AGRICOLTURA DA SALVARE

a cura di Vittorio Del Duca

anno 2012

Salviamo la nostra risorsa principale

Sezze, 10 dicembre 2012

L'agricoltura crea nuova economia

Se il nostro tessuto sociale tiene e il Paese non è affondato, bisogna ringraziare non solo il buon senso degli italiani, ma anche il valore dei nostri imprenditori agricoli. Di certo gli effetti della crisi si sono fatti sentire anche in agricoltura e duramente, in quanto attività economica che sta sul mercato e risente del crollo dei consumi.

 Il boom dei prezzi delle risorse energetiche, carburanti in testa, ha fatto da ulteriore traino a un generale aumento dei costi di produzione, peraltro in crescita costante. E non dimentichiamoci tutti i disagi causati dai cambiamenti climatici. Nonostante il momento di grande difficoltà, nonostante i redditi magri, l’agricoltura è però uno dei pochi settori sui quali l’Italia può fare affidamento per il proprio futuro, come dimostrano i dati. 
TUTTI I PRIMATI DEL MADE IN ITALY
Aumenta il numero di imprese, il valore dell’export è ancora a due cifre, crescono gli occupati (+10% nel 2011). E molti giovani stanno tornando in campagna per scelta di vita. L’agricoltura italiana è prima al mondo per valore aggiunto per ettaro. Siamo i maggiori produttori di cibo a denominazione di origine, siamo i primi in Europa per la sicurezza alimentare. Abbiamo conservato un paesaggio fra i migliori al mondo e l’Italia, dove è brutta e inquinata, non lo è certo per colpa degli agricoltori.
Nel settore agroalimentare vantiamo una classe di imprenditori che meriterebbe un medaglia al valore per ciò che ha fatto, magari ci fossero stati anche nel settore industriale di questo paese. E’ tempo però di decidere quale debba essere il modello di sviluppo capace di tirarci fuori dalla crisi e di tornare a fare l’Italia. Se vogliamo giocare la partita sulla produttività e sui costi di produzione con questo mercato globale perdiamo in partenza . Se invece aggiungiamo creatività, paesaggio, storia, tutto ciò che di bello ed unico abbiamo in questo Paese, possiamo vincere. 
VALORI IMMATERIALI MA DISTINTIVI
Noi tutti questi valori li mettiamo nei nostri prodotti agroalimentari. Made in Italy non significa solo prodotto buono a km zero ma significa anche una certa cultura, una certa storia, un certo paesaggio, una certa sicurezza alimentare. Sono valori immateriali, ma etici, di cui i consumatori tengono conto.
I nostri mercati degli agricoltori di Campagna Amica, le nostre Botteghe stanno creando nuove economie e nuova occupazione rappresentando nel contempo un formidabile strumento di coesione sociale, animazione sociale ed educazione alimentare, perché ricreano un legame profondo tra consumatore e produttore, tra luogo di consumo e il luogo di produzione, tra città e campagna.
CON LA FILIERA STA MEGLIO LA GENTE
Partendo dalla distintività, la filiera agricola italiana fa si che questa diventi non solo la grande leva competitiva per le imprese ma anche la grande occasione di star meglio tra la gente. Gli italiani hanno compreso che il mangiare è un atto che va molto oltre il nutrirsi. Dentro al mangiare c’è un bel pezzo della qualità della vita. Se vogliamo misurare se un paese sta avanti o indietro, non basta il Pil, ma anche il benessere, cioè lo stare bene con se stessi. E’ importante il mangiare buono e sicuro, ma contano anche i valori che ci sono nel cibo. E certi valori valgono più dello spread.


Sezze, 24 novembre 2012

Miss Italia inaugura il mercato di Campagna Amica 

TIPICITA’ DI SEZZE AL MERCATO DI CAMPAGNA AMICA A ROMA - TRIONFANO I GOBBI
E’ stato un successo oltre ogni aspettativa ed i nostri gobbi insieme ai broccoletti hanno fatto la parte del leone. Non ci si aspettava tanta affluenza di consumatori nel giorno dell’inaugurazione, sia perché il taglio del nastro era programmato per le 11, quindi quasi a metà giornata, sia per il giorno non festivo. Eppure i romani sono venuti ugualmente in tanti, con il desiderio di portare a casa la freschezza e la genuinità delle nostre terre a prezzi vantaggiosi e per battere la crisi. Sì, perché il Mercato di Campagna Amica è un mercato senza mercanti, non ci sono intermediari e i prodotti passano direttamente dal campo alla tavola, senza passaggi intermedi e soprattutto con la certezza dell’ origine.

La signora Agnese, molto conosciuta a Sezze, è stata veramente gentile a venire con noi. L’abbiamo invitata per aiutarci nella gestione dello stand e con molta cortesia si è messa a disposizione con tutta la sua competenza e professionalità.

Professionalità e competenza che Agnese vuole trasmettere al figlio Antonio, nostro collaboratore da diversi anni assieme al padre Salvatore Santucci (Toto), perché è ad Antonio che intendiamo affidare la direzione degli stands per promuovere i prodotti e il territorio di Sezze nelle più grandi città d’Italia. Da questo progetto nasce la nostra adesione, insieme ad altre associazioni setine, al “Gruppo in difesa dei beni archeologici”, perché siamo convinti che un territorio ferito non porta giovamento a nessuno, ed a Sezze c’è tanta storia, cultura e tradizione da riscoprire, valorizzare ed esportare.

Non poteva perciò mancare nello stand l’Uomo a Phi, il volantino del Gruppo in difesa dei beni archeologici, che approfittando del ritardo di miss Italia per il taglio del nastro, ha fatto da mattatore assieme ai prodotti di Sezze tra consumatori e vertici Coldiretti. Il Presidente nazionale Coldiretti, Sergio Marini, si è complimentato per l’iniziativa e ci ha stupiti quando in poche parole ha addirittura raccontato la storia dei Papi che venivano a Sezze per vedere i lavori nella palude Pontina dall’alto della Sedia del Papa. Non è che avesse navigato sul setino? Noi glielo abbiamo consigliato.

Il Presidente di Coldiretti Sergio Marini visita lo stand dell’Azienda Agricola Del Duca e dopo aver letto il manifesto dell’uomo a phi degusta un assaggio di porchetta offerta da un’azienda produttrice di salumi.

Miss Italia non è puntuale all’appuntamento e si scusa telefonicamente per il disguido. Non si può aspettare oltre perché ci sono tanti consumatori che attendono e così il Presidente Coldiretti Sergio Marini e Nicola Zingaretti, Presidente della Provincia di Roma e fratello del commissario Montalbano, tagliano il nastro ed inaugurano il mercato di Campagna Amica.

A mezzogiorno ecco finalmente Giusy Buscemi Miss Italia 2012, la nostra bellissima madrina, accolta dagli applausi e scortata da una schiera di telecamere e giornalisti.

Non è solo bella. Si concede alle telecamere con disinvoltura e parla di Campagna Amica con competenza e proprietà di linguaggio. Veramente brava!


Sezze, 19 novembre 2012

Tipicità di Sezze e Miss Italia a Roma per l'inaugurazione del mercato di Campagna Amica 

Giusy Buscemi, miss Italia 2012, sarà la madrina d’eccezione all’inaugurazione dell’ atteso Mercato di Campagna Amica di Via Tiburtina a Roma, prevista per il prossimo 23 Novembre. Al taglio del nastro, che vedrà la presenza dei vertici nazionali e regionali di Coldiretti, con in testa il Presidente nazionale Sergio Marini ed il Segretario generale Enzo Gesmundo, saranno presenti personalità di spicco del Governo, della Provincia e del Comune di Roma. Il nuovo mercato di Campagna Amica andrà ad affiancare quello che già da diversi anni è presente al Circo Massimo e nasce per far fronte alla crescente domanda di vero made in Italy proveniente dai consumatori capitolini. All’ appuntamento saranno presenti anche le tipicità di Sezze, presentate nello stand dell’Azienda agricola Del Duca, accreditata a Campagna Amica, che verranno così portate all’apprezzamento dei consumatori della Capitale. 
“Lo scopo principale – afferma Vittorio Del Duca- è di promuovere i prodotti locali a km zero e di fornire al consumatore gli strumenti utili e pratici per favorire un acquisto critico e consapevole oltre che sviluppare una cultura alimentare che affonda le proprie radici nel territorio di appartenenza. Sono orgoglioso di far parte della grande Rete di Campagna Amica, perché con noi si sceglie l’autenticità, la sicurezza alimentare, si scommette sul proprio territorio, sui propri prodotti aziendali che sono sinonimo di qualità, genuinità, affidabilità, tradizione e provenienza sicura; sulla propria cultura reale che esprime la storia e le tradizioni di un’antica civiltà come la nostra. Con noi, in questa grande “comunità” che è diventata la rete di Campagna Amica, le aziende agricole e i territori di appartenenza diventano una preziosa risorsa per migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini”. 
Il “ brand” Campagna Amica, a soli 4 anni dalla nascita è già un grande patrimonio, unico ed originale per il nostro Paese. In poco tempo siamo riusciti a costruire una rete di produttori con oltre 6000 punti vendita, capace di rispondere con un’offerta “seria” alla forte domanda di Made in Italy proveniente dai consumatori; l’obiettivo è quello di accorciare la filiera e di fare un mercato senza mercanti, di dare valore aggiunto agli agricoltori e creare migliori opportunità di acquisto ai consumatori che risparmiano il 30% rispetto ai prezzi praticati dalla GDO con in più l’offerta di prodotti freschissimi a Km zero. Abbiamo realizzato un nuovo modello distributivo per i veri prodotti italiani, che è diventato un terzo “incomodo” tra la Grande Distribuzione e il commercio di prossimità. Nel contempo abbiamo creato una nuova grande “Comunità”, dove produttori agricoli convinti e consumatori consapevoli, insieme, vogliono affermare un nuovo modello di produzione e di consumo più sostenibile, più trasparente e più equo per tutti. Tutto questo senza essersi mai avvalsi di un solo euro di finanziamento pubblico.


