazioni da fare. Presi da discussioni senza fine su chi
doveva entrare in quel listino che rappresenta una corsia
preferenziale per andare in regione come consigliere,
addirittura senza competizione elettorale, preoccupati di
inserire questo o quel parente, questa o quella amica, questa o
quella amante, questa o quella moglie, i responsabili del PDL
hanno dimenticato firme, simboli e quant'altro è richiesto per
la presentazione delle liste. Altro che orari non rispettati! E
risulta particolarmente vergognoso
ed inopportuno l'appello rivolto al Capo dello Stato dal sindaco
di Roma Gianni Alemanno, direttamente interessato dalla vicenda
in quanto sua moglie, Isabella Rauti, è tra le privilegiate del
listino.
D'altronde
non è che fuori da esso le proposte siano migliori. Ovunque,
nelle diverse circoscrizioni provinciali, le candidature sono
state ricoperte dai papaveri di partito, più o meno lecchini.
Una storia tipica della politica italiana di questi tempi, che
dovrebbe contribuire a far aprire ulteriormente gli occhi a
quegli ultimi elettori in buona fede che sono ancora disposti a
recarsi alle urne per votare personaggi che poi di loro se ne
fregano. Puntualmente. Personaggi come quel candidato romano che
sta urlando contro la malasorte e piangendosi addosso perché ha
già prenotato cene elettorali per centinaia di persone, che
rischia di pagare senza poter concorrere: bella motivazione
politica ed ideale! Purtroppo siamo arrivati a questi livelli.
Al di là della vicenda della mancata presentazione entro
l'orario fissato per legge, Movimento Libero sarebbe curioso di
sapere quanti e quali controlli vengono effettuati
relativamente, solo per fare un
esempio, alle firme che debbono corredare la
presentazione delle liste. E ci riferiamo ai grandi partiti,
perché le pulci ai piccoli vengono fatte. Come non restare
interdetti quando vengono trascinate fino al termine ultimo
interminabili trattative sulla composizione delle liste,
vedendole infine, nel giro di pochissimo tempo, chiuse con tanto
di sottoscrizioni autenticate? Nonostante stiano sopravvivendo
grazie esclusivamente ad una legge elettorale che consente ai
candidati dei grandi partiti
(PDL e PD) di
continuare ad essere "eletti" non per capacità
proprie, ma solo perché alle altre forze politiche viene
impedita in mille modi la possibilità di una competizione
paritaria, ora i massimi sponsorizzatori del "sistema
bipolare" restano vittime di quella burocrazia da loro
stessi creata.
Rendiamo
onore a chi lo merita
25
febbraio
2010
La
campagna che Movimento Libero Iniziativa Sociale ha iniziato da
tempo in favore dei morti dimenticati, in una città, Sezze
(LT), i cui amministratori o hanno memoria corta o l'hanno
distorta, comincia a dare i suoi frutti. Il dibattito che si è
aperto sulle diverse testate giornalistiche locali e sul nostro
sito lavocelibera.it, sta testimoniare che un primo passo,
fondamentale, è stato fatto. Che qualche familiare abbia
iniziato a tirare fuori dal cassetto storie volutamente fatte
passare nel dimenticatoio, perché magari raccontavano di
giovani partiti e caduti per ideali per tanti anni vilipesi ed
offesi, giovani che hanno dato la propria vita in Spagna, nelle
steppe della Russia, nei deserti africani, in Albania, in Grecia
o nella Repubblica Sociale Italiana, è un punto a favore della
ricostruzione di una memoria storica condivisa. Famiglie che
fino a ieri si sentivano sole, ora sanno di non esserlo più.
Per riportare alla luce questi percorsi individuali, confluiti
nella grande Storia, Movimento Libero ha individuato, dopo
attente ricerche, una vicenda particolare perché fortemente
rappresentativa, quella del Capitano Pilota Riccardo De Angelis
e del Sergente Armiere Ubaldo Piccaro, caduti insieme con il
loro aerosilurante ad El Alamein, nel 1942. Rappresentativa
perché i due giovani eroi non solo erano già pluridecorati, ma
perché volutamente si trovarono insieme in quell'ultima
battaglia nei cieli d'Africa in quanto sezzesi. Fu il Capitano
De Angelis a volere con sé in quell'ultima missione il Sergente
Piccaro, proprio perché nativo di Sezze. E quest'ultimo non
esitò ad accompagnarlo nonostante avesse una licenza già
firmata. Fu proprio in quel giorno tragico di agosto che i due
concittadini ebbero modo di conoscersi perché legati alla
stessa terra, quella di Sezze. A Sezze sono tornati insieme per
essere tumulati nel locale cimitero, forse gli unici ad essere
ricomposti in Italia ed a non riposare nel sacrario di Quota 33,
laddove sono sepolti tutti i Caduti di El Alamein. Ci sono
tornati con tutti gli onori da parte dell'Aeronautica Militare.
Vicenda esemplare, fatta di setinità oltre che di italianità,
ed in quanto tale simbolica. E' questo che ha indotto Movimento
Libero a rivolgersi pubblicamente al Sindaco Andrea Campoli con
una lettera, ormai datata, contenente la richiesta della
intitolazione ai due Caduti di una via, di una piazza o di un
edificio pubblico. Lettera rimasta inevasa. Il fatto che a
seguito del dibattito da noi aperto, si sia parlato anche di una
stele che dovrebbe contenere i nomi di tutti i Caduti setini non
può che farci piacere, perché lo alimenta. Come ci preme
rammentare, visto che ultimamente troppi lo dimenticano, che
comunque Sezze ha già un luogo sacro dedicato ai morti di tutte
le guerre, cioè il Parco della Rimembranza, al cui centro è
posizionato un Monumento fra i più belli, quello al Milite
Ignoto, spesso abbandonato all'incuria ed imbrattato, che
andrebbe invece degnamente tutelato, valorizzato e curato,
insieme al giardino che lo circonda. Come andrebbe tutelato
l'altro Monumento, posizionato nella frazione di
Crocemoschitto. Anche questo per preservare la memoria. Sappiamo
bene, comunque, che le storie personali sono tante e che a ogni
morto va portato rispetto.
