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SEZZESE |
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Coordinamento Ass. | Sezze la notte | Consulta Associazioni | Democrazia minore |
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4 febbraio 2012 Ignazio Romano Visita pastorale di Mons. Calabresi all'ospedale di Sezze (anno 1967-68) Chi si riconosce? >> scrivi info@setino.it
con il camice a sinistra dot Alessandro Pontecorvi, Giuseppe Di Trapano (presidente CdA ospedale) a seguire dot Lidano Fontana, dot. Vincenzo D'Ettorre e al centro Mons. Ubaldo Calabresi a destra del Monsignore dot. Massimo Russo, Renata Marignetti (ostetrica) dot. Mario Carlesimo accovacciati da sinistra dot. Angelo Gori, Amerigo Ciarlo (anestesista) in
piedi a destra Damiano
Di Raimo (segretario
CdA ospedale) Mons. Ubaldo Calabresi nella casa del Padre a cura di Ernesto Carlo Di Pastina - Centro Studi San Carlo da Sezze Nella
foto sotto risalente ai primi anni '60 Mons. Rotoli (ultimo a
destra) al ricevimento in onore di Mons. Ubaldo Calabresi;
insieme con il Sindaco di Sezze Sante Perciballe. 31 dicembre 2011 Ignazio Romano C'era il calcio e c'era... la pallavolo storica a Sezze (anno 1970-71) Chi si riconosce? >> scrivi info@setino.it
In piedi ,da sinistra: sig. Arduini, Tonino Nardozi ,che ci ha lasciato prematuramente, e poi Salvatore Di Giorgi (toto), Franco Demenica (bolletta) , Antonio Tasciotti (canotto) , Antonio La Penna , Antonio Di Bella , il sindaco Alessandro Di Trapano. Accosciati:
Pino Magagnoli, Antonio Giorgi, Claudio Di Emma, Paolo Coccia. 30 ottobre 2011 di Vittorio Accapezzato (mattone del PDL) L'alfabeto elettorale del PDL per abbattere le piaghe di Sezze In vista delle prossime elezioni
amministrative, i partiti e liste civiche hanno aperto ciascuno
l’ufficio di collocamento per “accaparrarsi” i portatori di voti
ma non d’idee. E’ arrivato il momento del cambiamento non tanto per
una disputa politica, ma perché Sezze ha bisogno per crescere e per
uscire da un'inerzia pericolosa di tornare al pensiero politico e agli
uomini di spiccate capacità. Quello di cui hanno bisogno i partiti
locali è che rompano con gli schemi del passato, che lascino spazio
alla meritocrazia, alle reali competenze e ai contributi che ognuno potrà
dare in conformità a esperienze di requisiti personali importanti e
competenti, di apporti caratteristici per un avvenire migliore. I votanti del centrodestra, vogliono più
buona politica affinché il voto conti veramente e cambi le cose.
L’elettore pretende una lista che tenga conto di ogni ceto sociale e
di tante esperienze e capacità, pensata per dare una risposta vera al
cambiamento con un programma alfabetico amministrativo. Occorre un
programma semplice caratterizzato dalle ventuno lettere del nostro abicì.
In sintesi ecco il programma che gli elettori del PDL di Sezze aspirano: A
come Amore
inteso per tutti i cittadini,
per il patrimonio, per l’ambiente, cultura e tradizioni- Accoglienza
- Assenza
di vincoli con gruppi di potere locale-Abbandono dei vecchi schemi- Attuazione arredi urbani-Attenzione
e oculatezza nell’uso delle risorse pubbliche e alle problematiche
giovanili. B
come
Benessere per tutti inteso sotto ogni profilo. C
come
Costruire una città
delle regole,della pulizia,del decoro - Conquista
di una città progredita.-Cambiare
strada e procedere ad alta velocità-Cittadino
al centro degli interessi della Pubblica Amministrazione-Consenso popolare D
come Determinatezza nelle soluzioni -Difesa
delle memorie storiche- Differenza nel saper amministrare. E
come
Emergere, levarsi in alto.-Economia di sviluppo. F
come Fabbisogno di soddisfare le necessità collettive. G
come Garantire uno sviluppo sociale economico. H
come Handicap diminuzione delle condizioni
di svantaggio dei diversamente abili. Per
consentire a un maggior numero di soggetti “fragili” di vivere in un
ambiente socialmente protetto e sostenere le loro famiglie che se ne
prendono cura. I
come
l’Ideologia rispetto e coerenza di principi politici.-Integrità
del paesaggio e vivibilità. L
come Lavoro di diritto e a
supplicare favori dai politici, in cui si svendono i diritti come
volgari concessioni in cambio del voto. M
come Miracolo nell’operare con effetti prodigiosi- Missione
nell’esercitare le funzioni- modernizzare l’apparato comunale-
Moralità e trasparenza-Miglioramento dei servizi. N
come
essere Nuovi nel
modo di amministrare con regole democratiche e trasparenti. O
come Ottimare
la gestione delle entrate- Oculatezza nella spesa pubblica. P
come Progredire- progettualità-Pagare tutti nella giusta
misura- Privilegiare le esigenze primarie dei cittadini- -Pianificare
lo sviluppo della città.- Parcheggi. Q
come -Quadrare i conti- Qualità
nelle scelte. R
come Rettitudine- Riqualificazione urbana-Razionalizzare
le attività -Riorganizzare Rinnovare il paese. S
come Sbloccare l’apparato
amministrativo- Stabilità-Salvaguardia delle aree verdi esistenti -Sicurezza cittadina-Soluzione
dei problemi irrisolti- Rinascita. T come Tranquillità
- Traffico da disciplinare
–Tutelare l’ambiente
storico e naturale. U come Uguaglianza-
Urbanistica che tratti i bisogni umani rispettando l’ambiente. V come Valore
della famiglia onestà morale –Vivibilità
-Valorizzare l’ambiente. Z come Zonizzazione
urbanistica - Zelo di ben
fare. 7 giugno 2011 di Franco Abbenda Grazie Anto' Avete visto qualche settimana fa il servizio su Sezze, quello andato in onda all’interno di “Parla con me”, il programma di seconda serata condotto dalla Dandini su Rai3?
