Associazione Culturale Le Colonne

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TEATRO   30 anni di attività   I misteri del caso Moro  Un paese legge Dante    

Una città per la Costituzione

3 gennaio 2013
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Sonata in do minore n°8 op. 13 

Lunedì 7 gennaio, alle ore 21, presso il Teatro “Lo spazio” di Roma (via Locri, 42. Zona S. Giovanni), all’interno della rassegna “Inedite Visioni”, organizzata dal Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea, andrà in scena il testo teatrale di Giancarlo Loffarelli SONATA in do minore n° 8 op. 13, prodotto dalla Compagnia teatrale “Le colonne”. In scena, con l’autore, Luigina Ricci. La particolare originalità del testo consiste nel fatto che esso è strutturato secondo la tipica composizione musicale della “forma sonata”, che è sempre bitematica e tripartita: due temi (uno detto “maschile” e uno “femminile”) vengono esposti (prima parte), sviluppati (seconda parte) e infine ripresi (terza parte). In particolare, il testo segue la struttura della Sonata in do minore n° 8 op. 13 di Ludwig van Beethoven, meglio conosciuta come “Patetica”, che è più volte suonata dal protagonista maschile del testo nel corso della vicenda rappresentata.
Due attori dunque, in scena, un uomo e una donna, come due sono i temi della Sonata (un uomo e una donna). Lui è un professore di musica in pensione, completamente solo, costretto su una sedia a rotelle. Lei è la badante che si occupa del professore. Il professore è nella continua attesa che sua figlia venga a trovarlo; attesa peraltro accentuata da telefonate di lei che promette un suo imminente arrivo che, puntualmente, non si realizza. La ragazza è in continuo scambio di SMS con il suo ragazzo con il quale ha un rapporto difficile. Fra i due emerge, progressivamente, un rapporto fatto di reciproca dipendenza; economica, certamente, ma anche affettiva: lui vede in lei la figlia da cui avrebbe voluto avere quelle cure, lei vede in lui quel padre da cui avrebbe voluto avere una guida e un insegnamento. Costretti a una convivenza così continuata, la loro giornata trascorre in un’altalena di tenerezza, scontro, freddezza, rottura e riappacificazione, esattamente come la forma della Sonata sviluppa il rapporto fra il tema maschile e quello femminile.
Il progressivo palesamento di due personalità sostanzialmente bugiarde, conduce lo spettatore ad alternare sui due protagonisti giudizi opposti, essendo pressoché impossibile determinare se il loro rapporto è fondato su un reciproco, cinico sfruttamento o su una, benché paradossale, pietas. Queste reciproche bugie, infatti, non sono volgari menzogne per ingannare l’altro ma patetici tentativi per creare a se stessi mondi paralleli rispetto a un mondo reale da cui entrambi vorrebbero fuggire. E, in ultima analisi, ciò che appare sempre più è che questo reciproco mentirsi produce nei due effetti benefici: aiuta lui ad affrontare meglio gli ultimi anni della vita e l’ossessiva paura della morte; aiuta lei ad acquistare una maggiore coscienza di sé e del suo futuro.
Soltanto nel finale, il pubblico, che ha assistito a tutta la vicenda con lo sguardo pietoso di un dio che osserva dall’alto meschinità piccole e grandi, e soltanto il pubblico, non i due protagonisti, intuirà la vera realtà.


15 ottobre 2012
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Premio “Lago Gerundo” a Etty Hillesum 
Il testo teatrale ETTY HILLESUM di Giancarlo Loffarelli
, direttore artistico dell’Associazione culturale “Le colonne”, continua a convincere la critica italiana. Dopo aver, infatti, ottenuto il Premio “Calcante” della Società Italiana Autori Drammatici nel marzo dello scorso anno, nonché la pubblicazione nella prestigiosa rivista della stessa Società, “Ridotto”, ha convinto anche il Premio Letterario Internazionale “Lago Gerundo”, con sede in provincia di Milano, oggi alla sua decima edizione.

La giuria del premio, infatti, presieduta dal prof. Giovanni Antonucci (allievo di Giovanni Macchia e Giacomo Debenedetti, storico del teatro, producer RAI di programmi televisivi nel campo del teatro di prosa, già membro della Commissione Consultiva per il Teatro del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali) lo ha premiato con la seguente motivazione: “Il tragico destino di Etty Hillesum, giovane ebrea morta ad Auschwitz, è stato oggetto di testi letterari e teatrali di successo. Tuttavia questo dramma, nonostante affronti una storia ben conosciuta, ripercorre la vita di questa donna intelligente e appassionata con una scrittura scenica di qualità. Interpretato da soli quattro interpreti, alcuni dei quali impersonano più personaggi, è costruito con rigore, ma anche con una forza che riesce a emozionarci.”

Lo spettacolo è nel repertorio della Compagnia teatrale “Le colonne”, diretto dall’autore, con le interpretazioni di Marina Eianti, Luigina Ricci e Federico Ciarlo, che lo ha portato in tournée a partire dal 27 gennaio 2011 (Giornata della memoria) fino allo scorso maggio a Roma presso il Teatro dell’Orologio.

Etty Hillesum è una straordinaria figura di donna che, sia pur brevemente, ha vissuto il cuore del XX secolo in uno dei suoi momenti più bui. Ebrea olandese, muore ad Auschwitz. Benché ci abbia lasciato soltanto il suo diario e le sue lettere (pubblicati oggi in Italia da Adelphi), Etty Hillesum si presenta in tutta la complessità di una giovane donna dall’intelligenza acutissima, dalla religiosità profonda, dall’umanità eroica che la porta a dedicarsi totalmente agli altri deportati durante il periodo di internamento, dapprima nel campo di Westerbork, in Olanda e poi ad Auschwitz. Ma intelligenza, religiosità e profonda umanità, in lei coesistettero con una strabordante voglia di vivere, con una piena affermazione della sua femminilità a cui non erano estranei una profonda sensualità e un terreno gusto per la vita.

