AGRICOLTURA DA SALVARE

a cura di Vittorio Del Duca

anno 2015

Salviamo la nostra risorsa principale

Sezze, 12 dicembre 2015

Allarme consumo suolo

In Europa si perdono, ogni ora, undici ettari di terreno e l'Italia contribuisce per circa 1/5 a questo consumo, con la perdita irreversibile di 6-7 metri quadrati ogni secondo, il doppio rispetto alla media Ue. L’allarme viene dai dati Ispra diffusi in occasione della Giornata mondiale del suolo, l'iniziativa delle Nazioni unite per celebrare questa indispensabile risorsa naturale, reso ancora più importante dalla concomitante celebrazione dell'Anno internazionale dei suoli.

Secondo l’analisi, il 33% dei suoli a livello mondiale è degradato e ci vogliono fino a 1.000 anni perché 2-3 centimetri di suolo possano riformarsi. Il territorio in tutto il mondo è dunque in pericolo, ma il suo deterioramento non è irreversibile.

I suoli sani sono essenziali per la produzione alimentare: il 95% del nostro cibo dipende dalla disponibilità di suolo fertile. Agricoltura e urbanizzazione competono per l'uso degli stessi suoli: tendenzialmente i terreni a più elevata potenzialità produttiva. Ad esempio, in un solo anno, oltre 100.000 persone hanno perso la possibilità di alimentarsi con prodotti di qualità italiani. Alle radici  del fenomeno c’è soprattutto l'urbanizzazione, insieme all'abbandono della terra.

L'urbanizzazione comporta un declino degli habitat naturali e seminaturali che, inoltre, risultano sempre più frammentati da zone costruite e infrastrutture di trasporto. Il 30% del territorio dell'Ue e altamente frammentato e questo influenza il collegamento e la salute degli ecosistemi, ma anche la capacita degli ecosistemi di fornire servizi e habitat adatti alle specie. La Fao stima che, con questo tasso di distruzione del suolo, ci rimangano solo 60 anni residui per disporre di sufficiente suolo fertile di buona qualità.

Per proteggere il territorio ed i cittadini che vi vivono, l’Italia deve dunque difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento dell’attività agricola che ha visto la chiusura in media di 60 aziende al giorno dall’inizio della crisi nel 2007, secondo un'analisi di Coldiretti. La chiusura anche di una sola azienda agricola significa maggiori rischi sulla qualità degli alimenti che si portano a tavola e minor presidio del territorio, lasciato all’incuria e alla cementificazione.


Sezze, 3 novembre 2015

Salubrità della carne, il parere di un esperto

Letto in maniera distorta, lo studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sul consumo di carne rossa rischia di creare un allarmismo ingiustificato. Il prodotto made in Italy è controllato e lavorato seguendo rigidi disciplinari di produzione. Siamo il paese con maggiori garanzie sulla salubrità che, fra l'altro, hanno un costo molto elevato per gli allevatori, mentre a tavola il consumo medio è ben al di sotto della soglia critica.
Per avere il parere di un esperto, Coldiretti ha contattato il professor Giorgio Calabrese – noto scienziato dell'alimentazione – secondo cui “l'utilizzo moderato della carne è solo salutista; i problemi insorgono se c'è un abuso, come per ogni altro tipo di alimento. E noi italiani di certo non abusiamo nei consumi di carne. Le statistiche indicano che consumiamo mediamente dai 70 ai 100 grammi di carne (sia rossa che bianca) 2 volte a settimana, più 25 grammi di insaccati a settimana. Siamo sicuramente al di sotto del limite minimo, il problema è dei paesi anglosassoni in generale, la cui dieta prevede la carne, il bacon e gli hot dog fin dal mattino. Loro sì che hanno un'incidenza doppia nelle casistiche di tumore al colon rettale. Semmai – specifica Calabrese – può incidere maggiormente sulla salute il modo in cui viene cucinata”.
In ogni caso il nostro Paese, grazie al consumo della carne collocato perfettamente all’interno della dieta Mediterranea, ha il primato di longevità, con 84,6 anni per le donne e i 79,8 anni per gli uomini. Le carni Made in Italy sono più sane, perché magre, non trattate con ormoni, a differenza di quelle americane, e ottenute nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione che assicurano il benessere e la qualità dell’alimentazione degli animali. Per gli stessi salumi si segue una prassi di lavorazione di tipo naturale a base di sale. Inoltre, al contrario di altri paesi, in Italia i controlli sugli allevamenti vengono disposti dal Ministero della Sanità e non dal Ministero dell'Agricoltura.


