Movimento politico

MOVIMENTO LIBERO INIZIATIVA SOCIALE 

anno 2011

www.lavocelibera.it

per chi ha deciso di non ... mandare il cervello all'ammasso

Ufficio Stampa  

 


Astral, un polverone per coprire i misteri

22 dicembre 2011

Le notizie sulla fallimentare gestione Astral, emerse anche da audizioni tenute presso le sedi deputate, vengono utilizzate da coloro che dovrebbero fare chiarezza su una questione che si trascina ormai da troppo tempo, in tutt'altro modo. Piuttosto che consegnare i libri contabili in Tribunale al più presto, si paventa la chiusura dell'azienda regionale strade Lazio. Ci si fa scudo di un "fiore all'occhiello" regionale, ma stando ai risultati l'Astral appare tutt'altro, e di decine di sedicenti posti di lavoro, per evitare di rendere palesi i problemi reali. Quale è il deficit aziendale, di quale entità le sofferenze bancarie, dovute a cosa, quale è la pianta organica completa di nomi, mansioni e livelli, quanto l'ammontare delle consulenze ed i nomi dei consulenti, quali gli appalti e le ditte appaltatrici, quali le procedure di appalto, quali le spese di rappresentanza, quali le sponsorizzazioni? E quali i bilanci di questo e degli anni precedenti? Di ciò dovrebbero interessarsi quei senatori che in una nota congiunta hanno evidenziato meramente le loro preoccupazioni per una ipotetica cessazione di attività dell'Astral. Fino a che punto dobbiamo credere che lo spauracchio di tale problematica non venga sbandierato al solo scopo di celare il vero bubbone, cioè quello di un carrozzone che ha moltiplicato posti ed ingoiato milioni di euro? Perché di questo dovrebbero occuparsi quei senatori, così solerti ora che emergono le magagne, ma sempre assenti quando l'Astral alimentava il deficit. Sottolineiamo che tra i senatori che hanno sottoscritto la nota di cui sopra c'è Giuseppe Ciarrapico, PDL, che è sempre stato ben attento a non accogliere nelle pagine dei quotidiani di sua proprietà le notizie riferite alle fallimentari gestioni dell'azienda regionale, in particolare quelle che vedevano coinvolto l'ex presidente Giovan Battista Giorgi, PD. E non ci stupisce l'intervento, sulla stessa falsariga dei suoi sodali, del vice presidente settore trasporti del PDL Francesco Aracri, il quale, piuttosto, potrebbe contribuire a fare luce sulla misteriosa pianta organica aziendale, essendo, a quanto ci risulta, ben informato nel merito.


Astral, fallimento della Regione Lazio

13 dicembre 2011

L'Astral, Azienda Strade Lazio, come più volte denunciato da Movimento Libero Iniziativa Sociale, sta mandando in sofferenza di cassa la Regione. La quantità di soldi passati dall'Ente all'Astral è aumentata a dismisura, fino ad arrivare, come emerso nel corso di una audizione tenuta in sede di commissione Lavori Pubblici, a quota 310 milioni di euro. Ed a parlare di "situazione catastrofica" e "gestione allegra", non siamo noi, ma è stato il neo presidente dell'azienda Tommaso Luzzi. Il quale ha fatto anche riferimento a "40 milioni di fatture emesse da ditte operatrici", "13 milioni di fatture non ancora emesse", di un "buco di circa 7,5 milioni in banca". Ed ha concluso con un " non vorremmo essere quelli che hanno chiuso Astral". Evidentemente, aggiungiamo noi, tutte le battaglie portate avanti nel corso di questi mesi da MLIS hanno un loro valido fondamento: basti pensare che alcuni nostri comunicati sul caso erano nelle cartelline messe a disposizione dei partecipanti all'audizione. Lo stesso assessore ai Lavori Pubblici, Luca Malcotti, ha dovuto riconoscere che l'assessore al bilancio ha ritenuto di cercare di capire quali "sofferenze" si sono formate senza copertura finanziaria nel bilancio regionale. Ci sono, ha dichiarato, "contenziosi che possono arrivare a 50 / 60 milioni di euro e questi sono debiti senza copertura". L'AD Marco Coletti ha parlato di una situazione  non facile da ricostruire: "definirei la gestione della contabilità pittoresca". I direttori di singoli lavori "potevano predisporre per una variante- queste le sue parole- senza preoccuparsi che vi fosse copertura". Addirittura "non ci sono certificazioni di qualità. Ognuno fa come vuole e per non penalizzare l'attività viaria debbo firmare una mole di carte". Stando così le cose e tenendo presente che il bilancio aziendale 2010 non è stato approvato, cominciamo a capire il perché dei tanti silenzi della presidente Renata Polverini di fronte alle insistenti interrogazioni presentate dal Gruppo Radicale su una situazione che risale almeno al 2005. Capiamo e condanniamo il silenzio sul deficit, il silenzio sulla pianta organica, il silenzio sulle consulenze, il silenzio sulle carte di credito, il silenzio sulle modalità di assunzione del personale, il silenzio sulle spese di rappresentanza. Perché ancora non si risponde e si procede con audizioni nel corso delle quali non può essere smentito uno stato di fatto ma non si definiscono responsabili e responsabilità? Perché il centrodestra, nella persona della presidente Polverini, non fa chiarezza su una gestione aziendale di centrosinistra? Accertata tale situazione, perché la contabilità aziendale ancora non viene messa a disposizione del Tribunale?


Lazio, interessi trasversali, De Gregorio, acqua calda

30 novembre 2011

Preso atto che Concita De Gregorio ha avuto l'onestà intellettuale di denunciare pubblicamente i retroscena che hanno condizionato l'elezione a presidente della Regione Lazio di Renata Polverini e il limitato  impegno del PD nel sostegno alla candidata alternativa, la radicale Emma Bonino, dobbiamo affermare, forti delle denunce sul trasversalismo politico che da tempo fa Movimento Libero Iniziativa Sociale, che è stato come scoprire l'acqua calda. Non per togliere forza alla polemica esplosa in casa democratica e pidiellina, ma vivendo la politica sul territorio, da anni intercettiamo segnali che ci hanno condotto alla convinzione che troppo spesso, da settori del centrosinistra a settori del centrodestra, esista una unità di intenti nel tentativo, spesso riuscito, di ottenere risultati di comune interesse. E' un po’ come l'esempio classico dei ladri di Pisa, che litigavano di giorno per poi rubare insieme la notte. 

Il 20 febbraio 2006  inviammo una raccomandata all'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, tramite la quale lo rendevamo edotto di una serie di preoccupanti situazioni che interessavano la provincia di Latina, feudo del centrodestra. La lettera fu ricevuta dalla Presidenza in data 23 febbraio. Comunicammo, in particolare, l'attività ultradecennale di quella che, nella missiva, definivamo "consorteria". “Essa vede affiliati – denunciammo-  tutti quei personaggi che hanno tirato, tuttora tirano e vogliono continuare a tirare i fili della politica a Latina", amministratori di primo piano ed esponenti politici di spicco. Da allora ad oggi la situazione non è mutata, anzi. Come dimenticare  l'impossibilità di essere ospitati sulle pagine del maggiore quotidiano provinciale, di cui era editore e proprietario l'attuale senatore PDL Giuseppe Ciarrapico, quando denunciavamo in maniera circostanziata la gestione ASTRAL, Azienda Strade Lazio, da parte di Giovan Battista Giorgi, PD? Esplodeva lo scandalo a livello nazionale sulle prime pagine di un quotidiano romano e la stampa locale taceva. Come dimenticare l'interrogazione presentata dall'onorevole democratica Maria Teresa Amici sulla casa di un ente pubblico acquistata a Roma dalla famiglia dell'allora sindaco di Latina Vincenzo Zaccheo, stranamente ritirata in un contesto che vedeva la sorella Carla Amici, sindaco PD di Roccagorga, diventare dirigente della municipalizzata di Terracina, città di cui era sindaco Stefano Nardi, fratello della moglie di Zaccheo? Come dimenticare le parole intercettate da Striscia la Notizia la notte dell'elezione di Renata Polverini, quando lo stesso Zaccheo la invitò a recarsi sull'isola di Ventotene, dove erano stati raccolti voti ed il sindaco, di centrosinistra, la attendeva? 

Come dimenticare l'invito di Esterino Montino, capogruppo del PD alla Regione Lazio, a votare nei ballottaggi a Sora e a Terracina, i candidati sindaci di Città Nuove, la lista della Polverini? E soprattutto come interpretare i silenzi della Polverini, la quale omette di rispondere alle interrogazioni radicali sulle piante organiche di aziende regionali, sui relativi bilanci, sulle cartolarizzazioni, sulle consulenze, sui finanziamenti plurimilionari di opere discutibili e nemmeno portate a termine, in molti casi gestite da apparati il cui riferimento politico è di centrosinistra? E l'elenco dei fatti potrebbe continuare. Inutile che i vari Montino e Cicchitto intervengano per gettare acqua sul fuoco delle polemiche. Come si dice, carta canta.


Sezze, strategia del silenzio

25 novembre 2011

Ci chiediamo, in tutta onestà, come i sezzesi possano continuare a credere di vivere in un paese, diciamo così, normale. Perché, a fronte delle tante vicende che lo stanno interessando, non è possibile chiudere gli occhi. Eppure è così. I servizi sociali di Sezze e tante cooperative del settore sono al centro di uno scandalo senza precedenti, riferito alla gestione dei finanziamenti finalizzati all'accoglienza dei rifugiati politici. 

Uno scandalo che attraversa trasversalmente le forze politiche rappresentate in consiglio comunale, dal centrodestra al centrosinistra passando per il cosiddetto Terzo Polo, per intenderci dall'area berlusconiana a quella democratica passando per Casini, con ipotesi di reato gravissime, dall'associazione per delinquere alla truffa ai danni dello Stato. 

Un vero e proprio terremoto politico, ma i sezzesi? Il sindaco che hanno votato, Andrea Campoli, di fronte ad una tempesta del genere sembra preoccuparsi del buon nome della città, cercando di far dimenticare, ma Movimento Libero Iniziativa Sociale glielo rammenta, che tutto è cominciato con le dimissioni del suo vice sindaco Umberto Marchionne, suo assessore ai servizi sociali, direttamente coinvolto nella vicenda.  Dimissioni giustificate, tramite delle dichiarazioni dallo stesso Campoli avallate, con un trasferimento presso l'assessorato regionale alle Politiche Sociali gestito da Aldo Forte. Un trasferimento sul quale non si è fatto mai chiarezza, nonostante le interrogazioni presentate dai consiglieri regionali Radicali alla presidente Renata Polverini ed allo stesso Forte. 

I cittadini di Sezze credono in un primo cittadino che lascia intendere che di quanto avvenuto era completamente all'oscuro? Un sindaco che nomina persone di sua fiducia, alle quali affida lui stesso incarichi delicatissimi, può poi sostenere di non essersi avveduto di niente? Se è così, gli amministrati hanno veramente di che preoccuparsi!
La realtà è che in questa città  su avvenimenti e situazioni gravi si tenta di porre una cappa, confidando nell'indifferenza dei più. Si è cercato di porla sulla vicenda dell'Ecomostro, quella dell'Anfiteatro abbattuto per far posto ad una colata di cemento, si sta cercando di porla anche sui lavori infiniti, ormai ultradecennali, dell'ex Monastero di Santa Chiara. E sul fiume di denaro che li ha interessati nel corso di questi anni. Si tace sui lavori interrotti della Strada Regionale 156, che sono andati a bloccarsi, incredibile ma vero, di fronte ad un lago ed a una montagna, dopo che la stessa era stata "inaugurata" già due volte e data per ultimata. Continuano i silenzi su opere come quelle che riguardano oramai da anni la zona della Vallicella, relative ad aree di sosta che potevano essere utilizzate dal pubblico, ma sono state affidate a privati, di fatto sottraendole alla comunità. Una cappa anche sulla situazione del Tennis Club di Via Piagge Marine, interessato da costosi lavori che ristagnano nell'abbandono e nel disinteresse.
Per il primo caso, quello dei rifugiati politici, e per gli altri elencati, parliamo di cifre ultramilionarie. Un fiume di denaro di cui non si parla, fuori da qualsiasi dibattito. Dovrebbe essere chiaro, anche alla luce dei recenti avvenimenti, il perché di questi silenzi e delle mancate risposte ai tanti interrogativi. Chi dovrebbe rispondere? Chi dovrebbe parlarne? E soprattutto come è possibile che tale situazione perduri ormai da anni e continui?


Fare chiarezza sull'ex Monastero

16 novembre 2011

L'ultima abbiamo avuto modo di apprenderla in questi giorni: una facoltà di Agraria e Veterinaria. Solo l'ultima, che arriva dopo una sfilza di "proposte" più o meno bislacche. Perché per quello che era il Monastero delle Clarisse, imponente struttura nel centro storico di Sezze, si era andati dall'ostello al carcere, dal centro raccolta immigrati al centro ricerche, modello Erice, e chi più ne ha più ne metta. L'unica cosa certa è che dopo l'acquisizione dello stabile da parte della Provincia di Latina e l'avvio, ormai ultradecennale, di lavori finalizzati a non si sa bene cosa, in pratica senza una destinazione d'uso, questi non sono stati ultimati e continuano a proseguire tra uno stop e l'altro. Un'altra di quelle opere che rappresentano bene non solo la Fabbrica di San Pietro, ma soprattutto il Pozzo di San Patrizio. 

Dall'inizio dell'opera ad oggi è enorme il flusso di denaro che la sta interessando, dai miliardi di lire iniziali ai milioni di euro attuali. Con gran piacere, evidentemente, di chi ne sta traendo vantaggi economici. Non certamente della comunità dei cittadini, che si stanno trovando di fronte all'ennesimo dispendio di risorse ed a tante chiacchiere che portano a niente. La sensazione che Movimento Libero Iniziativa Sociale ha è che queste, periodicamente tirate fuori, siano finalizzate a guadagnarsi qualche titolo di giornale ed a sollevare polveroni. 

Perché il vero scandalo è quello cui abbiamo accennato: non è tollerabile che da anni si proceda con attività edili che rappresentano un costo notevole per la collettività senza che nessuno ne risponda e fornisca chiarimenti. Come è stato possibile aprire questo cantiere senza sapere dove andare a parare? Perché gli interventi estemporanei dei rappresentanti politici sulla destinazione d'uso, che continuano oggi insieme alla pubblicizzazione di un cosiddetto "concorso di idee", lasciano chiaramente intuire che fin dall'inizio si è brancolato nel buio. 

La sensazione che si ha, soprattutto dopo aver sentito parlare in diverse occasioni anche di messa in sicurezza della struttura, è che comunque in qualche modo si debba procedere. In questo contesto, allora, sarebbe fondamentale, al fine di fare chiarezza su lavori che sollevano tante perplessità, rendere pubbliche le relazioni tecniche dei vari responsabili unici di cantiere (RUP) che si sono avvicendati nel corso dell'operazione. Il consigliere provinciale  Enzo Eramo e l'assessore del comune di Sezze Remo Grenga, che stanno sponsorizzando l'idea della facoltà universitaria, farebbero bene ad attivarsi, al di là del dibattito più o meno sterile circa una ipotetica destinazione, al fine di rendere trasparente tutta la situazione che riguarda l'ex Monastero, dai progetti ai tempi certi per la loro realizzazione, dai soldi effettivamente spesi alle richieste di ulteriori finanziamenti. Diversamente ci troveremmo di fronte a tentativi di distrazione dell'opinione pubblica, nel silenzio di una classe politica compiacente.


Un Tapiro a Brumotti

9 novembre 2011

Mentre esplode a livello nazionale il "caso Ecomostro", cioè quello riferito alla colata di cemento che ha preso il posto del Teatro Sacro Italiano, il popolare Anfiteatro fatto abbattere con le ruspe, abbiamo capito che a Sezze la politica non ha alcun interesse a parlarne. Mentre PDL e PD battibeccano sul sesso degli angeli, guardandosi bene dall'affrontare la situazione che li riguarda, a tutti i livelli, trasversalmente, continuiamo noi a tenere puntati i riflettori su una questione che deve essere definitivamente chiarita. Quello di Striscia la Notizia è stato un servizio "tarocco", evidentemente deviato e deviante. Partiamo dalle cifre. 

