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29
novembre
2016
a
cura del prof. Michele Santulli
Due
opere ciociare a Londra
Alla
metà di dicembre vanno al
pubblico incanto a Londra due opere che
raffigurano un pifferaio e una bella ciociarella: sono accoppiati e
misurano entrambi 117x89 cm quindi misure quasi maestose. Furono
realizzate durante un soggiorno dell’artista a Roma nel 1863 e di queste
due opere se ne conoscono altre due di misure minori presenti al Museo di
Belle Arti di Bayonne in Francia: è ben possibile che fossero un regalo
dell’artista a Léon Bonnat, suo illustre
collega e amico, grande amante e cultore del personaggio ciociaro di cui
realizzò molte decine di splendidi quadri.
L’artista
di cui stiamo parlando è Henri
Lehmann (1814-1882), tedesco-francese, allievo di Ingres.
Venticinquenne era già stato in Italia per circa quattro anni dove
dipinse diverse opere anche ciociare: si rammenti che le prime decadi dell’Ottocento
rappresentarono la scoperta e il pieno successo, iniziato in verità già
anni prima, delle opere con personaggi in costume ciociaro da parte degli
artisti stranieri residenti a Roma nonché la scoperta
e la invenzione del modello e della modella di artista e altresì la
scoperta della iconografia del
brigante di Sonnino: cioè si trattò di un vero inno al personaggio
ciociaro che si diffuse in tutta Europa, tanto che al Salone espositivo parigino
del 1843 e 45 Baudelaire, il grande poeta, che ne era il critico ufficiale, esclamò
vedendo ancora tante di queste opere sulle pareti: “basta con questi
soggetti!” In effetti, ma da almeno venti anni prima, era iniziato un
nuovo capitolo nella Storia dell’Arte occidentale: la “Pittura di genere all’italiana” che negli anni a venire sarà
ancora molto di più presente nelle esposizioni ufficiali di tutta
l’Europa: la creatura ciociara era divenuta il soggetto
umano più amato e più illustrato.
Ancora
un dettaglio curioso sull’artista desunto da una lettera capitatami per
le mani: sempre nel 1863 a Roma aveva conosciuto uno zampognaro di nome
Iaconelli di San Biagio Saracinisco, non escluso il modello del quadro in
oggetto, il quale lo invitò al suo paesello sperduto sulle
Mainarde e l’artista curioso accettò l’invito e si misero in viaggio:
in quello stesso anno soggiornava a Cassino (che si chiamava ancora San
Germano) un altro grande appassionato del costume ciociaro, l’artista Ernest Hébert che vi si trovava con due amici: si incontrarono e
organizzarono la gita assieme destinazione San Biagio: partirono
sul far della notte, al chiarore di un luna abbagliante e al suono delle
rane lungo il Rapido e degli uccelli notturni e dell’abbaiare dei cani
in lontananza e del gorgoglio del fiume: Hébert accompagnò fino a S.Elia
e poi tornò indietro, mentre gli altri proseguirono.
E
quiuesto artista e sul suo
rappoirto con la Ciociaria: nell’anno dei due 1uadri, il 1863, aveva co nosciuto a Roma uno 1zampognaro1 di nome Iaconelli
originbario di San Biagio bSaracinisco e ne seguì l' ci
arrestiamo col nostro racconto e invitiamo caldamente qualche cuore
appassionato e intelligente a far tornare in patria questi due splendidi
quadri che, salvo sorprese, si possono acquistare, ciascuno, a poco più del prezzo di
una utilitaria. Sarebbe opera
altamente meritevole, oltre che un felice acquisto ed investimento: si
ricordi, tra l’altro, che sulle pareti, o altrove, delle istituzioni
ciociare, non esistono quadri ciociari, con sommo disdoro ed imperdonabile
offesa.
21
novembre
2016
Ufficio
Stampa Con-Tatto Edizioni
Domani
la presentazione del libro di Simone Di Giulio “Mirella Di Tullio, nata
due volte” nell’ambito dell’iniziativa “Biblio Caffè
Letterario” alla biblioteca di Sezze scalo
Si
svolgerà domani, mercoledì 23 novembre 2016 a partire dalle 11
presso i locali della biblioteca comunale di Sezze scalo, la presentazione
del libro “Mirella Di Tullio, Nata due volte”, di Simone Di Giulio,
edito da Con-Tatto Edizioni. La prima vita di Mirella Di Tullio inizia il
18 luglio 1948. E’ la più piccola della famiglia, cresce coccolata
dall’amore dei genitori e dei fratelli, inizia a lavorare, si innamora
di Pino, lo sposa e mette al mondo due bambini. Ma la sua vita cambia
drasticamente il 5 ottobre del 1996 all’interno dello stabilimento Cirio
di Sezze scalo, dove la donna lavora. Quel giorno un drammatico incidente
su un macchinario che etichetta le bottiglie di conserva le fa rischiare
seriamente la vita, la costringe a due anni in ospedale con circa 40
interventi e, di fatto, la fa nascere una seconda volta. Dopo 17 anni la
voglia di raccontare quello che è successo a lei e alla sua famiglia
prende il sopravvento e da qui nasce l’idea di un libro che vuole
narrare una storia di coraggio, di dignità e di forza d’animo. “Ci
sono storie – si legge nell’introduzione del libro – che meritano di
essere raccontate. Ogni storia, bella o brutta che sia, merita di essere
raccontata. Ma alcune storie lo meritano di più, perché le persone
devono sapere prima di giudicare, devono conoscere prima di farsi un'idea,
devono viverle e, dove non fosse possibile, devono ascoltarle”. La
presentazione del libro, a poco più di venti anni dall’anniversario
dell’incidente, si svolgerà all’interno del contenitore “Biblio
Caffè Letterario”, progetto alla prima edizione organizzato dalla
biblioteca comunale di Sezze scalo, che nei primi due appuntamenti ha
ospitato “Giallo nella palude redenta” di Antonio Scarsella e “Il
culto dei caduti” di Vincenzo Faustinella. Insieme all’autore e
all’editore, il presidente di Con-Tatto Edizioni Lidano Lucidi, i
ragazzi delle scuole avranno l’opportunità di parlare con la
protagonista del libro, Mirella Di Tullio. Interverranno il sindaco Andrea
Campoli, i consiglieri comunali Giovanbattista Giorgi, Antonia Brandolini
e Serafino Di Palma, il dirigente scolastico Anna Giorgi e il dirigente
comunale Piero Formicuccia, mentre a coordinare i lavori ci sarà Loredina
Macera, responsabile della biblioteca comunale impegnata in questo
progetto.
