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AGRICOLTURA DA SALVARE a cura di Vittorio Del Duca |
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anno 2010 > 2009 > 2008 > 2007 > Frammenti di vita |
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Presidente Sezione Coldiretti di Sezze - Tel 335 62 61 205
Salviamo la nostra risorsa principale
Sezze, 23 luglio 2010 Il
Made in Italy è diverso perché è migliore
Non per niente l’Italia si colloca al primo posto in Europa per qualità e sicurezza alimentare (Dati del rapporto annuale Efsa, ente europeo per la sicurezza alimentare). Il futuro della nostra agricoltura sarà quindi nell’essere diversi e migliori e non omologati a quei sistemi produttivi che operano con strutture di costi per noi irraggiungibili. Il problema è non farsi copiare le nostre eccellenze e non replicare modelli che il mercato ha già abbondantemente bocciato, come nel caso degli Ogm. Per questo la Coldiretti si sta battendo e continuerà a battersi con un progetto chiaro per l’etichettatura di origine dei prodotti agroalimentare e per porre fine a questa colossale truffa ai danni dei consumatori e dei produttori italiani Il nostro è un progetto intriso di etica sociale, cibo come diritto, responsabilità del fare, trasparenza della filiera, interesse e aspettative della gente come priorità. Un progetto che ridà dignità al settore che deve essere pesato ben oltre e più di quanto tendono a dire i parametri economici. Questo approccio fa cambiare pelle alla Coldiretti che è diventata una forza sociale a tutto tondo che parte dagli interessi dei consumatori e diviene soggetto politico e interlocutore credibile delle istituzioni, sulla base di un progetto di crescita per l’intero Paese. Sarebbe bene che anche gli altri settori dell’economia trovassero ancoraggi forti per farsi riconoscere quella diversità, in mancanza della quale siamo destinati a competere sui costi, con il rischio della delocalizzazione e di nuova povertà sociale.
Sezze, 9 luglio 2010 Mobilitazione Coldiretti contro il falso Made in Italy Le contraffazioni del made in Italy nel mondo ammontano a 50 miliardi di euro, così migliaia di coltivatori e di allevatori di tutta Italia hanno invaso la frontiera del Brennero tra Italia e Austria per la mobilitazione promossa dalla Coldiretti, dopo lo scandalo della mozzarella blu contaminata prodotta in Germania e venduta in tutta Europa con nomi italiani. E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Un vaso pieno di prodotti alimentari stranieri di scarsa qualità spacciati come Made in Italy, a danno dei consumatori e dei coltivatori che chiedono di fare definitivamente chiarezza. Gli allevatori e i coltivatori, con la presenza dei carabinieri dei Nas, delle guardie di finanza e delle forze di polizia, hanno iniziato a verificare i camion per sapere cosa arriva e dove va a finire, mentre si sono sollevati cartelli, indirizzati agli automobilisti in transito, per chiedere di sostenere la proposta di etichettatura obbligatoria dei prodotti alimentari. Sono centinaia le bandiere Coldiretti, striscioni e cartelli. L’obiettivo è scoprire il "finto Made in Italy" trasportato sui camion che passate le frontiere sono seguiti con auto “civetta” fino a destinazione. Gli agricoltori della Coldiretti hanno anche potuto constatare che nonostante i recenti allarmi continuano ad arrivare dalla Germania mozzarelle e fiumi di latte diretti in molte regioni italiane, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Lazio. In particolare un‘autocisterna di latte, proveniente dalla Germania, è stato seguita per quasi 24 ore da due autocivette Coldiretti sino ad un noto caseificio di Sonnino (Latina), che nella pubblicità ai propri prodotti vanta esclusivamente latte italiano. Ad accogliere l’autocisterna al caseificio, un comitato di protesta della Coldiretti pontina con striscioni e bandiere. Tra le le spiacevoli “sorprese” c’è anche quella di un tir, fermato e ispezionato dalle guardie di finanza, proveniente dall’Olanda con un carico di circa 100 quintali di lattuga “tipica”. Il camion frigo, diretto al mercato