SEZZESE

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24 marzo 2014

di Vittorio Accapezzato

Il COMUNE APPLICHI LA LEGGE. FACCIA RISPARMIARE IL CITTADINO
La crisi economica non cessa minimamente e sono sempre di più le famiglie in difficoltà che per arrivare alla fine del mese sono costrette a rinunciare o ridurre persino gli alimenti. Il disagio economico aumenta velocemente. La diffusa incertezza occupazionale di molti concittadini offusca il futuro delle famiglie e della ripresa.
Diversi disoccupati, pensionati e operai sono costretti a scelte forzate dovute alla crisi, sia quando fanno spesa ma anche quando devono sostenere i costi per mantenere la casa: pagare l’affitto, il condominio, le bollette del gas, della luce, dell’acqua, dell’Imu e dei rifiuti. Se a queste spese aggiungiamo la multa per aver per aver sforato l'orario indicato sul ticket? Diventa oppressione e fa accrescere la povertà.
Le multe per divieto di sosta, soprattutto quando un Comune è povero di parcheggi, sono odiate dai cittadini che intendono parcheggiare regolarmente la loro auto. Le contravvenzioni che scattano per chi si è dimenticato di rinnovare il ticket orario, arrivando in ritardo di cinque o dieci minuti sono amare da digerire perché alla pari di quelle poste a parcheggio selvaggio. 
E' di questi giorni la notizia clamorosa: le multe fatte per divieto di sosta per aver sforato l'orario indicato sul ticket, sono nulle. Non più multe quindi, per chi omette di aggiornare l’orario con nuovi ticket la sosta a pagamento della propria automobile.
A stabilirlo è stato un parere tecnico-legale emanato dal Ministero delle Infrastrutture il che recita: «pagamento in misura insufficiente non costituisce violazione di una norma di comportamento, ma configura unicamente un’inadempienza contrattuale». Pertanto, nei casi di pagamenti in misura insufficiente, l’inadempienza implica il saldo della tariffa non corrisposta e un’eventuale multa non è giuridicamente giustificabile. A differenza di altri che fanno resistenza e non intendono mollare, alcuni Comuni si sono già adeguati.
Ora, l’amministrazione comunale non può fingere di non sapere e, conseguentemente, deve adottare azioni concrete per rispettare le regole sui parcheggi a strisce blu per non complicare ulteriormente la vita ai propri concittadini.
Il rapporto cittadino e istituzioni deve essere il più virtuoso possibile. Ora, spetta alla maggioranza e minoranza consiliare, con l’inizio di aprile, accogliere il provvedimento del ministero delle Infrastrutture ha chiarito senza equivoci: se il biglietto del tiket è scaduto, non si può più multare, ma semplicemente versare la differenza che copre il periodo sforato dal tagliando.


23 marzo 2014

di Lucia Fusco  luciafusco@hotmail.it

Miserabili

Da giorni e giorni al telegiornale parlano di “prostitute bambine”, di “madri incapaci di educare” e amenità varie. Come donna, madre e come persona vorrei sentire parlare di pedofili che molestano e violentano delle bambine dodicenni, invece niente... I nostri giornalisti, i politici, il clero, gli intellettuali si adoperano per consolidare una restaurazione del pensiero e dei costumi che per me, “veterofemminista”, è sconcertante; mi fa soffrire, mi fa sentire calpestata, così com’è stata calpestata la vita della piccola Giuseppina, protagonista di questo racconto.
Mio nonno Paolo mi raccontava che negli anni Venti, a Suso ci fu un efferato delitto, custodito da tutta la popolazione... I tempi non sono molto cambiati. 

E’ più facile stare dalla parte del potente… 
In quegli anni, nella casa di mio nonno Paolo, in via Murolungo, a Suso, c’era la scuola pluriclasse, condotta dai maestri Nardacci e De Angelis. Un giorno, il maestro De Angelis avvisò gli alunni di vestirsi nel migliore dei modi possibile, (con gli stracci migliori), di lavarsi e pettinarsi, perché il giorno seguente sarebbe venuto in visita il Direttore Tasciotti e avrebbe fatto loro una fotografia! Questa foto è nel salotto di mia mamma: mio nonno frequentava la seconda classe elementare, il suo ultimo anno di scuola. Indossa una giacca con le toppe, le ciocie ai piedi, è serio e orgoglioso; con lui una quarantina di bambini, maschietti e femminucce insieme, nessuno sorride. Sembra un altro mondo, fatto di rattoppi, cenci, lacci… La piccola Giuseppina, figlia unica, indossa un bel foulard bianco. E’ piccola, carina, delicata. Da lì a poco tempo stava per caderle addosso il mondo e non lo sapeva… 
Senza presentimenti, un brutto, terribile giorno, il primo di tantissimi, Giuseppina lo visse che aveva otto anni. Mentre il papà lavorava nell’orto di casa, la bambina pascolava la capra alle pendici del Monte Nero. Il papà, zappando, la controllava con un rapido sguardo, e ogni tanto si salutavano con il braccio alzato. All’improvviso, l’uomo sentì delle urla acutissime e non vide più in lontananza l’esile figura bambina di Giuseppina. Cominciò a correre impazzito e in pochi minuti raggiunse il pascolo.
Vide in volto un brutto ceffo che fuggiva. Lo riconobbe, ma non lo inseguì: la bambina giaceva a terra, le vesti stracciate. Il sangue le lordava le gambe, la pancia, le mani, il piccolo volto. La raccolse tra le braccia e insieme piansero e urlarono di rabbia e di dolore. 
Mio nonno, compagno di scuola di Giuseppina, arrivò anch’egli al pascolo con la mucca, lì vicino. Sentì il pianto accorato e le grida dei due, corse verso di loro, e vide, con i suoi occhi fanciulli, Giuseppina in braccio al papà, entrambi coperti di sangue: ne rimase sconvolto, tanto che, ormai vecchio, continuava a ricordare questa storia con infinito dispiacere.
Il padre non andò dai carabinieri. Paura, vergogna e ignoranza gl’impedivano di cercare Giustizia. Pensava di potersi vendicare dell’atto disumano che la bambina e la famigliola tutta avevano dovuto subire. Ma il dolore lo soverchiava così potentemente che morì di crepacuore pochi giorni appresso alla violenza, lasciando Giuseppina e la mamma da sole, senza Giustizia, senza vendetta, senza futuro. 
La brutalità di quell’atto aveva ucciso la purezza di una bambina e uccise il padre, uomo buono e semplice: la mamma restò a combattere da sola la lotta per la sopravvivenza, lavando per pochi “bocchi” i panni dei vicini alle fontane. Giuseppina non frequentò più la scuola, coperta di “vergogna” e di “colpa”. Passarono pochi anni, morì la mamma, e Giuseppina, ancora piccola, restò sola. 
L’unica strada che le fu permesso di percorrere per sopravvivere, in quella società arcaica e crudele, fu quella della prostituzione. Era impensabile che una bambina stuprata potesse diventare una donna da sposare e formare una famiglia. Approfittarono così di lei, povera, giovane, bella e miserabile, continuando a violentarla, centinaia di uomini senza pietà, miserabili senz’anima. 
Ma Dio posò finalmente il Suo sguardo su di lei. Negli anni seguenti Giuseppina divenne madre di due figli: Augusto e Gina. Giuseppina li crebbe e li amò come un dono del Cielo, li educò a pane e scuola. Furono la sua forza e il motivo per continuare a vivere, in mezzo al deserto di quella gente senza cuore.
Giuseppina morì giovane, a nemmeno sessanta anni, lasciando ai figli il dono dell’amore e dell’accoglienza.
E il bruto, il brutto ceffo? La gente aveva paura di lui perché era un mafiosetto, un prepotente, un piccolo potente, perciò tutti finsero di non sapere ciò che aveva fatto all’innocente Giuseppina. Quel delinquente rimase libero, si sposò, ebbe figli. Ma tutta la sua generazione, ancora oggi, è tarata dal marchio della violenza, dell’arroganza, della deformità fisica e morale.
Vorrei un mondo umano, un mondo di persone adulte, sagge, oneste, civili. Continuo a sentire la notizia che uomini di cinquanta e sessant’anni frequentano “prostitute bambine”. Non ce la faccio… scusate. Perché non si riesce a vivere una sessualità più umana, meno brutale? Perché non si considera l’altro una persona con delle emozioni, sentimenti e non un corpo da usare? Non ci sono alternative a una sessualità malata ma travestita da vittoriosa? Per amore verso Giuseppina e verso le bambine di ieri e di oggi ho raccontato questa storia.


18 marzo 2014

di Lucia Fusco  luciafusco@hotmail.it

Santa e la famiglia egoista
Quando eravamo ragazzine mia nonna Lidia dava “i comanno” e mandava a piedi alla “bottega” di Filomena me e mia cugina Paola, a comprare zucchero, sale, farina, quello che le mancava. Da Via Murolungo a Via Roccagorga a piedi, anche più volte al giorno, ogni volta che le serviva qualcosa.
Noi, tipette dalla gamba svelta, eravamo ben felici di andare, di osservare il mondo intorno a noi e, passando salutavamo tutti i vicini sulla strada; qualcuno ci invitava ad entrare, ci offriva da bere, qualcun altro mandava frutti e saluti a Lidia… passavamo vicino a una casina pulita ed umile, con un fazzoletto di terra davanti, sempre pieno di fiori dentro barattoli arrugginiti di pomodoro. Nel povero giardino c’era quella che, a me ragazzina, sembrava una vecchIa. Al nostro passare saettava un sorriso timido, distoglieva subito gli occhi tristi, rispondeva al saluto senza mai parlare. Spesso si stava pettinando i lunghi capelli neri e li attorcigliava nella crocchia tipica delle nostre donne. 

Tornata a casa chiedevo a mia nonna chi fosse quella donna misteriosa, e perché non ci guardasse mai, perché fosse sempre così silenziosa e uggiosa. Mia nonna diceva: <<Fì, chella è Santa, mò si mammoccia, non poi capì, capirai quanno sarai grossa, mò n’ ci penza’…>>
Santa era una signora piccola, tondetta… abitava in una casupola a Suso, alla Crocetta. Aveva due figli, il marito era “rattoppino” cioè era ciabattino. I guadagni erano miseri e la fame tanta. Dal mese di maggio a ottobre, però, a casa di Santa la notte si mangiava… perché dalla mattina presto alla sera, ormai buio, Santa era occupata a tutto servizio in una famiglia benestante che andava a passare la villeggiatura in campagna. 

Non erano cattivi, erano allegri, contenti e sazi, indifferenti alla miseria intorno a loro. La mattina presto Santa lavava a mano i panni di una famiglia di otto persone, preparava la colazione, accudiva alla casa, preparava il pranzo, molto spesso accendendo il forno a legna, per preparare pane, pizza, arrosti, patate, pasta al forno, in abbondanza. Dopo mangiato, mentre i signori riposavano, Santa rigovernava la cucina e preparava un fagotto con i cibi avanzati. Quello era il suo compenso: pranzo e cena per se’ e la sua famiglia. Più tardi lavorava in giardino e nell’orto, stirava i panni del bucato, rigovernava di nuovo le stanze e preparava per la cena. 
Apparecchiata la tavola per la cena, la povera donna avrebbe voluto tornare a casa per riposare, accudire i suoi bambini, la famiglia, e mangiare con loro in un orario “cristiano”, ma la famiglia egoista la tratteneva fino a buio inoltrato con la scusa di ultime faccende domestiche. Così Santa tornava a casa tardissimo, e insieme al marito e ai bambini mangiava ormai “ a notte”.
Il salario della domestica quindi erano i cibi avanzati, che i signori non avevano consumato. Santa si considerava comunque fortunata perché altri non avevano niente. 

La vita è stata dura con lei: suo marito è morto all’improvviso lasciandola sola con due bambini piccoli da crescere; ha continuato ad affrontare la vita, umilmente lavorando, e quando non c’era lavoro faceva l’erba pazza nel prato. Mia nonna Lidia aveva la mucca e vendeva il latte: quando i bambini di Santa andavano a giocare vicino a casa sua, di nascosto ai suoi familiari e soprattutto alla suocera Filomena che avrebbero potuto rimproverarla, faceva bere loro un bicchiere di latte, perché aveva pena di quegli orfani, sempre affamati, e dava loro una patata che nascondevano sotto la maglia. 

Mia mamma aveva sei anni e si meravigliava: <<Mà, che ci fao co na patata sola?>>, <<Zitta, Pierì, ‘n ti fa atticchià, Santa la mette alla menestra e ci dà sapore…>>. 
Oggi quei bambini sono uomini anziani, hanno una famiglia e non so se abbiano piacere a ricordare il passato. Per questo ho cambiato il nome di questa eroina umile e coraggiosa… 

Santa vive ancora nella sua casina… sola, vecchissima, coraggiosa, mi dicono con una pensione di 450 euro al mese. La famiglia dei ricchi egoisti è finita piuttosto malamente. Si sono allontanati tra loro e vivono distanti, il benessere senza giustizia ha dato loro una vita senza spinte verticali, la casa della villeggiatura è stata abbandonata, deserta come i loro cuori quando non permettevano a Santa di tornare a casa dopo una giornata di lavoro gratis, come le tasche di Santa che lavorava senza compenso, e riceveva un’elemosina in cambio delle sue fatiche. Santa ha accettato questa violenza per sfamare se’ e i suoi bambini, per estremo bisogno. Quel mondo è ormai risolto, molte di quelle persone riposano per sempre, ma l’eco di quelle vite rimbomba forte in me e mi spinge a scrivere e a raccontarvi le loro povere storie…


12 marzo 2014

di Lucia Fusco  luciafusco@hotmail.it

Tomassino
Nella primavera del 1947 mia madre doveva compiere cinque anni. Nell’unica foto che ha di quel periodo è piccola, fragile, i vestiti poveri. Ma, per la mia famiglia, una sera di quella primavera fu una delle più belle di tutta la vita, di quelle che non si dimenticano. La mia bisnonna, Filomena Calazi, attendeva ogni giorno un miracolo: suo figlio era partito per la guerra sette anni prima e non aveva più dato notizie di se’. Il cuore dell’anziana madre era straziato e nonostante lavorasse incessantemente per la sopravvivenza propria, dei suoi figli e nipoti, era sempre piena di dolore. Mia mamma ricorda che pregava sempre il Santo Rosario e il suo sguardo si fissava verso la Crocetta, dove c’era la strada principale che unisce ancora oggi Sezze e Roccagorga, sognando il ritorno del figlio Tomassino.
Un pomeriggio di primavera la figlia di Filomena, Luisetta, giovane sposa, saliva le coste di Sezze sul carretto tirato dai buoi; guidava il marito Eugenio, un “giovane fatto col pennello”. Il carretto era lento perché c’era la breccia e poteva avanzare soltanto lentamente… improvvisamente Luisetta, indicando un uomo che indossava una trasandata, lacera divisa da soldato e camminava un centinaio di passi in salita davanti a loro, disse al marito: <<Euge’, quiglio pare tutto Tomassino… porta puro la diuisa… abbada come sgamma…>> ; Eugenio stava per risponderle che quello non era Tomassino, ma soprattutto come faceva lei a riconoscere la camminata di un fratello che era partito sette anni prima, giovanotto, (era del 1918) e che ora era uomo, e che lei era solo una bambina quando era partito?
Ma non fece in tempo ad aprire bocca perché Luisetta balzò, con la forza dei vent’anni, giù dal carretto, chiamando: <<Tomassino, Tomassino me’!!!>>. Il soldato si girò subito e le sorrise, gettando per terra lo zaino che portava in spalla. I due fratelli si abbracciarono e si baciarono, gli strilli fatti di lacrime e gioia di Luisetta arrivarono in Paradiso… Tomassino non ce la faceva a parlare, solo con gli occhi e con gli abbracci rispondeva alla sorella. Lo lasciò sul carretto con Eugenio e si precipitò verso casa, per dare la notizia alla mamma, a tutti!
Correndo, per tutta la strada dava al vicinato la notizia, col fiato in gola, sempre le stesse poche parole magiche: <<Tomassino ha tornato, ha tornato>>. Arrivò a casa in pochi balzi, senza voce e con una piccola folla appresso a lei… <<Filume’, ha tornato Tomassino!>>. L’anziana madre non voleva crederci, le mani in petto, ascoltò le parole di Luisetta. Andò a pettinarsi, si lavò la faccia, si mise lo zinale pulito e si sedette, lo sguardo alla Crocetta per catturare la luce che gli riportava il figlio dopo sette anni. Fece portare fuori dalla cucina il tavolo, fece prendere la damigiana di vino rosso che Tommaso stesso aveva lasciato per il suo ritorno, tagliarono tutto il pane e il formaggio, in attesa di Tomassino.
In realtà il figlio era stato a Dubrovnik, in un campo di prigionia degli Jugoslavi, e in seguito raccontò che stavano chiusi in una valle senza sole, senza pane, senza speranza. Durante la guerra la casa di Filomena era diventata sede del comando tedesco, e tutt’intorno alla Crocetta c’era l’accampamento dei soldati. Nel raggio di molti chilometri quella era l’unica casa in pietra, intorno c’erano baracche a fratticcio, scendì e capanne. Era stata sede della scuola elementare dove, ad insegnare, stava il maestro Tasciotti. Filomena, col nemico in casa, per non perderla del tutto, per sopravvivere e difendere se’ stessa e la piccola comunità intorno a lei, organizzava dei gruppi di donne che facevano bollire le divise dei soldati tedeschi in acqua bollente e cenere, per uccidere i pidocchi. I soldati tedeschi razziavano continuamente le case intorno: olio, animali, uova, coperte, tutto quanto potesse essere utile veniva confiscato. Qualche vicino aveva rischiato la fucilazione per aver negato il cibo e Filomena era accorsa, fermando i tedeschi, ricordando loro che quelle donne li tenevano puliti, ricordava loro che i loro uomini e i loro figli grandi erano al fronte, lei stessa ne aveva tre al fronte! Non dovevano toccare nessuno: erano tutti figli suoi.
In famiglia, ci siamo sempre chiesti e ce lo chiediamo tuttora, come e dove avesse potuto nascondere la damigiana del vino ai tedeschi!!! Diavola di una Filomena!
Quella sera Tomassino, un tempo alto e bello, ora irriconoscibile per la fame e il freddo patito, con una malattia della pelle che si portò avanti per lungo tempo ancora, accolse l’abbraccio della mamma e di tutta la comunità di e di sezzesi tutti che accorrevano per salutarlo, festeggiarlo e per chiedere notizia di tanti giovani scomparsi… Trovò la sua damigiana di vino, vecchia ormai di sette anni, non ci poteva credere… Tutta la notte bevvero e mangiarono, raccontandosi emozioni e sentimenti, le lacrime lasciarono il posto al riso e alla speranza.
Tomassino per lunghi mesi non riuscì a lavorare, era stremato, era tornato a casa a piedi, dopo anni di prigionia. Mia mamma ricorda che si lavava fuori di casa, a torso nudo anche quando faceva freddo. Si passava sul corpo acqua bollente e varechina. I bambini lo fissavano spaventati e lui diceva loro di non farlo mai: <<voi siete sani, io devo guarire la mia pelle!!!>>. Lui non parlava dialetto: ci teneva moltissimo a parlare italiano “perfetto”… Una volta guarito cercò una sposa: non era più un ragazzino, anche se era ancora un bell’uomo. La mamma a lungo dovette convincerlo: aveva bisogno di sposarsi, di avere dei figli, una normalità, un futuro. 

Dopo averci pensato un po’ s’innamorò di una bellissima donna: Nunziata, alta e mora, un tipo fiero, forte, con un sorriso dolce. Si amarono con forza e con passione, così come affrontarono la vita e il lavoro. Ebbero quattro figli, due maschi e due femmine. Ebbero tanta dolcezza ma anche tanto dolore. Ma questa è un’altra storia.


3 marzo 2014

di Raffaele Imbrogno  r.imbrogno@tin.it

Su&Giù

Nel numero di gennaio/febbraio 2003 di una interessante rivista locale Su&Giù partorita dalla fertile mente di Pietro Contento, provavo a scrivere qualcosa relativamente al naufrago del nuovo secolo, prendendo spunto sia da un libro di Serge Latouce (uscito in quei giorni), sia dalla situazione dei molti stranieri presenti su territorio setino. L’immagine molto accattivante che accompagnava il testo era un cartello stradale con su scritto Sezze Rumeno. Ricordo che qualcuno fraintendendo furbescamente sull’essenza dello scritto e girando intorno a questo immagine, alzo delle critiche molto deboli ed inutili. Ma adesso ripensandoci una cosa fu sbagliata: non registrare questa specie di marchio. Si perché dopo diverso tempo è stata da poco pubblicato un testo dal titolo Benvenuti a Sezze Rumeno (politiche di sicurezza e immigrazione del comune di Sezze Romano), scritto da Luigi Fattorini ed edito a fine 2013 per i titoli Book Sprint edizioni. Il testo di più di 260 pagine, rappresenta il lavoro di tesi di Fattorini per la Facoltà di Scienze Politiche Sociologia e Comunicazione. Fattorini è nato a Sezze dove ha vissuto per anni ed oggi è Ispettore Capo della Polizia di Stato.

Il lavoro è una ricerca qualitativa e quantitativa sulla relazioni esistenti tra le politiche di sicurezza adottate dal Comune di Sezze ed il fenomeno migratorio in particolare per gli anni 2000 – 2011. Un testo che va ad illuminare una realtà di cui si parla molto nel nostro paese ma che poi pochi conoscono nella sua complessa realtà e nelle sue mille sfaccettature. 

Dai dati mostrati nel testo emerge che a fronte di una popolazione che dal 2005 al 2010 è passata da 22.924 residenti a 24.790, la componente residenti stranieri è passata da una incidenza percentuale di 5,1 (1.179 in totale) a 12,4 (3.066).                                                                              

“La presenza di stranieri nel comune di Sezze rappresenta un dato eccezionale se comparato agli altri comuni della medesima provincia che, pur essendo stai anch’essi interessati da un massiccio fenomeno migratorio, non hanno registrato un così elevato numero di stranieri, rispetto alla popolazione totale.” (pag. 99). Una popolazione di residenti stranieri che vede i rumeni rappresentare il 65,79% sul totale, seguiti a distanza dagli albanesi con l’8,81%.

Nella parte dell’indagine qualitativa del libro vengono raccolte dall’autore alcune interviste a degli opinion leader e a degli esperti del fenomeno. 

Tra questi spiccano le considerazioni di Antonio Turri responsabile per il Lazio dell’Associazione Libera relativamente alla possibilità di contaminazioni tra il fenomeno migratorio ed il crimine organizzato a Sezze.

“Al di là delle differenti visioni che si possono avere sul fenomeno migratorio in generale, nel comune di Sezze, nell’ambito del mercato del lavoro, si sono consolidati dei comportamenti palesemente in contrasto con l’ordinamento giuridico ma che sembrano essere accettati e tollerati da tutta la cittadinanza ‘assuefatta’ a convivere con situazioni di lavoro nero. … ma c’è la mafia nei cantieri edili, c’è la mafia che io chiamo di contaminazione, cioè lo sfruttamento della manovalanza rumena, soprattutto nel settore dell’edilizia e nell’agricoltura, che è, di per se, mafiosa, anche se non è svolta da elementi di Casal del Principe, tiene conto di quello, una sorta di riduzione in schiavitù di interi pezzi della popolazione migrante che si trova nel nostro Paese e che vien da altere realtà. A Sezze questa è la negatività di Sezze, ci sono dei lestofanti, definiamoli così, dei delinquenti, formalmente delle persone ‘per bene’ che la mattina fanno caporalato, anche in forma mafioso, che portano a lavorare le donne sui campi prendendo una parte, una percentuale della loro già misera giornata di lavoro. Questo è visibile a Sezze basta andare nelle piazze di raccolta la mattina verso le 4 o le 5.  Alcune persone sono caporali loro connazionali, altri sono nostri connazionali, come una sorta, diciamo di assuefazione al fenomeno che è totale…”. (pag. 134.)

Considerazioni importanti sono presenti lungo tutto il testo e sarebbe bello che qualche Associazione delle tante attive (qualche volta fin troppo) del nostro territorio inviti l’autore a presentare il suo scritto in una assemblea pubblica.


17 febbraio 2014

articolo di Luca Morazzano - pubblicato da Mondo Re@

"Sei di Sezze"; più di un flash mob e oltre il gruppo di Facebook

Mentre in macchina percorrevo i chilometri che separano Maenza, il paese dove oggi abito, dalla mia Sezze, tra i tanti pensieri nella testa, c’era quello che il primo Flash Mob del gruppo Facebook “Sei di Sezze” potesse rivelarsi un flop. La paura era quella che, per l’ennesima volta l’abisso tra il dire e il fare si rivelasse incolmabile. In questo caso che dallo scrivere comodamente seduti a casa o al lavoro, barricati dietro una tastiera e uno schermo di computer, e il levare le “ch…pe” dalla sedia di domenica, in un orario, diciamocelo pure, un po’ scomodo, e andare di persona al monumento per partecipare da un evento nato così, quasi per gioco fosse ben altra cosa. Di domenica ci sono i pranzi luculliani in famiglia che alle 14 sono ancora in corso, alle 15 ci sono le partite da seguire comodamente spaparanzati sul divano davanti alla tv. Eppure la cosa ha funzionato, forse complice il bel tempo. 

Evidentemente, così come è parso giusto al sottoscritto, prendere la macchina e raggiungere il Monumento (Parco della Rimembranza), lo stesso è stato per tanti altri, oltre 200 persone, che hanno partecipato. Certo poteva andare meglio visto che sul gruppo gli iscritti sono intorno ai 2500 ma non bisogna disdegnare il risultato. Logistica, organizzazione, diffusione della notizia, orario e via dicendo, non sono state delle migliori; potevano e dovranno essere migliorate. Innanzitutto bisognerà coinvolgere chi su facebook non c’è e a chi il gruppo social lo frequenta bisognerà dare maggior preavviso e maggior margine di organizzazione. Innanzitutto bisognerà coinvolgere tutte le fasce d’età. Ma già che si parla di ciò che si dovrà fare, lascia presagire l’esito positivo. Perché lasciar morire una cosa così, nata spontanea, in un paese dove si è lasciato morire già troppe cose, non sarebbe giusto. 

Si pensa a costituire un’associazione, all’organizzazione del prossimo evento, magari allietato da musica, balli, recite, letture e di più giorni. La giornata meteorologicamente stupenda ha fatto il resto regalando la miglior cornice alle foto che hanno immortalato un evento di cui forse, nei prossimi anni, si parlerà nonostante non c’erano le istituzioni, non c’era la cultura quella con la C maiuscola dei capacchioni, niente poesie, niente libri, ma c’erano i sezzesi con la voglia di ritrovarsi insieme, uniti da tradizioni comuni, un comune dialetto e il desiderio di tornare a vivere Sezze. Se questa voglia resterà, se il gruppo di facebook continuerà a rappresentare un punto di incontro e uno scrigno in cui riversare aneddoti, ricordi e racconti, quello che è nato per gioco, potrà si diventare cultura popolare, quella più vera e che è di tutti.

Questo il link del gruppo Facebook.

15 febbraio 2014

articolo di Simone Di Giulio - pubblicato da Mondo Re@

“Sei di Sezze se…” su Facebook, arriva anche il Flash-Mob

Continua a mietere proseliti il gruppo Facebook “Sei di Sezze se…” che, oltre ad aver coinvolto sul più famoso social network quasi 2.300 utenti, adesso rilancia organizzando per domani, domenica 16 febbraio, un Flash-Mob. L’iniziativa è stata proposta dagli amministratori del gruppo ed ha immediatamente raccolto tantissime adesioni. Oltre 1.500 le persone invitate, 100 delle quali (ma è un numero inevitabilmente destinato a crescere) hanno già confermato la loro partecipazione. Sede di quello che molti (tempo permettendo) si aspettano come un grande raduno di setini sarà il Parco della Rimembranza (meglio conosciuto come Monumento), luogo di ricordi e di storia del paese, con la statua, il fossetto, il muretto, la pista. 