il link del video >
Nucleare
a Sezze
L’avete
osservato avventarsi sul microfono, rubare la scena al finto ingegnere
nucleare e dimostrare tutto il suo talento di “raccontastorie”,
regalando una chicca degna del miglior Tognazzi o del grande Totò (scusate
se esagero) ? “Quest’acqua
qua…quella del lago delle Mole…(gesticola,
come ad indicare il luogo geografico a cui si riferisce)
dice che non è tanto pesante per poter raffreddare i reattori (è perfettamente dentro la notizia, sembra di vedere l’incendio di
Fukushima) ; allora,
praticamente, che cosa ha studiato il Comune di Sezze ?”. “Ma
allora lei lo sapeva ?” prova a riprendere le redini e
controbattere uno del Trio. “Io
so tutto…io (voltandosi verso la camera, davvero padrone della scena); non
è che io lo sapevo…ma in
camera caritatis…” (grande
Antonio…pure il latinorum). E
continua: “Il Comune di Sezze
si è indebitato a buttare del piombo a quell’acqua là per renderla
ancora più pesante in modo che riusciamo a spegnere tutto”. Mitico
! Superlativo !! Da premio Oscar !!! “Quest’acqua
qua, quell’acqua là” “il
piombo nell’acqua per renderla più pesante”, ma come gli sono
venute in mente ?? Per
chi conosce Antonio Giorgi (‘Ntogno
di Grazia per i più), non è stata una vera e propria sorpresa
vederlo, degno figlio di Salvatore, in questa magica performance. Quanti
racconti, quante barzellette per ravvivare le serate al Circolo
Corradini o per sdrammatizzare le partite di calcio tra Belli e Brutti
all’Anfiteatro. L’altra
mattina Antonio era lì…quasi per caso, forse stava tornando
semplicemente a casa per il pranzo; sembrava un po’ ai bordi della
scena, sornione come suo solito. E’
un attimo: accortosi del trappolone confezionato da veri professionisti
dello scherzo in TV, eccolo cogliere al volo l’occasione per aiutare
gli spaesati amici in difficoltà di fronte al falso scoop e mettere in
campo un po’ di sano orgoglio sezzese. Con
maestria comica innata, confeziona così il suo esordio televisivo sulla
RAI. C’era
bisogno di un colpo di genio immediato per controbattere con lo stesso
mezzo televisivo all’idea di fondo del servizio; provare a prendere in
giro, seppur bonariamente, noi tutti abitanti di Sezze, lasciando un
po’ intendere come una certa ingenuità/ignoranza siano di casa in
paesi come il nostro; non sarebbero bastate mille successive proteste
ufficiali dell’Amministrazione contro il falso scoop in TV. A ‘Ntogno di Grazia sono bastati pochi attimi da fuoriclasse vero - un po’ come sa fare Messi - per prendere il microfono e improvvisare un minuto esilarante di puro sarcasmo da strada, lasciando a bocca aperta, in un sol colpo, i nottambuli telespettatori di Rai3, il Trio Medusa ed il troppo saccente ingegnere nucleare. P.S. Non
cercate di dargli un premio: vi seppellirebbe con una delle sue battute
!!! 11 maggio 2011 Inno per Mille '77 alla Vis Sezze calcio Testo: Alessandro Rosella Musica: Enrico Valleriani e Antonio Santia Voce e chitarra: Enrico Valleriani Chitarra: Bruno Setini Organo: Pino Zaccheo Basso: Gino Viselli Batteria: Carlo Gioacchini Brano registrato negli studi di Radio Latina Uno nell'anno 1977 grazie a 'Nzino Molinari di Sezze
13 aprile 2011 di Franco Abbenda – ‘Ste dèci cóse – Marzo 2011 ‘Ste dèci cóse Si chiudo gl’ócchi e penso allo béglio di Sezze mi véûo a mente ‘ste dèci cóse.
I lióno Nemèo, che pirdìûe cu’ Ercole ma ‘n cima agli stemma c’ha rimasto isso.
I Muro della Tèra, quando ci stai da sùlo, ‘n faccia a vénto, pe’ vede’ i sólo che si sprofónna a màro.
Carlo, partito scàuzzo da Santa Maria, faciûe bbèno a poveri e cardinagli e moriûe Santo a Ripa cu’ la piaga ‘m pétto.
“Heu heu”, Pio IX a cavaglio e le fémmene cantènne “Bettammàdre” alla processione digli Venerdì Santo.
Le mura antiche digli Ugliétto, cu’ gli sasci grùsci e bianchi e la strada bianca sótto sótto.
Le carciòffole arùsto, magnate ‘na fòglia alla ûòta cu’ lo pano frisco e ‘na góccia di vino.
Bufalòtto e gli atri senza nómo che faciòrno i scioperi alla ruèrza, a fatia’ pe’ gli paéso senza chiappa’ bòcchi.
Gl’Anfiteatro accómme era prima, cu’ gli mammòcci che giocaûano a pallóno e gli vécchi che chiaccaraûano pe’ la Croce.
Le case pe’ le Piagge Marine, spaparacchiàte e stracche all’ùrdima spèra di sólo a primavèra.
La stazione digli trèno, quando ci arivi dopo ‘n sacco di témpo e ûichi i paéso téo ancora allòco ‘n cima. 7 marzo 2011 W Peppalacchio, W Peppa di "i mmascheri" Carnevale è una cosa seria, che poco ha a che fare con comuni, assessori, associazioni e programmazioni. Ma, a Sezze, non si può ignorare che la (ri)scoperta di Peppalacchio e Peppa e dei loro riti sia stata una delle azioni culturalmente e socialmente più rappresentative e significative di un intero periodo. E non si può ignorare neppure che questo sia avvenuto ad opera dell'istituzione o di chi era pronto ad istituzionalizzarsi. Che sono gli stessi che poi hanno contribuito al loro declino. Ovviamente,
a questo declino hanno concorso fenomeni come il mutamento sociale e
l'involuzione culturale, che fanno parte della grande sfera
dell'ingovernabile. Se non ingeneroso, quindi, fermarsi alla verità di
Cetrupo "tutto quello che l'istituzione tocca, diventa participio
passato", sarebbe un po' riduttivo. 1) valorizzazione della tradizione e del suo portato socio-cultural-antropologico; 2)
condivisione dello spazio urbano come spazio comunitario all'insegna
della festa. E' cultura o è attività produttiva relegare i bambini in uno spazio separato e distante, ignoranti di quello che accade e della storia che si fa -quella di Peppalacchio e Peppa- proprio nel giorno che li potrebbe vedere più a contatto con i più grandi (fratelli, genitori, nonni, zii) e sullo stesso piano? E proprio quando tutta la comunità è effettivamente aperta, e quindi potrebbero iniziare a entrarci. In quale piano di programmazione pluriennale gli assessori coinvolti hanno inserito questa strategia? Quello dell'abbandono del centro storico? Della
mercantilizzazione e fine della festa? Della separazione fra le persone? 16 febbraio 2011 Ma quale PRG partecipato!