Sezze, 13 novembre 2012

Lettera aperta ai consumatori
Il prezzo della benzina ha abbondantemente superato quello del latte, eppure agli allevatori viene ancora pagato meno di venti anni fa, appena 39 cent. al litro. I consumatori spendono in media per 1 litro di latte 1,6 euro ed il rischio di acquistare latte straniero di dubbia provenienza si fa sempre più alto; oggi infatti la metà del latte commercializzato viene dall’estero. E’ una situazione insostenibile e, considerato il lavoro che c’è dietro un litro di latte e gli alti aumentati costi di produzione, il latte italiano e pontino rischia seriamente di sparire dal nostra alimentazione. Gli industriali del latte si rifiutano di concedere aumenti , trovano più vantaggioso il latte straniero e disertano le trattative. Il disagio cresce e Coldiretti ha pensato bene di redigere una lettera aperta a tutti i consumatori pontini e laziali. 
L'obiettivo - spiega il direttore provinciale Saverio Viola – è far presente ai consumatori pontini, romani e laziali, che potrebbero rischiare di dire addio al nostro latte poiché l'atteggiamento della trasformazione continua a determinare solamente la chiusura delle stalle. Il latte delle aziende della provincia di Latina potrebbe sparire dalle nostre tavole, da quelle di Latina e degli altri Comuni, per colpa del monopolio industriale che ha deciso di sottopagare gli allevatori e sembra preferisca voler vendere con il proprio marchio quello importato dall'estero che non è della stessa qualità". 
Coldiretti conclude la lettera aperta con l'invito ai cittadini di stare dalla parte degli allevatori e pronti a dare, se necessario, manforte alla battaglia che questi sono pronti ad intraprendere se non interverranno fatti nuovi, per difendere la nostra campagna, il lavoro agricolo e la salute dei nostri figli, ai quali desideriamo far bere il latte italiano, latte fresco perché a chilometri zero, latte buono perché di altissima qualità.


Sezze, 30 ottobre 2012
Vittorio Del Duca confermato Presidente Coldiretti a Sezze

Rinnovo del Consiglio della Sezione di Sezze:

Presidente : Vittorio Del Duca  (97,8 % dei voti validi)

Elezione del Consiglio direttivo:

Vice Presidente : Terella Manuel

Consiglieri:  Savo Amerigo – D’Ascanio Sandro – Tornesi Simone – Lucconi Luigi – Arcangeli Francesco –Di Girolamo Stefano – Grecco Cesare – Lombardi Vilma – Venerucci Giovanni – Pupatelli Livio – Caschera Marcello – Tornesi Tommaso – Roscioli Gianluca – De Angelis Umberto.
LE NOSTRE LINEE GUIDA (parte 1)
Noi rappresentiamo un’idea di crescita e di sviluppo completamente diversa da quella dominante: l’Italia e il suo futuro sono legati alla capacità di tornare a fare l’Italia, cioè di essere l’Italia della grande creatività, delle piccole e medie imprese agricole, artigiane, manifatturiere che poi sanno crescere e conquistare il mondo. C’e’ una Italia del buon cibo e di quell’agroalimentare che sa incontrare i bisogni profondi dei consumatori e dei cittadini, del turismo, dell’arte, della cultura, della bellezza, dell’innovazione intelligente. E’ questa l’Italia futura, quella per cui il territorio è una miniera di opportunità, il cui modello di sviluppo è compatibile con la salvaguardia di un capitale umano, culturale e sociale unico al mondo e con la sapiente ricerca della felicità e dello stare bene insieme.     (nella foto il Presidente Del Duca)
Troppo spesso la politica ha smarrito il suo cammino: non media fra le spinte conflittuali dei ceti e degli stati, confonde con sempre maggior frequenza gli interessi particolari con quelli generali: così in Italia e così in Europa. Si dice che stiamo vivendo una crisi finanziaria economica globale: questa è una “non verità” perché quella che stiamo vivendo è una crisi “politica globale”. La responsabilità è infatti della politica che ha fatto un passo indietro, accettando la globalizzazione dei mercati senza globalizzarsi. In ciò non è mancata una certa supponenza: l’idea infatti che il mercato si sarebbe autoregolamentato è stata puntualmente smentita dalla storia. La globalizzazione senza regole è diventata globalismo, il mercato senza regole mercatismo dove tutto è merce, e il Pil è l’unico misuratore con la speculazione che vince sull’etica e sul lavoro. Dalla politica non si prescinde, oltre c’è il vuoto, lo sappiamo, ma sappiamo anche che “la cattiva politica” rischia di compromettere il destino del paese e il destino dell’Europa. Abbiamo bisogno di tanta buona politica, che sappia intervenire tempestivamente, che sia rivolta al fare, che ritrovi una salda visione etica. Ne abbiamo bisogno a casa nostra e fuori e per usare le parole di De Gasperi diciamo che “Lo sforzo di mediazione e di equità……è compito necessario dell'Autorità europea”. 
Nel grande mare della globalizzazione ci salveremo solo ancorandoci a quei prodotti, quei manufatti, quelle modalità di produzione che sono espressione diretta dell’identità italiana, dei suoi territori, delle sue risorse umane e culturali. Questo patrimonio è inalienabile e costituisce la più forte leva competitiva del nostro ‘produrre’, come confermano le imitazioni del nostro Made in Italy su scala mondiale che hanno raggiunto proporzioni gigantesche a riprova della sua assoluta unicità e della sua straordinaria bontà. L’agroalimentare italiano è un riferimento per individuare strategie di sviluppo per l’intero Paese: il modello agricolo italiano è infatti vincente nel mondo dove ha conquistato primati nella qualità, tipicità e nella salubrità delle produzioni, ma anche nel valore aggiunto per ettaro di terreno ovvero la ricchezza netta prodotta per unità di superficie dall’agricoltura italiana, che è praticamente il doppio di quella di Germania, Francia e Spagna e il triplo di quella Inglese. 

Leadership per i prodotti tipici, record di longevità grazie alla dieta mediterranea, top di presenze per il turismo enogastronomico, i sistemi di controllo più efficaci del mondo per garantire la salubrità dei prodotti, sono alcuni dei primati del Made in Italy agroalimentare. Un settore che rappresenta il 15 per cento del Pil nazionale, con un valore complessivo di 250 miliardi di euro e che continua a crescere in controtendenza con l’andamento generale dell’economia. L’Agricoltura infatti, secondo l’ultimo conto economico trimestrale dell’Istat, è l'unico settore in controtendenza che nel 2012 fa segnare un aumento del Pil (1,1 per cento) mentre calano l’industria (-5,8 per cento), le costruzioni (-6,5 per cento) e i servizi (-1,1 per cento). Nonostante le difficoltà l'Agricoltura si conferma quindi come settore anticiclico e lo dimostra pure l'aumento delle assunzioni che crescono del 10,6 per cento nel secondo trimestre, in netta controtendenza con l'andamento generale.


Sezze, 9 ottobre 2012

Coldiretti rinnova i vertici dirigenziali
Giovedì 18 Ottobre Assemblea dei soci della Sezione di Sezze dalle ore 9,00 e sino alle 19,00 per eleggere il Presidente della Sezione ed il nuovo Consiglio Direttivo.
La Coldiretti di Latina ha avviato il percorso assembleare che condurrà, entro Ottobre, al rinnovo delle cariche sociali a all’elezione del nuovo presidente della Federazione provinciale. In tutte le sezioni comunali si sta sviluppando un ampio dibattito sull’intensa attività svolta da Coldiretti negli ultimi anni. Un’azione difficile, per la crisi che attanaglia il nostro Paese, ma determinata ed efficace, come dimostrano i risultati ottenuti nel settore della vendita diretta attraverso i mercati di Campagna Amica, e quelli sindacali nei riguardi della Regione e delle Istituzioni. 

