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Ad
un passo dal cielo /
proiezioni

Daniele
Nardi e Silvio Mondinelli

Scienza
e Alpinismo
Scienza
moderna e alpinismo hanno radici comuni. Nascono entrambi dalla
trasformazione
culturale
avvenuta in Europa tra il XVI e il XVIII secolo e che ha portato alla
visione moderna del
mondo,
in gran parte fondata sul pensiero scientifico. Scienza e alpinismo
esprimono, in ambiti
diversi,
lo stesso desiderio di conoscenza. Un desiderio che esce dai gabinetti
scientifici, dagli studi
e
dalle biblioteche, abbandona le scrivanie, prende contatto diretto con
il mondo e si realizza
attraverso
l’osservazione e l’esplorazione diretta della natura.
I
primi alpinisti sfidavano una natura selvaggia e inesplorata. Si
avventuravano in un mondo che
nessun
occhio aveva prima mai guardato con interesse, rischiando anche la vita.
I primi scienziati si
confrontavano
con tradizioni potenti e consolidate, come quella della Chiesa.
Provavano a guardare
la
realtà con occhi nuovi e secondo prospettive diverse rischiando a
volte, anche loro, la vita.
Spesso
le due figure, di scienziato e alpinista, coincidevano.
Tutto
ciò avveniva nel contesto di una trasformazione più generale, che
interessava la cultura, la
percezione,
la visione del mondo.
La
“laicizzazione” del pensiero, che si attuò gradualmente con lo
sviluppo del pensiero scientifico
moderno,
portò a una corrispondente desacralizzazione del mondo naturale. I
cieli erano stati da
sempre
considerati appartenenti a una sfera divina, incommensurabile con quella
terrestre. Le
montagne,
per millenni luoghi estranei alla vita dell’uomo, espressione di un
disordine che male si
accordava
con l’esigenza classica di un’armonia unificante, erano spesso
percepite come
minacciose
e ostili oppure appartenenti a una sfera più simbolica che reale, in
ogni caso anch’essa
incommensurabile
con quella umana.
Mondi
estranei e lontani, come erano
estranei e
lontani i cieli.
La
prima frattura in questa visione
avviene non
a caso proprio con una
teoria che
sconvolge lo stato dei cieli,
la
teoria eliocentrica di Copernico. Tra
terra e
cielo si ricompone la frattura e
le montagne
fanno da trait-
d’union.
Keplero,
Galilei, Cartesio e Newton
contribuiranno
all’affermazione della
ragione come
strumento privilegiato
d’indagine
del mondo naturale. La
stessa
ragione, non disgiunta dalla
curiosità
e, più tardi, dall’attrazione romantica, si rivolge verso le
montagne, un vero e proprio
continente
verticale ancora in gran parte sconosciuto, la cui varietà e complessità
acquistano man
mano valore.
Le
montagne iniziano ad apparire nei quadri, negli scritti, sulle carte.
Mentre gli scienziati scoprono
attraverso
l’osservazione le prime leggi della natura, i primi
esploratori-scienziati si avventurano
nelle
valli, sulle balze rocciose, sui ghiacciai, sfidano le cime.
Sono passati
più di duecento anni, ma il nostro spirito di fondo, come alpinisti,
non è cambiato. Mi
sono trovato
di recente nella fortunata situazione di coordinare le più importanti
ricerche
scientifiche
che l’Italia abbia mai fatto sulle due montagne più alte della Terra,
Everest e K2.
Sull’Everest
ho condiviso la gioia di Daniele per un sogno realizzato. Come
incorreggibili dreamers
proviamo
un’altra volta insieme a inseguirne un altro. Non ci sarà scienza
questa volta. Ma gli
uomini
sono gli stessi. E la voglia di salire e conoscere pure.