Il
nostro è un intento costruttivo e pacificatore. Ecco perché
non ci va che qualcuno tenti di buttarla in caciara, fomentando
polemiche pretestuose, tese solo a mantenere le divisioni fino
ad oggi esistenti, per consentire a certi personaggi di trarre
vantaggi elettorali anche da situazioni drammatiche. Polemiche
che per l'argomento che concernono risultano particolarmente
offensive. Noi non siamo un partito, non ci troviamo in campagna
elettorale e siamo mossi esclusivamente, sia chiaro a tutti, da
un impegno civile e da un intento culturale. Lasciamo
ai politicanti senza scrupoli ed ai loro servi, più o meno
sciocchi, il penoso sfruttamento di situazioni drammatiche e
dolorose. A Movimento Libero interessava lanciare un sasso nello
stagno, affinché si muovessero le acque. Pensiamo di esserci
riusciti. Ora però, una sola stele non renderebbe il giusto
tributo ai Caduti. Dato che proprio in questi giorni si
sta parlando di rinnovo della toponomastica a Sezze, proponiamo,
ed era questo che ci premeva, che almeno un intero quartiere
della città, piuttosto che a personaggi estranei alla realtà
locale venga dedicato, strada per strada, vicolo per vicolo, ai
tanti Martiri sezzesi.
Un
esempio di altruismo 2
20
febbraio
2010
Visto
che qualche amministratore setino cerca di arrampicarsi sugli
specchi, nel tentativo vano di giustificare in qualche modo i
regalini che consiglieri comunali, assessori e sindaco si sono
fatti con i soldi dei cittadini (ci riferiamo ai telefonini ed
ai notebook di cui si sono dotati a nostre spese), interveniamo
nuovamente per aggiungere una ennesima nota alla spesa fatta
affrontare agli amministrati. Agli apparecchi si va ad
aggiungere un budget mensile di 150 euro di traffico telefonico.
Sempre qualcuno ha provato ad affermare che in questo modo
" si risparmia sulla carta". Allora facciamo due
conti: 150 moltiplicato 27 (il numero totale dei consiglieri,
assessori e sindaco) fa 4.050 euro mensili. 4.050 moltiplicato
12 (i mesi) fa 48.600 euro all'anno. 48.600 moltiplicato 5 (gli
anni di una legislatura) fa 243.000 euro. Ciò sta a significare
che per un solo mandato elettorale i cittadini sostengono un
esborso ammontante a circa 250.000 euro per il solo traffico
telefonico di questi amministratori! Al danno economico si
unisce anche la beffa di sentirsi dire che comunque telefonini e
computer non restano in proprietà degli amministratori, ma allo
scadere del mandato passerebbero di mano. Questo qualcuno
dimentica che questi apparecchi hanno una garanzia al massimo di
due anni. Ciò sta a significare che, trascorsi i cinque anni di
mandato elettorale, agli amministratori che hanno utilizzato i
"regalini" viene anche tolto il disturbo di andarli a
gettare tra i rifiuti. Differenziati naturalmente. E se durante
il mandato uno di questi apparecchi dovesse guastarsi oppure
andare perduto? Non è dato sapere ... Invece è dato sapere che
nel programma elettorale di questi signori non si faceva
assolutamente cenno a prebende di tal fatta. E per il momento ci
fermiamo qui.
Sezze,
PDL senza memoria
15
febbraio
2010
Abbiamo
appreso dalla stampa locale che anche il PDL di Sezze (LT) si è
rammentato che in Italia esiste un "Giorno del
Ricordo", il 10 Febbraio, dedicato istituzionalmente ai
Martiri delle Foibe, vittime dei prodrom comunisti titini e
partigiani. Addirittura qualche loro esponente arriva a
chiedere, iniziativa proposta dal nostro Movimento ormai da
anni, l'intitolazione di una strada locale a queste vittime
dell'odio anti italiano. Molto sommessamente, allora, ci
permettiamo di rammentare a costoro che il centrodestra, cioè
loro, ha governato la città di Sezze per quasi tre anni. Quando
era sindaco Lidano Zarra, ci sono state aspre polemiche con la
nostra parte politica perché, sulla stessa scia del
centrosinistra, anche la sua amministrazione, solo teoricamente
"nuova" ed orientata diversamente, dimenticava
volontariamente il dramma degli Istriani, dei Dalmati, dei
Giuliani e dei tanti italiani che furono costretti ad
abbandonare le loro terre in un drammatico esodo, dopo il
massacro di decine di migliaia di
familiari. Insomma, Lidano Zarra, insieme alla sua parte
politica, ha governato la città di Sezze ignorando
sistematicamente il "Giorno del Ricordo". Quando il
centrodestra ha avuto la possibilità di onorare solennemente
questa data ed intitolare piazze o vie ai Martiri, non lo ha
fatto. Ora, a posteriori, qualsiasi intervento può apparire
solo strumentale. Sui silenzi, invece, della attuale
amministrazione, che perdurano nel tempo anche relativamente
alle nostre insistenti richieste riferite ai Caduti setini di El
Alamein, meglio sorvolare. Sono vergognosi.
Un
esempio di altruismo
12
febbraio
2010
Ennesimo
"sacrificio” degli amministratori
di Sezze a favore dei cittadini. Con grande senso del
dovere, assessori e consiglieri comunali si sono dotati di
telefonino e personal computer. Giustamente, dovendo essere tali
strumenti utilizzati per facilitare l'enorme sforzo, nonché la
notevolissima dose di superlavoro che essi sostengono per
migliorare le condizioni degli amministrati, a pagarli, come è
giusto che sia, sono stati i cittadini. D'altronde telefonini e
computer non serviranno per rendere più agevole l'attività
condotta al fine di migliorare qualità della vita e condizioni
generali dei sezzesi? In pratica, anche se può sembrare che si
sono fatti un regalo, nella realtà è agli amministrati che
l'hanno fatto. Che altruisti! E poi, come sottrarre le relative
spese da un emolumento mensile pari ad un misero stipendio da
operaio? Sarebbe come togliersi il pane di bocca e toglierlo ai
propri figli.
