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Ad
un passo dal cielo / il
progetto 2005-2006

Silvio
Mondinelli e Enrico Bernieri

Il
Presidente del CAI di Sezze Dr. Angelo Giorgi con il Vice
Sindaco Giuseppe Giarlo

Progetto
biennale 2005-2006
“Sulle
cime del mondo”
L’Associazione
sta portando avanti un progetto molto ambizioso che è quello di
organizzare, tra il
2005
ed il 2006, una serie di spedizioni extraeuropee che porteranno sulle
vette più alte della terra
diversi
alpinisti del Lazio e di altre regioni del Centro Italia.
Il
Progetto “Mountain
& Freedom – Sulle cime del mondo 2005-2006” prevede l’ascensione alle
seguenti
cime:
“Concatenamento
Shisha Pangma 8012 mt./Cho Oyu 8201 mt. (Cina/Nepal) Settembre-
Ottobre
2005”;
“Missione
Provincia di Latina” Aconcagua 6959 mt. (Argentina) Dicembre
2005-Gennaio
2006;
K2 8611 mt.
(Pakistan) Luglio 2006 senza ausilio di ossigeno;
Spedizione
himalayana “Concatenamento Shisha Pangma - Cho Oyu”
Lo
Shisha
Pangma è
il più “basso” dei 14 ottomila del pianeta (8012 mt.), ma non per
questo meno
impegnativo.
Si trova nella catena
montuosa
dell’Himalaya interamente in
territorio
tibetano. E’ un picco enorme
con una
parete est lunga, ripida e
scoscesa. Il
suo nome significa “Cresta
sui
pascoli”, mentre in dialetto indostano
viene
chiamata Gosainthan che vuol dire
“Luogo dei
santi”.
E’ stato
uno degli ultimi 8000 ad essere
scoperto,
esplorato e scalato: le cause di
questo
ritardo sono da imputare sia alla
posizione
geografica, molto più a nord
rispetto
alle altre vette himalayane, sia e
soprattutto
all’invasione cinese del Tibet
che ha
prodotto un isolamento della
regione per
vari anni.
La prima
grande spedizione che tentò di
salire la
vetta dello Shisha Pangma, nel 1964, fu una spedizione cinese a cui
seguirono altri gruppi
alpinistici
di varie nazionalità.
Attualmente
la via più seguita per
l’ascensione è quella del versante nord
(via
cinese). Per giungere alla base della
montagna
si parte da Kathmandu per
arrivare al
confine cino-tibetano da dove,
attraverso
una lunga strada scavata sui
fianchi
delle montagne, si arriva
all’abitato
di Nyalam a 3750 metri di
quota dove
si rimane un paio di giorni. Il
viaggio
prosegue poi in jeep sugli
altopiani
tibetani fino al Campo Base
cinese posto
a 5000 metri.
Altri
due giorni sono necessari per
l’acclimatazione,
dopodichè si caricano i
materiali
sugli yak e da lì, a piedi con una tappa intermedia, si arriva dopo
venti chilometri fino al
Campo Base ai piedi della grande montagna a quota 5400 metri. Montato il
campo, dopo un periodo
variabile di acclimatazione, si montano delle tende deposito a 5900
metri, in prossimità del grande
ghiacciaio dello Shisha. Superata la prima parte del ghiacciaio, molto
tormentata ed irregolare, si
attacca il grande pendio che porta al plateau superiore dove si monta il
Campo I a 6400 metri. Da
qui si sale
verso nord-est la conca glaciale arrivando fino al Campo II posto a
circa 7000 metri.
Rimontando
la cresta nord (40-45 gradi di pendenza) si arriva ad una zona
pianeggiante, molto
esposta ai
venti, dove si può piazzare un altro campo a 7400 metri.