Sezze, 14 settembre 2015

Educazione alimentare a scuola
Il progetto “Educazione alla Campagna Amica” di Coldiretti raccoglie sempre più adesioni. Sta coinvolgendo oltre centodiecimila alunni degli istituti scolastici di ogni ordine e grado in tutta Italia, che partecipano a lezioni in programma nelle fattorie didattiche e nei laboratori del gusto, organizzati nelle aziende agricole ed in classe. L’obiettivo è quello di formare dei consumatori consapevoli sui principi della sana alimentazione e della stagionalità dei prodotti, per valorizzare i fondamenti della dieta mediterranea e ricostruire il legame che unisce i prodotti dell’agricoltura con i cibi consumati ogni giorno, di investire nel futuro, nelle nuove generazioni, per poter formare gli adulti di domani e sensibilizzarli, al fine di creare una classe di consumatori consapevoli ed attenti. 
E’ uno straordinario modo per portare l’agricoltura e il mondo rurale nelle vite dei bambini, ma anche per far conoscere ai ragazzi più grandi che si stanno per affacciare al mondo adulto, le occasioni di lavoro e di crescita che da questo settore possono derivare. L’impegno inizia dai banchi. Fermare la vendita del cibo spazzatura nelle scuole a favore di alimenti locali freschi e sani come spremute, frutta e verdura di stagione, anche da sgranocchiare e in grado di assicurare senso di sazietà e garantire un adeguato apporto idrico, può contribuire a sconfiggere i problemi di eccesso di peso e di obesità.
Attraverso questo percorso, Coldiretti vuole inviare un segnale straordinario a tutta la comunità: partire dai più piccoli dando loro l’importanza che meritano, lasciando un seme che dovranno coltivare con impegno e passione, come fanno gli agricoltori tutti i giorni attraverso il loro lavoro: curare qualcosa di piccolo affinché cresca sano e buono.


Sezze, 2 settembre 2015

Agricoltura sociale

Un esempio di nuove opportunità di reddito offerte al settore dalla legge di orientamento e multifunzionalità.
Lungo tutta la Penisola, nelle aree rurali come in quelle periurbane, stanno nascendo esperienze molto diversificate di agricoltura sociale, che vanno dal recupero e reinserimento lavorativo di soggetti con problemi di dipendenza (droga e alcool in particolare) all’agricoltura terapeutica (ortoterapia, ippoterapia ecc.), con disabili fisici e psichici di diversa gravità, ma anche il reinserimento sociale e lavorativo di persone emarginate (minori a rischio, disoccupati di lunga durata, ecc.) e l’attività agricola volta al miglioramento del benessere e della socialità (agriasilo, orti per gli anziani, ecc.). Questa diversificazione si palesa con l'innesto di pratiche di agricoltura sociale nelle diverse tipologie di coltivazioni, di allevamenti e di attività di servizio: agriturismo, ristorazione, punti vendita aziendali, fattorie didattiche. 
L’agricoltura sociale è la punta più avanzata della legge sulla multifunzionalità che Coldiretti ha fortemente sostenuto per avvicinare le imprese agricole ai cittadini e conciliare lo sviluppo economico con la sostenibilità ambientale e sociale. Con il via definitivo della legge sull' Agricoltura Sociale, nasce quindi un nuovo modello di welfare che vede l’Agricoltura protagonista, con progetti imprenditoriali dedicati ai soggetti più vulnerabili della collettività, quelli che quotidianamente devono fare i conti con la cronica carenza dei servizi alla persona.
E’ una svolta epocale con la quale si riconosce che nei prodotti e nei servizi offerti dall’agricoltura non c’è solo il loro valore intrinseco, ma anche un bene comune per la collettività, fatto di tutela ambientale, di difesa della salute, di qualità della vita e di valorizzazione della persona. Con la nuova legge si definisce una cornice comune, da valorizzare e promuovere anche nei nuovi PSR, che accompagneranno lo sviluppo delle aree rurali fino al 2020. 