Movimento
Libero ha inteso denunciare questo esempio di cattiva
amministrazione, sottolineandolo in forma ironica. Questo,
quando c’è veramente da vergognarsi di una classe politica
così famelica e spudorata. Il sindaco di Sezze intasca solo per
il suo incarico intorno ai 34.000 euro annui. Il vicesindaco si
aggira intorno ai 28.000. Gli assessori intorno ai 22.000. I
consiglieri comunali, prendono circa 1000 euro mensili. Il
tutto, sia chiaro, va ad aggiungersi ai diversi redditi di cui
ciascuno dispone. C'era proprio la necessità di farsi questo
regalo? Di far pagare ai cittadini telefonini e computer? Eppure
lo hanno fatto, nel nome della “trasparenza” e della
“buona amministrazione”. Alla
facciaccia…
Allora,
stando così le cose, Movimento Libero pretende, questa volta
nel nome della vera trasparenza, che il sindaco Andrea Campoli
renda pubblico il rendiconto delle spese affrontate per farsi
questi regalini. Specificando nel dettaglio dove sono stati
acquistati, se c’è stato un bando di gara e quando questa è
stata espletata.
La
barzelletta di Fazzone e Galetto
9
febbraio
2010
Il
senatore Claudio Fazzone, lo stesso dei balbettii ad Anno Zero
sul caso Fondi, "denuncia" un ipotetico tentativo di scambio di voti nel suo feudo comunale
tra Stefano Galetto, quello che porta le borse a Vincenzo
Zaccheo, potenziale candidato del PDL alla Regione ed il
candidato a sindaco di Nuova Area (gruppo che fa capo all'on.
Gianfranco Conte, PDL) Franco
Cardinale. Ammesso che le cose stiano in questi termini, di che
dovremmo stupirci? In una provincia dove i diversi
rappresentanti del PDL ne hanno fatte di cotte e di crude dove
è lo scandalo? Tanto per rinfrescare le idee, non solo a
Fazzone ma anche a Galetto (non facciamo alcuna differenza fra i
due), qualcuno ha dimenticato le vicende che hanno condotto
Paride Martella, all'epoca presidente dell'amministrazione
provinciale di Latina da ben due legislature, per il
centrodestra naturalmente, ad organizzare nel comune di Sezze
una operazione di sciacallaggio politico basata su una alleanza
di liste civiche, messe su per impedire che la Destra potesse
conquistare una roccaforte storica dei rossi? Dove era Fazzone
all'epoca? Dove era Vincenzo Zaccheo con il codazzo dei vari
Galetto, Mochi, De Monaco, Bianchi e compagnia cantante?
Dove
sono costoro quando, tanto per fare un esempio tra mille, nella
città amministrata dal cognato del sindaco di Latina, cioè
Terracina a guida del pidiellino Stefano Nardi, viene nominata
alla presidenza dell'azienda speciale tale Carla Amici, sindaco
PD di Roccagorga, nonché sorella dell'onorevole Sesa Amici,
sempre PD? Perché tacciono sui frequenti contatti tra esponenti
pidiellini di rilievo, come il senatore Giuseppe Ciarrapico e l'on.
Gianfranco Conte, con il presidente dell'ASTRAL, l'azienda
regionale per la sicurezza stradale, Titta Giorgi, esponente di
rilievo del PD in terra pontina? Perchè nessuno ha parlato
quando un bus organizzato dalla Lega Nord condusse in quel di
Sezze, in un ristorante noto anche perché creato da uno dei
sindaci PCI del luogo, una nutrita rappresentanza di
parlamentari polentoni, degnamente accolti, guarda caso, dalla
già menzionata onorevole Amici, dal solito Giorgi e dal sindaco
democratico Andrea Campoli? D'altronde, sempre a Sezze,
lorsignori non si sono posti alcun problema quando hanno deciso
di consegnare nelle mani dell'ex segretario provinciale di
Rifondazione Comunista Rinaldo Ceccano, la locale dirigenza del
PDL. Non ci meravigliamo, noi di Movimento Libero.
Questa
è la provincia dove, nonostante l'altissimo tasso di mortalità
per incidenti stradali, dove, nonostante la presenza di alcune
fra le arterie più pericolose d'Italia, dopo l'esplosione del
caso ASTRAL a livello nazionale, nessuno è intervenuto per
attaccare la mala gestione dell'azienda. Nessuno per chiedere
conto pubblicamente della presidenza Giorgi. Nessuno ha niente
da dire, tanto meno Fazzone che di sanità se ne intende e che
aspirerebbe addirittura all'assessorato regionale probabilmente
in forza dei suoi trascorsi, quando Vincenzo Zaccheo nomina come
suo consulente di fiducia in tale settore Fortunato Lazzaro,
primo dei non eletti nella lista DS alle ultime comunali. E
potremmo continuare... Fazzone e Galetto ben conoscono il modus
operandi del partito che rappresentano, ma l'inganno elevato a
politica lo notano soltanto se in qualche modo di questo possono
sentirsi vittime. Ma se si voltassero dietro, come ben sanno,
vedrebbero solo stragi e campi dove non cresce più erba. Ci
sono passati loro.
Immigrazione,
chi sono i buoni?
