È
IL LIBERISMO BELLEZZA
di
FABRIZIO GIOVENALE
Quando negli anni Sessanta ho cominciato a
occuparmi di ambiente almeno era certo di che cosa stavamo parlando.
Le misure fisiche del mondo, tanto per cominciare: 150 milioni di
chilometri quadrati di terre emerse, un terzo delle quali ricoperte da
deserti e ghiacciai. Oggi apprendiamo da Repubblica dello scorso 5
dicembre che, secondo le analisi delle Nazioni Unite, nemmeno quelle
cifre sono più valide. Negli ultimi 15 anni le superfici desertiche
sono raddoppiate, così che il totale delle terre inabitabili
raggiunge e forse oltrepassa la metà della superficie terrestre.
Quello che allarma di più è che non si tratta soltanto di ignoranza
e insipienza delle popolazioni locali, ma anche – forse soprattutto
– dei modi sbagliati di affrontare il problema da parte della Banca
Mondiale e delle altre massime autorità planetarie: cambiando il
corso dei fiumi a furia di sbarramenti e dighe, emungendo acqua dalle
falde più profonde del sottosuolo, sperimentando ogni modo possibile
per peggiorare le cose. Sempre perché, in fondo in fondo, ciò che
vanno veramente cercando è l’affare, i profitti d’impresa. La
legge che domina è quella. È il libero mercato, bellezza...
Così fa una certa impressione volgere gli occhi all’interno,
nel cortile di casa nostra, e vedere la situazione politica ancora
orientata verso prospettive di crescita impossibili. Dal duo
Prodi-Padoa Schioppa, che si va arrabattando per far uscire da un
ipotetico sottosviluppo un paese che è ancora fra i più fortunati,
al solito Berlusconi, che al di là del mercato non ha mai visto né
voluto sapere niente di niente. Ma del deserto che avanza costoro non
hanno mai sentito parlare? O credono di avere una sorta di diritto
divino – noi, l’Europa, l’intero Occidente – a un trattamento
di favore mentre il resto del mondo sta andando allo sfascio?
Bisogna dedicare porzioni sempre maggiori delle nostre capacità
culturali, scientifiche, economiche e lavorative a uno sforzo mondiale
comune per tentare di arrestare la desertificazione avanzante. Idee
simili altrove cominciano a circolare, se pure con abissale e già
forse definitivo ritardo. Noi soli però sembriamo ancora capaci di
seguitare a trastullarci con le solite ridicole sceneggiate
politichesi. Come se non fossimo al centro di un turbine che sta
sconvolgendo la Terra.
febbraio
2003
NO
ALLA GUERRA
Legambiente
è contraria alla guerra all’Iraq, che sarebbe del tutto
ingiustificata sul piano morale, della legalità
internazionale,
dell’impegno contro il terrorismo, e che avrebbe conseguenze
potenzialmente catastrofiche. Con o senza la copertura dell’Onu,
questa sarebbe una guerra profondamente ingiusta e drammaticamente
dannosa.
Riteniamo
aberrante la teoria della “guerra preventiva”, attraverso la quale
gli Stati Uniti vorrebbero arrogarsi il diritto di decidere chi, quando
e come può essere oggetto di un’aggressione militare.
In
discussione non è la necessità di combattere il terrorismo globale, i
fondamentalismi, o di contrastare regimi dispotici come quello di Saddam
Hussein: nulla è più lontano dalla nostra sensibilità, dalle nostre
speranze, dal mondo per il quale ci battiamo, dei deliri di chi ha
seminato la morte tra gli innocenti delle Twin Towers o dei crimini
compiuti dal dittatore iracheno contro il suo popolo.
Ma
l’invasione dell’Iraq sarebbe soltanto una carneficina
inaccettabile, un’azione legata più all’obiettivo di proteggere, in
una visione tanto miope quanto arrogante, gli interessi geopolitici
degli Stati Uniti, di esaltarne il ruolo di “gendarme del mondo”,
che non all’esigenza di fermare il terrorismo. Di più, questa guerra
rischierebbe di rendere tragicamente concreti
tutti i peggiori timori sul rischio di uno scontro di civiltà
tra Occidente e Islam.
Legambiente
è impegnata nel movimento pacifista che si sta mobilitando in tante
parti del mondo, Stati Uniti compresi, per fermare la guerra di Bush. In
particolare, ci rivolgiamo all’Europa perché rifiuti di seguire
l’amministrazione americana in questo vicolo cieco: il terrorismo,
come gli altri grandi problemi planetari – la povertà, i mutamenti
climatici –, si combattono lavorando per un mondo diverso e migliore,
per una globalizzazione che diffonda vero benessere, diritti, democrazia
e non sia invece, com’è oggi, sistematicamente piegata agli interessi
di pochi privilegiati.
Per
tutto questo Legambiente sarà in piazza Roma il 15 febbraio in una
delle grandi manifestazioni per la pace che quel giorno si svolgeranno
in tutta Europa.
Mentre
la situazione internazionale si fa di ora in ora sempre più grave e
difficile, cresce l’appuntamento europeo e globale per la pace del 15
Febbraio, che per la prima volta vedrà cittadini di lingue, culture e
continenti diversi manifestare contemporaneamente per fermare una guerra
mille volte annunciata che la gran parte dell'opinione pubblica
internazionale non vuole.
Sono
già centinaia le adesioni alla giornata contro la guerra all'Iraq che
si terrà a Roma e in 35 capitali del mondo. Per dire che l'Italia si
oppone alla guerra all'Iraq e che si impegna per costruire la pace e la
giustizia in Medio Oriente, si sono unite centinaia di associazioni e
realtà territoriali, gruppi pacifisti e movimenti sociali, comitati di
quartiere e consigli comunali, centri sociali e ong, organizzazioni del
volontariato laico e cattolico, sindacati di base e grandi
confederazioni come la Cgil e la Cisl, Emergency, i Disobbedienti e i
missionari francescani, la Tavola della Pace e gli studenti, forze
politiche, tanti parlamentari e enti locali, insieme a tutti i soggetti
che hanno dato vita al Forum sociale europeo (tra cui Attac, Arci, Rete
Lilliput, Fiom, Legambiente, Rifondazione, Cobas e tanti altri).
La
nostra mobilitazione per il 15 Febbraio 2003 è già forte e ora dobbiamo
stringere per portare quanta più gente possibile, organizzando gruppi
da tutti i nostri paesi e le nostre città.