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Commissariati
e senza prospettive

Comunali
2007: tanta ipocrisia nelle solite logiche
Sezze,
5 settembre 2006
di Ignazio Romano
A
quanti pensano che si tratti della solita visione "catastrofista"
di un momento, comunque difficile, che Sezze sta attraversando, posso
rispondere che "commissariati e senza prospettive" è
semplicemente un dato di fatto, in quanto non vi sono elementi che
lasciano pensare ad una inversione di tendenza nelle logiche adottate.
Parlo di certe insane abitudini della vita pubblica del nostro paese e del
fatto che, a cinque mesi dall'arrivo del commissario Falco ed in
prospettiva delle elezioni comunali del 2007, nessun organo
politico ha ancora fatto una seria analisi sulle gravi condizioni in cui
il paese è venuto a trovarsi, ne tanto meno una seria autocritica sulle
responsabilità che necessariamente occorre prendersi.
Per
coloro che sono stati all'opposizione (nota bene, da soli tre anni) ogni
problema è riconducibili a Zarra, mentre l'ex sindaco è già
pronto a ricandidarsi. Ridicolo e deprimente.
I
problemi di Sezze non hanno certo tre anni, così come l'inganno delle
liste civiche non era privo di una
matrice politica. Personalmente avrei gradito, allo stato dei fatti,
l'avvio di una fase ricca di confronti, con il "cittadino"
al centro della discussione su una serie di priorità da affrontare,
evitando le solite risse sulla stampa locale. Per questo motivo avrò
fiducia solo in chi, riconoscendo errori e limiti, sarà in grado di
presentare al paese un progetto privo di propaganda e con aperture
concrete.
Ma
temo che Sezze non ha gente in grado di sostenere un movimento civico di
tale spessore, altruista, disinteressato e capace di: aggregare risorse
umane per realizzare un sistema che tiene conto di tutte le componenti
sociali; sfruttare le segreterie di partito senza rimanerne succubi;
mettere fine al "sacco culturale" in atto oramai da anni
e di cui tutti sono responsabili; riportare nel territorio fiducia e quel
protagonismo che merita.
La
realtà è molto diversa, e su tutto prevale il più meschino ma concreto
degli interesse: quello privato. E qui ogni cittadino deve
accollarsi la sua bella dose di responsabilità. Il prezzo da pagare è
quel degrado che si concretizza in un ospedale in agonia, servizi costosi
e scadenti, infrastrutture inadeguate, cultura ed identità territoriale
che svaniscono insieme alla qualità della vita. Ma, ripeto, tutto questo
nella lista delle priorità dei sezzesi viene comunque dopo
l'interesse personale, ed il governo del paese negli anni non ha che
rispettato tale ordine, favorendo il singolo a discapito della comunità.
Salvo
qualche coraggioso personaggio, che in epoca recente ha provato a ridare
decoro ed un senso alla comunità setina, resto del parere che gli ultimi
a far del bene a Sezze sono stati, alla fine del 1800, la famiglia Rappini
e i coniugi Pacifici e De Magistris. Sono convinto anche che, solo nel
vedere come sono state ridotte le piazze del centro, la comunità setina
oggi verrebbe diseredata all'istante dalle nobili famiglie che ha
Sezze hanno donato servizi e cultura. E c'è chi trova ancora il
coraggio di sostenere la validità di asfaltare vicoli, cementificare
resti romani, edificare ovunque e comunque cancellando ogni traccia di
verde. Assurdo!
Attualmente
tutte le correnti e correntelle politiche, in attesa del "casa per
casa natalizio" con il quale sanno di ottenere i voti necessari,
preparano il terreno per le comunali 2007 con una serie di articoli
sulla stampa. Ed ecco che spunta (esclusivamente sulla stampa) l'amore per
la cultura, l'interesse per l'associazionismo, quello per l’ambiente, la
preoccupazione di dare al paese i servizi, le infrastrutture, e magari
anche un Prg che non guasta mai. Mi chiedo, sperando di non essere il solo
a farlo, come mai non ci si è pensato prima… prima di rendere Sezze invivibile?
Sezze, 10 settembre 2006 di
Raffaele Imbrogno
Sezze:
città invisibile
“Che
cos’è oggi la città per noi? Penso d’aver scritto qualcosa come un
ultimo poema d’amore alle città, nel momento in cui diventa sempre più
difficile viverle come città.”