5
febbraio
2010
La
recente operazione contro il traffico di clandestini che ha
interessato la Calabria, viene a rafforzare ulteriormente quelle
che sono le posizioni di Movimento Libero nei confronti del
fenomeno dell'immigrazione. Restando in questa porzione di
territorio nazionale, è stato ormai palesato dagli
investigatori, i quali hanno portato a termine un blitz con
oltre 60 arresti, che la mafia calabrese ha il controllo del
settore, il quale ha prodotto una nuova economia capace di
fruttare milioni e milioni di euro, con false assunzioni, falsi
documenti, falsi contratti di lavoro finalizzati a garantire la
permanenza sul territorio italiano. E' stato stilato un vero e
proprio listino dei prezzi, come riportato dal Corriere della
Sera del 4 febbraio: 10.000 euro, la cifra ottenuta dai datori
di lavoro per presentare la richiesta di regolarizzazione di
almeno 20 operai; 18.000 euro sono i soldi chiesti ad ogni
immigrato per farlo arrivare in Italia; 15.000 euro la richiesta
per gli immigrati che volevano ottenere un visto per la durata
di 6 mesi; 25.000 euro il prezzo per un visto a lungo termine;
15.000 euro la somma pattuita per coloro che erano utili
all'organizzazione fornendo nominativi.
Saverio Foti, un imprenditore agricolo calabrese
diventato testimone di giustizia per sfuggire alla morsa dei
boss, ha tra l'altro fornito un particolare clamoroso
dichiarando che " il 99 per cento delle assunzioni fatte
all'Ufficio del Lavoro o in Prefettura sono fittizie".
Nell'ordinanza il giudice sottolinea come la criminalità si
preoccupasse di garantire alle aziende la possibilità di
assumere quanti più immigrati possibile, pur non avendo i
requisiti, adoperandosi per superare le irregolarità formali e
sostanziali delle stesse attraverso i rapporti con funzionari
compiacenti. L'attività di queste organizzazioni è andata
avanti nel tempo grazie alla complicità dell'Ufficio
provinciale del Lavoro, imprenditori, commercialisti,
veterinari. Tutto questo fa capire quale sia la reale portata
del fenomeno, anche su scala nazionale, e che esso non può
essere affrontato con un buonismo parolaio o con un falso
pietismo. Dietro di esso si muove una illegalità diffusa che
frutta entrate enormi a chi lo gestisce ed a chi lo sfrutta.
Sorgono seri dubbi anche sulla buona fede di tante
organizzazioni cosiddette a scopo umanitario, che si riempiono
la bocca di frasi fatte sull'accoglienza, ma chiudono gli occhi,
fingendo di non vedere che ci si trovi di fronte ad una nuova
schiavizzazione, che fa comodo a tanti, non certo a chi in
Italia già vive sull'orlo della povertà o con una sola
prospettiva: la disoccupazione. E che dire di quei gruppi di
"volontari" a pagamento, utilizzati dalle diverse
amministrazioni solo a scopo di immagine e di rientri
elettorali, impegnati a distribuire qualche coperta o qualche
bevanda calda? E’ business pure questo.
Al
di là delle parole
3
febbraio
2010
Lasciando
alle Forze dell'Ordine, alla Magistratura inquirente ed al
sottosegretario Alfredo Mantovano il proprio mestiere, alcune
considerazioni sulle recenti ed uniche dichiarazioni del Sindaco
di Latina Vincenzo Zaccheo relativamente ai fatti di sangue che
stanno interessando la città, Movimento Libero deve farle.
Anche perché fino ad ora non è che il nostro si fosse
sbilanciato più di tanto. Perfino sul caso Fondi ha saputo
mantenere il più stretto riserbo. Ora apprendiamo che anche lui
si è convinto che qualcosa di negativo, nel capoluogo pontino,
da qualche tempo in qua stia accadendo. A prescindere dai
silenzi mantenuti nel corso di questi anni anche di fronte alle
situazioni più delicate, stupisce questo suo modo di presentare
lo status delle cose come se il primo cittadino ne fosse
avulso.
Eppure
Vincenzo Zaccheo governa la città di Latina da anni, ormai è
al secondo mandato e prima di lui hanno governato i suoi sodali,
compagni di partito con i quali ha collaborato. Praticamente
sono più di 17 anni che Latina con la sua provincia è
amministrata dal centrodestra, nel silenzio connivente del
centrosinistra, al di là delle dichiarazioni di prammatica. Un
clima di governo nel quale, senza incontrare ostacolo alcuno, si
sono sviluppati tutti quei fenomeni negativi balzati agli onori
delle cronache. Vuoi vedere che di questo radicamento nel
territorio di una criminalità più o meno organizzata siano
tutti responsabili, tranne chi ha avuto incarichi di governo e
di amministrazione? Vincenzo Zaccheo, Armando Cusani, Claudio
Fazzone e chi per loro, vogliono forse far credere ai cittadini
pontini che si sono trovati a passare qui per caso? Che se
c'erano, non si sono accorti di niente? Che i criminali sono
riusciti a permeare il tessuto sociale, mimetizzandosi così
bene che i pubblici amministratori non erano nella condizione di
rendersene conto? In tal caso saremmo di fronte ad una classe
politica non solo orba, ma perfino incapace di intendere e di
volere. In realtà questa classe politica nella sua interezza,
comprensiva quindi anche della pseudo opposizione, non solo
intende bene, ma ottiene anche quello che vuole. Ormai da quasi
venti anni.
