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Sezze, 29 novembre 2008 Auditorium Marioi Costa
> Andrea De Carlo
>
Intervista tratta da "jazz Italia" ADC:
C'è musica
anche nelle pagine di un romanzo: nel suono delle parole, nel ritmo della
punteggiatura, nello sviluppo delle frasi, nella successione dei
paragrafi. Poi c'è la musica dentro i romanzi, la musica che suonano i
protagonisti, o che ascoltano alla radio, nella strada. Ma per me la
musica è anche una vacanza dal mondo verbale della scrittura: forse per
questo faccio canzoni senza parole, in cui le atmosfere, lo spirito, il
racconto sono interamente ed esclusivamente affidati ai suoni. LM:
Oggi è
possibile proporre i propri lavori anche saltando le tradizionali tappe
imposte dall'industria discografica – penso al fenomeno di MySpace, ad
esempio, grazie al quale molti artisti riescono a farsi conoscere dal
pubblico. Non ti viene mai la tentazione di produrre un disco che viva di
vita propria, non più legato alle tue produzioni letterarie? ADC:
Sì, in effetti
sto pensando di registrare un disco che non abbia nessun legame, diretto o
indiretto, con un mio libro. Ho già cominciato a lavorare ad alcuni nuovi
pezzi, quando ne avrò abbastanza deciderò dove andare a registrarli. Mi
piacerebbe un'atmosfera 'live', magari in uno dei piccoli teatri dove
faccio i miei incontri, con un pubblico di miei lettori invitato per
l'occasione. LM:
Parlaci dei
musicisti che suonano con te nelle tue – troppo rare, Andrea, lasciatelo
dire! - esibizioni dal vivo. Com'è nata la collaborazione con Arup
Kanti Das? ADC:
Ho conosciuto
Arup attraverso una comune amica che suona la viola. Stavo cercando un
percussionista con cui registrare alcune musiche che avevo scritto, e lei
mi ha detto che conosceva uno straordinario suonatore di tabla del Bengala
Occidentale. Ci siamo incontrati a casa mia, abbiamo fatto una breve
prova, e il giorno dopo siamo andati a registrare in un piccolo studio.
Così è nato il cd
"Alcuni
nomi". C'è
stata subito una comunicazione magnifica tra noi. Adesso siamo molto
amici, e abbiamo suonato in tanti posti diversi, in Italia e all'estero.
In diverse occasioni ha suonato con noi anche Phil Drummy, un
fantastico polistrumentista australiano che passa con la più grande
disinvoltura dal digeriddoo al sax ai flauti al santur, al sau. LM:
Hai
pubblicato un CD
dal titolo "Dentro
Giro di Vento"
(edito da Bompiani con un libretto contenente tuoi appunti e fotografie).
Come hai realizzato questo disco, e quanto tempo hai impiegato per
produrlo? ADC:
L'ho registrato
a casa mia, in campagna, con la più semplice delle attrezzature: un paio
di microfoni,
un'interfaccia e un software sul mio computer portatile. La cosa bella è
stato poterci lavorare in totale libertà di tempi, nell'arco di un paio
di mesi, registrando io tutte le parti, con gli strumenti che avevo in
casa. Se mi veniva un'idea nel mezzo della notte, scendevo nella stanza
della musica, premevo un paio di tasti e mi mettevo a suonare. La campagna
intorno garantiva il silenzio, interrotto solo ogni tanto dall'abbaiare
del mio cane Uto. |
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