Progetto STILE

l'analisi novembre 2006

                                 | STILe passo dopo passo

STILe in cifre, lontano dalla gente 

per molti aspetti rimasto un sogno

3 novembre 2006  

Riflessioni sulle analisi pubblicate dal periodico "I Lepini" nel numero di ottobre 2006 

di Ignazio Romano

Sull’ultimo numero del mensile “I Lepini”, quello di ottobre 2006, Domenico Guidi traccia un brevissimo resoconto di quanto si è fatto fino ad oggi del progetto STILe. Ciò che salta all’occhio (anche per l’assenza discutibile di parti testuali a scapito di tabelle piene di numeri) è quanto poco si è riusciti a spendere. Poco più di 18 milioni di euro dei 40 spendibili.  Questa osservazione, però, la può fare solo chi conosce la cifra iniziale su cui STILe poteva contare. Infatti in nessuna delle quattro pagine che il periodico dedica all’articolo di Guidi si fa cenno ai 79 miliardi di lire (40 milioni di euro) stanziati inizialmente per il progetto in analisi.

A mio avviso STILe (anche a dispetto dei numeri pubblicati) non ha neppure centrato un terzo dei suoi obiettivi, in quanto l’aspetto più importante, su cui soffermarsi, non è rappresentato dalle cifre che pure lo rivelano. Solo da un’analisi attenta del territorio, come quella eseguita a suo tempo dalla Trademark Italia, si può avere un’idea reale di quanto si è fatto concretamente. Ed è veramente poco, secondo me. Un risultato largamente deludente che non risponde a nessuna delle aspettative, se non al terzo scenario previsto dalla stessa Trademark Italia nelle conclusioni.

Le analisi del territorio dei monti Lepini fatte nel progetto di sviluppo turistico denominato STILe, i consigli e gli insegnamenti  in esso contenuti (nonostante la scarsa attuazione fin qui ottenuta) restano comunque un punto di riferimento per tutti coloro che ancora oggi sognano di vivere in un territorio culturalmente attivo. E su questo condivido la speranza futura dello stesso Guidi.

A me capita spesso (ed è cosi dal lontano 2002 – anno in cui ho scovato il testo integrale del progetto STILe) di parlare di questo “best seller”, della sua importanza per il nostro territorio, e di come lo spirito portante dell’intero progetto è rimasto incompreso. Rarissimamente ho incontrato persone che conoscevano il testo. E da ciò si comprende l’errore, a mio avviso, che è stato commesso fin dal principio, quando si è presentato STILe dimenticando le raccomandazioni dei progettisti che avevano inserito un aspetto rivoluzionario, per i nostri luoghi, ma essenziale per la riuscita del progetto. Sto parlando dell’approccio dal basso verso l’alto che avrebbe garantito una larga partecipazione e la nascita di una nuova mentalità. Infatti, al di la dei finanziamenti che garantivano l’esecuzione delle opere materiali (anche queste solo in parte realizzate) la vera sfida di STILe risiede tutta nel cambiamento di mentalità della gente e la conseguente percezione rinnovata del territorio.  A supporto di quanto detto ho pensato di riportare alcuni passi del progetto STILe, sapendo che l’intero testo è composto da 185 pagine.

estratto del PROGETTO S.T.I.Le.

PROGRAMMA ESECUTIVO QUINQUENNALE DI SVILUPPO DEI MONTI LEPINI

XIII COMUNITA’ MONTANA DEI MONTI LEPINI  (2001 – 2005)

PREMESSA

Il gruppo di lavoro incaricato di tracciare un programma quinquennale per lo sviluppo turistico dell’area dei Monti Lepini (Progetto S.T.I.Le.), ha prodotto un’ipotesi progettuale praticabile che getta le basi per lo sviluppo di un modo nuovo di gestire e potenziare l’economia del territorio lepino. Come sempre accade per raggiungere questo obiettivo ci sono alcuni passi da compiere. Prima di tutto è necessario acquisire la piena consapevolezza che lo sviluppo economico di questa grande area dipende:

1) dagli investimenti pubblici che, agganciando quelli privati, possono diventare autentiche risorse economiche;

2) dalla volontà delle persone stesse di collaborare attivamente per portare a termine questa “missione”.

Il progetto consegnato, frutto di impegnativi sopralluoghi, studi, ricerche e sondaggi, sarà quindi tanto più efficace e partecipato quanto più ognuno sarà in grado di assumere un ruolo più attivo e positivo che in passato. E’ fondamentale dotarsi di fiducia oltre che di strumenti tecnici e risorse. Per avviare il processo evolutivo, di zone come queste, per aprire nuove prospettive economiche e sociali, cambiare gli atteggiamenti e cancellare le differenze può non bastare un programma esecutivo. Per questo motivo la parte progettuale può essere utilizzata senza timori di squilibrio per le comunità locali. Si tratta di programmi collaudati di semplice implementazione che contengono consigli pratici e tattici per fare partire le singole azioni e condurre avanti sia le istanze pubbliche che quelle degli operatori. La riuscita di questo progetto condizionerà anche molte attività legate al turismo (artigianato, commercio, agricoltura, etc.), che vedranno piacevolmente lievitare l’indotto generato dal turismo. Il programma non pone la supremazia del turismo e dell’industria dell’ospitalità sulle altre attività economiche, quanto piuttosto riconosce al turismo la trasversalità positiva rispetto agli altri comparti.

