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   Rifiuti solidi urbani

    

No all'emergenza, Si alla raccolta differenziata

Sezze, 9 febbraio 2005                                                                                           Egregio Sindaco

 

Oggetto: Rifiuti solidi urbani, contro l’emergenza Si alla raccolta differenziata.

 

In seguito all’aggravarsi della situazione della raccolta dei rifiuti solidi urbani a Sezze che si aggancia alla vicenda del termoinceneritore, proposto dall’attuale Presidente della Provincia Cusani come panacea per risolvere il problema, il Circolo Monti Lepini della Legambiente ha ripresentato formalmente al Sindaco Zarra, una lettera con la quale si spinge l’Amministrazione comunale ad intraprendere, con coraggio e senza indugi, la strada della raccolta differenziata.

 

La raccolta differenziata risponde a due principali esigenze:

  • La suddivisione dei rifiuti per tipi di materiali, affinché possano essere avviati al riciclaggio

  • La raccolta di rifiuti inquinanti o pericolosi, che richiedono uno speciale processo di smaltimento

Molti dei rifiuti che finiscono nella pattumiera potrebbero essere riciclati, ossia trattati per produrre nuovi materiali. Ad esempio i giornali vecchi, se condotti al macero e trattati opportunamente, permettono di produrre carta riciclata, a costi minori e senza bisogno di tagliare alberi. In modo simile si può ottenere vetro dalla fusione delle bottiglie vuote, oppure concime dagli scarti alimentari. Per avviare i rifiuti al riciclaggio è sufficiente suddividerli per tipi di materiali.

Altri rifiuti vengono invece raccolti in modo differenziato perché contengono sostanze inquinanti o perchè rappresentano un rischio per la salute. Ad esempio molti degli oggetti di uso comune, come pile, lampade al neon e televisori, contengono metalli pesanti che, se dispersi nell' ambiente, causano gravi danni alla natura e all' uomo. Altri tipi di rifiuti pericolosi sono i farmaci scaduti e alcuni vecchi frigoriferi che contengono gas dannosi per l' ozono. E' quindi fondamentale trattare questi materiali in modo differenziato, affinché possano essere recuperati o smaltiti in modo corretto.

In coerenza con i principi sopra esposti, la legge italiana (attraverso il cosiddetto "Decreto Ronchi") ha imposto ai comuni di incrementare la quantità di rifiuti raccolti in modo differenziato in maniera tale che i cittadini possano conferire la carta, gli imballaggi in vetro, alluminio, plastica e metalli, gli abiti usati, altri rifiuti pericolosi. Ancora oggi non sono stati raggiunti i livelli minimi imposti dal Decreto Ronchi (differenziare il 35% del totale dei rifiuti prodotti).

Per incentivare i cittadini verso la raccolta differenziata potrebbero prevedersi sconti per le famiglie che svolgano in casa propria il compostaggio domestico ossia la raccolta differenziata dei rifiuti organici (ortaggi e frutta, avanzi di cucina, tagli di erba o potature di piante, ecc.) utilizzandoli per produrre compost da usare come concime.

Riciclare i materiali ha i suoi vantaggi ma non è l' unico modo per salvaguardare l' ambiente e il portafogli. Oggi dobbiamo confrontarci con un modello di produzione e di consumo che genera un' eccessiva quantità di rifiuti. Basti pensare alla quantità di imballaggi che rivestono i prodotti di uso quotidiano. Soprattutto i prodotti alimentari sono spesso rivestiti da più strati di materiali riciclabili (come carta, cartone e plastica) che non dovrebbero finire nella pattumiera.

Il secondo problema riguarda invece la gestione dei rifiuti, che per molti anni si è basata sullo smaltimento in discarica. Grazie alla tecnologia, ora esistono modi più sicuri e più vantaggiosi di gestire lo smaltimento.

Per ottenere i massimi vantaggi è quindi necessario minimizzare la quantità di rifiuti prodotti e integrare gli sforzi di ognuno. Il che si riassume nella "Strategia delle quattro R":

Riduzione  all'origine dei rifiuti.
Scegliendo i prodotti con meno imballaggi e evitando gli sprechi (ad esempio l' eccessivo utilizzo di carta da ufficio o di shopper di plastica)

Raccolta differenziata:
Impegnandosi a differenziare i rifiuti riciclabili e a conferirli negli appositi cassonetti

Riuso degli oggetti ancora utili
:
Ad esempio i barattoli e le bottiglie di vetro);

Riciclo dei materiali utili
(Vetro, carta e cartone alluminio, ferro, plastica, compost, ecc.) nell'industria manifatturiera, nell'edilizia nelle costruzioni e nell'agricoltura;
                                                                                                per il Circolo Monti Lepini

                                                                                                Gustavo Giorgi

                                                                                                Giuseppe Di Fiore

                                                                                                Fausto Di Lenola

 


D
i seguito il testo della lettera inviata al Sindaco di Sezze:    

Come già qualche Suo collega, con coraggio, ha avviato la raccolta differenziata “porta a porta”, è auspicabile l’impegno della Sua amministrazione in tale direzione.

Ciò per alcune fondamentali, ragioni:

-         innanzitutto i fatti dimostrano che tale scelta rappresenta la risposta più economica sia per le casse dei Comuni che per quelle dei cittadini;

-         può entrare a regime nell’arco di poche settimane;

-         incrementa l’occupazione direttamente sul territorio;

-         salvaguarda l’ambiente.