Lo spettacolo teatrale ripercorre la vita di Etty Hillesum così come essa emerge dalle sue lettere e dal suo diario, restituendoci l’alto profilo di una donna che non perse mai la sua profonda dignità anche quando fu fatta precipitare nel fango dei campi di internamento e poi di sterminio. Attorno a lei, le vicende del suo popolo e dell’umanità travolta dalla lucida follia nazista. Dai momenti felici della sua giovane esistenza ad Amsterdam al progressivo sprofondare nella tragedia, affrontata con lo spirito positivo che la porterà a scrivere, su una cartolina che lascerà cadere da una fessura del treno piombato che la porterà via dal campo di Westerbork verso quello di Auschwitz: “Abbiamo lasciato il campo cantando!”


12 agosto 2012                                         

>> Premio nazionale di Teatro Allerona (Terni)

Continua a raccogliere consensi la Compagnia teatrale “Le colonne” con lo spettacolo Se ci fosse luce (i misteri del caso Moro) scritto e diretto da Giancarlo Loffarelli (interpreti, con lo stesso Loffarelli, Marina Eianti, Emiliano Campoli, Luigina Ricci, Elisa Ruotolo e Maurizio Tartaglione; scene e costumi di Mario Tasciotti, collaborazione tecnica di Armando Di Lenola e Fabio Di Lenola). Sabato scorso 11 agosto, infatti, all’interno del Premio nazionale di Teatro svoltosi ad Allerona in provincia di Terni, lo spettacolo ha conquistato ben due premi: il premio quale spettacolo con il miglior gradimento del pubblico e la Menzione speciale della Giuria con la seguente motivazione: “Per la notevole e accurata ricerca storica su uno dei più tragici eventi della nostra storia recente, con un importante valore sociale, base per una pregevole opera teatrale capace di coinvolgere ed emozionare il pubblico”. Al concorso erano state ammesse come finaliste sette Compagnie (fra cui “Le colonne”) provenienti da tutta Italia, selezionate fra le 58 che avevano fatto richiesta di partecipazione.

Lo spettacolo è ormai in scena da cinque anni, da quando debuttò al Teatro D’Annunzio di Latina nel 2007. In questo periodo aveva già conseguito diversi riconoscimenti: premi (come il prestigioso Premio nazionale di drammaturgia “Ugo Betti” di Camerino), una tesi di Laurea su questo testo discussa presso l’Università di Siena, l’inserimento del lavoro teatrale de “Le colonne” all’interno di uno studio americano pubblicato dal “Dickinson College” sulle opere italiane di cinema e teatro dedicate al caso Moro, il significativo riconoscimento da parte di Agnese Moro, figlia dello statista ucciso dalle Brigate rosse che, nella ristampa presso Rizzoli del libro dedicato a suo padre, Un uomo così, ha espressamente inserito lo spettacolo Se ci fosse luce (i misteri del caso Moro) fra le opere più coinvolgenti dedicate alla tragica vicenda.

Tra il primo gennaio 1969 e il 31 dicembre 1987, ci furono in Italia 14.591 atti di violenza con motivazione politica, che fecero 491 morti e 1.181 feriti. Numeri che dicono con chiarezza che in quei diciannove anni si combatté in Italia una vera e propria guerra. All’interno di questa guerra, si colloca l’evento più tragico della storia della Repubblica italiana: il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro con la strage della sua scorta. Un evento che non ha eguali nella storia contemporanea: capi di Stato e uomini politici di primo piano sono stati assassinati, gli Stati Uniti hanno avuto l’assassinio di John F. Kennedy, ma non s’è mai verificato che uno degli uomini politici più importanti di uno Stato venga rapito, tenuto prigioniero per cinquantacinque giorni (dal 16 marzo al 9 maggio 1978) nella sua capitale e alla fine venga ucciso. A più di trent’anni di distanza da quel tragico evento, la coscienza collettiva sembra essersi dimenticata di tutto questo: cosa sanno, oggi, le nuove generazioni di quei fatti? Chi è disposto ancora a parlarne? Sembra che su quell’evento si sia deciso di far calare il velo dell’oblio. Eppure ancora molti sono i misteri che lo circondano. Come facevano le Brigate rosse a sapere il luogo preciso in cui Moro sarebbe passato la mattina del 16 marzo 1978? Perché, anziché fuggire rapidamente, i terroristi si attardarono a finire tutti gli uomini della scorta con un colpo di grazia? Cosa faceva un ufficiale dei servizi segreti quella mattina sul luogo dell’agguato? Perché le Brigate rosse collocano il loro covo in uno stabile dove ben 24 appartamenti sono riconducibili ai servizi segreti?...

A poco più di trent’anni dalla strage di via Fani e dell’assassinio dell’on. Aldo Moro, questo spettacolo teatrale intende contribuire a far conoscere alle nuove generazioni che non hanno vissuto quegli anni e a far ricordare a quelli che “c’erano”, ciò che accadde nel cuore di Roma il 16 marzo 1978, quello che seguì nel corso di 55 giorni fino al rinvenimento del cadavere di Moro la mattina del 9 maggio. Lo spettacolo non dà risposte che, finora, nemmeno la Magistratura ha saputo dare, ma solleva tutti i dubbi e le domande che attendono ancora una risposta, nella convinzione che ogni passo in più verso la verità è un contributo al rafforzamento della democrazia. Lo fa trattando una materia che ha tutta l’inesorabilità della tragedia greca, con uno stile rapido, incalzante e coinvolgente, che alterna ritmi frenetici a momenti di un lirismo struggente e che trascina il pubblico in un vortice di fatti e persone da cui si esce con una maggiore consapevolezza di ciò che avvenne e di ciò che furono, in Italia, i cosiddetti “anni di piombo”.


