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Ufficio Stampa  

 


Venditori di fumo

 10 marzo 2010

Se qualcuno tra gli amministratori che si sono succeduti nel consiglio comunale di Sezze negli ultimi 25 anni non era e non  è a conoscenza delle problematiche riferite all'area cimiteriale del "Puzziglio", quella che insiste su Via Bassiano, interessata dall'edificazione di "nuovi" manufatti, si alzi in piedi. Si tratta di una questione che alcuni tra i dirigenti di Movimento Libero Iniziativa Sociale hanno sollevato, anche tramite interrogazioni parlamentari degli onorevoli Giulio Maceratini ed Evelina Alberti, alla fine degli anni 80 con l'MSI. Questione puntualmente risollevata nel corso degli anni, con le diverse amministrazioni, anche di diverso colore, succedutesi al governo della città. L'ultima nostra campagna risale al 2006, sindaco Lidano Zarra. Nel corso di tutti questi anni abbiamo avanzato diverse proposte affinché venisse evitato un esborso di denaro da parte dei cittadini, per cappelle e loculi edificati sull'acqua. Rammentiamo a tutti coloro che dimostrano cortissima memoria che il nostro impegno è stato anche di carattere ambientale e paesaggistico, per evitare, in un cimitero monumentale come quello di Sezze, il disboscamento di piante e di vegetazione spontanea, in particolare querce, plurisecolari. Ed a tal fine indicammo aree idonee, posizionate nell'area opposta. Perfino il commissario prefettizio Leopoldo Falco fu costretto da noi a prendere posizione nel merito. Si tratta di una questione che abbiamo da sempre affrontato nell'interesse dei cittadini, quell'interesse che tanti si mettono e si sono messi sotto i piedi. Com'è oggi possibile vendere come argomento attuale una situazione che si sta trascinando da decenni e far passare per imprevista, e ci riferiamo alle inevitabili infiltrazioni di acqua, una problematica ben nota a tutti gli amministratori ed a tutti i tecnici che si sono susseguiti nel tempo? I responsabili del misfatto ed il consigliere comunale Ernesto Di Pastina, che solo oggi ne parla pur essendo stato in amministrazione nel corso di questi anni, perché non hanno fatto niente per evitarlo? Perché hanno fatto orecchie da mercante per decenni alle nostre insistenti puntualizzazioni? Questi signori non si sentono responsabili per aver fatto esporre finanziariamente tantissimi cittadini in una operazione che definire spregiudicata è poco? Neanche Totò, che pure ha venduto Fontana di Trevi in un suo celebre film, sarebbe riuscito a vendere dei loculi cimiteriali sull'acqua. In questo, non possiamo negarlo, sono dei maestri. L'unica cosa certa in tutta questa vicenda è che in quell'area, dove testardamente si è insistito per edificare cappelle e loculi, c'è una falda acquifera. Ora, come si intende ovviare a questa situazione irrisolta da almeno 25 anni? Con inutili espedienti che faranno solo lievitare i prezzi? I sopralluoghi di cui si parla oggi, avrebbero dovuto essere fatti per tempo, quando a chiederli eravamo noi 25 anni fa. Ora è come vendere fumo.


Telefonia mobile: a Sezze è silenzio

8 marzo 2010 

Antenna sul Palazzo Comunale di Sezze e relativo"Piano antenne" comunale: resta tutto lettera morta. E' dal 7 Gennaio che Movimento Libero Iniziativa Sociale è intervenuto per denunciare pubblicamente il posizionamento di una non meglio specificata antenna in pieno centro storico, sul terrazzo di Palazzo De Magistris, sede comunale, e per ottenere dal sindaco Andrea Campoli tutte le delucidazioni del caso. Rammentiamo che l'antenna è stata innalzata in quattro e quattr'otto, fra Natale e Capodanno. Un blitz. A due mesi di distanza ancora non arrivano riscontri. Poco interessati agli estemporanei e troppo tardivi interventi, per non essere sospetti, di qualche consigliere comunale, che piuttosto che affrontare seriamente la questione al momento opportuno nelle sedi di sua competenza è interessato  solo ad ottenere qualche titolo sul giornale, Movimento Libero interviene nuovamente per rammentare al primo cittadino che è suo dovere fornire tutte le risposte. Il sindaco sa, ed insieme a lui tutti gli amministratori, che ogni nuova antenna deve operare nel rispetto delle norme vigenti. Che esse vanno razionalizzate per garantire in maniera certa, scientifica e controllabile, la salute pubblica della cittadinanza e che a tal fine va ridotto al minimo il numero degli impianti. Essi soprattutto andrebbero posizionati in aree ben distanti da centri abitati, tanto che in numerosi comuni è stata eseguita una serie di rimozioni di antenne non autorizzate e posizionate in punti popolosi, in cui l'afflusso dei cittadini era continuo e duraturo nel tempo. Quella di cui stiamo discutendo si trova in pieno centro abitato, sul palazzo comunale, su un terrazzo che copre l'ufficio postale centrale, oltre agli uffici anagrafici. La normativa italiana sulle emissioni elettromagnetiche, in particolare quella sulle stazioni radio base della telefonia, è molto severa. L'amministrazione comunale di Sezze l'ha rispettata? Perché non vengono fornite pubblicamente tutte le delucidazioni richieste da tempo da Movimento Libero, inerenti il progetto, i controlli di staticità, le relazioni Arpa, quelle sulla salubrità e non nocività degli impianti? Perché non viene reso pubblico l'iter che ha condotto alla sua installazione? Di quale gestore si tratta? In tempi come questi, quando sono recentissime le notizie relative a fondi neri nel campo della telefonia, è obbligatorio fornire il massimo della trasparenza. E se qualche consigliere, riprendendo le nostre denunce, ha parlato di antenna, perché non si interviene anche per rendere noti i costi di telefonini e note book regalati a tutti gli amministratori, altra questione da noi sollevata ed in qualche modo collegabile all'argomento telefonia? Il sindaco Andrea Campoli ha sorvolato su un'altra questione fondamentale, in  merito alla quale è obbligato a rispondere ai cittadini: il Comune da lui amministrato si è dotato di un Piano antenne per la telefonia mobile?  E' questo il solo strumento che può mettere ordine in un settore nel quale fino ad oggi i gestori hanno fatto un pò quello che vogliono. E' forse quello che è accaduto a Sezze? Alla luce della normativa vigente, il Piano identifica i siti sui quali è possibile collocare le antenne. Tali siti devono avere caratteristiche fondamentali previste dalla legge. In particolare le aree individuate per nuove installazioni devono essere lontane da zone sensibili o ad alta densità abitativa. Il contrario di quello che è avvenuto a Sezze, dove l'antenna è stata posizionata direttamente sulle teste dei cittadini, complice il silenzio connivente di tutti gli amministratori. Perché?


Bari !

6 marzo 2010

Definirlo colpo di stato significherebbe dare anche un minimo di dignità ad una classe politica che non la merita. Invece ci troviamo, molto più semplicemente, di fronte a dei bari, imbroglioni. Naturalmente ci stiamo riferendo al vergognoso decreto legge salva liste, firmato dal presidente Giorgio Napolitano, che praticamente rimette in corsa quelle di Roberto Formigoni in Lombardia e di Renata Polverini nel Lazio, estromesse, con motivazioni diverse, ma comunque sulla base di tutta una serie di irregolarità ed illegalità rilevate dai giudici. Il PDL non è stato in grado, per manifesta incapacità, di presentare le liste secondo le modalità fissate per legge. Allora, a bocce ferme, ha modificato le "regole del gioco", riaprendo i termini per la presentazione delle stesse. Già da lunedì, hanno fatto sapere i vertici del centrodestra, la documentazione verrà depositata presso le sedi competenti. 

