Movimento politico

MOVIMENTO LIBERO INIZIATIVA SOCIALE 

anno 2010

www.lavocelibera.it

per chi ha deciso di non ... mandare il cervello all'ammasso

Ufficio Stampa  

 


Astral-Regione Lazio, un rapporto ambiguo

21 dicembre 2010

Dopo che il il gruppo radicale alla Regione Lazio, nelle persone dei consiglieri Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, raccogliendo le istanze di Movimento Libero Iniziativa Sociale, ha investito il presidente Renata Polverini e l'assessore competente Luca Malcotti di una interrogazione urgente incentrata sui lavori infiniti relativi alla SR 156, il presidente Astral Giovan Battista Giorgi sembra essere entrato in fibrillazione. Prima ha reso noto il testo di una nota della Corte dei Conti a lui indirizzata, riferita ad un procedimento concernente un "presunto illecito derivato ad Astral a seguito di incarichi di consulenza", a quanto pare archiviato, quindi ha pubblicizzato una ennesima manifestazione, allargata a diverse "autorità", tra le quali spicca l'assessore ai LL.PP. Malcotti, di inaugurazione di ulteriori lavori riferiti alla SR 156 e ad una ulteriore rotonda. 

Ci sarebbe da restare basiti di fronte ad un tale polverone! Mentre si evita accuratamente di rispondere in maniera seria e circostanziata ai numerosi e gravi interrogativi che quei lavori stanno sollevando, non si perde occasione per creare diversivi, come se non si fosse in grado di fornire le doverose risposte. Intanto che gli incidenti, purtroppo anche mortali, si moltiplicano a dismisura, si procede con metodi di vera e propria disinformazione: come definire altrimenti i tentativi di "sviare" da quelle che sono le reali argomentazioni?  Sembra sempre più nebuloso il ruolo assunto da Giorgi ed oscuri i rapporti di questo esponente del PD con i vertici della Regione Lazio del PDL. Mentre assessore regionale e presidente Astral  procedono con i silenzi e con l'ennesima manifestazione, è di pochi giorni fa la notizia che la giunta della Regione Lazio ha revocato il contratto di servizio all'azienda presieduta da Giorgi, il cui Consiglio di amministazione scade ad aprile 2011. Un dato che potrebbe addirittura abbreviare i tempi per l'avvicendamento. Stando così le cose, perché si prosegue su una linea che appare, e sottolineiamo appare, essere stata bocciata?


Nuova 156, lavori infiniti

7 dicembre 2010

Movimento Libero Iniziativa Sociale ed il Gruppo Consiliare della Regione Lazio della Lista Bonino Pannella - Federalisti Europei, nelle persone dei consiglieri Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, hanno ritenuto di dover intervenire urgentemente per iniziare a fare chiarezza sui lavori "infiniti"che stanno interessando la realizzazione del nuovo tracciato della SR 156, in particolare nel tratto bloccatosi nel territorio del comune di Sezze. A tal fine è stata predisposta ed inoltrata una interrogazione urgente, il cui testo alleghiamo alla presente.

Riteniamo in tal modo di contribuire in maniera determinante a smuovere le acque, affinché venga fatta piena luce su una situazione che ristagna da tempo. I disagi arrecati alla popolazione, i pericoli cui vengono sottoposti quotidianamente gli utenti della strada, i tanti finanziamenti utilizzati finora, i lavori che si bloccano inspiegabilmente, meritano delle doverose risposte, cui gli interrogati non potranno sottrarsi.

Segue interrogazione.

 

                 Il logo della lista Bonino - Pannella                  Il logo della lista Bonino - Pannella

 

Consiglio Regionale del Lazio

Gruppo Consiliare Lista Bonino Pannella – Federalisti Europei

Via della Pisana, 1301 – 00148 Roma – Telefono 0665937196 Fax 0665932217

e_mail: segr.radicali@regione.lazio.it

 

                                                                       Al Presidente del Consiglio Regionale

                                                                       del Lazio

                                                                       On. Mario Abbruzzese

 

Interrogazione urgente a risposta scritta

Oggetto: Strada Regionale 156 dei Monti Lepini  

Premesso che:

-          In data 20 marzo 2010 risultava dagli organi di stampa inaugurato il tratto Sezze Scalo – Ceriara della Strada Regionale 156 dei Monti Lepini;

-          attraverso gli organi di stampa ed il proprio sito, lavocelibera.it, il Movimento Libero Iniziativa Sociale di Sezze, continua a chiedere informazioni sullo stato dei lavori e in merito alla staticità dell’opera e alle problematiche concernenti la viabilità.

Considerato che:

-          nella Regione Lazio, nel biennio 2008 – 2009, si sono verificati un alto numero di incidenti stradali, in particolare nelle arterie che attraversano la provincia di Latina;

-          è doveroso per l’amministrazione rendere pubblici gli elementi di ogni provvedimento che riguardano direttamente la cittadinanza.

 

INTERROGANO

la Presidente della Giunta della Regione Lazio, On. Renata Polverini,  e l’Assessore alle Infrastrutture e Lavori Pubblici, On. Luca Malcotti, per conoscere:

 

-       se nel tratto di strada della variante SR 156 da Sezze Scalo a Ceriara, in ambo le direzioni o in una soltanto, sia tuttora vigente il divieto di transito ai veicoli di peso superiore alle 7,5 tonnellate, e per quale motivo;

 

-       se i lavori sono stati conclusi, ovvero quando è prevista la loro conclusione definitiva;

 

-       se è prevista una variante al progetto iniziale nel tratto in prossimità delle sorgenti delle “Sardellane”, tra i km 33,00 e 36,00 del vecchio tracciato,  e se risulta vero che in detta località sulla quale è in via di realizzazione  un ponte sul fiume Ufente, per il nuovo tracciato della 156 Var, adiacente quello della ferrovia, si procede a sondaggi del terreno a causa del mancato assestamento del terreno di riporto, che sta causando continui cedimenti del nuovo tratto stradale e del nuovo  ponte;

 

-       se è vero che le chilometriche della SR 156 sono state riportate sull'intero tratto della variante, per quale motivo è stata adottata questa scelta che potrebbe causare problemi in caso di incidenti per identificare l’esatta localizzazione del sinistro;

 

-       se le opere in bronzo del Cherubini installate sulle nuove rotatorie di Sezze Scalo, Ceriara di Sezze e Ceriara di Priverno, sulla SR 156 - il leone nemeo con cornucopia, l’aquila con lance poste a croce ed il carciofo con il leone nemeo - siano state commissionate dall’Astral, e in caso affermativo, il costo complessivo e per ciascuna opera sopportato da questa Amministrazione.

I consiglieri:

Giuseppe Rossodivita , Rocco Berardo


Nuova 156, la Polverini tace

25 novembre 2010

Dopo aver avuto conferma, tramite il Corriere della Sera e le interrogazioni del radicale Giuseppe Rossodivita, che prima che vengano appaltati i lavori della Roma-Latina, si sta già bruciando circa un miliardo di euro in arbitrati, ci torniamo a chiedere seriamente in che modo vengano utilizzati i finanziamenti per la messa in sicurezza delle strade e la realizzazione di nuove arterie nel Lazio. Non molto tempo fa Movimento Libero Iniziativa Sociale ha sollevato la questione dei lavori relativi alla cosiddetta Nuova 156, la strada regionale che collega le province di Latina e Frosinone, ed in particolare del tratto Ceriara di Sezze- Zona Cesarini, uno dei  più pericolosi dell'arteria. E lo abbiamo fatto perché da tempo, nonostante in diverse occasioni sia stata comunicata l'apertura al traffico, i lavori più che ristagnare sono stati del tutto interrotti senza alcuna plausibile giustificazione. Eppure  più volte abbiamo avuto modo di leggere sulla stampa che l'opera è stata, in quel tratto, completamente finanziata. 

Dal presidente della Regione Lazio Renata Polverini non sono arrivate risposte e tantomeno sono pervenute dall'assessore competente Luca Malcotti e dal presidente Astral, Azienda Strade Lazio, Giovan Battista Giorgi. Perdurando la situazione di impasse, riteniamo che non possano essere in alcun modo giustificati ulteriori silenzi e situazioni di totale mutismo da parte degli organismi direttamente interessati. La politica dello struzzo o, se preferite, del pesce in barile, quando si deve rendere conto ai cittadini di come venga utilizzato il denaro pubblico, non può essere in alcun modo tollerata. Se abbiamo atteso invano, per mesi, che qualcuno si scomodasse per rendicontare dettagliatamente, facendo un punto della situazione e dello stato dei lavori, con le relative spese, ulteriori ritardi non possono più essere tollerati. Se qualcuno sperava che con il cambio della guardia alla Regione Lazio ed il passaggio delle consegne dal democratico Marrazzo alla pidiellina Polverini qualcosa cambiasse e si andasse finalmente a verificare come sia stata gestita l'Astral, al centro di note vicende che sembrano averla condotta sull'orlo del collasso economico dopo che per anni era stata strombazzata la sua solidità di bilancio, ora sarà rimasto disilluso. Così, mentre da un lato si paventa, quasi in forma di ricatto, il licenziamento dei dipendenti cresciuti a dismisura, dall'altro si assiste ad una situazione di stallo. Perché possiamo immaginare, ma solo immaginare, che situazioni come quella della 156 siano riscontrabili altrove. Ma la Polverini non si muove, come Malcotti.


Finioti, non futuristi

15 novembre 2010

Smettiamola con il definire quelli del FLI " futuristi ", solo perché hanno nella loro ragione sociale il termine futuro. I Futuristi ed il Futurismo hanno rappresentato la più importante corrente culturale del Novecento, che ha influenzato tutte le arti, oltre ad avere avuto espressioni più propriamente "politiche". Insomma, Gianfranco Fini non ha niente a che vedere con Filippo Tommaso Marinetti. Definiamoli per quello che sono: finiani o fliniani, se non finioti o, al massimo, flinioti. Giusto per non dare loro una dignità che non hanno e che probabilmente non hanno mai avuto. Sia chiaro: tutto questo non per offrire il destro a Berlusconi ed ai berlusconiani, sicuramente non migliori dei loro ex sodali, ma giusto per mettere i puntini sulle i, per non confondere la "cacca" con la cioccolata. Detto ciò, ci sembra giusto anche evidenziare un dato. Si sta tentando, ormai da tempo, di far passare l'idea che la Destra italiana sia quella rappresentata dai vari Fini, Berlusconi o addirittura Storace. 

Niente di più fuorviante, perché i valori di riferimento, politici e culturali, dell'area nazionale, nulla hanno a che vedere con quelli , se ne hanno, di costoro. Appare ormai chiaro, in questo momento di forte crisi per l'Italia, trasformata in un "puttanaio", che il momento di svolta per tutto l'ambiente potrà verificarsi solo quando quei puttanieri saranno abbandonati al loro destino e l'area nazionale, sganciata da tali zavorre, saprà riprendere il cammino riappropriandosi della propria identità, fatta di socialità e nazione, solidarietà e sviluppo, giustizia sociale e legalità, ordine e libertà. Alla luce degli ultimi avvenimenti, più che politici scandalistici, che hanno avuto come protagonisti i vari Fini e Berlusconi, si rafforza la convinzione che il tentativo di far identificare la Destra con l'attività di questi signori, possa far parte di un disegno ben preciso, finalizzato ad eliminarla per sempre dal panorama politico nazionale. E' una contraddizione che deve essere definitivamente chiarita: quei due individui, con i loro cortigiani, rappresentano quanto c'è di più distante dai nostri valori.


Anfiteatro di Sezze, la Regione chiarisca

11 novembre 2010

Quello dell'Anfiteatro di Sezze (LT) di Via Piagge Marine sembra un argomento tabù: nessun amministratore ne ha parlato a suo tempo,  nessuno ne parla tuttora. Eppure, come denunciato fin dall'inizio dei lavori soltanto da Movimento Libero Iniziativa Sociale, l'opera non solo è risultata devastante per l'ambiente ed il paesaggio circostante, un vero e proprio ecomostro, ma in essa, ancora ben lungi dall'essere portata a termine, sono stati convogliati  finanziamenti plurimilionari, a quanto pare ancora insufficienti stando alle continue richieste di denaro. Ci si sta avviando verso i tre milioni di euro senza colpo ferire, quando sarebbero tante le situazioni che andrebbero invece verificate da chi di dovere. Perché per far luogo ad una struttura di dubbio gusto e di impatto ambientale dalle gravissime conseguenze in un'area vincolata, si è proceduto all'abbattimento di una realizzazione ecologica, in pietra, perfettamente adagiata sulla collina su progetto dell'architetto Piacentini, che andava  salvaguardata, e perché qualcuno dovrà rispondere dei soldi finora utilizzati, rendicontandoli puntualmente nei diversi passaggi e diversi stralci. Se ci spieghiamo i silenzi di chi amministra la città di Sezze e certi atteggiamenti omertosi che vedono tutti corresponsabili ( non dimentichiamo che l'appalto interessa diverse amministrazioni di diverso colore), non appare giustificabile il mancato intervento delle Istituzioni, in particolare quello della Regione Lazio. 

Ricordiamo all'opinione pubblica ed a chi di dovere, che MLIS ha tentato di sollevare la delicata questione anche a livello di Parlamento Europeo, essendo finanziata larga parte dell'opera tramite DOCUP. Anche in questo caso, forse grazie all'interessamento di qualche parlamentare europeo espressione del Lazio, non ne è sortito niente, l'operazione è andata avanti. Giusto per illustrare meglio la situazione, è importante ricordare che quello che era il Teatro Sacro Italiano avrebbe potuto essere ristrutturato ed adeguato alle normative vigenti con un progetto di soli 350.000 euro dell'Ente provinciale del Turismo, che avrebbe portato alla conservazione della struttura esistente, particolarmente bella ed architettonicamente unica. Eppure, andando contro ogni logica, si è deciso di abbatterla con le ruspe per far luogo ad una colata di cemento particolarmente costosa e deleteria. Una scelta illogica, che lascia perplessi e che dovrebbe far riflettere. E' questo che noi chiediamo agli organismi regionali: che si vada a verificare tutto l'iter, che ci si vada a rendere conto di come sono stati e vengono gestiti i finanziamenti. Nell'interesse della collettività, MLIS chiede che una commissione regionale si occupi finalmente di verificare lo stato delle cose, per arrivare all'abbattimento dell'ecomostro con il ripristino dei luoghi e l'individuazione di ogni eventuale responsabilità. Comunichiamo altresì che il sito internet lavocelibera.it, ha aperto un gruppo su facebook dal titolo "Anfiteatro di Sezze ecomostro" che conta già oltre 250 adesioni alle nostre richieste. Richieste sensate, ma che potrebbero apparire retoriche dato che nella giunta regionale siede un assessore, Stefano Zappalà, che è già stato parlamentare europeo quando sollevammo la questione ...


ASTRAL, è l'ora dei chiarimenti

29 ottobre 2010

Dopo le ultime di Giovan Battista Giorgi sulla situazione di bilancio catastrofica, se non sull'orlo del fallimento, dell'azienda da lui presieduta, l'Astral, sorgono spontanee alcune domande, cui il presidente non può sottrarsi. Domande che dovrebbero essere a lui rivolte anche e soprattutto dalla presidente della Regione Lazio Renata Polverini e dall'assessore competente Luca Malcotti, al fine di fare veramente chiarezza. A Giorgi andrebbe chiesto, affinché si faccia luce sulla sua gestione, innanzitutto quanti e quali dirigenti ha nominato negli ultimi due anni. Quante e quali posizioni organizzative sono state assegnate a funzionari Astral. Qual'é l'ammontare delle relative spese. Il presidente dovrebbe poi rendere conto di quelle sostenute per sagre e manifestazioni di vario tipo, come di quelle per le varie pubblicazioni e per la pubblicità aziendale. E' lecito che venga consentito all'Astral, o meglio a chi la presiede, che dovrebbe occuparsi della sicurezza stradale, di spendere denaro per la stampa di libri incentrati su tematiche assolutamente avulse dalle sue specifiche finalità? Quanto è stato speso per consulenze legali e non? A chi sono state assegnate? A quanto ammontano le spese per bonus ed indennità varie ed a chi sono state concesse? Sarebbe opportuno conoscere anche quali siano i costi delle auto blu aziendali. Un capitolo a parte meriterebbero i lavori, con l'elenco dettagliato di appalti e subappalti, soprattutto di quelli affidati a ditte di Sezze (LT), la città di Giorgi, e la loro percentuale rispetto all'intero ammontare dei lavori. Da chiarire anche le relative procedure di affidamento. La Regione Lazio ha verificato se i fondi mirati, da essa stanziati, sono stati utilizzati per i lavori previsti? E' vero, infine, che si sta pensando alla nomina di ulteriori dirigenti?

Nel momento in cui il presidente Giorgi crea una sorta di allarme sociale facendo temere anche licenziamenti,  sarebbe il caso che la Regione Lazio intervenisse per invitarlo alla gestione della ordinaria amministrazione, facendo chiarezza su un punto in particolare: perché l'intervento allarmistico di Giorgi c'è stato soltanto oggi, con la gestione Polverini, quando le stesse rimostranze potevano essere rivolte a Piero Marrazzo? Movimento Libero Iniziativa Sociale si rifiuta di credere che la situazione sia precipitata nel giro di poche settimane, trattandosi di un debito che arriva a sfiorare i 170 milioni di euro ...


Piena luce sui fatti di Latina

20 ottobre 2010

I recenti avvenimenti, di cronaca, che hanno visto la provincia di Latina ulteriormente "sputtanata" a livello nazionale, non solo per episodi legati alla malavita più o meno organizzata, ma soprattutto per le caratteristiche di una classe politica alquanto "spregiudicata", ci spingono ad una riflessione. L'augurio di Movimento Libero Iniziativa Sociale è che sugli avvenimenti che interessano il comune capoluogo, le città di Sabaudia e Fondi, Minturno, Terracina, venga fatta piena luce, che finalmente si arrivi ai nomi dei collusi, dei colletti bianchi, di coloro che hanno tratto vantaggi elettorali e non solo da determinate situazioni di illegalità. 

Che non ci si soffermi, quindi, come spesso è purtroppo accaduto, ad un livello superficiale e generico. Prendiamo atto del fatto che da parte delle istituzioni preposte sia stata imboccata quella che appare una strada giusta, a dimostrazione di una volontà ben chiara. Se la provincia di Latina ed i comuni che la compongono sono chiamati ad una rinascita, é vero che un cambio di direzione radicale può essere determinato solo dalla conoscenza della verità dei fatti, con nomi e cognomi, in particolare, dei politici conniventi, se non altro per aver assunto atteggiamenti omertosi. Quello che appare incredibile è l'evidenza di un territorio che per tantissimi anni è stato tenuto come in una "bolla", dove si tendeva a far circolare l'idea, anche da parte di chi ha ricoperto e ricopre importanti incarichi, che questa fosse una terra felice. Eppure i segnali di un qualcosa che non andava c'erano tutti.


Eliporto a Sezze, lettera morta

20 ottobre 2010 

La proposta relativa alla realizzazione di un eliporto nell'area dell'ex "Campo di Aviazione" a Sezze Scalo, lanciata da Movimento Libero Iniziativa Sociale, è rimasta lettera morta. L'importante progetto, che rappresenta una occasione unica per il comune che lo realizzerà, viene accantonato dall'amministrazione locale, interessata a ben altro. Infatti non è stata però accantonata l'idea di acquisire i 45 ettari di terreno, il quale, stando a recenti interventi apparsi sulla stampa locale, potrebbe diventare oggetto di una ennesima operazione di edilizia. Non vogliamo certamente fare un processo alle intenzioni, ma appare comunque alquanto originale il fatto che si rinunci ad una enorme opportunità ( accanto all'eliporto, unico nell'intera area del centro Italia, sorgerebbe tutta una serie di attività con relativi posti di lavoro e ricadute positive per  l'area, che ne verrebbe enormemente arricchita ), per dare luogo a quella che si prospetta come una mera speculazione che rischia di tagliare definitivamente fuori il nucleo storico dello Scalo, danneggiando ulteriormente una economia già fortemente penalizzata dopo i recenti interventi sulla viabilità. Sezze, o meglio chi la amministra, chiude le proprie porte al futuro, perdendo l'ennesima occasione, che verrà invece colta da altri ( il Comune di Cisterna si è immediatamente attivato ed i rapporti con la joint venture interessata alla realizzazione dell'infrastruttura sembrano essere a buon punto). 

Dietro tale scelta si nasconde forse,  ancora una volta, quella lobby del mattone interessata più a fare cassa, piuttosto che allo sviluppo razionale e produttivo del territorio e delle sue popolazioni? Si vuole condurre Sezze Scalo allo stesso destino di Campoverde e delle altre località tagliate fuori, all'epoca, dalla 148? Espandendo la cementificazione al di là della ferrovia, disperdendo in tal modo il punto di riferimento costituito dalla zona originaria dello Scalo, dove sono concentrate decine di attività e dove in tanti hanno investito, del futuro di questa economia potrebbe restare ben poco. Movimento Libero Iniziativa Sociale ha lanciato una idea forte, tesa non solo a salvaguardare gli interessi della collettività, ma a rilanciarli in maniera chiara. Il Campo di Aviazione, compreso fra i beni demaniali che la Patrimonio dello Stato Spa sta dismettendo, può essere acquisito a costo zero e l'eliporto verrebbe realizzato dalle società che costituiscono la joint venture, non compromettendo le caratteristiche dell'area, non a caso scelta a suo tempo come sede di aeroporto dall'Aeronautica Militare. Perché nessuno l'ha raccolta? Perché si parla di altro?


Il teatrino della sanità pontina

13 ottobre 2010

Ospedale San Carlo da Sezze e piano di riordino sanitario regionale, continua il teatrino. Ed ognuno recita a soggetto: quelli che stanno all'opposizione di Renata Polverini fanno finta di stracciarsi i capelli, quelli che stanno con la Polverini tacciono. Sono desaparecidos i vari Stefano Galetto, Giovanni Di Giorgi, Gina Cetrone, mentre appaiono assolutamente poco credibili le strumentali prese di posizione di una certa sinistra che ha materialmente contribuito allo sfascio della sanità pubblica locale. Certamente le province laziali ed in particolare quella di Latina, che hanno determinato l'affermazione della presidente regionale, non si sarebbero atteso un trattamento simile. Ma tant'é. Quello che adesso Movimento Libero Iniziativa Sociale vuole sottolineare é un dato incontrovertibile. La nostra provincia è fortemente sbilanciata in questo specifico settore e presenta evidenti "buchi neri". 

Se in qualche modo il sud pontino appare più o meno coperto, fanno tremare quei vuoti compresi nelle aree che vanno da Sezze verso Frosinone e da Cisterna verso Roma. Da Latina al capoluogo ciociaro, e parliamo di circa 70 Km. di territorio, non esistono, anche rispetto al piano sanitario, nosocomi. In termini di programmazione, quella che finora é mancata, sono dati fondamentali di cui tenere conto. Dando per scontato che nel capoluogo pontino dovrà essere creata una struttura di riferimento, sarà indispensabile sopperire alle necessità delle popolazioni riempiendo quei buchi neri. La nostra proposta è quella di creare un polo ospedaliero sulla SR 156, tra i comuni di Sezze e Priverno, che possa diventare punto di riferimento per questa ampia fetta di territorio densamente popolato, in un'area facilmente raggiungibile da tutti perché ben collegata. 

Altrettanto dovrebbe avvenire nella zona nord della provincia di Latina. In questo contesto appaiono del tutto demagogiche, strumentali e populistiche alcune prese di posizione riferite alla realizzazione di qualche pronto soccorso in strutture in fase di smantellamento, per responsabilità politiche trasversali. Perché un pronto soccorso che presuppone  la figura dell'anestesista, la terapia intensiva, quindi radiologia e chirurgia, oltre a una serie di servizi e ambulatori é un vero e proprio ospedale, da ospitare quindi in una struttura idonea. Una seria programmazione non solo risponderebbe alle reali esigenze di tutto il territorio provinciale, ma eviterebbe altresì quegli sprechi di denaro pubblico che continuano tuttora, se è vero, come è vero, che presso il San Carlo, solo per fare un esempio eclatante, mentre si parla di "riconversione" della struttura continuano i lavori edilizi. Diciamola tutta: da Badaloni a Storace, da Storace a Marrazzo, da Marrazzo alla Polverini, con tutto il codazzo di consiglieri regionali che ha espresso la provincia di Latina, sia di centrosinistra che di centrodestra, nessuno può chiamarsi fuori da tutta una serie di colpe e responsabilità nell'utilizzo solo strumentale, per fini politici, della sanità pubblica, divenuta terreno d'occupazione da parte dei partiti e dei propri clienti. 

Proprio per questo è mancata la programmazione che MLIS, invece, vuole che sia centrale rispetto ad ogni ragionamento. Bisogna programmare, non occupare. Di questo dovrebbero farsi portavoce presso la Regione anche i presidenti delle province di Latina e Frosinone, Cusani e Iannarilli, troppo impegnati, ci pare, in una battaglia di retroguardia, quella della Regione delle Province, la battaglia di chi si sente impotente di fronte a Roma, incapace a confrontarsi con la realtà capitolina. Una mentalità da coloni.


