articoli di Christian Capuani 

             Il Messaggero anno 2010  

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16 dicembre 2010

Le dimissioni arrivano in Consiglio, ma Campoli è assente

Una maggioranza imbarazzata fa mancare il numero legale

Ceccano (Pdl): “Una fuga dalle responsabilità politiche e amministrative”

Un consiglio comunale lampo per comunicare formalmente le già note dimissioni di Andrea Campoli, nonostante la sua assenza. E così è stato Giovanni Zeppieri, il presidente dell'assise, a dare lettura dell'atto con cui lo scorso 7 dicembre il sindaco ha rinunciato al suo mandato, assieme alla lettera con cui ha spiegato il suo inatteso gesto. Pochi minuti per formalizzare la crisi, così come i consiglieri del Pdl avevano chiesto per adempiere a quanto previsto dal testo unico degli enti locali. Pochi minuti per evitare l'argomento di una crisi che sembra essere quasi accantonata, ma non per evitare l'imbarazzo dei consiglieri di maggioranza costretti a far venir meno il numero legale al momento dell'apertura della discussione.

L'impasse amministrativa fa dunque il suo passaggio ufficiale in Consiglio nel momento in cui le tensioni interne alla maggioranza appaiono allentate, anche a seguito del vertice con cui il Pd ha rinnovato la fiducia al sindaco dimissionario. Un sindaco che, pur mantenendosi in silenzio e lasciando aperti i dubbi legati ai motivi che hanno portato alla crisi in Comune, sembra più vicino a ritirare le dimissioni. Ci sarà ancora qualche giorno di riflessione, poi Campoli, ricevute le rassicurazioni chieste sull'accantonamento delle liti e delle pressioni interne, dovrebbe tornare sui suoi passi. E per non turbare ulteriormente gli animi della maggioranza, che hanno maldigerito l'improvvisa crisi al buio, appare molto probabile che sarà evitato qualsiasi rimpasto o allargamento dell'asse di governo.

La ferita politica delle dimissioni del sindaco che sembra ricucirsi lascia però le visibili cicatrici dei problemi ancora irrisolti nell'amministrazione e nella coalizione che la sostiene. Una situazione che presta al fianco alle naturali critiche mosse dall'opposizione. «È una maggioranza in fuga - è il commento di Rinaldo Ceccano (Popolo delle Libertà) all'uscita dall'aula consiliare dei consiglieri di centrosinistra per far mancare il numero legale - una fuga da responsabilità politiche e amministrative». Il Pdl è certo che in questo difficile passaggio politico è Campoli quello che rischia di più. «Se il sindaco rientrasse al suo posto realizzando un rimpasto in giunta - sottolinea Ceccano - subirebbe comunque un duro colpo per la sua credibilità. E senza rimpasto, invece, sarebbe ancora più difficile spiegare il suo gesto, perché se dice che è condizionato e poi non cambia nulla...».


8 dicembre 2010

Terremoto in Comune, Campoli rassegna le dimissioni

Il sindaco: “Il progetto politico ha subito un'involuzione”

La decisione coglie impreparato il Pd. Ricci: “Urge interrogarsi”

Ceccano: “Apprezzamento solo se sono dimissioni reali”

Dimissioni a ciel (apparentemente) sereno. Le ha protocollate ieri, poco dopo le 13, il sindaco Andrea Campoli. Un documento di due righe con il quale il primo cittadino, eletto nel 2007 a capo di una coalizione di centrosinistra, rinuncia al proprio mandato. L'atto ufficiale, inviato al presidente del Consiglio comunale e al segretario, è accompagnato da una lettera sibillina, nella quale Campoli fa riferimento alle difficoltà e all'«involuzione» del progetto politico della sua amministrazione. La decisione, affidata unicamente alle parole della sua lettera, non appare comunque irrevocabile. Il sindaco (ieri irraggiungibile anche per i colleghi di partito) parla di un «periodo di riflessione», che probabilmente coinciderà con i venti giorni che avrà a disposizione per ritirare le sue dimissioni.

«Le motivazioni che mi hanno spinto ad una tale decisione - spiega Campoli nella lettera di dimissioni - risiedono nella convinzione che la cifra originaria del progetto politico ha subito una involuzione che in questo momento impedisce di lavorare al meglio nell’esclusivo interesse della città di Sezze. Rivendico con orgoglio di aver lavorato in questi anni con l’obiettivo di favorire la crescita e lo sviluppo della nostra comunità, ottenendo storici risultati e avviando a soluzioni annose problematiche». Nel ringraziare i consiglieri, gli assessori, le associazioni e i cittadini per la collaborazione, Campoli ha ribadito «la convinzione che il ruolo istituzionale di sindaco, che ho esercitato con passione e dedizione, abbia un valore se può essere utile per il bene della comunità, altrimenti, se tali presupposti vengono meno, è necessario, con umiltà e disinteresse personale, rimettere il mandato».

Il passo indietro del sindaco ha preso alla sprovvista anche il suo partito, il Partito democratico, nel quale da tempo maturano frizioni tra gli ex Ds e quelli de La Margherita. Nell'ultimo consiglio comunale era emerso qualche segnale di tensione interna, ma Campoli aveva incassato sull'assestamento di bilancio anche il voto di parte della minoranza. «La decisione ha lasciato di sorpresa tutti - commenta Sonia Ricci, consigliere Pd in Consiglio - ma il nostro partito, che ha la maggioranza relativa, ora ha il dovere di interrogarsi». La crisi potrebbe ora avviare una ridiscussione degli equilibri nel centrosinistra e forse a una nuova giunta. «Se si tratta di dimissioni reali e definitive va riconosciuto al sindaco come atto di responsabilità - commenta dall'opposizione il consigliere del Pdl Rinaldo Ceccano - se invece è solo tatticismo vuol dire che si continua a giocare con la città».


1 dicembre 2010

Passa l'assestamento di bilancio da 1,1 milioni di euro

Una parte dell'opposizione vota ancora a favore

È stato approvato martedì sera l'assestamento del bilancio del Comune, al termine di un consiglio comunale dai toni molti accesi sull'ordine dei lavori, sul quale c'è stato un forte scambio di battute (a porte chiuse) interno al Pd tra il presidente del Consiglio Giovanni Zeppieri e il consigliere Sonia Ricci. La giunta Campoli ha comunque incassato il sì della maggioranza e di parte della minoranza su una variazione dei conti comunali di rilievo, che ammonta a 1 milione e 183 mila euro. Le maggiori spese riguarderanno soprattutto la messa in sicurezza delle strade comunali: i lavori, finanziati con uno stanziamento di 320 mila euro, serviranno essenzialmente a riasfaltare le disastrate arterie della pianura setina. Un'altra grossa fetta (220 mila) andrà invece al trasporto scolastico. Centomila euro, provenienti da un finanziamento del ministro delle Finanze, saranno inoltre utilizzati per il restauro della croce monumentale in ferro della collina dell'Anfiteatro. Le somme in uscita saranno compensate alimentate dalle maggiori entrate costituite dalle contravvenzioni stradali elevate ad inizio anno tramite gli autovelox (dai quali arrivano 800 mila euro).