Il problema però, è che i termini sono scaduti da più di una settimana e che evidentemente ci troviamo di fronte ad una vera e propria truffa messa in atto per aggirare le leggi. Tutto questo avviene con la complicità di un capo dello stato che ha in tal modo manifestato quelle che sono le sue radici politiche. Da buon comunista mai pentito, da quadro del PCI, partito  che in particolare nei diversi enti locali dal dopoguerra in poi è stato maestro dell'imbroglio elettorale, si è evidentemente rispecchiato in questi novelli imbroglioni. Sono le due facce di una politica drogata, che nel nome della democrazia se ne infischia di leggi e regole, stirandole ed adattandole a seconda delle diverse occasioni a proprio piacimento. Verrebbe da dire che il vituperato Iran del Presidente Ahmadinejad è oro rispetto a questa repubblica delle banane (e non ci riferiamo al frutto...). Che il Capo dello Stato iraniano è un campione della libertà nei confronti dei vari Silvio Berlusconi, Giorgio Napolitano e di quel Gianfranco Fini che continua a blaterare di regole quando è tra i primi a non farle rispettare. Non è la prima volta che, in Italia, delle liste vengono escluse in una delle diverse competizioni elettorali, sia locali che nazionali. 

Che sta significare questo? Che i partiti caduti sotto la mannaia della legge fino ad oggi, hanno subito delle ingiuste esclusioni? Che quindi tutto, nella vita politica di questi ultimi anni, andrebbe rivisto? Che le liste finora escluse sulla base di queste leggi, oggi "interpretate" in maniera diversa, lo sono state ingiustamente e quindi si trovano adesso nella condizione di poter citare per danni lo Stato? Che tante amministrazioni locali e non, si sono trovate a governare grazie anche alla messa fuori gioco di forze politiche che invece dovevano essere presenti nella competizione elettorale? Ma se dalle elezioni fossero state escluse altre forze politiche si sarebbe arrivati a questo misfatto? E se in Iran sono stati inviati gli osservatori internazionali al fine di controllare il corretto svolgimento delle elezioni, qui in Italia chi dovrebbe venire se le regole sono state alterate prima ancora del voto?


Frullato di norme

5 marzo 2010 

Adesso sarà contento il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che finalmente può sperare di vedere la moglie Isabella Rauti andare a scaldare uno scranno in Via della Pisana, ma certamente non è una bella pagina per la "democrazia" italiana. Facendo saltare qualsiasi norma, il listino di Renata Polverini è stato riammesso nella competizione elettorale per la Regione Lazio. E' giusto che i cittadini potenziali elettori, potenziali perché possono anche decidere, a maggior ragione oggi, di disertare le urne, sappiano quello che è accaduto. Siccome stiamo parlando di un fatto "tecnico", di cui possono essere a conoscenza soltanto coloro che come noi hanno avuto modo di presentare in numerose occasioni liste per le diverse competizioni elettorali, è opportuno chiarirlo. La legge elettorale richiede tassativamente una serie di atti che vanno sistematicamente redatti. Vi sono degli atti aggiunti, come i certificati  elettorali da allegare alle firme dei sottoscrittori, il cui numero è fissato categoricamente, ma vi è un documento essenziale, definito atto primario, le cui carenze inficiano nel complesso tutti gli altri. Ed è proprio questo che mancava di una firma, quella di uno dei due presentatori della lista. Una delega fondamentale, che in nessun caso può essere inserita a posteriori. E' questo invece quello che è stato stabilito a Roma. Delle due l'una: se la procura è, come lo è, fondamentale, non può essere stralciata dall'atto primario, se invece non lo è fondamentale, come si sta facendo passare con la decisione della Corte d'Appello, per quale motivo integrare l'atto successivamente? Da aggiungere che la procura è contenuta nell'atto stesso. Siamo evidentemente non solo di fronte ad una forzatura, ma ad un vero e proprio stravolgimento della normativa. Alla luce di quanto accaduto, quello che è un atto primario viene fatto diventare di secondaria importanza. E se in democrazia la forma è sostanza, molto probabilmente cominciamo a trovarci in un sistema politico che democratico non può essere definito. Non ci lascia perplessi, nello specifico, il silenzio dalla cosiddetta opposizione.


Chi è causa del suo mal, pianga sé stesso

4 marzo 2010

Non solo il Lazio, ma anche la Lombardia: Renata Polverini e Formigoni a rischio candidatura. Un fallimento su tutti fronti del centrodestra guidato da Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Le sceneggiate che hanno fatto seguito all'estromissione delle liste sono ormai arcinote. Non potendo ammettere le proprie incapacità ed il clima interno da rissa da pollaio del loro partito, il PDL, i vari esponenti del centrodestra lanciano strali comici e demenziali contro burocrazia e giudici, responsabili esclusivamente di applicare leggi che da tutti debbono essere rispettate. Molto meglio sarebbe stato ammettere la debacle, piuttosto che raccogliere firme a posteriori, fare maratone oratorie o addirittura pensare di ricorrere ad una leggina ad hoc, studiata appositamente per far riammettere liste escluse per mancanza di requisiti essenziali o perché non presentate. E fa pensare, a tale proposito, l'uscita, non tanto estemporanea, di Antonio Di Pietro, "preoccupato"anche lui ed anche lui favorevole ad una qualche soluzione "politica", chiaramente al di fuori della normativa vigente. Ancora più preoccupante quella di un ministro, Ignazio La Russa, che ha minacciato il ricorso alla piazza. Risibile  l'invito rivolto al cosiddetto Popolo della Libertà a manifestare con cortei. Ma manifestare contro chi? Contro sé stessi e contro l'insipienza manifesta della propria classe dirigente? Le cose, nella realtà, sono più semplici di quanto possa sembrare: per problemi interni che conoscono soltanto gli "addetti ai lavori", legati soprattutto alle diverse candidature da sponsorizzare e quindi alla composizione delle liste e del listino dei presidenti, queste non sono state presentate nei tempi previsti o sono state presentate prive di elementi essenziali ed incomplete, se non irregolari. Avrebbero fatto molto più bella figura, personaggi come Renata Polverini, a riconoscere di essersi affidati e messi nelle mani di una banda di cialtroni, preoccupata più che del bene comune, di piazzare nelle posizioni migliori, amici, parenti, mogli o amanti. Questa è la tristissima realtà. Ma quale vulnus alla democrazia! Ma quale attentato alle libertà! E' tutto un teatrino. Movimento Libero si augura ed augura agli elettori del Lazio e della Lombardia che le regole vengano fatte rispettare, che di fronte alla legge non vi siano figli e figliastri, che quello che viene fatto valere per la più piccola delle cosiddette listarelle valga anche per i cosiddetti grossi partiti. Non è la prima volta che qualche lista viene estromessa dalla competizione. Il PDL è forse diverso dalle altre liste? Il PDL le leggi non le deve rispettare? Se effettivamente le elezioni debbono essere lo specchio del panorama politico attuale, allora è giusto che venga rappresentato anche il caos e l'affarismo che lo dilaniano. E' giusto che chi è causa dei propri mali, li pianga. Senza attribuirli ad altri. Ed infine, se qualcosa nella legge elettorale non funziona, come da noi in più occasioni sottolineato, ma per tutt’altre motivazioni ( essa avvantaggia i più forti economicamente ed apre canali immensi ai gruppi di pressione, ai poteri forti ed alle mafie), la cambino pure. Oggi, però, è ancora in vigore e va rispettata e fatta rispettare. Le regole di gioco non possono essere cambiate nel corso della partita.