3
novembre
2016
comunicato
stampa
Le
melodie del rinascimento lungo la Via Farncigena
La
Via Francigena rappresenta un patrimonio storico inestimabile, in
grado di restituire alla memoria tradizioni, usanze e saperi.
In
occasione del Giubileo straordinario della Misericordia, la Camera di
Commercio di Latina, nell’ambito dell’iniziativa regionale di
Unioncamere Lazio per la valorizzazione dei Cammini del Lazio, in
questi giorni nel territorio dei monti Lepini, sta proponendo il percorso “Il
Giubileo del Mare e il camminamento dell’Anima - Cultura e Territorio”
- La Via Francigena del Sud: in cammino da Fossanova a San Pietro dal 3 al
9 novembre 2016 -,
con una serie di iniziative lungo le diverse città che accolgono i
pellegrini diretti a Roma.
Nel
centro storico di Bassiano,
nella serata di sabato 5 novembre, alle ore 19:30, presso la chiesa di San
Nicola si esibirà il Complesso Strumentale “FANFARRA
ANTIQUA” nel concerto “La
Via Francigena in musica” -
Soavi melodie e canti del Rinascimento lungo il cammino dei pellegrini –,
un interessantissimo spettacolo in costumi d’epoca che presenterà
squisitissimi brani musicali e canti tra il XV ed il XVI secolo.
Una chiesa
quella di San Nicola dedicata originariamente a San Pietro Apostolo,
risalente al 1200, con interessanti affreschi, che ricoprono quasi
interamente le pareti, che raccontano la vita dei Santi.
Scopo
essenziale del Complesso strumentale, diretto dal M° Carlo Vittori, è
quello di andare a riscoprire le musiche rinascimentali, attraverso uno
studio attento delle melodie dell’epoca, in particolare quelle che ci
sono state tramandate nei secoli attraverso i trattati del maestro
Fabritio Caroso da Sermoneta, musicista e maestro di ballo del XVI secolo,
oltre a quello di andare a valorizzare il patrimonio musicale ed artistico
del territorio del Lazio. Nell'occasione di Bassiano che porterà i
pellegrini partecipanti verso Roma, il
Complesso Strumentale si avvarrà dell’importante collaborazione di
maestri di musica antica come Carlo Vittori (clavicembalo), Mauro
Salvatori (flauto, piva rinascimentale), Francesca Candelini (flauto),
Anna Maria Gentile (viola da gamba), Paolo Fantini (percussioni) e del
soprano Roberta Polverini.
Un
percorso “Il Giubileo del Mare e il camminamento dell’Anima - Cultura
e Territorio” condiviso
con tutti gli attori locali istituzionali e non (Prefettura,
Amministrazioni Comunali, Club Alpino Italiano-Sezione di Latina,
Compagnia dei Lepini S.c.p.a., Associazione Gruppo dei Dodici, AIGAE –
Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche -, Croce Rossa,
Protezione Civile) che regala la possibilità di conoscere le
ricchezze inestimabili e spesso nascoste dei Monti Lepini e che consente
di armonizzare il desiderio di conoscenza, il piacere della storia e
dell’arte, l’immersione nel paesaggio incontaminato, il silenzio dei
luoghi mistici, il gusto di una buona cucina, l’incontro con comunità
accoglienti e lo scambio interculturale. Un’esperienza unica e di
condivisione che il territorio è pronto a vivere con i suoi ospiti.
(foto
Edoardo Alessi)
20
maggio
2016
a
cura del prof. Michele Santulli
Il
costume ciociaro il costume d'Europa
Tutti
restano ammirati e coinvolti ogni qualvolta si assiste a quelle cerimonie
pubbliche o semplicemente
familiari nel corso delle quali i
partecipanti di ogni età e grado
indossano i loro costumi
tradizionali: scozzesi, tirolesi, bavaresi, brettoni, olandesi…..,
va aggiunto che molti li
indossano, in tutto o in parte, anche
nella loro vita quotidiana, normalmente. Colpisce altresì che tutto si
svolga senza esibizione o finzione, con la più grande naturalezza: cioè
il costume della tradizione e della memoria è realmente ingrediente della vita quotidiana, individuale di ognuno:
non tanto e non solo un contrassegno della propria appartenenza quanto un
solido punto di riferimento e l’affermazione della propria individualità
ed etnicità.
(sotto
14. Gonz.Carelli:Ciociara,olio,72x48)
E
che cosa a proposito del costume ciociaro, il più decantato al mondo? Una
duplice risposta: o non lo si conosce o ci si vergogna! In entrambi i casi
una perdita ed una mutilazione.