ortofrutticolo di Verona, è stato anch’esso seguito dalle auto civetta dagli agricoltori della Coldiretti e così pure un altro carico di circa 1500 prosciutti “taglio Parma” proveniente dall’Olanda e diretto a Langhirano in provincia di Parma. Da stamani la mobilitazione della Coldiretti si è estesa anche al valico del del Frejus, ma trattori e barche sono andate all’arrembaggio dei principali porti italiani, da quello di Salerno a quello di Gioia Tauro, da quello di Ancona a quello di Bari fino a Messina. La mobilitazione della Coldiretti contro il falso Made in Italy a tavola è continuata anche oggi, inserendosi nella "Giornata Nazionale della Anticontraffazione" Se a Salerno l’obiettivo è stato il porto attraverso il quale giungono in Italia migliaia di tonnellate di prodotti ortofrutticoli e di concentrato di pomodoro cinese, destinati a finire in tavola senza alcuna informazione ai consumatori, a Gioia Tauro le verifiche sulle navi in arrivo hanno riguardato la provenienza dei “succhi di agrumi” ed altre derrate alimentari. Nel porto di Bari è stato “assediato” con una imbarcazione, un mercantile che trasporta grano extracomunitario e nella riviera romagnola, a Marina di Ravenna, una motonave della Coldiretti è scesa in acqua per verificare la regolarità della frutta in vendita nei principali luoghi di villeggiatura. Sezze, 14 giugno 2010 OGM: signori, gradite una zucocca o delle albizucche? L’ingegneria
genetica ha fatto passi da gigante e i due frutti, inventati per uno
sketch televisivo di tanti
anni fa da Ugo Tognazzi, nelle
vesti di un bizarro
contadino, potrebbero oggi diventare una inutile realtà. Il dibattito sugli OGM giunge anche a Sezze. Il nostro paese, da sempre rinomato per le sue tipicità, corre il rischio di perdere tutto, se l’Italia, alla stregua di numerosi Stati, dovesse cedere al pressing delle multinazionali, che hanno investito in ricerca e investono tuttora miliardi di euro per introdurre le biotecnologie in agricoltura. Dal dibattito scientifico internazionale appare sin troppo evidente che gli OGM, applicati all’agricoltura, sarebbero i grandi nemici della biodiversità e i grandi alleati dell’omologazione. Nel dibattito di Sezze, organizzato dalla neo associazione di imprenditori setini Assi, in collaborazione con l’associazione culturale Araba Fenice, i bravissimi ricercatori intervenuti, hanno illustrato i benefici agronomici che potrebbero derivare all’agricoltura da una eventuale introduzione di OGM in Italia. Nulla è stato detto però riguardo agli “effetti collaterali” sull’ambiente e sulla salute dell’uomo, che come specificato nelle locandine del convegno, sarebbe stata una vana ed inutile “caccia alle streghe” e non un’informazione scientifica. Dai dati in nostro possesso non è esattamente così, anzi, gli “effetti collaterali “ sono così gravi da annullare tutti i potenziali vantaggi agronomici che si conoscono sugli ogm, e meriterebbero un convegno a parte, non escludendo neppure il fatto se sia eticamente accettabile il brevetto di piante ed animali ottenuti con la ricerca sugli ogm e il conseguente business legato allo sfruttamento economico dello stesso. È
esattamente
quello che sta facendo la ricerca privata delle multinazionali che non
disdegna affatto di “acquistare”
dalle Università i brevetti di importanti risultati che queste possono
conseguire con la ricerca. Appare sufficientemente scontato che in tale
business, “l’affare ogm “ sarebbe indotto a minimizzare gli
“effetti collaterali” sull’ambiente e la salute dell’uomo e che
l’informazione scientifica, come spesso accade per l’agricoltura,
perderebbe di obiettività. E’
già successo con alcuni fitofarmaci
“sicuri”, che dopo decenni di impiego sono stati
ritirati dal commercio e sostituiti con nuove e più costose molecole
altrettanto “sicure.” Con
il possesso di un brevetto biotecnologico, le multinazionali sono oggi
in grado di monopolizzare l’intera filiera produttiva del settore
agroalimentare: dal gene, al seme, ai fertilizzanti, ai pesticidi, fino
al banco di vendita nei supermercati , imponendo caratteristiche,
confezioni e prezzo finale.
