Giuseppe Anelli

la poesia

Giuseppe Anelli, alias Jeph Anelli, laureato in Sociologia, è stato Sindaco del Comune di Maenza (Latina) ed ha diretto per anni il Museo archeologico e l'Archivio storico del comune di Sezze. Ha pubblicato "Gente d’Europa" (Pellicanolibri, 1985), "Il dolore infinito" (Pellicanolibri, 1988), "Il tempo, la morte, il nulla, il resto" (Il Ventaglio, 1991), "Finitudini" (Scettro del Re, 2002), "Il pianeta minore" (DeriveApprodi, 2003), Fiori d'amore (Manni ed., 2009)
"È storia della poesia d’amore detta con i fiori ed è scienza dell’amore d’oggi che può essere detto (soltanto?) con i fiori.
Jeph Anelli intende la poesia, dopo e con Eliot, come l’altro modo, piùemotivo, di pensare il mondo e usa i fiori per evocare tali emozioni. Ma è pur sempre poeta che dice, con i fiori, l’amore: quello euforico e quello disforico, l’appassionato e il disperato, del corpo e della mente, della natura e della cultura".
Rino Caputo, Università "Tor Vergata" Roma
"Fiori d'amore" di J.Anelli, Manni ed. 2009
La Carta dell’infanzia dell’Onu ha compiuto 14 anni, ma quasi nessuno dei suoi obiettivi è stato raggiunto. Un bambino su tre nasce senza registrazione anagrafica, identità, diritti. Nel pianeta, la povertà, le guerre, lo sfruttamento del lavoro minorile uccidono milioni di bambini e adolescenti.
Vittime innocenti, rinchiusi nei carceri, condannati alla strada, costretti nei campi profughi. Jeph Anelli raccoglie aforismi, epigrammi, veline di cronaca per raccontare il mondo dell’infanzia. Poche righe per ciascun episodio, in tutto circa 120. Per mostrarci non il volto dorato dei pasciuti bambini che affollano le nostre pubblicità, ma un “pianeta minore” oppresso da orrori economici ed errori bellici, da schiavitù sessuale, mutilazioni e lapidazioni, senza dimenticare la tragedie che si consumano all’interno delle nostre ricche e silenziose pareti domestiche.
"Il pianeta minore" di J.Anelli, DeriveApprodi, 2003.

Jeph Anelli
Fiori d'amore

Descrizione:

È storia della poesia d’amore detta con i fiori ed è scienza dell’amore d’oggi che può essere detto (soltanto?) con i fiori.

Jeph Anelli intende la poesia, dopo e con Eliot, come l’altro modo, più emotivo, di pensare il mondo e usa i fiori per evocare tali emozioni. Ma è pur sempre poeta che dice, con i fiori, l’amore: quello euforico e quello disforico, l’appassionato e il disperato, del corpo e della mente, della natura e della cultura.
Rino Caputo

Argomento: Poesia
Collana: Fuori Collana

ottobre 2009, 296 pagine - € 20.00 - ISBN: 978-88-6266-188-1

Il linguaggio dei fiori nella poesia amorosa di Jeph Anelli

di Rino Caputo

Per dire la poesia dei fiori, a Jeph Anelli serve la scienza, ma non basta!  La scienza è quella della quantità, innanzitutto, e, soltanto dopo, della qualità: occorre raggruppare, elencare, classificare per comprendere e intendere il campo individuato. Ma la scienza è anche modello, procedura, metodologia, ricerca dell’univoco tendenzialmente universale. E per sperare di fare davvero scienza occorre, allora, restare (troppo?) nella quantità, affidarsi (limitarsi?) all’univoco. La poesia è, invece, scarto imprevisto, è regola che viene dopo il volutamente rotto disordine; è quindi scienza solo alla fine della ricerca, quando si sedimenta come risultato raggiunto, più e meno felicemente, dall’osservatore operatore.

I fiori di Jeph Anelli sono, perciò, dichiaratamente arbitrari, persino quelli più corrivi (come la ‘rosa’…o la ‘ginestra’…ecc., ecc.), volutamente introvabili nelle classificazioni date, sia della scienza che della poesia. Certo, il ‘raccoglitore’ nostro contemporaneo sa le metafore concresciute nel tempo e negli spazi della poesia euroccidentale (ma è encomiabile, altresì, il tentativo di odorare, qua e là, i profumi planetari più lontani). Il sillabario trascelto è però denso di tradizione e, insieme, fresco di innovazione. E’ storia della poesia d’amore detta con i fiori ed è scienza dell’amore d’oggi che può essere detto (soltanto?) con i fiori.

Jeph Anelli intende la poesia, dopo e con Eliot,come l’altro modo, più ‘emotivo’, di pensare il mondo e usa i fiori per evocare tali emozioni. Ma è pur sempre poeta che dice, con i fiori, l’amore: quello euforico e quello disforico, l’appassionato e il disperato, del corpo e della mente, della natura e della cultura. Sicché, dopo Petrarca e i suoi posteri Colleghi, anche per il nostro antologeta contemporaneo Laura, cioè l’ “amor et gloria” della poesia, s’identificherà con il Lauro (‘Laurus amoena’)  e il Lauro sarà la cifra - perennemente ossimorica - della (sua) poesia:

Una ghirlanda di lauro

mi cinge il capo

per il mio successo,

per il mio trionfo,

per la mia gloria,

per la mia vanità:

e nulla mi fa più male.

Giuseppe Anelli