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articoli di Christian Capuani |
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archivio >>> anno 2006 anno 2007 anno 2008 anno 2009 anno 2010 1 luglio 2011
Il
sindaco Campoli: “Scelte impegnative ma chiare. No ad aumento
tariffe” In un consiglio comunale quasi alla camomilla e snobbato dalla cittadinanza (solo una decina i presenti fuori dall’emiciclo), la giunta Campoli ha ottenuto giovedì sera l’approvazione dell’ultimo bilancio previsionale della legislatura, che terminerà nella prossima primavera. Con i voti favorevoli della maggioranza e di due consiglieri di minoranza (Antonio Vitelli e Serafino Di Palma), il sindaco di Sezze ha ottenuto il via libera alla delibera sui conti. Un bilancio da quasi 23 milioni di euro, sul quale è sorto qualche problema in più rispetto agli anni scorsi. «Sono state operate scelte di bilancio importanti, oculate e impegnative, ma sempre chiare, trasparenti e condivise» ha spiegato nella sua relazione Andrea Campoli, che ha sottolineato l’incidenza sul bilancio dei nuovi tagli operati dal Governo ai trasferimenti verso gli enti locali. Due le priorità seguite, ha rimarcato il sindaco, nella stesura del bilancio: non aumentare la pressione fiscale sui cittadini e non abbassare il livello dei servizi. Campoli ha sottolineato le forti ripercussioni dei vincoli del patto di stabilità sulla gestione del Comune e sulla copertura finanziaria delle opere messe in cantiere. «Si avvia a conclusione - ha ribattuto dall’opposizione Rinaldo Ceccano (Pdl), che ha sottolineato la crescita delle spese per il personale - l’esperienza illuminata di alcune forze moderate che avevano deciso di allearsi con gli ex Ds. Con questo bilancio quell’esperienza viene meno: i moderati del centrosinistra hanno capito che il cambiamento di un certo modo di fare politica non è possibile con quest’amministrazione». «Non posso rinnovare la fiducia espressa nello scorso ottobre - ha dichiarato invece Roberto Reginaldi (Nuova Area) - perché gli interventi promessi in quell’occasione non sono state fatti. E non so se saranno fatti». 23 giugno 2011
Chiusura
dei posti letto per acuti, in parte trasformati in infermieristici Salvi
il ‘Primo intervento’ 24 ore, l’attività chirurgica e il centro
dialisi Chiusura dei reparti di medicina e geriatria, parzialmente trasformati in 15 posti di degenza infermieristica, mantenimento della struttura sanitaria distrettuale con la conferma del poliambulatorio, dell’attività chirurgica di bassa intensità, del punto di primo intervento 24 ore su 24 e del centro dialisi: questi i punti del piano di riconversione dell’ospedale San Carlo da Sezze illustrato ieri dal commissario della Asl di Latina Renato Sponzilli al sindaco Andrea Campoli. La riorganizzazione dell’ospedale setino, che entrerà nella fase operativa a partire da fine mese, seguirà quindi la linea già tracciata dai decreti sul riordino della rete sanitaria approvati lo scorso anno dalla presidente della Regione Renata Polverini in qualità di commissario alla sanità. Confermati, dunque, i timori della vigilia sulla chiusura dei posti letti di medicina e geriatria per malati acuti, che l’amministrazione e le forze politiche locali hanno cercato di difendere fino all’ultimo evidenziando la necessità di ospitare i degenti in esubero al Goretti di Latina. Non sarà uno smantellamento del nosocomio setino, come temuto. Il San Carlo sarà un ospedale distrettuale e, oltre ad offrire servizi poliambulatoriali, manterrà l’attività chirurgica avviata con il day-surgery. Il nosocomio di Sezze non perderà soprattutto i presidi a cui i cittadini tengono di più, ovvero il punto di primo intervento 24 ore e il centro dialisi. La riconversione del San Carlo si presenta dunque come un bicchiere mezzo pieno, che l’amministrazione e le forze politiche locali potrebbero mandar giù senza ulteriori resistenze. Anche perché i tempi stringono e la Regione resta convinta, anche per i vincoli dati dal piano di risanamento del debito sanitario, del progetto di riorganizzazione già avviato. 4 giugno 2011
Vicina
la risoluzione della convenzione. Campoli: “Situazione
insostenibile” Russo
ribatte: “Ci ribaltano addosso i punti della nostra ultima diffida” Tra
Comune di Sezze e Dondi si va verso la rottura definitiva. La giunta
Campoli ha deciso: una nuova diffida nei confronti della concessionaria
e carte nelle mani di un legale per vagliare la possibilità di
rescindere anticipatamente la convenzione per l’affidamento del
servizio idrico integrato alla società di Rovigo. L’amministrazione
è pronta alla revoca unilaterale della convenzione se la Dondi non
provvederà alla «completa eliminazione delle inadempienze contestate».