E’ evidente che in questa filiera gli anelli più deboli
saranno il produttore ed il
consumatore. Da secoli l’uomo è intervenuto per migliorare le varietà vegetali e le razze animali con accoppiamenti selettivi fra specie compatibili. Al contrario, la manipolazione genetica “combina” organismi che in natura non avrebbero potuto in alcun modo di fecondarsi: batteri ( Bacillus Thuringiensis) con cereali, proteine di pesci artici con gelati (il gelato ogm che non squaglia), bocche di leone con pomodori (il pomodoro viola “anticancro” di Veronesi,) , scorpioni con piante, ecc. Inoltre l’ingegneria genetica è oggi in grado di ottenere “nuovi individui” appositamente progettati e realizzati per resistere a condizioni pedoclimatiche avverse (fragole resistenti al freddo, viti resistenti al calcare, ecc) e pertanto, attraverso il brevetto, le multinazionali potrebbero non solo destagionalizzare i prodotti agricoli, ma anche delocalizzarli dalle tradizionali aree di coltivazione per trasferirli in tutti quei Paesi che ritengono più convenienti, cioè dove è possibile trovare un bassissimo costo del lavoro e riesportarli nei Paesi ricchi, accrescendo il loro business. È quanto già successo con la delocalizzazione degli impianti industriali , ma tale sistema, applicato all’agricoltura, può mettere in discussione la sovranità alimentare di un intero Paese (il nostro, per le sue tipicità territoriali è il più esposto a questo rischio). Non è difficile prevedere che in seguito ad una eventuale espansione del biotech, le multinazionali, per proteggersi da un uso illecito del loro seme (brevettato), potrebbero inserirvi un gene che consente la germinazione della semente solo in presenza di una determinata sostanza, che verrebbe venduta assieme al kit di semina, aumentando i loro affari. Per
aumentare ulteriormente i loro affari, i detentori del brevetto
potrebbero paradossamente decidere di
non vendere più la loro seme ma di fare dei “contratti di
coltivazione” con i produttori, facendo propria tutta la produzione
finale che gestirebbero in condizioni di assoluto monopolio. In
una situazione come questa l’agricoltore non ha alcun potere
contrattuale, per cui la presenza di un unico detentore dei semi (o
quasi), associata al fatto che gli agricoltori non sanno essere una
efficace controparte li metterebbe tra loro in competizione per
acquisire la commessa di coltivazione.
Tale situazione porterà a una tendenza al ribasso della remunerazione
dell’attività agricola, in quanto chi possiede il brevetto
potrebbe trovare in altri Paesi
migliori condizioni contrattuali e bassi costi di manodopera, in
altre parole: la delocalizzazione
dell’agricoltura. Inoltre
i semi OGM , oggi venduti in kit (seme
+ diserbo) non sono molto più produttivi di quelli tradizionali e non
esiste la convenienza economica che le multinazionali e i suoi
“tifosi” propagandano. - Centoottantamila indiani si sono suicidati per essersi indebitati a causa degli ogm e per non aver ottenuto i risultati promessi. - Quasi cinquanta milioni di dollari dovranno essere pagati dalla multinazionale tedesca Bayer CropScience agli agricoltori dell' Arkansas a causa del crollo dei prezzi di mercato provocato dalla vendita di sementi di riso contaminate con organismi geneticamente modificati (Ogm) non autorizzati. - In Cina piantano un cotone ogm della Monsanto, per sconfiggere i parassiti ma si trovano invasi dalle cimici, la cui presenza era stata sempre trascurabile, che hanno creato danni non solo al cotone ma anche a tutte le alte colture. -La patata ogm Amflora della Basf contiene un gene che conferisce resistenza ad alcuni antibiotici (Kanamicina e Neomicina) e l’organizzazione Mondiale della Sanità ha già messo in guardia sull’ importanza critica” degli antibiotici colpiti dall’Amflora. La patata, modificata in modo da avere un maggior contenuto di amido, è stata a lungo al centro di una controversia fra l'Efsa (autorità Ue di sicurezza alimentare), con sede a Parma, che ha dato il suo via libera “tecnico”, e le due autorità sanitarie, europea e mondiale, l'Emea (agenzia Ue del farmaco) e l'Oms. La controversia riguardava la presenza, nell'Ogm, di un gene “marker” che conferisce resistenza ad antibiotici importanti per la salute umana (neonicina e kanamicina). - In India il rapporto del Committee for Independent Research and Information on Genetic Engineering (CRIIGEN) giudica la melanzana-Ogm Bt Brinjal prodotta da un’azienda del gruppo Monsanto, 'inadatta' al consumo umano e la respingono al mittente. All'origine della bocciatura, osservazioni sul fatto che questo tipo di melanzana provocherebbe una maggiore resistenza agli antibiotici: inoltre, la 'Bt brinjal' avrebbe meno calorie di una melanzana 'normale' e, nelle sperimentazioni su animali, avrebbe favorito casi di diarrea, di riduzione del fegato e diverse modifiche ormonali. - Barak Obama, Presidente di uno Stato che ha dato il via libera agli ogm, per festeggiare il compleanno della moglie Michelle, ha bandito dalla sua tavola i prodotti americani ed voluto solo prodotti biologici rigorosamente di provenienza italiana. - In risposta al “ pomodoro viola anticancro “ ogm del Dott. Veronesi, Coldiretti e C.N.R. hanno costituito il “superpomodoro” . Si tratta di una dimostrazione concreta del fatto che si possono ottenere ottimi risultati dalla ricerca al naturale che coniuga tradizione ed innovazione, senza ricorso agli organismi geneticamente modificati (Ogm). Il
superpomodoro, creato nei
campi sperimentali dell'Istituto di Chimica Biomolecolare CNR di Napoli
in modo naturale e non transgenico, grazie ad un'attivita' antiossidante
totale superiore, garantisce un ruolo di protezione in alcune sindromi
metaboliche come quelle cardiovascolari, diabete, obesita', colesterolo
e trigliceridi. Si tratta di un prodotto ad alto valore nutrizionale
nato dall’incrocio di alcune varieta' di pomodori neri e linee pure di
San Marzano che risponde perfettamente alle caratteristiche nutrizionali di
prevenzione nei confronti del tumore alla prostata.
