Comunità di Sant'Egidio

Sezze manifesta per la pace

La Comunità di Sant’Egidio nasce a Roma nel 1968, all’indomani del Concilio Vaticano II. Oggi è un movimento di laici a cui aderiscono più di 40.000 persone, impegnato nella comunicazione del Vangelo e nella carità a Roma, in Italia e in più di 60 paesi dei diversi continenti. E' "Associazione pubblica di laici della Chiesa". Le differenti comunità, sparse nel mondo, condividono la stessa spiritualità e i fondamenti che caratterizzano il cammino di Sant’Egidio

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giovedì 2 dicembre 2010 - inizio ore 17,30 

 la

"COMUNITA' DI SANT'EGIDIO"

promuove la campagna internazionale

 No alla pena di morte 

 Città per la Vita

Tutta la cittadinanza di Sezze è invitata a partecipare alla manifestazione in favore della moratoria sulla pena di morte

Si comincia alle ore 17,30 presso l'Auditorium Mario Costa

Sezze Città per la vita. Sezze Città contro la pena di morte per il NO JUSTICE WITHOUT LIFE 2010 si terrà giovedì 2 dicembre con inizio alle ore 17,30.

L’iniziativa, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio e dal Comune di Sezze, in collaborazione con i diversi sodalizi appartenenti al dinamico mondo dell’associazionismo setino, presenta: 

Ore 17, 30 presso l’Auditorium Mario Costa, musica, letteratura ed arti espressive faranno da cornice all’intervento di Curtis McCarty, che ha trascorso vent'anni della sua vita rinchiuso nel braccio della morte, da innocente. Era il 1985 quando Curtis venne condannato a morte per l'omicidio di Pamela Willis, una giovane donna di sua conoscenza.  
Solo grazie all'impegno dell'associazione Innocent Project, che riesce a far sottoporre McCarty alla prova del DNA, nel 2007 Curtis viene dichiarato innocente e rilasciato. Da allora è testimone della COALIZIONE INTERNAZIONALE CONTRO LA PENZA DI MORTE.

Proiezione video a cura di Pietro Paletta

Il Sindaco di Sezze Andrea Campoli accoglie Curtis McCarty, 

ingiustamente recluso per 22 anni nel braccio della morte

Una volta libero - racconta oggi Curtis McCarty - <<Dovevo essere felice e invece mi sentivo furioso. Mi hanno rubato la gioventù, sono diventato adulto nel braccio della morte>>.

 

Solo dopo 18 mesi lontano dal carcere dell'Oklahoma in cui ha trascorso la sua gioventù Curtis McCarty inizia a guardare al proprio futuro con un pizzico di serenità: <<Continuerò a raccontare la mia esperienza, a testimoniare quello che mi è accaduto, a parlare con le persone cercando di convincerle che il nostro sistema giudiziario va riformato radicalmente>>.

   
McCarty conclude affermando di aver <<fiducia in Barack Obama. Non so quanto potrà fare, ma forse con lui potremo davvero dire addio alla pena di morte>>.

Ringraziamenti

La Comunità di S:Egidio di Sezze, a conclusione dell’evento “Città per la vita”, vuole ringraziare il Sindaco e l’Amministrazione comunale, per aver sostenuto e patrocinato l’iniziativa, permettendoci di accogliere, come cittadinanza, il testimone della Coalizione Internazionale contro la Pena di Morte Curtis Mc Cartney.

IL nostro amico è vissuto per 22 anni nel braccio della morte in OKlaoma (Usa), prima di poter provare la propria innocenza.

Il dramma personale di un innocente, che subisce una condanna ingiusta, espresso dall’emozione dell’intervista a Curtis, si traduce nell’impegno a testimoniare contro un sistema giudiziario ritenuto ingiusto, con la speranza di poter salvare altre vite sottoposte a giudizio. È la consapevolezza che nessuno stato di diritto può disporre della vita umana. Non c’è giustizia senza vita”.

Ascoltare Curtis ci ha aiutati a capire e condividere la sua sofferenza :
Molti come  lui, come Ruben Gautierrez, ancora detenuto nel braccio della morte, aspettano un segno di amicizia, un contributo che possa salvare la loro vita :
Per Dominique Green non è stato possibile…… molti altri sono stati liberati o hanno visto la loro pena commutata in ergastolo, ancora con il diritto di vivere.

Perciò abbiamo fortemente voluto questo incontro, perché la pena di morte avesse un volto e un nome, una storia autentica , una voce.

Sezze da circa 5 anni è Città per la vita, accanto ad altre 1200 e più città nel mondo e da oggi la presenza di Curtis, l’accoglienza della cittadinanza, delle associazioni, ha testimoniato una adesione oltre ogni aspettativa: Lui stesso ne è stato entusiasta e commosso.

