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Sezze verso le Amministrative |
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Questa pagina non intende dar vita a una campagna politica del Portale, che in alcun modo vuole schierarsi. Si intende solo dar voce alle tante anime politiche scese in campo alle amministrative che si terranno a maggio 2003.
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Programma amministrativo Introduzione Rifondazione Comunista può affermare di aver fatto la scelta più giusta e di averla fatta nei tempi giusti. Negli incontri avvenuti con le altre forze (se) dicenti di sinistra non si è arrivato ad un accordo poiché i nostri interlocutori non avevano un progetto politico di vera sinistra, cosa per noi fondamentale. Comunque siamo coscienti che la nostra decisione è stata molto coraggiosa ma indispensabile per dare un segnale diverso: non potevamo confonderci con chi ha portato il nostro paese allo sbando e ciò, lo conferma l’elevato numero di liste civiche che si propongono, ma per noi stanno a dimostrare che nel nostro paese esiste una profonda crisi d’identità. È fin troppo facile dichiararsi di sinistra per attirarsi simpatie ma non ci hanno convinto, hanno dimenticato che l’unico partito dell’arco Costituzionale rimasto a difendere le classi sociali più deboli è Rifondazione Comunista, la vera sinistra, e non potevamo cedere il passo a chi improvvisamente e con l’unico scopo di raccogliere più voti possibili, voleva rivendicare quel ruolo che non gli appartiene. La nostra scelta non è stata dettata dalla presunzione, i fatti parlano da soli e il nostro lavoro non è limitato ad un sola occasione elettorale ma proiettato in quel futuro dove ogni cittadino dovrà avere un ruolo permanente e da protagonista. Con il nostro programma intendiamo proporci come terzo polo autonomo, siamo convinti che un’altra Sezze è possibile. Ai nostri cittadini non possono interessare i conflitti personali che hanno portato uomini di maggioranza e opposizione a confondersi dietro maschere di falsi cambiamenti, essi vogliono chiarezza, e la chiarezza non si può nell’occasione dimostrare con un semplice colpo di spugna. Cari cittadini, la situazione non è delle migliori, vi invitiamo ancora una volta a non farvi ingannare. Noi di Rifondazione Comunista ci proponiamo a Voi con lo scopo di portare un cambiamento che parte dai problemi reali, quelli di tutti i giorni che destano apprensione per il futuro cercando insieme di trovare una via da percorrere e il nostro programma dovrà tracciarne le regole , e ciò si potrà realizzare solo e soltanto con il Vostro consenso elettorale. Appendice -Bilancio
e redistribuzione del reddito -Occupazione
e tutela dei lavoratori -Intervento
sui settori economici -Salvaguardia
del carattere pubblico dei servizi a rete -Garanzia
dei servizi sociali e integrazione del privato sociale -Sviluppo
ambientalmente compatibile del territorio -Lotta
efficace all’emarginazione sociale -Controllo
democratico delle politiche degli Enti Locali -Bilancio
partecipativo
Bilancio e redistribuzione del reddito La
forte riduzione dei trasferimenti di fondi e il patto di stabilità
rendono più difficili i processi di sviluppo locale e per compensare in
parte, i mancati trasferimenti, impongono ai comuni ulteriori pressioni
fiscali producendo ancor di più uno squilibrio di reddito con
l’allargamento delle fasce marginali. Per combattere questa politica
tariffaria che grava sui redditi dei nostri cittadini è necessario da
subito una politica di recupero delle risorse locali, una gestione
oculata delle entrate e delle uscite per non ridurre ulteriormente la
qualità dei servizi: 1)
predisporre progetti in grado di acquisire risorse straordinarie
messe a disposizione dall’Unione Europea e da leggi nazionali, e là