Incapaci, capaci di tutto

1 marzo 2010

PDL: più che partito del fare, partito degli incapaci. Manifestamente incapaci, di intendere e di volere. Perché quella macchina di efficienza sognata da Berlusconi non è stata in grado di presentare la propria lista nella Regione Lazio, circoscrizione di Roma. Così, infischiandosene di leggi e di regole da loro stessi sottoscritte, dopo il disastro i pidiellini urlano contro la "burocrazia", appellandosi al presidente Napolitano perché tuteli la "democrazia". Dalla Polverini a Berlusconi, passando per Fini, è tutto un grido. Per Movimento Libero le leggi vanno rispettate e fatte rispettare da tutti, in primis da chi pretende di governare una nazione. Ma sono anche altre le considerazioni da fare. Presi da discussioni senza fine su chi doveva entrare in quel listino che rappresenta una corsia preferenziale per andare in regione come consigliere, addirittura senza competizione elettorale, preoccupati di inserire questo o quel parente, questa o quella amica, questa o quella amante, questa o quella moglie, i responsabili del PDL hanno dimenticato firme, simboli e quant'altro è richiesto per la presentazione delle liste. Altro che orari non rispettati! E risulta particolarmente  vergognoso ed inopportuno l'appello rivolto al Capo dello Stato dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, direttamente interessato dalla vicenda in quanto sua moglie, Isabella Rauti, è tra le privilegiate del listino. 

D'altronde non è che fuori da esso le proposte siano migliori. Ovunque, nelle diverse circoscrizioni provinciali, le candidature sono state ricoperte dai papaveri di partito, più o meno lecchini. Una storia tipica della politica italiana di questi tempi, che dovrebbe contribuire a far aprire ulteriormente gli occhi a quegli ultimi elettori in buona fede che sono ancora disposti a recarsi alle urne per votare personaggi che poi di loro se ne fregano. Puntualmente. Personaggi come quel candidato romano che sta urlando contro la malasorte e piangendosi addosso perché ha già prenotato cene elettorali per centinaia di persone, che rischia di pagare senza poter concorrere: bella motivazione politica ed ideale! Purtroppo siamo arrivati a questi livelli. Al di là della vicenda della mancata presentazione entro l'orario fissato per legge, Movimento Libero sarebbe curioso di sapere quanti e quali controlli vengono effettuati relativamente, solo per fare un  esempio, alle firme che debbono corredare la presentazione delle liste. E ci riferiamo ai grandi partiti, perché le pulci ai piccoli vengono fatte. Come non restare interdetti quando vengono trascinate fino al termine ultimo interminabili trattative sulla composizione delle liste, vedendole infine, nel giro di pochissimo tempo, chiuse con tanto di sottoscrizioni autenticate? Nonostante stiano sopravvivendo grazie esclusivamente ad una legge elettorale che consente ai candidati dei grandi partiti  (PDL e PD)  di continuare ad essere "eletti" non per capacità proprie, ma solo perché alle altre forze politiche viene impedita in mille modi la possibilità di una competizione paritaria, ora i massimi sponsorizzatori del "sistema bipolare" restano vittime di quella burocrazia da loro stessi creata.


Rendiamo onore a chi lo merita

25 febbraio 2010 

La campagna che Movimento Libero Iniziativa Sociale ha iniziato da tempo in favore dei morti dimenticati, in una città, Sezze (LT), i cui amministratori o hanno memoria corta o l'hanno distorta, comincia a dare i suoi frutti. Il dibattito che si è aperto sulle diverse testate giornalistiche locali e sul nostro sito lavocelibera.it, sta testimoniare che un primo passo, fondamentale, è stato fatto. Che qualche familiare abbia iniziato a tirare fuori dal cassetto storie volutamente fatte passare nel dimenticatoio, perché magari raccontavano di giovani partiti e caduti per ideali per tanti anni vilipesi ed offesi, giovani che hanno dato la propria vita in Spagna, nelle steppe della Russia, nei deserti africani, in Albania, in Grecia o nella Repubblica Sociale Italiana, è un punto a favore della ricostruzione di una memoria storica condivisa. Famiglie che fino a ieri si sentivano sole, ora sanno di non esserlo più. Per riportare alla luce questi percorsi individuali, confluiti nella grande Storia, Movimento Libero ha individuato, dopo attente ricerche, una vicenda particolare perché fortemente rappresentativa, quella del Capitano Pilota Riccardo De Angelis e del Sergente Armiere Ubaldo Piccaro, caduti insieme con il loro aerosilurante ad El Alamein, nel 1942. Rappresentativa perché i due giovani eroi non solo erano già pluridecorati, ma perché volutamente si trovarono insieme in quell'ultima battaglia nei cieli d'Africa in quanto sezzesi. Fu il Capitano De Angelis a volere con sé in quell'ultima missione il Sergente Piccaro, proprio perché nativo di Sezze. E quest'ultimo non esitò ad accompagnarlo nonostante avesse una licenza già firmata. Fu proprio in quel giorno tragico di agosto che i due concittadini ebbero modo di conoscersi perché legati alla stessa terra, quella di Sezze. A Sezze sono tornati insieme per essere tumulati nel locale cimitero, forse gli unici ad essere ricomposti in Italia ed a non riposare nel sacrario di Quota 33, laddove sono sepolti tutti i Caduti di El Alamein. Ci sono tornati con tutti gli onori da parte dell'Aeronautica Militare. Vicenda esemplare, fatta di setinità oltre che di italianità, ed in quanto tale simbolica. E' questo che ha indotto Movimento Libero a rivolgersi pubblicamente al Sindaco Andrea Campoli con una lettera, ormai datata, contenente la richiesta della intitolazione ai due Caduti di una via, di una piazza o di un edificio pubblico. Lettera rimasta inevasa. Il fatto che a seguito del dibattito da noi aperto, si sia parlato anche di una stele che dovrebbe contenere i nomi di tutti i Caduti setini non può che farci piacere, perché lo alimenta. Come ci preme rammentare, visto che ultimamente troppi lo dimenticano, che comunque Sezze ha già un luogo sacro dedicato ai morti di tutte le guerre, cioè il Parco della Rimembranza, al cui centro è posizionato un Monumento fra i più belli, quello al Milite Ignoto, spesso abbandonato all'incuria ed imbrattato, che andrebbe invece degnamente tutelato, valorizzato e curato, insieme al giardino che lo circonda. Come andrebbe tutelato  l'altro Monumento, posizionato nella frazione di Crocemoschitto. Anche questo per preservare la memoria. Sappiamo bene, comunque, che le storie personali sono tante e che a ogni morto va portato rispetto.

Il nostro è un intento costruttivo e pacificatore. Ecco perché non ci va che qualcuno tenti di buttarla in caciara, fomentando polemiche pretestuose, tese solo a mantenere le divisioni fino ad oggi esistenti, per consentire a certi personaggi di trarre vantaggi elettorali anche da situazioni drammatiche. Polemiche che per l'argomento che concernono risultano particolarmente offensive. Noi non siamo un partito, non ci troviamo in campagna elettorale e siamo mossi esclusivamente, sia chiaro a tutti, da un impegno civile e da un intento culturale. Lasciamo ai politicanti senza scrupoli ed ai loro servi, più o meno sciocchi, il penoso sfruttamento di situazioni drammatiche e dolorose. A Movimento Libero interessava lanciare un sasso nello stagno, affinché si muovessero le acque. Pensiamo di esserci riusciti. Ora però, una sola stele non renderebbe il giusto  tributo ai Caduti. Dato che proprio in questi giorni si sta parlando di rinnovo della toponomastica a Sezze, proponiamo, ed era questo che ci premeva, che almeno un intero quartiere della città, piuttosto che a personaggi estranei alla realtà locale venga dedicato, strada per strada, vicolo per vicolo, ai tanti Martiri sezzesi.