Sezze, 11 luglio 2015

Le tipicità stagionali di Sezze all'Expo 2015

Una giornata esaltante, divertente, ricca di arte e di cultura del cibo, quella che la Coldiretti di Latina ha proposto all’Expo di Milano nel Cardo Sud opposto all’Albero della Vita. 
I produttori pontini si sono incontrati per tutto il giorno con i numerosi visitatori, che a centinaia hanno condiviso ed apprezzato i momenti intensi di una lunga carrellata di sapori, profumi ed emozioni che solo la provincia di Latina, in virtù della sua estensione geografica, tra colline, pianura e mare, poteva offrire. Un patrimonio agroalimentare che ha permesso di esaltare sia le prelibatezze dei pesci della costa del nostro mare che le produzioni della pianura pontina, offerte gratuitamente ai visitatori.
Durante la mattinata, al centro dell’attenzione la mozzarella di bufala,sostenuta da un consorzio costituito ad hoc da Coldiretti Lazio, la Prolab,che associa più di 60 produttori e vanta un fatturato di circa 35 milioni di euro e centinaia di occupati.
Nel pomeriggio degustazioni di pesci sott’olio e fritti al cartoccio, con illustrazione delle caratteristiche del pesce azzurro e delle proprietà organolettiche, un patrimonio di biodiversità presente in prossimità della costa di Terracina e del promontorio del Circeo.Gli sbandieratori del Ducato Caetani di Sermoneta hanno dato un notevole contribuito all’animazione della giornata.
In serata grande successo delle tradizioni gastronomiche di Sezze, con lo show cooking del mitico Martufello e la presentazione della “Minestra Appragacornuti“ e “Le Lacne e fasògli”,con i fagioli “cannellino” e “borlotti” raccolti a Sezze in località Canalelle. 
I canti e i balli del gruppo folk Maentino hanno accompagnato a più riprese lo show di Martufello, fino al momento esaltante in cui si sonouniti a loro,in una sorta di gemellaggio canoro, i“Briganti della Majella”che si erano fermati a degustare le nostre tipicità.
E’ stata indubbiamente un’atmosfera di grandi emozioni, dove il fascino del passato si è coniugato armoniosamente con il presente, una “full immersion “nella campagna e nelle tradizioni contadine di Sezze, che hanno coinvolto tutti i sensi e fatto dimenticare per qualche ora l’eccezionale ondata di calore che ha colpito tutta la Penisola, con il record di temperatura di oltre 40 gradi proprio all’Expo di Milano.
È per combattere ed alleviare le sofferenze del caldo che i produttori pontini hanno organizzato ad Expo, la distribuzione gratuita di migliaia di confezioni di frutta fresca, contenenti uva, pesche, prugne ed albicocche, provenienti in gran parte da Terracina. Tutti hanno compreso che gli effetti dannosi del caldo si combattono con la frutta e la verdura del periodo e hanno ringraziato per il gesto di umana solidarietà con cui Coldiretti ha ancora una volta riaffermato il suo primato di grande forza amica del Paese.


