AGRICOLTURA DA SALVARE

a cura di Vittorio Del Duca

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Presidente Sezione Coldiretti di Sezze - Tel 335 62 61 205
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Salviamo la nostra risorsa principale


Sezze, 26 aprile 2013

Troppa ortofrutta "Perde" l'etichetta d'origine

In Italia vengono importati oltre 3 miliardi di chilogrammi di prodotti ortofrutticoli delle più svariate provenienze che, però, molto spesso perdono la loro identità, la loro origine. Sono prodotti che possiamo definire “clandestini” non perché siano importati illegalmente, ma perché sempre più raramente viene esplicitata al dettaglio la loro provenienza che diventa, ovviamente, tutta italiana.
Attraverso la conoscenza dell’origine si può capire quali prodotti sono di stagione, qual è il momento migliore per acquistare le ciliegie, le pesche, l’uva da tavola, che evidentemente non sono presenti nel nostro paese 12 mesi all’anno. 
L’esposizione di queste informazioni dovrebbe essere la normalità, se è vero che esiste una norma comunitaria che prevede l’obbligo di evidenziare i dati relativi all’origine. 
Purtroppo la situazione di mercato è carente, come testimoniato anche da una recente indagine di una associazione di consumatori che ha verificato come solo il 22 per cento dei banchi di ortofrutta dei mercati rionali di 7 regioni fossero in regola, dato quasi dimezzato rispetto a 5 anni prima. I prodotti possono non essere confezionati o presentati nell’imballaggio, dove ci deve essere l’etichetta, e quindi essere esposti e venduti allo stato sfuso, purché il rivenditore al minuto apponga sulla merce messa in vendita un cartello sul quale figurino in caratteri molto chiari e leggibili le indicazioni previste dalle norme relative alla varietà, all’origine del prodotto ed alla categoria.
Si ricorda che l’esposizione di queste informazioni è obbligatoria ed è un diritto dei produttori, che vogliono vedere valorizzato il loro prodotto, e dei consumatori, che pagano per avere gli elementi per poter effettuare scelte consapevoli.


Sezze, 26 aprile 2013

I carciofi di Sezze all'ammasso

Grossi tir stracolmi di carciofi giungono sui mercati, in conto commissione, dalle provenienze più strane creando eccedenze e facendo perdere ai nostri il loro valore lungo la filiera con prezzi che non remunerano neanche le spese di raccolta. Stessa sorte per gli altri ortaggi. Nubi dense sul futuro dei carciofi di Sezze.

Non occorre essere economisti per comprendere che la globalizzazione sta impoverendo l’intero pianeta a vantaggio di pochi che tengono in ostaggio l’Umanità e manovrano le politiche mondiali. Il principio è semplice: quei pochi che detengono il potere economico si spostano a produrre lontano, dove il lavoro costa di meno, sfruttano la miseria e le risorse dei Paesi poveri senza arricchirli, ritornano poi a vendere nei Paesi ricchi occidentali tutto quello che hanno prodotto colà. Nel frattempo i consumatori dei Paesi ricchi sono diventati poveri perché le aziende e le fabbriche che sono state chiuse per andare a produrre lontano a minor costo, hanno lasciato un cimitero di disoccupati, impossibilitati a spendere e muovere l’economia. 
Anche l’Agricoltura soccombe al peso della globalizzazione mietendo disoccupati anziché mietere grano, e non ci sono marchi Doc o Igp che tengano. Il carciofo di Sezze, che una volta era la principale fonte di ricchezza del Paese, quando giunge sulle nostre tavole, trova già un mercato saturo di carciofi planetari, indistinti e indistinguibili, con i quali va a confondersi e a confrontarsi, sino a perdere il suo valore lungo la filiera, a prezzi che non remunerano neanche le spese di raccolta e che comunque la sola globalizzazione non spiega. Il dubbio è che nel commercio degli ortaggi si sia ben insediato un vasto giro internazionale della criminalità organizzata per il riciclo del denaro sporco, cosi come già denunciato dal 2009 nel rapporto Eurispes- Coldiretti sulle agromafie, redatto in stretta collaborazione con magistratura e forze dell’ordine. “Certamente – ebbe a dire allora il giudice Grasso, oggi Presidente del Senato - la globalizzazione ha dato grossi vantaggi alle organizzazioni criminali, poiché ogni Stato difende le proprie aziende ed è difficile che ci venga incontro in indagini di questo tipo. La filiera produce reati lungo tutto il percorso, quindi dobbiamo avere la cooperazione di tutti gli Stati attraverso i quali è passata la filiera. Al giorno d’oggi – continua Grasso - se troviamo una bolla falsificata o che non corrisponde al prodotto trasportato, catturiamo gli autisti dei camion, ma non riusciamo ad arrivare alle teste dell’organizzazione”.
Tre milioni di disoccupati in Italia nel solo 2012 non sono un fenomeno tutto italiano, ma sono solo una parte delle vittime della globalizzazione. Gente che non guadagna, che non può spendere e di conseguenza non muove l’economia ma che oltretutto rappresenta un costo sociale. La politica italiana deve prendere atto che questo modello di società basato sul mercato globale ci condurrà inevitabilmente ad una nuova forma di povertà e deve di conseguenza reagire, mettendo in essere azioni coraggiose sia sulla sicurezza pubblica, sia sulle cose esclusive ed importanti che abbiamo: Agricoltura, Territorio, Paesaggio, Beni archeologici.