dove si rende necessario, una progettualità per aree più vaste del
singolo comune con una forma appropriata di associazione tra Enti
locali; 2)
riduzione delle spese non sufficientemente giustificate
(consulenze esterne, progettazioni per opere pubbliche con finanziamenti
incerti, ricorso eccessivo agli straordinari); 3)
gestione oculata dal punto di vista economico del patrimonio
disponibile (terriero, boschivo e immobiliare); 4)
necessità di rivedere le tasse comunali affinché i nostri
cittadini abbiano più chiaro il quadro tariffario e pagare il giusto
come sull’ICI, rifiuti, IRAP e altre imposte. Specialmente per l’ICI
aggiornare la destinazione d’uso e la rendita catastale. Tali
iniziative dovranno essere affidate non a società esterne che lucrano
sugli aggi ma che, al contrario, si attuino attraverso una
riqualificazione delle strutture e dei procedimenti amministrativi
dell’Ente e, una collaborazione dei comuni nel recupero
dell’evasione dell’IRPEF lasciando loro una quota di quanto
recuperato; 5)
una politica tariffaria e non assistenzialismo, che introduca
elementi di salario sociale a favore di disoccupati e di categorie a
basso reddito, e dove necessario, l’esenzione dal pagamento di alcune
prestazioni pubbliche. Rimodulare le tariffe e le imposte al fine di
salvaguardare quelle fasce sociali più deboli, ridurre la pressione
fiscale sui redditi più bassi, e nello stesso tempo combattere
l’evasione fiscale affinchè non si gravi su redditi medi per non
creare ulteriormente le cosìdette nuove povertà e cioè, pagare tutti
per pagare meno; 6)
abolizione della tassa sulla sola prima casa per le fasce sociali
a basso reddito, riduzione della stessa per redditi medi bassi e aumento
sulla seconda e terza casa; 7)
diversificazione dei contributi sulla base dei redditi familiari,
anche attraverso accertamenti reddituali e patrimoniali per servizi
come: asili nido, mense, trasporti, assistenza anziani e sussidi a
ricoverati, scuola, anche per studenti universitari meritevoli, ecc.;
Occupazione
e tutela dei lavoratori Sappiamo
che, le Autonomie Locali con le loro risorse non sono in grado di dare
delle risposte complete al problema occupazionale. Si devono
inevitabilmente attivare progetti capaci di coinvolgere, in uno sforzo
comune, altri soggetti sensibili allo sviluppo dei propri territori con
scelte opportune e inerenti alle comuni necessità. Ciò non significa
che l’ente pubblico debba perdere la sua funzione di programmatore per
lo sviluppo dei settori economici ma, restituire all’ente locale nei
limiti delle sue competenze, un ruolo incisivo: 1)
un piano di lavoro articolato su settori d’intervento, costruito a
partire dalle
possibilità di azione dell’ente locale capace di coinvolgere tutti
soggetti interessati, ivi compreso il sistema delle imprese; 2)
il completamento della dotazione organica del comune che garantisca servizi
efficienti e rispondenti alle esigenze dei cittadini e, elimini ogni
forma di rapporto precario con i dipendenti. L’esercizio diquelle funzioni
che attengono alla politica sociale e alla ridistribuzione delle risorse,
esclude ogni forma di intervento esterno; 3)
garantire la sicurezza del lavoro e del salario ai Lavoratori
Socialmente normativa
in vigore; 4)
potenziare la struttura dei servizi sociali e predisporre progetti per
la
riqualificazione
dei centri storici, delle periferie e di parti del tessuto
urbano degradato, riportando in primo piano la qualità della
vita
sociale; 5)
valorizzare e sviluppare al massimo le produttività agricole e i loro
prodotti dando ancor più peso a quelli tipici del territorio
definendo
piani
di riassetto industriali orientati alla riqualificazione produttiva
compatibile con l’ambiente attraverso iniziative tese al
recupero di