Ospedale San Carlo, la realtà dei fatti

1 ottobre 2010 

Una sceneggiata risoltasi in un flop. Non può essere altrimenti definita quella messa in atto dal sindaco di Sezze (LT) Andrea Campoli, accompagnato da un codazzo di amministratori di ogni colore, per la paventata "chiusura" dell'Ospedale San Carlo. Un flop, limitatissimo nei numeri, e nel contempo un cattivo segnale. Perché da chi governa una città ci si attenderebbero atti amministrativi concreti e responsabili, più che plateali interruzioni di pubblico servizio, evidente atto di irresponsabilità: altro non è stato il blocco dei treni allo Scalo. Mancava, alla "manifestazione" di protesta contro la Polverini,  il personale ospedaliero e mancava soprattutto "la gente", che evidentemente ben conosce le vicende del San Carlo. Un nosocomio ormai da anni in fase di dismissione, che ha perso nel corso del tempo, progressivamente, svariati servizi e reparti, fino a diventare un contenitore vuoto, senza che nessuno di coloro che ha governato la città muovesse costruttivamente un dito. L'ospedale di Sezze è stato esclusivamente un mezzo del quale ci si è serviti per costruire consensi elettorali e fortune anche di altro tipo. I sezzesi lo sanno bene. Basta ricordare che diversi medici che in esso operano e suoi dipendenti, amministrativi e paramedici, insieme ad altro personale ASL, siedono da anni nel consiglio comunale, nel quale hanno ricoperto e ricoprono incarichi di primo piano, dalla figura di sindaci a quella di assessori. E' proprio questa la dimostrazione più evidente che per il San Carlo la classe politica locale ha fatto poco o niente. 

Rammentiamo una serie infinita di consigli comunali o manifestazioni con al centro il dibattito sulle sorti del nosocomio di Via San Bartolomeo, fatte negli ultimi decenni; tutte inconcludenti e strumentali, stando ai risultati che, oggi, sono sotto gli occhi di tutti. Un fallimento chiarissimo, i cui responsabili sono conosciuti dai cittadini, proprio per questo disincantati rispetto alla problematica. Tra quegli amministratori che bloccavano i treni alla stazione di Sezze, ce n'è qualcuno con enormi colpe personali; qualcuno che in passato ha anche firmato atti ufficiali che hanno condotto alla chiusura di qualche reparto fondamentale, come quello di ginecologia-ostetricia, la cui produttività è stata fatta scemare scientificamente al fine della sua soppressione. E' stato un continuo dissanguamento, con grosse mortificazioni anche del personale medico e paramendico che ben operava. Questo per non parlare di quella macchina ingoia miliardi, messa in moto tantissimi anni fa e mai più fermata, che ha fatto della struttura un complesso in eterno divenire, sempre in costruzione, mai ultimato e frutto di una progettualità fine a se stessa, senza sbocchi, con la periodica inaugurazione, in concomitanza di campagne elettorali, di servizi inesistenti. Chi risponderà del fiume di denaro bruciato? Si tratta di situazioni che vanno verificate. Noi di Movimento Libero Iniziativa Sociale chiediamo che la presidente della Regione Lazio Renata Polverini venga a verificare di persona la situazione del San Carlo, perché  é giusto che sappia tutto: MLIS si dichiara fin da oggi disponibile a chiarire alla governatrice tutta la vicenda, che dovrebbe essere oggetto di particolare attenzione e di interesse da parte di una commissione regionale d'inchiesta.


L'acqua pubblica non è di sinistra

28 settembre 2010 

Acqua pubblica "una cosa di sinistra"? Checché ne pensi qualcuno, evidentemente male informato o nel tentativo di informare male, a Sezze (LT) l'acqua pubblica non é, anzi non é mai stata, una cosa di sinistra. Sono ben 17 anni che, nel centro più importante dei Monti Lepini, il patrimonio rappresentato dall'acquedotto è stato consegnato nelle mani dei privati, nel caso specifico alla Costruzioni Dondi Spa di Rovigo. Ed a "regalarlo" a questa società sono stati i partiti storici della sinistra: il PCI ed il PSI. Ad opporsi a questa svendita di un patrimonio pubblico inestimabile fu, all'epoca, il solo MSI. E a condurre, nel corso degli anni, le battaglie per i diritti dei cittadini, vessati da una gestione fallimentare ma estremamente redditizia per il gestore, sono stati solo i rappresentanti della destra storica cittadina. Che in questo impegno si sono trovati in tutti i modi ostacolati dalle amministrazioni locali, quasi sempre gestite dalla sinistra, dal centrosinistra o da qualche transfuga delle stesse. Questa è storia: a privatizzare il servizio idrico e fognario in quella che era la Stalingrado lepina, con il placet di Via delle Botteghe Oscure, sono stati i socialcomunisti, che hanno fatto da apripista ad una delle prepotenze più gravi nei confronti del cittadino-utente. Ai rappresentanti del locale Comitato per l'acqua pubblica, Movimento Libero Iniziativa Sociale intende rammentare le tante battaglie affrontate nel corso degli anni su questa problematica da parte della destra storica, fatte di campagne di informazione, petizioni popolari, richieste di referendum, denunce. In particolare ci preme ricordare i ricorsi presentati presso le massime autorità competenti contro gli aumenti indiscriminati, attuati dalla Dondi, delle tariffe idriche, la cui validità, a distanza di una quindicina di anni, è stata riconosciuta dalle recenti sentenze del TAR, che ha ripreso in toto le motivazioni addotte. E' questo che ci ha spinto, nel solco di un impegno da noi assunto fin dai primi anni '90, a dare la nostra adesione alla recente campagna di raccolta firme promossa dal Comitato. Proprio questo non deve portare a stravolgere il significato dei fatti. L'invito di MLIS è a non applicare ad una situazione come quella di Sezze le solite categorie di destra e sinistra, perché sarebbe quanto mai poco opportuno ed appropriato, nel caso locale in particolare. Chi dice che l'acqua pubblica è "una cosa di sinistra"  afferma il falso. Primo, perchè l'acqua è di tutti e non ha colori. Secondo, perché i pionieri della privatizzazione in Italia sono stati i comunisti sezzesi.


Bla, bla, bla sull'eliporto a Sezze

20 settembre 2010 

Movimento Libero Iniziativa Sociale, con la proposta avanzata all'amministrazione comunale di Sezze ed al sindaco Andrea Campoli di valutare, in breve tempo, la possibilità di realizzare un eliporto nell'area dell'ex "Campo di Aviazione" allo Scalo, più che mirare alla apertura di un dibattito inconcludente, punta a far si che, per le prospettive future della città lepina e di tutta la provincia di Latina, si faccia squadra assumendo atteggiamenti concreti e responsabili. Senza tanti tentennamenti, perché diversamente si rischia di perdere il treno. Mentre attendevamo, insieme a tanti sezzesi che hanno dimostrato interesse alla proposta di MLIS, una risposta seria da parte del primo cittadino, che fosse frutto di riflessioni positive per Sezze, abbiamo potuto leggere un intervento, sulla questione, del presidente ASTRAL Titta Giorgi, con il quale ha dimostrato di essere l'espressione più vetusta di una "politica" che ha tenuto e tiene ancorata la città di Sezze al passato, senza sguardi verso il suo futuro e la sua crescita, anzi impedendola. Così, mentre il sindaco di Cisterna Antonio Merolla si è immediatamente attivato, contattando la joint venture che intende realizzare l'eliporto in terra pontina (Travel Air di Dusseldorf e Ginevra Immobiliare Spa di Milano), per verificare il progetto, trovare un sito adatto sul suo territorio comunale ed arrivare ad un eventuale protocollo di intesa, a Sezze cincischiano, facendo finta di dimenticare che diversi amministratori hanno dimostrato interesse all'acquisizione dell'area ex Campo di Aviazione, in fase di dismissione da parte della Patrimonio dello Stato Spa. Occorre allora porsi una domanda: perché c'è stato questo interesse? Perché vorrebbero farla acquisire? Dietro questo interessamento si nasconde altro? Titta Giorgi appare ancorato al vecchio, ad un paese ad economia bloccata e nelle mani di pochi. Quello stesso paese che, per responsabilità chiare di una classe politica ben identificata ed identificabile, ha perso tutti gli appuntamenti. Quello con l'industrializzazione, quello con l'agricoltura, quello con il turismo. 

E' inutile il tentativo di intorbidire le acque con le chiacchiere e la fuffa. Sulla questione eliporto servono i fatti, immediatamente. Ed appare fuorviante in tal senso, ed anche questo espressione di un vecchio metodo "stalinista" di intendere la politica, il tentativo di fare disinformazione. Il presidente ASTRAL ha perfino fatto allusione ad un assessore regionale ai servizi sociali del MSI, un fantomatico "Vittorio Tola", con cui sarebbe entrato in attrito, in passato, a proposito dei terreni in questione, quando è notorio che il MSI non ha mai governato il Lazio e tantomeno ha espresso assessori. Ma questo ci appare secondario rispetto al tema del dibattito: si tratta solo dell'ennesima bugia. Giorgi ha parlato di agricoltura. Quale? Ha parlato di PRG. Quale? Movimento Libero Iniziativa Sociale ha lanciato una proposta seria e concreta al sindaco Andrea Campoli, che merita altrettanto serie risposte nell'interesse della città e dei cittadini che amministra. L'ultima cosa che vorremmo è un primo cittadino che ha bisogno di tutori o che, addirittura, è già sotto tutela. Si vuole fare perdere alla città di Sezze l'ennesima opportunità? Lo facciano sapere ai sezzesi. A Campoli rendiamo noto che alcuni rappresentanti della joint venture, nel frattempo, hanno fatto una ricognizione anche nel territorio del comune che amministra.


Eliporto a Sezze, la politica tace

17 settembre 2010 

La proposta lanciata da Movimento Libero Iniziativa Sociale di realizzare un eliporto nell'area dell'ex "Campo di Aviazione", a Sezze Scalo, rappresenterebbe una occasione unica, se non una vera e propria svolta, non solo per la città di Sezze e per la sua economia, ma per l'intera provincia di Latina. L'idea lanciata da MLIS non vuole avere il sapore del campanilismo, ma è di ampio respiro, giocando a favore di tutta l'area pontina, non di questo o quel comune particolare, ed è dettata dalla evidente realtà di un sito, che ha ospitato in passato un aeroporto militare ed una scuola di volo a vela, che non ha eguali, per le sue caratteristiche, in tutta la provincia se non in tutta la regione. La joint venture composta dalla Travel Air di Dusseldolf e dalla Ginevra Immobiliare Spa di Milano, interessata alla realizzazione dell'importante progetto, non potrebbe trovare di meglio, logisticamente. Eppure, mentre il sindaco di Cisterna Antonio Merolla ha deciso di convocare i rappresentanti delle società per discutere la sua eventuale realizzazione nel comune di cui è primo cittadino, da parte di quello di Sezze Andrea Campoli non arrivano segnali di alcun tipo nei confronti della proposta di MLIS. Merolla evidentemente si preoccupa del fatto che il progetto possa essere utilizzato e realizzato da altri, preoccupazione che evidentemente non ha il suo collega setino. 

Così, mentre il primo avrebbe incaricato il proprio Ufficio Urbanistica di individuare nel territorio comunale cisternese un eventuale sito idoneo, Sezze che ha già a disposizione l'ex Campo di Aviazione dello Scalo ancora tace. Tace il sindaco, tacciono tutti gli amministratori. MLIS torna a sottolineare che quell'area è acquisibile a titolo non oneroso, nonostante il suo valore stimato in circa 2.200.000 euro, da parte della Patrimonio dello Stato Spa, in quanto inserita tra i siti demaniali da dismettere a favore dei comuni, per pubblica utilità. Andando oltre i campanilismi, nella speranza che la classe politica sezzese riesca a superare il recinto del proprio orticello aprendo finalmente gli occhi all'orizzonte che la circonda, perdurando tali silenzi ci rivolgiamo a quella provinciale, rappresentata dal presidente  Armando Cusani, affinché per sfruttare al meglio l'occasione offerta dalla realizzazione di un eliporto, unico in tutta l'Italia centrale, si assuma l'impegno di verificare le qualità e le caratteristiche particolari del sito individuato da Movimento Libero Iniziativa Sociale, visto che non lo sta facendo il sindaco Campoli, nel territorio comunale di Sezze, che non casualmente fu scelto in passato dall'Aeronautica Militare come propria base. MLIS, augurandosi che ci si renda finalmente conto della grossa opportunità rappresentata dalla realizzazione del progetto eliporto, resta perplesso di fronte all'atteggiamento passivo dell'amministrazione  sezzese, che evidentemente non solo naviga a vista, ma appare avulsa da qualsiasi idea di grande progettualità.


Un eliporto a Sezze

14 settembre 2010

Un eliporto a Sezze (Latina), da realizzare nell'area dell'ex aeroporto, sito nella zona dello Scalo. E' la proposta che lancia Movimento Libero Iniziativa Sociale, dopo che la società Travel Air di Dusseldorf (Germania) e la Ginevra Immobiliare Spa di Milano, hanno conferito mandato all'Agenzia Primo di verificare la possibilità di realizzare una struttura di tale tipo nella provincia pontina. 

L'eliporto, stando ad un recentissimo comunicato della Travel Air, sarebbe realizzabile in una qualsiasi area provinciale e  "la porta è aperta a tutti quei comuni che intenderanno trasformare l'idea in realtà". Recentemente il Comune di Sezze, stando a notizie di cronaca, si sarebbe dimostrato interessato all'acquisizione del sito che ha ospitato in passato un aeroporto ed una scuola di volo a vela allo Scalo. L'area è attualmente di proprietà della Patrimonio dello Stato Spa, società che sta dismettendo in tutta Italia numerosi siti a favore dei comuni, sulla base di una recente legge e del principio dell'interesse della collettività. Il sito, il cui valore complessivo stimato è di circa 2.200.000 euro, verrebbe trasferito a titolo non oneroso. 

Per il Comune di Sezze si tratta di una grossa ed unica opportunità, che va accomunata all'idea della Travel Air. E' questa la proposta che lanciamo alla classe politica, agli amministratori locali ed al sindaco Andrea Campoli: la realizzazione dell'eliporto nell'area dell'ex aeroporto setino rappresenterebbe una grossa opportunità per tutta l'economia locale e non solo. Tra l'altro il sito è posizionato in un’area strategica, facilmente raggiungibile e limitrofa ad altri comuni come Priverno, Sabaudia, Pontinia e la stessa Latina. Da sottolineare che, una volta ultimata la nuova SR 156, esisterà un collegamento ottimale con tutto il Frusinate e l'Autosole, distante appena una quarantina di chilometri. Si tratta di un'idea realizzabile facilmente, date le caratteristiche della zona, su cui la politica locale dovrebbe fare squadra ed investire per il futuro. Ma dovrebbe farlo subito, senza tanti cincischiamenti e bla bla bla, prima che il treno passi.


Opere pubbliche: Comune, Provincia e Regione silenti

3 settembre 2010

Si fa un gran parlare, nel comune di Sezze, in questi ultimi tempi, di opere pubbliche finalizzate ad uno sbandierato recupero del centro storico, un fiume di denaro "deviato” su questa città, con qualche politico pronto ad attribuirsene il merito, quando il paese attende ancora risposte su quelle iniziate ma mai portate a termine. Opere spesso discutibili, inspiegabilmente, almeno così pare, arenate. I primi interrogativi che sorgono spontaneamente sono riferibili all'ecomostro, un accumulo di cemento che, dopo la devastazione attuata dalle ruspe, ha preso il posto, distruggendo irrimediabilmente l'ambiente circostante, della struttura dell'Anfiteatro, realizzato più di 50 anni fa su progetto dell'architetto Piacentini. Il complesso che aveva dato tanto lustro alla città, ospitando manifestazioni importanti, che era perfettamente inserito nella natura del luogo, è stato abbattuto ormai da anni. L'orrendo palazzone che dovrebbe sostituirlo, dopo spese milionarie di euro è lì, nel limbo dell'incompiutezza. E sul perché questo scempio sia stato perpetrato, sul perché si sia deciso di non investire nel recupero dell'opera di Piacentini, sullo stato attuale dei lavori, sul costo degli stessi, sulle motivazioni della loro stasi, non sono arrivate e non arrivano chiarimenti dagli organi preposti, siano essi il Comune , la Provincia di Latina o la Regione Lazio. Tutto bloccato anche per quello che impropriamente è stato definito "parcheggio" in località Vallicella, zona dove effettivamente il comune avrebbe potuto realizzare aree sosta di pubblica utilità, che è stata invece lasciata alla speculazione dei privati, che qui avrebbero voluto realizzare box auto, naturalmente da vendere. Tutto è finito nelle mani della Magistratura, che ha evidentemente mirato un'operazione ente pubblico-privati almeno discutibile, la quale ha sottratto alla popolazione locale porzioni di territorio che avrebbero potuto rappresentare la soluzione per un problema che é  una vera e propria emergenza per Sezze. L'emergenza permane, come permangono gli interrogativi su un cantiere che sta lì, immobile, ormai da tempo immemorabile. Un'opera "trasversale", che senza soluzioni di sorta e risposte credibili, ha interessato almeno tre amministrazioni di diversa ispirazione succedutesi al governo di Sezze, con chiari interessi comuni. E che fine sta facendo il progetto relativo al recupero dell'ex Monastero delle Clarisse? Su quest'opera, da almeno 15 anni, sono caduti a pioggia milioni di euro. Tuttora si parla di finanziamenti ulteriori, eppure non si cava un ragno dal buco. Lavori plurimilionari, che tra l'altro non hanno una destinazione d'uso definita, tanto che periodicamente se ne chiede l'utilizzo per questo o quel diverso scopo. Resta un'opera eternamente incompiuta, faraonica, che presumibilmente continuerà ad ingoiare denaro pubblico. Sarebbe curioso, a tal proposito, sapere come abbiano potuto operare i progettisti, dato che, a seconda dell'uso che se ne deve fare, una struttura viene realizzata con determinati requisiti. Il recupero sta costando tantissimo alla collettività e continuerà a costare tantissimo. Verrà ultimato? Per farne cosa? E' possibile che nessuno verifichi quello che si va a finanziare? Tanti dubbi sorgono anche in relazione ai lavori che interessano una ulteriore struttura, Palazzo Pitti, posizionato nell'omonima via, dove dovrebbero essere allocati non meglio specificati uffici comunali. In questo caso si rasenta addirittura l'assurdo. Anche qui i lavori procedono da anni. Ultimato un primo restauro, il paese assistette attonito ad una serie di crolli che interessarono il tetto, cui seguirono interventi estemporanei per evitare il peggio. A distanza di diverso tempo, questa estate sono partiti gli ennesimi lavori. Il palazzo è stato nuovamente ponteggiato, i lavori sono stati nuovamente finanziati. In pratica, l'impressione è che su quelli appaltati ma mai portati a termine, si sia proceduto con un nuovo appalto. Non risulta però che da parte dell'amministrazione locale ci sia stata una operazione di trasparenza, finalizzata almeno a far sapere che cosa sia successo fino all'inizio di questi ennesimi lavori. Quanto denaro era stato speso? Non ne risponderà nessuno?

Si ha la sensazione netta che in circostanze diverse a Sezze sia arrivato, e continui ad arrivare, denaro pubblico a cascata, che poi finisce in rivoli difficilmente controllabili.


Ordine pubblico a Sezze? Colpa di Berlusca

28 agosto 2010 

Una analisi estremamente superficiale ed evidentemente strumentale ed errata, quella della segreteria del PD di Sezze, relativa alla recente ondata di furti che ha interessato il territorio comunale ed alla emergenza criminalità. Perché riferire alle responsabilità del governo nazionale di Silvio Berlusconi il problema ordine pubblico locale, sa tanto di fazioso e di fuorviante. Lo dice Movimento Libero Iniziativa Sociale, che con il centrodestra non ha niente a che vedere. Chi vive nel più popoloso centro collinare dei Monti Lepini conosce molto bene le condizioni che hanno condotto alla progressiva degenerazione del fenomeno. 

Ormai da più di qualche decennio il comune di Sezze é interessato da una vera e propria "invasione" da parte di stranieri delle più diverse nazionalità, in particolare cittadini dell'est europeo, soprattutto rumeni. Una situazione che è letteralmente sfuggita di mano e si è sviluppata senza controllo alcuno, con grosse responsabilità, quindi, da parte di chi a tali controlli sarebbe preposto. Le diverse amministrazioni locali succedutesi al governo della città, in particolare di sinistra, di centrosinistra, ma non solo, hanno attuato la politica dello struzzo, assistendo impassibili alla occupazione sistematica del territorio da parte di una immigrazione nella stragrande maggioranza dei casi irregolare. Abbiamo chiesto in mille occasioni di sapere i perché di tale atteggiamento pilatesco, senza ricevere risposte. 

Allora, in diverse occasioni abbiamo ipotizzato che lo sviluppo di una economia in nero, sotterranea, che parte dagli affitti abusivi anche di locali non idonei per arrivare all'utilizzo di una manovalanza irregolare nei cantieri o nei campi, fosse una delle motivazioni alla base di tali scelte. Perché di una scelta si tratta: non si è mai intervenuti per un controllo territoriale di questo fenomeno! Dalla fine degli anni '80 ad oggi quanti accertamenti, ad esempio sugli affitti in nero, sono stati localmente effettuati? Esistono delle leggi anche abbastanza repressive in merito, che partono da multe sostanziali per arrivare al sequestro dell'immobile: in quanti casi sono state applicate? In quanti casi l'amministrazione ha cercato di sensibilizzare chi di dovere per effettuare controlli sui luoghi di lavoro? Quello che abbiamo notato invece, insieme a tanti cittadini di Sezze, è stato il tentativo, riuscito, di gestire, con le solite frasi fatte sull'accoglienza, sulla solidarietà, politiche, che lorsignori definiscono molto pelosamente "sociali", tendenti ad utilizzare un fiume di denaro pubblico. 

Qui partono esperimenti pilota per cosiddetti rifugiati politici, qui gli stranieri fanno le file presso i servizi sociali, qui si tengono corsi per badanti, ecc. Qui l'amministrazione se ne infischia del contorno, fatto cioè di risse, di ubriachezza molesta, di furti, di scippi, di rapine, di qualche morto, di emarginazioni, di sopravvivenza ai limiti delle condizioni umane e di quelle di invivibilità cui si stanno sottoponendo i sezzesi. Chiaramente la segreteria del Partito Democratico se ne guarda bene dal parlare di emergenza immigrati, spostando la questione esclusivamente su presunte carenze delle forze dell'ordine, attribuibili al governo centrale, dimenticando volutamente le condizioni oggettive cui ha ridotto la città nel corso degli anni, insieme alle altre amministrazioni. 

Insomma, se i cittadini di Crocemoschitto vengono bersagliati da una serie di furti a raffica, la colpa, per il PD, è di Silvio. Da meditare. Mentre non meritano repliche gli interventi estemporanei di chi tenta di cavalcare la tigre del malcontento, quando fino a ieri, in più occasioni documentabili, difendeva l'immigrazione selvaggia, giustificandola con la mancanza di manodopera locale. Per non parlare dell'attuale sindaco Andrea Campoli che pubblicamente ha negato l'esistenza di una questione ordine pubblico a Sezze.


SR 156, lavori tutti da chiarire

12 agosto 2010

Il TG 3 Lazio ha denunciato per l'ennesima volta l'estrema pericolosità delle strade regionali, rimarcando soprattutto quella delle arterie che attraversano la provincia di Latina, tra le più pericolose d'Europa. Sarebbe ora, a parere di Movimento Libero Iniziativa Sociale, che si iniziassero ad individuare i responsabili di questa disastrosa situazione. Perché, al di là delle cosiddette stragi del sabato sera, al di là delle questioni legate all'abuso di alcool, all'utilizzo di droghe ed all'alta velocità, resta il dato incontrovertibile della precaria sicurezza delle strade, le cui condizioni richiamano i doveri ai quali non debbono e non possono sottrarsi la presidenza della Regione Lazio, attualmente nella figura di Renata Polverini, l'assessorato competente, nella persona di Luca Malcotti e l'Astral, di cui è presidente Titta Giorgi. Poco ci interessano le loro appartenenze politiche, che vanno dal PDL al PD, in quanto di fronte ad un altissimo tasso di incidentalità, spesso mortale, esse hanno importanza alcuna. Sarebbero molto più determinanti le rispettive, specifiche competenze in materia, che restano dubbie, stando ai risultati. Non molto tempo fa si è proceduto ad una ennesima inaugurazione, quella del tratto di strada della variante SR 156 da Ceriara a Sezze Scalo. Una variante tuttora non completata, in cui è vietato il transito ai veicoli di peso superiore alle 7,5 tonnellate. Perché questa inspiegabile inaugurazione? Si parla tanto, e spesso a sproposito, di sicurezza stradale e viene "inaugurato" un tratto che non fa che aumentare la pericolosità della stessa arteria, come dimostrato dalla  interdizione di cui sopra. L'innesto nei pressi della rotatoria posizionata sulla via Migliara 47, in direzione di Frosinone, risulta caotico, come lo è ancor di più quello in direzione di Sezze Scalo. Da statistiche sulla incidentalità della strada, il tratto della SR 156 nei pressi di Mole Muti è risultato il più pericoloso. La genialità di qualcuno ha voluto che il traffico in uscita dalla variante 156 venisse convogliato proprio su quello, creando un incrocio a raso tra la SR 156 e lo svincolo provvisorio verso il tratto della variante in direzione Sezze Scalo, la cui messa in sicurezza è a dir poco approssimativa. Il presidente Astral Titta Giorgi dovrebbe altresì spiegare quali sono state le cause che hanno portato al blocco dei lavori e per quale motivo questi sono stati dati per conclusi, pur non essendo tali, prima a dicembre 2009, quindi a giugno 2010. E a tutt'oggi, piuttosto che ultimarli, si procede esclusivamente ai sondaggi a ridosso del ponte sulla ferrovia, perché il mancato assestamento del terreno di riporto, cosa incredibile e paradossale, sta portando a continui cedimenti del tratto stradale a ridosso dello stesso ponte. Quale genio non ha messo in conto questa possibilità, prima che i lavori venissero cantierati? Di tale grave approssimazione non risponderà nessuno? Ci dica Giorgi, o per lui l'assessore Malcotti, quale è la variante al progetto iniziale nel tratto a ridosso delle sorgenti delle Sardellane. Ci speghino perché le chilometriche della SR 156 sono state riportate sull'intero tratto della variante, scelta che può causare problemi non indifferenti in caso di incidenti. Venga infine chiarito cosa ha condotto a giustificare l'installazione di un semaforo nel tratto della SR 156 a Sezze Scalo, tratto delimitato dall'Anas, e quali sono state le spese degli impianti semaforici sui tratti delimitati. Queste non dovrebbero essere a carico del comune attraversato dal tratto di strada? Movimento Libero attende, fiduciosamente, anche per conto dei tanti cittadini che seguono con attenzione il nostro impegno sulla questione Astral, tuttora aperta, tutte le delucidazioni del caso, naturalmente con i dovuti interventi, indispensabili per una reale e non fittizia, messa in sicurezza.