Un esempio di altruismo 2

20 febbraio 2010 

Visto che qualche amministratore setino cerca di arrampicarsi sugli specchi, nel tentativo vano di giustificare in qualche modo i regalini che consiglieri comunali, assessori e sindaco si sono fatti con i soldi dei cittadini (ci riferiamo ai telefonini ed ai notebook di cui si sono dotati a nostre spese), interveniamo nuovamente per aggiungere una ennesima nota alla spesa fatta affrontare agli amministrati. Agli apparecchi si va ad aggiungere un budget mensile di 150 euro di traffico telefonico. Sempre qualcuno ha provato ad affermare che in questo modo " si risparmia sulla carta". Allora facciamo due conti: 150 moltiplicato 27 (il numero totale dei consiglieri, assessori e sindaco) fa 4.050 euro mensili. 4.050 moltiplicato 12 (i mesi) fa 48.600 euro all'anno. 48.600 moltiplicato 5 (gli anni di una legislatura) fa 243.000 euro. Ciò sta a significare che per un solo mandato elettorale i cittadini sostengono un esborso ammontante a circa 250.000 euro per il solo traffico telefonico di questi amministratori! Al danno economico si unisce anche la beffa di sentirsi dire che comunque telefonini e computer non restano in proprietà degli amministratori, ma allo scadere del mandato passerebbero di mano. Questo qualcuno dimentica che questi apparecchi hanno una garanzia al massimo di due anni. Ciò sta a significare che, trascorsi i cinque anni di mandato elettorale, agli amministratori che hanno utilizzato i "regalini" viene anche tolto il disturbo di andarli a gettare tra i rifiuti. Differenziati naturalmente. E se durante il mandato uno di questi apparecchi dovesse guastarsi oppure andare perduto? Non è dato sapere ... Invece è dato sapere che nel programma elettorale di questi signori non si faceva assolutamente cenno a prebende di tal fatta. E per il momento ci fermiamo qui.


Sezze, PDL senza memoria

15 febbraio 2010  

Abbiamo appreso dalla stampa locale che anche il PDL di Sezze (LT) si è rammentato che in Italia esiste un "Giorno del Ricordo", il 10 Febbraio, dedicato istituzionalmente ai Martiri delle Foibe, vittime dei prodrom comunisti titini e partigiani. Addirittura qualche loro esponente arriva a chiedere, iniziativa proposta dal nostro Movimento ormai da anni, l'intitolazione di una strada locale a queste vittime dell'odio anti italiano. Molto sommessamente, allora, ci permettiamo di rammentare a costoro che il centrodestra, cioè loro, ha governato la città di Sezze per quasi tre anni. Quando era sindaco Lidano Zarra, ci sono state aspre polemiche con la nostra parte politica perché, sulla stessa scia del centrosinistra, anche la sua amministrazione, solo teoricamente "nuova" ed orientata diversamente, dimenticava volontariamente il dramma degli Istriani, dei Dalmati, dei Giuliani e dei tanti italiani che furono costretti ad abbandonare le loro terre in un drammatico esodo, dopo il massacro di decine di migliaia di  familiari. Insomma, Lidano Zarra, insieme alla sua parte politica, ha governato la città di Sezze ignorando sistematicamente il "Giorno del Ricordo". Quando il centrodestra ha avuto la possibilità di onorare solennemente questa data ed intitolare piazze o vie ai Martiri, non lo ha fatto. Ora, a posteriori, qualsiasi intervento può apparire solo strumentale. Sui silenzi, invece, della attuale amministrazione, che perdurano nel tempo anche relativamente alle nostre insistenti richieste riferite ai Caduti setini di El Alamein, meglio sorvolare. Sono vergognosi.


Un esempio di altruismo

12 febbraio 2010 

Ennesimo "sacrificio” degli amministratori  di Sezze a favore dei cittadini. Con grande senso del dovere, assessori e consiglieri comunali si sono dotati di telefonino e personal computer. Giustamente, dovendo essere tali strumenti utilizzati per facilitare l'enorme sforzo, nonché la notevolissima dose di superlavoro che essi sostengono per migliorare le condizioni degli amministrati, a pagarli, come è giusto che sia, sono stati i cittadini. D'altronde telefonini e computer non serviranno per rendere più agevole l'attività condotta al fine di migliorare qualità della vita e condizioni generali dei sezzesi? In pratica, anche se può sembrare che si sono fatti un regalo, nella realtà è agli amministrati che l'hanno fatto. Che altruisti! E poi, come sottrarre le relative spese da un emolumento mensile pari ad un misero stipendio da operaio? Sarebbe come togliersi il pane di bocca e toglierlo ai propri figli.

Movimento Libero ha inteso denunciare questo esempio di cattiva amministrazione, sottolineandolo in forma ironica. Questo, quando c’è veramente da vergognarsi di una classe politica così famelica e spudorata. Il sindaco di Sezze intasca solo per il suo incarico intorno ai 34.000 euro annui. Il vicesindaco si aggira intorno ai 28.000. Gli assessori intorno ai 22.000. I consiglieri comunali, prendono circa 1000 euro mensili. Il tutto, sia chiaro, va ad aggiungersi ai diversi redditi di cui ciascuno dispone. C'era proprio la necessità di farsi questo regalo? Di far pagare ai cittadini telefonini e computer? Eppure lo hanno fatto, nel nome della “trasparenza” e della “buona amministrazione”. Alla facciaccia…

Allora, stando così le cose, Movimento Libero pretende, questa volta nel nome della vera trasparenza, che il sindaco Andrea Campoli renda pubblico il rendiconto delle spese affrontate per farsi questi regalini. Specificando nel dettaglio dove sono stati acquistati, se c’è stato un bando di gara e quando questa è stata espletata.


La barzelletta di Fazzone e Galetto

 9 febbraio 2010

Il senatore Claudio Fazzone, lo stesso dei balbettii ad Anno Zero sul caso Fondi, "denuncia" un  ipotetico tentativo di scambio di voti nel suo feudo comunale tra Stefano Galetto, quello che porta le borse a Vincenzo Zaccheo, potenziale candidato del PDL alla Regione ed il candidato a sindaco di Nuova Area (gruppo che fa capo all'on. Gianfranco Conte, PDL)  Franco Cardinale. Ammesso che le cose stiano in questi termini, di che dovremmo stupirci? In una provincia dove i diversi rappresentanti del PDL ne hanno fatte di cotte e di crude dove è lo scandalo? Tanto per rinfrescare le idee, non solo a Fazzone ma anche a Galetto (non facciamo alcuna differenza fra i due), qualcuno ha dimenticato le vicende che hanno condotto Paride Martella, all'epoca presidente dell'amministrazione provinciale di Latina da ben due legislature, per il centrodestra naturalmente, ad organizzare nel comune di Sezze una operazione di sciacallaggio politico basata su una alleanza di liste civiche, messe su per impedire che la Destra potesse conquistare una roccaforte storica dei rossi? Dove era Fazzone all'epoca? Dove era Vincenzo Zaccheo con il codazzo dei vari Galetto, Mochi, De Monaco, Bianchi e compagnia cantante? 