Obiettivo dell’iniziativa è quello di scattare una foto da tramandare ai posteri, come le tante fotografie che in queste ultime 72 ore molti utenti stanno postando sulla bacheca del gruppo. Si va dall’Anfiteatro ancora in fase di costruzione, a momenti ludici all’interno dei vicoli, fino a momenti più recenti, biglietti di concerti, scorci del paese che prendeva vita. E ad ogni foto o post che si inserire sulla bacheca arrivano a fiume i più classici “MiPiace” o commenti di ogni genere. L’appuntamento per tutti è alle 14 al Monumento e c’è già chi si mangia le mani per non poter essere presente a causa di impegni presi in precedenza. Anche se gli organizzatori hanno assicurato che, qualora l’esperimento dovesse andare bene, ci sarà sicuramente un bis. Ecco il link dell’evento programmato per domani.

12 febbraio 2014

articolo di Simone Di Giulio - pubblicato da Mondo Re@

Boom di contatti per il gruppo Facebook “Sei di Sezze se…”

Boom di contatti, di condivisioni, di “MiPiace” e di commenti ai post per il neonato gruppo “Sei di Sezze se…”, creato ieri mattina da un utente del più utilizzato social network, Alessandra Ciampini. Seguendo l’ultimo trend che ha visto la realizzazione di gruppi molto simili a questo, anche i setini si sono dotati di uno strumento utile anche a rinverdire la memoria storica, il dialetto, i ricordi ormai sbiaditi o addirittura completamente cancellati dalle menti di molti. E i risultati, nella reale accezione di ‘sociale’, sono arrivati subito. In nemmeno 24 ore il gruppo (complice il passaparola e la possibilità di iscrivere altri utenti senza una richiesta specifica) ha raggiunto quasi 1.500 utenti, che nel corso della giornata di ieri e della mattinata odierna hanno postato, commentato, condiviso pensieri, frasi (la maggior parte delle quali in dialetto), proverbi, modi di dire tipicamente setini (o sezzesi per restare in tema) e addirittura molte foto. Si va dai ricordi degli anni ’50 e ’60 fino ai più attuali, con un occhio di riguardo verso gli anni ’80 e ’90, chiaro segnale che i trentenni e i quarantenni di oggi tengono a sottolineare lo stacco generazionale che si è verificato rispetto ai giovani del nuovo secolo. Insomma un esperimento riuscito, nato casualmente, ma che potrebbe riservare interessanti spunti e che, comunque la si voglia vedere, tiene vivi ricordi sui quali probabilmente non è il caso di far calare l’oblio.


11 febbraio 2014

di Raffaele Imbrogno  r.imbrogno@tin.it

Razze locali in via di estinzione
Manifesto la mia più totale ignoranza sul tema, quindi lo chiedo a voi tutti: esiste un WWF dei vigili urbani setini?
Si perché sono molto preoccupato, in quanto da tanto tempo (eppure esco da casa in svariati orari, mai gli stessi) difficilmente ho la possibilità di incontrare sulle vie che frequento (quelle del centro del nostro bel Paese) qualcuno dei rappresentanti di questa razza a mio avviso in chiara estinzione. Eppure non ho avuto modo di ascoltare grida di preoccupazione per questo triste fenomeno. Ritengo, e non per piaggeria, le forze di polizia locale le più importanti per una popolazione, in quanto ne condividono, o dovrebbero condividere, la difficile quotidianità dei nostri giorni. Sono per me i principali paladini del vivere tranquillo e pacifico di una comunità, le sentinelle a custodia di una convivenza civile che ci appartiene. Allora perché nessuno fa nulla per garantire la sopravvivenza e presenza per le vie della nostra cittadina di soggetti così importanti? Vengono rapiti da monotoni uffici e dedicati ad attività così lontane dalla loro grande missione e dal loro habitat naturale? Bene qualcosa va fatto e lancio una pubblica petizione per far partite un ripopolamento dei vigili urbani sul territorio setino. Non so quale Ente deve far ciò, ma nell’ignoranza invito il Consiglio Comunale ed il Sindaco a farsene carico. Sono fondamentali i vigili soprattutto per evitare che alcune vie tra cui quella dove vivo diventino impraticabili. Infatti, come già scritto altre volte (chiedo venia per la noia che provoco) in Via Piagge Marine domina la razza del parcheggiatore “faccio come ca… mi pare”. Una razza molto molesta e perniciosa. Soprattutto quando si ammanta della deprecabile scusa che per lavorare (ma esiste ancora questa noiosa attività chiamato lavoro?) devono parcheggiare in modo tale da bloccare il traffico, come se chi si muove in auto sulla stessa via lo faccia per puro diletto ed amore del consumo del petrolio. Macchine parcheggiate sulla curva che porta al vecchio Anfiteatro (se si chiama ancora così quello che fu un bel terrazzo sulla pianura pontina ridotto adesso ad ammasso di macerie), camioncini in sosta perenne sulla discesa che porta all’asilo nido ed alla stazione dei soggetti in via di estinzione, camion di ogni forma e specie davanti ad un bar in rifacimento da molto tempo, mille auto davanti ad una sala scommessa dove forse scommetteranno per quanto tempo possono stare lì parcheggiati in doppia e tripla fila senza prendere una multa … forse….
Parlo di questa via perché è quella che conosco meglio e mi scuso se sono sempre sul particolare, ma odio i tuttologi o coloro che parlano di tutto e di niente sanno. Se voi siete a conoscenza di altre strade soggette all’attacco di certi predatori segnalatele vi prego.
In conclusione vi chiedo di nuovo di sostenere una grande campagna a supporto della liberazione sul suolo setino di nuovi soggetti della necessaria razza del vigile urbano. Grazie!!


15 gennaio 2014

comunicato del 20 dicembre 2013  info@pietrocontento.it 

Un'orchestra per Sezze


8 gennaio 2014

di Raffaele Imbrogno  r.imbrogno@tin.it

Lasceremo un paese più brutto di quello che abbiamo trovato

Una volta un indice molto grezzo per giudicare una comunità, un paese, una città era verificare se dopo un certo periodo di tempo la vita fosse migliorata o no da quelle parti.

Se si vuole applicare lo stesso metodo oggi per il nostro Paese la valutazione è nettamente negativa: lasceremo un Paese molto più brutto di quello che abbiamo ereditato dai nostri bisnonni, nonni e genitori.

E la colpa è solo la nostra, di quelle generazioni che negli ultimi trenta anni hanno vissuto, governato per modo di dire Sezze. L’idea del bello, del bel vivere è definitivamente tramontata nonostante un gran parlare di cultura e suoi affini. Ma forse gli intellettuali a Sezze sono tutti fuggiti da molti anni.

E non può essere una scusante sapere che viviamo in una provincia disastrosa: ottantatreesima per qualità della vita nella speciale ed autorevole classifica del quotidiano Il Sole 24 ore (http://www.ilsole24ore.com/speciali/qvita_2013/home.shtml).

Centoquattresima sui centosette per sicurezza ed ordine pubblico e novantesima per Servizi e ambiente. Ma non diciamo sempre che Latina è Latina ma Sezze…. Sezze cosa? Lo chiedo a tutti voi che condividete con me queste Paese. Sezze cosa è diventato? Un suk a cielo aperto con strade invase da ortofrutta? Un immenso parcheggio a cielo aperto dove ci si deve muovere (solo in auto ovviamente) con estrema attenzione, con i restanti secchioni della spazzatura sempre con le fauci aperte che urlano il proprio fetore? Buche da ogni parte ed erba in abbondanza? Non ci interessa nulla dello spazio che condividiamo?

Un mio vecchio amico inglese un giorno mi fece riflettere crudamente su un nostro aspetto sociale: amiamo avere case (private) perfette e spazi pubblici (comune) abbandonati a loro stessi. Mi fece l’esempio delle condizioni dei bagni pubblici in giro per l’Italia e quanta gente si poteva vedere per strade ed autostrade far pipi a cielo aperto. Si è vero gli inglesi non ci amano molto (sostengono che siamo l’unico popolo che corre in soccorso del vincitore e che il nostro libro più corto è quello che contiene l’elenco dei nostri Eroi sociali e non) ma non so quanto abbia torto questo signore.

Siamo già in clima di nuove elezioni, di nuovi gruppi di potere o vecchi che cercheranno di compattarsi per dividersi il poco della torta politico economica che ormai rimane su questo suolo, ma siamo sempre un paese di 24.405 residenti (il settimo per peso demografico nella Provincia di Latina - http://www.tuttitalia.it/lazio/provincia-di-latina/31-comuni/popolazione/), forte di una sua cultura e di sue tradizioni (basta andare a rileggersi la raccolta di scritti di Campoli sul tema e di recente pubblicata), saremo in grado di invertire questa terribile deriva e contribuire ad un miglioramento del nostro vivere comune o siamo destinati ad un progressivo ed inarrestabile abbrutimento? Allora che ci si opponga in ogni modo al solo calcolo economico e di potere di questi desueti apparati politici e congreghe di spiccioli poteri locali e si inizi ad urlare la propria protesta. Si alzi lo sguardo come facevano una volta i contadini setini per cercare di capire che tempo li aspettava.  


9 dicembre 2013

articolo di Simone Di Giulio - pubblicato da Mondo Re@le

Primarie del PD: a Sezze vince Renzi ma precipita la partecipazione

Lasciano quantomeno interdetti i risultati delle primarie del Partito Democratico a Sezze. Per una serie di motivi. Intanto il numero dei votanti. In un paese dove un anno e mezzo fa il centrosinistra era riuscito ad ottenere la bellezza di 9.910 voti, 4.843 dei quali solo al Partito Democratico, 1.983 alla Lista Campoli, stona decisamente notare che a votare le primarie siano andati ad esprimere la loro preferenza tra Renzi, Cuperlo e Civati solo in 842, nello specifico 352 nel seggio di Sezze centro, 335 a Suso, 155 a Sezze scalo. Nemmeno il 10%, insomma, di quelli che 18 mesi fa avevano decretato il plebiscito per il secondo mandato di Andrea Campoli. Naturalmente non si possono paragonare le due cose, ma il dato oggettivo rimane, soprattutto in considerazione della tradizione storica della sinistra setina. Ma il dato che lascia ancora più stupefatti è sicuramente quello legato alle preferenze. Per Renzi un’affermazione preventivabile, 438 voti (209 a Sezze centro, 159 a Suso, 70 a Sezze scalo), simile alla percentuale nazionale. Rispetto a praticamente tutto il resto d’Italia, però, al secondo posto nelle preferenze dei setini non finisce Cuperlo (sostenuto da pezzi da novanta quali il sindaco Campoli, la deputata Sesa Amici, il consigliere Grenga e altri importanti esponenti del locale Pd), ma Pippo Civati, che strappa in totale 224 preferenze (79 a Sezze centro, 89 a Suso e 56 a Sezze scalo). Cuperlo, dal canto suo, si ferma a 180 voti (64 a Sezze, 87 a Suso, 29 a Sezze scalo). Insomma, dati alla mano, quello che resta delle primarie in salsa setina è la scarsa affluenza e un risultato che può avere del clamoroso. Poca fiducia nei confronti degli ammininistratori o, più semplicemente, poca esposizione e zero pubblicità per sostenere uno o l’altro candidato?


28 novembre 2013

di Raffaele Imbrogno

Tempo immaginato o immaginazioni nel tempo

Ringrazio tutti coloro che sulla mia e mail hanno indirizzato delle ricche considerazione, a partire da quello scritto in Nova Setia. Questo mi conferma quanta intelligenza distribuita c’è nel nostro territorio. Ed anche se non trova poi spazi pubblici per potersi dispiegare, per me resta una risorsa importante. Solo chi è legato ai vecchi modelli del Novecento può pensare ogni forma di partecipazione civile fuori da organizzazioni tipo partiti o sindacati, tempo sprecato o del tutto inutile.

In alcune di queste e mail si indicava la necessità di trasformare lamentele in progetti agenti nel tessuto sociale e politico della nostra comunità. Bene espongo alcune idee in modo molto sintetico, aspettando contributi da chi legge.

Mi piacerebbe pensare ad una snella organizzazione comunale che basi la propria azione nel territorio su pochi assessorati:

Quello alla Normalità, che raggruppi tutte quelle attività per le quali oggi una/n nostra/o concittadina/o dovrebbe votare per un qualsiasi soggetto politico. Una struttura che agisca per creare le condizioni per un vivere civile nel territorio setino troppo spesso offeso da ignoranze varie; struttura che consenta una reale e piena cittadinanza. Un insieme di attività che permetta l’accesso a tutti quei servizi che un Comune deve fornire giorno dopo giorno alla propria cittadinanza. Che sia mobile ed aperto nel miglior modo possibile, non chiuso nel palazzo comunale, ma che metta in piedi oggetti di comunicazione e servizio diffusi nelle varie zone che compongono il nostro territorio, con particolare attenzione e riguardo per quelle fasce sociali più deboli: anziani, giovani, disoccupati, ….

Un secondo assessorato, quello alla Straordinarietà, dovrebbe raggruppare tutte quelle azioni proiettate verso una progettualità futura di Sezze. Cioè le motivazioni per le quali un domani si dovrebbe continuare a votare chi sta gestendo in modo “normale” il Comune oggi. Un insieme di attività finalizzate a dare la massima opportunità di successo ad idee ed azioni messe in essere dai nostri concittadini. Che funga da facilitatore di progetti per una nuova Sezze, tenendo conto di quelli che sono i trend possibili di sviluppo per il nostro territorio.

Mi piacerebbe pensare poi ad un percorso di qualità che sposti la linea della normalità sempre più in alto, andando a comprendere aree che oggi ricadono nello straordinario e così di seguito nel tempo.

Un terzo assessorato dovrebbe essere quello alla Trasparenza ed alla Educazione. Un assessorato che apra con garbo il palazzo comunale e le sue attività al popolo setino. Che rende leggibile a chiunque e dovunque nel nostro territorio l’agire quotidiano e le progettualità future. Che sappia interagire in modo sinergico con le altre istituzioni presente nel nostro territorio (Scuola, forze di polizia, ….).

Infine, un assessorato alla Fantasia che connetta insieme tutte le creatività culturali e non presenti a Sezze.

Chissà forse è solo immaginazione, ma oggi si esce dall’attuale crisi generale e locale solo sognando un nuovo possibile, uscendo da quei schemi di pensiero desueti che tanto male hanno fatto in questi anni grazie alla loro specializzazione solo verso il potere.


16 novembre 2013

di Raffaele Imbrogno

Nova Setia

"Sì, noi sogniamo. Gli uomini d’azione e d’avventura sono dei sognatori: preferiscono il sogno alla realtà. Ma con le armi essi costringono gli altri a sognare i loro sogni. Il vincitore vive il proprio sogno, il vinto vive il sogno altrui.” Simone Weil.

In una giornata come questa mi verrebbe da scrivere: Questo è il Paese che amo …. , ma il timore di essere frainteso mi consiglia altri incipit. Bene proviamo con questo: siamo nel lungo periodo della terra di nessuno tra un Sindaco che non potrà essere rieletto, vista l’attuale legislatura vigente, ed un nuovo Sindaco che verrà. Ma io non riesco a vedere, forse per mia incapacità, un nuovo Mosè che faccia attraversare il deserto alla comunità setina e la conduca verso la terra promessa.  Quello che noto con le mie modeste capacità è uno smarrimento di una vocazione, di uno spirito che possa caratterizzate il nostro Paese. Una comunità che un giorno era caratterizzata da una stretta vicinanza alla terra ed alla sua coltura/cultura molto vicino alla terra, sostituito progressivamente da molto poco. Il nulla si è insediato, ed a differenza di una famosa scrittrice francese io non avverto la costruzione di nuovi granai contro il deserto dello spirito che mio malgrado vedo venire. Sicuramente si è smarrita una vocazione di servizio civile, i vecchi partiti sono in agonia e nuove realtà hanno difficili parti. Non vedo sogni progettuali, coraggiose fantasie, visioni di un futuro possibile per il nostro vivere comune ma tanta confusione e la situazione non è eccellente contrariamente da come pensava un vecchio marxista cinese.

Non credo che in questo nostro Paese non ci siano risorse e forze in grado di pensare una realtà altra da quella esistente. Ma certamente queste risorse sono ai margini della mediocrità imperante. Mi sento coinvolto in questo fallimento come molti altri che in passato hanno usato la voce per dire no. Ma non sono solo. Altri e con più gravi responsabilità sono venuti meno a dei doveri sociali ben precisi. E’ mancata del tutto una classe dirigente nel nostro paese. Settori sociali completamente chiusi nel loro “particulare” ed al massimo interessanti a piazzare la propria prole. Manca un consenso di voci vive e diffuse. Le poche realtà esistenti sono delle enclavi che poco incidono sulla nostra vita, pur avendo meriti non confutabili. Forse questo arcipelago deve vedere la nascita di ponti.

Mi chiedo e chiedo a chiunque ancora abbia avuto la voglia di leggermi fin qui: quale comunità è desiderabile per il nostro Paese? Ci sono le forze per poter pensare a Sezze come un progetto alternativo alla triste deriva della nostra provincia sottoposta a pressioni illegali notevoli? Abbiamo ancora la voglia di pensare a spazi comuni reali, dove poter crescere tutti insieme, o ormai siamo interessati solo a passare il tempo chiusi nelle nostre scatolette di latta in giro per strade e vicoli nati per altri mezzi di trasporto? Siamo definitivamente condannati a vivere alla provincia della provincia chiusi nella nostra Fortezza Bastiani, vivi solo per dominare il deserto dei Tartari.

Da anni non sento voci che tentino di indicare qualcosa di nuovo e di strutturalmente diverso dal piattume esistente. Possibile che vada bene a tutti? O invece siamo ognuno perso a rincorrere i propri guai (cit.)?

Anni fa, molti, proposi la nascita di una Setia Card che rendesse allettante abbandonare per brevi periodo le coste locali per salire da noi in collina, proposi anche la nascita di borse di studio per giovani diplomanti che avessero avuto l’intenzione di iscriversi ad Agraria. Forse solo sciocchezze, chissà. Ma vorrei sentirne di nuove magari meno stupide e molto più sensate.

Ho creduto nella possibilità di un turismo sportivo a Sezze (non vedevo e non ne vedo altri anche oggi). Non si è riuscito nell’intento di creare una città dello sport qui in collina, altri lo hanno fatto (Norcia, Sportilia, ….) e vivono di questo turismo indotto dallo sport.

Qui ci sono tradizioni antiche e nuove che potrebbero essere valorizzate, ci sono possibilità di incontri con culture estere, ma non mi sembra vengano sfruttate se non per vendere più birre o affittare anche delle cantine non molto salubri. Mi chiedo: ma nessuno ha la pazzia di avere idee al di fuori dai soliti cori? nessuno riesce a vedere oltre i posti di lavoro della SPL? Abbiamo avuto amministratori che hanno letteralmente distrutto momenti di incontro del nostro Paese, frammenti di potenziali comunità come Ferro di Cavallo e il Vecchio Anfiteatro e non hanno pagato dazio per questo. Siamo soffocati da auto e mai ho visto nascere un’idea per parcheggi pubblici e chiusure del centro storico e non solo al traffico. Dobbiamo continuare così in preda a gruppi trasversali di potere che definire poi di destra o di sinistra è un vecchio gioco linguistico che sa di Novecento. Siamo in grado come società civile, come individui (troppo spesso incolpiamo i soliti partiti politici di fare solo i loro interessi) di pensare ad un nuovo paese. Siamo in grado di avere un sogno comune?

Non abbiamo più spazi che concretamente possano facilitare la possibilità di creare cultura, partendo da noi stessi. Siamo succubi di quello che ci capita intorno. Che ci debba salvare un nuovo Centro Commerciale nuova cattedrale del pensiero assente? Qualcuno ancora si culla su una visione di un Paese che anni fa era punto di riferimento culturale e produttivo di una vasta area, mentre oggi langue e si desertifica sempre di più. Abbiamo la forza di poter arginare la fuga delle nostre ragazze/ragazzi migliori e di talento o siamo ormai destinati ad ampliare le funzioni di dormitorio del nostro territorio?

Abbiamo del tempo da qui al prossimo eventuale Mosè (sperando che non sia solo uno che farà promesse di assunzioni in vecchie o nuove municipalizzate) per poter progettare insieme. Interessa ancora a qualcuno un confronto un progetto relativo ad una Sezze alta ed altra, una Nova Setia. Nel mio modesto essere sono a disposizione per discuterne per contribuire con le mie piccole forze ed idee. Aspetto suggerimenti sia su questa agorà che tramite la mia e mail : r.imbrogno@tin.it . Ringrazio in anticipo chi vorrà aiutarmi a dare un senso unitario a tutti i mei disordinati pensieri.


11 novembre 2013

di Lucia Fusco

Prezioso Olocausto
Qualche anno fa la scuola di Ceriara di Sezze veniva intitolata ad un soldato, eroe della resistenza, il setino Aldo Bottoni. A pochi giorni dalla fine della seconda guerra mondiale dette la sua vita e la sua giovinezza per noi, perché potessimo essere liberi. 
Questa, invece, è un’altra storia. E’ la storia di un altro soldato, eroe e “santo” che dette la vita durante la prima guerra mondiale per la sopravvivenza della sua famiglia. La sua famiglia, la mia. Si chiamava Cesare Mele, la stele grigia della tomba avrebbe bisogno di restauro. Si trova nella parte storica, monumentale, intorno tante altre lapidi, spezzate, dimenticate. La foto mostra un bel ragazzo moro in divisa, coi baffetti; l’epitaffio recita:

Cesare Mele di Antonio
Granatiere
Come Prezioso Olocausto
Per la Vittoria italiana
Volò in seno agli Angeli
Alla verde età di anni 22
I Genitori Inconsolabili ed Esanimi posero.

Era il 1918 e Cesare, Granatiere di Sardegna, si trovava sul fronte veneto. Da qualche tempo, da casa, riceveva lettere con una calligrafia sconosciuta, e anche le parole non erano quelle in uso a casa sua. Preoccupato, chiese una licenza di qualche giorno al Capitano al quale mostrò le lettere e i dubbi. Dopo giorni di viaggio arrivò in treno, sul “Tuppitto”, che lo lasciò a Velletri. Poi arrivò a casa con le ali ai piedi. 
La casa a Suso, era silenziosa. Trovò gli scuri chiusi e la porta semiaperta: il padre, Antonio, aveva la febbre alta e non lo riconobbe, la mamma, Filomena, in un sussurro, gli raccomandò di stare attento: la Spagnola li aveva colpiti. Che andasse all’Alberito a Ceriara, dove le bestie erano rimaste legate agli alberi di olivo…; anche i fratellini e le sorelline erano malati: il più piccino, Angelo, di pochi mesi, non lo aveva ancora conosciuto, era il più grave. Cesare non si perse d’animo e preparò del vino caldo al quale aggiunse il prezioso chinino di cui, soldato, era provvisto. Raffreddato il liquido lo fece bere ai familiari. Tutti n e assunsero una dose tranne il piccino, perché davvero troppo piccolo per bere quel liquido terribile. 
Poi, a dorso d’asino, partì per la via delle Quartara, tratturo che da Monte Trevi scendeva fino a Ceriara, a pochi passi dalla palude, dove c’era, solitaria, l’osteria di Panici e poche capanne. Raggiunto “l’Alberito” portò sollievo agli animali. Li liberò dalle corde perché pascolassero. Riempì di acqua tutti i “comodi” e poi, prima di tornare a casa, perché era piuttosto stanco del viaggio e delle emozioni che stava vivendo, seminò il favino, in modo che crescesse nuovo cibo per gli animali.
Ma la spagnola lo aveva preso e, tornato a casa, si mise a letto, febbricitante. Il papà, la mamma, Filomena “Calazi”, i fratellini e le sorelline intanto stavano meglio e lo aspettavano per festeggiarlo. Filomena subito si recò dai Carabinieri per spiegare che il figlio Cesare si era ammalato di Spagnola, e non avrebbe potuto ripartire, l’indomani; ma il Maresciallo rispose che, vivo o morto, doveva risalire sulla tradotta e tornare al fronte. <<Figlio bono me’, ha ditto i maresciallo che stai agli letto e che t’arizzi e ariparti quanno stai beno, ca agli Capitano teo ci fa nu fonogramma e ci spiega isso>>.
Il soldato ammalato riposava nella stanza che divideva coi fratellini e coi nonni, un tramezzo lo divideva da un’altra stanza: ora c’era una piccola cassa da morto, fatta con le tavole del letto dei genitori: vi era deposto il neonato, Angelo. Cesare, inconsapevole della morte del piccolo, si stupì di non sentirlo piangere e di tutto quel silenzio intorno. Ne chiese il motivo alla madre: <<Tu teni la freue, deui ariposà. I mammocci stauo dalla uicina, poi quanno stai beno aritornano adecco cu nune>>. Così Cesare poté lasciare la vita tranquillo: quando sentì la morte vicina chiese alla mamma di andargli a prendere l’acqua fresca del pozzo… e morì, solo. Da soldato. Non aveva il coraggio di morire davanti alla sua mamma. Era appena tornato e se ne doveva andare via. Aveva dato a tutti il chinino e lui invece non ne aveva bevuto…
Filomena, sporca, fiera e coraggiosa come Anita Garibaldi, seppellì in poche ore il primo e l’ultimogenito, accompagnati al cimitero dal maestro Nardacci e dalla pluriclasse. Infatti nella casa di Filomena c’era la scuola. Tornati a casa quella madre addolorata offrì al maestro e ai bambini tutte le provviste di formaggio e pane fatto in casa in onore dei suoi cari morti. Dopo aver accudito alla casa e ai sette orfani, tutti minorenni: Paolo, Tommaso, Vincenzo, Lidano, Luigi, Luisa, Giuseppina, scese col fedele somarello giù all’alberito, a Ceriara, “a requete le uestie”. Stavano bene, tutto era a posto, gli animali erano sopravvissuti a quei terribili giorni. Il prato era in fiore: il favino aveva appena iniziato a crescere… e tra le piantine nascenti Filomena notò le orme profonde dei passi del figlio soldato. Un fiume di lacrime finalmente scese dagli occhi di quella madre garibalda che, tra i singhiozzi, baciò le impronte una per una, come fossero una reliquia, e a lungo gridò il suo dolore, urlò, baciò e imprecò il Cielo per lo strazio. 
Ho voluto scrivere questa storia per condividerla e perché non vada seppellita nell’oblio. Quando ero piccola i miei genitori e i miei nonni raccontavano le storie di famiglia, a me e ai miei cuginetti, perché crescessimo in consapevolezza e in sapienza. Perché ci ricordassimo sempre della strada che avevamo percorso, prima di giungere ai nostri giorni. Oggi non raccontiamo più storie di sacrifici ai giovani: sono cose vecchie, superate, inutili, non interessano a nessuno. Io invece credo, fortemente, che il nostro passato, il nostro dialetto, la Storia, siano le cose più preziose che possediamo e una volta perduta ogni memoria saremo rovinati per sempre, come recita il poeta siciliano Ignazio Butitta: 

“…Un populu,
Diventa poviru e servu,
Quannu ci arrobbanu a lingua
Additata di patri:
E’ persu pi sempri.”

Oggi… su quelle orme si fonda la mia casa. Vivo all’Alberito da molti anni…


7 ottobre 2013

di Raffaele Imbrogno

Fenomenologia di Via Piagge Marine

«...ripresi via per la piaggia diserta» (Dante, Inf  1.29)

Di ritorno da diversi mesi passati in giro per l’Europa dietro ad una bandiera italica, torno ad attraversare le vie del nostro piccolo paese. Sono stato anche a Capo d’Istria cittadina di 25 mila abitanti grande come il nostro borgo ma con impianti sportivi per 5 mila persone, pulita e chiara come un gioiello, ma questa è un’altra storia, se interessa ne parliamo più avanti.

Bene mi trovo a passare spesso in Via Piagge Marine (piaggia. - Dal latino medievale plagia, " pendio ", " terreno in pendenza "; subordinatamente " costa ", " spiaggia " [plagia maris]; cfr Enc. Treccani.it) dove vivo e tristemente vedo che una metamorfosi fenomelogica si è avverata. Da strada di transito larga sia per automezzi che per persone che vogliano gradire il bel sole, si è trasformata in parcheggio allargato. 