Più comunità, meno localismi strumentali

6 agosto 2010  

Il recente, grave incidente avvenuto a Sezze Scalo, in Corso della Repubblica, che ha visto una moto finire addosso a due ragazzi, ha evidenziato quello che è uno dei maggiori problemi dell'intero territorio comunale di Sezze, cioè quello della sicurezza stradale. Una problematica che va a sommarsi a tante altre dello Scalo. Movimento Libero è vicino ai sezzesi che risiedono in questa area e più in generale a tutti i residenti della pianura. Capiamo i loro problemi e proprio per questo intendiamo sottolineare un dato che non va sottaciuto. E' inutile che i vari esponenti politici, cosiddetti "di zona", tentino di strumentalizzare la delicata situazione. Perché se vi sono responsabilità politico-amministrative, è altrettanto vero che i rappresentanti politici di Sezze Scalo, votati dai residenti, sono sempre stati e sono ancora oggi numerosi. E tali responsabilità vanno quindi ascritte anche a loro, non possono tirarsi fuori: a ognuno il suo. Di tutto debbono giustamente lamentarsi i nostri concittadini della pianura, ma non certamente del fatto di non avere o di non aver avuto amministratori locali. Attualmente lo stesso sindaco, Andrea Campoli, PD, è di Sezze Scalo, come della zona è l'assessore alla viabilità, quindi competente nella specifica materia, Marcello Ciocca. E quanti consiglieri comunali dello Scalo, di maggioranza e di minoranza, siedono in consiglio? Numerosissimi. E' così oggi, come lo è stato ieri. Addirittura la zona ha potuto contare un presidente di provincia, Paride Martella. E' ora che i residenti si scrollino di dosso una visione parziale della loro appartenenza alla comunità sezzese. In troppi hanno cavalcato la tigre del localismo esasperato, perché interessato e finalizzato solo all'ottenimento dei voti, deludendo sistematicamente le aspettative della gente di Sezze Scalo, che votandoli pensava di affidarsi a chi avrebbe saputo gestire efficacemente la propria porzione territoriale, ma nella realtà è stata abbandonata e puntualmente delusa. E' un dato di fatto che va meditato. I residenti non debbono assolutamente abboccare alle occasionali prese di posizione dei soliti noti e alle "convocazioni" strumentali dell'assessore Ciocca, uno che sembra sempre cadere dalle nuvole quando invece ben conosce le condizioni della viabilità locale, che non cambiano. A nostro parere sarebbe necessaria una forte presa di coscienza da parte dei sezzesi residenti in pianura: debbono prendere atto del fatto che siamo tutti, abitanti delle diverse aree del territorio comunale, appartenenti alla stessa comunità. Sarebbe indispensabile una visione più globale della politica amministrativa locale. Il territorio va vissuto nella sua interezza, dallo Scalo a Suso, passando per Sezze Centro. Votare, come è stato fatto fino ad oggi, delle persone la cui unica qualità è stata quella di essere "rappresentanti di zona" (il discorso va esteso a tutte le località comunali), ha portato l'intera città all'attuale disastro, con un consiglio comunale spesso occupato da gente non all'altezza.


Autovelox, Titta Giorgi e Ignazio Marino

15 luglio 2010 

E' inutile che il presidente Astral Giovan Battista Giorgi faccia demagogia sulla questione autovelox a Sezze, perché i fatti stanno parlando chiaro: gli errori macroscopici che ne hanno caratterizzato l'apposizione sulla SR 156 sono stati evidenziati dalle prime sentenze emesse dal Giudice di Pace, che ha accolto pienamente i ricorsi presentati, come evidenti sono i danni arrecati agli utenti della strada ed all'ente comunale. Prendiamo atto del fatto che Giorgi non è in grado e nella condizione di poter rispondere  per mancanza di argomenti credibili, come prendiamo atto del fatto che, pur essendo l'azienda da lui presieduta finalizzata a rendere più sicure le strade del Lazio, le arterie di questa regione continuano ad essere fra le più pericolose di tutta Europa, con un altissimo tasso di incidentalità. Rilevata la sua incapacità ed impossibilità a rispondere alle questioni sollevate in merito agli autovelox, autorizzati dall'Astral senza che l'azienda, addirittura, ne andasse a verificare la tipologia, Movimento Libero "alza il tiro". Abbiamo recentemente letto un intervento dell'on. Ignazio Marino, PD, in qualità di presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, con il quale, rivolgendosi alla presidente della Regione Lazio Renata Polverini, afferma testualmente che "non si può gestire la salute pubblica con la logica del sottogoverno". Marino, la cui mozione per la presidenza del PD fu appoggiata in provincia di Latina da Giorgi, ha dichiarato che svelerà "i curricula dei direttori generali nominati". Perché "come cittadini abbiamo il diritto di sapere che i nostri ospedali vengano affidati non a chi è più amico di chi è al governo, ma a chi è più competente". 

Fin qui Ignazio Marino. Giustissimo, diciamo noi di Movimento Libero. Ma il discorso non va allargato più in generale ai diversi enti? Parlando dell'Astral ci riferiamo ad una azienda che deve occuparsi della sicurezza sulle strade della Regione Lazio, la gran parte delle quali con evidenti carenze e tuttora pericolosissime. Forse chi va a dirigerla non dovrebbe essere dotato di un curriculum che ne attesti la particolare competenza? Marino sia consequenziale e chieda all'ex presidente regionale Piero Marrazzo, suo compagno di partito, i curricula che lo hanno spinto a nominare i vertici attuali dell' Azienda Strade Lazio, iniziando da quello del presidente Giorgi e li divulghi insieme a quelli dei dirigenti ospedalieri. Oppure l'Astral, a differenza degli ospedali, può essere gestita con la logica del sottogoverno? Movimento Libero invita nuovamente la Polverini e l'assessore competente Luca Malcotti, prendendo spunto dalla vicenda setina, a verificare tutto l'operato di una dirigenza già nell'occhio del ciclone in piena epoca Marrazzo. E' il minimo che, come dice Ignazio Marino a proposito di sanità, possiamo pretendere come cittadini: abbiamo il diritto di sapere che le nostre strade vengano affidate non a chi è più amico di chi è al governo, ma a chi è più competente. Parola del referente nazionale di Giovan Battista Giorgi.


ASTRAL e autovelox a Sezze

9 luglio 2010 

La vicenda degli autovelox fatti posizionare sul territorio comunale di Sezze e delle relative migliaia di multe comminate, che, come traspare dalle prime sentenze del Giudice di Pace, si sta trasformando in una spada di Damocle per l'amministrazione locale ( pensava di fare cassa e finirà... scassata), fa evidenziare responsabilità diffuse, che investono, insieme a chi dirige la locale PM, amministratori di tutti i colori, da quelli di maggioranza a quelli di minoranza. Mentre oggi c'è chi si sbraccia nel tentativo di cavalcare la tigre del malcontento espresso dai tanti automobilisti vessati ingiustamente, nessuno si è preoccupato, quando si poteva e si doveva farlo, di mettere in essere tutte le azioni finalizzate ad evitare l' "operazione autovelox". Oggi strumentalizzano, ieri stavano zitti o in alcuni casi addirittura invitavano a "ben utilizzare" le centinaia di migliaia di euro che sarebbero confluiti nelle casse comunali o a posizionare altre macchinette sul territorio. 

Appare anomalo che i consiglieri comunali, i quali hanno la possibilità, a differenza di qualsiasi altro cittadino, di poter conoscere fin dall'inizio qualsiasi decisione dell'ente, non abbiano avuto niente da ridire quando il progetto ha iniziato il suo iter. Gli spunti non mancavano, eppure nessuno ha sollevato la benché minima eccezione. Ma c'è un dato ancora più anomalo, quasi straordinario. Il consiglio comunale di Sezze ospita da sempre tra i suoi banchi Giovan Battista Giorgi, esponente "storico" della sinistra pontina, della quale aspira a costituire la punta di diamante, stando alle ultime vicende interne del PD: è lui a dettare i tempi, è lui che ha determinato le dimissioni dell'ex leader provinciale Loreto Bevilacqua. Ma Giorgi è soprattutto il presidente dell'ASTRAL, azienda regionale del Lazio che si occupa delle strade e della loro sicurezza, in carica ormai da anni. E' mai possibile che questo signore, il quale si presume essere il maggior esperto del settore, stando all’incarico a lui attribuito politicamente, abbia fatto incorrere il comune amministrato da lui e dal suo partito in una "svista" così macroscopica? 

E' mai possibile che abbia consentito, anche come amministratore e senza batter ciglio, il posizionamento quantomeno discutibile degli autovelox e della relativa segnaletica su strade regionali di diretta competenza dell'azienda da lui stesso presieduta? Stando alle prime sentenze del Giudice di Pace di Sezze, che ha accolto in pieno i primi ricorsi presentati da utenti multati, le carenze, le manchevolezze, le irregolarità, sarebbero diverse ed evidenti. Il presidente ASTRAL, nella sua duplice veste non si è mai reso conto di niente? Eppure le strade regionali che attraversano il territorio setino sono ben controllate dall'azienda da lui presieduta e dall'assessorato regionale competente, anche dal neo assessore Luca Malcotti, che è stato qui recentemente per l'inaugurazione dell'ennesimo "monumento" presso l'ennesima rotatoria, in prossimità di autovelox. Visti i notevoli danni economici, e non solo, arrecati agli automobilisti multati ed all'ente comunale, già condannato al pagamento delle spese, non sarebbe il caso che la Regione Lazio intervenisse per chiarire definitivamente le effettive capacità di chi dovrebbe far si che il cittadino trovi nelle istituzioni un interlocutore affidabile, piuttosto che degli ostacoli? Non sarebbe il caso, a fronte di quanto sta accadendo a Sezze, di andare a rivedere il nulla osta riferito al posizionamento degli autovelox sui tratti interessati della SR 156?


Dieci domande a Giovanni Di Giorgi

30 giugno 2010 

Ci colpisce negativamente la cappa di silenzio che ha fatto immediatamente seguito alla notizia relativa all'inserimento del neo consigliere regionale PDL del Lazio Giovanni Di Giorgi nell'elenco, reso pubblico da Il Giornale, di coloro che hanno aperto conti presso la la SMI Bank di San Marino. A costo di apparire "giustizialisti", ormai summa iniuria in Italia, facciamo quello che una normale opposizione, ma non solo, dovrebbe fare. Rivolgiamo, cioè, all'on. avv. Di Giorgi, alcune domande, nella speranza che il ruolo che ricopre lo induca a fornire tutte le delucidazioni del caso.

1)   Quale è la denominazione della società da lui costituita?

2)   Quale ne è la  ragione sociale?

3)   Chi ne sono gli eventuali soci?

4)   A che titolo è stata costituita il 31/ 7/ 2006?

5)   Che incarico politico-amministrativo ricopriva Di Giorgi in tale data?

6)   Avendo lui stesso specificato la data in cui è stata costituita, perché Di Giorgi non ha chiaramente                specificato quella in cui la società è stata ceduta?

7)   A chi è stata ceduta?

8)   E' stata ceduta a terzi la sola sua eventuale quota parte?

9)   A che titolo è stata ceduta?

10) Come mai una società regolarmente costituita, in almeno tre anni non ha compiuto alcun tipo di operazione?

Si tratta di quesiti elementari, che attendono risposte per il ruolo pubblico che Giovanni Di Giorgi ricopre. Senza volontà alcuna di voler fare sterile polemica, Movimento Libero Iniziativa Sociale, a nome degli elettori pontini, visto che chi dovrebbe farlo non pone interrogativi, si rivolge all'interessato perché risponda.

E' una questione di trasparenza, essendo competenza di altri i risvolti di natura diversa.


Giovanni Di Giorgi e i conti all'estero

26 giugno 2010 

I nostri dubbi erano fondati: quel Giovanni Di Giorgi inserito da "Il Giornale" nell'elenco dei 1200 nominativi che avrebbero trasferito valuta alla SMI Bank di San Marino, è effettivamente il consigliere regionale del PDL eletto in provincia di Latina. Appena diffusasi la notizia è intervenuto per dare dei "chiarimenti", che tali sembrano non apparire. Il consigliere regionale di Renata Polverini ha parlato in maniera molto generica di una società da lui costituita nell'ambito della sua attività professionale, il cui capitale sociale è stato depositato presso un istituto di credito italiano "acquistando le quote della SMI Bank". Trattandosi di personaggio pubblico impegnato in politica ormai da anni, riteniamo che non possa limitarsi a delle giustificazioni di facciata, incomprensibili  ai più. Farebbe bene, Giovanni Di Giorgi, a specificare quale era l'oggetto sociale della società da lui indicata, il nome della stessa, i motivi per cui è stata ceduta nel 2009, a chi è stata ceduta e perché la scelta di acquistare quote di una banca estera, nata sulle ceneri di un crac finanziario su cui ancora si sta indagando.

D'altronde il suo nominativo non viene tirato in ballo per caso, ma solo a seguito di una rogatoria della Procura di Roma, grazie alla quale è stato fornito l’elenco dei nominativi di coloro che hanno depositato valuta all'estero, in quel della Repubblica di San Marino. Per quanto riguarda l'aspetto giudiziario della vicenda, come è giusto che sia se ne sta occupando e continuerà ad occuparsene la magistratura, ma certamente gli aspetti "morali" della questione interessano, e non può essere diversamente, tutti i cittadini elettori della provincia di Latina, che hanno diritto di conoscere nella sua giusta portata la vicenda. E Di Giorgi non può e non deve sottrarsi a fornire tutte le delucidazioni del caso.


Conferenza su Galardo?

21 giugno 2010

Si sono appena spenti gli echi della conferenza tenuta dall'ex sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo, finalizzata a giustificare l'ingiustificabile, a parlare di aria fritta piuttosto che dei concreti problemi arrecati alla città da lui amministrata, che scoppia il caso Maurizio Galardo, il suo ex vice sindaco, sottoposto alla misura cautelare dell'obbligo di firma per i reati di corruzione e truffa al sistema sanitario nazionale. Un'inchiesta tuttora in corso, sviluppatasi anche grazie ad intercettazioni ambientali effettuate dalla Procura, che potrebbe avere risvolti inattesi: sono numerose le voci riferite ad un "sistema" probabilmente estendibile ad altri. Senza entrare nel merito delle indagini e del lavoro della magistratura inquirente, colpisce il fatto che al centro dello scandalo venga a trovarsi colui che da anni affianca Zaccheo nell'azione amministrativa, un vicesindaco, nello spirito della legge elettorale, fiduciario. Naturalmente l'ex primo cittadino, dopo le giornate in cui ha cercato le prime pagine dei quotidiani nel tentativo, vano, di smentire Striscia la Notizia e nell'altro, altrettanto vano, di deviare l'attenzione  dai disastri causati dalla sua amministrazione, ora mantiene il più basso profilo possibile. Nessuna parola sulle vicende che riguardano Maurizio Galardo, nessuna sulle ombre che calano sempre di più su anni di governo da lui gestiti direttamente o tramite i suoi uomini. 

Si può immaginare un sindaco completamente disinformato rispetto alla gestione dei diversi assessori che compongono la sua giunta, da lui stesso nominati? Riteniamo questa una situazione poco credibile. Diversamente ci si troverebbe di fronte ad un primo cittadino manifestamente incapace di indirizzare la politica amministrativa e la vita della città rispetto alle proprie scelte. Movimento Libero Iniziativa Sociale crede che non sia questo il caso di Vincenzo Zaccheo, il quale rispetto ai propri interessi politici e personali ha sempre dimostrato di avere le idee chiare. E', in questo senso, esemplare la vicenda che interessa la marina di Latina, con i relativi progetti per il porto, da quello originario a quello che lo ha inspiegabilmente "superato". Abbiamo letto in questi giorni, sulla stampa locale, di alcune "anomalie" riferite al caso del Porto Canale di Rio Martino. Come quella che vede protagonista  una figura molto vicina all'ex sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo, il fratello Carlo Alberto, ex coordinatore di area di AN. Questi avrebbe assunto la presidenza del collegio sindacale di una società, la Sei Srl, che si candidò per la realizzazione di un porto canale sulla sponda lato Latina, in base a quanto aveva stabilito pochi mesi prima il consiglio comunale. La presidenza fu assunta quasi in concomitanza della progettazione esecutiva da parte del Comune di Latina. Si tratta di "anomalie" evidenziate in un dossier inviato in Procura dall'ex consigliere regionale Fabrizio Cirilli, che la dicono lunga sui metodi di governo "zaccheiani" e su certi modi di intendere l'amministrazione e la sua gestione.


Zaccheo: e la Polverini?

12 giugno 2010 

Patetico lui e "peripatetico" tutto il pubblico ossequiante, quella corte dei miracoli e dei miracolati, che scodinzola al padrone, lingua in bocca. Uno spettacolo indecoroso e delirante quello offerto dall'ex sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo, sfiduciato anche dalla sua stessa maggioranza, finalizzato a difendere l'indifendibile: un fallimento politico e di immagine ormai, per fortuna, irreversibile. Perché al di là delle chiacchiere da imbonitore, al di là delle lacrime di coccodrillo, al di là delle giustificazioni non richieste per una condotta ingiustificabile, l'ex vuol far dimenticare di essere stato abbandonato, ben prima del suo fallimento amministrativo, da una larga fetta di elettorato di centrodestra, indirizzatasi altrove. 

Arrivò infatti alla poltrona solo per un ballottaggio ed oggi ha perso una ulteriore porzione di elettori. Al G.B. Grassi ha celebrato la sua sconfitta, cercando di passare per quello che non è mai stato, una vittima, ora addirittura al centro di un complotto "mondiale", scatenato contro di lui da "poteri occulti". Per deviare dai reali problemi da lui stesso creati alla città che avrebbe dovuto governare e che ha amministrato con una politica fatta esclusivamente di annunci più o meno clamorosi, basata su un libro dei sogni mai realizzati e che ben sapeva di non poter mai realizzare, ha tentato di deviare l'attenzione dell'opinione pubblica sulla questione Striscia la Notizia. Cosa di meglio per non affrontare le questioni irrisolte e le emergenze territoriali del comune capoluogo? 

Così, grazie ad un perito di parte, quindi dallo stesso Zaccheo assoldato, pensa di rilanciare con nuove frasi a lui gradite. La cosa più assurda, in tutta questa strombazzata vicenda, è che l'unica persona che quelle frasi intercettate da Striscia ha ben udito, cioè il suo interlocutore diretto, che all'ex ha replicato, continua a mantenere il più stretto riserbo. Ci riferiamo, chiaramente, alla presidente della Regione Lazio Renata Polverini. Ma come: porti Italo Bocchino, che c'entra come i cavoli a merenda, in precedenza hai scomodato anche Silvano Moffa, anche lui un cavolo, e dimentichi a casa l'ex segretaria regionale UGL? In questo modo, Zaccheo, mi scivoli sull'uccello! La prima a dover smentire o confermare quanto Vincenzo, buon figlio di partigiano, tenta, con le lacrime di coccodrillo agli occhi, di far bere alla pubblica opinione, dovrebbe essere lei, la Polverini. E invece, a tutt'oggi, niente, solo silenzi. Non sta zitto invece il ventriloquo di Zaccheo Stefano Galetto, neo consigliere regionale, quando, probabilmente, farebbe meglio a tacere per non creare ulteriori problemi a chi gli da voce. 

E al centro del complotto giudeo-massonico-plutocratico- islamico-comunista- fascista-mafioso-camorrista, chi ci sarebbe? Il grande fratello Claudio Fazzone, uno che sta nello stesso partito di Vincenzo Zaccheo e della Polverini, il PDL, riconfermato alle ultime politiche senatore e primo degli eletti alla Regione Lazio, dimessosi per cumulo di cariche. Uno che ricopre incarichi a tutto spiano, grazie alle spartizioni studiate a tavolino anche con l'ex sindaco di Latina. Insomma, una grande farsa, un teatrino, che ha molto di surreale e fa diventare simbolico quel locomotore che fu posizionato in piena Piazza del Popolo, sotto il Palazzo Comunale, per far credere ai latinensi qualcosa che non sarebbe stato. Zaccheo è così, prende in giro. Gli piace scherzare, ma sulla pelle degli altri, siano essi amici o nemici. Purché serva al proprio tornaconto. Lui alza polveroni, non solo Polverini. Ha tirato in ballo, come suo legale, perfino l'avvocato Giulia Buongiorno, nota parlamentare PDL e difensore di Andreotti, la quale è caduta dalle nuvole: non ne sapeva niente. Per Movimento Libero Iniziativa Sociale, che ben conosce tante vicende legate a Vincenzo Zaccheo, la realtà è una: il tessitore di trame è rimasto intrappolato nella tela.


Sanità pontina nella Polver...ini

5 giugno 2010

Prima le chiamavano razionalizzazioni, ora riconversioni, ma la sostanza non cambia. Così dalle razionalizzazioni di Badaloni, attraverso Storace e Marrazzo siamo arrivati alle riconversioni di Renata Polverini. Ci riferiamo ai tagli apportati nel corso degli anni alla sanità pubblica ed all'intera rete ospedaliera della Regione Lazio. Qualcuno in provincia di Latina, a Sezze in particolare, si sta stracciando le vesti per la paventata "chiusura" del locale nosocomio, il San Carlo. Eppure che questo ospedale sia rimasto attivo, per così dire, hanno avuto modo di rendersene conto ben pochi. Trasformato nel corso dei decenni in una sorta di cronicario per vecchi, l'unico risultato che sembra avere apportato è quello relativo alle fortune politiche di diverse figure professionali che in esso hanno "operato". 

Tanto che è più facile trovarle, tali figure, in Palazzo Comunale piuttosto che all'interno della struttura ospedaliera. Piuttosto che garanti delle buone sorti ospedaliere, costoro si sono invece garantite poltrone e prebende. Come sono lontani i tempi di quei medici che si identificavano con la loro attività professionale all'interno di un ospedale che era  punto di riferimento per una larga porzione di territorio provinciale! Poi la politica, impadronitasi della sanità, ha progressivamente distrutto, per tornaconti personali e poltrone da occupare, quanto era stato costruito negli anni. Inutile parlare di reparti che richiamavano, per il buon nome del personale medico e paramendico, utenti da ogni dove. E' il caso però di rammentare quanto ogni cittadino di Sezze ben sa: l'ospedale è stato svenduto per arrivismi politici personali. 

E sono ben noti i nomi dei responsabili. L'ultimo a poter parlare è Titta Giorgi, ex consigliere regionale ai tempi di Badaloni, insieme a tutti coloro che fanno riferimento a quella tradizione politica che va dal PCI al PD. Noi di Movimento Libero Iniziativa Sociale siamo in grado di documentare, tramite atti che possiamo tirare fuori dal cassetto, le colpe di questi politici, condivise con i sindacati dell'allora Triplice ( CGIL - CISL e UIL ). E' stato un depauperamento di servizi, progressivo e mirato. Un depauperamento, con relative chiusure di interi reparti ( come dimenticare, ad esempio, quello di ostetricia e ginecologia? ), che procedeva di pari passo con gli investimenti plurimiliardari su una struttura che per molti ha rappresentato solo una sorta di pozzo di San Patrizio. Chi non ricorda la moderna mensa mai utilizzata, che avrebbe potuto soddisfare le esigenze di decine di aziende? Chi non ricorda le altrettanto non utilizzate e avveniristiche sale operatorie? Chi non sa dei macchinari abbandonati? Chi non conosce le sorti di quella "nuova ala" in perenne edificazione? Questo fiume di denaro continuava ad essere canalizzato su una struttura che già all'epoca sollevava perplessità per la sua ubicazione. Ci preme ricordare che nei programmi del MSI, a cavallo fra gli anni '70 e '80, era prevista, mentre PCI, PSI, PRI, DC, si occupavano solo di appalti e di poltrone, la realizzazione ex novo di un ospedale di area, da posizionare in una località facilmente raggiungibile da numerosi comuni della zona dei Lepini, della provincia di Latina e da molti del frusinate, in località Ceriara, sulla Statale 156. 

Una proposta sistematicamente respinta con la solita accusa: "sono fascisti e fanno allarmismo sull'ospedale". Eppure sarebbe stata l'unica soluzione: i piccoli ospedali avevano la sorte segnata. Insieme alle strumentalizzazioni dei vari Giorgi e Andrea Campoli, sindaco PD di Sezze, non ci stupisce la linea di un PDL che prosegue sulla strada aperta da altri. Una strada fallimentare, da quando la sanità pubblica è stata consegnata nelle mani della politica, con dirigenti di nomina partitica, primari selezionati sulle basi dell'appartenenza  piuttosto che su quelle delle capacità professionali, finti concorsi con vincitori già definiti per raccomandazioni politiche. Una sanità nelle mani dei padrini. Appaiono quindi del tutto strumentali le prese di posizione di tutti quei politici che tentano di chiamarsi fuori da una situazione di cui sono corresponsabili se non responsabili diretti. Sono credibili dei lupi che ululano " al lupo"?