Infatti tra la fine del 1700 e fino alle prime decadi del 1900 quel
costume
era stato conosciuto e visto in giro a Roma, poi a Parigi, a
Londra, in Scozia, a Berlino, continuamente, nelle situazioni e contesti
più diversi, fino a diventare, dove più dove meno,
un ingrediente consolidato della società. Il costume ciociaro è
conosciuto ed amato in tutto il mondo anche perché in
tutti, o quasi tutti, i musei e gallerie del pianeta è presente almeno
un’opera d’arte, sia essa un quadro o una scultura, che illustra e
raffigura la donna o l’uomo ciociari.
E
queste opere d’arte aventi per soggetto il personaggio ciociaro sono
state realizzate in un arco di tempo di almeno centocinquanta anni dalla
gran parte degli artisti europei, dai minori ai massimi: cioè, più
semplicemente, Manet, Corot, Degas,
Cézanne, Van Gogh, Picasso hanno dipinto la donna o l’uomo ciociaro
ma non il personaggio negli altri costumi citati! E pertanto nella terra
di origine del costume più noto e celebrato del pianeta, nella Ciociaria,
questo costume si conosce poco o niente e in aggiunta, così parrebbe, ci
si vergogna di indossarlo.
Non
solo dunque costume ciociaro e romano, senza parlare di abbruzzese,
calabrese, basco, savoiardo, zingaro ecc. ma il costume d’Italia
per antonomasia, il costume
d’Europa. Siccome le opere d’arte che raffigurano questi
personaggi sia esso il pifferaro o lo zampognaro o il brigante o la
ragazza o il contadino sono normalmente ricorrenti da sempre anche sul
mercato dell’arte internazionale allora è facile rinvenire la conferma
che gran parte delle titolazioni, quando non erronee come abbruzzese,
calabrese, ecc. sopra citate, titolano le opere regolarmente costume
d’Italia o quasi sempre Italiana o brigante italiano, ecc.
(78.
C.Randanini: alla fontana, acquarello, 50x34)
Manet
titolò la sua ciociara ’l’Italienne’ così pure Cézanne la sua,
così Van Gogh, così Picasso quella sua in stile cubista e così mille
altri esempi. Si dirà, perché non titolano
’ciociaro’? Perché pochi conoscevano la parola e quei pochi
che la conoscevano ne storpiavano la grafia o la pronuncia in quanto il
termine ‘ciociaro’ è particolarmente difficile sia a pronunciare sia
a scrivere per i transalpini. Per saperne di più si raccomanda il mio
libro: “IL COSTUME CIOCIARO NELL’ARTE EUROPEA…” Il significato
europeo è documentato dalla realtà secondo la quale tutti conoscevano il
costume ciociaro perché dalla maggior parte visto e ammirato a Roma, poi
visto e incontrato sistematicamente per anni e anni per le strade di
Parigi, di Londra, di Edinburgo, di Berlino, poi a centinaia negli studi
degli artisti e delle scuole per almeno cinquantanni, era veramente la
sola presenza umana visibile e riconoscibile e consueta nelle città
principali d’Europa: nessun gruppo
etnico possedeva quelle caratteristiche! Ecco perché il costume
ciociaro, come detto più sopra, quasi la lingua franca d’Europa, uno
spettacolo abituale e familiare vederlo in giro in mezza Europa.
Ma
è da aggiungere, anche a disdoro della situazione di oggi, che in certi
locali pubblici dell’epoca, stiamo parlando del 1800, le cameriere
servivano in costume ciociaro, a significarne la familiarità e anche il
valore sentimentale a esso legato! Ultima e più recente prova del
significato europeo consolidato
quindi non artificioso,
è il Comune di Parigi che qualche mese addietro
a Montmartre ha affisso su una delle arterie principali una targa
in onore di una modella ciociara a significarne ed evidenziarne il valore
e addentellati
appunto europei. Sempre a Parigi se si entra nell’immenso antico
edificio della Borsa del Commercio si scoprirà
che nella fascia affrescata che scorre attorno sotto la cupola con
episodi del commercio riferiti ai cinque continenti,
l’Europa è rappresentata in primo piano da una coppia di ciociari: e
certamente ciò ha un significato e una valenza che è superfluo ribadire.
E allorché Gino Severini
realizzò il grande affresco dell’”Europa malata dopo la seconda
GM”,
intorno a Europa appunto distesa malata, la illustrazione
dell’Italia che assiste assieme alle altre nazioni è
la donna ciociara.
La
presenza della umanità ciociara nella storia dell’arte ha assunto un
ruolo e una valenza talmente imponenti e significativi e quindi
irrinunciabili che ne è
divenuto addirittura un capitolo cioè pittura
di genere all’italiana!