Sezze, 25 giugno 2015

Coldiretti presenta Sezze all'Expo
L'Albero della Vita che caratterizza il padiglione Italia dell'Expo 2015, ispirato a un disegno di Michelangelo, resterà l'opera simbolo di una nuova era del cibo, della produzione e dell'ambiente per l'intero pianeta. Con essa si vuole raccontare e rappresentare la bellezza e la varietà dell'agricoltura italiana, il vero cibo e l'agroalimentare del nostro paese. 
E’ un' Italia, quella che Coldiretti schiera ad Expo, fatta da oltre un milione e mezzo di agricoltori autentici, di persone straordinarie che ogni giorno producono il meglio del made in Italy e che sono le radici, il tronco dell' Albero della Vita, quelli che in questi anni di crisi sono riusciti tra mille difficoltà a sostenere l'economia del Paese e lo strategico fronte delle esportazioni. Basti pensare ai risultati del vino, o dei grandi formaggi o dei nostri migliori extravergini di oliva, per i quali Sezze si è aggiudicato il primo premio nel concorso dell’Olio delle Colline dei Lepini.
Ogni settimana Coldiretti presenterà una regione da conoscere e da raccontare, a Luglio sarà la volta del Lazio e il 7 luglio, con la provincia di Latina, Coldiretti accenderà i riflettori su Sezze e le sue tradizioni gastronomiche. E quando si parla di Sezze non poteva mancare per colorire la giornata e regalarci un pizzico di allegria, un personaggio diventato il simbolo del nostro paese: Martufello.
L'Expo giunge in un momento in cui il prodotto di eccellenza di Sezze, il carciofo, è terminato da un pezzo ed è veramente un peccato non poterlo presentare al pubblico internazionale cucinato nelle diverse maniere, ma abbiamo ugualmente consegnato agli chef dell’Expo, due ricette della ricca tradizione sezzese che i prodotti di stagione di luglio ci consentono: “Lacne e Fasògli” e la “Minestra Appraga Cornuti”. Si era pensato, in luogo di quest’ultima, alla più nota bazzoffia sezzese, ma la stagionalità è di rigore, e gli ingredienti della bazzoffia, in particolar modo gli ultimi carciofi dei primi di maggio, quelli non sufficientemente piccoli per essere raccolti come carciofini, sono fuori stagione da tempo.
La partecipazione di Sezze all'Expo sarà una full immersion nella campagna, che coinvolgerà tutti i sensi: vista, olfatto, udito, tatto e gusto. L’obiettivo è quello di raccontare il legame tra la società italiana e i suoi agricoltori, soffermandosi sul molteplice ruolo che essi svolgono: produttori di beni, custodi della bellezza della campagna italiana e dei suoi paesaggi, delle tradizioni, innovatori, propulsori delle comunità locali, protagonisti dell’economia e del Made in Italy che crea ricchezza e lavoro per tutti.


Sezze, 21 maggio 2015

Expo: no Farmers no party

Non c'è Expo, non c'è cibo e non c'è vita, senza il duro lavoro nelle campagne. Le immagini degli agricoltori italiani, raccolte da Coldiretti lungo tutta la penisola e portate all’Expo, testimoniano il giusto orgoglio di una professione che ha la responsabilità di nutrire il mondo. Il padiglione Coldiretti facilmente riconoscibile dai maxivolti di veri agricoltori, che tappezzano completamente le pareti esterne e da una enorme scritta “No farmers no party” è uno spaccato di verità, dove i visitatori possono vivere l’esperienza di una full immersion nella campagna, che coinvolge tutti i sensi: vista, olfatto, udito, tatto e gusto. L’obiettivo di Coldiretti è quello di raccontare il legame tra la società italiana e i suoi agricoltori, soffermandosi sul molteplice ruolo che essi svolgono: produttori di beni, custodi della bellezza della campagna italiana, innovatori, propulsori delle comunità locali, protagonisti dell’economia, del Made in Italy che crea ricchezza e lavoro per tutti. 

Un’Italia, quella che Coldiretti schiera a Expo, fatta da oltre un milione e mezzo di agricoltori veri, quelli che ogni giorno producono il meglio del Made in Italy e che sono le radici, il tronco e i rami dell’Albero della Vita, l’icona dell’Esposizione universale, che Coldiretti ha voluto promuovere. Gli agricoltori sono il vero motore dell’Expo, ma manca un adeguato riconoscimento economico e sociale al lavoro nei campi, del quale si appropria invece la grande distribuzione. Tra i paradossi che dovrà affrontare Expo c’è il fatto che tra gli oltre 800 milioni di persone, che nel mondo soffrono la fame, molti sono agricoltori. Ciò per gli effetti di una globalizzazione senza regole che favorisce lo sfruttamento e la speculazione sul cibo.


