Movimento politico

MOVIMENTO LIBERO INIZIATIVA SOCIALE 

anno 2009

www.lavocelibera.it

per chi ha deciso di non ... mandare il cervello all'ammasso

Ufficio Stampa  

 


Polverini, dimmi con chi vai e ti dirò chi sei

28 dicembre 2009  

Esiste una larga fetta di italiani che, pur riconoscendosi in quelli che genericamente ed impropriamente possono essere definiti come valori "di destra", da tempo diserta le urne non sentendosi in alcun modo rappresentata. Nella prossima primavera gli elettori verranno chiamati per l'ennesima volta al voto per rinnovare diversi consigli regionali, tra i quali quello della Regione Lazio. Il PDL ha individuato in Renata Polverini, battagliera sindacalista UGL, il candidato presidente che dovrebbe finalmente defenestrare la sinistra rappresentata da Marrazzo. La Polverini, finora impegnata in battaglie sociali e vicina ai lavoratori ed ai disoccupati, potrebbe finalmente rappresentare una motivazione per ricondurre all'espressione del voto quanti in questi ultimi anni si erano attenuti ad un astensionismo politico fortemente motivato. Dal nostro osservatorio della provincia di Latina stiamo però assistendo alle solite manovre preelettorali che potrebbero vanificare la scesa in campo di un personaggio "pulito". I nomi che stanno circolando in queste ore, relativi alle diverse candidature pidielline, non sono certamente all'insegna del rinnovamento e del cambiamento. Si tratta dei soliti noti; degli stessi che dal 1994 ad oggi hanno sistematicamente occupato tutto quello che era possibile occupare, dagli scranni dei consigli comunali a quelli della Provincia, da quelli del consiglio regionale a quelli del Parlamento, dall'ultimo degli enti derivati alla più importante società partecipata. Gente che ha rappresentato male il popolo pontino, costruendo solamente, oltre alle proprie fortune politiche, quelle private. Riuscendo perfino a rappresentare, in alcuni casi, una vergogna nazionale. Il riferimento esplicito è al caso Fondi, con correlative connessioni di stampo mafioso-camorristico. Chi non ha seguito i balbettii di uno degli uomini più "potenti" della provincia ad Anno Zero? Chi non conosce gli attacchi sconsiderati contro una delle massime istituzioni, cioè il Prefetto? Chi non ha notato, a fronte di questa vicenda oscena, gli assurdi silenzi di troppi politici, a cominciare da quelli del sindaco del comune capoluogo? Ci si attenderebbe una inversione di tendenza. Un radicale ricambio della classe politica. Possibile che Renata Polverini sia disposta a farsi rappresentare da costoro, rovinando una immagine costruita in tanti anni di impegno forte, attento alle esigenze soprattutto dei più deboli, degli operai, dei cassintegrati, dei precari, dei sottoccupati, dei disoccupati, dei pensionati, dei giovani, degli sfruttati, delle donne? Movimento Libero Iniziativa Sociale ritiene che certa politica debba fare non uno, ma mille passi indietro e che la segretaria nazionale UGL dovrebbe, meditando sulle scelte opportune, liberarsi di questa zavorra, che potrebbe condurre una candidata potenzialmente vincente alla sconfitta. Liberarsi da certi personaggi che hanno tenuto in ostaggio l'intera provincia di Latina per 15 anni, sarebbe un segnale forte di volontà di reale rinnovamento e pulizia morale nella gestione della cosa pubblica. Un Movimento come il nostro,  piccolo ma chiara espressione di una comunità ideale e di valori, se non troverebbe difficoltà alcuna ad appoggiare una candidatura come quella della Polverini, ne troverebbe però tantissime a sostenerla se a rappresentarla in provincia di Latina dovessero continuare ad essere i nomi che oggi si stanno facendo. E come noi tanti altri.


Monastero di S. Chiara, Cusani intervenga

16 dicembre 2009

Sui lavori di ristrutturazione dell'ex Monastero delle Clarisse a Sezze (LT) iniziati da 15 anni e non ultimati, attendiamo i dovuti chiarimenti da parte del presidente della Provincia di Latina Armando Cusani. L'ente di Via Costa è proprietario dell'imponente struttura, nella quale ha investito finora milioni di euro. Dato che qualcuno ha chiesto di inserire nel prossimo bilancio dell'amministrazione provinciale un ulteriore finanziamento pari a 5 milioni di euro, riteniamo che sia necessario ed opportuno fornire agli amministrati tutte le notizie utili a dare un quadro preciso della situazione. E' opportuno innanzitutto che Cusani faccia chiarezza sulle finalità dell'opera, in quanto finora sono state fatte soltanto ipotesi. Se ne è potuto parlare come di uno stabile che potrebbe andare ad accogliere una facoltà universitaria, una città dei giovani o indifferentemente un centro di accoglienza per immigrati. Siccome tra le diverse possibilità esiste una differenza notevole, é quantomeno opportuno avere delle idee chiare nel merito, perché non è possibile "bruciare" denaro pubblico in qualche cosa di non definito. E' altresì indispensabile che venga fatta luce sull'intero iter procedurale fornendo agli amministrati della provincia di Latina un dettagliato rendiconto dello stato dei lavori e soprattutto dei loro costi. Ciò per evitare che su una struttura così importante si continuino a fare promesse da utilizzare in campagne elettorali. Naturalmente sempre a spese del contribuente. Movimento Libero Iniziativa Sociale ritiene che il presidente Armando Cusani non possa e non debba sottrarsi ad una verifica di tale tipo, anche perché è nel diritto-dovere del ruolo che ricopre. Per noi esiste un punto fermo: l'opera va necessariamente ultimata nel più breve tempo possibile e finalizzata ad uno scopo che consenta la crescita economica e culturale della città di Sezze e della provincia di Latina. Non si deve però dimenticare, e di questo deve tenere anche conto un presidente del centrodestra, che forse non a caso il centro collinare più importante dei Monti Lepini esprime ben 4 consiglieri provinciali di centrosinistra. Cusani deve avere ben presente questa realtà politico-elettorale: Sezze ha potuto godere di finanziamenti a pioggia anche per altre opere mai portate a termine ( Anfiteatro, Ospedale, Palazzo Pitti, ecc.) senza alcun vantaggio per i cittadini. Una situazione anomala sulla quale occorre fare definitivamente luce. E per quanto riguarda il Monastero delle Clarisse è solo l'amministrazione provinciale che può attivarsi.


La Destra di Mani Pulite

15 dicembre 2009

La Destra di Mani Pulite: è questa la tradizione politica e culturale che resta nel nostro DNA. Quella Destra che fece "resistenza" durante i lunghi anni del cosiddetto "Arco Costituzionale", che attraversò, pagando con un altissimo numero di morti, il periodo buio degli anni di piombo. Quella Destra che si radunò intorno al Parlamento, agitando nei confronti di una classe politica corrotta i guanti bianchi, indossati da un popolo che aveva mantenuto alti i valori dell'onestà e della moralità. Quella Destra che sull'onda che spazzò via i partiti di Tangentopoli, conquistò come MSI la città di Latina ed arrivò al ballottaggio in metropoli come Roma e Napoli. Quella Destra che nei primi anni della seconda repubblica sembrava voler dare voce a milioni di italiani desiderosi di un reale rinnovamento, tramite Alleanza Nazionale. Quella Destra si è perduta, quel popolo è stato tradito e abbandonato. Ora, un insieme di dirigenti benedetti da Silvio Berlusconi, dopo aver fatto le proprie fortune personali e politiche, si è ridotto a bruttissima copia del peggiore pentapartito. 

Coloro che lanciavano monete contro Bettino Craxi all'esterno di un noto albergo romano, ora ne sono diventati i degni eredi. Noi che non abbiamo mai creduto negli incasellamenti precostituiti della destra e della sinistra, è anche  quel percorso abbandonato che vogliamo riprendere. Perché se i disastri di una politica nuovamente venduta all'affarismo ed al tornaconto privato sono evidenti a livello nazionale, sono ancora più evidenti a livello locale, dove il trasversalismo vede spesso uniti i protagonisti del panorama partitico bipolare. Dove, come più volte evidenziato da Movimento Libero Iniziativa Sociale, veramente a differenziare PDL e PD resta soltanto una "L". Una situazione caotica, chiara solo per chi con la politica vive o sopravvive. Dove se a livello nazionale sembra essere ormai divenuto inutile recarsi alle urne per eleggere rappresentanti già decisi a tavolino, a livello locale il meccanismo elettorale risulta ancora più perverso. Sono state abolite le comunità montane? Sono state abolite le provincie? Quanti altri enti inutili, occupati da politici al doppio se non al triplo incarico, sono stati dismessi? Quante auto blu sono state eliminate? Quanti lauti stipendi, almeno dimezzati? La realtà è che la politica continua ad alimentare se stessa. E se a livello nazionale si è trovato un capro espiatorio in Berlusconi, a livello locale tanti piccoli Berlusconi continuano a fare e disfare a proprio piacimento, utilizzando i soldi del popolo. Il quale, periodicamente, viene chiamato a confermare i privilegi di lorsignori. E' troppo pretendere da chi nei primi anni novanta aveva tante speranze, di ripensare a quel percorso interrotto per rilanciare idee di alternativa?


Monastero delle Clarisse, sia fatta chiarezza

10 dicembre 2009

L'ex Monastero di Santa Chiara, a Sezze (LT), una delle opere più imponenti ed importanti del centro storico della città, è interessato ormai da circa quindici anni da lavori di ristrutturazione che sembrano non dover essere mai portati ad ultimazione. Una delle tante storie infinite, uno dei tanti esempi di cattiva gestione e pessima amministrazione. I lavori, in corso perenne, sembrano essere diventati soltanto un ingoiatoio di fiumi di denaro, prima in miliardi di lire ora in milioni di euro. 

E' recentissima la notizia relativa ad una ennesima richiesta di finanziamento alla Provincia di Latina, proprietaria dello stabile, ammontante ad altri 5 milioni di euro da destinare all'opera. E questo sarebbe il minimo, perché a preoccupare è soprattutto la nebulosità della stessa: a distanza di tanto tempo ancora non si sa dove andare a parare, ancora non si conosce la destinazione e l’uso della imponente struttura. L'ex Monastero, stando ai proclami iniziali, sembrava destinato ad ospitare una qualche facoltà universitaria, in collegamento con l'Università La Sapienza di Roma. 

Una soluzione certamente ottimale, anche per il rilancio economico e culturale di un paese in stato comatoso. Con il passare del tempo, con i lavori che procedevano a fasi alterne, lo scopo è diventato sempre più indefinito. 

Tanto che oggi, notizie giornalistiche ne hanno parlato, addirittura, come di uno stabile che potrebbe ospitare un centro di accoglienza per immigrati. Lungi da noi pensare che la miopia degli amministratori setini (PD) e provinciali (PDL) possa arrivare a tal punto, ma delle risposte a Sezze ed ai suoi cittadini debbono essere fornite. Di quale morte deve morire l'edificio cui è annessa la barocca chiesa di Santa Chiara? 

Quanti soldi sono stati spesi fino ad ora e quanti altri se ne spenderanno per l'ultimazione dei lavori? Come è possibile che siano stati autorizzati lavori di un tale costo e di una tale portata senza una destinazione d'uso ben precisa? 

I finanziamenti ottenuti finora come sono stati spesi? Come sono stati ottenuti? Non sono vincolati ad una destinazione d'uso? Conoscendo il  modus operandi dell'amministrazione provinciale non ci meravigliamo più di tanto, ma su un fiume di euro come questo non si può scherzare. Il presidente della Provincia Armando Cusani, con il suo assessore ai lavori pubblici, è obbligato a verificare lo status dell'opera, la sua conformità progettuale e la relativa congruità dei prezzi. 

Delle risposte sono d'obbligo. Sono doverose. Non è più possibile procedere come si è proceduto finora, permettendo a chicchessia di uscirsene fuori con nuove destinazioni d'uso ed ennesime richieste di denaro. Con i soldi della gente non si può giocare. Movimento Libero Iniziativa Sociale esige da chi di dovere la dovuta chiarezza e trasparenza e dagli organi istituzionalmente preposti tutti i controlli del caso.


Rettifica al quotidiano "La Provincia"

9 dicembre 2009 

Domenica 6 Dicembre, a pagina 22 de La Provincia (Area Lepini), viene pubblicato un articolo con il seguente titolo: " Sezze, il capogruppo del PD Eramo chiede 5 milioni di euro alla Provincia. Centro di accoglienza nell'antico monastero". Il capogruppo provinciale del PD Enzo Eramo, si legge nel testo firmato Alessandro Mattei " chiede alla Provincia di Latina investimenti per Sezze". Proponendo al Consiglio provinciale un emendamento per il bilancio 2010, continua, " chiede di incrementare di 5 milioni di euro il finanziamento da destinare al completamento dei lavori". L'ultima idea, scrive La Provincia "è quella di realizzare lì un centro di accoglienza per immigrati ".E' da questa notizia giornalistica che Movimento Libero Iniziativa Sociale, preoccupato, è partito per sollevare la questione tramite un proprio documento di denuncia sull'inerzia dei lavori e sul fiume di denaro che li hanno interessati. 

E' assurdo leggere in data odierna, sullo stesso quotidiano, un intervento giornalistico tramite il quale il consigliere Eramo si dice favorevole all'apertura di una facoltà di agraria in quell'ex monastero, ma nel contempo viene attribuita ad Iniziativa Sociale la diffusione della notizia divulgata a tutta pagina dal quotidiano La Provincia. Notizia solo ripresa da noi, sul nostro sito lavocelibera.it, dopo averla letta sul quotidiano stesso. In realtà la sensazione è che la montagna abbia partorito il topolino, perché i problemi sollevati tramite il nostro intervento sono ben altri. Restano i tanti interrogativi, sui lavori infiniti ed i tanti soldi spesi, rimasti senza risposte.


Santa Chiara: da università a centro immigrati

 6 dicembre 2009

"Qui si tollerano troppe cose: questa è una casbah di tolleranza" (Totò le Mokò, 1949). E veramente, con l'ultima pensata del consigliere provinciale di Latina e comunale di Sezze del PD, Enzo Eramo, la misura è colma. A che cosa  si riferisce Movimento Libero Iniziativa Sociale? Ad un centro di accoglienza per immigrati che si vuole realizzare nel Monastero delle Clarisse, in fase di ristrutturazione da troppi anni, struttura fra le più imponenti del centro storico di Sezze, al cui complesso è annessa la chiesa barocca di Santa Chiara. Un insulto per la storia di questa città, ormai interessata da un fenomeno inarrestabile di  immigrazione che si sta trasformando, per la sua portata, in una vera e propria invasione. Una iniziativa irresponsabile,quella di Eramo, che viene presa quando, ad esempio, il sindaco PD di Venezia Massimo Cacciari pone un freno all'apertura di kebab nella sua città, che ne risulterebbe stravolta. Ci stiamo riferendo ad un emendamento proposto in occasione del bilancio provinciale 2010, tramite il quale, il consigliere PD chiede di incrementare  di 5 milioni di euro il finanziamento da destinare al completamento dei lavori che interessano il monastero setino. Edificio per il quale  sono stati finora spesi prima miliardi di lire ora milioni di euro, senza che il progetto venga ultimato. 

Rammentiamo agli amministratori dell'ente comunale ed a quelli dell'ente provinciale, che i lavori infiniti partirono, illo tempore, con uno scopo sbandierato ai quattro venti e pubblicizzato per ogni dove: l'edificio sarebbe stato utilizzato per scopi universitari. Sezze avrebbe ospitato una qualche facoltà. Furono scomodati anche alti funzionari dell'Università La Sapienza di Roma,in pellegrinaggio a Sezze insieme ai soliti politici locali per sponsorizzare il progetto. Un progetto che resterebbe tuttora valido e che potrebbe rappresentare una svolta importante per tutto il centro storico e non solo. Ma l'incapacità manifesta di gestire progetti di tale portata, testimoniata da un prolungamento infinito dei lavori e da un utilizzo incontrollato ed incerto delle risorse, il brancolare nel buio relativamente ai fini dell'opera, che da polo universitario si trasforma in centro di accoglienza per immigrati, sono la fotografia perfetta di una classe politica che ha condotto Sezze nel baratro. 

Ma il progetto non doveva essere conforme ad una destinazione d'uso? Come è possibile immaginare che esso sia stato approvato e finanziato senza sapere dove andare a parare e a che cosa l'opera sarebbe servita? Come è possibile che le istituzioni finanzino un fiume di denaro senza avere ben chiaro l'uso che si dovrebbe fare dell'opera? Possibile che la destinazione d'uso a struttura universitaria sia compatibile con quella di un centro di accoglienza? Sono interrogativi legittimi, a cui si debbono delle risposte. Interrogativi che rivolgiamo a chi ha funzioni di controllo sugli atti pubblici. Questo per quanto riguarda il lato politico-amministrativo. Per quello sociale, Movimento Libero denuncia l'ennesimo tentativo di snaturare il tessuto della città di Sezze, la sua storia, la sua cultura e la sua identità, non tralasciando i risvolti in termini di ordine pubblico. Sfidiamo la classe politica di Sezze nella sua interezza a portare un solo esempio di edificio storico e monumentale, destinato, in un paese qualsiasi, a centro di accoglienza.


Gli smemorati di Sezze

23 novembre 2009

Gli smemorati recuperano la "Memoria storica! Se non si trattasse di una questione per noi estremamente seria, concernente la vita e la morte di centinaia di nostri concittadini che per la Patria si sono sacrificati, ci sarebbe da ridere. 

Non per la proposta in sé ( Il progetto è stato definito dagli interessati "Recupero memoria storica"), ma per i proponenti. Verrebbe da dire: "da quale pulpito viene la predica". Perché Antonio Vitelli e Serafino Di Palma, attualmente consiglieri comunali di un non meglio specificato centrodestra, in un passato recente non solo sono stati esponenti di maggioranza delle giunte socialcomuniste, ma hanno anche ricoperto in esse incarichi di rilievo: Vitelli è stato per anni assessore al bilancio nelle giunte di Giancarlo Siddera e Di Palma presidente della commissione assetto del territorio. Quindi, volendolo, avrebbero potuto non solo interessarsi direttamente di tale problematica, ma, avendo a disposizione gli strumenti necessari, il progetto da loro presentato solo ora, avrebbero potuto realizzarlo in quel passato così recente. Strumentalizzazione? Populismo? O semplicemente cinico opportunismo? 

Comunque non si tratta di una presa di posizione sinceramente dettata dal cuore e dai sentimenti. Come ben sanno le centinaia di famiglie interessate, la nostra parte politica da sempre si occupa di questo problema e se ancora oggi ci ritroviamo a Sezze a non avere interlocutori, né tra le file della maggioranza né tra quelle della minoranza, quando proponiamo l'intitolazione di una via o di un edificio di interesse pubblico ai due Caduti setini del 1942 ad El Alamein (il Comandante Pilota Riccardo De Angelis ed il Sergente Armiere Ubaldo Piccaro) è perché quella sinistra nella quale hanno militato fino a ieri Vitelli e Di Palma ha da sempre voluto calare un velo su alcune vicende, tentando di oscurare le storie di cui sono stati protagonisti tanti Eroi setini volutamente messi nel dimenticatoio. 

Il fatto che le amministrazioni locali, nessuna esclusa (e tra queste comprendiamo anche quella di "centrodestra" del socialista Lidano Zarra), è confermato dai silenzi e dalla mancanza di iniziative concrete in merito ai Martiri delle Foibe. Questo, quando  noi in più occasioni abbiamo chiesto di chiudere una stagione di odio con un gesto simbolico. Ma a Sezze ha sempre prevalso l'ideologia insieme al calcolo politico. Avremmo voluto mantenere il silenzio su questa questione, ma ci siamo sentiti in dovere di intervenire nei confronti di quella che appare come una ennesima provocazione vergognosa, fatta sulla pelle di chi ha donato la propria vita senza fare calcoli di nessun tipo.


Lettera aperta alla gente di Destra

23 novembre 2009

Prendere oggi schiaffi in faccia, dopo che per le note vicende fondane gli amministratori della provincia di Latina sono andati sulla bocca di tutta Italia, da un personaggio della fatta del senatore pidiellino Claudio Fazzone, è umiliante. Soprattutto quando a riceverli sono uomini che, se non altro per i propri trascorsi di militanza e per le proprie origini politiche, dovrebbero godere di un minimo di rispetto. Ma, a quanto pare, a dettare tempi e modi all'interno del PDL pontino continua ad essere lui. Ciò appare ancor più evidente dall'organigramma provinciale del PDL, reso pubblico in questi giorni. Pur non condividendo le scelte di chi è rimasto a far parte della squadra berlusconiana, non possiamo non evidenziare che la decisione di tenere fuori esponenti, ad esempio, come Cesare Bruni, capogruppo di AN per diversi anni nel consiglio comunale di Latina, ha un significato politico chiaro. 