15 giugno 2012

>> Così è la (mia) vita

19 giugno a Formia, 26 giugno a Sperlonga, 30 luglio a Minturno

Dopo la “Prima” lo scorso 8 maggio presso il Teatro “Gabriele D’Annunzio” di Latina, lo spettacolo teatrale Così è la (mia) vita, un’originale produzione dell’Associazione culturale “Le colonne”, scritto e diretto da Giancarlo Loffarelli, con l’interpretazione di Maurizio Maturani (in arte Martufello), realizzata per volontà della Provincia di Latina, prosegue la sua tournée facendo tappa il prossimo 19 giugno, alle 21, presso la Corte comunale di Formia. Lo spettacolo proseguirà il martedì successivo 26 giugno, sempre alle 21, a Sperlonga e ancora per diverse date per chiudere la tournée il 30 luglio presso il Teatro romano di Minturno. 

Lo spettacolo si presenta con una struttura dichiaratamente metateatrale. Siamo all’interno di un teatro in cui una Compagnia stabile sta provando l’allestimento del proprio nuovo spettacolo. Raccontato con un frenetico registro comico, è il lavoro consueto delle prove, trascorso tra l’impegno di provare un nuovo testo e la vita quotidiana dei componenti la Compagnia teatrale, con i propri problemi: sentimentali, economici, familiari, che s’intrecciano tra di loro creando equivoci e malintesi. Presenza costante nella vita del gruppo, accanto ai membri della Compagnia, è il custode del teatro, che di esso è anche un po’ il factotum: dal fare le pulizie a rispondere al telefono, da attrezzista ad addetto alla biglietteria. Vera e propria memoria storica del teatro, benché bizzarro e imprevedibile, egli è una sorta di nume tutelare a cui tutti si rivolgono, a cui confidano i propri problemi, le proprie gioie e i propri timori. Il suo sarcasmo e la sua disincantata visione del mondo rovesciano le prospettive e producono inediti contesti. Egli ha un unico cruccio, mai rivelato ad alcuno:  a causa di un indicibile segreto, non aver potuto diventare quell’attore che avrebbe desiderato diventare, per cui il suo lavoro altro non è che un ripiego obbligato non volendo abbandonare il mondo del teatro di cui ha sempre sentito di non poter fare a meno. L’unica cosa che egli ha potuto fare è stato, assistendo immancabilmente a tutte le prove, imparare a memoria le parti di tutti i personaggi che gli sono passati davanti, salvo poi rivisitarle per fornire a esse la sua personale reinterpretazione in chiave comica. La vita del gruppo teatrale e del bizzarro custode sembra ormai essersi indirizzata su questo ripetitivo copione quando, un giorno, proprio nel momento in cui alla Compagnia si presenta la grande occasione di un inaspettato salto di qualità, accade l’irreparabile.

 

Guidato dal meccanismo metateatrale e dallo scoppiettante ritmo comico tutto costruito sulle bizzarrie del protagonista, lo spettatore si trova dinanzi al mondo teatrale letto e interpretato come una sorta di microcosmo in cui non è difficile scorgere il nostro mondo, con le sue ambizioni, i suoi tic, le sue manie, i protagonismi, descritti con una garbata ma esilarante ironia che ne fa esplodere tutti i paradossi e le contraddizioni. Al tempo stesso, intrecciata alla satira sulla società contemporanea, la commedia presenta anche una ilare riflessione sulle ragioni di un successo o di un insuccesso nella vita, su quanto essi siano dovuti al caso, al destino, alla determinazione delle persone. Il testo, infine, si avvale dell’esperienza diretta, benché mediata dalla finzione drammaturgica che ne modifica non pochi tratti, della vita artistica di Martufello stesso, cui è affidata l’interpretazione del protagonista dello spettacolo. La carriera di Martufello, in effetti, si presenta come una sorta di modello reale di come la determinazione di un giovane di provincia possa condurre al coronamento del proprio sogno artistico ed esistenziale.

 

In scena, accanto a Martufello e all’autore, gli attori della Compagnia teatrale “Le colonne”: Marina Eianti, Roberto Baratta, Luigina Ricci ed Emiliano Campoli. Le scene e i costumi sono di Mario Tasciotti. Audio e luci sono curate da Fabio Di Lenola e Armando Di Lenola.

L’ingresso a tutti gli spettacoli è libero fino a esaurimento posti. Ulteriori dettagli sono disponibili sul sito www.lecolonne.net


Venerdì 25 e Sabato 26 maggio 2012, alle ore 20,45, presso la Sala Grande del Teatro dell’Orologio, in via dei Filippini 17/a a Roma, all’interno della Rassegna “Nuda anima”

>> Etty Hillesum

La Compagnia teatrale Le colonne presenta lo spettacolo ETTY HILLESUM scritto e diretto da Giancarlo Loffarelli, in cui si racconta la breve ma intensa vita di Etty Hillesum, ebrea olandese morta giovanissima ad Auschwitz, straordinaria figura di donna e d’intellettuale, vissuta nel cuore del XX secolo in uno dei suoi momenti più bui. Benché ci abbia lasciato soltanto il suo diario e le sue lettere (pubblicati oggi in Italia da Adelphi), Etty Hillesum si presenta in tutta la complessità di una giovane donna dall’intelligenza acutissima, dalla religiosità profonda, dall’umanità eroica che la porta a dedicarsi totalmente agli altri deportati durante il periodo di internamento, dapprima nel campo di Westerbork, in Olanda e poi ad Auschwitz. Ma intelligenza, religiosità e profonda umanità, in lei coesistettero con una strabordante voglia di vivere, con una piena affermazione della sua femminilità a cui non erano estranei una profonda sensualità e un terreno gusto per la vita.