Sezze, 2 aprile 2013

TIPICITA’ DI SEZZE SU RAITRE - MERCOLEDI' 10 APRILE ALLE ORE 17,35

Del Duca a Geo&geo promuove Sezze

Ringrazio la Coldiretti regionale del Lazio che mi darà l’opportunità di partecipare alla trasmissione televisiva Geo & Geo, in onda su Raitre mercoledì 10 Aprile alle ore 17.35

L'intento è quello di promuovere l’Agricoltura di Sezze e far apprezzare ai consumatori italiani non solo i carciofi e la cucina del nostro paese, ma anche tutte le altre sue tipicità. 

È una grande opportunità per Sezze perché la trasmissione, condotta da Sveva Sagramola, va in onda proprio pochi giorni prima dell’importante appuntamento con la 44° Sagra del Carciofo, e il messaggio di venire a visitare Sezze e conoscere la sua cultura, verrà seguito in tutta Italia da più di tre milioni di telespettatori.
Con me nella direta televisiva ci sarà Gualtiero, cuoco di indiscussa esperienza, nonché proprietario del famoso ristorante tipico “da Barbitto”, che cucinerà ed illustrerà ai telespettatori i piatti della tradizione sezzese, ed in particolare quelli a base di carciofi. 

Non mancherà l’aspetto folkloristico, legato sia al costume antico della donna di Sezze, indossato dalla bellissima Daniela De Angelis, presidente del gruppo folcloristico “I Turapitto”, sia ad alcuni utensili agricoli molto in uso nel passato e portati in studio per l’occasione. 

Per tutto il tempo della trasmissione Antonio Santucci, mio stretto collaboratore, mostrerà il confezionamento dei tradizionali mazzi di carciofi di Sezze. Nei 10 minuti di trasmissione cercheremo di dare un condensato di tradizioni, storia e cultura di Sezze; è stato inviato alla Rai molto più materiale di quello che realmente potrà essere trasmesso, tra questi diverse foto di Ignazio Romano, il film documentario “Sezze sulle tracce di Ercole” e numerosi riferimenti storici sulla nostra lunga e antica tradizione contadina.     

(nella foto Sergio Marini, presidente Nazionale Coldiretti, Sveva Sagramola, Gualtiero e Vittorio)

Guida su Sezze
A Sezze, la mitica cittadina in provincia di Latina fondata da Ercole, ricca di storia, arte e cultura, è tempo di “carcioffolate”. Così informa il Presidente della Coldiretti di Sezze, Vittorio Del Duca: 

Domenica 14 Aprile, nella cornice medioevale del centro storico di Sezze, si svolgerà la XLIV Sagra del Carciofo, il carciofo romanesco del Lazio, specie protetta dalla Comunità Europea con marchio IGP. “E’ una grande festa popolare con al centro il carciofo, prodotto setino e simbolo della fervente attività agricola del paese.