Ci meraviglia ancor di più la strategia del silenzio ormai sposata da tempo dal sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo, non solo in occasioni come questa (Bruni lo ha sostenuto nell'assise cittadina fedelmente anche nei frangenti più delicati, quando ci sarebbe stato ben poco da difendere), ma anche nel marasma suscitato dal caso Fondi. Un silenzio che sicuramente è significativo. Non sappiamo fino a quando uomini che, almeno a parole, continuano a ritenersi parte di una tradizione politica di Destra, possano continuare a ingoiare rospi e vedere castrate le prospettive politiche di cambiamento. Una "destra" che si è ridotta a documenti di censura nei confronti delle massime autorità istituzionali, che si vede trascinata per vicende personali dalla parte delle organizzazioni malavitose, una "destra" che sta offrendo alla sinistra la possibilità di presentarsi come forza moralizzatrice, che appare sempre di più brutta copia della più brutta DC e del peggiore PSI, può continuare a rappresentare le istanze, non vogliamo dire gli ideali, di chi ancora si sente veramente e sinceramente a Destra? 

Chi, come noi, ha da tempo preso le distanze, ha la risposta pronta. Quella "destra" è un coacervo di arrivisti e di poltronari, di affaristi e di gente interessata. Constatato direttamente, altresì, che è impossibile tentare di cambiarla dall'interno, ognuno ne dovrebbe trarre le conseguenze. A meno che, masochisticamente, si preferiscano gli schiaffi di Fazzone e del silente Zaccheo.


Povera Sezze

17 novembre 2009

Che il comune di Sezze sia in un vicolo cieco è cosa ormai risaputa, ma ancora più evidente oggi. Oramai, che se la cantino e se la suonino tra di loro, un cerchio molto ristretto di personaggi, quasi un'accolita se non una setta, è realtà. Il teatrino messo su in occasione dell'approvazione dei debiti fuori bilancio ne è l'ennesima riprova. Da "destra" a "sinistra" recitano a soggetto. Intanto la città va sotto per un debito plurimilionario. D'altronde chi avrebbe dovuto tutelare i cittadini da una società come la Dondi? Forse gli stessi che hanno consegnato il patrimonio dell'acquedotto comunale nelle mani di una spa di Rovigo? Perché costoro siedono dappertutto, sono nel PDL come nel PD. 

Un ragionamento che può essere esteso anche alla Spl. Chi avrebbe dovuto difendere i diritti di quegli automobilisti che oltre alle centinaia di multe per divieto di sosta, se ne sono viste piovere sulla testa altre migliaia a causa degli autovelox, in una città dove i parcheggi rappresentano un miraggio e quello della viabilità è un problema quotidiano? Sempre per restare in discussione, qualcuno si sta preoccupando dell'omologazione,mai avvenuta, a Piagge Marine, che possa trasformare quella che è una pseudo area mercato in un parcheggio dotato di segnaletica orizzontale e verticale? Vorremmo che qualcuno finalmente ci rispondesse assumendosi le proprie responsabilità, che qualche amministratore intervenisse per chiarire lo scempio perpetrato in quello che un tempo era il fiore all'occhiello di Sezze, cioè il Teatro Sacro Italiano o Anfiteatro. 

Che venisse fatta luce sull'assurda situazione in cui versa da anni la Vallicella, o sulla destinazione, se saranno mai terminati, dei lavori nell'ex Monastero di Santa Chiara. Ed il Tennis Club? E le tante opere promesse per Sezze Scalo? Ed il PRG? Trasvoliamo sulla questione immigrazione, che vede trasversalmente zitti tutti i politici, o sulle evidenti carenze di un centro storico cadente, preso per l'ennesima volta in giro con un progetto-bufala denominato Via Grande. Su una cosa sono stati tutti d'accordo, cioè su quel sasso posizionato nella rotonda di Via Marconi: "destra" e "sinistra" hanno parlato di "valore aggiunto". 

Certo, diciamo noi, per le tasche di qualcuno. Ma, d'altra parte, su un foglio, uscito dalla clandestinità (chi ha orecchie per intendere, intenda ...), di un ipotetico PDL, non abbiamo letto che l'unico politico setino è Titta Giorgi,leader storico comunista? Questi signori, che si beccano su "grandi questioni” di fondo, come cene alle quali partecipano anche qui trasversalmente, come potrebbero occuparsi di quelle reali? Come potrebbero occuparsi, solo per fare un esempio, della gestione clientelare di qualche azienda regionale magari presieduta da un nostro concittadino? Di una cosa siamo fermamente convinti: finché resteranno costoro a cantarsela ed a suonarsela, le cose seguiranno sempre il medesimo andazzo. Se è vero che ogni popolo ha il governo che merita, a Sezze abbiamo qualcosa in più: l'opposizione che i Sezzesi meritano ...


Caso Fondi, vergogna nazionale

 9 ottobre 2009

Anche se era tutto prevedibile, la non-decisione del Consiglio dei Ministri relativa allo scioglimento per Mafia del Comune di Fondi resta comunque scandalosa e destabilizzante per la credibilità delle Istituzioni. Smentendo le articolate motivazioni del Prefetto Bruno Frattasi, accolte dal Ministro degli Interni Roberto Maroni, l'organo presieduto dal primo ministro Silvio Berlusconi ha escogitato una soluzione pilatesca. Dopo avere spinto il sindaco di Fondi Luigi Parisella alle dimissioni insieme ai consiglieri comunali che lo appoggiavano (su suggerimento del senatore PDL Claudio Fazzone) si è scelto di far ritenere "inutile" lo scioglimento dell'ente comunale per infiltrazioni malavitose. 

Appare quanto mai evidente come tutta la situazione rappresenti una forzatura. Se Parisella avesse rassegnato le dimissioni insieme ai suoi nel pieno dello scandalo, perché travolto da eventi più grandi di lui, avrebbe avuto un minimo di credibilità. Il tutto invece è avvenuto dopo mesi di tira e molla, di teatrini, dopo continui rinvii della discussione da parte dello stesso Consiglio dei Ministri. Appare evidente, ora, come la manovra sia stata studiata a tavolino. In tal modo l'ex sindaco fondano, i componenti della sua maggioranza assessori compresi, sono ricandidabili. Un puntuale rompete le righe ordinato subito dopo le richieste del Prefetto avrebbe non solo impedito questo, ma anche la candidatura di Parisella alle elezioni provinciali, che, sponsorizzata da Fazzone, c'è stata ed ha visto il candidato arrivare al seggio di Via Costa. 

E' ormai chiaro chi faccia il bello e cattivo tempo non solo nel sud pontino ma in tutto il territorio della provincia di Latina: è Fazzone, l'ex poliziotto autista di Mancino, a dettare tempi e modi dell'agenda politico-amministrativa. Tutti gli altri allineati e coperti. Muti. Compreso il sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo, che in tutto questo periodo ha brillato per la sua assenza. Lui ora la chiamerà rispetto per le decisioni istituzionali, ma per chi ha un minimo di intelligenza è solo rassegnazione interessata ad una gestione del potere che continua a garantirgli la sopravvivenza politica. Altri all'interno del PDL, o in formazioni parallele, hanno assunto nei confronti della questione Fondi prese di posizione anche abbastanza chiare. 

Cosa faranno adesso costoro di fronte alla decisione del proprio Governo? Ne trarranno le conseguenze prendendo le dovute distanze, oppure assumeranno un atteggiamento di ignavia? Vorremmo essere smentiti dai fatti, ma la risposta ci appare scontata. Da sottolineare che, come già avvenuto altrove, il Consiglio dei Ministri avrebbe potuto comunque procedere allo scioglimento nonostante le dimissioni già rassegnate dagli interessati. Non avendolo fatto si è creato un pericoloso precedente. Giocoforza, quei comuni, in particolare del sud Italia, che si trovano o si troveranno nella stessa situazione del Comune di Fondi, potranno ovviare allo scioglimento coatto trovando quella via di fuga. 

La non-decisione assunta in questa occasione va ad assumere un valore dirompente, offrendo ampi margini di manovra a quelle organizzazioni malavitose che determinano le scelte ed attuano il controllo di numerosi comuni. La cosa che più dispiace è che viene lasciato ampio margine ad una battaglia di moralizzazione nelle mani di chi ha la stessa "credibilità" di questa pseudo destra, cioè di quella sinistra che si è permessa  di scendere in piazza stringendo nelle mani l'agenda rossa di Paolo Borsellino, candidato alla Presidenza della Repubblica poche settimane prima del suo assassinio, dal MSI. Che lo votò in splendida solitudine. Ma erano altri tempi e Zaccheo allora frequentava la sezione missina di Via Pio VI. Un secolo fa.


Libertà di stampa e stampa libera

2 ottobre 2009

C'è in Italia libertà di stampa? Dalla pluralità delle testate giornalistiche, anche televisive, parrebbe di si. Parrebbe, ma, nella realtà, la gran parte degli organi informativi è veramente non asservita a questo o quel potere? La nostra personale esperienza ci induce a ritenere che molti organi di informazione, in particolare quelli che fanno opinione soprattutto a livello locale, siano volontariamente, per i vantaggi che ne derivano o che ne possono derivare, limitati. Ossia, pur potendo scrivere non lo fanno. Dovendo rispondere ad esigenze di cassetta, dovendo corrispondere a questo o quel "padrone", si autocensurano. Per rendere bene l'idea di quale è la reale situazione, riportiamo quella che è stata una vicenda direttamente vissuta. Chi segue il sito lavocelibera.it, organo di Movimento Libero Iniziativa Sociale, sa che per diverso tempo ci siamo interessati delle vicende relative alla gestione Astral, l'azienda regionale del Lazio presieduta da Giovan Battista Giorgi (PD), che si occupa della sicurezza delle strade. Una inchiesta, la nostra, circostanziata, riferita a situazioni molto delicate, come ad esempio una serie di discutibili assunzioni e comunque ad una gestione molto personalistica dell'azienda. 

Quella documentazione fu regolarmente fatta recapitare a tutte le redazioni provinciali dei quotidiani locali ( Latina Oggi, Il Territorio, Il Messaggero, Il Tempo, La Provincia). La notizia c'era ed anche grossa. Perché nella documentazione fatta pervenire facevamo nomi e cognomi, riportavamo circostanze, denunciavamo situazioni scandalose che coinvolgevano trasversalmente tutti i partiti da AN al PD. Eppure nessun giornale la riprese. Riprovammo nei giorni successivi, parlando anche con qualche caporedattore che dimostrò interesse. Risultato? Nessuno. Nessun quotidiano ha pubblicato un rigo. Che le notizie ci fossero ci fu confermato a distanza di qualche giorno, quando il quotidiano romano Il Tempo, ma solo nel dorso nazionale, le riprese con apertura principale nella prima pagina e servizi interni, dando loro ampio spazio in diverse edizioni. Fatto che costrinse il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo ad intervenire. 

Naturalmente il tutto continuò ad essere ignorato dai quotidiani della provincia di Latina, compreso il dorso provinciale de Il Tempo. Quotidiani che, però, pur non avendo dato notizia del caso, in maniera giornalisticamente anomala dettero la possibilità a Giovan Battista Giorgi di replicare per qualcosa che non avevano pubblicato. Cosa c'entra questo? C'entra perché questi giornali non si schiererebbero mai contro un "potere forte" come quello rappresentato dall'Astral, che periodicamente acquista paginate e paginate di pubblicità sulla stampa locale. Non si schiererebbero mai contro un "sistema di potere", che vede unita, da Giorgi al sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo (PDL), da Giuseppe Ciarrapico, senatore pidiellino ed editore locale, alla parlamentare del PD Maria Teresa Amici, tutta la classe politica, la stessa che la condiziona e le garantisce la "sopravvivenza". Ecco perché possiamo ben dire che pur esistendo teoricamente una libertà di stampa, ciò che manca é una stampa libera.


Giù le mani da Paolo Borsellino

30 settembreo 2009

In quest'ultimo periodo si fa un gran parlare, quasi sempre a sproposito, di Paolo Borsellino. Lo diciamo subito: non ci fa piacere vedere sbandierare il suo nome, al fine di strumentalizzarlo, in presunte "battaglie antimafia" della sinistra in genere e dell'Italia dei Valori in particolare. Non è bello, e probabilmente neanche lui ne sarebbe compiaciuto, vedere impugnata dai rappresentanti delle sinistre quell'agenda rossa, andata persa dopo l'attentato mortale. Ma tant'è: coloro che oggi molto indegnamente pretendono di rappresentare la Destra, sono riusciti anche in questo, cioè lasciare a chi certamente non rappresenta i valori di riferimento di Paolo Borsellino la pretesa di poter sventolare la bandiera della lotta alla Mafia. Ci preme rammentare a tutti coloro che dimostrano di avere memoria molto corta, quelli che sono stati i trascorsi del magistrato. Borsellino si iscrisse al FUAN, organizzazione dei giovani universitari del MSI, nel 1959. Di questa organizzazione divenne anche componente dell'esecutivo provinciale di Palermo e come rappresentante studentesco fu eletto nella lista del FUAN "Fanalino". Lui, che era cresciuto in una famiglia di destra, aveva chiaramente preso posizione. Si trattò di una passione politica e civile che si rispecchiò nella sua attività professionale, fino al sacrificio estremo. Un altro dato è importante sottolineare. Nel Giugno del 1992, come ha recentemente ricordato l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, ma come in tanti hanno tentato di far dimenticare, Paolo Borsellino ottenne 52 voti nella elezione alla Presidenza della Repubblica: si trattava dei voti del MSI, che ne aveva presentato la candidatura. La sua attività era in quel periodo ben nota, ben noto era il suo impegno contro la Mafia. Eppure non si andò oltre quei 52 voti missini. 

Qualche giorno dopo sarebbe stato assassinato. Evidentemente, come sottolineato anche da Cossiga, si trattava di una figura che dava fastidio a tanti, anche a livello istituzionale. Oggi quelle parti politiche che non lo votarono, scendono in piazza trincerandosi dietro il suo nome. Il primo ad urlare è Antonio Di Pietro, il quale accusa: "Parlamento mafioso". Se lo dice lui che è parlamentare! Ma la rivista di Paolo Flores D'Arcais "Micromega", pur vicina all'Italia dei Valori, passa ai raggi X il partito dipietrista con una inchiesta. Lo descrive come un movimento in cui a livello locale si trovano faccendieri, ex DC in cerca di nuova fama, dirigenti dal passato non limpido. Si legge su Micromega che dopo i commissariamenti regionali i congressi sono fermi e che il partito è fatto di politicanti dalla fedina incerta. Politici dallo scarso curriculum ma di gran disinvoltura. Micromega, nell'inchiesta, indica dirigenti locali con trascorsi giudiziari, dirigenti che hanno ricevuto provvedimenti antimafia nel sud, un IdV pieno di faccendieri soprattutto in regioni come la Campania e la Basilicata. Si tratta di critiche che provengono dalla stessa area del partito e che vanno quindi meditate. E' credibile un impegno contro la criminalità lasciato nelle mani di costoro? Purtroppo è quello che sta succedendo, come si può verificare soprattutto in provincia di Latina per il caso Fondi. Prescindendo da quella che sarà la conclusione di tale questione, una cosa ci preme sottolineare: se si è data la possibilità ad esponenti di queste aree politiche di impugnare la bandiera dell'antimafia, se si è lasciato strumentalizzare anche il nome di Paolo Borsellino dalle sinistre, è perché una Destra vera, una Destra con riferimenti ideali forti e valori come quelli di cui si faceva testimonianza vivente Borsellino, oggi in Italia non esiste. Tantomeno a Latina.


Sexi shop nel centro di Sezze

13 settembreo 2009

Nella testa dell'assessore al commercio Sergio Di Raimo, il tanto sbandierato rilancio delle attività nel centro storico di Sezze passa forse attraverso il sesso? Perché dopo il "lancio" fantasma dell'inesistente " Centro commerciale naturale Via Grande ", la situazione generale in tutta l'area centrale della città è rimasta inalterata, mentre una sola attività sta aprendo i battenti: un sexi shop più adatto ai quartieri a luci rosse delle grandi città, che non alle antiche vie di un paese collinare. Evidentemente in Amministrazione si hanno poche idee in materia e queste poche alquanto confuse. Dopo aver speso migliaia di euro per una manifestazione ormai passata nel dimenticatoio, per qualche insegna con il logo "Via Grande", brochures e manifesti vari, dopo aver illuso qualche ingenuo commerciante, si è proseguito sulla falsariga di sempre: avanti tutta per distruggere il centro di Sezze (LT) con le sue attività commerciali. Mentre prosegue la campagna di multe nei confronti di quegli automobilisti che in centro non riescono a trovare parcheggio, quando non si fa niente per affrontare questa delicatissima questione, quando facendo quattro passi nelle vie principali ( quelle che nella testa degli amministratori comunali dovrebbero costituire Via Grande ) è tutto un susseguirsi di botteghe con i battenti chiusi, sui quali fanno bella mostra  di sé i cartelli " Vendesi ", " Affittasi ", ecco che finalmente una nuova attività viene aperta. 

Nuova, ma che fa leva sui più antichi istinti umani, quelli sessuali. Il sexi shop nelle immediate vicinanze di un istituto religioso che ospita una scuola materna ed elementare ed in prossimità della cattedrale di S. Maria, è un ulteriore schiaffo alla storia della città di Sezze ed un ultimo passo verso il suo degrado. Il nostro, ci teniamo a precisarlo, non è assolutamente un discorso moralistico. Non siamo dei bacchettoni. Ma attività come questa di cui stiamo scrivendo vanno ubicate in zone periferiche e comunque debbono risultare poco visibili. Appare ormai evidente, insieme all'incapacità, al menefreghismo ed all'irresponsabilità di chi amministra Sezze, come si navighi a vista, senza la benché minima programmazione. In un paese che conta ormai oltre trentamila abitanti (visto il largo fenomeno dell'immigrazione) non esiste una sola libreria, non c'è una sala cinematografica, nel centro storico non è attiva una trattoria tipica. Eppure si apre un sexi shop. Nessuno, ormai anestetizzato da decine di anni di regime, riesce più ad indignarsi? Nessuno riesce ad alzare la testa prendendo finalmente a calci nel sedere quei personaggi che occupandosi solo dei propri interessi, si sono messi sotto i piedi quelli della città?  Movimento Libero Iniziativa Sociale interviene su problematiche come questa  perché si sente ancora parte di una comunità che forse non esiste più. Il sindaco Andrea Campoli (PD), l'assessore Sergio Di Raimo (PD), il presidente del consiglio comunale Giovanni Zeppieri (PD), il consigliere anziano onnipresente Titta Giorgi (PD), non hanno niente da replicare? Per loro è tutto a posto? Sicuramente si.


Nando Cappelletti: presente!

7 settembreo 2009  

Nando Cappelletti è morto. Improvvisamente ed inaspettatamente. Con lui, che era nostro amico, nemmeno il tempo di un saluto. La notizia ci ha raggiunti, lasciandoci sgomenti. Chi è stato Nando in vita noi lo sappiamo bene, come conosciamo bene, per averla condivisa, l'amarezza di questi ultimi anni per una politica che ci ha traditi. Ora gli ipocriti ed i falsi amici, coloro per cui Nando rappresentava una pietra d'inciampo, faranno mucchio, osannandolo. Li conosciamo, per aver condiviso con Cappelletti un percorso comune e non ci stupiremo del loro comportamento, come non si stupirà lui. Nando è il grafico che ci ha regalato i nostri simboli, innanzitutto quello con cui Iniziativa Sociale si è presentata alle comunali di Sezze: un simbolo che graficamente ricordava quello di Latina Sociale, la lista che Cappelletti presentò contemporaneamente al comune di Latina. Non solo una similitudine grafica, ma una unità di intenti e la condivisione di una medesima analisi politica, fortemente critica nei confronti di chi oggi pretende di rappresentare i valori della Destra nella nostra provincia. Nando ha poi studiato la risoluzione grafica per il nuovo simbolo, quello contraddistinto dalla sigla ML ( Movimento Libero Iniziativa Sociale ). Era un collaboratore assiduo del nostro sito lavocelibera.it. Chiunque vuole conoscerne le più recenti analisi politiche, può farlo collegandosi ad esso, nello spazio dedicato ai commenti. Una delle ultime occasioni nelle quali abbiamo avuto modo di incontrarci, è stata la cerimonia di commemorazione per i caduti della RSI, presso il Campo della Memoria a Nettuno. Questo per rimarcare un comune sentire, che dagli anni '60-'70 non è venuto mai meno, pur tra difficoltà, sconfitte, delusioni. Nel tracciare, però, il resoconto del suo cammino terreno, restiamo certi di una cosa: Nando, non essendosi mai arreso neanche alle “sirene” di una vita "comoda", ha vinto. Sono altri gli sconfitti. Resterà per i suoi camerati, la testimonianza di una vita vissuta nella coerenza.


IdV, una petizione strumentale?