Al contrario di quello del Dott.
Veronesi ha un colore rosso molto intenso ed
un sapore “buonissimo”, come assicura chi l’ha già
“assaggiato” e soprattutto
non fa il sugo viola.
In
Europa scendono da 27 a 6 i Paesi che continuano a produrre il mais
transgenico BT9 e in tali Paesi , le semine OGM si sono ridotte del 12%.
(Dati Coldiretti). Tali Paesi sono, in ordine
di produzione : Spagna, Repubblica Ceca, Portogallo, Romania,
Polonia e Slovacchia. A
12 anni dalla loro introduzione in Europa le coltivazioni biotech sono
quindi già in calo (meno dell’ 1% del totale) perché non sono
riuscite a trovare uno spazio di mercato, vista la persistente
contrarietà dei consumatori ad acquistare prodotti OGM. Una
contrarietà giustificata da crescenti
dubbi sul piano sanitario ed ambientale a seguito di nuove acquisizioni
circa gli effetti negativi sull’apparato intestinale, sugli organismi
del terreno e sulla dispersione del polline, con contaminazioni genetiche “viventi” derivanti dall’impollinazione
incrociata tra coltivazioni transgeniche e non , favorite dai classici
agenti esterni (insetti, uccelli e vento), così come pubblicato
anche in uno studio della rivista scientifica francese “International
Journal of Biological
Sciences”. Possiamo
noi in Italia mettere a rischio di inquinamento genetico il nostro
patrimonio agroalimentare, fatto di prodotti tipici, biologici e di
qualità che tutto il mondo ci invidia? L’agricoltura
italiana si caratterizza per le
sue ridotte dimensioni
aziendali e per tale peculiarità,
avrebbe maggiore problemi di coesistenza tra piante ogm e non, quindi
avrebbe i maggiori rischi di contaminazione genetica . Allora,
prima di dichiararci favorevoli all’introduzione di Organismi
geneticamente modificati occorre
porci alcune domande:
-
Gli
ogm sono un mezzo per migliorare la condizione umana o sono
semplicemente finalizzati ad un aumento dei profitti privati? -
Rispondono
alle richieste dei consumatori in tema di qualità, sicurezza alimentare
e tracciabilità? -
Aumenteranno
o diminuiranno la dipendenza economica degli agricoltori dalle
multinazionali? -
Esistono
dei limiti allo sfruttamento economico degli Ogm oppure tutto è
concesso al detentore del brevetto? -
Potrà
il detentore del brevetto modificare a suo piacimento le caratteristiche
nutrizionali di un prodotto? -
Potrà
il detentore del brevetto modificare a suo piacimento il legame
esistente tra qualità del prodotto e luogo di produzione e
delocalizzare le produzioni dai loro luoghi tipici di coltivazione? Coldiretti, raccogliendo la contrarietà agli ogm dei tre quarti dei consumatori italiani, ha costituto una Task Force : “Per un Italia libera da OGM” della quale fanno parte il mondo dell’impresa (Coldiretti, Cna alimentare, Cia, Aiab, Amab, Legapesca, Unci), associazioni dei consumatori (Federconsumatori, Adusbef, Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadino), movimenti ambientalisti (Legambiente, Wwf, Greenpeace, Vas, Fondazione Univerde), movimenti sociali e culturali (Slowfood, Acli, Crocevia, Focsiv, Greenaccord, Federparchi, Campagna Amica) mentre esponenti di tutti gli schieramenti politici hanno manifestato formalmente la loro adesione. Con questa Task force difenderemo la nostra agricoltura dall’introduzione degli ogm e dal conseguente inquinamento genetico. La task force, destinata ad allargarsi, ha lanciato un appello al Ministero delle Politiche Agricole per l’adozione di misure nazionali urgenti tese a vietare la coltivazione di ogm ricorrendo alla clausola di salvaguardia, nonchè ad altri interventi normativi possibili per preservare il territorio italiano libero da Ogm. Se si rendesse necessario, è nelle condizioni di indire un referendum e di vincerlo, grazie alla solidarietà del 72% degli italiani. Infine, per quanto riguarda il controllo sociale su ricerca scientifica e business dei brevetti, mi piace riportare testualmente un passo di quanto scrive Sabina Morandi, Direttrice scientifica del Consiglio dei diritti genetici, in un editoriale del 21/6/2002: “Recentemente, a Roma, ho assistito ad un incontro con Tony Kinder, della Business School di Edimburgo, chiamato dall’Università per spiegare come regolarsi con i diritti di proprietà intellettuale ai ricercatori del Centro Angelini per le Biotecnologie di Tor Vergata. Parlando a ricercatori che, non dimentichiamolo, utilizzano per il loro lavoro i soldi dei contribuenti, Kinder ha elargito consigli su come patteggiare con l’università la propria percentuale e sulle scorciatoie legali da imboccare ma, soprattutto, ha suggerito loro, cito testualmente, “di tenere in caldo le ricerche aspettando garanzie brevettuali” anche quando si tratta di ” prodotti per la salute dell’uomo”, la cui commercializzazione dovrebbe avvenire il più rapidamente possibile. Questo, a mio parere, è un altro punto caldo, un’altra crepa nella fiducia e nelle aspettative che la società investe sulla comunità scientifica.”