Con al fianco un sindaco compiacente e consenziente, Brumotti ha parlato di un milione e 100mila euro che sarebbero stati finora utilizzati per quella struttura di Via Piagge Marine. Siamo in grado di affermare, documenti regionali alla mano, che il progetto è stato finanziato per intero,  tramite 2milioni e 160mila euro. Ma Andrea Campoli si è ben guardato dal precisare questo dato, lasciando passare la somma riportata da Striscia, ben al di sotto di quella erogata. Essendo l'opera, se così possiamo definire lo scempio perpetrato ai danni della collina di Sezze, finanziata, perchè non è stata collaudata? 

Si tratta di interrogativi che, se fosse stata invitata la controparte, sicuramente sarebbero stati sollevati, insieme alla forte denuncia di un disastro ambientale e della demolizione di un impianto architettonicamente unico risalente al 1950. Invece, Brumotti, insieme al sindaco Campoli, se la sono cantata e se la sono suonata tentando di far passare la tesi che occorrerebbero ulteriori somme, altri 800mila euro, per ultimare un mostro in cemento che non solo avrebbe dovuto essere già ultimato, ma che andrebbe raso al suolo al fine di recuperare un'area ed un impianto che tanto hanno rappresentato per la città di Sezze nel corso di questi decenni. 

Gli amministratori hanno dimenticato il progetto dell'EPT, che prevedeva la ristrutturazione e la messa a norma dell'opera del Piacentini con soli 300mila euro? 

Ci si è dimenticati, e Striscia ha chiaramente dimostrato di fare disinformazione, delle interrogazioni che da mesi sono state presentate alla Regione Lazio, alla Presidente Renata Polverini, dai consiglieri Rossodivita e Berardo del Gruppo Radicale, da noi direttamente interessati. 

Tutte puntualmente rimaste senza risposta. Si tratta di domande che riguardano anche Parlamento Europeo, parliamo infatti di DOCUP, Provincia di Latina e Comune di Sezze. Dal 2005 ad oggi non si riesce ad ottenere una sola replica relativa a tutto l'iter che ha interessato l'Ecomostro. Intorno alla vicenda si respira un clima di omertà, che certamente Striscia la Notizia non ha aiutato a dissipare. Anzi. Stando così le cose proponiamo l'assegnazione di un Tapiro: non al sindaco di Sezze Campoli o alla presidente Polverini, oppure a Cusani, presidente della provincia di Latina, ma a Brumotti, grande taroccatore.


Striscia la Notizia tarocca l'Ecomostro di Sezze

3 novembre 2011

Striscia la Notizia ha "taroccato" la situazione reale dell'Anfiteatro di Sezze (LT) con un servizio fuorviante,  a senso unico e tendenzioso. Utilizzando le sole dichiarazioni dell' "amico Andrea", cioè il sindaco Campoli, senza dare alcun tipo di spazio alla controparte, Brumotti, in un clima goliardico di cameratesca allegria, è riuscito a disegnare un quadro della vicenda assolutamente non rispondente alla grave realtà. Sorvolando sul fatto che non sono stati volutamente ascoltati coloro che  dell'Ecomostro hanno fatto un caso nazionale, denunciandolo anche a Striscia con varia documentazione, cioè MLIS e Gruppo Radicale alla Regione Lazio, facendo suonare una sola campana, quella dell'amministrazione locale, è apparso evidente, a chi conosce bene la vicenda, la volontà di realizzare un "servizio copertura". Innanzitutto sono state riportate cifre non corrispondenti al vero: Brumotti ha parlato di un milione e centomila euro finora utilizzati, quando in realtà per il solo primo stralcio sono stati spesi un milione e 291.142 euro e per il secondo 800.000 circa. Siamo quindi, a tutt'oggi, intorno ai due milioni e centomila euro, circa il doppio di quanto riportato da Striscia. Il servizio, poi, è stato impostato a tesi, in maniera tale che passi l'idea che quello scempio deve essere ultimato con utilizzo di ulteriore denaro pubblico, altri 800.000 euro, trovando un primo cittadino compiacente e sorridente, nel ruolo, certamente non inedito, di "pesce in barile". 

Ma la battaglia di  Movimento Libero Iniziativa Sociale e dei tanti cittadini che ci hanno sostenuto e continuano a sostenerci, parte da un punto di vista radicalmente diverso: l'Anfiteatro, cioè il Teatro Sacro Italiano, non poteva essere abbattuto e l'Ecomostro non poteva essere edificato. Infatti i finanziamenti utilizzati arrivano da fondi DOCUP 2000 -2006 per "lavori di ristrutturazione". Nell'area interessata a tutto si è proceduto tranne che ad una ristrutturazione. Il complesso originario dell'Anfiteatro, opera del Piacentini ad impatto zero sull'ambiente, è stato demolito con le ruspe piuttosto che essere recuperato. L'ambiente è stato irrimediabilmente devastato. L'attuale struttura in cemento, quella per la cui ultimazione qualcuno ha ancora la faccia tosta di chiedere soldi, andrebbe rasa al suolo al fine di ripristinare lo status quo ed i responsabili dello scempio chiamati a risponderne. E' questa la grave realtà di cui parliamo. E grave è anche l'atteggiamento delle diverse amministrazioni, che dall’Europa alla Regione Lazio, dalla Provincia di Latina al Comune di Sezze, continuano a mantenere il più stretto riserbo sulla vicenda. Striscia ha "dimenticato" di ricordare che da mesi bombardiamo, insieme ai Radicali, la presidente Renata Polverini di interrogazioni rimaste puntualmente inevase. Niente è dato sapere sui progetti, sulle varianti in corso d'opera, sulle relative approvazioni, sulle valutazioni di impatto ambientale, sui vincoli paesaggistici e idrogeologici, nulla su pareri relativi a vincoli archeologici e su eventuali collaudi. E Brumotti si fa due risate insieme al sindaco di Sezze.


Trasparenza degli atti della gestione Astral

24 ottobre 2011

Prosegue l’impegno di Movimento Libero Iniziativa Sociale, di concerto con il Gruppo Radicale alla Regione Lazio,  per la trasparenza  degli atti della gestione Astral, Azienda Strade Lazio, presieduta fino a poco tempo fa da Giovan Battista Giorgi, PD. 
A distanza di mesi dalle interrogazioni fatte presentare dai consiglieri Rossodivita e Berardo, ancora niente perviene da parte della Presidenza. Tutte le richieste sono state puntualmente inevase da Renata Polverini.  E’ anche e soprattutto per tale motivo che insieme al sollecito ed  all’invito a fornire quanto richiesto, si chiedono ulteriori delucidazioni relativamente ad una situazione che sta assumendo contorni paradossali, stando agli insistenti silenzi.
Segue testo integrale della interrogazione inoltrata il 20 Ottobre.

Consiglio Regionale del Lazio

Gruppo Consiliare Lista Bonino Pannella – Federalisti Europei

Via della Pisana, 1301 – 00163 Roma – Telefono 0665937196 Fax 0665932217

e_mail: segr.radicali@regione.lazio.it

 

                                                                       Al Presidente del Consiglio Regionale del Lazio

                                                                       On. Mario Abbruzzese

 

         Interrogazione urgente a risposta scritta  

Oggetto: pubblicità del bilancio e dell’organigramma dell'Azienda Strade Lazio s.p.a..

 

            Premesso che:

gli scriventi attendono ancora risposta alla interrogazione n° 397 presentata il 24 marzo 2011;

 

nel frattempo il precedente Consiglio di Amministrazione della società in oggetto è decaduto dalle proprie funzioni mentre gli organi di stampa riportano che l'assemblea degli azionisti ha nominato al vertice della società Giovanni Zoroddu, capo di gabinetto della Presidente Polverini e già nominato amministratore in altre società regionali, con Salvatore Ronghi e l'avvocato Bologna nuovi consiglieri di amministrazione;

 

            Considerato che:

risulta indispensabile la massima trasparenza riguardo la gestione dell'Azienda Strade Lazio s.p.a., soprattutto a seguito delle numerose polemiche che hanno coinvolto la precedente amministrazione;

 

            INTERROGANO

la Presidente della Giunta della Regione Lazio, On. Renata Polverini, l’Assessore alle Infrastrutture e Lavori Pubblici, On. Luca Malcotti, per conoscere:

se è stato approvato il bilancio preventivo e consuntivo 2010 dell'Azienda Strade Lazio s.p.a.;

 

se è stato approvato il bilancio preventivo 2011 dell'Azienda Strade Lazio s.p.a.;

se sono state utilizzate carte di credito aziendali, per quali scopi e chi ne era in possesso;

 

se risulta vero che vi siano state ispezioni da parte dell’assessorato al bilancio presso gli uffici dell'Azienda Strade Lazio s.p.a. e per quale motivo;

 

se non si ritiene opportuno ed urgente pubblicare sui siti istituzionali i bilanci e l’organigramma -completo di nomi, qualifiche e funzioni- del personale dell'Azienda Strade Lazio s.p.a..

 

            I consiglieri:

            Giuseppe Rossodivita

            Rocco Berardo                                                  N° 620 del 20 / 10 / 2011


Tutti insieme appassionatamente

16 ottobre 2011

Tutti insieme appassionatamente: a Sezze si è creato ufficialmente, dopo mesi e mesi di convivenza e connivenza ufficiosa, il gruppo del PD-L (cioè PD + PDL), Partito Democratico delle Libertà. Fantapolitica? No , tutto vero. Nell'ex Stalingrado pontina siamo tornati, grazie a giochi di potere, al partito unico. Qui, l'ex candidato sindaco soccombente del centrodestra e della lista Mussolini, sodale del presidente della Provincia di Latina Armando Cusani, PDL, Serafino Di Palma, in buona compagnia di ex Forza Italia e neo “moderati” dai percorsi politici variegati, è approdato nella maggioranza di centrosinistra. Strano? Forse si per un osservatore esterno, certamente no per chi conosce le deprimenti cronache politiche locali. Strana è stata, piuttosto, quella sua candidatura alle ultime comunali, visto il passato di socialista sostenitore delle maggioranze a guida PCI-PDS. 

D'altronde di cosa meravigliarsi in una città che vede come coordinatore locale dei berlusconiani, uno che è stato consigliere comunale e provinciale, nonché segretario provinciale, di Rifondazione Comunista? Come ci si può meravigliare se a votare il rendiconto ed il riequilibrio di bilancio, in aula erano presenti i soli rappresentanti di questa maggioranza bulgara ed un solo contrario, tra l'altro civico? Colpiscono, nel merito, anche le dichiarazioni con cui l'evento è stato salutato e commentato. L'ex presidente Astral Giovan Battista Giorgi, PD,  si è sperticato in lodi, parlando addirittura, stando ai quotidiani, di un "atto di coraggio" da parte dei cambia casacca. A noi appare, diversamente, un fatto che suscita  ulteriore preoccupazione, alla luce anche delle dichiarazioni di Giorgi. Perché se in una amministrazione e quindi in un territorio comunale, vengono ristretti, se non annullati, gli spazi di opposizione vera, reale, se non esiste un controllo di carattere politico-amministrativo sull'operato di chi governa, sull'azione della maggioranza, questa potrebbe svilupparsi con finalità e metodi tutt'altro che attenti ai bisogni della collettività. 

E già, a Sezze, di situazioni anche eclatanti, che stanno investendo più o meno direttamente chi ha rivestito o riveste incarichi amministrativi, ce ne sono. Non è che nella Stalingrado pontina costoro abbiano assunto il ruolo di oppositori, prima di entrare ufficialmente in maggioranza, ma è anche il messaggio lanciato che conta. Certamente non ci si poteva attendere un'azione di controllo ed indirizzo da parte di coloro che il centrodestra provinciale ha voluto come rappresentanti a Sezze.  I vari Vincenzo Zaccheo ed Armando Cusani, Claudio Fazzone e Michele Forte, se li sono scelti bene, attenti a non rompere quegli equilibri trasversali destra-centro-sinistra che in provincia di Latina garantiscono il controllo della politica e non solo.


MLIS, Striscia e l'Ecomostro

10 ottobre 2011

La battaglia che Movimento libero Iniziativa sociale ha combattuto negli ultimi anni contro l'edificazione dell'Ecomostro di Via Piagge Marine, a Sezze (LT), dove sorgeva il popolare Anfiteatro progettato dall'architetto Piacentini, cioè il Teatro Sacro Italiano, abbattuto con le ruspe per far posto ad una colata di cemento che ha deturpato l'ambiente, sta finalmente ottenendo risultati. Siamo riusciti a far puntare, sull'area violentata, i riflettori di Striscia la Notizia. Una sua troupe ha realizzato un servizio sulla vergogna perpetrata ai danni della città di Sezze da amministratori senza scrupoli e sensibilità culturali. MLIS si schierò fin da subito contro l'operazione di demolizione di quel gioiello architettonico, che con le gradinate si adagiava naturalmente sul declivio della collina, lasciando completamente scoperto il panorama della Pianura Pontina, fino al mare ed alle isole, oggi scempiato da una presenza che ha distrutto ambiente e prospettiva. 

Il progetto voluto dall'amministrazione Zarra, centrodestra, ma non contrastato da quella dell'attuale sindaco Campoli, centrosinistra,  fu finanziato, non sappiamo come e perché, tramite fondi DOCUP, finalizzati al recupero ed alla valorizzazione (sic!). Proprio per tale motivo abbiamo cercato di portare la nostra battaglia laddove questi fondi venivano gestiti, cioè alla Regione Lazio, dove abbiamo trovato sponda nel Gruppo Radicale, unico a raccogliere le nostre istanze e ad attivarsi tramite interrogazioni. Interrogazioni che ancora giacciono nei cassetti dell'ente, senza che nessuno si sia preoccupato, governatrice Renata Polverini in primis, di fornire le adeguate risposte. Riteniamo che ora, a scandalo ormai esploso a livello nazionale, dato che la situazione è stata raccolta anche dall'inviato di Striscia Brumotti, gli amministratori della Pisana non possano più tirarsi indietro. 

Tutte le informazioni richieste dai  consiglieri regionali Rossodivita e Berardo su suggerimento di MLIS, debbono essere fornite, tutti gli interrogativi debbono essere evasi. Si deve fare finalmente chiarezza su tutto l'iter che ha condotto all'edificazione dell'Ecomostro, dalle autorizzazioni ai progetti, dalle valutazioni di impatto ambientale ai finanziamenti. Movimento libero Iniziativa sociale, in questo momento, si sente in dovere di ringraziare tutti coloro che sostengono questa lotta, tutti coloro che hanno riempito le nostre pagine su face book, quelli che hanno visitato il nostro sito lavocelibera.it, tutti coloro che ci sono vicini, condividendo il nostro impegno sociale per la città.
Se siamo in attesa delle risposte e delle decisioni della Regione, altrettanto stiamo attendendo dal Comune di Sezze, i cui amministratori hanno il dovere civile e morale di prendere posizione. La nostra battaglia comunque continua: vogliamo arrivare all'abbattimento dell'Ecomostro ed al ripristino dello status quo. E se ci sono dei responsabili debbono pagare.


Segnali pericolosi

10 ottobre 2011

In attesa dei preannunciati e non ancora iniziati lavori che dovrebbero interessare la SP 172, cioè Via Gattuccia, ci preme segnalare la oggettiva situazione di pericolo che interessa la stessa all'altezza dell'incrocio con la SP 45, Via Roccheggiana o Roccagorga. Dove è stato realizzato uno spartitraffico che dovrebbe favorire la canalizzazione degli automezzi, una serie di segnali indicatori, improvvidamente posti ad altezza di occhio, impedisce ai conducenti provenienti da Via Gattuccia la visibilità dei veicoli provenienti, da sinistra, da località Zoccolanti.                     (foto sotto)

Si tratta di uno stato pericoloso, al quale l'assessore provinciale Salvatore De Monaco, con i suoi collaboratori, avrebbe potuto ovviare con una sola più attenta valutazione. Se non lo ha fatto finora, lo faccia. Si tratterebbe, semplicemente, di posizionare i cartelli a livello del manto stradale, magari scegliendo una segnaletica di dimensioni verticali ridotte. Come si proceda in un settore così delicato, spesso in maniera troppo disinvolta, è testimoniato ulteriormente dalla situazione che interessa il tratto immediatamente successivo all'incrocio, in direzione Roccagorga (foto sotto)

Una serie di segnali, quasi una decina, si susseguono a distanza ravvicinata coprendosi vicendevolmente e rendendo in tal modo difficile la loro lettura. Una situazione che provoca anche una distrazione dalla guida, in quanto il guidatore è naturalmente portato al tentativo, comunque difficile, di decifrazione degli stessi. Solo pochi giorni fa questo tratto è stato funestato da un incidente mortale. Sarebbe quanto mai necessario, quindi, intervenire urgentemente anche in questo caso. Bisogna ovviare immediatamente a tali situazioni e lo si può fare prima di subito senza spese, nel modo che abbiamo suggerito, piuttosto che fare campagne finalizzate al lucro di qualche voto, annunciando grandi manovre che spesso restano nel mondo delle promesse. Non possiamo dimenticare quelle, "grandi manovre", che hanno interessato Via Ninfina ( Le Coste) per anni. Lavori su lavori già effettuati, colate di asfalto sostituite con altre colate, appalti su appalti. E purtroppo anche troppi incidenti. Ora qualcosa si è mosso su questa via. Intervenendo per tempo, quanti tragici eventi si sarebbero impediti?