I
componenti del progetto alpinistico 2005/2006
Da
quest’ultimo campo si continua a salire lungo la dorsale fin dove il
pendio diventa più ripido
(50-55
gradi). A quota 7500 metri si può, se le condizioni lo permettono,
traversare verso sinistra
per
raggiungere la vetta principale; altrimenti si tira dritto, si contorna
uno sperone roccioso, si
raggiunge
la cresta ovest e poi sulla seconda cima a 8006 metri. Si potrebbe
raggiungere da lì la
vetta
principale ma la cresta di unione fra le due è molto affilata. La
discesa avviene per la stessa
via
di salita.
Percorrendo
una storica via commerciale si arriva ai piedi della sesta montagna al
mondo per
altezza,
il Cho
Oyu alto
8201 metri.
Il Cho Oyu
si trova al confine tra Nepal e Tibet, ma l'avvicinamento avverrà dalla
parte del Tibet
per arrivare
direttamente nelle vicinanze della cresta Nord-ovest, quella scelta per
l'ascesa.
Statisticamente
questa montagna offre meno resistenza all'ascesa nel periodo
pre-monsonico, cioè
in
primavera, mentre nel periodo dei primi mesi d'autunno, periodo post
monsonico, si trovano più
difficoltà
dovute all'irrigidimento delle temperature e dal fatto che sui pendii si
accumula più neve.
La
prima ascensione in assoluto fu portata a termine il 19 ottobre del 1954
dai fortissimi austriaci
Hebert
Tichy e Sepp Jochler e dal
nepalese
Pasang Dawa Lama. Mentre, la
prima
ascensione italiana fu intrapresa
da
Reinhold Messner e Hans
Kamerlander
nel 1983. Aperta dagli austriaci
di Tichy nel 1954, la via si
snoda
lungo il versante nordovest e
presenta un
paio di punti mediamente
"tecnici",
costituiti da una fascia
rocciosa
e da un "muro" di seracchi, le
cui
condizioni variano a seconda
dell'innevamento
e delle stagioni.
Il
plateau terminale costituisce un
impegno
soprattutto dal punto di vista
psicologico,
essendo veramente vasto e
richiedendo
una lunga progressione. Richiede particolare attenzione in caso di
nebbia o cattiva
visibilità
: perdersi sul plateau può costituire l'unico vero rischio della
montagna. Per questo quasi
tutte le
spedizioni predispongono delle bandierine per marcare la traccia in caso
di maltempo. Si
tratta
comunque di una magnifica salita, mai banale, di grande respiro e con
panorama mozzafiato
sul
vicinissimo versante nord dell'Everest.
Dal
ghiacciaio Gyabrag, si sale una facile morena e una cresta rocciosa fino
a quota 6446 m. Poi, si
segue
lunga e facile cresta nevosa fino alla seraccata. Le condizioni possono
variare ma, negli anni
recenti,
questa barriera è stata superata attraverso un buco lasciato da un
seracco crollato.
A
partire da quota 7000 m un tiro su neve, di facile inclinazione e
tendente a sinistra, permette di
accedere
agli ultimi lunghi tiri nevosi che portano all'altopiano sommitale.
Solamente quando ci si
aprirà
davanti agli occhi lo splendido panorama che vede sullo sfondo come
cornice perfetta
l'Everest
e in basso la lontana via commerciale del Nangpa La capiremo di essere
arrivati in cima al
Cho
oyu ad una altezza di 8201 m.
I
componenti della spedizione sono:
Daniele
Nardi è nato a Sezze (LT) il 24 Giugno 1976.
Istruttore
nazionale di Alpinismo e arrampicata sportiva della lega montagna
dell’UISP,
ha al suo attivo numerose ascensioni su tutto l’arco alpino e sulla
dorsale
appenninica .Ha partecipato inoltre a tre spedizioni himalayane
Gasherbrum
II 8035 mt. Luglio/Agosto 2001; Cho Oyu 8201 mt.
Settembre/Ottobre
2002; Everest 8848 mt. Aprile/Maggio 2004. Quest’ultima
spedizione
lo ha visto raggiungere la vetta il 19 maggio 2004.
