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Temi di politica setina |
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agorà pubblica Raffaele Imbrogno
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Ma
quanto è grande la distanza tra le forze politiche che si richiamano al
centro sinistra ed il nostro paese? A leggere la stampa locale o ad
ascoltare i sussurri di chi ha la ventura/sventura di partecipare alle
tante riunioni politiche che si susseguono nella nostra cittadina in
questo periodo direi abissale. Sezze a bisogno, come molte altre realtà
della nostra piccola/grande Italia, di persone in grado di affrontare i
problemi quotidiani uscendo dal proprio piccolo particolare e che
sappiano alzare lo sguardo oltre il proprio naso. Invece, una grande
miopia avvolge le persone che dovrebbero prendere in mano le sorti del
nostro Paese. Due anni si sono sommati inutilmente ad altri lunghi anni
dove la capacità di dibattito politico, la necessità di individuare
dei leader politici all’altezza dei nostri giorni sono andate perdute.
Ormai la melassa del potere sembra avvolgere il tutto, facendo sfuggire
a noi comuni mortali il perché di tanti ritardi. Possibile che sia così
difficile per una forza come i DS individuare un nome da proporre alle
forze del centro sinistra come candidato a sindaco, possibile che non ci
sia una persona che abbia quelle caratteristiche di possibile guida del
paese, o c’è ne sono troppe o l’anima di questo partito è
soffocata da troppe ombre, da troppi compromessi accumulatosi nel tempo
e che oggi bloccano ogni esigenza di cambiamento tanto invocato da chi
vive nel Paese. Possibile che gli interlocutori primari dei DS non
abbiamo argomenti reali per trovare rapidamente convergenza su programmi
e persone per costruire una squadra vincente basato su un programma
comprensibile ai più e l’unica preoccupazione sia cosa ottenere sul
tavolo delle trattative: la guida della SPL, la guida di commissioni o
altro ancora. Ma è possibile che questo insieme di forze politiche
circondate come un enclave in un territorio governato da forze del
centro destra e minacciate da reali rischi di inquinamento
dell’economia locale da forze della malavita non trovino uno scatto di
orgoglio per uscire da meschine considerazioni e non parlino finalmente
il linguaggio delle persone di azione, di quelle persone che come diceva
Simone Weil sono dei grandi sognatori perché vogliono che il proprio
sogno diventi realtà, il sogno di un vivere migliore per i nostri
giovani, i nostri anziani per noi tutti?
20 dicembre 2006
“…
I fautori della società civile dovrebbero invece portarli allo
scoperto per poterne discutere in modo adeguato. Le organizzazioni
della società civile, perfino in un paese coma la Danimarca, hanno
bisogno di chiari codici di condotta, che contribuiscano a formare
comportamenti e ad aiutare le persone a capire quali aspettative
nutrire e a quali attese dover rispondere. Occorre stabilire qui un
difficile equilibrio tra informalità e spontaneità da un lato e
regole procedurali e di comportamento dall’altro. Pur con le pecche
attuali, spesso considerevoli, le organizzazioni della società civile
rivestono un ruolo preziosissimo, che in termini di contributo alla
democrazia va ben oltre sia Marx sia Mill. Il loro intento è di
strappare gli individui almeno per una parte piccola ma significativa
del loro tempo, da vite eccessivamente privatizzate, di creare cerchie
più ampie di cittadini, di diverse convinzioni politiche, critici,
informati e partecipi che dialoghino con i politici su una determinata
base di parità e mutuo rispetto. Cercano in altre parole, di dar vita
a un sistema di connessioni. Ma i politici, troppo spesso arroccati in
una sfera privilegiata e separata, hanno la volontà di connettersi
con loro?” Paul
Ginsborg, La Democrazia
che non c’è, Einaudi 2006, pagg. 69-70. 15
dicembre 2006
Una
corretta sinergia tra programma e metodo dovrebbe aiutare nella scelta,
individuazione, proposta del leader, del candidato alle prossime
elezioni comunali. Sarebbe
bello scovare una persona non inquinata da rapporti pregressi di
qualsiasi tipo con le precedenti giunte comunali. Cosa difficile in un
piccolo centro come Sezze. Allora almeno che sia una persona che non ha
fatto affari o non ha procurato affari, utilizzando la pubblica
amministrazione. E qui il taglio ai potenziali candidati è già molto
netto. Soprattutto tra i venditori di caramelle. Poi, che non sia una