Dondi spa e comunisti trinariciuti

4 ottobre 2011

Certi metodi non si dimenticano proprio. Alla fine, in un modo o nell'altro tornano a riemergere. E' così per l'anima comunista che ancora muove il PD di Sezze. Non per nulla, questo paese della provincia di Latina era considerato la Stalingrado dei Monti Lepini. Un pò come Sesto San Giovanni lo è per quella di Milano, insomma. Lo dimostra in pieno il "caso Dondi", la spa di Rovigo cui, nel 1993, comunisti e socialisti locali, PCI-PDS e PSI insieme, consegnarono l'acquedotto comunale per la gestione dei servizi relativi ai cicli idrico-fognario. Sezze, al grido di "compagni avanti il gran partito", divenne comune pilota in Italia nella privatizzazione delle acque. Chi si schierò contro? La destra sociale, popolare, solidale. 

Questa è storia, che appartiene alle cronache degli  ultimi 20 anni di vita di una città  dove i seguaci del sol dell'avvenire hanno spadroneggiato, facendo il bello e soprattutto il cattivo tempo. E' stato così anche in questo particolare settore, quello rappresentato dalle risorse idriche. Per anni gestito in maniera fallimentare a fini politici e sempre per fini politici consegnato armi e bagagli ad una società alla quale è stato consentito tutto, dagli aumenti arbitrari delle tariffe, al più che inefficiente servizio di depurazione, dal mancato rifacimento della rete idrica, all'inosservanza sistematica degli obblighi contrattuali. Per arrivare ai pasticci di un ufficio tecnico comunale, che ha tenuto rapporti con la Spa poco chiari, chiamato anche a risponderne in sedi giudiziarie. Gli amministratori setini hanno tollerato di tutto e di più, solidarizzando con la Dondi piuttosto che con gli utenti tartassati e vittime dei disservizi. Vittime di un disservizio che ancora oggi determina la perdita di oltre il 60% della acque immesse in una rete colabrodo. 

I soli a contestare ed a controbattere puntualmente tale cattiva gestione sono stati, ancora una volta, i rappresentanti della destra sociale. Sono fatti documentati e documentabili: per chi volesse farlo siamo pronti ad un confronto ed a un dibattito pubblico. Abbiamo presentato ricorsi, denunce; abbiamo promosso campagne di informazione; raccolto firme, presentato petizioni popolari; addirittura una richiesta di referendum consultivo, secondo le modalità previste dallo Statuto comunale. Richiesta respinta dal democraticissimo comunista Giovan Battista Giorgi, detto Titta, ex presidente Astral, in qualità, all'epoca, di presidente del consiglio comunale. Siamo stati gli unici, come Movimento libero Iniziativa sociale, in occasione delle ultime amministrative, a presentare nel programma come punto fondamentale la rescissione del contratto con la Dondi, la fuoriuscita dalla gestione privata e la riconsegna del patrimonio costituito dall'acquedotto nelle mani del popolo, ben sapendo che una oculata gestione delle acque, di cui Sezze è ricchissima, condurrebbe non solo ad una rimodulazione delle tariffe, ma ad introiti per le casse comunali. Un percorso che ci ha condotto naturalmente ad appoggiare il referendum, a raccogliere le firme e ad aderire al Comitato di difesa dell'acqua pubblica, la cui battaglia non è stata sostenuta localmente dai partiti rappresentati nell'aula consiliare di Palazzo De Magistris, PD compreso. Salvo poi, solo a risultato referendario acquisito, attribuirsene i meriti. E' storia di questi anni e di questi ultimi mesi.
Le cronache di questi ultimi giorni, invece, hanno riportato a galla quell'anima trinariciuta dei comunisti locali. Da comune pilota della privatizzazione delle acque, stando alle pagine del quotidiano Latina Oggi, che ha ripreso le dichiarazioni del segretario del PD setino Salvatore La Penna, Sezze si sarebbe trasformato, all'insaputa degli ignari cittadini, in comune pilota contro la privatizzazione. In ben due pagine dedicate all'argomento, in perfetto stile sovietico, il 3 ottobre, è stata portata a termine una operazione di assoluta disinformazione. Dalle dichiarazioni dell'esponente "democratico", non solo riportate acriticamente, ma rafforzate tramite le opinioni dell'articolista ed i titoli, con richiami in prima, viene disegnata una situazione che non ha alcun riscontro con la realtà.
Partendo dal voto di una delibera consiliare che non conduce alla fine della gestione Dondi, la cui concessione è trentennale (sono passati "solo" 18 anni dal suo inizio) e che si sta utilizzando demagogicamente soprattutto in vista delle prossime elezioni comunali, si tenta di stravolgere i fatti e la verità. Come se il sindaco Andrea Campoli e la sua parte politica fossero dei marziani, capitati per caso a Sezze solo ora. Quanto avvenuto dal 1993 ad oggi non gli apparterrebbe. Magari i veri responsabili del disastro locale della gestione privata delle acque sono coloro che l'hanno sempre avversata. Verrebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Ma Salvatore La Penna ed Andrea Campoli ci credono veramente a quello che dicono? Sappiamo che non è così: restano socialcomunisti, è pura "disinformatia". Siamo a Sezze, ancora Stalingrado.


Dondi, tra Pilato e Pinocchio

1 ottobre 2011

Dondi, diciamo le cose come stanno. Tra tutti coloro che oggi ne parlano, quasi sempre a sproposito, ben pochi hanno la coscienza a posto. A Sezze è stata la destra sociale, popolare, solidale, a mettere in discussione prima la scelta di affidare a privati la gestione dei servizi relativi al ciclo idrico-fognario, quindi a denunciarne puntualmente, cioè in tempo reale, gli abusi ed i disservizi. Sono stati invece socialisti e comunisti, alcuni dei quali tuttora presenti tra i banchi del consiglio, a consegnare il patrimonio costituito dall'acquedotto comunale nelle mani della Spa di Rovigo, con un contratto trentennale. 

Contratto mai fatto rispettare e trasformato in un capestro per gli utenti, tramite un atto aggiuntivo, pagato all'epoca qualche centinaio di milioni di lire ad un legale di area. Nel 1993 eravamo da soli a contestare l'operazione, da soli abbiamo sostenuto l'impegno contro la concessionaria ed il concedente connivente, scontrandoci contro il muro di gomma di una classe politica coesa nel difendere gli interessi della Dondi, dimentica di quelli dei cittadini. Ne avversammo gli arbitrari aumenti tariffari, avallati dalla politica locale; chiedemmo un  referendum consultivo, che ci fu negato dall'allora presidente del consiglio Titta Giorgi; inoltrammo ricorsi alle autorità ministeriali competenti, puntualmente intralciati dai soliti noti. 

E' tutto documentato e documentabile. Oggi, dopo 18 anni di disagi, bollette stratosferiche, depuratori non funzionanti, perdite nell'ordine di oltre il 60 % dell'acqua immessa in rete, abusi nei confronti dei cittadini, arriva un voto del consiglio comunale, sponsor il sindaco Andrea Campoli, che appare come un prendere le distanze da un enorme problema arrecato alla città di Sezze dalla classe politica che lui stesso rappresenta e da un percorso di cui il primo cittadino è parte corresponsabile. Troppo facile lavarsene le mani in questo modo, tra l'altro lasciando tutto nel vago. Perché una cosa è certa: alla Dondi restano per contratto altri 12 anni. Come uscirne fuori? Magari con qualche azione legale aleatoria, del tipo di quelle sostenute finora e regolarmente perse, esponendo le casse comunali al dissesto finanziario? E' in grado il sindaco di delucidarci, almeno orientativamente, sulla data" storica" della ritirata della Dondi da Sezze? La risposta la diamo noi: non è in grado di fornirla, perché l'ostentazione di questo voto rasenta la presa in giro.
Piuttosto, entriamo nel concreto: perché l'amministrazione non si attiva per centrare obiettivi  raggiungibili? Ci riferiamo innanzitutto alle notevoli somme che, anche per sentenza, debbono essere restituite agli utenti- contribuenti per i servizi non forniti riferiti alla depurazione ed alla fognatura. Stiamo parlando di cose concrete, di cui il primo cittadino non si è mai interessato. A Campoli ricordiamo, poi, che dal 21 luglio è in vigore il risultato del referendum sull'acqua, cui localmente non hanno minimamente contribuito le forze presenti in consiglio comunale. Questo sta a significare che dalle tariffe idriche va tolta la "remunerazione del capitale investito", pari ad un 7 % di guadagno sicuro per i gestori a prescindere dalla qualità del loro operato e della gestione. Perché non andare a verificare, infine, quegli aumenti tariffari arbitrari, che da 15 anni spremono i cittadini?
Queste sono questioni reali, qui si dimostrerebbe la volontà di affrontare la questione Dondi. Il resto è fuffa, dato anche il periodo altamente sospetto della presa di posizione, con le elezioni amministrative alle porte.


ATC o zone trekking?

22 settembre 2011

Abbiamo avuto modo di seguire, in occasione dell'apertura della stagione venatoria, un botta e risposta, sui problemi della caccia, tra il consigliere regionale Stefano Galetto e l'assessore provinciale di Latina Enrico Tiero. Detto che ci è apparso assolutamente strumentale, dati anche i tempi in cui si è scelto di intervenire, la presa di posizione del primo, aggiungiamo invece di aver ampiamente condiviso la replica del secondo.
Galetto, che nel corso di questi anni non è stato mai particolarmente vicino alle problematiche venatorie ed al mondo dei cacciatori, piuttosto che parlare molto genericamente, imbeccato magari da qualcuno che gli ha suggerito di farsi sentire in questo particolare momento, non ha affermato niente di particolare, dimenticando però che posizioni, incarichi politici e poltrone da lui occupate, gli avrebbero consentito di agire concretamente, nel corso degli anni, per deviare eventuali distorsioni e per far si, collaborando attivamente con la categoria, con chi la rappresenta e con gli organi istituzionali, che le questioni da lui ora sollevate venissero positivamente risolte. Ben ha fatto Tiero a ricordaglielo. 

Qualche puntualizzazione all'assessore provinciale, però, va fatta, esclusivamente nell'interesse di una tradizionale attività, che ancora gode, nonostante le oggettive difficoltà ed un fisiologico calo di appassionati a queste dovute, di numerosi proseliti. A due anni dalla istituzione degli Ambiti Territoriali di Caccia  (ATC) e nonostante il raddoppio delle tasse che ogni cacciatore paga all'ente provinciale per la pratica venatoria (che vanno ad aggiungersi a quelle statali), niente è cambiato, anzi. Il ripopolamento della selvaggina stanziale risulta praticamente inesistente e la situazione peggiora di stagione in stagione. Paradossalmente, rispetto alla situazione antecedente l'istituzione dei due ATC provinciali, quando i tributi erano dimezzati e la cifra disponibile per il lancio di animali cacciabili era quindi inferiore, la stanziale risulta notevolmente diminuita, se non totalmente assente. Da due anni le uscite di caccia si risolvono quasi sempre in passeggiate ecologiche, che fanno certamente piacere, ma sono altro rispetto all'attività venatoria, per cui vengono erogate le tasse di cui sopra. L'assessore Tiero farebbe allora bene a rendere pubblici i bilanci degli ATC, mettendoli magari a confronto con i precedenti dell'assessorato, quando ancora essi non venivano istituiti. 

Come è giustificabile il fatto che con l'aumento dei soldi versati dai cacciatori non ci sia traccia di selvaggina? Il 18 di settembre, in occasione dell'apertura, i carnieri sono rimasti pressoché vuoti. E' possibile conoscere nel dettaglio gli organismi dirigenziali degli ATC? In base a quale criterio ne vengono determinati i componenti? Ci sono competenze specifiche o ci troviamo di fronte agli ennesimi carrozzoni? Quanto costano i relativi consigli di amministrazione? Il nostro parere, in particolare, dato lo stretto connubio che da sempre esiste tra ambiente e caccia, è che la prima responsabilità di chi si occupa a livello istituzionale del settore dovrebbe essere quella della salvaguardia del territorio. Certamente le notizie di questi giorni, quelle che vanno dalla devastazione di vaste porzioni della provincia a causa di incendi, alla presenza di discariche abusive di rifiuti tossici, gli attacchi portati  a parchi naturali, insieme alla crescente speculazione edilizia, ci parlano di una realtà territoriale devastata, anche per le "infiltrazioni" ormai appurate, un ambiente che tutto può favorire, tranne la caccia. Riteniamo che una classe politica veramente sensibile ed attenta, è a tali problematiche che dovrebbe volgere lo sguardo, nel tentativo di risolverle. I reali problemi sono questi, non certamente quelli legati al pagamento degli straordinari alla Polizia provinciale in occasione dell'apertura della stagione venatoria (è stata una preoccupazione della Provincia!), perché, ci consenta Tiero la battuta, c'è poco da controllare: senza selvaggina il cacciatore fa trekking.


Nessuna risposta da Campoli e dalla SPL

1 settembre 2011

Alcune settimane fa Movimento libero Iniziativa sociale ha sollevato una serie di interrogativi che investono direttamente la SPL spa, società che gestisce tutta una serie di servizi comunali a Sezze, dalla raccolta rifiuti a quelli cimiteriali, dalla riscossione dell'ICI al servizio scuolabus. Le domande erano finalizzate ad ottenere spiegazioni, in particolare, sui lavoratori impiegati nella spa, sui diversi tipi di contratto, sulle assunzioni fatte direttamente e su quelle effettuate tramite agenzie interinali, sul numero degli stessi e sui relativi tempi di assunzione, sul rapporto numerico tra dipendenti diretti ed interinali, su chi controlla le assunzioni e sulla base di quale criterio vengono effettuate. Venivano richieste delucidazioni sul recente bando per 11 assistenti scuolabus per un solo anno scolastico, quando un concorso simile è stato già effettuato nel 2009. 

Una semplice richiesta di trasparenza anche nella ripartizione delle spese della SPL, che per una società seria non dovrebbe costituire un problema.
Dai vertici dell'azienda non sono arrivate risposte, tanto meno l'amministrazione comunale si è preoccupata di fornirle o di sollecitarle. Per l'ennesima volta a Sezze si brilla per reticenza a fornire spiegazioni, nonostante gli interrogativi si riferiscano ad una azienda pubblica, tenuta in piedi dai cittadini-utenti. MLIS non demorde e torna alla carica, perché delle delucidazioni sono doverose. Si vuole fare chiarezza, nell'interesse dei lavoratori, sulle assunzioni tramite agenzia? Risulta al vero che qualcuno è stato pagato con i voucher dell'Inps per periodi anche lunghi, pur se la normativa parla di lavoratori occasionali ed accessori? Se risulta al vero, non si rischia in tal modo di far perdere loro la possibilità di accedere agli ammortizzatori sociali, come la disoccupazione? Chiarezza andrebbe fatta, prima che venga effettuato il concorso per gli 11 assistenti, sulle relative clausole e sulla possibilità di effettuarlo. Se è vero, clausole alla mano, che un diplomato con il minimo dei voti potrà parteciparvi ma non potrà vincerlo. 

