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2002

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Cagnotte 1

Nell'ambito dell'Estate Setina 2002 la compagnia teatrale "Le Colonne" ha presentato
La Cagnotte 
1

di  Eugène Labiche

 

personaggi ed interpreti

Champbourcy,  benestante 

Colladan,  ricco fittavolo  

Leonida,  sorella di Champbpourcy    

Cordenbiois,  farmacista

Béchut

Felice Renaudier,  giovane notaio   

Silvano,  figlio di Colladan      

Bianca, f iglia di Champbourcy            

Madame Cocarel

Una cameriera di caffè            

GIANCARLO LOFFARELLI

 

ROBERTO BARATTA

 

ROSSANA DI NUNNO

 

MARCO ZACCARELLI

 

EMILIANO CAMPOLI

                  ...

                  ...

 

ELISA RUOTOLO

                  ...

 

EMANUELA LUTERO

scene e costumi

Mario Tasciotti

adattamento e regia

GIANCARLO LOFFARELLI

trucco

acconciature

sartoria

tecnico audio

tecnico luci 

organizzazione

Claudia Primitivo

Marco Fava

Bice Minori

Armando Di Lenola

Fabio Di Lenola

Gianluigi Polisena

La compagnia teatrale “Le colonne” ha dedicato al teatro comico francese dell’Ottocento un lungo percorso di ricerca che ha prodotto diverse messinscene, prima di Georges Feydeau: Sarto per signore (1992), Il gatto in tasca (1994), Pendagli da forca e Un bagno in casa (2001), ed ora dell’autore che può essere considerato il maestro di Feydeau, Eugène Labiche.

Scritta da Eugène Labiche nel 1864 e unanimemente considerata il suo capolavoro, La cagnotte racconta le comicissime disavventure parigine di un gruppo di provinciali che decidono di trascorrere un giorno a Parigi per dar fondo alla Cagnotte, il salvadanaio in cui hanno accumulato risparmi in occasione di memorabili partite a carte nella noia del loro paesello. Ma a Parigi, a causa della loro dabbenaggine, verranno scambiati per ladri e arrestati per incappare poi una serie di disavventure che si concluderanno con l’immancabile lieto fine.  

                Il possidente smargiasso, il contadino rozzo, il farmacista goloso, la zitella vogliosa, il giovane ingenuo: sono questi (ed altri) i personaggi de La cagnotte. Maschere, chiaramente. Con Labiche, molto più che con Feydeau, non c’è spazio per le psicologie e la vicenda, quindi, altro non è che un meccanismo comico autoreferenziale.  

                La regia di Giancarlo Loffarelli sceglie di accentuare questo meccanismo, nella convinzione che l’esasperazione parossistica delle situazioni comiche costituisca, a partire da Labiche, il percorso che conduce direttamente a Ionesco e al teatro dell’assurdo. Ecco quindi che uno spazio scenografico minimalista ma estremamente mobile ed adattabile ai continui cambiamenti d’ambiente ospita personaggi resi maschere da costumi ed acconciature caricaturali, in una soluzione che rimanda alla lezione dell’espressionismo.

 

 

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