finanziamenti nazionali ed europei finalizzati alla difesa
idrogeologica; 6)
avviare un piano di formazione professionale per i nostri giovani che
vogliono entrare nel mondo del lavoro affinché, ottengano una Comunale
nell’ambito delle proprie attività promozionali; Intervento
sui settori economici La
questione del lavoro deve essere affrontata anche attraverso una reale
valorizzazione delle attività produttive a livello locale attivando nuove
iniziative imprenditoriali. Per questo, l’ente locale è chiamato a
svolgere un ruolo trainante per la progettazione di uno sviluppo mirato
ad una soddisfacente ricaduta sociale. In questa logica non possiamo
ancora una volta ignorare ad una realtà di artigiani e piccole imprese
che quotidianamente e con umiltà professionale si prestano ad essere le
travi portanti di una economia locale. Ciò significa intanto, il
completamento di progetti già scaduti e nel frattempo creare un modello
infrastrutturale capace di collegare interessi imprenditoriali a quelli
sociali. Una politica per lo sviluppo locale può quindi sostansiarsi in
una serie di misure: 1)
individuare ed acquisire aree produttive all’interno della
pianificazione regionale e provinciale, riassegnate a costi competitivi
e dotate di adeguate infrastrutture tecnologiche; 2)
utilizzare i contenitori edilizi nel centro storico per
promuovere nuove
attività artigiane e artistiche e valorizzare quelle già esistenti
legate al tessuto sociale, favorendo con la ricerca di interventi
economici, le piccole attività commerciali; 3)
realizzare il completamento urbanistico della zona artigiana in
via A. Manuzio sostenendo iniziative tese alla valorizzazione e sviluppo
di quelle attività produttive di alto contenuto lavorativo che
garantiscano equità economica alle parti operanti; 4)
attivare l’ente locale per la promozione di politiche
finalizzate allo sviluppo delle risorse turistico-ambientali abbinate
alla predisposizione di piani in grado di consentire un adeguato accesso
da parte degli utenti ai servizi pubblici e privati; 5)
sostenere quelle iniziative commerciali che rispettano i diritti
dei lavoratori
promuovendo attività culturali, utilizzando anche strutture pubbliche
per favorire oltre una migliore produttività, specializzazioni
necessarie per il prosieguo di quelle attività destinate a scomparire;
Salvaguardia del carattere pubblico dei servizi a rete Nel
corso degli ultimi anni si è avviato un processo di privatizzazione
significativo negli enti locali attraverso la trasformazione dei servizi
municipalizzati in SPA, o addirittura, con la messa a gara dei servizi
pubblici che, non di rado, sono finiti nelle mani di privati. Gli
effetti negativi di tali processi sono noti e hanno riguardato la
riduzione dei dipendenti, l’aumento delle tariffe, la riduzione della
qualità dei servizi offerti. Nel campo dei servizi a rete ( acqua,
rifiuti, servizi urbani, ecc. ) a tutt’oggi, il panorama è abbastanza
vario, giacché si assiste alla compresenza di diverse modalità di
gestione ( dalle municipalizzate, ai consorzi, alle SPA partecipate dal
pubblico e dal privato, alle società interamente private ). Questa
pluralità di gestione riflette le diverse scelte operate dai singoli
enti locali. Nelle ultime fasi i governi hanno tentato di approvare
provvedimenti legislativi che rendevano obbligatorio il superamento
delle municipalizzate sia con la loro trasformazione in SPA che,
successivamente, con la messa a gara dei servizi. A fronte di tale
situazione , è pertanto necessaria una strategia articolata, ispirata
dalla esigenza di contrastare nel modo più fermo possibile i processi
di privatizzazione in corso e limitare i danni per quanto riguarda
quelli già attivati. Sarà necessario rivedere i contratto con Dondi
“acquedotto”, GEA “smaltimento rifiuti solidi urbani”, ecc.