4 settembreo 2009   

Il partito di Antonio Di Pietro si é fatto promotore, a Latina, di una petizione finalizzata ad affiancare al nome del capoluogo quello di Littoria e ad intitolare alcune vie cittadine a personalità come  Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Carlo Alberto Dalla Chiesa. L'Italia dei Valori, con questa richiesta, cerca  facili titoli sui quotidiani. E lo fa pretestuosamente. Spieghiamo perché. Premesso che Movimento Libero Iniziativa Sociale è per Littoria ed apprezza l'operato di quegli uomini cui si vorrebbero dedicare spazi della città, si permette di rammentare a chi da rappresentante dipietrista ha promosso la raccolta di firme, che l'IdV è forza di governo in importanti città provinciali, come quella di Sezze, dove esprime il vicesindaco, un assessore, un consigliere provinciale e tre consiglieri comunali, di maggioranza naturalmente. Nel centro collinare lepino, dove non avrebbe bisogno di petizioni, appare ben lungi dal proporre intitolazioni di questo tipo, in una città carente anche nella toponomastica. Insomma, laddove i dipietristi sono minoranza predicano bene, ma razzolano male laddove governano. Se non è strumentalizzazione questa, come chiamarla? Più seriamente, avrebbero dovuto invece, al fine di essere credibili, promuovere una campagna di tal fatta su tutti i 33 comuni della provincia, dal sud al nord. Invece si sono limitati a sollevare un polverone a Latina città, tirando fuori il nome di Littoria, buono in ogni occasione per "scandalizzare" i benpensanti, affiancato da quelli delle singole personalità, sapendo che in tal modo qualche spazio sui giornali si guadagna. Così è stato, almeno finora. Movimento Libero invita l'Italia dei Valori ad assumere nei comuni dove è forza di governo un atteggiamento in linea con quello assunto a Latina, a cominciare dalla città di Sezze. Movimento Libero, da sempre vicino a quell'Italia che ha espresso uomini come Falcone e Borsellino e da sempre contrario alla cancellazione della storia, come si è fatto eliminando il nome di Littoria, non troverebbe difficoltà alcuna a condividere iniziative veramente sentite. 


 

Il Cardinale Corradini sommerso da rifiuti

 2 settembreo 2009  

Quattro cassonetti di raccolta della immondizia posizionati "strategicamente" davanti al busto del Cardinale Pietro Marcellino Corradini, uno dei personaggi più illustri che abbiano avuto i natali a Sezze (LT): quando si dice l'ingratitudine o la mancanza di rispetto per la storia e gli uomini rappresentativi della propria città. Raccogliendo anche le proteste di diversi residenti, Movimento Libero Iniziativa Sociale intende denunciare lo scempio compiuto presso la Chiesa del Bambino Gesù, in prossimità del Duomo di S. Maria. Il Cardinale Corradini, ricordiamo a chi ha corta memoria, nacque a Sezze nel 1658 e nel conclave aperto il 5 maggio 1730, dopo la morte di Benedetto XIII, sembrò vicinissimo alla elezione a Papa, bloccata dall'imperatore d'Austria e dal re di Spagna. Se in vita ha sfiorato il soglio pontificio, è stato però, passato a miglior vita, colpito in pieno dai rifiuti comunali. I cassonetti che hanno sostituito le piante posizionate davanti al suo busto, spesso addirittura ne impediscono la visuale, quando sono sovraccarichi. 

Se il Corradini si occupò delle ragazze povere, impiantando a Sezze un collegio ( il Conservatorio Corradini è attivo ancora oggi), al quale provvide una istituzione religiosa da lui fondata (oggi Suore Collegine della S. Famiglia) tuttora attiva in diverse parti del mondo, questo sembra interessare ben poco l'amministrazione comunale locale e chi si occupa della raccolta rifiuti a Sezze. Da notare che nessuno di coloro che periodicamente, soprattutto in occasione del processo di canonizzazione del Cardinale setino, si sono recati a Palermo, dove è la casa madre dell'istituzione e dove il Corradini fu Arcivescovo, ha avuto da ridire contro la decisione di ammucchiare immondizia proprio davanti al monumento a lui dedicato. Niente ha avuto da ridire il consiglio di amministrazione del Conservatorio. Eppure il vergognoso scempio è evidente. Nessuno se n'è accorto? Chi è che ha preso tale decisione? E' solo l'ennesima dimostrazione di ingratitudine verso i propri figli o proprio una manifestazione di disprezzo?

Chiedendo che quanto prima si provveda a normalizzare l'incresciosa situazione, Movimento Libero intende sottolineare che il proprio intervento non è dettato da motivazioni di carattere fideistico, ma solamente dal rispetto e dall'amore per la propria città e per la sua storia. Lo stesso che dovrebbe animare chi la amministra. Ma che cosa ci si potrebbe attendere da chi concepisce il centro storico di Sezze come luogo da sommergere con l'asfalto, come è stato recentemente fatto anche nella Piazza del Duomo, adiacente il monumento al Corradini? Non hanno niente da dire i "democratici" Andrea Campoli, sindaco, con il suo factotum Giovan Battista Giorgi?


Sezze, la città delle multe

24 agosto 2009

Se è vero che una recentissima direttiva del ministro Roberto Maroni è intervenuta per sanare l'uso, molte volte trasformatosi in abuso, degli autovelox, evidentemente qualche "piccolo" problema esiste. Se è vero che da adesso  montaggio, posizionamento, foto e multa diventano di competenza esclusiva degli agenti di polizia, sottraendo il tutto a chi li gestiva, qualcosa fino ad ora non deve aver funzionato. Se si interviene nei confronti delle aziende private che hanno venduto ai comuni le diaboliche macchinette, se a quanto pare si cerca di porre fine all'epoca dell'autovelox selvaggio, spesso utilizzato dai comuni per rimpinguare le casse o per operare truffe nei confronti degli automobilisti tramite macchinette truccate dalle ditte appaltatrici, in accordo con sindaci, assessori, comandanti di PM, è come se abbiano trovato fondamento le giuste rimostranze di numerosissimi automobilisti, vittime di tali apparecchiature. Non è un caso che tramite la nuova direttiva i compiti di coordinamento e monitoraggio di tutta l'attività di controllo vengano affidati ai Prefetti. 

Non è un caso che si sia deciso di aumentare i controlli notturni il sabato sera, preferendo le strade dove si registra un alto numero di incidenti, piuttosto che privilegiare orari diurni in aree poco rischiose. Altro punto fermo della direttiva è che l'automobilista deve sapere dove stanno gli autovelox: la segnalazione sarà necessaria. Per ciò che riguarda le apparecchiature mobili devono essere segnalate, anche esse, almeno 400 metri prima e ci dovrà sempre essere una pattuglia ben visibile. Altro punto fermo è la tutela della riservatezza. Si tratta di una direttiva quanto mai opportuna, la quale arriva in un momento particolare, quando, ad esempio, nel solo comune di Sezze (LT) sono state comminate in quest'ultimo periodo oltre 20.000 multe. Senza entrare nel merito della loro legittimità e degli eventuali ricorsi che gli interessati potrebbero proporre, dato il numero eccessivo delle sanzioni non c'è da chiedersi come mai si sia verificato questo "fenomeno"? Non è necessario qualche intervento che si indirizzi verso il rispetto della nuova direttiva, puntando più sulla prevenzione che sulla repressione? Non è opportuno attivare immediatamente almeno un lampeggiante di colore giallo per dare più visibilità alla segnaletica, in attesa di altri interventi?

Sarà anche un caso, ma contemporaneamente, come a far pensare veramente, come in tanti già pensano, che si voglia solo "fare cassa", è inziata nel territorio comunale di Sezze, in particolare nel suo centro storico, una campagna di multe per divieto di sosta, in una città che notoriamente soffre la totale mancanza di parcheggi, nei confronti di automobilisti  costretti ad arrangiarsi. Nel giro di pochi giorni, cioè da quando hanno preso servizio nuovi operatori, ne sono state comminate a centinaia.  In precedenza, strumentalmente, era stata sollevata da più di qualcuno, anche dal sindaco Andrea Campoli (PD), in passato sempre poco sensibile alla problematica, la "questione sicurezza", al fine di far sembrare indispensabile l'assunzione temporanea di nuovi vigili. Tutta una scusa, perché mentre per il problema ordine pubblico le cose sono proseguite con il medesimo andazzo, i nuovi arrivati sono stati utilizzati per multare. In questo consisteva il problema sicurezza? Reprimendo chi non può parcheggiare lo avete risolto? Se è così, caro sindaco, abbiamo capito perché Sezze continui ad essere una città con notevoli problemi.


Ordine pubblico a Sezze, solo chiacchiere

17 agosto 2009

Bontà loro, oggi a Sezze esiste un "problema sicurezza". Una questione che li vede trasversalmente d'accordo. Noi, anni fa, la chiamavamo "emergenza". Anni fa, appunto. Se non fosse una questione seria, verrebbe da riderci sopra. Perché lorsignori, quando da destra dicevamo di correre ai ripari prima che la questione degenerasse, facevano finta di niente. Ci davano dei "fascisti allarmisti". Addirittura il sindaco Andrea Campoli smentiva ufficialmente, tramite manifesti, una "emergenza ordine pubblico". Salvo, adesso, farsi promotore di ordinanze proibizioniste, puntualmente disattese, e discussioni sui "massimi sistemi". Non tralasciando il recente decreto legge e naturalmente le cosiddette ronde. Nel frattempo, non sappiamo per disposizione di chi, per riportare un po di "ordine" ci si è sbizzarriti contro gli automobilisti: sono 20.000 (ventimila!) le multe comminate tramite autovelox e numerose quelle degli ultimi giorni per divieto di sosta, in una città notoriamente priva di parcheggi, dove i possessori di auto sono costretti in qualche modo ad arrangiarsi. Movimento Libero Iniziativa Sociale, da sempre sensibile alla problematica in oggetto, non intende cadere nella trappola della sterile discussione " ronde si, ronde no", "più vigili o più incentivi". 

Già rendere il paese più vivibile costituirebbe, per noi, un primo passo verso una città più sicura. Avere un centro storico e delle periferie meno degradate, avere servizi efficaci e moderni, dei parchi puliti, dei posti macchina in numero  sufficiente a disposizione dei cittadini, una viabilità efficiente, una segnaletica adeguata, delle piazze vive, tranquille e ospitali, vie e vicoli curati, già questo sarebbe un passo avanti: è notorio che determinati fenomeni delinquenziali prosperano nelle zone più degradate e purtroppo estese aree di Sezze, in particolare nel centro storico ma non solo (si veda ad esempio lo Scalo), sono tali. Non a caso il fenomeno della immigrazione selvaggia è qui che si è sviluppato, spesso ignorato, se non incentivato, da quegli stessi amministratori che oggi si riempiono la bocca con la parola "sicurezza". Movimento Libero parla di una politica dei piccoli passi. Perché non preoccuparsi di dotare le diverse zone della città, a partire dai vicoli, di adeguati punti luce? Sono troppe le "zone scure" esistenti, a cominciare dai parchi, come quello della Rimembranza, più volte teatro di episodi  preoccupanti. Se risponde al vero il fatto che sarebbe inadeguato al controllo, in particolare notturno, del territorio, il numero del personale preposto, perché non pensare di realizzare concretamente, non a parole come è stato fatto finora, un servizio di video sorveglianza delle zone calde del territorio? Le telecamere, se posizionate nei siti appropriati, costituirebbero un valido deterrente nei confronti dei malintenzionati. 

Ed a tal proposito: ma un progetto di video sorveglianza non era stato finanziato? Se non erano chiacchiere quelle delle vostre amministrazioni, i soldi dove sono finiti? Un Comune, poi, deve necessariamente fissare delle regole. Non si può sempre giocare allo scaricabarile. Le regole a Sezze non esistono, in particolare nel periodo estivo. Non esistono quelle che incidano sulle attività notturne. L'ordinanza emessa dal sindaco Campoli relativamente alla somministrazione delle bevande alcoliche, ha rappresentato chiaramente una presa in giro. Vorremmo sapere quante multe sono state comminate sulla base di essa, quando ci risulta che quotidianamente chi si occupa di nettezza urbana raccoglie per strada centinaia di bottiglie vuote. Di che cosa devono parlare Campoli, Zeppieri, Vitelli, quando le loro parti politiche hanno causato l'attuale degrado? Oggi sviano, facendo credere che tutto dipenda dallo scarso numero delle forze in organico, quando per controllare una città "civile" basterebbero poche unità. Una politica dei piccoli passi concreti, farebbe molto di più delle sterili chiacchiere strumentali ed occasionali di certa politica estiva.

Per ciò che concerne le "ronde", giusto per tagliare la testa al toro e fare definitiva chiarezza, Movimento Libero si dichiara contrario ad una resa dello Stato: una telefonata alle forze dell'ordine in caso di necessità, è dovere  di ogni cittadino, anche senza pettorina gialla catarifrangente.


A Sezze silenzi omertosi

 11 agosto 2009

Sezze (LT), una città che non nega "cittadinanze onorarie" a nessuno? Una città che attribuisce "intitolazioni" a chiunque lo merita? Stando ai fatti, il centro più importante dei Monti Lepini sembra distinguersi per il notevole numero di titoli onorifici attribuiti nel corso degli ultimi anni a chicchessia, spesso inspiegabilmente. Se è vero che in Italia un cavalierato o un commendatorato non si negano a nessuno, a Sezze sembra che a nessuno venga negato il titolo di cittadino onorario o l'intitolazione di una via, di una piazza, di un vicolo, perfino di una galleria. Caso più unico che raro, quest'ultimo: sfidiamo a trovare in tutta la Penisola una galleria o un traforo che porti il nome di qualche personaggio, in particolare politico. E' stata una gara, da qualche anno in qua, a "scovare" personalità cui attribuire qualcosa, tanto che sorge il dubbio che in qualche caso ci si sia trovati di fronte a situazioni che vengono utilizzate dai soliti noti per fini personalistici. 

Dubbio che si rafforza quando invece viene negato il giusto riconoscimento a chi veramente lo meriterebbe. Si fanno forse dei calcoli nel caso che riguarda i due setini immolatisi nella battaglia di El Alamein nel 1942? Perché, nonostante le pressanti richieste avanzate da Movimento Libero Iniziativa Sociale da diversi mesi, non ha ottenuto alcun tipo di riscontro la richiesta inoltrata al sindaco PD Andrea Campoli, affinché venga reso il dovuto onore al Capitano Pilota Riccardo De Angelis ed al Sergente Armiere Ubaldo Piccaro, tumulati insieme nel cimitero setino.Un caso, fra l'altro, particolare, perché si tratta con ogni probabilità delle uniche spoglie traslate in Italia dal Sacrario della cosiddetta "Quota 33" nel deserto africano. Se fino a qualche tempo fa il silenzio sulla vicenda poteva essere in qualche modo giustificato dall'assoluta ignoranza, gravissima, degli amministratori locali relativamente alla storia dei due Caduti, ora non è più così. 

Movimento Libero ha portato a conoscenza degli organi comunali i fatti del '42, chiedendo esplicitamente che ai due Eroi pluridecorati venisse intitolata una via, una piazza, un edificio di importanza pubblica. Dal Palazzo Comunale sono arrivati solo silenzi. E' come se venisse attuata una gravissima discriminazione nei confronti di De Angelis e Piccaro. Se è vero che può essere definito fortunato un paese che non ha bisogno di eroi, è altrettanto vero che se un paese ha degli eroi, deve conoscerli ed onorarli. Il 22 Giugno del 2009, il TG1 trasmise un servizio da Pula, Sardegna, sulla figura di Giuseppe Mereu, uno degli ultimi sopravvissuti tra gli Eroi dimenticati di El Alamein. Il Sindaco del paese sardo va orgogliosamente fiero del suo concittadino. La sua gente lo sta ad ascoltare, tutti lo rispettano, i giovani ascoltano i suoi racconti. Il sindaco di Sezze Andrea Campoli invece fa orecchie da mercante e con un atteggiamento vergognoso continua ad ignorare due concittadini che hanno donato la loro giovane vita all' Italia. Il tutto accade nel silenzio omertoso di tutta la classe politica locale.


Latina, una Provincia nel caos

8 agosto 2009

In merito al "caso Fondi" Movimento Libero Iniziativa Sociale ha inteso astenersi da commenti a caldo, anche in occasione degli arresti, nel rispetto delle Istituzioni e degli organi decisionali. Ora, a fronte di quanto sta accadendo, è indispensabile pronunciarsi. Se da una parte appare poco spiegabile l'atteggiamento attendista di un Consiglio dei Ministri in altre occasioni, anche recenti, particolarmente solerte, dall'altra va stigmatizzata la scelta di un senatore della Repubblica, Claudio Fazzone,  polemicamente intervenuto nei confronti del Prefetto di Latina Bruno Frattasi. D'altronde si tratta di una "linea" già tracciata dal suo collega di partito Armando Cusani, presidente PDL della Provincia di Latina. E' stato facile per la pseudo controparte politica, il PD, in tale situazione di contrasto istituzionale, inserirsi strumentalmente per utilizzare a propri fini il caos creato, dimostrando scarso senso di responsabilità. C'è estrema confusione sotto il cielo della provincia pontina, accentuata, paradossalmente, anche dal silenzio, in questo caso veramente assordante, di figure a loro dire sempre attente alla "questione morale" ed al rispetto delle Istituzioni. Ogni riferimento al sindaco PDL di Latina Vincenzo Zaccheo è chiaramente voluto. Se è vero che esiste un tempo per parlare ed un tempo per tacere, è altrettanto vero che il basso profilo tenuto dal primo cittadino ha dato adito a chiacchiere e supposizioni che avrebbero potuto essere facilmente smentite con una chiara presa di posizione.  Mentre il Consiglio dei Ministri fissava l'ennesimo rinvio per la decisione relativa allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del comune fondano, altri fatti sono arrivati a scuotere il precario equilibrio della classe pontina nella sua interezza. E' scoppiato il caso, ancora tutto da chiarire, che ha interessato il vicesindaco di Latina Maurizio Galardo, e quello relativo al neo sindaco di Roccagorga, la democratica Carla Amici, indagata insieme ad altri per vicende che riguardano l'azienda municipalizzata di Aprilia, nella quale ricopriva un incarico di vertice. Non ci interessa stare a sottilizzare perché lo ricoprisse in un comune all'epoca amministrato dal centrodestra, ma sottolineare il fatto che la cosiddetta ed ormai abusata "questione morale", sia trasversale come quelle "amicizie" che vedono unirsi il diavolo e l'acqua santa. Anche in relazione a questi ultimi due casi, a far meditare sono i silenzi osservati dalle rispettive parti politiche teoricamente "avverse". Gli stessi silenzi mantenuti in occasione della esplosione a livello nazionale del caso Astral, l'azienda regionale di cui è ancora presidente l'esponente del PD Govan Battista Giorgi. A sottolineare l'anomalia rappresentata dalla provincia di Latina, è intervenuto il sindacato dei Prefetti, a dare il proprio sostegno alla forte e chiara azione portata avanti, nonostante tutto e tutti, dal Prefetto Frattasi, cui va  la solidarietà del nostro Movimento.


Sezze, dal centro al Centro

10 luglio 2009  

Movimento Libero Iniziativa Sociale intende mantenere alto il livello di attenzione dell'opinione pubblica e degli amministratori sulla situazione che interessa il centro storico di Sezze (LT). Anche se si è tornati a parlarne solo a seguito dell'ennesimo crollo parziale che ha interessato uno dei suoi palazzi storici, cioè Palazzo Pitti, è importante che si trovi, stando alle affermazioni di qualche amministratore, nell'agenda dell'ente comunale. Il suo recupero ed il relativo rilancio erano e restano tra i punti fondamentali del nostro programma: è stato Movimento Libero a parlare di " centro commerciale naturale " e di " albergo diffuso " nelle ultime elezioni comunali. Oggi ne parlano anche altri, cosa che ci fa piacere. Però lo si fa, talvolta, in maniera distorta. La realizzazione di questi progetti passa obbligatoriamente per un percorso che prevede la realizzazione di un piano infrastrutturale che faccia del Centro il motore pulsante della città di Sezze, il cuore della sua economia. In quale situazione oggi versi è ben noto a tutti. Palazzi monumentali in stato di abbandono, strade e vicoli in degrado, abitazioni e cantine abbandonate, igiene in molti casi al limite della decenza, occupazione sistematica delle aree più importanti  da parte di un fenomeno immigratorio spesso incontrollato, abbandono di alcuni stabili ai ratti ed a ogni tipo di insetti, illuminazione scarsa se non assente, situazione dell'ordine pubblico al limite della sicurezza. E' quindi chiaro, se si vuole veramente iniziare un percorso di valorizzazione, che la risoluzione di tali problematiche è propedeutica ed indispensabile per il rilancio di ogni attività. Da tempo si parla di nuovo piano regolatore ed anche nel merito di questo Movimento Libero ha le idee ben chiare. 

Ci siamo dichiarati e continuiamo a dichiaraci contrari a qualsiasi tipo di cementificazione, con relativa speculazione, che possa interessare il territorio comunale di Sezze, già largamente devastato ( basta vedere lo scempio che si è fatto di zone a vocazione turistica come la Conca di Suso o di singoli siti importanti come quello che era rappresentato dall'Anfiteatro). Il nuovo PRG deve essere finalizzato al recupero di tutte le unità abitative del centro storico, abbandonate da tempo ed oggi utilizzate spesso in modo inappropriato. Insieme ad esse vanno ristrutturati i grandi palazzi e gli edifici storici. Questo comporta anche una rivisitazione organica e non solo strutturale, che parta da un piano colore per arrivare ad un piano materiali. Insieme a questo è indispensabile adottare un nuovo piano commercio ed attività in genere, finalizzato a riportare in Centro servizi e tipologie tuttora inesistenti. Ma un recupero di tal fatta non può prescindere da un piano riferito alla viabilità ed ai parcheggi. Non si può pensare di rilanciare il cuore della città, non si può pensare ad un centro commerciale naturale o ad un albergo diffuso, senza risolvere il problema della sosta. La risoluzione di questo problema comporterebbe già di per sé un automatico rilancio della zona ed una valorizzazione degli immobili in essa compresi. Cosa che vedrebbe un interesse concreto da parte dei proprietari e dei commercianti agli investimenti, oggi poco motivati o non motivati affatto. 