Immigrati:
l' ISTAT conferma le nostre tesi
2
febbraio
2010
Movimento
Libero aveva già evidenziato, in recenti interventi, il
fenomeno dello spostamento sul territorio nazionale ed
all'interno delle stesse province, degli stranieri. Si tratta di
un flusso che non ha più confini interni: costoro si spostano
da un paese all'altro della stessa provincia o da una città
all'altra della penisola. E' un fenomeno sul quale ha posto la
propria attenzione anche l'ISTAT, che lo collega alla ricerca di
nuove opportunità da parte di questi "lavoratori". Ma
non solo, aggiungiamo noi ... Andando oltre gli spostamenti
nell'ambito della stessa provincia, che riguardano in
particolare coloro che vengono impiegati nell'agricoltura, é
interessante monitorare quelli da un luogo all'altro
dell'Italia. Per quanto riguarda la provincia di Latina é stata
registrata una crescita di questo flusso nella percentuale
dell'8,8 ogni mille abitanti stranieri residenti; un flusso
verso mete posizionate oltre i confini pontini. I dati più
recenti sui trasferimenti di residenza di questa popolazione
sono molto indicativi: uno straniero ogni venti ha modificato
nel corso di un anno la propria dimora abituale. A carattere
nazionale vanno registrate 230.000 cancellazioni ed altrettante
iscrizioni di stranieri dalle e nelle anagrafi dei comuni
italiani. Sottolineiamo che i dati dell'ISTAT sono riferiti ai
soli regolari. Si può quindi solo immaginare la portata del
fenomeno nella sua interezza, comprensivo anche degli
irregolari, il cui numero è sicuramente superiore. Un fenomeno
che lascia presupporre un volume di "affari"
notevolissimo. Con tutto quello che ne consegue.
Solidarietà
a Forza Nuova
26
gennaio 2010
Quanto
accaduto a Sezze (LT) nella notte fra sabato e domenica non ci
è piaciuto affatto. Ci riferiamo all'episodio di "bullismo
politico" e di prepotenza, che ha visto due militanti di
Forza Nuova, uno minorenne e l'altro poco più che maggiorenne,
vittime di un atto di prevaricazione ed intimidazione, se non di
vera e propria aggressione, da parte di un nutrito gruppo di
persone. I due forzanovisti stavano affiggendo dei manifesti,
quando sono stati circondati e con toni alterati intimiditi
affinché smettessero di affiggerli e consegnassero quelli in
loro possesso. Alcuni sono stati stracciati, altri sottratti. E'
un episodio che non va sottaciuto e sul quale riflettere. Stando
ai quotidiani, soltanto l’intervento di alcuni passanti
avrebbe evitato il peggio. Farebbe bene il PD a non scrollarsi
di dosso ogni responsabilità facendo come Ponzio Pilato, cioè
lavandosene le mani. Alla stampa, dal direttivo del PD di Sezze
hanno fatto sapere di non essere a conoscenza dei fatti. Ci
risulta ben altro, perché un loro assessore è stato informato
nella mattinata di domenica ed invitato ad assumere dei
provvedimenti nei confronti di qualche ragazzo del suo partito
che ben conosce. Esprimendo a
Forza Nuova la nostra solidarietà, che ci attenderemmo
anche dalle altre forze politiche locali, sempre così pronte a
condannare qualsiasi forma di violenza da qualsiasi parte
provenga, ci auguriamo che quello di sabato rappresenti soltanto
un episodio, isolato da qualsiasi strategia. Nessuno può
considerare Sezze una proprietà privata: il paese è di tutti e
tutti debbono poter esprimere le proprie opinioni. In questo
contesto facciamo appello a tutte le Istituzioni ed alle Forze
dell'Ordine, affinché venga garantito a Sezze un clima di
imparzialità che possa dar luogo alla libera espressione delle
idee.
Ex
Anfiteatro: 5 anni dopo è ecomostro!
25
gennaio 2010
Riteniamo
doveroso intervenire a seguito dell'uscita pubblica di alcuni
consiglieri comunali di Sezze (LT) che improvvisamente si sono
resi conto, a distanza di anni, dello scempio che è stato
perpetrato in località Anfiteatro, dove è stata rasa al suolo
una importante struttura dell'architetto Piacentini.
Il
Teatro Sacro Italiano è stato infatti
demolito per essere sostituito da un ecomostro, che non
solo ha deturpato irrimediabilmente il territorio ma tuttora,
nonostante il fiume di denaro che ha ingoiato, non è stato
ancora portato a termine. Questo quando già esisteva un
progetto dell'Ente Provinciale del Turismo che prevedeva la
ristrutturazione e l'adeguamento del complesso architettonico
con una spesa notevolmente inferiore. In tal modo si sarebbe
conservata un'opera notevole nel rispetto dell'ambiente
circostante.
Interveniamo
perché siamo stati i soli ad opporci fortemente a tale scempio
fin dai tempi dell'amministrazione Lidano Zarra (PDL), che ha
dato il via ai lavori, ed a prendere chiaramente posizione con
una serie di denunce pubbliche, indirizzate anche a Striscia la
Notizia, oltre che all'attuale amministrazione a guida Andrea
Campoli (PD). Amministrazione nella quale sono ben inseriti
alcuni di quei consiglieri ora colpiti sulla via di Damasco, che
non solo hanno reso possibile il disastro tacendo sempre, ma ne
sono corresponsabili avendo anche approvato il relativo
progetto. Perché nessuno ha mai risposto nel corso di questi
anni?
Quali
interessi e quali equilibri sono cambiati? Premettendo che
secondo Movimento Libero l'ecomostro alzato andrebbe abbattuto
per ripristinare lo status quo ante, i responsabili non possono
lavarsene le mani dicendo "oramai ...". Oramai che
cosa? Movimento
Libero chiede che venga reso pubblicamente conto di tutte le
spese finora affrontate, dai tempi dell'amministrazione Zarra
passando per il commissario prefettizio Falco ed arrivando
all'amministrazione Campoli. Troppo facile dire ormai le cose
stanno così. Oggi più che mai bisogna andare a verificare
perché le cose sono state fatte andare così.
Ne
devono rendere pubblicamente conto non solo il sindaco attuale
ed il precedente, ma anche quell'assessore ai lavori pubblici
Pietro Bernabei, il quale dichiarava sulla stampa che l'opera
sarebbe stata completata entro settembre. Di quale anno? Ed
insieme al rendiconto delle spese deve essere illustrato
pubblicamente lo status dei lavori, stralcio per stralcio, nel
dettaglio. Come sono stati utilizzati gli ingenti fondi che
hanno interessato l'ecomostro? Per quali mani sono passati?