Sulla base di tali considerazioni che Rifondazione comunista, in vista
delle prossime elezioni comunali, ribadisce le seguenti necessità: 1)
che sia impedita la trasformazione delle aziende speciali o dei
consorsi in SPA e che, laddove già avviata, avvenga escludendo comunque
trasformazioni in holding; 2)
che eventuali quote cedute all’esterno non siano superiori da
statuto ad una quota massima insignificante, al fine di tutelare
l’ente pubblico sul piano del controllo societario; 3)
che ai soggetti proprietari di quote azionarie non sia consentito
di associarsi in patti sindacali tali da poter generare scalate di
controllo societario affinché, al personale dipendente dell’azienda
speciale, vengano garantiti in termini contrattuali ed economici tutte
le fasi di trasformazioni; 4)
che venga restituito al Consiglio Comunale la funzione propria
d’indirizzo e di controllo; con modifiche statutarie sia consentita la
rappresentanza consiliare in seno al Consiglio d’amministrazione della
società affinché, sia garantita una partecipazione comunale alle
scelte politiche e d’intervento sul territorio, alla determinazione
delle tariffe, al programma e attuazione dei piani d’intervento,
all’acquisto o vendita di beni immobiliari; 5)
che si preveda, come strumento di partecipazione, la costituzione
di “una consulta dei servizi pubblici”. In tale consulta va prevista
la partecipazione delle associazioni dei consumatori e degli utenti,
questi con l’incarico di riportare annualmente una dettagliata
relazione sullo stato dei servizi e sui programmi futuri da applicarsi,
sulle SPA già state realizzate, sulle aziende speciali e consorzi
affinché venga garantita la qualità e l’efficienza del servizio. Garanzia
dei servizi sociali e integrazione del privato sociale Sulla
questione dei servizi sociali c’è da registrare,come elemento
negativo, l’approvazione definitiva da parte delle forze politiche che
ci hanno governato in questi ultimi anni, della riforma dello Stato
Sociale. Con ciò il diritto all’assistenza non è più certa ed
esigibile, nonostante che la nostra Costituzione lo stabilisca e
riconosca come un elemento di base per uno Stato che si definisce
democratico. Le Regioni saranno chiamate a fissare i criteri, gli
indirizzi e i vincoli per organizzare e gestire i servizi e
amministreranno i fondi trasferiti dallo Stato senza l’obbligo di
garantire l’assistenza a chi ne ha bisogno. L’azione del governo e
della sua maggioranza sia che fosse di centro-sinistra o centro-destra
su questo problema si è concretizzata non più e non soltanto nel
contenimento della spesa, ma in una politica tesa ad una profonda
ristrutturazione del ruolo e delle funzioni dello Stato che vede nella
sussidiarietà orizzontale il suo punto di forza, giustificando
l’intervento del pubblico solo quando il privato non è in grado di
garantire e soddisfare il bisogno sociale. Di fronte a questi nuovi
indirizzi, è necessario contrapporre una proposta che consenta il
recupero della funzione pubblica partendo dalle nostre necessità
locali, non solo dalla gestione dei servizi sociali, ma tutt’altro che
colleghi le economie e, che consentano un migliore ed efficiente stato
sociale per tutti i cittadini. Di conseguenza, si avanzano le seguenti
proposte: 1)
il comune dovrà dotarsi di personale sufficiente e
professionalmente idoneo affinché riaffermi il suo proprio ruolo per
coordinare e controllare,
oltre che gestire, i servizi che l’ente pubblico garantisce ai
cittadini vigilando e contrastando il rischio del rifiorire di vecchi e
nuovi clientelismi; 2)
va superata la logica delle “multi-servizi” che incorporano
al loro interno servizi sociali e servizi economici anche dove operano
le cooperative sociali perché, il rapporto tra gli utenti e gli
operatori del servizio non deve essere indicato dal mercato ma
dall’Ente Locale. Nel caso infatti, venisse approvata successivamente
le legge sulla privatizzazione dei servizi a rete, ciò potrebbe far sì
che anche i servizi sociali ricadano sotto le disposizioni relative
all’obbligo di ricorso alle gare di appalto; 3)
per quanto riguarda le modalità di gestione dei servizi sociali
va imposto il ricorso alle “istituzioni”, che rappresentano la forma
di gestione migliore oggi praticabile; 4)
è necessario in particolare, che il comune rediga il piano di
zona sociale, e gli strumenti di gestione, di controllo e d’utilizzo
delle risorse; 5)
i soggetti svantaggiati non possono essere scaricati ma,
reinseriti nel sistema lavorativo per una più efficiente cooperazione
sociale. L’Ente Locale deve coprire ai sensi di legge, nelle
percentuali previste, i posti lavorativi previsti rispetto la pianta
organica; 6)
l’affidamento alle cooperative sociali non deve avvenire
tramite gare al massimo ribasso, che produrrebbero solo effetti di
compressione dei salari dei lavoratori, aumento del lavoro nero ed una
caduta della qualità e quantità dei servizi. Anzi, va garantita in
convenzione, la condizione del rispetto dei minimi contrattuali e, in
caso di violazione, la rescissione del contratto. In questo contesto va
controllato anche il rapporto di lavoro con le ditte che operano per il
comune per meglio equilibrare qualità e quantità con la spesa
economica.