Auto in seconda - terza fila, nessun rispetto di uscite di garage all’insegna del faccio quello che mi pare. Vero che molti garage di questa strada, che dovevano per l’appunto servire per liberare il tragitto da inutili ostacolati, sono divenuti negozi con il risultato di costituire tappi per la viabilità, ma è anche vero che una diffusa maleducazione o forse una pigrizia congenita fa sì che ci si senta autorizzati a lasciare le auto dove si voglia: anche davanti all’uscita dei Vigili Urbani e dell’asilo nido. Poi se qualche volenteroso vigile, ligio al proprio dovere, si ferma davanti ad una sala scommesse per far sì che almeno quelli parcheggiati in terza fila muovano le chiappe, viene assalito da parolacce varie che la dicono lunga su una parte della fauna che frequenta certi luoghi. Insomma regole poche, ignoranza e baldanza molta. Che fare? Vogliamo calpestarci a vicenda aggredendoci come topi scappati da qualche fogna o pensiamo di avere ancora barlumi di senso civico, di religione civile. Situazioni che mio malgrado vedo presentarsi anche altrove (Porta S. Andrea, Ex Ferro di Cavallo) con negozi aperti 24h che fanno del suolo pubblico un magazzino a cielo aperto anche maleodorante. 

Ma cari concittadini amiamo così poco il nostro territorio???

Forse sarà il caso di fare un Comitato Pro Piagge Marine, che ne pensate???

Sotto - Sezze vista dalle Piagge Marine di Edward Dodwell, viaggiatore Irlandese agli inizi del 1800.


21 settembre 2013

di Sinmone Di Giulio

Calcio Sezze, intervista al vicepresidente Marco Gaeta

"Pronti a disputare una stagione importante, 

forti anche del sostegno dell'amministrazione comunale"

Quello appena iniziato può considerarsi una sorta di anno zero per il calcio setino. La retrocessione della storica Vis Sezze dalla Promozione alla Prima Categoria e l’avvenuto ripescaggio della Polisportiva Calcio Sezze in Promozione hanno mutato radicalmente gli scenari, con l'ingresso in società di forze nuove, motivate a far tornare il calcio che conta nel paese più grande dei Monti Lepini. Tra queste persone va citato, non solo per un mero dato anagrafico, Marco Gaeta, che nella nuova struttura societaria condivide la carica di vicepresidente con Renato Gori. Il 33enne imprenditore pontino, ex calciatore proprio nelle fila della Vis Sezze, racconta le sue aspettative per la stagione appena iniziata: "Lo staff tecnico e dirigenziale che si è formato prevede figure storiche del calcio setino e l’ingresso di giovani, molto stimolati a dare il proprio contributo all’interno della società. 

Per quanto riguarda la prima squadra, abbiamo iniziato con un certo ritardo sapendo solo a fine luglio del nostro ripescaggio nel campionato di Promozione, ma da quel momento ci siamo mossi tutti nella stessa direzione per cercare di raggiungere i nostri obiettivi: allestire una squadra che possa ben figurare in campo e rafforzare  un già valido settore giovanile sfruttando l'enorme bacino a nostra disposizione. Durante la fase convulsa che ha portato alla definizione di un’unica società calcistica per il paese di Sezze (cosa che non accadeva da circa 20 anni), non possiamo che sottolineare la fondamentale presenza dell'assessore allo Sport del Comune di Sezze, Enzo Eramo, che non ci ha mai fatto mancare il sostegno suo e dell'amministrazione di cui fa parte, dando consigli e suggerimenti e appianando alcune incomprensioni che si erano palesate in passato. 

Senza di lui probabilmente avremmo avuto più lacune da superare e se faremo bene in questa stagione e nei prossimi anni sappiamo che in parte sarà dipeso anche dalla sua passione e dalla sua disponibilità. Inoltre, dalla presenza di una sola società calcistica, ne beneficerà anche l’impianto sportivo del Tasciotti che, in virtù di un minor utilizzo, vedrà ridotti i costi di gestione e manutenzione". Stagione attuale ma, soprattutto, prossimi anni. Questo sembra essere il leit-motiv della nuova avventura del calcio setino: "Dal presidente Roberto Rossi - spiega ancora Marco Gaeta - fino all'ultimo collaboratore, passando, naturalmente, per lo staff tecnico e i giocatori, ognuno dovrà avere un ruolo ben definito. Poi sarà come sempre il campo a decidere, ma il nostro compito come dirigenti è che tutto funzioni al meglio, senza voli pindarici e senza promesse chiaramente irrealizzabili in questo delicato periodo di crisi che, inevitabilmente, ha investito anche il calcio". Insomma nessun proclama, anche se qualche sogno potrebbe realizzarsi, come lascia trasparire il vicepresidente: "Nel 1997, da giovane di Lega, ho vissuto uno degli anni più belli per il calcio setino, disputando un campionato di Eccellenza. Le domeniche quando si giocava in casa, era emozionante vedere il "Tasciotti" pieno, mi piacerebbe quantomeno che ci si avvicini di nuovo a quei livelli. Contestualmente - conclude Gaeta - sappiamo di dover andare avanti per gradi e senza forzare la mano, ben consapevoli dei nostri compiti e dei mezzi a disposizione. Le premesse per fare bene ci sono tutte e queste potranno solo che aumentare se la società calcistica ed il paese sapranno unirsi in una cosa sola”.


16 settembre 2013

di Vincenzo Mattei

In ricordo dell’amico e del compagno Fausto De Angelis

L’improvvisa scomparsa di Fausto De Angelis mi ha profondamente scosso e rattristato.

In un “lampo” se ne è andato. Da vecchio amico e compagno non voglio tesserne il necrologio perché “non è morto del tutto”, ma delineare alcuni tratti significativi e caratteristiche di un uomo intelligentissimo. Con lui ho trascorso e vissuto gran parte della mia gioventù e della mia esperienza politica e amministrativa e da lui ho imparato molto. E’ stato per me “maestro e guida”.

Aveva una visione totalizzante della politica: niente succede per caso, ogni avvenimento può mutare senso e destinazione per volontà degli uomini, dei sommovimenti sociali e di classe (come si diceva fino a qualche anno fa). Nulla succede per caso né per cause divine o per volontà del fato. L’uomo è “faber” della sua storia nel  bene  e nel male. Da qui l’impegno l’obbligo morale a cambiare il verso della storia a favore delle classi più umili e  disagiate,  a favore della “classe operaia e dei contadini”. Ciò per snidare i vecchi e consolidati gangli di potere locali, provinciali e regionali annidati nella Sanità, nella Scuola nella Pubblica Amministrazione: i luoghi politici e amministrativi più vicini e consoni al suo impegno dagli anni ’60 agli anni ’90, anni in cui ha ricoperto incarichi di prestigio e di potere. Sì: l’occupazione del potere era l’obiettivo attraverso cui poter modificare i meccanismi distorti, ingiusti e discriminanti nei confronti delle classi più disagiate. In ciò ha rappresentato il simbolo di una classe operaia adulta non più minorenne, in grado di saper governare, estranea ad estremismi demagogici e populistici ritenuti inconcludenti e controproducenti.

Una guida spesso illuministica, che a volte poteva apparire troppo avanti e tracotante ma che, invece, aborriva delungaggini, le litanie e le interminabili mediazioni burocratiche.

Aveva una visione organica da vero intellettuale, lucida e lungimirante della realtà storica effettuale in cui viveva e operava e, quasi sempre, con grande intuito e abilità, anticipava le mosse dell’avversario politico.

Il partito, la militanza, la passione politica, la dedizione assoluta alla causa, lo studio, la ricerca del nuovo: questi sono i caratteri distintivi del personaggio e la lezione che lascia in eredità non solo a quelli come me ma anche e soprattutto ai giovani di oggi.

Intendeva l’esercizio della politica come l’arte più nobile per l’interesse generale e non come tornaconto personale.

Una figura moralmente ineccepibile, sia a livello pubblico e che privato con la consapevolezza di essere costantemente sotto la lente dei suoi compagni e quindi avvezzo ad uno stile e ad un costume irreprensibile e quasi francescano.

E’ morto senza avere conti in banca, senza particolari indennizzi e privilegi, sapeva che tra l’ideale e la politica c’è la prassi e ciò gli consentiva di rifinire come metodo ogni astrattezza e fantasticheria, ogni posizione estremistica e massimalistica affondando le sue opinioni allo studio della storia e della filosofia.

Spesso ripeteva che “l’estremismo è malattia infantile”, citando Antonio Gramsci, il suo autore preferito.

Se ne va, improvvisamente, ma immensa è la sua eredità e il metodo costante di osservare analiticamente i fatti, di sottoporli alle lenti di ingrandimento del partito e di organizzare la lotta politica per una maggiore giustizia e uguaglianza sociale.

Per ciò gli dobbiamo una profonda gratitudine e riconoscenza e dobbiamo essere fieri di averlo avuto tra di noi.

Grazie, caro Fausto.


20 agosto 2013

di Orazio Mercuri

Caro Sindaco, a proposito dello Ius Soli

“PREPARATEVI TUTTI, TRA QUALCHE MESE GRANDE MOBILITAZIONE NAZIONALE CON ""RESISTENZA ITALIANA"" ADERIRANNO TUTTI I GRUPPI SORTI IN QUESTI ULTIMI TEMPI, TRA CUI IL NOSTRO. PREPARATEVI TUTTI, NESSUNO ESCLUSO, E' GIUNTO IL TEMPO DELLA REAZIONE E DELLA DIFESA DELLA NOSTRA AMATA PATRIA. IN QUESTI GIORNI, SI STANNO SVOLGENDO NUMEROSI INCONTRI IN TUTTA ITALIA, IN OGNI REGIONE, PER I PREPARATIVI CHE PORTERANNO, FINALMENTE, ALLA SVOLTA LA NOSTRA AMATISSIMA PATRIA. ORAMAI, SONO STATE RAGGIUNTE DECISIONI IRREVOCABILI. CI SARANNO DUE RIVE, E VEDREMO CHI NE FARA' PARTE E SOPRATTUTTO, DA QUALE PARTE. QUELLA DEL PATRIOTA CHE DIFENDE LA SUA PATRIA E' PARTECIPERÀ ALLA SUA RINASCITA, O A QUELLA DI TRADITORI CHE HANNO PARTECIPATO ALLA SUA DISTRUZIONE”
Queste sopra riportate sono le dichiarazioni del Consigliere di maggioranza Roberto Reginaldi. “Ci saranno due rive, e vedremo chi ne fara' parte e soprattutto, da quale parte. Quella del patriota che difende la sua patria e parteciperà alla sua rinascita, o a quella di traditori che hanno partecipato alla sua distruzione.” Ecco, non penso che ci sia bisogno di aggiungere tante parole, semmai, c’è bisogno di avere solo una qualche risposta dalla nostra Amministrazione che accetta il sostegno POLITICO del Consigliere Reginaldi. 

Su “quale riva”, appunto, vorrà posizionarsi la nostra Amministrazione? E per fare cosa? E a quali ideali politici intende ispirarsi visto che, sempre il Consigliere Reginaldi, su Facebook scrive: “a noi camerati ci piace così tanto seguire le indicazioni del Duce”? Se questa è la linea politica che si condivide mi si può, cortesemente, spiegare la valenza di alcune “commemorazioni” che tanto impegnano la nostra Amministrazione? Inoltre, si pensa forse che il caos che viviamo a Sezze sia colpa di persone che, per svariati motivi, hanno lasciato le loro nazioni di origine, o è dovuto ad un venir meno sempre più consistente di quel senso civico che contraddistingue e forma una vera Comunità? E, se si, chi ha la responsabilità di arginare questo degrado? Per mettere un freno al farneticare contro queste persone (madri, padri, bambini, anziani) di altre nazioni che a Sezze risiedono, lavorano, condividono la loro vita insieme a noi, l’unico rimedio è solo quello di lanciare invettive? O è possibile pensare intanto, nel nostro piccolo, almeno a minuscoli interventi che aiutino il vivere civile, tenendo ben presente però che qualunque tipo di intervento si metta in atto, questo non sarà dovuto al solo fatto che esiste una presenza di stranieri ma che si sta facendo strada un degrado civico preoccupante. 

Allora, ad esempio, perché non garantire una presenza costante e vigile della Polizia Municipale e delle Forze dell’Ordine magari coinvolgendo, per questo scopo, anche l’Associazione dei Carabinieri? O ancora sempre, ad esempio, attivarsi per dare maggiore attenzione allo smercio dei prodotti alcolici mettendo in campo una regolamentazione degli orari delle attività che sappiano tener conto sia delle esigenze e dei loro leciti interessi e sia delle esigenze e del diritto al buon vivere dei cittadini residenti e non?
Insomma, Sezze, possiamo progettare di Ri-Costruirla come Comunità aperta, capace di stare al passo con i tempi, di accogliere e integrare o dobbiamo ormai considerarla una Comunità definitivamente avviata allo smembramento per “fini superiori”?
E se così è, quali sarebbero questi “fini superiori” per i quali stiamo sacrificando questa Comunità che un tempo era punto di riferimento per le Comunità limitrofe e non solo?
Mi piacerebbe ascoltare, almeno su questo, una risposta chiara e mi piacerebbe ancor di più non assistere a silenzi come quelli che, purtroppo, si sono già prodotti nei mesi precedenti anche a seguito di fatti gravissimi qui accaduti e dove nessuna voce dalla nostra Amministrazione si è levata.


18 agosto 2013

di Paola Di Veroli

Il PD, la “responsabilità” di governo e i valori geograficamente protetti

Il PD ha uno statuto, declama solennemente valori, ma…

La componente femminile nelle giunte è un valore da difendere in tribunale se si è all’opposizione (vedi caso ex giunta Alemanno), se si è in maggioranza – bulgara, precisiamo – allora ci si può passare allegramente sopra. A livello nazionale le nostre parlamentari si vantano di aver fatto approvare la doppia preferenza, ma al paesello non si alza una sola voce per la mancata rappresentanza. La giustificazione che si avanza è una sola: la “ragion di stato”. Come se attuare i valori ai quali si è data libera adesione tramite una tessera di partito fosse un attentato alla governabilità! In chi ho contribuito ad eleggere preferisco la coerenza che conduca anche alle dimissioni a questo nuovo e deleterio trasformismo.

E ancora. I “miei” ami-compagni che stanno saldamente al governo del paese si ricordano di aver inserito nel programma di governo il valore dell’integrazione e dell’accoglienza? O hanno considerato queste parole come slogan da inserire per necessità? O, più semplicemente, hanno copiato programmi di altri? Nel caso, auspicabilissimo, che lo ricordino, forse dovrebbero prendere posizione contro gli interventi dalle vaghe connotazioni razziste di un esponente della maggioranza. Per rendere l’idea faccio un copia-incolla, errori compresi, dal profilo facebook  Non capisco la logica dei politici: si fregano i soldi e hanno i priviliegi e fino a qua ci siamo. Ma favorire stranieri che portano degrado? 

Dovranno rispondere di questo. Io sono stanco di vedere italiani che soffrono mentre rom, zingari e barconi vengono qui per poi percepire sussidi ed altro. Ma li vogliamo cacciare via una volta per tutte? facciamo polizia di questi politici che non fanno altro che umilairci?”. Lascio ad ognuno le considerazioni che vuole. Mi farebbe però piacere che il sindaco censurasse pubblicamente questi interventi. O almeno il segretario del PD o quanti abbiano aderito al programma di governo. Non si può nemmeno accampare la scajoliana scusa dell’”a mia insaputa”, visto che ogni singolo clic su fb viene inviato a tutti quelli con cui si ha amicizia, consiglieri, assessori e tutto il cucuzzaro compreso.

Tra l’altro se chi sta in maggioranza e ha pure un assessore di rappresentanza vuole fare pulizia di tutti i politici perché non ne capisce la logica…

Voglio però cogliere il recondito lato buono dell’intervento: l’integrazione vuole regole e certezze, esige diritti e doveri. Ma questa è un’altra storia. E anche qui si attendono azioni concrete.


12 luglio 2013

di Vittorio Accapezzato

Paesaggio, identità e decoro urbano a rischio
La geniale idea, per la collocazione di tre cassonetti dell’immondizia indifferenziata lungo il marciapiede di Via San Leonardo intitolato “passeggiata Fabrizio d’André’ “, merita il primo premio della Città di Sezze.
A nessuno, sarebbe venuto in mente di collocare tre vecchi e malandati cassonetti dell’immondizia all’angolo più caratteristico e più accogliente della passeggiata. All’ombra di un folto, caratteristico e secolare albero è stata giustamente collocata una panchina d’epoca che viene contesa giornalmente da pensionati e giovani mamme che allattano i propri figli.
E’ da ricordare, che il tratto di passeggiata insiste su un’area protetta da vincolo paesaggistico e archeologico.
La posizione dei contenitori, oltre a ridurre tre posti di sosta in un paese che ha fame di parcheggio, non è conforme alle norme del codice stradale:
I cassonetti, ai sensi del codice della strada non possono essere collocati su strade urbane di scorrimento, corriere autoambulanza e mezzi pesanti di trasporto;
Il dispositivo di apertura del coperchio del contenitore si trovi dal lato del percorso pedonale e non sul lato di transito dei veicoli;
L'area di posizionamento dei contenitori ricadente ai margini della carreggiata deve essere delimitata con striscia gialla.
Niente di tutto questo. Eppure i cassonetti che rappresentano un nuovo episodio di degrado urbano sono stati collocati in un itinerario panoramico di bellezza paesaggistica.
L’ideatore, avrà il merito di far chiudere la passeggiata “Fabrizio D’André” perché tra qualche giorno, con trenta gradi all’ombra un cattivo odore dovuto ai cumuli di immondizia accerchieranno i cassonetti stracolmi, invaderanno il marciapiede e occuperanno stabilmente la corsia della Via S. Leonardo in cui circolano, o dovrebbero circolare, gli autobus.
Certamente la scelta della collocazione non offre certo immagini degne di foto ricordo. Avverrà un’emergenza rifiuti da codice rosso anche perché l’area non è opportunamente allestita ai fini dell’igienicità, della facilità delle operazioni di svuotamento ed asporto, della salvaguardia delle esigenze della circolazione. 


10 luglio 2013

di Ignazio Romano

Il Tesoro di Sezze... che pena

Mentre il gruppo In Difesa dei Beni Archeologici si prende una meritata pausa di riposo, soprattutto dopo le sgradevoli vicende del viale dei Cappuccini, io e Vittorio siamo andati a fare un sopralluogo su alcuni Tesori di Sezze dove la SPL, in accordo con la Soprintendenza, ha effettuato dei lavori di pulizia. 

Ad essere onesti ed obbiettivi, - la torre di difesa romana in opera poligonale e il tempio di Giunone Regina risalente al II secolo a.C. - ma anche tutti gli altri resti archeologici sparsi sul territorio comunale, sono considerati "Tesori" da Vittorio, da Vincenzo, da Rita e da pochi altri amici che a Sezze, me compreso, rappresentano una piccolissima minoranza. 

A cominciare dal Sindaco, che del progetto della Via Setina avrà fatto di certo carta da pacchi, la maggioranza dei sezzesi non ha alcuna considerazione per le vestigia del passato, e a dire il vero penso che nel mio paese manca proprio il rispetto per la natura. 

La vicenda dei Cappuccini docet. Invece, è merito dell'architetto Vincenzo Rosella se oggi è stato possibile effettuare le foto ai siti oggetto di manutenzione, che in questo modo trovano ancora l'attenzione di qualche raro visitatore. Che pena.

PS: per chi non si trovasse d'accordo con il mio giudizio, quello che si vede nella prima foto sotto è una delle tante prove della mancanza di sensibilità di qualche cacciatore annoiato.   


25 maggio 2013

di Orazio Mercuri

Namastè!

Saluto il Dio che è in Te!

Oh uomo

Hai deciso!

La tua vita

Vissuta nella dimensione del movimento

Simbolo della totale libertà

Fonte della conoscenza reverente

Cuore della potenzialità dell’esplorare

Direttamente

Le diverse forme

La tua vita

Concepita per esaltare la creatività

Integrando e celebrando

Le diverse espressioni

Le diverse forme

La tua vita

Concepita per creare

È posta ora nell’oblio del tuo cuore

Cedendo alle lusinghe dell’effimero,

Dimentico della potenza dell’Essenza.

Hai deciso

Oh uomo

Di abbattere la Vita

Che ha forma diversa dalla tua

Ma questa decisione che si mostra come conclusiva

In realtà

Si corona, si rinnova

Ogni qualvolta viene agita.

Decidi oh Uomo

Decidi di agire con generosità

Decidi di ascoltare il nostro canto

Decidi di abbattere il muro

Che separa il tuo dal nostro Cuore!

E da Cuore a Cuore

Saluto il Dio che è in Te.

Namastè!



19 aprile 2013

comunicato stampa Giovani Leoni

Prende corpo l’iniziativa a sostegno di Renzi a Sezze, partendo da Facebook

Stefano Madonna: « La sua giovane energia ci dà speranza »

“Noi, parlo della mia generazione, siamo ad un bivio. Dobbiamo scegliere se fare i polli di batteria, o avere il coraggio di usare un linguaggio diverso”. A parlare è Matteo Renzi, il sindaco di Firenze grande promessa della politica nazionale; a rispondere all’appello un gruppo di ragazzi setini. La giovane forza dirompente ed innovatrice è ben evidente negli occhi di Stefano Madonna: « Personalmente seguo Matteo sin da quando era un illustre sconosciuto dalle nostre parti. Le sue idee e le sue azioni le ho fatte mie, perché ho capito che finalmente una realtà riformista poteva esserci in questo paese. Successivamente, alle Primarie del novembre scorso, con grande coraggio ed un pizzico di incoscienza, ho deciso di sostenerlo pubblicamente nella mia città. E’ stata dura perché era considerata da tutti gli esperti una lotta impari, ma il risultato è stato più che buono ». Dopo questa prova, Madonna ha cominciato, senza proclami, a plasmare una vera e propria organizzazione. « Grazie al bel successo, l’associazione ‘Giovani Leoni’ (di cui sono membro fondatore) ha sciolto le riserve, ed ha cominciato ad appoggiare il mio sostegno renziano. Noi abbiamo un obiettivo: ci impegniamo a restar fuori dalle logiche dei vecchi partiti, e vogliamo davvero che una realtà democratica esista, sul modello ‘Obama’. Viviamo un momento difficilissimo, al limite del dramma, con una crisi economica che ha investito totalmente anche le istituzioni. Tuttavia Matteo ci permette ancora di conservare la speranza al posto della rassegnazione, e di fare del dinamismo l’antidoto alla routine logorante ». Si tratta senz’altro di un progetto interessante ed innovativo, che sta già raccogliendo adesioni ed entusiasmo, anche al di fuori dei confini comunali. « Dopo un periodo di silenzio utile per gettare basi reali - prosegue Madonna - ora siamo pronti a partire. Il primo passo è stata la creazione di una piattaforma Facebook, ‘Sezze x Matteo Renzi’: sarà l’organo di informazione per tutti i cittadini setini e non, in cui ci si potrà confrontare e proporre soluzioni, oltre a seguire le gesta del nostro ispiratore. Naturalmente non ci fermiamo alla politica nazionale, ma adotteremo il nostro metodo anche per affrontare i problemi che affliggono la nostra cittadinanza. Dunque le sorprese non sono certo destinate a finire ».


15 aprile 2013

di Franco Abbenda

Certe bombe

“So’ nostrane, so’ tenere
e so’ puro grósse”.
“Guarda che cimarólo,
niro niro e senza pilo”.


I’ commerciante
di carcioffole
manco sa
chi l’ha zappate.


Isso accatta
e porta a ûénne,
vo’ ‘ncassa’
non è nu santo.


E chi mi dice
se ‘sta pianta
è nata a Sezze
o all’Anguillara ?


N’è più ‘Nzino
o La Cicala
a pianta’
i cipollicchi
a ‘nnaffiarle,
concìmarle
e ìrle a còlle
a Portaturo.


Sento dice
di ormùgni
e robba forte.
E le nostrane ?


Ma i controgli
chi ‘i fa ?
Non mi posso
più fida’.


Certe bombe
quand’è notte !
‘Ste carcioffole
…che bòtte !


10 aprile 2013

di Raffaele Imbrogno

Sezze - Detroit

Con una andamento oggi controcorrente Sezze abbandona sempre di più la sua vocazione agricola (in altri paesi e nazioni invece si torna a dare grande importanza a questa attività e non ultime le mafie investono oggi pesantemente sulla terra) per andare in modo catartico e catalitico verso il mondo delle auto e delle moto.

Ma non solo è sempre più imperante nel nostro territorio questa scelta, nel contempo si è trovata una brillante ed originale soluzione alla perenne questione del parcheggio. Infatti le auto, mezzi di movimento, sempre più sono ferme. Vuoi per la difficoltà di acquistare la benzina-oro, vuoi perché molti non sanno dove andare. Le signore auto sono ferme e ben parcheggiate lungo le vie del Centro Storico ed oltre.

Sezze è un paese dominato dalle auto. La nuova Detroit del mondo civile. In attesa che anche nel nostro bel paese si crei una Motown Records Inc. e che arrivino a cantare i nuovi Stevie Wonder, Sam Cooke, Marvin Gaye, … (solo per citare alcuni dei tanti che incisero per quella nota casa discografica che ebbe i natali nel Michigan), intanto possiamo ogni giorno verificare la fenomenologia di questo processo di tardivo ma rapido passaggio nel nostro territorio da una economia basata sulla terra coltivata a quella imperniata su cilindri e bielle.

Quante belle auto, quanti enormi e pulitissimi SUV si trovano lungo le vie del Centro e non solo del nostro paese. Quante ne volete e di qualsiasi marca (grande segno di democrazia frizionante). Parcheggiate in doppia, in tripla fila a far mostra dei propri scattanti e fermi motori, questo è l’imperativo categorico setino dei nostri giorni. 

Basta fare un giro intorno a quello che una volta era il magnifico “Ferro di Cavallo” e che qualche malato architetto ha trasformato in una bianca ed inutile scalinata, per avere una pregnante immagine di questa mutazione economica e, soprattutto, antropologica: esseri umani che sono delle propaggini dei propri sfavillanti mezzi meccanici. Queste auto, signore onnipotenti del nostro territorio, fanno bella mostra di se dando il giusto ritmo lento ed il giusto rilassamento a chi per futili motivi di lavoro o di studio vorrebbe raggiungere le proprie destinazioni in tempo utile. Impongono quel giusto passo lento (un nuovo tango setino) se non fermato che tanto aiuta lo spirito e fornisce l’opportunità per meglio apprezzare il panorama paesano. Forse, stona ogni tanto qualche invasione del sacro manto stradale da parte di qualche negozio aperto 24h, che lancia cassette vuote di frutta e verdura ma si sa il mondo della produzione agricola è duro a morire, ma prima o poi scomparirà e le nostre auto potranno liberamente parcheggiarsi sulle strade del centro paese e da li messere dominare la valle e la palude.


18 febbraio 2013

di Raffaele Imbrogno

Il deserto

Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile l’incontro di domenica a Sezze Scalo presso la Scuola Caio Valerio Flacco. Per una volta molte persone della nostra cittadina hanno avuto una reale e interessante alternativa ad un anonimo pomeriggio presso centri commerciali o altri posti ameni. Un momento per riflettere. Il tema dell’incontro poi era e resta, purtroppo,  di estrema attualità nel nostro territorio che di recente ha visto molti casi di delinquenza comune legata al mercato degli stupefacenti.

Il tema delle droghe ci accompagna da anni e da anni molti giovani muoiono per un abuso di tutte le sostanze dopanti, legali e non. Molti sistemi educativi poco hanno fatto e poco fanno per prevenire questo grave fenomeno e poco ancora fanno per creare anticorpi forti.

Quindi, ancor più meritevole è chi ha dedicato del suo tempo per consentire un incontro per i membri della comunità setina ed in particolare della Stazione di Sezze. Durante la tavola rotonda ho avuto modo di sentire interventi molto validi ed altri scialbi e poveri sia di contenuti che di idee. Non è facile porsi davanti a questo fenomeno. Soprattutto quando anche realtà che dovrebbero creare valori, momenti di comunità per dare difesa a giovani soggetti in formazione, danno esempi terrificanti: mi viene subito in mente il fenomeno del doping nello sport, dove pur di vincere un prosciutto anche atleti dilettati si iniettano tanto di quel veleno da metter paura.

Quando basta entrare in un qualsiasi bar e vedere quanti alcolici vengono venduti in modo allegro a molti minorenni. Quanta disinformazione esiste sulle morti provocate dal fumo, in quella grande ipocrisia pubblica che mette etichette sui pacchetti di sigarette inneggianti alla morte ma poi acquistabili banalmente.