di
Vittorio Accapezzato 31 gennaio 2011 Primi progetti per il "Gruppo Folkloristico Città di Sezze" comunicato stampa Il 29 gennaio
si è tenuto il primo incontro conoscitivo della neonata Associazione culturale "Gruppo folkloristico città di Sezze". Info al numero 339 344 46 33 - E-mail gruppofolksezze@gmail.com 25 gennaio 2011 Primo incontro per il "Gruppo Folkloristico Città di Sezze" comunicato stampa Sabato 29 gennaio 2011, alle ore 17,00, presso la sede del Grillo in via V.E. Orlando, 2 di Sezze si terrà il primo incontro a carattere conoscitivo dell'Associazione Culturale Gruppo Folkloristico Città di Sezze. Il Presidente della nuova associazione, Daniela De Angelis nella foto sotto, invita tutte le persone interessate a partecipare. Per informazioni è possibile contattare il numero telefonico 339 344 46 33.
20 gennaio 2011 Appuntamenti culturali che crescono di Ignazio Romano Ci sono due manifestazioni a Sezze che, finito il programma del Natale Setino, aprono l’anno degli appuntamenti culturali: sto parlando del Tributo a De André, giunto alla nona edizione organizzato da Setina Civitas, e del Concerto anni ’60 -’70, arrivato alla sesta edizione organizzato dal Grillo. Tutti sanno che io organizzo il Tributo a De André e quindi non posso essere completamente imparziale nel giudizio, ma è anche vero che seguo da sempre il Concerto anni ’60 – ’70 di Piero Formicuccia riscontrando un crescendo di qualità, contenuti e notorietà delle due manifestazioni che di anno in anno fanno parlare di se. Sembra di assistere ad una gara virtuosa dove, a distanza di un giorno, l’obiettivo di rendere al paese un servizio sta al centro degli sforzi delle due associazioni. Per quanto differenti, Il Grillo, da diversi decenni nella vita sociale di Sezze, e Setina Civitas, nata poco più di dieci anni fa, sono due associazioni animate dallo spirito comune di dare notorietà e punti di riferimento al paese realizzando due eventi ad ingresso libero attraverso collaborazioni e sinergie. Viste le numerose presenze e l’eco delle due manifestazioni, che ha oltrepassato i confini comunali andando anche oltre quelli della provincia, penso che è giusto continuare ad impegnarsi e ad investire risorse su questi progetti diventati per Sezze due appuntamenti classici.
13 gennaio 2011 Nasce il "Gruppo folkloristico, città di Sezze" comunicato stampa E’
nato a Sezze il Gruppo Folkloristico Città di Sezze ,un’associazione
culturale onlus con lo scopo di diffondere e praticare le tradizioni
folkloristiche della città di Sezze tutelando, promuovendo e
valorizzando tutte le entità di interesse culturale, artistico e
storico del paese. L’idea
nasce dalla volontà di un gruppo di giovani setini già impegnati
socialmente nella realtà culturale e nell’associazionismo di Sezze,
di dare vita ad un gruppo folk capace di rappresentare canti , balli e
dialetto della tradizione setina. Il
Presidente, nella persona di Daniela De Angelis, così esprime il suo
entusiasmo: “ Negli anni passati mi sono trovata spesso ad indossare
in diverse occasioni i costumi tradizionali setini e nella mia testa da
tempo pensavo di formare un gruppo folkloristico che a dire la verità a
Sezze manca ormai da molti anni. In questi giorni il mio sogno è
diventato realtà, grazie alla vicinanza di altri ragazzi che hanno
abbracciato il mio proposito . Invito chiunque sia motivato dalla mia stessa volontà a contattare il numero telefonico 339/3444633 oppure la pagina di Facebook “Gruppo Folkloristico città di Sezze”per chiedere informazioni e per aderire a questo progetto. Mi auguro che in molti si facciano avanti per partecipare e per dare il loro contributo a diffondere e valorizzare le nostre tradizioni popolari”.