Sull'assestamento il sindaco Andrea Campoli raccoglie il voto favorevole di parte della minoranza, così come era successo sul riequilibrio di bilancio votato a settembre. Positivi i pareri espressi da Antonio Vitelli, Serafino Di Palma, Lino Cerrone e Roberto Reginaldi. Contrari, invece, il Pdl e il resto dell'opposizione. Rinviate al prossimo consiglio comunale le due mozioni presentate dalle minoranze sulla situazione del sito della struttura agricola dell'ex Monte Amiata e sull'utilizzo dell'area dell'ex eliporto di Sezze scalo. All'inizio della seduta il sindaco Campoli ha inoltre comunicato che la Provincia ha confermato il finanziamento stanziato inizialmente dalla giunta Cusani per la creazione di un campo sportivo polivalente: sarà invece utilizzato per la realizzazione di una piscina comunale in un sito da individuare nell'area di Sezze scalo.


9 novembre 2010

Autovelox, Campoli non indietreggia: “Tuteleremo l'ente”

Il sindaco: “Noi danneggiati se i cartelli fossero abusivi”

Ceccano: “State facendo ora ciò che dovete fare 19 mesi fa”

«Dobbiamo tutelare l'ente». Non cambia di una virgola la posizione del sindaco Andrea Campoli sulla vicenda degli autovelox, nonostante la valanga di ricorsi già accettati dal giudice di pace di Sezze. Il primo cittadino setino dice di rimanere in attesa «di leggere le sentenze» (di cui è per ora disponibile il solo dispositivo) per decidere se impugnarle in Tribunale, anche se ammette che il Comune valuterà la possibilità di fare un «ricorso pilota» prima di presentare appello contro tutte le sentenze sfavorevoli.

Intanto Campoli difende l'operato dell'amministrazione e della polizia locale dalle critiche dell'opposizione. Nel question-time di lunedì Rinaldo Ceccano (Pdl) ha chiesto conto della lettera con cui il 19 ottobre scorso il comandante della polizia locale Caldarozzi ha chiesto all'Astral chiarimenti sui limiti di velocità vigenti sulla 156 dei Monti Lepini, l'elemento principale su cui si è basato l'accoglimento dei ricorsi da parte del giudice di pace. «Su quella strada - spiega Campoli - ci sono dei cartelli che, nel caso i limiti fossero diversi da quelli indicati (cioè quelli considerati per l'installazione dell'autovelox, ndr), sarebbero abusivi. In tal caso il Comune e altri enti avrebbero subito danni da tale situazione. Perciò abbiamo chiesto all'Astral chi abbia installato quei cartelli e sulla base di quale ordinanza». Ma Ceccano non ci sta: «State facendo adesso quello che dovevate fare 19 mesi fa. Avete installato gli autovelox sulla base di cartellonistica sbagliata. Questo è il modo di fare della vostra amministrazione».

In Consiglio si è parlato anche delle spese legali che il Comune sta affrontando per tutelarsi (vanamente) di fronte al giudice di pace. L'amministrazione ha infatti siglato una convenzione con alcuni legali: ogni causa costerà all'ente 150 euro. A cui vanno aggiunte, però, le spese legali di condanna. E i ricorsi affrontati e da affrontare sono circa mille.


28 ottobre 2010

Comune - Dondi, guerra a colpi di fatture

Dopo il lodo del 2008 la stagione dei contenziosi resta aperta

L'arbitrato, che ha penalizzato notevolmente il Comune di Sezze, non sembra aver chiuso la stagione dei contenziosi con la Dondi. A quasi di due anni di distanza dal lodo con cui vennero chiarite le pendenze economiche accumulate fino al 2005, vecchie e nuove fatture da saldare tornano a dividere l'amministrazione e la società che gestisce l'acquedotto cittadino. All'ombra di una concessione - quella approvata nel 1993 con l'affidamento del servizio idrico in mani private - che presenta molte falle e approfittando dell'assenza della commissione di vigilanza sui servizi idrici (che, dimessasi nel 2004, non è stata più reintegrata), Comune e Dondi continuano a rimpallarsi richieste di saldo per crediti vantati. E se la giunta Campoli ha già avviato da tempo un'iniziativa di tutela legale per recuperare alcune somme inserite nel lodo ma già pagate dal Comune, la ditta di Rovigo risponde chiedendo il pagamento di lavori straordinari eseguiti tra il 2006 e il 2009.

È un scontro di cifre e di fatture. Da palazzo De Magistris si chiede la restituzione dei circa 200mila euro per le due fatture già liquidate e il pagamento di più di 1 milione e mezzo di euro per quattro fatture emesse nel 2002. La Dondi risponde tramite una lettera arrivata ad agosto presso gli uffici comunali ricordando di essere creditrice - oltre a quanto previsto dal lodo - di circa 2 milioni e 165mila euro, così ripartiti: 884mila euro per i lavori straordinari dal 2006 al 2009, 160mila euro per le utenze pubbliche nello stesso periodo, 63mila per uno dei progetti del depuratore e più di un milione di euro per «risarcimento danni per mancato adeguamento tariffario». Alla luce di tali pretese di pagamento il Pdl ha contestato la validità della recente revisione di bilancio approvata dal Consiglio comunale.

Le cifre sciorinate dalla Dondi non vengono dunque riconosciute dal Comune, che nel frattempo ha chiesto il pagamento di altre due fatture del 2009, che ammontano a 233mila euro. In attesa che il Consiglio di Stato a dicembre si pronunci sugli adeguamenti tariffari applicati dalla Dondi ma bocciati dal Tar di Latina.


13 ottobre 2010

Autovelox, il Comune continua ad opporsi. E a pagare

Il giudice di pace continua a dar ragione ai multati sulla base della perizia

L'amministrazione si affida ai legali, ma non basta: salgono le spese

I ricorsi accettati dal giudice di pace, che diventano sempre di più ad ogni nuova udienza, non fanno cambiare atteggiamento all'amministrazione di Sezze sulla vicenda degli autovelox collocati sulla strada regionale dei Monti Lepini. Nonostante la perizia del consulente tecnico d'ufficio (che ha ravvisato diverse irregolarità nell'autorizzazione e nell'installazione dei rilevatori di velocità) abbia dato la stura all'accoglimento in massa dei ricorsi dei multati, il Comune non indietreggia e si affida agli avvocati per tutelare la propria posizione: se durante le prime udienze l'amministrazione aveva mandato davanti al giudice di pace i rappresentanti della polizia locale, ora sceglie di avvalersi di legali. Sono più di cento gli affidamenti legali firmati dal sindaco Campoli tra i mesi di settembre e ottobre.

Una scelta che, però, sembra non pagare, anzi rischia di appesantire notevolmente il conto delle spese legali. Oltre a dover versare in media 150 euro per ogni ricorso perso, il Comune avrà da saldare anche le parcelle degli avvocati, per una spesa di diverse centinaia di euro per ogni ricorso. E se è vero che il giudice di pace - sulla scorta della perizia tecnica - sta continuando a dare ragione ai multati (a meno di vizi formali nella presentazione del ricorso), per l'amministrazione si profila una perdita di decine di migliaia di euro. I ricorsi presentati sono più di mille.