La domanda che da sempre ci si pone è cosa fare. Non ho lo spessore per poter dare una risposta completa ed esaustiva sul tema, ma alcune riflessioni volevo condividerle su questa agorà che il sito di Romano ci mette a disposizione. Nell’entrare presso il plesso scolastico ho visto ragazzi giocare a pallone per la strada, tra le macchine e mi sono ricordato che allo Scalo non esiste un centro di aggregazione sportiva non legata ad un società sportiva. Un qualcosa di simile a quei vecchi Oratori che tra molti aspetti critici consentivano a molti giovani (quasi sempre maschietti però) di passare il tempo libero in modo relativamente tranquillo. Io sono cresciuto passando molte ore presso un oratorio romano ed imparando lì a giocare a pallacanestro. Come dico spesso lo sport fatto bene può far bene, ma fatto male fa molto male. Ma almeno che si creino presso la nostra comunità e nel nostro territorio dei luoghi aperti dove poter praticare dello sport. Dei circuiti per correre a piedi o in biciclette senza il rischio di esser emessi sotto dall’imperante mostro che si chiama auto. 

Che si possano avere dei piccoli centri polisportivi dove creare dei momenti sani e professionalmente validi di offerta sportiva. Ma non solo sport, luoghi che possono avere spazi per giovani band per provare musiche, ballare e stare insieme. Lo Scalo sembra un deserto. Luoghi di aggregazione oltre alla Chiesa (non provvista purtroppo di uno spazio sportivo) quali sono? Lo slargo della Stazione (di una tristezza infinità) e lo spazio davanti alla scuola ed alle poste. Ma questi sono solo luoghi dove condividere la propria noia e niente di più. Allora sarebbe il caso di poter leggere di progetti edilizi per centri sportivi e non solo finalizzati all’aggregazione delle nuove e vecchi generazioni: campi sportivi, di bocce, per poter giocare a carte e fare aquiloni, …. Invece di buttare il nostro denaro nel rifare Ferro di Cavallo (idea idiota) o distruggere l’Anfiteatro (ma chi mangia su queste stupide idee?) non sarebbe il caso di approfondire il turismo sportivo e di rilanciare l’impiantistica attuale, di proteggerla e non abbandonarla alla distruzione, di creare nuove forme di incontro sportivo e sociale. Siamo in campagna elettorale regionale ma di queste cose ne sento poche. Sarò sordo io? Resto in attesa di risposte. Grazie.


27 gennaio 2013

di Raffaele Imbrogno

Non siamo un paese per giovani

Non siamo un paese per giovani. Purtroppo è così. Anche sabato 26 gennaio 2013 i giovani studenti setini non hanno trovato il bus del Cotral che doveva portarli al capoluogo di provincia per frequentare le lezioni. Forse perché sono giovani e non hanno un gran peso sociale e sono come delle persone invisibili che possono essere trattate in questo modo da una Società di trasporti pagata con le nostre tasse che fa del buco in bilancio la sua vera vocazione e paga fior fiori di stipendi a manager ben raccomandati dai scaltri politici locali. E’ proprio vero che questi ragazzi sono troppi educati ai miei tempi (forse sbagliando) ma già da molto e per molto meno si sarebero bloccate strade ed incroci (e Sezze ha una lunga tradizione al riguardo). Ma noi eravamo una generazione maleducata, loro sono educati e ricevono solo schiaffi. Non mi sembra molto bello.
Allora vista la completa inefficienza di questa società regionale non rimane che chiedere al Sindaco di Sezze, alla Giunta del Comune, a tutti i consiglieri di darsi da fare per togliere questo paese dal parcheggio sociale dove ci vogliono rinchiudere. Alzate la voce, fatevi sentire. O siete troppo presi dalle prossime elezioni? Direi che è ora che un colpo di orgoglio smuova i nostri politici, forse presi da altre faccende legate a varie SPL, acque e fogne varie e che mettano in agenda (oggetto di questi tempi di moda) delle azioni in difesa delle nuove generazione setine che niente hanno meno delle altre locali. Fateci capire se siete anche voi una casta come molte altre presenti nel palcoscenico politico nazionale o no.
Già mi sembra fin troppo complicato il percorso di un giovane studente e molto buie le sue prospettive se in più si deve far fatica anche per poter raggiungere la sede scolastica e da questa tornare, cercando di non essere stipati come animali.
Siamo veramente una comunità dislessica che non riesce ad esprimersi in modo corretto ed a farsi capire da chi governa. Forse dovremmo almeno cominciare ad urlare lo sdegno legato ad una quotidianità scadente. 
Aspetto risposte dalle nostre autorità se ancora pensano di poter esser tali.


18 dicembre 2012

di Raffaele Imbrogno

L’isola/mento

Per valutare quanto una zona di territorio sia più o meno collegata con il resto di una regione geografica basta valutare la qualità delle sue arterie di comunicazione. Ora il tratto di ferrovia  che collega il nostro paese a Roma (ma anche Napoli) negli ultimi anni ha subito un tracollo negativo in termini di quantità e qualità dei servizi. Basta parlare con uno/una dei/delle tanti/e pendolari che abitano a Sezze per vedere a quale odissea quotidiana è sottoposto/a. Treni quasi sempre in ritardo se non soppressi, condizioni di viaggio ridicoli e con livelli igienici paurosi. Il tutto confrontato al costante aumento dei biglietti e abbonamenti fa disperare. 

Poi ci sono le condizioni della S.S. 148, la cosiddetta Pontina: strada regina per incidenti, buche, manto stradale fatiscente. Una strada percorsa sempre da più auto visto che negli ultimi anni molte famiglie e persone hanno abbandonato Roma per trasferirsi a Pomezia, Aprilia, Latina, … nella speranza di trovare condizioni di costi economici più abbordabili. Bene possiamo dire che nella nostra provincia (che era destinata a confluire con Frosinone ma la casta dei politici di professione ha fermato tutto per il momento così da garantire stipendi inutili ai tanti burocrati ....) è bella che isolata dalla Capitale ed anche da Napoli. 

Non è isolata dalla Camorra visto il suo progressivo e costante diffondersi in zona con acquisti di terreni, fabbricati, hotel, … tutto. A questo isolamento provinciale noi setini, per non farci mancare nulla, sommiamo anche quello del nostro paese dal resto della provincia. Isolati due volte. Isolati al quadrato. Alzatevi la mattina e cercate di raggiungere Latina, se non siete provvisti di mezzi propri è molto dura. I mezzi COTRAL sono assurdamente fatiscenti. Si rompono come se niente fosse. In modo pericoloso (quando partono) affrontano la salita (o discesa dipende dalla direzione ma il risultato non cambia) delle Coste. Ma più delle volte e soprattutto negli orari più sensibili per lavoratori e studenti non partono. 

Allora come siamo messi in una società che si dice sempre più Glocale (brutto neologismo che mi ricorda lontanamente dei servizi igienici, ma forse è colpa della mia mente malata!?) sempre più bisognosa di collegare il proprio Locale (territorio, prodotti, cultura, cittadini) al Globale dell’attuale mondo che ci circonda? Male molto male. Siamo a margini di una provincia ai margini. Sarebbe necessario urgente uno studio sulla situazione dei collegamenti del nostro Paese al resto della provincia, della regione e della nazione almeno e dei suoi flussi di spostamento principali. Sarebbe necessaria una azione popolare e politica per mettere al centro delle esigenze della popolazione setina le possibilità di scambio con il resto del territorio circostante. Una forte richiesta di migliorare le strutture e infrastrutture che consentono di muoversi. 

Poi dovremmo migliorare le nostre strade (piene fin troppo di buche), evitare il diffondersi dell’occupazione del paese da parte delle auto: parcheggi selvaggi, mai controllati soprattutto nelle vie di accesso al centro del paese: il nostro biglietto da visita. Ma basta salire per Sant’Andrea e se riuscite a salire e/o scendere  tranquillamente ritenetevi fortunati.

Insomma possiamo fare qualcosa per uscire da questo agonizzante isolamento o no?


10 dicembre 2012

di Franco Abbenda

Flash mob '62 a Ferro di Cavallo

Flash mob (dall'inglese flash: lampo, inteso come cosa rapida, improvvisa, e mob: folla) è un termine coniato nel 2003 per indicare una riunione, che si dissolve nel giro di poco tempo, di un gruppo di persone in uno spazio pubblico, con la finalità comune di mettere in pratica un'azione insolita (da Wikipedia).

“Che ne dici di provare a radunare i sezzesi nati nel 1962, per provare a ritrovarci tutti insieme, ormai 50enni, magari solo per fare una foto a Ferro di Cavallo” ?

Convocati solo con un passaparola, molti cinquantenni hanno risposto all’appello, sabato 8 dicembre 2012 alle 12,00.

Ripensando agli anni della nostra infanzia, ed a Sezze degli anni 60/70, ecco una carrellata di immagini sfocate e di ricordi (al maschile) che sarà difficile dimenticare.

Qualcuna delle amiche presenti al flash mob ‘62 potrebbe provare a scriverla anche al femminile…

Noi che…1962 + 50 = 2012 >

Noi che…

> la foto col cavallino da Bucciarelli o da Fernando

> grembiule con fiocco e le minestrine cattive all’asilo di Via Annia

> il '68 dai banchi di Iª elementare, alle scuole Rappini o Pitti

>  i quaderni ed i gessetti da Tetto, da Maria Teresa o da Nanda

> le bacchettate sulle mani dai maestri…ed il resto dai nostri genitori

> a suigli, a zuppì, a chiapparella, a giggiolorima ecc. ma sempre pe' la via

> chierichetti con la “cotta” per la benedizione pasquale delle case

> a lécine, a sciuscèlle o a ficorappizze pe' la Vallicella…co’ tutta la puzza

> le pallette di sabbia con l'elastico alla Fiera

> i pantaloncini corti all'inglese per la Prima Comunione

> l'inaugurazione delle Scuole Elementari di Piagge Marine

> le figurine calciatori da Giggiotto o da Ernesto, giocate a scoppitto e a “ppà

 > al Cinema con 120 lire, oggi due film e le nocchie da Valeria

 > il cono gelato dalla finestrella laterale del Bar di Aristide

 > a cavallo dei leoni in Piazza IV Novembre

> la visita all'ossario sotto al “Muro della terra

> a pallone tra le poche macchine parcheggiate davanti a San Pietro

> il Super Santos molto meglio del Supertele

> a stoppa “di giornaletti

> a carambola o a bazzica al Bar da Guido Bozambo

 > la legna per i falò del Venerdì Santo

> gli scherzi ad Antonio il sacrestano

> le medie alle Pacifici De Magistris o alle Caio Titinio

> le prime partite di calcio con le porte vere all'Anfiteatro

> Luigi Di Rosa e Sezze al Telegiornale

> la pallacanestro al campo scoperto dietro ai Cappuccini

> dietro ai Cappuccini i primi baci, noi ormai cresciuti


27 novembre 2012

di Ignazio Romano

Setino, ovvero mettere insieme i sezzesi

Ecco la passione che alimenta uno spazio dove l'unico profitto è quello ideale 

Domani questo sito compie dodici anni, ed in tutto questo tempo nessuno può negare che la costanza e la coerenza, anche nel dare spazio a pensieri che non condivido, sono stati alla base di un percorso democratico seguito con più di 780.000 visite dagli amici di tutto il mondo sulle pagine internet di www.setino.it.

Dodici anni di costanza nel proporre in diversi ambiti il concetto che sta alla base del successo di ogni comunità, ovvero la coesione, a Sezze raggiungibile solo con un cambiamento di mentalità. Dodici anni di coerenza nell'indicare a tutti i livelli la sola via praticabile per migliorare la qualità della vita, quella dove l'interesse diventa comune anche nella diversità, salvaguardando il rispetto reciproco, attraverso un percorso di partecipazione. Eppure, a fronte di un pensiero chiaro come la luce del sole, molte sono state le forze avverse. 

La cosa non deve meravigliare in un paese dove negli anni sono state buttate via troppe opportunità, ma soprattutto dove è mancato il rispetto per le vocazioni naturali del territorio. Vocazioni come l'agricoltura e il turismo di cui si parla sempre, per le quali c'è stato anche chi si è battuto con passione, ma che alla fine hanno lasciato il posto a più facili vie di sviluppo che nel tempo hanno logorato e sfinito un paese che oggi rischia di perdere la sua identità.

La colpa "di chi" ora non ci interessa. Io penso che "non è mai troppo tardi" e che è tempo di dare a Sezze e ai sezzesi una nuova opportunità, partendo da un progetto chiaro, condiviso e che vede nella partecipazione attiva il suo elemento di forza. Le stesse parole però le abbiamo già sentite e continuiamo a sentirle a copertura di progetti vuoti che già in passato si sono rivelati dei fallimenti.

Questo perché non si è rispettato il principio fondante della partecipazione e della condivisione del processo che porta a modificare positivamente la mentalità di un luogo: partire dal basso.

Anche questa non è certo una mia scoperta, però finora tutti i progetti (vedi STILe) che correttamente prevedevano di partire dal basso, in pratica sono stati calati dall'alto. E proprio da li che ci sono stati gli errori, le aberrazioni di una gestione arrogante del processo di sviluppo.

In passato la mia proposta si è chiamata "Consulta delle Associazioni", che però manteneva il peccato originale, ovvero partiva dall'alto. 

Oggi la nuova proposta, che punta a valorizzare quelle vocazioni del territorio finora solo sognate, si chiama "In difesa dei Beni Archeologici" un gruppo formato da cinque associazioni di Sezze: Circolo Lepini Legambiente  -  A.P.S. Cammino  -  Circolo Culturale Setina Civitas - Coldiretti Sezze  -  Associazione Culturale CON-TATTO.

Questo gruppo ha presentato al Comune di Sezze il progetto "Valorizzazione dei Beni Culturali di Sezze" pubblicando un Manifesto con cui si chiede l'adesione a persone, associazioni e enti che intendono condividere l'obiettivo di realizzare uno strumento capace di dare a questo territorio la possibilità di uno sviluppo sostenibile, ovvero uno sviluppo che lega, in un rapporto di interdipendenza, la tutela e la valorizzazione delle risorse naturali alla dimensione economica, sociale ed istituzionale. 

Un progetto ambizioso, che ha già raccolto il Patrocinio del Comune di Sezze ed ha messo insieme appassionati, associazioni e figure professionali che si sono rese disponibili per dare il proprio contributo a un'impresa ideale che può cambiare le sorti del paese.

Il disegno qui riportato è di Edward Dodwell, viaggiatore Irlandese che agli inizi del 1800 ha realizzato tra la Grecia e l'Italia un lavoro di ricerca di cui fanno parte 127 tavole. Qui sotto, la tavola 115 è l'unica in cui Dodwell riproduce un intero paese. Non è stato nel tempo l'unico ammiratore del nostro paese, ed ancora oggi la vista dalle Piagge Marine può dare forti emozioni a chi ama Sezze e il bello.


25 novembre 2012

di Raffaele Imbrogno

Un paese sponsorizzato?

Avrei dovuto capirlo prima. Già dalle varie feste della birra che negli ultimi anni senza avere una tradizione locale si sono diffuse nel nostro paese. Invece no. Sono proprio un testone e/o stupido cronico chissà?! Oggi però ne ho avuto la certezza estrema. Sezze è un paese sponsorizzato da una famosa marca di birra. La stessa che organizza il “terzo tempo” delle partite della nostra nazionale di Rugby. Devo dire che non me lo aspettavo proprio, ma dopo aver fatto negli ultimi due giorni lunghe passeggiate per il centro storico e non solo, grazie al bel tempo di questo stupendo novembre, non ho più dubbi. Vi suggerisco, per averne anche voi piacevole conferma, di passeggiare lungo Via Piagge Marine e già all’altezza del presso delle scuole elementari se vi affacciate verso la scuola potrete vedere molte bottiglie di birra della famosa marca sponsor poste a mo di suggerimento commerciale. Be, un dubbio mi sovviene: non è molto corretto porre queste bottiglie sul prato di una scuola per bimbi di 6-10 anni ma la legge del mercato non conosce ostacoli. Ma non si ferma qui questa penetrante campagna di sponsorizzazione, dopotutto il marketing sociale e politico è la nuova frontiera del saper vendere. Lungo i viali che ho percorso ed in vicinanza dei bar (suppongo luoghi eletti a collettori di questa campagna) molte altre presenze di queste belle bottiglie posate sui marciapiedi, sui bordi delle finestre, vicino le auto, lungo i prati del Monumento. Una campagna veramente capillare e ben orchestrata. Mi chiedo se almeno a livello di entrate delle pingue casse comunali, questo comporti una voce positiva. Spero proprio di si. Non voglio e non posso pensare che questo possa dipendere dalla maleducazione di noi abitanti setini di nazionalità italiano o no e/o da incuria di chi dovrebbe ripulire il nostro habitat. No è solo che siamo un Paese sponsorizzato. Certo.


21 novembre 2012

 ricevo da Orazio Mercuri e pubblico

A tutti gli studenti dell'ISISS Pacifici e De Magistris di Sezze

Seconda lettera aperta ai nostri figli

…stand up for your rights!”

Cari studenti,

il Comitato dei genitori intende condividere con voi alcune semplici considerazioni sulla proposta di occupazione da voi avanzata.

1-   Condividiamo con voi le critiche alle politiche di austerità e di tagli che stanno colpendo la scuola pubblica;

2-   Apprezziamo il comportamento da voi tenuto fino ad oggi anche nella gestione della difficile situazione interna della nostra scuola;

3-   Crediamo però che la comprensione dei problemi, soprattutto di quelli più complessi come le politiche della scuola, richieda forme e modalità di discussione e di informazione non fattibili in situazioni di massa caotica;

4-   Vi proponiamo di condividere con docenti e genitori forme di cogestione per l’approfondimento delle tematiche della scuola che stanno a cuore a tutti noi;

5-   Non crediamo che, dati i gravi problemi interni in via di soluzione proprio in questi giorni decisivi, sia il caso ora di creare  una situazione difficilmente gestibile come l’occupazione della scuola che potrebbe facilmente essere strumentalizzata da coloro che non condividono ciò che tutti noi, con grande impegno e correttezza, stiamo facendo in questi giorni.

Vi invitiamo pertanto a prevedere altre forme di confronto e partecipazione, restando a disposizione per un confronto, supporto e dialogo.

Vi invitiamo con i vostri genitori e i vostri docenti  a partecipare all’assemblea che come comitato dei genitori abbiamo convocato per venerdì 23 p.v. alle ore 16,30 presso l’aula magna della scuola.

Sezze, 18 novembre 2012                                                                IL COMITATO DEI GENITORI


11 novembre 2012

 di Orazio Mercuri

Lettera aperta al Sindaco. Anti Antipolitica, ovvero Polis

Caro Sindaco,

non sono assolutamente d’accordo, almeno nelle condizioni ambientali date, con la scelta di azzerare le indennità ai consiglieri, alla giunta e a se stesso.

So che, soprattutto in questo momento, l’affermazione che faccio non liscia certo il pelo all’ondata della cosiddetta antipolitica, oggi tanto di moda. Ma, come dire, sarà forse perché ho sempre avuto poca fiducia nelle ondate “rivoluzionarie”. Non mi hanno mai entusiasmato. Infatti, a quei governanti se ne sostituiranno, ovviamente, degli altri. Ma, ragionare di “categoria” di governanti equivale a ragionare in modo impersonale e, spesso, è proprio quando costruiamo le “categorie” che diamo rifugio e spazio a furbi, a volti oscuri, a eminenze grigie. E, altrettanto spesso, sono proprio costoro che, guarda caso, prendono in mano le leve del comando. E tutto continua a perpetuarsi. Perfino l’illusione: quella che sia avvenuto il cambiamento. Sono perfettamente conscio del meccanismo che governa il potere e che rende ricattabili e quindi innocui proprio chi ha voglia di cambiare e di bonificare. È proprio grazie a questa consapevolezza che penso che il cambiamento non ce lo potranno mai consegnare i megacontenitori (seppur importanti e anch’essi valutabili in base alle regole che si danno, alla capacità che dimostrano saperle rispettare e al programma di governo che presentano), ma le singole persone che all’interno di questi operano. E siccome sono le persone, innanzi tutto, che dobbiamo valutare per la loro serietà, competenza e moralità e, non meno importante, per la loro autonomia economica, non possiamo esporle al ricatto.

La politica è anche principi e simboli. Per questo affermo che va tenuto salvo il principio che chi governa venga messo nelle condizioni di avere un’autonomia economica attraverso un adeguato e ragionevole compenso. Le cronache ci hanno raccontato abbondantemente che chi vuol rubare non si accontenta ne di 400,00 € ne di 1000,00 ne di 10.000,00 ne di 100.000,00. Li considera semplicemente un acconto, poi …

Quindi, chi ha assunto un ruolo di governo, se ha un lavoro o una professione che, a suo parere, lo remunera già in modo adeguato secondo le sue aspettative, bene, porti al minimo i suoi compensi. I cittadini, soprattutto in questo momento di crisi economica, apprezzeranno questa sensibilità. Ma si lasci attivo il principio dell'autonomia economica ricevendo un compenso, ad esempio, di € 1,00. Chi pensa poi di dover dedicare, addirittura, completamente il suo tempo alla gestione della cosa pubblica e, per ciò, non potrà avere alcuna fonte di reddito alternativa, non può essere lasciato alla mercé di persone senza scrupoli che, qualora dovessero avvertire un momento di difficoltà del rappresentante del popolo, si pongano magari come benefattori salvo poi presentare il conto che, ovviamente, graverà sulle tasche dei cittadini.  In questo caso il compenso è una tutela e dovrebbe essere obbligatoriamente percepito a meno che l’eletto non dimostri, in modo chiaro e trasparente, come sostiene se e la sua eventuale famiglia. Le risposte naturalmente possono andare dalla questua alla vincita al superenalotto. L’importante è che tutto, una buona volta, sia trasparente e venga reso pubblico. Come, del resto, avviene nei Paese evoluti e rispettosi dei cittadini.

Invito pertanto a ripensare questa scelta e, con coscienza e parsimonia, ricalibrarla. Se vogliamo effettivamente tutelare le risorse che dei contribuenti, chi ha responsabilità di governo della cosa pubblica, va risolutamente controllato ma, altrettanto risolutamente, protetto. Che l’antipolitica si sbracci pure, ma che i simboli, i principi, i pilastri della democrazia vengano difesi.

Con affetto e rispetto.


2 novembre 2012

 di Raffaele Imbrogno

Cosa stiamo diventando, o cosa siamo già diventati ….

Negli ultimi mesi per lavoro ho passato lunghi periodi in giro per l’Europa, alternando brevi soggiorni a casa. Leggevo, grazie alla stampa ed alla rete, quasi tutte le notizie relative a Sezze. Ho letto della triste questione dello sfruttamento di poveri rifugiati politici, che credevano di trovare nelle nostre terre un trattamento umano e venivano accuditi come bestie. Molto triste. Ho letto di diversi casi di delinquenza nel centro cittadino e nelle periferie: furti, risse, accoltellamenti... Cose che non possono lasciare tranquilli. 

Poi nel giro di due giorni la nostra cittadina è assurta alle cronache televisive locali e nazionali. Prima con un servizio televisivo sulla gestione personalistica di una azienda pubblica: l’Astral; servizio in gran parte incentrato su Sezze e che ha preso spunto da questo episodio per parlare della oramai insostenibile situazione della morale pubblica e delle profonde storture del rapporto tra politica ed economia. Infine, il gravissimo episodio di sangue dell’altra sera relativo ad un duplice omicidio per un regolamento di conti tra bande dedite allo spaccio di droga nel nostro territorio. Fatti e tematiche tra loro distanti (forse) ma che convergono nel dare una immagine di Sezze molto preoccupante. 

Elementi sufficienti per mettere in allerta e sollecitare profonde riflessioni tra le forze politiche, la società civile, le singole menti. Gli elementi appena tracciati (chi scrive non ha la pretesa di essere un sociologo e non ha ricerche da presentare e se ne scusa), mettono in crisi la visione di una cittadina tranquilla, operosa, con un suo tessuto produttivo sano e vispa da un punto di vista culturale. Tutte le presunte elite del nostro paese si devono sentire sotto accusa e devono, se ancora hanno voglia di sentirsi tali, accelerare (se mai è partito) un serio processo di esame su cosa stiamo diventando o siamo già diventati. 

Spero che queste elite non si siano accontentate in questi anni solo di piazzare i propri rampolli in posti statali e para statali ed abbiamo ancora la voglia di giocare il proprio ruolo nell’agorà del nostro paese. Tanti sono stati i segnali di un progressivo declino di Sezze: contrazione dell’occupazione, abbandono degli studi da sempre più giovani, qualità della vita per le vie del nostro territorio, progressive vendite di fette importanti delle terre setine a soggetti economici dalla reputazione poco cristallina, imprenditori edili nati sullo sfruttamento della massa di stranieri a disposizione ed adesso compressi dalla crisi del settore edile, … Basta poco per rendersene conto di persona. Basta alzarsi presto la mattina ed andare a prendere inesistenti pullman del COTRAL, che dovrebbero portare i nostri giovani e chi lavoro presso le sedi delle loro attività. Basta prendere un treno e salire/scendere alla locale Stazione dello Scalo (un vero ingresso del nostro paese) per rimare atterriti. Molte sono state in questi anni le cose abbandonate ad uno “sviluppo” selvaggio. 

Quanti siamo nel nostro territorio? E chi lo sa. Quanti residenti ci sono provenienti da altre nazioni e come vivono? Cosa fanno nel nostro territorio? Dove vivono o dormono? Siamo in grado di capire le dinamiche di questo incontro tra diverse culture o si aspetta l’ennesimo caso di violenza? Si vuole prevenire o si lascia il tutto al solo controllo poliziesco (se mai esiste) del territorio? Sarebbe rasserenante sapere che qualcuno sta pensando a questo coacervo di problemi. Ma dal mio parziale osservatorio non recepisco nessun segnale. Che sia sordo io? Lo spero, ma allora invito chi si sta muovendo ad alzare la voce a farsi sentire a mandare chiari segnali, ad organizzare incontri, riflessioni, documenti su quanto sta accadendo. Che si rendano pubblici dati, che si smascherino soggetti che illegalmente si stanno arricchendo sulle spalle di soggetti deboli, di chi sta prosciugando ed avvilendo il paese. 

Che non si pensi sempre e solo a fogne e cose del genere. Che le tante Associazioni Culturali escano dal loro sistema auto referenziato e diano immagine, voce e corpi alle contraddizioni che il paese sta vivendo in modo autistico. Il Sindaco di Sezze ha detto in una intervista che si deve riflettere. Un buon inizio! Speravo che qualche cosa fosse già chiaro e si stesse già in qualche modo agendo. Ma se qualcosa ancora non c’è non è più rimandabile e non può essere solo responsabilità dell’apparto amministrativo-politico di Sezze (che responsabilità ha in ogni caso, visto che è quello chiamato in prima battuta a dettare le linee di governo del nostro territorio). Bisogna che ognuno esca dal proprio torpore anestetico e si faccia disponibile per momenti di incontro / confronto e poi che si sia coerenti nell’agire quotidiano. 

Se vogliamo ridare a questo paese un momento di riscatto da una mediocrità ammorbante bisogna che ognuno cerchi di dare le sue eventuali eccellenze in ogni campo del comune agire. Si deve ricreare uno spazio pubblico vero, articolato, essenziale per un vero vivere in comunità. Bisogna rompere le tante ragnatele che sono state posizionate nei nostri vicoli, rompere una omertà acefala e aprire un vero confronto dove ognuno partendo dalle proprie colpe e responsabilità si dia una smossa prima che sia troppo tardi.


18 ottobre 2012

 lettera di Alessandro Luccone al Sindaco di Sezze Andrea Campoli
Ora la Dondi stacca l'acqua anche in autunno

Caro Sindaco, le scrivo per l’ennesima volta per segnalare la carenza di acqua nella zona Via San Bartolomeo fornita dalla linea di via cappuccini di cui lei conosce molto bene le problematiche.Le ricordo che ci abitano 4 famiglie di cui una composta da due disabili anziani e una famiglia con due bambini.La sera costantemente, adesso anche in periodo autunnale/invernale si eseguono manovre per cui l’acqua viene staccata la sera e ricollegata la mattina seguente.
Andiamo sempre peggio in quanto le ore di fornitura diventano sempre meno, prima la staccavano alle 22 e riattaccavano alle 5.00 adesso la staccano alle 21.30 e la ricollegano alle 6.30.