Sezze, 10 aprile 2015
Xylella, la Francia blocca le importazioni dalla Puglia
L’Unione Europea sull’emergenza xylella si sta comportando come Ponzio Pilato lasciando libera la Francia di bloccare le piante pugliesi e senza intervenire per fermare l’import da paesi extracomunitari da cui proviene la malattia, nonostante le sollecitazioni.
Dall’ulivo alla vite, ma anche fico, albicocco, mandorlo, pesco, agrumi, ciliegio, gelso e numerose piante ornamentali per un totale di 102 specie vegetali non potranno più essere esportate dalla Puglia in Francia per effetto del Decreto del Ministero dell’Agricoltura francese, già pubblicato sulla gazzetta ufficiale. Con il provvedimento, la lotta alla Xylella diventa obbligatoria in modo permanente su tutto il territorio nazionale francese, e viene vietata l'importazione, salvo deroghe, di piante specificate da paesi terzi dove la patologia è presente o la cui assenza non è garantita, ma anche l'introduzione di piante originarie dalle zone UE delimitate dove la Xylella è presente, come il Salento. 
Un duro colpo per l’economia ma soprattutto un pesante danno di immagine che rischia di alimentare una pericolosa e ingiustificata reazione a catena da parte di altri Paesi. Pesanti sono infatti le ripercussioni a carico del comparto delle piante ornamentali che in Puglia ha raggiunto i 185 milioni di euro di valore, con un incidenza dell’11,4 percento del valore della produzione regionale su quella nazionale
Stupisce la decisione di intervenire brutalmente con un provvedimento nazionale su una materia di competenza comunitaria da parte di un Paese come la Francia che è un partner storico dell’Italia, con la quale ha partecipato alla nascita dell’Unione Europea. I tempi, i modi e i contenuti del provvedimento appaiono sproporzionati ed irrispettosi e per questo del tutto inaccettabili, e vale la pena anche ricordare che l’Italia è vittima della mancanza di controlli alle frontiere dell’Unione europea, da dove è arrivata la malattia.


Sezze, 25 marzo 2015
Il marchio DeCo
Commento di Vittorio Del Duca (nella foto) Presidente di Coldiretti Sezze

Le DeCo sono l’idea di una valorizzazione teorica del territorio, che se applicate a Sezze produrranno più danni che utili, perché non nascono da esigenze della base produttiva, ma da chi, sull’onda del disagio in cui è stata lasciata cadere l’Agricoltura, coltiva tutt’altri interessi. E come sempre accade, quando le idee sono imposte dalla politica, anche queste della Deco, finiranno per sortire effetti contrari a quelli che Luigi Veronelli auspicava nel 1990, in un epoca non ancora globale. 

Coldiretti sfida la globalizzazione con un marchio proprio e con la rete di vendita Campagna Amica, che garantisce produzioni al cento per cento italiane, a chilometri zero, quindi rigorosamente del territorio, che non vengono vendute per strada. Applicate oggi, le DeCo finiranno invece per fregiare del marchio di Denominazione Comunale anche prodotti di dubbia provenienza, quelli che quotidianamente ed impunemente invadono le strade del territorio, con un furto di identità per i nostri prodotti, un danno economico per i produttori seri ed una truffa a danno dei consumatori. Sono un regalo alla globalizzazione, ma anche all’inutile Compagnia dei Lepini, per la quale il progetto DeCo è lo strumento per consistenti finanziamenti, che come gli altri ricevuti, produrranno solo chiacchiere. 
Tutto questo mentre il carciofo di Sezze, da sempre nostro fiore all’occhiello, diventa il ritratto decadente di un’agricoltura che non c’è più, se non nell’annuale riproposizione folkloristica della Sagra del Carciofo e nella richiesta dell’Imu agricola per finanziare il bonus degli 80 euro agli statali. Il carciofo di Sezze, infatti, registra quest’anno una ulteriore e significativa contrazione delle superfici, passando dai cento ettari circa della campagna precedente, a poco più di sessanta ettari, e oltretutto con una resa scarsa per le ben note avversità meteorologiche di fine anno. Briciole, rispetto ai 1600 ettari degli anni 60, ai 1100 ettari del 1973 o ai 500 ettari di dieci anni più tardi. Eppure, ora che il carciofo sta scomparendo, di Sagre se ne faranno addirittura due, una in quello che è il cimitero del fu mercato spontaneo dei carciofi allo Scalo, e l’altra, quella tradizionale, nel centro storico di Sezze. 
Ma vediamo in concreto cosa effettivamente sono le DeCo.
Il fenomeno delle De.Co. nacque a seguito della legge dell’8 giugno 1990 n. 142 che consentì ai Comuni la facoltà di disciplinare, nell’ambito del decentramento amministrativo, la valorizzazione delle attività agro-alimentari ed “artigianali” presenti nelle diverse realtà territoriali. Il suo percorso, sostenuto da una proposta di legge dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) non è mai stato lineare e tranquillo, ma fu contrastato da giuristi ed opinion leader, soprattutto nella parte che riguarda l’opportunità per i Comuni di legiferare in tema di valorizzazione dei prodotti. Si arrivò persino ad uno scontro frontale con il Ministero delle Politiche Agricole che la ritenne foriera di equivoci e di confusione, oltre che incompatibile con i marchi europei di qualità e tipicità DOC, IGP, DOP, ecc.
Vi furono lunghe diatribe, persino se si doveva chiamarsi De.C.O. con tre puntini (Denominazione Comunale di Origine) oppure De.CO. con due puntini,(Denominazione Comunale) ma si arrivò all’acronimo finale De.Co. che non è un marchio di qualità, ma un’attestazione o delibera con cui una determinata amministrazione comunale censisce e registra un prodotto, un piatto, un sapere o una tradizione, che identifica la Comunità di appartenenza.
Oggi, a 24 anni dalla nascita, le DeCO hanno avuto un discreto successo solamente in una decina di Comuni italiani, mentre sono centinaia le delibere comunali DeCo rimaste sulla carta, come magnifiche idee di valorizzazione teorica del territorio e che non si tradurranno mai in un vero marchio comunale. 
Per ora restano solo lo strumento utile con cui assegnare fondi regionali alla Compagnia dei Lepini, che in virtù dei “sapori” e dei “saperi” delle DeCo, assorbe il Consorzio delle Biblioteche dei Monti Lepini, in un unico disegno di finanziamento globale. Per l’Agricoltura setina invece, stante la cronica inefficienza della vigilanza, non vedo come imprenditore agricolo alcuna utilità del marchio DeCo, ma solo un aggravio dei costi di produzione , perché il marchio non è e non può essere gratuito, e sicuramente anche la rabbia di vedere i carciofi ed altri prodotti extracomunitari legittimati dal marchio comunale come prodotti di Sezze.
Infine, per quanto riguarda i prodotti artigianali da forno, come attestare con delibera comunale l’origine del pane di Sezze fatto con grano estero o le paste di mandorle o di visciole ?