persona che già ci ha offuscato la mente in elezioni precedenti. Solo
in Italia siamo capaci di presentare, presentare e presentare ancora
alle lezioni le stesse persone. Abbiamo sederi che difficilmente si
staccano dalle sedie. Che bostik usano? Bene che sia una persona
relativamente nuova agli scranni comunali. Che sia una persona giovane,
tra i trenta ed i quarant’anni e magari di sesso femminile? Magari, ma
qui la ricerca si fa complicata. Che sia una persona che viva a Sezze,
che conosca questo paese, non perché ci viene saltuariamente, a passare
i fine settimana, per mangiare i piatti locali o comprare le paste
setine. Il vecchi Mao diceva: se vuoi parlare devi vivere una situazione
direttamente o aver farro una inchiesta prolungata. M il cinese era un
grande dittatore, lasciamo stare. Evitiamo però di trovarci gente che
vive a Latina, Sabaudia, Roma .. che viene a dirci come risolvere i
nostri problemi. Che
sia una persona che da subito ci dichiari la squadra con cui vuole
governare, quindi una persona affrancata dai ricatti delle solite
vecchie e paracule segreterie politiche, che tanto hanno fatto per
portarci in questo sfacelo. Va
bene che la ricerca abbia inizio adesso visto che tempo ne abbiamo prima
di febbraio, che la forza sia con noi o qualche altra cosa?
30
novembre 2006
I
vari contendenti, a quanto pare, anche questa volta si preannunciano in
un numero assai elevato. Si dice infatti che dalle segrete stanze
dovrebbero uscire i nomi di 4 o 5 candidati a sindaco, di circa 20 liste
con 20 candidati ciascuna per un totale di circa 400 candidati.
Ma
dico, a questo punto perché non ci candidiamo tutti!? Ma
proprio tutti! 400
candidati che scenderanno per le strade di Sezze pronti a
manifestarci il loro accalorato impegno, la loro rabbia, la loro
passione che vorranno indirizzare, ci
diranno, alla risoluzione dei problemi di questa nostra povera città,
ridotta a non si sa più cosa e per colpa di chi e perché. 400 candidati
che con colori diversi, con simboli diversi, con slogan diversi, con
facce diverse, con casacche diverse, con parole diverse ci
diranno, possiamo starne ben certi, la stessa cosa di sempre:
CITTADINI, SIAMO STUFI DI QUESTO SCHIFO! NON NE POSSIAMO PIÙ! (Loro!).
400 candidati! Ce lo diranno in 400 candidati più parenti e affini!
Chi avrà un consenso di 70 voti su 15.000 votanti avrà avuto una buona
affermazione e chi ne otterrà 300 avrà avuto un’ottima affermazione.
Come dire: quasi un plebiscito! Battute
a parte, ciò che si manifesta è una profonda esigenza di avviare
dei processi di aggregazione volti alla conduzione della cosa pubblica
al di fuori dei canali tradizionali. Bene, si faccia, è un intento
nobile che aiuta una comunità a crescere. Si faccia. Con costanza e nel
tempo! Veniamo
risucchiati sempre più dal vortice della sopravvivenza, siamo immersi
in questa situazione sociale ed economica avvilente e vediamo la nostra
dignità ripudiata senza una minima esitazione. Viviamo privi della
libertà già per il solo fatto che ciò che avremmo potuto avere di
diritto o che avremmo potuto avere per merito ci viene “gentilmente”
dato, come dire, grazie a qualche “deroga”. Per
concessione! Ciò equivale però ad avallare un invito (e neanche tanto
celato) ovvero:- “ora, però, china la testa e TACI!!!” Non
è forse questo un punto fondante di un disegno ben preciso? E qual è
questo disegno se non quello
del disfacimento, del ridurre alla fame così da
assoggettare a sé le persone, in modo da condurle a chiedere
“deroghe” per poter sopravvivere, cosicché “l’eletto”
possa affermare un principio ben preciso, tipo:- ·
se
tu mi chiedi una “deroga” per te non
puoi additare me se
“derogo”per me!!! Con
buona pace della tua dignità, della tua integrità e del tuo senso di
giustizia. Se
veramente siamo tutti motivati per il bene di questo paese e se tutti
agiamo con disinteresse, o meglio con gratuità, con amore verso
noi stessi, verso gli altri e verso la terra che abitiamo, se
crediamo veramente alla buona fede ed abbiamo quindi fiducia del “modus
operandi” della persona che poi dovrà rappresentare le istanze di
una intera città, tanto da supportarla al punto di formare una lista in
suo sostegno, lista che, ci si augura, si forma per
aiutare a fare chiarezza, per mettersi al servizio di un paese
e non certo per avere un qualche diritto di prelazione solo perché
ci si è candidati, bene, se così è, allora a mio modesto
parere, si debbono fare almeno due cose, ovvero:- 1.