L’obiettivo della crescita imprenditoriale è passato attraverso manifestazioni di protesta, accompagnate però da proposte ed azioni concrete nei diversi comparti produttivi che, pur non avendo raggiunto la completa soddisfazione della base, hanno comunque mantenuto importanti posizioni nel quadro generale del mercato che ci ha visto protagonisti di un progetto di crescita all’avanguardia non solo in Italia ma in tutta Europa. Gli imprenditori agricoli hanno bisogno di certezze e di risposte concrete ed operative perché sono consapevoli di essere determinanti per la crescita e lo sviluppo del Paese non solo producendo cibo ma anche attraverso la tutela di beni comuni, come le bellezze paesaggistiche ed architettoniche, l’acqua pulita, l’energia rinnovabile, il suolo fertile. Sono questi gli obiettivi che ci prefiggiamo di consolidare e di affermare con il percorso democratico assembleare che abbiamo intrapreso per il rinnovo dei vertici dirigenziali.


Sezze, 18 settembre 2012

Premio "il Seme d'oro" all'azienda Del Duca

L'assessorato provinciale all'agricoltura ha riconosciuto all'azienda  storica e rappresentativa dell'agro Pontino "Del Duca" il premio "il Seme d'oro". 

La premiazione, presieduta dal dott. Enrico Tiero - assessore all'agricoltura della Provincia di Latina, avverrà Venerdì prossimo 21 settembre alle 17 presso l'Istituto Agrario di Borgo Piave.

L’azienda Del Duca produce cereali ed ortaggi di stagione in pieno campo, soprattutto carciofi romaneschi e può vantare di essere stata la prima ad introdurre la coltura nel territorio di Sezze su vasta scala, in concomitanza con l’espansione demografica di fine 800 e quindi con la richiesta di beni di consumo proveniente dalla Capitale, verso la quale i carciofi venivano spediti a mezzo ferrovia ad un solo binario, da Sezze Romano, con il treno a vapore conosciuto con il nome di “Tuppitto”. Da allora l’opera di selezione varietale è continuata nel tempo, anno dopo anno, ed oggi l’azienda è in grado di offrire ai consumatori dei prodotti inimitabili, legati alla storia alla tradizione e alla cultura del territorio, come è stato dimostrato anche in numerose dirette televisive.Un record di selezione varietale insuperato, come il loro sapore, che le terre ed il clima di Sezze rendono unico ed inimitabile!  


Sezze, 1 settembre 2012

Gravi difficoltà a sfamare gli animali

Nella foto sopra l'allevamento di Ercole Ciampini in località Antignana a Sezze 
L’aumento record del prezzo del cibo per gli animali, dovuto alla siccità e ai cambiamenti climatici, ha già portato all’abbandono negli Stati Uniti di 180mila cavalli e ora rischia di contagiare anche il nostro Paese dove riempire la mangiatoia costa quasi il 50 per cento in più rispetto all’inizio dell’anno. Da gennaio ad agosto infatti, il mais sulla piazza di Milano è passato da 196 a 276 euro a tonnellata (+40%) mentre la farina di soia è balzata da 335 a 566 euro (+70%). 

Considerato che circa il 75 per cento della razione giornaliera di una mucca è composto proprio da soia e mais, l’impatto con questi aumenti diventa insostenibile, per di più che il prezzo del latte e derivati riconosciuto agli allevatori si è ridotto, secondo l’Ismea, del 9 per cento rispetto allo scorso anno. Attualmente, il latte di qualità pagato alla stalla, oscilla dai 35 ai 38 cent a litro. A rischio non è la sola produzione di latte e carne, ma l’intero patrimonio di formaggi e salumi made in Italy. 
Le minori rese nella produzione e il conseguente aumento dei prezzi delle materie prime agricole, unitamente alla situazione di crisi e di calo dei consumi, deve orientare la filiera verso uno sforzo di razionalizzazione per ridurre passaggi ed inefficienze, ma nello stesso tempo occorre oggi più di ieri, uno sforzo di tutti per affermare tra la gente una nuova cultura del “giusto cibo al giusto prezzo”. Un bene comune come il cibo, che presenta requisiti di qualità, di sicurezza alimentare e di etica produttiva non è conciliabile con prezzi che non sostengono neanche i costi di produzione L’allarme cibo rischia di aggravare la crisi economica nel nostro Paese, che importa l’80 per cento della soia e il 20 per cento del mais necessario a coprire i propri fabbisogni. 

Dall’ultimo rapporto Ocse-Fao si ha che la produzione agricola deve crescere del 60 per cento nei prossimi 40 anni per far fronte alla domanda dell’aumentata popolazione mondiale, alla richiesta di biocarburanti e alla crescita di Paesi come la Cina che spinge al maggiore consumo di carne e di prodotti da frigorifero, quindi di mangime per gli allevamenti. Una situazione che conferma l’importanza per l’Italia di difendere e valorizzare il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile a fronte di una cementificazione che ne divora ogni anno 75 ettari. Secondo una analisi di Coldiretti sulla base dei dati Eurobarometro del luglio 2012, il 46 per cento degli italiani è preoccupato che la produzione di cibo non sia sufficiente a soddisfare il fabbisogno della popolazione anche per effetto del calo delle terra coltivata. La preoccupazione degli italiani - secondo questi dati - è superiore a quella della media dei cittadini europei che si ferma al 43 per cento, anche se i più allarmati sono i greci con il 94 per cento, i più colpiti dalla crisi tra gli europei.

Nella foto sotto Ercole Ciampini (detto Checco) nel suo allevamento all’Antignana


Sezze, 21 agosto 2012

Terra bruciata

C’è in Italia una cultura politica abbastanza diffusa che tende a considerare l’Agricoltura non come settore primario ma una attività marginale della quale si può fare benissimo a meno, lasciando il compito di produrre beni alimentari, e per di più low cost, ai paesi emergenti e poveri, nella convinzione che è più conveniente importare beni alimentari a prezzi bassi e dirottare invece risorse nazionali ed energie verso settori più remunerativi (quali ?). E ’per tale motivo che ogni anno in Italia vengono sottratti all’Agricoltura qualcosa come 68.200 ettari di terreno per il consumo di suoli residenziali, industriali e per infrastrutture. E’ un dato che sicuramente può inorgoglire gli idolatri dell’urbanistica ma fa inorridire tutti coloro che, come noi, hanno a cuore l’Agricoltura e quindi il buon cibo, il paesaggio e le bellezze naturali, perché si basa su incrementi demografici e fabbisogni edilizi irreali e sovrastimati. Si cerca di costruire molto perché il fiume di denaro virtuale creato dall’economia finanziaria deve trovare luoghi in cui materializzarsi: città e territorio, ma anche perché con i ricavi degli oneri concessori delle opere di urbanizzazione primaria, a volte mai realizzate, si può alzare l’asticella dei bilanci comunali per coprire le spese correnti e magari per pagare gli stipendi comunali. 

E’ una politica dissennata che ha provocato troppi guasti sul territorio e a cui finalmente si vuole mettere riparo, stando alle dichiarazioni del Ministro delle Politiche Agricole e Forestali Mario Catania al Corriere della Sera. Il ministro ha fatto propri i suggerimenti e le indicazioni di Coldiretti, secondo cui urge un freno alla distruzione del paesaggio rurale e al consumo di suolo agricolo perché, tra non molto, i nostri figli ne avranno bisogno per ricavare da essa i frutti per il loro sostentamento, e senza una inversione di tendenza si ritroverebbero costretti a scavare sotto le fondamenta di palazzi e scantinati per recuperare il terreno fertile. Infatti, i paesi emergenti prima o poi emergeranno, e quello che oggi gli viene sottratto a favore dei paesi ricchi, condannandoli alla fame, domani non sarà più sufficiente a coprire i loro fabbisogni, e seppure lo sarà, le esportazioni non saranno più a low cost. Per di più, questa estate rovente e siccitosa ci ha fatto rilevare, qualora ci fossero ancora stati dubbi, che è in atto un riscaldamento globale di due gradi in più rispetto alla media del periodo. 