Io la mattina mi alzo alle 5 per andare a lavorare e la sera rientro tardi dal lavoro cosa devo fare: devo cambiare comune di residenza?Lavoro fuori regione, per anni ho lavorato fuori paese (Pomezia, Roma, Latina) ora lavoro tra la Toscana e la Campania, ma sono sempre residente e Sezze perché ci sono nato, ci sono nati i miei figli e ci voglio rimanere. Le tasse come IMU, TARSU, e la famosa  addizionale comunale che si dice lei voglia aumentare, le pago regolarmente al Comune di Sezze.

Lei è stato votato con forte maggioranza anche a fronte degli impegni che ha preso e ha fatto capire vuole portare avanti nella lotta al disservizio DONDI: e io l’ho votata a fronte di questi impegni che pensavo volesse portare avanti seriamente. Mi dica lei se è veramente il caso che lasci il paese, per pagare le tasse in un altra città dove ci sono servizi più efficienti, oppure se un giorno sarà possibile avere anche a Sezze un servizio pubblico che si rispetti.


16 ottobre 2012

 comunicato
Canusìa apre il corso di Ballo Popolare a Latina Scalo 

Per il terzo anno consecutivo il gruppo di ricerca sulle tradizioni popolari Canusìa terrà a Latina Scalo un corso di ballo popolare. Si potranno conoscere ed apprezzare la pizzica, la tammurriata, il saltarello ed altre danze che accompagnavano un tempo (ma in molti casi anche oggi) i momenti di festa e di incontro familiare. La musica e il ballo, infatti, erano importanti per cementare i rapporti all'interno di una comunità ed attraverso essi nascevano amori, amicizie e soprattutto momenti di inebriante allegria. E proprio nel segno della riscoperta di queste tradizioni il corso illustrerà le modalità e la tecnica di alcuni esempi di danza popolare. Durante le lezioni e appositi incontri si descriveranno i contesti dove si celebrano le feste e le occasioni di ballo, anche attraverso l’ausilio di audio-visivi. I corsi saranno tenuti da Anna Maria Giorgi, danzatrice dall’età di 4 anni, che si occupa stabilmente dal 2006 di danze e musica popolare. Le lezioni si terranno presso i locali dell’Associazione di Promozione Sociale Nova Urbs (via del Pioppeto 17 Latina Scalo) tutti i lunedì e martedì dalle 19:30 alle 21:00. Per chi volesse provare è possibile effettuare una lezione gratuita. Inizio corsi 29 ottobre. 
Per informazioni è possibile contattare i numeri 3495942219 e 3481316268 oppure inviare una mail a canusia@alice.it    www.canusia.it 


11 ottobre 2012

 lettera di Annalisa Savelli al Sindaco di Sezze Andrea Campoli
"Tariffe mensa scolastica, vergogna del paese"!

Salve signor Sindaco, sono Annalisa Savelli, mamma di due bimbi Filippo e Lorenzo di 5 e 2 anni.
Ho visto e letto le nuove tariffe per la mensa scolastica e le dico che sono la vergogna di questo paese. Ho un ISEE superiore di poco a 12.000 €  e con queste regole mi devo accollare il pagamento della mensa anche per i figli degli altri.
Caro sindaco, non si tratta degli 80 € (anzi 160 visto che ho due figli) ma del principio che avete scelto. Io e mio marito siamo lavoratori dipendenti con buste paga già abbastanza alleggerite dalle tasse dello stato italiano.
Quelle tasse penso dovrebbero servire per avere dei servizi che, però, né lo stato né il comune di Sezze ci fornisce: in questo paese non ci sono asili e scuole curate, non ci sono impianti sportivi, non ci sono strade decenti, e adesso abbiamo saputo che neanche l'acqua è buona, e che i contadini hanno annaffiato con acqua inquinata batteriologicamente.
Ora Lei, signor Sindaco, e la sua giunta, pretendete che chi lavora deve pagare la retta della mensa a chi non lavora, e anche a chi lavora ma in nero,
perché qui ci conosciamo tutti.

Penso che tra un po' pretenderete che anche l'immondizia e l'acqua vengano pagate in base all'ISEE e dunque con gli stessi criteri.
Se lo faccia dire, è vergognoso.

L'assistenza la dovrebbe fare l'Ente con le tasse che i cittadini già pagano profumatamente!
Voglio solo ringraziare la PRESIDE ANNA GIORGI che ci ha permesso il pranzo al sacco, perché le ripeto, dovrebbe essere lo Stato o l'Ente ad accollarsi le spese per i bisognosi e non le famiglie con reddito medio.

VERGOGNATEVI!!!!!!!!!!!! e MI VERGOGNO PURE IO CHE IL VOTO VE LO HO DATO......

MAMMA, ANNALISA SAVELLI


5 ottobre 2012

 lettera di Alessandro Luccone
"CAMBIATE  QUESTO PAESE"!
Storia dei diritti conquistati dai padri e oggi persi dai i figli
Con la presente voglio ringraziare il sindaco di Sezze dell'interessamento sulla questione COTRAL che sta privando gli studenti adolescenti residenti a Sezze del diritto allo studio e sta calpestando e cancellando le lotte e gli scioperi dei loro padri negli anni 80, allora anche essi minorenni e studenti pendolari. 
Sono state proteste dure con blocchi stradali e giornate intere passate negli uffici dell'allora sindaco Alessandro Di Trapano, il quale la mattina si recava a Sant'Andrea a cercare di mediare per risolvere il problema e poi andava in caserma a tirare fuori quei ragazzi allora definiti teste calde, solo perché avevano esagerato con le proteste. 
Di certo oggi quei diritti conquistati con le lotte sono stati  cancellati con il silenzio, ma non è solo questo il punto. Nessuno ha il coraggio di dire che la mattina quei pochi  autobus che passano arrivano a Sant'Andrea stracarichi di stranieri comunitari o extracomunitari, i quali  per la maggior parte delle volte sono privi di biglietto, cosa dimostrata in occasione dei rari controlli quando è possibile assistere alla scena del fuggi fuggi non appena vengono aperte le porte.A me non va giù che a mio figlio, che paga in anticipo la corsa, a causa di persone che non pagano il biglietto venga detto dall'autista che non è possibile salire perché l'autobus è troppo pieno. Qualcuno ha il coraggio di dirlo?  O tutti lo pensano ma non lo dicono per paura di essere definiti razzisti? Se è  questo il problema lo faccio io, posso dirlo a chiare lettere. Sono diventato intollerante ai soprusi e alla negazione dei diritti.A questi ragazzi voglio dire di scendere in piazza e di farsi sentire con ogni mezzo lecito. 
Ne va del vostro futuro. Non voglio dover dire ai miei figli "lasciate questo paese" come hanno fatto altri, ma bensì "CAMBIATE  QUESTO PAESE"!


29 settembre 2012 

lettera

Trasporti pubblici assenti, genitori in allarme

Salve, sono un genitore di un adolescente che frequenta il primo anno delle scuole superiori  presso l'istituto agrario di Borgo Piave a Latina ( tecnico chimico). 

Con la presente volevo inoltrare formale reclamo relativo al mancato collegamento mattutino inerente la tratta SEZZE-LATINA nella fascia orario che va dalle ore 7 alle ore 7.40

benché nei tabulati inerenti gli orari sia ben riportata la presenza di circa sei autobus da Sezze per Latina, ( 6.55, 7.00, 7.15 , 7.30 , 7.40 )   sono diversi giorni che i collegamenti sono completamente assenti, addirittura questa mattina c'è stato solo il pullman delle ore 7.40 da dove a Sezze Scalo alcuni alunni  sono dovuti scendere in quanto il mezzo era troppo carico, e tra le altre cose si configura già un reato di abbandono di minori.

Le famiglie pagano regolarmente gli abbonamenti e regolarmente il servizio non viene svolto.

La presente lettera di reclamo è stata inoltrata per conoscenza anche al sindaco di Sezze il quale spero voglia anche egli prendere i provvedimenti del caso.


7 settembre 2012 

Lettera del Comune di Sezze alle Associazioni


30 luglio 2012 

lettera

Lettera aperta indirizzata al Sindaco di Sezze
Mi rivolgo direttamente a lei (Sig. Sindaco) perché non so più  a chi rivolgermi.
E' da più di un mese che segnalo una copiosa perdita di acqua in zona Crocemoschitto in Via Bassiano 222 (vedi foto). Quando lei si batteva per il caso Dondi - Acqua Latina da me usciva un fiume di acqua.
Il paradosso e che i miei rubinetti di giorno continuano ad essere a secco, mentre la perdita gorgheggia acqua. Mi auguro che Lei prenda in considerazione questa mia, non vorrei far intervenire anche qui striscia. Vorrei che il mio paese andasse in tv per far vedere le sue bellezze e non per mettere in mostra un altro lato brutto.
Cordiali saluti (foto e lettera di Eugenio Cantarelli)


28 aprile 2012 

Poesia di Francesco Cardarello che ha partecipato alla terza edizione del concorso "Sezze in dialetto"

LETTERA A SEZZE

Paese méo cà succèsso? Nun t’ariconosco più!

Da mpò de témpo, me pare, nun sì più tu!

M’arecordo angora l’addomenéca addùmano

 quanno ieva agl’ianfiteatro a vedè giocà Sezze,

ch’orgoglio iri pè mì,

era fiero deglio spettacolo che divi agli furastieri,

ma nò mò, schitto ieri!

E degli campi da tennis dapò? ti arecurdi?,

iri famosa pè gl’ internazionagli femminigli!

Tutto a finito.

Ancora mò a aspettà cà ì raggiustavi!

E degli Monumento dapò ne volemo parlà?

Alloco ì me so mparato a giocà!

Ogni dì me deverteva e a ogni pizzo era n’èmozione!

 E nvece mò?

Mò c’aremasto schitto cà lampione!

Ch’era beglio vedè tutti quigli vecchiotti asseduti alloco n’gima agli muretto a fero de cavaglio,

a sopportà lo friddo e a sopportà lo callo,

sempre a guardà tutta la gente che passava e tu, bene o e malo, sapivi cà l’ aggiudicava.

Pè nun parlà delle commari che ‘ncuntravi pè gli vicoletti,

cò le sedicciole,

 tutte ‘ncerchio a spettegolà

 e dapò  de corsa a fazze confessà!

T’addommannaveno tutte le  dì ‘’…a chi su figlio tu?’’

 e tu lesto a risponnece

 ‘’…ma ch’alladdommannate a fà cà lo sapete meglio ù!’’

A proposito, né sé, me steva a scordà!

Attecchia a mì, sinti stà cosa qua!

Tenavamo i miglioro ‘spetalo, c’invidiaveno tutti,

Quanta gente veniva a nasce da Tì,

e invece mò?

Mò se po’ solo morì!

Queste sò schitto certe cose de tante che te volaria dice,

ma è meglio che me fermo, cà la volgarità nn me s’addice!

Schitto nà cosa permittimela e la finisco adecco.

Cerca de ‘nte rovenà le urdime cose che t’ao aremaste

 e repenza alle cose che te so ditto

 ch’a a tornà ‘ndietro se fa sempre fitto!

Accommè che se dice? Meglio tardi che mai?

Allora Sezze mea arisbigliate

 cà ì orgoglio degli monti lepini, se lo ù, areturnerai!


4 febbraio 2012 

Ignazio Romano

Visita pastorale di Mons. Calabresi all'ospedale di Sezze (anno 1969)

Chi si riconosce?  >> scrivi  info@setino.it

Contributo dell'Archivio capitolare della cattedrale di Sezze in merito alle due foto qui pubblicate: 

"Quella a colori si riferisce all'accoglienza ufficiale tributata a Mons. Ubaldo Calabresi in comune il 5 ottobre 1969: in luglio era appena stato eletto arcivescovo titolare di Fondi e nunzio apostolico (accanto a lui l'altro sezzese arcivescovo in quegli anni, Mons. Ippolito Rotoli); la foto in bianco e nero si riferisce, invece, alla sua visita agli ammalati e al personale dell'ospedale civile di Sezze, effettuata l'8 ottobre seguente, il giorno prima di partire per il Sudan, il paese in cui era stato accreditato come nunzio".


In piedi a sinistra: Angelo Di Pastina (consigliere CdA ospedale) con suo figlio Ernesto Carlo

con il camice a sinistra dot Alessandro Pontecorvi, Giuseppe Di Trapano (presidente CdA ospedale)

a seguire dot Lidano Fontana, dot. Vincenzo D'Ettorre e al centro Mons. Ubaldo Calabresi

a destra del Monsignore dot. Massimo Russo, Renata Marignetti (ostetrica) dot. Mario Carlesimo

accovacciati da sinistra dot. Angelo Giorgi, Amerigo Ciarlo (anestesista)

in piedi a destra Damiano Di Raimo (segretario CdA ospedale)
Grazie a Antonio Di Bella (nipote di Ubaldo Calabresi) per la foto e grazie a Ernesto Carlo Di Pastina (l'unico bambino nella foto) per le informazioni sulla foto stessa.

Mons. Ubaldo Calabresi nella casa del Padre

a cura di Ernesto Carlo Di Pastina - Centro Studi San Carlo da Sezze 

Nella foto sotto risalente ai primi anni '60 Mons. Ippolito Rotoli (ultimo a destra) al ricevimento in onore di Mons. Ubaldo Calabresi; insieme con il Sindaco di Sezze Sante Perciballe.
A Sezze – dove era nato il 2 gennaio del 1925, terzo di cinque figli – era conosciuto semplicemente come "don Ubaldo": forse perché aveva conservato quella semplicità e capacità di "stare vicino" alla gente che è virtù indispensabile di un buon pastore e, in fondo, caratteristica fondamentale di ogni cristiano. Con tratto signorile, quasi aristocratico, mons. Ubaldo Calabresi, arcivescovo titolare di Fondi e nunzio apostolico, ha vissuto gli ultimi anni della sua esistenza, riconsegnata a Dio Padre nella mattinata del 14 giugno u.s. in una clinica romana, dove si trovava da pochi giorni.
Grazie alla sua famiglia aveva ricevuto un’ottima educazione umana e cristiana, culminata nella scelta di dedicare la sua vita a Dio. In questa decisione venne sostenuto ed incoraggiato da mons. Giovanni Battista Carissimo, arciprete della cattedrale, e da mons. Vincenzo Venditti, parroco di S.Angelo: due preti di Sezze, diversissimi per carattere, formazione e ministero, eppure così inscindibilmente legati alla storia personale di Ubaldo Calabresi e di tutta la città di Sezze.
Il suo servizio alla Chiesa e alla Santa Sede era iniziato presto: dopo i primi studi umanistico – letterari compiuti nel Seminario interdiocesano di Sezze, era passato a quello Romano (Minore e Maggiore), dove aveva potuto proseguire gli studi di filosofia e di teologia, integrati e coronati da quelli in diritto, conseguendo la laurea in utroque iure presso la Pontificia Università Lateranense, e – ricevuta il 27 marzo 1948, nella cappella della Madonna della Fiducia del Pontificio Seminario Romano Maggiore, l’ordinazione presbiterale – agli studi di perfezionamento presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica.
Pronto ormai per il servizio diplomatico – anche se non aveva mai smesso di dedicarsi alla cura pastorale "diretta", a Roma e a Sezze – intervenne direttamente Paolo VI per fugare qualche resistenza da parte del suo vescovo di allora, che non voleva privarsi della sua opera in diocesi: il papa gli fece scrivere che il sacrificio di don Ubaldo sarebbe stato ricompensato dal bene della Chiesa universale.
Cooptato - nel 1953 – tra i membri della Segreteria di Stato della Santa Sede, le autorità vaticane, ben presto, intuirono le sue notevoli doti e capacità diplomatiche.
Dopo un primo incarico in Nicaragua, inizia la "gavetta" in Argentina, ove è segretario della Nunziatura apostolica per qualche anno: tra l’altro, gli muore tra le braccia il nunzio, l’arcivescovo Mario Zanin, una esperienza che don Ubaldo non dimenticherà mai; trasferito a Leopoldville, è addetto alla Nunziatura apostolica del Congo Belga e del Ruanda Urundi: qui è spettatore di tragici avvenimenti e corre, per primo, sul luogo della strage dei militari italiani. Nel 1965 nuova destinazione, questa volta in Europa: uditore in Belgio, passa poi, nel 1968, nella delegazione apostolica degli Stati Uniti d’America.
Dopo un’attività così varia e dopo aver dato ottima prova di sé, la Santa Sede ritenne giunto il momento di offrire a don Ubaldo più ampie opportunità, riconoscendone la prudenza, il lavoro assiduo e disinteressato, la capacità di fine mediatore.
Il 3 luglio del 1969 – ad appena 44 anni – Paolo VI lo nomina arcivescovo titolare di Fondi e delegato apostolico nella regione del Mar Rosso: nel giro di appena due anni è il secondo sezzese ad essere nominato arcivescovo, dopo mons. Ippolito Rotoli, pro-nunzio in Etiopia. S.E. Rev.ma mons. Ubaldo Calabresi ricevette così l’ordinazione episcopale dal cardinale segretario di Stato Jean Villot il 28 settembre di quello stesso anno, nella cappella della Madonna della Fiducia del Pontificio Seminario Romano Maggiore. 
Cumulando il precedente incarico diplomatico, mons. Calabresi diviene anche – il 29 aprile 1972 – pro-nunzio apostolico in Sudan: sia qui che nella regione del Mar Rosso visita comunità cristiane sperdute, dove da decenni non si celebrava l’Eucarestia.
Il 1978 segna una svolta nella sua attività: la Santa Sede lo invia in America Latina; dapprima nunzio apostolico in Venezuela (5 gennaio 1978), passa poi in Argentina (23 luglio 1981), prestigiosa nunziatura che mantiene per vent’anni. Mons. Calabresi si trova a dover gestire avvenimenti tragici e tumultuosi e a tessere, nel nascondimento, la "ricucitura" di gravi crisi diplomatiche (quella tra il Cile e l’Argentina e tra quest’ultima e il Regno Unito di Gran Bretagna), che dimostrano la sua grande capacità di mediazione e di pacificazione.
Rientrato a Roma al compimento del 75° anno di età, nel 2001, resta a disposizione della Santa Sede per le problematiche riguardanti le Chiese e le nazioni dell’ America Latina, di cui ha acquisito una conoscenza non comune; una malattia gravemente debilitante – cui non sono estranee le fatiche subite nel suo lungo servizio diplomatico in sedi e paesi disagiati e dal clima poco mite per un europeo – ne mina poco a poco il fisico.
Mons. Ubaldo Calabresi è stato insignito di diverse decorazioni, tra le quali l’Ordine del Nilo Bianco e del Nilo Azzurro, concessagli dal Sudan, e l’Orden del Libertador conferitagli dall’Argentina.
Il momento più sentito e vissuto con commozione dai sezzesi, quando il 3 dicembre 2001 il Consiglio Comunale di Sezze, con votazione unanime, in un’aula consiliare gremita all’inverosimile, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose, conferiva a don Ubaldo la Cittadinanza Benemerita nella considerazione che, nei suoi lunghi anni di servizio diplomatico, come rappresentante della Santa Sede, aveva messo a frutto le doti caratteristiche del suo essere setino autentico, nella prudenza, amicizia e schiettezza.
Il carissimo "don Ubaldo", come affettuosamente noi sezzesi amiamo a chiamarlo, continua in se, anche oggi nella gloria dei cieli, l’amore per la Chiesa e per i popoli del mondo con cui, in questi ultimi anni, vari figli della nostra terra hanno legato indissolubilmente il loro nome, don Ubaldo che non ha mai risparmiato fatiche, sudore, amore, per le genti affidate alle sue cure, don Ubaldo rimasto indissolubilmente legato alla sua Sezze come i suoi concittadini a lui.
Grazie "don Ubaldo". 


31 dicembre 2011 

Ignazio Romano

C'era il calcio e c'era... la pallavolo storica a Sezze (anno 1970-71)

Chi si riconosce?  >> scrivi  info@setino.it

In piedi ,da sinistra: sig. Arduini, Tonino Nardozi ,che ci ha lasciato prematuramente, e poi  Salvatore Di Giorgi (toto), Franco Demenica (bolletta) , Antonio Tasciotti (canotto) , Antonio La Penna , Antonio Di Bella , il sindaco Alessandro Di Trapano.  

Accosciati: Pino Magagnoli, Antonio Giorgi, Claudio Di Emma, Paolo Coccia.
Grazie a Antonio La Penna per la formazione e a Antonio Di Bella per la foto


30 ottobre 2011 

di Vittorio Accapezzato (mattone del PDL)

L'alfabeto elettorale del PDL per abbattere le piaghe di Sezze

In vista delle prossime elezioni amministrative, i partiti e liste civiche hanno aperto ciascuno l’ufficio di collocamento per “accaparrarsi” i portatori di voti ma non d’idee. E’ arrivato il momento del cambiamento non tanto per una disputa politica, ma perché Sezze ha bisogno per crescere e per uscire da un'inerzia pericolosa di tornare al pensiero politico e agli uomini di spiccate capacità. 

Quello di cui hanno bisogno i partiti locali è che rompano con gli schemi del passato, che lascino spazio alla meritocrazia, alle reali competenze e ai contributi che ognuno potrà dare in conformità a esperienze di requisiti personali importanti e competenti, di apporti caratteristici per un avvenire migliore.

I votanti del centrodestra, vogliono più buona politica affinché il voto conti veramente e cambi le cose. L’elettore pretende una lista che tenga conto di ogni ceto sociale e di tante esperienze e capacità, pensata per dare una risposta vera al cambiamento con un programma alfabetico amministrativo. Occorre un programma semplice caratterizzato dalle ventuno lettere del nostro abicì. In sintesi ecco il programma che gli elettori del PDL di Sezze aspirano:

A come Amore inteso per tutti i cittadini, per il patrimonio, per l’ambiente, cultura e tradizioni- Accoglienza - Assenza di vincoli con gruppi di potere locale-Abbandono dei vecchi schemi- Attuazione arredi urbani-Attenzione e oculatezza nell’uso delle risorse pubbliche e alle problematiche giovanili.

B come Benessere per tutti inteso sotto ogni profilo.

C come Costruire  una città delle regole,della pulizia,del decoro -  Conquista di una città progredita.-Cambiare strada e procedere ad alta velocità-Cittadino al centro degli interessi della Pubblica Amministrazione-Consenso popolare

D come Determinatezza nelle soluzioni -Difesa delle memorie storiche- Differenza nel saper amministrare.

E come Emergere, levarsi in alto.-Economia di sviluppo.

F come Fabbisogno di soddisfare le necessità collettive.

G come Garantire uno sviluppo sociale economico.

H come Handicap diminuzione delle  condizioni di svantaggio dei diversamente abili. Per consentire a un maggior numero di soggetti “fragili” di vivere in un ambiente socialmente protetto e sostenere le loro famiglie che se ne prendono cura.

I come l’Ideologia rispetto e coerenza di principi politici.-Integrità del paesaggio e vivibilità.

L come Lavoro di diritto e a supplicare favori dai politici, in cui si svendono i diritti come volgari concessioni in cambio del voto.  

M come Miracolo nell’operare con effetti prodigiosi- Missione nell’esercitare le funzioni- modernizzare l’apparato comunale- Moralità e trasparenza-Miglioramento dei servizi.

N come essere Nuovi nel modo di amministrare con regole democratiche e trasparenti.

O come Ottimare la gestione delle entrate- Oculatezza nella spesa pubblica.

P come Progredire- progettualità-Pagare tutti nella giusta misura- Privilegiare le esigenze primarie dei cittadini- -Pianificare lo sviluppo della città.- Parcheggi.

Q come -Quadrare i conti- Qualità nelle scelte.

R come Rettitudine- Riqualificazione urbana-Razionalizzare le attività -Riorganizzare Rinnovare il paese.

S come Sbloccare l’apparato amministrativo- Stabilità-Salvaguardia delle aree verdi esistenti -Sicurezza cittadina-Soluzione dei problemi irrisolti- Rinascita.

T come Tranquillità - Traffico da disciplinare –Tutelare l’ambiente storico e naturale.

U come Uguaglianza- Urbanistica che tratti i bisogni umani rispettando l’ambiente.

V come Valore della famiglia onestà morale –Vivibilità -Valorizzare l’ambiente.

Z come Zonizzazione urbanistica - Zelo di ben fare.


7 giugno 2011 

di Franco Abbenda

Grazie Anto'

Avete visto qualche settimana fa il servizio su Sezze, quello andato in onda all’interno di “Parla con me”, il programma di seconda serata condotto dalla Dandini su Rai3?

il link del video > Nucleare a Sezze
Tra i tanti volti dei compaesani sorpresi dalla finta notizia di una nuova centrale nucleare da costruire in territorio setino, ripresi a Porta Pascibella dalle telecamere coordinate dal Trio Medusa, c’è stato qualcuno che non ha abboccato e non ha saputo resistere alla tentazione di rendere pan per focaccia.

L’avete osservato avventarsi sul microfono, rubare la scena al finto ingegnere nucleare e dimostrare tutto il suo talento di “raccontastorie”, regalando una chicca degna del miglior Tognazzi o del grande Totò (scusate se esagero) ?

Quest’acqua qua…quella del lago delle Mole…(gesticola, come ad indicare il luogo geografico a cui si riferisce) dice che non è tanto pesante per poter raffreddare i reattori (è perfettamente dentro la notizia, sembra di vedere l’incendio di Fukushima) ; allora, praticamente, che cosa ha studiato il Comune di Sezze ?”.

Ma allora lei lo sapeva ?” prova a riprendere le redini e controbattere uno del Trio.

Io so tutto…io (voltandosi verso la camera, davvero padrone della scena); non è che io lo sapevoma in camera caritatis…” (grande Antonio…pure il latinorum).

E continua: “Il Comune di Sezze si è indebitato a buttare del piombo a quell’acqua là per renderla ancora più pesante in modo che riusciamo a spegnere tutto”.

Mitico ! Superlativo !! Da premio Oscar !!!

Quest’acqua qua, quell’acqua là” “il piombo nell’acqua per renderla più pesante”, ma come gli sono venute in mente ??

Per chi conosce Antonio Giorgi (‘Ntogno di Grazia per i più), non è stata una vera e propria sorpresa vederlo, degno figlio di Salvatore, in questa magica performance.

Quanti racconti, quante barzellette per ravvivare le serate al Circolo Corradini o per sdrammatizzare le partite di calcio tra Belli e Brutti all’Anfiteatro.

L’altra mattina Antonio era lì…quasi per caso, forse stava tornando semplicemente a casa per il pranzo; sembrava un po’ ai bordi della scena, sornione come suo solito.

E’ un attimo: accortosi del trappolone confezionato da veri professionisti dello scherzo in TV, eccolo cogliere al volo l’occasione per aiutare gli spaesati amici in difficoltà di fronte al falso scoop e mettere in campo un po’ di sano orgoglio sezzese.

Con maestria comica innata, confeziona così il suo esordio televisivo sulla RAI.

C’era bisogno di un colpo di genio immediato per controbattere con lo stesso mezzo televisivo all’idea di fondo del servizio; provare a prendere in giro, seppur bonariamente, noi tutti abitanti di Sezze, lasciando un po’ intendere come una certa ingenuità/ignoranza siano di casa in paesi come il nostro; non sarebbero bastate mille successive proteste ufficiali dell’Amministrazione contro il falso scoop in TV.

A ‘Ntogno di Grazia sono bastati pochi attimi da fuoriclasse vero - un po’ come sa fare Messi - per prendere il microfono e improvvisare un minuto esilarante di puro sarcasmo da strada, lasciando a bocca aperta, in un sol colpo, i nottambuli telespettatori di Rai3, il Trio Medusa ed il troppo saccente ingegnere nucleare.

P.S.

Non cercate di dargli un premio: vi seppellirebbe con una delle sue battute !!!