Italo
Calvino
Grazie
Ignazio
per il tuo grido di dolore e di amore per il nostro paese, per la
nostra comunità. Quella che tu chiami, a conclusione delle tue giuste
considerazioni, città invivibile, a me, che spesso per lavoro sono fuori
dal nostro paese, mi sembra sempre di più assomigliare ad una delle tante
città invisibili di
calviniana memoria. Sezze come Maurilia, Fedora o Ipazia. Un città
sommersa, dispersa senza più una sua identità sociale, culturale ed
economica, Sezze dispersa. Un paese che sempre di più negli ultimi anni
ha preso una deriva da borgata delle borgate romane, una borgata al
quadrato. I giovani del nostro paese infatti parlano un miscuglio di
antico dialetto e dialetto romano scimmiottato. Gli stessi giovani (e tra
loro quelli dotati di menti migliori, i nostri talenti, i nostri veri
ponti verso il futuro) che sono costretti ad emigrare verso le grandi
metropoli, verso la capitale ed oltre, portandosi dietro il loro bagaglio
di speranze e di possibili migliori cambiamenti. Abbiamo un tasso di
iscrizione alle varie Università altissimo tra le nostre future
generazioni, con un discreto tasso di laureati e di questi diversi con il
massimo voto, ma di tutto questo tesoro a Sezze rimane il nulla. Come se
il paese rifiutasse questa grande ricchezza potenziale, o come se ci si dovesse vergognare di vivere qui e quindi sperare per i propri figli un
futuro migliore. Magari in qualche oscuro ministero o in qualche azienda
regionale grazie alle solite raccomandazioni di uomini politici di tutto
l’arco costituzionale, meglio se di sinistra.
La
vita culturale
del paese è nulla, nonostante questa diffusa classe
intellettuale, una classe molto pavida e schiava di un atteggiamento
snobbistico e molto restia ad assumersi le proprie responsabilità nei
confronti del bene pubblico. Da una parte i partiti tradizionali hanno
sempre fatto barriere verso i portatori di valori culturali (una
tradizionale distanza del mondo rurale/contadino alla “Sapienza”),
dall’altra il grande amore al particulare tanto ricercato ed amato dai
professori/insegnanti/medici …. setini hanno fatto di tanta ricchezza
una desolante povertà. Sezze non ha più un cinema, un teatro non c’è
mai veramente stato, non abbiamo premi letterari da offrire (la
letteratura ed il lavoro dei campi?), non abbiamo più estati setine con
serate dedicate al ricordo delle bombe atomiche giapponesi da innumerevoli
anni. Non abbiamo realtà sportive consolidate, non abbiamo eventi
culturali organizzati dalla locale biblioteca. In questo quadro desolato e
desolante il momento politico che dovrebbe poter coprire queste mancanze e
tentare un progetto di riqualificazione del territorio e di rilancio del
paese è composto principalmente dallo stesso materiale che compone tutto
il resto. Non è che i politici setini vengano da Marte, sono in grande
parte fatti con la stessa terra del resto. Si potrebbe sperare in una
maggiore sensibilità per il bene generale da parte di chi vuole dedicarsi
all’apparire politico. Ma non è cosi. Le recenti elezioni, il fenomeno
delle varie liste civiche (che al loro interno hanno diverse
sfaccettature, mai comprese realmente, molte delle quali nascevano come
speranza di dare al politico un vero senso di miglioramento del bene
comune – penso all’esperienza della Lampadina che ha espresso Sergio
di Raimo uno dei politici più attenti al nuovo clima – un atteggiamento
di ascolto alle grida di dolore del paese rispetto alla qualità della
vita ed altro ancora che citi nel tuo articolo), le varie crisi della giunta
Zarra, i repentini cambiamenti di schieramento politico di chi è
interessato solo ai pochi centri di potere presenti a Sezze (SPL), il
nulla dell’agire politico sono segni di un deserto, che come dice
la Yourcenar
, vedo mio malgrado venire. Ed attenzione ai futuri voltagabbana già
pronti all’ennesimo salto triplo mortale per riciclarsi e salire sul
carro del vincitore.
Cosa
fare si chiedeva uno scrittore
russo tanti anni fa, la cui domanda venne
poi rilanciata da un signore di nome Lenin…. Sperare in volti nuovi? In
volti noti ma che mai hanno preso una posizione forte all’interno del
Paese ed hanno trovato successo politico e sociale a Roma, certamente non
le solite facce consunte, nelle consuete pacche sulle spalle, sulla
ignoranza a livello puro. Soprattutto in un po’ di coraggio sociale e di
sana incazzatura di tutte quelle brave e silenziose persone che vivono a
Sezze. Sperare nella rottura dei vasi di pandora delle varie segreterie
politiche setine troppo prese a dividersi una torta che non c’è più
chiuse in ex grotte o attici e mai pronte a serie autocritiche. Gente
nuova, giovani aperti a rischiare ed a togliersi da dosso le pastoie e
le ipocrisie dei loro padri, degli eretici pronti a criticare gli inciuci fatti da chi li ha preceduti rubando loro il futuro.
Con
stima
Raffaele
Imbrogno
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