Questi cambiamenti hanno avuto la conseguenza di capovolgere in meno di tre mesi ( da Giugno sino ad oggi) una situazione planetaria di abbondanza di cibo in una situazione opposta di carestia, tant’è che le quotazioni del prezzo dei cereali alla borsa di riferimento internazionale di Chicago sono schizzate verso l’alto e i governi di tutto il mondo temono insurrezioni e sommosse popolari, come già avvenuto nel 2007. Il mese di luglio si è chiuso con 1,94 gradi in piu’ rispetto alla media classificandosi al sesto posto tra i piu’ caldi degli ultimi due secoli, ma negli Stati Uniti è stato addirittura il piu bollente della storia secondo il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA). A rendere l’estate italiana bollente è stato anche il mese di giugno che, con +2,6 gradi superiori alla media, si era già classificato al terzo posto, secondo i dati Isac Cnr. Gli effetti in Italia, amplificati dalla scarsa piovosità, hanno fatto raddoppiare (+93 per cento) rispetto allo scorso anno anche il numero degli incendi, così’ come rilevato dalla forestale, ma soprattutto il crollo dei raccolti nazionali con perdite per l’agricoltura, stimate superiori a mezzo miliardo di euro. Non è però la sola siccità a danneggiare i raccolti ma è soprattutto il connubio con le alte temperature. 

Come spiegare altrimenti che a Sezze come nel resto dell’agro pontino, dove l’acqua irrigua non manca di certo, si sono avuti consistenti cali nella resa del mais di ben il 30% mentre le ortive (insalate, bieta, ecc) sono state falcidiate da crittogame resistenti ai normali fungicidi, che spesso non hanno funzionato per il troppo caldo? 

Come le piante e gli uomini anche gli animali risentono di queste alte temperature e così vengono registrati consistenti cali nella produzione di carne, latte, uova e miele mentre l’acqua di falda nei pozzi artesiani di Sezze, come nel resto dell’agro pontino, è scesa in questi tre mesi di ben 4 metri,raggiungendo il livello di guardia mai raggiunto dei sei metri di profondità, quello che mette a dura prova l’emungimento con le motopompe e le autoclavi più comunemente usate. Se in tempi brevi non interverranno piogge di una certa consistenza ad alimentare l’acqua di falda, la situazione potrebbe diventare critica anche da noi, nonostante gli sforzi prodigati con alta professionalità dal Consorzio di Bonifica Pontina.


Sezze, 5 agosto 2012

Una nuova rivoluzione culturale

Sezze è un paese ricco di storia,di tradizioni, di cultura ma anche di sapori e piatti particolari con ricette e preparazioni cariche di echi antichi legate alla sua Agricoltura e al suo Territorio. E’ un patrimonio apprezzato e conosciuto più di quanto si possa pensare, soprattutto per il forte legame con il territorio. Sezze , la mitica città fondata da Ercole è anche l’antica colonia latina dei Romani , la Città della Passione, dei luoghi di San Carlo, e conserva ancora intatte molte vestigia del suo antico e glorioso passato. L’ Agricoltura e il Territorio possono offrire all’economia e alla società di Sezze enormi opportunità mai sinora considerate, in termini di crescita, sviluppo e posti di lavoro, in un paese che ha visto fallire il miraggio industriale e che oggi in tempi di crisi possiede solo questo binomio di risorse. 

Coldiretti vuole spiegare come realizzare tale sviluppo. Vogliamo senza presunzioni, chiarire ed educare coloro che dovrebbero decidere e non sanno cosa fare , vogliamo colmare il vuoto di attenzione, di informazione e di politica che c’è intorno all’Agricoltura, convinti come siamo che essa può ridare speranza al paese, può mettere da parte la disperazione e le difficoltà che abbiamo e che viviamo, può proporre e costruire qualcosa di grande . Nel modello di prodotto, che esprime la cultura del territorio e che quindi può esportarla generando valore, ci sono tutti gli elementi fondanti della strategia di sviluppo e di crescita che Coldiretti sta perseguendo da anni con successo e con grande coerenza, sia a livello nazionale che europeo. 

E’ quella rivoluzione culturale che ha dato vita e decretato il successo dei Mercati di Campagna Amica e delle Botteghe di Campagna Amica con la Filiera Agricola Tutta Italiana, in cui il ruolo decisivo viene svolto proprio da quelle imprese e da quei prodotti che, come i nostri, sono diretta espressione del territorio e che debbono la loro forza al fatto di esprimere attraverso questo legame la loro genuinità e la loro affidabilità nel rapporto con il mercato e con i consumatori, offendo qualità ad un prezzo conveniente perché senza intermediari. Occorre in poche parole esportare il territorio e la sua cultura, cioè trasferire al consumatore, in modo diretto o indiretto, l’insieme delle caratteristiche e dei valori che la zona di origine ha in sé. Quando il prodotto si lega al territorio diventa unico ed inimitabile e su questo Sezze può costruire la sua scommessa di sviluppo, senza timore di fallimenti.


Sezze, 12 luglio 2012

Il futuro reale delle imprese agricole per un paese tra i più piccoli dei grandi

Da tempo si sta assistendo sui media ad un interessante dibattito sul futuro del nostro Paese, sul modello di sviluppo e sullo spazio di rappresentanza. Nel merito del dibattito pare importante evidenziare la posizione di Coldiretti che rimette al centro il ruolo di forza sociale che l’Organizzazione ormai da diverso tempo intende e vuole svolgere. Siamo convinti che tra trenta anni in questo nostro Paese non ci sarà più la grande industria automobilistica nazionale, ma sicuramente ci sarà una rete di piccole e medie imprese tra le quali le prime saranno le imprese dell’agroalimentare. La loro forza sarà il loro stretto rapporto con il territorio, con il made in Italy come motore di identità, distintività e competitività sui mercati globali, e che consentiranno a questo nostro Paese di essere tra i più piccoli dei grandi. 

E’ soprattutto per questo che la cura e la difesa del territorio è per noi indispensabile. Coldiretti vuole continuare a svolgere la sua azione di tutela e promozione di queste imprese del made in Italy favorendo quelle scelte vere e strategiche da parte della politica. Sono queste le imprese che dovranno essere tutelate dalle contraffazioni alimentari con una rete di controlli ancora più seria ed efficiente, valorizzate e rese più fruibili per i consumatori. Dovranno essere promosse sul mercato come valori aggiunti, decisivi per lo sviluppo equilibrato ed intelligente di un territorio che riassume valori economici essenziali e culturali. Dovranno essere al centro di documenti di programmazione economica e finanziaria che vanno a premiare alleanze tra rappresentanze non corporative e società, tra chi esprime e coniuga passione per il Paese ed interessi collettivi. Abbiamo più volte detto e dichiarato che quelle Istituzioni che sono di fatto diventate semplici centrali di mediazione tese a distribuire le poche risorse e le pochissime opportunità non ci interessano, anzi ci danneggiano rallentandoci verso le nostre scelte di futuro. E’ il tempo delle scelte di responsabilità, alle quali non solo non ci sottraiamo ma anzi sulle quali chiediamo il confronto sulle idee e sulle quali giudichiamo gli interlocutori. 

E’ qui, dentro le scelte che vogliamo fare con chi ci sta, sulla cooperazione che serve ad imprese e consumatori, sul credito che serve a chi intraprende e non a chi fa l’amministratore, su una burocrazia non più nemica dello sviluppo, su una rete di vendita diretta che serve al territorio ed ai consumatori e non deve essere avversata, è dentro queste scelte che ci giochiamo la qualità del nostro futuro e la capacità di essere dei piccoli tra i grandi.


Sezze, 30 giugno 2012

La protesta di Coldiretti alla Pisana per chiedere alla Regione attenzione e risposte

Circa 600 imprenditori agricoli pontini di Coldiretti si sono uniti agli altri 1500 provenienti da tutto il Lazio nel piazzale antistante gli Uffici Regionali della Pisana per chiedere attenzione e risposte. Sotto il sole rovente di questo strano fine Giugno hanno atteso le 13.30  perchè la Polverini si degnasse di ricevere la delegazione. Le consultazioni si sono protratte sino alle 16 con gli assessori Mattei, Birindelli, e con il presidente del consiglio Abbruzzese che hanno garantito il loro interessamento.

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                          Vilma Lombardi (Sezione di Sezze )con un gruppo di Campagna Amica

Una mucca da sfamare di nome Rinascita è stata consegnata in adozione all’Amministrazione Regionale per sottolineare le gravi difficoltà in cui versa il settore a causa del prezzo del latte che non riesce più a coprire  i costi di produzione.

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                                                                      La mucca Rinascita

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                                                Il consigliere della Sezione di Sezze Enrico Altobelli

Cinque punti più urgenti della protesta Coldiretti verranno resi esecutivi dalla Regione prima delle ferie estive,  per gli altri  è stata garantita l’attuazione alla ripresa dell’attività autunnale.                                                                                                                                         - “Auguriamoci di non dover tornare a protestare”-  ha dichiarato il Direttore Regionale di Coldiretti Aldo Mattia – “ma se si renderà necessario non avremo esitazioni.”