Enrico
Bernieri. Un’esperienza alpinistica quasi
ventennale. Circa trecento salite
tra
il Gran Sasso e l’arco alpino, tra cui alcune vie nuove e prime
ripetizioni
invernali.
Conta al suo attivo otto spedizioni extraeuropee in Himalaya,
Karakorum,
sulle Ande e in Africa. Ha organizzato la prima spedizione romana a
un
8000. E’ stato coordinatore dei progetti scientifici di “K2-2004, 50
anni dopo”,
partecipando
sia alla spedizione al K2 che a quella all’Everest. E’ Istruttore
Nazionale
di Alpinismo del Club Alpino Italiano e dirige La Croce del Sud,
Scuola
di Alpinismo della Sezione del CAI di Roma.
Roberto
Delle Monache abruzzese, iscritto al CAI di
Colleferro/Anagni, ha al suo
attivo
numerose ascensioni sull’arco alpino e sul massiccio del Gran Sasso.
Ha
partecipato
alla spedizione himalayana Gasherbrum II 8035 mt. Luglio/Agosto
2001
e nel gennaio dello stesso anno ha scalato l’Aconcagua lungo la via
dei
polacchi.
Nel 2003 ha tentato la scalata dello Shisha Pangma raggiungendo quota
7700 mt.
Domenico
di Bartolomeo, “Mimmo” per gli amici.
Iscritto
al CAI di Pescara, ha già effettuato diverse spedizioni in Himalaya.
Ha
partecipato alla spedizione himalayana Gasherbrum II 8035 mt.
Luglio/Agosto
2001
e nel gennaio dello stesso anno ha scalato l’Aconcagua lungo la via
dei
polacchi.
Nel
2003 ha organizzato la spedizione allo Shisha Pangma tentandone la
scalata.
Cesare
Giuliani 38 anni, figlio d'arte, ha al suo
attivo numerose ascensioni su tutto
l’arco
alpino e sulla dorsale appenninica . Dal 1992 è istruttore di Alpinismo
del
CAI
; insegna presso la Scuola Croce del Sud di Roma;
Dal
2000 è istruttore Nazionale di Arrampicata Sportiva ed ha all'attivo
circa 10
vie
tra l'8a+ e l'8a. Frequenta la montagna dall'arrampicata sportiva, al
ghiaccio, al
canyoning,
alpinismo e sci.

Andrea
Masini ha al suo attivo numerose ascensioni su
tutto l’arco alpino
(M.Bianco,
parete SW: Eperon de la Tournette; M.Maudit: Arete Kuffner;
M.Bianco:
traversata integrale: Domes de Miage - Cresta Sud de l’Aiguille de
Bionassay
- M.Bianco; Tour Ronde: Parete Nord; M.Blanc du Tacul ed altre) e
sulla
dorsale appenninica, nonché diverse cascate di ghiaccio fino al 6°
grado.
Andrea
Gulli 48 anni, nato a Milano ma romano
d'adozione. Istruttore Nazionale
di
Alpinismo dal 1988; dal 1991 insegna nella scuola "La croce del
sud" del CAI
di
Roma. Ha al suo attivo diverse centinaia di vie in montagna (dal Gran
Sasso
alle
grandi classiche delle dolomiti e delle Alpi occidentali, Monte Bianco
in
particolare),
con vie nuove su ghiaccio e roccia, numerose solitarie e prime salite
invernali
nel massiccio del Gran Sasso. Da qualche anno si dedica alla salite
invernali
di cascate di ghiaccio e delle pareti nord del Monte Bianco (Les Courtes,
Les
Droites e numerose goulotte). Nel 1986 ha partecipato alla
spedizione "Kun
Lun
86" al Kongur 7719 m nel Xingkiang cinese.
Raffaele
Cerelli è nato a Toronto (Canada) l’11
Agosto 1966.
Atleta
con un’intensa attività sull’Appennino e sulle Alpi è alla sua
seconda
esperienza
extraeuropea. Nel 2002 raggiunge la cima dell’Island Peak (Himalaya
6189
mt.).