Sanità lepina, un fallimento annunciato

4 giugno 2010

Sanità sguarnita sui Monti Lepini: non era da aspettarselo? L'assoluta mancanza di lungimiranza politica ed amministrativa e gli interessi di bottega e di campanile, che hanno contraddistinto le gestioni della locale USL fino all'attuale ASL, hanno determinato il fallimento degli ospedali di Sezze e di Priverno. Inutile tornare a denunciare le responsabilità di chi ha costruito le proprie fortune politiche e personali andando a ricoprire incarichi dirigenziali. Inutile tornare a dibattere dei miliardi di vecchie lire dilapidati in opere che sarebbero rimaste sicuramente inutilizzate, dalle sale chirurgiche alle mense. E' però doveroso sottolineare che mentre i partiti del consociativismo, dal PCI alla DC passando per il PSI, erano intenti a spartirsi la torta delle lottizzazioni, c'era chi chiedeva, come l'MSI di Sezze, con lo sguardo rivolto al futuro, di abbandonare l'orticello del piccolo interesse per puntare alla creazione di un importante presidio ospedaliero per tutta l'area territoriale (dai Lepini a Sabaudia e Pontinia) da realizzare in una zona facilmente raggiungibile da tutti,  individuata in prossimità di Ceriara. Hanno sempre prevalso gli interessi dei bottegai, così piuttosto che preoccuparsi della salute dei cittadini si è continuato a gestire la politica sanitaria intesa come fonte di fortune non solo politiche e considerata come "cosa nostra". E parliamo di responsabilità trasversali, che vanno dal centrosinistra al centrodestra, da Badaloni a Storace per arrivare a Marrazzo. Così appaiono ridicole certe strumentali manifestazioni di protesta messe in atto mentre il proprio sindaco inaugura, insieme a chi la sanità ha affossato, qualche opera. Se non si trattasse della salute pubblica verrebbe da ridere nel leggere, di fronte al disastro attuale, alcune dichiarazioni di amministratori locali, ad esempio il Sindaco di Sezze, che con vera e propria faccia tosta affermano che si sta potenziando il locale nosocomio. Non ci volevano degli scienziati della politica per intuire che il futuro della sanità sarebbe stato nelle specializzazioni, come era facilmente intuibile che queste non si sarebbero potute realizzare in centri come Priverno o Sezze. Solo grandi infrastrutture facilmente raggiungibili avrebbero potuto rispondere a tali esigenze. Invece no, si è proseguito sulla strada della tutela degli interessi di bottega o della cura del proprio orticello di voti, piuttosto che andare incontro alle esigenze dei cittadini. Un dato ci sentiamo in dovere di sottolineare: molti di coloro che oggi si strappano le vesti per il disastro della sanità da Latina ai Monti Lepini, ieri militavano con noi nel MSI  e vedevano con fiducia il progetto del grande presidio ospedaliero di area, che doveva essere complementare a quello di Latina. Un progetto che era sposato anche dall'attuale Sindaco Vincenzo Zaccheo, all'epoca segretario provinciale e consigliere regionale missino. Perché il progetto è stato accantonato? Perchè da quando AN è forza di governo con il centrodestra tutto è passato nel dimenticatoio? Priverno è governata dal centrodestra, Sezze lo è stata. Così il Sindaco Macci va ad inaugurare le rotonde insieme a chi ha avuto ben altri orientamenti per la sanità Lepina e nello stesso contesto ritroviamo iscritti ad AN che protestano per la chiusura dell'ospedale di Priverno. Solo contro Marrazzo però, ignorando le altre corresponsabilità.


Polverini, Malcotti, Giorgi, trasversali

1 giugno 2010 

Una volta si chiamava consociativismo, oggi non sappiamo più come definirlo, anche perché rappresenta qualcosa di ancor più disdicevole. Il presidente Astral Giovan Battista Giorgi (PD) ha presentato al neo assessore ai Lavori Pubblici della giunta di Renata Polverini, Luca Malcotti (PDL), i numeri e l'operato dell'azienda regionale che presiede: " sono orgoglioso -sono state le sue parole- di presentare a Malcotti un'azienda in salute ...". Stando alle cronache, un "soddisfattissimo" Malcotti ha stretto la mano al presidente Giorgi, complimentandosi per il "grande" lavoro svolto e per quello futuro, per il quale ha assicurato ancora "stima e credito" da parte della Regione Lazio. Eppure le cose erano ben diverse prima delle elezioni. L'8 Febbraio scorso i due si attaccavano pubblicamente in maniera pesante ( lo "scontro" verbale è riportato sul nostro sito lavocelibera.it, nell'articolo titolato "Regione Lazio, carrozzoni tabù). Luca Malcotti, che ancora non era assessore, si rivolgeva con queste parole alla agenzia Omniroma, a proposito di Astral: " c'è una realtà poco onorevole fatta di prebende elettorali. 

L'Astral sta procedendo in fretta a furia a 40 nuove assunzioni e all'ingaggio di un paio di dirigenti super pagati e ad una serie di promozioni clientelari ". Nello stesso giorno Giorgi replicava: " le assunzioni elettorali in Astral furono una spiacevole realtà della campagna elettorale 2005 e tra i fortunati rientrarono dipendenti oggi molto vicini al sindacato di Malcotti ". L'allusione è a Francesco Storace ed al sindacato di Renata Polverini attuale presidente regionale, l'UGL. Malcotti rispondeva: " è stata presentata una ipotesi di assumere 36 persone ed un nuovo dirigente esterno. Appena tre mesi fa - affermava ad Omniroma l'attuale assessore ai lavori pubblici -  era diventato dirigente il nipote del presidente ed il suo capo segreteria ...". Cosa è cambiato dall'8 Febbraio 2010 ad oggi? Il fatto che Luca Malcotti sia stato nominato assessore dalla Polverini, ha mutato qualcosa nei rapporti tra regione e presidenza Astral? Le accuse che Malcotti rivolgeva a Giorgi sono passate nel dimenticatoio? Oggi che il neo assessore dispone degli strumenti utili al fine di verificare i criteri di gestione aziendale da lui fino a qualche settimana fa aspramente criticati, di andare a fondo su quelle che  ha definito promozioni clientelari, prebende elettorali, promozioni nepotistiche, si blocca? Che sono, oggi, tutti questi salamelecchi? 

E sulle reciproche accuse la presidente Renata Polverini non intende fare chiarezza? Quella chiarezza che non è stata fatta da Marrazzo sulla gestione Astral, sarebbe troppo pretenderla ora dalla Polverini? Stando ai rapporti che si stanno sviluppando, sull'onda del trasversalismo, quest'ultima ci appare, purtroppo, solo una domanda retorica. E quei numeri di una "azienda in salute" riportati all'assessore da Giorgi, contengono le cifre riferite ai tantissimi morti e feriti delle strade regionali che l'Astral avrebbe dovuto mettere in sicurezza? Almeno su questo Malcotti e la Polverini non hanno niente da ridire? Una cosa  è certa: in tanti si attendevano un commissariamento dell’azienda, fra l’altro uno di quegli enti inutili da eliminare. Non ci sembra essere questa la via imboccata dalla neo presidente. Una nuova delusione dopo quella di Striscia la Notizia.


Nessuno tocchi gli enti inutili, servono ...

27 maggio 2010

La manovra economica che sta varando in questi giorni il governo presenta particolari carenze relativamente, in particolare, a quello che potrebbe essere risparmiato sopprimendo tutti quegli enti che risultano meccanismi ingoiasoldi nell'esclusivo interesse della classe politica. Una classe che, continuando a salvaguardare il proprio portafoglio, se ne guarda bene dal mettere in discussione i vari carrozzoni messi su nel corso dei decenni. La tanto sbandierata soppressione delle province, per altro promessa, non mantenuta, di Silvio Berlusconi, si sta risolvendo in un nulla di fatto, a meno che non si voglia far credere ai cittadini che la paventata eliminazione di quelle minori possa portare particolari vantaggi economici mantenendo tutte le altre, le più grosse e quindi costose. Ma andando oltre, ci sembra che nessuno si stia interessando di quegli enti e di quelle società, quasi sempre inutili se non dannose, che in tanti tra i contribuenti nemmeno conoscono, pur essendo ben note a chi deve sistemare il proprio personale politico. 

Senza menare il can per l'aia, occorre fare degli esempi chiari. Due su tutti.  Nella Regione Lazio esiste un'azienda, l'Astral, il cui presidente attuale è Titta Giorgi (PD), ex consigliere regionale, che dovrebbe occuparsi della sicurezza della rete viaria. Premesso che le strade in questione erano e restano le più pericolose d'Italia se non  d'Europa, chi di dovere si è mai preoccupato della relativa gestione societaria? Di come il personale sia stato moltiplicato a dismisura? Di come spesso la sua attività travalichi gli sbandierati fini aziendali? Parliamo veramente di un "carrozzone", che gestisce quasi senza controllo milioni di euro, in un settore particolarmente delicato nel quale operavano altre società, come l'Anas. Un doppione quindi, tra l'altro ampiamente fallimentare: basterebbe andare a verificare le cifre relative agli incidenti, spesso mortali, che interessano le strade della regione Lazio e le condizioni in cui versano. 

Chi controlla l'operato dell'Astral? La politica che controlla se stessa? La realtà è che il "carrozzone" è trasversale, fu messo su da Francesco Storace, ed in esso le varie forze politiche vanno ad inserire le varie pedine, ben pagate, che non sono riuscite a posizionare altrove. Spesso politici trombati, consiglieri regionali mancati, comunque "personale di partito" o clienti vari. Quanto costano tutti costoro alla collettività? E' veramente indispensabile l'Astral? Forse per lorsignori si. Certamente no, stando ai risultati ed ai suoi costi. E ci stiamo riferendo, come detto, ad un ente di spessore regionale. Andando nel piccolo, gli enti inutili si moltiplicano. Per fare riferimento ad una porzione di territorio più limitato, quello dei Monti Lepini, a cavallo delle province di Latina, Frosinone e Roma, dove continuano ad esercitare un loro ruolo le altrettanto inutili comunità montane, esiste una misconosciuta "Compagnia dei Lepini", ben nota però ai rappresentanti politici, che non si sa bene di cosa si occupi. In essa ha ricoperto il ruolo di presidente un ex sindaco di Sezze, Giancarlo Siddera (PD), che sta per essere sostituito dall'ex consigliere regionale Domenico Di Resta (PD), recentemente trombato alle regionali. 

Si tratta di incarichi ben retribuiti, con emolumenti superiori a quelli di tanti sindaci. Naturalmente la Compagnia ha un suo consiglio di amministrazione, dove vengono di volta in volta inseriti personaggi graditi ai diversi partiti. Costoro non si fanno mancare niente, a cominciare da una patinata rivista che ne incensa le "imprese". Al fine di chiarire ancor meglio la situazione va meditato un dato: a questa porzione limitata di territorio sono interessati, per cosi dire, una ventina di comuni, almeno due comunità montane e tre province. Un vero e proprio miracolo, come quello della moltiplicazione dei pani e dei pesci! Morale della favola: i partiti non continuino a prendere in giro i cittadini con la storia dei sacrifici indispensabili, quando il loro personale non ne fa.


Dalle palafitte ai "palaloculi"

25 maggio 2010

Soldi sborsati  per una assegnazione "provvisoria". Finché l'amministrazione comunale non troverà una "soluzione". E' stato veramente "illuminante" l'intervento chiarificatore, per modo di dire, nel consiglio comunale di Sezze, dell'assessore ai Lavori Pubblici Pietro Bernabei ( lo stesso dell'antenna fatta posizionare sulla sommità del Palazzo Comunale, in pieno centro storico) sulla ultra ventennale vicenda dei loculi e delle cappelle edificate su una falda acquifera, quella di Fonte Puzziglio, adiacente l'area cimiteriale di Via Bassiano. Un vero colpo di genio quello dei progettisti, dell'Ufficio Tecnico e dell'amministrazione comunale setina, che, facendo orecchie da mercante nei confronti di chi, l'MSI all'epoca, denunciava una situazione di evidente incompatibilità edificatoria, connessa ad una ancor più evidente realtà ecologica, faceva scempio di un bosco spontaneo di querce, della loro storia (era, secondo la leggenda, il giardino di Frà Bonifacio) e del loro valore ambientale,  se ne infischiava delle falde acquifere e procedeva nella realizzazione di un progetto assurdo nei suoi presupposti. Ad oltre venti anni di distanza, il consiglio comunale di Sezze nella sua interezza è ancora incartato in questa situazione tragicomica e fantozziana, che ha arrecato un danno irrimediabile all'ambiente, un vero e proprio disastro ecologico e notevolissimi danni alle tasche dei cittadini ed a quelle pubbliche. Come si poteva facilmente arguire già qualche decennio fa, i manufatti, edificati sulle acque, imbarcano inevitabilmente umidità, con tutto quello che ne consegue. 

Bernabei minimizza, quasi prendendo in giro tutte quelle famiglie che, anche a costo di notevoli sacrifici, hanno pagato profumatamente per posti cimiteriali rivelatisi "palaloculi" e "palacappelle". Pur riconoscendo l'evidenza della presenza in loco di sorgenti (ma quando nella seconda metà degli anni '80 facemmo presentare interrogazioni parlamentari dai deputati missini Giulio Maceratini ed Evelina Alberti sul progetto, nessuno ci dette ragione), l'assessore "competente" ha avuto la brillante idea di affermare che forse con una guaina isolante (sic !) si potrebbe ovviare al problema e la faccia tosta di dichiarare che quella presente nei manufatti non è umidità, ma "condensa". Fatto sta che del caso, senza trovare ancora vie d'uscita, a nostro parere introvabili, si stanno interessando i tecnici della ditta appaltatrice, i quali con il prezioso apporto di quelli comunali hanno azzardato accenni ad una eventuale "canalizzazione" delle acque. Un'assurdità, perché in tal modo si andrebbe a provocare  un ulteriore dissesto idrogeologico ad una importante porzione del territorio. E poi: ma se Bernabei parla di una semplice "guaina", sufficiente ad eliminare quella che lui chiama "condensa", perché tutto questo ambaradan?

Movimento Libero Iniziativa Sociale intende stigmatizzare l'assurdità di tutto il dibattito sulla questione. Le responsabilità politiche e tecniche di un progetto carente nei suoi presupposti appaiono evidenti. E' grave che i politici di Sezze seduti in consiglio comunale continuino a recitare in un teatrino che vede i cittadini presi continuamente in giro. La cosa chiara in tutta la vicenda è che numerosissime famiglie hanno pagato per dei posti cimiteriali che non si sa se e quando verranno definitivamente assegnati e con quali garanzie di integrità. L'altra cosa chiara è che si continua a parlare del sesso degli angeli senza che nessuno, sia esso un tecnico o un amministratore, venga chiamato a rispondere per i notevoli danni provocati, a distanza di circa venticinque anni dall'inizio dei lavori.

Un altro fatto va sottolineato: nel corso del consiglio comunale convocato ad hoc, l'assessore Bernabei ha fatto uno scorretto riferimento alla "piazza", che farebbe a suo dire solo "chiacchiere". Premesso che nella "piazza" ci sono anche i cittadini defraudati di un loro diritto e quelli che permettono agli amministratori di ricevere gli emolumenti ed i privilegi  di cui godono a Sezze ( come i note book, i telefonini e le loro relative ricariche), è scorretto il riferimento generico a chi non può rispondere nel contesto del consiglio ed offensivo il disprezzo dimostrato nei confronti del popolo, che continua a pagare come Pantalone.


La "novità" di un vecchio problema

21 maggio 2010 

È appurato che il Comune di Sezze è amministrato, ormai da decenni, da persone evidentemente incapaci. Come giudicare altrimenti una classe politica che da anni  si avvita intorno alle stesse problematiche senza risolverle o addirittura senza affrontarle? Sono argomenti fritti e rifritti: Dondi, depurazione, Cimitero, eppure non si cava un ragno dal buco! Se da decenni i problemi senza soluzione restano sempre gli stessi qualcosa vorrà pur dire: se gli amministratori non sono degli incapaci, allora sono in malafede. Delle due l'una. Perché si tratta di questioni che la nostra parte politica ha puntualmente sollevato e denunciato,  ma quando si presentavano. In questi giorni è tornata d'attualità, ad esempio, la questione cimiteriale, tanto che il Consiglio comunale tornerà a parlarne per l'ennesima volta. 

Ma proprio nessuno ricorda che nella prima metà degli anni 80 un partito, l'MSI, se ne occupò anche tramite interrogazioni parlamentari, presentate dagli onorevoli Giulio Maceratini ed Evelina Alberti? La destra di Sezze si mobilitò nello stesso momento in cui le ruspe attaccarono il bosco spontaneo di querce sorto in prossimità delle acque di Fonte Puzziglio, al fine di dare il via ai lavori ancora oggi al centro delle polemiche dopo più di 20 anni. Già all'epoca denunciavamo, nell'interesse dei sezzesi, l'assurdità di un progetto che prevedeva l'edificazione di loculi e cappelle su falde acquifere di superficie. Naturalmente fummo "liquidati" con le solite accuse di "fascismo e qualunquismo", come si è sempre fatto quando siamo andati a toccare interessi di miliardi di lire ieri e di milioni di euro oggi. Stiamo parlando naturalmente di tutta quella porzione di cimitero che costeggia Via Bassiano e di quei posti cimiteriali profumatamente pagati da tanti sezzesi, nonostante le evidentissime carenze provocate dalla presenza delle acque. 

Acque che permangono, con evidenti problemi legati anche alla situazione sanitaria, perché è contro qualsiasi logica edificare, come si è fatto a Sezze, su acque di superficie, che verranno comunque sottoposte alle infiltrazioni di agenti esterni con relativo danno ecologico, senza dimenticare la loro azione continua di umidificazione dei manufatti. Nell'interesse della città furono da noi fatte delle proposte, tese a salvaguardare la monumentalità del Cimitero. Naturalmente il bosco andava tutelato e l'area di sviluppo  prevista nella zona opposta. L'obiettivo da perseguire doveva essere quello di conservare e valorizzare il patrimonio costituito dal vecchio Monastero e dalla Chiesa ad esso annessa, oltre alla monumentale scalinata. Da sottolineare che all'epoca la Chiesa conteneva un celebre dipinto del Borgianni, che da solo valeva quanto tutta Sezze. L'incuria ed il degrado in cui è stata abbandonata tutta l'area cimiteriale, con gli interessi indirizzati altrove piuttosto che alla salvaguardia dell'esistente ed a uno sviluppo razionale, ha favorito il clamoroso furto del dipinto. 

Alla luce di tutte le vicende che hanno interessato il Cimitero di Sezze, oggi appaiono ridicoli gli annunci sparati da questo o da quel politico sul recupero della Chiesa o sulla realizzazione di un cancello monumentale da installare proprio laddove si è costruito sulla falda acquifera. Va sottolineato che nel corso degli anni la questione è stata da noi sistematicamente riproposta e, sempre sistematicamente, chi doveva sentire ha continuato a fare orecchie da mercante. Va ricordato altresì, che anche tanti di quelli che oggi ne parlano, come se la problematica fosse del tutto nuova, hanno evitato di farlo a tempo debito. Verrebbe da chiedersi perché. Infine: se per ovviare ai numerosissimi problemi che si sono presentati nel corso dell'edificazione sulle falde acquifere, i costi delle opere sono, come appare ovvio, lievitati, a chi sono stati fatti pagare? Ai cittadini? E chi imperterrito ha voluto proseguire sulla via di un progetto assurdo?


Storace e Ciarrapico: a casa!

7 maggio 2010

Uno è stato condannato ad un anno e mezzo di carcere, l'altro è indagato per truffa ai danni dello stato. Si tratta di due noti "moralizzatori", arrivati in provincia di Latina per bonificarne la politica. Naturalmente ci riferiamo al neo consigliere regionale Francesco Storace, La Destra, ed al senatore Giuseppe Ciarrapico, PDL. Il primo, che sembra aver stabilito il suo domicilio nel capoluogo pontino, non perde ultimamente occasione per parlare del nostro territorio, più a sproposito che a proposito; il secondo da sempre ne parla, impartendo "lezioni magistrali" dal suo pulpito, sul quotidiano da lui edito, utilizzato a propri fini politici e personali, che spesso coincidono, come una clava. Storace, dimentico della provincia di Latina quando era presidente della Regione Lazio, se ne ricorda solo ora. Ad esempio intervenendo sulla questione della discarica di Borgo Montello. Ma lo fa, come dicevamo prima, a sproposito, perché da presidente non ha mosso un dito per essa e per il problema rifiuti. Anzi. Il Ciarra, invece pure, continua a fare danni. 

E continua a farli "sputtanando" un ambiente, quello di destra. Perché sarebbe pure ora che la smettesse, lui che ha navigato nei mari andreottiani e sbardelliani, di continuare a nascondersi dietro la maschera, molto improbabile, del fascista duro e puro, dell'organizzatore delle gite a Predappio o delle manifestazioni al Campo della Memoria di Nettuno. Una maschera dietro la quale si nasconde il vero volto. Democristiano di osservanza andreottiana quando gli fa comodo, "fascista" quando deve passare per vittima perseguitata. Come sta succedendo per le recenti vicende. Un "fascista" ben strano se annovera, come annovera, tra le sue amicizie, il presidente PD dell'Astral, da sempre noto comunista, Giovan Battista Giorgi, detto Titta. Tanto che sul suo quotidiano provinciale, Latina Oggi, è impossibile vedere ospitata una fondata critica sull'operato del suo amico, mentre è facile notare sulle stesse pagine, insieme ad ampi spazi pubblicitari Astral, altrettanti ampi spazi a favore di "Titta". Eppure questo personaggio, fatto diventare senatore da Berlusconi per meriti evidentemente solo a lui noti, si è ingerito e continua ad ingerirsi nella politica locale, nel tentativo di condizionarla ( vedi Nuova Area ). Francesco Storace, da parte sua, vista la poca fortuna raccolta nella sua città, Roma, cerca di trovarla altrove, cioè a Latina. Considerato che questa provincia già pullula di politicanti ambigui e senza scrupoli, faremmo volentieri a meno almeno di questi due: ci bastano ed avanzano gli autoctoni. Che, con le recenti magre e continue brutte figure, stanno rappresentando il peggio del peggio a livello nazionale. Sono sufficienti loro.


Siamo al capolinea

6 maggio 2010

"Siamo al capolinea, la gente è stanca". Ma a dirlo non siamo noi di Movimento Libero Iniziativa Sociale, bensì alla stampa, udite udite, il presidente Astral ( Azienda Strade Lazio) Titta Giorgi, consigliere comunale a Sezze (LT) ormai da decenni, per non dire da una vita, più volte assessore nello stesso comune e presidente del consiglio, ma anche consigliere regionale! E si riferisce proprio al comune di cui è amministratore da sempre. Cosa ha il coraggio di dirci questo signore: che al suo paese serve sicurezza, che occorre un nuovo PRG, che esiste un deficit organizzativo per la cultura, che esiste un pericolo stradale in particolare in alcune zone, che esiste una "questione Brivolco" con relativo dissesto idrogeologico ... E che " la città non ha compiuto alcun passo in avanti". Se lo dice Giorgi, da sempre al governo, c'è da credergli! Veramente verrebbe da dirgli: ma vattene aff... Quale credibilità può avere uno come lui, che da sempre amministra Sezze, nel denunciare carenze causate da lui stesso e  dalle sue giunte,  più volte sollevate da chi ha fatto opposizione nei confronti delle maggioranze di cui lui ha sistematicamente fatto parte. 

Giorgi parla come se a governare Sezze fossero stati gli altri, magari chi in comune non c'è mai stato. Ma ci faccia il piacere! Le sue affermazioni sono un'offesa all'intelligenza dei sezzesi, una vera e propria presa in giro per la città. Dopo averla distrutta quasi scientificamente insieme ai suoi accoliti, compagni di partito e di coalizione, depredandola della sua storia, stravolgendone il tessuto urbano e civico, dopo averne fatto scempio e bivacco per stranieri, dopo averne distrutto o alterato i simboli architettonici, degradato il centro storico e le periferie, dopo avere tollerato per meri rientri elettorali l'urbanizzazione selvaggia di intere aree comunali, oggi dissestate idrogeologicamente, dopo averla resa insicura, dopo averla privata di servizi essenziali,  ha la faccia tosta di parlare. Lui, che farebbe meglio a stare zitto. Lui, da sempre a sinistra, ma con paradossali entrate a destra, dal senatore Giuseppe Ciarrapico, all'ex sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo. Uno che ha sempre navigato alla grande, dal PCI al PD, dalla prima alla seconda repubblica e che continua a navigare. Contro il quale, in pieno "scandalo Astral ", nella provincia di Latina e nel comune di Sezze, non si è sollevata una sola voce dal centrodestra, leggi PDL. Tanto meno critiche o almeno informazioni a riguardo, da parte della stampa locale, evidentemente addomesticata. E non ci riferiamo soltanto a quella di proprietà di Ciarrapico, che continua a ossequiarlo.


Zaccheo e Polverini struzzi

3 maggio 2010

Abbiamo letto, sulla stampa locale, un intervento dell'ex sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo, sfiduciato dagli amministratori nel  pieno dello scandalo per  il fuorionda di Striscia la Notizia. Naturalmente Zaccheo, svicolando e menando il can per l'aia, ha parlato del sesso degli angeli, evitando accuratamente di entrare nel merito delle frasi registrate, come se fossero poco importanti. Sorvolando sul vittimismo di un personaggio che tutto è tranne che vittima, vorremmo invece che proprio su quelle parole riferite alla neo presidente regionale Renata Polverini, captate da Striscia, venisse fatta piena luce, perché sul fallimento amministrativo del comune di Latina le cose sono ben più chiare se non evidenti. Vincenzo Zaccheo e Renata Polverini, da lui chiamata in causa, dovrebbero spiegare a che cosa ci si riferiva quando l'ex sindaco affermava "non ti dimenticare delle mie figlie". 