Se è vero che nella valutazione dei titoli ci si diversifica sul voto del diploma, ma chi è laureato avrà solo mezzo punto in più. Ma il regolamento  non assegna un punto in più a chi ha titolo superiore a quello richiesto? In tal modo un laureato con 110 e lode, che si è però diplomato con voto basso, parte svantaggiato rispetto a chi ha solo il diploma, ma  un voto superiore. Se stanno così le cose, non si sta rischiando una coda fatta di polemiche sotto forma di ricorsi agli organi preposti, che potrebbero bloccare il regolare svolgimento del servizio?
Tornando al centro del discorso, ancora non si riesce a conoscere l'effettivo numero dei lavoratori a somministrazione. Niente osta ad utilizzare questa forma contrattuale, ma essa non può essere giustificata con il solito refrain dell'emergenza, considerato che ci sono addetti che lavorano stabilmente con l'azienda anche da 12 mesi. Quando si uscirà da tale emergenza? Quando si riuscirà a pianificare una campagna di assunzioni e stabilizzazioni? O per motivi "elettorali" si preferisce  mantenere tutti con i piedi a mollo? Se tacciono i vertici aziendali, altrettanto fa il sindaco Andrea Campoli, tanto attento alle politiche sociali quando era consigliere provinciale di minoranza ed oggi particolarmente assente nel suo comune su queste problematiche.


Polverini, quando il troppo storpia

29 agosto 2011

Ci fanno o ci sono? Il dubbio è legittimo, perché all'elenco delle "grandi opere" annunciate e da tempo promesse, ha fatto seguito ... il nulla. Regione Lazio, Astral, Autostrade del Lazio Spa, Anas e chi più ne ha più ne metta (tanto di enti inutili ce n'è sempre bisogno), non hanno dimenticato niente nella lista delle strutture viarie da realizzare o da mettere in sicurezza ... tranne la loro effettiva messa in opera.  Dalla bretella di congiungimento autostradale Latina - Cisterna - Valmontone al Corridoio Tirrenico, dalla Nuova Pontina alla SR 156 var, dalla messa in sicurezza della Nettunense alla costruzione di una nuova affianco alla vecchia, per arrivare addirittura ad una bretella di congiungimento Appia - Pontina. Come detto, non manca niente, la lista potrebbe continuare all'infinito a seconda della fantasia, più o meno viva, dei diversi amministratori, presidenti di Cda, assessori, a seconda delle diverse necessità elettorali, con promesse da spendere per un elettorato pronto ad abboccare. Tanto basterebbe la posa di una prima pietra, con relativa benedizione pastorale, alla quale, come è solito, non seguirebbero le altre. 

Come non ricordare il caso eclatante della "nuova" 156? Tanto per rinfrescare la memoria, occorre ricordare che questa arteria, nata vecchia e male, va a sfociare in un lago, per poi abbattersi contro una montagna. Roba da non credere? Invitiamo chi è interessato ed incuriosito su come vengono sprecati i soldi dei cittadini, a recarsi, per rendersi conto de visu, nel tratto stradale Ceriara di Sezze - Sezze Scalo, in località Sorgente Sardellane - Mole Muti, dove si renderanno conto della incredibile superficialità con cui vengono progettate le opere pubbliche. Come dimenticare quando il neo assessore regionale Luca Malcotti tentava disperatamente di giustificare l'operato dei suoi predecessori e dell'ex presidente Astral Giovan Battista Giorgi? Da Renata Polverini ci saremmo aspettati segnali ben diversi, finalizzati almeno a fare chiarezza su troppe scelte discutibili. Meno chiacchiere e più fatti.


Rifugiati, chiarisca chi deve chiarire

20 agosto 2011

La proposta partita da un consigliere comunale di Sezze, riferita ad un consiglio comunale "aperto" sul "caso rifugiati politici", appare una boutade. Di cosa si dovrebbe andare a discutere? Ci sono delle indagini in corso, un'inchiesta aperta, delle situazioni che gli inquirenti stanno cercando di ricostruire. Si parla di indagati, di avvisi di garanzia e vengono ipotizzati reati, dall'associazione per delinquere alla truffa ai danni dello Stato. Si sussurra di coinvolgimenti da parte di esponenti politici e di cooperative, riferite più o meno direttamente ad amministratori. La vicenda è ampia ed interessa non solo il comune di Sezze, ma anche quelli di Bassiano e Roccagorga e, stando a notizie di cronaca, Maenza. Allo stato dei fatti, però, i cittadini sanno ben poco. Ben poco dovrebbero sapere gli amministratori, almeno per quello che riguarda le indagini, che sono naturalmente coperte dal segreto istruttorio. Essendo questa la situazione, l'eventuale "consiglio comunale aperto" di cosa dovrebbe andare ad occuparsi? Si dovrebbe discutere solo di ipotesi, senza conoscere nella sua interezza la vicenda ed i suoi ulteriori sviluppi? Dovere dell'amministrazione, al di là di queste uscite demagogiche, sarebbe invece quello di chiarire, cosa che fino ad ora è mancata, tutta quella parte della storia che la interessa e coinvolge. Dal sindaco di Sezze Andrea Campoli ancora non arriva una parola sulle dimissioni del suo vicesindaco Umberto Marchionne. In tal modo, di ufficiale è rimasta soltanto la relativa comunicazione che ha pubblicizzato l'atto, quella che fa espresso riferimento all'assessore regionale alle politiche sociali Aldo Forte e ad un impegno presso il suo assessorato, cui sarebbe stato chiamato l'ex vicesindaco. Cosa a tutt'oggi rimasta senza riscontro. Forte continua a tacere come il primo cittadino di Sezze. Tace anche l'Udc provinciale, partito di Forte e Marchionne, sbattuto fuori dalla maggioranza a Sezze insieme al vicesindaco. Tace il presidente della Regione Lazio Renata Polverini, che mantiene il più stretto riserbo su uno scandalo senza precedenti, tace il vescovo della diocesi su una vicenda al centro della quale ci sono poveri cristi provenienti dai paesi africani  per essere sfruttati. Ancora non conosciamo, come semplici cittadini, l’entità del flusso di denaro che interessa il caso. Leggiamo di cifre milionarie, ma ancora siamo nel campo delle illazioni. Mentre tutti coloro che sono preposti istituzionalmente, come detto, tacciono, di cosa dovrebbero andare a parlare i cittadini che di questa storiaccia conoscono solo i vergognosi contorni che possono leggere sugli organi di informazione? Dei 50 articoli pubblicati? E con chi, con una amministrazione che non ha più alcuna credibilità?
Visto il non-sense dell'andare a discutere di questioni che ancora non si conoscono, avendo magari come interlocutore qualcuno che potrebbe essere direttamente coinvolto, soprattutto nel rispetto del lavoro della magistratura sarebbe il caso di cominciare a fare le persone serie. Delle spiegazioni debbono essere fornite, certamente non dai cittadini, ma dalle Istituzioni. Vengano a chiarire la vicenda  Renata Polverini, Aldo Forte, l'ex vicesindaco di Sezze nonchè ex assessore ai servizi sociali Umberto Marchionne, i funzionari dei vari enti, dalla Regione al Comune, che si occupano di accoglienza. I cittadini ascolterebbero con interesse.


Sezze, spettacolo indecoroso

11 agosto 2011

Un'amministrazione coinvolta, in modo più o meno diretto, nello "scandalo rifugiati politici", che invoca, chiaramente in maniera strumentale, una commissione di indagine consiliare, quindi interna; dei consiglieri, cioè, che andrebbero ad "indagare" su una attività che  investe anche l'amministrazione di cui fanno parte, è quantomeno poco credibile. Viste anche le contrapposizioni tra gruppi di firmatari, il tutto sta assumendo i contorni di una operetta. Ma su situazioni serie come quella che ha investito, partendo da Sezze, i comuni di Bassiano, Roccagorga e, stando a notizie giornalistiche, anche Maenza, su un flusso di carne umana trasformato in business, c'è poco da polemizzare. Ci sono delle indagini in corso, la Magistratura sta seriamente indagando e le diatribe tra amministratori  interessati  a sollevare cortine fumogene, non potrebbero rappresentare un intralcio rispetto al prosieguo dell’inchiesta? Si tratta di un dibattito fuorviante che inquina ancor di più una situazione già torbida. La sola voce a doversi far sentire chiara e forte, è l'unica che manca: quella del sindaco di Sezze Andrea Campoli. Torniamo a sottolineare che il bubbone è scoppiato con le "tempestive" dimissioni del suo vicesindaco Umberto Marchionne, giustificate in maniera sibillina: a tutt'oggi, nonostante le nostre pressanti richieste e due interrogazioni fatte presentare in Regione Lazio tramite il gruppo consiliare dei Radicali, non si è fatta chiarezza sul caso, soprattutto da parte dell'assessore alle politiche sociali Aldo Forte, chiamato direttamente in causa dal comunicato che le annunciava. Campoli, in questo periodo, ha parlato di tutto, tranne che del caso rifugiati. Eppure "qualcosa" è successo: blitz dei carabinieri, indagini sulle cooperative e relativa attività di "accoglienza", nove indagati, un flusso di denaro sul quale si cerca di fare chiarezza. Ed il primo cittadino setino non vede, non sente, non parla. Si beccano invece tra loro i diversi consiglieri, rinfacciandosi gestioni pregresse, quelle degli ultimi 12 anni (perché proprio 12?) o altre situazioni sulle quali tuttora si attende l'esito delle indagini condotte dagli organi inquirenti. Bene avrebbe fatto, il consigliere che vi ha alluso tramite stampa, ad essere più chiaro, dando la possibilità a tutti di capire a quale di queste si sia riferito.

Resta il nostro sconcerto di fronte all'indecoroso spettacolo che sta offrendo di Sezze questa classe politica e la speranza che quanto prima sia fatta piena luce sulla vicenda, con l'individuazione dei responsabili.

Cosa che non potrebbe certamente arrivare da una qualsiasi "commissione d'indagine" consiliare.


Spl, si faccia chiarezza sulle assunzioni

11 agosto 2011

Rifugiati politici, Dondi ... e la SPL? Restiamo basiti nel constatare cosa accade all'interno della spa che si occupa di diversi servizi comunali a Sezze, a partire dai rifiuti per finire alla farmacia comunale, nella generale indifferenza. Dirigenti, impiegati, segretarie, operatori, addetti alla raccolta, operatori del centro diurno, autisti, assistenti scuolabus: quanti lavoratori sono impiegati nella "municipalizzata" e con quale tipo di contratto? Quanti sono direttamente assunti dalla SPL, quanti tramite agenzie interinali e da quanto tempo lavorano per la società? Chi controlla le assunzioni? Chi ne verifica la giusta pubblicizzazione? Non dovrebbe esserci  rapporto numerico tra dipendenti diretti ed interinali? Sorprende, in un caos mai chiarito e sul quale la politica consiliare non è mai intervenuta, il bando per 11 assistenti scuolabus limitato ad un anno scolastico. Un simile concorso è stato già espletato nel 2009: non sarebbe stato più logico, all'epoca, bandirne uno pluriennale fino alla scadenza della concessione, come è stato fatto per gli autisti? Sicuramente si sarebbero risparmiati soldi pubblici, magari da utilizzare per far partire una differenziata che sia veramente tale in tutto il territorio comunale.
Non vogliamo pensare male, ma forse ci si è sbagliati, sicuramente in buona fede, nella stesura del bando 2009. Qualcuno dovrebbe fare il mea culpa allora, evitando di far pagare conseguenze a quegli operatori che risultarono vincitori di regolare concorso. Nell'arco di tre anni si sono tenuti due concorsi per lo stesso posto di lavoro e probabilmente non è finita qui. Sul bando che fa bella mostra di sé sul sito del Comune, si parla di urgenze e necessità, ma questo suona quantomeno strano visto che il CdA aveva autorizzato il presidente Vincenzo Rosella il 7 giugno e lo stesso ha indetto il concorso solo il 5 agosto. Se si trattava effettivamente di una urgenza si sarebbe potuto attingere alla graduatoria del 2009 e magari varare concorsi per altri settori della SPL, per i quali questa prassi non è stata seguita. Leggendo il bando, come se urgenza e necessità possano giustificare lo stravolgimento di regole e leggi, fa sorridere la clausola che fa riferimento a esperienze specifiche o analoghe: un giro di parole che vuol dire tutto e niente. Se nei concorsi le esperienze lavorative avute negli enti pubblici valgono più di quelle con il privato, ancora più gratificate dovrebbero essere quelle alle dirette dipendenze dell'ente che emana il concorso. Il sospetto è che si voglia mettere sullo stesso piano le esperienze più disparate e quelle specifiche del settore, in barba a tutte le regole ed alla prassi dei concorsi pubblici.
Tutta una serie di perplessità che andrebbero chiarite e che confermano la nostra sensazione, anzi la nostra certezza: l'SPL è soltanto un carrozzone della politica,  profumatamente pagato dai cittadini per essere utilizzato da pochi. Soprattutto ora, con le elezioni comunali alle porte. Pensiamo male, ad esempio, a ritenere "strategica" la scelta di mantenere nella precarietà e sulla graticola, con l'eterna promessa di un posto definitivo, tanti lavoratori con le loro famiglie?


Troppi silenzi sui rifugiati

5 agosto 2011

In merito alle vergognose vicende legate al "caso rifugiati ", che sta investendo alcuni centri collinari Lepini (Sezze, Bassiano, Roccagorga) e cooperative che in tale porzione di territorio agiscono, anche con "agganci" di carattere politico, colpisce il basso profilo che stanno mantenendo l'assessore regionale alle Politiche sociali Aldo Forte ed il sindaco di Sezze Andrea Campoli. Eppure lo scandalo è scoppiato con le tempestive dimissioni dell'ex assessore, nonché ex vicesindaco della giunta Campoli, Umberto Marchionne, espressione dello stesso partito di Forte, l'Udc, giustificate tramite una sibillina comunicazione che faceva riferimento a non meglio specificati incarichi che lo stesso sarebbe stato chiamato a ricoprire alla Regione Lazio, presso l'assessorato dello stesso Forte. 

Cosa mai verificata. E mentre dall'inchiesta emergono situazioni che vanno a cozzare contro la dignità dell'uomo, considerato in tale frangente un numero che apporta solo rientri economici, mentre vengono verificate da chi sta conducendo le indagini condizioni di sopravvivenza al limite della sopportabilità umana, anzi al di sotto di essa, ancora si tenta di sollevare polveroni. Il caso è gravissimo e sta gettando infamia in particolare su una città, Sezze, che dietro la facciata di una finta "accoglienza", di un falso umanitarismo, nasconde una realtà fatta di sfruttamento e speculazione economica, se non di vero e proprio schiavismo. 

Come definire diversamente lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo? Proprio partendo da una situazione come questa, che gli inquirenti stanno attentamente ricostruendo (stando alle cronache sarebbero già nove gli avvisi di garanzia emessi, diverse le associazioni e cooperative coinvolte nel meccanismo ancora in fase di definizione, alcune delle quali direttamente riferite ad esponenti politici), appare assordante il silenzio di troppi e l'assenza di interventi soprattutto da parte di coloro che si riempiono la bocca della questione immigrati e solidarietà, dalle associazioni cattoliche alle parrocchie, ma non solo. Può essere smentita la voce riferita all'assessore dimissionario, Umberto Marchionne,  come espressione di un gruppo parrocchiale? I diversi parroci non hanno nulla da dire a proposito? Ed i diversi gruppi di Azione cattolica? Non si ritiene la situazione emergente degna di particolare attenzione? O forse il coinvolgimento della "politica" invita a particolare "cautela"? Il sindaco Andrea Campoli, invece, non avrebbe potuto affrontare la questione Dondi in un diverso frangente? Sono ben diciotto anni che i cittadini di Sezze subiscono tale gestione, eppure la classe politica locale si ricorda di affrontarla soltanto ora. Il primo cittadino piuttosto che convocare una conferenza incentrata sulla questione "rifugiati", ne convoca una per parlare del servizio idrico e dell'Udc, ma solo in relazione all'acqua. Con buona pace di Aldo Forte.


