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anno 2018

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14 gennaio 2018  

Presentazione del libro "Mezzi fucili" di Loffarelli

Venerdì 19 gennaio 2018, alle ore 17,30, presso il Museo comunale di Sezze, all’interno dei Venerdì letterari organizzati dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Sezze, il prof. Rino Caputo presenterà l’ultimo romanzo di Giancarlo Loffarelli dal titolo Mezzi fucili.

Questo l’incipit del romanzo:

"La scena era terrifica e ammaliante. Il sostituto procuratore Sgrò, nel corso della propria carriera, non aveva mai visto alcunché di simile. Il fuoco prima e l’impeccabile ma inutile intervento dei vigili del fuoco dopo, avevano – oltre i loro intenti – prodotto una credibile installazione d’arte contemporanea: contorte sagome nere contro il verde virante in azzurro della pianura Pontina e l’arancio cangiante in rosso del Tirreno al tramonto. Il sostituto procuratore Sgrò allungò la mano verso quella del maresciallo Altieri che, dall’alto dei suoi due metri, gli calava un fazzoletto di cotone impregnato d’acqua e si difese naso e bocca dall’odore stomacante di fumo che li aveva investiti nel foyer al momento in cui avevano aperto il portone d’ingresso.
Quel teatro doveva essere maledetto, pensò il sostituto procuratore Sgrò. La prima volta – era passata una decina d’anni, perché lui, a quell’epoca, era appena arrivato a Latina - il fuoco lo aveva distrutto prima ancora che lo inaugurassero, le poltrone di velluto rosso ancora coperte dal cellophane. Adesso, dopo la ricostruzione, l’inaugurazione c’era stata appena da tre mesi e di nuovo se n’era andato in fumo. Ma stavolta era diverso. Stavolta c’era stato il morto. Anzi: i morti. Due."

Un misterioso rogo distrugge il Teatro comunale di una cittadina nei dintorni di Roma. Al centro del palcoscenico semidistrutto dall’incendio, vengono rinvenuti i cadaveri di un uomo e di una donna avvinghiati come se la morte li avesse colti nel mezzo di un rapporto sessuale. L’identità della donna rimane ignota, l’uomo viene identificato con il Direttore artistico del teatro distrutto. Le indagini vengono avviate con la consueta distrazione con cui si affronta un caso di evidente vandalismo. Ben presto, però, il Magistrato incaricato di seguire la vicenda si ritrova all’interno di un’inaspettata concatenazione di eventi, collegati come scatole cinesi, che gli stravolgerà la vita. Un romanzo che sembra un testo teatrale. Un testo teatrale pensato come un film. Un film che ha le sembianze di un romanzo.

Giancarlo Loffarelli è laureato in Filosofia e in Lettere, docente di ruolo nei Licei e docente a contratto presso “La Sapienza” Università di Roma.  Drammaturgo e regista, è uno dei fondatori del Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea e i suoi testi teatrali sono rappresentati da diverse Compagnie italiane, hanno ricevuto premi e sono stati tradotti in diverse lingue. Ha pubblicato romanzi e saggi.

Rino Caputo ha insegnato Letteratura Italiana presso il Corso di Laurea in Storia, Scienze e Tecniche dello Spettacolo e per il Corso di Laurea Specialistica in Italianistica della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Roma “Tor Vergata”. Ha pubblicato saggi e volumi su Dante, Petrarca, Manzoni e Pirandello. Membro della Dante Society of America, ha svolto lezioni e seminari in numerose Università europee e americane. Già Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma “Tor Vergata”.


8 gennaio 2018  

Conferito a Di Pastina la nomina di Commendatore dell'Ordine Equestre di San Giorgio Magno


2 gennaio 2018  

Caro Vescovo Crociata, sull’accoglienza si è dimenticato la nostra accoglienza: quella di Lidano, Carlo, Tommaso...
Di Lidano Grassucci

Signor Vescovo della diocesi di Latina, Terracina, Sezze e Priverno, Mariano Crociata, capirà da come esordisco che la Fede non è nei miei doni (e credo di rimetterci), quindi non entro in cose che non mi appartengono se non per educazione. Ho letto la Vostra omelia del primo gennaio, nulla da eccepire, anzi convengo con lei contro le chiusure, chi fa muri ha già perso chi fa ponti scopre mondi nuovi. Le scrivo però per un’altra ragione, una ragione di un esempio che lei ha “mancato” nella sua tesi sulla accoglienza. In un passo dice “Per qualcuno può non essere facile riconoscerlo, ma la realtà è che qui siamo tutti degli immigrati”. Non è così: qui ci sono tante comunità accolte e che hanno fondato le speranza che, da dove venivano, non c’era più, e c’è stata una comunità accogliente di gente che viveva da secoli queste terre nobili, terre che hanno ospitato San Tommaso d’Aquino, terre fatte cristiane da Lidano D’Antena, le terre di San Carlo, le terre su cui ha radici Leone XIII, le terre dove fu consacrato Alessandro III, insomma non è una piccola storia (Ad Alessandro hanno intitolato una città, di lui a Latina manco una strada). Perché non ha citato questa generosità? Sulle mie montagne, siamo figli di antiche anarchie, nella piazza principale di Sezze c’è il palazzo Comunale, il Comune, ma qualche centimetro sopra c’è la chiesa dei gesuiti di San Pietro e il seminario. Perché non dire di questa gente, di come ha accolto. Signor Vescovo io stesso sono figlio di questa “generosa” accoglienza: mia madre è di Piazzola sul Brenta, e mia nonna, Za Pippa, pia donna lepina, quando gli fu comunicata la scelta per la cispadana non dispensò meno amore, e nelle sue preghiere (ne faceva tante) non lesinò mai pietà per differenze che non esistono ma con l’orgoglio di essere se stessa. Certo mi rendo conto che avere a che fare con uomini come Lidano mio nonno che tre cose mi ha “trasferito” una recita: “gl’uomo non se leva i cappeglio manco dinnanze agli Papa, perché niciuno e piu’ omo de n’atro omo”, era quasi impossibile. Ma da noi si dice: “se era bono era i nostro è iscito male è gli nostro uguale”. Non traduco perché si capisce, sa a tempo perso siamo italiani pure noi.

Lei nel suo Magistero ha detto cose che condivido, ma un cenno a noi che qui abbiamo “accolto”, come esempio per accogliere, lo poteva fare, dando un contributo a far conoscere le radici vere di questa terra che non sono quelle idroponiche della bonifica, ma quelle solide di Lidano, di Tommaso, di Carlo, di Leone. Chiediamo troppo? Siamo stati accoglienti, siamo stati generosi, almeno ricordateci.

Buona missione, e mi scusi di essere entrato in campi non miei, ma mi piacerebbe se un giorno si ricordasse di noi che abbiamo accolto.

anno 2018