Eppure…
12
aprile
2016
a
cura del prof. Michele Santulli
La
Regione Lazio e la Ciociaria
Si
provi a consultare il ”sito
ufficiale del turismo della Regione Lazio” VISITLAZIO.COM
e si apprenderà
con quale competenza ed attenzione gli addetti
se ne occupano: per quanto riguarda il concetto
‘Ciociaria’ ci imbattiamo
in una incompetenza ed in una improvvisazione ma
soprattutto in un lassismo e assenza di rispetto verso la comunità
e la cultura, da far veramente spavento. Qui appresso indichiamo, solo
superficialmente, in che modo il sito fa conoscere e presenta la
Ciociaria al visitatore ignaro desideroso di informazioni. Innanzi
tutto la Regione Lazio limita e
riduce la Ciociaria alla sola provincia di FR, confermando la, a mio
avviso, ignoranza paurosa e culturalmente criminogena che attanaglia
ancora oggi certe strutture pubbliche allorché sono chiamate ad occuparsi
di questa Terra: si scoprirà in che modo può essere ignorata e vilipesa
una realtà storica di venticinque secoli e pervenire, tra l’altro, ad
una esemplificazione traumatica e madornale quale quella di
ridurre la Ciociaria, la ’nobile
terra distesa ai piedi di Roma’ alla sola provincia di FR, capoluogo tra
l’altro vergognosamente, e
non da poco, agli ultimi posti nelle graduatorie nazionali del Buon
Vivere. Nel sito regionale la Ciociaria frusinate, di questo, in realtà,
si tratta, viene presentata
attraverso delle icone, una per ogni comune o per argomento particolare
individuato dai compilatori del sito:
la prima immagine che
viene offerta al visitatore curioso di conoscere la Ciociaria di FR? Il pecorino di Picinisco! E come quarta icona: il peperone di Pontecorvo! E qui ci arrestiamo, tanto ridicola e
nefanda è la presentazione, senza bisogno di leggere il contenuto delle varie icone che sostanzialmente fanno addirittura
ridere nelle loro omissioni macroscopiche e nella loro infima banalità di
‘copia e incolla’. Si badi bene che il titolo ufficiale del sito
VISITLAZIO.COM è: “sito
ufficiale del Turismo della Regione Lazio” e si ritiene che quando
si parla di Turismo si abbia in mente qualcosa in più del pecorino o del peperone
o del torroncino, a
meno che ci si trovi nella giungla o all’epoca dei trogloditi. E così
parrebbe, stando al sito della Regione
Lazio: la Ciociaria frusinate equivale a riempirsi lo stomaco e
abbuffarsi! Credo che
il solo a cui votarsi per un intervento è il presidente attuale della
Provincia, Avv.Pompeo, l’unico a poter provare a tutelare ufficialmente
il buon nome sia della Ciociaria e sia soprattutto della provincia di FR, così
vilipeso e offeso dal sito internet della Regione Lazio.
Ma
se poi abbandoniamo il suddetto incipit di Ciociaria ed esaminiamo la
Valcomino allora si ritorna alle origini: questi signori della Regione, a
dir molto poco, si trovano
nelle nuvole, vivono e operano in un loro mondo personale, dove tutto è
possibile: giungla e cavernicoli...
Innanzitutto
il sito regionale registra addirittura due
Valcomino: una si chiama ‘Valle di Comino’ e l’altra ‘Val di
Comino’ e non si creda che siano sinonimi, che i
contenuti siano i medesimi! Troppo
banale: i contenuti delle due ‘Valcomino’ sono infatti differenti e disuguali: le
‘Valcomino’ sono dunque due per la Regione Lazio!
Una, per esempio, elenca otto Comuni
di appartenenza, l’altra cinque!
Ma il bello è altro: si legga quanto appartiene a ‘Val
di Comino’: gatto selvatico nella Valle del Treja, Val di Varri,
Comune di Pescorocchiano, Cammino di San Francesco, Comune di S.Elia
Fiumerapido, Valle del Liri, Comune di Strangolagalli, festival
internazionale del film di Roma e altre
belle cose. Se invece si va nel sito
‘Valle di Comino’ i Comuni di appartenenza come detto diventano 5
ma in compenso i visitatori vi trovano: la Valle del Pantano, la
Valle dell’Aniene, la Valle del Mignone, i Santuari della Valle Santa,
le Linee difensive della Valle del Liri e altro ancora che nulla e niente hanno a che fare con la Valcomino; se per caso si va
alla icona: escursioni e sport e cerchi: Arte e Cultura: trovi: Alberi
monumentali a Rieti, Museo del Rugby a Colleferro, Museo del Fiore ad
Acquapendente, Agro Pontino. Ricordo che stiamo leggendo: ‘Val di
Comino’!
Ci
siamo limitati solo ai titoli delle icone: figurarsi che cosa mai avranno
scritto all’interno delle varie immagini!
Il
sito è stato varato dalla Regione nel maggio
2014 con notevole risalto mediatico.
Sembra incredibile che ancora oggi,
inizi aprile 2016, cioè due anni dopo, si presenti in questa maniera così
offensiva ed obbrobriosa. Come pure è arduo a comprendere che il
Governatore stesso della Regione o qualche suo
più stretto collaboratore non abbiano ritenuto opportuno, sentito
la curiosità, di verificare di persona in che modo venisse presentato un
territorio glorioso della Regione Lazio: bel biglietto da visita
istituzionale! In effetti due
mesi fa ho fatto loro
presente le distorsioni ed errori presenti: nessuna
risposta, nessuna correzione. Soprattutto squalificante, a mio
avviso, direi imperdonabile, che non gli uomini politici della provincia
dei quali ben si conosce la statura culturale bensì i sindaci della
Valcomino abbiano accettato che la loro terra venisse e venga offesa e
vituperata in questo modo, che non
abbiano fatto sentire la loro voce in merito a tali aberrazioni e
distorsioni vomitate sulla Valcomino! Nulla e niente…
Tale medesima abulia e tale medesimo torpore si registrano a
proposito di una ulteriore vicenda che pure investe
questo glorioso piccolo territorio. Da qualche mese la superstrada
Sora-Cassino è costellata di bellissime tabelle fittamente descritte e