Tra gli elementi presi in considerazione dal giudice di pace Adelaide Ferrante per accogliere i ricorsi degli automobilisti quello più rilevante è legato alla mancanza dell'ordinanza che fissa in 70 chilometri orari il limite di velocità sulla Monti Lepini. Si tratta di un'ordinanza dell'Anas risalente al 1978 che in seguito è stata prodotta dal Comune di Sezze, ma dell'esame dell'atto è emerso che il limite di velocità di 70 all'ora non riguarda il tratto della Monti Lepini dove erano collocati gli autovelox. In una delle prime udienze l'atteggiamento dell'amministrazione era stato condannato anche per “resistenza per lite temeraria”. Intanto si attende di capire se l'ente di palazzo De Magistris deciderà di fare ricorso in appello contro le istanze già accolte dal giudice di pace.


1 ottobre 2010

Il “San Carlo da Sezze” riconvertito, Polverini criticata

Declassato l'ospedale setino: via i posti letto per acuti

La presidente della Regione scontenta destra e sinistra

Per la Polverini è una «riconversione», ma secondo l'opposizione si tratta di una «chiusura mascherata». Una disputa in termini, ma sta di fatto che gli ospedali “San Carlo” di Sezze e “Di Liegro” di Gaeta dal prossimo 1 gennaio dismetteranno le attività per malati acuti e saranno declassati a «ospedali distrettuali di secondo livello». Ulteriore declassamento per l'ex ospedale di Minturno, che diventerà invece un poliambulatorio specialistico «a servizio di percorsi assistenziali», mentre nessun taglio ci sarà per il “San Giovanni di Dio” di Fondi. Queste le decisioni prese dalla presidente della Regione Lazio e commissario straordinario alla sanità Renata Polverini, che ieri ha presentato al tavolo tecnico del Governo i decreti sul piano di rientro del debito sanitario e sulla riorganizzazione della rete ospedaliera regionale.

Cosa prevede la riorganizzazione

Il modello di «ospedale distrettuale di secondo livello», a cui verrà ricondotta l'organizzazione del “San Carlo da Sezze”, prevede la dotazione di punti di primo intervento 24 ore su 24, di postazioni di degenza infermieristica da 10 - 15 posti letto, di una postazione del 118 per trasferimenti d’urgenza, di un ambulatorio infermieristico, di un poliambulatorio specialistico, del posto unico di accesso, della guardia medica e dell'assistenza domiciliare. «Rispetto alle attività già garantite dal presidio - sottolinea poi il documento di illustrazione degli interventi di riconversione degli ospedali laziali - si ravvisa l’opportunità di mantenere presso la struttura l’attività di centro dialisi a servizio dell’utenza territorialmente afferente». I piani della Regione prevedono anche «l’opportunità di attivare una Residenza sanitaria per anziani con 40 posti letto residenziali + 10 semiresidenziali a forte vocazione riabilitativa e con degenza massima di 180 giorni».

La decisione di riconvertire i nosocomi di Sezze, Gaeta e Minturno è basata sull'analisi dei dati dall'accesso ai servizi ospedalieri, un'analisi che evidenza come «l’attuale struttura di Sezze venga sottoutilizzata dai residenti, assorbendo inutili risorse che devono essere più propriamente indirizzate verso servizi territoriali oggi carenti».

Reazioni

Alla Polverini il sindaco Andrea Campoli - che ha rinnovato l'appello alla cittadinanza alla mobilitazione - rimprovera l'assenza di concertazione con le comunità locali, nonostante i documenti bipartisan approvati nei mesi scorsi dal Consiglio comunale e da quello provinciale in difesa del “San Carlo da Sezze”. «Le istituzioni della provincia di Latina - ha affermato il primo cittadino - si attendevano un confronto con la presidente della Regione Lazio per ragionare sulla razionalizzazione e ottimizzazione delle strutture sanitarie provinciali, invece inaspettatamente la Regione Lazio annuncia tagli e chiusura». «Ci sono gli elementi per trasformare il documento bipartisan approvato dai consigli comunali e provinciali in un ricorso al Tar, così come ha fatto la Provincia di Rieti» rincara la dose il consigliere provinciale Enzo Eramo. «Dopo le promesse fatte a Priverno in campagna elettorale e il mancato confronto con gli enti locali abbiamo prova dell'inaffidabilità della Polverini. Lotteremo anche per Gaeta» aggiunge l'esponente Pd. Ma le critiche alla Polverini arrivano anche dal centrodestra. I consiglieri d'opposizione Antonio Vitelli, Serafino Di Palma e Lino Cerrone attaccano la «visione romanocentrica» della politica regionale. «La chiusura del San Carlo rappresenta l’ennesimo schiaffo a Sezze e a tutti i monti Lepini. La rabbia per l’ennesimo affronto subito - sostengono i tre, che avallano la proposta di una Regione delle province - deve essere trasformata in lotta politica». Alla protesta hanno preso parte anche Reginaldi (Nuova Area) e Casalini (Udc).

Ma c'è anche chi va controcorrente. È il Movimento libero Iniziativa sociale, che definisce «una sceneggiata risoltasi in un flop» il blocco ferroviario realizzato nei giorni scorsi da amministratori e circa 50 cittadini di Sezze. «Da chi governa una città ci si attenderebbero atti amministrativi concreti e responsabili, più che plateali interruzioni di pubblico servizio. Per il San Carlo la classe politica locale ha fatto poco o niente: l'ospedale di Sezze è stato esclusivamente un mezzo del quale ci si è serviti per costruire consensi elettorali e fortune anche di altro tipo» affermano Luigi Gioacchini e Lanfranco Coluzzi, che chiedono alla Polverini l'apertura di una commissione regionale d'inchiesta sul denaro investito negli ultimi decenni per la ristrutturazione del nosocomio.

La polemica Regione-Province

E la riforma del sistema sanitario creò più di qualche mal di pancia nelle province laziali. Alimenta strascichi e malumori il piano di riorganizzazione della rete ospedaliera, che la presidente della Regione Renata Polverini, in qualità di commissario straordinario alla sanità, ha consegnato giovedì mattina al tavolo tecnico del Governo, con l'obiettivo di abbattere il defecit regionale. Ai presidenti di quattro Province del Lazio (fatta eccezione quella di Roma), Armando Cusani, Antonello Iannarilli Marcello Meroi e Fabio Melilli, non è andata giù la loro mancata consultazione nel delicato processo che ha portato alla stesura dei decreti sulla sanità. E così i quattro presidenti ieri mattina hanno disertato a sorpresa la presentazione del nuovo “piano casa” approvato dalla giunta regionale.

Il gelo istituzionale tra Regione e Province era cominciato a calare giovedì sera, poche ore dopo la presentazione alla stampa dei decreti sulla sanità, con i quali la giunta Polverini ha dato il via al declassamento di 22 ospedali (tra cui Sezze, Gaeta e Minturno). La reazione dei quattro presidenti delle Province laziali, con la quale annunciavano che avrebbero disertato la tavola rotonda sul piano casa, non s'era fatta attendere: «La ragione va ascritta - la spiegazione data Cusani, Iannarilli, Meroi e Melilli in una lettera diretta alla Polverini - al mancato passaggio della previa convocazione dei presidenti delle Province sul decreto sanità. 

Il tavolo di confronto interistituzionale può dare i suoi frutti se insieme si individuano percorsi condivisi, nel rispetto della pari dignità delle istituzioni che rappresentiamo».