Sezze, 8 febbraio 2015
Maximungitura di Coldiretti a Roma e in tutte le piazze italiane.
La più grande operazione di mungitura pubblica mai realizzata in Italia e nel mondo con Ministri, Governatori, Sindaci, politici, esponenti della cultura, dello spettacolo e del mondo economico e sociale, che hanno trascorso qualche ora da allevatori nelle piazze italiane. 
I produttori di Coldiretti con questa manifestazione intendono chiedere un segnale concreto di solidarietà, vicinanza e sostegno al lavoro agricolo, per garantire le eccellenze della nostra Agricoltura, il latte fresco e i grandi formaggi Made in Italy, ma anche la biodiversità e il presidio del territorio, anche nelle aree più difficili. In Campidoglio è stata allestita una vera e propria stalla coperta, dove è stato possibile mungere, dare da mangiare e custodire gli animali. Il sindaco Marino si è cimentato nella mungitura in segno di solidarietà con gli allevatori, quasi per sottolineare a quanti in questo periodo di crisi mungono i cittadini, quali dovrebbero essere le vere vacche da mungere. 
È stata la più grande operazione di mungitura pubblica per salvare il latte Made in Italy, in vista dell’addio, al regime delle quote latte, dopo un trentennio. L’obiettivo è quello di far conoscere da vicino il difficile lavoro degli allevatori, gli effetti positivi per l’intera collettività, ma anche i pericoli dell’abbandono delle aree rurali, come dimostra il dossier “L’attacco alle stalle italiane” presentato per l’occasione.


Sezze, 25 gennaio 2015
IMU agricola: reso noto il decreto che conclude la vicenda
Come ci si aspettava, il Consiglio dei Ministri si è riunito d’urgenza, e con D.L. n° 46 del 23 gennaio 2015 ha deciso di riparare alla “non decisione” del Tar Lazio sull’Imu agricola. In sostanza, Renzi e Company, con questo decreto hanno in buona parte fatto marcia indietro, rispetto ai criteri altimetrici fissati con il decreto di fine 2014, ritornando alla vecchie delimitazioni delle tabelle istat. Hanno prorogato il termine ultimo per i versamenti, per quanti vi sono tenuti, al 10 febbraio 2015. In pratica ritornano montani circa 2000 Comuni e parzialmente montani altri 655 Comuni, che avevano perduti i requisiti sulla base dei criteri altimetrici adottati dal contestato decreto del 28 novembre 2014, finito sul tavolo del Tar Lazio.