Sviluppo ambientale compatibile del territorio In
un progetto di rigenerazione del nostro paese la questione del
territorio e dell’ambiente assumono un ruolo importante per il
cambiamento dello stato
sociale. Di questo, gli stessi cittadini, devono assumersi le loro
responsabilità, perché non si tratta più solo di una necessità che
in questi ultimi anni si è diffusa e sensibilmente cresce, ma di una
scelta estremamente vitale per la nostra vita e quella dei nostri figli.
Il recupero delle zone periferiche per ottenere spazi produttivi dove
l’abbandono ha creato alle maestranze disagi economici, la creazione
di centri attrezzati come punto di incontro e confronto fra le forze
sociali e la realizzazione e difesa di un piano verde in
contrapposizione ai continui attacchi che il consumismo sfrenato
continua a portare all’ambiente, dovrà essere un punto sul quale non
si può più transigere. Così come il centro del paese dovrà ritrovare
potere aggregante dove la vita urbana potrà giovarsi di incontri e
relazioni sociali. E’ evidente che l’allargamento delle aree di
gravitazione urbana ha accentuato i problemi connessi alla mobilità e
l’assenza di una politica efficace ha fatto esplodere, specie in
alcune aree del paese, la questione dei rifiuti, mentre l’evoluzione
tecnologica e dei modelli di consumo ha alimentato nuove forme di
inquinamento (si pensi all’elettro-smog). Di
fronte a spazi sempre meno vivibili, la necessità del recupero
ambientale si fa sempre più impellente rendendo inevitabile
l’applicazione delle nostre proposte: 1)
piani regolatori generali, elaborati in modo comprensibile e
partecipato coinvolgendo i cittadini in maniera organizzata e
trasparente, istituendo appositi uffici aperti o analoghi strumenti di
partecipazione per favorire i bisogni dei cittadini e non la rendita
fondiaria; 2)
una politica di credito agevolato per un’azione finalizzata al
recupero del patrimonio edilizio esistente per garantire il diritto alla
casa anche a fasce sociali a basso reddito; 3)
progetti tesi a riqualificare il paese, in particolare le aree
periferiche e degradate, dotandole di spazi e servizi necessari, come il
verde pubblico (ridare voce all’atteso parco dei Monti Lepini),
parcheggi, centri di aggregazione sociale, impianti sportivi e
scolastici; 4)
elaborazione di piani urbanistici particolareggiati finalizzati
al recupero e alla valorizzazione delle risorse urbane con una piena
riappropriazione del ruolo pubblico in tema di controllo e di indirizzo,
contrastando le scelte ispirate ad una logica di scambio e attività
speculative fra esigenze di risanamento ambientale e riqualificazione
urbana; 5)
un piano traffico incentrato sui mezzi pubblici piuttosto che
sulle auto private che snellisca la circolazione, realizzazione di
percorsi pedonali e ciclabili dove strategicamente possibile per rendere
la vita più vivibile ai nostri cittadini ed in particolare alle
casalinghe impegnate nel loro lavoro; 6)
una più attenta politica anticonsumistica e ad un serio
programma di contenimento dei rifiuti solidi urbani che punti sulla
riduzione e potenziamento dell’attività già avviata (senza successo)
per la raccolta differenziata in modo da permettere l’abbassamento dei
costi eliminando discariche e inceneritori dannosi all’ambiente
creando impianti di selezione, compostaggio e riciclaggio.