illustrate, costate sicuramente un patrimonio di soldi pubblici: si avrà
notato che sono state scoperte nuove
terre e regioni inesplorate sotto il nome di Terre
di Comino, Terra di San
Benedetto, in attesa di un nuovo Magellano che vada a scoprirle: a
questi nuovi territori geografici meritatamente scoperti, vanno aggiunti
anche quei Borghi Sabaudi
sempre in Valcomino di cui fa menzione il sito regionale succitato: anche
in quest’altra assurda vicenda resta inspiegabile che i sindaci della
Valcomino nulla dicano o facciano: forse anche in questo caso preferiscono
per ragioni loro, star a guardare…
7
aprile
2016
Comunicato
stampa
Un
territorio da difendere, dibattito
sul referendum del 17 aprile
Cori, domani l’incontro sul referendum sulle trivelle
Un momento per fare il punto sulla situazione a dieci giorni dall’appuntamento referendario del prossimo 17 aprile. E’ questo lo spirito alla base della manifestazione che si svolgerà domani, 8 aprile 2016, a partire dalle 17 all’interno di Palazzetto
Luciani, in piazza S.Oliva a Cori. L’evento, organizzato da due associazioni culturali di
Sezze, la Onirika Edizioni e la Edizioni Con-Tatto, con il prezioso contributo di
EtWebTv, si inquadra all’interno del progetto “Incontri nel MondoRe@le”, che ha esordito nel mese di agosto 2015 con un incontro sulla sicurezza svoltosi a
Sezze. “Un territorio da difendere?”, questo il titolo della manifestazione, che vedrà alternarsi sul palco amministratori locali, comitati, associazioni ed esponenti della società civile. Modereranno l’incontro il presidente della Con-Tatto Edizioni, Lidano Lucidi, e il direttore di
MondoRe@le Quotidiano Online, Simone Di Giulio. “Abbiamo scelto Cori – ha spiegato Lidano Lucidi – perché è una realtà viva e dinamica e perché di recente ha avuto un problema di sfruttamento del territorio con la vicenda delle cave. A Cori abbiamo trovato la disponibilità del sindaco Tommaso Conti e degli amministratori e siamo felici di portare le nostre capacità organizzative a disposizione della comunità”. Dello stesso avviso Simone Di Giulio, direttore di
MondoRe@le: “La nostra posizione sul referendum è chiara, ma ciò non vuol dire chiudersi a riccio e non ascoltare le ragioni di chi la pensa diversamente. Il tema è più serio di quanto non si creda e ci è sembrato opportuno mettere a disposizione i nostri strumenti per parlarne ed affrontarlo con serietà”. La manifestazione vanta anche la presenza e la copertura mediatica di
EtWebTv. Sarà videoregistrata e verrà condivisa sui canali delle tre associazioni coinvolte. L’appuntamento è fissato per le 17 presso Palazzetto
Luciani, in piazza S.Oliva a Cori.

8
febbraio
2016
a
cura del prof. Michele Santulli
Le
Paludi Pontine, l’ecosistema
più significativo d’Europa

Sopra
un dipinto del pittore inglese Robert
Hillingford eseguito alla metà
dell'800
Un
capitolo della storia d’Italia così tragico da comprenderne
quasi il silenzio che lo circonda, anche un luogo a tutti noto
ma a tutti sconosciuto.
Qui appresso andiamo a ricordarne al lettore una pagina che illumina e
getta luce sulla esistenza terribile della umanità ciociara attiva
nell’immenso territorio a Sud di Roma, il latifondo incoltivato e le Paludi
Pontine.
Già
le Commissioni Parlamentari dopo il 1870 avevano dichiarato questo
territorio essere il più arretrato del Paese e già quasi cinquant'anni
prima il Gregorovius aveva notato
perfino che le bestie vi erano meglio tenute e nutrite che gli esseri
umani.
Nel
contesto del fenomeno migratorio, in essere già dalla metà del 1700,
verso lo Stato della Chiesa e al di là delle Alpi, con abbrivio
dalla Valle di Comino in Alta Terra di Lavoro (Regno di Napoli),
quello verso le Paludi Pontine ha il sapore quasi di tragedia: pur se
limitato a poche migliaia di anime di presenze, se sommate nel corso degli
anni costituiscono una cifra spaventevole.
Le
Paludi Pontine erano una regione immensa che si estendeva
all’incirca dal Sud dei Castelli Romani fino
a Terracina, limitata a Est dalla Via Appia e a Ovest
dal Tirreno.
Fittamente
ricoperta di alberi di alto fusto, quasi impenetrabile, solcata da corsi
d’acqua, interrotta da stagni e radure, abitata da una fauna
inimmaginabile di volatili di quadrupedi e di rettili, era l’ecosistema
più significativo d’Europa. I cacciatori romani, ancora di più i
bracconieri, avevano a disposizione un paradiso di volatili di ogni tipo,
di cinghiali, di cervi, senza contare la ricchezza e varietà di pesci. Le
condizioni ambientali quasi tropicali erano tali che la non comune
fertilità del suolo e la vegetazione
lussureggiante, offrivano abbondanza e varietà di prodotti
commestibili: ma ciò che da sempre teneva lontani i visitatori era
principalmente la malaria mortale e
anche il numero delle vipere.
Le
rade popolazioni locali quasi tutti paesetti appollaiati sui Monti Ausoni
o Lepini, non avevano impellenti necessità di contatti con le Paludi. Al
contrario, gli immigrati dalla Valcomino prima e da tutti gli altri paesi
sia della Ciociaria Frusinate
principalmente e dal Cassinate poi, erano mossi da esigenze primarie
esistenziali per cui iniziarono a poco a poco l’assalto vero e proprio
delle Paludi, e non alle propaggini.
Un
territorio immenso abitato da nuclei lontani chilometri l’uno
dall’altro, fuori da ogni contatto sociale, abbandonati a sé stessi:
nelle radure, le cosiddette ‘lestre’, i poveri ciociari erigevano le
loro capanne di paglia a cono e accudivano alle loro occupazioni e se
ne possono immaginare
le condizioni sia igieniche e sia ambientali: terribili. Senza
scuola, senza chiesa, senza nulla, a guisa degli animali che abitavano
intorno.
