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Disarmo ed O.N.U. |
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di Franco Abbenda Intervento all'incontro - dibattito del 15 febbraio 2003 con il prof. Giovanni Bachelet
Disarmo
ed O.N.U.
Di fronte
al rigore logico ed al freddo excursus storico della relazione con
la quale il Prof. Bachelet ha aperto il dibattito sull’attuale momento
“pre-bellico” post-11 settembre ed in generale sulla pace, è stato
difficile, e forse velleitario da parte mia, introdurre nel dibattito
susseguente alcuni spunti di riflessioni di carattere generale
sull’attuale funzione dell’O.N.U. e sul Disarmo. Ho
provato pertanto a rendere più fluido ed ordinato quanto detto
nell’auditorium: 1.
Fino a quando le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza
dell’ONU, attuate da 15 paesi membri, di cui 5 pemanenti (U.S.A.,
Francia, Inghilterra Russia e Cina) e 10 temporanei, avranno bisogno
degli eserciti dei singoli stati per “imporre” quanto disposto dalle
risoluzioni, si avranno di fatto urgenze diverse a seconda degli
interessi economico-politico-militari di qualche superpotenza; basta
rivedere gli ultimi interventi militari ONU (Golfo, Serbia, Kosovo) e
rendersi conto che ci sono state urgenze pressanti e sponsorizzate ed
altre dimenticate (conflitti in Africa). Ci
sarebbe bisogno quindi di ripensare ad un nuovo ONU, introducendo certe
ed imparziali procedure di funzionamento del Consiglio di Sicurezza,
anch’esso ovviamente rimodellato (per esempio creando un esercito
realmente “terzo” e permanente di caschi blu), ed eliminando le
prerogative attuali (potere di veto) concesse agli Stati vincitori della
II guerra mondiale. 2.
Dalla terminologia in uso nelle conferenze internazionali e nei
documenti programmatici delle forze politiche nazionali, e forse anche
da troppe convegni delle
Associazioni cattoliche, è sparita la parola DISARMO.
Solo
qualche vecchio testardo ed illuminato (il Papa ossessivamente ed
Ma
di Pace si dovrebbe parlare a maggior ragione (possibilmente con
visione a lungo raggio e più profetica, tipica dei grandi statisti
della storia, ma ormai rari sulla scena mondiale), proprio in assenza di
contingenze internazionali a rischio, come quella attuale. Qualche
“cattolico avanguardista e sognatore” (come lo fu Don Lorenzo Milani
negli anni sessanta, con le sue posizioni allora estremiste
sull’obiezione di coscienza e sul concetto di guerra giusta, diventate
con gli anni canoniche e pressoché assimilabili a quelle attuali del
Magistero della Chiesa) ritiene ancora attuale l’opzione di “disarmo
totale ed unilaterale” di uno stato, come segno di “diversità
pacifista reale” e di proposta profetica sul mondo che sarà (di fatto
l’Italia per esempio, non ha avuto più bisogno, dopo l’ultimo
conflitto mondiale, del proprio esercito per difendersi dall’attacco
militare di un altro stato. Sono cambiate, anche organizzativamente, le
priorità del nostro Esercito nazionale: sempre più protezione civile e
missioni internazionali “di Pace”; segno delle mutate prerogative
difensive). Il Magistero della Chiesa non ne ha mai parlato ufficialmente approvandola come strada percorribile? Va bene, ma non mi risulta ne abbia mai parlato negativamente, e poi sappiamo dalla storia che il Magistero Ufficiale è arrivato tante volte in ritardo a sancire ciò che Santi e Profeti veri, sulla base di una lettura ispirata del Vangelo, avevano precedentemente intuito e vissuto sulla propria pelle. Utopia? Certamente sì, se ci si limita a guardare il mondo con gli occhi della fredda logica di economia politica. Ma chi avrebbe pensato al Sudafrica attuale solo qualche anno fa? E ad un’Europa con moneta unica, alle soglie di una prossima apertura anche ad Estonia, Turchia e Bulgaria?
Cominciamo a parlarne di politiche reali di disarmo, altrimenti
rimarranno sempre tabù e ci limiteremo a parlare di Pace solo in
presenza di rischi reali di Guerra; e questa è una pace minore e
limitata (con tutte le contraddizioni possibili), non quel Valore
Supremo per cui hanno “combattuto” tanti pacifisti utopisti nel
corso della Storia.
Sezze, 15
febbraio 2003 Articolo di Franco Abbenda |