11 maggio 2011 

Inno per Mille '77

alla Vis Sezze calcio

Testo: Alessandro Rosella  Musica: Enrico Valleriani e Antonio Santia

Voce e chitarra: Enrico Valleriani  Chitarra: Bruno Setini  Organo: Pino Zaccheo

Basso: Gino Viselli  Batteria: Carlo Gioacchini

Brano registrato negli studi di Radio Latina Uno nell'anno 1977 grazie a 'Nzino Molinari di Sezze

 

C'era una volta la Vis Sezze

di Luca Morazzano

Nell’orami lontano 1969, mentre nel mondo vari tumulti culturali e non solo, ridisegnavano la politica socio culturale planetaria, a Sezze, per merito dell’industriale Angelo Di Giorgi, da sempre appassionato si sport e di ciclismo in particolare, vedeva la luce la società sportiva Vis Sezze, di cui diventa il primo presidente. Dopo i primi anni di vita, fatti di apprendistato e difficoltà di vario genere, la presidenza passò ad un certo Cervelloni che però, al di là del nome, non lascia negli annali particolari motivi per ricordarne l’operato. Intanto gli anni passano, il decennio degli anni ’70 scorre via in un’esistenza tutto sommato anonima anche se, a livello di affezione popolare e di radicamento nel territorio, qualcosa inizia a cambiare. Gli anni d’oro della Vis Sezze sono gli ’80, con Luigi Bucciarelli ed Ezio Giorgi, imprenditore che dà alla squadra la giusta mentalità vincente. Sono gli storici anni dei grandi giocatori e delle partite indimenticabili nell’allora “Comunale” sempre esaurito in ogni ordine di posti, sono gli anni di Augusto Tasciotti, medico sociale prematuramente scomparso al quale oggi è intitolato il vecchio “Comunale”, sono gli anni delle pluri - chilometriche trasferte organizzate della nutrita e colorata tifoseria setina capace di seguire i propri beniamini del pallone anche in Sardegna. A testimoniare l’amore e la passione di Sezze verso la Vis in quegli anni, a celebrarne le gesta, viene inciso addirittura un disco con le canzoni, una su tutte, l’inno della squadra, a firma di un gruppo del paese, i Sistema Solare. Sul terreno di gioco intanto, nel corso delle varie stagioni, con indosso la casacca rossoblù, ad estasiare la platea di tifosi si susseguivano nomi rimasti nella leggenda oltre che nella memoria del calcio setino. Nomi come Brado Enodeh, il velocissimo colored specialista delle corsie esterne, che faceva impazzire tutte le difese che dovevano affrontarlo, o ancora Marco D’Ambra (attuale allenatore del Cretarossa) autore di gol favolosi tra cui alcuni (ed uno in particolare in rovesciata stile copertina album Panini) segnati in amichevoli di lusso contro squadre di blasone come Roma, Sampdoria, Nazionale Militare e via dicendo che esaltavano le platee; erano gli stessi anni di Pino Salino, bomber setino che festeggiava i suoi gol come Alan Shearer, della continuità impressionante in mezzo al campo di Massimo Vicari, l’atttuale tecnico dell’odierna Fc Sezze con cui cerca di rinverdire i fasti proprio della Vis e di Gava, delle tremende punizioni di sinistro dello slavo Antolovic, delle parate al limite dell’impossibile del gatto Luigi Costantini dei tecnici Morano e Gavazzoni, dei duelli infiniti contro Isola Liri, Formia e Cinthya, della incredibile serie di partite contro la Narnese che valevano il posto in finale nella prestigiosa Coppa Italia, di Setiapolis, ambizioso progetto che fece salire Sezze agli onori delle cronache nazionali, della torcida rosso-blu che non si spaventava nemmeno di fronte ad uno stadio pieno di tifosi avversari. Ma quei tempi purtroppo naufragarono insieme proprio al progetto Setiapolis in un polverone di cause, accuse ed eventi ancora oggi poco decifrabili. Dopo l’abbandono degli Giorgi, gli anni ’90 non hanno più riservato le soddisfazioni che tutti si aspettavano ad eccezione della promozione in Eccellenza alla fine del decennio sotto la guida del presidente Bucciarelli il quale sembra anche oggi fortemente interessato a ridare lustro al glorioso passato della società. Che dopo tanti anni non sia arrivato il momento giusto per provare a fare ancora bene? Gli obiettivi che si pone la società sono ambiziosi, difficili, ma realizzabili. Una parte consistente dell’antico pubblico della Vis Sezze ci crede ciecamente e chissà che non sia l’anno buono per risalire la china.

 

PALMARES

  1. 1976 Vittoria nel campionato di Prima Categoria ed accesso in Promozione

  2. 1984 Coppa disciplina e secondo posto nel campionato Promozione alle spalle del Formia

  3. 1985 Coppa disciplina, vittoria nel campionato Promozione ed accesso all’Interregionale, semifinale di Coppa Italia sconfitta dalla Narnese (0-2 a Narni, 2-6 nel ritorno a Sezze)

  4. 1998 Vittoria nel campionato Promozione ed accesso in Eccellenza

 

LA FORMAZIONE IDEALE

1 Costantini

2 Iuè

3 Brado Enodeh

4 Cera

5 Moriconi

6 Gava

7 Radicioli

8 Vicari

9 D’Ambra

10 Salino

11 Di Pietro

A disposizione: 12 Gazzelloni, 13 Pietrangeli, 14 Antolovic, 15 Rossi, 16 Mariotti

Allenatore: Franco Morano

 

VIVAIO

Unitamente ai fasti della prima squadra, gli anni ’80 per Sezze sono anche gli anni di un vivaio curato frutto di un grande lavoro degli allenatori a partire dalla scuola calcio, attraverso gli anni delle giovanile capace di sfornare tanti campioni in erba capaci di farsi poi valere sui campi da gioco di tutta Italia. una. Questi sono soltanto alcuni tra i giocatori provenienti dalla Vis Sezze che negli anni si sono imposti su palcoscenici importanti. Tra parentesi vengono riportate le loro più importanti destinazioni:

Capuccilli (Vittoria), Botticelli (Roma), Reginaldi (Lazio, Nocerina), Pecorilli (Latina), Caputi Roma, Siena, Latina), D’Amelio (Milan), Boschi (Atalanta), Petrianni (Atalanta), Di Trapano (Ascoli, Spal), Luccone (Brescia), Di Emma (Spal)


13 aprile 2011

di Franco Abbenda – ‘Ste dèci cóse – Marzo 2011

‘Ste dèci cóse

Si chiudo gl’ócchi

e penso allo béglio di Sezze

mi véûo a mente ‘ste dèci cóse.

 

I lióno Nemèo,

che pirdìûe cu’ Ercole

ma ‘n cima agli stemma c’ha rimasto isso.

 

I Muro della Tèra,

quando ci stai da sùlo, ‘n faccia a vénto,

pe’ vede’ i sólo che si sprofónna a màro.

 

Carlo, partito scàuzzo da Santa Maria,

faciûe bbèno a poveri e cardinagli

e moriûe Santo a Ripa cu’ la piaga ‘m pétto.

 

“Heu heu”, Pio IX a cavaglio

e le fémmene cantènne “Bettammàdre”

alla processione digli Venerdì Santo.

 

Le mura antiche digli Ugliétto,

cu’ gli sasci grùsci e bianchi

e la strada bianca sótto sótto.

 

Le carciòffole arùsto,

magnate ‘na fòglia alla ûòta

cu’ lo pano frisco e ‘na góccia di vino.

 

Bufalòtto e gli atri senza nómo

che faciòrno i scioperi alla ruèrza,

a fatia’ pe’ gli paéso senza chiappa’ bòcchi.

 

Gl’Anfiteatro accómme era prima,

cu’ gli mammòcci che giocaûano a pallóno

e gli vécchi che chiaccaraûano pe’ la Croce.

 

Le case pe’ le Piagge Marine,

spaparacchiàte e stracche

all’ùrdima spèra di sólo a primavèra.

 

La stazione digli trèno,

quando ci arivi dopo ‘n sacco di témpo

e ûichi i paéso téo ancora allòco ‘n cima.


7 marzo 2011 

W Peppalacchio, W Peppa

di "i mmascheri"

Carnevale è una cosa seria, che poco ha a che fare con comuni, assessori, associazioni e programmazioni. Ma, a Sezze, non si può ignorare che la (ri)scoperta di Peppalacchio e Peppa e dei loro riti sia stata una delle azioni culturalmente e socialmente più rappresentative e significative di un intero periodo. E non si può ignorare neppure che questo sia avvenuto ad opera dell'istituzione o di chi era pronto ad istituzionalizzarsi. Che sono gli stessi che poi hanno contribuito al loro declino. 

Ovviamente, a questo declino hanno concorso fenomeni come il mutamento sociale e l'involuzione culturale, che fanno parte della grande sfera dell'ingovernabile. Se non ingeneroso, quindi, fermarsi alla verità di Cetrupo "tutto quello che l'istituzione tocca, diventa participio passato", sarebbe un po' riduttivo.
Per cui, facciamo finta che vogliamo ragionare nell'ottica dell'istituzione. Facciamo finta che tutto debba funzionare e sia governabile. Andiamo a vedere il CALENDARIO DELLA MANIFESTAZIONE. Ce ne freghiamo, ovviamente, di chi ha ricevuto gli incarichi o no, dei soldi spesi, delle scelte e delle sigle. Cerchiamo di tirare fuori la logica della PROGRAMMAZIONE. Che, pare di capire, dovrebbe muoversi su due fronti: 

1) valorizzazione della tradizione e del suo portato socio-cultural-antropologico;

2) condivisione dello spazio urbano come spazio comunitario all'insegna della festa.
Poi, uno arriva alla festa in maschera "che avrà luogo presso l'asilo nido "I Monelli"", e legge che è proprio in concomitanza con il corteo in maschera nel -ora famoso, ora famigerato- centro storico e con il successivo rogo di Peppalacchio -il perno di tutta la questione, e si chiede: che senso ha? Che senso ha spendere X euro per fare una cosa A, e contemporaneamente spendere altri Y euro per fare una cosa B che è in concorrenza con la cosa A? 

E' cultura o è attività produttiva relegare i bambini in uno spazio separato e distante, ignoranti di quello che accade e della storia che si fa -quella di Peppalacchio e Peppa- proprio nel giorno che li potrebbe vedere più a contatto con i più grandi (fratelli, genitori, nonni, zii) e sullo stesso piano? E proprio quando tutta la comunità è effettivamente aperta, e quindi potrebbero iniziare a entrarci. In quale piano di programmazione pluriennale gli assessori coinvolti hanno inserito questa strategia? Quello dell'abbandono del centro storico? 

Della mercantilizzazione e fine della festa? Della separazione fra le persone?
Naturalmente, Peppalacchio e Peppa sono più forti, e si fanno beffe dei sindaci, degli assessori, delle operazioni culturali, degli operatori culturali, dei sociologi e degli affini. Fanno l'amore, bruciano, piangono e aspettano da millenni, ogni anno. Il problema è che lo fanno sempre più da soli.


16 febbraio 2011 

Ma quale PRG partecipato!

di Vittorio Accapezzato
Circa due anni fa, a dodici anni dall'incarico per la redazione della Variante Generale al Piano Regolatore Generale vigente (delibera Comunale n.67, 30-10-1997) l'architetto Massimiliano Fuksas ha consegnato al Comune la bozza del progetto preliminare del Nuovo Piano Regolatore Generale. In questi due anni l'Amministrazione non ha sentito la sensibilità e il dovere di coinvolgere, con iniziative pubbliche, cittadini e categorie economiche e professionali per raccoglierne opinioni, idee e proposte.
Perché in questo periodo così lungo non si è cercato il coinvolgimento dei cittadini con iniziative pubbliche su questo tema? Solo adesso, per una parvenza di piano urbanistico partecipato, s’invitano i cittadini a presentare proposte di piano entro un mese. L'Amministrazione non ha creduto nell'importanza della partecipazione per costruire la Sezze del futuro, in cui le strategie di sviluppo siano condivise e in grado di soddisfare i bisogni di tutti. Nessuna zona in una serie d’incontri pubblici ha elaborato e programmato una propria mappa partecipata dei cambiamenti desiderati.
Ai cittadini se non è illustrato il piano preliminare di come s’intende ricostruire, sviluppare o recuperare quello che c’è come fa’ confrontarsi e dare suggerimenti di crescita. Per contribuire a un piano partecipato, il cittadino deve essere messo a conoscenza di com’è composto il suo territorio attraverso temi riguardanti: destinazioni d’uso prevalenti dell’edificato; classi d’età degli edifici residenziali; numero dei piani dei fabbricati residenziali; tipologia delle abitazioni residenziali; distribuzione territoriale degli alloggi; attività e attrezzature primarie; attività e attrezzature secondarie; attività e attrezzature terziarie; attività e attrezzature turistiche; rete principale delle infrastrutture;zonizzazione del territorio comunale; indicazione degli spazi destinati a spazi d'uso pubblico; indicazione delle aree destinate a fabbricati d'uso pubblico.
Quali sono le zone individuate dal Comune dove è necessario un intervento per recuperare il patrimonio edilizio e urbanistico? Quale politica delle pedonalizzazioni in centro storico si vuole adottare la modernizzazione capace di recuperare storia e identità alla città? Quale equilibrio di modelli di vita si vogliono trovare nella trasformazione della città per avvicinarsi agli standard di efficienza urbana e di qualità sociale? Le zone sono individuate in sede di progettazione del PRG o per delibera comunale. Senza questi dati territoriali come si può pensare di far intervenire il cittadino a realizzare proposte di progettazione per la difesa del territorio, la tutela dell'ambiente, la valorizzazione del campo setino come risorsa produttiva, ambientale e storica. Per un vero piano partecipato occorreva per circa un anno aprire un dialogo zonale aperto ai cittadini illustrando nel dettaglio la proposta di piano cercando un contributo preventivo di osservazioni circa le scelte da apportare alla Variante Generale del Piano. Solo così operando nell’interesse comune, il P.R.G.C. può divenire uno strumento di "efficacia diretta" sui suoli e sul patrimonio edilizio, caratterizzandosi come scelta popolare partecipata. Il resto e il manifesto pubblicato sono “chiacchiere” e farsa.


31 gennaio 2011 

Primi progetti per il "Gruppo Folkloristico Città di Sezze"

comunicato stampa

Il 29 gennaio si è tenuto il primo incontro conoscitivo della neonata Associazione culturale "Gruppo folkloristico città di Sezze". 
Hanno partecipato una ventina di persone, tutte interessate all’iniziativa e desiderose di dedicarsi in modo proficuo all' organizzazione di manifestazioni ed eventi legati alla valorizzazione e alla riscoperta delle tradizioni culturali e folkloriche del nostro paese. 
Il presidente dell'Associazione, Daniela De Angelis, in apertura della riunione ha comunicato quali sono gli scopi che si prefigge l’associazione, quali sono state le motivazioni che hanno dato vita al nuovo soggetto precisando che si tratta di una associazione no-profit e apartitica, avente come unico obiettivo quello di riunire persone che, come lei, sono motivate dalla volontà di tramandare e far conoscere le tradizioni di Sezze. 
Durante la riunione ogni partecipante ha esposto le proprie idee esponendo quale deve essere lo spirito dell'Associazione: condividere le attitudini e le capacità di ognuno al fine di realizzare dei progetti a breve e lunga scadenza. A tal proposito si è pensato alle prime possibili iniziative da realizzare in occasione della prossima Sagra del Carciofo. 

Info al numero 339 344 46 33  -  E-mail gruppofolksezze@gmail.com 


25 gennaio 2011 

Primo incontro per il "Gruppo Folkloristico Città di Sezze"

comunicato stampa

Sabato 29 gennaio 2011, alle ore 17,00, presso la sede del Grillo in via V.E. Orlando, 2 di Sezze si terrà il primo incontro a carattere conoscitivo dell'Associazione Culturale Gruppo Folkloristico Città di Sezze. Il Presidente della nuova associazione, Daniela De Angelis nella foto sotto, invita tutte le persone interessate a partecipare. Per informazioni è possibile contattare il numero telefonico 339 344 46 33.


20 gennaio 2011 

Appuntamenti culturali che crescono

di Ignazio Romano

Ci sono due manifestazioni a Sezze che, finito il programma del Natale Setino, aprono l’anno degli appuntamenti culturali: sto parlando del Tributo a De André, giunto alla nona edizione organizzato da Setina Civitas, e del Concerto anni ’60 -’70, arrivato alla sesta edizione organizzato dal Grillo.

Tutti sanno che io organizzo il Tributo a De André e quindi non posso essere completamente imparziale nel giudizio, ma è anche vero che seguo da sempre il Concerto anni ’60 – ’70 di Piero Formicuccia riscontrando un crescendo di qualità, contenuti  e notorietà delle due manifestazioni che di anno in anno fanno parlare di se.

Sembra di assistere ad una gara virtuosa dove, a distanza di un giorno, l’obiettivo di rendere al paese un servizio sta al centro degli sforzi delle due associazioni. Per quanto differenti, Il Grillo, da diversi decenni nella vita sociale di Sezze, e Setina Civitas, nata poco più di dieci anni fa, sono due associazioni animate dallo spirito comune di dare notorietà e punti di riferimento al paese realizzando due eventi ad ingresso libero attraverso collaborazioni e sinergie. 

Viste le numerose presenze e l’eco delle due manifestazioni, che ha oltrepassato i confini comunali andando anche oltre quelli della provincia, penso che è giusto continuare ad impegnarsi e ad investire risorse su questi progetti diventati per Sezze due appuntamenti classici.


13 gennaio 2011 

Nasce il "Gruppo folkloristico, città di Sezze"

comunicato stampa

E’ nato a Sezze il Gruppo Folkloristico Città di Sezze ,un’associazione culturale onlus con lo scopo di diffondere e praticare le tradizioni folkloristiche della città di Sezze tutelando, promuovendo e valorizzando tutte le entità di interesse culturale, artistico e storico del paese.

L’idea nasce dalla volontà di un gruppo di giovani setini già impegnati socialmente nella realtà culturale e nell’associazionismo di Sezze, di dare vita ad un gruppo folk capace di rappresentare canti , balli e dialetto della tradizione setina.

Il Presidente, nella persona di Daniela De Angelis, così esprime il suo entusiasmo: “ Negli anni passati mi sono trovata spesso ad indossare in diverse occasioni i costumi tradizionali setini e nella mia testa da tempo pensavo di formare un gruppo folkloristico che a dire la verità a Sezze manca ormai da molti anni. In questi giorni il mio sogno è diventato realtà, grazie alla vicinanza di altri ragazzi che hanno abbracciato il mio proposito .

Invito chiunque sia motivato dalla mia stessa volontà a contattare il numero telefonico 339/3444633 oppure la pagina di Facebook “Gruppo Folkloristico città di Sezze”per chiedere informazioni e per aderire a questo progetto. Mi auguro che in molti si facciano avanti per partecipare e per dare il loro contributo a diffondere e valorizzare le nostre tradizioni popolari”.


28 dicembre 2010 

Campoli ci ripensa

di Ignazio Romano
Tutto torna in ordine e, nuovamente in accordo con quella maggioranza che appena 20 giorni fa stava svilendo il programma di governo, ieri Campoli ha ritirato le sue dimissioni dichiarando di voler attuare tutte le opere iniziate e da iniziare nei restanti 18 mesi di governo. 

Bene, ma visto che non l'ho letto sui giornali, penso di interpretare il pensiero dei miei concittadini nel ricordare al sindaco che tra le priorità c'è l'ultimazione dei lavori su via Ninfina, che tanti problemi crea a chi deve uscire ed entrare quotidianamente da Sezze. Dieci mesi di disagi possono bastare. Poi c'è l'apprensione per le sorti dell'ospedale, di cui non sappiamo più nulla dal 9 di novembre, così come non sappiamo nulla sulla qualità dell'acqua che esce dai nostri rubinetti, ne se la presenza dell'arsenico è nei limiti di legge o meno.

Direi che, senza scendere nei particolari, una volta ultimate opere come i campi da tennis e l'anfiteatro, che per decenni hanno dato lustro al paese ed oggi sono cantieri, si può tornare a parlare delle telenovelas del Prg, della piscina comunale, del rilancio del centro storico fino ad arrivare a parlare di sociale e di cultura con la realizzazione della città dei giovani e della via setina. Andrea Campoli fa bene a provarci, ma ci sono troppe persone vicino a lui che hanno obiettivi ben diversi dallo sviluppo e dal bene della comunità, tant'è vero che Sezze da 30 anni attraversa un periodo di stallo e involuzione in ogni settore.


8 dicembre 2010 

Le dimissioni di Campoli

di Ignazio Romano
Ancora non si accendono le luci del "Natale setino" che una valanga di "cenere e carbone", in anticipo sui tempi, frana improvvisamente sul comune di Sezze sconvolgendo quella calma apparente su cui tutti noi, infondo, speravamo, ma sulla quale in molti ne hanno approfittato.

Ed allora Andrea Campoli, il bravo ragazzo sempre disponibile e sempre presente, fa un gesto di dignità e da le dimissioni. Politicamente tattico o no, ora il rischio per il paese è di tornare ad essere commissariato.

L'ennesima sconfitta morale di una classe dirigente che di fatto ha tolto ogni speranza di futuro al nostro territorio. E la "cenere e carbone" è quello che merita chi negli ultimi 30 anni ha oziato, impedendo a chiunque di muovere un dito per lo sviluppo e la crescita di questo paese.

E non parlatemi di centrosinistra e centrodestra, è di morale e onestà che c'è bisogno a Sezze.


30 novembre 2010 

Auguri a setino.it

di Vittorio Del Duca

Approfitto per farti gli auguri per il 10° anniversario di Setina Civitas e quindi anche del portale Setino.it, ma anche per i tuoi primi cinquanta anni, che penso sia una cosa abbastanza recente. 

Ti dirò che. siccome non dimostri questi anni,  mi è passato per la mente che la
candelina dei 50 fosse riferita… al gatto.  Povero gatto, scherzo!  

Per il resto condivido anche le virgole del tuo commento al 10° anniversario, specie
laddove parli dei depositari della "conoscenza sterile" con i quali spesso mi sono
scontrato anch'io e  qualche volta assieme a te. 

Ti assicuro che sono tantissimi, forse più di quelli che io chiamo i depositari della "conoscenza interessata". 

Comunque non scoraggiarti mai, persevera nella tua azione sociale ed in quello in cui credi di più, perché tutto quello che hai fatto e continuerai a fare per il  paese è pienamente condiviso dai cittadini di buon senso, che amano  questo paese e che ti stimano e ti apprezzano per la tua nobile opera.  

Io, dall'esterno, ti assicuro di aver notato tutto questo, ne sono felice e, per quello che potrò fare, non verrà  mai meno il mio apporto.


29 novembre 2010 

A setino.it

di Franco Abbenda

Auguri perché…già 10 candeline.

Auguri perché…ci trovo molti punti di vista.

Auguri perché…le tue foto sono bellissime.

Auguri perché…ti conoscono anche i miei amici lontani.

Auguri perché…ogni tanto ci trovo pure qualche errore.

Auguri perché…ora ci metti meno tempo, con l’ADSL, a caricare le pagine.

Auguri perché…aiuti a far circolare le idee.

Auguri perché…sei sempre aggiornato.

Auguri perché…dai spazio a chi ti chiede un aiuto.

Auguri perché…con te ho appreso molte cose su Sezze, quella antica e quella nuova.

Auguri perché…molti ti vorrebbero più allineato.

Auguri perché…ti vorrei più agguerrito.

Auguri perché…ci stanno pure i video.

Auguri perché…sei il sito internet “setino” più completo.

Auguri perché… a qualcuno dai fastidio.

Auguri perché…non cancelli mai nulla.

Auguri perché…c’è ancora chi dice di non conoscerti.

Auguri perché…non parli solo di Sezze.

Auguri perché…hai sempre qualcosa di nuovo da raccontare.

Auguri perché…mi aiuti ad essere informato sul mio paese.

Auguri perché…c’è pure De André.

Auguri perché…devi ancora crescere.

Auguri perché…non sei soltanto il sito internet di un amico.


11 novembre 2010
Riflessioni : la chiesetta di Sant’Antonio

di Vittorio Accapezzato
Sulla piazzetta di ferro di cavallo
contemplo nel primo pomeriggio
le pietre del passato.
Vedo la chiesetta Sant’Antonio
che piange il suo stato di abbandono,
e il suo vecchio campanile.
La vecchia campana è lì muta,
a due passi dalla scalinata della chiesa,
senza più il suo timido rintocco della sera.
L’antico portone è rimasto lo stesso
e le sue antiche pietre si stendono 
tutte stanche, corrose e disgregate.
M’ha chiamato con voce debilitata e fioca 
“guarda a che solitudine m’han lasciato
e m’ha mostrato le finestre mute.”
E dagli infissi vecchi e cadenti, fili di luce
illuminano l’altare pieno di ragnatele
e di ricordi di grazie ricevute.
La statua del Santo ancora rivestita 
di doni d’oro, fa sentire l’area antica del passato, 
quando i fedeli l’han sempre venerato.
Si svegliano i ricordi: una processione lunga, senza fine.
una fede sacra ti entrava dentro il cuore
al grido di “evviva Sant’Antonio protettore.”
Man mano il corteo s’ingrossava
per la presenza di successivi arrivi 
di donne a piedi nudi con i ceri accesi.
Il tono dei canti era commovente
e con viva voce partecipavano le genti
elevando al cielo preghiere solenni.
I degenti del civico ospedale visitavano 
la chiesa e il Santo a tutte le ore 
a chiedere grazia di futura guarigione.
Ora il portoncino è trascurato e triste,
ha gioito nel risvegliarmi
e m’ha pregato di lottare per salvare lui.
Così come la politica ha chiuso l’ospedale,
la chiesa ha perduto i veri pastori
e l’uomo quasi tutti i suoi valori.


10 maggio 2010

Tra i vari elaborati presentati al premio di poesia "Sezze in dialetto", indetto dall'Amministrazione Comunale in occasione della 41° Sagra del Carciofo, ci sono due lavori di Franco Abbenda:   

Gli alberi di San Pietro

I’ mi ‘i ricordo quand’era mammóccio,

ma so ûisto le fotografie di cent’agni fa

e già steûeno alloco ‘n cima,

‘ntorno alla fontana ‘n faccia agli Cummùno.

Nun s’oûo mai mòsci,

sempre piazzati agli sòlo più bbéglio,

ti guardono da ‘ncima a sòtto e ridono

a com’a chì ci staûo schitto isci.

I piantorno zèchi zèchi

quando ancora s’usavano i cuncùgni,

oûo fatto ombra a pino di gente

e resistìto a ûento, neûe e moschicchi bianchi.

Ma n’zi saraûo straccachi

di sta’ sempre agli méglio pòsto,

d’esse riûeriti a destra e manca

e di campà senza sudà?

Ni conosco dòa accòmme a quigl’alberi!

Oûo misso le radici da quel dì

e nun lassano i’ pòsto nì a mi, nì a ti.

Gl’aricunùsci sùbbito, staûo sempre ‘n méso:

“atècco si fa accusì…”, “alloco ci tenca pensà…”

ma i’ culo dalla sèta nu’ gli ûolo spustà!

 

***

‘Sta cica di pensióne

Che ti pòzzo fa’, figlio bbóno mé ?

Patto s’accìso a zappà carcióffole,

a còlle pommodori sott’a sólo

e a rifà ‘sta cica di casa.

T’aricurdi accome diceûa sempre ?

“ I’ primo figlio mé

pe’ le tère ‘n cì teta ì

a spaccarsi i rigni notte e dì ”.

Tu ti ni ischi a Roma all’Università

e isso nu’ ieûa manco più da Fargiagni;

mèsa bira a casa, le cartine pe’ fumà

e ‘na partita a scopa pe’ la Croce.

Quando si sentiûe malo

vennèmme puro gl’òrto agli Palazzo,

tanto c’avarischi pututo fa’…

iri bbóno tu a piantà i cipollicchi?

A cagnàto i munno tutto ‘nzeme!

I’ pézzo di carta chi ti su tùto tu

pure gl’Onorevole dice ca ‘n cònta più.

Puss’esse’ binidìtto addò sta mo’, marìtimo!

I laûoro pi ti… manco più cù la raccomandazione.

Minomàlo ca m’a lassato ‘sta cica di pensióne.


9 maggio 2009 

Se voi foste persone normali

di M. Ovadia

Se foste un rom,

quella di Salvini non vi apparirebbe

come la sortita delirante di un imbecille da ridicolizzare.

Se foste un musulmano,

o un africano, o comunque un uomo dalla pelle scura,

il pacchetto sicurezza non lo prendereste solo

come l’ennesima sortita di un governo populista e conservatore,

eccessiva ma tutto sommato veniale.

Se foste un lavoratore

che guadagna il pane per sé e per i suoi figli su un’impalcatura,

l’annacquamento delle leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro

non lo dimentichereste il giorno dopo per occuparvi di altro.

Se foste migrante,

il rinvio verso la condanna a morte, la fame o la schiavitù,

non provocherebbe solo il sussulto di un’indignazione passeggera.

Se foste ebreo sul serio,

un politico xenofobo, razzista e malvagio fino alla ferocia

non vi sembrerebbe qualcuno da lusingare solo perché

si dichiara amico di Israele.

