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articoli di Christian Capuani |
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archivio >>> anno 2006 anno 2007 anno 2008 anno 2009 28 gennaio 2010
Dopo la vittoria dell'Acea al Tar, fissata l'udienza per il ricorso del Comune e
della Provincia al Capo dello Stato Sarà discussa l'11 febbraio al Tar di Latina l'istanza di sospensiva del ricorso presentato al presidente della Repubblica da parte del Comune di Pontinia e dalla Provincia di Latina contro l'autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata nello scorso maggio per il progetto della centrale turbogas di Mazzocchio. Le amministrazioni locali contestano l'atto emesso dal ministero dell'Ambiente nei confronti dell'Acea Electrabel, progettista dell'impianto. L'Aia è una delle autorizzazioni fondamentali per attestare la conformità della centrale turbogas che dovrebbe nascere nel nucleo industriale di Mazzocchio. L'Acea Electrabel ha già vinto, seppur parzialmente, uno dei bracci di ferro intrapresi con il Comune di Pontinia davanti al Tar: lo scorso 28 dicembre i giudici amministrativi hanno infatti accolto il ricorso della società energetica contro gli atti approvati dal Consiglio comunale in merito alla normativa sugli impianti a rischio di incidente rilevante. Il decreto Aia fu emesso dal ministero dell'Ambiente «alle condizioni del parere reso il 21 gennaio 2009 dalla commissione istruttoria Aia-Ippc», ovvero la commissione tecnica chiamata a valutare le caratteristiche dell'impianto progetto dall'Acea e il rispetto dei parametri relativi alle emissioni. In particolare, la commissione istruttoria riconosce che il progetto dell'Acea risponde al principio di utilizzo delle migliori tecnologie disponibili per gli aspetti relativi all'efficienza energetica, alle emissioni inquinanti in atmosfera e alla gestione dei rifiuti. L'organo tecnico ha previsto prescrizioni tecniche per quanto riguarda i fabbisogni idrici della centrale e il trattamento dei reflui (vista le carenze presenti nel progetto preliminare) e non ha giudicato «circostanza ostativa al rilascio dell'autorizzazione» la mancanza di un piano per il ripristino del sito in caso di cessazione dell'attività della centrale. 21 gennaio 2010
Il consigliere Roberto Reginaldi polemizza sui lavori
17 gennaio 2010
Successo
della manifestazione del Csap. Molte le adesioni di altri comitati Il
mercato dei contadini e il rilancio della biodiversità le strade per il
rilancio Non sono molte le strade che sembrano poter dare fiato all'agricoltura, alle prese con una congiuntura che accresce le sue difficoltà sistemiche. Un settore messo in crisi dalla scarsa specializzazione dei produttori locali e dall'altissima e crescente competizione creata dai mercati del resto del Mediterraneo, specie del nord Africa, che con costi di manodopera minori e un clima sempre favorevole, ha invaso il commercio di ortaggi tradizionalmente europei. Ed è quindi per fronteggiare un presente critico e un futuro che si prospetta ancora più difficile che gli agricoltori continuano a scendere in piazza per rilanciare possibili soluzioni e chiedere il supporto delle istituzioni. Ieri è toccato a Sezze, dove i trattori del Comitato spontaneo agricoltori pontini (Csap) hanno occupato Porta Pascibella per una distribuzione gratuita di prodotti locali. Alla manifestazione hanno aderito anche altri comitati e associazioni di produttori agricoli. «Sono tante le aziende in crisi, altre hanno già chiuso - spiega Fausto Di Lenola, portavoce del Csap, che nei prossimi mesi si scioglierà per dar vita ad una associazione degli agricoltori - e il problema viene soprattutto dai mercati come il Mof di Fondi oppure quelli di Latina e Roma, che servono ai commercianti e non certo ai produttori. Perciò insistiamo per creare un mercato libero, uno spazio dove gli agricoltori possano vendere liberamente i loro prodotti». L'idea è quella di un farmer market per la vendita diretta, che permetta anche la riduzione dei prezzi per i consumatori. «Serve un mercato ad hoc - ripete Danilo Calvani dei Comitati riuniti agricoli (Cra) - per dare un'opportunità di vendita agli agricoltori locali e la certezza della provenienza e della qualità dei prodotti ai consumatori. Quello di Sezze è un bel segnale: in piazza abbiamo portato merce che arriva solo da produttori setini. E anche i cittadini si sono dimostrati interessati ai nostri problemi e proposte». Ma scavalcare la distribuzione (spesso non in grado di dare spazio a grosse quantità di prodotto, che finiscono al macero) e ridurre la filiera non è l'unica ricetta auspicabile. L'altra si chiama “biodiversità”, recuperandola con l'aiuto delle facoltà universitarie di agraria. «Qualche decennio fa a Sezze si coltivavano circa 20 varietà di insalata - sottolinea Di Lenola - oggi se ne coltivano solo 4. La biodiversità in questo territorio è stata distrutta. Ormai tutti producono la stessa cosa e diventa difficile fronteggiare la concorrenza spietata degli altri paesi. E la resa delle colture sta drasticamente scendendo». |