È un impasto di saggezza, tradizione, memoria, folklore e riproposizione di una atmosfera di forte fascino, il fascino del passato che si coniuga armoniosamente con il presente”. Sezze, antica colonia latina dei Romani, per la sua posizione collinare che guarda la pianura con lo sfondo del mare, il Circeo , le isole Ponziane ed i Monti Lepini, rappresenta il crocevia di un territorio immensamente ricco di risorse naturali, ambientali e di prodotti tipici: non sono solo i carciofi e i carciofini ma anche il pane, le paste di mandorle e di visciole, i broccoletti di Sezze, gli oli della collina oltre a piatti di grande successo e di lunga tradizione culinaria come la zuppa di fagioli e la bazoffia sezzese detta anche minestra appraca cornuti. 

Sezze vanta anche altre importanti e consolidate iniziative culturali come” La Sacra Rappresentazione della Passione del Venerdì Santo”, che ogni anno si svolge per le strade del centro storico con attori locali, La Sagra dei Broccoletti ed i luoghi di San Carlo dove il Santo visse e pregò, e quest’anno prendono il via le celebrazioni per il quarto centenario della sua nascita (1613 – 2013). Sono eventi che valorizzano l’immagine della città ed attirano ogni anno migliaia di visitatori che dimostrano soddisfazione ed apprezzamento per quanto l’antica Setia, plena bonis, riesce ad offrire. 

Quest’anno la Sagra del Carciofo avrà ancora qualcosa in più, i volontari del Gruppo di Valorizzazione dei Beni Archeologici di Sezze, si offriranno spontaneamente e gratuitamente ad accompagnare i visitatori che lo vorranno, in un percorso entusiasmante di storia, arte e cultura nell’antichissimo centro storico di Sezze.               (nella foto sotto Vittorio Del Duca e i suoi carciofi)


Sezze, 5 marzo 2013

Coldiretti e Comune per porre fine alla vendita abusiva di carciofi

Mercoledì 13 Marzo alle ore 19,00 l'incontro presso la sezione Coldiretti di Sezze Scalo.
La Sezione Coldiretti di Sezze, allo scopo di porre fine una volta per tutte al fenomeno della vendita abusiva di carciofi di dubbia provenienza spacciati per prodotto di Sezze sulle strade del territorio comunale, ha promosso un incontro con il Direttivo della sezione, il Sindaco Campoli, l’Assessore ai settori produttivi Maurizio Baratta, il Presidente della Commissione settori produttivi Luciana Lombardi e il Dirigente del settore Piero Formicuccia. 

L’incontro si terrà mercoledì 13 Marzo alle ore 19 presso la sezione Coldiretti di Sezze Scalo.Il fine è quello di una collaborazione per tutelare non solo il buon nome dei prodotti della nostra terra dal furto di immagine e di identità, ma anche gli ignari consumatori dall’inganno di prodotti di dubbia provenienza, spacciati sulle nostre strade per prodotti locali. Ciò senza danneggiare nessuno, ma appellandosi al rispetto delle regole del commercio ambulante, che oltre a prescrivere la regolare autorizzazione comunale non può essere svolta in maniera stabile, e comunque per non più di 5 minuti nello stesso punto di qualsiasi strada del territorio comunale. All’incontro sarà presente il presidente provinciale di Coldiretti Carlo Crocetti ed il Direttore Saverio Viola perché è intenzione di Coldiretti richiamare al rispetto delle regole e alla vigilanza anche tutti i Comuni limitrofi. 

Ci sentiamo di ringraziare sin da ora l’Amministrazione comunale per l’ ampia disponibilità dimostrata alla risoluzione del problema, avvertito non solo dagli agricoltori ma anche dagli esercenti di frutta e verdura in forma stabile, che hanno chiesto di poter partecipare all’incontro.