Se foste un politico che ritiene il proprio impegno un servizio ai cittadini,

fareste un’opposizione senza quartiere ad un governo autoritario,

xenofobo, razzista, vigliacco e malvagio.

Se foste un uomo di sinistra, di qualsiasi sinistra,

non vi balocchereste con questioni di lana caprina

od orgogli identitari di natura narcisistica

e vi dedichereste anima e corpo a combattere le ingiustizie.

Se foste veri cristiani,

rifiutereste di vedere rappresentati i valori della famiglia da notori

puttanieri pluridivorziati ingozzati e corrotti dalla peggior ipocrisia.

Se foste italiani decenti,

rifiutereste di vedere il vostro bel paese

avvitarsi intorno al priapismo mentale impotente di un omino ridicolo

gasato da un ego ipertrofico.

Se foste padri, madri, nonne e nonni

che hanno cura per la vita dei loro figli e nipoti,

non vendereste il loro futuro in cambio dei trenta denari di promesse virtuali.

Se foste esseri umani degni di questo nome,

avreste vergogna di tutto questo schifo.


20 marzo 2009 

Gestori di interessi

E’ di nuovo tempo di elezioni

di Franco Abbenda

In primavera si voterà per il rinnovo dei rappresentanti nazionali al Parlamento europeo e per eleggere Sindaci, Presidenti provinciali e consiglieri vari.

I partiti già si affannano alla ricerca di alleanze vincenti e di candidati credibili da lanciare nella battaglia elettorale, alla disperata ricerca del “quid” che faccia la differenza.

Tra un po’ i nostri vecchi muri di paese si riempiranno di coloratissimi cartelloni pubblicitari, dove tutti proporranno slogan vincenti e rapide soluzioni agli eterni problemi di sempre.

Solite facce ed illustri semi-sconosciuti faranno a gara per ricordarci, ognuno a modo suo, che dal nostro voto dipende il futuro della società, suggerendoci come comportarci nel segreto dell’urna. Il teatrino della politica andrà in scena come al solito, sempre uguale a se stesso, anche se diverso ogni volta.

“E’ la democrazia, bellezza”!!

Certo, e meno male che ci sono ancora i partiti, soprattutto quelli veri e genuini di una volta, seppur con nomi e simboli diversi, più o meno radicati ideologicamente e non più caratterizzati dalle infinite ed accese discussioni di sezione.

Nobilissime le intenzioni di molti, elettori e candidati, che ancora si battono con passione per offrire il proprio contributo nel tentativo di migliorare le condizioni di vita di tutta la collettività.

Ma c’è anche dell’altro, di meno nobile in gioco.

Dalla nostre scelte sulla scheda elettorale può dipendere il futuro di molti.

Sicuramente quello dei dirigenti di partito, nazionali e locali, eternamente alle prese con la ricerca di un difficile equilibrio, quello da raggiungere a tutti i costi per presentare una compagine  elettorale compatta e vincente.

Chi ne ha fatto esperienza diretta, racconta a mezza voce che in questo periodo pre-elettorale, nelle segreterie di partito ci si imbatte in vecchi veleni e personalismi mai sopiti, in veti trasversali da far valere ed ostracismi atavici, in dimissioni improvvise e in minacciate nuove liste civiche, in fedelissimi da imporre in collegi sicuri ed in immancabili voltagabbana di ritorno da piazzare.

E’ questa l’altra faccia della politica, quella più sporca che si sperava accantonata per sempre, quella che il popolo delle varie primarie pensava di aver debellato definitivamente.

Spesso emergono così personaggi che perderanno rapidamente il legame con la base, la storia e la tradizione sociale del proprio partito, e che, una volta abbagliati da poltrone e prebende di casta, si rinchiuderanno in un’autoreferenzialità in cui potersi muovere liberamente sì da accrescere il proprio personale potere sociale.

Pensando a queste deprecabili dinamiche, ed alla lontananza di certa casta politica, sostanzialmente altra rispetto alla gente “normale” in tutt’altra vita affaccendata, riecheggiano ammonitrici, e per certi versi profetiche, le parole di uno dei più illuminati uomini politici italiani. 

I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile…zero.

Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune.

La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sottoboss”.    

(Enrico Berlinguer, 1981).


10 febbraio 2009 

La verità sulle foibe

Dal sito http://collettivamente.com/articolo/1450914.html
articolo di Marco Ottanelli, segnalato da Raffaele Imbrogno
"Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani". - Benito Mussolini, 1920
Premessa: 

Questa redazione ha, come suo scopo principale, sempre privilegiato quello della ricerca obiettiva della realtà dei fatti, anche quando scomoda e dolorosa. In un momento storico in cui gli eredi del partito fascista sono al governo del Paese, ed in cui la retorica patriottarda risuona ancor più violenta e oscurantista del solito, riteniamo necessario ricollocare storicamente e documentatamente la vicenda delle foibe istriane, vicenda alla quale la destra e le sinistra amorevolmente unite hanno deciso di dedicare una speciale giornata della memoria. Anzi, il ministro Gasparri ha voluto sollecitare tutti i mezzi di informazione liberi ad occuparsi della vicenda. Ci siamo occupati di questo aspetto nell'articolo "Ultime dal Minculpop".La nostra redazione ha partecipato ad una trasmissione radiofonica - trasmessa da Controradio- che è servita a far luce e a chiarire la verità, appunto, di quel tragico periodo. L'audio completo della trasmissione, cui hanno partecipato Raffaele Palumbo, Nicola Tranfaglia, Giacomo Scotti, Marco Ottanelli, Giovanni Bellini, Sandro Damiani è disponibile nel CD intitolato
"l'impunità" in vendita tramite il nostro sito.
Cosa sono, le foibe? Cioè, quale episodio della storia evocano?
In poche ed essenziali parole, sono le foibe (caverne e aperture carsiche del terreno) il luogo in cui, a fine guerra mondiale, furono uccisi e gettati, spesso dopo umiliazioni e tormenti, moltissimi italiani. Gli eccidi ebbero due momenti: il primo, all'indomani dell'armistizio dell'8 settembre 1943, quando si scatenarono vendette e rancori mai sopiti dopo 20 anni di italianizzazione forzata; il secondo, molto più grave per numero delle vittime, nella primavera del '45, quando le truppe titine occuparono la Venezia Giulia, la Dalmazia, Trieste e parte del Friuli.
Le origini antiche di un odio feroce Sia nella Serenissima Repubblica Veneta, sia nell'Impero Austro-Ungarico, il concetto di nazionalità era tanto sfumato quanto poco "etnico". È solo dopo la prima guerra mondiale, cioè quando i nazionalismi si affermano fino a sfociare nei razzismi di Stato, che il Regno di Italia comincia una politica di italianizzazione forzata delle "terre irredente". 

Da ogni regione, piovono funzionari e impiegati pubblici, che sostituiscono i locali. La lingua ufficiale, anzi, obbligatoria, diventa l'italiano, e dialetti e lingue dei popoli presenti sul territorio sono vietati, proibiti. Se l'effetto di tale norma è assai violento nelle città della costa, dove comunque gli "italiani" erano in maggioranza o assai numerosi, e dove bi e trilingusmo erano la norma, è nelle zone rurali e nell'interno che gli slavi (sloveni, croati, dalmati, cici), in gran parte contadini poco alfabetizzati, si ritrovano ad essere stranieri in patria. Le durissime condizioni imposte dal Regno si fanno ancora più rigide ed intolleranti con il fascismo. Tra gli episodi da ricordare: la chiusura del liceo classico di Pisino, dell'istituto magistrale femminile di Pisino e del ginnasio di Volosca (1918), la chiusura delle scuole elementari slovene e croate, e il confino di alcuni esponenti Sloveni e Croati in Sardegna e in altre località italiane. A ciò si aggiungevano le violenze fasciste non contrastate dalle autorità, come gli incendi delle sedi associative a Pola e a Trieste. 

In Istria l'uso dello sloveno e del croato nell'amministrazione e nei tribunali era stato limitato già durante l'occupazione (1918-1920). Nel marzo 1923 il prefetto della Venezia Giulia vietò l'uso dello sloveno e del croato nell'amministrazione, mentre per decreto regio il loro uso nei tribunali fu vietato il 15 ottobre 1925. Il colpo definitivo al sistema scolastico sloveno e croato in Istria arrivò il 1 ottobre 1923 con la riforma scolastica del ministro Gentile. L'attività delle società e delle associazioni croate e slovene era stata vietata già durante l'occupazione, ma poi specialmente con l'entrata in vigore della Legge sulle associazioni (1925), Legge sulle manifestazioni pubbliche (1926) e Legge sull'ordine
pubblico (1926). Nel 1927 fu il turno del cambiamento dei cognomi (la toponomastica era già stata italianizzata nel 1923). Così vennero italianizzati quasi tutti i cognomi sloveni e croati. Un vero atto di brutalità verso le identità personali. (Non dobbiamo dimenticarci che tali provvedimenti vennero presi anche a Zara e Fiume, città
"extraterritoriali" che furono annesse a forza dopo la prima guerra mondiale.)
Le leggi razziali antiebraiche e genetiche del 1938 (che seguono le meno famose, meno organiche, ma altrettanto famigerate leggi razziali del '36-'37 emanate nei confronti dei popoli di pelle nera, e altri "coloniali") dividono ancor più la cittadinanza in due categorie, gli "italiani puri" e gli inferiori. Duramente colpita, in particolare, la numerosa e antica comunità ebraica di Trieste, da sempre città cosmopolita e multiculturale.
La seconda guerra mondiale
La ignobile aggressione alla Grecia obbliga i comandi italiani in difficoltà a chiedere l'intervento della Germania, mettendo così fine alla illusione della "guerra parallela". Nel 1941, dopo un criminale bombardamento su Belgrado, che viene rasa al suolo, Tedeschi, Ungheresi e Italiani invadono la Jugoslavia, occupandola completamente in poche settimane. All'Italia spettano: l'intera costa dalmata, parte del Montenegro, quasi l'intera Slovenia e la Croazia, sotto forma di protettorato.
La Slovenia viene annessa, e diventa la provincia di Lubiana. La Croazia diventa un regno "indipendente", con primo ministro Ante Pavelic, un fascista feroce e sanguinario, amico di vecchia data di Mussolini, e come Re un cugino di Vittorio Emanuele III, Aimone di Aosta. Il partito fascista e razzista croato, gli Ustascia, formato da fanatici religiosi (cattolici) e nazionalisti, appoggiati dal vescovo di Zagabria e primate di Croazia Stepinac, intraprendono fin da subito una opera di pulizia etnica nei confronti di Serbi e altre minoranze, spesso spalleggiati dalle truppe italiane.
L'intera Jugoslavia diventa territorio di stragi e di crudeltà. Alla fine della guerra, sarà uno dei paesi che avrà pagato il più alto tributo di morti, da calcolarsi in circa 1 milione e mezzo di persone su 16 milioni di abitanti (si pensi che i caduti italiani tra civili e militari, fra battaglie e bombardamenti, repressioni e fucilazioni, non supera le 300 mila unità su 45 milioni di abitanti).
In particolare, sono da attribuirsi alla responsabilità diretta delle truppe di occupazione italiana almeno 250 mila morti, che le fonti serbe però portano ad un totale di 300 mila. Di questi, i morti in combattimento sono una parte esigua, perché la stragrande maggioranza delle vittime fu dovuta a vere e proprie stragi e repressioni, a saccheggi e a brutalità. In particolare, è da ricordare il ruolo della II Armata Italiana, sotto il comando del generale Roatta.
La situazione è differenziata nei diversi territori: le peggiori e più
inumane condizioni si verificarono nella Jugoslavia meridionale, dove si aprì una vera e propria caccia al serbo. Vere e proprie spedizioni italo-croate partivano alla volta dei villaggi e delle cittadine serbe, dove, in un'orgia di violenze di ogni tipo, centinaia di uomini, donne e
bambini venivano torturati e uccisi. I villaggi jugoslavi distrutti dagli italiani sono non meno di 250, ai quali vanno aggiunti quelli distrutti in collaborazione con i tedeschi o con altre milizie dell'Asse. 

250 Marzabotto e Sant'Anna di Stazzema in cui i colpevoli, i macellai, eravamo noi. Gli episodi di efferatezza e di crudeltà non si contano, e le mutilazioni, gli stupri, gli accecamenti erano all'ordine del giorno. Il comandante partigiano cattolico Edvard Kocbek così descriveva un'offensiva sferrata dall'esercito italiano nell'agosto del 1942: "I villaggi bruciano, i campi di grano e i frutteti sono stati devastati dal nemico, le donne e i bambini strillano, quasi in ogni villaggio degli ostaggi vengono passati per le armi, centinaia di persone vengono trascinate nei campi di prigionia, i bovini muggiscono e vanno vagando per i boschi. 

La cosa più sconvolgente è che questi orrori non vengono perpetrati da un'accozzaglia di primitivi come al tempo delle invasioni turche, ma dai gioviali soldati del civile esercito italiano, comandati da freddi ufficiali che impugnano fruste per cani... ". Spesso i partigiani slavi, o gli indifesi abitanti delle campagne, erano bruciati vivi (su roghi di fascine, o chiusi nelle chiese ortodosse, che furono distrutte - in questo modo- in gran numero). Le deportazioni della "inferiore razza serba" furono massicce, e decine di migliaia di ex soldati o di cittadini serbi fu avviata ai campi di sterminio tedeschi o a quello della Risiera di San Sabba, a Trieste, assieme con ebrei ed altre minoranze.
In Croazia, nel "regno indipendente", l'opera delle truppe italiane fu di supporto e affiancamento alle milizie ustascia, mentre nelle coste e isole annesse, la repressione della II armata fu assai più pianificata e scientifica. Stessa cosa in Slovenia, che, entrata a far parte del territorio nazionale, doveva essere completamente assimilata.
Gli occupanti italiani costruirono campi di concentramento che, seppur non scientificamente predisposti allo sterminio, furono la causa di migliaia di morti e di infinite sofferenze. Tutti conosciamo Auschwitz e Buchenwald, ma decenni di censure ci hanno impedito di sapere che noi, italiani, costruimmo e gestimmo i leger di Kraljevica, Lopud, Kupari, Korica, Brac, Hvar, Rab (isola di Arbe). Furono creati campi anche in Italia, per esempio a Gonars (Udine), a Monigo (Treviso), a Renicci di Anghiari (Arezzo) e a Padova. 

Secondo stime rapportate nel volume dell'A.N.P.P.I.A. Pericolosi nelle contingenze belliche, i fascisti internarono quasi 30.000 sloveni e croati, uomini, donne e bambini. In Slovenia, già dall'ottobre del 1941, il tribunale speciale pronuncia le prime condanne a morte, il mese dopo entra in funzione il tribunale di guerra. La lotta contro i partigiani, che diventano una realtà in continua espansione, si sviluppa nel quadro di una strategia politico-operativa rivolta alla colonizzazione di quei territori. 

Con l'intervento diretto dei comandi militari italiani la politica della violenza si esercita nelle più svariate forme: iniziano le esecuzioni sommarie sul posto, incendi di paesi, deportazioni di massa, esecuzioni di ostaggi, rappresaglie sulle popolazioni a scopo intimidatorio e punitivo, saccheggiamento dei beni, setacciamento sistematico delle città, rastrellamenti... prende corpo il progetto di deportazione di massa, con il trasferimento forzato degli abitanti di Lubiana, progetto che i comandi discutono con Mussolini in un incontro a Gorizia il 31 luglio 1942 . In una lettera spedita al Comando supremo dal generale Roatta in data 8 settembre 1942 (N. 08906), viene proposta, addirittura, la deportazione della intera popolazione slovena.


12 gennaio 2009 

Sezze da Far West, ma lo sceriffo dov'è?

di Vittorio Del Duca

Domenica 11 Gennaio 2009 Ore 16,30 – Un cittadino, assieme  alla moglie, si reca a prendere la macchina nel proprio garage e trova il passo carrabile, quello per cui paga la tassa al Comune, occupato da un’auto che non conosce. Anche la mattina, per uscire,  aveva  perduto un bel po di tempo a causa di una grossa Daewoo che gli ostruiva il passaggio.

Chiede nei paraggi ma quella macchina sembra proprio sconosciuta. Si tenta di attirare l’attenzione  con il suono del clacson, che il garage amplifica come  una grossa  cassa armonica. Niente!!

Tanta gente si affaccia alle finestre, sezzesi e rumeni, ma nessuno sa nulla. La signora si reca persino a chiedere all’interno della vicina Cattedrale e nella sacrestia. Ancora niente!

 Eppure il passo carrabile è ben evidenziato con strisce gialle sull’asfalto e con segnaletica ai lati della serranda. Perché tanta inciviltà? Perché per i propri comodi si deve ledere il diritto e la libertà altrui?

Ore 16,51-  Esperiti tutti i tentativi, il nostro concittadino tenta al numero 0773 88411 corrispondente a quello del Comando di Polizia Municipale. Una deviazione di chiamata lo porta al cellulare 349 29 31 485  che si presume essere in uso al vigile di turno. Solo che sembra spento perché “ Risponde la segreteria telefonica del numero 3492931485, si prega di lasciare un messaggio dopo il segnale acustico..”

 Il messaggio viene lasciato ma invano si attende l’arrivo dei vigili. Non che ci si contasse più di tanto!

Ore 17 – Altro tentativo con il clacson. Stavolta un rumeno si affaccia da una delle finestre di fronte e dice di essere il proprietario dell’auto. Scende per spostare la macchina ma il nostro concittadino comprensibilmente irritato perché spazientito dalla lunga attesa , trova incredibile che quell’individuo fosse proprio lì davanti e non si fosse accorto di tanto baccano.

Cerca di spiegare al neocomunitario quello che sarebbe ovvio, ovvero che non  avrebbe dovuto parcheggiare ostruendo un passo carrabile autorizzato.

Il rumeno, forse in stato di ebbrezza, perché puzzolente di alcool, si avvicina troppo minaccioso al nostro concittadino che gli chiede invano di tenersi a riguardosa distanza. Sta per scoppiare una rissa che viene evitata solo dal buonsenso e dall’intromissione della signora e di un altro rumeno che faceva da spartiacque, pur parteggiando apertamente  e pericolosamente per il suo connazionale.

Ore 17,05 -  La macchina viene finalmente spostata, il nostro cittadino mette in moto, sta per uscire dal garage, intuisce che qualcosa nel frattempo era successo, ma non sa bene. Pensando al peggio ricompone con il cellulare il numero dei Vigili perché il tutto venisse registrato come messaggio nella segreteria telefonica, ma i due rumeni  tornano a casa borbottando minacciosi,  la moglie sale in macchina e seppure stravolta cerca di rassicurare il  marito che nient’altro era successo. La coppia può  allontanarsi ma il nostro concittadino non è convinto e cinge di assedio la moglie fino a farsi riferire l’accaduto “Ha detto che se non c’era tutta quella gente  ci avrebbe uccisi tutti e due”.

Non restava  altro che recarsi alla caserma dei Carabinieri per denunciare l’accaduto, soprattutto per eventuali future ritorsioni.

In caserma c’era un solo carabiniere di turno e raccoglie solo una nota perché per la denuncia occorrono le generalità e non la targa dell’auto. Il rumeno era ancora lì, dove era stato lasciato dai nostri,  ma non c’erano forze dell’ordine per andare ad accertarne le generalità. Forse il 118….forse….

Dov’erano i Vigili Domenica sera 11 Gennaio2009?  

Il Comando era chiuso,  in paese non c’erano, allo  Scalo nemmeno.  E’ possibile che di Domenica  e  tutte le notti la Polizia Municipale non abbia turni e che la città  sia in balìa della delinquenza?

I nostri amministratori comunali  ed i nostri dirigenti  che paghiamo profumatamente, cosa fanno invece di garantire la sicurezza dei cittadini? Dormono?

I recenti fatti di cronaca insegnano: qui a Sezze la gente ha a paura di uscire soprattutto di sera, finanche per andare a prendere o rimettere la macchina in garage.


7 gennaio 2009 

Forse sarebbe il caso di riconsiderare certi aspetti che determinano la vivibilità a Sezze

Dopo aver letto questo articolo fate la prova digitando SEZZE sul sito http://www.walkscore.com/

Il risultato è sorprendente. Il centro più importante dei monti Lepini, posto tra la pianura Pontina e il monte Semprevisa, ha un pessimo risultato della fruibilità degli spazi pedonali, 15 punti su 100!

Sul web si calcola la "camminabilità"

24 novembre 2008 - Sole 24ORE, articolo di Francesca Milano

Comprare casa in una zona e poi scoprire che muoversi a piedi nei dintorni è quasi impossibile. Per scongiurare questo rischio la società americana Front Seat ha ideato WalkScore.com, un sito internet capace di calcolare il livello di "camminabilità" di ogni punto del mondo, ovvero la possibilità per i residenti in un determinato quartiere di sbrigare gli impegni quotidiani (scuola, lavoro, supermercato, palestra, ristorante, spazi pubblici) muovendosi a piedi.
Si tratta di un sistema basato sulle mappe di Google, attraverso le quali è possibile verificare l'offerta di infrastrutture pubbliche e private situate in una zona o in una città.
A ogni luogo inserito nella casella di ricerca il sistema – basato su un complicato algoritmo che la società sta brevettando – assegna un punteggio in centesimi: da 100 a 90 punti ci si trova in un «paradiso della passeggiata», tra 89 e 70 in un'area molto adatta per muoversi a piedi, tra 69 e 50 in una zona abbastanza camminabile, tra 49 e 25 in un'area per "auto-dipendenti" e così via, fino al punteggio più basso assegnato al quartiere dove si può camminare a piedi solo fino al parcheggio della propria vettura. 
Il sito assegna punti in base alla distanza dalle più vicine strutture e infrastrutture. Nel caso in cui il servizio più vicino si trovi a non più di 400 metri, il sistema assegna il massimo dei punti. Il sistema è molto preciso quando si inserisce un indirizzo, mentre nel caso si voglia calcolare il grado di camminabilità di un'intera città bisogna mettere in conto che il risultato sarà più approssimativo. 
Qualche esempio? Milano raggiunge complessivamente 62 punti. Ma c'è molta differenza tra i 63 punti della zona di Brera e i 35 di Città studi. Roma, invece, ottiene complessivamente 53 punti, ma lungo la Tiburtina il livello scende a 31. Napoli arriva a 57 punti, Venezia a 60, Palermo a 69, Bologna a 71, Firenze a 78.
Tramite WalkScore si possono individuare i 138 "paradisi per camminatori" situati negli Stati Uniti: ai primi tre posti si piazzano tre quartieri di New York (Soho, Tribeca e Little Italy), tutti con 100 punti. 
Il sito è online dal luglio 2007 e in America sta riscuotendo un inaspettato successo, soprattutto tra chi deve comprare casa. Si tratta ancora di un sistema "work in progress", che migliora giorno dopo giorno (anche grazie ai sempre più precisi data base di Google Maps) e che è anche aperto al "dibattito": ultimamente ha lanciato un nuovo servizio attraverso cui i navigatori del web possono lasciare i propri consigli al neo-presidente Barack Obama sulla politica da adottare per rendere più vivibili le città.


12 dicembre 2008 

A piedi per le vie del centro… e dintorni

di Ignazio Romano

Nonostante il degrado in cui versa il nostro centro storico, è un piacere percorrere a piedi le sue vie, i suoi vicoli, le sue piazze e gli angoli tipici ancora carichi di fascino e di storia millenaria. In questi giorni tutto è favorito dall’atmosfera natalizia, con la pioggia e la nebbia che giocano con gli addobbi luminosi che pure nascondono i problemi più grossi.

 Se solo si riuscisse ad evitare quei  trattori (ex utilitarie) che con la loro mole sgraziata invadono l’abitato, magari sanzionandone con multe puntuali l’arroganza dei loro guidatori, noncuranti della presenza dei pedoni. E se si limitasse l’accesso dei veicoli allo stretto indispensabile, concordando sapientemente con i cittadini l’utilizzo degli spazi pubblici in modo più coerente e rispettoso per tutti, magari segnalando in tutta l’area la precedenza dei pedoni, o limitando l’accesso ai veicoli troppo ingombranti fino ad arrivare alla chiusura degli spazi più angusti del centro. Ovviamente vigilando e facendo rispettare con rigore le norme. Sarebbe un paese migliore, più civile ed anche più accattivante per i visitatori, che troverebbero interessante Sezze, non solo in occasione del Venerdì Santo e della Sagra del Carciofo, ma tutto l’anno.

 Eppure in questi giorni la polemica che circola è quella sulle luminarie. Manco a dillo. In particolare la frazione di Sezze Scalo si sente messa da parte per lo scarso impegno dimostrato dell’Amministrazione Comunale verso il quartiere. Sinceramente non credo che i problemi dello Scalo sono le illuminazioni natalizie: la viabilità ed i servizi, come quello idrico oppure l’Adsl, sono i nodi da affrontare. Per la viabilità è prossima l’inaugurazione della rotatoria sulla SS 156, che farà fare un grosso balzo in avanti alla qualità della vita allo Scalo, mentre l’Adsl ha bisogno solo dell’ultima spintarella. È vero che si sono attesi anni e che è giusto manifestare il proprio dissenso, ma il mio parere è che le luminarie vanno bene lì dove sono state messe, mentre, se i problemi dello Scalo stanno per vedere importanti soluzioni, la stessa cosa non si può dire per il centro storico del paese, che ad oggi presenta gravissimi problemi di vivibilità con soluzioni ancora lontane da venire.


Art. 1 L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro
6 dicembre
2008                                                                                            

A Torino la giornata del ricordo delle sette vittime del rogo. 

Corteo con cinque mila persone. Alla messa assente anche Confindustria. 

Applausi e rabbia al corteo. Cerimonie senza esponenti del governo.


6 novembre 2008 

Piero Calamandrei - Roma 11 febbraio 1950
Cari colleghi,
Noi siamo qui insegnanti di tutti gli ordini di scuole, dalle elementari alle università [...]. Siamo qui riuniti in questo convegno che si intitola alla Difesa della scuola. Perché difendiamo la scuola? Forse la scuola è in pericolo? Qual è la scuola che noi difendiamo? Qual è il pericolo che incombe sulla scuola che noi difendiamo? Può venire subito in mente che noi siamo riuniti per difendere la scuola laica. Ed è anche un po' vero ed è stato detto stamane. Ma non è tutto qui, c'è qualche cosa di più alto. Questa nostra riunione non si deve immiserire in una polemica fra clericali ed anticlericali. Senza dire, poi, che si difende quello che abbiamo. Ora, siete proprio sicuri che in Italia noi abbiamo la scuola laica? Che si possa difendere la scuola laica come se ci fosse, dopo l'art. 7? Ma lasciamo fare, andiamo oltre. Difendiamo la scuola democratica: la scuola che corrisponde a quella Costituzione democratica che ci siamo voluti dare; la scuola che è in funzione di questa Costituzione, che può essere strumento, perché questa Costituzione scritta sui fogli diventi realtà [...].

La scuola, come la vedo io, è un organo "costituzionale". Ha la sua posizione, la sua importanza al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione. Come voi sapete (tutti voi avrete letto la nostra Costituzione), nella seconda parte della Costituzione, quella che si intitola "l'ordinamento dello Stato", sono descritti quegli organi attraverso i quali si esprime la volontà del popolo. Quegli organi attraverso i quali la politica si trasforma in diritto, le vitali e sane lotte della politica si trasformano in leggi. Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verrà naturale la risposta: sono le Camere, la Camera dei deputati, il Senato, il presidente della Repubblica, la Magistratura: ma non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, la quale invece è un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo. Se si dovesse fare un paragone tra l'organismo costituzionale e l'organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell'organismo umano hanno la funzione di creare il sangue [...].

La scuola, organo centrale della democrazia, perché serve a risolvere quello che secondo noi è il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente. La formazione della classe dirigente, non solo nel senso di classe politica, di quella classe cioè che siede in Parlamento e discute e parla (e magari urla) che è al vertice degli organi più propriamente politici, ma anche classe dirigente nel senso culturale e tecnico: coloro che sono a capo delle officine e delle aziende, che insegnano, che scrivono, artisti, professionisti, poeti. Questo è il problema della democrazia, la creazione di questa classe, la quale non deve essere una casta ereditaria, chiusa, una oligarchia, una chiesa, un clero, un ordine. No. Nel nostro pensiero di democrazia, la classe dirigente deve essere aperta e sempre rinnovata dall'afflusso verso l'alto degli elementi migliori di tutte le classi, di tutte le categorie. Ogni classe, ogni categoria deve avere la possibilità di liberare verso l'alto i suoi elementi migliori, perché ciascuno di essi possa temporaneamente, transitoriamente, per quel breve istante di vita che la sorte concede a ciascuno di noi, contribuire a portare il suo lavoro, le sue migliori qualità personali al progresso della società [...].