La delibera di giunta numero 99 approvata mercoledì contiene infatti
una lunga lista di inosservanze della convenzione siglata nel 1993 - e
valevole fino al 2024 - che il Comune contesta alla concessionaria:
dalla mancata riattivazione di una delle due pompe di Fonte La Penna
(fuori uso dal luglio scorso, con il rischio di ripercussioni
sull’approvvigionamento idrico per tutto il paese) all’ignorata
richiesta di riparazione dell’impianto di sollevamento idrico di Monte
Nero (che serve la zona di Suso), dal malfunzionamento del depuratore
dei Casali alla mancata manutenzione del sistema fognario, dal ritardo
per gli interventi di riparazione delle perdite dell’acquedotto fino
alla questione dell’assenza dell’autorizzazione allo scarico per il
depuratore di Sezze scalo. «È un atto che fa seguito all’iniziativa intrapresa negli ultimi anni per il rispetto della convenzione - spiega il sindaco Andrea Campoli - e siamo arrivati a questo punto malgrado la volontà di ricucire in tutti modi il rapporto con la Dondi. Purtroppo la situazione della gestione idrica si è fatta insostenibile». Il malfunzionamento dell’acquedotto cittadino rischia di lasciare i cittadini con i rubinetti a secco. «Stiamo rischiando il default idrico - avverte Campoli - perché da dieci mesi una delle pompe di Fonte La Penna è ferma. Se dovesse bloccarsi anche l’altra tutto il paese resterebbe senz’acqua». Ora la strada verso la rottura del rapporto con la Dondi sembra segnata. «Attenderemo le loro controdeduzioni - aggiunge il sindaco di Sezze - ma dubito ce ne saranno. Poi valuteremo la risoluzione della convenzione. Direi che c’è una buona possibilità di arrivare a questa soluzione, ma dobbiamo valutare». La nuova diffida emessa dal Comune è l’ultimo atto di un braccio di ferro iniziato da tempo. Negli scorsi mesi la Dondi aveva avviato un nuovo arbitrato avanzando pretese per 11 milioni di euro. «Il contenzioso non c’entra - nega Campoli - ma è una decisione legata ai problemi che, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti i cittadini». «Che oggi il Comune di Sezze ci ribalti addosso i punti che abbiamo segnalato nel nostro atto di diffida e messa in mora è un fatto piuttosto risibile. È il segno che l’amministrazione si muove con irresponsabilità». Il contrattacco della giunta Campoli non fa scomporre la Dondi, che per bocca del suo dirigente locale Maurizio Russo rimpalla le accuse sulla cattiva gestione dell’acquedotto comunale e si dice per nulla turbata dall’idea che l’ente comunale possa chiedere la rescissione della convenzione. La lunga lista di inadempienze che il Comune addebita alla concessionaria «non costituisce una novità - sottolinea Russo - perché è proprio l’elenco contenuto nell’atto di diffida e di messa in mora che abbiamo notificato all’amministrazione alla fine di aprile». Secondo la Dondi, infatti, gli interventi urgenti sul sistema idrico devono esser finanziati dal Comune. «In una situazione normale il gestore è obbligato a fare manutenzione ordinaria e straordinaria - prosegue Russo - ma quello di Sezze è un caso molto particolare, perché l’amministrazione è molto inadempiemente, come dimostra la sentenza del primo lodo. E nel frattempo il Comune ha continuato a