Ha
partecipato, inoltre, ai campionati italiani di corsa in montagna nel
2003 e nel
2004.
Pietro
De Sanctis è nato a Roma il 24 Settembre 1972
Aiuto
istruttore di alpinismo del Cai di Roma presso la scuola “La Croce del
Sud
“Impegnato
da tempo in un intensa attività scialpinistica sulle montagne
dell’appennino
centrale. Si dedica all’arrampicata sportiva, ma soprattutto
all’alpinismo
su roccia e ghiaccio. Numerose sono lesalite su roccia nel gruppo
del
Gran Sasso e nei principali massicci dolomitici (Nord del Gran Paradiso,
sulla
variante
Cretier; Via dei Tre Mont Blanc con discesa dalla normale francese; Lo
spigolo
est sud est sulla Punta Cusidore).

Spedizione
andina “Missione Provincia di Latina”
L’Aconcagua,
“La Sentinella di Pietra”, è la vetta più alta di tutto il
continente Americano e per
questo
fa parte delle cosiddette “Sette Sorelle”, le sette montagne più
alte dei sette continenti. Si
erge, con i suoi 6959 metri, nelle Ande
argentine
al confine con il Cile. E’ un
gigante
di rocce sedimentarie, neve e
ghiaccio
con enormi pareti verticali sul
versante
meridionale. A causa della sua
particolare
posizione geografica sono molto
frequenti
i cambiamenti di clima e di
temperatura.
La
via di salita che verrà seguita dalla
spedizione
sarà quella che, attraverso il
ghiacciaio
dei polacchi, giunge sulla cima
della
montagna dal versante Est.
Questo
itinerario rappresenta la via normale
alpinistica
di salita all’Aconcagua ed è stata
aperta
per la prima volta nel 1934 dai forti
alpinisti
polacchi Narkievitcz-Jodko,
Daszyinski,
Ostowski, Osiecki. Con un
dislivello
di 2750 metri ed una difficoltà classificata in PD, la via supera ampi
pendii glaciali
ricoperti
da penitentes (formazioni di ghiaccio a forma di vele) e giunge fino in
cima attraverso tre
campi
intermedi.Da Plaza Argentina, dove è posto il Campo Base a 4250 metri,
si risale la morena
del
ghiacciaio di Los Relinchos fino a quota 5000 metri circa, dove viene
posto il Campo 1.
Dal
Campo 1 si segue la traccia di un
sentiero
su terreno ghiaioso fino a
giungere
alla base del ghiacciaio dei
Polacchi
a quota 5900 metri. Qui
solitamente
viene approntato il Campo 2.
Dal
Campo 2 si inizia a risalire in
diagonale
verso sinistra in direzione
della Pietra Bandera a quota 6400 metri.
Si sale oltre la Pietra Bandera
lasciandosi
sulla sinistra i seracchi del
ghiacciaio
(zona conosciuta come “collo
di
bottiglia”) fino a raggiungere,
attraverso
la cresta Est, la cima
dell’Aconcagua
(6962 metri).
Dei
13 alpinisti che faranno parte di
questa
spedizione non tutti tenteranno la vetta, alcuni resteranno al campo
base o nei campi
intermedi
per sostenere e facilitare l’ascensione di coloro che saliranno in
cima.

I
componenti della spedizione sono:
Capospedizione.
Daniele
Nardi è nato a Sezze (LT) il 24 Giugno 1976.
Istruttore
nazionale di Alpinismo e arrampicata sportiva della Lega Montagna
dell’UISP,
ha al suo attivo numerose ascensioni su tutto l’arco alpino e sulla
dorsale
appenninica .Ha partecipato inoltre a tre spedizioni himalayane
Gasherbrum
II 8035 mt. Luglio/Agosto
2001; Cho Oyu 8201 mt.
Settembre/Ottobre
2002; Everest 8848 mt. Aprile/Maggio 2004. Quest’ultima
spedizione
lo ha visto raggiungere la vetta il 19 maggio 2004.
Vicecapospedizione.
Stefano
Milani è nato a Latina il 23 Marzo 1970.