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                                                         Il Direttore di Coldiretti Lazio Aldo Mattia

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        Il Segretario di zona Paolo Marchetti ed il Presidente della Sezione di  Sezze  Vittorio Del Duca

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                                                 Il Direttore di Coldiretti Latina Saverio Viola

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                                           Il Presidente  di Coldiretti Lazio  Massimo Gargano

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              Un gruppo di giovani imprenditori in attesa di risposte dalla  Polverini sotto il sole rovente

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                La consigliera regionale Gina Cetrone cerca di aprirsi un varco tra i produttori Coldiretti


Sezze, 23 giugno 2012
L'agricoltura, motore dello sviluppo, chiede risposte

Il 27 Giugno, mobilitazione di Coldiretti presso gli Uffici Regionali della Pisana
A 24 mesi dall’ insediamento del Governo Regionale, il settore agricolo ha deciso di aprire uno stato di mobilitazione che trova le sue motivazioni in un “momento di distrazione” di taluni Assessorati e del Consiglio Regionale, rispetto a temi e questioni a cui quotidianamente si trovano a far fronte le imprese agricole che operano nei nostri territori. Rimandare le risposte che le imprese agricole richiedono con un generico “VEDREMO” “ FAREMO” è politicamente ancor più grave del NON FARE o FARE MALE in quanto lascia il settore in uno stato di incertezza che lo stesso non può permettersi, soprattutto e maggiormente in questo momento di crisi generalizzata, dal punto di vista economico e finanziario.
A ciò si aggiunga che i risultati raggiunti dal punto politico attraverso l’approvazione di alcune leggi e provvedimenti sono vanificati da una burocrazia lenta e colpevolmente responsabile della mancata traduzione in fatti, di una concertazione progettuale proficua ed attenta alle esigenze degli agricoltori.
L’indifferenza della Regione sui temi agricoli ci costringe alla conflittualità per una necessaria inversione di tendenza al fine di avere risposte adeguate ai bisogni delle imprese agroalimentari. La classe politica locale non ha dato le risposte che attendevamo nonostante anche in campagna elettorale abbiano avuto numerosi incontri con la nostra categoria: farsi carico dei problemi, prendere un impegno con i nostri iscritti significa assumersi responsabilità che, evidentemente, non sono stati in grado di mantenere e oggi non abbiamo più intenzione di assistere ai continui tagli della Polverini. Per questo il 27 Giugno abbiamo deciso di manifestare presso gli uffici regionali della Pisana, di passare dalla proposta alla protesta con sedici punti di emergenza, molti dei quali a costo zero, che abbiamo spedito alla Regione senza aver avuta alcuna risposta. Tra questi 16 punti spicca l’approvazione della legge sui prodotti agricoli a Km. Zero che giace ferma in Regione da 18 mesi, quella della tracciabilità delle produzioni agricole, la diminuzione del prezzo del latte bovino e di quello ovicaprino, l’assenza di flussi finanziari che sta riducendo la capacità di intervento dei Consorzi di Bonifica nella difesa del suolo e nella manutenzione del territorio, la crisi del kiwi ed altro ancora. E’quindi giunto il momento di voltare pagina, di passare dalla proposta alla protesta con il fine di contrastare l’immobilismo della Regione. Abbiamo deciso di confluire a Roma, alla Pisana, da tutto il Lazio con autobus messi a disposizione da Coldiretti. Quanti vorranno partecipare possono già da ora rivolgersi alle sezioni Coldiretti della propria città.


Sezze, 31 maggio 2012
L'agricoltura di Sezze esente dall'IMU

Accolte dal Governo Monti le proposte di Coldiretti per la riduzione 

dell’IMU agricola e per l’esenzione nelle aree montane e svantaggiate

Da sinistra il Direttore di Coldiretti Latina Saverio Viola, il Relatore Dott. Domenico Buono della Coldiretti Nazionale, l’Assessore ai Settori Produttivi del Comune di Latina Marco Picca ed il Presidente Provinciale Coldiretti Carlo Crocetti
La Coldiretti provinciale ha organizzato un seminario al Palazzo Comunale di Latina per fare il punto della situazione IMU in Agricoltura, a fronte delle notizie confuse e poco incoraggianti circolate in materia già dalla fine dello scorso anno. Presenti all’incontro, oltre ai dirigenti Coldiretti, le rappresentanze di quasi tutte le Amministrazioni Comunali della Provincia, tra cui Sezze, accreditatasi con due funzionari inviati dalla SPL, società municipale di servizi, ed uno direttamente dal Comune nella persona di Diego Carconi. 

Rispetto all’impostazione iniziale dell’applicazione dell’IMU in Agricoltura, per la quale erano stati preventivati dal Ministero delle Politiche Agricole oltre un miliardo di euro, si è scesi alla cifra di 224 milioni, indicata come il tetto massimo del maggior gettito che dovrà venire dalle campagne italiane. Un risultato questo, che si è reso possibile grazie all’attività di concertazione e alle altre iniziative promosse dalla Coldiretti a tutti i livelli, con l’accoglimento di molte delle richieste avanzate per limitare e rendere più giusto l’impatto dell’IMU sul settore primario. 

In particolare per quanto riguarda Sezze e le altre aree svantaggiate italiane per un totale di 6.103 Comuni (art. 15 legge 984 del 27/12/77) , è stata riconosciuta l’esenzione dell’IMU per i terreni agricoli e per i soli fabbricati strumentali rurali, utilizzati da impenditori coltivatori diretti o IAP (Imprenditori Agricoli Professionali). In tutti gli altri Comuni, siti in aree diverse da quelle svantaggiate e montane verrà applicata, alle sole imprese agricole, una aliquota ridotta rispetto a quella già prevista nelle impostazioni iniziali. 
Comuni svantaggiati della Provincia di Latina  
Bassiano, Campodimele, Castelforte, Cori, Fondi (parzialmente svantaggiato), Formia, Gaeta, Itri, Lenola, Maenza, Minturno, Monte San Biagio, Norma, Ponza, Priverno, Prossedi, Rocca Massima, Roccagorga, Roccasecca dei Volsci, Santi Cosma e Damiano, Sermoneta (parzialmente. svantaggiata), Sezze, Sonnino, Sperlonga (parzialmente svantaggiata), Spigno Saturnia, Terracina (parzialmente svantaggiata), Ventotene.


Sezze, 23 maggio 2012
Dieci cuccioli per mamma Grace

La mia cagnolina Grace, stamani ha dato alla luce 10 splendidi cuccioli che cura ed allatta con grande amore senza lasciarli mai un secondo. Nonostante la cuccia che le era stata preparata per l'occasione, ha voluto partorire nel cesto che si usava una volta per  raccogliere i carciofi.  

"Cio - ha dichiarato - per essere coerente con le dirette televisive in cui sono apparsa e che trattavano appunto di carciofi"


Sezze, 11 maggio 2012
Ancora furti nelle campagne di Sezze

Dopo i furti dei carciofi i ladri danno ora l’assalto alle cisterne di gasolio agricolo. Coldiretti: “ Gli stranieri che vengono in Italia per compiere misfatti devono essere rispediti al Paese di origine senza possibilità di ritorno”
Dopo il furto dei carciofi giungono segnalazioni di altri furti. La crisi e la conseguente disoccupazione, sicuramente al di sopra delle cifre ufficiali, stanno creando una vera e propria emergenza che si aggrava di giorno in giorno, tanto che tenere alto il livello di guardia non serve più a niente visto che i ladri sono diventati talmente spregiudicati ed impavidi da sfidare i derubati. Se non fosse per il buon senso e l’autocontrollo che da sempre contraddistingue la gente dei campi, e di ciò i ladri hanno consapevolezza, non resterebbe come unica chance che l’uso delle armi, giacchè la vastità del territorio e la scarsità di uomini e mezzi impedisce un efficace pattugliamento delle forze dell’ordine. Ad essere prese di mira dai ladri sono stavolta le cisterne per il rifornimento dei mezzi agricoli , considerato che il prezzo dell’oro nero ha raggiunto cifre da capogiro, di gran lunga superiore a quello del latte e del vino, e che con il gasolio agricolo possono funzionare anche le normali autovetture diesel, vietato però dalla legge perché i carburanti agricoli godono di particolari agevolazioni di prezzo e pertanto devono essere impiegati esclusivamente per i lavori agricoli.