Lo spettacolo teatrale ripercorre la vita di Etty Hillesum così come essa emerge dalle sue lettere e dal suo diario, restituendoci l’alto profilo di una donna che non perse mai la sua profonda dignità anche quando fu fatta precipitare nel fango dei campi di internamento e poi di sterminio. Attorno a lei, le vicende del suo popolo e dell’umanità travolta dalla lucida follia nazista. Dai momenti felici della sua giovane esistenza ad Amsterdam al progressivo sprofondare nella tragedia, affrontata con lo spirito positivo che la porterà a scrivere, su una cartolina che lascerà cadere da una fessura del treno piombato che la porterà via dal campo di Westerbork verso quello di Auschwitz: Abbiamo lasciato il campo cantando!

Con l’Autore, sulla scena ci saranno Marina Eianti (che interpreterà il ruolo di Etty Hillesum), Luigina Ricci e Federico Ciarlo. Completano il gruppo di lavoro della Compagnia Le colonne Armando Di Lenola in qualità di tecnico delle luci, Fabio Di Lenola, tecnico audio, mentre la realizzazione dei costumi è stata affidata a Laura Giusti e Albana Abenda.

La scena nuda, su cui lo spettatore può vedere, come unici oggetti di scena alcune valigie, elemento metonimico che rimanda al destino nomade, alla diaspora del popolo ebraico e, soprattutto, alle deportazioni, è il contesto in cui l’intensa interpretazione di Marina Eianti dà corpo alla figura di Etty Hillesum, alla quale fanno corona gli altri attori, che si calano nei panni, di volta in volta, dei parenti e degli amici di Etty, delle vittime e degli aguzzini dell’immane tragedia che furono i campi nazisti. Una recitazione intima, alternata a una narrazione dinamica, sottolineata da un contrappunto musicale in cui le allegre ballate di Marlene Dietrich si mescolano alla Passione secondo Matteo di J. S. Bach, è al servizio di un racconto che non perde mai la sua tensione fino al’epilogo, che chiude lo spettacolo così come esso era iniziato.

Il testo ETTY HILLESUM di Giancarlo Loffarelli è testo vincitore del prestigioso premio nazionale di drammaturgia “Calcante” organizzato dalla Società Italiana Autori Drammatici.


Domenica 15 maggio 2011 ore 18,00                                                      Auditorium Mario Costa

>> Se ci fosse luce  

Domenica 15 maggio 2011, alle ore 18, presso l’Auditorium “Mario Costa” di Sezze, la Compagnia teatrale “Le colonne” presenta lo spettacolo Se ci fosse luce. I misteri del caso Moro di Giancarlo Loffarelli. Oltre allo stesso autore, che firma anche la regia dello spettacolo, in scena saranno: Marina Eianti, Elisa Ruotolo, Emiliano Campoli, Luigina Ricci e Maurizio Tartaglione. Le scene sono di Mario Tasciotti; tecnico audio è Armando Di Lenola, tecnico luci è Fabio Di Lenola.Questo testo, scritto nel 2006, è stato portato in scena in prima assoluta presso il Teatro “Gabriele D’Annunzio” di Latina il 6 febbraio 2007 dalla Compagnia “Le colonne” con la regia dell’Autore. Sabato 31 maggio 2008, ha ricevuto la segnalazione della Giuria della XV edizione del Premio “Ugo Betti per la drammaturgia” di Camerino, presidente Marco De Marinis, con la seguente motivazione: “Testo molto ben documentato e dall’avvincente ritmo drammaturgico. Se ci fosse luce è un ottimo esempio nella tradizione del teatro-inchiesta alla Peter Weiss in forma di oratorio civile che pone inquietanti interrogativi sulle molte verità non risolte del caso Moro.”Oltre che dalla Compagnia teatrale “Le colonne”, il testo viene portato in scena in diversi teatri italiani dalla Compagnia “Velluto rosso” di Arezzo.
Nel luglio 2009, è stata discussa una tesi di laurea su questo testo presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Siena.Lo spettacolo è stato portato in scena dalla Compagnia Le colonne, nell’arco di quattro anni, in numerosi teatri fra cui diversi teatri romani (Teatro dell’Orologio, Teatro Vittoria, Teatro Ghione). Tra il primo gennaio 1969 e il 31 dicembre 1987, ci furono in Italia 14.591 atti di violenza con motivazione politica, che fecero 491 morti e 1.181 feriti. Numeri che dicono con chiarezza che in quei diciannove anni si combatté in Italia una vera e propria guerra.All’interno di questa guerra, si colloca l’evento più tragico della storia della Repubblica italiana: il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro con la strage della sua scorta. Un evento che non ha eguali nella storia contemporanea: capi di Stato e uomini politici di primo piano sono stati assassinati, gli Stati Uniti hanno avuto l’assassinio di John F. Kennedy, ma non s’è mai verificato che uno degli uomini politici più importanti di uno Stato venga rapito, tenuto prigioniero per cinquantacinque giorni (dal 16 marzo al 9 maggio 1978) nella sua capitale e alla fine venga ucciso.A più di trent’anni di distanza da quel tragico evento, la coscienza collettiva sembra essersi dimenticata di tutto questo: cosa sanno, oggi, le nuove generazioni di quei fatti? Chi è disposto ancora a parlarne? Sembra che su quell’evento si sia deciso di far calare il velo dell’oblio. Eppure ancora molti sono i misteri che lo circondano. Come facevano le Brigate rosse a sapere il luogo preciso in cui Moro sarebbe passato la mattina del 16 marzo 1978? Perché, anziché fuggire rapidamente, i terroristi si attardarono a finire tutti gli uomini della scorta con un colpo di grazia? Cosa faceva un ufficiale dei servizi segreti quella mattina sul luogo dell’agguato? Perché le Brigate rosse collocano il loro covo in uno stabile dove ben 24 appartamenti sono riconducibili ai servizi segreti?...Questo spettacolo teatrale intende contribuire a far conoscere alle nuove generazioni che non hanno vissuto quegli anni e a far ricordare a quelli che “c’erano”, ciò che accadde nel cuore di Roma il 16 marzo 1978, quello che seguì nel corso di 55 giorni fino al rinvenimento del cadavere di Moro la mattina del 9 maggio. Lo spettacolo non dà risposte che, finora, nemmeno la Magistratura ha saputo dare, ma solleva tutti i dubbi e le domande che attendono ancora una risposta, nella convinzione che ogni passo in più verso la verità è un contributo al rafforzamento della democrazia. Lo fa trattando una materia che ha tutta l’inesorabilità della tragedia greca, con uno stile rapido, incalzante e coinvolgente, che alterna ritmi frenetici a momenti di un lirismo struggente e che trascina il pubblico in un vortice di fatti e persone da cui si esce con una maggiore consapevolezza di ciò che avvenne e di ciò che furono, in Italia, i cosiddetti “anni di piombo”.Il titolo dello spettacolo è una frase che Moro stesso scrive nell’ultima lettera alla moglie dal carcere brigatista (una lettera recapitata alla famiglia il 5 maggio 1978): “… vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo.” Moro, evidentemente, qui si riferisce alla luce sovrannaturale che la sua profonda fede gli fa sperare, ma io ritengo che “se ci fosse luce” anche su quanto avvenne in quei 55 giorni che lo videro prigioniero delle Brigate rosse, ci si potrebbe avvicinare molto di più a una verità che, a trent’anni di distanza, è ben diversa da quella giudiziaria. 
Il testo è scritto per sei attori che non hanno ruoli fissi ma spaziano continuamente dalla funzione di narratori degli eventi a interpreti diretti di essi, incarnandone, di volta in volta, i protagonisti: Moro, gli uomini della scorta, i brigatisti, i politici del tempo… E’ pensato e scritto in modo che chiunque possa seguirne lo sviluppo, anche se totalmente privo di una qualsiasi informazione preliminare sulla vicenda, proprio per contribuire a far conoscere a chi, in quel tempo, non era ancora neppure nato, uno dei fatti più importanti della nostra storia recente, probabilmente il delitto politico più sconvolgente compiuto a Roma dopo l’assassinio di Giulio Cesare.Lo spettacolo è inserito all’interno della serie di eventi organizzati dall’associazione Araba Fenice in concomitanza con il Premio nazionale “Luigi Di Rosa”. L’ingresso è libero.


