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Azione Cattolica Italiana |
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di Carlo Luigi Abbenda Intervento
all'incontro - dibattito del 15 febbraio 2003 con il prof. Giovanni
Bachelet
Sabato 15 febbraio u.s. alle ore 17.00 presso l’Auditorium Comunale di Sezze si è svolto l’atteso incontro dibattito su “Attese di Pace” organizzato dall’Azione Cattolica di Sezze per discutere, tramite l’intervento del prof. Giovanni Bachelet, sull’attuale momento di crisi mondiale dovuto alle posizioni conflittuali tra gli USA e l’Irak. L’incontro-dibattito è stato organizzato in concomitanza con le manifestazioni di pace (cortei) svoltesi in ben 600 città sparse in tutto il mondo per testimoniare la ferma volontà popolare di divulgare una mentalità di pace e di dialogo tra tutti i popoli nell’immediata minaccia di guerra che si solleva dagli USA contro il popolo irakeno. Questa data è stata scelta anche in ricordo del 40° anniversario della “Pacem in Terris”, il documento pontificio promulgato dal beato papa Giovanni XXIII nel 1963 con l’intento di diffondere sempre più una mentalità ed un vivere quotidiano basato su quattro idee portanti, quattro pilastri che dovrebbero sorreggere l’ideale costruzione di un mondo racchiuso in un tempio di pace. Tali ideali programmati sono esplicitamente: La Verità, la Giustizia, l’Amore e la Libertà.
Già dal volantino di presentazione dell’incontro-dibattito l’ACI di Sezze ha voluto invitare ogni persona di buona volontà a riflettere che: “La difesa della pace all’interno dei delicati equilibri internazionali ed internazionali è periodicamente al centro del dibattito etico. I principi e le modalità di regolazione dei rapporti tra le parti sono spesso fonte di scontro all’interno degli organismi politici e nell’opinione pubblica.”
L’incontro-dibattito è stato puntualmente introdotto dal prof. Giovanni Bachelet, nato nel 1955, docente di Fisica presso l’Università Statale “La Sapienza di Roma”, peraltro figlio di quel Vittorio Bachelet ( * ) che nel 1980 cadde vittima di un attentato terroristico delle Brigate Rosse. (
* ) Vittorio Bachelet (Roma 1926-1980), giurista italiano,
professore di diritto amministrativo prima a Trieste e poi a Roma, dal
1964 al 1973 ricoprì la carica di presidente nazionale dell’Azione
Cattolica. Tale associazione, sotto l’ impulso di questo suo
presidente e sull’onda del Concilio Vaticano II , assunse una linea
politica meno collaterale alla Democrazia Cristiana, rafforzando nel
contempo l’impegno ecclesiale. Vittorio Bachelet nel 1976 fu eletto
alla vicepresidenza del Consiglio superiore della magistratura e in tale
veste, nel 1980, venne ucciso dalla Brigate Rosse. Dall’intervento verbale si è potuto capire che il prof. Bachelet , nei confronti di un’eventuale intervento bellico americano contro l’Irak, ha maturato una posizione “moderata” che non gli fa escludere a priori una soluzione “armata” ma che anzi gliela fa considerare come l’estremo rimedio per una “giusta” conclusione della crisi mondiale. Per meglio far comprendere le ragioni di questa sua scelta il prof. Bachelet ha ripercorso la sua crescita politica maturata in seguito all’uccisione del proprio genitore e di fronte anche a continui interrogativi politici nazionali ed internazionali ( La “guerra del Golfo”, la “Questione israeliano-palestinese”, l’attentato alle “Twin Towers” dello scorso 11 settembre 2002 ). Nel corso di tutti questi anni il prof. Bachelet ha maturato appunto una sua personale teoria per la quale in ogni risoluzione di spinose questioni politiche è opportuno perseguire una “giusta” applicazione giuridica che neutralizzi in certo modo chiunque arrechi danno o disturbo alla “quiete” pubblica (nazionale o internazionale), facendo eventualmente ricorso anche all’estrema soluzione di un intervento armato. "...No alla guerra preventiva..pace e mediazione..." , comunque nel rispetto delle norme e degli organismi internazionali appositamente incaricati di essere pacifici arbitri “super partes”. A
seguito del prof. Bachelet è intervenuto il Sindaco di Sezze prof.