Daniele
Nardi parla, mentre al suo finco Leonardo Morellato ha condotto
abilmente la serata
Arrampicata
Sportiva e non solo
Nel
comprensorio dei Monti Lepini, che ricade nella provincia di Latina,
sono presenti molte
strutture
rocciose (Falesie) dove oggi è possibile praticare l’Arrampicata
Sportiva o Free climbing.
L’Arrampicata
in questa zona dei Lepini è rimasta per parecchi anni in sordina, pur
essendo
praticata,
anche ad un certo livello, dalla metà degli anni ottanta. L’apertura
delle prime vie di
arrampicata,
di cui si ha traccia documentata, risale addirittura agli anni settanta,
queste prime vie
erano
essenzialmente a carattere esplorativo e sicuramente per molti anni sono
rimaste nel
dimenticatoio.
Per veder nascere vie di arrampicata chiodate appositamente per essere
scalate
sistematicamente
da eventuali fruitori, bisogna attendere la metà degli anni ottanta.
Infatti in questo
periodo
furono aperte una manciata di vie nella falesia delle Placche Rosse
(Norma) da alcuni soci
del
CAI, ciò permise una sufficiente fruizione della falesia, si era ancora
allo stato embrionale. Il
luogo
era frequentato da pochi locali ed era totalmente sconosciuto alla massa
degli scalatori,
comunque
permise di creare un piccolo gruppo di scalatori locali che gettarono le
basi per
accrescere
e sviluppare l’arrampicata in provincia. Bisogna aspettare la fine
degli anni ottanta
inizio
novanta per vedere accrescere il numero di vie chiodate e di conseguenza
il numero di
scalatori.
In questo periodo Armando Onorati inizia
un’opera
di chiodatura ed esplorazione in giro per le varie
falesie
della zona, comunque concentrandosi principalmente
nelle
falesie intorno a Sezze. In contemporanea si iniziano a
vedere i
primi arrampicatori che provengono da fuori
provincia,
soprattutto da Roma.
Le
falesie chiodate
all’epoca
erano essenzialmente due (Placche Rosse e Tre
Laghi) dove si contavano una trentina di vie d’arrampicata.
Nelle altre
falesie, pur essendo state esplorate, ancora non si
contavano un
numero sufficiente di vie o non se ne
contavano
affatto. Alla fine del 1993 nell’opera di
chiodatura
si unisce Stefano Milani, aumentando la
possibilità
di apertura di vie nuove. Infatti a partire dalla
metà degli
anni novanta il numero di vie attrezzate cresce di
anno in anno
fino a contarne più di trecento, distribuite in
una decina
di falesie diverse. In contemporanea, anche
grazie
all’opera di divulgazione svolta da Milani e Onorati
sulle
riviste specializzate (con articoli, recensioni e la
stampa di
una piccola guida), iniziano ad arrivare molti
arrampicatori
provenienti da tutte le regioni d’Italia e dall’estero. Nello stesso
periodo inizia a
crescere
anche il numero di arrampicatori locali, grazie a corsi di arrampicata
organizzati con
cadenza
annuale. Anche il livello di arrampicata, da parte di arrampicatori
locali, sale raggiungendo
anche
livelli molto alti, infatti si passa dal raggiungimento del 7c agli
inizi degli anni novanta, al 8a
della fine
della stessa decade.
L’ingresso
nel nuovo secolo ha segnato una nuova svolta, viene pubblicata una nuova
guida
(“Noveccippiù
9c+” di Onorati-Milani) che descrive tutte le falesie del
comprensorio. Il numero di
vie
chiodate, grazie all’opera di apertura di Stefano Milani (rimasto
l’unico chiodatore attivo nella
zona),
aumentano notevolmente raggiungendo l’attuale numero di 540 tiri
chiodati distribuiti in 14
falesie.
Aumentano notevolmente i fruitori, attirati dalle molte nuove vie, dalla
bellezza delle stesse
e
dai contesti ameni in cui sono inserite. Alcuni arrampicatori locali
raggiungono difficoltà intorno
all’
8b, contandosi sulle dita di una mano questi atleti hanno raggiunto
notevoli risultati. Inoltre è
aumentato
notevolmente il numero di scalatori locali, passando da una decina degli
inizi anni
novanta,
a circa una quarantina di questi ultimi anni, il tutto in poco meno di
dieci anni.

L’attività
verticale nella zona non si è limitata solamente all’apertura di vie
destinate
all’arrampicata
libera, infatti non è mai terminata l’esplorazione, e la
sperimentazione, sono solo
cambiati
gli interpreti. Partendo dai primi pionieri degli anni settanta
(provenienti da fuori
provincia)
passando per Onorati negli anni ottanta, arrivando a Milani per gli anni
novanta al quale
si
è unito Nardi negli ultimi anni, è sempre proseguita l’esplorazione
in stile classico di tutte le
strutture
rocciose della zona. Sono state aperte vie in stile classico anche di più
tiri grazie
soprattutto
a Stefano Milani, che con scrupolosa passione, ha sperimentato le varie
tecniche di
scalata
spingendosi oltre il limite dell’arrampicata sportiva. Utilizzando
tecniche appartenenti
prettamente
all’alpinismo classico e all’alpinismo moderno, salendo in apertura
dal basso con
l’utilizzo
di protezioni classiche (chiodi) e veloci (nut, friend ecc.), arrivando
nel 2003 con Nardi
(capocordata)
ad aprire alla Rave di Norma una via che presenta difficoltà in libera
di 6b e
artificiale
fino al A2.