Sezze, 11 maggio 2010 Carciofi di Sezze: rubano la nostra identità I
prodotti legati al territorio, come il carciofo, rappresentano la
principale, se non l’unica, possibilità per le nostre imprese
agricole di avere uno spazio sul mercato e di superare la crisi.
Il rilancio
dell’Agricoltura e dei territori oggi è possibile solo attraverso le loro distintività, e Sezze, può vantare dei
prodotti di grandissima eccellenza. Il
carciofo romanesco di Sezze ne è il principe e la sua squisitezza ha travalicato persino
i confini nazionali per
giungere nella cucina d’elìte francese e nipponica.
Purtroppo, col venir meno del mercato spontaneo a Sezze Scalo e
con l’avvenuta globalizzazione, il
nostro carciofo sta perdendo anno dopo anno la sua identità e la sua
specificità territoriale, né le cooperative locali, eredi
naturali di questo mercato sono
state capaci di mantenerla, anzi in qualche caso, si sono rese colpevoli
di confonderla con prodotti di dubbia provenienza. Inoltre , a pochi passi da noi, abbiamo il Mercato di Fondi (MOF) ed il Centro Agroalimentare di Roma (CAAR) dove giungono prodotti planetari indistinti ed indistinguibili che arrivano ad insidiarci anche in casa e che fanno perdere al carciofo di Sezze la sua distintività ed il suo valore lungo la filiera. La riprova ne è che, già dall’inizio dell’anno , le strade del nostro paese, e non solo, sono state invase da carciofi spacciati per locali, mentre nei nostri campi ancora non ne esisteva nemmeno l’ombra.
Mazzettatore di carciofi, un mestiere che va scomparendo E’
un furto di identità, che
peraltro investe tutta l’agricoltura italiana, che procura notevoli
danni economici alle nostre imprese e che conduce alla“disaffezione”
da parte degli agricoltori verso una coltura così importante per Sezze
ed alla conseguente caduta
verticale delle superfici.Ci rubano l’ identità anche
la G.D.O. (Grande Distribuzione Organizzata), quasi sempre
multinazionale, che non ha alcun legame con i territori e quanti, anche
in loco, favoriscono questa agropirateria mistificando
i nostri prodotti e la nostra cultura, facendo giungere persino
all’annuale Sagra del Carciofo, delle varietà che
sono state“modificate” dalle multinazionali sementiere, (con la
complicità dell’assenza di un vero e proprio regolamento per le
esposizioni). Sezze gode ancora di una buona fama per i suoi carciofi e questi hanno le potenzialità per tornare ad essere il fiore all’occhiello dell’economia setina e per alimentare un buon flusso turistico attraverso percorsi gastronomici comprensivi delle altre tipicità locali ( pane, dolci, broccoletti , olio, ecc), ma rischiano seriamente di scomparire dalle nostre tavole se non si interviene con azioni forti ed incisive. Prima di tutto con la valorizzazione attraverso il marchio IGP, che non è mai stato utilizzato, nonostante la CE abbia riconosciuto da diversi anni la tipicità territoriale del nostro carciofo, attraendo a Sezze, magari nei fabbricati dell’ex colonia agricola pontina, il già costituito Consorzio per il marchio IGP del carciofo romanesco del Lazio,che oltre alle funzioni specifiche di controllo sul prodotto, dovrà provvedere alla commercializzazione previa apposizione del marchio IGP, che sia di garanzia per il consumatore su origine e tipicità e che tuteli le imprese agricole attraverso il valore aggiunto rappresentato dalla distintività territoriale. In secondo luogo occorre che Sezze e la Regione investano meglio e di più sull’Agricoltura perché se non saremo in grado di riappropriarci dell’identità delle produzioni, di tutelarla e promuoverla, di trasformarla in strumento di competizione originale e potentissimo rischiamo di desertificare le nostre eccellenze con ripercussioni estremamente pesanti sull’attività economica delle nostre imprese e quindi sulla qualità del territorio, sulla sua sicurezza idrogeologica, sull’occupazione, sull’economia complessiva.