Ringraziamo perciò tutti coloro che hanno partecipato e reso possibile l’organizzazione dell’evento, scusandoci per qualche disagio organizzativo e per qualche variazione di programma:
Non avevamo l'intenzione di realizzare uno spettacolo, ma manifestare la nostra adesione alla lotta per la difesa della vita.

Per questo si ringraziano:

      -     I gruppi giovanili: luci soffuse  Band di A.Tomei e A.Titi

      -     I pittori:

 Simona Soccorsi, D’Amico, E.Nappo

      -     Cantanti e musicisti

F.Venditti, A.Terella, N.Lombardi, coordinate da Alessandra Paletta

      -     Franco Abbenda

OCO Old Circus Orchestra (Pietro Contento violino, Giorgio Titi chitarra, Carlo Marchionne piano)

      -     U.Marchetti e R.Caetani

      -     Coro In Cantu diretto da C. Marchionne con la partecipazione di Herby Goin

      -     Coro classe IV A Melogrosso diretto da P.Cipolla

      -     Lettori, scrittori, attori: I.Feliciano, V.Vittori, F.Ciarlo, E.C, Campoli, V.Danieli.           

            A.M.Bovieri, S.Bernola, F.Moretti, Margherita, L.Viglianti, G.Loffarelli, O.Mercuri

Basi musicali curate da  S.Marchionne

-      I tecnici per la proiezione video e immagini con la supervisione di Pietro Paletta

-      I tecnici audio con il contributo di Fabio Federici

-         L'organizzazione dell’evento a cura di Giancarlo Corbi

Servizio fotografico di Ignazio Romano, pubblicato su questo sito

Allestimento cartelloni di Carissimo Vincenzina

Contributo illuminazione di Cristiano Di Rosa

Collaborazione di: ISISS Pacifici e De magistris, Scuola Superiore I grado, Scuola Primaria Melogrosso, Scuola della pace

Associazioni: Le Colonne, Leonardo onlus,  Araba Fenice, Centro Studi S. Carlo, Acta Teatro, Ass.commerciale Via Grande, Associazioni Cattoliche Caritas, ACI, Unitalsi

Traduttrice Yoanna

Ma soprattutto si ringrazia lo stesso Curtis (che a sua volta ringrazia tutti) per la disponibilità e il dono così faticoso della propria storia. Speriamo che tornando a casa ciascuno di noi abbia portato con sé qualche domanda sul valore della vita. Cosa possiamo fare? Come aiutare?

Possiamo contribuire a sostenere un condannato con l’iniziativa “Amico di penna “, Che ci mette in contatto con un detenuto nel braccio della morte, possiamo sostenere la moratoria, anche on line, sottoscrivere appelli urgenti, aiutare economicamente amici come Ruben a  provare la propria innocenza:
Per saperne di più è possibile collegarsi al sito www.santegidio.org
oppure contattarci a livello locale. Le nostre iniziative sono pubblicate su questo portale www.setino.it


Curtis McCarty , vent'anni nel braccio della morte da innocente

McCarty ha portato la sua testimonianza al convegno "Citta' per la Vita, Citta' contro la Pena di Morte" promosso dalla Comunita' di Sant'Egidio in occasione della Giornata mondiale delle citta' contro la pena di morte.

Roma, 30-11-2008

 "Ancora adesso che sono libero non ho molta fiducia nel nostro governo perche' in America abbiamo una cultura della morte ed e' molto difficile per gli attivisti americani portare avanti questa causa".  Queste le parole di Curtis McCarty che ha ricordato  a Roma  la sua esperienza nel braccio della morte. McCarty ha trascorso da innocente 21 anni nel braccio della morte dell'Oklahoma  prima di riuscire a provare la sua innocenza. 
McCarty ha portato la sua testimonianza al convegno "Città per la Vita, Città contro la Pena di Morte" promosso dalla Comunita' di Sant'Egidio in occasione della Giornata mondiale delle città contro la pena di morte. "Noi non abbiamo negli Stati Uniti persone che si battono come fate voi qui in Italia e in Europa - ha detto -. Abbiamo uomini e donne straordinari che spendono la loro vita nella lotta per l'abolizione della pena capitale, ma devono lottare contro media ostili e governi ostili e le loro voci spesso non sono ascoltate".
Parlando della sua esperienza ha detto: "Devo ancora recuperare la mia dignita', devo ancora liberarmi dallo stigma di criminale, da quella macchia posta su di me dal mio Paese ed e' molto difficile nella mia condizione trovare ancora uno scopo nella vita". "Quello che cerco di fare - ha proseguito l'ex condannato a morte - e' di essere un esempio per tutti coloro che sono vittime e per dimostrare che nonostante la cattiva condotta che ho avuto da ragazzo, ho ancora dei valori come essere umano e posso ispirare nelle persone che credono nella pena di morte un po' di pieta' per me e per i miei fratelli che ancora sono nel braccio della morte". Ero un ragazzino ribelle, non ascoltavo i consigli della mia famiglia e dei leader della mia comunità. Ero un tossicodipendente e iniziai a commettere piccoli crimini sin dall'età di 15 anni. Tutto questo fornì la scusa perfetta alla polizia per arrestarmi per un crimine che non avevo commesso".