Sezze, 4 marzo 2013

Ritorno all'agricoltura

Il ritorno dei giovani in Agricoltura è una nuova realtà ma è anche un fenomeno che va favorito creando le condizioni per la loro permanenza. E’ necessario però fare giustizia di un agricoltura vecchia ed obsoleta, perché i giovani che oggi stanno tornando, magari ricoltivando il terreno abbandonato dai genitori o dai nonni, sono giovani che usano i social network, che hanno capacità di realizzare il loro lavoro garantendo anche le vacanze, la possibilità di avere tempo libero. Grazie alla loro creatività sono i migliori interpreti della società odierna, una società che ha acquisito nuove abitudini nel modo di rapportarsi con il cibo ma soprattutto nel modo di prepararlo. 

C’è sempre meno tempo da dedicare alla cucina e l’Agricoltura deve uniformarsi a questa nuova esigenza con una gamma di prodotti già pronti all’uso. L’immagine di una Agricoltura dove l’uomo è schiavo del proprio lavoro, è una immagine vecchia, e allora occorre favorire il ritorno all’ Agricoltura, altrimenti la situazione diventa drammatica. L’età media dei nostri agricoltori è di quasi sessant’anni e noi non mangiamo microprocessori, abbiamo bisogno di qualcuno che torni alla terra, dobbiamo investire sui giovani. L’Agricoltura deve tornare ad essere una grossa opportunità di reddito e di occupazione altrimenti tutto quello che diciamo diventa aleatorio. Sul lavoro agricolo oggi c’è una esagerata burocrazia, lo Stato deve impegnarsi a ridurla perché il contadino passa più tempo in pratiche burocratiche che non all’attenzione da dedicare alla terra. Quando dico che il territorio e l’Agricoltura possono creare una nuova economia, percepisco una certa tendenza a considerarci retrò, a considerarci nostalgici del passato: sono tutte balle! 

Non c’è nostalgia, c’è la piena consapevolezza che l’Agricoltura può diventare l’ economia del futuro, però occorre prestare molta attenzione a quelle che sono le realtà più significative, quelle per cui il nostro paese è guardato nel mondo con molto rispetto e che sono la cultura, il suo patrimonio, il paesaggio, il cibo che tutti ci imitano. Sessanta miliardi di euro è il valore del falso made in Italy nel mondo, sono prodotti della tradizione italiana; staccano l’etichetta dal prodotto americano e ci appiccicano la nostra. Significherà pur qualcosa questo? Non si stacca l’etichetta da una Mercedes per attaccarci quella della Fiat! Senza contare il fatto che la dieta mediterranea, ovvero il nostro cibo, è patrimonio dell’Unesco, ovvero dell’ intera Umanità.


Sezze, 1 febbraio 2013

Salviamo il suolo agricolo

Risale a settembre 2012 il decreto legge salva-suolo di Monti, che non è mai stato tramutato in legge per la fine della legislatura. Si dovrebbe però prendere spunto da quel documento per anticipare i tempi di uno sviluppo sostenibile e salvaguardare i terreni agricoli dalla cementificazione. Secondo dati Istat nazionali la popolazione cresce di un quarto rispetto alle volumetrie residenziali che vengono concesse ed è urgente una inversione di tendenza. Le statistiche dicono che in soli dieci anni è stato cementificato in Italia un territorio grande quanto la Lombardia; per quanto riguarda Sezze, stando ai rilevamenti satellitari di Agecontrol, sembra che le cose non vadano affatto meglio. Il nuovo PUCG di Sezze anziché frenare questo consumo di suolo agricolo, gli imprime una nuova e più potente accelerazione. 