 

Rifugiati, Campoli deve chiarire

30 luglio 2011

Movimento Libero Iniziativa Sociale, in merito allo scandalo dei rifugiati politici sui Lepini, ha fatto i passi che doveva fare. Tramite il Gruppo Radicale alla Regione Lazio, ente preposto alla gestione dei relativi finanziamenti, ha presentato agli organi competenti una interrogazione finalizzata a rendere più trasparente la vicenda. Trattandosi di centinaia di migliaia di euro, soldi dei cittadini, che il Ministero degli Interni mette a disposizione per fini umanitari, tramite la Regione e quindi società che agiscono sul territorio, ci sembra quantomeno doveroso che laddove esiste invece sfruttamento degli stranieri e speculazione su povere vite di diseredati, venga eliminata qualsiasi ombra di dubbio. E la vicenda di Sezze, Bassiano e Roccagorga, di punti oscuri ne presenta tanti, troppi. Stando alle notizie di questi giorni starebbero emergendo responsabilità anche di carattere politico: alcune strutture che gestiscono localmente il flusso degli stranieri farebbero riferimento, più o meno direttamente, ad esponenti politici locali. Va sottolineato che il caso scoppia con le dimissioni dell'ex assessore ed ex vicesindaco di Sezze Umberto Marchionne, UDC, che in questa città governa con il PD. 

Il primo cittadino setino Andrea Campoli, pur costretto ad un rimpasto di giunta ancora da definire, ha mantenuto e sta mantenendo sull'intera vicenda un silenzio cui sarebbe doveroso sottrarsi. Ben differente è stata la posizione del suo collega di Bassiano, Cacciotti, il quale ha deciso di coinvolgere tutte le autorità competenti, dalla Prefettura alla Procura. Diversa anche la situazione a Roccagorga, dove i Carabinieri, coordinati da Terracina, hanno aperto un'indagine, che ha condotto ad un blitz presso gli uffici della Regione Lazio. Chi risponde per il sindaco di Sezze è il PD, il quale "si tira fuori dalle polemiche" con una nota ufficiale della segreteria, come se fossero questioni che non lo riguardassero o di poco rilievo. Piuttosto che entrare nel merito del "business dei rifugiati", i democratici sollevano una cortina fumogena parlando di "speculazione politica", di una "sciocca querelle tra partiti". Se è vero che l'assessorato regionale competente, quello di Aldo Forte, UDC, che nel Lazio governa con il PDL, non può tirarsi fuori dalla vicenda con dichiarazioni chiaramente insoddisfacenti per tutti, tanto meno può tirarsene fuori chi governa Sezze. Perché quel flusso enorme e continuo di africani, quella marea montante di stranieri che quotidianamente circola per le strade del più popoloso ed importante centro dei Monti Lepini, è sotto gli occhi di tutti da tempo. Possibile che un sindaco ed un partito di governo, Campoli ed il PD, non abbiano mai notato niente e non si siano mai interessati di andare a verificare il fenomeno nella sua giusta portata  e come e dove in così tanti venivano ospitati?

Proprio in questi giorni l'Italia si trova al centro di aspre polemiche incentrate sulla questione morale, con politici del centrodestra e del centrosinistra coinvolti in storie di tangenti e finanziamenti illeciti.
Come è normale, PDL e PD non si risparmiano vicendevolmente colpi. Perché a Sezze lo scontro politico è inesistente? Perché pur essendo coinvolti nelle vicende come questa esponenti politici, la polemica politica è assente? La sensazione che si offre all'opinione pubblica è quella di un paese e di una regione dove, vicendevolmente, ci si copre, da sinistra a destra passando per il centro.


Prima Mara Carfagna, ora il "caso rifugiati"

18 luglio 2011

Stranieri a Sezze, quanta demagogia: titolavamo così, sul nostro sito internet lavocelibera.it, lo scorso 3 maggio,un intervento ripreso anche dalla stampa locale, sulla questione immigrati. Ed in particolare, tra le diverse problematiche ad essa legate, sollevavamo quella dell'abnorme flusso di "rifugiati politici", cui appaiono interessate diverse strutture locali che fanno riferimento ad associazioni di vario tipo, chiaramente non a titolo gratuito. Un fenomeno anomalo, solo apparentemente non controllato, soltanto ora al centro di uno "scandalo" tutto da chiarire. Quale è il ruolo finora ricoperto dai servizi sociali nella questione? Quale quello dei relativi funzionari? Quale è stato il ruolo dello specifico assessorato? Perché l'assessore competente, nonché vice sindaco, Umberto Marchionne, si è dimesso proprio in tale frangente? Perché i silenzi insistenti del sindaco Andrea Campoli, PD, su una questione così delicata? Non sarebbe il caso di relazionare pubblicamente, facendo piena luce sull'attività svolta localmente da coloro che ricevono consistenti sussidi per quello che è diventato un vero e proprio "business", il business del rifugiato e dell'immigrato? Dal Ministero degli Interni alla Regione Lazio, dalla Provincia di Latina al Comune di Sezze, non sarebbe il caso che venissero forniti tutti gli strumenti utili al cittadino al fine di avere una chiara visione del flusso di denaro di cui usufruiscono i soggetti interessati e di come esso viene gestito? A tal proposito non possiamo dimenticare la visita a Sezze del ministro Mara Carfagna, presso una di queste cooperative che dovrebbe occuparsi dei "rifugiati", avvenuta non più di qualche mese fà: Sezze, come al solito, comune "capofila" di un qualche cosa, paese chiaramente aperto all' "accoglienza", esempio per tutti gli altri di "civiltà" e "altruismo".
Le dimissioni fornite dall'ormai ex assessore ai servizi sociali Marchionne (UDC al governo con il centrosinistra), proprio in concomitanza con la vicenda dei 50 stranieri ospitati presso una struttura che il Comune di Sezze e quello di Bassiano si stanno rimpallando, deve essere chiarita, come va chiarito il ruolo dell'assessore nell'arco di tutta la sua gestione. Movimento Libero Iniziativa Sociale si è attivato presso la Regione Lazio al fine di verificare quanto riportato dalla stampa locale su dimissioni legate ad un impegno cui sarebbe stato chiamato presso l'ente dall'assessore ai servizi sociali Aldo Forte, UDC. A tutt'oggi non ci risulta che Marchionne sia andato a ricoprire incarichi in Regione; diversamente fornisca chiarimenti l'assessore Forte, anche nel merito di eventuali "progetti" presentati dal Comune di Sezze, approvati e finanziati. Ne fornisca il senatore Michele Forte, padre di Aldo, presidente UDC del Consiglio provinciale di Latina, dove governa con il centrodestra.
In attesa che qualcuno chiarisca, restiamo basiti di fronte all'atteggiamento pilatesco del primo cittadino di Sezze, che non si è sentito finora in dovere di intervenire sulle tempestive dimissioni del suo vice sindaco.


Astral, giro di valzer o svolta?

6 luglio 2011

Come già da Movimento Libero Iniziativa Sociale preannunciato, dopo il benservito è stata posta la pietra tombale sulla gestione Giorgi dell'Astral, l'azienda regionale che avrebbe dovuto interessarsi della sicurezza delle strade del Lazio. E' stato infatti ufficializzato in data 5 luglio il nuovo Cda, nelle persone di Pietro Giovanni Zoroddu, presidente ed in qualità di amministratori Salvatore Ronghi e Giuliano Bologna. Nella speranza che ci sia una reale svolta nella gestione aziendale, ci auguriamo, nel contempo, che si faccia una volta per sempre chiarezza nel merito delle interrogazioni (sulla pianta organica, sulle assunzioni su chiamata diretta, sui rapporti di parentela fra vertici aziendali e personale assunto, sulle indennità corrisposte e sulle consulenze, su quali attinenze esistano tra le finalità dell'Astral e le tante manifestazioni sponsorizzate, sulle pubblicazioni finanziate, sui bilanci contabili, sulle opere e relativi appalti)  indirizzate ai vertici della Regione Lazio, rimaste inevase da troppo tempo nonostante le pressanti sollecitazioni nostre e del Gruppo Radicale. 

Tutta una serie di quesiti che nel corso della gestione dell'esponente del PD Giovan Battista Giorgi hanno ampiamente interessato la stampa e quindi la pubblica opinione. Se finalmente, come detto, è stata posta la pietra tombale su questa presidenza, certamente non ne potrà essere posta una su quanto essa ha prodotto.


Convegno ASTRAL, una pantomima

21 giugno 2011

Se non si è trattato di un vero e proprio "benservito" nei confronti dell'ancora presidente Astral, Giovan Battista Giorgi, poco ci è mancato. Ma dall'aria che è tirata nel corso del convegno tenuto alla Pisana il 20 giugno dai vertici dell'Azienda insieme a quelli della Regione Lazio, ci auguriamo di sbagliare, non appare che con il passaggio della staffetta potrà cambiare più di tanto. Perché di tutto si è parlato, autoincensandosi, tranne che dei veri e tanti problemi che resteranno in eredità all'eventuale successore di Giorgi. Come se non ve ne fossero. Si è fatto un pò come per le diverse interrogazioni rivolte all'indirizzo di Renata Polverini e degli assessori regionali competenti: testa sotto la sabbia e mutismo assoluto. Eppure ci riferiamo ad interrogativi, quelli sollevati dal Gruppo Radicale dietro sollecitazione di Movimento Libero Iniziativa Sociale, di forte impatto ed incentrati su problematiche particolarmente urgenti. Non solo legati, tanto per fare un esempio su tutti, quello riferito alla SR 156, a strade "nuove" che inspiegabilmente vanno a bloccarsi ai piedi di un monte, in prossimità di un lago, ma anche a documentazioni che dovrebbero essere facilmente messe a disposizione dei richiedenti, come quella riferita alla stessa pianta organica dell'Astral. Inutile che Giorgi tenti di giustificare la pubblicazione, naturalmente a spese dell'Astral, di volumi come quelli riguardanti il dialetto di Sezze, la sua città, quando a distanza di mesi l'ente regionale ancora non fornisce alcuna delucidazione a tale riguardo. Difficile capire come la lettura di testi sul vernacolo setino possa essere di ausilio per la risoluzione dei problemi legati alla sicurezza delle strade. La sensazione che chi di noi era presente alla conferenza ha avuto, è che in tanti si ritrovano a parlare di viabilità e strade senza averne la minima competenza, che quello dell'Astral sia effettivamente solamente un carrozzone utile alla politica per distribuire poltrone e gestire appalti e che l'unico tempo utilizzato dai diversi intervenuti è stato il futuro: faremo, realizzeremo, siamo in procinto di ...

Al di là delle chiacchiere, al di là delle difese d'ufficio, riferite anche ad inchieste non meglio specificate, restano il vuoto assoluto sulla questione sicurezza stradale ed i tanti dubbi, sollevati tramite le suddette, inevase interrogazioni, non ancora fugati. Sia chiaro che il Gruppo Radicale e MLIS non si fermeranno fin quando non verranno ottenute le risposte dovute.


Referendum: non cambiamo le carte in tavola

15 giugno 2011

Quella sull'acqua è stata una grande vittoria dei comitati civici e quindi dei cittadini. Si tratta di un dato chiaro ed inequivocabile, anche perché i SI hanno attraversato trasversalmente tutte le forze politiche, non solo parlamentari. Appaiono solo strumentali e patetici i tentativi, da parte di alcuni boss di partito, a cominciare da Bersani, di impadronirsi di una affermazione che non è la loro. Il Corsera, in un articolo, ha evidenziato come la battaglia per l'acqua bene comune sia stata particolarmente sentita in provincia di Latina ed a tal proposito ha ricordato l'impegno del comitato di Aprilia, a partire dal 2004. Movimento Libero Iniziativa Sociale, che ha aderito ai Comitati per l'acqua pubblica, ritiene giusto anche ricordare come già a partire dai primi anni '90, sempre in provincia di Latina, un impegno forte contro chi voleva privatizzare l'acqua vi è stato a Sezze. Comune pilota in tutta Italia per la privatizzazione del settore, governato da sempre dai socialcomunisti, nel 1993 affidò, sciaguratamente, alla Costruzioni Dondi Spa di Rovigo la gestione del ciclo idrico-fognario ed il patrimonio rappresentato dal locale acquedotto. A condurre la battaglia per l'acqua bene comune, in questa città, è stata storicamente la destra sociale. 

Da una parte la sinistra che privatizzava, dall'altra la destra che era contro la privatizzazione. Una battaglia che è proseguita nel corso degli anni dentro e fuori il Consiglio Comunale, con denunce, esposti, petizioni popolari, richieste locali di referendum consultivi, sempre negati dalla sinistra, contestazioni delle tariffe applicate dal privato con la connivenza delle amministrazioni, azioni di informazione contro la pessima gestione delle acque e dei reflui. Un impegno costante che ci ha condotti naturalmente a dare il nostro contributo nella raccolta delle firme per i referendum e nella campagna referendaria. Appare quindi del tutto fuori luogo, a Sezze, sulla scia di quanto ha fatto Bersani a livello nazionale, il tentativo di impadronirsi di una vittoria che non appartiene al PD, se non altro perché non ha minimamente partecipato localmente alla battaglia. Di che cosa dovrebbero gioire quelli del PD, quando storicamente sono stati i socialcomunisti a consegnare nelle mani della Dondi il servizio idrico per ben trenta anni? 

Di quale risultato referendario si dovrebbero compiacere coloro che, come Titta Giorgi o Enzo Eramo, all'epoca votarono la delibera consiliare che aprì le porte di Sezze alla Spa di Rovigo? Si tratta di esponenti di punta del PD locale, ancora in servizio permanente effettivo, il primo come presidente Astral e consigliere comunale, l'altro come consigliere provinciale di Latina. D'altronde nell'aula consiliare setina continuano ad occupare poltrone altri esponenti politici che si sono macchiati di quel misfatto, di cui continuiamo a pagare le conseguenze anche in termini economici, oltre che in disservizi: chi li pagherà gli 11 milioni di euro che il Comune deve alla Dondi, a seguito di un lodo arbitrale discutibile, se non i cittadini? Certamente non l'attuale assessore Antonio Maurizi, all'epoca dell'affidamento primo cittadino, come non li pagherà Lidano Zarra, attualmente nel centrodestra, all'epoca assessore socialista.

Se uno scossone è arrivato, a seguito del voto referendario, si è fatto sentire nei confronti di tutti i partiti. In particolare a Sezze.


Anfiteatro: sollecito su interrogazione alla Regione

24 maggio 2011

Su sollecitazione di Movimento Libero Iniziativa Sociale, il Gruppo Radicale alla Regione Lazio ha presentato una nuova interrogazione-sollecitazione sulla questione “Ecomostro” di Sezze (LT), che segue la precedente, rimasta inevasa nonostante la delicatezza dei problemi toccati. Un silenzio che accresce ancor di più i fondati dubbi che il caso sta sollevando.

A tutt’oggi nessuna “pezza d’appoggio” è stata fornita. Nessuna spiegazione è stata fornita. Nessuna autorizzazione resa pubblica. Restano solo quesiti senza risposte.

MLIS e Radicali andranno avanti in nome della trasparenza e della legalità.

Alleghiamo il testo integrale della interrogazione presentata il 24 maggio 2011

Consiglio Regionale del Lazio

Gruppo Consiliare Lista Bonino Pannella – Federalisti Europei

Via della Pisana, 1301 – 00148 Roma – Telefono 0665937196 Fax 0665932217

e_mail: segr.radicali@regione.lazio.it

   

                                                        Al Presidente del Consiglio Regionale

                                               del Lazio

                                               On. Mario Abbruzzese

 Interrogazione urgente a risposta scritta

Oggetto: collaudo strutturale e stato dei lavori relativi al Teatro Italiano detto Anfiteatro di Sezze, sito in via Piagge Marine.

  

PREMESSO CHE:  

in data 25 gennaio 2011 gli scriventi hanno presentato un’interrogazione urgente a risposta scritta in merito a quanto in oggetto, la n° 306, non ottenendo ancora risposta;

risulta da comunicato stampa inviato dal Movimento Libero Iniziativa Sociale in data 19 maggio 2011 che l’Assessore ai lavori pubblici del Comune di Sezze, Bernabei, in merito ai lavori in oggetto abbia dichiarato che "per conseguire l'obiettivo della agibilità e funzionalità questa Amministrazione ha predisposto un nuovo Progetto", e che ancora non sia stato approvato il collaudo amministrativo e che non c'è "per ovvie ragioni", collaudo strutturale;

vi è la presenza di mura ciclopiche adiacenti il complesso e, presumibilmente la presenza di tombe romane testimoniate da un’iscrizione che dovrebbe ricordare un Prefetto dell'epoca romana.