Venerdì 4 giugno 2010 ore 21,00                                                      Auditorium Mario Costa

>> Central Park West

Saggio finale della scuola di teatro 2009-2010

Venerdì  4 giugno, alle ore 21, presso l’Auditorium “Mario Costa” di Sezze, gli allievi del Secondo anno di corso della Scuola di teatro della Compagnia teatrale “Le colonne”, porteranno in scena la commedia di Woody Allen Central Park West per la regia di Giancarlo Loffarelli. 

Lo spettacolo costituisce il saggio finale del Secondo anno del corso iniziato a ottobre dello scorso anno e che ha preparato gli allievi principalmente nella messinscena di commedie brillanti. In scena: Francesca Federici, Angelica Carandente, Federico Ciarlo, Andrea Zaccheo e Virginia Carandente. 

Oltre che grande regista, attore e autore cinematografico, Woody Allen ha al suo attivo un’importante attività di commediografo. Nelle sue commedie è facile ritrovare i temi classici dei films che lo hanno reso celebre: le ambientazioni alto borghesi, l’ironia su una classe intellettuale americana troppo snob, i tic della cultura ebraica, le nevrosi metropolitane; tutto espresso con la consueta ironia e le fulminanti battute. 

In particolare, Central Park West è un concentrato della caustica comicità di Woody Allen. Nell’elegante appartamento di Phyllis (Francesca Federici), affermata psicanalista, in Central Park West, a New York, giunge la sua amica Carol (Angelica Carandente) chiamata urgentemente da Phyllis che ha bisogno di un sostegno psicologico perché è appena stata lasciata dal marito, Sam (Andrea Zaccheo). Carol si è precipitata dall’amica proprio nel giorno in cui suo marito, Howard (Federico Ciarlo), già tendente alla depressione ha dovuto ricoverato in un ospizio il suo anziano padre. L’arrivo inaspettato di una paziente di Phyllis, Juliet (Virginia Carandente), si rivela come la proverbiale miccia che fa esplodere una situazione che s’è andata già progressivamente surriscaldando, in una divertente girandola di tic e nevrosi che i vari personaggi smascherano negli altri ma non in se stessi.

Le luci sono affidate a Fabio Di Lenola, l’audio ad Armando Di Lenola, mentre l’organizzazione è curata da Marina Eianti ed Emiliano Campoli.


Mercoledì 13 maggio 2009 ore 21,00                                                      Auditorium Mario Costa

>> Cielo sul palcoscenico

Saggio finale della scuola di teatro 2008-2009


Sabato 21 Febbraio 2009 ore 20,30                                                      Auditorium Mario Costa

The Backstreets

in concerto

Sezze torna a essere sensibile al grande tema della solidarietà. L'occasione è offerta dall'associazione culturale "Le colonne", da sempre attiva nei temi dell'integrazione, della crescita culturale e della costruzione di un tessuto sociale che sappia guardare alle altrui difficoltà, compiendo il proprio dovuto atto di aiuto e sostegno.

Come sempre accade, per l'associazione "Le colonne", il veicolo scelto è quello dell'arte, avendo scelto, per questa occasione, il concerto della band pontina "The backsteets".

L'incasso sarà devoluto in beneficenza, al netto delle spese, ad EMERGENCY, che sarà presente alla serata, con del proprio materiale informativo. La band di Latina capitanata dai fratelli Montecalvo, continua ad essere sensibile a queste richieste di aiuto. Nell'occasione, presenteranno brani tratti dal primo CD in lavorazione "Without roots... NO FUTURE", messaggio chiaro in questo mondo che sta andando a rotoli ... .