chi
pensa di dedicare gran parte del suo tempo per il governo della nostra
città e sta quindi pensando di candidarsi, dovrebbe almeno accertarsi e
pretendere di non dover partecipare ad una ammucchiata di candidature in
quanto ciò sminuisce la candidatura stessa, alimenta la confusione e
conduce al non governo (400 candidati, non vi sembra smisurato?
Penso che 100, 120, 140! siano un numero congruo, non vi pare?); 2.
stare
al servizio di una comunità, candidato o non, eletto o non,
assumendo un atteggiamento del tutto nuovo, propositivo, attento,
partecipe, capace di accompagnare, verificare e indirizzare,
costantemente. Proprio
coloro che oggi stanno pensando di candidarsi potrebbero essere il
vero motore! Ve le immaginate 400 persone (che per la maggior
parte andranno ad aggiungersi a tanti volontari che non compaiono
mai e da nessuna parte) che mantengono, comunque, lo
stesso impegno al di là se sono state candidate o meno e
al di là se sono state elette o meno!? Spendendosi,
soprattutto dopo che i bollori della conquista del potere si
sono spenti, per coinvolgere tutte le persone ed
attivare così la tanto famigerata cittadinanza attiva. È
uno sforzo, un diritto, un dovere. Un dovere di cittadini maturi (o che
tali vogliono diventare), una responsabilità verso i nostri figli,
verso la nostra vita, verso chiunque abita e abiterà questi luoghi. Io
penso a me stesso pensando che posso stare bene solo se
sono in grado di creare equilibrio dentro di me, intorno a me e oltre
me. Io
penso a me stesso perseguendo con perseveranza un obiettivo che potrei
così sintetizzare: Una
Comunità Ricca Mi Rende Ricco. QUESTO
E’ IL MIO EGOISMO!
18
novembre 2006
Visto che nessuno dei “quattrocento” aspiranti amministratori, evidentemente impegnati in altre faccende, ha trovato il tempo o peggio non ha ritenuto opportuno o peggio ancora non è in grado di rispondere a Raffaele, voglio fare io una breve considerazione sulle domande poste in questa pagina. E
lo faccio con lo stile scelto dallo stesso Raffaele, citando una strofa
di Edoardo Bennato che così conclude una delle sue canzoni più
belle: L’isola che non c’è Seconda stella a destra questo è il cammino e poi dritto fino al mattino non ti puoi sbagliare perché quella è l’isola che non c’è. E ti prendono in giro se continui a cercarla ma non darti per vinto perché chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle forse
è ancora più pazzo di te. Ciò che Raffaele cerca a Sezze, come tanti altri concittadini, e come in tante altre comunità del mondo, è presente ovunque e a volte emerge. Occorre solo anteporla ad ogni altro interesse. Questa è l’isola che non c’è. Puoi chiamarla onestà, altruismo, imparzialità o più semplicemente senso civico e rispetto delle regole. Banale? Forse, ma è quello che non riescono a fare i “quattrocento” candidati setini pronti al via. Neppure a mettersi d’accordo tra di loro, neppure tra quelli più simili di loro. Figuriamoci se questi possono mettersi in ascolto della gente. Della gente comune, non di quella che ti può restituire un