La storia   
E' il 1985 quando Curtis viene condannato a morte per l'omicidio di Pamela Willis, una giovane donna di sua conoscenza. "Al momento della condanna mi sono sentito tradito. Cresci credendo in quello che ti viene detto sin da piccolo, che il sistema è dalla parte dei cittadini. Gli Stati Uniti dichiarano di essere una grande democrazia, mostrano un'enorme fiducia nei confronti delle proprie istituzioni, ritengono infallibile il sistema giudiziario. Ma è soltanto una grande montatura. Molto dipende dall'immagine e dalle condizioni economiche di chi affronta un processo: se sei ricco o povero, se sei integrato nel sistema o sei un outsider, se hai la possibilità o meno di rivolgerti a grandi avvocati. In base a tutto questo le possibilità di essere giudicato innocente o colpevole cambiano, e di molto.

Il problema è di fondo. Di fronte a un crimine e a una persona sospettata di averlo commesso, l'atteggiamento degli inquirenti è: "Abbiamo abbastanza prove per condannarlo?". La domanda, invece, dovrebbe essere: "E' stato lui?".

Vivere nel braccio della morte sapendo di essere vittima di un'enorme ingiustizia, gridare al mondo la propria innocenza senza essere ascoltati, è forse il peggiore supplizio che possa capitare a un essere umano. "Per i primi due anni provai una rabbia profonda, che via via si trasformò in frustrazione. Poi capii che dovevo reagire e iniziai a sfruttare tutte le possibilità che mi venivamo concesse per diventare una persona migliore, per istruirmi, per studiare, per fare qualcosa per gli altri. Mi resi conto che il mio caso non era un'eccezione, un'anomalia di un sistema perfetto, ma che anzi era abbastanza comune. Allora iniziai a insegnare a leggere e scrivere ai miei compagni che non sapevano farlo, a studiare legge e a condividere con gli altri ciò che imparavo".

Nel 2000, quindici anni dopo la condanna di McCarty, si scopre che il perito della polizia la cui testimonianza era stata determinante in tribunale aveva in realtà falsificato le prove. Ad una successiva perizia richiesta dagli avvocati della difesa quelle stesse prove non si trovano più.

Ma la cosa più incredibile è che, nonostante l'evidenza di un giudizio falsato, Curtis rimane in carcere ancora per sette anni: "Sono stati quelli gli anni più duri nel braccio della morte", ricorda. "Ero innocente, avevamo dimostrato che le prove a mio carico erano fasulle e continuavo a rimanere chiuso lì dentro. Il sistema non poteva ammettere di avere commesso un errore. Di avere condannato deliberatamente un innocente alla pena di morte".

Associazione "Innocence Project      
Per fortuna, grazie all'impegno dell'associazione innocent project" che riesce a far sottoporre McCarty alla prova del DNA, nel 2007 Curtis viene dichiarato innocente e rilasciato. La libertà però non è semplice da assaporare: "Dovevo essere felice e invece mi sentivo furioso. Mi hanno rubato la gioventù, sono diventato adulto nel braccio della morte". Solo dopo 18 mesi lontano dal carcere dell'Oklahoma in cui ha trascorso la sua gioventù Curtis McCarty inizia a guardare al proprio futuro con un pizzico di serenità: "Continuerò a raccontare la mia esperienza, a testimoniare quello che mi è accaduto, a parlare con le persone cercando di convincerle che il nostro sistema giudiziario va riformato radicalmente".

Lo sguardo rivolto in avanti coincide con una speranza: "Ho fiducia in Barack Obama. Non so quanto potrà fare, ma forse con lui potremo davvero dire addio alla pena di morte".

Il primo NO alla pena di morte è stato pronunciato in Italia

“Ascoltate la voce della giustizia e della ragione: essa vi grida che i giudizi umani non sono mai sicuri a tal punto che la società possa dar la morte ad un uomo condannato da altri uomini soggetti all’errore e alla prevenzione (…) La mia conclusione è: sia abrogata la pena di morte” 

(Cesare Beccarla, Dei delitti e delle pene, 1764)

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