Cisterna per gasolio agricolo omologata di ultima generazione

Sono ormai tantissime le aziende di Sezze derubate del gasolio in questi primi di maggio e molti agricoltori, a male estremo, estremo rimedio hanno addirittura deciso di tenere a secco le cisterne e di affrontare ulteriori disagi rifornendosi di volta in volta e alla bisogna con le ghirbe presso i depositi. E’ un ulteriore colpo ad una agricoltura già sofferente per la crisi dei consumi ed alle prese con prezzi che non remunerano in alcun modo il lavoro ed i capitali impiegati. Tutte le piste sembrano portare ad individui di nazionalità straniera, che nei giorni scorsi avevano addirittura eletto come presidio e base di smistamento la campagna attorno a Via Fontana Acquevive, nei pressi di un grosso fabbricato privo di infissi e posto all’imbocco di questa strada, non molto distante dall’Azienda agricola Del Duca. Questa stessa azienda, che nel marzo scorso fu derubata dei carciofi, ha ora sporto denuncia contro ignoti presso la locale caserma dei Carabinieri per il furto di circa mille litri di gasolio. In questo caso, considerato il quantitativo di gasolio rubato e la tecnica usata, che non ha reso visibile da subito i segni dell’effrazione, i ladri sono tornati più volte con le ghirbe e forse addirittura in giorni differenti. Nella cisterna è stato smontato un manometro di plastica posto alla sommità e rimesso in sito dopo che attraverso il suo foro era stato aspirato il gasolio con un normalissimo tubo di plastica. Si presume che i ladri siano gente impavida, disperata e disposta a tutto, soprattutto perché il centro aziendale difficilmente resta incustodito e la famiglia che vi abita non si è accorta di nulla. 

Manometro livello del carburante manomesso per aspirare dal foro il gasolio 

Due soggetti sono stati comunque individuati pochi giorni fa attraverso il numero di targa della autovettura usata per il furto e segnalata al locale Comando dei Carabinieri. La loro identità pare fosse già nota alle forze dell’ordine. Sembra pure che una piccola parte della refurtiva sia stata recuperata e posta sotto sequestro dalla locale stazione dei Carabinieri, che sul fatto mantiene ancora il massimo riserbo. In campagna però è molto diffusa la voce secondo cui una ventina di ghirbe piene di gasolio, per un totale di 500 litri, fossero state segnalate da un agricoltore ai Carabinieri. Le ghirbe erano state occultate tra l’erba in un campo nei pressi di Via Fontana Acquaviva, attorno al fabbricato privo di infissi, anch’esso ripulito dei fili di rame dell’impianto elettrico. 


Sezze, 17 aprile 2012
I carciofi di Sezze in diretta a Buongiorno Regione su Rai3

Le telecamere di Raitre oggi hanno fatto il loro ingresso in diretta televisiva nell’Azienda Agricola Del Duca con la trasmissione Buongiorno Regione.  

E’ stata una occasione fortemente voluta da Coldiretti Sezze, con l’intento di promuovere e valorizzare il nostro carciofo che domenica  22 Aprile verrà esposto nel centro storico del paese alla 43a Sagra.                                    

Alla trasmissione hanno partecipato  il Presidente della Sezione di Sezze Vittorio Del Duca, il Presidente Provinciale Carlo Crocetti e il Direttore Savero Viola, nonché il  dirigente del settore Cultura del Comune di Sezze, Piero Formicuccia, oltre a numerosi produttori di Coldiretti accorsi  per l’occasione.                           

Le  interviste condotte da  Alfredo Di Giovanpaolo hanno toccato diversi  aspetti dell’Agricoltura, dai furti nelle campagne alla bontà del carciofo di Sezze, passando per le fasi di raccolta e di lavorazione , sia in mazzi che in cassetta. Piero Formicuccia ha invece illustrato ai telespettatori con dovizia di particolari la kermesse costituita dalla 43 Sagra del Carciofo, sia sotto l’aspetto culturale che folcloristico e gastronomico.         

"Abbiamo un paese ricco di storia, di arte e di cultura, abbiamo i luoghi di San Carlo - ha affermato Il Presidente Del Duca nell’incontro con i produttori Coldiretti a margine della trasmissione “e  abbiamo dei prodotti di eccellenza, a cominciare dai carciofi e i carciofini, dal pane ai dolci tipici, dai broccoletti di Sezze sino all’olio delle nostre colline.  Dobbiamo fare in modo di  saper coniugare il territorio con le sue tipicità per tramutarle in ricchezza, come hanno fatto e stanno facendo paesi con tradizioni pari alla nostra, ma che al contrario di noi oggi affrontano meglio la crisi, grazie anche al turismo che hanno saputo creare.           

L’Agricoltura, quella di eccellenza, può ancora avere uno suo spazio, e un suo rilancio, insieme all'economia del paese che non può che passare attraverso le specificità locali.  

Mentre le insalate le possono  produrre tutti,  I carciofi hanno uno stretto bisogno del legame con il territorio, come accade anche per i broccoletti.”

Infine Del Duca ha lanciato un appello a tutti i candidati in corsa per le immininti amministrative:  “Ci è stata consegnata dai nostri avi una Setia plena bonis, non saccheggiamola ancora, siamone degni eredi, e questo grande patrimonio di beni  che abbiamo ereditato facciamo in modo di  preservarlo e goderlo, che non sia per noi un peso ma una ricchezza, soprattutto per i nostri figli.”

La trasmissione è stata replicata parzialmente ed in forma ridotta nei vari tg3, a partire dalle ore 14.00.     > Il video della trasmissione


Sezze, 4 aprile 2012
I carciofi di Sezze volano con Alitalia

Tuitti a Sezze, è l'invito, ma poi cosa gli facciamo vedere ai turisti che arrivano?

C:\Users\vittorio\Pictures\foto.jpegFa sempre piacere sapere quanto i nostri carciofi siano apprezzati e stimati anche fuori dei confini nazionali. Dopo il successo riscontrato nella cucina d’elite nipponica, è ora la volta di Alitalia, che a mezzo della rivista turistica distribuita nei suoi aerei, invita i turisti di tutto il mondo a venire a Sezze, dove è “tempo di carcioffolate”. 
Ciò induce ad alcune riflessioni sull’importanza che il carciofo può tornare ad avere nella economia di Sezze e sulla funzione di traino per l’intera Agricoltura, perché il successo che gode lo ha conquistato sul campo, per la sua eccellenza, e non perché qualcuno, al di là dell’aspetto paesano della Sagra, abbia mai investito in promozione.
Ringraziamo quindi Alitalia per la promozione di questa nostra distintività e del territorio di Sezze. Chi coltiva carciofi con amore e con una passione come la nostra, non può non sentirsi orgoglioso di queste ambìte eccellenze, ma nello stesso tempo ci sentiamo anche un tantino preoccupati. Preoccupati perché qualora i turisti decidessero davvero di accogliere in massa la proposta turistica di Alitalia e di venire a Sezze, in un territorio così ricco di storia, di cultura, di arte e di tradizioni, ci coglierebbero impreparati, non certo per mancanza di strutture ricettive ma per l’incuria ed il degrado in cui sono stati lasciati i nostri beni architettonici e naturalistici. Lo abbiamo più volte denunciato, ma tutto è rimasto tale.
Cosa dovrebbero fotografare i turisti a Sezze? Forse i “contrabbandieri “ di carciofi lungo la 156, che rovinano indisturbati la nostra immagine, vendendo in nero carciofi di altre parti del mondo spacciandoli per quelli di Sezze? Al territorio di Sezze ed alla sua comunità è mancata, e continua a mancare la capacità di realizzare una progettualità di sviluppo locale e territoriale, in grado di produrre crescita e qualità della vita, coniugando le sue tipicità, prima fra tutte il carciofo, con le bellezze artistiche, architettoniche e paesaggistiche. Nonostante gli appelli provenienti da gran parte delle Associazioni culturali del paese, oltre che dal mondo produttivo, le amministrazioni che si sono succedute nel tempo hanno fatto sempre orecchie da mercanti, e ancora oggi non riescono a comprendere del tutto che un territorio “ferito” non reca reddito alle imprese né giovamento ad alcuno. 


Sezze, 23 marzo 2012
Mo' basta!!!

Carciofi “scapocciati” porta a porta
Il rilancio di un territorio non può prescindere dall’agricoltura e dalle sue distintività e quando a Sezze diciamo questo, il nostro pensiero corre subito ai carciofi, che rappresentano la nostra più grande specificità territoriale, anche se ne abbiamo altre (pane, dolci, broccoletti, ecc). 
E’ un preciso dovere di tutti, soprattutto delle Istituzioni, tutelare le nostre distintività e difenderle dalle piraterie che ogni giorno vengono consumate dentro e fuori i confini comunali. Ne va dell’immagine di un intero paese. Qualche giorno fa è stato multato un noto negozio di Sezze di frutta e verdura perché non aveva rilasciato lo scontrino fiscale. Benissimo! Chi non rispetta le regole è giusto che paghi, ma le regole devono valere per tutti. 

Cosa dire della vendita porta a porta di carciofi “scapocciati” proveniente dai furti denunciati da Coldiretti e nonostante tutto, riciclati alla luce del sole nelle strade del centro storico di Sezze all’indomani dello scalpore suscitato dalla stampa e dal servizio del Tg5, senza nessun intervento delle forze dell’ordine?
Cosa dire delle vendite di carciofi di dubbia provenienza, certamente non di Sezze, che sono stati spacciati già dall’inizio dell’anno dentro e fuori il nostro territorio, venduti in nero al consumatore finale truffando così le tante persone che passano per Sezze e che pensano di aver acquistato un prodotto locale da produttori locali ? 