La novità di rilievo contenuta in questo nuovo decreto è che, all’art 1 comma 2, è stata accolta la proposta avanzata da Coldiretti, per cui i terreni ubicati nelle aree P, parzialmente montane come Sezze, sono esentati dall’Imu qualora condotti, anche in affitto o in comodato, da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali (IAP) normalmente iscritti nella gestione previdenziale Inps. Il nuovo decreto fissa altresì i criteri per far fronte al minor gettito d’imposte derivanti ai Comuni dalle nuove norme. Sembra così concludersi, a meno di nuovi colpi di scena, la penosa vicenda dell’Imu sui terreni agricoli, che tanto aveva inasprito gli animi e suscitato proteste corali che, come sappiamo, erano finite sul tavolo del Tar.


Sezze, 22 gennaio 2015
IMU agricola: caos infinito
Il Tar del Lazio, entrando nel merito del ricorso presentato dall'Anci contro il decreto governativo che ha istituito l'IMU sui terreni agricoli, lo ha respinto, nonostante l'accoglimento in sede di sospensiva. Contrariamente alle aspettative, il Tar non ha concesso ulteriori sospensive ed ha fatto sapere che deciderà direttamente nel merito dei singoli ricorsi, presentati dai Comuni e dalle Anci regionali. Ora, per l’Imu sui terreni agricoli il caos regna sovrano, e a cinque giorni dalla scadenza, stabilita per il 26 gennaio, i contribuenti non sanno ancora se quello che dovranno pagare sia giusto o meno.
La situazione risulta parecchio confusa e continua a creare non poche polemiche e malcontenti e un chiarimento governativo sarebbe, a questo punto, d’obbligo. Ma il Consiglio dei ministri, riunitosi il 20 gennaio, che avrebbe dovuto anticipare le mosse del Tar, ha preferito non esprimersi, aggiungendo alla confusione nuova confusione. 
Se esistevano dei dubbi che l’Agricoltura non rientrasse tra gli interessi primari di questo Governo, indaffarato più in poltrone, vitalizi e leggi elettorali, oggi non esistono più. L’assoluta mancanza di sensibilità da parte delle istituzioni verso il settore agricolo è un dato certo: non si può chiedere ad una categoria già debole, della quale, peraltro, fanno molti pensionati ex coltivatori diretti con pensione al minimo, di finanziare il bonus di 80 euro per una categoria altrettanto debole.
Vorremmo più consapevolezza da parte dal Governo che senza Agricoltura non si esce dalla crisi, ma questa attività sembra lontana anni luce dalle loro “stategie”, siamo abbandonati a noi stessi, e sempre meno ci sentiamo di appartenere a questo sistema e a questa Europa, che premia delinquenti e mafie, che si ricorda di noi quando serviamo per essere usati come bancomat, come merce di scambio, per salvaguardare il territorio e la sicurezza alimentare. Non ci siamo mai sottratti alle nostre responsabilità e non intendiamo sottrarci neanche ora, ma il nostro bancomat è scarico e, anche volendo, non siamo nelle condizioni di metterci in coda per pagare l’Imu.