far finta di niente e per questo abbiamo avanzato l’istanza per un secondo arbitrato». Avanzando pretese di crediti per 11,8 milioni di euro. Intanto resta il grave problema di una rete idrica e di un sistema fognario e depurativo praticamente al collasso: impianti di pompaggio con macchine fuori uso, depuratori malfunzionanti (Casali) o privi dell’autorizzazione allo scarico (Sezze scalo). Ma per la Dondi è il Comune a doversi fare carico del problema. E delle spese. «La recente sentenza del Consiglio di Stato sulla questione delle tariffe - sottolinea Russo - ha stabilito una cosa molto importante, ossia che l’incremento dei costi d’investimento e di gestione non coperti dalle tariffe sia a carico non dell’utenza ma della collettività, cioè del bilancio comunale. E se il Comune non ci ha autorizzato a mettere in tariffa questi costi, noi non possiamo fare la Croce rossa». Solo su una cosa l’amministrazione e la Dondi concordano: il sistema idrico e quello fognario necessitano di interventi urgenti. «Meno male che il sindaco se n’è accorto - afferma Russo -. Negli scorsi anni abbiamo presentato progetti per 15 miliardi di lire per intervenire sull’intero sistema, ma sono rimasti negli armadi del Comune. Siamo costretti a lavorare su una rete che funziona a macchia di leopardo e a fare mille interventi all’anno per sistemare le perdite». 24 maggio 2011
Tortuosa,
insicura e incompleta: i problemi della 156 bis Avrebbe dovuto alleggerire il traffico pedemontano raddoppiando il vecchio tracciato già esistente. Avrebbe dovuto evitare i rallentamenti che negli orari di punta interessano la direttrice Latina - Frosinone. Avrebbe dovuto soprattutto garantire la sicurezza attraverso un tracciato privo di curve pericolose, strettoie e deviazioni. E invece la nuova strada regionale dei Monti Lepini si riscopre lenta, tortuosa e insicura. L’incidente che domenica mattina ha visto protagonista un centauro 62enne di Ardea è l’ultimo di una serie che si allunga pericolosamente. Sono almeno cinque, infatti, gli incidenti registrati negli ultimi mesi nel tratto della nuova 156 che congiunge Sezze scalo a Ceriara di Sezze, 6 chilometri di strada a corsia unica costati 36 milioni di euro e aperti al traffico ancora prima di essere completati come da progetto. La tratta setina della nuova Monti Lepini resta una strada a scorrimento solo sulla carta. Ridotta a imbuto da una pericolosa deviazione realizzata dopo il cedimento di uno dei ponti originari, la 156 diventa scorrevole solo a partire dalla zona di Ceriara. E la variante di progetto resta ferma al palo. Il tratto che la collega a Sezze scalo ha peraltro messo fuori uso la vecchia pedemontana, sul cui tracciato è stata realizzata la deviazione necessaria a rendere percorribile la nuova Monti Lepini, inaugurata dall’Astral con gran fretta nel marzo 2010, a pochi giorni dalle elezioni regionali. Negli ultimi mesi è stato lo svincolo che collega via degli Archi con la 156 a svelare tutta la sua pericolosità. In crescita i sinistri registrati nella curva a gomito che precede la rotatoria di Sezze scalo: due gli incidenti avvenuti nelle ultime tre settimane. Pare dunque necessario intervenire per mettere in sicurezza questo tratta di strada.