In una provincia in cui tutti gli uomini e le donne hanno figli e figlie da "sistemare" e si trovano in situazioni certamente più svantaggiate rispetto a quella di Zaccheo, ex sindaco, ex parlamentare, ex consigliere regionale, ex consigliere comunale, delle risposte sono doverose. Come Zaccheo non può sottrarsi a fornire delle plausibili spiegazioni relativamente agli "appalti da non dare più a Fazzone". Ma gli appalti vengono assegnati ai politici piuttosto che alle ditte o alle imprese, in questa provincia?  Infine c'è la vicenda Ventotene. 

Ma di tanti comuni amministrati dal centrodestra in terra pontina, perché la Polverini avrebbe dovuto essere attesa febbrilmente dal sindaco di centrosinistra di Ventotene Giuseppe Assenso? Come mai l'allora sindaco del capoluogo pontino, visto che ne aveva le possibilità, faceva da tramite per un sindaco dello schieramento opposto, piuttosto che per uno dei tanti primi cittadini del PDL? Ci sembra che su questo colloquio "rubato" dai microfoni di Striscia la Notizia, volutamente non si voglia andare a fondo e volutamente si tenti di parlare d'altro. Ed altrettanto volutamente, anche il centrosinistra non affonda sull'argomento. Sono arrivate conferenze stampa dai diversi gruppi del centrodestra di Latina ormai dilaniato, sono arrivate anche quelle del centrosinistra, ma la vicenda di Striscia sembra passata nel dimenticatoio.


Zappalà non è assessore pontino

28 aprile 2010 

Non diciamo che la montagna ha partorito il topolino perché sarebbe troppo scontato. Come scontatissima è la nomina ad assessore regionale del pidiellino Stefano Zappalà. Sarebbe questo il rappresentante dell'area pontina, della provincia di Latina, alla Regione Lazio? Zappalà è probabilmente l'uomo più distante dalle problematiche di questo territorio. Uomo di Fazzone? Uomo di Berlusconi? Sicuramente uno che non può rappresentare le genti di queste aree, anche elettoralmente. Non possiamo dimenticare che il neo assessore di Renata Polverini è stato in un recente passato il sindaco dimissionato del comune di Pomezia, a seguito della sua fallimentare e discussa gestione commissariata. E' stato candidato, non eletto, al Parlamento Europeo. Ma, soprattutto, candidato al consiglio di un piccolo comune come quello di Sabaudia, non votato dai cittadini e quindi anche qui non eletto. 

Che cosa può rappresentare Stefano Zappalà? Probabilmente rappresenta soltanto degli interessi che non conosciamo, forse gli stessi intorno ai quali ha costruito la sua "carriera" all'ombra della politica. L'ingegnere siciliano, tanto per rinfrescare la memoria a chi può averlo dimenticato, è lo stesso tecnico di cui si sentì parlare ai tempi dei famigerati "cavalieri dell'apocalisse", palazzinari ben noti all'ex sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo, che della vicenda, per conto del MSI, si interessò. In seguito, stranamente, tanti percorsi individuali distanti sono andati ad intersecarsi e di alcune "storie" non si è più parlato. La Polverini, al momento, ci sta apparendo se non sprovveduta, almeno poco informata o informata male. 

Possiamo capire che una donna che arriva direttamente dall'impegno nel sindacato possa ben conoscere le problematiche del lavoro, ma non altrettanto bene i meccanismi di certa politica. Però è apparsa poco "libera" ed accorta nelle nomine effettuate, lasciandosi condizionare non poco dalle pressioni dei soliti gruppi, quelli che da troppi anni stanno influenzando pesantemente la vita amministrativa di larghe fette del territorio regionale e di quello pontino in particolare. Ecco perché ci appare riduttiva la polemica "Fazzone si Fazzone no, Zaccheo si Zaccheo no". Farebbe bene, la governatrice del Lazio, a svincolarsi da certi condizionamenti, che potrebbero impedirle di sviluppare politiche per il territorio indirizzate verso i cittadini ed a sfavore di certe oligarchie, cancro di questa regione. L'invito, che arriva da chi alle ultime elezioni si è schierato per il non voto, è a liberarsi quanto prima, se ne ha la volontà e se ne avrà la capacità, da quei gruppi di potere e di interesse che in campagna elettorale e nel dopo elezioni le hanno dettato l'agenda ed a quanto pare continuano a dettargliela. 

Arduo far bere ai cittadini della provincia di Latina, che in più occasioni lo hanno bocciato, la favoletta di uno Stefano Zappalà che possa rappresentarli in Regione. Ci arriva voce che a Frosinone, giustamente, si lamentano per la decisione di non inserire nella squadra degli assessori uno proveniente dalla Ciociaria. Ebbene: tra Zappalà e nessuno,  per Latina sarebbe stata preferibile quest'ultima soluzione. Almeno quelli di Frosinone non sono stati presi in giro con un nome fittizio.


Un Pinocchio d'oro al sindaco di Sezze

21 aprile 2010 

Il sindaco di Sezze Andrea Campoli travisa la realtà e parla con lingua biforcuta. Ciò che tenta di spacciare come grandi novità sulla gestione del servizio idrico da parte della Dondi Spa, sono dati ben noti, ma tenuti  nascosti nel corso degli anni a discapito dei cittadini, stretti in una morsa tra amministrazione comunale e gestore del servizio, fortemente uniti contro gli utenti. Il sindaco ha tirato fuori dal cassetto una vicenda riferita agli indiscriminati aumenti tariffari, fatti applicare dalla concessionaria 14 anni fa con la connivenza-complicità di chi amministrava, cioè i DS con i loro alleati. Siccome la realtà non va travisata, va ricordato al primo cittadino, che di quella forza è sempre stato parte integrante e quadro dirigenziale, che contro gli aumenti tariffari, nel corso degli anni 97 / 98 / 99 fu organizzato dalla destra locale un forte movimento civico di protesta, finalizzato alla tutela dei diritti degli utenti. Nel 1997 la concessionaria si attivò per aumentare le tariffe. Andando contro gli impegni assunti con la convenzione, contro le delibere dell'UPICA di Latina, contro le tariffe del CIPE, "adeguò" le stesse, praticamente triplicandole. Il tutto avvenne con la connivenza dell'amministrazione comunale, che approvò gli "adeguamenti"  proposti dalla Dondi. Sulla vicenda pendeva altresì una attesa decisione del TAR. 

In forza di ciò vennero raccolte centinaia di firme dai militanti di destra. In data 10 Maggio 1999 fu presentata al sindaco Giancarlo  Siddera ed al presidente del consiglio  Titta Giorgi, entrambi DS, una petizione corredata da 800 firme, con la quale si chiedeva che il consiglio comunale si impegnasse a discutere un punto finalizzato alla  sospensione della applicazione delle tariffe idriche così come aumentate sulla base delle delibere della giunta comunale del Dicembre 1997 e l'indizione di un referendum consultivo sulla gestione Dondi .  Qualche giorno dopo, in data 17 Maggio 99, fu inviato un dettagliato documento al Comitato Naz. Vig. Risorse Idriche, al Ministero Industria Artigianato Osservatorio prezzi e tariffe, al Ministero Bilancio Programmazione Economica, nonché alla Prefettura di Latina, tramite il quale centinaia di cittadini chiedevano la sospensione dell'applicazione degli aumenti  e l'apertura di una inchiesta sulla gestione dei servizi relativi ai cicli idrico e fognario del comune di Sezze. Due giorni dopo, il Comitato per la Vigilanza sull'uso delle Risorse Idriche, preso atto della petizione pubblica, inviò una missiva al comune di Sezze invitandolo " a riferire per mezzo di apposita dettagliata relazione corredata della necessaria documentazione, sullo stato della predetta gestione". L’ente comunale  non ha mai dato seguito alla richiesta, come, per bocca dell'allora presidente del consiglio Giovan Battista Giorgi, non concesse la possibilità di andare al referendum, negando un diritto sacrosanto ai cittadini. 

Nonostante questo ostracismo la mobilitazione continuò con azioni di protesta civica: quando iniziarono ad arrivare le stratosferiche bollette maggiorate, in tanti si rifiutarono di pagare l'aumento vessatorio, autoriducendole  e continuando a pagare secondo il vecchio tariffario. Oggi, a quanto pare, una scontata sentenza del TAR viene a confermare la validità di quella battaglia. Nel frattempo però, dimentica di dire Andrea Campoli, i cittadini di Sezze sono stati vessati e spremuti come limoni dalla concessionaria, grazie all'atteggiamento connivente, complice e volontariamente omissivo delle amministrazioni comunali di Sezze, che hanno permesso che continuassero ad essere applicate delle tariffe assurde. Il tira e molla cui fa riferimento Campoli, vi fu, però tra noi ed il Comune  che spalleggiava la Dondi Spa di Rovigo, non tra ente locale e concessionaria, come si tenta di far credere.

L'attuale sindaco che cosa ha il coraggio di fare oggi? Si appropria di tesi da lui e dalla sua parte politica sempre ostracizzate ed ostacolate in tutti i modi possibili ed immaginabili, facendo balenare l'idea di stare dalla parte degli utenti, quando nella realtà, e questo è provato, è sempre stato dall'altra parte, dalla parte dei privati che si sono impadroniti dell'acqua dei sezzesi, portati qui da comunisti e socialisti. Quando noi facevamo le battaglie contro la Dondi, lui, con il suo partito, la difendeva. Quello che oggi spaccia per novità alla stampa locale, turlupinandola, non è altro che la rielaborazione artificiosa ed interessata dei nostri documenti. Documenti che venivano sistematicamente e volutamente ignorati. Se fossero stati tenuti in considerazione, i cittadini di Sezze non sarebbero stati sottoposti al pagamento di bollette esagerate nel corso di tutti questi anni. 

Caro sindaco Pinocchio, ma quale class action! La verità è che l'ingiusto esborso di denaro dalle tasche dei sezzesi  l'avete provocato voi, insieme ai vostri compagni di percorso  che ora si riciclano altrove con grande faccia tosta. La stessa che avete voi facendo certe dichiarazioni. E se oggi il TAR interviene, lo fa sposando la ragioni dell’UPICA, cioè quelle che noi sostenevamo, e non certo quelle del Comune, che non si era opposto agli aumenti. Anzi, li sosteneva. E siccome le prese in giro non ci piacciono, la sfidiamo ad un confronto pubblico con noi, così la gente potrà valutare chi dice la verità.


Nando Cappelletti, da ostacolo a faro

19 aprile 2010  

Non è nostra intenzione fare polemica, ma riteniamo opportuno intervenire nel merito delle dichiarazioni del consigliere provinciale Silvano Spagnoli, PDL, che  in un intervento fatto nel corso dell'assemblea tenuta a Sabaudia dai referenti del neo consigliere regionale Di Giorgi, ha voluto ricordare la figura di Nando Cappelletti. Ha fatto bene Spagnoli ad indicarlo come "faro della destra sociale del capoluogo". Occorre però fare degli appunti. Che Nando sia stato un esempio per tanti che hanno militato e militano a destra è vero. Come è altrettanto vero che sia stato ostracizzato e tenuto ai margini da molti, non ci riferiamo a Silvano Spagnoli, che oggi si riempiono la bocca in suo nome. Intendiamo ricordare, a chi dimostra volutamente corta memoria, che Nando Cappelletti, con estrema coerenza, decise di prendere nettamente le distanze da coloro che a Latina, mettendo da parte valori ed ideali, hanno utilizzato il successo politico per fini personali a discapito della città. Per questo motivo organizzò, in occasione delle ultime elezioni comunali, una propria lista, Latina Sociale, candidandosi a sindaco, alternativa a quelle che sostenevano Zaccheo e fortemente critica nei confronti suoi e della gestione "palazzinara" del capoluogo. Nessuno di coloro che adesso, in più occasioni, ricordano Cappelletti, additandolo ad esempio, lo appoggiò. 

La lista raccolse meno dell' 1%. Il "faro" brillò di sola luce propria. Le menti oggi "illuminate", rimasero a brancolare nel buio. Perché non lo votarono pur conoscendo le sue tante qualità, riconosciute solo oggi? Noi di Movimento Libero abbiamo avuto il piacere e l'onore di collaborare con Nando. Nella stessa occasione, nel comune di Sezze, abbiamo presentato una lista gemella, Iniziativa Sociale. I loghi delle due liste furono ideati da Cappelletti, validissimo grafico: a distinguerli erano soltanto i rispettivi simboli municipali, nel suo la torre civica di Latina, nel nostro il leone di Sezze. La collaborazione è continuata fino alla fine, tanto che è stato lo stesso Nando, qualche mese prima di morire, a disegnare l'attuale simbolo di Movimento Libero Iniziativa Sociale. Con lui abbiamo condiviso una medesima visione della politica, con lui ci siamo ritrovati in una forte critica nei confronti di quella classe dirigente, personificata da Vincenzo  Zaccheo, che ha fatto terra bruciata dei valori di riferimento e dell'arrivismo e del tornaconto l'unico scopo di vita. Potremmo ricordare anche episodi particolari, testimone oculare qualche ex consigliere comunale vicino all'ex sindaco Zaccheo, come Cesare Bruni, che hanno visto Nando Cappelletti apostrofato pesantemente per strada da quello che all'epoca avrebbe dovuto essere il primo cittadino. Preferiamo sorvolare. Però, che si continui a farsi grandi utilizzando il buon nome di chi ha fatto militanza politica credendo nelle idee ed elaborandone con intelligenza, quando in realtà, vivo l'uomo, si è fatto di tutto per tenerlo ai margini, sa tanto di ipocrisia. Noi di Movimento Libero, insieme a Nando, abbiamo in qualche modo anticipato i tempi, analizzato per tempo la realtà della destra a Latina ed in provincia e per tempo ci siamo differenziati. Quanto accade oggi lo avevamo previsto, ben conoscendo Zaccheo e quelli come lui. Eravamo ben coscienti che qualcosa di positivo avrebbe potuto accadere solo prescindendo da coloro che hanno gestito la destra in questi ultimi anni. Siamo sicuri che il capitombolo di Vincenzo Zaccheo avrebbe fatto contento Nando, il quale, non amando gli ipocriti, avrebbe mandato a quel paese chi solo oggi lo incensa.


Zaccheo, Ventotene e Sezze

16 aprile 2010 

Le dimissioni trasversali di 22 consiglieri comunali a Latina hanno determinato la caduta del sindaco Vincenzo Zaccheo, al centro delle note polemiche di questi giorni, legate non solo allo scoop di Striscia la Notizia, ma anche e soprattutto ai rapporti con il collega di partito Claudio Fazzone. Probabilmente se avesse avuto la dignità di dimettersi, l'ex primo cittadino avrebbe fatto miglior figura. Ora non ci interessa ritornare sulle frasi relative alle figlie e agli appalti da non assegnare a Fazzone, ma porre in rilievo qualcosa di diverso. Movimento Libero tenta di porre l'attenzione su quella parte del colloquio confidenziale con la neo presidente della Regione Lazio Renata Polverini, nella quale Zaccheo, piuttosto che parlare delle migliaia di consensi ricevuti  in  provincia di Latina, si sofferma sui "57 voti e non uno di meno" da lui personalmente raccolti a Ventotene per l'ex sindacalista UGL. Un impegno sottolineato anche dall'invito del sindaco dell'isola a recarsi lì : " ti aspetta". 

Stranamente quella di Ventotene non è una giunta di centrodestra ed il sindaco Giuseppe Assenso ha appena nominato tra gli assessori Floriana Giancotti, neo consigliere, ma soprattutto parente acquisita di Fortunato Lazzaro, primo dei non eletti nella lista DS al comune di Latina ed in seguito nominato, inspiegabilmente, consulente di fiducia dell'allora sindaco Vincenzo Zaccheo alla sanità. Si tratta di un territorio, quello isolano, trasversalmente frequentato anche da autorevoli esponenti del PD, che hanno ricoperto e ricoprono tuttora  incarichi politici nella Regione Lazio, al vertice di qualche azienda. Sono  personaggi che stranamente si possono incontrare, insieme, pur militando nelle due ammiraglie della politica teoricamente contrapposte, altrove. Ad esempio a Sezze, un tempo roccaforte del PCI ed ancora oggi uno dei bastioni dove il centrosinistra comunque continua a reggere tra alti e bassi. 

Qui può capitare di vedere un senatore del PDL, editore di quotidiani locali, con  il presidente di quella azienda regionale, in forza PD. Può capitare anche che quest'ultimo incontri, sempre a Sezze, Vincenzo Zaccheo. Ma Sezze è anche la città dell'onorevole democratica Sesa Amici, quella dell'interrogazione incentrata sulla casa a Roma, in prossimità di Piazza di Spagna, oggetto anche questa dell'interesse di Striscia, all'epoca di proprietà ASI (ente vicino ad AN di cui era segretario amministrativo il fratello di Zaccheo), acquistato da una delle figlie dell'ex sindaco di Latina. Una interrogazione che non si sa dove sia andata a parare. Quello che è dato sapere è che la sorella della Amici, Carla, sindaco PD di Roccagorga, è stata nominata alla dirigenza di una municipalizzata di Terracina. E chi è il sindaco di Terracina? 

Si chiama Stefano Nardi, è del PDL, ma anche cognato di Vincenzo Zaccheo, in quanto fratello della moglie. Si tratta di una serie di rapporti trasversali tutti da decifrare. Ed è questo il quadro generale riferito ad una parte soltanto di questo trasversalismo. 

Fatto sta, che certi consensi "drogati" di questi ultimi anni in terra pontina, ormai elettoralmente statica da quasi due decenni, sono senza dubbio imputabili ad un sistema, non solo di potere, che ha soffocato tutto e tutti. E' come una piovra che capillarmente ha coperto con i propri tentacoli tutto il territorio. In questa situazione sopravvivono, e bene, i politici, di centrodestra e di centrosinistra, particolarmente attenti a non farsi del male, salvo in qualche occasione recitare a soggetto. Di una cosa però, Movimento Libero è convinto: quello che non accade in 50 anni può accadere in una notte. Sicuramente con quello che è successo ora a Latina noi non c'entriamo, ma un merito sicuramente l'abbiamo. Siamo stati gli unici, quando il vento soffiava solo a favore di Zaccheo e guai ad  opporsi a lui, a prendere radicalmente le distanze dai suoi metodi. Ora sappiamo che in tanti, in forza anche del nostro impegno, si stanno ritrovando sulla nostra lunghezza d'onda. E' un punto d'orgoglio e di partenza.


Zaccheo sbugiardato da Striscia

15 aprile 2010 

Una vergogna a livello nazionale: non possiamo definire diversamente la figura fatta dal sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo, AN ora PDL, ripreso dalle telecamere di Striscia la Notizia a microfoni accesi, mentre si congratula con Renata Polverini per la vittoria alle regionali del Lazio. " Non ti dimenticare delle mie figlie!", esordisce Zaccheo. E la Polverini replica: "ma stai a scherzà? Poi domani mi facevo il calendario, mi faccio un giro ...".

Continua il sindaco di Latina: "e soprattutto non appaltare più a Fazzone!". E la Polverini: "no, no, stai tranquillo". Il tutto dopo avere dichiarato alla neo presidente il suo apporto determinante per la sua affermazione: "sò andato a Ventotene a prendere 57 voti per te, non uno di meno ... Il sindaco di Ventotene ti aspetta!". Adesso, a parte il fatto che il sindaco di Ventotene, di recente nomina, non è di centrodestra e l'isola pontina è uno dei pochi comuni provinciali dove Emma Bonino ha superato la Polverini; a parte il fatto che qui è diventato consigliere comunale e a quanto pare delegata alla cultura ed al turismo Floriana Giancotti, ex preside di un Liceo scientifico a Latina e nota militante di sinistra, parente acquisita di Fortunato Lazzaro, primo dei non eletti nella lista PD del capoluogo e nonostante questo consulente alla sanità del primo cittadino; a parte tutto questo, che lascerebbe presagire delle articolate trasversalità difficilmente comprensibili ma tutte da scoprire, Latina continua ad interessare le cronache scandalistiche per la vocazione dei propri rappresentanti politici a tutelare la propria prole. Non sono lontani i tempi del famoso ex senatore Riccardo Pedrizzi, AN pure lui, ricordato ormai esclusivamente per come ha saputo ben posizionare i propri  "gioielli", quando ecco arrivare perfino il buon Vincenzo, da sempre particolarmente attento all'etica nella politica. " Non ti dimenticare delle mie figlie" e la Polverini gli appoggia la mano sulla spalla! Chi si sarebbe aspettato un sindaco come Zaccheo, ormai al secondo mandato, deputato al parlamento per tre legislature, ex consigliere regionale e comunale, correre dalla neo presidente per raccomandarle le sorti della sua città e dell'intero territorio provinciale, facendo pesare l'apporto determinante alla sua affermazione, è rimasto deluso. Non certo noi che ben conosciamo il valore dell'uomo e che fin dall'inizio siamo stati disillusi dalla candidatura di Renata Polverini, la quale, anche lei pescata con le mani nella marmellata da Striscia, non ha certamente mostrato maggiore dignità, facendo capire chiaramente di quale pasta sia fatta: la stessa dei politici che l'hanno candidata. Zaccheo non si è fermato qui, alle sue figlie, è andato oltre, nel tentativo di minare il suo alter ego provinciale, cioè il senatore del PDL Claudio Fazzone, neo consigliere regionale, il quale se non altro i suoi 29.000 voti a Renata glieli ha portati. "Non appaltare più a Fazzone", è la frase registrata dai microfoni di Striscia all'indirizzo della Polverini. Zaccheo quindi, oltre a preoccuparsi delle due figlie si preoccupa anche del factotum provinciale del PDL, quello di Fondi, quello dei balbettii ad Anno Zero. E la Polverini non trova di meglio che rispondere: "no, no, stai tranquillo". Ci viene da chiederci quale siano mai le procedure degli appalti nella Regione Lazio. Se questi vengano assegnati ai politici piuttosto che alle imprese. Perché, stando al colloquio, così sembrerebbe. E' un quadro generale veramente squallido e desolante. Questi sono i rappresentanti politici per cui sono stati chiamati recentemente alle urne gli elettori della Regione Lazio e della Provincia di Latina. Se il 40% della popolazione  le ha disertate evidentemente aveva già capito con chi aveva a che fare. Il restante 60% deve ora prenderne coscienza. Siamo davanti ad una classe politica priva di scrupoli ed attenta esclusivamente ai propri interessi ed ai propri comodi, una casta privilegiata che considera il resto della popolazione alla stregua di servi della gleba, da spremere con tributi indispensabili a mantenere i privilegi loro e delle loro famiglie.

A questo punto, dopo lo scandalo, soprattutto per ridare alle Istituzioni coinvolte un minimo di dignità, Vincenzo Zaccheo deve rassegnare le dimissioni e Renata Polverini, dopo questa pessima figura che le ha fatto perdere la faccia guadagnata in tanti anni di impegno sindacale, deve prendere degli impegni pubblici in particolare con i cittadini della provincia di Latina, che non siano le vuote promesse elettorali. Come intende risolvere le questioni legate alla crisi del lavoro, a quella dell'agricoltura e dell'industria, ai problemi delle infrastrutture, in particolare alla sicurezza stradale, alle emergenze del territorio, alla questione criminalità e mafie, ai servizi sociali ed alla sanità? E soprattutto chieda scusa pubblicamente agli amministrati prendendo chiaramente le distanze dai politici come Zaccheo e dai suoi tirapiedi.


Al direttore di Latina Oggi, per l'avv. Ezio Lucchetti

 10 aprile 2010

Abbiamo letto, su Latina Oggi di venerdì 9 Aprile, a pagina 26, un intervento dell'avvocato Ezio Lucchetti, ex presidente della Camera di Commercio di Latina, sulla rappresentazione della Passione di Cristo a Sezze. Lucchetti, un sezzese che ha dato lustro alla nostra città pur stando a Latina, ancora legato in modo particolare al suo paese di origine ed alle sue tradizioni, ha fatto diverse sottolineature interessanti. In primo luogo si è chiesto perché non sia stato utilizzato, per il dramma del Venerdì Santo, "il teatro all'aperto a suo tempo costruito proprio perché ospitasse la sacra rappresentazione". Si riferisce, chiaramente, all'Anfiteatro di Via Piagge Marine. Lo spieghiamo noi, all'avvocato Lucchetti, il perché. Probabilmente egli non ha avuto occasione di visitarlo recentemente. 

Altrimenti saprebbe che non esiste più. Caro avvocato, purtroppo quel fiore all'occhiello che era il nostro Anfiteatro è stato raso al suolo dalle ruspe. Quella magnifica opera architettonica perfettamente inserita nel contesto ambientale, realizzata dall'architetto Piacentini, utilizzata in numerosissime occasioni per decenni, invidiata da tutta Italia per le sue caratteristiche acustiche che ne fecero uno dei migliori teatri all'aperto, unico forse insieme all'Arena di Verona, è stata abbattuta per fare posto ad un vero e proprio ecomostro. Una colata di cemento che ha devastato l'ambiente, che sta costando milioni di euro ed ancora ne costerà, inutile e deleteria, realizzata sotto gli occhi disattenti delle autorità competenti. Un altro pezzo di Sezze che scompare senza che intervenga chi dovrebbe farlo. 

