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Paolo
Villaggio
SERATA
D'ADDIO
di
Paolo Villaggio
Regia
di Andrea Buscemi
Tre
pezzi di bravura per un solo attore, si dice di solito. In questo caso si
potrebbe parlare anche di autore. Villaggio
drammaturgo ci propone, dopo averli fatti propri mediandoli con il suo
stile inconfondibile, tre atti unici suggeriti dalle opere di due giganti
del teatro. E' la disperazione, la ribellione e la solitudine di un uomo,
ma allo stesso tempo la sua trascinante carica comica e grottesca che sono
il filo conduttore e l'anima di questi tre momenti, di queste tre
situazioni. Tre uomini e uno solo allo stesso tempo. Tre tipi che sembrano
incarnarsi e vivere con straordinaria intensità nell'attore stesso che li
adotta e li anima, con formidabile immedesimazione, come fossero schegge
impazzite della propria esperienza umana.
Il fumo uccide ispirato a "Il tabacco fa male" di Anton Cechov
Una dura accusa contro i danni provocati dal fumo. Un'invettiva nei
confronti della speculazione costruita sulla salute dei cittadini. Una
conferenza di denuncia morale e di grande responsabilità civile.
Una vita all’asta ispirato a "Il canto del cigno" di Anton
Cechov
E' la confessione e il congedo dell'attore giunto alla fine della sua
carriera o comunque al momento in cui sembra ora di dire basta lasciando
spazio ad altri.
I ricordi di tanti episodi e aneddoti tornano alla mente per diventare una
specie di testamento artistico del protagonista.
L'ultima fidanzata ispirato a "L'uomo dal fiore in bocca" di
Luigi Pirandello
Ipocondria, paura della morte. Un uomo solo col suo destino subdolo e
crudele.
L'angoscia di un responso medico preoccupante e la strana sensazione di
venire proiettato in un'altra dimensione dove la vita con i suoi problemi
assume un significato completamente diverso.
Il
fumo uccide
A sipario chiuso si spengono le luci in sala e, da dietro le quinte, si
sente sommessa la voce del protagonista che rassicura la moglie
sull’esito e l’efficacia del suo monologo antifumo, antialcol, e
antidroghe varie. La voce della moglie non si sente mai, ma solo la voce
angosciata e per nulla rassicurante del poveretto, che sembra decisamente
succube della donna. A proscenio, compare il protagonista. Indossa un frac
molto elegante, si presenta al pubblico, che chiamerà "spettabile
pubblico" e comincia il suo monologo. Dice che è un ex tabagista e
spiega quali sono i terribili danno del fumo. Ogni tanto, sommessamente,
si rivolge alla quinta di destra dove "c’è" la moglie in
agguato, pronta a fargli passare dei brutti momenti. Dirà quindi spesso:
"Va bene così vero? Come sto andando?" insomma sembra che più
che a ricevere l’approvazione del pubblico, lo interessi convincere
quella belva umana che lo sta controllando. Poi sempre monologando con il
pubblico scende in sala e il suo rapporto con la moglie va a calare, fino
al punto che quando è sicuro di non essere più aggredito, comincia a
pietire boccate di sigarette e una "pompata" a collo di whisky
canadese. Insomma, perde ogni ritegno e riconosce che alcolisti, fumatori
accaniti si rimane per tutta la vita. Alla fine da al pubblico
un’immagine di sé penosissima.
Esce dal fondo dopo aver mandato al diavolo la moglie. Si capisce che per
quel disgraziato c’è in agguato un futuro senza denaro, senza lavoro e,
purtroppo, con una terribile dipendenza da quei vizi di cui non è mai
riuscito a liberarsi. Rientra dalla tenda a fondo sala, o da una porticina
laterale, con le luci in sala, e scompare.

Una
vita all’asta
Si apre il sipario, in una mezza luce che poi si fa più intensa, c’è
lo stesso protagonista senza la giacca del frac, ma solo con lo sparato e
con la schiena nuda. È sdraiato su una grande poltrona di cuoio con
le rotelle. In un palcoscenico polveroso c’è la grossa buca del
suggeritore che non si vedrà e non si sentirà mai. È quello di
sempre, di tutta la sua carriera teatrale. Sparsi disordinatamente sul
palcoscenico ci sono vari oggetti, che stanno per essere venduti
all’asta dalla voce di un banditore che non si vede. Lui spiega che
quella non è una serata d’addio, non è uno spettacolo nel quale lui si
esibirà, ma semplicemente la sua ultima comparsa in un palcoscenico di
teatro. "Vedete - spiega - sto vendendo le poche cose che mi
sono rimaste alla fine di una lunga carriera". Tutte le volte che la
voce del banditore mette all’asta degli oggetti, che possono essere
vasi, il lampadario del teatro, costumi di scena, ecc. lui ricorda un
episodio della sua vita in teatro legato a quell’oggetto. Polemizza
anche con il suggeritore in buca (sempre invisibile e muto), perché
mentre a lui ogni oggetto lo emoziona, si commuove infatti per momenti di
trionfo e si umilia per serate con un pubblico feroce, per papere
clamorose ecc…, il suggeritore rimane impassibile come se non gli
importasse nulla. Alla fine, terminata l’asta, quando gli portano via
anche la poltrona dove è seduto e sulla quale aveva recitato l’avaro di
Molière, si rivolge al pubblico: "Grazie signori per la vostra
pazienza e per avermi sopportato in questa rivisitazione dei miei
ricordi". Ma prima di uscire si rivolge a quel suggeritore maledetto
e, con una punta di commozione, gli dice: "Ciao stronzo. Sei
l’unico che non ti sei mai commosso".