  

CONSIDERATO CHE:

in questi mesi sta montando l’indignazione dei cittadini della zona di Sezze, i quali erano molto legati al vecchio anfiteatro;

è doveroso per l’amministrazione rendere pubblici gli elementi di ogni provvedimento che riguardano direttamente la cittadinanza.

 

INTERROGANO

la Presidente della Giunta della Regione Lazio, On. Renata Polverini, l’Assessore alle Infrastrutture e Lavori Pubblici, On. Luca Malcotti, l’Assessore ai Rapporti con gli Enti Locali e Politiche per la sicurezza, On. Giuseppe Emanuele Cangemi,  l’Assessore alle Politiche del Territorio e dell'Urbanistica, Luciano Ciocchetti e l’Assessore al Turismo e Marketing del Made in Lazio, Stefano Zappalà, per conoscere:

se risulta vero della presenza di mura ciclopiche adiacenti il complesso e la presenza di iscrizione sepolcrale o cippo funerario di epoca romana, e a quale distanza si trovano dai lavori effettuati;

quali autorizzazioni siano state richieste e quali rilasciate dalla soprintendenza per i beni archeologici del Lazio;

se risulta a questa amministrazione che il Comune di Sezze intenda reperire le risorse finanziarie necessarie al completamento della struttura con un appalto in project financing, per cui l'opera finanziata tramite DOCUP e destinata al pubblico verrebbe utilizzata da privati con un apporto minimo di denaro;

se si è proceduto ad una verifica di impatto ambientale dell’opera;

se sono stati eseguiti collaudi strutturali ed amministrativi durante l’esecuzione dei lavori, e una volta terminato il secondo Lotto;

se sia stata effettuata una verifica tesa a conoscere la congruità dei prezzi relativi allo stato dell’opera;

quando ritiene l’attuale amministrazione di rispondere ai quesiti posti in data 25 gennaio 2011 dagli scriventi con l’interrogazione urgente a risposta scritta n° 306.

I consiglieri:

Giuseppe Rossodivita

Rocco Berardo


Sull'Ecomostro di Sezze aumentano le perplessità

19 maggio 2011

Che sulla questione "Ecomostro" (la devastante struttura che ha ferito irreversibilmente quella che era la zona dell'Anfiteatro di Sezze, Latina) si siano "incartati", tanto a livello di amministrazione comunale e provinciale quanto a livello regionale, è ampiamente provato dal rigoroso riserbo e dal totale silenzio che tutti gli amministratori stanno mantenendo. Mentre ancora non pervengono repliche di alcun tipo e tanto meno risposte dettagliate, nonostante la pressante azione di Movimento Libero Iniziativa Sociale, da parte della presidente della Regione Lazio Renata Polverini e dagli assessori competenti della sua giunta, alle precise interrogazioni sull'argomento, loro rivolte tramite il Gruppo Radicale, siamo in grado di affermare che l'assessorato ai Lavori Pubblici del Comune di Sezze è completamente nel pallone. In un documento ufficiale, che non apporta niente di nuovo che già non si sappia e che non sia già ampiamente scontato, colpiscono però due dati: l'ammissione che, dopo i milioni di euro spesi, ancora non sia stato approvato il collaudo amministrativo e che non c'è ("per ovvie ragioni", dice l'assessore Pietro Bernabei: è nel documento) collaudo strutturale. L'intervento di "ristrutturazione" (così viene definito dall'assessorato) di quello che era il Teatro Sacro Italiano di Sezze "non ha consentito di rendere la struttura agibile" (parola di assessore). Naturalmente, aggiungiamo noi, "per conseguire l'obiettivo della agibilità e funzionalità questa Amministrazione - sempre parola di Bernabei - ha predisposto un nuovo Progetto". 

Quindi, per dirla in parole povere che qualcuno vorrebbe tradurre in soldoni, via al "completamento" delle opere con un III Lotto. Il famoso Lotto, che dopo il primo ed il secondo ampiamente finanziati tramite DOCUP, nessuno vuole più finanziare. Un Lotto che prevede, nelle intenzioni di chi ci amministra, un ulteriore e definitivo scempio dell'area, con la realizzazione, udite udite, addirittura di una tensostruttura: un nuovo ecomostro in prossimità di quello già realizzato. Ma dove si raggiunge il ridicolo, è questo il secondo dato, è quando l'assessorato fa riferimento alle azioni che l'Amministrazione intende intraprendere per reperire le risorse finanziarie necessarie. Visto che con i fondi pubblici si è raschiato il fondo del barile, a che cosa pensano i nostri solerti amministratori? Ai fondi privati. "Un’ipotesi per finanziare la realizzazione del Progetto che questa Amministrazione sta valutando è quella che fa riferimento ad un appalto in project financing": sempre parola di Pietro Bernabei. Questo starebbe a significare che, dopo avere usufruito di soldi pubblici, di milioni di euro, si ricorrerebbe a privati per terminare l'opera, "a fronte di una gestione pluriennale ed altre condizioni tutte da definire". Quindi, un'opera destinata al pubblico andrebbe utilizzata da privati con un apporto minimo di denaro. Ricordiamo a questi scienziati dell'amministrazione, che questa ipotesi non sta né in cielo né in terra. La Corte dei Conti, nella relazione del 20 gennaio 2011 alla Commissione Bilancio della Camera, ha affermato chiaramente: "Il project financing è un valido strumento di coinvolgimento dei privati per la realizzazione di opere pubbliche, purché venga realizzata integralmente con capitali privati, limitando la eventuale contribuzione pubblica ad importi non significativi". Non ci sembra proprio il caso di Sezze, dove ci stiamo trovando di fronte ad un'opera già interamente finanziata con capitale pubblico. Piuttosto ci venga definitivamente chiarito come tale capitale sia stato utilizzato e, trattandosi di finanziamenti tramite DOCUP, se non sia stato utilizzato impropriamente.


Renata Polverini chiarisca la situazione Astral

11 maggio 2011

 Abbiamo avuto modo di leggere su un quotidiano romano, in data odierna, le dichiarazioni del consigliere regionale UDC Pietro Sbardella, che ha manifestato perplessità nel merito del mancato rinnovo del cda dell'Astral, scaduto ormai da tempo. Dicendosi stupito dei ritardi, in quanto l'atteso avvicendamento si sarebbe dovuto verificare da mesi, Sbardella si dice sicuro che la presidente Renata Polverini sia all'oscuro della vicenda e che in particolare non conosca le novità interne dell'azienda regionale, tuttora presieduta dal PD Giovan Battista Giorgi. Siamo in grado di affermare che abbiamo mille ragioni per essere convinti del contrario. Seguiamo attentamente la situazione Astral ormai da tempo ed in diverse occasioni, ben prima dell'esponente UDC, abbiamo sollevato la questione, interessandoci dei vari mutamenti interni e degli spostamenti di personale, nonché degli avanzamenti di carriera e delle assunzioni. 

Tramite il Gruppo Radicale alla Regione Lazio, abbiamo inoltrato agli organi competenti delle interrogazioni e delle richieste di accesso agli atti. Naturalmente nessuno ha ancora risposto. Abbiamo anche intrattenuto una corrispondenza con l'assessore Luca Malcotti, il quale ha replicato in maniera evasiva e non soddisfacente. Il problema è dunque ben noto dagli addetti ai lavori, come ben si sa che il cda non ha ancora portato all'approvazione il bilancio. L'atteggiamento della Polverini non è quindi in alcun modo giustificabile. La nostra sensazione è che gli incarichi in Astral, ci riferiamo in particolare a quelli politici, rientrino in un gioco più ampio, una sorta di puzzle nel quale andare ad inserire, al momento opportuno, la pedina giusta per il PDL e per il PD. Non dobbiamo dimenticare che a breve si conoscerà l'esito delle amministrative nel comune di Latina e che, in diverse occasioni, si è fatto il nome di Vincenzo Zaccheo, ex sindaco, volutamente ai margini della campagna elettorale, come possibile sostituto alla presidenza ora nelle mani di Giorgi. Dati i legami tra i due, è facile intuire che si sia pensato al primo come facente la funzione di "tappo". Un tappo che impedisca la fuoriuscita del "tanfo". Da tutta la vicenda emerge, comunque, uno sporco gioco fatto sulla pelle dei cittadini, alla faccia dei tanti "codici etici" di cui ci si riempie la bocca. Perché nessuno, tanto a destra quanto a sinistra, ha sollevato la questione facendone oggetto di argomento da campagna elettorale? Giovanni Di Giorgi, candidato sindaco del PDL a Latina, non ne ha parlato. Non ne ha parlato Claudio Moscardelli, candidato PD. Eppure entrambi sono anche consiglieri regionali.


Stranieri a Sezze, quanta demagogia

3 maggio 2011 

Non è nostra consuetudine intervenire sull'onda di episodi di cronaca nera, quali il recente fatto di sangue avvenuto in Via San Carlo, a Sezze, che ha visto protagonisti per l'ennesima volta cittadini stranieri. E non ci interessa farlo per un motivo molto semplice: la nostra posizione sulla "questione immigrazione" è chiara da sempre, non dobbiamo cavalcare nessuna tigre. Siamo stati gli unici a dire chiaramente come la pensavamo e la pensiamo. Anche nel programma elettorale presentato alle ultime comunali: tolleranza zero, dichiaravamo, mentre gli altri non prendevano posizione. Oggi, cercando di fare leva su qualche sentimento che può svilupparsi tra la popolazione, in vista delle prossime amministrative, demagogicamente, c'è chi in maniera strumentale si riempie la bocca di questioni relative all'ordine pubblico. La prima considerazione che qualsiasi cittadino dotato di buon senso deve fare, è che in molti casi si tratta di esponenti politici di quelle stesse forze che, governando l'Italia ed avendo governato anche la città di Sezze, hanno certamente contribuito, fattivamente, all'occupazione sistematica di larghe porzioni del nostro territorio nazionale e di quello comunale da parte di immigrati. Si tratta di un'area, più o meno governativa, intorno alla quale ruotano anche cooperative e associazioni che in qualche modo possono trarre e traggono benefici dal flusso dell'immigrazione. 

Non dimentichiamo, ad esempio, che Sezze, anche se se ne sta parlando poco, è tra i centri che ospitano e ospiteranno anche un certo numero di coloro che, partendo dal Nord Africa, arrivano sulle nostre coste. E non è che le diverse strutture di accoglienza svolgano tale attività a fini umanitari o gratuitamente. Perché non si parla anche di questo? Perché ci si dimentica che nell'ultima campagna elettorale per le comunali setine, le stesse forze politiche, non avendo più militanti, hanno utilizzato manovalanza straniera, sottopagata, per gli attacchinaggi di manifesti? Diciamolo chiaramente: certi argomenti fanno  comodo per essere cavalcati elettoralmente. Si crea il problema per utilizzarlo. Anche a scopi di lucro, perché non esiste un solo amministratore che si sia interessato della questione del lavoro irregolare sul nostro territorio, dal settore dell'edilizia a quello dell'agricoltura, dalle badanti ai caporali. Nessuno che si sia occupato in maniera seria della regolarità degli affitti, della forte incidenza della massiccia e sproporzionata presenza di stranieri sull'aumento esponenziale delle bollette e dei balzelli. Mentre qualcuno si arricchisce, gli altri cittadini vedono crescere vertiginosamente la pressione tributaria, dall'acqua all'immondizia, dal gas alla luce, insieme all'insicurezza. Mentre c'è chi specula, anche localmente, sul  business dei "rifugiati politici", con fiumi di euro che arrivano dai ministeri competenti, il cittadino deve preoccuparsi anche nel lasciare la propria abitazione  per poco tempo incustodita.


"Fasciocomunismo", si apre una via

21 aprile 2011   

Senza dubbio è la candidatura "fasciocomunista" a sindaco di Latina-Littoria di Filippo Cosignani il dato più interessante da seguire delle amministrative, se non altro per la sua originalità rispetto ad un panorama politico appiattito. Vedremo quali ne saranno gli sviluppi e gli esiti. Ma, a prescindere dalle percentuali di consenso che potrà raccogliere, viene posto un paletto: si sente la necessità di uscire in qualche modo dalla palude della partitocrazia e della pornodemocrazia. Certamente i termini utilizzati in particolare da Antonio Pennacchi risultano "provocatori", perché nella sua lista c'è poco di fascismo e poco di comunismo, ma se servono per far passare il concetto di fondo di "andare oltre" la palude del centrodestra e del centrosinistra, nel tentativo di mettere insieme le forze sane della Nazione per superare  berlusconismo e antiberlusconismo (facce della stessa medaglia), ben vengano anch'essi "pour épater les bourgeois". E' un punto di partenza. Le analisi fatte in questo periodo sullo specifico tema, su cui si sono esercitati tanti "maitres a penser", sono state già affrontate e sviluppate in provincia di Latina dal nostro Movimento. Partendo da una conoscenza approfondita delle dinamiche trasversali che interessavano tutti i partiti, dal PDL al PD, in particolare in questi territori e nella regione Lazio, dopo avere verificato quotidianamente, dalla gestione del comune capoluogo a quella del più piccolo dei 33 comuni della terra pontina e a quella dell'amministrazione provinciale, come centrosinistra e centrodestra si "coprissero" vicendevolmente, arrivammo alla conclusione che l'unica via percorribile per una rinascita etica e sociale era il superamento delle categorie classiche di destra e sinistra tramite l'unione di uomini liberi, armati di volontà di cambiamento e sani ideali. E' proprio partendo da tali presupposti che è nato Movimento Libero Iniziativa Sociale. Cliccando sulla voce "Chi siamo" nella home page del nostro sito "lavocelibera.it", ci si potrà rendere conto che già diversi anni fa arrivavamo  alle attuali conclusioni. Il dibattito odierno sviluppatosi a livello nazionale grazie al "megafono" Antonio Pennacchi, pop star vincitrice del Premio Strega, che ha avuto degli interlocutori strumentalmente interessati in alcuni esponenti del FLI, non può che fare del bene alla circolazione dell'idea che in qualche modo, con alleanze anche anomale, dalle secche dell'attuale situazione politico-istituzionale è necessario uscire. Lo diciamo forti e fieri del nostro passato e delle nostre radici politiche e culturali. Dopo una vita nella destra sociale, non abbiamo mai trovato e mai troveremo difficoltà a confrontarci, per cercare convergenze, con tutti coloro che non hanno chiusure mentali. Augurando a Filippo Cosignani una buona affermazione, siamo certi che, comunque vada, una via si sta tracciando.


Pennacchi e Fasciocomunismo, manca la materia prima

7 aprile 2011 

Ormai è diventato una pop star e non perde occasione per far parlare di sé. Le ultime uscite di Antonio Pennacchi, se non altro per il vespaio che hanno sollevato, meritano alcune considerazioni. Non ci scandalizza certamente l'idea di un "fasciocomunismo", che può solleticare i sentimenti di tanti che cercano una politica fatta di valori e di idee. Una visione "romantica", che sembra appartenere ad altri tempi, quelli in cui contavano le visioni del mondo ed i progetti di cambiamento dell'uomo e delle società. Tagliando la testa al toro, affermiamo subito che quella del vincitore del Premio Strega è una proposta, volutamente provocatoria, basata sul niente. Per un motivo molto semplice in una città come Latina attuale, cioè la mancanza di materia prima. Chi sarebbero i Fascisti? Chi i Comunisti? Fascisti quelli del FLI e comunisti quelli del PD? Comunista Pennacchi? Fascista Vincenzo Zaccheo o chi per lui? Solo chi ha una visione distorta della realtà del comune capoluogo pontino e della evoluzione, o meglio involuzione, del suo panorama politico, con una commistione di generi che ha reso tutto indistinguibile, dove non esistono contrapposizioni ideologiche, dove la politica amministrativa è un affare per pochi e tra pochi, dove veramente tra PDL e PD c'è solo una consonante di differenza, dove nelle elezioni si mettono in gioco soltanto carriere personali, può pensare che si possa ancora discutere in termini alti, di Fascismo e di Comunismo. Le "idee che mossero il mondo" non sono più di questi territori, spazzate via da "una politica che è solo far carriera". Quello che doveva essere il "laboratorio della destra" ha invece fatto di Latina una ... latrina, nell'assenza totale e connivente della sua teorica controparte politica, la sinistra.