Istruttore
nazionale di arrampicata sportiva della Lega Montagna dell’UISP dal
1997.
Ha effettuato numerose ascensioni sul Gran Sasso e sull’arco Alpino.
Dal
1993
ha tracciato la quasi totalità delle vie di arrampicata nelle falesie
della
provincia
di Latina (Bassiano, Norma, Sezze etc.). E’ co-autore della guida
“Noveccippiù
9c+ guida alle falesie pontine”.
Alpinista
e Logistica.
Stefano
Pontecorvi è nato a Sezze (LT) il 20 Gennaio 1972.
Socio
del CAI dal 1987 ha alle spalle un’intensa attività su tutte le
montagne
d’Italia.
Ha effettuato alcune salite alpinistiche sul gruppo del Gran Sasso e
delle
Alpi. Grande predisposizione alle vie classiche alpinistiche.
Ufficio
Stampa.
Vittorio
Massaro è nato a Latina il 25 Settembre 1975.
Sportivo
d’adozione, proveniente da un’intensa attività di volo con
parapendio,
si
è avvicinato all’alpinismo effettuando la salita per la via Normale
al Gran
Paradiso
4061 mt. Ha effettuato nell’ultimo anno alcune vie di arrampicata sia
alpinistiche
che sportive.
Preparatore
atletico.
Francesco
Leggeri è nato a Sezze (LT) il 4 Ottobre 1974.
Laureato
allo I.U.S.M. di Roma (Istituto Universitario di Scienze Motorie),
istruttore
di Tennis ed ottimo arrampicatore. Ha nella sua carriera di atleta
numerosi
sport ad alto livello.
Cineoperatore.
Claudio
Nardi è nato a Sezze il 24 Gennaio 1982.
Fotografo
naturalista realizza, per conto dell’Associazione, il Calendario della
Solidarietà.
Atleta e appassionato di montagna con ottima esperienza
escursionistica
scala il suo primo 4000, Anguille de Rocheford nel gruppo del
Monte
Bianco, è alla sua prima esperienza extraeuropea.
Alpinista.
Vittorio
Misiti, lunga militanza nel CAI di Frosinone, possiede un’ottima
conoscenza
sciistica e di escursionismo invernale sulle montagne dell’intero
arco
alpino ed in particolare del Centro Italia. Ha organizzato, in qualità
di
Team
Manager, la spedizione “Appennino 8000 Gasherbrum II 8035 mt.”
Luglio/Agosto
2001 in Pakistan.
Alpinista.
Cosimo
Sciotto è nato a Milazzo (ME) il 7 Aprile 1965 e risiede a Capistrello
(AQ).
Alpinista
di vecchio stampo, predilige un’attività alpinistica classica. Ha
effettuato
numerose ascensioni sull’arco alpino (Cervino, Dente del Gigante,
Auguille
de Rocherford etc.) e sul gruppo del Gran Sasso (Via delle due
generazioni,
Aquilotti ’74, Aquilotti ’72, Vecchiaccio etc.).
Alpinista.
Massimo
Della Valle è nato a Eraclea (VE) il 7 marzo 1965.
Da
sempre appassionato di alpinismo, sia su roccia che su neve o ghiaccio
si
avvicina
all’arrampicata sportiva nel 2001.
Ha
all'attivo una quarantina di vie di roccia tra il gruppo del Gran Sasso
, in
Sardegna
e sul Gruppo del Monte Bianco. Effettua alcune salite in quota
sull’arco
alpino tra il Gran Paradiso, il Monte Rosa e il Monte Bianco.
Logistica.
Gianclaudio
Pistilli è nato a Latina il 5 Ottobre 1977
Esperto
escursionista e sciatore, frequenta la montagna da svariati anni. Al
primo
anno di intensa attività alpinistica sale, come prima via, la diretta
Consiglio
alla est del Corno Grande (Massiccio del Gran Sasso); in seguito la
nord
del Ciarforon ed altre vie di arrampicata.
Logistica.