La vogliamo informare, caro avvocato, che chi le sta scrivendo si è interessato a tutti i livelli della vicenda, scontrandosi sempre contro un muro di omertà. Pensi che perfino Striscia la notizia, cui ci siamo rivolti con dossier e documentazione fotografica, ha evitato di intervenire. E' una situazione che ci preoccupa profondamente, mentre non ci stupisce il fatto che la città di Sezze dimentichi un personaggio come l'avvocato Filiberto Gigli, creatore della manifestazione. Anche lei saprà, senz'altro, che Sezze è ingrata con i propri figli, soprattutto se di valore. Pensi che l'auditorium inaugurato da qualche anno dopo decenni di lavori, è stato intitolato a Mario Costa, uno che con Sezze c'entra come i cavoli a merenda, dimenticando, tanto per fare un solo esempio, un regista dello spessore di Gino Millozza. Intanto ci si accinge ad intitolare una serie di vie ai grandi musicisti, naturalmente tutti non sezzesi. Il tutto senza concedere il giusto riconoscimento ai figli meritevoli di questa terra.


Ha vinto il non voto

30 marzo 2010

Questi o quelli per noi pari sono. Si chiamino Emma Bonino o Renata Polverini, non cambia niente. Quella parte sempre più in decrescita di elettori che ha deciso di continuare a porre la scheda nell'urna, ha ottenuto solo due risultati: perpetuare gli assetti ed il sistema di potere consolidato negli anni e garantire ai neo consiglieri regionali una pensione già al termine della prima legislatura, cioè dopo soli 5 anni. Il dato più importante, quello che risulta veramente determinante e che può far sperare in un futuro diverso e migliore è quello riferito al fortissimo astensionismo, per la prima volta molto alto in Italia. Un astensionismo al quale vanno ad aggiungersi tantissime schede bianche ed altrettante annullate nell'urna. Siamo, a livello nazionale, nell'ordine del 36 % solo di astenuti. La classifica registra in testa il Lazio, che vede scendere la "partecipazione" al 60,89 %. In provincia di Latina 38 elettori su cento hanno manifestato in tal modo il loro disprezzo per l'attuale politica. Nel comune di Sezze, dove una volta l'altissima affluenza alle urne era garantita dal partito-padrone PCI, il 40 % degli elettori ha disertato i seggi, mentre più del 6 % ha posto nell'urna una scheda in bianco o l'ha annullata. Siamo quindi a cifre che vanno verso il 50 %, parliamo di circa la metà dell'elettorato. 

E' questa la grande novità della tornata elettorale. Forse per la prima volta il popolo manda un chiaro segnale a chi si è impadronito della politica e del potere: non ci rappresentate più, anzi non ci avete mai rappresentato, non esiste centrodestra e non esiste centrosinistra, non esistono schieramenti contrapposti, siete tutti uguali e rappresentate e difendete esclusivamente i vostri interessi personali e quelli delle vostre cricche. Un dato evidenziato ancor di più se si considerano anche quei voti confluiti in liste alternative, quale quella che fa riferimento a Beppe Grillo, a diverse liste civiche o a partiti antisistema di estrema destra o di estrema sinistra. Le percentuali riferite ai grandi partiti nazionali come il PDL o il PD andrebbero quindi fortemente ridimensionate, in quanto da riferire alla percentuale residua dei votanti, che ruota intorno al 50 %. Chi oggi si riempie la bocca spacciandosi come espressione della "volontà popolare", farebbe bene a tenere presente che quel 50 % ottenuto è in realtà il 25 % circa dell'intero corpo elettorale. Chi andrà a governare le diverse regioni lo farà andando a rappresentare un quarto dell'elettorato, un quarto nella stragrande maggioranza composto e manovrato da gruppi di pressione e di interesse, se non da potentati economici legati a questa o quella consorteria. Naturalmente il tutto viene reso possibile da un sistema di leggi elettorali truffaldine, che garantiscono ai signori della politica la sopravvivenza.

Il fatto che in tantissimi, come noi di Movimento Libero, abbiano preso atto e coscienza della drammatica situazione che attraversa il nostro paese, manifestando questa presa di coscienza con il non voto, nel tentativo di lanciare un messaggio forte, deve avere un seguito. Non ci attendiamo che qualcuno di lorsignori lo raccolga. Deve essere proprio il popolo, la cosiddetta gente, a cominciare a trovare forme di organizzazione, che superino i partiti e vadano oltre gli schieramenti, per dare voce ad un cambiamento quanto mai necessario per superare la crisi della rappresentatività "democratica".


Strade di sangue e Regione Lazio

26 marzo 2010 

Che Francesco Storace, ex presidente della Regione Lazio, non abbia avuto niente da ridire, nel corso della conferenza sulla sicurezza stradale tenuta nel liceo G. B. Grassi di Latina, al presidente Astral Giovan Battista Giorgi , non stupisce. D'altronde il carrozzone presieduto dall'esponente pontino del PD è stato messo su proprio da lui, Storacker. Il doppione dell'Anas è stato riempito di amici, di amici degli amici, di figli degli amici, di figli degli amici degli amici, di nipoti, di fratelli, ecc. ecc. Tutte persone, senza ombra di dubbio, particolarmente ferrate in materia. La sinistra lo criticò pesantemente per la gestione clientelare. Salvo poi, con la presidenza Marrazzo, gonfiarlo a propria volta. Naturalmente con persone altrettanto competenti, se non di più. Così agli amici di Storace andarono ad aggiungersi gli amici di Piero. Non quelli che frequentava altrove. Che cosa potrebbero rinfacciarsi, dunque, Giorgi e Storace? Così quest'ultimo, a fronte delle morti quotidiane sulle strade laziali ed in particolare su quelle pontine, non ha trovato di meglio che lamentarsi dei cartelloni pubblicitari delle auto ad alta velocità. Secondo lui è questa la causa di tutti i mali della viabilità: eliminate le pubblicità, risolto il problema. 

Un colpo di genio. L'altro male? Le inaugurazioni in periodo preelettorale, cioè quelle in cui lui stesso era maestro negli anni della presidenza. Naturalmente Giorgi gongola. Perché in tanti, a cominciare da Francesco Storace, se ne vedono bene dall'intervenire, non potendolo fare per i noti scheletri nell'armadio, sulla vicenda della gestione nepotistica dell'Astral. Un'azienda che di tutto si è occupata, meno che della sicurezza stradale, stando ai numeri relativi ai numerosissimi e gravissimi sinistri. Tutto quello che è riferito ai problemi della viabilità passa in secondo piano, nel nome di una gestione che deve garantire, per l'una o per l'altra parte politica, clientele e quindi rientri elettorali. Ci stupisce il fatto che quando si parla di alta incidentalità non si facciano i nomi ed i cognomi dei veri responsabili di una situazione che costa tantissimo in vite umane e sangue versato. Perché quando ci si riferisce ai numeri delle vittime non venga chiamato in causa, ad esempio, il presidente Astral. Se questa azienda deve garantire la sicurezza e la sicurezza non viene garantita, a chi addossarne le responsabilità? Stando alle cifre diffuse a scopi propagandistici, in questa regione vengono investiti milioni e milioni di euro per le strade. Ma se le vie del Lazio, come la Flacca, la Pontina, la Nettunense, la Cassia, il Raccordo Anulare, sono le più pericolose d'Italia, se non d'Europa, questi soldi come vengono spesi? Se continuano ad essere eccessivamente insicure, non sarebbe il caso di porsi la questione relativa alle capacità tecniche di chi deve intervenire ed alle capacità gestionali? Invece nessuno parla e gli esponenti degli schieramenti fintamente contrapposti continuano a coprirsi a vicenda, con buona pace delle tante vittime della strada. Così possono continuare  a presenziare, senza vergogna, le inaugurazioni di cui sopra, strategicamente organizzate, più che in occasione delle tornate elettorali, in orari prossimi a quello del pranzo.


Noi non votiamo

22 marzo 2010

Non voteremo. E' una decisione che abbiamo maturato nel tempo. Ed é fortemente motivata. Ci asterremo dal recarci alle urne, in sintonia, riteniamo, con tanti italiani, stomacati dalla politica attuale. Saremo in tanti, di destra e di sinistra, a non concedere legittimità a chi, facendo credere di voler rappresentare gli interessi dei cittadini, approfitta invece delle proprie cariche per fini meramente personali, che niente hanno a che vedere con la gestione della res publica. Vedi le loro facce campeggiare dai muri delle nostre città. Sono tutti sorridenti e lanciano slogan accattivanti. Di loro ci si può fidare, sono con noi, insieme a noi, pensano al nostro futuro... Nessuno che dica la verità. Una grande presa per i fondelli. Vorremmo che finalmente qualcuno avesse almeno il buon senso di dire come stanno veramente le cose: "aiutatemi a farmi gli affari miei". L'unico segnale importante che può arrivare ai rappresentanti di questa repubblica delle banane resta solo il non voto. Se saranno sommersi, come ci auguriamo, da una valanga di astensioni, inizieranno a capire che c'è un solco profondo tra loro ed il popolo. Che non ci rappresentano più, anzi non ci hanno mai rappresentato. E tantomeno rappresentano dei sistemi di valori, siano essi di destra o di sinistra. Il PDL ed il PD meno la elle, sono dei gruppi di interessi, nemmeno tanto contrapposti. Si legittimano a vicenda, rappresentando le facce di una stessa medaglia. Si coprono a vicenda, salvo alzare i toni di un finto dibattito in occasione dell'appuntamento elettorale. Ma in fondo di cosa parlano? Di piazze che non riempiono, di magistrati, di intercettazioni, di mignotte, di travestiti e di cocaina. Ben lontani sono i temi della disoccupazione, del lavoro, della crisi economica, delle piccole e medie imprese che chiudono, delle attività commerciali al collasso, di chi è senza casa, di chi non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena, della sicurezza del cittadino, dei servizi che fanno schifo, della sanità alla deriva, della violenza delle nostre strade, dei giovani senza sbocchi, della scuola che non funziona, della burocrazia che paralizza il cittadino, del divario che si è nuovamente creato tra le classi sociali, dei sempre più ricchi, pochi, e dei poveri che aumentano, delle periferie degradate delle nostre città, delle mafie, della droga, di un domani che appare sempre più nero, di chi si suicida perché non ha più prospettive, di chi sale sui tetti perché la sua fabbrica chiude, di chi non ha nemmeno un tetto su cui salire, delle tasse che ci strangolano, dell'acqua che viene fatta pagare come oro, di una Italia in cui viene privatizzato tutto. Discorsi qualunquistici e da comunisti? No, sono i temi che abbiamo sempre affrontato da destra e non certo da ieri. Sono i temi estranei ad una classe politica attenta esclusivamente a garantirsi le poltrone per poter continuare a gestire a proprio piacimento la cosa pubblica e le pubbliche risorse. Ne sono testimonianza le tante inchieste di questi ultimi mesi e di questi ultimi giorni. Tangentopoli non è mai finita, la corruzione continua a governare il paese ed in questa corruzione galleggiano i vari Berlusconi, Bersani, Bossi, Fini, D'Alema, Prodi, Veltroni, Rutelli, Alemanno. I cui figli non vivono certamente le drammatiche situazioni da Movimento Libero Iniziativa Sociale elencate. Ne siamo certi:  nessuno di loro merita il voto. E l'astensionismo attivo può essere un primo passo per il cambiamento.


Politici all'Anno Zero

18 marzo 2010

In tempi di par condicio ci viene da rimpiangere quelli della condizione evidentemente impari. Impari in particolare per chi militava a destra. Perché che ci sia sempre stata in Italia una informazione più o meno pilotata a sinistra e dalla sinistra, è un dato di fatto incontrovertibile. Eppure non ci siamo mai lamentati, nemmeno quando nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro, nelle piazze, in qualsiasi tipo di assemblea, si sarebbe preferito non far sentire la nostra voce. Probabilmente eravamo minoranza, ma sicuramente sapevamo tenere testa, anche in situazioni difficili ed al limite del rischio della incolumità fisica, ad una maggioranza omologata, che preferiva il pensiero unico. Tutti sanno, perché è storia dei nostri tempi, come fossero lottizzati i canali televisivi. Eppure chi non ricorda Giorgio Almirante tenere testa ad un intero "arco costituzionale", fatto di una miriade di partiti e partitini la cui unica speranza era quella di farci tacere? E dall'altra parte non è che mancassero interlocutori di forte spessore, come Enrico Berlinguer. 

Una situazione che veniva rispecchiata, in piccolo, nelle diverse realtà territoriali, dove partiti e movimenti facevano politica, quella con la P maiuscola, affrontandosi sulle diverse problematiche con un grado di preparazione palesemente alto rispetto allo squallore attuale. Oggi si rifiuta il confronto perché non c'è più politica. Così, piuttosto che intervenire nei più importanti talk show, si preferisce farli sparire dallo schermo. E non è che i vari Santoro o Floris, pur non simpatizzando con l'attuale maggioranza, abbiano evitato di invitare nelle loro trasmissioni, puntualmente, i rappresentanti del centrodestra. Il dubbio che sorge allora, è che questi politici siano a corto di argomentazioni e che non abbiano le capacità politiche ed intellettuali per tenere un dibattito. Oppure, molto più semplicemente, hanno timore degli argomenti scottanti e per evitare il confronto fanno sospendere, ex abrupto, per tutto il periodo elettorale, le trasmissioni incriminate. Veramente siamo all'anno zero. Veramente manca una classe politica all'altezza. 

Veramente la politica è soltanto prepotenza: l'avversario me lo scelgo io ed io scelgo pure gli argomenti da affrontare. Diversamente non se ne fa niente. Questo è servito a farci capire perché quelli che oggi occupano i telegiornali con il loro volto per recitare frasi fatte su polemiche sterili e senza confronto, negli anni passati, quando si rischiava la pelle, erano puntualmente assenti da qualsiasi situazione calda. Si tratta evidentemente di codardi che hanno soltanto saputo fiutare il vento, ma sempre codardi restano. A sinistra non è che tiri un vento migliore, come classe politica dirigente. Qui a dettare i tempi sono i giornalisti, si chiamino essi Santoro, Floris, Scalfari o Travaglio. Campioni di questa situazione italiana sono le due candidate alla presidenza della Regione Lazio: Emma Bonino, rappresentante delle sinistre, ma nota ultrà liberista anti articolo 18 e Renata Polverini, rappresentante della destra, ma più vicina ad una sinistra radical chic.


Antenna da delocalizzare

15 marzo 2010 

La "questione telefonia" resta tuttora aperta. L'assessore del Comune di Sezze Pietro Bernabei non può pensare di averla chiusa con delle risposte evasive ad un interlocutore di comodo, scelto tra i tanti che siedono in consiglio. Come lui ben sa, l'attivazione ed il posizionamento di quell'antenna, posta dall’ amministrazione in pieno centro abitato, sul Palazzo comunale di Piazza De Magistris, rappresenta una evidente forzatura della normativa vigente, che è molto restrittiva e mira in particolare alla salvaguardia della salute dei cittadini. L'assessore deve innanzitutto rispondere ad un primo, essenziale quesito, postogli da tempo e rimasto inevaso: il Comune si è dotato di un piano antenne? Perché è questo l'atto fondamentale che va a disciplinare il settore nell'ambito del territorio amministrato. Si tratta di un piano propedeutico alla installazione degli impianti, in mancanza del quale la speculazione delle diverse compagnie interessate la fa inevitabilmente da padrone. Ecco allora spiegato perché, piuttosto che chiarire quelle che sono le legittime perplessità dei residenti, si replica dicendo che il Comune intascherà 20.000 euro. Movimento Libero, interpretando la volontà di numerosi residenti del centro, preoccupati per quella spada di Damocle sulle loro teste, è ben altro che intende ottenere da Bernabei. Torniamo a chiederglielo per l'ennesima volta: l'assessore deve fornire pubblicamente e non tramite artificiose risposte a consiglieri compiacenti, tutta la documentazione riferita all'antenna telefonica. Una volta per tutte. Siccome è stata posizionata in pieno centro storico, Bernabei deve spiegare alla cittadinanza se esiste un nulla osta rilasciato dalla Sovrintendenza ai beni archeologici ed ambientali, esistendo nell'area rigidi vincoli. Deve essere reso pubblico il relativo progetto, obbligatoriamente da depositare presso l'ufficio tecnico, rendere pubblico l'intero iter,  corredato di tutta la relativa certificazione, a cominciare dagli indispensabili controlli di staticità, per un impianto di notevoli dimensioni, collocato in zona densamente abitata e frequentata anche per la presenza di uffici. Per quanto riguarda l'aspetto evidentemente più importante, ci riferiamo alla salute pubblica, l'assessore dovrebbe ben sapere che gli impianti vanno posizionati in aree  lontane da zone popolose. E che è ormai noto che perfino le certificazioni Arpa, laddove esistono, sono ritenute insufficienti, in quanto gli effetti riferiti alla nocività dei campi elettromagnetici sono tuttora vaghi, in quanto le conseguenze negative vanno valutate nel tempo. E Movimento Libero si augura che tale sperimentazione non venga fatta sulla pelle dei sezzesi, trattati come cavie. L'assessore Pietro Bernabei è proprio convinto che fosse indispensabile, per ventimila miseri euro ( quando il Comune di Sezze rifornisce gratuitamente gli amministratori di telefonini, note book e spende circa 250.000 euro solo per le relative ricariche telefoniche, nell'arco di una legislatura), posizionare sul Palazzo comunale, forse caso unico in Italia, un impianto di tal fatta? Ma veramente pensa di cavarsela con una replica evasiva e di comodo, quando la telefonia è nell'occhio del ciclone in Italia per le note vicende scandalistiche e quando ne va della salute dei cittadini? Quell'antenna, caro assessore, va delocalizzata!


Venditori di fumo

10 marzo 2010

Se qualcuno tra gli amministratori che si sono succeduti nel consiglio comunale di Sezze negli ultimi 25 anni non era e non  è a conoscenza delle problematiche riferite all'area cimiteriale del "Puzziglio", quella che insiste su Via Bassiano, interessata dall'edificazione di "nuovi" manufatti, si alzi in piedi. Si tratta di una questione che alcuni tra i dirigenti di Movimento Libero Iniziativa Sociale hanno sollevato, anche tramite interrogazioni parlamentari degli onorevoli Giulio Maceratini ed Evelina Alberti, alla fine degli anni 80 con l'MSI. Questione puntualmente risollevata nel corso degli anni, con le diverse amministrazioni, anche di diverso colore, succedutesi al governo della città. L'ultima nostra campagna risale al 2006, sindaco Lidano Zarra. Nel corso di tutti questi anni abbiamo avanzato diverse proposte affinché venisse evitato un esborso di denaro da parte dei cittadini, per cappelle e loculi edificati sull'acqua. Rammentiamo a tutti coloro che dimostrano cortissima memoria che il nostro impegno è stato anche di carattere ambientale e paesaggistico, per evitare, in un cimitero monumentale come quello di Sezze, il disboscamento di piante e di vegetazione spontanea, in particolare querce, plurisecolari. Ed a tal fine indicammo aree idonee, posizionate nell'area opposta. Perfino il commissario prefettizio Leopoldo Falco fu costretto da noi a prendere posizione nel merito. Si tratta di una questione che abbiamo da sempre affrontato nell'interesse dei cittadini, quell'interesse che tanti si mettono e si sono messi sotto i piedi. Com'è oggi possibile vendere come argomento attuale una situazione che si sta trascinando da decenni e far passare per imprevista, e ci riferiamo alle inevitabili infiltrazioni di acqua, una problematica ben nota a tutti gli amministratori ed a tutti i tecnici che si sono susseguiti nel tempo? I responsabili del misfatto ed il consigliere comunale Ernesto Di Pastina, che solo oggi ne parla pur essendo stato in amministrazione nel corso di questi anni, perché non hanno fatto niente per evitarlo? Perché hanno fatto orecchie da mercante per decenni alle nostre insistenti puntualizzazioni? Questi signori non si sentono responsabili per aver fatto esporre finanziariamente tantissimi cittadini in una operazione che definire spregiudicata è poco? Neanche Totò, che pure ha venduto Fontana di Trevi in un suo celebre film, sarebbe riuscito a vendere dei loculi cimiteriali sull'acqua. In questo, non possiamo negarlo, sono dei maestri. L'unica cosa certa in tutta questa vicenda è che in quell'area, dove testardamente si è insistito per edificare cappelle e loculi, c'è una falda acquifera. Ora, come si intende ovviare a questa situazione irrisolta da almeno 25 anni? Con inutili espedienti che faranno solo lievitare i prezzi? I sopralluoghi di cui si parla oggi, avrebbero dovuto essere fatti per tempo, quando a chiederli eravamo noi 25 anni fa. Ora è come vendere fumo.


Telefonia mobile: a Sezze è silenzio

8 marzo 2010 

Antenna sul Palazzo Comunale di Sezze e relativo"Piano antenne" comunale: resta tutto lettera morta. E' dal 7 Gennaio che Movimento Libero Iniziativa Sociale è intervenuto per denunciare pubblicamente il posizionamento di una non meglio specificata antenna in pieno centro storico, sul terrazzo di Palazzo De Magistris, sede comunale, e per ottenere dal sindaco Andrea Campoli tutte le delucidazioni del caso. Rammentiamo che l'antenna è stata innalzata in quattro e quattr'otto, fra Natale e Capodanno. Un blitz. A due mesi di distanza ancora non arrivano riscontri. Poco interessati agli estemporanei e troppo tardivi interventi, per non essere sospetti, di qualche consigliere comunale, che piuttosto che affrontare seriamente la questione al momento opportuno nelle sedi di sua competenza è interessato  solo ad ottenere qualche titolo sul giornale, Movimento Libero interviene nuovamente per rammentare al primo cittadino che è suo dovere fornire tutte le risposte. Il sindaco sa, ed insieme a lui tutti gli amministratori, che ogni nuova antenna deve operare nel rispetto delle norme vigenti. Che esse vanno razionalizzate per garantire in maniera certa, scientifica e controllabile, la salute pubblica della cittadinanza e che a tal fine va ridotto al minimo il numero degli impianti. Essi soprattutto andrebbero posizionati in aree ben distanti da centri abitati, tanto che in numerosi comuni è stata eseguita una serie di rimozioni di antenne non autorizzate e posizionate in punti popolosi, in cui l'afflusso dei cittadini era continuo e duraturo nel tempo. Quella di cui stiamo discutendo si trova in pieno centro abitato, sul palazzo comunale, su un terrazzo che copre l'ufficio postale centrale, oltre agli uffici anagrafici. La normativa italiana sulle emissioni elettromagnetiche, in particolare quella sulle stazioni radio base della telefonia, è molto severa. L'amministrazione comunale di Sezze l'ha rispettata? Perché non vengono fornite pubblicamente tutte le delucidazioni richieste da tempo da Movimento Libero, inerenti il progetto, i controlli di staticità, le relazioni Arpa, quelle sulla salubrità e non nocività degli impianti? Perché non viene reso pubblico l'iter che ha condotto alla sua installazione? Di quale gestore si tratta? In tempi come questi, quando sono recentissime le notizie relative a fondi neri nel campo della telefonia, è obbligatorio fornire il massimo della trasparenza. E se qualche consigliere, riprendendo le nostre denunce, ha parlato di antenna, perché non si interviene anche per rendere noti i costi di telefonini e note book regalati a tutti gli amministratori, altra questione da noi sollevata ed in qualche modo collegabile all'argomento telefonia? Il sindaco Andrea Campoli ha sorvolato su un'altra questione fondamentale, in  merito alla quale è obbligato a rispondere ai cittadini: il Comune da lui amministrato si è dotato di un Piano antenne per la telefonia mobile?  E' questo il solo strumento che può mettere ordine in un settore nel quale fino ad oggi i gestori hanno fatto un pò quello che vogliono. E' forse quello che è accaduto a Sezze? Alla luce della normativa vigente, il Piano identifica i siti sui quali è possibile collocare le antenne. Tali siti devono avere caratteristiche fondamentali previste dalla legge. In particolare le aree individuate per nuove installazioni devono essere lontane da zone sensibili o ad alta densità abitativa. Il contrario di quello che è avvenuto a Sezze, dove l'antenna è stata posizionata direttamente sulle teste dei cittadini, complice il silenzio connivente di tutti gli amministratori. Perché?


Bari !

6 marzo 2010

Definirlo colpo di stato significherebbe dare anche un minimo di dignità ad una classe politica che non la merita. Invece ci troviamo, molto più semplicemente, di fronte a dei bari, imbroglioni. Naturalmente ci stiamo riferendo al vergognoso decreto legge salva liste, firmato dal presidente Giorgio Napolitano, che praticamente rimette in corsa quelle di Roberto Formigoni in Lombardia e di Renata Polverini nel Lazio, estromesse, con motivazioni diverse, ma comunque sulla base di tutta una serie di irregolarità ed illegalità rilevate dai giudici. Il PDL non è stato in grado, per manifesta incapacità, di presentare le liste secondo le modalità fissate per legge. Allora, a bocce ferme, ha modificato le "regole del gioco", riaprendo i termini per la presentazione delle stesse. Già da lunedì, hanno fatto sapere i vertici del centrodestra, la documentazione verrà depositata presso le sedi competenti. 

Il problema però, è che i termini sono scaduti da più di una settimana e che evidentemente ci troviamo di fronte ad una vera e propria truffa messa in atto per aggirare le leggi. Tutto questo avviene con la complicità di un capo dello stato che ha in tal modo manifestato quelle che sono le sue radici politiche. Da buon comunista mai pentito, da quadro del PCI, partito  che in particolare nei diversi enti locali dal dopoguerra in poi è stato maestro dell'imbroglio elettorale, si è evidentemente rispecchiato in questi novelli imbroglioni. Sono le due facce di una politica drogata, che nel nome della democrazia se ne infischia di leggi e regole, stirandole ed adattandole a seconda delle diverse occasioni a proprio piacimento. Verrebbe da dire che il vituperato Iran del Presidente Ahmadinejad è oro rispetto a questa repubblica delle banane (e non ci riferiamo al frutto...). Che il Capo dello Stato iraniano è un campione della libertà nei confronti dei vari Silvio Berlusconi, Giorgio Napolitano e di quel Gianfranco Fini che continua a blaterare di regole quando è tra i primi a non farle rispettare. Non è la prima volta che, in Italia, delle liste vengono escluse in una delle diverse competizioni elettorali, sia locali che nazionali. 