E’ un furto di identità e di immagine che porta gli ignari consumatori a scambiare prodotti di infima qualità per Carciofi di Sezze, ed anche il prezzo di 5 euro per 20 carciofi la dice lunga sulla provenienza. Eppure i “contrabbandieri”sono lì tutti i giorni, indisturbati, a rovinare l’immagine di un paese e di un prodotto di eccellenza, che fa parte della nostra storia, della nostra cultura e della nostra tradizione, senza che quanti dovrebbero intervenire muovano un solo dito. 

E’ una grave insidia che viene condotta in casa nostra e che fa perdere al Carciofo di Sezze la sua distintività ed il suo valore lungo la filiera. E’ scandaloso ed inaccettabile!  E c’è persino chi ha il coraggio di parlare di rilancio del territorio e delle sue eccellenze.  Ma per favore! 


Sezze, 14 marzo 2012
Solidarietà ai ladri nella analisi superficiale della Rai

Tutto avrei pensato fuorché ci fosse qualcuno che solidarizzi con i ladri di carciofi invece che con i derubati. 

Il fatto ci stupisce ancora di più perché chi lo fa è la Direttrice del settimanale Gente, Monica Mosca, ospite della trasmissione di Mara Venièr a Raiuno, la Vita in Diretta, nella puntata di venerdì 16 marzo che si è occupata appunto dei furti di carciofi a Sezze.
La Direttrice di Gente, nella sua analisi superficiale, ha detto che, considerato il periodo di crisi, le forze dell’ordine dovrebbero rilasciare chi ruba per fame, “….cosa volete che siano sei o sette cassette di carciofi? ” è stato il commento di Monica Mosca. 

Mentre la realtà è differente. A parte il fatto che sono stati rubati migliaia di carciofi e non poche cassette, ma credo che chi ruba commette sempre e comunque un reato, nella fattispecie aggravato dal danneggiamento delle piante e delle strutture (recinzioni, manichette per irrigazione, serre. ecc) di cui la Direttrice di Gente non ha tenuto conto nel suo commento. 
Sarei curioso di conoscere se la signora Mosca cambierebbe opinione, qualora i ladri invece di rubare in campagna, entrassero di notte nel suo appartamento e dopo aver messo fuori uso il sistema di allarme, scardinato la porta di ingresso e la cassaforte, rubassero molto meno del valore rubato a Sezze.


Sezze, 14 marzo 2012
Il caso dei furti di carciofi di Sezze alla "Vita in diretta"

Dopo il TG5 oggi Vittorio Del Duca spiega alle telecamere di Rai uno il fenomeno dei furti nelle campagne di primizie ed altri prodotti che sta interessando tutto il territorio nazionale con grande preoccupazione della Coldiretti.

La Vita in Diretta”, programma di Rai uno in onda dal lunedì al venerdì alle 16.10, è condotto da Mara Venier e Marco Liorni. La trasmissione inizia alle 15.15 con “Buonpomeriggio Italia!”, che anticipa “La Vita in Diretta”, con ospiti opinionisti e gente comune che ha una storia da raccontare e aggiornamenti puntuali sui temi dell’attualità. I protagonisti sono l’Italia e gli italiani con le loro storie a volte tristi e problematiche ma spesso piene di speranza.

Le riprese di oggi andranno in onda su Rai uno nella trasmissione di domani, ma il fenomeno è già stata trattato da numerose testate dell'informazioni, tutte concordi nel trovare nella crisi la motivazione del boom di furti nelle campagne.

Boom di furti in campagna

E' solo l’ultima segnalazione quella che viene dal Lazio in provincia di Latina dove a Sezze sono stati rubati nei campi un migliaio di carciofi ma i furti nelle aziende agricole si moltiplicano come ad Afragola dove in settimana  sono stati colti in fragrante ladri di scarole mentre a Caserta sono state fatte sparire le fragole in serra . E’ la Coldiretti a lanciare l’allarme su uno degli effetti della crisi che fa cambiare gli obiettivi dei ladri e mette in difficoltà le aziende agricole. "I carciofi sono stati staccati uno a uno provocando danni anche ai raccolti futuri” ha raccontato il presidente della Coldiretti di Sezze Vittorio del Duca che insieme agli altri agricoltori vittime dei nuovi "affamati" ha presentato la denuncia al locale comando dei carabinieri.

Ad Afragola i due ladri di insalate sono stati trovati con il corpo del reato in una macchina che erano riusciti a riempire con 500 cespi di scarole. D’altra parte i carciofi romaneschi sono venduti al consumatore sugli scaffali in media a quasi un euro al chilo (0,95 euro/kg) anche se l’agricoltore riceve solo 40 centesimi mentre le scarole a 2,15 euro al chilo dei quali al produttore vanno in media 31 centesimi, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati sms consumatori. Un segno dei tempi con la crisi che oltre a cambiare le priorità di spesa degli italiani modifica anche i comportamenti dei ladruncoli in un Paese come l’Italia dove - rileva la Coldiretti - la spesa per l’alimentazione raggiunge quasi il 19 per cento del totale.

Le segnalazioni alla Coldiretti infatti si moltiplicano sul territorio ed evidenziano che i nuovi ladri non mostrano gusti particolari e colpiscono indistintamente tutte le produzioni commestibili I furti avvengono preferibilmente di notte e oltre alle perdite provocate dalla sottrazione dei prodotti  toccano spesso anche - precisa la Coldiretti - danni alle strutture e alle coltivazioni in campo magari non ancora pronte per la raccolta. La Coldiretti chiede un rafforzamento dell’attività di controllo delle forze dell’ordine sul territorio. Con la crisi l’interesse per i prodotti alimentari da parte della piccola criminalità va dal campo alla tavola ed è confermato dai dati del “Barometro dei furti nella vendita al dettaglio” del Centre for Retail Research nei paesi europei che registra una crescita record del 7,8 per cento dei furti nei supermercati che superano secondo la Coldiretti il valore di 3 miliardi in Italia nel 2011, il piu’ elevato da quando è iniziata la rilevazione cinque anni fa. Nella lista dei prodotti che scompaiono piu' facilmente dagli scaffali dei supermercati ci sono anche - continua la Coldiretti - i formaggi, la carne, i vini e gli alcolici.

La criminalità nelle campagne non è un fenomeno nuovo anche se sono cambiati gli obiettivi. Secondo uno studio Coldiretti/Eurispes nel 2011 la con il racket, il pizzo e gli altri fenomeni malavitosi si è sviluppa a danno delle campagne italiane un giro di affari di 12,5 miliardi di euro (il 5,6 per cento dell’intero business criminale) con la criminalità organizzata che in agricoltura opera attraverso furti di prodotti, attrezzature e mezzi agricoli, racket, abigeato, estorsioni, o con il cosiddetto pizzo, anche sotto forma di imposizione di manodopera o di servizi di trasporto o di guardiania alle aziende agricole, danneggiamento delle colture, aggressioni, usura, macellazioni clandestine, truffe nei confronti dell'Unione europea e caporalato.


Sezze, 10 marzo 2012
Furto di carciofi, arriva il TG5

Dopo il furto di identità e di immagine, subito ogni anno dai carciofi di Sezze per la presenza sul mercato di prodotti di dubbia provenienza, ora è la volta dei furti veri e propri. Così dopo la denuncia pubblicata dai giornali, nell'Azienda agricola Del Duca sono arrivate le telecamere della troupe del TG5 per capire cosa sta accadendo. Lo stesso Del Duca ha spiegato che sono numerose le aziende agricole prese d’assalto dai ladri in questa settimana anche se le denunce esposte alla locale caserma dei Carabinieri e a quella di Latina Scalo, competente per una parte del territorio, sono relativamente poche. 

Tali furti sono avvenuti di notte con la complicità del chiarore della luna piena e sono opera di bande organizzate. È poco probabile che possa trattarsi di singoli malviventi : per prima cosa perché il furto è commesso in un ambito piuttosto vasto e occorrono più persone per agire rapidamente, e in secondo luogo perché è necessario l’ausilio di un autista che allontani il mezzo dal luogo del furto e che lo riconduca successivamente per il carico, al segnale convenuto. I carciofi sono stati “scapocciati”dalle piante senza badare alla pezzatura, che dato il periodo sono per gran parte ancora sotto misura, e soprattutto senza badare alle offese compiute sulle piante a causa della fretta. 