Esistono dei nostri dossier, pubblicati da anni sul nostro sito
lavocelibera.it, corredati di materiale fotografico, ripresi
anche dalla stampa locale, che stranamente non hanno mai trovato
risposte. Perché questi strani silenzi? Che cosa si cerca solo
oggi?
Movimento
Libero pretende quella chiarezza che fino ad ora non c'è stata.

Il
business del clandestino
18
gennaio 2010
Che
l'Italia stia attraversando un periodo, per usare un eufemismo,
poco felice, é un dato di fatto. Mentre è una cifra quella
relativa al 18 % di disoccupati. Chiudono le piccole imprese,
sono sull'orlo del collasso quelle medie, ricorrono alla cassa
integrazione le grandi. Intanto aumenta il numero di quegli
operai a rischio, che quotidianamente salgono su qualche tetto
per manifestare la propria disperazione di fronte al baratro
della perdita del posto. Le cose stanno così, eppure si
continua a sostenere che gli italiani non sono più disposti a
intraprendere determinati lavori. Nulla di più falso: se non si
trattasse di attività sommerse, retribuite in nero, prive di
garanzia e sottopagate, tanti nostri connazionali, come é stato
in un recente passato, non troverebbero difficoltà alcuna a
svolgerle. Si tratta di una vulgata, diffusa volutamente e
diventata ormai luogo comune, per dare la possibilità a chi su
certi fenomeni lucra, di arricchirsi grazie allo sfruttamento se
non alla vera e propria schiavizzazione di manodopera
clandestina. E' recente la notizia riferita ad una giovane madre
morta per non aver fatto ricorso alle cure dei sanitari nel
timore di perdere il posto di lavoro presso una cooperativa. Un
caso estremo certamente, ma alquanto delucidante della
situazione che si sta vivendo. Noi siamo fra quelli che nella
seconda metà degli anni 80, quando la Lega Nord era ben lungi
dal nascere come fenomeno, attrezzavano banchetti per le strade
per raccogliere firme al fine di porre un freno all'immigrazione
selvaggia, con lo slogan "Prima gli italiani". Non era
certamente una presa di posizione di carattere razzistico, ma la
presa d'atto che un fenomeno immigratorio non controllato
avrebbe condotto non solo a tensioni sociali, ma soprattutto a
fenomeni di sfruttamento. E' di pochi giorni fa la divulgazione,
da parte della CGIL pontina, di alcuni dati ufficiali , ma noi
diremmo ufficiosi, riferiti a questo fenomeno nella provincia di
Latina. Un fenomeno, stando a quei numeri, di vaste proporzioni,
ma di portata ancora più ampia, essendo quelle cifre riferite
alla realtà non sommersa. Quando ad esempio si parla di 1.800
stranieri residenti nel solo comune di Sezze, si fa riferimento
ai dati censiti. Chi vive la realtà setina, e quanto sosteniamo
è trasferibile altrove, sa però che quel dato rappresenta la
punta di un iceberg: ad esso corrisponde un sottobosco di
clandestini che probabilmente sfiora le 10.000 unità. Ed un
clandestino quale contratto di affitto può sottoscrivere? Quale
contratto di lavoro? Perché si tollera un fenomeno di tale
portata? Quali interessi si nascondono dietro esso? Interessi
enormi, diciamo noi. Dagli affitti in nero esentasse, che hanno
condotto ad occupare tuguri che non potrebbero ospitare nemmeno
stalle, al lavoro irregolare, che sta facendo la ricchezza di
tanti imprenditori senza scrupoli. C'è tutta una economia
occulta che viene tollerata e spesso coperta. Non a caso quando
forze come la nostra si sono impegnate in battaglie e denunce
civili contro l'immigrazione non controllata, si é scatenata la
reazione di tanti di quegli imprenditori trasformatisi in neo
schiavisti. Ci viene da dire: cui prodest? A chi giova? Perché
certa politica, che ha tutti i poteri per farlo, se ne lava le
mani e non interviene per risolvere queste situazioni? Forse
perché contigua a certa economia che magari sostiene anche
alcuni politici? Almeno nei lavori pubblici chi è che controlla
che tutte le maestranze siano regolari? Il problema è riesploso
in questi giorni per i fatti di Rosarno. Si è tornati a fare
tanta demagogia. Ma qualcuno si é mai preoccupato di andare a
verificare lo spostamento da nord a sud di tanti stranieri, che
dopo essere stati impiegati regolarmente per qualche mese, si
trasferiscono altrove a lavorare in nero per poter anche
intascare il sussidio di disoccupazione? Qualcuno si è mai
preoccupato di verificare che fine fanno i finanziamenti europei
per il settore agricolo e come vengono utilizzati? Se si andasse
ad agire su questi fenomeni negativi, cioè quello della
clandestinità e della irregolarità legate al lavoro nero ed
agli affitti in nero, se si andasse ad agire su certa
imprenditoria legata a certa politica, si farebbero passi in
avanti nel controllo di una situazione volutamente fatta
degenerare. Ma esiste questa volontà? La domanda è retorica.
La verità è questa: in Italia esistono 10 milioni di
disoccupati ed 8 milioni di italiani sull'orlo della povertà.
Eppure si continua a sostenere che certi lavori non vengono
accettati. Falso. Noi siamo per il salario minimo garantito, un
salario sussidiario per chi è privo di posto di lavoro. Che
andrebbe mantenuto fino all'offerta di lavoro proposta dagli
uffici addetti, ma sospeso a fronte di una eventuale rinuncia
alla proposta. Questo sarebbe l'unico modo per evitare che sui
più deboli vadano a ricadere le nefandezze di un sistema
politico sfruttatore.
Sezze
a scuola da Oliviero Beha ...