E
la morte che mieteva vittime a ogni momento, specie tra i piccoli.
L’unica cautela che gran parte di loro
prendeva era quella di allontanarsene nei mesi di luglio e di agosto,
quando la zanzara mortifera era più attiva, e andare a prestare la loro
opera nei paesi al di là
della Via Appia o nei paesi di origine, per poi tornare a settembre: le
festività di San Michele e San Giovanni Battista erano di regola i punti
di riferimento della umana transumanza. Molti grandi pittori
dell’Ottocento e non pochi del Novecento, hanno ritratto
in particolare i loro
spostamenti sui ‘sandali’ (le imbarcazioni a fondo piatto tipiche
della Palude) e i loro
volti smunti e minati dalla malaria. Nel corso degli anni mai nessuno si
era preoccupato della esistenza e delle condizioni di queste creature:
solo dopo oltre due secoli ci si avvide della loro presenza!
Infatti
l’inizio dell’alfabetizzazione e della profilassi anti-malaria si
registra verso la fine dell’’800 e
nei primissimi anni del ‘900,
per iniziativa di alcuni personaggi che fanno parte della Grande Storia
della Ciociaria ma anche di quella della solidarietà umana in
generale: lo scrittore giornalista Giovanni Cena, la sua compagna scrittrice e
giornalista Sibilla Aleramo, Angelo Celli
medico e immunologo con la moglie infaticabile e appassionata
Anna Fraentzel, tedesca,
il maestro e pedagogo Alessandro Marcucci e altri benemeriti e esemplari tra cui Duilio
Cambellotti pittore e scultore che diede un contributo infaticabile
specie nella redazione dei libri scolastici e i pittori
Giacomo Balla e G.
A.
Sartorio e altri.
Un
impegno eccezionale faticosissimo rivolto in due direzioni: la
scolarizzazione
che sola può riscattare e aiutare a capire e poi la lotta
alla malaria micidiale:
in questo secondo contesto ci imbattiamo nella figura di Ettore
Marchiafava originario di Patrica che assieme al citato Angelo Celli
riuscirono a scoprire la causa e origine della malaria e a debellarne gli
effetti mortali.
Angelo
Celli in particolare che oltre alla professione medica, siedeva anche nel
Parlamento, moltissimo con il sostegno della moglie e di Ettore
Marchiafava e anche degli altri benefattori, si adoperò per la
distribuzione gratuita del chinino, il rimedio efficace contro il
morbo.
Giovanni
Cena, Sibilla Aleramo, Anna Fraentezel, Alessandro Marcucci per anni si
impegnarono, a proprie spese, in una opera di volontariato e di umanità
di cui non è facile rinvenire l’eguale: erano loro che andavano a
ritrovare nei luoghi, specie i bambini da educare, a impostare punti di
incontro in capanne appositamente realizzate, distribuire chinino, a
individuare con pericolo delle proprie vite i numerosi nuclei umani sparsi
nell’infido territorio.
Solo
verso il 1907, con l’aiuto anche del Comune di Roma il cui
sindaco in quegli anni era Ernesto Nathan indimenticabile,
iniziarono a impiantare scuole e centri di raccolta un po’ dovunque
nella Campagna Romana e ai limitari della Palude. I loro soli oppositori
erano i proprietari terrieri che mal vedevano che i loro
lavoratori godessero dell’arma pericolosa della istruzione e una
certa chiesa che si vedeva espropriata di certe iniziative.
Ma
questo delle ‘scuole dei
contadini’ fu un episodio, perché iniziative di siffatto
respiro non possono essere portate avanti da uno sparuto gruppo di
benefattori e di volontari: e infatti lo Stato arriva, se arriva, in
ritardo: invero
gli umili e i derelitti della società non fanno storia,
specie sotto certi regimi, non decidono nulla, non hanno autorità!
E
la pagina finale definitiva dei luoghi venne effettivamente con la Grande
Bonifica Mussoliniana che tutto cancellò e trasformò.
Resta
comunque imperdonabile che in tutta la Ciociaria questi personaggi e altri
siano completamente ignorati e accantonati, anziché tenuti a mente quali episodi luminosi e
punti di riferimento rarissimi della umanità e dell’amore.
Sotto
un dipinto del pittore francese Ernest Hébert eseguito alla metà
dell'800
7
febbraio
2016
Comunicato
stampa
UTOPIA 2000
apre due nuove comunità per minori a Spello, presso Umbraflor
Con tale ulteriore iniziativa, che rientra in una politica di espansione, contaminazione e confronto, la Cooperativa punta anche a rafforzare la diversificazione delle proprie attività
Dopo le quattro Comunità di Gualdo Cattaneo (una socio-educativa per minori e tre per bambini con genitori, di cui due avviate nei giorni scorsi) e l’Agriturismo «Le Grazie» di
Bevagna, la Cooperativa Utopia 2000 onlus apre in Umbria, a Spello, in provincia di
Perugia, presso UmbraFlor, azienda vivaistica regionale, altre due Comunità socio-educativa per minori. Verranno inaugurate sabato 13 febbraio alle 11 e saranno ospitata in una delle palazzine del Vivaio «Il Castellaccio», ristrutturata e appaltata per fini sociali. Utopia2000 opera in Umbria da un paio d’anni e da sempre, sin dalla sua nascita, sui Monti Lepini dove tuttora gestisce un Gruppo appartamento per minori e l’asilo comunale «Il Bruco Verde» di Cori.