Dove sono costoro quando, tanto per fare un esempio tra mille, nella città amministrata dal cognato del sindaco di Latina, cioè Terracina a guida del pidiellino Stefano Nardi, viene nominata alla presidenza dell'azienda speciale tale Carla Amici, sindaco PD di Roccagorga, nonché sorella dell'onorevole Sesa Amici, sempre PD? Perché tacciono sui frequenti contatti tra esponenti pidiellini di rilievo, come il senatore Giuseppe Ciarrapico e l'on. Gianfranco Conte, con il presidente dell'ASTRAL, l'azienda regionale per la sicurezza stradale, Titta Giorgi, esponente di rilievo del PD in terra pontina? Perchè nessuno ha parlato quando un bus organizzato dalla Lega Nord condusse in quel di Sezze, in un ristorante noto anche perché creato da uno dei sindaci PCI del luogo, una nutrita rappresentanza di parlamentari polentoni, degnamente accolti, guarda caso, dalla già menzionata onorevole Amici, dal solito Giorgi e dal sindaco democratico Andrea Campoli? D'altronde, sempre a Sezze, lorsignori non si sono posti alcun problema quando hanno deciso di consegnare nelle mani dell'ex segretario provinciale di Rifondazione Comunista Rinaldo Ceccano, la locale dirigenza del PDL. Non ci meravigliamo, noi di Movimento Libero. 

Questa è la provincia dove, nonostante l'altissimo tasso di mortalità per incidenti stradali, dove, nonostante la presenza di alcune fra le arterie più pericolose d'Italia, dopo l'esplosione del caso ASTRAL a livello nazionale, nessuno è intervenuto per attaccare la mala gestione dell'azienda. Nessuno per chiedere conto pubblicamente della presidenza Giorgi. Nessuno ha niente da dire, tanto meno Fazzone che di sanità se ne intende e che aspirerebbe addirittura all'assessorato regionale probabilmente in forza dei suoi trascorsi, quando Vincenzo Zaccheo nomina come suo consulente di fiducia in tale settore Fortunato Lazzaro, primo dei non eletti nella lista DS alle ultime comunali. E potremmo continuare... Fazzone e Galetto ben conoscono il modus operandi del partito che rappresentano, ma l'inganno elevato a politica lo notano soltanto se in qualche modo di questo possono sentirsi vittime. Ma se si voltassero dietro, come ben sanno, vedrebbero solo stragi e campi dove non cresce più erba. Ci sono passati loro.


Immigrazione, chi sono i buoni?

5 febbraio 2010 

La recente operazione contro il traffico di clandestini che ha interessato la Calabria, viene a rafforzare ulteriormente quelle che sono le posizioni di Movimento Libero nei confronti del fenomeno dell'immigrazione. Restando in questa porzione di territorio nazionale, è stato ormai palesato dagli investigatori, i quali hanno portato a termine un blitz con oltre 60 arresti, che la mafia calabrese ha il controllo del settore, il quale ha prodotto una nuova economia capace di fruttare milioni e milioni di euro, con false assunzioni, falsi documenti, falsi contratti di lavoro finalizzati a garantire la permanenza sul territorio italiano. E' stato stilato un vero e proprio listino dei prezzi, come riportato dal Corriere della Sera del 4 febbraio: 10.000 euro, la cifra ottenuta dai datori di lavoro per presentare la richiesta di regolarizzazione di almeno 20 operai; 18.000 euro sono i soldi chiesti ad ogni immigrato per farlo arrivare in Italia; 15.000 euro la richiesta per gli immigrati che volevano ottenere un visto per la durata di 6 mesi; 25.000 euro il prezzo per un visto a lungo termine; 15.000 euro la somma pattuita per coloro che erano utili all'organizzazione fornendo nominativi.  Saverio Foti, un imprenditore agricolo calabrese diventato testimone di giustizia per sfuggire alla morsa dei boss, ha tra l'altro fornito un particolare clamoroso dichiarando che " il 99 per cento delle assunzioni fatte all'Ufficio del Lavoro o in Prefettura sono fittizie". Nell'ordinanza il giudice sottolinea come la criminalità si preoccupasse di garantire alle aziende la possibilità di assumere quanti più immigrati possibile, pur non avendo i requisiti, adoperandosi per superare le irregolarità formali e sostanziali delle stesse attraverso i rapporti con funzionari compiacenti. L'attività di queste organizzazioni è andata avanti nel tempo grazie alla complicità dell'Ufficio provinciale del Lavoro, imprenditori, commercialisti, veterinari. Tutto questo fa capire quale sia la reale portata del fenomeno, anche su scala nazionale, e che esso non può essere affrontato con un buonismo parolaio o con un falso pietismo. Dietro di esso si muove una illegalità diffusa che frutta entrate enormi a chi lo gestisce ed a chi lo sfrutta. Sorgono seri dubbi anche sulla buona fede di tante organizzazioni cosiddette a scopo umanitario, che si riempiono la bocca di frasi fatte sull'accoglienza, ma chiudono gli occhi, fingendo di non vedere che ci si trovi di fronte ad una nuova schiavizzazione, che fa comodo a tanti, non certo a chi in Italia già vive sull'orlo della povertà o con una sola prospettiva: la disoccupazione. E che dire di quei gruppi di "volontari" a pagamento, utilizzati dalle diverse amministrazioni solo a scopo di immagine e di rientri elettorali, impegnati a distribuire qualche coperta o qualche bevanda calda? E’ business pure questo.


Al di là delle parole

3 febbraio 2010 

Lasciando alle Forze dell'Ordine, alla Magistratura inquirente ed al sottosegretario Alfredo Mantovano il proprio mestiere, alcune considerazioni sulle recenti ed uniche dichiarazioni del Sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo relativamente ai fatti di sangue che stanno interessando la città, Movimento Libero deve farle. Anche perché fino ad ora non è che il nostro si fosse sbilanciato più di tanto. Perfino sul caso Fondi ha saputo mantenere il più stretto riserbo. Ora apprendiamo che anche lui si è convinto che qualcosa di negativo, nel capoluogo pontino, da qualche tempo in qua stia accadendo. A prescindere dai silenzi mantenuti nel corso di questi anni anche di fronte alle situazioni più delicate, stupisce questo suo modo di presentare lo status delle cose come se il primo cittadino ne fosse avulso. 

Eppure Vincenzo Zaccheo governa la città di Latina da anni, ormai è al secondo mandato e prima di lui hanno governato i suoi sodali, compagni di partito con i quali ha collaborato. Praticamente sono più di 17 anni che Latina con la sua provincia è amministrata dal centrodestra, nel silenzio connivente del centrosinistra, al di là delle dichiarazioni di prammatica. Un clima di governo nel quale, senza incontrare ostacolo alcuno, si sono sviluppati tutti quei fenomeni negativi balzati agli onori delle cronache. Vuoi vedere che di questo radicamento nel territorio di una criminalità più o meno organizzata siano tutti responsabili, tranne chi ha avuto incarichi di governo e di amministrazione? Vincenzo Zaccheo, Armando Cusani, Claudio Fazzone e chi per loro, vogliono forse far credere ai cittadini pontini che si sono trovati a passare qui per caso? Che se c'erano, non si sono accorti di niente? Che i criminali sono riusciti a permeare il tessuto sociale, mimetizzandosi così bene che i pubblici amministratori non erano nella condizione di rendersene conto? In tal caso saremmo di fronte ad una classe politica non solo orba, ma perfino incapace di intendere e di volere. In realtà questa classe politica nella sua interezza, comprensiva quindi anche della pseudo opposizione, non solo intende bene, ma ottiene anche quello che vuole. Ormai da quasi venti anni.