13
gennaio 2010
Il
"libero pensatore" Oliviero Beha ha tenuto la sua
" lectio magistralis ", puntualmente infarcita di
sottile antiberlusconismo, presso l'Auditorium M. Costa di Sezze
(LT). Trattandosi di lezione, giustamente qualcuno ha ritenuto
che la platea più adatta fosse proprio quella degli studenti.
Così, ieri mattina, le scuole medie superiori di Sezze si sono
trasferite, zainetti e quaderni, presso la struttura di Via
Piagge Marine. I liceali, in tal modo, hanno potuto abbeverarsi
al verbo del noto giornalista.
Allora
noi, che liberi ci sentiamo e lo siamo veramente avendo da tempo
fatto scelte di assoluta autonomia ed indipendenza, noi che
berlusconiani non siamo e proprio in forza del nostro non
berlusconismo riteniamo di poter intervenire, invitiamo a
riflettere chi di dovere sulla opportunità di far impartire
comizi più o meno mascherati da uno pseudo intellettualismo ad
alunni in fase di formazione culturale, per lo più minorenni,
durante le ore scolastiche, senza che dall'altra parte vi sia
qualcuno ad instaurare un contraddittorio con un professionista
della comunicazione come Beha. Una cosa ci teniamo a
sottolineare: avremmo sostenuto le stesse posizioni se sul palco
vi fossero stati dei campioni del berlusconismo, come Vittorio
Feltri o Maurizio Belpietro. Diverso giudizio avremmo dato se a
confrontarsi fossero stati i sostenitori di tesi alternative: in
questo caso i ragazzi avrebbero avuto la possibilità di
sviluppare un pensiero critico. Sia ben chiaro che la nostra
presa di posizione non è indirizzata contro quell'associazione
che ha organizzato l'evento ed in tal modo è riuscita ad avere
una cassa di risonanza, ma nei confronti di quelle istituzioni
scolastiche e di quegli insegnanti che si sono prestati ad una
operazione di tal fatta, sostanzialmente di carattere politico,
anche se mascherato.
Il
minimo che si possa pretendere dalle istituzioni scolastiche, in
un periodo come questo di grande crisi anche nel settore
dell'insegnamento, è che, se questo non può essere garantito
come dovrebbe, per i noti problemi ampiamente dibattuti, che
coinvolgono l'istruzione pubblica e privata in Italia, almeno si
mantenga al di là se non al di sopra dell'agone politico,
garantendo un clima di imparzialità e di neutralità. A meno
che qualcuno non abbia intenzione di trasformare la scuola
nell'ultimo ridotto contro Silvio Berlusconi. Sarebbe misera
cosa per un istituto fondamentale nella storia della società e
della civiltà nazionale.
Paese
reale e paese legalizzato
12
gennaio 2010
Di
questi tempi se ne sentono di tutti i colori circa il disagio
sociale che ormai si vive in Italia. Secondo alcuni la colpa
sarebbe dell'odio profuso a piene mani da una parte o
dall'altra dello schieramento politico, secondo altri delle
mancate riforme, del
sistema giudiziario che sarebbe
sull'orlo del collasso o delle leggi ad personam. E
forse qui si incomincia a centrare il problema, anche se
andrebbe affrontato da un’ottica più vasta. Perché non
parlare di leggi “ad personas”, cioè al plurale? Che cosa
rappresenta ad esempio il sistema elettorale? La legge
elettorale riesce da sola ad interessare
cinque o sei persone,
padrone incontrastate del cosiddetto sistema
democratico. Non si riuscirebbe ad immaginare un’altra
repubblica parlamentare i cui rappresentanti non
vengono scelti dal popolo, ma nominati dai capibastone.
Che parlamento è mai questo in Italia?
Come può dar vita ad una assemblea capace di
legiferare nell'interesse della collettività piuttosto che di
quello dei capipartito? Con una cortina di fumo si tenta di
far credere che il presidente del consiglio sia stato eletto
dal popolo: un
inganno, perché in una vera repubblica presidenziale il
premier viene eletto direttamente dal popolo e non dalle
camere e non si ha questo numero elevato di parlamentari. Ne
bastano molti di meno. In Italia il parlamento viene scelto a casa di 5 o 6
personaggi. Eppure si continua ad affermare il contrario. E la
politica? Ecco, è questa quella che manca. Questa è il
grande assente. Da qui il vero disagio.
Si
parla sempre di qualcosa che non esiste, si cercano e si
moltiplicano attacchi personali. Ma d'altra parte di cosa si
potrebbe parlare? Del fatto che abolendo la preferenza siamo
in mano a cinque o sei padroni? Che in Italia migliaia e
migliaia di posti di lavoro ogni giorno vanno in fumo? Che i
nostri prodotti e la nostra manodopera
non sono più competitivi? Che milioni di famiglie sono
sul lastrico? Di ammortizzatori sociali che non tengono in
nessun conto i milioni di disoccupati ai quali è riservata al
massimo qualche coperta da qualche associazione di
beneficenza? Che il lavoro in Italia secondo la costituzione
è un diritto, ma viene
negato a milioni di italiani? Dei migliaia di euro che
annualmente vengono sprecati per mantenere politici senza
scrupoli? Il vero
disagio è il baratro che si è creato tra paese reale e paese
legale. Anzi sarebbe il caso di dire: reso legale da una serie
di leggi ad personas. Più che legale, legalizzato.
I vari governi ed amministrazioni (da quello centrale a
quello più periferico) rappresentano in realtà nemmeno la
metà degli elettori. A
votarli sono sempre in meno. Anzi, sono sempre di
meno coloro che continuano a farsi prendere in giro
andando a tracciare la croce su un simbolo, dietro il quale si
nascondono nomi scelti a tavolino. Lorsignori vanno a
governare, a conti fatti, con appena
il 30% dei voti, avendo contro il 70% della
popolazione. E’
il paese reale il loro vero disagio, quello non legalizzato. E
fino a quando, grazie a leggi elettorali perverse, resteranno
padroni del potere, non potranno né dovranno mai dire che il
paese reale è con loro.