Per crescere ed andare avanti bisogna avere delle radici forti e non dimenticarle, altrimenti il futuro non darà nulla di buono. Questo è il messaggio che la band sta cercando di mandare nel primo cd che sta per uscire (prima dell'estate). Non mancheranno nella serata le "scorribande" giocose che coiunvolgeranno anche l'audience dei due fratelli Montecalvo a ritmo dei brani di Bruce Springsteen e di Rock Americano.

La realizzazione di questa serata è stata resa possibile grazie all'aiuto e alla partecipazione del Signor Mauro Rossi, all'interessamento dell'assessore alla cultura della Provincia di Latina Fabio Bianchi e dell'Assessore alla cultura del Comune di Sezze Remo Ghenga, con il patrocinio del Comune di Sezze. Aprirà il concerto la band setina dei DR. BRAIN  - Ingresso 3,00 €


dal 13 dicembre 2008 al 31 gennaio 2009                             Auditorium "San Michele Arcangelo" di Sezze
L'Associazione Culturale "Le Colonne"

con il patrocinio del Comune di Sezze

presenta

Scritturae 

incontro con l'autore

Auditorium "San Michele Arcangelo"

L'Associazione Culturale "Le Colonne" , da quasi trent'anni, è attiva nel settore della promozione culturale, sia in ambito locale che in quello regionale e nazionale. Tra le altre cose, nel corso del 2008, ha attivato il suo Primo Corso di Recitazione Teatrale, cui è ancora possibile aderire telefonando al numero  392-2075489.

Pur essendo maggiormente nota per la propria attività di produzione e messinscena teatrale, nel tempo, essa,  ha saputo organizzare momenti di riflessione e discussione letterarie e cinematografiche, i quali si sono rivelati importanti veicoli di partecipazione e formazione.

Sotto quest'ottica nasce "Scritturae", calendario di incontri con autori e interpreti, che  si pone come obiettivo quello di intraprendere un percorso attraverso le varie tecniche di scrittura e comunicazione. Tale calendario è articolato in quattro incontri, che avranno ad oggetto altrettante tipologie di elaborazioni artistiche. Le forme scelte sono quella cinematografica, avendo previsto un documentario su uno sceneggiatore premio Oscar per Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, per la regia di Elio Petri e con la magistrale interpretazione di Gian Maria Volonté, la scrittura narrativa, con un romanzo giallo, la scrittura musicale e quella saggistica. Tutti gli appuntamenti si svolgeranno presso l'Auditorium "San Michele Arcangelo" di Sezze.


Il primo appuntamento è previsto per sabato 13 dicembre 2008, alle ore 18:00, con la proiezione del film-documentario "Soltanto un nome nei titoli di testa" di Daniele Di Biasio, già presentato alla LXV edizione della Mostra del Cinema di Venezia.            (Ingresso gratuito)

Daniele Di Biasio, diplomato in Regia e Sceneggiatura con un corso biennale tenuto da G. De Santis e Ugo Pirro, ha scritto soggetti e sceneggiature per la televisione (Gennarino il Mastino, Ballerine e Radio airbag), ha collaborato come critico letterario e cinematografico con riviste e quotidiani (Avvenimenti, America Oggi, ecc...). E' autore di un libro di racconti (Prossima destinazione), edito da Manni Editore. Sceneggiatore e regista per il cinema e la televisione. Ha realizzato il corto "Codici" 1998, i documentari "Pesci Combattenti" 2002, "Via dell'Esquilino" 2005, "Soltanto un nome nei titoli di testa" 2008
E' fondatore con Ugo Pirro e Georgette Ranucci della rivista cinematografica
www.celluloide.it

Il Film racconta la figura di uno dei più grandi sceneggiatori italiani: Ugo Pirro.

Per Daniele Di Biasio "raccontare Ugo Pirro è un raccontare la figura dello sceneggiatore, colui che scrive il film e poi resta nell' ombra, in disparte. Poche volte, infatti, il pubblico ricorda il nome o la filmografia dello sceneggiatore perché è "soltanto un nome nei titoli di testa".

I suoi film, da "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto" alla "Classe operaia va in paradiso", sono diventati simboli del cinema di impegno civile. In un'epoca in cui gli autori occupavano la Mostra di Venezia, Pirro era in prima fila, accanto a tanti, da Goddard a Zavattini. Con quest'ultimo ebbe una lunga e significativa corrispondenza. Si scrivevano di viaggi e incontri, ma soprattutto parlavano di idee, di metodo creativo, della solitudine dello sceneggiatore, di chi, volontariamente, scrive immagini che qualcun altro interpreterà e trasformerà in film. Alcune di queste lettere sono lette da due attori (Franco Nero e Massimo Ghini), che hanno lavorato a film scritti da Pirro in momenti diversi della sua carriera, "Il giorno della Civetta" e "Celluloide". "Con l'aiuto delle immagini dei film, delle sue interviste e di autori e attori che hanno lavorato con lui,-spiega il regista- voglio ricostruire come individuava un' idea e come, non senza contrasti e difficoltà, questa idea diventava il copione di un film". Nel documentario si alternano interviste da lui rilasciate in molte trasmissioni Rai, repertorio dell'Archivio del Movimento Operaio e interventi di autori che hanno lavorato con lui (Carlo Lizzani, Enrico Vanzina, Andrea Purgatori).