Noi partiamo dalla individuazione di aree che potrebbero condurre alla risoluzione di questo enorme problema. Si tratta di idee che possono essere oggetto di discussione anche critica, ma restano idee. Ad esempio, abbiamo individuato un palazzo, non storico ma vecchio, che rischia di crollare da un momento all'altro e rappresenta un pericolo costante. Si trova in pieno centro storico, in via Roma. E' l'ex Ufficio registro: il suo recupero costerebbe milioni di euro alla comunità e non si saprebbe come destinarlo. Per Movimento Libero una struttura come questa va abbattuta per ricavarne un ampio parcheggio con verde attrezzato. I benefici sarebbero immediati.


Un dato in controtendenza

11 giugno 2009  

Il dato più importante delle elezioni, sottolineato soltanto da pochi ed accuratamente evitato dai grossi partiti, è quello riferito al forte astensionismo. In tantissimi hanno evitato le urne, con percentuali che da oltre il 35% sono arrivate a superare, in alcune aree, anche il 50%. Ed in tanti, tra chi invece alle urne si è recato, hanno consegnato la scheda in bianco oppure l'hanno annullata. Un fenomeno che ha interessato anche la provincia di Latina. E' un dato politico: una marea montante di elettori non si sente più rappresentata e non ha fiducia nelle forze politiche. A questo fenomeno va aggiunto un altro: circa il 15% dei votanti, nonostante si sia recato alle urne riconoscendosi in qualche modo in forze cosiddette "minori", sulla base di una legge elettorale che sta dimostrando tutte le sue pecche ha visto eliminati i propri rappresentanti politici. Questo sta a significare che le percentuali riportate dai "grandi" partiti, cioè quelli che riescono a superare la soglia dello sbarramento, e dai loro candidati, sono "drogate". Il 56%, ad esempio, raccolto da un presidente di provincia, va a rappresentare, facendo i calcoli sulla base degli aventi diritto al voto e non dei votanti come normalmente si fa, si e no il 20%. 

A Latina le cose sono andate come ci si attendeva. Forte di una opposizione inesistente e di una poco credibile opposizione interna, Armando Cusani si è riconfermato alla guida della Provincia. Tutto resta come prima: la quadratura del cerchio si otterrà con la distribuzione degli assessorati tra le diverse forze. In un contesto che non muta, esiste però un caso clamoroso. Quello di Sezze, che si conferma roccaforte rossa. Nei 2 collegi sezzesi vengono eletti ben 3 consiglieri provinciali di sinistra (due, Enzo Eramo ed Eligio Tombolillo, del PD, il terzo, Enzo Polidoro, dell'IDV). Ad essi va aggiunta Sesa Amici, anch'essa di Sezze. Nemmeno nei tempi del potentissimo PCI la Stalingrado lepina riusciva ad esprimere una tale folta rappresentanza. Una situazione grave per tutti coloro che in provincia di Latina  nella sinistra non si riconoscono, che andrebbe affrontata una volta per tutte. Alla cui base esistono delle motivazioni ben precise. Il PDL ha raccolto nelle elezioni europee, a Sezze, il 42%. Alle provinciali il 22%, perdendo per strada ben 20 punti in percentuale. Come Movimento Libero ha già evidenziato in più occasioni, a Sezze si è dato il via libera ad una operazione, studiata a tavolino, di trasformismo politico, che ha visto protagonisti alcuni personaggi "storici" della sinistra e del social-comunismo locale. Costoro, grazie anche alla cieca complicità di chi ad essa, pur stando nel centrodestra, si è prestato, si sono impadroniti di un'area politica alla quale erano completamente estranei per percorsi personali e politici. E non stiamo parlando di seconde linee, ma di personaggi che nel corso degli anni hanno rivestito posti di rilievo nelle locali amministrazioni di sinistra e nei rispettivi partiti, dal PSI a Rifondazione Comunista, dal PCI al DS. 

Spiazzando in tal modo l'elettorato anticomunista ed in genere di destra di Sezze, che, pur esprimendo un voto politico alle europee, non se la sente, alle provinciali, di dare fiducia a chi, non avendo niente a che vedere con il centrodestra, si è però in esso riciclato. Un dato già emerso alle elezioni comunali, quando una Casa delle Libertà a guida di un ex socialista, raccolse non più del 15%, minimo storico per il centrodestra setino, consentendo l'elezione dell'attuale sindaco di sinistra al primo turno. Dopo quella dèbacle, ne è arrivata una nuova: questa delle provinciali. Dèbacle che si è sostanziata non solo nell'esiguo numero dei voti raccolti, ma soprattutto nel fatto che l'attuale centrodestra setino,così mal rappresentato, ha contribuito alla forte affermazione locale, in controtendenza rispetto al dato provinciale, della sinistra ed allo "storico" arrivo nella Amministrazione provinciale di quei 4 rappresentanti di cui sopra. E', questa, una questione che Movimento Libero pone all'attenzione dei vertici provinciali, e non solo, del PDL.


Che fine ha fatto la politica?

31 maggio 2009

L'esempio più significativo di dove voglia andare a parare certa politica "contro", é rappresentato dal percorso de "L'Altra Faccia della Politica", il movimento che fa capo al consigliere regionale Fabrizio Cirilli. Nata come coalizione alternativa rispetto a quella capitanata dal sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo, comunque nell'ambito del centrodestra, e sviluppatasi con prese di posizione fortemente contrapposte a quelle del PDL, si sta risolvendo in un salto della quaglia: l'altra faccia della politica, in attesa di entrare nella Costituente di Centro di Casini (UDC), nel frattempo appoggia la lista di Michele Forte, schierata alle provinciali con il presidente uscente Armando Cusani (FI). Tanto tuonò che piovve! Tutto quel casino, per ritrovarsi al punto di partenza. Cosa non si fa per sopravvivere! Le elezioni amministrative per il rinnovo del presidente e del consiglio provinciale di Latina sono caratterizzate da una caotica contrapposizione di candidati e liste. In particolare meraviglia gli osservatori quanto sta accadendo nell'ambito del centrodestra. Al PDL ufficiale, quello di Armando Cusani e Claudio Fazzone, si contrappone un altro centrodestra, quello di Gianfranco Conte e Giuseppe Ciarrapico. 

Ad entrambi si contrappone la lista della Lega, guidata da un ex democristiano, Panzarini. Naturalmente ognuno di questi schieramenti ha le sue buone, se non ottime ragioni. Chi all'insegna della continuità di governo, chi all'insegna di un presunto rinnovamento di un governo che fino a ieri appoggiava. Visto quanto è successo con il movimento di Cirilli, le speranze di reale innovazione nella gestione della cosa pubblica appaiono se non nulle, alquanto scarse. Sono in molti a ritenere che ad urne chiuse i protagonisti delle polemiche affatto costruttive di questi giorni di campagna elettorale, torneranno a fare nuovamente "squadra". Naturalmente ognuno troverà la motivazione giusta per farlo. Si tratta in fondo di una situazione paradossalmente favorita soprattutto dall'assenza di una opposizione reale. Diciamolo chiaramente: il PD a Latina non esiste. Così a dettare i tempi della politica resta il solo PDL, che non solo governa le amministrazioni, ma si fa anche opposizione. Questo certamente non è un vantaggio per un sistema che si vorrebbe democratico. Preoccupa altresì il fatto che il centrosinistra e le sinistre in genere, non si occupino minimamente della costruzione di una alternativa governativa. Come se si fossero abituati, se non addirittura assuefatti a questa situazione di fatto, appaiono rassegnati ad una sorta di monopartitismo del quale loro stessi fanno parte, con funzioni da comprimari. 

In fondo tanti esponenti di spicco della loro coalizione continuano a sopravvivere, e bene, in questo status quo.

Il panorama politico generale della provincia di Latina, insomma, è tale che non invoglia certamente gli elettori a recarsi alle urne. Mai come oggi la classe politica appare lontana dalla società civile, dalla gente comune. Quando per strada, nelle piazze, nei bar, si sente dire "sono tutti uguali", la frase, che fino a poco tempo fa poteva apparire qualunquista, non suscita più fastidio nemmeno in chi, come noi, ha sempre partecipato attivamente alla vita politica. Che occorra tornare a discutere di politica vera ed a fare politica vera, non è solo necessario, ma indispensabile.

Naturalmente con attori diversi. Fino a quando questo non avverrà, ognuno di noi elettori, tra le diverse possibilità, potrà scegliere anche quella di non votare.


Voto inutile e non voto utile

23 maggio 2009

Tralasciando le ormai note vicissitudini che stanno travagliando il centrodestra provinciale, con una pluralità di candidati alla presidenza ed una pluralità di liste l'un contro l'altra armate, soffermiamo la nostra attenzione su un comune in particolare, quello di Sezze (LT). Qui, dove gli echi degli accesi contrasti intestini provinciali arrivano ovattati, sono altre le questioni caratterizzanti.

E' possibile immaginare un centrodestra rappresentato quasi esclusivamente da socialcomunisti, più o meno pentiti? Nella roccaforte rossa dei Lepini è possibile. Qui, un centrodestra che ha come attuale segretario un personaggio che ha rivestito incarichi politici ed amministrativi in Rifondazione Comunista e nei Comunisti Italiani, presenta, quali candidati provinciali di punta della coalizione pro Cusani, un Lidano Zarra, di estrazione socialista ed un Antonio Vitelli, di estrazione comunista. D'altronde il gruppo consiliare comunale del centrodestra locale è, nella sua interezza, composto da elementi in un modo o nell'altro riconducibili alla sinistra. L'elettorato, che ha fino ad ieri dato la propria fiducia a livello nazionale a Berlusconi, si trova in qualche modo spiazzato e nella condizione di non poter votare. 

Se qualcuno in altre occasioni ha deposto la scheda nell'urna turandosi il naso, magari in forza dell'anticomunismo, oggi a Sezze non può farlo: l'alternativa alle liste di sinistra sono quelle del centrodestra occupate da elementi provenienti dalla sinistra. Le sorti della Stalingrado lepina sembrano stare poco a cuore ai dirigenti provinciali del PDL e comunque del centrodestra. Probabilmente, a causa di una geografia riferita alla spartizione di zone di influenza di diverso colore, Sezze non rientra negli interessi dei vari Zaccheo o Fazzone, come Latina non rientra in quelli dei vari Amici o Bevilacqua. Si può continuare a restare succubi dei loro disegni spartitori e dei loro interessi elettorali? Movimento Libero ritiene di no, come ritiene assurdo che possa esistere una destra senza la ... destra. 

E' quindi necessario riprendere un percorso che conduca, in vista di un progetto unitario, alla ricomposizione di quello che è stato volutamente, soprattutto a causa di interessi personali e pressioni esterne, sfilacciato.

Stando così le cose ed essendo fra l’altro convinzione della destra che le province non servono, come poter chiedere a quei sezzesi che si sentono anticomunisti di andare a votare? E come non chiedere di fare un esame di coscienza, a chi fino ad oggi si è prestato a giochi esterni finalizzati ad indebolire la destra locale?


Alcune considerazioni sulle Provinciali

20 maggio 2009

Ma le province non dovevano essere abolite? Non era questo un punto cardine dei programmi elettorali presentati alle elezioni politiche dai diversi schieramenti? Ebbene: non solo non sono state eliminate, ma sono aumentate e gli elettori sono adesso chiamati a rinnovarne i diversi presidenti e consigli. La politica continua ad alimentarsi con la politica, a quanto pare. Movimento Libero è per una semplificazione amministrativa e quindi a favore dell'abolizione di tutti gli enti inutili o doppioni. Abbiamo una proposta che è parte integrante del nostro programma: sostituire i consigli provinciali ed i relativi presidenti con le "assemblee dei sindaci ", ossia organismi di raccordo dei diversi comuni di una provincia, composti da tutti i primi cittadini della stessa e presieduti da quello del capoluogo. Naturalmente si tratterebbe di incarichi rappresentativi non remunerati, in quanto i sindaci godono già di una indennità. Questa "rivoluzione" facilmente realizzabile, se solo lo si volesse, consentirebbe notevoli risparmi da investire nelle diverse emergenze sociali a sostegno dei più deboli, rendendo possibile anche la concretizzazione del cosiddetto "salario minimo garantito" per tutti coloro che, anche momentaneamente, non godono di una occupazione.

Invece, non solo  la classe politica nella sua interezza sta mantenendo questi enti obsoleti, inutili e dispendiosi, ma con la moltiplicazione delle diverse liste concorrenti, sta offrendo uno spettacolo indegno per una vera democrazia. Se è vero che Berlusconi e Veltroni avevano lanciato segnali indirizzati verso la scomparsa di partiti più o meno omogenei per dare vita a contenitori che li polarizzassero ed unissero, è anche vero che per queste amministrative assistiamo ad un PDL affiancato da tantissime sigle e ad un PD anch'esso sostenuto da diversi raggruppamenti. Così è anche per alcune forze " minori ". La tanto sbandierata semplificazione del panorama politico, si è risolta per l'ennesima volta in una moltiplicazione, risultato di meri calcoli elettoralistici. Movimento Libero non condivide questa tendenza, ritenendola dannosa, e ne sottolinea un altro aspetto antidemocratico: come è possibile accettare che alcuni candidati alla presidenza siano sostenuti da numerose liste, a differenza  di altri? Come si può consentire ad un aspirante presidente di essere sostenuto da svariate liste e quindi da un numero altissimo di candidati consiglieri, mentre altri sono sostenuti da una sola lista e quindi da meno candidati? 

Come consentire che a concorrere per un candidato presidente siano, ad esempio, 250 candidati consiglieri, quando il numero di eletti magari è di soli 30? Secondo Movimento Libero ad un candidato presidente deve corrispondere una sola lista di candidati consiglieri, il cui numero a sua volta deve essere pari a quanti ne devono essere eletti nell'assise. Questa è la vera elezione diretta. Ciò non solo perché in una vera democrazia tutti debbono poter avere le stesse possibilità di affermazione elettorale, ma anche per impedire definitivamente che a condizionare le sorti della politica siano i soliti potenti, soprattutto economicamente. Si tratta di rilievi che vanno estesi alle diverse elezioni amministrative, a cominciare da quelle dei sindaci e dai rinnovi dei rispettivi consigli comunali. Un altro fattore da tenere in considerazione è quello relativo ai doppi se non tripli incarichi. Se si vanno a leggere attentamente le diverse liste presentate nella provincia di Latina per il rinnovo della sua amministrazione, si potrà notare che esse  sono zeppe di politici che ricoprono già incarichi amministrativi nei diversi comuni di appartenenza. Non è più tollerabile. Pur non entrando nel merito della capacità delle diverse coalizioni o partiti di rappresentare le differenti istanze che nascono dal territorio, a nostro parere alquanto scarsa, essendosi ormai questa classe politica sempre più caratterizzata come "casta " che difende i propri interessi, sarebbero già sufficienti le istanze da Movimento Libero sopra segnalate per allontanare gli elettori dalle urne.


Caduti di Sezze ad El Alamein, ancora silenzi

14 maggio 2009

Nella foto il Sergente Piccaro prima della missione in volo su Alessandria d'Egitto

Mentre continua il silenzio del sindaco di Sezze (LT), Andrea Campoli (PD), in merito alla richiesta ufficialmente presentata da Movimento Libero Iniziativa Sociale, allo scopo di rendere il giusto onore e riconoscimento ai due concittadini Cap. Pilota Riccardo De Angelis e Serg. Armiere Ubaldo Piccaro, caduti con il proprio aereo nella battaglia di El Alamein il 28 Agosto 1942, le cui salme sono state tumulate insieme nel cimitero del comune di Sezze, intendiamo fornire alcune notizie sulle vicende della loro vita, che stiamo ricostruendo. Ubaldo Piccaro nacque a Sezze nel 1916, da Antonio e Maria Mercuri. Era il quarto di sette figli. Sin da piccolo manifestò un carattere particolarmente socievole e disponibile nei confronti del prossimo. Nel 1926 venne iscritto all'Opera Balilla, alle cui istituzioni si dimostrò molto attaccato. Raggiunto il grado di Capo Avanguardista, ricevette l'attestato per l'onorificenza della Croce ed il Merito. Quando il Duce Benito Mussolini venne a Littoria per la cerimonia di fondazione della città, Ubaldo Piccaro ebbe l'alto l'onore di impartire i comandi ai circa duemila Avanguardisti schierati. Studiò a Roma presso i Gesuiti, conseguendo la maturità magistrale. Tornato a Sezze collaborò con i propri familiari alla vita dei campi. Non era questa la sua ambizione, così decise di arruolarsi nell'Aeronautica Militare, dove si distinse per qualità morali ed attaccamento alla divisa. Durante una esercitazione di lancio con il paracadute si fratturò una gamba. 

In questo periodo prestava servizio nella caserma di Forlì. Decise quindi di partire volontario per l'Africa, in forza alla 284esima Squadriglia Aerosiluranti, 131esimo Gruppo Autonomo, di base a Bengasi. Nel corso di uno scontro nei cieli di Alessandria d'Egitto, riuscì ad abbattere 5 caccia nemici. Fu così insignito della Medaglia d'Argento al Valore Militare. Gli fu fatale, invece, la missione del 28 Agosto 1942 ad El Alamein: dopo avere valorosamente combattuto fu abbattuto dal fuoco nemico. Capitano Pilota dell'aereo S-79, del cui equipaggio Piccaro era l'Armiere, era il suo concittadino Riccardo De Angelis. Il Sergente Piccaro, prima dell'ultima missione, quella fatale, ricevette una licenza premio che rifiutò con decisione per seguire il Capitano De Angelis che lo volle al suo fianco, per le capacità dimostrate. La sua salma rientrò a Sezze nel 1956. Dodici anni dopo, nel 1968, l'Aeronautica Militare Italiana ha inteso rendere onore ai due Caduti, tumulandoli insieme nel cimitero comunale di Sezze, con  una cerimonia ufficiale. Nel corso degli anni l'oblio delle istituzioni locali è caduto sulla vicenda: nemmeno un fiore sulla loro lapide. 

Il Movimento Libero Iniziativa Sociale ha riportato alla luce ed all'attenzione generale l'intera vicenda, interessandone con una missiva del 10 Novembre 2008 direttamente il primo cittadino di Sezze. Il quale, a tutt'oggi, non si è nemmeno degnato di una risposta.  Perché il perdurare di questo silenzio? Nel paese non siamo i soli a chiedercelo. 

Qualche giorno fa abbiamo avuto modo di leggere sulla stampa locale che un funzionario comunale sarebbe stato incaricato di stilare un elenco di tutti i Caduti setini nella Prima Guerra Mondiale ( 1915 - 18 ), al fine di realizzare una lapide, contenente i loro nomi, da posizionare in prossimità del Monumento al Milite Ignoto. Chiedendo il perché di tanto colpevole ritardo, prendiamo tale iniziativa come una risposta indiretta e parziale alle nostre istanze, che restano intatte. Il sindaco Andrea Campoli ha il dovere e l'obbligo morale di farci sapere quali iniziative intende assumere per rendere il giusto riconoscimento ed il dovuto onore al Capitano Riccardo De Angelis ed al Sergente Ubaldo Piccaro. I quali meritano, da parte delle istituzioni della loro città, quantomeno l'intitolazione di una strada,di una piazza o di un edificio pubblico.


Alla faccia della semplificazione

12 maggio 2009  

In tutta onestà risulta difficile comprendere perché a certe dichiarazioni di principio, coloro che gestiscono oggi la politica in Italia facciano corrispondere, nella pratica, il contrario. Tutti abbiamo sentito parlare insistentemente, ad iniziare dalle ultime elezioni per il rinnovo delle Camere, di "semplificazione". Così abbiamo visto scomparire partiti, per confluire in nuovi schieramenti "contenitori", più ampi: nel centrodestra il PDL e nel centrosinistra il PD. Una scelta che può essere condivisa o meno, immediatamente accantonata per mero opportunismo in occasione delle elezioni amministrative. Il quadro che esce fuori dalla presentazione delle liste per le provinciali di Latina  è sconsolante. Il candidato del centrodestra, Cusani, è appoggiato da sette liste, quello del centrosinistra, Amici, da quattro. Tre sono quelle che appoggiano Guidi, quattro quelle che sostengono Macci. Addirittura il centrodestra si presenta agli elettori con due candidati distinti ed avversari, per un totale di undici liste. Questa è la semplificazione tanto sbandierata! Da personaggi politici di rilievo quali Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, che su tale strada sembravano aver indirizzato l'Italia, ci si sarebbe attesa una serie di scelte coerenti.