E proprio in questo comprensorio aprirà un ‘altra Comunità: entro la fine di febbraio a
Roccagorga. Con tale ritmo, visto che altri territori hanno manifestato interesse alle sue iniziative, nel giro di poco tempo diventerà una delle maggiori realtà italiane nel settore del sociale. Oltre a questa sua «politica di espansione, contaminazione e confronto», Utopia 2000 sta in contemporanea diversificando la propria attività: la gestione dell’Agriturismo «Le Grazie» e relativa produzione di olio ne è un esempio. Un altro esempio è lo studio che avvierà con la stessa UmbraFlor per realizzare interventi di agricoltura sociale nei terreni dell’azienda vivaistica rivolti ai minori ospiti della Comunità e ai giovani del posto.
Da ricordare che la Cooperativa è stata la prima e finora unica impresa in Italia a sposare il
«for benifit», una forma di solidarietà in cui chi l’adotta, destina tutti i propri profitti a beneficio della collettività con l’obiettivo di contribuire a costruire il bene comune. Tornando all’inaugurazione della nuova Comunità per minori a
UmbraFlor, a far gli onori di casa sarà il suo amministratore unico: l’ex sindaco di Spello Sandro Vitali. Interverranno: Catiuscia Marini e Donatella
Porzi, rispettivamente presidente della Regione Umbria e presidente del Consiglio regionale dell’Umbria, l’assessore regionale all’Agricoltura Luca
Barberini, l’assessore regionale ai Servizi sociali Fernanda Cecchini, il consigliere regionale Gianfranco Chiacchieroni, il sindaco di Spello Moreno
Landrini, il sindaco di Gualdo Cattaneo Andrea Pensi, altri sindaci del territorio. il direttore dell’Ati (Ambito territoriale intergrato) Fausto
Galilei, il Prefetto e il Questore di Perugia. Hanno assicurato la loro presenza: il sottosegretario agli Interni Giampiero Bocci, le senatrici Valeria Cardinali e Nadia
Ginetri, gli onorevoli Walter Verini e Giampiero Giulietti e il presidente del Tar delle Marche Franco Bianchi.
Poiché la «politica» portata avanti da Utopia2000 punta anche a favorire il dialogo e lo scambio socio-culturale fra l’Umbria e il Lazio, a rappresentare quest’ultima regione saranno l’assessore ai Servizi sociali Rita Visini, il consigliere regionale Enrico Forte e il vicepresidente Slow Food Lazio Tommaso
Iacoacci. Per la Provincia di Latina invece sarà presente il vicepresidente Giovanni
Bernasconi, mentre per i Monti Lepini interverranno sindaci, assessori e consiglieri dei comuni del comprensorio e Quirino Briganti, amministratore unico della Compagnia dei
Lepini, società di sviluppo locale.
30
gennaio
2016
a
cura del prof. Michele Santulli
Roma
e il destino del Lazio
“L’ombra di Roma”
così qualcuno ha definito la vasta regione che si distende solenne da
venticinque secoli, ai piedi della Capitale. E qualche altro studioso
l’ha denominata “matrice di Roma”.
Invero non v’è in Italia una regione storica o un territorio che anche
lontanamente si avvicini al ruolo giuocato da questa regione: all’inizio
era la terra degli Ernici e dei Volsci e dei Sanniti, poi sotto Augusto si
chiamò Campania Regio Prima, poi Latium Novum, poi Campagna di Roma, poi
Dipartimento del Circeo con capitale Anagni, poi divisa in due Marittima e
Campagna, poi ancora altre denominazioni, fino a pervenire alla
dissoluzione finale: spezzò e frantumò infatti tale unione e nesso
secolari, la riorganizzazione amministrativa Mussoliniana allorché furono
istituite e create ex novo
tre province autonome e indipendenti: quella di FR, quella di Roma
naturalmente e quella di LT: alla provincia di FR fu correttamente
accorpato il territorio compreso tra i fiumi Garigliano e Liri,
amministrativamente già provincia del Regno di Napoli: da allora, dal
1927, il patrimonio comune
e le comuni radici di venticinque secoli, sono state completamente neglette
e dimenticate e la generale identità oscurata.
Tutte
le appellazioni surricordate della regione ’ombra di Roma’ da ottanta
anni frantumata, sono state rimpiazzate e sostituite già dalla fine del
1700 da un’altra connotazione, pure essa spirituale e sentimentale, più
precisamente: folklorica e cioè
Ciociaria.
In
alcuni passati interventi abbiamo tracciato anzi richiamato alla memoria
una lunga serie di convergenze, attinenze e confluenze che testimoniano e
marcano la secolare e intima interdipendenza e simbiosi tra Roma e la
Ciociaria.
Oggi
le Province sono state dichiarate dissolte e la Ciociaria è di fronte ad una nuova
rivoluzionaria contingenza: se nuovamente perdere, e questa volta definitivamente,
la sua identità e venir strappata dal
libro della Storia e dell’Arte oppure ritornare al grembo originario e
cioè alla Madre Roma e continuare a vivere. E l’esito di tale terribile
evenienza è nelle mani dei sindaci ciociari della provincia di Frosinone,
di Latina e della Provincia di Roma (Simbruini, Colleferro, Subiaco, ecc.)
e naturalmente dei suoi uomini politici.
Tutto
lascia ritenere, in aggiunta, che il ruolo determinante e risolutivo sarà,
a mio avviso, nelle mani dei cittadini stessi, vale a dire di tutte le associazioni
e sodalizi, di ogni genere e nome e altrettanto determinante la parte
giocata dagli insegnanti e dai loro scolari e studenti: ci troviamo nella
medesima situazione di ottanta anni addietro: con la differenza che allora
a prendere le decisioni era un solo uomo, ora a più grande
garanzia, vi è la democrazia, se
partecipata.
