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Ad
un passo dal cielo /
campo base

Nel
parco adiacente all'auditorium allestito un vero campo base

Le
spedizioni extraeuropee
Spedizione
“Gasherbrum II 8035 mt.” Giugno/Luglio 2001
La
spedizione al Gasherbrum II 8035 mt è partita il 29 giugno 2001. Il
viaggio in aereo ci ha portati
fino
ad Islamabad (Pakistan) successivamente, sbrigate le pratiche
burocratiche, ci siamo spostati
prima
in pullman e poi in jeep sulla Karakorum Highway, un nastro di asfalto
che unisce il Pakistan
scavalcando
il "Tetto del Mondo", il passo Kunierab 4900 mslm. Il Cuore
del Karakorum (“pietre
nere“
in lingua Baltì) è il nostro obbiettivo, là dove risiede il
Gasherbrum II. Per raggiungerlo
abbiamo
percorso circa 700 km sulla K. highway e circa 9 giorni di trekking
passando attraverso
Ascole,
Pajiu, Concordia di fronte a
sua maestà
il K2, sul Ghiacciaio del
Baltoro che
si estende per ben 54 km
ed
infine al campo base del GII a
quota 5100
mt. Qui terminano le
avventure
dell'avvicinamento e
comincia
la vera scalata alla
montagna.
Non
sono mancati momenti difficili,
ma del resto, chi fa alpinismo conosce
bene le
difficoltà cui va incontro
anche
non necessariamente legate
all’ascensione
vera e propria. Per quanto mi riguarda, ho avuto una
forte
dissenteria dopo Pajiu a circa
3500 mt. Le
cause, ad esperienza
acquisita,
credo siano dovute a tanti piccoli episodi. Tra questi l'alimentazione
che non è stata nei
giorni
precedenti la mia preferita, anzi per me la peggiore a base di spezie,
la difficoltà a bere acqua
pulita.
L'acqua veniva bollita e distillata. Altro episodio è stata la caduta
in un torrente mentre
effettuavamo
un guado. Attraversando su dei massi, ho messo il piede fuori binari,
purtroppo non
mi sono
capito con uno sherpa
mentre ci
incrociavamo e con mio
disappunto
sono affondato fino al petto.
Potete immaginare,
completamente accaldato, con
temperatura
dell' aria intorno ai 30
gradi,
tuffarsi in un torrente che
esce dal
ghiacciaio. Ricordo una
forte botta
allo stomaco. Ed in
fine il
forte sole mi ha procurato
una piccola
insolazione. Il tutto è
successo in
quei giorni che mi
hanno visto
arrivare a Concordia a
circa 4600
mt. Qui interviene la
quota su un
corpo gia debilitato.
E'
stato necessario per me fermarmi. Sono stato molto male tanto da pensare
di essermi giocato la
spedizione
per delle disattenzioni, mancanza di esperienza.
Terminata
la dissenteria sono riuscito ad arrivare al Campo Base a quota 5100
metri dove, a causa
delle
condizioni del tempo disastrose, sono rimasto bloccato per alcuni
giorni.