favore. Della gente che non conosci eppure fa parte della tua comunità, non degli amici e dei parenti. Di quel “cittadino” che tanto si vorrebbe servire, ma che puntualmente si delude riaffermando la centralità egoistica della nostra essenza, opportunamente celata all’interno di bei discorsi che ad ogni tornata elettorale ci tocca sorbire. L’isola che non c’è esiste, bisogna solo farla emergere dal mare di egoismo che blocca ogni nostra interazione, ogni forma di sviluppo sociale, ogni azione di progresso civico per lasciare il posto solo ad un torbido e meschino tornaconto personale. Altro che programmi politici! Onestà, concittadini, trasparenza. O
a scomparire sarà la nostra storia. Inutile a noi, figuriamoci ai
nostri figli. Raffaele concluderebbe così: Ipocrisia- Simulazione di virtù, di buoni sentimenti, di buone qualità e disposizione, per guadagnarsi la simpatia di qualcuno. Dizionario
Enciclopedico Treccani 16 novembre 2006 di Raffaele Imbrogno
Metodo
s.m. In genere, il modo, la via, il procedimento seguito nel perseguire
uno scopo, nello svolgere una qualsiasi attività, secondo un ordine e
un piano prestabiliti in vista del fine che s’intende raggiungere. Dizionario
Enciclopedico Treccani
Ci
può essere un metodo aperto, di ascolto degli altri, di capacità di
capire cosa una comunità può e deve fare per intraprendere un sentiero
virtuoso e di miglioramento. Oppure, ci può essere un metodo artistico,
auto referenziale, di ascolto solo di se stessi e delle proprie parole
che risuonano dentro le stanze chiuse delle segreterie di partito, nei
ristoranti delle tante cene offerte per procacciarsi voti o dentro gli
uffici dove si promette lavoro in cambio di voti. Quale metodo stanno
avendo i richiedenti voti del nostro paese? A voi l’ardua risposta.
Auguriamoci che questi vasi di pandora si aprano al più presto. Il
popolo del centro sinistra dovrebbe andare a votare alle primarie entro
il 3 dicembre se i galli litiganti del pollaio si metteranno d’accorso
prima e se sul tavolo saranno riusciti a spartirsi posti amministrativi
e di gestione della SPL e di quant’altro. Che tristezza un centro
sinistra sì fatto. Noi possiamo cercare solo di invecchiare con scienza e metodo per non maturare come consigliava Francesco Guccini nella sua canzone “Stracci”. Quelli, che se non succede un miracolo, ci aspettano nel prossimo futuro. Grazie a tutti per l'attenzione, anche
a quella delle domande
rimaste senza risposte. 6 novembre 2006 di Raffaele Imbrogno Partiamo da una lunga citazione dal libro di Cesare Salvi e Massimo Villone, Il
Costo della Democrazia (Mondatori 2005)
Diverse pagine prima i due autori pubblicano la seguente tabella:
I costi della “Politica S.p.A.”
I
dati sono riferiti al solo 2005
Non
male. È la spesa per 427.889
persone impiegate dalla e per la politica. La politica da lavoro in un
paese povero di lavoro. Costi alti.
Cominciamo da Sezze, ed inseriamo nel programma una forte riduzione
dei costi della politica locale, abolendo stipendi per i consiglieri
comunali e riducendo le consulenze.