Il sospetto che in realtà si tendesse solo a mantenere i privilegi di una casta, è risultato chiaro fin dal momento in cui si è imposto all'elettore di non poter esprimere preferenze sui candidati: metti una croce ed al resto pensiamo noi. Il paradosso è continuato con un sistema elettorale non univoco, per cui ci si ritrova a dover votare con sistemi elettorali differenziati a seconda del tipo di tornata ( europea, comunale, circoscrizionale, provinciale, regionale, politica). Che la politica risulti ormai gestita da pochi che se lo possono permettere, appare evidente in particolare nelle diverse amministrative. I candidati "potenti" si riconoscono a vista: sono quelli che accanto al proprio nome contano uno svariato numero di liste di appoggio. In tal modo arriviamo al principio antidemocratico, forse anche anticostituzionale, di vedere aspiranti sindaci o presidenti sostenuti da numerose liste ed altri da una sola. Strano concetto di democrazia e di elezione diretta, quello che consente a qualcuno di essere sostenuto da centinaia di candidati e ad altri da appena qualche decina. Ma lo spirito dell'elezione diretta dovrebbe essere altro. 

Innanzitutto ad ogni aspirante sindaco o presidente deve corrispondere una sola lista. Questa deve essere composta da un numero massimo di candidati pari a quanti ne entreranno nell'assise. Si è preferito invece un sistema chiaramente sbilanciato verso le lobbyes di potere. E' come se in un campionato di calcio si permettesse per regolamento ad alcuni clubs di scendere in campo con gli undici giocatori e ad altri con il solo portiere! Il risultato, secondo voi, non sarebbe già scontato in partenza?


Sezze, nessuna risposta su El Alamein

30 aprile 2009   

Il 10 Novembre 2008 è stata protocollata nel Comune di Sezze una missiva (a firma Lanfranco Coluzzi, Luigi Gioacchini, Paolo Perciballe) indirizzata al sindaco Andrea Campoli, tramite la quale si chiedeva  " la piena disponibilità a verificare insieme quale tipo di iniziative siano praticabili, ad iniziare dalla intitolazione di una piazza, una strada o un edificio pubblico " al fine di rendere onore ed il giusto riconoscimento ai nostri due conterranei Cap. Pilota Riccardo De Angelis e Serg. Armiere Ubaldo Piccaro, abbattuti con il proprio aereo nell'epica battaglia di El Alamein, la sera del 28 Agosto 1942. Le loro salme, come rendemmo noto alla stampa locale, sono state tumulate insieme nel cimitero del comune di Sezze, ove riposano, nel 1968, con una cerimonia ufficiale dell'Aeronautica Militare.

Si tratta di una vicenda conosciuta da pochi e portata alla luce dal Movimento Libero Iniziativa Sociale, che dopo avere contattato alcuni familiari si è interessato alla ricostruzione della loro vicenda. Come è stato sottolineato nella nota inviata al sindaco Campoli " si tratta di storie dimenticate di giovani che hanno donato la propria vita alla Patria ". Ora che i tempi sono maturi, scrivemmo al primo cittadino " riteniamo che Sezze debba rendere loro onore ". Sono passati più di cinque mesi dalla spedizione della nostra lettera al sindaco. Pazientemente abbiamo atteso una risposta ufficiale o almeno un contatto, anche informale. Delusi, dobbiamo comunicare che Andrea Campoli, a tutt'oggi, si è sottratto a qualsiasi tipo di riscontro. E' un atteggiamento che non ci sappiamo spiegare, visto che si tratta di una vicenda storica che onora Sezze. Il Capitano De Angelis ed il Sergente Piccaro sono eroicamente caduti in una delle battaglie che resteranno per sempre nella memoria.

 Il valore dei soldati italiani è stato universalmente riconosciuto. "Quota 33", fulcro della battaglia nel deserto, fu assegnata dal governo egiziano a quello italiano. Qualche mese fa il presidente Napolitano si è recato lì per rendere il doveroso omaggio ai nostri Caduti. Qualunque siano i motivi che fino ad oggi hanno indotto Andrea Campoli al silenzio in merito a tale vicenda, restano comunque non giustificabili. Comunichiamo al sindaco che è nostra intenzione porre in essere altre iniziative per rendere il giusto onore ai due Soldati, finora non attivate perché ritenevamo che il comune di Sezze dovesse essere il primo ente coinvolto. Continuare a mostrare indifferenza nei confronti dei due Caduti resterebbe indice quantomeno di poca sensibilità, non volendo nemmeno pensare a discriminazioni.


Depuratori: legge antirimborsi

 14 aprile 2009  

Ricordate la sentenza della Corte Costituzionale n. 335, la quale aveva dichiarato incostituzionale quella parte della legge n. 36 / 94 che permetteva ai gestori di incassare i soldi del servizio della depurazione anche quando questo non veniva effettuato o solo parzialmente effettuato? 

Una sentenza rivoluzionaria, che aveva dato la possibilità a tutti quegli utenti che avevano pagato bollette per un servizio inesistente o carente, di chiedere i rimborsi relativi alle somme illegittimamente versate. Ebbene, come disattendere una sentenza della Corte Costituzionale? 

Il modo lo ha trovato il Parlamento, con una legge approvata il 26 febbraio sulla base di un decreto legge scritto dal Governo in tutta fretta a fine anno. Si tratta della legge n. 13 / 09. Attraverso l'articolo 8 quinques della stessa, è stato stabilito che gli utenti comunque debbono pagare "gli oneri relativi alle attività di progettazione e di realizzazione o completamento degli impianti di depurazione, nonché quelli relativi ai connessi investimenti". 

In pratica basterà far risultare, anche solo sulla carta, che gli impianti sono previsti e anche se gli utenti non avranno il servizio dovranno continuare a pagarlo. Come sempre. La scandalosa legge è stata approvata anche da esponenti politici attivi nella provincia di Latina. Dal sen. Claudio Fazzone (PDL), attuale presidente di Acqualatina, all'on. Alessandra Mussolini (PDL), consigliere provinciale a Latina con record di assenze, all'on. Maria Teresa Amici (PD), candidata presidente della Provincia di Latina. Come dire: quando si tratta di dare addosso ai contribuenti sono tutti d'accordo. 

Ma in fondo non sono proprio questi, i contribuenti- elettori, a votarli delegandoli a rappresentarli? Quindi, chi è causa del suo mal ... Quello che non ci stupisce è il silenzio dei tanti esponenti politici che avevano promesso di mobilitarsi per far riottenere il maltolto ai cittadini. Che cosa dovrebbero dire? Se avessero un minimo di coerenza, cosa che non hanno mai avuta, dovrebbero come minimo risentirsi nei confronti dei loro coordinatori e segretari provinciali, come il pidiellino  Claudio Fazzone e la democratica Sesa Amici. 

Naturalmente se ne guarderanno bene, con buona pace del popolo bue e di chi aveva creduto nelle loro improvvisate e pretestuose prese di posizione.


Vincenzo Mosa, un delitto insoluto

20 marzo 2009

Si fa un gran parlare in questi giorni delle "infiltrazioni" camorristiche e comunque di una malavita più o meno organizzata, in provincia di Latina, in particolare nel sud pontino. Casi esemplari sono quelli dei comuni di Fondi e di Terracina, salita alla ribalta per il suicidio del suo segretario comunale. Nessuno però parla di un uomo e della sua tragica vicenda che avrebbe dovuto aprire gli occhi a tanti, facendo correre ai ripari quando ancora lo si poteva fare. Il 2 Febbraio 1998, a Sabaudia, in Via dello Scorpione, nel comprensorio residenziale di Colle Piuccio, fu assassinato l'avvocato Vincenzo Mosa. Lasciato lo studio legale di Terracina alle ore 19, passò nella sua villetta quadrifamiliare, prima di tornare a casa, per dare da mangiare ai suoi cani. Sceso dalla vettura, parcheggiata presso il muro di cinta, percorse qualche metro, aprì il cancello e venne raggiunto alla testa da un colpo di fucile. Un solo colpo. Il killer lo aveva atteso al riparo di una siepe. 

Ma chi era Mosa? Consigliere comunale a Terracina del Movimento Sociale, era stato anche candidato sindaco dello stesso. Ma Enzo era soprattutto un uomo che stava sempre in prima linea. Impegnato nel sociale, era diventato un legale antiusura ed anticamorra. Eppure gli fu impedito di difendersi dai criminali che combatteva. Come confermò il presidente dello SNAR (sindacato nazionale antiusura di cui Mosa era procuratore legale) Francesco Petrino, gli avevano negato il porto d'armi per difesa personale. Lo stesso Petrino si disse subito convinto che l'omicidio era stato compiuto "da appartenenti alla malavita che infesta il litorale laziale che Mosa contrastava con determinazione". Una convinzione condivisa anche da Franca De Candia, presidente dell'AMVU (associazione nazionale vittime usura), con la quale Mosa collaborava spontaneamente e gratuitamente. Contro il mondo degli usurai aveva intrapreso molte iniziative, riscuotendo apprezzamenti. 

Solo pochi giorni prima dell'assassinio aveva assunto la difesa, come parte civile, in una causa contro un gruppo di camorristi. Enzo, come sapevano coloro che lo conoscevano e lo frequentavano, era pressato dalle minacce. Secondo Movimento Libero Iniziativa Sociale, quello di Vincenzo Mosa è stato l'ultimo omicidio politico di esponenti della destra in Italia ed uno dei primi di stampo mafioso-camorristico nella provincia di Latina. Eppure fu seguita una fumosa pista passionale terminata in un nulla di fatto dal punto di vista giudiziario, con diversi mesi di carcere per una persona risultata poi del tutto estranea ai fatti. Di Vincenzo Mosa nessuno ha parlato e parla più. Ci sembra invece giusto riportare alla ribalta la sua vicenda proprio in un periodo come questo, in cui vanno emergendo elementi indicativi di una realtà locale che era quella contro cui Enzo si stava impegnando in prima persona. Spesso in solitudine. Ricordiamo che all'epoca del tragico avvenimento, in più occasioni si parlò di un dossier appartenente a Mosa, di cui non si è saputo più niente. Esisteva veramente quel dossier? E' vero che vi si ricostruivano i meccanismi di una certa "consorteria"? Che fine ha fatto? A che punto sono le indagini sul delitto Mosa? Sono continuate? 


ASTRAL, opposizioni e libertà di stampa

18 marzo 2009

Occorre rompere quella cappa di silenzio che gli organi di informazione hanno imposto sul caso ASTRAL, l'azienda regionale del Lazio che si dovrebbe occupare della sicurezza delle strade. Ai tanti interrogativi sollevati da Movimento Libero Iniziativa Sociale non arrivano risposte. Il caso, relativo in particolare alle assunzioni facili, esplose qualche mese fa a livello nazionale grazie ad una inchiesta di un noto quotidiano romano, che riprese anche nostre denunce. Nell'occhio del ciclone finì il presidente aziendale Giovan Battista Giorgi, ex diessino ora in forza al PD. Il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, PD anche lui, si trovò "obbligato" ad istituire una commissione di inchiesta. Commissione che noi non abbiamo esitato a definire "casareccia". Perché tra i commissari fu indicato tra gli altri, tanto per citare l'esempio più eclatante, Roberto Serrentino. Serrentino è, udite udite, presidente del collegio dei revisori dei conti della stessa ASTRAL. Cosa ci si poteva attendere? In seguito, ciliegina sulla torta, lo stesso è stato nominato presidente del collegio dei revisori dei conti del comune di Sezze (LT), il comune di Giovan Battista Giorgi, dove è consigliere da decenni. 

Il rinnovo di tali nomine è stato effettuato pochi giorni fa. Ci si sarebbe aspettato un fuoco di fila da parte delle "opposizioni" consiliari (il comune è retto da una giunta di centrosinistra, che vede Giorgi in maggioranza) in particolare del PDL. Niente di tutto questo, il nome di Serrentino è passato senza colpo ferire. D'altronde in pieno scandalo, a Sezze ci si era preoccupati soltanto di portare solidarietà al presidente ASTRAL, anche da parte dei rappresentanti del centrodestra. Il caso non fu raccolto, per farne oggetto di battaglia politica, neanche a livello provinciale. Quello che preoccupa maggiormente è il silenzio del PDL nella Regione Lazio, essendo l'azienda presieduta da Giorgi di interesse regionale. Poi, vieni a scoprire qualcosa che finisce per accentuare il distacco da certe istituzioni. Coordinatore di Alleanza Nazionale nel Lazio è Francesco Aracri, il quale, alla stregua dei suoi sodali di Forza Italia, si è ben visto dall'intervenire. Si viene così a sapere che tra gli assunti oggetto dell'inchiesta giornalistica risulta essere la figlia dello stesso Aracri. Se è vero che a pensare male spesso ci si indovina, il silenzio sul caso ASTRAL - Giorgi appare quantomeno legato a situazioni come queste che interessano Serrentino ed Aracri. Naturalmente la commissione di inchiesta nominata da Marrazzo e della quale fa parte Serrentino, ha tirato fuori una sorta di giudizio che dice tutto ed il contrario di tutto sulla vicenda. In pratica niente. 

Tace il PDL, tacciono gli altri consiglieri di opposizione della Regione Lazio (anche quelli indipendenti alla Fabrizio Cirilli) e tace l'UDC, il cui consigliere regionale Augusto Pigliacelli (eletto però nella lista Storace) ha illuso gli utenti del suo blog con ipotetici impegni sulla questione, mai rispettati. Insomma, una vera e propria congiura del silenzio, che coinvolge direttamente gli organi di stampa della provincia di Latina, che sullo scandalo ASTRAL non hanno speso una riga, se non per accogliere esclusivamente le dichiarazioni interessate di Giorgi. Va sottolineato che l'ASTRAL compra periodicamente pagine di pubblicità sugli stessi. E continuano a chiamarla libertà di informazione. Movimento Libero Iniziativa Sociale non demorde e pretende dall'azienda regionale che venga resa pubblica la lista dettagliata contenente nomi e cognomi, con relativi curricula ed incarichi, di tutti gli assunti e consulenti. Lista che l'ASTRAL non ha ancora fornito, alla faccia della tanto decantata trasparenza.


Marrazzo, l'ASTRAL e la quadratura del cerchio

14 marzo 2009  

Titta Giorgi "assolto". Da chi? Da quale imputazione? Perché non risulta che sia già stato sottoposto a qualche procedimento giudiziario in merito alle presunte irregolarità nelle assunzioni presso l'azienda regionale da lui presieduta, l'ASTRAL. Quello che invece ci risulta è che, a seguito di una inchiesta portata avanti da un noto quotidiano romano, il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo fu in qualche modo obbligato ad istituire una commissione d'inchiesta ad hoc, perché facesse chiarezza sul caso. Del quale si era occupato solo quel quotidiano, non quelli che in questi giorni hanno pubblicato le notizie relative alle conclusioni dell'inchiesta “casareccia”. E purtroppo lo hanno fatto con titoli in qualche modo fuorvianti rispetto ai reali contenuti della relazione dei commissari. Infatti, mentre in questa viene affermato che per le assunzioni e per il conferimento degli incarichi risulterebbe essere stata svolta " attività istruttoria volta all'acquisizione di curricula e all'intervista dei candidati", viene sottolineato altresì che " è mancata, invece, una adeguata forma di pubblicità nel reclutamento". Come dire, in un linguaggio più semplice, che ben pochi fortunati potevano sapere di tale "reclutamento". La stessa commissione addolcisce la medicina affermando che "tali carenze possono essere state influenzate dall'impianto iniziale della società che richiedeva tempi celeri e non consentiva procedure complesse e lunghe". Ma la medicina resta amara, se solo ci si sofferma con un pò di attenzione a leggere tra le righe. Forse ci si poteva attendere di più da una "commissione d'inchiesta" istituita dal presidente PD della Regione Lazio? Alle intelligenze dei singoli la risposta. Movimento Libero Iniziativa Sociale intende però evidenziare un altro fatto, che va meditato per comprendere i meccanismi di una certa politica. Qualche giorno fa il consiglio comunale di Sezze (LT), feudo di Giovan Battista Giorgi, nel quale lo stesso da decenni è consigliere, ha proceduto al rinnovo delle nomine per il Collegio revisori dei conti. Insieme a Luigi Martino e Bruno Pezzuolo (revisori), è stato nominato presidente dello stesso Roberto Serrentino, di cui il presidente ASTRAL ha rimarcato "la figura di alto profilo, grande prestigio e garanzia". Per chi? Ma chi è Roberto Serrentino? Serrentino risulta essere, oltre che professore presso la facoltà di Economia dell'Università della Calabria, anche presidente del Collegio dei revisori dei conti della Confindustria di Roma, dell'ENAC, della Lega Calcio di serie C e di quello dell'ASTRAL. Ma Roberto Serrentino, insieme a Raniero De Filippis e Carlo Malinconico, non è stato, soprattutto, uno dei componenti della commissione d'inchiesta nominata da Marrazzo a pronunciarsi nel merito delle assunzioni ASTRAL contestate? Tutto normale? Tutto normale: siamo alla quadratura del cerchio. Nel silenzio assoluto del PDL setino, provinciale e regionale.


Tutto poco serio ...

11 marzo 2009

Il consigliere comunale Antonio Piccolo, della Nuova DC, lancia Antonio Vitelli, consigliere comunale eletto in una lista civica, come candidato del PDL nel collegio di Sezze alle prossime elezioni provinciali. Tutti conoscono i trascorsi politici di quest'ultimo ed il percorso che gli ha consentito di "farsi le ossa". L'esperienza politica l'ha maturata attraverso dei passaggi ben noti agli elettori del centrodestra setino. Le "carte in regola" di Vitelli consistono soprattutto in una lunga militanza nel PCI - PDS - DS, con alcuni anni da assessore al bilancio nelle giunte socialcomuniste di Giancarlo Siddera. 

Quelle giunte, tanto per intenderci, che hanno condotto al disastro attuale nel campo della sicurezza, con l'invasione del paese da parte degli stranieri, ed in quello dei servizi, con la gestione da parte della Dondi del ciclo idrico-fognario.  Ben conoscendo gli elettori sezzesi di centrodestra, possiamo dire che essi non hanno l'anello al naso. Lo hanno già dimostrato, d'altronde, alle ultime elezioni per il rinnovo del consiglio comunale, quando hanno fatto raccogliere alla coalizione di centrodestra, che proponeva come candidato sindaco Serafino Di Palma, cioè uno proveniente da sinistra come Vitelli, un risultato inferiore al 15%, il più basso mai ottenuto nel centro collinare dei Lepini dalla coalizione di Fini e Berlusconi. E' stato evidente, in tale frangente, il rifiuto da parte di chi è sinceramente anticomunista, delle operazioni di trasformismo operate da soggetti provenienti dalla sinistra storica, nella quale hanno ricoperto incarichi di responsabilità. Grosse. 

Ci permettiamo di fare una considerazione: sarebbe mai possibile in una città come Sezze che la sinistra, il PD, proponga ai propri elettori un candidato sindaco o un candidato al consiglio provinciale proveniente da destra? 

La risposta è nella domanda. Questi signori, se veramente hanno meditato in maniera seria sui loro trascorsi, dovrebbero non solo fare innanzitutto pubblica ammenda riconoscendo gli errori, se non gli orrori, causati localmente dalla parte politica nella quale hanno per decenni militato, ma umilmente "mettersi in fila", dopo avere educatamente bussato alla porta. 

Evidentemente proposte come questa possono solo pervenire da chi è estraneo alla realtà politica locale e non conosce a quale tipo di pressione siano stati sottoposti a Sezze, in un clima da totalitarismo, tutti coloro che non si riconoscevano e non si riconoscono in quel gruppo di potere che per decenni ha condizionato, e condiziona tuttora anche con azioni trasformistiche, il normale sviluppo e la convivenza civile. Non sono certamente operazioni come questa, che si sta tentando di attuare da parte di chi spregiudicatamente approda in qualsiasi lido che gli possa offrire delle "possibilità", che possono portare ad una ipotetica unione o riunione delle forze di centrodestra e comunque anticomuniste. Non è certamente intorno a singole figure provenienti dal socialcomunismo che si può trovare il punto di aggregazione. Anzi! 

E' come se a Latina il PDL, cioè Vincenzo Zaccheo, proponesse agli elettori di centrodestra la candidatura di Domenico Di Resta.


ASTRAL, fuori i nomi

 11 marzo 2009  

ASTRAL, tutto a posto nelle assunzioni? Dopo lo scandalo scoppiato nei mesi scorsi, che ha visto finire nell'occhio del ciclone il presidente dell'azienda stradale del Lazio Giovan Battista Giorgi, la commissione di "vigilanza" nominata dal suo compagno di partito Piero Marrazzo (presidente PD della Regione), stando ad alcuni quotidiani  (gli stessi che non avevano scritto una riga sulla vicenda), sarebbe arrivata alla conclusione che non sarebbe stato combinato alcunché di grave. Bene. 

Allora, dato che la stessa commissione ha comunque invitato a rispettare nelle diverse situazioni la "trasparenza", perché non essere trasparenti fino in fondo? 

Per tale motivo, al fine di sgomberare il campo da battute, allusioni, voci più o meno infondate, invitiamo l'ASTRAL, nella persona del suo presidente Giorgi, a rendere pubblici gli elenchi delle decine e decine di persone assunte con relativi incarichi. 