10 marzo 2011
La
giunta Campoli ha nominato il “suo” componente nel collegio Il
Comune di Sezze aderisce alla domanda di un nuovo arbitrato richiesto
dalla Dondi, stavolta per le pendenze economiche del periodo 2005-2010,
nominando il proprio legale di parte per il processo arbitrale. Questa
la decisione assunta dalla giunta Campoli dopo l'istanza della Dondi
pervenuta il mese scorso a palazzo De Magistris. Con la delibera
approvata lunedì l'amministrazione accoglie la richiesta di arbitrato
avanzata dalla concessionaria dell'acquedotto cittadino, che sostiene di
dover ottenere il pagamento di 11 milioni e 803mila euro per i lavori
svolti e per le utenze pubbliche degli ultimi 5 anni. La giunta, fatta
salva «ogni più
ampia facoltà del difensore nominato di far valere eventuali eccezioni
pregiudiziali», per contestare le pretese della Dondi ha deciso di
costituirsi nell'arbitrato nominando l'avvocato Alberico Marracino,
esperto di contrattualistica pubblica, quale componente del collegio
arbitrale. Un altro componente sarà indicato dalla Dondi, mentre il
terzo nome dovrà uscire da un accordo tra le parti. Comune di Sezze e Dondi arrivano quindi nuovamente alla soluzione dell'arbitrato per risolvere i contenziosi bilaterali pendenti. Il precedente lodo, chiuso nel 2009 e riguardante il contenzioso fino al 2005, riconobbe alla società di Rovigo crediti per 2,4 milioni di euro (a fronte di una richiesta superiore ai 9 milioni), mentre il Comune “incassò” solo 958mila euro. Ora lo scenario si ripete e l'amministrazione confida in un esito migliore, mettendo sul proprio piatto della bilancia la documentazione relativa alle fatture per i lavori svolti dalla concessionaria e le richieste di penalità da addebitare alla Dondi per inadempimenti della convenzione. La prima battaglia dell'arbitrato sarà proprio sui presupposti: l'ente comunale contesta l'utilizzo della clausola compromissoria fatta dalla concessionaria. 19 febbraio 2011
Quasi
pronta la convenzione per transare con i multati che hanno presentato
ricorso Si procede verso la transazione economica tra il Comune di Sezze e gli automobilisti che hanno presentato ricorso contro le multe emesse tramite gli autovelox della strada regionale 156 dei Monti Lepini. L'amministrazione Campoli si appresta quindi a fare un passo indietro e a rinunciare al braccio di ferro giudiziario intrapreso con i multati, un braccio di ferro che fino ad ora ha visto quasi sempre soccombere l'ente comunale (fatta eccezione per i ricorsi su cui pesavano vizi di forma) davanti al giudice di pace di Sezze. È infatti quasi pronta la convenzione che la giunta ha dato mandato di stilare - con la delibera 5 del 12 gennaio scorso - per un accordo con i rappresentanti legali degli automobilisti che hanno presentato ricorso, una convenzione da presentare poi in sede di giudizio «al fine della cancellazione di tutti i procedimenti in corso in cui vi sia rappresentanza legale». È chiara la strada intrapresa dall'amministrazione: giungere a un accordo per limitare i risarcimenti che il Comune deve pagare per le centinaia di sentenze emesse dal giudice di pace in favore dei multati da parte e per evitare le spese processuali di un eventuale secondo grado di giudizio, rinunciando all'appello della sentenza. Nella delibera la giunta Campoli prende atto che il giudice di pace setino sta condannando l'ente a pagare le spese legali per somme che variano da 150 a 300 euro per ogni sentenza. L'amministrazione, temendo di dover pagare circa 240mila euro in caso di condanna nei circa 800 ricorsi ancora da esaminare, imbocca quindi la via del dialogo. Ma la transazione, secondo le indiscrezioni, dovrebbe anche coinvolgere i multati che hanno presentato ricorso al giudice di pace senza rivolgersi ad avvocati: in questo caso ci sarebbe semplicemente l'annullamento della contravvenzione. L'accoglimento in massa dei ricorsi presentati al giudice di pace fa seguito alla perizia del consulente tecnico d'ufficio, che ha evidenziato numerose irregolarità nell'autorizzazione e nell'installazione degli autovelox, ora disattivati. Una sconfitta per la giunta Campoli, che adesso cerca di limitare i danni. 15 febbraio 2011
Già