Che sta significare questo? Che i partiti caduti sotto la mannaia della legge fino ad oggi, hanno subito delle ingiuste esclusioni? Che quindi tutto, nella vita politica di questi ultimi anni, andrebbe rivisto? Che le liste finora escluse sulla base di queste leggi, oggi "interpretate" in maniera diversa, lo sono state ingiustamente e quindi si trovano adesso nella condizione di poter citare per danni lo Stato? Che tante amministrazioni locali e non, si sono trovate a governare grazie anche alla messa fuori gioco di forze politiche che invece dovevano essere presenti nella competizione elettorale? Ma se dalle elezioni fossero state escluse altre forze politiche si sarebbe arrivati a questo misfatto? E se in Iran sono stati inviati gli osservatori internazionali al fine di controllare il corretto svolgimento delle elezioni, qui in Italia chi dovrebbe venire se le regole sono state alterate prima ancora del voto?


Frullato di norme

5 marzo 2010 

Adesso sarà contento il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che finalmente può sperare di vedere la moglie Isabella Rauti andare a scaldare uno scranno in Via della Pisana, ma certamente non è una bella pagina per la "democrazia" italiana. Facendo saltare qualsiasi norma, il listino di Renata Polverini è stato riammesso nella competizione elettorale per la Regione Lazio. E' giusto che i cittadini potenziali elettori, potenziali perché possono anche decidere, a maggior ragione oggi, di disertare le urne, sappiano quello che è accaduto. Siccome stiamo parlando di un fatto "tecnico", di cui possono essere a conoscenza soltanto coloro che come noi hanno avuto modo di presentare in numerose occasioni liste per le diverse competizioni elettorali, è opportuno chiarirlo. La legge elettorale richiede tassativamente una serie di atti che vanno sistematicamente redatti. Vi sono degli atti aggiunti, come i certificati  elettorali da allegare alle firme dei sottoscrittori, il cui numero è fissato categoricamente, ma vi è un documento essenziale, definito atto primario, le cui carenze inficiano nel complesso tutti gli altri. Ed è proprio questo che mancava di una firma, quella di uno dei due presentatori della lista. Una delega fondamentale, che in nessun caso può essere inserita a posteriori. E' questo invece quello che è stato stabilito a Roma. Delle due l'una: se la procura è, come lo è, fondamentale, non può essere stralciata dall'atto primario, se invece non lo è fondamentale, come si sta facendo passare con la decisione della Corte d'Appello, per quale motivo integrare l'atto successivamente? Da aggiungere che la procura è contenuta nell'atto stesso. Siamo evidentemente non solo di fronte ad una forzatura, ma ad un vero e proprio stravolgimento della normativa. Alla luce di quanto accaduto, quello che è un atto primario viene fatto diventare di secondaria importanza. E se in democrazia la forma è sostanza, molto probabilmente cominciamo a trovarci in un sistema politico che democratico non può essere definito. Non ci lascia perplessi, nello specifico, il silenzio dalla cosiddetta opposizione.


Chi è causa del suo mal, pianga sé stesso

4 marzo 2010

Non solo il Lazio, ma anche la Lombardia: Renata Polverini e Formigoni a rischio candidatura. Un fallimento su tutti fronti del centrodestra guidato da Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Le sceneggiate che hanno fatto seguito all'estromissione delle liste sono ormai arcinote. Non potendo ammettere le proprie incapacità ed il clima interno da rissa da pollaio del loro partito, il PDL, i vari esponenti del centrodestra lanciano strali comici e demenziali contro burocrazia e giudici, responsabili esclusivamente di applicare leggi che da tutti debbono essere rispettate. Molto meglio sarebbe stato ammettere la debacle, piuttosto che raccogliere firme a posteriori, fare maratone oratorie o addirittura pensare di ricorrere ad una leggina ad hoc, studiata appositamente per far riammettere liste escluse per mancanza di requisiti essenziali o perché non presentate. E fa pensare, a tale proposito, l'uscita, non tanto estemporanea, di Antonio Di Pietro, "preoccupato"anche lui ed anche lui favorevole ad una qualche soluzione "politica", chiaramente al di fuori della normativa vigente. Ancora più preoccupante quella di un ministro, Ignazio La Russa, che ha minacciato il ricorso alla piazza. Risibile  l'invito rivolto al cosiddetto Popolo della Libertà a manifestare con cortei. Ma manifestare contro chi? Contro sé stessi e contro l'insipienza manifesta della propria classe dirigente? Le cose, nella realtà, sono più semplici di quanto possa sembrare: per problemi interni che conoscono soltanto gli "addetti ai lavori", legati soprattutto alle diverse candidature da sponsorizzare e quindi alla composizione delle liste e del listino dei presidenti, queste non sono state presentate nei tempi previsti o sono state presentate prive di elementi essenziali ed incomplete, se non irregolari. Avrebbero fatto molto più bella figura, personaggi come Renata Polverini, a riconoscere di essersi affidati e messi nelle mani di una banda di cialtroni, preoccupata più che del bene comune, di piazzare nelle posizioni migliori, amici, parenti, mogli o amanti. Questa è la tristissima realtà. Ma quale vulnus alla democrazia! Ma quale attentato alle libertà! E' tutto un teatrino. Movimento Libero si augura ed augura agli elettori del Lazio e della Lombardia che le regole vengano fatte rispettare, che di fronte alla legge non vi siano figli e figliastri, che quello che viene fatto valere per la più piccola delle cosiddette listarelle valga anche per i cosiddetti grossi partiti. Non è la prima volta che qualche lista viene estromessa dalla competizione. Il PDL è forse diverso dalle altre liste? Il PDL le leggi non le deve rispettare? Se effettivamente le elezioni debbono essere lo specchio del panorama politico attuale, allora è giusto che venga rappresentato anche il caos e l'affarismo che lo dilaniano. E' giusto che chi è causa dei propri mali, li pianga. Senza attribuirli ad altri. Ed infine, se qualcosa nella legge elettorale non funziona, come da noi in più occasioni sottolineato, ma per tutt’altre motivazioni ( essa avvantaggia i più forti economicamente ed apre canali immensi ai gruppi di pressione, ai poteri forti ed alle mafie), la cambino pure. Oggi, però, è ancora in vigore e va rispettata e fatta rispettare. Le regole di gioco non possono essere cambiate nel corso della partita.


Incapaci, capaci di tutto

1 marzo 2010

PDL: più che partito del fare, partito degli incapaci. Manifestamente incapaci, di intendere e di volere. Perché quella macchina di efficienza sognata da Berlusconi non è stata in grado di presentare la propria lista nella Regione Lazio, circoscrizione di Roma. Così, infischiandosene di leggi e di regole da loro stessi sottoscritte, dopo il disastro i pidiellini urlano contro la "burocrazia", appellandosi al presidente Napolitano perché tuteli la "democrazia". Dalla Polverini a Berlusconi, passando per Fini, è tutto un grido. Per Movimento Libero le leggi vanno rispettate e fatte rispettare da tutti, in primis da chi pretende di governare una nazione. Ma sono anche altre le considerazioni da fare. Presi da discussioni senza fine su chi doveva entrare in quel listino che rappresenta una corsia preferenziale per andare in regione come consigliere, addirittura senza competizione elettorale, preoccupati di inserire questo o quel parente, questa o quella amica, questa o quella amante, questa o quella moglie, i responsabili del PDL hanno dimenticato firme, simboli e quant'altro è richiesto per la presentazione delle liste. Altro che orari non rispettati! E risulta particolarmente  vergognoso ed inopportuno l'appello rivolto al Capo dello Stato dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, direttamente interessato dalla vicenda in quanto sua moglie, Isabella Rauti, è tra le privilegiate del listino. 

D'altronde non è che fuori da esso le proposte siano migliori. Ovunque, nelle diverse circoscrizioni provinciali, le candidature sono state ricoperte dai papaveri di partito, più o meno lecchini. Una storia tipica della politica italiana di questi tempi, che dovrebbe contribuire a far aprire ulteriormente gli occhi a quegli ultimi elettori in buona fede che sono ancora disposti a recarsi alle urne per votare personaggi che poi di loro se ne fregano. Puntualmente. Personaggi come quel candidato romano che sta urlando contro la malasorte e piangendosi addosso perché ha già prenotato cene elettorali per centinaia di persone, che rischia di pagare senza poter concorrere: bella motivazione politica ed ideale! Purtroppo siamo arrivati a questi livelli. Al di là della vicenda della mancata presentazione entro l'orario fissato per legge, Movimento Libero sarebbe curioso di sapere quanti e quali controlli vengono effettuati relativamente, solo per fare un  esempio, alle firme che debbono corredare la presentazione delle liste. E ci riferiamo ai grandi partiti, perché le pulci ai piccoli vengono fatte. Come non restare interdetti quando vengono trascinate fino al termine ultimo interminabili trattative sulla composizione delle liste, vedendole infine, nel giro di pochissimo tempo, chiuse con tanto di sottoscrizioni autenticate? Nonostante stiano sopravvivendo grazie esclusivamente ad una legge elettorale che consente ai candidati dei grandi partiti  (PDL e PD)  di continuare ad essere "eletti" non per capacità proprie, ma solo perché alle altre forze politiche viene impedita in mille modi la possibilità di una competizione paritaria, ora i massimi sponsorizzatori del "sistema bipolare" restano vittime di quella burocrazia da loro stessi creata.


Rendiamo onore a chi lo merita

25 febbraio 2010 

La campagna che Movimento Libero Iniziativa Sociale ha iniziato da tempo in favore dei morti dimenticati, in una città, Sezze (LT), i cui amministratori o hanno memoria corta o l'hanno distorta, comincia a dare i suoi frutti. Il dibattito che si è aperto sulle diverse testate giornalistiche locali e sul nostro sito lavocelibera.it, sta testimoniare che un primo passo, fondamentale, è stato fatto. Che qualche familiare abbia iniziato a tirare fuori dal cassetto storie volutamente fatte passare nel dimenticatoio, perché magari raccontavano di giovani partiti e caduti per ideali per tanti anni vilipesi ed offesi, giovani che hanno dato la propria vita in Spagna, nelle steppe della Russia, nei deserti africani, in Albania, in Grecia o nella Repubblica Sociale Italiana, è un punto a favore della ricostruzione di una memoria storica condivisa. Famiglie che fino a ieri si sentivano sole, ora sanno di non esserlo più. Per riportare alla luce questi percorsi individuali, confluiti nella grande Storia, Movimento Libero ha individuato, dopo attente ricerche, una vicenda particolare perché fortemente rappresentativa, quella del Capitano Pilota Riccardo De Angelis e del Sergente Armiere Ubaldo Piccaro, caduti insieme con il loro aerosilurante ad El Alamein, nel 1942. Rappresentativa perché i due giovani eroi non solo erano già pluridecorati, ma perché volutamente si trovarono insieme in quell'ultima battaglia nei cieli d'Africa in quanto sezzesi. Fu il Capitano De Angelis a volere con sé in quell'ultima missione il Sergente Piccaro, proprio perché nativo di Sezze. E quest'ultimo non esitò ad accompagnarlo nonostante avesse una licenza già firmata. Fu proprio in quel giorno tragico di agosto che i due concittadini ebbero modo di conoscersi perché legati alla stessa terra, quella di Sezze. A Sezze sono tornati insieme per essere tumulati nel locale cimitero, forse gli unici ad essere ricomposti in Italia ed a non riposare nel sacrario di Quota 33, laddove sono sepolti tutti i Caduti di El Alamein. Ci sono tornati con tutti gli onori da parte dell'Aeronautica Militare. Vicenda esemplare, fatta di setinità oltre che di italianità, ed in quanto tale simbolica. E' questo che ha indotto Movimento Libero a rivolgersi pubblicamente al Sindaco Andrea Campoli con una lettera, ormai datata, contenente la richiesta della intitolazione ai due Caduti di una via, di una piazza o di un edificio pubblico. Lettera rimasta inevasa. Il fatto che a seguito del dibattito da noi aperto, si sia parlato anche di una stele che dovrebbe contenere i nomi di tutti i Caduti setini non può che farci piacere, perché lo alimenta. Come ci preme rammentare, visto che ultimamente troppi lo dimenticano, che comunque Sezze ha già un luogo sacro dedicato ai morti di tutte le guerre, cioè il Parco della Rimembranza, al cui centro è posizionato un Monumento fra i più belli, quello al Milite Ignoto, spesso abbandonato all'incuria ed imbrattato, che andrebbe invece degnamente tutelato, valorizzato e curato, insieme al giardino che lo circonda. Come andrebbe tutelato  l'altro Monumento, posizionato nella frazione di Crocemoschitto. Anche questo per preservare la memoria. Sappiamo bene, comunque, che le storie personali sono tante e che a ogni morto va portato rispetto.

Il nostro è un intento costruttivo e pacificatore. Ecco perché non ci va che qualcuno tenti di buttarla in caciara, fomentando polemiche pretestuose, tese solo a mantenere le divisioni fino ad oggi esistenti, per consentire a certi personaggi di trarre vantaggi elettorali anche da situazioni drammatiche. Polemiche che per l'argomento che concernono risultano particolarmente offensive. Noi non siamo un partito, non ci troviamo in campagna elettorale e siamo mossi esclusivamente, sia chiaro a tutti, da un impegno civile e da un intento culturale. Lasciamo ai politicanti senza scrupoli ed ai loro servi, più o meno sciocchi, il penoso sfruttamento di situazioni drammatiche e dolorose. A Movimento Libero interessava lanciare un sasso nello stagno, affinché si muovessero le acque. Pensiamo di esserci riusciti. Ora però, una sola stele non renderebbe il giusto  tributo ai Caduti. Dato che proprio in questi giorni si sta parlando di rinnovo della toponomastica a Sezze, proponiamo, ed era questo che ci premeva, che almeno un intero quartiere della città, piuttosto che a personaggi estranei alla realtà locale venga dedicato, strada per strada, vicolo per vicolo, ai tanti Martiri sezzesi.


Un esempio di altruismo 2

20 febbraio 2010 

Visto che qualche amministratore setino cerca di arrampicarsi sugli specchi, nel tentativo vano di giustificare in qualche modo i regalini che consiglieri comunali, assessori e sindaco si sono fatti con i soldi dei cittadini (ci riferiamo ai telefonini ed ai notebook di cui si sono dotati a nostre spese), interveniamo nuovamente per aggiungere una ennesima nota alla spesa fatta affrontare agli amministrati. Agli apparecchi si va ad aggiungere un budget mensile di 150 euro di traffico telefonico. Sempre qualcuno ha provato ad affermare che in questo modo " si risparmia sulla carta". Allora facciamo due conti: 150 moltiplicato 27 (il numero totale dei consiglieri, assessori e sindaco) fa 4.050 euro mensili. 4.050 moltiplicato 12 (i mesi) fa 48.600 euro all'anno. 48.600 moltiplicato 5 (gli anni di una legislatura) fa 243.000 euro. Ciò sta a significare che per un solo mandato elettorale i cittadini sostengono un esborso ammontante a circa 250.000 euro per il solo traffico telefonico di questi amministratori! Al danno economico si unisce anche la beffa di sentirsi dire che comunque telefonini e computer non restano in proprietà degli amministratori, ma allo scadere del mandato passerebbero di mano. Questo qualcuno dimentica che questi apparecchi hanno una garanzia al massimo di due anni. Ciò sta a significare che, trascorsi i cinque anni di mandato elettorale, agli amministratori che hanno utilizzato i "regalini" viene anche tolto il disturbo di andarli a gettare tra i rifiuti. Differenziati naturalmente. E se durante il mandato uno di questi apparecchi dovesse guastarsi oppure andare perduto? Non è dato sapere ... Invece è dato sapere che nel programma elettorale di questi signori non si faceva assolutamente cenno a prebende di tal fatta. E per il momento ci fermiamo qui.


Sezze, PDL senza memoria

15 febbraio 2010  

Abbiamo appreso dalla stampa locale che anche il PDL di Sezze (LT) si è rammentato che in Italia esiste un "Giorno del Ricordo", il 10 Febbraio, dedicato istituzionalmente ai Martiri delle Foibe, vittime dei prodrom comunisti titini e partigiani. Addirittura qualche loro esponente arriva a chiedere, iniziativa proposta dal nostro Movimento ormai da anni, l'intitolazione di una strada locale a queste vittime dell'odio anti italiano. Molto sommessamente, allora, ci permettiamo di rammentare a costoro che il centrodestra, cioè loro, ha governato la città di Sezze per quasi tre anni. Quando era sindaco Lidano Zarra, ci sono state aspre polemiche con la nostra parte politica perché, sulla stessa scia del centrosinistra, anche la sua amministrazione, solo teoricamente "nuova" ed orientata diversamente, dimenticava volontariamente il dramma degli Istriani, dei Dalmati, dei Giuliani e dei tanti italiani che furono costretti ad abbandonare le loro terre in un drammatico esodo, dopo il massacro di decine di migliaia di  familiari. Insomma, Lidano Zarra, insieme alla sua parte politica, ha governato la città di Sezze ignorando sistematicamente il "Giorno del Ricordo". Quando il centrodestra ha avuto la possibilità di onorare solennemente questa data ed intitolare piazze o vie ai Martiri, non lo ha fatto. Ora, a posteriori, qualsiasi intervento può apparire solo strumentale. Sui silenzi, invece, della attuale amministrazione, che perdurano nel tempo anche relativamente alle nostre insistenti richieste riferite ai Caduti setini di El Alamein, meglio sorvolare. Sono vergognosi.


Un esempio di altruismo

12 febbraio 2010 

Ennesimo "sacrificio” degli amministratori  di Sezze a favore dei cittadini. Con grande senso del dovere, assessori e consiglieri comunali si sono dotati di telefonino e personal computer. Giustamente, dovendo essere tali strumenti utilizzati per facilitare l'enorme sforzo, nonché la notevolissima dose di superlavoro che essi sostengono per migliorare le condizioni degli amministrati, a pagarli, come è giusto che sia, sono stati i cittadini. D'altronde telefonini e computer non serviranno per rendere più agevole l'attività condotta al fine di migliorare qualità della vita e condizioni generali dei sezzesi? In pratica, anche se può sembrare che si sono fatti un regalo, nella realtà è agli amministrati che l'hanno fatto. Che altruisti! E poi, come sottrarre le relative spese da un emolumento mensile pari ad un misero stipendio da operaio? Sarebbe come togliersi il pane di bocca e toglierlo ai propri figli.

Movimento Libero ha inteso denunciare questo esempio di cattiva amministrazione, sottolineandolo in forma ironica. Questo, quando c’è veramente da vergognarsi di una classe politica così famelica e spudorata. Il sindaco di Sezze intasca solo per il suo incarico intorno ai 34.000 euro annui. Il vicesindaco si aggira intorno ai 28.000. Gli assessori intorno ai 22.000. I consiglieri comunali, prendono circa 1000 euro mensili. Il tutto, sia chiaro, va ad aggiungersi ai diversi redditi di cui ciascuno dispone. C'era proprio la necessità di farsi questo regalo? Di far pagare ai cittadini telefonini e computer? Eppure lo hanno fatto, nel nome della “trasparenza” e della “buona amministrazione”. Alla facciaccia…

Allora, stando così le cose, Movimento Libero pretende, questa volta nel nome della vera trasparenza, che il sindaco Andrea Campoli renda pubblico il rendiconto delle spese affrontate per farsi questi regalini. Specificando nel dettaglio dove sono stati acquistati, se c’è stato un bando di gara e quando questa è stata espletata.


La barzelletta di Fazzone e Galetto

 9 febbraio 2010

Il senatore Claudio Fazzone, lo stesso dei balbettii ad Anno Zero sul caso Fondi, "denuncia" un  ipotetico tentativo di scambio di voti nel suo feudo comunale tra Stefano Galetto, quello che porta le borse a Vincenzo Zaccheo, potenziale candidato del PDL alla Regione ed il candidato a sindaco di Nuova Area (gruppo che fa capo all'on. Gianfranco Conte, PDL)  Franco Cardinale. Ammesso che le cose stiano in questi termini, di che dovremmo stupirci? In una provincia dove i diversi rappresentanti del PDL ne hanno fatte di cotte e di crude dove è lo scandalo? Tanto per rinfrescare le idee, non solo a Fazzone ma anche a Galetto (non facciamo alcuna differenza fra i due), qualcuno ha dimenticato le vicende che hanno condotto Paride Martella, all'epoca presidente dell'amministrazione provinciale di Latina da ben due legislature, per il centrodestra naturalmente, ad organizzare nel comune di Sezze una operazione di sciacallaggio politico basata su una alleanza di liste civiche, messe su per impedire che la Destra potesse conquistare una roccaforte storica dei rossi? Dove era Fazzone all'epoca? Dove era Vincenzo Zaccheo con il codazzo dei vari Galetto, Mochi, De Monaco, Bianchi e compagnia cantante? 

Dove sono costoro quando, tanto per fare un esempio tra mille, nella città amministrata dal cognato del sindaco di Latina, cioè Terracina a guida del pidiellino Stefano Nardi, viene nominata alla presidenza dell'azienda speciale tale Carla Amici, sindaco PD di Roccagorga, nonché sorella dell'onorevole Sesa Amici, sempre PD? Perché tacciono sui frequenti contatti tra esponenti pidiellini di rilievo, come il senatore Giuseppe Ciarrapico e l'on. Gianfranco Conte, con il presidente dell'ASTRAL, l'azienda regionale per la sicurezza stradale, Titta Giorgi, esponente di rilievo del PD in terra pontina? Perchè nessuno ha parlato quando un bus organizzato dalla Lega Nord condusse in quel di Sezze, in un ristorante noto anche perché creato da uno dei sindaci PCI del luogo, una nutrita rappresentanza di parlamentari polentoni, degnamente accolti, guarda caso, dalla già menzionata onorevole Amici, dal solito Giorgi e dal sindaco democratico Andrea Campoli? D'altronde, sempre a Sezze, lorsignori non si sono posti alcun problema quando hanno deciso di consegnare nelle mani dell'ex segretario provinciale di Rifondazione Comunista Rinaldo Ceccano, la locale dirigenza del PDL. Non ci meravigliamo, noi di Movimento Libero. 

Questa è la provincia dove, nonostante l'altissimo tasso di mortalità per incidenti stradali, dove, nonostante la presenza di alcune fra le arterie più pericolose d'Italia, dopo l'esplosione del caso ASTRAL a livello nazionale, nessuno è intervenuto per attaccare la mala gestione dell'azienda. Nessuno per chiedere conto pubblicamente della presidenza Giorgi. Nessuno ha niente da dire, tanto meno Fazzone che di sanità se ne intende e che aspirerebbe addirittura all'assessorato regionale probabilmente in forza dei suoi trascorsi, quando Vincenzo Zaccheo nomina come suo consulente di fiducia in tale settore Fortunato Lazzaro, primo dei non eletti nella lista DS alle ultime comunali. E potremmo continuare... Fazzone e Galetto ben conoscono il modus operandi del partito che rappresentano, ma l'inganno elevato a politica lo notano soltanto se in qualche modo di questo possono sentirsi vittime. Ma se si voltassero dietro, come ben sanno, vedrebbero solo stragi e campi dove non cresce più erba. Ci sono passati loro.


Immigrazione, chi sono i buoni?

5 febbraio 2010 

La recente operazione contro il traffico di clandestini che ha interessato la Calabria, viene a rafforzare ulteriormente quelle che sono le posizioni di Movimento Libero nei confronti del fenomeno dell'immigrazione. Restando in questa porzione di territorio nazionale, è stato ormai palesato dagli investigatori, i quali hanno portato a termine un blitz con oltre 60 arresti, che la mafia calabrese ha il controllo del settore, il quale ha prodotto una nuova economia capace di fruttare milioni e milioni di euro, con false assunzioni, falsi documenti, falsi contratti di lavoro finalizzati a garantire la permanenza sul territorio italiano. E' stato stilato un vero e proprio listino dei prezzi, come riportato dal Corriere della Sera del 4 febbraio: 10.000 euro, la cifra ottenuta dai datori di lavoro per presentare la richiesta di regolarizzazione di almeno 20 operai; 18.000 euro sono i soldi chiesti ad ogni immigrato per farlo arrivare in Italia; 15.000 euro la richiesta per gli immigrati che volevano ottenere un visto per la durata di 6 mesi; 25.000 euro il prezzo per un visto a lungo termine; 15.000 euro la somma pattuita per coloro che erano utili all'organizzazione fornendo nominativi.  Saverio Foti, un imprenditore agricolo calabrese diventato testimone di giustizia per sfuggire alla morsa dei boss, ha tra l'altro fornito un particolare clamoroso dichiarando che " il 99 per cento delle assunzioni fatte all'Ufficio del Lavoro o in Prefettura sono fittizie". Nell'ordinanza il giudice sottolinea come la criminalità si preoccupasse di garantire alle aziende la possibilità di assumere quanti più immigrati possibile, pur non avendo i requisiti, adoperandosi per superare le irregolarità formali e sostanziali delle stesse attraverso i rapporti con funzionari compiacenti. L'attività di queste organizzazioni è andata avanti nel tempo grazie alla complicità dell'Ufficio provinciale del Lavoro, imprenditori, commercialisti, veterinari. Tutto questo fa capire quale sia la reale portata del fenomeno, anche su scala nazionale, e che esso non può essere affrontato con un buonismo parolaio o con un falso pietismo. Dietro di esso si muove una illegalità diffusa che frutta entrate enormi a chi lo gestisce ed a chi lo sfrutta. Sorgono seri dubbi anche sulla buona fede di tante organizzazioni cosiddette a scopo umanitario, che si riempiono la bocca di frasi fatte sull'accoglienza, ma chiudono gli occhi, fingendo di non vedere che ci si trovi di fronte ad una nuova schiavizzazione, che fa comodo a tanti, non certo a chi in Italia già vive sull'orlo della povertà o con una sola prospettiva: la disoccupazione. E che dire di quei gruppi di "volontari" a pagamento, utilizzati dalle diverse amministrazioni solo a scopo di immagine e di rientri elettorali, impegnati a distribuire qualche coperta o qualche bevanda calda? E’ business pure questo.