28 dicembre 2010 Campoli ci ripensa di
Ignazio
Romano Bene, ma visto che non l'ho letto sui giornali, penso di interpretare il pensiero dei miei concittadini nel ricordare al sindaco che tra le priorità c'è l'ultimazione dei lavori su via Ninfina, che tanti problemi crea a chi deve uscire ed entrare quotidianamente da Sezze. Dieci mesi di disagi possono bastare. Poi c'è l'apprensione per le sorti dell'ospedale, di cui non sappiamo più nulla dal 9 di novembre, così come non sappiamo nulla sulla qualità dell'acqua che esce dai nostri rubinetti, ne se la presenza dell'arsenico è nei limiti di legge o meno. Direi che, senza scendere nei particolari, una volta ultimate opere come i campi da tennis e l'anfiteatro, che per decenni hanno dato lustro al paese ed oggi sono cantieri, si può tornare a parlare delle telenovelas del Prg, della piscina comunale, del rilancio del centro storico fino ad arrivare a parlare di sociale e di cultura con la realizzazione della città dei giovani e della via setina. Andrea Campoli fa bene a provarci, ma ci sono troppe persone vicino a lui che hanno obiettivi ben diversi dallo sviluppo e dal bene della comunità, tant'è vero che Sezze da 30 anni attraversa un periodo di stallo e involuzione in ogni settore. 8 dicembre 2010 Le dimissioni di Campoli di
Ignazio
Romano Ed allora Andrea Campoli, il bravo ragazzo sempre disponibile e sempre presente, fa un gesto di dignità e da le dimissioni. Politicamente tattico o no, ora il rischio per il paese è di tornare ad essere commissariato. L'ennesima sconfitta morale di una classe dirigente che di fatto ha tolto ogni speranza di futuro al nostro territorio. E la "cenere e carbone" è quello che merita chi negli ultimi 30 anni ha oziato, impedendo a chiunque di muovere un dito per lo sviluppo e la crescita di questo paese. E non parlatemi di centrosinistra e centrodestra, è di morale e onestà che c'è bisogno a Sezze. 30 novembre 2010 Auguri a setino.it di Vittorio Del Duca Approfitto per farti gli auguri per il 10° anniversario di Setina Civitas e quindi anche del portale Setino.it, ma anche per i tuoi primi cinquanta anni, che penso sia una cosa abbastanza recente. Ti
dirò che. siccome non dimostri questi anni, mi è passato per la
mente che la Per
il resto condivido anche le virgole del tuo commento al 10°
anniversario, specie Ti assicuro che sono tantissimi, forse più di quelli che io chiamo i depositari della "conoscenza interessata". Comunque non scoraggiarti mai, persevera nella tua azione sociale ed in quello in cui credi di più, perché tutto quello che hai fatto e continuerai a fare per il paese è pienamente condiviso dai cittadini di buon senso, che amano questo paese e che ti stimano e ti apprezzano per la tua nobile opera. Io, dall'esterno, ti assicuro di aver notato tutto questo, ne sono felice e, per quello che potrò fare, non verrà mai meno il mio apporto. 29 novembre 2010 A setino.it di Franco Abbenda Auguri
perché…già 10 candeline. Auguri
perché…ci trovo molti punti di vista. Auguri
perché…le tue foto sono bellissime. Auguri
perché…ti conoscono anche i miei amici lontani. Auguri
perché…ogni tanto ci trovo pure qualche errore. Auguri
perché…ora ci metti meno tempo, con l’ADSL, a caricare le pagine. Auguri
perché…aiuti a far circolare le idee. Auguri
perché…sei sempre aggiornato. Auguri
perché…dai spazio a chi ti chiede un aiuto. Auguri
perché…con te ho appreso molte cose su Sezze, quella antica e quella
nuova. Auguri
perché…molti ti vorrebbero più allineato. Auguri
perché…ti vorrei più agguerrito. Auguri
perché…ci stanno pure i video. Auguri
perché…sei il sito internet “setino” più completo. Auguri
perché… a qualcuno dai fastidio. Auguri
perché…non cancelli mai nulla. Auguri
perché…c’è ancora chi dice di non conoscerti. Auguri
perché…non parli solo di Sezze. Auguri
perché…hai sempre qualcosa di nuovo da raccontare. Auguri
perché…mi aiuti ad essere informato sul mio paese. Auguri
perché…c’è pure De André. Auguri
perché…devi ancora crescere. Auguri
perché…non sei soltanto il sito internet di un amico.
11 novembre 2010 di
Vittorio Accapezzato
10 maggio 2010 Tra i vari elaborati presentati al premio di poesia "Sezze in dialetto", indetto dall'Amministrazione Comunale in occasione della 41° Sagra del Carciofo, ci sono due lavori di Franco Abbenda: Gli alberi di San Pietro I’ mi ‘i ricordo quand’era mammóccio, ma so ûisto le fotografie di cent’agni fa e già steûeno alloco ‘n cima, ‘ntorno alla fontana ‘n faccia agli Cummùno. Nun s’oûo mai mòsci, sempre piazzati agli sòlo più bbéglio, ti guardono da ‘ncima a sòtto e ridono a com’a chì ci staûo schitto isci. I piantorno zèchi zèchi quando ancora s’usavano i cuncùgni, oûo fatto ombra a pino di gente e resistìto a ûento, neûe e moschicchi bianchi. Ma n’zi saraûo straccachi di sta’ sempre agli méglio pòsto, d’esse riûeriti a destra e manca e di campà senza sudà? Ni conosco dòa accòmme a quigl’alberi! Oûo misso le radici da quel dì e nun lassano i’ pòsto nì a mi, nì a ti. Gl’aricunùsci sùbbito, staûo sempre ‘n méso: “atècco si fa accusì…”, “alloco ci tenca pensà…” ma i’ culo dalla sèta nu’ gli ûolo spustà!
*** ‘Sta cica di pensióne Che ti pòzzo fa’, figlio bbóno mé ? Patto s’accìso a zappà carcióffole, a còlle pommodori sott’a sólo e a rifà ‘sta cica di casa. T’aricurdi accome diceûa sempre ? “ I’ primo figlio mé pe’ le tère ‘n cì teta ì a spaccarsi i rigni notte e dì ”. Tu ti ni ischi a Roma all’Università e isso nu’ ieûa manco più da Fargiagni; mèsa bira a casa, le cartine pe’ fumà e ‘na partita a scopa pe’ la Croce. Quando si sentiûe malo vennèmme puro gl’òrto agli Palazzo, tanto c’avarischi pututo fa’… iri bbóno tu a piantà i cipollicchi? A cagnàto i munno tutto ‘nzeme! I’ pézzo di carta chi ti su tùto tu pure gl’Onorevole dice ca ‘n cònta più. Puss’esse’ binidìtto addò sta mo’, marìtimo! I laûoro pi ti… manco più cù la raccomandazione. Minomàlo ca m’a lassato ‘sta cica di pensióne. 9 maggio 2009 Se voi foste persone normali di
M.