spesi 2 milioni di euro, ma manca la tensostruttura e un palco La
Regione ha bocciato una nuova richiesta di finanziamento Un'opera incompleta. E chissà per quanto tempo ancora sarà destinata ad esserlo. È la triste situazione dell'anfiteatro di Sezze, al centro di lavori infiniti e dal costo che con il tempo è andato lievitando. È di circa due milioni l'importo totale degli investimenti fatti dalla Regione (nella parte largamente maggiore) e dal Comune per i due lotti di lavori che non serviti comunque a completare il teatro. Cinque anni di cantiere per un'opera che al momento resta una cattedrale del deserto. E, in attesa di trovare i fondi per completare la struttura concertistica, l'amministrazione rischia di dover correre ai ripari per evitare che la parte già edificata venga presa di mira da vandali, come è già successo. La questione dell'anfiteatro, sollevata da più parti (anche attraverso un gruppo d'opinione su Facebook, al quale hanno aderito più di 500 persone), è tornata d'attualità in Consiglio comunale la scorsa settimana. L'assessore ai lavori pubblici Pietro Bernabei ha ricostruito le tappe e i costi della vicenda rispondendo a un'interrogazione presentata da Roberto Reginaldi (Nuova Area). L'amministratore ha ricordato come il progetto di edificazione del nuovo Teatro italiano, dopo altre proposte non rese operative, fu approvato grazie allo stanziamento regionale del 2004 legato ai fondi europei del Docup: la giunta Storace deliberò un progetto d'opera di 1.291.000, finanziato per il 90% dalla Regione stessa. Il secondo lotto di lavori si rese necessario l'anno successivo: altro finanziamento di 800mila euro: 70% dalla Regione, 30% dal Comune. Ma terminati i fondi resta ancora da realizzare una tensostruttura e un palco per il coro, non previsti dal progetto originario. «Una volta insediatici - sottolinea Bernabei - abbiamo operato per completare e rendere fruibile la struttura. Abbiamo chiesto un nuovo stanziamento di 540mila euro alla Regione sulla base della legge per il completamento delle opere, ma il nostro progetto non è stato accettato. Continueremo a cercare finanziamenti». 29 gennaio 2011
Ok dei sindacati al progetto della direzione regionale del 115 Riapertura completa per il presidio di Sezze scalo e riduzione a soli 7 mesi all'anno dell'attività del distaccamento di Fondi: queste le scelte contenute nel progetto messo a punto nei giorni scorsi dalla direzione regionale del Corpo dei vigili del fuoco e accettato dai sindacati di categoria. Lo confermano gli stessi rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori: «Nella riunione di lunedì scorso la direzione regionale - spiega Massimo D'Amico della Fns Cisl - ci ha sottoposto la bozza del progetto, che abbiamo accolto favorevolmente. Possiamo dirci abbastanza soddisfatti rispetto alle esigenze che avevamo sollevato». Le sigle sindacali avevano infatti da subito contestato la decisione della Regione di ridurre l'operatività al solo periodo estivo di una delle tre squadre boschive presenti in provincia di Latina: la scelta era caduta proprio su Sezze, a vantaggio di Fondi e Castelforte. Di fronte alla necessità di ridurre i costi e tagliare un distaccamento almeno per il periodo invernale, i sindacati avevano chiesto di essere ascoltati sottolineando l'importanza del presidio di Sezze per tutta l'area dei Lepini. «Manca ancora l'atto ufficiale ma si può già dire che presto la sede di Sezze tornerà operativa - conferma D'Amico - per tutto l'anno. Da questa decisione è la politica di gestione del soccorso ad uscire vincitrice. Resta comunque la volontà del sindacato di lavorare al ripristino completo di tutti i presidi». Le squadre boschive, che operano in orario diurno (8 – 20) per tutto l'anno, sono fondamentali non solo per il contrasto degli incendi ma anche per le operazioni d'emergenza e di soccorso che si rendono quotidianamente necessarie sul territorio. E la chiusura di Sezze (che dal 2008 ospitava il presidio precedentemente attivo a Priverno) rende al momento l'area lepina dipendente dall'arrivo di mezzi da Latina e Terracina. 12 gennaio 2011
Il