 "Chi ha conosciuto Ugo Pirro -spiega Di Biasio- non può non essere rimasto colpito dal suo modo di intendere il cinema, il racconto per immagini. Tutto ciò che guardava o leggeva finiva, con il tempo, per diventare l' idea per una pellicola. E' per questa ragione che fare un documentario su Ugo Pirro non può prescindere dal raccontare il suo istinto creativo, la sua veggenza, il suo impegno politico e civile"

Nei primi anni '90, Ugo Pirro curava una rubrica sul Messaggero. Nei suoi articoli, in anni non sospetti, aveva individuato i grandi problemi di oggi, dall'immondizia alla mancanza di valori nelle nuove generazioni. Ancora prima, negli anni '80, scrisse un testo: "Sala dei professori", che racconta di un preside ebreo che in nome della laicità della scuola fa togliere i crocefissi dalle aule. Un episodio che molti anni dopo ha riempito le pagine della cronaca. Lo sceneggiatore Ugo Pirro era capace di vedere avanti, di cogliere e raccontare con anticipo qualcosa che stava per accadere o cambiare nella società. "Con anticipo…- amava ripetere ai suoi allievi - "…ma non troppo, perché altrimenti non vi capiscono".


Sabato 20 dicembre 2008, alle ore 18:00, sarà la volta de "Il colpevole è Maigret", romanzo giallo, presentato nell'edizione 2008 della Fiera del libro di Torino, scritto da Giancarlo Loffarelli, insieme ad altri sette autori, seguendo un intreccio narrativo sicuramente innovativo ed interessante.

Diversi i motivi che convergono a denotare l'indubbia originalità del romanzo.-spiega Loffarelli- Se tali motivi li si volesse presentare nella successione con cui essi si presentano all'occhio del lettore, si dovrebbe cominciare dalla pagina 5, dove, come se ci trovassimo dinanzi a un testo teatrale, ci vengono presentati i "personaggi" del romanzo. Già nella stessa pagina, però, quello che potrebbe sembrare un testo teatrale si presenta subito anche come una sorta di locandina dello spettacolo tratto da quel testo teatrale: accanto ai "personaggi", infatti, compaiono gli "interpreti", che altri non sono se non gli stessi autori del romanzo i cui nomi il lettore ha già avuto modo di leggere sulla copertina.

Insieme a Arrigo Casalini, Laura De Bortoli, Gabriella Geddo, Antonietta Lombardozzi, Anna Maccario e Pierpaolo Rovero, sotto la direzione di Francesco Rodolfo Russo, direttore editoriale della "Giancarlo Zedde", scrittore, poeta e animatore culturale, Giancarlo Loffarelli ha potuto sperimentare una particolare forma di scrittura partecipata, che costituisce la caratteristica principale di questo romanzo.

"Il colpevole è Maigret" ruota intorno a un copione che sembra collegare vicende distanti una quindicina d'anni: la sparizione di due donne. Cronologicamente la prima svanisce da una villa di Bordighera mentre la seconda dalla Facoltà di Architettura dell'Università di Torino. Quest'ultima scomparsa dà l'avvio alla storia sviluppata da un narratore, che concepisce i personaggi e suggerisce la traccia, e da sette interpreti che, alternandosi nei capitoli, raccontano soggettivamente la porzione di verità di cui sono in possesso. I sette protagonisti sono impersonati da altrettanti autori che nella realtà possiedono competenze analoghe a quelle dei personaggi del romanzo.
In questo modo, narratore e interpreti costruiscono un originale romanzo a più mani che, fra indizi e colpi di scena, va oltre il genere letterario del "giallo", pur giocando con esso.

"Il colpevole è Maigret", già di per se, si mostra quale contaminazione tra varie forme di comunicazione artistica, infatti il primo capitolo, antefatto dell'intera vicenda, si presenta sotto forma di scrittura fumettistica, arte praticata da uno dei personaggi del romanzo.

La sorpresa del lettore continua quando giunge a pagina 9,-continua Loffarelli- laddove inizia il primo Capitolo del romanzo. Qui, anziché trovare, come ci si aspetterebbe, il testo letterario del capitolo, ci s'imbatte in una tavola disegnata. L'effetto di spaesamento comincia a montare. Il libro sembra ora presentarsi come un "fumetto". Le sei pagine che compongono, infatti, il primo capitolo riportano 25 tavole disegnate in un affascinante bianco e nero: una casa in collina immersa in un paesaggio notturno, giovani corpi addormentati, una giovane donna che si sveglia ed esce fuori dalla casa fino a inoltrarsi in un bosco, un misterioso precipitare di eventi, il corpo della ragazza riverso a terra. Morta? Addormentata? Finalmente, il lettore giunge a pagina 15, dove inizia il secondo Capitolo. Qui il nostro lettore sembra rincuorarsi: finalmente qualcosa di "normale". Una rigorosa narrazione in terza persona, come ci si sarebbe aspettato fin dall'inizio, compone l'intero capitolo. Certo, quanto si narra nel secondo Capitolo non presenta alcun collegamento con le tavole del primo, ma, forse, più avanti si capirà meglio. A pagina 33, però, vale a dire all'inizio del terzo Capitolo, il lettore è nuovamente sorpreso: ora la narrazione non è più in terza persona ma in prima. Egli intuisce che a parlare è uno dei personaggi del romanzo che vive in prima persona gli avvenimenti narrati. Da questo momento, è un precipitare continuo nel corpo della vicenda, di personaggio in personaggio, ognuno intento a raccontare in prima persona gli avvenimenti che il narratore, di tanto in tanto, torna a raccontare in terza persona. Fino alla fine. Quando si scopre chi è l'assassino della povera ragazza dell'inizio. Il nostro lettore, però, già conosce l'autore del delitto. Fin da quando egli ha preso in mano il romanzo che ha appena terminato di leggere, sulla copertina era già stampata la soluzione del "giallo": Il colpevole è Maigret.Già! Ma chi è Maigret?

Dopo essere stato presentato nell'edizione 2008 della Fiera del libro di Torino, "Il colpevole è Maigret" giunge a Sezze, offrendo  una valida occasione per conoscere e interagire con l'autore e per ascoltare alcuni brani tratti dal lavoro di   Giancarlo Loffarelli, che verranno interpretati dagli attori Marina Eianti, Roberto Baratta e Elisa Ruotolo, della Compagnia Teatrale "Le Colonne".