Ovadia Se foste un rom, quella di Salvini non vi apparirebbe come la sortita delirante di un imbecille da ridicolizzare. Se foste un musulmano, o un africano, o comunque un uomo dalla pelle scura, il pacchetto sicurezza non lo prendereste solo come l’ennesima sortita di un governo populista e conservatore, eccessiva ma tutto sommato veniale. Se foste un lavoratore che guadagna il pane per sé e per i suoi figli su un’impalcatura, l’annacquamento delle leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro non lo dimentichereste il giorno dopo per occuparvi di altro. Se foste migrante, il rinvio verso la condanna a morte, la fame o la schiavitù, non provocherebbe solo il sussulto di un’indignazione passeggera. Se foste ebreo sul serio, un politico xenofobo, razzista e malvagio fino alla ferocia non vi sembrerebbe qualcuno da lusingare solo perché si dichiara amico di Israele. Se foste un politico che ritiene il proprio impegno un servizio ai cittadini, fareste un’opposizione senza quartiere ad un governo autoritario, xenofobo, razzista, vigliacco e malvagio. Se foste un uomo di sinistra, di qualsiasi sinistra, non vi balocchereste con questioni di lana caprina od orgogli identitari di natura narcisistica e vi dedichereste anima e corpo a combattere le ingiustizie. Se foste veri cristiani, rifiutereste di vedere rappresentati i valori della famiglia da notori puttanieri pluridivorziati ingozzati e corrotti dalla peggior ipocrisia. Se foste italiani decenti, rifiutereste di vedere il vostro bel paese avvitarsi intorno al priapismo mentale impotente di un omino ridicolo gasato da un ego ipertrofico. Se foste padri, madri, nonne e nonni che hanno cura per la vita dei loro figli e nipoti, non vendereste il loro futuro in cambio dei trenta denari di promesse virtuali. Se foste esseri umani degni di questo nome, avreste
vergogna di tutto questo schifo. 20 marzo 2009 Gestori
di interessi E’ di nuovo tempo di elezioni di
Franco Abbenda In
primavera si voterà per il rinnovo dei rappresentanti nazionali al
Parlamento europeo e per eleggere Sindaci, Presidenti provinciali e
consiglieri vari. I
partiti già si affannano alla ricerca di alleanze vincenti e di
candidati credibili da lanciare nella battaglia elettorale, alla
disperata ricerca del “quid” che faccia la differenza. Tra
un po’ i nostri vecchi muri di paese si riempiranno di coloratissimi
cartelloni pubblicitari, dove tutti proporranno slogan vincenti e rapide
soluzioni agli eterni problemi di sempre. Solite
facce ed illustri semi-sconosciuti faranno a gara per ricordarci, ognuno
a modo suo, che dal nostro voto dipende il futuro della società,
suggerendoci come comportarci nel segreto dell’urna. Il teatrino della
politica andrà in scena come al solito, sempre uguale a se stesso,
anche se diverso ogni volta. “E’
la democrazia, bellezza”!! Certo,
e meno male che ci sono ancora i partiti, soprattutto quelli veri e
genuini di una volta, seppur con nomi e simboli diversi, più o meno
radicati ideologicamente e non più caratterizzati dalle infinite ed
accese discussioni di sezione. Nobilissime
le intenzioni di molti, elettori e candidati, che ancora si battono con
passione per offrire il proprio contributo nel tentativo di migliorare
le condizioni di vita di tutta la collettività. Ma
c’è anche dell’altro, di meno nobile in gioco. Dalla
nostre scelte sulla scheda elettorale può dipendere il futuro di molti. Sicuramente
quello dei dirigenti di partito, nazionali e locali, eternamente alle
prese con la ricerca di un difficile equilibrio, quello da raggiungere a
tutti i costi per presentare una compagine elettorale
compatta e vincente. Chi
ne ha fatto esperienza diretta, racconta a mezza voce che in questo
periodo pre-elettorale, nelle segreterie di partito ci si imbatte in
vecchi veleni e personalismi mai sopiti, in veti trasversali da far
valere ed ostracismi atavici, in dimissioni improvvise e in minacciate
nuove liste civiche, in fedelissimi da imporre in collegi sicuri ed in
immancabili voltagabbana di ritorno da piazzare. E’
questa l’altra faccia della politica, quella più sporca che si
sperava accantonata per sempre, quella che il popolo delle varie
primarie pensava di aver debellato definitivamente. Spesso
emergono così personaggi che perderanno rapidamente il legame con la
base, la storia e la tradizione sociale del proprio partito, e che, una
volta abbagliati da poltrone e prebende di casta, si rinchiuderanno in
un’autoreferenzialità in cui potersi muovere liberamente sì da
accrescere il proprio personale potere sociale. Pensando
a queste deprecabili dinamiche, ed alla lontananza di certa casta
politica, sostanzialmente altra rispetto alla gente “normale” in
tutt’altra vita affaccendata, riecheggiano ammonitrici, e per certi
versi profetiche, le parole di uno dei più illuminati uomini politici
italiani. I
partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela:
scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società
e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e
passione civile…zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La
loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo
modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne
promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto
federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei
“sottoboss”.
(Enrico
Berlinguer, 1981). 10 febbraio 2009 La verità sulle foibe Dal
sito http://collettivamente.com/articolo/1450914.html Questa
redazione ha, come suo scopo principale, sempre privilegiato quello
della ricerca obiettiva della realtà dei fatti, anche quando scomoda e
dolorosa. In un momento storico in cui gli eredi del partito fascista