Questo è il
settimo mattone. 26 ottobre 2006 di Raffaele Imbrogno “Coloro
che vincono, in qualunque moda vincano, mai non ne riportano vergogna ” (NIcolò
Macchiavelli) citato sulla prima pagina del libro Gomorra di Roberto Saviano Il problema della legalità e della sua garanzia nell’ambito di un territorio è un tema molto delicato e difficile da affrontare. Ragione di più perché sia un asse importante di qualsiasi programma politico che si presenti. Ancor di più per territori che confinano con realtà controllate dal terzo imprenditore italiana: la camorra (in collaborazione con mafia siciliana, ‘ndragheta calabrese … e la nascita di tante finanziarie dalle nostre parti dovrebbe far riflettere). Recenti rapine, atti di piccola criminalità danno al tema della sicurezza/legalità una rilevanza oggi maggiore per i cittadini setini. L’accettazione delle leggi è poi uno dei cardini del processo di inserimento di cittadini stranieri in una comunità. È noi abbiamo una grande presenza di cittadini provenienti da stati esterni. Ora se non vogliamo aspettare che accadano fatti incresciosi tra queste comunità e quella setina, e tra le comunità di diverse etnie presenti a Sezze, si deve operare per una chiara e trasparante conoscenza dei fenomeni che sono presenti a Sezze. Dare
una rappresentanza politica ai cittadini stranieri regolarmente presenti
a Sezze, comprendere se e quanto è diffuso il fenomeno delle presenze
cosiddette “clandestine”. Chi eventualmente si avvantaggia di
questo fenomeno con affitti capestro per spazi limitatissimi e per nuove
forme di caporalato. Ma il rispetto delle leggi passa anche per le
piccole cose, il portare il casco per chi guida motorini, il rispetto
dei limiti di velocità entro il territorio setino (le Piagge
Marine sono una pista di lancio verso l’autodromo del nuovo parcheggio
dell’Anfiteatro... o no?), l’analisi dell’abusivismo
edilizio, … se per questo controllo democratico del territorio le
forze attuali non bastano cosa possiamo chiedere, una questura di P.S. a
Sezze Scalo per esempio? Mettiamo
quindi il sesto
mattone per
migliorare la cultura della legalità nel nostro paese, affinché chi
commetta azioni illegali ne senta almeno il rimorso. 23 ottobre 2006 di Raffaele Imbrogno “A
Fra che te serve! ... ” (politico
DC anni '60) Uno
dei fallimenti storici dell’ agire politico è la sua proiezione
direttamente economica. Ricordiamo tutti la frase di un noto DC degli
anni 60 che suona più o meno così: Bene
noi a Sezze non siamo da meno a nessuno da questo punto di vista. Ne
abbiamo di furbetti di quartiere, di oziosi personaggi, bravi a far
niente, che non hanno niente da investire, che non hanno idee, che
niente sanno progettare ma devono pur campare, hanno famiglia pure loro,
poverini. Quanti omicidi sono stati commessi nella storia da dei bravi
padri di famiglia, ricordate Eichmann il mastro delle deportazioni degli
ebrei verso i forni di Auschiwitz, poverino obbediva solo agli ordini
per garantire una buona vista ai suoi famigliari. Bene (male!!!)
torniamo a noi. Il
politico non deve occuparsi dei furbetti, non dovrebbe frequentarli, ritagli di Raffaele Imbrogno ASPETTANDO I BARBARI (Costantino
Kavafis)
Che
aspettiamo, raccolti nella piazza?
Oggi
arrivano i barbari. Perché
mai tanta inerzia no Senato? Oggi
arrivano i barbari. Perché
l’imperatore s’è levato Oggi
arrivano i barbari Perché
i nostri due consoli e i pretori Oggi
arrivano i barbari, Perché
i valenti oratori non vengono Oggi
arrivano i barbari: Perché
d’un tratto questo smarrimento S’è
fatta notte, e i barbari non sono più venuti. E
adesso, senza barbari, cosa sarà di noi? 19 ottobre 2006 di Raffaele Imbrogno “Dire
la verità è già agire politicamente” (Hannah
Arendt) Un cambiamento della gestione pubblica nel nostro paese passa attraverso la capacità di attivare dei processi di trasparenza, di chiara e diretta visione del momento amministrativo. Anni fa esisteva una piccola rivista “Il Comune oggi” che tentava di fornire un minimo di informazione su quanto il Comune di Sezze e chi lo governava stava facendo. Poi anche questo piccolo barlume di luce si è spento. Costava troppo? Meno, penso, delle tante consulenze che, in questi anni, come cittadini abbiamo pagato ad avvocati ed altro per servizi forniti al Comune e di cui poco o niente abbiamo saputo. Quindi, nessuno è stato più informato (se non tramite le veline scritte per Latina Oggi, La Provincia, ecc.) su