Rivista
di cucina giapponese "IL CESTO" che elogia (in
giapponese) la bontà dei carciofi di Sezze Sezze, 12 aprile 2010 XLI Sagra del carciofo nel segno dell'autocrazia La
partecipazione democratica dei cittadini fu
il principio di base con cui la maggioranza che governa Sezze
chiese ed ottenne il consenso popolare degli elettori. Oggi, alla luce
dei fatti, sembra invece che per tale maggioranza la partecipazione sia
divenuta uno strumento pericoloso e come tale da evitare, perché
potrebbe distrarre le menti ingegnose di chi ci governa dai progetti e
dai grandi obiettivi che si sono prefissi e che noi, comuni mortali,
ahimè non siamo in grado di valutare.
Così
le risorse umane con cui interagire nell’interesse del paese
vengono sistematicamente ignorate.
Molto più comodo è arroccarsi dall'alto del palazzo in maniera
palesemente autocratica, nascondere o fare a meno di
praticare la visione strategica che si ha, se la si ha, perché questo
permette di vivere la contraddizione, permette di essere predicatori
dell’ovvio e sostenitori del politicamente corretto, senza che nessuno
abbia modo di interferire, se non a cose fatte, nell’incongruenza dei
comportamenti e senza che alcuno possa portare proposte migliorative o
alternative che potrebbero correggere un
certo "modus operandi". In
questi casi diventa utile ignorare che esistono le Organizzazioni dei
produttori, diventano utili i comunicati stampa per raccontare le cose
che si fanno (in malo
modo), senza assumersi la responsabilità di un governo vero per l'Agricoltura ed il territorio, diventa funzionale
l’abitudine di prospettare il mezzo come
fine o, meglio, di far passare uno strumento come
progetto. L'Agricoltura
di Sezze, grazie alle sue tipicità, prima fra tutte il carciofo,
potrebbe quasi non conoscere crisi, e la Comunità Europea, attraverso
le Regioni, stanzia ai Comuni o
ad altri Enti territoriali che ne fanno richiesta con apposito progetto,
finanziamenti a fondo perduto per il rilancio dei territori e delle loro
identità. Sono i piani di sviluppo rurale (PSR) 2007 - 2013, i
cui bandi stanno per scadere (alcuni , come i piani integrati di
filiera, sono già scaduti) dopo di che non ce ne sarà più per
nessuno. Eppure le risorse destinate all'agricoltura, al rilancio delle
tipicità e al territorio anziché essere efficacemente impiegate
restano inutilizzate o
quanto meno sperperate in progetti
PIT (piani integrati territoriali) dove l'agricoltura è
solo la copertura per scellerati fini politici, a vantaggio di pochi. La
Regione Lazio, complice la politica, ha stanziato milioni di euro per
filiere corte che non sono state mai realizzate, per i faccendieri dell'agroalimentare
che spacciano nel mondo un made in Italy che di italiano non ha neanche
l’incarto, per finanziare
le ricerche dell'Università Agraria della Tuscia sugli
o.g.m. che in Italia ed in Europa nessuno vuole, tranne la Monsanto,
perchè riconosciuti nocivi alla salute umana. Tutti:
Province, Comuni, Comunità Montane, Agenzie per lo Sviluppo
Agricolo, Assessorati al Turismo, Compagnie dei vari monti, sono in gara per accaparrarsi i
fondi europei per il
rilancio dei territori e delle loro tipicità e che dissipano con
irrilevante utilità sociale in mille rivoli e con azioni che servono
solo al mantenimento di un traballante potere politico o come ulteriore
rendita vitalizia ai vari politici “in pensione”. Ai soggetti
veri, gli imprenditori agricoli, gli unici che dovrebbero con la loro opera veramente rilanciare i
territori neanche le
briciole, solo miriadi di tavoli verdi,
fiumi di parole e nient'altro.