Peccato
che il sovrapporsi di circostanze negative non mi abbia permesso ti
tentare la vetta, ma per
me
è stato comunque un grande traguardo aiutare la squadra al
raggiungimento dell'obbiettivo
comune
ed arrivare in prossimità dei 7000 mt.
Ho
capito che la spedizione era finita quando le condizioni meteo non
miglioravano decisamente,
portando
molta neve al C.B., lasciandoci finestre di bel tempo di 2/3 giorni che
non consentivano
alla
montagna di scaricarsi efficacemente della neve accumulata, e poi quando
una valanga si è
staccata
da circa 7300 mt dal Gasherbrum I arrivando fino ai 5100 mt del campo
Base.
Non
volevo accettare il fatto di dover tornare indietro, ma alla mia prima
esperienza extraeuropea,
per
di più un 8000, posso ritenermi soddisfatto. (Tratto dal diario di Daniele Nardi)
Spedizione
“Dal Semprevisa all’Himalaya Cho Oyu 8201 mt.” Settembre/Ottobre
2002
Al
ritorno dalla spedizione del Gasherbrum II raccolsi tutti gli appunti
che avevo scritto e tracciato
nella
memoria e non potei far a meno di rendermi conto di quanta passione e
spiritualità avevo
sviscerato
dal mio essere per portare a termine la spedizione.
I
due mesi successivi furono colmi di riflessioni e valutazioni su come
erano andate le cose e su
come
io mi sentissi proiettato nel futuro. Analizzando le sensazioni e le mie
aspettative, tenendo in
debito
conto tutta la passione e le emozioni che avevo ricevuto dalle
popolazioni del luogo
incontrate.
A quel punto non ebbi scelta, come un fulmine a ciel sereno la decisione
fù
inequivocabile:
dovevo ripartire.
Nel
dare il nome alla spedizione ho creduto indispensabile pensare a
qualcosa che mi permettesse di
onorare
il monte che mi ha fatto crescere. E’ stato allora che ripensando ai
miei avi che ne hanno
vissuto
le vallate,e ai miei nonni ho capito che era mio desiderio portarmi
dietro il nome di questo
magnifico
monte che sin da bambino mi ha regalato emozioni indimenticabili : “
Dal Sempreviva
all’Himalaya”.
Mi
è sembrata l’idea migliore per coniugare un luogo dove le vette
toccano il cielo ( oltre 8000 m )
e
un monte ( 1536 m ) che per me ha rappresentato molto.
Finalmente
si parte, il 10 Settembre siamo a Kathmandu, il 19 siamo al campo base a
4800 metri
dopo
9 giorni di trekking: comincia la fase vera e propria di acclimatazione.
Nei giorni seguenti
comincio a
fare su e giù tra campo 1 e campo 2 per saggiare le mie condizioni
psico-fisico, il
morale
è ottimo. Il primo di ottobre tentiamo il primo assalto alla vetta che
però si ferma a 7300
metri.
Torno
al campo base avanzato e decidiamo, insieme a Roberto di ritentare il 4.
Il
3 ottobre il tempo continua ad essere bello, giornate fantastiche e gli
alpinisti continuano a salire e
tentare
la vetta, alcuni invano altri, fra cui i nostri amici Vicentini, con
successo portando in un
primo
momento due di loro in vetta, un successo che ci porta alle stelle. Ora
è il nostro turno.
Il
4 mattina arriva, in poco più di tre ore mi ritrovo con i miei compagni
al C1 6450 m, prima tappa
tutto
sembra andare per il verso giusto. Il giorno successivo, il 5 ottobre,
siamo pronti e partiamo
alla
volta del C2 dove arrivati ci chiudiamo nella tendina con Roberto, qui i
dubbi ci assillano ma
domani...
fra poche ore partiremo alla volta della vetta. Il freddo ci assilla,
con nottate così stupende
la
notte è più fredda che mai, a volte faccio fatica anche solo pensare
di dover uscire dal sacco a
pelo,immagino
quanto faccia freddo fuori dalla tenda. E’ ora ed esco fuori dalla
tenda, percorro i
primi
passi verso l'ignoto con la sola lampada che mi illumina il cammino
tutto il resto è chiuso nel
buio,
Roberto ritarda il portatore non si è alzato, non riesco a capire,
Roberto è fermo continuo a
camminare
per non gelarmi, non so perché ma Roberto ha problemi e torna indietro,
solo dopo
saprò
che la sua lampada ed i bastoncini lo hanno abbandonato rompendosi ed
infine un rampone
difettoso
e ghiacciato... disdetta una vera sfortuna! Sono solo, unico puntino sul
Cho Oyu , tutte le
spedizioni
hanno tentato e sia che siano arrivate o meno, sono tutte andate via. Al
C2 ci sono solo
tre
nostre tende, da 7100 m su questo stramaledetto 8000 ci sono solo e solo
io, nessuna
consolazione
di una luce che mi segua, nessun rumore amico solo io, i miei compagni
distesi nella
tenda
dormono e sono sicuro che stanno pensando a me e mi sostengono. Dopo un
paio d’ore arrivo
al
C3, mi fermo un attimo, ho un pò freddo ai piedi bevo e mangio
qualcosa, sfrego le dita dei piedi
negli
scarponi, non ho nessun dolore e so che per arrivare qui ci vogliono
almeno tre ore ottimo,
sono
in anticipo. Riprendo l’ascesa ma il dolore ai piedi comincia ad
essere preoccupante, guardo
l'altimetro
ed un boom al cuore mi fa rabbrividire ancora un po', 8005 m, ce l'ho
fatta il mio primo
traguardo
è stato raggiunto, mi guardo in alto, sono quasi sulla gobba prima del
lungo traverso e poi
la
vetta...hahhahahaaaa non riesco più a muovere bene le dita dei piedi,
sbatto le punte degli
scarponi
sul pendio ma è troppo poco. In quel preciso momento mi rendo conto che
le uniche
persone
che possono essermi d'aiuto sono 900 mdsl più in basso, fra me e loro
ghiaccio, corde fisse
e
roccia. E' il momento di tirar fuori esperienza coraggio e calma, provo
a tirare fuori l'acqua ma
non
riesco ad aprire la borraccia, congelata, barrette non mangiabili
congelate, macchina fotografica
inutilizzabile
congelata...SCACCO... le mie funzioni motorie e mentali ad 8000 m sono
ridottissime
ed
in quel preciso momento capisco che devo scendere ed in fretta. Sono le
6:50 ho impiegato poco
più
di 6 ore per percorrere 900 mdsl da 7100 a 8005 m un tempo eccezionale
così breve da darmi
due
ore prima che sorga il sole. Mi butto a capofitto nella discesa ed alle
9.30 non senza difficoltà
sono
fuori dalla tenda dei miei compagni...una voce da dentro, Eliano, hai
fatto la vetta? No mi
dispiace...
mi infilo nel sacco e mi sveglio alle 13.30. Solo oggi con gli alluci
neri con
congelamento
di primo grado in via di quasi completa guarigione riconosco di aver
preso la
decisione
più saggia della mia vita...quante arrampicate al sole ancora mi
aspettano? e poi il Cho
Oyu
è sempre lì anche se l'ho sognato per un anno intero. (Tratto dal diario di Daniele Nardi)



Le
tende del campo base e sullo sfondo il profilo del centro storico di
Sezze



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