Chi come me ricorda il territorio di Sezze sin dagli anni 50 e lo raffronta con quello che è oggi, non ha alcuna remora a poter affermare che se si andrà avanti di questo passo, tra molto meno di un secolo non ci sarà più un metro quadrato di orto da coltivare, quindi neanche più i contadini. Il grande Pasolini ebbe più volte ad affermare che se questo Paese perderà i contadini non avrà più storia. Le amministrazioni dovrebbero quindi pensare a delle formule di incentivazione per chi restaura o ristruttura conservando, piuttosto che creare nuovi alloggi. Solo così si può realizzare una nuova politica urbanistica che vada nel senso della salvaguardia del suolo agricolo. Distruggere questo suolo per la cementificazione è una grave responsabilità storica che ci si assume e per la quale saremo biasimati dalle generazioni future, alle quali dobbiamo sentire invece il dovere di trasmettere amorevolezza per la terra, per il paesaggio, per il cibo, per i nostri monumenti , per quelli che sono i nostri i beni comuni.

La nostra Costituzione è interamente mirata alla tutela dei beni comuni e bisognerebbe che chi ci governa, o ci governerà nella prossima legislatura, si ricordasse che quella Costituzione alla quale andrà a giurare fedeltà, è portatrice di questi valori, e come tale non dice che viene prima lo spread e poi il bene comune e i diritti dei cittadini. La nostra Costituzione dice il contrario, dice che vengono prima i nostri diritti, il bene comune, l’Agricoltura, il cibo, la qualità del paesaggio, la qualità della vita, la Scuola, l’Università, la Ricerca.. poi l’economia. Esiste infatti uno spread che è esattamente l’opposto di quello tedesco: noi abbiamo una realtà di bellezze impressionanti e non si riesce a far comprendere alla politica che sono la nostra vera forza, la nostra economia, gli assets nelle nostre maniche che tutto il mondo ci invidia. E’ questo è il nostro petrolio! Cosa andiamo a cercare, quando ce l’abbiamo in casa? 
Quando si parla di difesa e di conservazione dell’ambiente sembra si stia parlando di qualcosa di antitetico al progresso, ma non è affatto così. Basti pensare che il 44% del territorio italiano è ad elevato rischio sismico, che oltre il 10% è ad elevato rischio idrogeologico e che tutti questi rischi riguardano la sicurezza e la vita di qualcosa come 25 milioni di italiani. Secondo dati dell’ANCE, l’associazione nazionale dei costruttori, per mettere in sicurezza il territorio italiano basterebbe spendere per 20 anni un miliardo e duecentomilioni all’ anno. Noi ne stiamo spendendo a malapena quattrocentomila, cioè quasi nulla, e il costo sociale che alla fine ci sarà presentato sarà di gran lunga più salato. Quando si dice che la cementificazione danneggia, che dobbiamo mettere in sicurezza il territorio, significa far lavorare di più le imprese, non a distruggere il territorio come si sta facendo ora, ma farle lavorare per salvarlo, per salvare la nostra vita ed il nostro futuro. Quando si dice con quali soldi, ricordiamoci che gli italiani hanno evaso sino al 2011 qualcosa come 142 miliardi di euro di tasse. Recuperiamone il 10% e salviamo l’Italia!


Sezze, 19 gennaio 2013

Strategie per lo sviluppo: Territorio-Agricoltura

C’è un elemento che rende unico ed esclusivo il settore agricolo e che oggi, più che mai, è un elemento fondante per creare le condizioni per una solidità della società e del Paese: nel consumo di un prodotto alimentare italiano, nel consumo di cibo, vi sono una serie di componenti che incidono fortissimamente sul miglioramento della qualità della vita e sullo stare bene dei cittadini. Lo stare bene, la qualità della vita valgono non quanto il PIL, ma molto più del PIL. Dentro al consumo di cibo c’è la cultura dei territori, la tipicità e la creatività di tutta la gente che l’ha creato. Dentro al cibo c’è la sicurezza alimentare che l’agricoltura italiana ha garantito. 