A questo deve servire la democrazia, permettere ad ogni uomo degno di avere la sua parte di sole e di dignità (applausi). Ma questo può farlo soltanto la scuola, la quale è il complemento necessario del suffragio universale. La scuola, che ha proprio questo carattere in alto senso politico, perché solo essa può aiutare a scegliere, essa sola può aiutare a creare le persone degne di essere scelte, che affiorino da tutti i ceti sociali.

Vedete, questa immagine è consacrata in un articolo della Costituzione, sia pure con una formula meno immaginosa. E' l'art. 34, in cui è detto: "La scuola è aperta a tutti. I capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi". Questo è l'articolo più importante della nostra Costituzione. Bisogna rendersi conto del valore politico e sociale di questo articolo. Seminarium rei pubblicae, dicevano i latini del matrimonio. Noi potremmo dirlo della scuola: seminarium rei pubblicae: la scuola elabora i migliori per la rinnovazione continua, quotidiana della classe dirigente. Ora, se questa è la funzione costituzionale della scuola nella nostra Repubblica, domandiamoci: com'è costruito questo strumento? Quali sono i suoi principi fondamentali? Prima di tutto, scuola di Stato. Lo Stato deve costituire le sue scuole. Prima di tutto la scuola pubblica. Prima di esaltare la scuola privata bisogna parlare della scuola pubblica. La scuola pubblica è il prius, quella privata è il posterius. Per aversi una scuola privata buona bisogna che quella dello Stato sia ottima (applausi). Vedete, noi dobbiamo prima di tutto mettere l'accento su quel comma dell'art. 33 della Costituzione che dice così: "La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi". Dunque, per questo comma [...] lo Stato ha in materia scolastica, prima di tutto una funzione normativa. Lo Stato deve porre la legislazione scolastica nei suoi principi generali. Poi, immediatamente, lo Stato ha una funzione di realizzazione [...].

Lo Stato non deve dire: io faccio una scuola come modello, poi il resto lo facciano gli altri. No, la scuola è aperta a tutti e se tutti vogliono frequentare la scuola di Stato, ci devono essere in tutti gli ordini di scuole, tante scuole ottime, corrispondenti ai principi posti dallo Stato, scuole pubbliche, che permettano di raccogliere tutti coloro che si rivolgono allo Stato per andare nelle sue scuole. La scuola è aperta a tutti. Lo Stato deve quindi costituire scuole ottime per ospitare tutti. Questo è scritto nell'art. 33 della Costituzione. La scuola di Stato, la scuola democratica, è una scuola che ha un carattere unitario, è la scuola di tutti, crea cittadini, non crea né cattolici, né protestanti, né marxisti. La scuola è l'espressione di un altro articolo della Costituzione: dell'art. 3: "Tutti i cittadini hanno parità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politica, di condizioni personali e sociali". E l'art. 151: "Tutti i cittadini possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge". Di questi due articoli deve essere strumento la scuola di Stato, strumento di questa eguaglianza civica, di questo rispetto per le libertà di tutte le fedi e di tutte le opinioni [...].

Quando la scuola pubblica è così forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene. Può essere un bene che forze private, iniziative pedagogiche di classi, di gruppi religiosi, di gruppi politici, di filosofie, di correnti culturali, cooperino con lo Stato ad allargare, a stimolare, e a rinnovare con varietà di tentativi la cultura. Al diritto della famiglia, che è consacrato in un altro articolo della Costituzione, nell'articolo 30, di istruire e di educare i figli, corrisponde questa opportunità che deve essere data alle famiglie di far frequentare ai loro figlioli scuole di loro gradimento e quindi di permettere la istituzione di scuole che meglio corrispondano con certe garanzie che ora vedremo alle preferenze politiche, religiose, culturali di quella famiglia. Ma rendiamoci ben conto che mentre la scuola pubblica è espressione di unità, di coesione, di uguaglianza civica, la scuola privata è espressione di varietà, che può voler dire eterogeneità di correnti decentratrici, che lo Stato deve impedire che divengano correnti disgregatrici. La scuola privata, in altre parole, non è creata per questo.

La scuola della Repubblica, la scuola dello Stato, non è la scuola di una filosofia, di una religione, di un partito, di una setta. Quindi, perché le scuole private sorgendo possano essere un bene e non un pericolo, occorre: (1) che lo Stato le sorvegli e le controlli e che sia neutrale, imparziale tra esse. Che non favorisca un gruppo di scuole private a danno di altre. (2) Che le scuole private corrispondano a certi requisiti minimi di serietà di organizzazione. Solamente in questo modo e in altri più precisi, che tra poco dirò, si può avere il vantaggio della coesistenza della scuola pubblica con la scuola privata. La gara cioè tra le scuole statali e le private. Che si stabilisca una gara tra le scuole pubbliche e le scuole private, in modo che lo Stato da queste scuole private che sorgono, e che eventualmente possono portare idee e realizzazioni che finora nelle scuole pubbliche non c'erano, si senta stimolato a far meglio, a rendere, se mi sia permessa l'espressione, "più ottime" le proprie scuole. Stimolo dunque deve essere la scuola privata allo Stato, non motivo di abdicazione.

Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime. Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci).

Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.

Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: (1) ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. (2) Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. (3) Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico! Quest'ultimo è il metodo più pericoloso. » la fase più pericolosa di tutta l'operazione [...]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito [...].

Per prevedere questo pericolo, non ci voleva molta furberia. Durante la Costituente, a prevenirlo nell'art. 33 della Costituzione fu messa questa disposizione: "Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza onere per lo Stato". Come sapete questa formula nacque da un compromesso; e come tutte le formule nate da compromessi, offre il destro, oggi, ad interpretazioni sofistiche [...]. Ma poi c'è un'altra questione che è venuta fuori, che dovrebbe permettere di raggirare la legge. Si tratta di ciò che noi giuristi chiamiamo la "frode alla legge", che è quel quid che i clienti chiedono ai causidici di pochi scrupoli, ai quali il cliente si rivolge per sapere come può violare la legge figurando di osservarla [...]. E venuta così fuori l'idea dell'assegno familiare, dell'assegno familiare scolastico.

Il ministro dell'Istruzione al Congresso Internazionale degli Istituti Familiari, disse: la scuola privata deve servire a "stimolare" al massimo le spese non statali per l'insegnamento, ma non bisogna escludere che anche lo Stato dia sussidi alle scuole private. Però aggiunse: pensate, se un padre vuol mandare il suo figliolo alla scuola privata, bisogna che paghi tasse. E questo padre è un cittadino che ha già pagato come contribuente la sua tassa per partecipare alla spesa che lo Stato eroga per le scuole pubbliche. Dunque questo povero padre deve pagare due volte la tassa. Allora a questo benemerito cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, per sollevarlo da questo doppio onere, si dà un assegno familiare. Chi vuol mandare un suo figlio alla scuola privata, si rivolge quindi allo Stato ed ha un sussidio, un assegno [...].

Il mandare il proprio figlio alla scuola privata è un diritto, lo dice la Costituzione, ma è un diritto il farselo pagare? Un diritto che uno, se vuole, lo esercita, ma a proprie spese. Il cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, se la paghi, se no lo mandi alla scuola pubblica. Per portare un paragone, nel campo della giustizia si potrebbe fare un discorso simile. Voi sapete come per ottenere giustizia ci sono i giudici pubblici; peraltro i cittadini, hanno diritto di fare decidere le loro controversie anche dagli arbitri. Ma l'arbitrato costa caro, spesso costa centinaia di migliaia di lire. Eppure non è mai venuto in mente a un cittadino, che preferisca ai giudici pubblici l'arbitrato, di rivolgersi allo Stato per chiedergli un sussidio allo scopo di pagarsi gli arbitri! [...]. Dunque questo giuoco degli assegni familiari sarebbe, se fosse adottato, una specie di incitamento pagato a disertare le scuole dello Stato e quindi un modo indiretto di favorire certe scuole, un premio per chi manda i figli in certe scuole private dove si fabbricano non i cittadini e neanche i credenti in una certa religione, che può essere cosa rispettabile, ma si fabbricano gli elettori di un certo partito [...].

Poi, nella riforma, c'è la questione della parità. L'art. 33 della Costituzione nel comma che si riferisce alla parità, dice: "La legge, nel fissare diritti ed obblighi della scuola non statale, che chiede la parità, deve assicurare ad essa piena libertà, un trattamento equipollente a quello delle scuole statali" [...]. Parità, si, ma bisogna ricordarsi che prima di tutto, prima di concedere la parità, lo Stato, lo dice lo stesso art. 33, deve fissare i diritti e gli obblighi della scuola a cui concede questa parità, e ricordare che per un altro comma dello stesso articolo, lo Stato ha il compito di dettare le norme generali sulla istruzione. Quindi questa parità non può significare rinuncia a garantire, a controllare la serietà degli studi, i programmi, i titoli degli insegnanti, la serietà delle prove. Bisogna insomma evitare questo nauseante sistema, questo ripugnante sistema che è il favorire nelle scuole la concorrenza al ribasso: che lo Stato favorisca non solo la concorrenza della scuola privata con la scuola pubblica ma che lo Stato favorisca questa concorrenza favorendo la scuola dove si insegna peggio, con un vero e proprio incoraggiamento ufficiale alla bestialità [...].

Però questa riforma mi dà l'impressione di quelle figure che erano di moda quando ero ragazzo. In quelle figure si vedevano foreste, alberi, stagni, monti, tutto un groviglio di tralci e di uccelli e di tante altre belle cose e poi sotto c'era scritto: trovate il cacciatore. Allora, a furia di cercare, in un angolino, si trovava il cacciatore con il fucile spianato. Anche nella riforma c'è il cacciatore con il fucile spianato. La scuola privata che si vuole trasformare in scuola privilegiata. Questo è il punto che conta. Tutto il resto, cifre astronomiche di miliardi, avverrà nell'avvenire lontano, ma la scuola privata, se non state attenti, sarà realtà davvero domani. La scuola privata si trasforma in scuola privilegiata e da qui comincia la scuola totalitaria, la trasformazione da scuola democratica in scuola di partito.

E poi c'è un altro pericolo forse anche più grave. E' il pericolo del disfacimento morale della scuola. Questo senso di sfiducia, di cinismo, più che di scetticismo che si va diffondendo nella scuola, specialmente tra i giovani, è molto significativo. E' il tramonto di quelle idee della vecchia scuola di Gaetano Salvemini, di Augusto Monti: la serietà, la precisione, l'onestà, la puntualità. Queste idee semplici. Il fare il proprio dovere, il fare lezione. E che la scuola sia una scuola del carattere, formatrice di coscienze, formatrice di persone oneste e leali. Si va diffondendo l'idea che tutto questo è superato, che non vale più. Oggi valgono appoggi, raccomandazioni, tessere di un partito o di una parrocchia. La religione che è in sé una cosa seria, forse la cosa più seria, perché la cosa più seria della vita è la morte, diventa uno spregevole pretesto per fare i propri affari. Questo è il pericolo: disfacimento morale della scuola. Non è la scuola dei preti che ci spaventa, perché cento anni fa c'erano scuole di preti in cui si sapeva insegnare il latino e l'italiano e da cui uscirono uomini come Giosuè Carducci. Quello che soprattutto spaventa sono i disonesti, gli uomini senza carattere, senza fede, senza opinioni. Questi uomini che dieci anni fa erano fascisti, cinque anni fa erano a parole antifascisti, ed ora son tornati, sotto svariati nomi, fascisti nella sostanza cioè profittatori del regime.

E c'è un altro pericolo: di lasciarsi vincere dallo scoramento. Ma non bisogna lasciarsi vincere dallo scoramento. Vedete, fu detto giustamente che chi vinse la guerra del 1918 fu la scuola media italiana, perché quei ragazzi, di cui le salme sono ancora sul Carso, uscivano dalle nostre scuole e dai nostri licei e dalle nostre università. Però guardate anche durante la Liberazione e la Resistenza che cosa è accaduto. E' accaduto lo stesso. Ci sono stati professori e maestri che hanno dato esempi mirabili, dal carcere al martirio. Una maestra che per lunghi anni affrontò serenamente la galera fascista è qui tra noi. E tutti noi, vecchi insegnanti abbiamo nel cuore qualche nome di nostri studenti che hanno saputo resistere alle torture, che hanno dato il sangue per la libertà d'Italia. Pensiamo a questi ragazzi nostri che uscirono dalle nostre scuole e pensando a loro, non disperiamo dell'avvenire. Siamo fedeli alla Resistenza. Bisogna, amici, continuare a difendere nelle scuole la Resistenza e la continuità della coscienza morale.
[Pubblicato in Scuola democratica, periodico di battaglia per una nuova scuola, Roma, iv, suppl. al n. 2 del 20 marzo 1950, pp. 1-5]


Saviano: "Ogni voce che resiste mi rende meno solo" 

22 ottobre 2008                                                                                             di ROBERTO SAVIANO

GRAZIE per tutto quanto state facendo. È difficile dimostrare quanto sia importante per me quello che è successo in questi giorni. Quanto mi abbia colpito e rincuorato, commosso e sbalordito sino a lasciarmi quasi senza parole. Non avrei mai immaginato che potesse accadere niente di simile, mai mi sarei sognato una tale reazione a catena di affetto e solidarietà.

Grazie al Presidente della Repubblica, che, come già in passato, mi ha espresso una vicinanza in cui non ho sentito solo l'appoggio della più alta carica di questo paese, ma la sincera partecipazione di un uomo che viene dalla mia terra.
Grazie al presidente del Consiglio e a quei ministri che hanno voluto dimostrarmi la loro solidarietà sottolineando che la mia lotta non dev'essere vista disgiunta dall'operato delle forze che rappresentano lo Stato e anche dall'impegno di tutti coloro che hanno il coraggio di non piegarsi al predominio della criminalità organizzata. Grazie allo sforzo intensificato nel territorio del clan dei Casalesi, con la speranza che si vada avanti sino a quando i due latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine - i boss-manager che investono a Roma come a Parma e Milano - possano essere finalmente arrestati.
Grazie all'opposizione e ai ministri ombra che hanno appoggiato il mio impegno e quanto il governo ha fatto per la mia sicurezza. Scorgendo nella mia lotta una lotta al di là di ogni parte.

Le letture delle mie parole che sono state fatte in questi giorni nelle piazze mi hanno fatto un piacere immenso. Come avrei voluto essere lì, in ogni piazza, ad ascoltare. A vedere ogni viso. A ringraziare ogni persona, a dirgli quanto era importante per me il suo gesto.
Perché ora quelle parole non sono più le mie parole. Hanno smesso di avere un autore, sono divenute la voce di tutti. Un grande, infinito coro che risuona da ogni parte d'Italia. Un libro che ha smesso di essere fatto di carta e di simboli stampati nero su bianco ed è divenuto voce e carne. Grazie a chi ha sentito che il mio dolore era il suo dolore e ha provato a immaginare i morsi della solitudine.

Grazie a tutti coloro che hanno ricordato le persone che vivono nella mia stessa condizione rendendole così un po' meno sole, un po' meno invisibili e dimenticate.
Grazie a tutti coloro che mi hanno difeso dalle accuse di aver offeso e diffamato la mia terra e a tutti coloro che mi hanno offerto una casa non facendomi sentire come uno che si è messo nei guai da solo e ora è giusto che si arrangi.

Grazie a chi mi ha difeso dall'accusa di essere un fenomeno mediatico, mostrando che i media possono essere utilizzati come strumento per mutare la consapevolezza delle persone e non solo per intrattenere telespettatori.

Grazie alle trasmissioni televisive che hanno dato spazio alla mia vicenda, che hanno fatto luce su quel che accade, grazie ai telegiornali che hanno seguito momento per momento mutando spesso la scaletta solita dando attenzione a storie prima ignorate.
Grazie alle radio che hanno aperto i loro microfoni a dibattiti e commenti, grazie specialmente a Fahrenheit (Radio 3) che ha organizzato una maratona di letture di Gomorra in cui si sono alternati personaggi della cultura, dell'informazione, dello spettacolo e della società civile. Voci che si suturano ad altre voci.
Grazie a chi, in questi giorni, dai quotidiani, alle agenzie stampa, alle testate online, ai blog, ha diffuso notizie e dato spazio a riflessioni e approfondimenti.
Da questo Sud spesso dimenticato si può vedere meglio che altrove quanto i media possano avere talora un ruolo davvero determinante. Grazie per aver permesso, nonostante il solito cinismo degli scettici, che si formasse una nuova sensibilità verso tematiche per troppo tempo relegate ai margini. Perché raccontare significa resistere e resistere significa preparare le condizioni per un cambiamento.

Grazie ai social network Facebook e Myspace, da cui ho ricevuto migliaia di messaggi e gesti di vicinanza, che hanno creato una comunity dove la virtualità era il preludio più immediato per le iniziative poi organizzate in piazza da persone in carne e ossa.
Grazie ai professori delle scuole che hanno parlato con i ragazzi, grazie a tutti coloro che hanno fatto leggere e commentare brani del mio libro in classe. Grazie alle scuole che hanno sentito queste storie le loro storie.

Grazie a tutte le città che mi hanno offerto la cittadinanza onoraria, a queste chiedo di avere altrettanta attenzione a chi concedono gli appalti e a non considerare estranei i loro imprenditori e i loro affari dagli intrecci della criminalità organizzata.
E grazie al mio quotidiano e ai premi Nobel e ai colleghi scrittori di tante nazionalità che hanno scritto e firmato un appello in mio appoggio, scorgendo nella vicenda che mi ha riguardato qualcosa che travalica le problematiche di questo paese e facendomi sentire a pieno titolo un cittadino del mondo.

Eppure Cesare Pavese scrive che "un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti".
Io spesso in questi anni ho pensato che la cosa più dura era che nessuno fosse lì ad aspettarmi. Ora so, grazie alle firme di migliaia di cittadini, che non è più così, che qualcosa di mio è diventato qualcosa di nostro. E che paese non è più - dopo questa esperienza - un'entità geografica, ma che il mio paese è quell'insieme di donne e uomini che hanno deciso di resistere, di mutare e di partecipare, ciascuno facendo bene le cose che sa fare.

Grazie.


Un paese vuol dire non essere soli

Sezze, 4 luglio 2007                                                                                        di Franco Abbenda

Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.

                                                                  Cesare Pavese (La luna e i falò).  

il 2 luglio

Durante gli anni in cui ho abitato lontano da Sezze, questi versi di Pavese mi hanno sempre aiutato a sentirmi ancora sezzese, ed a non intaccare in alcun modo quel legame speciale che ognuno di noi ha con il luogo in cui è nato.

In questo periodo di migrazioni continue e di precarietà residenziale, oltre che di individualismo esasperato, il valore di sentirsi positivamente e radicalmente incastonato in una ben precisa realtà geografica potrebbe essere percepito come disvalore, come qualcosa di demodèe e senza alcuna prospettiva futura.

Vivere nello stesso paese è invece, e comunque, una ricchezza per tutti; sia quelli che ci sono nati, sia coloro che vi hanno trovato momentanea residenza.

Non basta questo però per sentirci veramente…una comunità.

C’è bisogno di qualcosa di più, un valore aggiunto, per unire di fatto tante e diverse realtà individuali.

A mio parere, oltre al dialetto ed alle tradizioni folkloristico-gastronomiche, quel che unisce veramente le persone di una comunità è la condivisione della memoria storica e la prospettiva di continuare ad essere unita.

Ogni anno ci sono varie ricorrenze che ci riportano a giornate speciali del nostro passato, quelle tipicamente sezzesi: la Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo e la Sagra del Carciofo sono da anni imprescindibilmente legate alla storia del nostro paese.

Ma sono altre le date che, secondo me, rappresentano il valore aggiunto di Sezze.

Una di queste è il 28 maggio.

Non può dirsi sezzese chi non conosce empaticamente Luigi Di Rosa.

Appartenere ad una comunità è fondamentalmente sentirsi parte di un tutto, soprattutto con quanti, familiari ed abitanti dell’epoca, hanno sofferto per un’aggressione come quella che ebbe luogo a Sezze il 28 maggio 1976.

L’altra data è il 2 luglio.

In questa data, al di là dei propri convincimenti religiosi, i Santi Patroni Lidano e Carlo rappresentano il segno tangibile di una comunità che continua a sentirsi viva. Anche per chi vive il 2 luglio con sensibilità extra-religiosa, i “Due sezzesi” (uno acquisito, l’altro di nascita) sono, e possono continuare ad essere simbolicamente la “bandiera laica” del paese.

Non per niente a Sezze il 2 Luglio è un giorno festivo.

Festa lo è non solo per quelli che, più devotamente, considerando i due Santi il proprio tramite privilegiato verso il Dio cattolico, seguono anche le celebrazioni liturgiche.

E’ festa per tutto il paese.

Dovrebbe esser festa per tutta Sezze.

Da qualche anno invece, mancano, a mio avviso, i segni tipici e tangibili di una vera festa, quella fatta di persone, suoni, colori e sapori inconfondibili, quella che dovrebbe riuscire a coinvolgere veramente tutto il paese.

Il 2 luglio potrebbe essere l’occasione per far prevalere l’idea di unità e di valore sociale condiviso; il giorno ideale per invogliarci tutti a mettere da parte le diversità individuali, le differenti colorazioni politiche, le storiche conflittualità sociali oltre agli antipatici e mai sopiti personalismi.

Sarebbe bello che l’anno prossimo, in occasione dei festeggiamenti dei SS. Patroni, si deponessero finalmente “le armi” - come avveniva nell’antica Grecia durante i giochi Olimpici – e tutta la comunità si ritrovasse unita in una sola festa, della durata di più giorni, in cui, oltre allo spazio per la doverosa memoria religiosa, ci fosse lo spunto per mettere insieme il meglio delle risorse della comunità.

La sfida sarebbe quella di provare a regalare ai cittadini qualche giornata serena all’insegna del divertimento e dello spettacolo, per rifondare, visto che ce n’è tanto bisogno, la nostra più sana appartenenza al paese.  

Ognuno sarebbe libero di partecipare attivamente e di assistere o no agli eventi.

Ma in quei giorni la festa del paese dovrebbe essere una, solo una, seppur diversificata in più eventi.

Non ci dovrebbe essere spazio per fughe individuali.

Ci sarebbe bisogno che tutti noi rinunciassimo al nostro orticello privato, solo per un giorno, per fare spazio a tanti altri sezzesi e partecipare tutti, nuovi e vecchi nel nome del paese che ci unisce, alla sfida di condividere almeno qualche giornata di festa vera.

Potrebbe essere un modo originale per re-interpretare il “Setia plena bonis…”  


La frana in località Vallicella

Sezze, 24 novembre 2006                                                                             di Claudio Angelini

 Il 15/4/2004 a Sezze, in località Vallicella, si verifica una frana che ha coinvolto parte dell’area attigua, anch’essa di nostra proprietà, allo stabile in cui viviamo, limitando la piena utilizzazione dello stesso. Dopo una nostra nota inviatavi il 17/4/2005, riteniamo possano esservi utili notizie in merito a ulteriori recenti svolgimenti di una vicenda che, oltre alle implicazioni private, ha degli evidenti risvolti pubblici, sia per il ruolo che l’ente comunale vi ha (essendo proprietario dell’area dove sorge il cantiere i lavori all’interno del quale sono stati ritenuti causa della frana stessa), sia per i disguidi che essa provoca al paese.

A circa due anni e mezzo dalla frana verifìcatasi in Sezze (LT) Via Marconi loc. Vallicella, nel corso di lavori edili da parte della C.B.C. 98 srl di Luigi Bucciarelli su terreno di proprietà del Comune di Sezze, qualcosa è cambiato all’interno del cantiere, ma non nelle aree adiacenti danneggiate dalla vicenda.

Si ricorderà che la proprietà con annessa area pertinenziale della famiglia Angelini, finitima con il cantiere e l'area ove esso sorge, è stata seriamente danneggiata dall’evento franoso del 15/4/2004, nonché del tutto limitata nell'accesso ai garage ed all’entrata posteriore della casa; fu subito chiaro che era, ed è, indispensabile eseguire lavori di consolidamento in loco per evitare conseguenze ancora più gravi.

Quanto affermato risulta dai fonogrammi dei VV.FF. di Latina che sin dal primo giorno hanno stabilito il seguente concatenamento: lavori nel cantiere - evento franoso - danni alla proprietà Angelini e dichiarata la necessità di intervenire per consolidare i luoghi interessati dalla frana con sgombro dell'immobile Angelini per tutta la durata dei lavori.

Parallelamente, gli Angelini hanno adito le competenti sedi giudiziarie, penali e civili, onde ottenere la messa in sicurezza della loro abitazione ed un adeguato risarcimento dei danni materiali e fisici subiti.

Dopo vari passaggi, nell’ottobre 2004 gli Angelini hanno ottenuto in sede cautelare un'ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi con demolizione o rimozione delle opere da parte della C.B.C. 98 srl. In seguito al reclamo presentato dalla società avverso la suddetta ordinanza, nell’aprile del 2005 il tribunale di Latina, in composizione collegiale, ha ribadito quanto disposto con precedentemente, ed anzi, ha tenuto a precisare il nesso eziologico tra i danni causati agli Angelini ed i lavori nel cantiere, causa esclusiva della frana, nonché la presenza di un pericolo attualissimo per cose e persone e la necessità di intervenire con assoluta urgenza, rafforzando così ulteriormente le ragioni degli Angelini.

La C.B.C 98 srl, tenuta ad eseguire i lavori come da consulenza tecnica d’ufficio, non ha a tutt’oggi adempiuto completamente in tal senso. Nonostante questo, attorno alla metà dell’ottobre scorso, sono ripresi i lavori all’interno del cantiere. Cantiere che, si ribadisce, sorge su un terreno di proprietà comunale.

Gli Angelini hanno più volte chiesto, in questi anni, l’intervento dell’ente comunale, sia come ente di tutela del cittadino che come proprietario dell’area, e per quanto di sua competenza. Ad oggi, tuttavia, sono ancora in attesa di ulteriori importanti chiarimenti, normalmente dovuti, da parte dell’ente e della ditta. Ad esempio, il comune non ha ancora dato risposte esaurienti in merito alla ripresa dei lavori, allo svolgimento ed al completamento degli stessi e se tali lavori hanno subito o subiranno eventuali modifiche in corso di esecuzione. Ciò nonostante la portata dell’opera e gli interessi pubblici e privati che tocca e ha già toccato.

Oltre alla situazione di disagio arrecata agli Angelini, fanno da cornice alla vicenda:

-                          alcune irregolarità amministrative (per esempio, sollecitato a fornire specifica documentazione che comprovasse la regolarità amministrativa e tecnica della convenzione che ha portato la società di cui sopra alla realizzazione del parcheggio con il benestare del comune medesimo, il Responsabile dell'Ufficio tecnico comunale si è trovato costretto ad affermare per iscritto che una parte fondamentale della documentazione richiesta, tra cui il verbale di consegna delle aree alla C.B.C. srl 98, non esiste).

-                          La chiusura, da circa tre anni, del parcheggio pubblico in località Vallicella, che conta almeno 30 posti macchina. Inoltre, ciò aumenta il disagio dovuto agli interminabili lavori intorno al vicino Parco della Rimembranza, i quali rendono inutilizzabili molti altri posti macchina. Per altro in prossimità delle due principali sedi scolastiche del paese.

Nell’aprile del 2005 –un anno e mezzo fa!- la nostra nota si chiudeva così: “Dopo quasi un anno di indifferenza, finalmente qualcosa di importante è arrivato. Non resta che augurarci che i responsabili adempiano al più presto a quanto il Tribunale di Latina ha disposto con un provvedimento che non lascia spazio ad ulteriori pretesti.” Adesso, più realisticamente, rendiamo pubblico che l’indifferenza da parte dei principali attori di questa vicenda continua, così come che (anche se lo spazio per i pretesti le carte giudiziarie non lo lasciano) continuiamo, dal 15/4/2004, a non poter utilizzare i garage, l’area antistante e l’entrata posteriore della casa. Insomma, per noi non è cambiato quasi niente. All’interno del cantiere, invece, si lavora anche il sabato e finché fa buio.

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