quanto accade nel palazzo e nelle palazzine adiacenti al potere. È auspicabile che i programmi elettorali contengano un mattoncino dedicato alla creazione di strumenti informativi chiari sull’operato delle attività comunali e soprattutto delle società tipo la SPL (forse il vero centro del potere locale oggi a Sezze). Avere poi un controllo di qualità, sull’operato degli stessi uffici comunali, non per una forma di controllo investigativo ma come corretto rapporto tra istituzioni e popolazione è quanto meno auspicabile. Con sportelli di relazione con il pubblico distribuiti nelle tre zone del nostro Comune, dove il cittadino possa essere informato sulle iniziative e sui servizi di cui a diritto e dove sia possibile indirizzare le proprie lamentele su quanto accade a Sezze. Un
controllo che possa rendere trasparente la misura della efficacia
operativa degli uffici comunali. In particolare di quegli uffici che
hanno un impatto diretto e continuativo con il territorio, tipo
l’Ufficio Tecnico. Troppo spesso quando ci si reca presso il Comune di
Sezze ci si sente ospiti non graditi. Sono molto lontani i tempi quando
era possibile accedere con molto semplicità e parlare con un Sindaco
come Alessandro di Trapano e con in vari assessori della giunta. Una
domanda poi: "Ma è così difficile avere nel nostro paese un
controllo vero di chi realizza lavori pubblici, tipo nuove reti
elettriche o nuove fognature, o ogni volta dobbiamo tremare quando
vediamo scavare per le nostre strade nella paura che venga tranciato il
solito cavo elettrico o telefonico?" Un accordo di qualità sui
servizi forniti, sulla falsariga di quanto già accade in molti comuni
emiliani, credo sia possibile ed esigibile dal cittadino. Una
possibilità di accesso da ampliare a tutti i residenti nel nostro
paese, anche ai cittadini stranieri. A questo riguardo: "ma che
fine hanno fatto i progetti per una possibile rappresentanza degli
stranieri residenti a Sezze?" È ora che anche coloro tra questi
che sono iscritti, o si possano iscrivere alle liste elettorali di Sezze,
abbiano un rappresane pubblico. Infine,
riprendiamo il progetto di un difensore civico che faccia da garante e
connessione tra i governati ed i governati (non tra il re ed i suoi
sudditi) del nostro paese. Quindi,
il quarto mattone
deve essere la trasparenza amministrativa e la sua efficace ed
efficiente informazione. 16 ottobre 2006 di Raffaele Imbrogno “All
in all it's just another brick in the wall. (Another
Brick in the Wall, Pink Floyd - The wall, 1979) No proprio non ci piacerebbe essere una altro mattone nel muro come cantavano i Pink Floyd, ma soprattutto ci piacerebbe sapere e vedere in modo chiaro nei programmi per le prossime elezioni che idee si hanno sui mattoni che vengono costruiti sul nostro territorio, se finalmente si può cominciare a guardare a Sezze non solo come un grande dormitorio ma come un luogo dove avere spazi per vivere il proprio tempo. Quello che maggiorente preoccupa oggi non è tanto il costruire sconclusionato e senza un piano regolatore che da molti anni caratterizza il nostro territorio o la sfacciataggine di chi ha cambiato molti dei luoghi storici del paese tipo Ferro di cavallo senza chiedere nulla alla cittadinanza, ma la completa assenza di una cultura della manutenzione degli spazi pubblici di Sezze. Quando
si costruisce (male ed in molo sconclusionato) quello che poi accade
è la completa incuria di quanto realizzato e questo vale per edifici
pubblici, strade, piazze, impianti sportivi. Come se una volta
realizzato un progetto edilizio o simile e fatto guadagnare soldi ai
soliti amici progettisti il resto non interessasse. È stato
realizzato un centro anziani sito nel monumento ma poi quest’ultimo
è completamente abbandonato alla più completa incuria. Perché non
affidare la gestione dei spazi verdi alle associazioni che si
interessano dei beni ambientali? Ma
torniamo al costruire. Se finalmente ci sarà un piano regolatore che
dia equilibrio alle tre aree del nostro territorio (Sezze Centro,
Pianura e Suso) che tenga conto anche se non soprattutto della capacità
di mantenere le opere realizzate. E forse per far questo potrebbe
aiutare il pensare a tre circoscrizione del paese che dedichino il
loro principale operare alla qualità della vita nelle tre zone di
Sezze, tre circoscrizioni che su mandato del Comune siano più vicine
alla cittadinanza, magari gestendo dei luoghi che portino i vari