C’è la qualità e la diversificazione assicurata dalla lotta continua che il settore mette in campo per difendere la biodiversità. Si tratta di tutta una serie di componenti immateriali che fanno stare bene al di là del Pil. Nell’attività dell’Agricoltura, nel lavoro delle imprese agricole, c’è la sicurezza dell’ambiente, c’è la bellezza del paesaggio, che laddove viene considerato ci rende orgogliosi di essere italiani. E che il Pil non misura mai, ma che contano tantissimo. Nelle imprese agricole che Coldiretti rappresenta, generalmente familiari, ci sono germi di sussidiarietà, di solidarietà tra generazioni, tra territori, che sono unici ed esclusivi, ai fini dello stare bene e della coesione sociale. 

Nei nostri Mercati di Campagna Amica c’è il recupero del valore di una stretta di mano e di una fiducia che nasce tra il produttore ed il consumatore che non c’era più da anni, che la Grande distribuzione aveva cancellato, c’è un elemento di trasparenza che ha un valore enorme. Nella nostra agricoltura tutto questo c’è: c’è una componente immensa, enorme, di valori etici e morali che a noi non costa niente produrli e che al Paese non costerebbe niente produrli, ma che creano un welfare dello stare bene e della felicità che è quello che serve ad un Paese per stare bene! E tutto questo lo facciamo in un contesto di sostenibilità unico e che non ha eguali in altri settori dell’economia, se non in alcuni molto vicini, come l’artigianato e il turismo, la cultura. 

Tutto ciò in Agricoltura lo facciamo trovando e facendo perno su alcune leve competitive che sono belle perché uniche ed esclusive, perché le abbiamo già come Paese, non dobbiamo inventarle. Sono leve che stanno nel territorio, che rappresenta un luogo dove trovare delle risorse, una miniera di risorse, non un luogo da sfruttare e cementificare. È il luogo dove trovare le leve per competere nel mondo: il paesaggio,la bellezza, la cultura,l’arte, la storia, la tradizione, il capitale sociale,la capacità di innovare e la creatività della nostra gente. Facendo agricoltura e costruendo la nostra capacità competitiva sulla storia, cultura, paesaggio,territorio, creatività, giovani, siamo “costretti” a implementare e costruire nuova bellezza e nuovo territorio. 

Questo è il nuovo paradigma, questa è la nuova via italiana per la crescita, ma ci vuole la politica per questo! Alle esigenze delle generazioni future non pensa infatti la speculazione, pensa la politica! Ogni necessità o intervento sull’Agricoltura deve essere letta a partire dal suo ruolo strategico, quale produttore di beni pubblici in generale e di cibo in particolare.


Sezze, 12 gennaio 2013

La vendita dei terreni demaniali

A Sezze esistono nel territorio di pianura circa 50 ettari di terreni demaniali ed in tutta Italia 338.000 ettari.Accelerare la vendita alle imprese agricole private dei 338mila ettari di terreni agricoli di cui è proprietario lo Stato per un valore di circa 6 miliardi di euro è importante per rendere disponibili risorse per lo sviluppo, ma soprattutto avrebbe il vantaggio di stimolare la crescita, l’occupazione e la redditività delle imprese agricole che rappresentano una leva competitiva determinante per la crescita del Paese. 

E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare le sollecitazioni del responsabile dell'area ricerca economica della Banca d'Italia Daniele Franco. Il censimento agricolo del 2010 ha fatto scoprire l’esistenza di ben 338.127,51 ettari di superficie agricola utilizzata (Sau) di proprietà pubblica che, sulla base del valore medio della terra calcolato dall’Inea in 18.400 euro per ettaro, significa la disponibilità di un patrimonio di 6,22 miliardi di euro a disposizione dello Stato che non ha alcun interesse a fare l’agricoltore. In molti casi sono incolti ed in altri affittati a canoni ridicoli che non coprono neanche la metà dei costi contributivi. La cessione di questi terreni a favore degli agricoltori toglierebbe allo Stato un capitale che oltre ad essere improduttivo costituisce una passività, renderebbe disponibili risorse per lo sviluppo e per il risanamento dei conti pubblici. E’ certo infatti che nessuno meglio degli imprenditori agricoli è in grado di valorizzare la terra e generare nuova occupazione.

anno 2013