Pinocchio,
il Gatto e la Volpe
11
gennaio 2010
Tanto
tuonò che piovve. Ed in tutta onestà avremmo preferito il
bel tempo. Perchè sulla Polverini qualche speranza avremmo
potuto averla anche noi. Ma la manifestazione di presentazione
della candidata ufficiale del PDL alla presidenza della
Regione Lazio, l'ex sindacalista UGL Renata Polverini, ha
confermato le nostre perplessità. Non ci piaceva che ad
accompagnarla nel tour in terra pontina fossero i boss della
politica locale Claudio Fazzone, senatore PDL e Vincenzo
Zaccheo, sindaco del comune capoluogo. Li avevamo definiti il
Gatto e la Volpe, pronti ad appropriarsi delle capacità
altrui, loro che non splendono di luce propria. Temevamo che
la Polverini si trasformasse in Pinocchio. Purtroppo dobbiamo
registrare che è quanto sta accadendo. Sul palco insieme a
lei, a presentarla in pompa magna, c'erano i massimi
responsabili dei disastri amministrativi della provincia
pontina e della città di Latina, a partire dai due
"compari". Pronti a mettere il cappello sulla
ignara, non sappiamo fino a che punto, Polverini. Al di là
dei soliti discorsi e delle solite promesse lanciate dal
palco, resta l'amarezza per averla vista circondata da una
classe politica incapace ed onnivora, quella stessa che ha
fatto del territorio pontino terra bruciata, consegnandolo
quasi nella sua interezza alle cosche più o meno organizzate.
A questo punto ogni valutazione sui programmi e sulle idee
passa in secondo piano, se Renata Polverini non ha la forza e
la volontà di iniziare un percorso di rinnovamento proprio
dagli uomini che debbono circondarla e sostenerla nella
eventuale presidenza. La presunta donna forte, a Latina, si è
rivelata debole ed ostaggio dei soliti noti: una delusione.
Sezze
sull'onda delle microonde
11
gennaio 2010
In
merito all'antenna elevata nella centralissima Piazza De
Magistris, sul terrazzo del Palazzo comunale, il sindaco di
Sezze Andrea Campoli non può sottrarsi alle dovute
delucidazioni. Soprattutto perché l’intera
“operazione”, portata a termine tra Natale e Capodanno
quasi come un colpo di mano, appare alquanto oscura. Movimento
Libero Iniziativa Sociale chiede che il "primo
cittadino" chiarisca la natura della strumentazione. Di
cosa si tratta? Campoli deve rendere nota tutta la
documentazione inerente l'impianto, la quale attesti e
certifichi la sicurezza dello stesso, nonché la sua non
nocività. Deve altresì specificare l'iter procedurale e
presentare nel dettaglio l'intera progettazione. Il sindaco di
Sezze non può tirarsi indietro ed é tenuto a chiarire altri
quesiti: presso l'Ufficio Tecnico Comunale é depositata, come
previsto dalla legge, l'intera documentazione? Esiste la
certificazione ambientale Arpa? E' stato effettuato il
collaudo statico? Da chi? Andrea Campoli non può pensare che
possa essere posizionata in pieno centro abitato, direttamente
sulle teste dei residenti, una antenna dalla natura non meglio
specificata, senza informare nella massima trasparenza i
cittadini. Si tratta di passi che avrebbe dovuto fare
preventivamente. Non lo ha fatto, come è ormai consuetudine
consolidata a Sezze, ma non
si sottragga ora, come è suo solito, ai doverosi chiarimenti.
L’argomento non può essere preso sotto gamba: ne va della
salute dei cittadini.
Un'antenna
molto democratica...
7
gennaio 2010
L'amministrazione
comunale di Sezze, democraticamente eletta dal popolo, anche
da quello del centro storico, ha contraccambiato i consensi
ricevuti con un regalo di fine anno: una
"bellissima" antenna fa bella mostra di sé dalla
sommità del palazzo comunale della centralissima Piazza De
Magistris. In pieno periodo vacanziero è stata posizionata
sulla terrazza del Comune e svetta al di sopra delle
abitazioni di tutto il paese. Mentre in diverse zone del
territorio nazionale si accendono polemiche con i residenti
proprio a causa di questi ripetitori, i cui effetti nocivi
continuano ad essere discussi, nel più popoloso centro
collinare dei Monti Lepini, senza colpo ferire, si è
proceduto ad elevare questo "monumento". La locale
amministrazione, sentendosi evidentemente nella condizione di
fare e disfare a proprio piacimento, a fronte di un
"popolo bue", ha proceduto come se nulla fosse,
infischiandosene alla grande. Tanto chi alza la voce?
L'opposizione? Quale? Non sappiamo di che tipo di antenna si
tratti, le dovute spiegazioni dovrà fornirle il sindaco
Andrea Campoli, come, il primo cittadino, per modo di dire,
insieme all'Amministrazione nella sua interezza, dovrà
chiarire se il Comune di Sezze si è dotato di un piano ed un
regolamento per il posizionamento
delle antenne. Dovranno spiegare se sono state
rispettate tutte quelle normative nazionali previste per il
relativo posizionamento e soprattutto se si è verificato che
le onde emesse non avranno effetti nocivi sulla salute dei
cittadini. Appare comunque alquanto anomalo che nel momento in
cui si cerca di tenere queste strumentazioni il più lontano
possibile dai centri abitati, a Sezze vengano invece
impiantate nel cuore della città, direttamente sulla testa
dei residenti. Comunque il sindaco, con i suoi assessori e con
i suoi amministratori di maggioranza e di minoranza, continui
a dormire sonni tranquilli, tanto qui si fa passare tutto: i
sezzesi non hanno solo il governo che meritano, ma come già
da noi ribadito, anche l'opposizione che meritano. Quindi si
tratta di un’antenna … democratica, molto democratica.

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