Immigrati: l' ISTAT conferma le nostre tesi

2 febbraio 2010 

Movimento Libero aveva già evidenziato, in recenti interventi, il fenomeno dello spostamento sul territorio nazionale ed all'interno delle stesse province, degli stranieri. Si tratta di un flusso che non ha più confini interni: costoro si spostano da un paese all'altro della stessa provincia o da una città all'altra della penisola. E' un fenomeno sul quale ha posto la propria attenzione anche l'ISTAT, che lo collega alla ricerca di nuove opportunità da parte di questi "lavoratori". Ma non solo, aggiungiamo noi ... Andando oltre gli spostamenti nell'ambito della stessa provincia, che riguardano in particolare coloro che vengono impiegati nell'agricoltura, é interessante monitorare quelli da un luogo all'altro dell'Italia. Per quanto riguarda la provincia di Latina é stata registrata una crescita di questo flusso nella percentuale dell'8,8 ogni mille abitanti stranieri residenti; un flusso verso mete posizionate oltre i confini pontini. I dati più recenti sui trasferimenti di residenza di questa popolazione sono molto indicativi: uno straniero ogni venti ha modificato nel corso di un anno la propria dimora abituale. A carattere nazionale vanno registrate 230.000 cancellazioni ed altrettante iscrizioni di stranieri dalle e nelle anagrafi dei comuni italiani. Sottolineiamo che i dati dell'ISTAT sono riferiti ai soli regolari. Si può quindi solo immaginare la portata del fenomeno nella sua interezza, comprensivo anche degli irregolari, il cui numero è sicuramente superiore. Un fenomeno che lascia presupporre un volume di "affari" notevolissimo. Con tutto quello che ne consegue.


Solidarietà a Forza Nuova

26 gennaio 2010 

Quanto accaduto a Sezze (LT) nella notte fra sabato e domenica non ci è piaciuto affatto. Ci riferiamo all'episodio di "bullismo politico" e di prepotenza, che ha visto due militanti di Forza Nuova, uno minorenne e l'altro poco più che maggiorenne, vittime di un atto di prevaricazione ed intimidazione, se non di vera e propria aggressione, da parte di un nutrito gruppo di persone. I due forzanovisti stavano affiggendo dei manifesti, quando sono stati circondati e con toni alterati intimiditi affinché smettessero di affiggerli e consegnassero quelli in loro possesso. Alcuni sono stati stracciati, altri sottratti. E' un episodio che non va sottaciuto e sul quale riflettere. Stando ai quotidiani, soltanto l’intervento di alcuni passanti avrebbe evitato il peggio. Farebbe bene il PD a non scrollarsi di dosso ogni responsabilità facendo come Ponzio Pilato, cioè lavandosene le mani. Alla stampa, dal direttivo del PD di Sezze hanno fatto sapere di non essere a conoscenza dei fatti. Ci risulta ben altro, perché un loro assessore è stato informato  nella mattinata di domenica ed invitato ad assumere dei provvedimenti nei confronti di qualche ragazzo del suo partito che ben conosce. Esprimendo a  Forza Nuova la nostra solidarietà, che ci attenderemmo anche dalle altre forze politiche locali, sempre così pronte a condannare qualsiasi forma di violenza da qualsiasi parte provenga, ci auguriamo che quello di sabato rappresenti soltanto un episodio, isolato da qualsiasi strategia. Nessuno può considerare Sezze una proprietà privata: il paese è di tutti e tutti debbono poter esprimere le proprie opinioni. In questo contesto facciamo appello a tutte le Istituzioni ed alle Forze dell'Ordine, affinché venga garantito a Sezze un clima di imparzialità che possa dar luogo alla libera espressione delle idee.


Ex Anfiteatro: 5 anni dopo è ecomostro!

25 gennaio 2010

Riteniamo doveroso intervenire a seguito dell'uscita pubblica di alcuni consiglieri comunali di Sezze (LT) che improvvisamente si sono resi conto, a distanza di anni, dello scempio che è stato perpetrato in località Anfiteatro, dove è stata rasa al suolo una importante struttura dell'architetto Piacentini. 

Il Teatro Sacro Italiano è stato infatti  demolito per essere sostituito da un ecomostro, che non solo ha deturpato irrimediabilmente il territorio ma tuttora, nonostante il fiume di denaro che ha ingoiato, non è stato ancora portato a termine. Questo quando già esisteva un progetto dell'Ente Provinciale del Turismo che prevedeva la ristrutturazione e l'adeguamento del complesso architettonico con una spesa notevolmente inferiore. In tal modo si sarebbe conservata un'opera notevole nel rispetto dell'ambiente circostante. 

Interveniamo perché siamo stati i soli ad opporci fortemente a tale scempio fin dai tempi dell'amministrazione Lidano Zarra (PDL), che ha dato il via ai lavori, ed a prendere chiaramente posizione con una serie di denunce pubbliche, indirizzate anche a Striscia la Notizia, oltre che all'attuale amministrazione a guida Andrea Campoli (PD). Amministrazione nella quale sono ben inseriti alcuni di quei consiglieri ora colpiti sulla via di Damasco, che non solo hanno reso possibile il disastro tacendo sempre, ma ne sono corresponsabili avendo anche approvato il relativo progetto. Perché nessuno ha mai risposto nel corso di questi anni? 

Quali interessi e quali equilibri sono cambiati? Premettendo che secondo Movimento Libero l'ecomostro alzato andrebbe abbattuto per ripristinare lo status quo ante, i responsabili non possono lavarsene le mani dicendo "oramai ...". Oramai che cosa?  Movimento Libero chiede che venga reso pubblicamente conto di tutte le spese finora affrontate, dai tempi dell'amministrazione Zarra passando per il commissario prefettizio Falco ed arrivando all'amministrazione Campoli. Troppo facile dire ormai le cose stanno così. Oggi più che mai bisogna andare a verificare perché le cose sono state fatte andare così. 

Ne devono rendere pubblicamente conto non solo il sindaco attuale ed il precedente, ma anche quell'assessore ai lavori pubblici Pietro Bernabei, il quale dichiarava sulla stampa che l'opera sarebbe stata completata entro settembre. Di quale anno? Ed insieme al rendiconto delle spese deve essere illustrato pubblicamente lo status dei lavori, stralcio per stralcio, nel dettaglio. Come sono stati utilizzati gli ingenti fondi che hanno interessato l'ecomostro? Per quali mani sono passati? Esistono dei nostri dossier, pubblicati da anni sul nostro sito lavocelibera.it, corredati di materiale fotografico, ripresi anche dalla stampa locale, che stranamente non hanno mai trovato risposte. Perché questi strani silenzi? Che cosa si cerca solo oggi?

Movimento Libero pretende quella chiarezza che fino ad ora non c'è stata.