Visto che l'azienda compra paginate pubblicitarie sui diversi quotidiani, gli stessi "silenti" quando occorre, perché non spendere finalmente  dei soldi per riportare i nomi, con relativi curricula, delle suddette? 

Perché non pubblicizzare insieme anche i beneficiari delle diverse consulenze? 

Diversamente è inutile parlare di trasparenza. Sapendo quanto sia sensibile Giovan Battista Giorgi a tali problematiche, immaginando che non ha nulla da nascondere e che tutto è stato fatto nel rispetto delle normative vigenti, riteniamo che non dovrebbe avere nessuna difficoltà nel pubblicizzare opportunamente tali elenchi, sostenuti anche dalle relative spese. Fiduciosi attendiamo la "lista".


Chi tutela i più deboli?

 8 marzo 2009

Quella del salario minimo garantito è una delle battaglie caratterizzanti l'impegno politico della "destra sociale". Quanto successo alla Regione Lazio ci indigna. La proposta del presidente Piero Marrazzo a favore del salario minimo garantito è stata avversata, vergognosamente, da  Alleanza Nazionale e Forza Italia (cosa che non ci ha stupito), che sempre più vanno caratterizzandosi come "destra economica" fra le più deleterie. Accusare di demagogia un provvedimento che consente, a quei nuclei familiari che non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena, di poter avere un minimo di sostegno economico, è indecente. 

Questa PDL appare sempre più ancorata alla tutela dei diritti dei più forti e dei più ricchi; di coloro che non hanno problemi, tanto meno di carattere pecuniario. E' proprio su un provvedimento di tale tipo che una forza come AN, che si autoproclama erede delle idealità e dei valori del MSI, avrebbe dovuto far evidenziare la propria presunta peculiarità rispetto a FI, superando gli steccati e votando per il provvedimento di Marrazzo. Così non è stato. E' stato in tal modo sollevato ancora più in alto quello steccato che divide la costituenda PDL dai valori solidaristici, sociali, popolari, della vera Destra. Si stanno sempre più evidenziando le caratteristiche del rinnovato panorama politico italiano, che vede realizzarsi uno scellerato patto tendente ad eliminare dal quadro generale la presenza di una politica a favore dei meno abbienti e dei più deboli. Una politica affamatrice che si affianca a quella tendente a restringere gli spazi di democrazia. 

Una presa di posizione reazionaria che va a cozzare contro quanto invece sta succedendo nel Comune di Roma, dove sta passando la proposta relativa al "mutuo sociale", quello garantito dall'ente locale, che permetterà a chi non ha casa di ottenerne una di proprietà pagando un massimo del 20% del reddito familiare. Evidentemente in casa PDL le idee sono alquanto confuse o si va per partito preso: mutuo sociale "si" nella Roma di Gianni Alemanno, salario minimo garantito "no" nel Lazio di Piero Marrazzo. 

Forse il coordinatore regionale di AN, Aracri, ha idee migliori per venire incontro ai bisogni dei disoccupati laziali? Oppure vive talmente lontano da queste necessità da non sentirle sulla propria pelle? Sarebbe interessante che esponenti di spicco come il suddetto, facessero sapere come vengono utilizzate alcune aziende regionali, a totale capitale pubblico, al fine di "sistemare" parenti stretti, amici, amiche. O come certi sindaci di comuni capoluogo riescano ad ottenere, nella capitale, appartamenti a prezzi di favore. 

Quando c'è chi non ha lavoro e non ha casa. La verità è che si è creata una oligarchia, spesso trasversale, che, arrivata ad occupare incarichi politici di rilievo grazie a battaglie nelle quali non credeva, queste si utilizzate demagogicamente, ora le ha completamente messe da parte, occupata come è a difendere solo i propri interessi. A queste vicende laziali vanno ad affiancarsi quelle nazionali. Abbiamo sentito il premier Silvio Berlusconi sostenere, a proposito del salario minimo garantito ai meno abbienti, che provvedimenti di tal fatta incentiverebbero la disoccupazione, dimenticando che nei paesi più avanzati dell'Europa questo istituto è ormai praticato da decenni. La verità è che la classe politica italiana preferisce dimostrare "solidarietà" alle grandi banche o alle grandi aziende.


Iniziativa Sociale, il nuovo simbolo

4 marzo 2009

Un nuovo simbolo per Iniziativa Sociale. Il Movimento, nato nel comune di Sezze come lista civica presentatasi alle elezioni comunali in alternativa al centrodestra ed al centrosinistra, sposta in avanti il proprio progetto politico. 

Dopo essersi dotato di un sito internet  (lavocelibera.it), che ha raccolto in pochi mesi circa  20.000 (ventimila) visite, aprendo collaborazioni con altri siti in tutta Italia e con altri movimenti, esce dall'ambito localistico, proiettandosi verso più ampi spazi. Innanzitutto si dà una nuova denominazione, quella di Movimento Libero, caratterizzando in tal modo la propria vocazione all'indipendenza ed alla autonomia, diventando così " Movimento Libero Iniziativa Sociale". La risoluzione grafica è semplice e chiara, basata sui nostri colori, l'azzurro ed il tricolore. Il Movimento intende essere punto di riferimento per chi è in grado di sviluppare un pensiero libero, in un panorama politico ormai appiattito. Sarà  laboratorio di idee, tendente a fare opinione, e movimento politico, che vuole incidere nella realtà. Con una vocazione nazionale, popolare e sociale.


Vincenzo Zaccheo "denuclearizzatore"

28 febbraio 2009

Il Governo Berlusconi dà seguito al proprio programma elettorale. Con la decisione di ritornare al nucleare viene concretizzato quello che era uno degli impegni più caratterizzanti del Centrodestra in campagna elettorale. Strano che Vincenzo Zaccheo, il sindaco di Latina, esponente di spicco del PDL pontino, non lo sapesse. Naturalmente lo diciamo in maniera ironica. Perché tutti coloro che hanno ricevuto voti nella nostra provincia, risultando eletti (da Gianfranco Conte a Giuseppe Ciarrapico, passando per Claudio Fazzone), li hanno intercettati sulla base di quel programma elettorale e dei relativi impegni assunti. Per questo programma  si sono attivati sul territorio i diversi esponenti locali, dal presidente della Provincia Armando Cusani a quel consigliere provinciale Renzo Scalco, che ha minacciato di incatenarsi presso i cancelli della disattivata centrale nucleare di Borgo Sabotino, qualora il suo governo decidesse, come tutto lascia supporre, di riattivarla. Insomma, che qualcosa non quadri appare evidente. Logica e coerenza politica vorrebbero che questi signori facessero del tutto, coerentemente con le linee del premier e del proprio governo, per facilitare la realizzazione di uno dei punti fondamentali della politica berlusconiana. Tutto invece lascia supporre che siano pronti ad una battaglia di retroguardia, tendente ad ostacolare le scelte nazionali  in campo energetico. Fra l'altro parliamo di decisioni avallate dagli stessi elettori, i quali non possono e non devono essere considerati degli utili idioti. Chi si è recato alle urne per votare PDL, lo ha fatto perché motivato da quel programma elettorale di cui il nucleare resta parte essenziale. E sulla base di quel programma i vari galoppini di partito, da Vincenzo Zaccheo a Renzo Scalco, hanno chiesto ed ottenuto voti. 

Ora fanno finta di niente. Se ne lavano le mani. Tornano a parlare di turismo, di marina, di porto, di aeroporto, di metropolitana, di opere più o meno faraoniche che continuano a restare nel mondo dei sogni. Sulle capacità realizzative di lorsignori coltiviamo dei forti dubbi. D'altronde, se ben poco finora è stato realizzato, non può essere certo ascritto alla centrale nucleare: essa da almeno 20 anni è disattivata. Loro governano dal 1993 e di tempo per le relative realizzazioni ce ne sarebbe stato. In questo frangente, se vogliono dimostrare coerenza,quella che non hanno e non hanno mai avuto, dovrebbero essere consequenziali, guidando le proteste della gente contro il governo Berlusconi e organizzando una battaglia antigovernativa soprattutto in occasione delle prossime scadenze elettorali. Diversamente, dimostrerebbero soltanto di essere degli opportunisti. Si rendono conto che in tal modo vanno a rafforzare le tesi conservatrici della sinistra? Si rendono conto di essere un baluardo contro quella modernizzazione del Paese che resta un punto fermo nella visione politica di Silvio Berlusconi? Movimento Libero Iniziativa Sociale resta basito. Come è possibile essere schierati con il PDL ,sposarne le tesi ed i programmi, per poi rimangiarseli posizionandosi sulle linee del fronte opposto? Una vera classe dirigente dovrebbe farsi sentire proprio in queste occasioni, rilanciando lo sviluppo del territorio anche grazie a richieste che possono essere poste sul piatto della bilancia. Riattivazione della centrale nucleare di Borgo Sabotino ed in cambio investimenti cospicui nella provincia di Latina per il suo rilancio. Tutto il resto sono demagogia, quella nella quale sono particolarmente forti i vari Zaccheo o Ciarrapico,e prese per i fondelli. Ma Berlusconi è informato? Sa che autorevoli esponenti del PDL pontino sono per una provincia denuclearizzata?


Al Direttore de "Il Nuovo Territorio"

24 febbraio 2009

Se la solidarietà al direttore de "Il Nuovo Territorio" arriva da noi, Grassucci può stare sicuro, non è pelosa. Sa quale è la distanza tra le sue e le nostre visioni della politica. Ma di fronte agli attacchi proditori lanciati dall'Auditorium "Costa" di Sezze anche al suo indirizzo, gratuiti e scorretti come gli altri, ci sentiamo in dovere di intervenire. Grassucci sa difendersi da solo, quindi ci limiteremo a sollevare delle questioni tendenti a fare riflettere chi, potenzialmente, sarebbe portato a votare PDL. Che si sia scatenata una guerra tra "bande" all'interno del costituendo Partito della Libertà in provincia di Latina, anche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali delle Provinciali  e delle Europee, nonché delle future elezioni per il rinnovo del consiglio regionale del Lazio, è lapalissiano. Come è evidente che ci si "sbrani" pure per la  leadership del partito e per le famigerate "quote", che si traducono in posti di potere da  spartirsi su tutto il territorio e nei 33 comuni. D'altronde che le cose stiano così, a dimostrazione ulteriore di quanto la politica sia caduta in basso, lo stanno a dimostrare alcune dichiarazioni rilasciate da esponenti autorevoli di AN come Galetto, ventriloquo del sindaco Zaccheo, che a cuor leggero afferma, senza rendersi conto della gravità delle sue parole, che " mica possiamo lasciare tutto a Forza Italia!". 

Gli strali arrivano da ogni dove. Così vediamo rappresentanti del popolo in Parlamento, come Ciarrapico e Conte, scagliarsi contro loro compagni di partito non di secondo piano, come il senatore Fazzone o il presidente della Provincia Cusani. Il tutto avviene mentre una neocostituita Lega Nord a Latina, che governa l'Italia insieme al PDL, bacchetta tutti quanti come se fosse un corpo estraneo e non integrante di una maggioranza che tutti conosciamo. E, si badi bene, non si tratta di accuse leggere, ma anche di fatti che potrebbero interessare le Procure. 

Ora, ci chiediamo, ma il popolo del centrodestra, a fronte di tutto questo marasma cosa dovrebbe pensare? Se sono questi gli uomini che hanno contribuito a mandare a ricoprire poltrone, non potrebbe essere un buon motivo, questo beccarsi come vecchie galline, per disertare le urne? Come può reagire questo popolo quando vede la partecipazione a riunioni come quella di Sezze, di autorevoli esponenti del PD come il presidente ASTRAL Giovan Battista Giorgi? Non sappiamo quanto danno operazioni come quella del trio Conte- Macci- Ciarrapico possano alla lunga arrecare alla riaffermazione del centrodestra in provincia, ma possiamo immaginare che indirettamente fanno respirare un centrosinistra boccheggiante. In passato Movimento Libero Iniziativa Sociale ha denunciato più volte il clima da consociativismo che si respira dalle nostre parti, al quale non è estraneo quel Ciarrapico che, da tempo, mantiene ottimi rapporti con il "democratico" Giorgi. Non è che iniziative "distruttive" come quelle messe in atto in questi giorni tendano proprio a mantenere uno status quo che i "poteri forti" intendono conservare? Sicuramente, visti i 56 gatti che hanno riempito, per modo di dire, le prime file del "Costa", non si tratta di manifestazioni elettorali tendenti ad accaparrare voti. Perché, direttore, in questo dobbiamo correggere il suo cronista: i presenti in sala non erano 65, ma proprio 56. Di cui "ben" 11 di Sezze. Il resto era solo codazzo.


Un sindaco pompiere

20 febbraio 2009

Che nel comune di Sezze, nessuno, tanto l'ente comunale quanto la concessionaria, voglia risarcire i soldi sborsati dai cittadini per il "servizio" della depurazione ( non effettuato, effettuato male, insufficiente, parzialmente attivo, quasi sempre inattivo) é oramai evidente. La Costruzioni Dondi Spa di Rovigo, spalleggiata dall'amministrazione, gongola, nonostante la sentenza  della Corte Costituzionale che l'aveva fatta tremare. Ognuno continua a recitare la propria parte: il sindaco Andrea Campoli, che si arrampica sugli specchi anche tramite manifesti affissi sui muri della città, e una pseudo opposizione che, capitanata da chi per anni stando tra i banchi della maggioranza ha tutelato la Dondi, ora vorrebbe ergersi a paladino di battaglie perse. Iniziativa Sociale dice che va tagliata la testa al toro. Inutile perdersi in chiacchiere ed ancora più inutile far perdere tempo ai cittadini, illudendoli. Per risolvere definitivamente la questione, soprattutto alla luce della sentenza che ha stabilito che laddove il servizio non viene fornito o lo è solo parzialmente esso non va pagato, occorre solo una cosa: deve essere resa pubblica ed affissa, questa si, sui muri, la mappatura dell'intera rete fognaria che interessa tutto il territorio comunale. E' questo che sono obbligati a fare, per trasparenza, gli uffici tecnici comunali e quelli della Dondi. Non far affiggere proclami che diffondono notizie non si sa bene basate su quali dati. Solamente quando sarà chiaro chi è veramente allacciato alla rete e chi non lo è, si potrà sostenere che alcuni contribuenti debbono pagare ed altri non pagare e quindi essere risarciti. Il resto sono chiacchiere, come chiacchiere restano quelle spese per la sterile discussione sul funzionamento dei depuratori locali, evidentemente non funzionanti se il Comune sta progettando di realizzarne uno nuovo. Chiacchiere spese per tutelare interessi consolidati nel corso di questi anni o per accaparrarsi qualche simpatia del contribuente meno informato. Quello, ad esempio, che non ricorda che qualcuno di coloro che oggi sta in minoranza, ieri era parte integrante delle giunte socialcomuniste di Giancarlo Siddera. Insomma, l'invito rivolto a Campoli dal Movimento Libero Iniziativa Sociale è il seguente: tiri fuori dai cassetti la mappatura delle rete fognaria. Con allegata una perizia tecnica che dichiari, conformemente alla legge e con assunzione piena delle relative responsabilità, che il servizio di depurazione sia stato perfettamente funzionante dal 1993 ad oggi. Ci faccia capire, ad esempio, come fa ad affermare che una limitata area del territorio non debba pagare, mentre altre strettamente limitrofe si. A noi sembra che la via intrapresa dal primo cittadino sia chiaramente tesa a ridimensionare fortemente un fenomeno di ben più ampie proporzioni e che i soldi da rimborsare non siano soltanto 55 mila euro, ma come da Iniziativa Sociale già sostenuto, ben 4 milioni e 500 mila euro.


Giorno del Ricordo, da meditare...

16 febbraio 2009    

Non è anomalo che nel variegato panorama politico della città di Sezze, nella quale sono presenti tutti gli schieramenti  rappresentati nel Parlamento nazionale,dal PDL al PD passando per le formazioni cosiddette minori, solo un Movimento come il nostro, che opera in maniera del tutto indipendente rispetto ai partiti, si trovi a difendere quelli che sono gli impegni istituzionali? Ci riferiamo al "Giorno del Ricordo", quel 10 Febbraio che dal 2003, per legge, viene dedicato ai Martiri delle Foibe. A Sezze non solo si è venuto meno al doveroso riconoscimento con adeguate commemorazioni, ma addirittura il sindaco Andrea Campoli con una rappresentanza consiliare anche del centrodestra, ha dato vita ad una iniziativa che niente aveva a che vedere con le Foibe. L'operazione, proditoriamente portata a termine, è stata finalizzata palesemente a sovrapporre ad una immane tragedia che ha sconvolto la nostra Nazione ai suoi confini orientali dal 1943 al 1947- 48, con migliaia di Italiani trucidati e 350.000 nostri connazionali che hanno dovuto lasciare come profughi le loro case e le loro terre, una triste vicenda che ha visto coinvolto, nel 1945, un cittadino di Sezze. Con tutto il rispetto che deve essere portato ai morti, i quali in alcun modo vanno discriminati, dobbiamo però denunciare la scelta del primo cittadino che è stata, in maniera evidente, assolutamente strumentale. Essa non ha avuto niente a che vedere con il rispetto dovuto ad un morto, ma così come portata a termine è stata del tutto strumentale. Il sindaco rappresenta le Istituzioni ed in tale veste è obbligato a tenere, in termini di pacificazione nazionale, atteggiamenti che uniscano piuttosto che dividere. Così non è stato a Sezze. Andrea Campoli non ha rispettato l'impegno istituzionale ad onorare il "Giorno del Ricordo".  E' grave che nella città, ma anche nell' Amministrazione provinciale di Latina, dove il sindaco di Sezze è consigliere, nessuno abbia censurato pubblicamente l'accaduto. Grave che dai vertici provinciali del PD ma soprattutto del PDL (da sottolineare, ancora una volta, che nella manifestazione del sindaco erano presenti anche esponenti del centrodestra) non siano state prese le giuste distanze. Grave che nessuno, tranne Iniziativa Sociale, si sia indignato per tali fatti. Qualcuno ha cercato di replicare alle nostre  prese di posizione. Come? Contestando le cifre relative agli infoibati o tentando di inquadrare quei tragici avvenimenti in una situazione storica particolare, come se le stragi, a seconda delle motivazioni che muovono gli stragisti, possano trovare delle giustificazioni. Premesso che 10.000 sono stati i morti accertati, trucidati in Istria, Dalmazia, Venezia Giulia, in modo orrendo dalle milizie partigiane iugoslave appoggiate da comunisti italiani, che 350.000 sono stati i profughi, che è stato storicamente accertato essersi trattato di una "pulizia" etnica e politica finalizzata all'annessione di quelle terre italiane alla Jugoslavia di Tito, ci si muove comunque in un terreno dove tanti continuano a fare illazioni, proprio perché per decenni è stata negata la verità. Cosa che rispondeva ad un preciso disegno politico, che prevedeva anche l'occultamento delle prove. Ai 10.000 infoibati accertati, quanti altri ne corrispondono di non "provati"? Tanti storici arrivano a contarne fino ad altri 20.000. Quale era l'aria che si respirava in quei giorni grazie all'azione del PCI?  Nelle stazioni italiane dove passavano i treni pieni delle famiglie dei profughi, si impediva alla Croce Rossa di portare acqua e latte ai bambini, si organizzavano manifestazioni ostili, si sputava addosso a gente che aveva perso tutto dopo avere conosciuto l'orrore. L'atteggiamento tenuto da Andrea Campoli richiama alla mente le scellerate scelte del PCI nel dopoguerra. Da meditare.


Sezze, una vergogna nazionale

14 febbraio 2009  

Una lezione di onestà intellettuale. Arriva da Luciano Violante. Destinatario potrebbe esserne soprattutto il sindaco di Sezze (LT) Andrea Campoli, il quale, nel "Giorno del Ricordo", piuttosto che onorare i Martiri delle Foibe, ha commemorato, con la connivenza delle Istituzioni scolastiche e di alcuni consiglieri comunali anche di centrodestra, ben altro, operando una azione proditoria di disinformazione. A Montecitorio, nello stesso giorno, i parlamentari di tutti gli schieramenti hanno onorato il ricordo dei nostri connazionali massacrati, con la lettura della piéce " Una grande lapide bianca ". Al termine della quale Luciano Violante ha dichiarato: " Mi sono reso conto per la prima volta che la mia storia politica era stata dalla parte degli aggressori, di chi legava il fil di ferro ai polsi delle vittime, prima di precipitarle, non dalla parte di chi aveva i polsi legati. 

Dalla parte di chi aveva violentato e non dalla parte di chi era stato violentato". Mentre il sindaco di Sezze Andrea Campoli ricordava altre situazioni, Luciano Violante continuava: " L'aver appartenuto al Partito comunista e il sentirmi tuttora dentro quella rigorosa educazione politica e quel complesso di valori civili e repubblicani, mi faceva sentire tra quegli assassini ". Conosciamo il rigore morale di Violante e la sua rettitudine, manifestata già in altre occasioni, cosa che probabilmente non lo pone tra i punti di riferimento, nel PD, del primo cittadino setino. D'altronde, il perché di tale atteggiamento che lo porta a non tenere conto di una fondamentale ricorrenza nazionale, istituita per legge nel 2003, lo troviamo ben delucidato sul giornale on line "Patria indipendente", del 24 Febbraio 2008, a pag. XVI, dal titolo " Il comune di Sezze intitola un edificio scolastico al partigiano Aldo Bottoni " a firma Ernesto Nassi. Ne riportiamo integralmente una parte significativa: " Da alcuni anni, il 10 Febbraio, si celebra la " Giornata del Ricordo " ed il Comune di Sezze (LT) con un grande e nobile atto ha voluto onorare la "Giornata" con il ricordo del sacrificio di un suo giovane concittadino, il partigiano Aldo Bottoni, barbaramente assassinato dai nazisti ". Appare un'operazione studiata a tavolino. 