A tono la replica della governatrice: «Il piano della sanità i presidenti delle Province lo conoscono, del resto - ha risposto ieri la Polverini, riferendosi poi all'assenza alla presentazione del piano casa - non è la prima volta che si registra un'assenza dei presidenti di provincia». Un gelido scambio di battute continuato in giornata con una nota diffusa congiuntamente da Cusani e Iannarilli: «Non risponde al vero che i Presidenti delle Province conoscevano il piano sanitario. Essi non sono dei bugiardi come afferma la Polverini. È vero invece che la presidente Polverini si era impegnata esplicitamente a parlarne con essi prima della firma. E non lo ha fatto. Evidentemente il governatore del Lazio considera le Province enti sotto-ordinati, mentre così non è. Lo dice la Costituzione della Repubblica italiana. Analogo comportamento la Polverini ha avuto sul piano casa, che essi avrebbero dovuto presentare insieme a lei senza conoscerne il contenuto».


29 settembre 2010

In protesta sui binari: “No alla chiusura dell'ospedale

 

Amministratori e cittadini manifestano contro la riconversione del San Carlo da Sezze

Sui binari della stazione ferroviaria di Sezze per far sentire la propria voce contro i provvedimenti della Regione che - salvo dietrofront dell'ultima ora - trasformeranno l'ospedale cittadino in struttura sanitaria assistenziale dal 1 gennaio 2011, lo stesso destino che attende il nosocomio di Gaeta. «No alla chiusura dell'ospedale» è il messaggio inviato dagli amministratori e da circa 50 cittadini di Sezze che ieri attorno alle 17 hanno bloccato il traffico ferroviario della Roma-Napoli occupando per circa mezz'ora i binari dello scalo lepino. Un messaggio diretto alla presidente della Regione e commissario regionale straordinario alla sanità Renata Polverini, impegnata nella stesura definitiva del piano di riordino della rete ospedaliera laziale, i cui decreti saranno presentati giovedì al ministero dell'Economia e delle finanze. Un messaggio che, al di là dei risultati, è comunque arrivato all'orecchio della governatrice: lo staff della Polverini, raggiunto telefonicamente dal sindaco di Sezze Andrea Campoli durante la protesta sui binari, avrebbe assicurato che nulla è ancora deciso in via definitiva sul testo dei decreti e che non ci saranno tagli di posti letto per il “San Carlo da Sezze”. Ma la scadenza del 30 settembre e le informazioni contraddittorie provenienti da Roma non rassicurano cittadini e amministratori, pronti a mettere in atto nuove clamorose manifestazioni di dissenso.

L'improvvisa azione di protesta si è concretizzata poco dopo l'arrivo in Provincia della notizia della conferma delle decisioni assunte dalla presidente della Regione lo scorso giugno nella presentazione del piano di riforma della sanità regionale. Critico il commento a caldo del capogruppo provinciale del Pd Enzo Eramo: «Ci lascia perplessi il fatto che la Poverini non abbia accolto il documento votato in maniera bipartisan dal Consiglio provinciale. In questo modo non resta alcun posto ospedaliero sui Monti Lepini. In questo modo vengono meno i livelli minimi di assistenza e rischia di saltare l'intero sistema sanitario pontino».

L'indiscrezione ha immediatamente attivato l'organizzazione del comitato in difesa dell'ospedale. L'amministrazione si è attivata per realizzare il sit-in presso la stazione ferroviaria. Il sindaco Andrea Campoli, gli assessori e quasi tutti i consiglieri di maggioranza e opposizione hanno disertato il consiglio comunale convocato per ieri sul tema della sicurezza e hanno aderito alla protesta: tra le file della minoranza presenti e attivi nella manifestazione Serafino Di Palma, Antonio Vitelli, Lino Cerrone, Claudio Casalini e Roberto Reginaldi. Presente anche il sindaco di Pontinia Eligio Tombolillo. Una cinquantina i cittadini che hanno preso parte alla manifestazione organizzata in poche ore. L'occupazione dei binari si è sotto il controllo di carabinieri, polizia e dei rappresentanti della Questura. Il traffico ferroviario è stato fermato per circa mezz'ora tra le stazioni di Latina e Priverno-Fossanova.

«Non ci rassegneremo - ha assicurato il sindaco Campoli -  a decisioni che penalizzano la nostra cittadinanza. Assistiamo al solito paradosso italiano: sono stati spesi milioni di euro per dotare l'ospedale di nuovi servizi e ora viene chiuso». «Un atto vergognoso. L'Asl di Latina non produce deficit: non c'è bisogno di tagli» il giudizio del consigliere regionale Claudio Moscardelli.

Giovedì Renata Polverini presenterà ai ministeri delle finanze e della salute i decreti relativi al piano di rientro del debito sanitario e alla riorganizzazione della rete ospedaliera regionale. Sono questi gli atti che servono a ottenere lo sblocco dei fondi Fas (420 milioni destinati alla Regione ma congelati dal Governo per le cattive condizioni finanziarie della sanità laziale) ed evitare l'ulteriore aumento delle aliquote Irpef e Irap. Obiettivi raggiungibili solo assicurando un convincente piano di rientro dal debito sanitario. Secondo quanto affermato da Esterino Montino, capogruppo del Pd in Regione, il piano di rientro - sulla base di documenti provenienti dagli uffici regionali - prevederebbe la chiusura (ma la presidente della Regione ha parlato sinora di “riconversione” in strutture assistenziali) di 17 ospedali, a cui si aggiungerebbero anche quelli di Sezze e Gaeta. Le indiscrezioni sono state smentite dalla Polverini, che ha accusato Montino di «terrorismo psicologico».


25 giugno 2010

Autovelox, dalla perizia emergono diffuse irregolarità

Indiscrezioni sulla consulenza tecnica richiesta dal giudice di pace

Attesa per le udienze. Ceccano (Pdl): “Era tutto fuori dalle regole”

Pessime notizie per il Comune di Sezze nella vicenda dei due autovelox collocati lo scorso anno sulla Monti Lepini: la perizia commissionata dal giudice di pace setino al consulente tecnico d'ufficio per valutare le procedure seguite per la collocazione dei rilevatori di velocità avrebbe evidenziato numerose difformità. L'indiscrezione filtra dal palazzo municipale, dove la relazione redatta dal ctu Mario Carlo Tesei è già stata inoltrata, in attesa di essere presentata in una delle prossime udienze convocate dal giudice di pace. «Dall'installazione alla segnaletica, passando per la fornitura elettrica che li alimentava: era tutto fuori regola» preannuncia Rinaldo Ceccano, esponente consiliare del Pdl, che anticipa l'intenzione di presentare sul posto un esposto indirizzato alla Procura della Repubblica.

Nella sua perizia il consulente tecnico nominato dal giudice di pace avrebbe evidenziato difformità di vario genere: dalla non conformità della segnaletica indicante i limiti di velocità alle irregolarità riguardanti la collocazione del segnale che avverte della presenza degli autovelox, per arrivare all'altezza a cui erano collocate le apparecchiature. 