Il business del clandestino

18 gennaio 2010

Che l'Italia stia attraversando un periodo, per usare un eufemismo, poco felice, é un dato di fatto. Mentre è una cifra quella relativa al 18 % di disoccupati. Chiudono le piccole imprese, sono sull'orlo del collasso quelle medie, ricorrono alla cassa integrazione le grandi. Intanto aumenta il numero di quegli operai a rischio, che quotidianamente salgono su qualche tetto per manifestare la propria disperazione di fronte al baratro della perdita del posto. Le cose stanno così, eppure si continua a sostenere che gli italiani non sono più disposti a intraprendere determinati lavori. Nulla di più falso: se non si trattasse di attività sommerse, retribuite in nero, prive di garanzia e sottopagate, tanti nostri connazionali, come é stato in un recente passato, non troverebbero difficoltà alcuna a svolgerle. Si tratta di una vulgata, diffusa volutamente e diventata ormai luogo comune, per dare la possibilità a chi su certi fenomeni lucra, di arricchirsi grazie allo sfruttamento se non alla vera e propria schiavizzazione di manodopera clandestina. E' recente la notizia riferita ad una giovane madre morta per non aver fatto ricorso alle cure dei sanitari nel timore di perdere il posto di lavoro presso una cooperativa. Un caso estremo certamente, ma alquanto delucidante della situazione che si sta vivendo. Noi siamo fra quelli che nella seconda metà degli anni 80, quando la Lega Nord era ben lungi dal nascere come fenomeno, attrezzavano banchetti per le strade per raccogliere firme al fine di porre un freno all'immigrazione selvaggia, con lo slogan "Prima gli italiani". Non era certamente una presa di posizione di carattere razzistico, ma la presa d'atto che un fenomeno immigratorio non controllato avrebbe condotto non solo a tensioni sociali, ma soprattutto a fenomeni di sfruttamento. E' di pochi giorni fa la divulgazione, da parte della CGIL pontina, di alcuni dati ufficiali , ma noi diremmo ufficiosi, riferiti a questo fenomeno nella provincia di Latina. Un fenomeno, stando a quei numeri, di vaste proporzioni, ma di portata ancora più ampia, essendo quelle cifre riferite alla realtà non sommersa. Quando ad esempio si parla di 1.800 stranieri residenti nel solo comune di Sezze, si fa riferimento ai dati censiti. Chi vive la realtà setina, e quanto sosteniamo è trasferibile altrove, sa però che quel dato rappresenta la punta di un iceberg: ad esso corrisponde un sottobosco di clandestini che probabilmente sfiora le 10.000 unità. Ed un clandestino quale contratto di affitto può sottoscrivere? Quale contratto di lavoro? Perché si tollera un fenomeno di tale portata? Quali interessi si nascondono dietro esso? Interessi enormi, diciamo noi. Dagli affitti in nero esentasse, che hanno condotto ad occupare tuguri che non potrebbero ospitare nemmeno stalle, al lavoro irregolare, che sta facendo la ricchezza di tanti imprenditori senza scrupoli. C'è tutta una economia occulta che viene tollerata e spesso coperta. Non a caso quando forze come la nostra si sono impegnate in battaglie e denunce civili contro l'immigrazione non controllata, si é scatenata la reazione di tanti di quegli imprenditori trasformatisi in neo schiavisti. Ci viene da dire: cui prodest? A chi giova? Perché certa politica, che ha tutti i poteri per farlo, se ne lava le mani e non interviene per risolvere queste situazioni? Forse perché contigua a certa economia che magari sostiene anche alcuni politici? Almeno nei lavori pubblici chi è che controlla che tutte le maestranze siano regolari? Il problema è riesploso in questi giorni per i fatti di Rosarno. Si è tornati a fare tanta demagogia. Ma qualcuno si é mai preoccupato di andare a verificare lo spostamento da nord a sud di tanti stranieri, che dopo essere stati impiegati regolarmente per qualche mese, si trasferiscono altrove a lavorare in nero per poter anche intascare il sussidio di disoccupazione? Qualcuno si è mai preoccupato di verificare che fine fanno i finanziamenti europei per il settore agricolo e come vengono utilizzati? Se si andasse ad agire su questi fenomeni negativi, cioè quello della clandestinità e della irregolarità legate al lavoro nero ed agli affitti in nero, se si andasse ad agire su certa imprenditoria legata a certa politica, si farebbero passi in avanti nel controllo di una situazione volutamente fatta degenerare. Ma esiste questa volontà? La domanda è retorica. La verità è questa: in Italia esistono 10 milioni di disoccupati ed 8 milioni di italiani sull'orlo della povertà. Eppure si continua a sostenere che certi lavori non vengono accettati. Falso. Noi siamo per il salario minimo garantito, un salario sussidiario per chi è privo di posto di lavoro. Che andrebbe mantenuto fino all'offerta di lavoro proposta dagli uffici addetti, ma sospeso a fronte di una eventuale rinuncia alla proposta. Questo sarebbe l'unico modo per evitare che sui più deboli vadano a ricadere le nefandezze di un sistema politico sfruttatore.


Sezze a scuola da Oliviero Beha ...

13 gennaio 2010

Il "libero pensatore" Oliviero Beha ha tenuto la sua " lectio magistralis ", puntualmente infarcita di sottile antiberlusconismo, presso l'Auditorium M. Costa di Sezze (LT). Trattandosi di lezione, giustamente qualcuno ha ritenuto che la platea più adatta fosse proprio quella degli studenti. Così, ieri mattina, le scuole medie superiori di Sezze si sono trasferite, zainetti e quaderni, presso la struttura di Via Piagge Marine. I liceali, in tal modo, hanno potuto abbeverarsi al verbo del noto giornalista. 

Allora noi, che liberi ci sentiamo e lo siamo veramente avendo da tempo fatto scelte di assoluta autonomia ed indipendenza, noi che berlusconiani non siamo e proprio in forza del nostro non berlusconismo riteniamo di poter intervenire, invitiamo a riflettere chi di dovere sulla opportunità di far impartire comizi più o meno mascherati da uno pseudo intellettualismo ad alunni in fase di formazione culturale, per lo più minorenni, durante le ore scolastiche, senza che dall'altra parte vi sia qualcuno ad instaurare un contraddittorio con un professionista della comunicazione come Beha. Una cosa ci teniamo a sottolineare: avremmo sostenuto le stesse posizioni se sul palco vi fossero stati dei campioni del berlusconismo, come Vittorio Feltri o Maurizio Belpietro. Diverso giudizio avremmo dato se a confrontarsi fossero stati i sostenitori di tesi alternative: in questo caso i ragazzi avrebbero avuto la possibilità di sviluppare un pensiero critico. Sia ben chiaro che la nostra presa di posizione non è indirizzata contro quell'associazione che ha organizzato l'evento ed in tal modo è riuscita ad avere una cassa di risonanza, ma nei confronti di quelle istituzioni scolastiche e di quegli insegnanti che si sono prestati ad una operazione di tal fatta, sostanzialmente di carattere politico, anche se mascherato. 

Il minimo che si possa pretendere dalle istituzioni scolastiche, in un periodo come questo di grande crisi anche nel settore dell'insegnamento, è che, se questo non può essere garantito come dovrebbe, per i noti problemi ampiamente dibattuti, che coinvolgono l'istruzione pubblica e privata in Italia, almeno si mantenga al di là se non al di sopra dell'agone politico, garantendo un clima di imparzialità e di neutralità. A meno che qualcuno non abbia intenzione di trasformare la scuola nell'ultimo ridotto contro Silvio Berlusconi. Sarebbe misera cosa per un istituto fondamentale nella storia della società e della civiltà nazionale.


Paese reale e paese legalizzato

12 gennaio 2010

Di questi tempi se ne sentono di tutti i colori circa il disagio sociale che ormai si vive in Italia. Secondo alcuni la colpa sarebbe dell'odio profuso a piene mani da una parte o dall'altra dello schieramento politico, secondo altri delle mancate riforme,  del sistema giudiziario che sarebbe  sull'orlo del collasso o delle leggi ad personam. E forse qui si incomincia a centrare il problema, anche se andrebbe affrontato da un’ottica più vasta. Perché non parlare di leggi “ad personas”, cioè al plurale? Che cosa rappresenta ad esempio il sistema elettorale? La legge elettorale riesce da sola ad interessare  cinque o sei persone,  padrone incontrastate del cosiddetto sistema democratico. Non si riuscirebbe ad immaginare un’altra  repubblica parlamentare i cui rappresentanti non vengono scelti dal popolo, ma nominati dai capibastone.  Che parlamento è mai questo in Italia?  Come può dar vita ad una assemblea capace di legiferare nell'interesse della collettività piuttosto che di quello dei capipartito? Con una cortina di fumo si tenta di far credere che il presidente del consiglio sia stato eletto dal popolo:  un inganno, perché in una vera repubblica presidenziale il premier viene eletto direttamente dal popolo e non dalle camere e non si ha questo numero elevato di parlamentari. Ne bastano molti di meno.  In Italia il parlamento viene scelto a casa di 5 o 6 personaggi. Eppure si continua ad affermare il contrario. E la politica? Ecco, è questa quella che manca. Questa è il grande assente. Da qui il vero disagio. 