Enrica
Foglietta è nata a Latina il 17 Agosto 1979.
Si
è avvicinata all’alpinismo effettuando la salita per la via Normale
al Gran
Paradiso
4061 mt. Ha effettuato nell’ultimo anno alcune vie di arrampicata
sportiva.
Logistica.
Franco
Amoruso nato il 17 aprile 1946, nuova leva della Mountain Freedom si
avvicina
all’alpinismo attraverso un corso di arrampicata di base. Buon
conoscitore
dell’ambiente montano Abruzzese è alla sua prima spedizione
extraeuropea.
Logistica.
Elma
Pietrosanti ha un’intensa attività escursionistica sulla dorsale
appenninica.
Si
avvicina all’arrampicata sportiva nel 2002. Alla prima esperienza
extraeuropea
.

Spedizione
himalayana “K2 senza ausilio di ossigeno”
Il
K2,
Chogori in lingua baltì che significa “La grande montagna”, non ha
bisogno di presentazioni,
è
la seconda vetta più alta della terra con i suoi 8611 mt. e di gran
lunga la più difficile dal punto di
vista
tecnico. E’ situato nella catena montuosa del Karakorum in territorio
pakistano.
E’
anche chiamata “la montagna degli italiani” perché fu una
spedizione tutta italiana che riuscì, nel
1954,
a portare sulla vetta due alpinisti: Lino Lacedelli ed Achille
Compagnoni.
E
proprio quest’anno, in occasione del cinquantenario della conquista,
l’Italia ha ripetuto l’impresa
nel
mese di Luglio.
Rappresenta
il sogno di ogni alpinista ma
anche
la più grande preoccupazione. E’
una
montagna temibile ed allo stesso
tempo
affascinante.
La
via di salita che verrà seguita dalla
spedizione
è quella che, dal versante sud,
risale
lo Sperone Abruzzi. Il nome della
via
è dovuto a Luigi Amedeo di Savoia
Duca
degli Abruzzi che per primo, nel
1909,
intraprese questo itinerario.
Anche
se è il più seguito per raggiungere
la
vetta del K2 e sebbene venga
considerato
come la “via normale” della
montagna,
questo percorso è tutt'altro che
semplice
presentando tratti di roccia verticale e ripidi pendii di ghiaccio.
Diversi
passaggi chiave segnano i 3300 metri di dislivello dell’itinerario,
che si sviluppa con un
percorso
molto esposto e battuto dai venti che incalzano fra il K2 e il Broad
Peak. Il CB è posto tra i
5000
e i 5050 m sul ghiacciaio Godwin Austen. La via vera e propria comincia
a 5300 metri, dove
si
lascia il ghiacciaio per attaccare lo
Sperone.
Con
una prima parte di neve e terreno
misto
a tratti abbastanza ripida, si sale fino
al
campo I (6100 m.). Da qui una serie di
ripidi
pendii di misto portano fino alla
base
del difficile tratto di roccia verticale
conosciuto
come “Camino Bill”, dal quale
si
ha accesso al pendio su cui viene
solitamente
posto il campo II (6750 m.).
Al
di sopra del campo, la Piramide Nera
rappresenta
un altro impegnativo ostacolo,
con
rocce ripidissime che solo attorno ai
7700
metri perdono verticalità, lasciando
spazio
all’ampio plateau nevoso chiamato
"La
Spalla", dove viene installato il campo
III.
L'inclinazione non eccessiva del
terreno
consente di recuperare un poco di
energie
fisiche e psichiche fino agli 8300 metri, dove inizia il tratto più
difficile della salita: il
famigerato
"Collo di Bottiglia", uno stretto e ripido corridoio
ghiacciato che conduce sotto ad un
immenso
seracco da aggirare sulla sinistra con un delicatissimo traverso, oltre
il quale si
raggiungono
i pendii finali e poi la vetta (8611 m.).
I
componenti della spedizione sono: Da definire


Riconoscimento
particolare per Claudio Nardi e Paolo Tasciotti

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