 

Insomma, la raccolta differenziata trasforma il rifiuto in una vera e propria risorsa, a differenza del termovalorizzatore (o termoinceneritore?) che brucia, oltre ai rifiuti, anche milioni di euro dei contribuenti e vincolerebbe per decenni le amministrazioni comunali a tale scelta.  

Il 31 Gennaio 1997 l’Amministrazione Provinciale di Latina ha approvato il proprio Piano Provinciale per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (cinque giorni prima che venisse emanato il cosiddetto Decreto Ronchi – D.Lgs. 22/97 – già approvato dal Governo alla fine del 1996).  

Il Piano (tutt’ora in vigore),  prevede che la quasi totalità dei rifiuti prodotti annualmente in provincia venga smaltita attraverso il termoincenerimento: in particolare si prevedono circa 216.000 tonnellate annue di rifiuti solidi termotrattabili, circa 11.000 tonnellate annue di prodotti recuperabili (meno del 5% del totale) e circa 31.000 tonnellate di fanghi di depurazione, nonchè una quota di ulteriore smaltimento per necessità di mutuo soccorso con altre amministrazioni.

Ripetiamo: questo è quanto prevede il “Piano Provinciale per lo smaltimento dei rifiuti” attualmente in vigore, ma mai attuato nella sostanza.

Il costo di realizzazione dell’impianto è stato stimato in 130 miliardi di vecchie lire, con ammortamento di 20 anni (tasso di interesse al 10%), al quale vanno aggiunti gli ordinari costi di gestione, di trasporto e di trattamento dei fanghi che complessivamente formano una spesa di oltre 33 miliardi annui su scala provinciale.

 

Ad oggi le discariche (quella gestita dalla Indeco e quella gestita dalla Ecoambiente), restano l’unica offerta praticabile di smaltimento per l’intera provincia, e a “naso” possiamo immaginare che lo sarà ancora per molto.

 

Legambiente avanza una proposta e precisi obiettivi di Raccolta Differenziata (simili a quelli stabiliti dal decreto Ronchi) che consentirebbe un risparmio iniziale di oltre 4 miliardi di lire annui su scala provinciale, con i quali si potrebbero autofinanziare ulteriori interventi per aumentare progressivamente la quantità e la qualità dei rifiuti differenziati, nonché alcune campagne di sensibilizzazione per ridurne la produzione.

In particolare con il risparmio di un solo anno di smaltimento si potrebbero finanziare:

1) Il completamento delle attrezzature per la raccolta differenziata (circa 250 milioni di lire).

2) La realizzazione di due centri di raccolta, prima lavorazione e stoccaggio di materiali provenienti da raccolta differenziata (pressa per plastica e alluminio, nastro selezionatore per carta e cartone, area stoccaggio vetro), ed in particolare un centro modulare e ampliabile da 40 tonnellate giornaliere (costo approssimativo 2 miliardi) per il comprensorio a nord della provincia e un centro anch’esso modulare e ampliabile da 20 tonnellate giornaliere (costo 1,5 miliardi) per il comprensorio sud.

3) Ridimensionamento su scala provinciale dell’impianto di compostaggio di Terracina con un costo di circa 500 milioni (sempre di lire); questo impianto è fermo da anni, dopo alcuni lavori di ristrutturazione, mentre  non si conoscono ufficialmente i motivi di tale prolungata sospensione produttiva.

 

Questi semplici interventi (realizzabili in pochi mesi) consentirebbero l’intercettamento e lo smaltimento differenziato di almeno il 15% dei RSU provinciali nel breve periodo (entro un anno dall’avvio) e gradualmente consentirebbero ulteriori realizzazioni attraverso il risparmio realizzato, visto che su scala provinciale si spendono attualmente oltre  35 miliardi di lire annui per il collocamento in discarica.

E’ da notare che il decreto 22/97 prevedeva il raggiungimento del 35% di raccolta differenziata e riciclo entro 6 anni dalla sua entrata in vigore; il termine scadeva lo scorso 31 dicembre 2003.

 Dal punto di vista logistico, la provincia di Latina si trova in buone condizioni già attualmente, visto e considerato che per ogni frazione merceologica raccolta in modo differenziato esiste un impianto di trattamento e riciclaggio a poche decine di chilometri dai luoghi di produzione: Terracina  per la sostanza organica; Cisterna (SLIM) per l’alluminio; Pomezia per la plastica; Provincia di Frosinone per la carta e il vetro. Il conferimento potrebbe essere pianificato con accordi programmatici tra enti pubblici (anche consorziati) e i consorzi obbligatori.

 

Queste ipotesi (termoinceneritore e  raccolta differenziata) naturalmente perseguono obiettivi diametralmente opposti anche e soprattutto sotto il profilo occupazionale.

La sostanza di tutte queste considerazioni porta alla richiesta di un cambiamento radicale del Piano provinciale dei rifiuti, che punti con determinazione alla raccolta differenziata da eseguire con il metodo “porta a porta” e con le strutturazioni necessarie: basti pensare che, una volta separata la frazione organica dei rifiuti domestici (quella marcescibile e putrefacente), il resto è costituito da materiale facilmente trattabile e inertizzabile. Che può essere facilmente stoccato in capannoni industriali di piccole dimensioni (1000 m.q. per 9 m. di altezza) per una capienza di almeno due anni ciascuno.

 

Cordiali saluti.

                                                                                                Per il  circolo Monti Lepini della Legambiente

                                                                                                                         Gustavo Giorgi

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