AGRICOLTURA DA SALVARE

a cura di Vittorio Del Duca

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Presidente Sezione Coldiretti di Sezze - Tel 335 62 61 205
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Azienda agricola Del Duca

Salviamo la nostra risorsa principale

 


Sezze, 3 febbraio 2010

Il rilancio del carciofo di Sezze

L’ insieme dei segnali che ci vengono dal mercato globale, anche se non piacciono a nessuno, sono piuttosto precisi e sembrano delineare un unico scenario in cui, nella produzione e negli scambi interni e internazionali, avranno la meglio solo i soggetti che saranno capaci di proporre prodotti e servizi distintivi e non surrogabili. L’agricoltura non fa eccezione ed un suo rilancio non può non passare attraverso le tipicità dei territori, tutelando l’ambiente ed il paesaggio e rafforzando produzioni agricole che sulla leva della distintività contribuiscano allo sviluppo locale, sia in termini di crescita economica che in termini di coesione sociale. 
Sezze dispone di una vasta gamma di prodotti distintivi che possono contribuire al rilancio dell’economia ed uno di questi è rappresentato dal carciofo, senza dimenticarne altri, come il grano che ha fatto la fortuna del nostro pane e dei nostri dolci unitamente al mandorlo e al visciolo, come pure i broccoletti di Sezze che pur essendo una vera e propria eccellenza sono poco conosciuti oltre la fascia lepina. Sono le nostre tipicità, le nostre risorse, ci trova tutti d’accordo nel tutelarle e valorizzarle ma basta guardarsi intorno per rendersi conto di quanto, anno dopo anno, stiano invece scomparendo.
Apprezziamo quindi la strada imboccata dal Comune di Sezze, che inizia concedendo un premio di mille euro per tutti gli agricoltori che si impegneranno a coltivare almeno 1500 piante di carciofi per la campagna 2010 – 2011 e che parteciperanno alla 42esima edizione della Sagra del carciofo prevista nell’aprile del 2011. Non ci convince però quel “almeno” (1500 piante) perché ci sembra che si intenda porre un limite al rilancio della coltura, rilegandola solo su modeste superfici, forse a causa delle difficoltà di bilancio. Infatti per coltivare 1500 piante di carciofo, considerando l’investimento più comune nella zona che è pari ad una pianta per ogni metro quadrato, sono sufficienti appena 1500 mq di terreno, vale a dire la sesta parte di un ettaro, equivalente ad un orticello di casa. E’ da presumere che ogni agricoltore punterà su questo numero di piante e su questa superficie, perché solo così ne otterrà il vantaggio massimo, in quanto rapportando il premio al numero di piante godrà di cent. 66 per pianta. Al contrario, se un agricoltore volesse più copiosamente contribuire al rilancio del carciofo con un ettaro (10.000 piante) ne resterebbe penalizzato perché rimanendo invariata l’entità del contributo di mille euro, avrà un premio per ogni pianta coltivata di soli 10 cent. 

Non rilevandosi quindi una proporzionalità ed una equità degli interventi, appare evidente che tanto più l’agricoltore sarà disposto ad investire, tanto meno riceverà e che quindi sarà indotto a limitare la coltura alle sole 1500 piante per averne il massimo vantaggio. Ciò sarà indubbiamente sufficiente a portare più prodotto alla Sagra del carciofo, se è questo l’obiettivo che l’Amministrazione intende raggiungere, ma siamo ben lontani dal parlare di rilancio di una coltura che per essere efficace ed avere una discreta ricaduta economica per il paese occorrerebbe che si riportasse almeno ai livelli di venti anni fà, quando si poteva contare su superfici di 300 ettari. D’altro canto è da evidenziare che quantunque si centrasse tale obiettivo, sorgerebbero seri problemi sul versante della commercializzazione, perché se in passato esisteva a Sezze un mercato spontaneo di lunga tradizione, oggi i nostri produttori non disporrebbero di alcuna struttura cui raccordarsi, che sarebbe invece indispensabile ed opportuno prevedere in un progetto di rilancio del carciofo. 

Non rigettiamo la proposta dell’Amministrazione comunale, anzi pur nutrendo qualche dubbio circa la sua liceità e fattibilità, la promuoviamo chiedendo che gli aiuti vengano concessi solo ed esclusivamente ad agricoltori titolari di partita iva, gli unici in grado di offrire professionalità e qualità, che siano distribuiti secondo i criteri della proporzionalità e che vengano erogati ai richiedenti in tempi utili, cioè non oltre l’impianto dei nuovi carciofeti (Agosto 2010). Riteniamo tale operazione non come un punto di arrivo ma un punto di partenza verso un progetto di più ampia portata, al quale la Coldiretti, la più rappresentativa Organizzazione professionale agricola italiana ed europea, si renderà disponibile con l’Amministrazione Comunale per dare il proprio apporto al rilancio del territorio, mettendo a disposizione tutto il suo “know how” di competenze, accumulato in quasi settanta anni di esperienza al servizio dell’agricoltura. 

Siamo convinti che il rilancio del carciofo sia un fatto economico e che come tale potrà concretizzarsi solo con progetti ed investimenti di carattere economico che interessino tutta la filiera del carciofo di Sezze, dalla produzione nei campi al coinvolgimento del Consorzio di tutela per il marchio IGP, fino alla sua commercializzazione in apposite strutture, che possano divenire una piattaforma per il rilancio di tutte le nostre tipicità e dell’agricoltura di Sezze.