Se questo non è negazionismo, come chiamarlo? Come chiamare un sindaco che non porta il giusto riconoscimento ai Martiri delle Foibe? Bottoni poteva essere commemorato in qualsiasi altra data. Il 10 Febbraio è dedicato esclusivamente agli infoibati italiani dell'Istria, della Dalmazia, della Venezia Giulia, alle decine di migliaia di loro, massacrati dai partigiani jugoslavi  e dai partigiani comunisti italiani, complici del disegno criminale di Tito. Quella perpetrata a Sezze, è stata una vergogna nazionale.


Sezze ha un sindaco negazionista

11 febbraio 2009

Un sindaco negazionista. Parliamo di Andrea Campoli, primo cittadino di Sezze, che nel Giorno del Ricordo, il 10 Febbraio, dedicato in tutta Italia ai martiri delle Foibe, non solo "dimentica" di onorarne degnamente la memoria, ma addirittura promuove e partecipa con tanto di fascia tricolore ad una manifestazione a tutt'altro dedicata, nel plesso scolastico elementare di Ceriara. Una scelta inopportuna, fuorviante e diseducativa. Inopportuna perché su 365 giorni dell'anno solo uno è dedicato al ricordo degli infoibati, cioè le decine di migliaia di nostri connazionali gettati vivi nelle cavità carsiche dell'Istria, della Dalmazia, della Venezia Giulia, di Fiume, di Pola, dai comunisti iugoslavi titini coadiuvati dai partigiani comunisti italiani, traditori della Patria. Fuorviante perché alle giovani generazioni delle scuole elementari è stata deviata volontariamente l'attenzione su altre situazioni che niente hanno a che vedere con le Foibe. Diseducativa perché è come se si fossero discriminati i morti, tra quelli da ricordare e quelli che invece vanno celati e negati, relegandoli nelle pagine buie della nostra storia nazionale. Evidentemente il retaggio politico-culturale del sindaco di Sezze, le cui radici nel PCI sono a tutti note, ne continua a condizionare le scelte, che restano di carattere ideologico. Non vogliamo entrare nel merito dell'omaggio reso al personaggio cui è intitolata la scuola, ma quel che è certo è che tale omaggio poteva essere reso dagli interessati in una data diversa e non in concomitanza con il 10 Febbraio. Che è di interesse nazionale, al pari del 25 Aprile o della Giornata della Memoria. In tutto questo appare evidente anche l'atteggiamento poco responsabile delle Istituzioni scolastiche, che al pari del primo cittadino non si sono preoccupate di ricordare i Martiri delle Foibe ai giovanissimi scolari. Un fatto gravissimo, che è avvenuto alla presenza di consiglieri comunali del centrodestra, evidentemente conniventi. A Sezze il tempo sembra essersi fermato al dopoguerra, ad una mentalità vetro-comunista che ingloba tutti, discriminando alcuni.


Foibe: per non dimenticare

10 febbraio 2009

Foibe: una parola che evoca orrore e violenza. Un genocidio programmato. L'eliminazione fisica degli Italiani dall'Istria, dalla Dalmazia, dalla Venezia Giulia. La pulizia etnica e politica di quell'area del Friuli fino al Tagliamento, che nel disegno comunista doveva diventare la settima repubblica federativa della Jugoslavia, anche con la collaborazione dei partigiani italiani garibaldini. Migliaia di Italiani, dopo l'8 Settembre 1943 fino al 1947, furono fatti scomparire negli abissi delle Foibe e nei campi di sterminio di Tito. Accanto alle Foibe di Basovizza, Monrupino, Unise, le fosse comuni di Plutone, Tarnova, Gargaro e i campi di sterminio, dove l'eliminazione fu programmata tra violenze di ogni tipo, come a Borovnica. Qui furono eliminati centinaia di prigionieri militari. Il campo era comandato dal comunista italiano Ciro Raner, collaborazionista titino, il quale ha fruito in Slovenia, vergognosamente, di una pensione di guerra italiana erogata dall'INPS. Ma anche i campi di Lepograva, Maribor, Idria, Aidussina, Lubiana, dove venivano condotti esperimenti medici. Dopo l'apertura delle Foibe torme di partigiani slavo-comunisti si accanirono contro uomini e donne inermi. 

Ci furono violenze inaudite: ragazze come Norma Cossetto, inchiodate su tavoli e porte per essere violentate prima di avere la morte liberatoria nella Foiba. A donne che erano incinte fu squarciato il ventre ed i feti infilzati. Ad un sacerdote, Don Tarticchio, furono tagliati i testicoli, che gli furono posti nella bocca. Dopo essere stato incoronato con del filo spinato fu gettato nella Foiba. Ma gli episodi di orrore furono migliaia. L'orgia proseguì violenta fino al 1947, sulla base di quelle liste di proscrizione che, durante la guerra, avevano preparato i partigiani italiani collaborazionisti. Tra le persone da eliminare non vi erano solo fascisti o militari della RSI, ma tutti quelli che potevano rappresentare un ostacolo per il progetto di annessione di quella parte di Italia alla Jugoslavia. Tra il 1943 ed il 1945, come accadde a Porzus, furono tolti di mezzo anche i comandanti partigiani anticomunisti del nordest. Insieme a queste vittime è doveroso ricordare quei soldati che cercarono con tutti i mezzi di difendere i confini della nostra Patria, immolando la propria vita. Occorre ricordare gli uomini della X Mas, che difesero la città di Gorizia. Occorre ricordare i Bersaglieri del Battaglione Mussolini, che a guerra finita furono fatti entrare in una grotta a Tolmino e sepolti vivi. 

Occorre ricordare i Carabinieri di Gorizia, infoibati a Tarnova. Insieme alle Foibe dell'Istria quelle del Friuli: in quella di Bus de la Lum, vennero gettate vive decine e decine di persone; a Fous de Blancetta vennero gettate, dopo essere state violentate, sedici donne di Traresio; A Pian delle More furono fatti precipitare vivi, militi della Guardia Nazionale Repubblicana. E poi tante altre voragini dove scomparirono italiani e italiane, vittime innocenti della barbarie comunista. 350.000 nostri compatrioti furono costretti a fuggire da quelle terre italiane. Decine e decine di migliaia furono massacrati.


Al questore di Udine

7 febbraio 2009
Egregio Signor Questore,
si ha notizia che alla casa di cura "La Quiete" di Udine è stata trasferita la signora ELUANA ENGLARO, che vive in coma vegetativo persistente e che viene nutrita tramite sondino naso-gastrico. Poich
é sarebbe in animo del padre e tutore della suddetta sospendere l'alimentazione e l'idratazione, ci rivolgiamo alla Sua cortese attenzione, affinchè voglia vigilare per impedire qualsiasi azione che avrebbe come effetto inevitabile la morte della signora ELUANA ENGLARO. Vi è quindi il rischio concreto che si commetta un omicidio volontario ai danni di una incapace. E' da notare che le persone che hanno dichiarato di voler sospendere alimentazione e idratazione alla suddetta signora non possono invocare nessuna delle cause esimenti previste dal codice penale. Poiché la prevenzione dei reati è tra i compiti istituzionali dell'autorità di Pubblica Sicurezza, confidiamo nella Sua pronta azione.
Coi migliori saluti,  Luigi Gioacchini, Lanfranco Coluzzi e Paolo Perciballe

Sezze 5 Febbraio 2009

Quanto sopra è stato inviato via mail al Questore di Udine dal Movimento Libero Iniziativa Sociale e dal sito internet lavocelibera.it


UFO in provincia di Latina

5 febbraio 2009  

Piergio Stiffoni, senatore della Lega Nord: un marziano in provincia di Latina. Atterrato in quel di Piana delle Orme (Pontinia) insieme agli infiltrati leghisti nella Pianura Pontina, le spara grosse. Non contro il "nemico" ( i "comunisti", il PD, il centrosinistra ) ma contro i suoi amici di governo e di sottogoverno. Gli avversari a Latina sono quelli con cui governa insieme a Roma, un tempo "ladrona". Da Claudio Fazzone, senatore del PDL, a Vincenzo Zaccheo, sindaco PDL di Latina, ce n'è per tutti. Il "nostro" arriva perfino ad invocare lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale di Fondi, naturalmente guidato da un sindaco del suo partito alleato, sempre il PDL. E l'invocazione a chi è diretta? Al ministro Roberto Maroni, suo collega leghista e padano come lui. Insomma, se non è teatrino questo, come chiamarlo? Comiche? Recita a soggetto? Cosa non si fa per lucrare qualche pugno di voti da utilizzare per la solita politica! 

Perché non c'è niente di nuovo sotto il sole:  non ci dica l'ineffabile Stiffoni di avere a cuore le sorti della nostra terra, quella che ha ospitato per sfamarli, offrendo loro un futuro, genti provenienti da quel nord da cui lui arriva. La situazione è questa: c'è un senatore leghista che viene qui, gli fanno da sponda  personaggi che non hanno avuto altrove sbocchi ed in cerca di protagonismo e per guadagnarsi qualche titolo sui giornali non trova di meglio che dare addosso ai suoi sodali. Le cose che ha sostenuto potrebbero essere anche condivise se arrivassero da un'altra parte politica, avversaria. Non sono credibili proprio perché, invece, arrivano da lui, esponente della Lega e quindi stretto alleato del PDL. Questa situazione è fra l'altro indicativa dello stato confusionale in cui si trovano coloro che stanno governando l'Italia e tante amministrazioni locali, come da noi. Insieme alle lotte interne per la leadership del PDL in provincia, assistiamo ora alle liti con gli alleati della Lega. Ma a livello nazionale non sono informati di quanto accade a Latina? 

Berlusconi e Bossi non parlano tra di loro? Perché, stando ai fatti, questi signori parlano lingue diverse e non disponendo di traduttori nemmeno si capiscono. Questo almeno finché non apparirà il cartello "Scherzi a parte" e si capiranno finalmente le motivazioni vere dello sbarco degli UFO in provincia di Latina. Che non riguardano per niente la nostra terra, ma solo una politica fatta di mezzucci e ricatti tanto cari a una classe dirigente, che definire poco seria sarebbe il minimo. Piergiorgio Stiffoni, che non conosciamo e del cui partito condividiamo nulla, se vuole avere un minimo di credibilità, dando un seguito alle sue affermazioni agisca fermamente e concretamente nei confronti del ministro Roberto Maroni, che essendo suo collega di partito ne condividerà le posizioni, affinché il consiglio comunale di Fondi a guida PDL venga sciolto prima delle elezioni provinciali ed europee. Il resto sono chiacchiere.


Alla redazione di Latina Oggi

3 febbraio 2009  

L'articolo sul MOF a firma Giovanni Stravato, pubblicato in data 3 Febbraio, sollecita alcune considerazioni. Se non altro perché il comune di Fondi, per tutte le note vicende che ne hanno fatto un caso di interesse nazionale, è ormai più o meno direttamente al centro delle polemiche da mesi. Una vera e propria patata bollente che viene utilizzata, di tanto in tanto, a seconda delle opportunità, da questo o quell'esponente politico, di centrodestra o centrosinistra. Le polemiche hanno interessato e direttamente coinvolto anche dei magistrati che operano nella Procura di Latina. Senza entrare nel merito della questione, che andrebbe definitivamente chiarita nelle giuste sedi, ci preme però sottolineare, evidenziandolo per l'opinione pubblica, l'atteggiamento quantomeno "strano" che hanno assunto personaggi istituzionali di rilievo. Se è vero che a pagarne le conseguenze in termini politici potrebbero essere il presidente della provincia Armando Cusani ed il senatore Claudio Fazzone, entrambi punte di diamante del PDL, sembra anomalo che loro compagni di partito come l'onorevole Gianfranco Conte ed il sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo usino anch'essi l'argomento polemicamente. Parliamo di gente che insieme sta governando queste zone ormai da 15 anni, prima come alleati, adesso in qualità di rappresentanti addirittura della stessa forza politica ( è stato lo stesso Fazzone a sottolineare che Forza Italia ed AN non esistono più, ma esiste solo il PDL). E quello stesso Ministero degli Interni dal quale si aspetta da tempo un definitivo pronunciamento sul caso, con relativo scioglimento o non del comune di Fondi, è nelle loro mani. Ne è ministro il leghista Roberto Maroni, alleato di governo del PDL. Eppure la stessa Lega Nord sta utilizzando la questione strumentalmente. Gli esponenti locali del partito del ministro, presente il senatore Stiffoni, hanno invocato l'intervento ministeriale come se questo dovesse arrivare da Marte. Insomma, se la cantano e se la suonano. Tutto questo avviene nel silenzio della controparte, quel centrosinistra che sta brillando per buonismo. Ma il senatore Claudio Fazzone, che è stato e continua ad essere l'oggetto principale delle critiche, perché non scende autorevolmente in campo nei confronti dei suoi compagni di partito?  Perché non chiede, tramite una chiara interrogazione indirizzata al ministro competente, la definitiva chiusura del caso? Perché non interviene presso il primo ministro Silvio Berlusconi chiedendo che ponga fine una volta per tutte a questo teatrino che sta facendo ridere mezza Italia? Si tratta di un atteggiamento ambiguo, come resta ambiguo quello del centrosinistra, che sembra non affondare. E' un buonismo di facciata o bisogna leggervi dietro qualcos' altro? Perché in una provincia così combinata non sarebbe azzardato parlare, di fronte a tali episodi, di palese consociativismo. Forse andando a scavare a fondo in tutta la vicenda, che analizziamo solo dal lato politico, potrebbero emergere connivenze, sempre politiche, inaspettate? Premesso che non ci attendiamo chissà cosa dal PDL, i cui esponenti sembrano afflitti dalla sindrome di Stoccolma, una levata di scudi ce l'attenderemmo da gran parte dell'opinione pubblica, la quale dovrebbe rendersi conto che in provincia è in atto una guerra per la leadership del PDL. Una guerra anomala: con esclusione di colpi.


Sanità lepina, un fallimento annunciato

27 gennaio 2009

Sanità sguarnita sui Monti Lepini: non era da aspettarselo? L'assoluta mancanza di lungimiranza politica ed amministrativa e gli interessi di bottega e di campanile, che hanno contraddistinto le gestioni della locale USL fino all'attuale ASL, hanno determinato il fallimento degli ospedali di Sezze e di Priverno. Inutile tornare a denunciare le responsabilità di chi ha costruito le proprie fortune politiche e personali andando a ricoprire incarichi dirigenziali. Inutile tornare a dibattere dei miliardi di vechie lire dilapidati in opere che sarebbero rimaste sicuramente inutilizzate, dalle sale chirurgiche alle mense. E' però doveroso sottolineare che mentre i partiti del consociativismo, dal PCI alla DC passando per il PSI, erano intenti a spartirsi la torta delle lottizzazioni, c'era chi chiedeva, come l'MSI di Sezze, con lo sguardo rivolto al futuro, di abbandonare l'orticello del piccolo interesse per puntare alla creazione di un importante presidio ospedaliero per tutta l'area territoriale (dai Lepini a Sabaudia e Pontinia) da realizzare in una zona facilmente raggiungibile da tutti,  individuata in prossimità di Ceriara. 

Hanno sempre prevalso gli interessi dei bottegai, così piuttosto che preoccuparsi della salute dei cittadini si è continuato a gestire la politica sanitaria intesa come fonte di fortune non solo politiche e considerata come "cosa nostra". E parliamo di responsabilità trasversali, che vanno dal centrosinistra al centrodestra, da Badaloni a Storace per arrivare a Marrazzo. Così appaiono ridicole certe strumentali manifestazioni di protesta messe in atto mentre il proprio sindaco inaugura, insieme a chi la sanità ha affossato, qualche opera. Se non si trattasse della salute pubblica verrebbe da ridere nel leggere, di fronte al disastro attuale, alcune dichiarazioni di amministratori locali, ad esempio il Sindaco di Sezze, che con vera e propria faccia tosta affermano che si sta potenziando il locale nosocomio. Non ci volevano degli scienziati della politica per intuire che il futuro della sanità sarebbe stato nelle specializzazioni, come era facilmente intuibile che queste non si sarebbero potute realizzare in centri come Priverno o Sezze. Solo grandi infrastrutture facilmente raggiungibili avrebbero potuto rispondere a tali esigenze. Invece no, si è proseguito sulla strada della tutela degli interessi di bottega o della cura del proprio orticello di voti, piuttosto che andare incontro alle esigenze dei cittadini. Un dato ci sentiamo in dovere di sottolineare: molti di coloro che oggi si strappano le vesti per il disastro della sanità da Latina ai Monti Lepini, ieri militavano con noi nel MSI  e vedevano con fiducia il progetto del grande presidio ospedaliero di area, che doveva essere complementare a quello di Latina. 

Un progetto che era sposato anche dall'attuale Sindaco Vincenzo Zaccheo, all'epoca segretario provinciale e consigliere regionale missino. Perché il progetto è stato accantonato? Perchè da quando AN è forza di governo con il centrodestra tutto è passato nel dimenticatoio? Priverno è governata dal centrodestra, Sezze lo è stata. Così il Sindaco Macci va ad inaugurare le rotonde insieme a chi ha avuto ben altri orientamenti per la sanità Lepina e nello stesso contesto ritroviamo iscritti ad AN che protestano per la chiusura dell'ospedale di Priverno. Solo contro Mazzazzo però, ignorando le altre corresponsabilità.


"Sinistre" inaugurazioni

23 gennaio 2009

Nuovo dato "trionfale" per la provincia di Latina. Un altro record. Tra le 50 strade d'Italia dove si muore di più, ai primi 5 posti, insieme al Raccordo di Roma ed alla Nettunense, ecco la Pontina. La classifica è stata stilata dal Ministero dei Trasporti. " Si tratta - ha spiegato il ministro Altero Matteoli - di tratte ad altissimo rischio, ben note alle cronache negli ultimi 20 anni. Fatto che indica chiaramente come su di esse non sia stata fatta fino ad oggi una azione specifica". La Pontina resta dunque al top della pericolosità. Per essa sono state spese finora tante parole senza che sia stato fatto nulla. Parola di Ministro. La sua pericolosità - ha scritto Lilli Garrone sul Corriere della Sera di ieri, in cronaca di Roma - è stata più volte segnalata e, secondo una indagine ACI ed ISTAT, la Pontina ha il triste primato di ben 3,09 incidenti per ogni chilometro. Dopo la Romea è la strada più pericolosa d'Italia. Insomma, con un piccolo sforzo si potrebbe diventare anche primi. Con buona pace dell'ASTRAL, l'azienda del Lazio addetta alla sicurezza stradale, e del suo presidente Giovan Battista Giorgi. Il quale, proprio oggi, inaugura ben tre rotonde della "nuova 156", nei territori comunali di Priverno e Sezze, con rispettive "sculture" di stemmi municipali e carciofi vari. In contemporanea, insieme ai soliti presenzialisti, tra i quali Marrazzo e Cusani  (presidenti della Regione Lazio e della Provincia di Latina), viene inaugurato anche quel ponte sulla SR 156 in territorio di Sezze, che il nostro Movimento ha denunciato come pericolosissimo per la scarsa visibilità, dovuta alla variazione repentina dell'andamento altimetrico. Questo quando, giusto ieri, a pochi chilometri di distanza, sulla stessa arteria in prossimità dello stabilimento Pfizer, due giovani perdevano la vita in un ennesimo incidente. L'ASTRAL, il cui presidente si è trovato pochi mesi fa al centro di uno scandalo denunciato dal quotidiano romano Il Tempo, sul quale ancora non si fa definitiva luce, forse dovrebbe investire effettivamente in sicurezza più che in paginate pubblicitarie sui giornali ed inaugurazioni varie. Ed un pò di trasparenza non guasterebbe. Sul periodico "il Caffè di Latina", a proposito di affari e politica, in una inchiesta incentrata sulla "casta dei consulenti", l'azienda di Giorgi viene indicata tra quelle che non forniscono alcuna indicazione sui dati relativi agli incarichi e consulenze esterne ed interne. Indicazione obbligatoria per legge dal 2001. Eppure Giorgi ha sempre vantato la presunta trasparenza dell'agenzia regionale da lui presieduta. Anche questo è un dato da meditare, perché al centro di quello "scandalo" di cui si è occupato "Il Tempo" c'erano incarichi, consulenze, assunzioni facili.


