A.S. Atletica Setina  

 

 

Gara podistica amatoriale 
classica Pistoia - Abetone

27 giugno 2004

Classica  Pistoia-Abetone

IL SENTIMENTO E LA PASSIONE

Pistoia-Abetone, che piacevole fatica!

servizio a cura di 

Fratarcangeli Roberto con la collaborazione di Vicaro Simona, Marsella Maurizio e Vicenti Antonello. 

 

(Da sinistra: Fratarcangeli Roberto, Vicaro Simona, Vicenti Antonello e Marsella Maurizio)

 

Era un pomeriggio di maggio  quando, tra il serio ed il faceto, io ed i miei amici (VICARO SIMONA, MARSELLA MAURIZIO ed ANTONELLO VICENTI, tutti dell’ATLETICA SETINA -società sportiva di Sezze-LT) decidemmo di iscriverci ad una delle più dure gare podistiche del panorama italiano ed internazionale: la PISTOIA-ABETONE. Si tratta di una gara lunga 53km che si sviluppa quasi interamente in salita.

Data la difficoltà della competizione l’iscrizione fu fatta con molto scetticismo. Comunque, provenendo da un’altra esperienza (l’ECOMARATONA DEI MARSI: maratona -42,195km- che si svolge interamente in montagna su fondo sterrato) altrettanto dura e, quindi, già sufficientemente temprati alla fatica, organizzammo una sorta di programma di allenamento da realizzare in due mesi. Per far capire, a chi non si interessa di questo sport, come ci si prepara ad una gara del genere, posso solo dire che, non tenendo conto dei km fatti durante la settimana, ogni domenica abbiamo macinato almeno 40km. Ricordo, a tale riguardo, tre uscite memorabili: SEZZE-SABAUDIA; ROCCAGORGA-CARPINETO-SEMPREVISA-BASSIANO; SEZZE-PRIVERNO-FOSSANOVA (andata e ritorno).

Essendo la gara fissata per la domenica (27 giugno 2004), il sabato partimmo (in auto) da Sezze per l’Abetone, dove avevamo deciso di pernottare. Dopo una breve sosta  a Pistoia, necessaria per ritirare i pettorali, procedemmo per l’Abetone. La strada che ci stavamo apprestando a percorrere in macchina, era la stessa che il giorno dopo avremmo dovuto percorrere a piedi (o, meglio, di corsa). Dopo 52km, un’ora e dieci minuti di viaggio ed un infinità di tornanti giungemmo all’Abetone. Avendo constatato che la salita (pendenze media dell’8%, ma con punte che arrivano al 14%) era interminabile, ci colse un pò di panico e, per allontanare il timore di non riuscire, iniziammo a sfotterci a vicenda e  scommettemmo che chi per primo, durante la corsa del giorno dopo,  si fosse ritirato avrebbe dovuto offrire una cena a tutto il resto del gruppo (fortunatamente la scommessa non è stata persa da alcuno di noi).

Sbrigate le pratiche alberghiere, andammo in piscina, allo scopo di rilassarci e recuperare le energie perse nel viaggio, dove ci trattenemmo un’ora, e, dopo esserci così ritemprati, uscimmo per fare un sopralluogo della zona di arrivo, facendoci fotografare davanti al cartello del 51°km, quasi a scongiurare cattivi presagi.  Intanto erano scese le prime ombre della sera e tornati in albergo, dopo una cena frugale, almeno per me e Simona, andammo a dormire.

Dopo una notte, quasi insonne, ci svegliamo alle 4 per fare colazione e alle 5 prendiamo l’autobus che ci porta alla partenza di Pistoia. Percorriamo di nuovo la strada lungo la quale si svolgerà la corsa, e, ancor più del giorno prima, ci sembra interminabile.

Allineatici sulla linea di partenza, posta nella splendida Piazza Duomo di Pistoia, insieme ad altri 750 stakhanovisti della corsa, alle 7,30 lo sarter, con il classico colpo di pistola, dà il via alla gara.

Io ed i miei quattro compagni di avventura, durante i primi 2-3km, procediamo assieme, ma dopo, fiducioso delle mie forze, accelero il passo lasciandoli indietro.

Dopo i primi 7km (abbastanza scorrevoli e percorsi a circa 5min/km) inizia la prima impegnativa salita (lunga 8 km, con pendenza media del 7% e con punte superiori al 10%), che va da località Piazza fino a Le Piastre. Comincia così a farsi una prima selezione. Chi alla partenza era andato troppo veloce già comincia a pagare l’eccessivo sforzo fatto. La prudenza da me tenuta, invece, stava dando i suoi frutti e pian piano, con passo corto ma sicuro, riuscivo a recuperare molti concorrenti che in partenza mi avevano preceduto.