Lotta efficace all’emarginazione sociale Nel
nostro paese esistono profonde contraddizioni caratterizzate dalla vita
contemporanea che spingono l’asse sociale verso l’emarginazione e
nuove povertà. Specialmente i nostri giovani, con il crescente fenomeno
del lavoro precario, si sentono più emarginati e la microcriminalità
riflette il loro disagio sociale. Ai disoccupati espulsi dalle
industrie, si aggiunge il forte incremento degli immigrati che
evidenziano l’esistenza di una questione sociale che non possiamo più
nascondere o ipocritamente ignorare, ma si dovrà affrontare con tutte
le sue problematiche di convivenza. Ai protagonisti di una sofferenza
individuale e collettiva noi diciamo che la povertà e le condizioni
degradanti si combattono con la creazione di uno stato sociale consono
all’esigenze di tutti. La povertà urbana si evidenzia nella
condizione degradante in cui vivono i quartieri di edilizia economica
popolare, sono senza risposte le problematiche e la marginalità degli
anziani soli, dei portatori di handicap, dei tossico dipendenti e degli
immigrati. Per dare spazio e voce a tutte le forme di disagio, in questi
anni hanno sperato i centri sociali e soprattutto Rifondazione Comunista
sempre pronta a lottare per la garanzia dei diritti di tutti. Pertanto i
punti della nostra proposta si possono così riassumere: 1)
non solo la questione del lavoro resta centrale, ma va
riaffermato il ruolo fondamentale delle istituzioni pubbliche e
l’obiettivo sarà quello di un lavoro minimo garantito; 2)
al disagio giovanile va data una risposta in termini di socialità
e decentramento e, al peso di un lavoro precario o inesistente si deve
rispondere con l’esigenza di offrire occasioni formative nei settori
agricoli e artigianali per poi promuovere un accesso al mercato del
lavoro trasparente e garantito; 3)
per chiunque, compresi gli immigrati, corsi di preparazione
professionale alla cura degli anziani e tossicodipendenti inseriti in
centri appositamente costruiti da privati o costruiti dalla pubblica
amministrazione affinché si renda più solida la convivenza delle fasce
sociali. Potenziamento dell’assistenza domiciliare per i non
autosufficienti; 4)
sostenere una riqualificazione urbana strutturando case-pensione
e in particolare il centro storico, per tutti i cittadini in mobilità
sia italiani che extracomunitari e, mettendo a disposizione strutture
demaniali per la costruzione di Agenzie Sociali per la casa con un
processo di progettualità e di esigenza locale; 5)
una politica d’informazione e prevenzione sul fenomeno della
tossicodipendenza basata non su forme punitive ma di recupero
accogliendo ed ascoltando le esigenze dei tossicodipendenti e le
motivazioni del cedimento alle droghe leggere e pesanti. A tal proposito
è indispensabile che vengano attivate tutte le iniziative per un nuovo
inserimento nel mondo del lavoro; 6)
salario sociale per i giovani disoccupati, per le casalinghe
aventi un
basso
reddito famigliare e figli da accudire e aiuti economici a quelle
famiglie bisognose aventi i propri figli iscritti alle università
di Stato.
Controllo democratico delle politiche degli Enti Locali Esiste
un nesso diretto fra l’affermazione di politiche liberiste nei comuni
e riduzione degli spazi democratici. La centralizzazione delle decisioni
in capo alla giunta e l’attribuzione al sindaco di un’investitura
plebiscitaria, attraverso le norme introdotte con la legge 81/93, hanno
dato l’avvio ad un processo di svuotamento del ruolo del consiglio.Nel
contempo, il rafforzamento del ruolo del sindaco ha creato le premesse
per il consolidamento di alcuni notabili locali divenuti inamovibili. In
realtà, a questa centralizzazione determinatasi a livello di
istituzioni locali, non ha corrisposto un rafforzamento delle funzioni
pubbliche in termini di reale potere di intervento, ma soltanto il
consolidamento di poteri personali. La limitazione delle risorse
disponibili e la cessione sistematica di funzioni pubbliche ai privati,
hanno ridotto la capacità di intervento alle istituzioni locali
rafforzando il meccanismo della delega. Da un lato dobbiamo ripristinare
un effettivo pluralismo politico riassegnando al consiglio un ruolo
centrale e decisionale, e dall’altro, tutte le forme possibili di
partecipazione e controllo popolare affinché si possa avere più
trasparenza tra il cittadino e le istituzioni. In tal senso proponiamo
alcuni orientamenti: 1)
l’istituzione, con elezione diretta, del difensore civico; 2)
l’istituzione del Consiglio Comunale dei ragazzi; 3)
l’utilizzo di qualsiasi mezzo d’informazione affinché si
avverta la popolazione per un suo tempestivo intervento e la garanzia
che giudizi, su qualsiasi tematica territoriale vengano ascoltati e
presi seriamente in considerazione; 4)
la costituzione di organismi di partecipazione territoriale
eletti nelle zone di competenza affinché garantiscano la partecipazione
fisica alle scelte di bilancio a tutto ciò che riguarda la vita sociale
del paese; 5)
invito alle donne per una più attiva partecipazione nei luoghi
comunali e in quelli dove si realizzano i processi decisionali per una
oggettiva qualità di rappresentanza democratica; 6)
il riconoscimento dell’istituto per eventuali referendum
popolari a garanzia di importanti scelte democratiche laddove sarà
necessario; 7)
prevedere una rappresentanza per i cittadini extracomunitari per
favorirne l’interlocuzione con le istituzioni e la partecipazione
attiva alle scelte sociali.