Quella che invece noi intendiamo sottolineare, non perdendoci in utopistici teoremi lontanissimi dalla realtà e concetti astratti finalizzati solo a vendere qualche copia in più di qualche libro, è la non presenza, questa si gravissima in quella che è stata Littoria, di una "destra sociale" o di un "fascismo rosso" del terzo millennio, aperto ad una idea di città solidale, con un forte senso comunitario, sensibile nei confronti delle classi disagiate, dei senza lavoro, dei senza tetto, dei giovani, delle donne, dei problemi dell'ambiente, attenta a promuovere lo sviluppo organico di tutti ed a combattere lo sfruttamento ed il malaffare. Forse Antonio Pennacchi ha dimenticato che erano anche questi i valori che venivano propugnati dal MSI, quando lui vi militava, come lo hanno dimenticato i tanti carrieristi della politica, che partiti incendiari sono diventati pompieri, che partiti da Via Pio VI sono arrivati a Piazza del Popolo, trasformandosi in quei peggiori democristiani che dicevano di non voler essere.

E' questo che manca a Latina, la presenza di un movimento avanzato socialmente, nel solco della tradizione politica della destra italiana. Un'assenza che consente a Pennacchi di lanciare provocazioni, capiamo bene per lui finalizzate a cosa, altrimenti improponibili se non vi fosse questo vuoto.


Ecomostro, solo silenzi e disinformazione

25 marzo 2011

In merito alla questione "ecomostro", quella cioè relativa alla distruzione dell'Anfiteatro di Piacentini finalizzata alla edificazione, nella stessa area (zona Piagge Marine, Sezze LT), di una struttura che ha alterato e violentato ambiente e paesaggio, andando evidentemente a cozzare contro le finalità dei finanziamenti Docup, diretti al recupero ed alla valorizzazione di siti ed opere, sono indispensabili alcune precisazioni. L'interrogazione indirizzata al governatore del Lazio Renata Polverini dal Gruppo Radicale ( prot. n. 306 del 25/ 1/ 2011), tesa a fare luce su tutta l'operazione, dal progetto ai finanziamenti, è a tutt'oggi senza risposta, è rimasta inevasa. Appaiono quindi azzardate le dichiarazioni di chi da per scontato, senza che ancora siano stati resi noti atti e procedure dagli organi competenti, che esistano regolari autorizzazioni. Ai silenzi istituzionali, vanno a contrapporsi quelli che allo stato dei fatti possono apparire solo pettegolezzi. Non ha prodotto atti il sindaco di Sezze Andrea Campoli, come non ne produsse Lidano Zarra, primo cittadino ai tempi dell'abbattimento con le ruspe della struttura, non ne ha prodotti il presidente della provincia di Latina Armando Cusani, non ne sta producendo l'attuale Giunta Regionale, come non ne produssero quella di Marrazzo e quella di Storace. 

A questi silenzi aggiungiamo una nota, diciamo così, di colore: Campoli ha forse dimenticato, quando non era ancora sindaco ma consigliere provinciale, l'interrogazione rivolta a Cusani per avere delucidazioni sulla vicenda? Ora anche lui rispetta il più rigoroso riserbo. MLIS, insieme ai consiglieri regionali del Gruppo Radicale, Rossodivita e Berardo, attende risposte e documentazioni ufficiali, atti e non chiacchiere. Altre voci fatte circolare artatamente per sollevare polveroni e deviare dalla questione delle responsabilità e dell'utilizzazione dei cospicui finanziamenti arrivati a Sezze tramite Docup, sono solo pretestuose e strumentali, nemmeno meritevoli di considerazione o discussione in quanto amministrativamente e legalmente improponibili. La realtà dei fatti è che alla città di Sezze ed alla sua popolazione, amministratori cinici hanno sottratto, distruggendolo, un patrimonio inestimabile. Una struttura, quella dell'Anfiteatro, che poteva essere recuperata con una spesa parecchio limitata rispetto ai milioni di euro ora sperperati, riportandola alla piena funzionalità del passato. Solo l'abbattimento dell'ecomostro, con il ripristino dello status quo e la chiara individuazione delle responsabilità politico-amministrative, potrebbe ridare vita non solo a quell'area, ma a tutta una città, nel segno di un rinnovamento anche delle coscienze.


ASTRAL: staffetta Giorgi-Zaccheo?

22 marzo 2011

Non ci piacciono le "manovre" che stanno interessando l'ASTRAL, l'azienda regionale che dovrebbe gestire la sicurezza delle strade. Non ci piacciono,  perché il nome che sta uscendo fuori in questi giorni, in riferimento a chi dovrebbe sostituire l'attuale presidente Giovan Battista Giorgi (PD), è di quelli che in tanti avrebbero voluto vedere sparire, definitivamente, dalla scena politica. Infatti, mentre si fa un gran parlare, a Latina, all'interno del centrodestra, di veti sul suo nome, finalizzati a scenari del tutto nuovi, a livello regionale Vincenzo Zaccheo, a quanto pare, continua a trovare sponsor. Dopo la brutta figura rimediata con le intercettazioni di Striscia la Notizia, dopo essere stato sfiduciato dalla propria maggioranza, dopo avere fatto precipitare il suo comune in una crisi senza precedenti, dopo avere contribuito in maniera determinante allo scollamento del tessuto sociale della città, eccolo ricomparire: dovrebbe essere lui, in aprile, a sostituire Giorgi. 

Non riusciamo, per il momento, a capire attraverso quali percorsi si stia costruendo questa nomina. Possiamo solo ipotizzarli. Quello che è certo, è che Renata Polverini, se tali voci trovassero conferma, non ci farebbe certamente una bella figura. Avevamo lasciato i due a quel discorsetto intercettato dal telegiornale satirico. Un discorsetto tornato d'attualità in questi giorni, perché lo stesso Zaccheo si è dato un gran da fare per pubblicizzare i risultati della perizia di un tecnico fonico d'ufficio, che, a suo dire, gli renderebbero giustizia. Nella realtà ciò che ha potuto appurare il tecnico finora, è che quanto ricostruito da Striscia risulta tutto vero, non taroccato, tranne che per un paio di termini: dove si faceva riferimento alle figlie dell'ex sindaco, a quanto pare si parlerebbe invece di generici "impegni". La sostanza dell'intero dialogo, però, non cambia. Ma Zaccheo non è caduto per questo, il suo è stato un fallimento politico-amministrativo su tutti i fronti. Ecco perché le tante resistenze che continua a riscontrare nella sua città. Ma chi le agita è veramente in buona fede? In quei veti posti ci si crede veramente? Perché se le cose stanno così, allora bisognerebbe essere consequenziali ed i vari Claudio Fazzone o Fabrizio Cirilli, Michele o Aldo Forte, dovrebbero farli valere soprattutto presso il governatore del Lazio Renata Polverini. 

Si dovrebbe realmente impedire a Vincenzo Zaccheo di andare a ricoprire un ruolo che gli garantirebbe un potere molto ampio su tutto il territorio della Regione Lazio. Se non lo si fa, e si accetta bonariamente il passaggio della staffetta da Giorgi a Zaccheo, vorrà dire che i fili vengono tirati laddove la politica incrocia altri interessi, che non si esauriscono nella semplice occupazione di poltrone. Perché c'è anche da dire, soprattutto, che Zaccheo, pur essendo inquadrabile politicamente nel centrodestra, non andrebbe sicuramente a rappresentare una discontinuità, in ASTRAL, rispetto al democratico Giorgi. E’ notorio che da tempo tra i due esistono ottimi rapporti e medesime vedute. Non a caso, nel colloquio con la Polverini, intercettato da Striscia, Zaccheo la invitava a recarsi nell'isola di Ventotene, territorio dove il setino Titta esercita una forte influenza, amministrato da un sindaco di centrosinistra, che si avvale di una giunta di cui fa parte Floriana Giancotti in Lazzaro.


Unità d'Italia? A Sezze si festeggia Giorgi

21 marzo 2011

150° dell'Unità d'Italia o 36° dell'attività consiliare a Sezze di Giovan Battista Giorgi? Nel più importante centro collinare lepino, alla presenza di autorità civili e religiose, il 17 Marzo si è tenuta una manifestazione che si potrebbe definire "globale", in quanto ha abbracciato tutto e di più in un minestrone indigesto (dai donatori di sangue alle consiliature di Giorgi). Approfittando della Festa nazionale (perché non spostare ad altre occasioni quanto era avulso da questa?), celebrata in tutta la Penisola su invito del Presidente della Repubblica e fortemente sentita da tutto il popolo italiano, il presidente dell'ASTRAL, azienda regionale del Lazio che dovrebbe occuparsi della sicurezza stradale, ha messo su una giornata, ed il Comune di Sezze l'ha organizzata per lui, che lo ha posto al centro dell'attenzione, nel silenzio ossequioso di tutti. Così, nella mattinata, non solo storia patria, ma anche e soprattutto "Titta", che ha avuto modo, tanto per aggiungere carne al fuoco, anche di inaugurare un monumento del suo amico-scultore Cherubini, pro AVIS. 

Insomma, una serie di iniziative che con l'Unità d'Italia ci sono entrate come i cavoli a merenda. A chi ragiona con il proprio cervello il tutto è sembrato una forzatura, un grande spot pubblicitario per colui che sta assumendo sempre più i contorni di un padre-padrone. Sezze sembra ormai uno di quei villaggi della frontiera americana, che abbiamo visto in tanti film western, dove uno solo è proprietario di tutto, comprese le persone, dal barbiere allo sceriffo, dal proprietario del saloon al pastore della chiesa, dalle pompe funebri fino all'ultimo allevamento di bovini. 

La cosa grave è che tutto questo avviene senza che nessuno, tranne noi di Movimento Libero Iniziativa Sociale, nemmeno dalla pseudo opposizione, sollevi un minimo segnale di dissenso. Ancor più grave è il consenso ed addirittura la partecipazione, e quindi la connivenza, con un certo modo di concepire più che la politica il potere, di alte personalità religiose, espressioni di una Chiesa non sappiamo quanto in linea con i valori che dovrebbe esprimere, fatta di un clero che "predica bene ma razzola male". Si è fatto assumere localmente a Giorgi il ruolo di un eroe nazionale. Titta come i grandi del Risorgimento, Titta come Mazzini e Garibaldi. Nel giorno in cui si festeggia in tutta Italia l'Unità, a Sezze viene fatto assurgere tra i padri della Patria il presidente dell'ASTRAL.


... e le Stelle stanno a guardare

15 marzo 2011

La pressione che sta esercitando Movimento Libero Iniziativa Sociale in merito alla delicatissima questione dello stato dell'arte di numerose opere pubbliche a Sezze, fatta sentire anche a livello regionale tramite il Gruppo Radicale del Lazio, comincia a dare i suoi frutti. Il sindaco Andrea Campoli, in una recente conferenza stampa, per giustificare in qualche modo la situazione di stallo in cui esse versano, non ha trovato di meglio da dire che "molte opere avviate sono rimaste incompiute per il fatto che non abbiamo ancora ricevuto i finanziamenti per portare a chiusura e collaudare tali lavori". Giustificazione quantomeno risibile perché, dall'Anfiteatro di Piagge Marine al Monastero delle Clarisse, dalla struttura del Tennis Club al Palazzo di via Pitti, è un fiume di milioni di euro quello che ha sommerso il Comune del più importante centro collinare lepino. Piuttosto si chiarisca ai cittadini come queste ingenti somme sono state utilizzate e chi di competenza vada a verificare, in quanto, a tutt'oggi, nonostante le richieste più volte indirizzate agli amministratori locali, provinciali e regionali , non si è mai rendicontato, dettagliatamente, opera per opera. 

Una delle situazioni più assurde appare quella che interessa il Monastero delle Clarisse, posizionato nella centralissima Via Cavour, interessato da circa quindici anni da lavori infiniti, costati alla comunità non si sa bene quanto. Perché si potrebbero anche fare i conti della serva, ma nel merito gli interessati non hanno mai fornito delucidazioni. Si tratta, comunque, di cifre molto rilevanti: si è partiti dai miliardi di lire, per arrivare agli attuali milioni di euro. Ma l'opera è ancora lì, non terminata, eterno Pozzo di San Patrizio. E proprio in questi giorni che cosa ci tocca leggere sulla stampa locale? Alcune dichiarazioni del consigliere provinciale del PD Enzo Eramo: "Al momento, senza una destinazione d'uso è impossibile chiedere qualsiasi tipo di finanziamento". 

Il consigliere si riferisce, dopo tutti questi anni, ai lavori inconclusi del Monastero ed ai tentativi di ulteriori richieste di finanziamenti, per portarli a termine. Premesso che non molto tempo fa la stampa locale diede notizia di ennesime elargizioni ammontanti a circa un milione e mezzo di euro, appaiono assolutamente fondate le perplessità sollevate nel passato da MLIS, proprio riferite alla destinazione d'uso. Come é stato possibile indirizzare su questa opera ingentissime somme di denaro pubblico, senza sapere nemmeno a cosa fosse destinato? Non è tuttora lecito continuare a chiedere, come già da noi fatto in diverse occasioni, come si sia potuto accedere ai finanziamenti ed a che titolo siano stati erogati?

Un capitolo a parte, e noi stiamo seguendo la questione a tutti i livelli da molto vicino, lo meritano i lavori devastanti che stanno interessando l'Anfiteatro di Piacentini, abbattuto con le ruspe per fare posto ad un ecomostro. In questi giorni abbiamo letto, sempre sulla stampa locale, notizie riferite ad esternazioni alquanto estemporanee di qualche consigliere comunale in sede di commissione comunale, a quanto pare raccolte anche da qualche assessore. Estemporanee perché parlare, oggi, di "project financing", a opera  non si sa bene come e perché finanziata, ma non terminata, tramite Docup, appare non solo assurdo, ma assolutamente improponibile: a che titolo entrerebbero i privati in un'opera pubblica che sarebbe stata autorizzata per ben altri scopi? Se l'abbattimento dell'importante struttura preesistente non rispondeva ai requisiti dell'erogazione dei Docup (finalizzati alla tutela ambientale e dei beni storico archeologico-artistici), tantomeno vi corrisponde l'ingresso del privato.

Le attuali vicissitudini su cui si sta incartando l'amministrazione Campoli, stanno a testimoniare chiare difficoltà nel vano tentativo di giustificare l'ingiustificabile. Ne è ulteriore riprova il fatto che nel territorio comunale di Sezze altre opere importanti si bloccano o hanno destini quantomeno inspiegabili, dai lavori che interessano la SR 156 a quelli che riguardano ed hanno riguardato l'Ospedale San Carlo.


Nando Cappelletti e Latina Sociale

7 marzo 2011

Una grande presa in giro. Con i cittadini di Latina ancora una volta turlupinati dagli stessi personaggi. Perché, gira che ti rigira, nel tourbillon di sigle, più o meno credibili, di liste, più o meno civiche, sono sempre gli stessi attori a recitare a soggetto. Inutile elencarne i nomi. Naturalmente ci stiamo riferendo alla concitata situazione preelettorale nel comune capoluogo, commissariato dopo la fallimentare gestione di Vincenzo Zaccheo. Altro che altra faccia della politica! Qui le facce sono sempre le stesse! Diciamolo chiaramente: chi si sta muovendo nervosamente oggi, lo fa con l'unico scopo di continuare a garantirsi poltrone e prebende. Non vediamo movimenti che si stanno organizzando dal basso, in piena autonomia e libertà di azione, ma solo situazioni in qualche modo riconducibili a questo o a quel personaggio politico, a questo o a quel gruppo di potere. Si tratta, in sostanza, di una sorta di guerra tra bande, che a tutto mira tranne che al bene della città e degli amministrati. In pratica la situazione è la stessa di sempre, quella che ha condotto alla lotta intestina del PDL, sfociata nella caduta dell'ex sindaco. E quello che si rischia è che questo clima conflittuale, questa politica fortemente personalizzata per interessi privati, continui anche dopo le elezioni, senza che nulla cambi. Sarebbe un vero disastro per Latina! Prescindendo dal centrosinistra e dal candidato sindaco Moscardelli, chiaramente avulso rispetto alla realtà politica di Latina - Littoria, ci si dovrebbe porre una sola questione: quale destra? Perché ciò che appare chiaro è che nell'agitazione generale, di tutto si parla tranne che di questo: il più grande disastro arrecato alla città dalla ditta Fazzone- Zaccheo & C. è stata la distruzione di una presenza storica, quella della destra nazionale e sociale. 