sono al governo del Paese, ed in cui la retorica patriottarda risuona
ancor più violenta e oscurantista del solito, riteniamo necessario
ricollocare storicamente e documentatamente la vicenda delle foibe
istriane, vicenda alla quale la destra e le sinistra amorevolmente unite
hanno deciso di dedicare una speciale giornata della memoria. Anzi, il
ministro Gasparri ha voluto sollecitare tutti i mezzi di informazione
liberi ad occuparsi della vicenda. Ci siamo occupati di questo aspetto
nell'articolo "Ultime dal Minculpop".La nostra redazione ha
partecipato ad una trasmissione radiofonica - trasmessa da Controradio-
che è servita a far luce e a chiarire la verità, appunto, di quel
tragico periodo. L'audio completo della trasmissione, cui hanno
partecipato Raffaele Palumbo, Nicola Tranfaglia, Giacomo Scotti, Marco
Ottanelli, Giovanni Bellini, Sandro Damiani è disponibile nel CD
intitolato Da ogni regione, piovono funzionari e impiegati pubblici, che sostituiscono i locali. La lingua ufficiale, anzi, obbligatoria, diventa l'italiano, e dialetti e lingue dei popoli presenti sul territorio sono vietati, proibiti. Se l'effetto di tale norma è assai violento nelle città della costa, dove comunque gli "italiani" erano in maggioranza o assai numerosi, e dove bi e trilingusmo erano la norma, è nelle zone rurali e nell'interno che gli slavi (sloveni, croati, dalmati, cici), in gran parte contadini poco alfabetizzati, si ritrovano ad essere stranieri in patria. Le durissime condizioni imposte dal Regno si fanno ancora più rigide ed intolleranti con il fascismo. Tra gli episodi da ricordare: la chiusura del liceo classico di Pisino, dell'istituto magistrale femminile di Pisino e del ginnasio di Volosca (1918), la chiusura delle scuole elementari slovene e croate, e il confino di alcuni esponenti Sloveni e Croati in Sardegna e in altre località italiane. A ciò si aggiungevano le violenze fasciste non contrastate dalle autorità, come gli incendi delle sedi associative a Pola e a Trieste. In
Istria l'uso dello sloveno e del croato nell'amministrazione e nei
tribunali era stato limitato già durante l'occupazione (1918-1920). Nel
marzo 1923 il prefetto della Venezia Giulia vietò l'uso dello sloveno e
del croato nell'amministrazione, mentre per decreto regio il loro uso
nei tribunali fu vietato il 15 ottobre 1925. Il colpo definitivo al
sistema scolastico sloveno e croato in Istria arrivò il 1 ottobre 1923
con la riforma scolastica del ministro Gentile. L'attività delle società
e delle associazioni croate e slovene era stata vietata già durante
l'occupazione, ma poi specialmente con l'entrata in vigore della Legge
sulle associazioni (1925), Legge sulle manifestazioni pubbliche (1926) e
Legge sull'ordine 250 Marzabotto e Sant'Anna di Stazzema in cui i colpevoli, i macellai, eravamo noi. Gli episodi di efferatezza e di crudeltà non si contano, e le mutilazioni, gli stupri, gli accecamenti erano all'ordine del giorno. Il comandante partigiano cattolico Edvard Kocbek così descriveva un'offensiva sferrata dall'esercito italiano nell'agosto del 1942: "I villaggi bruciano, i campi di grano e i frutteti sono stati devastati dal nemico, le donne e i bambini strillano, quasi in ogni villaggio degli ostaggi vengono passati per le armi, centinaia di persone vengono trascinate nei campi di prigionia, i bovini muggiscono e vanno vagando per i boschi. La
cosa più sconvolgente è che questi orrori non vengono perpetrati
da un'accozzaglia di primitivi come al tempo delle invasioni turche, ma
dai gioviali soldati del civile esercito italiano, comandati da freddi
ufficiali che impugnano fruste per cani... ". Spesso i partigiani
slavi, o gli indifesi abitanti delle campagne, erano bruciati vivi (su
roghi di fascine, o chiusi nelle chiese ortodosse, che furono distrutte
- in questo modo- in gran numero). Le deportazioni della "inferiore
razza serba" furono massicce, e decine di migliaia di ex soldati o
di cittadini serbi fu avviata ai campi di sterminio tedeschi o a quello
della Risiera di San Sabba, a Trieste, assieme con ebrei ed altre
minoranze. Secondo stime rapportate nel volume dell'A.N.P.P.I.A. Pericolosi nelle contingenze belliche, i fascisti internarono quasi 30.000 sloveni e croati, uomini, donne e bambini. In Slovenia, già dall'ottobre del 1941, il tribunale speciale pronuncia le prime condanne a morte, il mese dopo entra in funzione il tribunale di guerra. La lotta contro i partigiani, che diventano una realtà in continua espansione, si sviluppa nel quadro di una strategia politico-operativa rivolta alla colonizzazione di quei territori. Con l'intervento diretto dei comandi militari italiani la politica della violenza si esercita nelle più svariate forme: iniziano le esecuzioni sommarie sul posto, incendi di paesi, deportazioni di massa, esecuzioni di ostaggi, rappresaglie sulle popolazioni a scopo intimidatorio e punitivo, saccheggiamento dei beni, setacciamento sistematico delle città, rastrellamenti... prende corpo il progetto di deportazione di massa, con il trasferimento forzato degli abitanti di Lubiana, progetto che i comandi discutono con Mussolini in un incontro a Gorizia il 31 luglio 1942 . In una lettera spedita al Comando supremo dal generale Roatta in data 8 settembre 1942 (N. 08906), viene proposta, addirittura, la deportazione della intera popolazione slovena. 12 gennaio 2009 Sezze da Far West, ma lo sceriffo dov'è? di Vittorio Del Duca Domenica
11 Gennaio 2009 Chiede
nei paraggi ma quella macchina sembra proprio sconosciuta. Si tenta di
attirare l’attenzione con
il suono del clacson, che il garage amplifica come una
grossa cassa armonica.
Niente!! Tanta
gente si affaccia alle finestre, sezzesi e rumeni, ma nessuno sa nulla.