Altro punto focale è il fatto che i rilevatori di velocità fino allo scorso gennaio fossero alimentati da un'utenza elettrica privata intestata a un'impresa artigianale che contemporaneamente la utilizzava per l'illuminazione dei propri locali e per il funzionamento di alcuni macchinari: questa situazione potrebbe aver causato variazioni di tensione nell'alimentazione dei due autovelox, al punto da modificarne il funzionamento invalidando così le rilevazioni eseguite.

«Quella degli autovelox - è l'attacco senza mezzi termini di Ceccano - è un’operazione nata e perpetrata per mesi con l’unico scopo di depredare gli automobilisti. Questa classe politica, che l’ha messa in atto restando in silenzio davanti alle verità che man mano venivano a galla, si può considerare assolutamente spregiudicata». Secondo l'esponente del Pdl anche il Comune si sarebbe reso conto delle irregolarità degli autovelox: sarebbe questo il motivo, secondo Ceccano, che nello scorso marzo ha portato l'amministrazione a risolvere il contratto con la società Velocar, con la paradossale scusa di aver raggiunto la cifra posta alla base della gara d'appalto.


10 giugno 2010

Assistenti familiari è bufera sul concorso

Scontro acceso tra la dirigente scolastica dell’Isiss di Sezze Jole Giorgetta e il dirigente del settore servizi sociali del Comune di Sezze Francesco Petrianni sulla questione della commissione che dovrà compiere la selezione dei concorrenti al corso per assistenti familiari, il cui bando è promosso dalla Regione Lazio, dal Comune di Sezze, dall’Isiss Pacifici De Magistris e da due cooperative sociali. Dopo l’esposto presentato ai carabinieri dalla dirigente scolastica, il caposettore risponde con fermezza: «Mi assumo tutta la responsabilità degli atti adottati - afferma Petrianni - sapendo di avere agito correttamente, nel rispetto dell’atto costitutivo dell’associazione temporanea di scopo, delle direttive regionali e dei regolamenti comunali. Se così non fosse, qualcuno dovrebbe dire quale è la norma violata». Il dirigente comunale, criticando «il diritto a stare nella commissione» manifestato da parte della Giorgetta (e del professor Luigi Mantuano, responsabile della cooperativa di transizione scuola-lavoro Iacs, che assieme al Comune e all’Isiss Pacifici-De Magistris promuove il bando), sottolinea di aver rispettato tutti gli indirizzi della direttiva regionale sulla composizione della commissione concorsuale e sui requisiti dei suoi membri.
«Sostenere la tesi che la commissione di concorso debba rappresentare tutti gli associati, come pretendono la Giorgetta e Mantuano - afferma Petrianni - è semplicemente illegittimo. Sta qui la differenza di vedute. La commissione non deve rappresentare proprio nessuno dei soggetti, neanche il Comune. Una commissione di concorso pubblico non può essere nominata da privati, quali sono i componenti dell’associazione temporanea di scopo. È una competenza del Comune, come tutti riconoscono». Alla procedura per la sezione d’accesso al percorso di formazione «per assistenti familiari sui Monti Lepini» hanno preso parte 105 persone. E sembra più che probabile che la polemica tra i soggetti promotori, Comune da una parte, scuola dall’altra, sia destinata a continuare.


2 giugno 2010

Scontro sul nuovo piano della sanità firmato Polverini

Levata di scudi contro la ricetta di Renata Polverini per il risanamento dei conti e il riordino della sanità laziale. I dodici decreti del piano di rientro del disavanzo sanitario presentati lunedì dalla presidente della Regione Lazio accendono inevitabilmente lo scontro politico sui provvedimenti. Provvedimenti che prevedono la chiusura o la riconversione di diverse strutture ospedaliere e che nel territorio pontino si traducono nel taglio di circa cinquanta posti letto destinati alla lungodegenza: 31 in meno per il presidio “nord” Latina (ma 18 di questi saranno destinati al day hospital), 14 in meno per il presidio “centro” Terracina-Fondi (di cui 8 trasformati in day hospital), 6 in meno per il presidio “sud” Formia (3 finiranno al day hospital). Per gli ospedali “San Carlo” di Sezze e “Di Liegro” di Gaeta si tratterà invece di una vera e propria riconversione in residenze sanitarie assistenziali. Previsti anche tagli ai budget per le strutture private.
La rivoluzione della Polverini, che veste anche i panni di commissario regionale straordinario alla sanità, attira le facili critiche del Partito democratico, che ricorda come in campagna elettorale la governatrice avesse promesso di non tagliare i posti letto negli ospedali pontini e ipotizzato la riapertura di strutture già chiuse, come il “Regina Elena” di Priverno. «La macroscopica bugia è durata l’arco di due mesi» è l’attacco mosso in una nota congiunta dai consiglieri provinciali del Pd, secondo i quali i disagi del “Goretti” sono destinati a crescere «visto che ora, con la chiusura dell’ospedale di Sezze, il bacino di utenza di Latina si allargherà anche a tutto il territorio dei Lepini». Rincara la dose il consigliere regionale del Partito democratico Claudio Moscardelli, che giudica il piano della Polverini «del tutto inadeguato ad evitare l’aumento delle tasse».
Difende i provvedimenti messi a punto dalla giunta regionale la maggioranza, che invita il centrosinistra a fare i conti con i «disastri» della sua passata amministrazione. «A quanti da sinistra contestano i provvedimenti sulla sanità adottati dalla presidente Polverini - contrattacca il consigliere regionale del Pdl Romolo Del Balzo - vale la pena di ricordare il nulla di fatto della giunta Marrazzo, che ha tagliato ospedali di prossimità come quello di Priverno senza alcuna compensazione e ha promesso ma mai realizzato l’Ospedale del Golfo e quello dei Castelli». «Il no del taglio ai posti letto e la loro riconversione in residenza sanitaria assistita - aggiunge Del Balzo - risponde al fabbisogno sanitario reale del Lazio, considerando l’aumento proporzionale degli anziani della regione».
Intanto a Sezze la decisione di ridimensionare il “San Carlo” ha spinto all’immediata convocazione di una commissione capigruppo in vista di un prossimo Consiglio comunale.


25 maggio 2010

Bollette dell’acqua: agevolazioni per famiglie in difficoltà

Diventa realtà anche per i cittadini di Sezze il fondo sociale istituito dall’amministrazione provinciale per aiutare le famiglie in difficoltà economica nel pagamento delle bollette dell’acqua. La convenzione tra l’ente provinciale e il Comune setino (che a differenza degli altri comuni pontini non è legato ad Acqualatina ma a un diverso gestore idrico, la Dondi, che ha a sua volta sottoscritto l’accordo) è stata ratificata la scorsa settimana dall’amministrazione del sindaco Andrea Campoli attraverso l’approvazione della delibera di giunta numero 111.
Anche le famiglie disagiate del comune di Sezze, individuate attraverso il parametro dell’Isee (l’Indicatore della situazione economica equivalente) potranno quindi usufruire della tariffa agevolata prevista dall’apposito regolamento approvato dalla Conferenza dei sindaci e dei presidenti dell’Ato4. In questo modo verranno superate - almeno in parte - le storture del piano tariffario della Dondi, che non prevede alcuna agevolazione per gli utenti ma solo una tariffa unica per uso domestico.
«La convenzione stipulata tra la Provincia, il Comune e il gestore Dondi - spiega l’amministrazione setina in una nota - consentirà di fornire anche ai cittadini residenti a Sezze le stesse agevolazioni dei cittadini residenti nel territorio nell’ambito dell’Ato4. Le tariffe agevolate per le famiglie numerose e meno abbienti saranno applicate, quindi, con retroattività a partire dal 1 gennaio 2010».
Potranno beneficiare dell’intervento le famiglie con un reddito Isee (riferito all’anno precedente la richiesta di agevolazione) pari o inferiore a 10mila euro per i nuclei familiari formati da uno o due componenti in cui almeno uno sia di età pari o superiore a 65 anni, a 6mila euro per i nuclei familiari formati da uno o tre componenti; per 7mila euro per nuclei familiari formati da quattro o più componenti. Oltre a questo è richiesto un altro requisito, quello di non possedere un’abitazione classificata nelle categorie catastali più alte. Alle utenze agevolate la Provincia pagherà la quota fissa e il corrispettivo del consumo sino a un massimo di 110 metri cubi l’anno. Per le famiglie con più di cinque componenti è previsto un ulteriore contributo.