Al di là delle parole

3 febbraio 2010 

Lasciando alle Forze dell'Ordine, alla Magistratura inquirente ed al sottosegretario Alfredo Mantovano il proprio mestiere, alcune considerazioni sulle recenti ed uniche dichiarazioni del Sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo relativamente ai fatti di sangue che stanno interessando la città, Movimento Libero deve farle. Anche perché fino ad ora non è che il nostro si fosse sbilanciato più di tanto. Perfino sul caso Fondi ha saputo mantenere il più stretto riserbo. Ora apprendiamo che anche lui si è convinto che qualcosa di negativo, nel capoluogo pontino, da qualche tempo in qua stia accadendo. A prescindere dai silenzi mantenuti nel corso di questi anni anche di fronte alle situazioni più delicate, stupisce questo suo modo di presentare lo status delle cose come se il primo cittadino ne fosse avulso. 

Eppure Vincenzo Zaccheo governa la città di Latina da anni, ormai è al secondo mandato e prima di lui hanno governato i suoi sodali, compagni di partito con i quali ha collaborato. Praticamente sono più di 17 anni che Latina con la sua provincia è amministrata dal centrodestra, nel silenzio connivente del centrosinistra, al di là delle dichiarazioni di prammatica. Un clima di governo nel quale, senza incontrare ostacolo alcuno, si sono sviluppati tutti quei fenomeni negativi balzati agli onori delle cronache. Vuoi vedere che di questo radicamento nel territorio di una criminalità più o meno organizzata siano tutti responsabili, tranne chi ha avuto incarichi di governo e di amministrazione? Vincenzo Zaccheo, Armando Cusani, Claudio Fazzone e chi per loro, vogliono forse far credere ai cittadini pontini che si sono trovati a passare qui per caso? Che se c'erano, non si sono accorti di niente? Che i criminali sono riusciti a permeare il tessuto sociale, mimetizzandosi così bene che i pubblici amministratori non erano nella condizione di rendersene conto? In tal caso saremmo di fronte ad una classe politica non solo orba, ma perfino incapace di intendere e di volere. In realtà questa classe politica nella sua interezza, comprensiva quindi anche della pseudo opposizione, non solo intende bene, ma ottiene anche quello che vuole. Ormai da quasi venti anni.


Immigrati: l' ISTAT conferma le nostre tesi

2 febbraio 2010 

Movimento Libero aveva già evidenziato, in recenti interventi, il fenomeno dello spostamento sul territorio nazionale ed all'interno delle stesse province, degli stranieri. Si tratta di un flusso che non ha più confini interni: costoro si spostano da un paese all'altro della stessa provincia o da una città all'altra della penisola. E' un fenomeno sul quale ha posto la propria attenzione anche l'ISTAT, che lo collega alla ricerca di nuove opportunità da parte di questi "lavoratori". Ma non solo, aggiungiamo noi ... Andando oltre gli spostamenti nell'ambito della stessa provincia, che riguardano in particolare coloro che vengono impiegati nell'agricoltura, é interessante monitorare quelli da un luogo all'altro dell'Italia. Per quanto riguarda la provincia di Latina é stata registrata una crescita di questo flusso nella percentuale dell'8,8 ogni mille abitanti stranieri residenti; un flusso verso mete posizionate oltre i confini pontini. I dati più recenti sui trasferimenti di residenza di questa popolazione sono molto indicativi: uno straniero ogni venti ha modificato nel corso di un anno la propria dimora abituale. A carattere nazionale vanno registrate 230.000 cancellazioni ed altrettante iscrizioni di stranieri dalle e nelle anagrafi dei comuni italiani. Sottolineiamo che i dati dell'ISTAT sono riferiti ai soli regolari. Si può quindi solo immaginare la portata del fenomeno nella sua interezza, comprensivo anche degli irregolari, il cui numero è sicuramente superiore. Un fenomeno che lascia presupporre un volume di "affari" notevolissimo. Con tutto quello che ne consegue.


Solidarietà a Forza Nuova

26 gennaio 2010 

Quanto accaduto a Sezze (LT) nella notte fra sabato e domenica non ci è piaciuto affatto. Ci riferiamo all'episodio di "bullismo politico" e di prepotenza, che ha visto due militanti di Forza Nuova, uno minorenne e l'altro poco più che maggiorenne, vittime di un atto di prevaricazione ed intimidazione, se non di vera e propria aggressione, da parte di un nutrito gruppo di persone. I due forzanovisti stavano affiggendo dei manifesti, quando sono stati circondati e con toni alterati intimiditi affinché smettessero di affiggerli e consegnassero quelli in loro possesso. Alcuni sono stati stracciati, altri sottratti. E' un episodio che non va sottaciuto e sul quale riflettere. Stando ai quotidiani, soltanto l’intervento di alcuni passanti avrebbe evitato il peggio. Farebbe bene il PD a non scrollarsi di dosso ogni responsabilità facendo come Ponzio Pilato, cioè lavandosene le mani. Alla stampa, dal direttivo del PD di Sezze hanno fatto sapere di non essere a conoscenza dei fatti. Ci risulta ben altro, perché un loro assessore è stato informato  nella mattinata di domenica ed invitato ad assumere dei provvedimenti nei confronti di qualche ragazzo del suo partito che ben conosce. Esprimendo a  Forza Nuova la nostra solidarietà, che ci attenderemmo anche dalle altre forze politiche locali, sempre così pronte a condannare qualsiasi forma di violenza da qualsiasi parte provenga, ci auguriamo che quello di sabato rappresenti soltanto un episodio, isolato da qualsiasi strategia. Nessuno può considerare Sezze una proprietà privata: il paese è di tutti e tutti debbono poter esprimere le proprie opinioni. In questo contesto facciamo appello a tutte le Istituzioni ed alle Forze dell'Ordine, affinché venga garantito a Sezze un clima di imparzialità che possa dar luogo alla libera espressione delle idee.


Ex Anfiteatro: 5 anni dopo è ecomostro!

25 gennaio 2010

Riteniamo doveroso intervenire a seguito dell'uscita pubblica di alcuni consiglieri comunali di Sezze (LT) che improvvisamente si sono resi conto, a distanza di anni, dello scempio che è stato perpetrato in località Anfiteatro, dove è stata rasa al suolo una importante struttura dell'architetto Piacentini. 

Il Teatro Sacro Italiano è stato infatti  demolito per essere sostituito da un ecomostro, che non solo ha deturpato irrimediabilmente il territorio ma tuttora, nonostante il fiume di denaro che ha ingoiato, non è stato ancora portato a termine. Questo quando già esisteva un progetto dell'Ente Provinciale del Turismo che prevedeva la ristrutturazione e l'adeguamento del complesso architettonico con una spesa notevolmente inferiore. In tal modo si sarebbe conservata un'opera notevole nel rispetto dell'ambiente circostante. 

Interveniamo perché siamo stati i soli ad opporci fortemente a tale scempio fin dai tempi dell'amministrazione Lidano Zarra (PDL), che ha dato il via ai lavori, ed a prendere chiaramente posizione con una serie di denunce pubbliche, indirizzate anche a Striscia la Notizia, oltre che all'attuale amministrazione a guida Andrea Campoli (PD). Amministrazione nella quale sono ben inseriti alcuni di quei consiglieri ora colpiti sulla via di Damasco, che non solo hanno reso possibile il disastro tacendo sempre, ma ne sono corresponsabili avendo anche approvato il relativo progetto. Perché nessuno ha mai risposto nel corso di questi anni? 

Quali interessi e quali equilibri sono cambiati? Premettendo che secondo Movimento Libero l'ecomostro alzato andrebbe abbattuto per ripristinare lo status quo ante, i responsabili non possono lavarsene le mani dicendo "oramai ...". Oramai che cosa?  Movimento Libero chiede che venga reso pubblicamente conto di tutte le spese finora affrontate, dai tempi dell'amministrazione Zarra passando per il commissario prefettizio Falco ed arrivando all'amministrazione Campoli. Troppo facile dire ormai le cose stanno così. Oggi più che mai bisogna andare a verificare perché le cose sono state fatte andare così. 

Ne devono rendere pubblicamente conto non solo il sindaco attuale ed il precedente, ma anche quell'assessore ai lavori pubblici Pietro Bernabei, il quale dichiarava sulla stampa che l'opera sarebbe stata completata entro settembre. Di quale anno? Ed insieme al rendiconto delle spese deve essere illustrato pubblicamente lo status dei lavori, stralcio per stralcio, nel dettaglio. Come sono stati utilizzati gli ingenti fondi che hanno interessato l'ecomostro? Per quali mani sono passati? Esistono dei nostri dossier, pubblicati da anni sul nostro sito lavocelibera.it, corredati di materiale fotografico, ripresi anche dalla stampa locale, che stranamente non hanno mai trovato risposte. Perché questi strani silenzi? Che cosa si cerca solo oggi?

Movimento Libero pretende quella chiarezza che fino ad ora non c'è stata.


Il business del clandestino

18 gennaio 2010

Che l'Italia stia attraversando un periodo, per usare un eufemismo, poco felice, é un dato di fatto. Mentre è una cifra quella relativa al 18 % di disoccupati. Chiudono le piccole imprese, sono sull'orlo del collasso quelle medie, ricorrono alla cassa integrazione le grandi. Intanto aumenta il numero di quegli operai a rischio, che quotidianamente salgono su qualche tetto per manifestare la propria disperazione di fronte al baratro della perdita del posto. Le cose stanno così, eppure si continua a sostenere che gli italiani non sono più disposti a intraprendere determinati lavori. Nulla di più falso: se non si trattasse di attività sommerse, retribuite in nero, prive di garanzia e sottopagate, tanti nostri connazionali, come é stato in un recente passato, non troverebbero difficoltà alcuna a svolgerle. Si tratta di una vulgata, diffusa volutamente e diventata ormai luogo comune, per dare la possibilità a chi su certi fenomeni lucra, di arricchirsi grazie allo sfruttamento se non alla vera e propria schiavizzazione di manodopera clandestina. E' recente la notizia riferita ad una giovane madre morta per non aver fatto ricorso alle cure dei sanitari nel timore di perdere il posto di lavoro presso una cooperativa. Un caso estremo certamente, ma alquanto delucidante della situazione che si sta vivendo. Noi siamo fra quelli che nella seconda metà degli anni 80, quando la Lega Nord era ben lungi dal nascere come fenomeno, attrezzavano banchetti per le strade per raccogliere firme al fine di porre un freno all'immigrazione selvaggia, con lo slogan "Prima gli italiani". Non era certamente una presa di posizione di carattere razzistico, ma la presa d'atto che un fenomeno immigratorio non controllato avrebbe condotto non solo a tensioni sociali, ma soprattutto a fenomeni di sfruttamento. E' di pochi giorni fa la divulgazione, da parte della CGIL pontina, di alcuni dati ufficiali , ma noi diremmo ufficiosi, riferiti a questo fenomeno nella provincia di Latina. Un fenomeno, stando a quei numeri, di vaste proporzioni, ma di portata ancora più ampia, essendo quelle cifre riferite alla realtà non sommersa. Quando ad esempio si parla di 1.800 stranieri residenti nel solo comune di Sezze, si fa riferimento ai dati censiti. Chi vive la realtà setina, e quanto sosteniamo è trasferibile altrove, sa però che quel dato rappresenta la punta di un iceberg: ad esso corrisponde un sottobosco di clandestini che probabilmente sfiora le 10.000 unità. Ed un clandestino quale contratto di affitto può sottoscrivere? Quale contratto di lavoro? Perché si tollera un fenomeno di tale portata? Quali interessi si nascondono dietro esso? Interessi enormi, diciamo noi. Dagli affitti in nero esentasse, che hanno condotto ad occupare tuguri che non potrebbero ospitare nemmeno stalle, al lavoro irregolare, che sta facendo la ricchezza di tanti imprenditori senza scrupoli. C'è tutta una economia occulta che viene tollerata e spesso coperta. Non a caso quando forze come la nostra si sono impegnate in battaglie e denunce civili contro l'immigrazione non controllata, si é scatenata la reazione di tanti di quegli imprenditori trasformatisi in neo schiavisti. Ci viene da dire: cui prodest? A chi giova? Perché certa politica, che ha tutti i poteri per farlo, se ne lava le mani e non interviene per risolvere queste situazioni? Forse perché contigua a certa economia che magari sostiene anche alcuni politici? Almeno nei lavori pubblici chi è che controlla che tutte le maestranze siano regolari? Il problema è riesploso in questi giorni per i fatti di Rosarno. Si è tornati a fare tanta demagogia. Ma qualcuno si é mai preoccupato di andare a verificare lo spostamento da nord a sud di tanti stranieri, che dopo essere stati impiegati regolarmente per qualche mese, si trasferiscono altrove a lavorare in nero per poter anche intascare il sussidio di disoccupazione? Qualcuno si è mai preoccupato di verificare che fine fanno i finanziamenti europei per il settore agricolo e come vengono utilizzati? Se si andasse ad agire su questi fenomeni negativi, cioè quello della clandestinità e della irregolarità legate al lavoro nero ed agli affitti in nero, se si andasse ad agire su certa imprenditoria legata a certa politica, si farebbero passi in avanti nel controllo di una situazione volutamente fatta degenerare. Ma esiste questa volontà? La domanda è retorica. La verità è questa: in Italia esistono 10 milioni di disoccupati ed 8 milioni di italiani sull'orlo della povertà. Eppure si continua a sostenere che certi lavori non vengono accettati. Falso. Noi siamo per il salario minimo garantito, un salario sussidiario per chi è privo di posto di lavoro. Che andrebbe mantenuto fino all'offerta di lavoro proposta dagli uffici addetti, ma sospeso a fronte di una eventuale rinuncia alla proposta. Questo sarebbe l'unico modo per evitare che sui più deboli vadano a ricadere le nefandezze di un sistema politico sfruttatore.


Sezze a scuola da Oliviero Beha ...

13 gennaio 2010

Il "libero pensatore" Oliviero Beha ha tenuto la sua " lectio magistralis ", puntualmente infarcita di sottile antiberlusconismo, presso l'Auditorium M. Costa di Sezze (LT). Trattandosi di lezione, giustamente qualcuno ha ritenuto che la platea più adatta fosse proprio quella degli studenti. Così, ieri mattina, le scuole medie superiori di Sezze si sono trasferite, zainetti e quaderni, presso la struttura di Via Piagge Marine. I liceali, in tal modo, hanno potuto abbeverarsi al verbo del noto giornalista. 

Allora noi, che liberi ci sentiamo e lo siamo veramente avendo da tempo fatto scelte di assoluta autonomia ed indipendenza, noi che berlusconiani non siamo e proprio in forza del nostro non berlusconismo riteniamo di poter intervenire, invitiamo a riflettere chi di dovere sulla opportunità di far impartire comizi più o meno mascherati da uno pseudo intellettualismo ad alunni in fase di formazione culturale, per lo più minorenni, durante le ore scolastiche, senza che dall'altra parte vi sia qualcuno ad instaurare un contraddittorio con un professionista della comunicazione come Beha. Una cosa ci teniamo a sottolineare: avremmo sostenuto le stesse posizioni se sul palco vi fossero stati dei campioni del berlusconismo, come Vittorio Feltri o Maurizio Belpietro. Diverso giudizio avremmo dato se a confrontarsi fossero stati i sostenitori di tesi alternative: in questo caso i ragazzi avrebbero avuto la possibilità di sviluppare un pensiero critico. Sia ben chiaro che la nostra presa di posizione non è indirizzata contro quell'associazione che ha organizzato l'evento ed in tal modo è riuscita ad avere una cassa di risonanza, ma nei confronti di quelle istituzioni scolastiche e di quegli insegnanti che si sono prestati ad una operazione di tal fatta, sostanzialmente di carattere politico, anche se mascherato. 

Il minimo che si possa pretendere dalle istituzioni scolastiche, in un periodo come questo di grande crisi anche nel settore dell'insegnamento, è che, se questo non può essere garantito come dovrebbe, per i noti problemi ampiamente dibattuti, che coinvolgono l'istruzione pubblica e privata in Italia, almeno si mantenga al di là se non al di sopra dell'agone politico, garantendo un clima di imparzialità e di neutralità. A meno che qualcuno non abbia intenzione di trasformare la scuola nell'ultimo ridotto contro Silvio Berlusconi. Sarebbe misera cosa per un istituto fondamentale nella storia della società e della civiltà nazionale.


Paese reale e paese legalizzato

12 gennaio 2010

Di questi tempi se ne sentono di tutti i colori circa il disagio sociale che ormai si vive in Italia. Secondo alcuni la colpa sarebbe dell'odio profuso a piene mani da una parte o dall'altra dello schieramento politico, secondo altri delle mancate riforme,  del sistema giudiziario che sarebbe  sull'orlo del collasso o delle leggi ad personam. E forse qui si incomincia a centrare il problema, anche se andrebbe affrontato da un’ottica più vasta. Perché non parlare di leggi “ad personas”, cioè al plurale? Che cosa rappresenta ad esempio il sistema elettorale? La legge elettorale riesce da sola ad interessare  cinque o sei persone,  padrone incontrastate del cosiddetto sistema democratico. Non si riuscirebbe ad immaginare un’altra  repubblica parlamentare i cui rappresentanti non vengono scelti dal popolo, ma nominati dai capibastone.  Che parlamento è mai questo in Italia?  Come può dar vita ad una assemblea capace di legiferare nell'interesse della collettività piuttosto che di quello dei capipartito? Con una cortina di fumo si tenta di far credere che il presidente del consiglio sia stato eletto dal popolo:  un inganno, perché in una vera repubblica presidenziale il premier viene eletto direttamente dal popolo e non dalle camere e non si ha questo numero elevato di parlamentari. Ne bastano molti di meno.  In Italia il parlamento viene scelto a casa di 5 o 6 personaggi. Eppure si continua ad affermare il contrario. E la politica? Ecco, è questa quella che manca. Questa è il grande assente. Da qui il vero disagio. 

Si parla sempre di qualcosa che non esiste, si cercano e si moltiplicano attacchi personali. Ma d'altra parte di cosa si potrebbe parlare? Del fatto che abolendo la preferenza siamo in mano a cinque o sei padroni? Che in Italia migliaia e migliaia di posti di lavoro ogni giorno vanno in fumo? Che i nostri prodotti e la nostra manodopera  non sono più competitivi? Che milioni di famiglie sono sul lastrico? Di ammortizzatori sociali che non tengono in nessun conto i milioni di disoccupati ai quali è riservata al massimo qualche coperta da qualche associazione di beneficenza? Che il lavoro in Italia secondo la costituzione è un diritto, ma  viene negato a milioni di italiani? Dei migliaia di euro che annualmente vengono sprecati per mantenere politici senza scrupoli?  Il vero disagio è il baratro che si è creato tra paese reale e paese legale. Anzi sarebbe il caso di dire: reso legale da una serie di leggi ad personas. Più che legale, legalizzato.  I vari governi ed amministrazioni (da quello centrale a quello più periferico) rappresentano in realtà nemmeno la metà degli elettori.  A votarli sono sempre in meno. Anzi, sono sempre di  meno coloro che continuano a farsi prendere in giro andando a tracciare la croce su un simbolo, dietro il quale si nascondono nomi scelti a tavolino. Lorsignori vanno a governare, a conti fatti, con appena  il 30% dei voti, avendo contro il 70% della popolazione.  E’ il paese reale il loro vero disagio, quello non legalizzato. E fino a quando, grazie a leggi elettorali perverse, resteranno padroni del potere, non potranno né dovranno mai dire che il paese reale è con loro.


Pinocchio, il Gatto e la Volpe

11 gennaio 2010

Tanto tuonò che piovve. Ed in tutta onestà avremmo preferito il bel tempo. Perchè sulla Polverini qualche speranza avremmo potuto averla anche noi. Ma la manifestazione di presentazione della candidata ufficiale del PDL alla presidenza della Regione Lazio, l'ex sindacalista UGL Renata Polverini, ha confermato le nostre perplessità. Non ci piaceva che ad accompagnarla nel tour in terra pontina fossero i boss della politica locale Claudio Fazzone, senatore PDL e Vincenzo Zaccheo, sindaco del comune capoluogo. Li avevamo definiti il Gatto e la Volpe, pronti ad appropriarsi delle capacità altrui, loro che non splendono di luce propria. Temevamo che la Polverini si trasformasse in Pinocchio. Purtroppo dobbiamo registrare che è quanto sta accadendo. Sul palco insieme a lei, a presentarla in pompa magna, c'erano i massimi responsabili dei disastri amministrativi della provincia pontina e della città di Latina, a partire dai due "compari". Pronti a mettere il cappello sulla ignara, non sappiamo fino a che punto, Polverini. Al di là dei soliti discorsi e delle solite promesse lanciate dal palco, resta l'amarezza per averla vista circondata da una classe politica incapace ed onnivora, quella stessa che ha fatto del territorio pontino terra bruciata, consegnandolo quasi nella sua interezza alle cosche più o meno organizzate. A questo punto ogni valutazione sui programmi e sulle idee passa in secondo piano, se Renata Polverini non ha la forza e la volontà di iniziare un percorso di rinnovamento proprio dagli uomini che debbono circondarla e sostenerla nella eventuale presidenza. La presunta donna forte, a Latina, si è rivelata debole ed ostaggio dei soliti noti: una delusione.


Sezze sull'onda delle microonde

11 gennaio 2010 

In merito all'antenna elevata nella centralissima Piazza De Magistris, sul terrazzo del Palazzo comunale, il sindaco di Sezze Andrea Campoli non può sottrarsi alle dovute delucidazioni. Soprattutto perché l’intera “operazione”, portata a termine tra Natale e Capodanno quasi come un colpo di mano, appare alquanto oscura. Movimento Libero Iniziativa Sociale chiede che il "primo cittadino" chiarisca la natura della strumentazione. Di cosa si tratta? Campoli deve rendere nota tutta la documentazione inerente l'impianto, la quale attesti e certifichi la sicurezza dello stesso, nonché la sua non nocività. Deve altresì specificare l'iter procedurale e presentare nel dettaglio l'intera progettazione. Il sindaco di Sezze non può tirarsi indietro ed é tenuto a chiarire altri quesiti: presso l'Ufficio Tecnico Comunale é depositata, come previsto dalla legge, l'intera documentazione? Esiste la certificazione ambientale Arpa? E' stato effettuato il collaudo statico? Da chi? Andrea Campoli non può pensare che possa essere posizionata in pieno centro abitato, direttamente sulle teste dei residenti, una antenna dalla natura non meglio specificata, senza informare nella massima trasparenza i cittadini. Si tratta di passi che avrebbe dovuto fare preventivamente. Non lo ha fatto, come è ormai consuetudine consolidata a Sezze, ma  non si sottragga ora, come è suo solito, ai doverosi chiarimenti. L’argomento non può essere preso sotto gamba: ne va della salute dei cittadini.


Un'antenna molto democratica...

7 gennaio 2010  

L'amministrazione comunale di Sezze, democraticamente eletta dal popolo, anche da quello del centro storico, ha contraccambiato i consensi ricevuti con un regalo di fine anno: una "bellissima" antenna fa bella mostra di sé dalla sommità del palazzo comunale della centralissima Piazza De Magistris. In pieno periodo vacanziero è stata posizionata sulla terrazza del Comune e svetta al di sopra delle abitazioni di tutto il paese. Mentre in diverse zone del territorio nazionale si accendono polemiche con i residenti proprio a causa di questi ripetitori, i cui effetti nocivi continuano ad essere discussi, nel più popoloso centro collinare dei Monti Lepini, senza colpo ferire, si è proceduto ad elevare questo "monumento". La locale amministrazione, sentendosi evidentemente nella condizione di fare e disfare a proprio piacimento, a fronte di un "popolo bue", ha proceduto come se nulla fosse, infischiandosene alla grande. Tanto chi alza la voce? L'opposizione? Quale? Non sappiamo di che tipo di antenna si tratti, le dovute spiegazioni dovrà fornirle il sindaco Andrea Campoli, come, il primo cittadino, per modo di dire, insieme all'Amministrazione nella sua interezza, dovrà chiarire se il Comune di Sezze si è dotato di un piano ed un regolamento per il posizionamento  delle antenne. Dovranno spiegare se sono state rispettate tutte quelle normative nazionali previste per il relativo posizionamento e soprattutto se si è verificato che le onde emesse non avranno effetti nocivi sulla salute dei cittadini. Appare comunque alquanto anomalo che nel momento in cui si cerca di tenere queste strumentazioni il più lontano possibile dai centri abitati, a Sezze vengano invece impiantate nel cuore della città, direttamente sulla testa dei residenti. Comunque il sindaco, con i suoi assessori e con i suoi amministratori di maggioranza e di minoranza, continui a dormire sonni tranquilli, tanto qui si fa passare tutto: i sezzesi non hanno solo il governo che meritano, ma come già da noi ribadito, anche l'opposizione che meritano. Quindi si tratta di un’antenna … democratica, molto democratica.

anno 2010

INIZIATIVA SOCIALE