La signora si reca persino a chiedere all’interno della vicina
Cattedrale e nella sacrestia. Ancora niente! Eppure il
passo carrabile è ben evidenziato con strisce gialle sull’asfalto e
con segnaletica ai lati della serranda. Perché tanta inciviltà? Perché
per i propri comodi si deve ledere il diritto e la libertà altrui? Ore
16,51- Esperiti tutti i
tentativi, il nostro concittadino tenta al numero 0773 88411
corrispondente a quello del Comando di Polizia Municipale. Una
deviazione di chiamata lo porta al cellulare 349 29 31 485
che si presume essere in uso al vigile di turno. Solo che sembra
spento perché “ Risponde la segreteria telefonica del numero
3492931485, si prega di lasciare un messaggio dopo il segnale
acustico..” Il
messaggio viene lasciato ma invano si attende l’arrivo dei vigili. Non
che ci si contasse più di tanto! Ore
17 – Altro tentativo con il clacson. Stavolta un rumeno si affaccia da
una delle finestre di fronte e dice di essere il proprietario
dell’auto. Scende per spostare la macchina ma il nostro concittadino
comprensibilmente irritato perché spazientito dalla lunga attesa ,
trova incredibile che quell’individuo fosse proprio lì davanti e non
si fosse accorto di tanto baccano. Cerca
di spiegare al neocomunitario quello che sarebbe ovvio, ovvero che non avrebbe
dovuto parcheggiare ostruendo un passo carrabile autorizzato. Il
rumeno, forse in stato di ebbrezza, perché puzzolente di alcool, si
avvicina troppo minaccioso al nostro concittadino che gli chiede invano
di tenersi a riguardosa distanza. Sta per scoppiare una rissa che viene
evitata solo dal buonsenso e dall’intromissione della signora e di un
altro rumeno che faceva da spartiacque, pur parteggiando apertamente e
pericolosamente per il suo connazionale. Ore
17,05 - La macchina viene
finalmente spostata, il nostro cittadino mette in moto, sta per uscire
dal garage, intuisce che qualcosa nel frattempo era successo, ma non sa
bene. Pensando al peggio ricompone con il cellulare il numero dei Vigili
perché il tutto venisse registrato come messaggio nella segreteria
telefonica, ma i due rumeni tornano
a casa borbottando minacciosi, la
moglie sale in macchina e seppure stravolta cerca di rassicurare il
marito che nient’altro era successo. La coppia può allontanarsi
ma il nostro concittadino non è convinto e cinge di assedio la moglie
fino a farsi riferire l’accaduto “Ha detto che se non c’era tutta
quella gente ci avrebbe uccisi tutti e due”. Non
restava altro che recarsi
alla caserma dei Carabinieri per denunciare l’accaduto, soprattutto
per eventuali future ritorsioni. In
caserma c’era un solo carabiniere di turno e raccoglie solo una nota
perché per la denuncia occorrono le generalità e non la targa
dell’auto. Il rumeno era ancora lì, dove era stato lasciato dai
nostri, ma non c’erano
forze dell’ordine per andare ad accertarne le generalità. Forse il
118….forse…. Dov’erano
i Vigili Domenica sera 11 Gennaio2009? Il
Comando era chiuso, in
paese non c’erano, allo Scalo
nemmeno. E’ possibile che di Domenica
e tutte le notti la
Polizia Municipale non abbia turni e che la città
sia in balìa della delinquenza? I
nostri amministratori comunali ed
i nostri dirigenti che
paghiamo profumatamente, cosa fanno invece di garantire la sicurezza dei
cittadini? Dormono? I recenti fatti di cronaca insegnano: qui a Sezze la gente ha a paura di uscire soprattutto di sera, finanche per andare a prendere o rimettere la macchina in garage. 7 gennaio 2009 Forse sarebbe il caso di riconsiderare certi aspetti che determinano la vivibilità a Sezze Dopo aver letto questo articolo fate la prova digitando SEZZE sul sito http://www.walkscore.com/ Il risultato è sorprendente. Il centro più importante dei monti Lepini, posto tra la pianura Pontina e il monte Semprevisa, ha un pessimo risultato della fruibilità degli spazi pedonali, 15 punti su 100! Sul web si calcola la "camminabilità" 24 novembre 2008 - Sole 24ORE, articolo di Francesca Milano Comprare casa in una zona e poi scoprire che muoversi a piedi nei dintorni è quasi impossibile. Per scongiurare questo rischio la società americana Front Seat ha ideato
WalkScore.com, un sito internet capace di calcolare il livello di "camminabilità" di ogni punto del mondo, ovvero la possibilità per i residenti in un determinato quartiere di sbrigare gli impegni quotidiani (scuola, lavoro, supermercato, palestra, ristorante, spazi pubblici) muovendosi a piedi. 12 dicembre 2008 A
piedi per le vie del centro… e dintorni di Ignazio Romano Nonostante
il degrado in cui versa il nostro centro storico, è un piacere
percorrere a piedi le sue vie, i suoi vicoli, le sue piazze e gli angoli
tipici ancora carichi di fascino e di storia millenaria. In questi
giorni tutto è favorito dall’atmosfera natalizia, con la pioggia e la
nebbia che giocano con gli addobbi luminosi che pure nascondono i
problemi più grossi. Se
solo si riuscisse ad evitare quei “trattori”
(ex utilitarie) che con la loro mole sgraziata invadono
l’abitato, magari sanzionandone con multe puntuali l’arroganza dei
loro guidatori, noncuranti della presenza dei pedoni. E se si limitasse
l’accesso dei veicoli allo stretto indispensabile, concordando
sapientemente con i cittadini l’utilizzo degli spazi pubblici in modo
più coerente e rispettoso per tutti, magari segnalando in tutta
l’area la precedenza dei pedoni, o limitando l’accesso ai veicoli
troppo ingombranti fino ad arrivare alla chiusura degli spazi più
angusti del centro. Eppure in questi giorni la polemica che circola è quella sulle luminarie. Manco a dillo. In particolare la frazione di Sezze Scalo si sente messa da parte per lo scarso impegno dimostrato dell’Amministrazione Comunale verso il quartiere. Sinceramente non credo che i problemi dello Scalo sono le illuminazioni natalizie: la viabilità ed i servizi, come quello idrico oppure l’Adsl, sono i nodi da affrontare. Per la viabilità è prossima l’inaugurazione della rotatoria sulla SS 156, che farà fare un grosso balzo in avanti alla qualità della vita allo Scalo, mentre l’Adsl ha bisogno solo dell’ultima spintarella. È vero che si sono attesi anni e che è giusto manifestare il proprio dissenso, ma il mio parere è che le luminarie vanno bene lì dove sono state messe, mentre, se i problemi dello Scalo stanno per vedere importanti soluzioni, la stessa cosa non si può dire per il centro storico del paese, che ad oggi presenta gravissimi problemi di vivibilità con soluzioni ancora lontane da venire. Art.
1 L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro
A Torino la giornata del ricordo delle sette vittime del rogo. Corteo con cinque mila persone. Alla messa assente anche Confindustria. Applausi e rabbia al corteo. Cerimonie senza esponenti del governo. 6 novembre 2008 Piero
Calamandrei - Roma 11 febbraio 1950 |
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Saviano: "Ogni voce che resiste mi rende meno solo"22
ottobre
2008
di ROBERTO SAVIANO
GRAZIE per tutto quanto state facendo. È difficile dimostrare
quanto sia importante per me quello che è successo in questi giorni.