1 maggio 2010

Sì al bilancio. E l'opposizione si divide su Campoli

Il sindaco: “Avvieremo una politica d'espansione degli investimenti”

Ceccano (Pdl): “Le stesse promesse di un anno fa. Manca un modello di sviluppo”

Parte dell'opposizione loda la giunta, ma in maggioranza c'è chi chiede chiarezza

Con un'ampia maggioranza e con l'astensione di parte dell'opposizione la giunta Campoli incassa il sì del Consiglio comunale di Sezze al bilancio di previsione 2010. Una manovra da 20milioni e 748mila euro, che si appoggia soprattutto sui finanziamenti statali e regionali (per la realizzazione del nuovo depuratore a Sezze scalo e per il rifacimento di alcune strade periferiche) e che per la prima volta non deve fare i conti con il lodo Dondi. «È un bilancio che “scollina” dal punto di vista della robustezza nei nostri conti - sostiene il sindaco Andrea Campoli - e che ci permette di avviare una politica di espansione delle spese per la crescita del paese». Per il primo cittadino setino l'amministrazione deve puntare a ridefinire la vocazione del territorio, «che vive la crisi generale di un modello di sviluppo fondato sull'industrializzazione e sulla coltura intensiva».

Sul bilancio Campoli incassa il voto favorevole di tutta la sua maggioranza e del consigliere d'opposizione Cerrone, puntuale stampella di un'amministrazione che ha comunque i suoi numeri. Si astengono Vitelli (Pdl), Di Palma (Md) e Casalini (Udc), che complessivamente esprimono però un giudizio positivo dell'operato e della programmazione della giunta. I soli voti contrari al bilancio arrivano dallo zoccolo duro del Popolo delle Libertà, composto dall'ex sindaco Zarra, da Ceccano e Piccolo, oltre al voto negativo di Reginaldi (Nuova Area). «È cambiato il copione - critica  Rinaldo Ceccano - non l'autore. La giunta ripete le stesse cose dette nella presentazione del bilancio dello scorso anno. Sono d'accordo con Campoli sulla sua analisi, perché è vero che a questa città manca un modello di sviluppo, ma mancano le risposte dell'amministrazione al problema: né il sindaco né gli assessori hanno individuato la vocazione di questo paese».

Una parte dell’opposizione strizza l’occhio alla giunta Campoli, ma da alcuni settori della maggioranza arriva una richiesta di chiarezza. A Sezze la discussione sul bilancio di previsione, approvato la scorsa settimana, è servita a cristallizzare l’atipico scenario politico che si è affermato negli ultimi mesi: una maggioranza basata sul blocco Pd (nel quale si coltiva latente la divisione tra gli ex blocchi Ds e Margherita) e su tanti consiglieri fuoriusciti dai partiti e dichiaratisi indipendenti nel corso della legislatura, un’opposizione spaccata in due blocchi e sospesa tra chi elogia Campoli e chi lo critica.

La votazione sul bilancio ha palesato il processo di avvicinamento tra una parte della minoranza e l’amministrazione: lodi all’operato della giunta Campoli (e una benevola astensione sul voto finale del bilancio) sono arrivate dal terzetto di consiglieri formato da Vitelli (Pdl), Di Palma (Md) e Casalini (Udc), soprattutto sul tema dei rapporti con la Dondi e sulla scelta di installare gli autovelox sulla Monti Lepini. Sempre più netta, dunque, la divisione tra questa fetta dell’opposizione e il grosso del gruppo consiliare del Popolo della Libertà (Zarra, Ceccano e Piccolo), che come previsto non ha risparmiato critiche alla maggioranza.

Ma la vicinanza sempre più prossima tra le posizioni della giunta (che ormai da tempo incassa puntualmente il voto favorevole di Cerrone, altro consigliere eletto tra le fila di una lista civica di opposizione) e quelle del gruppo di minoranza Vitelli-Di Palma-Casalini mette in allerta alcune frange della maggioranza. Nel corso del consiglio comunale sul bilancio l’ex esponente dell’Idv Ernesto Di Pastina, oggi indipendente, ha chiesto alla coalizione di governo di fare chiarezza sul futuro della maggioranza alla luce del «percorso politico in atto intrapreso da alcune forze».


21 aprile 2010

Il Comune presenta il conto alla Dondi
Dopo la vittoria al Tar l’amministrazione sarà anche capofila di una class action contro la società 

Con due atti stragiudiziali il Comune di Sezze passa alle vie di fatto per ottenere dalla Dondi, concessionaria dell’acquedotto comunale, il pagamento di penalità per circa un milione e mezzo di euro e la restituzione delle somme non dovute da cittadini e Comune dopo che il Tar di Latina nello scorso settembre ha giudicato non congrue le tariffe applicate per il servizio idrico. La Giunta comunale ha infatti dato mandato al sindaco Andrea Campoli affinché attivi azioni giudiziarie ed extragiudiziarie nei confronti della società rovigina, legata al Comune di Sezze da una convenzione che scade nel 2024. Si riapre così il braccio di ferro tra amministrazione e concessionaria dell’acquedotto, già sfociato in un lodo che ha visto penalizzato l’ente pubblico.
Due, come detto, sono le questioni in ballo. In prima istanza il Comune intente recuperare le somme previste dalle penali maturate per inadempienze della Dondi rispetto a quanto previsto dalla convenzione. L’amministrazione ha calcolato che la concessionaria deve pagare circa 1.075.000 euro per le riparazioni dell’acquedotto effettuate in ritardo rispetto ai tempi previsti e per i mancati interventi di manutenzione. Altri 247mila euro sono invece dovuti dalla Dondi per la quota minima non versata per i contributi di vigilanza, mentre per altre voci il Comune chiede altri 233mila euro.
Ma la battaglia campale è quella che si scatena attorno alle tariffe. Sulla base della sentenza con cui il Tar nel settembre scorso ha dato ragione alla Camera di Commercio di Latina e ha giudicato non congrue le tariffe applicate per il servizio idrico dalla Dondi. In pratica la concessionaria effettua la tariffazione per gli addebiti alle utenze dei cittadini e alle utenze pubbliche (a carico del Comune) su una base di calcolo ratificata nel 1997 ma giudicata incongrua dall’ex ufficio Upica della Camera di commercio. Secondo quella base di calcolo la tariffa applicata è di 1119 lire per metro cubo per le utenze dei cittadini e di 1068 lire per le utenze pubbliche, quasi tre volte le 400 lire previste dalla base di calcolo del 1991, quella a cui si dovrebbero rifare le bollette della Dondi. «Siamo di fronte - sottolinea il sindaco Campoli - all’inottemperanza di una sentenza (la Dondi è comunque ricorsa al Consiglio di Stato, ndr). Diffidiamo la concessionaria dal richiedere somme non dovute e ne chiediamo la restituzione. Ma per ora non possiamo consigliare ai cittadini di non pagare le bollette, perché non esistono elementi di natura giuridica che lo permettano».