Per domenica 4 gennaio 2009, sempre alle ore 18:00, è prevista l'esibizione del "Quartetto Rodrigo", composto dai chitarristi Paolo Giusti, Fabio Morosillo, Massimiliano Romano e Marco Martelli.

Dopo il linguaggio documentaristico-cinematografico e la scrittura narrativa, con un romanzo giallo, è giunto il momento musicale. Il "Quartetto Rodrigo" è una formazione chitarristica nata nel 2007 dal sodalizio artistico, dalle affinità musicali e dall'amicizia personale di questi quattro chitarristi pontini. 
L'amore condiviso per la musica spagnola, ha fatto si che il quartetto fosse intitolato a Joaquin Rodrigo, il compositore spagnolo del '900 che più di ogni altro ha arricchito il repertorio chitarristico con capolavori assoluti, primo fra tutti il celebre "Concierto de Aranjuez" per chitarra e orchestra e il bellissimo "Concierto Andaluz" proprio per quattro chitarre e orchestra. 

Pur provenendo da diverse esperienze musicali e da differenti percorsi formativi, i quattro musicisti hanno come denominatore comune la scuola chitarristica del M° Massimo Gasbarroni che ha curato la loro preparazione fino al conseguimento del diploma, presso il Conservatorio "O. Respighi" di Latina e il "S.Pietro a Majella" di Napoli.
I brani che verranno eseguiti sono il "Concerto in re mag." di A. Vivaldi, "Suite Andalucia" di E. Leccona, "El testament d'Amelia" di E. Becherucci, "Overture dal Barbiere di Siviglia" di G. Rossigni, "Carmen Suite" di G. Bizet e "Finale" di J. Zaradin.


In conclusione, sabato 31 gennaio, ore 18:00, verrà presentato "Il Paese doppio. Questione atlantica e questione morale negli scritti di Aldo Moro", di Giancarlo De Angelis, saggio vincitore del premio Città di Castello 2007.                                                      (Ingresso gratuito)

 interverranno

Il Senatore Sergio Flamigni, il Prof. Francesco M. Biscione, il Dr. Buno Vella, l’Onorevole Domenico Di Resta.

Sabato 31 gennaio, alle ore 18:00, presso l’Auditorium “San Michele Arcangelo” di Sezze si chiude questo ciclo di incontri culturali denominato “Scritturae”.

Dopo l’ottima riuscita della proiezione del film documentario di Daniele Di Biasio, la presentazione del romanzo giallo “Il colpevole è Maigret” di Giancarlo Loffarelli e il concerto del “Quartetto Rodrigo”, verrà presentato il libro di Giancarlo De Angelis “Paese doppio. Questione atlantica e questione morale negli scritti di Aldo Moro”, edito dalla casa editrice Edimond.

L’appuntamento, già di particolare interesse, verrà impreziosito dalla presenza di esponenti politici e illustri conoscitori sia degli scritti e del pensiero dell’Onorevole Aldo Moro, che dei fitti misteri che si celano dietro il suo rapimento e la sua tragica morte, per mano delle Brigate Rosse.

Interverranno, infatti, il Consigliere Regionale Domenico Di Resta, il Professor Francesco Maria Biscione, esperto del caso Moro e studioso attento degli scritti lasciati dal presidente democristiano durante i giorni di prigionia, il Dottor Bruno Vella e il Senatore Sergio Flamigni.

Il Senatore Sergio Flamigni, dopo aver iniziato l'attività politica nel 1941 con la partecipazione all'attività clandestina di un gruppo culturale di giovani antifascisti di Forlì, ha aderito al Partito comunista, per poi sedere sugli scranni parlamentari per ben nove legislature, dal 1968 al 1987, facendo parte di numerose commissioni parlamentari di inchiesta , tra cui quella sul caso Moro, quella sulla loggia massonica P2 e la Commissione speciale bicamerale antimafia. Al termine della sua esperienza  parlamentare ha continuato nella sua attività di studio e ricerca, sia pubblicando numerosi saggi, ultimo dei quali è "Le idi di Marzo - Il delitto Moro secondo Mino Pecorelli" (2006), sia costituendo il Centro di Documentazione “Archivio Flamigni” di Oriolo Romano.

Per l’Associazione culturale “Le Colonne”, quest’occasione si presenta come la continuazione del percorso di studio delle vicende legate allo Statista della democrazia cristiana, iniziato con la messinscena dello spettacolo teatrale “Se ci fosse luce. I misteri del caso Moro”, di Giancarlo Loffarelli, che, dopo una tournèe iniziata nel 2007, nei prossimi mesi, tornerà in scena nella provincia di Latina.

Per l’ autore, Giancarlo De Angelis “Il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro sono stati l’evento cruciale del primo cinquantennio della nostra repubblica; eppure l’intera vicenda è stata consegnata prematuramente all’archivio della memoria, sebbene la comprensione degli eventi rimanga parziale e tutti i protagonisti non abbiano assolto fino in fondo al dovere della verità, alimentando dubbi ricorrenti e serie perplessità su quanto è accaduto. La percezione del suo autentico significato è stata addirittura più chiara a ridosso dei fatti che nel successivo trentennio. La storiografia non ha dato un contributo significativo alla collocazione della figura di Moro lungo l’impervio cammino della giovane democrazia italiana, anzi ha spesso eluso la questione. La politica, da parte sua, lo ha presto cancellato dal proprio orizzonte ideale e ha archiviato ancora più in fretta quella stagione, cosicché la stessa discussione sulle sorti dell’Ulivo come contenitore delle culture cattolica, socialista e comunista non ha mai evocato il pensiero, la riflessione, le scelte dello statista democristiano, vero demiurgo dell’incontro della cultura cattolica prima con quella socialista, poi con quella comunista. L’opinione pubblica, infine, ha dimenticato altrettanto rapidamente, travolta dalle molteplici emergenze del tempo presente.”

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