Alla direzione de "Il Nuovo Territorio"

21 gennaio 2009

 L'articolo, firmato da Sergio Corsetti, sulla situazione che sta vivendo il Centrodestra setino, pubblicato in data 20 Gennaio sulla pagina di Sezze, merita alcune considerazioni da parte nostra. Tutto da sottoscrivere per quel che riguarda la non rappresentatività attuale del PDL. Mancano però alcune valutazioni fondamentali. Chi nella fase odierna lo vorrebbe rappresentare, ne è distante per formazione politica, culturale e mentale. In una città come quella di Sezze, che per decenni ha subito l’egemonia comunista, che si è tradotta in una sorta di totalitarismo soffocante, non è un dato secondario soprattutto in termini di affidabilità umana. Possono essere considerati “uomini di destra”, politici dal percorso militante completamente opposto? E' credibile, tanto per fare un esempio, un capogruppo del PDL proveniente dal PCI, quindi nella segreteria provinciale di Rifondazione Comunista, consigliere provinciale sempre del PRC e comunale dello stesso, o un consigliere comunale che, da comunista, è stato per anni assessore nelle giunte di Giancarlo Siddera, o chi, proveniente sempre dal socialcomunismo, è stato parte integrante nelle maggioranze di Sinistra o grande elettore di Giovan Battista Giorgi?  A dire che personaggi di tal fatta non possano esserlo non siamo noi, che a Destra abbiamo sempre militato, ma gli elettori. 

Se la coalizione della Casa delle Libertà, con candidato sindaco l'ex socialista Serafino Di Palma, dai trascorsi di sostenitore delle giunte rosse, ha raccolto nella sua globalità un misero 15 %  alle comunali, qualcosa vorrà pur dire. Vuol dire che gli elettori anticomunisti di Sezze non si sono sentiti rappresentati. Giustamente. Se altri, come noi, hanno sentito l'esigenza di prendere le distanze da una coalizione che localmente stava diventando esclusivamente un coacervo di interessi ed un mezzo di riciclaggio politico per meri fini personali, anche questo vorrà dire qualcosa. Se è vero, come si sottolinea nell'articolo, che Sezze è stata per decenni una roccaforte rossa, tanto da essere definita Stalingrado, è altrettanto vero che qui fare militanza politica a Destra, in particolare negli anni più "caldi" non è stato facile. Per molti ha significato volere rappresentare, per farla sopravvivere, una idea, una visione della vita e del mondo, che veniva osteggiata da tutti. La nostra comunità  lo sa, come lo sanno anche quelle centinaia e centinaia di elettori che dal MSI a Fiamma Tricolore o ad Alleanza Nazionale, nel corso del tempo hanno sempre continuato a dare la propria preferenza a dei simboli ben precisi. Perché non bisogna dimenticare, ci sono i dati storici delle elezioni a ricordarlo e chiunque può andare a visionarli, che in alcune occasioni la Destra ha raccolto a Sezze anche più di 2.300 voti globalmente. Ed erano espressioni di voto molto motivate. 

Oggi questa motivazione non c'è più. Nel momento in cui alla politica degli ideali si è sostituita la politica degli interessi, personaggi ben individuabili, che attualmente si trovano a governare la città di Latina e che hanno avuto la sorte, grazie ad un vento che cambiava ed al sacrificio dei militanti, di andare a ricoprire importantissime cariche istituzionali, hanno fatto di tutto affinché nel più importante centro dei Lepini non emergesse una classe politica rappresentativa, affidabile, seria ed ancora sanamente idealista. Si è preferito affidarsi a chi nella politica vedeva la possibilità di "svoltare", a chi era pronto a vendersi per un piatto di lenticchie, a chi non aveva problemi di coscienza a ritrovarsi insieme con coloro che fino a ieri li osteggiavano e che opportunisticamente, avendo fiutato il vento, cambiavano casacca ma non forma mentis. Gente che naviga a vista e che si è subito persa per essere sopraffatta da chi è certamente più "furbo" e navigato. Oggi, come giustamente rilevato da Il Nuovo Territorio, la situazione è quella fotografata dal quotidiano. Il disastro attuale, perché di questo si tratta, è ormai incontrollabile. Chi lo ha provocato non riesce a gestire l'ingestibile e la Sinistra ringrazia. In questa situazione, a dispetto di chi tanto si è prodigato affinché dal panorama politico setino venisse eliminata la Destra, cosa non riuscita nemmeno negli anni 70, occorre tornare ad un impegno serio tendente a ricostruire il tessuto politico ed umano che qualcuno preferirebbe dilaniato.


Zaccheo, un disastro politico

20 gennaio 2009

Finalmente! Vincenzo Zaccheo, sindaco pro tempore del Comune di Latina, si è reso conto che qualcosa non funziona nella giustizia e nella sanità del capoluogo. Un chiaro esempio di solerzia, se non fosse che il nostro non si trova a passare da queste parti casualmente, ma sono almeno 15 anni che ricopre cariche istituzionali di primo piano. Dopo essere stato consigliere regionale è arrivato in Parlamento come deputato per due legislature, è primo cittadino ormai da anni, è stato consigliere comunale da sempre, ha ricoperto incarichi politici dirigenziali di partito per almeno 30 anni. Strano che si chiami fuori dalle situazioni catastrofiche che oggi denuncia. Se non è responsabile chi come lui ha avuto a disposizione tutte le poltrone possibili ed immaginabili, chi avrebbe dovuto provvedere a far si che sanità e giustizia funzionassero? 

A noi sembra che certi policanti alla Zaccheo si comportino come quegli amministratori che non eliminano le buche sulle strade per poter poi avere almeno un argomento da riproporre ai cittadini nella prossima campagna elettorale. Se le cose funzionassero di che dovrebbero parlare? La realtà è che in questi settori, come in tanti altri che si trovano in difficoltà, si naviga a vista per responsabilità ben precise: quelle cioè di chi in questa provincia sta facendo il bello ed il cattivo tempo da anni. Se si chiama fuori chi ha responsabilità di governo, i responsabili sono forse gli amministrati? E' un paradosso che persone come Vincenzo Zaccheo, dopo aver fatto nulla, fingano un attivismo, che si risolve in pellegrinaggi occasionali a Roma, a soli fini propagandistici. Ma chi dovrebbe abboccare? Non sapeva, il primo cittadino, che potessero sorgere problemi aziendali nei rapporti con l'Università all'interno del Santa Maria Goretti? Perché ci si muove solo adesso e si fa una levata di scudi a difesa di qualche sanitario probabilmente di area? 

Perché Zaccheo si interessa delle difficoltà del Tribunale di Latina solo di fronte ai malumori giustificati di tutti gli avvocati che vi operano? Che ha fatto di concreto per loro? Che ha fatto per l'ospedale? Non lo deve dire a noi che ben lo conosciamo, avendolo purtroppo frequentato per anni, ma a chi è costretto a subire la malasanità e i tempi lunghissimi della giustizia in un territorio governato male e gestito peggio da troppo tempo. Altro che sondaggi favorevoli! La famosa filiera di governo ( il centrodestra ha avuto tutto a disposizione, dall'Europa alla Regione, dal governo centrale a quello provinciale, dalle amministrazioni comunali ai diversi carrozzoni aziendali, dall'acqua alla immondizia ) ha saputo produrre solo disastri ed una classe politica abbarbicata ai nomi dei soliti noti almeno dal 1994. 

Una situazione al momento drammatica. Senza alternative immediate in una situazione di consociativismo. Che dire dell’ex segretario comunale dei DS che diventa consulente alla sanità del sindaco Zaccheo?


Chi più sporca la fa, diventa Priore

Sole 24 ore: Vincenzo Zaccheo ottavo, Latina ottantesima

16 gennaio 2009

I dati diffusi da "Il Sole 24 ore" in questi ultimi giorni ed ampiamente pubblicizzati dalla stampa provinciale, appaiono contraddittori. Ci riferiamo alla classifica stilata relativamente ai Sindaci maggiormente graditi dagli amministrati ed a quella dei Presidenti di provincia. Il primo cittadino di Latina Vincenzo Zaccheo appare ottavo in classifica, decimo il presidente Armando Cusani. Se già stupisce il dato, ancor di più si resta basiti quando sullo stesso quotidiano economico apprendiamo che Latina è, udite udite, all'80° posto nella classifica della vivibilità nelle 103 province italiane, mentre è tra le prime per ciò che riguarda l'abusivismo edilizio. 

Si tratta di dati che fanno sorgere numerose perplessità. Come è possibile che in una provincia invasa dagli stranieri, con una percentuale incidentale fra le più alte in Italia, con un ambiente fortemente degradato ( Latina è al 95° posto), dove la giustizia è tra le più lenta (96° posto), dove c'è un altissimo tasso di inflazione, una altrettanto alta percentuale di furti in appartamento, di auto rubate, chi la rappresenta ai massimi livelli istituzionali goda di tali alte percentuali di gradimento? Sembrerebbe che il consenso possa crescere magari perché si chiudono gli occhi di fronte a certi fenomeni come quelli dell'abusivismo e non solo. O che per essere graditi dai propri amministrati non servano doti di buon amministratore, ma piuttosto altre, tutte da decifrare. 

Un amministratore andrebbe premiato quando effettivamente e concretamente entra nei problemi della gente, risolvendoli. In questo caso i problemi restano, in qualche caso si aggravano, ma Zaccheo con Cusani continuerebbero a godere di consensi crescenti. Come dire, governare male per prendere più voti: contro ogni logica! A questo punto, stando così le cose, qualche dubbio sulla attendibilità di alcuni sondaggi sorge. Anche perché stando ai numeri reali, a quelli cioè riferiti al dato elettorale, Vincenzo Zaccheo è stato costretto al ballottaggio. Ed al primo turno ha perso consensi proprio in quell'area che lui dovrebbe rappresentare, il centodestra, dove in tanti si sono regolati diversamente. 

Questo sta a significare palesemente che la rappresentatività di certi personaggi sta calando. Sono ormai quindici anni che a Latina città ed a Latina provincia governano sempre gli stessi. Zaccheo, Forte, Cusani, Fazzone, Zappalà, Cirilli, Bianchi, De Monaco, Tiero, Conte, mentre per strada si sono persi i vari Martella, Pedrizzi e compagnia cantante. Stanno lì, amministrano male e vengono votati. I sondaggi stanno facendo passare in secondo piano la delicatissima questione che vede al centro del dibattito alcuni "interessi" trasversali che coinvolgono tutto il PDL. I dissidi interni, come quelli ipotizzati tra i diversi soggetti del centrodestra, riportati dalla stampa, finiscono per fare da velo a quella che è la realtà dei fatti, nel tentativo di fare apparire all'esterno altro. E chi viene criticato con il coinvolgimento anche diretto in situazioni che stanno interessando il Ministero degli Interni, perché non reagisce?


Il ponte della 156, un salto nel vuoto

13 gennaio 2009

Mentre batte la grancassa per l'inaugurazione della strada che collega Sezze Scalo alla Monti Lepini, occorre focalizzare, prima che ci si perda dietro la pompa magna del taglio del nastro con immancabile statua dal costo poi  tutto da verificare e relativa sfilata delle autorità, alcune perplessità che il nuovo tracciato allo Scalo fa sorgere. E' evidente l'assoluta carenza di visibilità di cui soffre il ponte che sovrasta il nuovo tratto che collegherà  Latina a Frosinone. In entrambi i sensi di marcia, tanto che si provenga da Latina quanto da Sezze, la via appare un trampolino di lancio: come è chiaramente testimoniato dalle foto che alleghiamo, la strada si alza repentinamente fino ad arrivare alla sommità di un dosso che impedisce assolutamente la visibilità. La sensazione è quella di trovarsi come sulle montagne russe, laddove il percorso si inerpica  per poi improvvisamente precipitare. Fino a quella sommità non si sa bene cosa ci aspetti dall'altra parte. Questo sta a significare che i mezzi provenienti dalle due direzioni di marcia si ignoreranno completamente, con tutto quello che ne conseguirà in termini di pericolosità. Fatto gravissimo per una importante arteria, che sarà molto trafficata, la quale sta appena nascendo, in piene polemiche relative ai tanti morti sulle strade, alla forte incidentalità soprattutto nella provincia di Latina e quando da tutti viene sottolineata l'importanza fondamentale della visibilità stradale al fine di ovviare all'alto numero di morti su strada. 

E' proprio questa, secondo le statistiche, una delle maggiori cause dei sinistri e proprio per questo ci si sta indirizzando verso l'eliminazione delle curve secche, dei dossi e delle cunette. Appare quantomeno strano che nella progettazione del nuovo tracciato della SR 156 non sia stata prevista la realizzazione della corsia di emergenza , che non sia non sia stata prevista la doppia corsia per ogni senso di marcia e che dove il tracciato nuovo si interseca con strade già esistenti, come nel caso del ponte di cui parliamo, i tecnici non si siano posti il problema della visibilità quale strumento fondamentale e garanzia della sicurezza. Come è possibile dilapidare milioni di euro in opere prive di questi requisiti? Nascono come nuove ma possono già essere catalogate come vecchie. Come è stato possibile che nessuno nel tratto di Sezze Scalo da noi indicato si sia reso conto che si stava realizzando una sorta di trampolino di lancio? Il presidente dell'ASTRAL Giovan Battista Giorgi, che tanto si sta preoccupando della statua con il leone rampante da inaugurare, perché in termini di sicurezza non ha sollevato questo problema? Parla solo di tempi rispettati nella realizzazione. Ma di quali tempi parla? Perché girando nei diversi cantieri del territorio di Sezze della obbligatoria cartellonistica non abbiamo trovata traccia, tanto meno abbiamo trovato traccia dei tempi di riferimento. Comunque quello che ci preoccupa resta il problema per il quale siamo intervenuti. Il ponte allo Scalo rappresenta un salto nel buio e nel vuoto.  


Lega Nord a Latina, di menzogna in menzogna

Non è vero che la Bonifica Pontina è stata opera dei contadini del Nord

7 gennaio 2009

Un insulto alla verità della storia. Non possiamo commentare in altro modo le menzognere dichiarazioni, che addirittura ritroviamo nella sua proposta di legge, del senatore leghista Piergiorgio Stiffoni, uno dei padani  venuti a Latina a presentare la Lega Nord. Un insulto al quale è necessario replicare, ribadendo la realtà dei fatti. Non è vero che la Bonifica della Paludi Pontine è stata opera dei contadini del Nord. Torniamo a ribadirlo: nelle terre redente hanno gettato sudore e sangue innanzitutto gli uomini dei Monti Lepini, di Sezze in particolare, ma anche di Priverno, Roccagorga, Maenza, Norma, Sermoneta, Cori, Bassiano e degli altri centri, lavoratori di Terracina, Cisterna, Velletri, insieme a quelli del litorale romano ed a qualcuno proveniente dalla vicina Campania. La verità è questa. Sapete cosa recita l'articolo 2 della proposta di legge dedicata alla istituzione della "Giornata del Bonificatore", presentata da Stiffoni?  Il testo è il seguente: " Quale simbolo della Giornata dei Bonificatori è scelto un leone che sovrasta un campo agricolo. Esso rappresenta la forza che soggioga la natura, e ricorda le genti del nord est, di cui tale animale è simbolo, che hanno svolto l'attività di bonifica". 

Tutti noi della provincia di Latina che abbiamo avuto un nonno, un bisnonno, uno zio, impegnati duramente nel lavoro di bonifica non possiamo non risentirci e non dobbiamo permettere che tali menzogne vengano fatte passare per verità ed addirittura acquisite e date per scontate in una legge. Ma i parlamentari provinciali sono informati? Hanno letto la proposta di Stiffoni? I Sindaci dei 33 Comuni provinciali la conoscono? Perché nessuno sente il dovere di intervenire? Perché si permette che la storia venga falsificata? I Veneti, i Friulani, la gente di Ferrara, è arrivata qui, ad opera compiuta, con i treni che conducevano nelle stazioni di Sezze e Cisterna, le uniche allora attive a bonifica ultimata. Furono accolti a braccia aperte dalle popolazioni indigene e dall'Opera Nazionale Combattenti, impegnata direttamente anche nell'assegnazione dei poderi. Eppure nel bollettino " Qui Lega Parlamento", dobbiamo leggere: " Il lavoro compiuto dai contadini provenienti dalle terre del nord è riuscito a compiere il miracolo. Testimonianza di questo lavoro è l'Agro Pontino. Sono stati soprattutto Veneti e Friulani a compiere l'opera ... Molti borghi della zona si chiamano Grappa, Sabotino , Carso, Piave, Isonzo, Podgora ". 

Si tenta di far credere non solo che nella redenzione delle terre abbiano lavorato coloro che le hanno avute esclusivamente in assegnazione, grazie all'azione sociale del regime fascista, ma che addirittura i borghi sorti insieme a Littoria siano stati così denominati proprio per questo motivo, quando, in realtà, essi ricordano, per volontà dell'O.N.C., le grandi battaglie della Prima Guerra Mondiale. Su quei campi morirono insieme Siciliani e Lombardi, Sardi e Friulani, Laziali e Veneti, Campani e Liguri. Italiani insomma. E' grave che si possa, per mera strumentalizzazione elettorale, presentarsi a Latina - Littoria, con tali credenziali. Ancor più grave è che nessuno, tranne noi, abbia alzato la testa per gridare ai falsari la verità e che tutta la classe politica di questa provincia non abbia sentito il dovere, quantomeno, di indignarsi.


Dal passo romano alla (omissis) a passo di caneomissis) a passo di cane

5 gennaio 2009

E' veramente questo il momento opportuno per affrontare quello che è "il Problema" di Sezze, cioè le indennità di funzione (leggi stipendio) che si beccano mensilmente i nostri amministratori. Giustamente, nel momento in cui si sarebbe dovuta mettere alle corde la concessionaria del servizio idrico-fognario "Costruzioni Dondi Spa" , la quale deve ai contribuenti setini le somme indebitamente percepite per la depurazione non effettuata, i consiglieri hanno deviato l'attenzione sulla questione ponendo al centro del dibattito nell'assise cittadina le proprie tasche, i soldi che a nostro parere molto immeritatamente, puntualmente incassano. Qualcuno tenta anche di fare il moralista. Dal PDL si "minaccia" che, addirittura, i propri rappresentanti non intascheranno più "piccioli". Ma fateci il piacere! Il sermone arriva da quella parte politica che nella nostra provincia sta facendo man bassa di denaro pubblico. Tanto per restare ad un argomento del giorno, quello del mutuo Depfa bank, tramite il quale si indebitano i contribuenti dell'Ato 4, esso serve esclusivamente per finanziare la politica provinciale del PDL. Chi è il presidente di Acqualatina? Tale Claudio Fazzone, che in tale qualità  intasca 100.000 euro annui che vanno ad aggiungersi ai già lauti stipendi di senatore. Di esempi di tal fatta ne potremmo portare a bizzeffe, come ne potremmo portare altrettanti di esponenti berlusconiani e finiani che ricoprono doppi o tripli incarichi. L'esempio più eclatante rimane quello di Vincenzo Zaccheo, che per anni si è "sacrificato" nel doppio incarico di sindaco e parlamentare della repubblica, naturalmente godendo di doppio stipendio. 

E Armando Cusani non è presidente dello stesso ATO? Naturalmente una sistemazione si doveva trovare anche a Vincenzo Bianchi, che dopo la trombatura in consiglio comunale è stato "premiato" con la presidenza di Latina Ambiente. Tenete presente: non è volontariato. Ed i boys scouts setini vogliono far credere che, grazie al loro buon cuore, i quattro “scalzacani” ( rispetto ai capi branco citati prima) di Sezze rinunceranno ( NB:  indicativo futuro ) alle indennità! E le decine e decine di consiglieri comunali del PDL che siedono nei 33 consigli della provincia? E Lidano Zarra che continua a percepire anche le indennità di consigliere provinciale? E i soldi che hanno intascato fino ad ora? Perché stiamo parlando di gente che, come Rinaldo Ceccano o Antonio Vitelli, da anni occupa poltrone (prima a sinistra ora a destra), e che addirittura, in qualche caso, ha preso la residenza in comuni del sud pontino per ottenere, in provincia, da consigliere, rimborsi ancora più corposi. Ma di quale etica, rispetto alle difficili condizioni che si trova a vivere la gente comune, volete parlare? Il gioco delle parti cui si vorrebbe far credere utilizzando anche qualche nome non più credibile, è evidente.  Da una parte “moralisti” che non possono dare lezioni di morale a nessuno e dall’altra chi dice che le indennità spettano per legge.  E lo dicono dallo stesso pulpito, quello del PDL. Il più credibile in tutto questo ambaradan resta Giovan Battista Giorgi, il quale conosce bene i costi della politica, dall’alto dei suoi oltre 150.000 euro che incassa quale presidente dell’Astral e “giustamente” riconosce che i 50 euro in più rispetto al precedente gettone di presenza non sono niente di scandaloso. Dice il buon Titta: ma perché un consigliere comunale ci dovrebbe rimettere di tasca propria?  Diciamo noi: ma chi lo obbliga a fare il consigliere comunale, perché non se ne resta a casa? Chi ti obbliga a fare il presidente Astral, con tanto di auto blu, e nel contempo il consigliere comunale? Il nostro Movimento resta fermamente contrario a questi compensi, ma non come lo era Vincenzo Zaccheo  da esponente del MSI. Noi ci crediamo veramente: la politica dovrebbe essere passione, spirito di servizio e non fonte di guadagno. Ancor di più tale concetto è valido per chi gode già di stipendio. 

anno 2009

INIZIATIVA SOCIALE