20 marzo 2010

Inqinamento Brovolco, chiesto rinvio a giudizio per la Dondi

Avvelenamento di acqua destinata all'alimentazione umana e frode in pubblica fornitura. Con queste pesantissime accuse il sostituto procuratore Giuseppe Miliano ha chiesto il rinvio a giudizio per Maurizio Russo, il dirigente locale della Dondi, la ditta rovigina che dal 1993 gestisce in convenzione l'acquedotto di Sezze. L'ipotesi di reato è legata alla già accertata presenza di un bypass presso il depuratore dei Casali, attraverso il quale l'impianto sversa parte delle acque reflue (quelle che non vengono depurate a causa del suo malfunzionamento) presso la valle del Brivolco e quindi nel canale Ufente. Una grave situazione ambientale che nel 2003 costò un altro rinvio a giudizio a Russo e alla Dondi: quel processo è tuttora in corso.

La nuova accusa mossa dalla Procura di Latina ai vertici locali della concessionaria dell'acquedotto setino scaturisce a seguito delle indagini effettuate dalla Polizia provinciale tra il 2008 e il 2009. Gli uomini diretti dal colonnello Attilio Novelli, attivatisi a seguito di alcune allarmanti analisi dell'Arpa Lazio che accertavano la presenza di salmonella nelle acque del fosso Brivolco (che scorre a Sezze scalo e raccoglie a valle le acque provenienti dall'area collinare), hanno realizzato un dettagliato fascicolo di informazioni sulla situazione del malfunzionante depuratore dei Casali e della fatiscente rete cittadina di raccolta dei reflui. L'attività investigativa della Polizia provinciale ha quindi permesso di mettere assieme ulteriori elementi nel fascicolo da tempo aperto dal procuratore Miliano.

A testimoniare la grave situazione di degrado ambientale causata dallo sversamento a cielo aperto di parte degli scarichi fognari destinati al trattamento presso il depuratore dei Casali (che in teoria dovrebbe servire circa diecimila utenze) sono, come detto, i responsi delle analisi batteriologiche eseguite nel Brivolco e nell'Ufente dai tecnici dell'Arpa. A seguito dell'accertamento della presenza di salmonella e di altre specie batteriche pericolose per l'uomo i sindaci di Sezze che si sono succeduti nel tempo (prima Lidano Zarra, poi l'attuale Andrea Campoli) hanno dovuto adottare provvedimenti d'urgenza per vietare l'utilizzo delle acque del Brivolco per qualsiasi uso.

La nuova richiesta di rinvio a giudizio di Maurizio Russo è ora destinata a riaprire le sempre vive proteste sulla gestione dell'acquedotto comunale da parte della Dondi. Nel corso degli anni il rapporto tra la concessionaria e il Comune - legati da una concessione che scade nel 2024 - è stato attraversato dalle vicende del contenzioso (che ha costretto l'amministrazione a pagare 2,4 milioni di euro, a fronte dei 958mila dovuti dalla società rovigina), dalle polemiche sulle pretese nei confronti degli utenti morosi, dai ricorsi contro la quota di depurazione addebitata sulle bollette. Ora la Procura riporta a galla la mai risolta situazione di inquinamento ambientale del Brivolco.

 

Le reazioni. C'è chi «chiede il conto» per i danni ambientali recati al territorio, c'è chi ne trae spunto per vedere «la via d’uscita» nel rapporto tra la Dondi e il Comune di Sezze. Il nuovo rinvio a giudizio del responsabile locale della concessionaria dell'acquedotto setino, Maurizio Russo, accusato dal procuratore Miliano di «avvelenamento di acqua destinata all'alimentazione umana e frode in pubblica fornitura» per la vicenda del bypass del depuratore dei Casali e dell'inquinamento del canale Brivolco, scatena reazioni a catena che cementificano il giudizio negativo dell'opinione pubblica sulla gestione della Dondi.

Secondo il consigliere comunale del Pdl Antonio Vitelli il rapporto tra Comune e Dondi è agli sgoccioli: «La concessionaria avrebbe potuto e dovuto procedere alla costruzione autonoma di nuovi depuratori. Invece niente di tutto ciò è avvenuto, anzi si è assistito ad una serie di disfunzioni a dir poco gravi, a cui aggiungere politiche gestionali che hanno penalizzato sempre gli utenti. È evidente che siamo agli sgoccioli di un rapporto contrattuale, che lascia ancora in sospeso la questione delle somme che la concessionaria deve alla regione Lazio, oltre 2,5 milioni di euro, per le quali chiediamo con forza il trattenimento dell’ultima rata dei debiti fuori bilancio riconosciuti alla Dondi dal lodo, in via cautelativa, per tutelare gli interessi dell’intera cittadinanza».

Per la lista civica Alleanza setina, invece, è «l’ora del conto».

«Ad oggi non ci sembra che la nostra amministrazione - afferma il dirigente Giuseppe Di Raimo - abbia dato il massimo al fine di garantire che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non potesse compromettere la qualità della vita delle generazioni future. Non sarà forse giunto il momento di chiedere il conto per il disastro ambientale in questione?».


12 marzo 2010

Delibera indirizzo nuovo Piano urbanistico: il Consiglio dà l'ok

Con un voto quasi bipartisan, che ha raccolto i favori di metà dell'opposizione, martedì mattina il Consiglio comunale di Sezze ha approvato il documento d'indirizzo alla variante generale del Piano urbano comunale generale, che andrà a sostituire il vecchio Piano regolatore del 1972. L'atto ha visto il voto favorevole di tutta la maggioranza di centrosinistra ma anche di quattro esponenti dell'opposizione (Antonio Vitelli del Pdl, Claudio Casalini, Lino Cerrone e Serafino Di Palma in rappresentanza di liste civiche). Contrari invece l'ex sindaco Lidano Zarra (Pdl) e il suo collega di partito Antonio Piccolo, oltre a Roberto Reginaldi (Nuova Area). «Dopo un travagliato percorso di circa un anno, durante il quale è stato discusso in commissione e presentato alla cittadinanza, il documento di indirizzo - sottolinea l'assessore Antonio Maurizi - ha dato anzitutto delle regole. Siamo soddisfatti abbiamo messo una pietra miliare per l'adozione del nuovo Prg».