Bilancio partecipativo Il
bilancio Partecipativo è un processo di democrazia diretta attraverso
cui i cittadini scelgono autonomamente ogni anno come e dove investire
le risorse del Municipio. Esso si pone il fine di coinvolgere i
cittadini nelle scelte di natura economico-finanziaria che riguardano il
loro territorio non in virtù dell’essere elettori con diritti
formali, ma in forza della loro condizione di “abitanti”, che
costruiscono e trasformano quotidianamente senso, economia, cultura,
vivibilità e convivialità del loro quartiere, del loro paese, del loro
stato. In realtà non è soltanto uno strumento in base al quale le
principali spese e i temi di investimento del Comune sono confrontate in
formali e continue assemblee popolari, ma modello politico
potenzialmente rivoluzionario gestito dalla popolazione. Tramite il
bilancio partecipativo viene modificato il modo di amministrare il
paese, in quanto si passa da un modello verticale di gestione del potere
a un modello del tutto orizzontale e non discriminante in quanto è
ammessa la partecipazione di tutti i cittadini, anche con convinzioni
ideologiche politiche e partitiche differenti in base al principio che
tutti sono uguali e possono esercitare liberamente la loro influenza e
lotta perché vengano effettuati gli investimenti necessari. Pertanto
proponiamo: 1)
l’istituzione di comitati di quartiere in funzioni consultive e
propositive
rispetto
ai problemi del quartiere stesso. 2)
Favorire la partecipazione e garantire i diritti dei cittadini
attraverso la
consultazione
degli atti comunali, la proposizione di iniziative
amministrative,
la trasparenza delle deliberazioni. 3)
L stampa di un periodico del comune, che funzioni da strumento di
informazione
e partecipazione della cittadinanza in modo democratico
anche
con l’uso dei moderni sistemi informatici che possano essere di
aiuto
nel migliorare la trasparenza delle decisioni amministrative. 4)
Il Comune deve rendere pubblico la data dei Consigli Comunali non
solo
con l’esposizione della bandiera ma con annunci mezzo stampa.
Conclusioni Con
questo programma il Partito della Rifondazione Comunista intende
chiarire con tutto l’elettorato, che i programmi non sono tutti
uguali, ma che invece rispecchiano ciò che si ha in mente di fare e, in
questo caso,di cosa realmente ha bisogno il nostro paese. Soprattutto
c’è da valutare chi ve lo propone poiché , come potete constatare,
dal centro-destra che vuole privatizzare tutto in nome del dio denaro,
al centro- sinistra che si ostina a rimanere incollato sulla sedia del
potere, non esistono proposte di cambiamento ma gli stessi, si nutrono
dei reciproci errori. E non solo. Questi due poli hanno partorito una
non indifferente quantità di liste civiche, frutto delle loro personali
beghe interne che non hanno nulla a che vedere con gli interessi del
paese. Queste
elezioni sono molto importanti, e segneranno un punto di svolta nella
vita civile e politica del paese. La vostra scelta è determinante per
il prossimo futuro. La formula qualunquistica secondo cui tutte le forze
politiche sono uguali premia soltanto gli arrivisti e, noi di
Rifondazione Comunista ci appelliamo al vostro alto senso di
responsabilità invitandovi a riflettere sulla situazione. La nostra promessa, comunque, è quella di un permanente impegno poiché siamo convinti che un’altra Sezze è possibile |