distaccamento dello Scalo sarà aperto dal 15 giugno al 30 settembre Il presidio dei vigili del fuoco di Sezze scalo resterà attivo solo nel periodo estivo, da giugno a settembre. Lo precisa, dopo la decisione della Regione di ridurre da tre a due le squadre “boschive” operanti in provincia di Latina, la Protezione civile regionale. «A Fiumicino, Arce e Sezze (i tre distaccamenti chiusi nel Lazio per i tagli decisi dall'amministrazione regionale, ndr) l’attività dei vigili del fuoco sarà normalmente assicurata - si legge in una nota diffusa dalla direzione regionale della Protezione civile - dal 15 giugno al 30 settembre, ovvero nel periodo estivo in cui è maggiore la necessità di una unità stabile per far fronte all’emergenza degli incendi boschivi. Per tutti gli altri presidi rimane intatto il periodo di operatività dei vigili del fuoco a copertura dei 365 giorni dell’anno». Una situazione, quest'ultima, che riguarda gli altri due presidi pontini, ossia quelli di Fondi e Castelforte. Un'altra novità è costituita dall'attivazione di un presidio nell'isola di Ponza «che garantirà quindi il servizio anche per le isole pontine». «Va precisato - spiega la Protezione civile della Regione Lazio - che la rimodulazione dei presidi è il risultato di valutazioni tecniche e del costante confronto tra la direzione regionale dei vigili del fuoco e i tecnici della Regione competenti. È opportuno infine ricordare che il Lazio è tra le regioni italiane quella che offre il maggior contributo economico ai vigili del fuoco, garantendo la sicurezza dei cittadini, priorità della Giunta Polverini, per tutti i 365 giorni dell’anno e non limitatamente al periodo dell’emergenza degli incendi boschivi. Da qui l’onerosità della convenzione con i vigili del fuoco - sottolinea in conclusione la nota - che per il 2011 ammonta a circa 4 milioni di euro necessari per finanziare tutte le attività che sono chiamati a svolgere». Intanto i sindacati unitari dei vigili del fuoco hanno ribadito la loro posizione a Domenico Riccio, il nuovo direttore regionale del Corpo, che ora si confronterà con i vertici della Regione. 8 gennaio 2011
D'Amico
(Fns Cisl): «Situazione inaccettabile per gestione del territorio» «Se c'è qualcosa da tagliare di certo non è il distaccamento di Sezze, che rappresenta un punto strategico per il soccorso su un territorio che comprende anche Priverno e tutti i Lepini. La scelta della Regione, presa senza ascoltarci, penalizza i cittadini». È fortemente critico il giudizio di Massimo D'Amico, segretario provinciale Fns Cisl, sul taglio di una delle tre squadre “boschive” dei vigili del fuoco. Una situazione che dal 1° gennaio ha colpito il presidio diurno del 115 di Sezze scalo, che in assenza dei fondi regionali ha chiuso i battenti, a differenza dei distaccamenti ancora attivi a Fondi e Castelforte. «Tale situazione è inaccettabile per la gestione del soccorso sul territorio. Siamo assolutamente critici» lamenta D'Amico, che dà notizia dell'incontro che i sindacati unitari Cgil, Cisl e Uil avranno mercoledì prossimo con la presidente della Regione Renata Polverini. Due le obiezioni sollevate dalle rappresentanze sindacali dei vigili del fuoco alla scelta dell'amministrazione regionale: la mancanza di confronto su una decisione così importante e l'assenza di una logica gestionale in un taglio che penalizza un'area vasta come quella dei Lepini, che per le emergenze deve ora attendere l'arrivo dei mezzi da Latina o Terracina. «Se c'è da tagliare qualcosa - afferma D'Amico - dobbiamo sederci a un tavolo e concertare. La sede dei vigili del fuoco a Sezze è tra le priorità per il soccorso, è un distaccamento strategico per i monti Lepini: nella necessità di chiudere un presidio rappresenta una delle ultime scelte». Anche perché le cosiddette squadre “boschive” non si occupano solo di estinguere incendi: attive dalle 8 alle 20 per tutto l'anno, intervengono in caso di incidenti stradali o di altre emergenze. «La scelta è evidentemente legata alla politica - fa notare D'Amico - visto che Sezze, a differenza di Fondi e Castelforte, è governata dal centrosinistra. È un'iniziativa autonoma della Regione, non legata alle esigenze del territorio. Ci dispiace che sulla sicurezza dei cittadini contino queste logiche. Se avessero chiesto a noi un parere sulla scelta da fare avremmo escluso la chiusura di Sezze». L'importanza di un presidio sui Lepini per la gestione del soccorso dei vigili del fuoco è peraltro ribadita da un vecchio progetto. «Già ai tempi in cui il presidio aveva sede a Priverno - ricorda D'Amico - fu approvato un decreto che prevedeva la creazione di un distaccamento fisso, compatibilmente con le risorse umane a disposizione, che chiaramente non abbiamo. Ma quella dei Lepini rimane un'area strategica». 28 dicembre 2010
