Legambiente

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   ottobre 2007  

Scuola e integrazione 

Dal 9 ottobre 2007 dalle ore 15.30 riparte per il terzo anno consecutivo il progetto di aiuto scolastico curato dal Circolo Legambiente Monti Lepini.

In una realtà cittadina, che a partire dalla fine degli anni novanta ha vissuto un graduale spopolamento del centro storico verso le periferie vive oggi  un’inversione di tendenza con gli stranieri che si sono insediati nelle case del centro, questo meccanismo ha creato condizioni tali da far diventare Sezze una comunità multietnica. Il cambiamento sociale in atto ha, però, innescato nuove problematiche di convivenza che se non affrontate con gli strumenti adatti possono avviare meccanismi capaci di generare gruppi a rischio di marginalizzazione disgiunti dal resto della società civile dove  la mancata integrazione potrebbe generare conflitti sociali. Per evitare la possibilità che si sviluppino queste problematiche è   necessario facilitare il processo di integrazione, costruendo ponti fra le diverse culture. La scuola svolge in quest’ambito un ruolo fondamentale è infatti,  il principale luogo di incontro interculturale, non può però essere lasciata sola ad adempiere a questo ruolo. E’ necessario che tutta la comunità cittadina contribuisca alla costruzione di un rinnovato tessuto sociale. Il Circolo Monti Lepini con il progetto di aiuto scolastico  intende contribuire attivamente al processo di integrazione degli immigrati con il territorio.Le lezioni avranno una cadenza bisettimanale e le attività verranno svolte presso i locali della casa del volontariato di Sezze in via Umberto, 134. I bambini saranno aiutati nello svolgimento dei compiti da volontari del Circolo Monti Lepini Legambiente e da quanti si riconoscono negli obiettivi progettuali.  Per maggiori informazioni  www.parcolepini.it


dicembre 2006  

Per ricordare Fabrizio Giovenale (tra i fondatori di Legambiente), deceduto, nella notte tra il 21 e il 22 dicembre, vi proponiamo l'ultimo articolo scritto per La Nuova Ecologia, con la speranza che tale testimonianza serva a dare nuova forza all'impegno ambientalista.

È IL LIBERISMO BELLEZZA

di FABRIZIO GIOVENALE

Quando negli anni Sessanta ho cominciato a occuparmi di ambiente almeno era certo di che cosa stavamo parlando. Le misure fisiche del mondo, tanto per cominciare: 150 milioni di chilometri quadrati di terre emerse, un terzo delle quali ricoperte da deserti e ghiacciai. Oggi apprendiamo da Repubblica dello scorso 5 dicembre che, secondo le analisi delle Nazioni Unite, nemmeno quelle cifre sono più valide. Negli ultimi 15 anni le superfici desertiche sono raddoppiate, così che il totale delle terre inabitabili raggiunge e forse oltrepassa la metà della superficie terrestre. Quello che allarma di più è che non si tratta soltanto di ignoranza e insipienza delle popolazioni locali, ma anche – forse soprattutto – dei modi sbagliati di affrontare il problema da parte della Banca Mondiale e delle altre massime autorità planetarie: cambiando il corso dei fiumi a furia di sbarramenti e dighe, emungendo acqua dalle falde più profonde del sottosuolo, sperimentando ogni modo possibile per peggiorare le cose. Sempre perché, in fondo in fondo, ciò che vanno veramente cercando è l’affare, i profitti d’impresa. La legge che domina è quella. È il libero mercato, bellezza...
Così fa una certa impressione volgere gli occhi all’interno, nel cortile di casa nostra, e vedere la situazione politica ancora orientata verso prospettive di crescita impossibili. Dal duo Prodi-Padoa Schioppa, che si va arrabattando per far uscire da un ipotetico sottosviluppo un paese che è ancora fra i più fortunati, al solito Berlusconi, che al di là del mercato non ha mai visto né voluto sapere niente di niente. Ma del deserto che avanza costoro non hanno mai sentito parlare? O credono di avere una sorta di diritto divino – noi, l’Europa, l’intero Occidente – a un trattamento di favore mentre il resto del mondo sta andando allo sfascio?
Bisogna dedicare porzioni sempre maggiori delle nostre capacità culturali, scientifiche, economiche e lavorative a uno sforzo mondiale comune per tentare di arrestare la desertificazione avanzante. Idee simili altrove cominciano a circolare, se pure con abissale e già forse definitivo ritardo. Noi soli però sembriamo ancora capaci di seguitare a trastullarci con le solite ridicole sceneggiate politichesi. Come se non fossimo al centro di un turbine che sta sconvolgendo la Terra.