sportelli del Comune più vicino al territorio evitando così il
prosperare di vassalli e valvassori che sul piacere personale hanno
costruito un piccolo impero. Terzo
mattone, una
maggiore consapevolezza del come costruire nel nostro paese e del
saper mantenere le opere pubbliche 14 ottobre 2006 di Raffaele Imbrogno “Un
vecchio e un bambino (Francesco
Guccini, Un vecchio e un bambino,
Radici 1972) In
attesa delle opinioni sul
primo mattone
del nostro piccolo, umile
programma politico per Sezze 2007, cerchiamo di collocare un secondo
mattone. La mia infanzia a Sezze è passata tra i vicoli e le piazze del nostro paese. Si giocava e si cresceva lì. Oggi spazi per questo tipo di percorso umano non ci sono più. Rapidamente abbiamo recuperato la distanza con le città piccole o grandi che siano. Oggi gli spazi pubblici della nostra cittadina sono alquanto pericolosi per i bimbi, quindi si preferisce farli crescano chiusi dentro a quattro mura, davanti alla TV, alla playstation ed altre diavolerie elettroniche, con capacità motorie basse ed obesità sempre più diffuse, e con grossi problemi di salute in futuro. Si devono creare in tutto il territorio setino (centro storico, pianura e colli) spazi verdi protetti (in particolare da chi li vuole cancellare) per i giovani e non solo, coinvolgendo le generazioni precedenti e le associazioni interessate alla loro gestione e protezione. Si
devono coinvolgere le realtà sportive di Sezze e stimolarle ad essere più presenti,
sia quantitativamente che qualitativamente, sulla creazione di eventi
aperti a tutti e per la promozione di manifestazioni sportive all’aperto.
Dobbiamo far riscoprire alle nuove generazioni il territorio che ci
abbraccia, con gite guidate sulla Sempreviva, tra i colli e la piana,
coinvolgendo il mondo scolastico e gli assessorati che lavorano
sull’ambiente. Dobbiamo
progettare momenti di screening della nostra popolazione giovanile per
valutarne le capacità motorie e fisiche coinvolgendo le realtà
sanitarie pubbliche e private e favorire una sana educazione alimentare
così facile in un paese famoso per la bontà dei suoi cibi. Dobbiamo
creare momenti di conoscenza da parte dei giovani della storia del
proprio paese, le donne e gli uomini che tanto hanno fatto per
arricchire questo territorio di storie belle ed interessanti. Un luogo
della memoria locale. Gli
anziani sono la memoria che vive. Loro hanno gli occhi per vedere in
modo multi temporale questo paese. Da dove viene, su dove si basa la sua
cultura. Nelle pieghe delle loro mani, nelle valli delle loro rughe vive
il nostro valore più grande. Cerchiamo di trattenerlo il più a lungo,
senza rinchiuderli in ghetti di sola attesa, ma diamo loro voce,
realizzando eventi
che diano loro la possibilità di apparire. Diamo loro quella giusta
attenzione medica e psicologica (con opportuni screening sanitari
continui e non solo), aumentiamo il più possibile l’assistenza
territoriale di queste persone così importanti. Quindi, secondo mattone della nostra casa dovrà essere: la cura e l’attenzione
per i giovani e gli anziani. 12 ottobre 2006 di Raffaele Imbrogno “Quando
fai piani per un anno, semina
grano. Se
fai piani per un decennio pianta
alberi. Se
fai piani per la vita forma
ed educa le persone.” Noi
semplici elettori non avendo nessuna forma di reale informazione e
coinvolgimenti assistiamo al solito rito di un programma scritto chissà
dove e chissà da chi, ed al solito balletto delle contraddizioni interne
ai partiti e alla loro incapacità di assolvere al ruolo di selezione del
personale politico, e presto saremo chiamati a far da comparsa sul solito
teatrino. Si
dovrà partire da una reale disamina dell’attuale triste situazione
del mondo scolastico setino e della crisi orizzontale e verticale del
sistema. Uno studio che capisca cosa offrono realmente
le scuole setine al di là dei soliti piani di offerta formativi
“finti”. Edilizia scolastica, presenze di laboratori scolastici,
biblioteche scolastiche, livello di quanto offerto ai ragazze e ragazzi
setini. Possibilità
soprattutto per i più giovani di creare dei percorsi atti a
dare risalto al talento dei giovani studenti setini con possibilità di
borse di studio comunali per i migliori. Quindi, primo mattone del programma: la scuola e tutti i processi formativi
disponibili a Sezze. Su
questo, cosa ci propongono le varie liste? Attendiamo notizie su questa agorà pubblica. |