Il
sindaco ritira le sue dimissioni e si accorda con l'Udc-PdN Il
Pdl unica voce critica: “Nessun cambiamento. Una maggioranza
ambigua” Come previsto ormai da giorni, Andrea Campoli ritira le dimissioni presentate il 7 dicembre e resta sindaco di Sezze. Nelle ultime ore a disposizione per riconsiderare la sua clamorosa scelta il primo cittadino torna sui suoi passi e lo fa spiegando le sue ragioni in una conferenza stampa. Campoli ricostruisce lo scenario che lo ha portato alle dimissioni, ma non affonda nella profondità delle crepe che hanno causato la crisi. «Voglio sgomberare il campo - esordisce - da ogni illazione: è stata una mia decisione personale, esclusivamente frutto di una riflessione politica. Non si è trattato di macchinazioni interne: sarei stato poco lungimirante se avessi messo in crisi l'amministrazione per scenari interni al Pd. E l'ho fatto considerando le eventuali ricadute. L'ho fatto per ridare slancio alla nostra azione e per la cittadinanza, che attende risposte sui grandi problemi aperti». Campoli smentisce di aver fatto calcoli: «Se la mia fosse stata solo tattica politica - dice - avrei avuto a disposizione altre scelte che mi avrebbero tutelato di più, come l'azzeramento della giunta. Ma, essendo stato eletto direttamente dai cittadini, ho ritenuto di prendermi in prima persona la responsabilità delle cose che non andavano, certo che le forze politiche avrebbero capito». Il sindaco sottolinea la «riflessione serrata e condivisa» della maggioranza, che ha partorito un documento che dà «risposte positive ai temi che erano alla base della mia decisione». Temi, come l'approvazione del piano regolatore e dell'avvio a realizzazione di alcune opere pubbliche (il nuovo depuratore, la piscina comunale, l'acquisizione dell'ex campo di aviazione), a cui Campoli vincola la sua ricandidatura nel 2012. Sui problemi da risolvere il sindaco cita la «coesione» persa dalla compagine amministrativa e «un processo decisionale meno farraginoso e meno legato ad alchimie incomprensibili», non approfondendo però il discorso su quelli che rappresenterebbero i freni all'azione amministrativa. «Quando la maggioranza perde la capacità di ragionare insieme e di dare risposte alle domande della città, quando viene meno il collante - sottolinea il primo cittadino - c'è il rischio di concentrarsi su sensibilità singole». Da qui alla fine del mandato potrà contare sull'apporto dell'Udc (o meglio, del costituendo Partito della Nazione) in maggioranza: «È un accordo strategico che può rafforzare il progetto del centrosinistra e può diventare un laboratorio politico anche in chiave provinciale. Con l'Udc vi era una situazione anomala, vista la presenza di due assessori e di un consigliere di maggioranza e uno di opposizione che si rispecchiano in quel partito. È un'operazione politica che nasce da un dato di fatto». Campoli ammette però la difficoltà di una maggioranza vasta: «Se tornassi indietro e ci fosse un bivio tra la nettezza delle scelte politiche e programmatiche e la larghezza della maggioranza sceglierei sicuramente la prima via». Un ragionamento che contraddice quanto messo in campo attraverso il nuovo accordo con l'Udc, così come la volontà di riconciliazione con i partiti di sinistra che hanno già lasciato l'alleanza. Sul rapporto con gli altri 4 consiglieri di minoranza che hanno votato l'ultimo assestamento precisa invece che «il Pd ha voluto vagliare la loro disponibilità al dialogo amministrativo su alcuni temi che ci trovino d'accordo in Consiglio comunale, ferma restando la netta distinzione tra i ruoli di maggioranza e minoranza». Sui concorsi, infine, sgombra le nubi da dubbi: «Si è trattato di concorsi ineccepibili: avrebbero dato un esito trasparente in ogni modo».