Dopo circa un’1(ora),30(minuti) dalla partenza e 15km percorsi (andatura di circa 5,40min/km), arrivo a Le Piastre, dove inizia la discesa che mi consente di riprendere fiato e pensare per un momento ai miei amici, che, dietro di me, sono impegnati ancora nella prima ascesa. Giunti in zona Pontepetri (22°km, dopo circa 2 ore dalla partenza, andatura di 5,28min/km), si sale dolcemente per circa 4,5km (dopo circa 2 ore e 20 minuti dalla partenza), dopodichè la strada prende di nuovo a scendere in modo vertiginoso (pendenze anche dell’11%) fino alla località chiamata La Lima (35°km, dopo circa 3 ore e dodici minuti dalla partenza ed andatura di 5,30min/km). La discesa, data la sua lunghezza-pendenza e per il fatto che arriva dopo un già consistente numero di km, mi fa soffrire non meno della salita.

 Sono passate, dunque, 3 ore e 12 minuti dalla partenza quando inizia l’ultima interminabile salita (lunga 17km).

Inizio la salita con molta cautela ed i primi 5km (procedo a circa 6min/km) li passo indenne (dopo circa 3 ore e 42 minuti dalla partenza). Superato il 40°km, però, una crisi profonda mi assale, le gambe diventano di legno e non rispondono più agli stimoli del cervello (pur esso adombrato dalla fatica ), il fiato si fa via via più corto e la salita diventa un muro insormontabile. La volontà di resistere e continuare inizia a vacillare ed il pensiero di ritirarmi comincia a balenarmi nella mente. L’andatura nel frattempo scende a circa 9min/km quando transito sotto lo striscione del 42°km (dopo circa 4 ore dalla partenza). Ogni ristoro ed ogni fontanella sono un miraggio da sfruttare per cui, nonostante l’acqua sia freddissima ed il mio corpo caldissimo, senza esitare, prendo a buttarmi l’acqua addosso nella speranza che, così ritemprandomi, mi tornino un po’ di energie. Passato il 42°km, allorquando le pendenze si fanno ancor più impegnative (mediamente dell’8% con punte del 12%), comincio ad incontrare altri podisti che, nelle mie stesse condizioni (pessime) fisiche, hanno smesso di correre ed hanno cominciato ad alternare momenti di corsa a momenti di semplice cammino. Essendo podisti più esperti di me, do  retta al consiglio di alcuni di loro, con cui nel frattempo mi sono intrattenuto a parlare, e prendo a procedere anch’io con l’andatura alternata di corsa-camminata. Dal 42°km e  fino al traguardo, procedo correndo per 600m e camminando per 400m (l’andatura è di 9min/km). Impiego circa 1 ora e 40 per percorrere gli ultimi 12 km. Questo ultimo dato, meglio di qualsiasi altra spiegazione, può far capire come stavo durante quei micidiali ultimi km e qual è la difficoltà di questa corsa, tanto dura ma altrettanto affascinante ed emozionante.

Giungo così sano e salvo, dopo 5 ore e 20 min, al traguardo dell’Abetone, dopo aver percorso 52km. Non posso descrivere con parole sufficientemente evocative cosa voglia dire tagliare il traguardo dopo aver percorso 52km: emozione, lacrime, gioia.

La felicità di essere riuscito ad arrivare lì su in cima mi pervade la mente ed il corpo e, tutto ad un tratto, mi tornano le forze, come se non avessi fatto, fino a quel momento della giornata, alcun che.

Rilassatomi per alcuni minuti, torno a percorrere a ritroso alcune centinaia di metri fermandomi sul ciglio della strada ad aspettare l’arrivo dei mie tre amici, pronto ad incitarli affinché, con un ultimo e decisivo sforzo, riescano pur essi a tagliare il traguardo. Passano solo 15 min, quando, con piacevole stupore, vedo arrivare, con passo agile e veloce, Simona Vicaro, la quale (straordinaria) è riuscita a percorrere gli ultimi 17 km di salita senza mai fermarsi a camminare, riuscendo così a rifilare ai suo due compagni di avventura (Antonello e Maurizio) ben 20 minuti di distacco negli ultimi 10 km e recuperando, quindi, su di me ben 20 minuti. Il tempo finale di Simona risulterà di 5 ore e 35 min, il che le consentirà di piazzarsi al 6° posto assoluto tra le donne e di laurearsi Campionessa Italiana UISP di Ultramaratona nella sua categoria.

Una dignitosa e meritevole citazione va dedicata ad Antonello e Maurizio, che, comunque, taglieranno il traguardo, e già solo per questo mitici ed anch’essi “vincitori”, in 5 ore e 53 min.

A prescindere dal risultato cronometrico e dalla posizione in classifica,  la nostra ammirazione (di chi scrive, di Simona, di Maurizio e di Antonello) va a tutti coloro che nella vita non si sentono mai arrivati e, mossi da questo spirito, sono sempre capaci di sognare e mettersi in discussione nel tentativo (sempre ammirevole anche se non sempre coronato da successo) di sfidare i propri limiti per cercare di portarli un pò più al di là del possibile fino ad  allora solo immaginato.

(Un sincero ringraziamento va a Piero Giacomelli, per aver messo a disposizione, a titolo gratuito, il materiale fotografico).

servizio a cura di 

Fratarcangeli Roberto con la collaborazione di Vicaro Simona, Marsella Maurizio e Vicenti Antonello. 

 

Nella foto alcuni dei podisti dell’Atletica Setina alla gara di Porretta Terme (BO)