febbraio 2003 

NO ALLA GUERRA

Legambiente è contraria alla guerra all’Iraq, che sarebbe del tutto ingiustificata sul piano morale, della legalità internazionale, dell’impegno contro il terrorismo, e che avrebbe conseguenze potenzialmente catastrofiche. Con o senza la copertura dell’Onu, questa sarebbe una guerra profondamente ingiusta e drammaticamente dannosa.

Riteniamo aberrante la teoria della “guerra preventiva”, attraverso la quale gli Stati Uniti vorrebbero arrogarsi il diritto di decidere chi, quando e come può essere oggetto di un’aggressione militare.  In discussione non è la necessità di combattere il terrorismo globale, i fondamentalismi, o di contrastare regimi dispotici come quello di Saddam Hussein: nulla è più lontano dalla nostra sensibilità, dalle nostre speranze, dal mondo per il quale ci battiamo, dei deliri di chi ha seminato la morte tra gli innocenti delle Twin Towers o dei crimini compiuti dal dittatore iracheno contro il suo popolo. Ma l’invasione dell’Iraq sarebbe soltanto una carneficina inaccettabile, un’azione legata più all’obiettivo di proteggere, in una visione tanto miope quanto arrogante, gli interessi geopolitici degli Stati Uniti, di esaltarne il ruolo di “gendarme del mondo”, che non all’esigenza di fermare il terrorismo. Di più, questa guerra rischierebbe di rendere tragicamente concreti  tutti i peggiori timori sul rischio di uno scontro di civiltà tra Occidente e Islam. Legambiente è impegnata nel movimento pacifista che si sta mobilitando in tante parti del mondo, Stati Uniti compresi, per fermare la guerra di Bush. In particolare, ci rivolgiamo all’Europa perché rifiuti di seguire l’amministrazione americana in questo vicolo cieco: il terrorismo, come gli altri grandi problemi planetari – la povertà, i mutamenti climatici –, si combattono lavorando per un mondo diverso e migliore, per una globalizzazione che diffonda vero benessere, diritti, democrazia e non sia invece, com’è oggi, sistematicamente piegata agli interessi di pochi privilegiati. Per tutto questo Legambiente sarà in piazza Roma il 15 febbraio in una delle grandi manifestazioni per la pace che quel giorno si svolgeranno in tutta Europa.

Mentre la situazione internazionale si fa di ora in ora sempre più grave e difficile, cresce l’appuntamento europeo e globale per la pace del 15 Febbraio, che per la prima volta vedrà cittadini di lingue, culture e continenti diversi manifestare contemporaneamente per fermare una guerra mille volte annunciata che la gran parte dell'opinione pubblica internazionale non vuole.

Sono già centinaia le adesioni alla giornata contro la guerra all'Iraq che si terrà a Roma e in 35 capitali del mondo. Per dire che l'Italia si oppone alla guerra all'Iraq e che si impegna per costruire la pace e la giustizia in Medio Oriente, si sono unite centinaia di associazioni e realtà territoriali, gruppi pacifisti e movimenti sociali, comitati di quartiere e consigli comunali, centri sociali e ong, organizzazioni del volontariato laico e cattolico, sindacati di base e grandi confederazioni come la Cgil e la Cisl, Emergency, i Disobbedienti e i missionari francescani, la Tavola della Pace e gli studenti, forze politiche, tanti parlamentari e enti locali, insieme a tutti i soggetti che hanno dato vita al Forum sociale europeo (tra cui Attac, Arci, Rete Lilliput, Fiom, Legambiente, Rifondazione, Cobas e tanti altri).

La nostra mobilitazione per il 15 Febbraio 2003 è già forte e ora dobbiamo stringere per portare quanta più gente possibile, organizzando gruppi da tutti i nostri paesi e le nostre città.