Agli
inizi dell’attuale decennio avviene una sorta di ricambio
generazionale, il gruppo originario di
arrampicatori
si frammenta, riducendosi a pochi elementi assidui che, con passione e
continuità,
ricompongono
un nuovo gruppo attivo e molto motivato.
Milani
Stefano e Nardi Daniele, organizzano due corsi l’anno aumentando
notevolmente il numero
di
scalatori locali, che si uniscono ai sempre più numerosi scalatori
provenienti da fuori provincia. I
due
con stoica passione, oltre ad occuparsi dell’organizzazione dei corsi
di arrampicata aperti a tutti,
si
occupano della diffusione della nuova attività allargando i confini,
divulgando su più campi (carta
stampata,
televisione, internet) le enormi potenzialità della zona. Questa nuova
linfa porta alla
creazione
di un folto gruppo che naturalmente sfocia nella creazione di una
associazione, la
Mountain&Freedom,
che ha la capacità e la volontà di convogliare le forze per occuparsi
seriamente
di tutte quelle attività praticabili in montagna a contatto con la
natura.
Le
possibilità della zona pontina dei Lepini sono ancora enormi e non
tutte sfruttate completamente.
Le
solari placche grigie e rosse che si affacciano sulla pianura, a volte
con impressionante
verticalità
inimmaginabile per questi luoghi, offrono un ottimo terreno di gioco
frequentabile in
ogni
periodo dell’anno, creando un’interessante alternativa alle
blasonate spiagge della provincia.
Negli
ultimi venti anni è stato creato dal nulla un importante terreno di
gioco apprezzato moltissimo
da
scalatori provenienti da ogni parte d’Italia e non solo, questo forse
è dovuto alla bellezza dei
luoghi,
alla varietà di vie e alla sicurezza delle stesse, che permettono di
passare intere giornate di
sport
a contatto con la natura.

Un
vero bagno di folla per i tre alpinisti al Mario Costa di Sezze



La
festa è tutta per Daniele Nardi che il 19 dicembre riceverà, nella
sala convegni del Palazzo della Cultura, il Premio
Immagine Latina come
migliore sportivo dell'anno. Premio giunto alla settima edizione.
Cenni
sulla preparazione psico-fisica dell’alpinista.
In
una famosa lezione della Sorbone, nel 1857, Claude Bernard diceva
“Tutti i meccanismi vitali,
per
quanto possono essere diversi, hanno sempre un unico scopo finale,
quello di preservare la
costanza
delle condizioni di vita dell’ambiente interno”.
Questo
principio di mantenimento del melieu interieur è descritto dalla parola
omeostasi e può
essere
definito come il complesso di tutte quelle reazioni dell’organismo che
tendono a riportare
l’ambiente
interno all’equilibrio quando ci si è allontanati da esso, oppure a
trovare un nuovo
equilibrio,
equilibrio dinamico o stato stazionario, quando non è possibile tornare
allo stato
iniziale.
Cos’è
che sposta l’organismo dall’equilibrio e che gli impedisce di
tornarci?
Le
variazioni dell’ambiente esterno. Nell’alpinismo ci si trova spesso
ad affrontare situazioni
ambientali
estremamente diverse l’una dall’altra, che turbano questo stato di
equilibrio.
La
facoltà che rende possibile all’alpinista di vivere in condizioni così
disparate si chiama
adattamento.
Una
situazione che induce adattamento, uno stimolo che provoca modificazioni
delle risposte
dell’organismo
è costituito dall’esercizio psico-fisico.
L’alpinismo
rappresenta uno stimolo per l’organismo; è uno sport dove il
meccanismo
bioenergetico
prettamente interessato è quello aerobico.
L’adattamento
razionale, programmato, agli stimoli che caratterizzano l’alpinismo si
chiama
allenamento.
Uno
degli obiettivi dell’allenamento in montagna è quello di incrementare
la capacità aerobica.
Avere
una buona capacità aerobica significa maggiore capacità di resistenza
all’esercizio
prolungato,
minor tempo di recupero, minor fatica psico-fisica generale, a seguito
di una migliore
ossigenazione
di tutti gli organi e sistemi, conseguente minor affaticamento
psico-fisico.
L’allenamento
deve mirare anche a consolidare attraverso esercizi specifici e speciali
gli
adattamenti
climatici (acclimatazione) e della quota (ipossia); invece attraverso
gli esercizi
generali
a migliorare la mobilità articolare, la coordinazione nonchè la forza
muscolare la quale
deve
essere ben distribuita, garantendo così un’equa distribuzione del
carico senza gravare e
sovraccaricare
l’articolazione (mano, polso, gomito, spalla).
Possedere
tutte queste capacità e abilità garantisce un’ energia di riserva
per far fronte alle
situazioni
imposte dalle variabili atmosferiche.
Fondamentali
sono la tenacia, l’autocontrollo, la capacità di gestire i propri
limiti ed emozioni,
grande
ardimento, determinazione e soprattutto idee chiare sul percorso da
scegliere e sulla
strategia
da seguire che accompagnano l’alpinista o team a condurre a termine
una spedizione.
La
montagna richiede inoltre attenzione, passione e dedizione mantenendo
sempre grande umiltà.

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