Sezze, 27 gennaio 2010

In tanti si può !
Difendiamo i nostri prodotti, il nostro territorio e la nostra agricoltura.
La crisi dell’agricoltura è diventata ormai di una tale gravità che rischia di minare profondamente la vitalità del settore, con l’abbandono dell’attività da parte di tanti imprenditori, anche di quelli più intraprendenti e coraggiosi, ma soprattutto di tanti giovani che non vedono più nell’agricoltura una prospettiva per il loro futuro. Per questo oggi, in tanti abbiamo dato inizio al nostro stato di agitazione ad oltranza, presso il MOF di Fondi, simbolo del commercio ortofrutticolo, e continueremo con manifestazioni ed iniziative in tutta la Regione, finché non si porrà la giusta attenzione alla nostra piattaforma rivendicativa. 
Con la nostra piattaforma, che abbiamo già iniziato a consegnare a tutte le Istituzioni, denunciamo le eccessive speculazioni in atto sui prezzi dei nostri prodotti, che dal campo alla tavola subiscono ricarichi sino al 500%. Con essa vogliamo proporre un riordino del settore, dicendo basta alla mancanza di controlli sanitari sulle merci di importazione, alle importazioni clandestine di derrate alimentari, alla contraffazione dei nostri prodotti. Sollecitiamo il rispetto delle norme di qualità ed una etichettatura trasparente che garantisca in modo inequivocabile la provenienza dei prodotti. 

Chiediamo la stipula di un accordo nazionale tra i soggetti di filiera finalizzato alla copertura dei costi della produzione agricola che rappresenta la parte più debole e la regolamentazione dello sviluppo della grande distribuzione organizzata (G.D.O.) in funzione dell’economia agricola dei territori, dei prodotti locali, regionali e nazionali. Chiediamo anche il riconoscimento dello stato di crisi, così come è stato fatto con altre attività e l’attivazione delle provvidenze economiche a favore delle aziende colpite.
Abbiamo consegnato questa piattaforma al Prefetto di Latina e, in assenza di un governatore della Regione Lazio, la nostra iniziativa verrà estesa ai candidati alla Presidenza, Renata Polverini ed Emma Bonino, dalle quali pretenderemo precise risposte alle nostre rivendicazioni e sul loro futuro impegno, in caso di vittoria elettorale, verso l’agricoltura. Inizieremo già venerdì 29 gennaio a Roma, quando incontreremo Renata Polverini con mille nostri delegati provenienti da tutta la Regione e con i vertici nazionali Coldiretti.   In tanti ed uniti si può!

Sezze, 23 gennaio 2010

Crisi dell'agricoltura: gli agricoltori si mobilitano con la Coldiretti

Esistono serie preoccupazioni per la grave crisi in cui versa l’agricoltura. Segnali inquietanti emergono dal comparto orticolo, il più importante per Sezze, e fanno temere per la tenuta del settore. Primo fra tutti è il problema dei prezzi bassi all’origine dei principali prodotti del territorio (insalate, spinaci, broccoletti, cicoria, carciofi, ecc) che insistono costantemente dalla primavera del 2009 e che stanno mettendo a dura prova la capacità di reazione della maggior parte delle imprese orticole, esauste nelle disponibilità finanziarie da reiterate stagioni in cui i prezzi di vendita dei prodotti agricoli sono stati inferiori ai loro costi di produzione. Il carciofo romanesco, bandiera dell’agricoltura di Sezze, svetta a mezz’asta, sottolineando la drammatica crisi di tutto il settore con una ulteriore contrazione del 30% delle superfici ad esso dedicate nell’anno precedente. 
Da una analisi della Coldiretti nazionale, che prende a base i dati Istat ed Ismea relativi al 2009, viene evidenziata una distorsione paradossale che interessa tutti i settori dell’agroalimentare: i prezzi riconosciuti agli agricoltori italiani si sono ridotti in media del 11,1%, con al primo posto i cereali che registrano una flessione del 28,2% , seguiti dall’ortofrutta con meno 13,2% e dal latte con meno 11,4% . 

A tale calo dei prezzi delle “materie prime agricole” non ha corrisposto una analoga diminuzione dei prezzi di vendita al consumo, che anzi sono aumentati del 3,4% per la pasta, del 2,2% per l’ortofrutta mentre è rimasto invariato per il latte. La situazione è stata aggravata dalle piogge persistenti degli ultimi due mesi che oltre ad aver falcidiato le produzioni in pieno campo ha ostacolato le operazioni di raccolta, raddoppiandone i costi. Questa forbice tra i prezzi all’origine e quelli al consumo rischia di minare profondamente la vitalità del settore agricolo, accentuando il fenomeno dell'abbandono dell’attività da parte di tanti imprenditori, anche di quelli più intraprendenti e coraggiosi, ma soprattutto da parte dei giovani che percepiscono la sensazione che qualora non si inverta questo fenomeno perverso, determinato dall’inefficienza dell’attuale filiera agro-alimentare e da vere e proprie azioni speculative e di frode, non ci sarà più futuro per il settore agricolo.

Da qui la decisione di Coldiretti di varare lo stato di agitazione ad oltranza degli agricoltori della provincia, durante il quale azioni di denuncia e di manifestazione-protesta si alterneranno a fasi di confronto-concertazione progettuale con le Istituzioni di riferimento, onde costruire le condizioni necessarie a rafforzare il settore e a metterlo in condizione di esprimere in futuro tutte le sue innumerevoli potenzialità. Inizieremo il prossimo 27 Gennaio con una manifestazione di denuncia e di protesta presso il Centro Agroalimentare di Fondi (MOF) che estenderemo a tutto il Lazio nelle settimane successive.

anno 2010