Si parla sempre di qualcosa che non esiste, si cercano e si moltiplicano attacchi personali. Ma d'altra parte di cosa si potrebbe parlare? Del fatto che abolendo la preferenza siamo in mano a cinque o sei padroni? Che in Italia migliaia e migliaia di posti di lavoro ogni giorno vanno in fumo? Che i nostri prodotti e la nostra manodopera  non sono più competitivi? Che milioni di famiglie sono sul lastrico? Di ammortizzatori sociali che non tengono in nessun conto i milioni di disoccupati ai quali è riservata al massimo qualche coperta da qualche associazione di beneficenza? Che il lavoro in Italia secondo la costituzione è un diritto, ma  viene negato a milioni di italiani? Dei migliaia di euro che annualmente vengono sprecati per mantenere politici senza scrupoli?  Il vero disagio è il baratro che si è creato tra paese reale e paese legale. Anzi sarebbe il caso di dire: reso legale da una serie di leggi ad personas. Più che legale, legalizzato.  I vari governi ed amministrazioni (da quello centrale a quello più periferico) rappresentano in realtà nemmeno la metà degli elettori.  A votarli sono sempre in meno. Anzi, sono sempre di  meno coloro che continuano a farsi prendere in giro andando a tracciare la croce su un simbolo, dietro il quale si nascondono nomi scelti a tavolino. Lorsignori vanno a governare, a conti fatti, con appena  il 30% dei voti, avendo contro il 70% della popolazione.  E’ il paese reale il loro vero disagio, quello non legalizzato. E fino a quando, grazie a leggi elettorali perverse, resteranno padroni del potere, non potranno né dovranno mai dire che il paese reale è con loro.


Pinocchio, il Gatto e la Volpe

11 gennaio 2010

Tanto tuonò che piovve. Ed in tutta onestà avremmo preferito il bel tempo. Perchè sulla Polverini qualche speranza avremmo potuto averla anche noi. Ma la manifestazione di presentazione della candidata ufficiale del PDL alla presidenza della Regione Lazio, l'ex sindacalista UGL Renata Polverini, ha confermato le nostre perplessità. Non ci piaceva che ad accompagnarla nel tour in terra pontina fossero i boss della politica locale Claudio Fazzone, senatore PDL e Vincenzo Zaccheo, sindaco del comune capoluogo. Li avevamo definiti il Gatto e la Volpe, pronti ad appropriarsi delle capacità altrui, loro che non splendono di luce propria. Temevamo che la Polverini si trasformasse in Pinocchio. Purtroppo dobbiamo registrare che è quanto sta accadendo. Sul palco insieme a lei, a presentarla in pompa magna, c'erano i massimi responsabili dei disastri amministrativi della provincia pontina e della città di Latina, a partire dai due "compari". Pronti a mettere il cappello sulla ignara, non sappiamo fino a che punto, Polverini. Al di là dei soliti discorsi e delle solite promesse lanciate dal palco, resta l'amarezza per averla vista circondata da una classe politica incapace ed onnivora, quella stessa che ha fatto del territorio pontino terra bruciata, consegnandolo quasi nella sua interezza alle cosche più o meno organizzate. A questo punto ogni valutazione sui programmi e sulle idee passa in secondo piano, se Renata Polverini non ha la forza e la volontà di iniziare un percorso di rinnovamento proprio dagli uomini che debbono circondarla e sostenerla nella eventuale presidenza. La presunta donna forte, a Latina, si è rivelata debole ed ostaggio dei soliti noti: una delusione.


Sezze sull'onda delle microonde

11 gennaio 2010 

In merito all'antenna elevata nella centralissima Piazza De Magistris, sul terrazzo del Palazzo comunale, il sindaco di Sezze Andrea Campoli non può sottrarsi alle dovute delucidazioni. Soprattutto perché l’intera “operazione”, portata a termine tra Natale e Capodanno quasi come un colpo di mano, appare alquanto oscura. Movimento Libero Iniziativa Sociale chiede che il "primo cittadino" chiarisca la natura della strumentazione. Di cosa si tratta? Campoli deve rendere nota tutta la documentazione inerente l'impianto, la quale attesti e certifichi la sicurezza dello stesso, nonché la sua non nocività. Deve altresì specificare l'iter procedurale e presentare nel dettaglio l'intera progettazione. Il sindaco di Sezze non può tirarsi indietro ed é tenuto a chiarire altri quesiti: presso l'Ufficio Tecnico Comunale é depositata, come previsto dalla legge, l'intera documentazione? Esiste la certificazione ambientale Arpa? E' stato effettuato il collaudo statico? Da chi? Andrea Campoli non può pensare che possa essere posizionata in pieno centro abitato, direttamente sulle teste dei residenti, una antenna dalla natura non meglio specificata, senza informare nella massima trasparenza i cittadini. Si tratta di passi che avrebbe dovuto fare preventivamente. Non lo ha fatto, come è ormai consuetudine consolidata a Sezze, ma  non si sottragga ora, come è suo solito, ai doverosi chiarimenti. L’argomento non può essere preso sotto gamba: ne va della salute dei cittadini.


Un'antenna molto democratica...

7 gennaio 2010  

L'amministrazione comunale di Sezze, democraticamente eletta dal popolo, anche da quello del centro storico, ha contraccambiato i consensi ricevuti con un regalo di fine anno: una "bellissima" antenna fa bella mostra di sé dalla sommità del palazzo comunale della centralissima Piazza De Magistris. In pieno periodo vacanziero è stata posizionata sulla terrazza del Comune e svetta al di sopra delle abitazioni di tutto il paese. Mentre in diverse zone del territorio nazionale si accendono polemiche con i residenti proprio a causa di questi ripetitori, i cui effetti nocivi continuano ad essere discussi, nel più popoloso centro collinare dei Monti Lepini, senza colpo ferire, si è proceduto ad elevare questo "monumento". La locale amministrazione, sentendosi evidentemente nella condizione di fare e disfare a proprio piacimento, a fronte di un "popolo bue", ha proceduto come se nulla fosse, infischiandosene alla grande. Tanto chi alza la voce? L'opposizione? Quale? Non sappiamo di che tipo di antenna si tratti, le dovute spiegazioni dovrà fornirle il sindaco Andrea Campoli, come, il primo cittadino, per modo di dire, insieme all'Amministrazione nella sua interezza, dovrà chiarire se il Comune di Sezze si è dotato di un piano ed un regolamento per il posizionamento  delle antenne. Dovranno spiegare se sono state rispettate tutte quelle normative nazionali previste per il relativo posizionamento e soprattutto se si è verificato che le onde emesse non avranno effetti nocivi sulla salute dei cittadini. Appare comunque alquanto anomalo che nel momento in cui si cerca di tenere queste strumentazioni il più lontano possibile dai centri abitati, a Sezze vengano invece impiantate nel cuore della città, direttamente sulla testa dei residenti. Comunque il sindaco, con i suoi assessori e con i suoi amministratori di maggioranza e di minoranza, continui a dormire sonni tranquilli, tanto qui si fa passare tutto: i sezzesi non hanno solo il governo che meritano, ma come già da noi ribadito, anche l'opposizione che meritano. Quindi si tratta di un’antenna … democratica, molto democratica.


 

anno 2010

INIZIATIVA SOCIALE