Un tentativo in tal senso, chiaramente in controtendenza rispetto all'appiattimento generale, è stato quello tentato con la lista "Latina Sociale", nelle ultime comunali, dal compianto Nando Cappelletti. Un tentativo che raccolse pochi consensi elettorali, ma che sarebbe servito e potrebbe ancora servire per aprire una vera strada di rinnovamento amministrativo e di rottura con il recente passato, nel solco della tradizione politica della destra italiana. Probabilmente Cappelletti, profeta in patria, che da destra aveva preso chiaramente le distanze dalla politica di Zaccheo, non fu capito, in quanto la cittadinanza non era ancora in grado di intuire quello che Latina Sociale aveva già maturato, precorrendo i tempi. Oggi la situazione è invece talmente chiara, che una figura come quella di Nando, con il programma della lista, sarebbe di una attualità dirompente. Noi, che con Nando abbiamo collaborato e condiviso lo stesso progetto presentando nel Comune di Sezze una lista gemella, Iniziativa Sociale, quel programma custodiamo. L'idea potrebbe essere quella di metterlo a disposizione di singoli o di movimenti che intorno ad esso possano costruire veramente una città di Latina sociale, attenta ai bisogni reali della gente, solidale con le fasce più deboli, sensibile alla questione giovanile, vivibile e fiera di avere radici storiche uniche.


E ora una via a Piccaro e De Angelis!

18 febbraio 2011 

In data 10 Novembre 2008 abbiamo fatto pervenire una missiva al sindaco di Sezze Andrea Campoli, affinché ci fornisse delle risposte in merito alla intitolazione di una strada, una piazza, un edificio pubblico, alla memoria dei nostri conterranei Capitano Pilota Riccardo De Angelis e Sergente Armiere Ubaldo Piccaro, caduti insieme in azione, con il proprio aereo, nei cieli di El Alamein, abbattuti dal fuoco nemico il 28 Agosto 1942. Le loro figure, misconosciute ai più, sono state oggetto di attente ricerche da parte nostra e riportate, dall'oblio, all'onore delle cronache. Degnamente onorati dall'Arma che hanno servito fino alla morte e dalla Patria, che li ha insigniti di più medaglie e riconoscimenti, non hanno fino ad oggi goduto del giusto riconoscimento nella città, Sezze, che li ha visti crescere e nel cui cimitero riposano. A distanza di tre anni dalla richiesta, il primo cittadino setino ancora tace. A tutt'oggi ancora non ci pervengono risposte, né ufficiose, tantomeno ufficiali.

Proprio in questi giorni ci è arrivata notizia che il Comune di Sezze si starebbe attivando per l'intitolazione di svariate strade e luoghi pubblici ed a tal fine si starebbe riunendo una apposita commissione per la toponomastica. I nomi di Piccaro e De Angelis non dovrebbero essere tenuti in degna considerazione? 

Si parla di strade intitolate ai grandi musicisti, si va alla ricerca di personaggi più o meno noti, si attendono proposte dai cittadini, ma a distanza di tanto tempo non vengono fornite delucidazioni riferite alla nostra di proposta. Cosa impedisce ad Andrea Campoli di darle? E' atteggiamento corretto da parte di un sindaco? Vi sono delle chiusure mentali o di altro tipo? E' esemplare l'atteggiamento di un primo cittadino che non riesce ad affrontare tutti gli argomenti con uguale lucidità? E' mai possibile che tra i venti consiglieri comunali ed i diversi componenti della Giunta non vi sia qualcuno che senta il dovere di intervenire?

Nel 150° anniversario dell'Unità d'Italia, nessuno ritiene opportuno ricordare due figli di questa terra che hanno contribuito, con le loro vite, a renderla grande? La storia italiana e della grandezza del suo popolo è fatta anche di battaglie come quella di El Alamein, nella quale i nostri soldati hanno saputo dimostrare tutto il loro valore e coraggio, riconosciuto anche dagli avversari. Una ragione ulteriore di riflessione.


Anfiteatro di Sezze, solo nebbia

14 febbraio 2011 

Movimento Libero Iniziativa Sociale, chiamato direttamente in causa nel corso del Consiglio Comunale di Sezze dell'11 febbraio a proposito della "questione Anfiteatro", alla luce dell'intervento dell'assessore ai Lavori Pubblici Pietro Bernabei, si dichiara sempre più convinto che se delucidazioni sull'operazione arriveranno, non sarà certamente dall'assise consiliare setina. Innanzitutto l'assessore ha dimenticato che nell'agosto del 2008 dichiarava a tutta la stampa locale non solo che quella devastazione rappresentava "un'opera unica", ma che "la struttura sarà fruibile a partire da novembre". A distanza di oltre due anni quell'opera "unica" è ben lungi da essere portata a termine. Non solo, ma nel corso del consiglio comunale ha dichiarato che per il completamento è stato richiesto un ulteriore contributo alla Regione Lazio di 540.000 euro, ai quali sarebbero andati ad aggiungersi altri 60.000 da parte del Comune. Tale finanziamento non è stato concesso dall'ente regionale. Sui finanziamenti finora ottenuti, al di là delle dichiarazioni di Bernabei, verrà fatta piena luce in Regione, dove il Gruppo Radicale, su nostra iniziativa, sta pressando con interrogazioni la Giunta. Noi restiamo a quello che l'assessore dichiarava nel marzo del 2009 ai quotidiani provinciali: "Il Comune di Sezze è stato ammesso a due finanziamenti regionali Docup 2000 - 2006 per lavori di ristrutturazione. 

Il primo lotto per una spesa complessiva di 1.291.142 euro ed il secondo lotto per una spesa complessiva di 800.000 euro". Come rilevato nell'interrogazione dei Radicali, indirizzata al presidente della Regione Renata Polverini ed agli assessori competenti, appare evidente che i lavori presso l'Anfiteatro sono stati tutt'altro che di ristrutturazione: la struttura progettata dall'architetto Piacentini è stata abbattuta con le ruspe per intero, per fare posto ad un mostro di cemento dall’impatto ambientale devastante. Questo è compatibile con lo spirito con il quale vengono elargiti i finanziamenti Docup, finalizzati alla salvaguardia ed alla valorizzazione? Al di là della spregiudicatezza dell'azione amministrativa condotta, che ha fatto si che si procedesse all'abbattimento dell'Anfiteatro senza garanzia alcuna sulle reali possibilità di finanziare per intero l'ecomostro che si voleva far nascere, ricordiamo che lo stesso assessore Bernabei nell'agosto del 2008 annunciava ad un quotidiano locale una "piccola variante" rispetto ai lavori in corso d'opera. Questa variante in quali termini è andata ad incidere sul progetto iniziale e sui finanziamenti concessi? E' solo una delle tantissime domande ancora senza risposta.


Anfiteatro, interrogazione Radicale alla Polverini

31 gennaio 2011 

Movimento Libero Iniziativa Sociale comunica che il Gruppo Radicale alla Regione Lazio ha presentato l'attesa interrogazione urgente (n. prot. 306 del 25 / 1 / 2011) avente ad oggetto lo stato dei lavori relativi all'Anfiteatro di Sezze, sito in località Piagge Marine. I consiglieri Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, dopo avere ricordato che l'impianto,  nato nel dopoguerra su progetto dell'architetto Piacentini, è stato raso al suolo nel 2005 " per fare posto ad una moderna struttura in cemento dall'impatto ambientale e visivo devastante " e che la nuova opera, un vero e proprio ecomostro, è stata finanziata attraverso il Docup, hanno sottolineato che tali finanziamenti sono finalizzati "alla tutela ambientale e dei beni storico- archeologico- artistici e quindi non alla loro distruzione". 

Dopo avere dato atto al Movimento Libero Iniziativa Sociale  di avere promosso una campagna per la totale trasparenza in merito alla vicenda, allo stato dei lavori per il nuovo anfiteatro ed al costo finale dello stesso, rammentando che è doveroso per l'amministrazione rendere pubblici gli elementi di ogni provvedimento che riguardano direttamente la cittadinanza, i consiglieri interrogano la presidente della Regione Renata Polverini, l'assessore ai lavori pubblici Luca Malcotti, l'assessore ai rapporti con gli enti locali Giuseppe Cangemi e l'assessore al turismo Stefano Zappalà, per conoscere " se risulta vero che prima che iniziassero i lavori c'era un progetto di restauro della struttura originale, presentato dall'APT, che prevedeva il totale recupero tramite una ristrutturazione della monumentale opera con soli 350.000 euro e per quale motivo non è stata presa in considerazione questa opzione che avrebbe tutelato il bene architettonico". Chiedono di sapere quale documentazione è stata prodotta dal Comune di Sezze e dalla Provincia di Latina in merito al progetto definitivo; quali autorizzazioni siano state richieste e quali rilasciate dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici; se siano state effettuate perizie idrogeologiche e quindi la relativa documentazione soprattutto in merito allo sbancamento, il quale potrebbe creare gravi danni alle falde acquifere sottostanti considerato che i suddetti lavori si trovano a poche centinaia di metri dai  pozzi delle Sardellane. 

L'interrogazione continua chiedendo chiarimenti sull'importo finanziato attraverso il Docup: se risulta vero che il primo lotto è costato 1.291. 142 euro mentre il secondo circa 800.000 euro; quanto fino ad oggi è stato effettivamente speso per la struttura incompiuta, gli enti erogatori dei finanziamenti, i contratti stipulati con le società che hanno avuto in appalto i lavori, se sono state necessarie varianti al progetto, l'eventuale aggravio dei costi rispetto al progetto originale; se risulta che vi siano problemi di funzionalità della nuova struttura ed in questo caso se l'Amministrazione regionale ritiene di chiedere che venga ripristinato il sito individuando le eventuali responsabilità. Il Gruppo Radicale, di concerto con MLIS, ricorda che la nuova opera avrebbe dovuto vedere la luce nel giugno 2006, mentre "ad oggi l'opera non è stata terminata, i lavori sono fermi e quello che doveva essere un anfiteatro è diventato un ecomostro". Nell'assordante silenzio che le riguardano, sarebbe il caso che si iniziasse a fare veramente chiarezza su qualcuna delle opere pubbliche profumatamente finanziate e mai portate a termine a Sezze, nel caso specifico l'Anfiteatro.


Comunicazione sull'ecomostro

16 gennaio 2011

Mentre ottiene i primi risultati positivi, in termini di sensibilizzazione e di coinvolgimento dell'opinione pubblica, la battaglia di Movimento Libero Iniziativa Sociale contro l'ecomostro che ha sostituito il vecchio Anfiteatro di Sezze in località Piagge Marine, preannunciando prossime interrogazioni a livello di consiglio regionale da parte del gruppo radicale, sull'argomento, per nostra iniziativa, ci dichiariamo perplessi di fronte alle prese di posizione estemporanee di qualche consigliere comunale di Sezze, assolutamente non credibile se non altro per i silenzi tenuti rigorosamente per anni (la questione è esplosa, addirittura, quando era sindaco Lidano Zarra ed è di allora l'impegno del nostro Movimento, portato avanti coerentemente nel tempo, nel silenzio generale e corresponsabile di tutti). Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. Evidentemente anche questo è dimostrazione del successo della iniziativa di MLIS.


Non vedono, non sentono, non parlano

7 gennaio 2011

Movimento Libero Iniziativa Sociale comunica che sul proprio sito lavocelibera.it continuano a crescere le adesioni al gruppo contro l'ecomostro che ha preso il posto del vecchio Anfiteatro di Sezze (LT), la monumentale struttura progettata dall'architetto Piacentini,  abbattuta "grazie" ad una serie di finanziamenti della Comunità Europea e non solo. Le adesioni hanno superato ampiamente in poco tempo il numero delle 500. E' ormai evidente che quella orrenda calata di cemento piace soltanto agli amministratori ed a chi, a diversi livelli, ha favorito l'inizio e la prosecuzione dei lavori. Bisognerebbe capire perché. Sullo scempio perpetrato nella zona delle Piagge Marine non è ancora stata fatta chiarezza. Nonostante le pressanti richieste, nessuno si è sentito in dovere di intervenire per fornire almeno un rendiconto delle spese finora affrontate per la realizzazione di un manufatto che non solo ha irrimediabilmente deturpato una vasta area della collina di Sezze, ma che resterà, se non verrà abbattuto per ripristinare lo status quo, a perenne memoria di una classe politica insensibile e cieca. 

Continuiamo a chiederci ed a chiedere a chi di dovere come sia stato possibile permettere che un fiume di denaro a tutt'oggi ancora non quantificato venisse utilizzato per una operazione di tale barbarie. Continuiamo a chiedere perché nessuno fornisca ancora delle risposte in una città che, in tal modo, appare sempre più un territorio a sé stante, dove regole e leggi sembrano non avere vigore. Ci piacerebbe sapere perché gli organi di controllo preposti territorialmente, a cominciare dalla Regione Lazio, non si siano mossi per tempo e non si stiano muovendo tuttora. Continuiamo a chiedere quale sia stato e sia il ruolo dei diversi sindaci, di diverso colore, avvicendatisi nel corso di questi anni a Palazzo comunale con una continuità sull'opera, impressionante. Chiediamo il perché dei tanti silenzi trasversali di tutte le forze politiche, da sinistra a destra, dal PD al PDL. Lo chiedono soprattutto i tanti concittadini che ci stanno manifestando la loro solidarietà in questa battaglia, che non si arresterà se non quando verrà fatta piena luce su tutta la vicenda e fino a quando quel sito non ritornerà ai suoi antichi splendori. Il gruppo resterà aperto e chiunque vuole aderire, informarsi e documentarsi  fotograficamente, può collegarsi con lavocelibera.it e con il foglio face book "Anfiteatro di Sezze ecomostro".


Sezze, mala tempora currunt

5 gennaio 2011 

Assodato che a Sezze la politica è tutto tranne che una cosa seria, si possono commentare solo ironicamente le ultime "nuove" che la riguardano. Sorvolando sulla non notizia riferita alle finte dimissioni del primo cittadino Andrea Campoli, sorvolando sulle maggioranze o minoranze che si allargano o restringono a fisarmonica, colpisce l'esclusione del PD e dell'UDC dalla neo coalizione sortita dal pensatoio definito "cantiere delle idee". Perché non includere anche loro? Stando alle affermazioni di un ex candidato a sindaco delle ultime amministrative, all'epoca convinto antibipolarista ed anche per tale motivo organizzatore di una lista civica, ora approdato in area bipolare, sarebbe nata una grossa "ammucchiata" di sigle, dal PDL addirittura all'altra faccia ... della politica. Pensate che giro! Manca all'appello il partito di Casini, al momento alleato di giunta dei democratici. E mancano i democratici. Verrebbe da pensare, continuando nel gioco ironico, che il  ruolo dei casiniani appare quello dei  pontieri. Potrebbero infatti condurre l'alleanza uscita dal cantiere al fianco del PD, o viceversa il PD al fianco di quella "grossa coalizione". 

Insomma: a Sezze è tutto possibile. D'altronde si tratta sempre dei medesimi personaggi, in passato impegnati su "fronti" a parole contrapposti, in seguito passati su altre sponde, da queste trasmigrati altrove. Non è un caso che nella cittadina lepina si trovino insieme in area di maggioranza "politici" che, almeno per restare alle più recenti tornate elettorali locali, navigavano in mari diversi. Candidati sindaci alternativi, che adesso si riconoscono nei progetti e nei programmi degli altri. E mentre tutto si appiattisce nel nulla, ci si prepara all'ennesima farsa, quella delle prossime comunali, in cui costoro torneranno a recitare il ruolo di antagonisti, salvo poi ritrovarsi, da persone veramente "responsabili", a condividere tutto. In poche parole, nella politica di Sezze non c'è nulla di serio. Qui addirittura si è passati dal bipolarismo all'"unipolarismo", la cui unica direzione è quella dettata dal vento: a seconda di dove tira,  la barca va.

anno 2011

INIZIATIVA SOCIALE