Quanto mi abbia colpito e rincuorato, commosso e sbalordito sino a
lasciarmi quasi senza parole. Non avrei mai immaginato che potesse
accadere niente di simile, mai mi sarei sognato una tale reazione a
catena di affetto e solidarietà. Grazie al Presidente della
Repubblica, che, come già in passato, mi ha espresso una vicinanza in
cui non ho sentito solo l'appoggio della più alta carica di questo
paese, ma la sincera partecipazione di un uomo che viene dalla mia
terra. Le letture delle mie parole che sono
state fatte in questi giorni nelle piazze mi hanno fatto un piacere
immenso. Come avrei voluto essere lì, in ogni piazza, ad ascoltare. A
vedere ogni viso. A ringraziare ogni persona, a dirgli quanto era
importante per me il suo gesto. Grazie a tutti coloro che hanno
ricordato le persone che vivono nella mia stessa condizione rendendole
così un po' meno sole, un po' meno invisibili e dimenticate. Grazie a chi mi ha difeso
dall'accusa di essere un fenomeno mediatico, mostrando che i media
possono essere utilizzati come strumento per mutare la consapevolezza
delle persone e non solo per intrattenere telespettatori. Grazie alle trasmissioni televisive
che hanno dato spazio alla mia vicenda, che hanno fatto luce su quel che
accade, grazie ai telegiornali che hanno seguito momento per momento
mutando spesso la scaletta solita dando attenzione a storie prima
ignorate. Grazie a tutte le città che mi
hanno offerto la cittadinanza onoraria, a queste chiedo di avere
altrettanta attenzione a chi concedono gli appalti e a non considerare
estranei i loro imprenditori e i loro affari dagli intrecci della
criminalità organizzata. Eppure Cesare Pavese scrive che
"un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un
paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante,
nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad
aspettarti". Grazie. Un paese vuol dire non essere soli Sezze, 4 luglio 2007 di Franco Abbenda |
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“Un
paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante,
nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad
aspettarti”.
Cesare Pavese (La luna
e i falò). il 2 luglio Durante
gli anni in cui ho abitato lontano da Sezze, questi versi di Pavese mi
hanno sempre aiutato a sentirmi ancora sezzese, ed a non intaccare in
alcun modo quel legame speciale che ognuno di noi ha con il luogo in cui
è nato. In
questo periodo di migrazioni continue e di precarietà residenziale,
oltre che di individualismo esasperato, il valore di sentirsi
positivamente e radicalmente incastonato in una ben precisa realtà
geografica potrebbe essere percepito come disvalore, come qualcosa di
demodèe e senza alcuna prospettiva futura. Vivere
nello stesso paese è invece, e comunque, una ricchezza per tutti; sia
quelli che ci sono nati, sia coloro che vi hanno trovato momentanea
residenza. Non
basta questo però per sentirci veramente…una comunità. C’è
bisogno di qualcosa di più, un valore aggiunto, per unire di fatto
tante e diverse realtà individuali. A
mio parere, oltre al dialetto ed alle tradizioni
folkloristico-gastronomiche, quel che unisce veramente le persone di una
comunità è la condivisione della memoria storica e la prospettiva di
continuare ad essere unita. Ogni
anno ci sono varie ricorrenze che ci riportano a giornate speciali del
nostro passato, quelle tipicamente sezzesi: la Sacra Rappresentazione
del Venerdì Santo e la Sagra del Carciofo sono da anni
imprescindibilmente legate alla storia del nostro paese. Ma
sono altre le date che, secondo me, rappresentano il valore aggiunto di
Sezze. Una
di queste è il 28 maggio. Non
può dirsi sezzese chi non conosce empaticamente Luigi Di Rosa. Appartenere
ad una comunità è fondamentalmente sentirsi parte di un tutto,
soprattutto con quanti, familiari ed abitanti dell’epoca, hanno
sofferto per un’aggressione come quella che ebbe luogo a Sezze il 28
maggio 1976. L’altra
data è il 2 luglio. In
questa data, al di là dei propri convincimenti religiosi, i Santi
Patroni Lidano e Carlo rappresentano il segno tangibile di una comunità
che continua a sentirsi viva. Anche per chi vive il 2 luglio con
sensibilità extra-religiosa, i “Due
sezzesi” (uno acquisito, l’altro di nascita) sono, e possono
continuare ad essere simbolicamente la “bandiera laica” del paese. Non
per niente a Sezze il 2 Luglio è un giorno festivo. Festa
lo è non solo per quelli che, più devotamente, considerando i due
Santi il proprio tramite privilegiato verso il Dio cattolico, seguono
anche le celebrazioni liturgiche. E’
festa per tutto il paese. Dovrebbe
esser festa per tutta Sezze. Da
qualche anno invece, mancano, a mio avviso, i segni tipici e tangibili
di una vera festa, quella fatta di persone, suoni, colori e sapori
inconfondibili, quella che dovrebbe riuscire a coinvolgere veramente
tutto il paese. Il
2 luglio potrebbe essere l’occasione per far prevalere l’idea di
unità e di valore sociale condiviso; il giorno ideale per invogliarci
tutti a mettere da parte le diversità individuali, le differenti
colorazioni politiche, le storiche conflittualità sociali oltre agli
antipatici e mai sopiti personalismi. Sarebbe
bello che l’anno prossimo, in occasione dei festeggiamenti dei SS.
Patroni, si deponessero finalmente “le armi” - come avveniva
nell’antica Grecia durante i giochi Olimpici – e tutta la comunità
si ritrovasse unita in una sola festa, della durata di più giorni, in
cui, oltre allo spazio per la doverosa memoria religiosa, ci fosse lo
spunto per mettere insieme il meglio delle risorse della comunità. La
sfida sarebbe quella di provare a regalare ai cittadini qualche giornata
serena all’insegna del divertimento e dello spettacolo, per rifondare,
visto che ce n’è tanto bisogno, la nostra più sana appartenenza al
paese. Ognuno
sarebbe libero di partecipare attivamente e di assistere o no agli
eventi. Ma
in quei giorni la festa del paese dovrebbe essere una, solo una, seppur
diversificata in più eventi. Non
ci dovrebbe essere spazio per fughe individuali. Ci
sarebbe bisogno che tutti noi rinunciassimo al nostro orticello privato,
solo per un giorno, per fare spazio a tanti altri sezzesi e partecipare
tutti, nuovi e vecchi nel nome del paese che ci unisce, alla sfida di
condividere almeno qualche giornata di festa vera. Potrebbe
essere un modo originale per re-interpretare il “Setia plena bonis…” |
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