Il Consiglio comunale. E la maggioranza fa quadrato attorno ad Andrea Campoli, che in Consiglio ha ribadito le ragioni già illustrate nella conferenza stampa di lunedì e ha incassato anche il previsto apprezzamento dei quattro consiglieri di minoranza che negli scorsi mesi hanno votato a favore di diversi provvedimenti dell'amministrazione. L'unica voce d'opposizione resta quella del Popolo della libertà, che ha rubricato come «una questione tattica per reprimere il dissenso interno» la crisi avviata da Campoli e poi chiusa, dopo tre settimane di confronti interni al Pd e alla maggioranza (che ha siglato un accordo con la segreteria locale dell'Udc), con il ritiro della lettera di dimissioni. «Al di là delle dichiarazioni e delle promesse messe in campo non mi sembra ci sia stato alcun cambiamento» afferma il capogruppo del Pdl Rinaldo Ceccano commentando il patto di legislatura sottoscritto dalla forze di centrosinistra che appoggiano la giunta, «un documento - evidenzia l'esponente di opposizione - che non presenta firme e sigle di partito e conferma l'ambiguità della maggioranza, visto che non certifica chi ne fa parte e chi no». «La maggioranza conferma piena autonomia al sindaco - sottolinea ancora Ceccano in maniera sferzante - come se fino ad oggi ci fosse stata qualche entità esterna che gli abbia impedito di governare. E ha ragione Campoli quando dice che oggi ci sono vincitori e vinti: il vincitore è lui, che continua nella gestione amministrativa avviata nel 2007; i perdenti sono coloro che speravano in un cambio di marcia dell'azione dell'amministrazione». Dai banchi di maggioranza il capogruppo del Pd Titta Giorgi, pur ammettendo che la decisione delle dimissioni è stata presa dal sindaco «in solitudine» ed «è arrivata come un fulmine a ciel sereno», ha sottolineato come tale passaggio sia servito «a chiarire l'assetto politico mutato» e «a rilanciare l'azione amministrativa». «Nel Partito democratico - aggiunge Giorgi - c'è stata una chiarificazione per superare nel senso politico più profondo le incomprensioni che ci sono state». Campoli ha incassato anche il sostegno dei 4 consiglieri di minoranza - Serafino Di Palma, Antonio Vitelli, Lino Cerrone e Roberto Reginaldi - che hanno votato l'ultimo assestamento di bilancio: «Le dimissioni del sindaco sono sembrate più una questione legata a chiarimenti politici interni al Pd e alla maggioranza, per cui essendo noi minoranze non ci è sembrato opportuno dare alcun giudizio di merito». I quattro si dicono disponibili a continuare a votare «gli interventi che vanno a favore della cittadinanza» e chiedono a Campoli l'impegno a perseguire tre priorità: lo sviluppo delle zone di Sezze scalo, Ceriara e della pianura, la discontinuità nel rapporto con la Dondi e il sostegno al progetto della «Regione delle Province» caldeggiata dal presidente provinciale Cusani. |