È escluso che i carciofi raccolti nella maniera siffatta possano finire sui mercati tradizionali, mentre è assai probabile che il canale di “commercializzazione” usato dai ladri sia qualche ristorante della provincia, che intende approvvigionarsi di primizie a buon mercato. Erano anni che non si sentiva più parlare di simili furti, sembravano caduti in disuso, ma si sa, la crisi ripropone anche certi revival. Come Coldiretti abbiamo allertato i nostri associati ad una maggiore vigilanza, ma ci piacerebbe il pattugliamento notturno di almeno una macchina delle forze dell’ordine che sia di ostacolo a questi e ad altri episodi di criminalità, assai diffusi nella campagna.

Il servizio ripreso alle ore 15,00 di oggi andrà in onda questa sera su Canale 5 all'interno del telegiornale delle 20,00 dove, tra le altre cose, viene segnalata l'attivazione di ronde notturne da parte delle forze dell'ordine per reprimere il fenomeno criminoso.


Sezze, 26 febbraio 2012
Made in Italy in mani straniere

Sono passati in mani straniere marchi storici dell’agroalimentare italiano per un fatturato di oltre 5 miliardi di euro nell’ultimo anno, anche per effetto della crisi che ha reso più facili le operazioni di acquisizione nel nostro Paese. Ad essere presi di mira sono sopratutto i prodotti simbolo dell’Italia e della dieta mediterranea, dall’olio al vino fino alle conserve di pomodoro. Nello spazio di dodici mesi sono stati ceduti all’estero tre pezzi importanti del Made in Italy alimentare che sta diventando un appetibile terra di conquista per gli stranieri. La tutela dei marchi nazionali è diventata una priorità per il Paese, da attuare anche con una apposita task force. Si è iniziato con l’importazioni di materie prime dall’estero per produrre prodotti tricolori. Poi si è passati ad acquisire direttamente marchi storici e il prossimo passo rischia di essere la chiusura degli stabilimenti italiani per trasferirli all’estero. 

È un processo favorito dalla crisi, di fronte al quale occorre accelerare nella costruzione di una filiera agricola tutta italiana che veda direttamente protagonisti gli agricoltori per garantire quel legame con il territorio che ha consentito ai grandi marchi di raggiungere traguardi prestigiosi. . L’ultimo “pezzo da novanta” del Made in Italy a tavola a passare in mani straniere è stata Ar Pelati, acquisita dalla società Princes controllata dalla Giapponese Mitsubishi. Poche settimane prima era toccato alla Gancia, casa storica per la produzione di spumante, essere acquistata dall'oligarca Rustam Tariko, proprietario della banca e della vokda Russki Standard. La francese Lactalis è stata, invece protagonista dell’operazione che ha portato la Parmalat a finire sotto controllo transalpino. 

Ma andando indietro negli anni non mancano altri casi importanti, dalla Bertolli, acquisita nel 2008 dal gruppo spagnolo SOS, alla Galbani, anche questa entrata in orbita Lactalis, nel 2006. Lo stesso anno gli spagnoli hanno messo le mani pure sulla Carapelli, dopo aver incamerato anche la Sasso appena dodici mesi prima. Nel 2005 la francese Andros aveva acquisito le Fattorie Scaldasole, che in realtà parlavano straniero già dal 1985, con la vendita alla Heinz. Nel 2003 hanno cambiato bandiera anche la birra Peroni, passata all'azienda sudafricana SABMiller, e Invernizzi, di proprietà da vent’ani della Kraft e ora finita alla Lactalis. Negli anni Novanta erano state Locatelli e San Pellegrino ad entrare nel gruppo Nestlè, anche se poi la prima era stata “girata” alla solita Lactalis (1998). La stessa Nestlè possedeva già dal 1995 il marchio Antica gelateria del corso e addirittura dal 1988 la Buitoni e la Perugina.


Sezze, 16 febbraio 2012
Sezze con Coldiretti contro l'Italian sound

Una vertenza Coldiretti contro la forma più becera di delocalizzazione dell’agroalimentare italiano a spese dei contribuenti italiani.
Abbiamo chiesto al Comune di Sezze, come agli altri Comuni, Province e Regioni italiane di esprimersi con apposita delibera a sostegno e condivisione della nostra azione perché stiamo per lanciare una nuova e più grande vertenza in difesa del made in Italy e contro l’italian sounding, cioè contro marchi che”suonano italiano ” ma che di italiano non contengono nulla. La nostra battaglia sulla tracciabilità dei prodotti, che stiamo conducendo da anni, non è solo nell’interesse degli agricoltori ma riguarda tutti i cittadini, dal momento che nel made in Italy agroalimentare c’è un pezzo del futuro dell’Italia. Il falso made in Italy nel mondo ammonta ormai a 60 miliardi di euro e costituisce un furto di identità ed una truffa ai nostri danni e a quelli dei consumatori che da sola basterebbe a pagare gli interessi del debito pubblico, alleviando di molto i sacrifici degli italiani e a muovere l’economia creando fino a 300.000 nuovi posti di lavoro. 

Oltre a ciò troviamo intollerabile che in tempi di crisi, mentre si stanno spremendo gli italiani per trovare risorse al debito sovrano, lo Stato italiano butti ben 11 milioni di euro per finanziare le aziende italiane che realizzano gli stabilimenti all’estero, che occupano manodopera straniera, che comprano la materia prima straniera e che vendono con i marchi dei nostri territori, facendo concorrenza al vero made in Italy prodotto nelle nostre aziende. E’ inaccettabile, è immorale è scandaloso! Lo Stato italiano, infatti ha promosso la vendita all’estero della bresaola uruguaiana ma anche la finocchiona, il salame toscano e il culatello prodotti negli Stati Uniti e venduti a New York da una salumeria di un noto gruppo industriale italiano, Parmacotto, il quale ha stipulato un vantaggioso accordo che prevede l’investimento di ben 11 milioni di euro nel proprio capitale sociale da parte di una società per azioni, la SIMEST, controllata dal Ministero dello Sviluppo Economico con la partecipazione dei privati. 

Non è un caso isolato perché già qualche anno fa la SIMEST fu coinvolta con il latte in quanto commercializzava, attraverso LACTITALIA sia in Italia che in altri Paesi europei, formaggi di tradizione italiana fatti con latte romeno commercializzati con nomi e loghi evocativi della nostra tradizione ma che con il tricolore avrebbero ben poco a che fare. Produrre pecorino in Romania con latte e lavoro rumeno e soldi dei cittadini italiani, per poi venderlo in Europa e nel mondo, con l’aggravante dell’italian sounding, in concorrenza con quello vero nazionale, non è infatti semplice delocalizzazione ma la forma piu’ becera della delocalizzazione e l’attacco piu’ violento al vero Made in Italy a spese dei contribuenti italiani.

Nella foto un momento della distribuzione gratuita a Roma di frutta e ortaggi durante lo sciopero dei Tir nella manifestazione Coldiretti "Coraggio Italia!" In primo piano a distribuirei gli ortaggi di Sezze il segretario della Sezione Paolo Marchetti.


Sezze, 7 febbraio 2012
Nevica, governo Monti!

A causa del tilt nel traffico le verdure sono bloccate in strada, nei magazzini o buttate nei campi 
Il maltempo, con neve e ghiaccio che ha bloccato la circolazione, impedisce le consegne dei cibi con decine di migliaia di tonnellate di verdure ferme a marcire nei magazzini o buttate nei campi, come mostra la foto. Anche se il nostro territorio non è stato direttamente coinvolto con la neve, come si temeva, resta comunque una situazione difficile che sta dando il colpo di grazia alle nostre aziende agricole. Queste, dopo i danni provocati dalla crisi dei consumi, devono ora fronteggiare quelli ancora più gravi causati dal gelo, ma soprattutto dalla violenta grandinata caduta su tutto il territorio al posto della neve. Ad essere colpite sono le colture invernali in campo aperto, cavoli, broccoli ,verze, spinaci, cicorie, radicchio, broccoletti ma anche i carciofi di Sezze. 

Questi ultimi, se le temperature rimarranno a lungo così basse, è facile prevedere che giungeranno sulle nostre tavole con notevole ritardo, ma c’è chi teme che se dovessero ulteriormente scendere di qualche grado, come già accaduto nel grande freddo del 1985, il raccolto sarà definitivamente compromesso. Nel 1985 infatti, una nevicata di lieve entità, tramutatasi in ghiaccio durante la notte, causò su buona parte del territorio la perdita totale del raccolto di carciofi e addirittura costrinse molti produttori a tagliare le piante alla base, per evitare che la marcescenza post–gelo del fusto raggiungesse la ceppaia con pregiudizio del raccolto anche per l’anno successivo. Esiste un forte disagio nelle campagne perchè i produttori agricoli, che escono duramente provati anche dallo sciopero dell’autotrasporto e dal caro gasolio, temono di non poter sopportare la mano pesante del Governo Monti, con la rivalutazione delle rendite catastali e con l’Imu che colpirà fabbricati rurali, magazzini, baracche, stalle e fienili.

anno 2012