Sezze, 16 gennaio 2015
Le agromafie scalano l'agroalimentare
Un business criminale che non conosce crisi, che danneggia produttori e consumatori e che fattura più di 15 miliardi all’anno. Questa la fotografia delle cosiddette agromafie, elaborato nel terzo rapporto da Coldiretti, Eurispes, e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. Produzione, distribuzione e vendita sono sempre più penetrate e condizionate dal potere criminale, esercitato ormai in forme raffinate attraverso la finanza, gli incroci e gli intrecci societari, la conquista di marchi prestigiosi, il condizionamento del mercato, l’imposizione degli stessi modelli di consumo e l’orientamento delle attività di ricerca scientifica.
Nel 2014 il giro d’affari della criminalità organizzata nel settore ha toccato i 15 miliardi e mezzo ed è cresciuto del 10% in un anno. Sono 5.000, solo in Italia, i ristoranti rilevati o avviati dalle associazioni mafiose nei luoghi più prestigiosi delle città; in gran parte catene in franchising, che in pochissimo tempo aprono filiali anche all’estero, grazie alla enorme liquidità che deriva dalle attività criminali. E’ il tipo di affari preferito dalla camorra, mentre cosa nostra predilige aziende agricole, grande distribuzione e mercati all’ingrosso; la ndrangheta si concentra più sulla pubblica amministrazione, attraverso la quale si infiltra nel settore. Così le mafie si spartiscono il mercato, ripuliscono i soldi sporchi e aumentano i proventi. 
Affari che passano però anche dalla contraffazione, il web è il porto franco dei falsi prodotti italiani. Per pochi euro si possono comprare polverine per ottenere falsi vini barolo o chianti, acquistare i kit per preparare parmigiano e formaggi dop, tanto per citare alcuni dei prodotti contraffatti più venduti in rete. Ma il sorvegliato speciale, secondo lo studio Coldiretti – Eurispes, è l’Expo 2015 di Milano, dove si rischia l’invasione di migliaia di tonnellate di prodotti alimentari contraffatti o alterati, messi in commercio come eccellenze italiane per un valore che potrebbe superare i 60 miliardi di euro.
Tutte le attività illegali trovano il terreno fertile laddove manca la legalità. Occorre perciò andare avanti con tutte le misure necessarie a rendere più trasparente l’intera filiera del cibo, a partire dall’origine in etichetta dei prodotti agricoli utilizzati in ogni confezione che acquistiamo. 


Sezze, 5 gennaio 2015
Il TAR sospende il DL sull'IMU agricola
L’IMU sui terreni agricoli nelle zone svantaggiate e montane, così come era stata formulata, costituiva indubbiamente una grossa vigliaccata ai danni di tanti produttori che quotidianamente si ritrovano ad affrontare ingenti problemi economici per essere competitivi sul mercato, ma anche problemi quotidiani legati alle anomalie ed alle avversità stagionali.
Così, dopo un primo slittamento dei pagamenti, deciso da Governo per il prossimo 26 gennaio, interviene il Tribunale Amministrativo del Lazio che, in via preliminare, accoglie il ricorso presentato dalle delegazioni regionali Anci (associazione dei comuni) di Umbria, Abruzzo, Liguria e Veneto, e fa scattare una sospensiva al DL 66 del 28/11/2014 istitutivo dell’Imu sui terreni agricoli nelle zone svantaggiate e montane, sino al prossimo 21 gennaio, data dell’udienza in tribunale. 
Il Tar Lazio, con decreto 6651/2014 del 22 dicembre scorso, fa sapere che il provvedimento di legge determina un grave pregiudizio per “ l’assoluta incertezza dei criteri applicativi, con particolare riguardo a quello dell’altitudine, ben potendo essere assoggettato a imposizione un terreno posto a più di 600 metri in agro di comune posto notevolmente al di sotto di tale altezza”. Il Tar Lazio aggiunge ancora che "trattandosi di misura a carattere asseritamente compensativo la stessa interviene quando ormai gli impegni finanziari da parte dei comuni sono stati assunti con effetti gravi sul pareggio di bilancio tali da ingenerare, in alcuni casi, una procedura finalizzata alla declaratoria di dissesto, e, comunque, con pesanti conseguenze sulla erogazione dei servizi alla comunità di riferimento" e che queste evenienze "sono sicuramente favorite dalla fissazione, per i pagamenti IMU, di un termine successivo all'anno finanziario in corso, con effetti sia sulla rilevanza di un'operazione contabile forzatamente non fedele ai non conosciuti dati reali sia sulla sua affidabilità in vista del controllo democratico delle collettività della cui esponenza si tratta"
Il Tar Lazio, precisa che per la sospensione il decreto si è tenuto conto "dei ristrettissimi tempi assegnati per dare esecuzione in sede comunale a non certo semplici incombenze nonché della palese violazione delle norme poste a tutela del contribuente in materia di irretroattività e di spazio temporale minimo per l'attivazione di adempimenti relativi a provvedimenti impositivi"
Insomma, tutto si deciderà il prossimo 21 gennaio, ma per la fretta con cui è stato emanato il DL istitutivo dell’imu agricola, c’è da attendersi una definitiva bocciatura della tassa, oppure, un’ulteriore proroga di alcuni mesi nel caso dovesse rimanere in vigore con degli aggiustamenti.

anno 2015