Alla seduta hanno preso parte anche due architetti che collaborano con Massimiliamo Fuksas, a cui è stata commissionata la realizzazione degli elaborati. I tecnici hanno affermato che il nuovo Piano urbano sarà pronto entro la fine dell'anno. «Il documento tornerà in Consiglio - sottolinea Maurizi - e poi sarà messo a disposizione per le osservazioni dei cittadini. Entro marzo-aprile dell'anno prossimo il nuovo Piano sarà adottato definitivamente». Positivo, come detto, il giudizio di parte dell'opposizione: «Il confronto - spiega Vitelli - ha portato a sintesi molte idee condivise sulle dinamiche dello sviluppo urbanistico, produttivo e residenziale della nostra città». «Quello presentato ieri in Consiglio comunale è un documento che prevede il tutto e nulla - critica invece Reginaldi - alcune idee che possono, e anzi trovano, la condivisione di Nuova Area contrastano ad esempio con i vincoli dettati dalla zona Zps e dal Piano territoriale paesaggistico regionale».


28 gennaio 2010

Turbogas di Mazzocchio, continua la battaglia legale

Dopo la vittoria dell'Acea al Tar, fissata l'udienza per il ricorso del Comune 

e della Provincia al Capo dello Stato

Sarà discussa l'11 febbraio al Tar di Latina l'istanza di sospensiva del ricorso presentato al presidente della Repubblica da parte del Comune di Pontinia e dalla Provincia di Latina contro l'autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata nello scorso maggio per il progetto della centrale turbogas di Mazzocchio. Le amministrazioni locali contestano l'atto emesso dal ministero dell'Ambiente nei confronti dell'Acea Electrabel, progettista dell'impianto. L'Aia è una delle autorizzazioni fondamentali per attestare la conformità della centrale turbogas che dovrebbe nascere nel nucleo industriale di Mazzocchio. L'Acea Electrabel ha già vinto, seppur parzialmente, uno dei bracci di ferro intrapresi con il Comune di Pontinia davanti al Tar: lo scorso 28 dicembre i giudici amministrativi hanno infatti accolto il ricorso della società energetica contro gli atti approvati dal Consiglio comunale in merito alla normativa sugli impianti a rischio di incidente rilevante.

Il decreto Aia fu emesso dal ministero dell'Ambiente «alle condizioni del parere reso il 21 gennaio 2009 dalla commissione istruttoria Aia-Ippc», ovvero la commissione tecnica chiamata a valutare le caratteristiche dell'impianto progetto dall'Acea e il rispetto dei parametri relativi alle emissioni. In particolare, la commissione istruttoria riconosce che il progetto dell'Acea risponde al principio di utilizzo delle migliori tecnologie disponibili per gli aspetti relativi all'efficienza energetica, alle emissioni inquinanti in atmosfera e alla gestione dei rifiuti. L'organo tecnico ha previsto prescrizioni tecniche per quanto riguarda i fabbisogni idrici della centrale e il trattamento dei reflui (vista le carenze presenti nel progetto preliminare) e non ha giudicato «circostanza ostativa al rilascio dell'autorizzazione» la mancanza di un piano per il ripristino del sito in caso di cessazione dell'attività della centrale.


21 gennaio 2010

Messa in sicurezza delle Migliare 

Il consigliere Roberto Reginaldi polemizza sui lavori 

A Sezze partono i pluriannunciati lavori di adeguamento di alcune delle strade più trafficate della pianura - via Migliara 45, via Migliara 46 e via Maina - ma la tempistica e gli interventi previsti non convincono Roberto Reginaldi, consigliere comunale di Nuova Area. «Dopo decine di interrogazioni presentate dal sottoscritto - afferma - riguardo lo stato pietoso in cui versano le vie del territorio comunale, e in particolar modo quelle della campagna setina, ad oggi ancora nulla è stato fatto. Di fatto le vie comunali della campagna setina versano in condizioni veramente disperate».
Reginaldi chiede che venga fatta chiarezza sulle somme impiegate per i lavori («la Regione Lazio - dice - ha di fatto versato nelle casse comunali 580mila euro, ma in prima battuta si parlava di 680mila euro, mentre oggi l’assessore ai lavori pubblici Bernabei parla di una somma di 407mila euro») e sulla loro tempistica («se nel lontano 2007 fu stanziata una somma per la manutenzione stradale, perché non è stata subito impiegata? Come mai nel corso del 2008 e 2009 non sono state stanziate altre somme per la manutenzione del resto del territorio?»). «La colata d’asfalto - chiosa l’esponente dell’opposizione - non risolverà i dannosi problemi delle strade. Gli interventi dovranno avere una calibratura resistente nei prossimi anni, altrimenti in poco tempo ci ritroveremo al punto di partenza».


17 gennaio 2010

Agricoltori in crisi, trattori in piazza 

Successo della manifestazione del Csap. Molte le adesioni di altri comitati

Il mercato dei contadini e il rilancio della biodiversità le strade per il rilancio

Non sono molte le strade che sembrano poter dare fiato all'agricoltura, alle prese con una congiuntura che accresce le sue difficoltà sistemiche. Un settore messo in crisi dalla scarsa specializzazione dei produttori locali e dall'altissima e crescente competizione creata dai mercati del resto del Mediterraneo, specie del nord Africa, che con costi di manodopera minori e un clima sempre favorevole, ha invaso il commercio di ortaggi tradizionalmente europei. Ed è quindi per fronteggiare un presente critico e un futuro che si prospetta ancora più difficile che gli agricoltori continuano a scendere in piazza per rilanciare possibili soluzioni e chiedere il supporto delle istituzioni. Ieri è toccato a Sezze, dove i trattori del Comitato spontaneo agricoltori pontini (Csap) hanno occupato Porta Pascibella per una distribuzione gratuita di prodotti locali. Alla manifestazione hanno aderito anche altri comitati e associazioni di produttori agricoli.

«Sono tante le aziende in crisi, altre hanno già chiuso - spiega Fausto Di Lenola, portavoce del Csap, che nei prossimi mesi si scioglierà per dar vita ad una associazione degli agricoltori - e il problema viene soprattutto dai mercati come il Mof di Fondi oppure quelli di Latina e Roma, che servono ai commercianti e non certo ai produttori. Perciò insistiamo per creare un mercato libero, uno spazio dove gli agricoltori possano vendere liberamente i loro prodotti». L'idea è quella di un farmer market per la vendita diretta, che permetta anche la riduzione dei prezzi per i consumatori. «Serve un mercato ad hoc - ripete Danilo Calvani dei Comitati riuniti agricoli (Cra) - per dare un'opportunità di vendita agli agricoltori locali e la certezza della provenienza e della qualità dei prodotti ai consumatori. Quello di Sezze è un bel segnale: in piazza abbiamo portato merce che arriva solo da produttori setini. E anche i cittadini si sono dimostrati interessati ai nostri problemi e proposte».

Ma scavalcare la distribuzione (spesso non in grado di dare spazio a grosse quantità di prodotto, che finiscono al macero) e ridurre la filiera non è l'unica ricetta auspicabile. L'altra si chiama “biodiversità”, recuperandola con l'aiuto delle facoltà universitarie di agraria. «Qualche decennio fa a Sezze si coltivavano circa 20 varietà di insalata - sottolinea Di Lenola - oggi se ne coltivano solo 4. La biodiversità in questo territorio è stata distrutta. Ormai tutti producono la stessa cosa e diventa difficile fronteggiare la concorrenza spietata degli altri paesi. E la resa delle colture sta drasticamente scendendo».


Il Messaggero anno 2010