È
come se venisse praticato un tiro alla fune all'Agricoltura. Tutti a
tirare la fune, chi tira da una parte, chi dall'altra, con l'unico
impegno che la fune deve rimanere lì in mezzo, statica, per non
modificare gli equilibri e non scomodare nessuno. Intanto
l'Agricoltura muore, con essa tutte le risorse del territorio e l'economia ne risente pesantemente perché viene a mancare il
grande volano agricolo che ormai non girà più.
Gran parte delle aziende agricole sono oberate da debiti, che a
meno di improbabili schiarite, non riusciranno ad onorare, le più
solide si stanno "rimangiando" ciò che hanno costruito in
tanti anni di sacrifici e si affrettano a chiudere. Le più innovative
ed intraprendenti, quelle che più fiduciose hanno investito, sono
rimaste soffocate nel labirinto di paletti burocratici regionali
e sono finite, o stanno per finire, nelle mani degli "usurai
legalizzati". I giovani che possono lasciano tranquillamente senza alcun rimpianto e chi resta è solo perché non ha altre prospettive ed affronta il futuro sfiduciato ma con accresciuto impegno di lavoro, licenziando i dipendenti perché sono un lusso che non possono ormai più permettersi. Quanto
potrà durare? Quanto tempo potrà ancora passare prima che i nodi
vengano tutti al pettine e la
"bolla agricola" scoppi definitivamente, diventando visibile
anche a quanti, con responsabilità di governo, oggi nascondono la
testa come gli struzzi? Intanto il teatrino allegro della politica continua, tutto si muove perché tutto rimanga come prima: per l'agricoltura di Sezze il Comune stanzia solo 50.000 euro (di cui 35.000 per la sagra del carciofo) invocando le difficoltà di bilancio che pure ci sono; una inezia che ci siamo sforzati persino di capire, ma tutto ci risulta incomprensibile quando con la stessa somma (50.000 euro) i nostri amministratori coprono a malapena il consumo dei 27 cellulari, che si sono regalati a spese della collettività, per poter svolgere illuminati servizi ai cittadini oltre a grandi progetti da diversi milioni di euro, come l’ecomostro dell’Anfiteatro, inutile e dannoso oltre che devastante per l’ambiente. Sono milioni di euro che se investiti per l’agricoltura ed il territorio avrebbero avuto un ritorno inimmaginabile per la collettività in termini di occupazione e crescita economica. Ma
i nostri amministratori pensano veramente agli interessi della
collettività e alla crescita economica di questo paese? In questo teatrino, in questo tiro alla fune non è vero che nessuno perde, sta perdendo l'economia e l'Agricoltura che la fune la sta tirando sul serio, contro una squadra di bari che la tiene legata al palo solido di una gestione autocratica del potere, una gestione maledettamente a perdere per l’Agricoltura, per il territorio, per la cultura e per l’intera economia del paese...
