Passione di Cristo 1957

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don  Vincenzo Venditti

Nell'anno 1957, in vista della rappresentazione della Passione di Cristo che si doveva svolgere nella cavea dell'Anfiteatro di Sezze Romano, tutto il complesso turistico venne "addobbato" a festa ed arricchito di effetti scenici per creare la giusta atmosfera spirituale dell'evento religioso - teatrale.

Il monte del calvario e lo sperone che ospitava la maestosa Croce metallica, ancora oggi simbolo di Sezze e della Passione di Cristo, venne illuminato dai fuochi di lampade votive poste sui numerosi tripodi sparsi a corona attorno al sito religioso.

Per l' "accensione delle lampade votive sul colle sacro di Sezze" il reverendo don Vincenzo Venditti pronunciò un apposito discorso, alla presenza di alte autorità italiane e di eccellentissimi ambasciatori e rappresentanti di varie nazioni, andato direttamente in onda sul programma radiofonico nazionale il 1° settembre 1957, giorno di domenica alle ore 20.00

A memoria di questo evento culturale, sepolto nel dimenticatoio della storia locale, riportiamo, a beneficio di tutti gli interessati, la seguente orazione:

Il filmato è stato gentilmente concesso e realizzato dall'architetto Giuseppe Abbenda responsabile dei lavori eseguiti nel mese di aprile 2009 per illuminare nuovamente la grande croce in ferro di Sezze

ORAZIONE

Per l'accensione delle lampade votive sul colle sacro di Sezze

 Signor Presidente,

Eccell.mi  Ambasciatori e Rappresentanti delle Nazioni,

è con un segno di commozione visibile che io raccolgo l'invito, in questo momento tra i più solenni, di procedere alla benedizioni delle croci, che ripresenteranno la tragedia del Golgota, cioè al popolo di Dio la memoria dell'agonia di Dio. Splendido trisagio di natura sul colle pontino, il cielo azzurro di Roma: il Tirreno dalle onde maliose "del Circeo", il Semprevisa nella dorsale bruno-azzurrina, si stringono insieme su questo colle scabro, calcareo, come omaggio del sorriso della vita alla maestà augusta della Redenzione. 

La Croce che Thomas Edison ebbe a chiamare il solo, vero monumento delle nazioni, innalzato nel meriggio dei tempi sulla roccia del Calvario ...  e per la fede un'anima canora della nostra Italia, Giovanni Pascoli, avrebbe desiderato soffrire nel corpo e nello spirito, come il Poverello d'Assisi, eccola, ritorna tra noi nel segno della fraterinità dei popoli. 

Questo albero di vita, opposto al morso velenoso dell'Eden, sceso sugli umani intelletti, li salvò; vide le alterne vicende dei popoli e ne ricinse la storia nel genio nazionale; fu in alto al vento, sui gonfaloni comunali, e v'impresse il sigillo della libertà vera; scese, segnando la traiettoria degli occulti e pur palpitanti divini voleri, sull'umile cittadina laziale di "Setia", legata anima e cuore alle sorti di Roma, e ne ha tracciato la perennità spirituale nei suoi figli più belli, artisti, popolani e santi. 

Ed è certo che per l'ascolto di questa predilezione del divino Consiglio che oggi i nobili rappresentanti di ogni angolo della terra hanno risalito con ansia, da Roma, il colle sacro, benedetti da Dio e dal popolo setino, per partecipare con noi il dono celeste della Grazia, degno di essere cantato con la stessa melodia dell'usignolo, nelle vastità immensa e solitaria. Siate dunque tra noi benedetti, figli delle vostre nobili terre, raccolti all'ombra di questi paciferi olivi, tanto simili all'argenteo Gethsemani, accanto al faro luminoso che solcherà le tenebre notturne, come già la colonnadi fuoco fugò per sempre le larve dei nemici di Dio, lungo le sponde del Mar Rosso. 

Dalla dolce terra di Francia, nel castone di Monaco e di Lussemburgo e delle Fiandre: dolce, nell'indefinibile vaghezza dellospirito classico-romantico che è l'eterno miracolo parigino, dall'ardore di Provenza al candido crinale dei Pirenei, su cui aleggia la Vergine di Lourdes; dalla cattolicissima Spagna, che nelle vene inebriate del sangue castigliano-andaluso inalberò la Croce di Cristo contro i Mori di Granata, con la spada di Ferdinando e la mente di Isabella, mentre un figlio d'Italia lanciava il santo orifiamma sugli oceani, incontro al nuovo mondo; dalla terra atlantica che il pontefice regnante ha salutata "Fedelissimo Portogallo" e il Camoens cantò "Terra di Santa Maria per dilatare la legge della vita eterna" (Culla di Fatima), alle bretoni isole dei santi, alle Americhe Latine, raccolte sotto il manto della Vergine di Guadalupe; alla virile Germania, all'eroica Ungheria, alle mistiche terre d'Oriente che alla "Partenos Miriam" offrono i mandorli e i ciliegi in fiore, ma più ancora occhi estasiati d'amore:

Ecco...sì la visione augurale del poeta - soldato della libertà americana, Walt Whitman, che tutti gli uomini abbracciava sulle sponde degli opposti emisferi con l'inno generoso e commosso della fratellanza di tutte le stirpi, è oggi realtà sul Calvario di Sezze, ai piedi della Croce. S'affondano sulla pietra i tripodi votivi, brulicanti, nell'attesa della lampada: e alto nei cieli, ripetendo la visione di San Paolo, s'alza il grido di Tennysonche invita le armonie celesti ed umane, raccolte nei sacri bronzi e nella benedicente mano sacerdotale, a fugare per sempre le antiche forme di fazioni e di lotte, per l'uomo nuovo, l'uomo libero e forte, dal cuore più largo, dalle mani più generose, che fuga le tenebre della notte per andare incontro al Cristo che ha da trionfare. 

Così sia

Sezze, 1° settembre 1957

Vincenzo VENDITTI

(Assistente Spirituale della "Passione")

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