L’ultima
fidanzata
Seduto su una panchina, all’uscita della metropolitana vicino al
Colosseo a Roma, il solito protagonista vestito in modo dimesso. Sembra
che cerchi disperatamente di fermare chi esce dalla metro. "Scusi
signore! Mi permette?.... Hei lei, là in fondo!... Signor vigile?"
nessuno gli risponde. Allora si rivolge al pubblico in sala: "Vi
rendete conto di quanto feroci siano i cattolici che da, haimè, troppo
tempo, si sono dimenticati di essere dei buoni cristiani? E l’amore per
il prossimo? E il discorso della montagna di Gesù? "Ama il prossimo
tuo come te stesso?"…" Ad un certo punto si rivolge perfino ad
un cavallo che tira una carrozzella. E qui spiega al pubblico perché
avrebbe bisogno di essere confortato. Un medico suo amico gli ha appena
detto che ha una brutta malattia ad un polmone. Racconta: "Quanto mi
resta da vivere? – chiede fingendo molto coraggio". Il medico senza
guardarlo negli occhi e mentre gli scrive il referto alza l’indice della
mano sinistra. E lui, "Un anno?" il medico scuote la testa,
"Un mese?" fa lui angosciato, e il medico: "Si,
ciccia!". Lui capisce che ha una sola settimana di vita. Spara un
cazzotto con rabbia sul naso del dottore e va via senza pagare il conto.
Ma qui spiega al pubblico che quella notizia terribile, invece di buttarlo
in uno stato di prostrazione profonda, lo libera da tutte le sue paure:
l’insuccesso, la mancanza di una grande storia d’amore. Capisce che si
è liberato di una famiglia ormai insopportabile. Insomma, non è certo
felice, ma si è liberato di tutto. Racconta poi di come ha cercato di
farsi convincere dell’esistenza di una vita dopo la morte contattando un
grande psicologo, poi il capo di un monastero sulle colline della città
e, infine, buttandosi a leggere libri sacri e scientifici nei quali c’è
scritto che l’anima dell’uomo sopravvive alla morte del corpo.
Racconta al pubblico che in questo suo girovagare, lui che era vigliacco,
è diventato coraggioso, racconta anche che lui, in questa nuova
condizione, riesce quasi a fare innamorare una ragazza bella e
intelligente. Al punto che la ragazza gli dice: "Lo sai che io vorrei
fare un figlio con te? E anche se sei vecchio vivere al tuo fianco tutta
la vita? Sei d’accordo?". Si rivolge al pubblico: "Non le ho
neppure risposto e l’ho lasciata inebetita". "Vabbè -
conclude - ora vi devo salutare, ma prima vi devo dire che mi sono
liberato, soprattutto, della paura più grande che ha un uomo: quella
della morte". Esce di quinta, e poi rientra: "Si però con voi
voglio essere molto sincero. Domani mattina devo fare una risonanza
magnetica, una tac, e tutti gli esami ematici. Perché io, di morire fra
una settimana, non ci penso proprio!".
Paolo
Villaggio con l'amico del cuore, Fabrizio De André

Paolo
Villaggio con Ugo Tognazzi al compleanno di
Liza Minelli
Paolo
Villaggio con Federico Fellini
Un
articolo scritto dal premio Nobel Dario Fo per Paolo Villaggio
Una
lettera scritta da Vittorio Gasman per l'amico Paolo

Dopo
lo spettacolo Villaggio con Lidano Caldarozzi, Remo Grenga, Gianni Orlandi
e Gianluigi Polisena Paolo
Villaggio ha regalato a Sezze una serata memorabile. Più di due ore
sulla scena parlando delle esperienze di teatro, dalle sue amicizie e dei
ricordi d'infanzia, passando per i giorni della Liberazione per arrivare
ai giorni nostri ripercorrendo tutte le miserie ma anche le grandezze
dell'uomo. Il suo ultimo desiderio sarebbe quello di tornare nei luoghi
dell'infanzia con il fratello, con Fabrizio e con il padre.
Autoitalia
spa è sponsor della
manifestazione
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