Sezze, 3 febbraio 2010 Il rilancio del carciofo di Sezze
Non rilevandosi quindi una proporzionalità ed una equità degli interventi, appare evidente che tanto più l’agricoltore sarà disposto ad investire, tanto meno riceverà e che quindi sarà indotto a limitare la coltura alle sole 1500 piante per averne il massimo vantaggio. Ciò sarà indubbiamente sufficiente a portare più prodotto alla Sagra del carciofo, se è questo l’obiettivo che l’Amministrazione intende raggiungere, ma siamo ben lontani dal parlare di rilancio di una coltura che per essere efficace ed avere una discreta ricaduta economica per il paese occorrerebbe che si riportasse almeno ai livelli di venti anni fà, quando si poteva contare su superfici di 300 ettari. D’altro canto è da evidenziare che quantunque si centrasse tale obiettivo, sorgerebbero seri problemi sul versante della commercializzazione, perché se in passato esisteva a Sezze un mercato spontaneo di lunga tradizione, oggi i nostri produttori non disporrebbero di alcuna struttura cui raccordarsi, che sarebbe invece indispensabile ed opportuno prevedere in un progetto di rilancio del carciofo. Non rigettiamo la proposta dell’Amministrazione comunale, anzi pur nutrendo qualche dubbio circa la sua liceità e fattibilità, la promuoviamo chiedendo che gli aiuti vengano concessi solo ed esclusivamente ad agricoltori titolari di partita iva, gli unici in grado di offrire professionalità e qualità, che siano distribuiti secondo i criteri della proporzionalità e che vengano erogati ai richiedenti in tempi utili, cioè non oltre l’impianto dei nuovi carciofeti (Agosto 2010). Riteniamo tale operazione non come un punto di arrivo ma un punto di partenza verso un progetto di più ampia portata, al quale la Coldiretti, la più rappresentativa Organizzazione professionale agricola italiana ed europea, si renderà disponibile con l’Amministrazione Comunale per dare il proprio apporto al rilancio del territorio, mettendo a disposizione tutto il suo “know how” di competenze, accumulato in quasi settanta anni di esperienza al servizio dell’agricoltura. Siamo convinti che il rilancio del carciofo sia un fatto economico e che come tale potrà concretizzarsi solo con progetti ed investimenti di carattere economico che interessino tutta la filiera del carciofo di Sezze, dalla produzione nei campi al coinvolgimento del Consorzio di tutela per il marchio IGP, fino alla sua commercializzazione in apposite strutture, che possano divenire una piattaforma per il rilancio di tutte le nostre tipicità e dell’agricoltura di Sezze. Sezze, 27 gennaio 2010 In
tanti si può ! Chiediamo la stipula di un accordo nazionale tra i soggetti di filiera finalizzato alla copertura dei costi della produzione agricola che rappresenta la parte più debole e la regolamentazione dello sviluppo della grande distribuzione organizzata (G.D.O.) in funzione dell’economia agricola dei territori, dei prodotti locali, regionali e nazionali. Chiediamo anche il riconoscimento dello stato di crisi, così come è stato fatto con altre attività e l’attivazione delle provvidenze economiche a favore delle aziende colpite.
Sezze, 23 gennaio 2010 Crisi dell'agricoltura: gli agricoltori si mobilitano con la Coldiretti Esistono
serie preoccupazioni per la grave crisi in cui versa l’agricoltura.
Segnali inquietanti emergono dal comparto orticolo, il più importante
per Sezze, e fanno temere per la tenuta del settore. Primo fra tutti è
il problema dei prezzi bassi all’origine dei principali prodotti del
territorio (insalate, spinaci, broccoletti, cicoria, carciofi, ecc) che
insistono costantemente dalla primavera del 2009 e che stanno mettendo a
dura prova la capacità di reazione della maggior parte delle imprese
orticole, esauste nelle disponibilità finanziarie da reiterate stagioni
in cui i prezzi di vendita dei prodotti agricoli sono stati inferiori ai
loro costi di produzione. Il carciofo romanesco, bandiera
dell’agricoltura di Sezze, svetta a mezz’asta, sottolineando la
drammatica crisi di tutto il settore con una ulteriore contrazione del
30% delle superfici ad esso dedicate nell’anno precedente. A tale calo dei prezzi delle “materie prime agricole” non ha corrisposto una analoga diminuzione dei prezzi di vendita al consumo, che anzi sono aumentati del 3,4% per la pasta, del 2,2% per l’ortofrutta mentre è rimasto invariato per il latte. La situazione è stata aggravata dalle piogge persistenti degli ultimi due mesi che oltre ad aver falcidiato le produzioni in pieno campo ha ostacolato le operazioni di raccolta, raddoppiandone i costi. Questa forbice tra i prezzi all’origine e quelli al consumo rischia di minare profondamente la vitalità del settore agricolo, accentuando il fenomeno dell'abbandono dell’attività da parte di tanti imprenditori, anche di quelli più intraprendenti e coraggiosi, ma soprattutto da parte dei giovani che percepiscono la sensazione che qualora non si inverta questo fenomeno perverso, determinato dall’inefficienza dell’attuale filiera agro-alimentare e da vere e proprie azioni speculative e di frode, non ci sarà più futuro per il settore agricolo. Da qui la decisione di Coldiretti di varare lo stato di agitazione ad oltranza degli agricoltori della provincia, durante il quale azioni di denuncia e di manifestazione-protesta si alterneranno a fasi di confronto-concertazione progettuale con le Istituzioni di riferimento, onde costruire le condizioni necessarie a rafforzare il settore e a metterlo in condizione di esprimere in futuro tutte le sue innumerevoli potenzialità. Inizieremo il prossimo 27 Gennaio con una manifestazione di denuncia e di protesta presso il Centro Agroalimentare di Fondi (MOF) che estenderemo a tutto il Lazio nelle settimane successive. |
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