Giace
già in Parlamento una proposta di Legge presentata da due Parlamentari
che nelle ipotesi da loro previste di accorpamento delle regioni al fine
del ridimensionamento del numero delle medesime, la provincia di Latina e
quella di Frosinone sono previste entrambe accorpate ad una macro regione
tirrenica con Capitale Napoli, mentre Viterbo ad una macro regione
appenninica con capitale Firenze, e Rieti ad altra regione adriatica con
possibile capitale Ancona o Pescara: ciò significa che il Lazio,
una volta patria della Campagna di Roma, della Tuscia, della Sabina e
dell’Agro Romano, cioè la regione più antica d’Italia, quella che ha
creato la Civiltà Romana e
quella Etrusca
e che ha dato i natali, e ospitata da sempre sul suo suolo, alla Chiesa
Cattolica, secondo questo progetto governativo, risultanza di squadra
e riga, scomparirà letteralmente dalla carta geografica dell’Italia!
L’unicità
della regione Lazio nonché la sua vicenda storica, crediamo e siamo
convinti, pertanto, che sono patrimonio e consapevolezza della cultura
nazionale e di conseguenza nessuno accetterà, anche in Parlamento,
che essa possa venir disgregata e dissolta, come tale progetto governativo
lascerebbe prevedere: l’esito programmatico ragionevole
non può essere che il solo logico e storicamente valido: l’aggregazione delle quattro province a Roma Metropolitana, cosa
che equivale alla sussistenza e sopravvivenza imperative e irrinunciabili
dell’attuale Regione Lazio. Ma
la partecipazione e la presa di coscienza dei sindaci e delle associazioni
e dei sodalizi e delle scuole, a partire da adesso, sono indispensabili al
fine del mantenimento e salvaguardia della Regione Lazio. La discesa in piazza dunque per la conservazione della propria
identità e della propria storia è opera immediata e rigorosa dei
sindaci, dei cittadini e delle associazioni e delle scuole delle quattro province nel segno della comunanza degli obiettivi e finalità.
Naturalmente l’opera di stimolo e di sensibilizzazione e anche di
organizzazione ci si aspetta che sia incombenza risolutiva anche da parte
dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani che, in verità, ha già
iniziato a lanciare le prime pietre nello stagno.
18
gennaio
2016
comunicato
stampa
Sonia
Ricci si dimette da assessore regionale
La
setina Sonia Ricci si
è dimessa dalla carica di assessore regionale. Lo ha fatto con una
lettera rivolta al presidente Nicola Zingaretti in cui si legge: “Caro
Presidente – scrive in una lettera a Nicola Zingaretti – ho deciso di
rassegnare le dimissioni dall’incarico di Assessore all’Agricoltura,
Caccia e Pesca. Un incarico conferitomi al seguito della tua straordinaria
vittoria elettorale, alla quale penso e spero di aver dato il mio piccolo
contributo, convinta che tu fossi la persona più giusta per iniziare una
stagione di vero cambiamento per la nostra regione. Come sai, il mio
mandato aveva un termine preciso legato a degli obiettivi: riuscire a
spendere tutti i fondi europei della vecchia programmazione 2007/2013 e
portare l’agricoltura al centro di una strategia di rilancio economico e
di sviluppo dell’intero territorio. In due anni e mezzo, grazie alla
splendida squadra da cui sono stata supportata, fatta di uomini e donne
dotati di grande dedizione e passione, siamo riusciti a spendere 342
milioni di euro, il 50% delle risorse disponibili di una programmazione
avviata ben 9 anni prima, non rimandando indietro in Europa nemmeno un
centesimo dei 700 milioni di euro complessivi. Abbiamo, inoltre, avviato,
dopo un lungo lavoro al tavolo della Conferenza Stato-Regioni, la nuova
Programmazione di Sviluppo Rurale 2014/2020, riuscendo ad avere 77 milioni
di euro in più rispetto alla precedente, ottenendo per l’agricoltura
del Lazio 780 milioni di euro. Sono stati anni di grandi sfide – ha
continuato Ricci – : da una nuova veste della promozione agroalimentare,
che ha visto un intero Sistema Lazio protagonista, al bando di terre
pubbliche inutilizzate a beneficio dei giovani; dall’apertura delle Case
dell’Agricoltura, veri e propri punti di raccordo nelle province, al
rilancio dei mercati contadini; dal confronto con tutti i soggetti
coinvolti per la costruzione del nuovo PSR sino ad arrivare ad Expo,
culmine di un cammino percorso insieme. Abbiamo scritto insieme una pagina
per il futuro del settore dal quale provengo e al quale sento di voler
tornare, accettando nuovamente il mio incarico in azienda. Torno alla mia
professione certa di aver portato a termine il mandato che mi avevi
assegnato. Con i risultati sin oggi ottenuti e gli obiettivi raggiunti, il
Lazio si e’ rimesso sul percorso giusto per affrontare, in un clima
diverso da quello che abbiamo ereditato, le sfide future. Se pur da un
luogo diverso, sarò sempre dalla tua stessa parte e con la stessa
convinzione nel vedere in te una grande opportunità per la nostra
regione”.
9
- 17 gennaio
2016
comunicato
stampa
Esposizione
collettiva "Pagine d'Artista"
Lepini
Magazine e l'Associazione Culturale
Sogni d'Arte vi invitano all'esposizione
collettiva che si terrà dal 9 al 17 gennaio presso lo Spazio
Comel di via Neghelli, 68 a Latina.
Si tratta di un evento di arte integrata
di pittura, scultura e scrittura dove sarà possibile ammirare le opere di
14 diversi artisti.
L'inaugurazione ci sarà sabato 9
gennaio alle ore 18.

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