Giancarlo Siddera che, dopo i rituali ringraziamenti e saluti, ha voluto
precisare la sua posizione per manifestare che non si augura affatto una
soluzione armata, pur doverosa ed inevitabile che essa si presenti, e
che quindi auspica il ricorso a soluzioni pacifiche, più meditate e
meno affrettate possibili , da parte degli organismi internazionali. Si sono succeduti quindi, stranamente e piacevolmente molto sintetici e contenuti, gli interventi “programmatici” di ben quattro esponenti politici locali, appositamente invitati ad esprimere il parere della propria parte politica. Hanno perciò preso la parola il sig. Gaetano Leonoro, esponente di Rifondazione Comunista, che ha rivendicato l’assunzione di una tenace posizione “estremamente pacifica” ed ha condannato perciò qualunque violenta “punizione” verso un popolo presunto colpevole… le cause belliche sarebbero invece da ricercare nelle diverse “ingiustizie” internazionali che fomentano gli odi e le guerre mondiali; sarebbe più opportuno vivere pacificamente alla ricerca di giustizie sociali nel campo economico e nel campo politico ! E’ poi intervenuto il dott. Lidano Zarra, esponente locale della neonata “Alternanza Amministrativa” che si è favorevolmente espresso per una via pacifica e possibilmente nel rispetto delle regole democratiche che da sempre reggono gli equilibri nazionali ed internazionali. Non sarebbe neanche lecito ed opportuno politicamente pensare ad una soluzione bellica armata. E’ quindi intervenuto il sig. Ernesto Carlo di Pastina, esponente del gruppo dell’”Ulivo”, che ha sollecitato ed auspicato una soluzione “pacifica”, incentrata sul perseguimento di metodi e vie democratiche, richiamandosi agli alti valori inculcati dai passati “Padri della Patria” e da tutti gli esponenti degli organismi internazionali. A finire è intervenuto, incaricato da parte delle forze “governative” , della cosiddetta “Casa delle libertà”, l’esponente locale Carlo Enrico Magagnoli che ha fortemente rivendicato una posizione politica che sia lealmente incanalata verso un’appoggio all’alleato americano, tanto più che esistono ben pochi margini di trattativa in una causa politica in cui già si conosce il colpevole… Di
seguito a questi interventi istituzionali -
davvero rapidi - si è aperto un “pacifico” dibattito in cui
sono intervenuti, tra gli altri, Francesco
Petrianni, Franco Abbenda, Stefania Valleriani… tutti per
stigmatizzare un malaugurato sbocco armato ed una posizione governativa
italiana e “filo-americana”, espressione di un
servile atteggiamento politico. Le vie da cercare anzi starebbero
nel rispetto delle sovranità democratiche, nel “popolare” anelito alla convivenza tra
popoli e nazioni di ogni lingua e di ogni razza, nel ricorso al disarmo
preventivo, anche unilateralmente espresso, ed infine nel potenziamento
delle autorità politiche degli organismi internazionali più influenti
( ONU, Comunità europea ecc. ecc). A conclusione di tutto il dibattito il prof. Giovanni Bachelet, invitato a rispondere alle domande sollevate dalla platea, si è alquanto “addolcito”, forse correggendo o meglio puntualizzando la propria posizione ( apparsa in primo momento forse severamente “giuridica” e “giustizialista” ). L’esimio professore infatti, pur ribadendo la ricerca di una giusta repressione di un pericoloso focolaio di guerra, si è auspicato una soluzione ponderata, nutrita cioè di saggezza politica , religiosamente ispirata ad una pacifica soluzione, con l’impiego di tutti gli sforzi di ogni persona competente e correttamente formata, per il ristabilimento dell’ordine democratico internazionale.
Sezze,
15 febbraio 2003 Articolo di Carlo Luigi Abbenda |