Nessun dubbio che il programma richieda forti alleanze tra le varie realtà imprenditoriali e le amministrazioni pubbliche comprese nell’area dei Monti Lepini, perché se si lavorerà in équipe, ragionando in termini più ampi rispetto ai ristretti ambiti economici commerciali, si potranno raggiungere i risultati prefissati ed attendersi consensi aggiuntivi da parte dei residenti nell’area. In questo scenario il gruppo di lavoro coordianto da Trademark Italia ha elaborato un programma di sviluppo turistico in grado di affrontare il mercato, soddisfare una nuova domanda e potenziare l’offerta di ospitalità. Il programma è accompagnato da azioni immediate e operative sia riguardo le risorse umane che le risorse economiche, con indicazioni e direttive per possibili sviluppi futuri.

L’area interessata al Progetto S.T.I.LE. deve assumere una mentalità turistica, perché dalla fase analitica del Piano emerge chiaramente la necessità di una svolta radicale, il bisogno impellente di produrre l’ennesimo salto di qualità per realizzare concretamente effetti strutturali, promozionali e commerciali che consentono lo sviluppo turistico delle località coinvolte in questo programma.

 

1.2 IL SISTEMA ECONOMICO

Il sistema economico del territorio dei Monti Lepini si caratterizza prevalentemente per le attività economico-produttive legate all’artigianato e all’agricoltura. Ovviamente questo può condizionare il posizionamento di quest’area sul mercato turistico: la vocazione più artigianale e agricola del territorio e della sua popolazione può creare difficoltà allo sviluppo turistico, complicando la comunicazione di una identità turistica forte e di un’immagine ospitale. Si tratta di difficoltà oggettive, che tuttavia possono essere smussate ed addolcite attraverso l’implementazione dei progetti prioritari previsti dal Programma e con una sistematica attività di relazioni pubbliche. I singoli comuni coinvolti nel Progetto presentano tra l’altro un livello complessivo di imprenditorialità turistica non allineata al mercato, un dato questo che crea indubbie difficoltà alla ricerca di modelli di sviluppo turistici adattabili al territorio.

Non mancano comunque alcuni elementi qualitativi “spontanei” offerti dall’ambiente e dalla cultura locale; si tratta quindi di trovare, in linea con gli obiettivi del Progetto S.T.I.Le., un modello di sviluppo turistico autonomo adatto a far compiere un salto di qualità al territorio,

promuovendo le risorse esistenti e cercando di creare una nuova imprenditorialità.

 

1.3 IL PATRIMONIO STORICO E ARTISTICO

Il patrimonio storico ed artistico presente sul territorio dei Monti Lepini è la grande ricchezza di questa zona. La presenza di luoghi di importanza storica, archeologica ed artistica costituisce la primaria caratteristica per lo sviluppo turistico di tutta l’area. Lo confermano le interviste rivolte ai turisti, che hanno indicato il patrimonio artistico e culturale come uno degli elementi di interesse dell’area. Rendere interessante e competitiva l’offerta di queste realtà “minori”, tuttavia, non è cosa facile: il Lazio presenta già numerose città d’arte conosciute a livello nazionale ed internazionale che oscurano il potenziale interesse che i centri dell’area Lepina possono esercitare. Per questo motivo le risorse storiche-archeologiche-artistiche-culturali di questi luoghi devono essere inserite in contesti più ampi, integrate e circuitate con altre risorse del territorio.

Occorre proporre un soggiorno alternativo e strutturalmente diverso dalla grande città d’arte: rendere evidente al visitatore la molteplicità dell’offerta del luogo con azioni mirate che oltrepassino i limiti del bene storico da visitare e mettano in risalto anche il contesto ambientale e naturalistico in cui questi paesi dei Monti Lepini si trovano. Le differenti aree territoriali analizzate, sotto il profilo prettamente storicoartistico, hanno origini molto antiche e sono differentemente caratterizzate da tracce ben evidenti di antichi insediamenti. In questi luoghi, pertanto, vi si trovano importanti testimonianze di epoche passate: siti archeologici e resti di teatri romani, grandi monumenti funerari sempre di epoca romana, castelli, torri e rocche di epoca medioevale. Si tratta di un patrimonio storico e artistico che esprime in maniera eloquente il potenziale interesse che può essere generato dalla valorizzazione di tali risorse.

 

1.4 IL PATRIMONIO AMBIENTALE E NATURALISTICO

Le risorse ambientali, caratterizzate da una ridotta antropizzazione e da elementi paesaggistici e naturalistici di pregio, costituiscono una forte componente di attrazione. L’ambiente naturale dei Monti Lepini rappresenta una risorsa importante per il territorio ed il turismo naturalistico può divenire uno dei segmenti di principale interesse della domanda potenziale espressa dall’area. Proprio per questo motivo, uno degli obiettivi che il Programma si prefigge è quello di “recuperare il dialogo con la natura”. Una giusta fruibilità dell’ambiente, senza “ostacoli” da un lato e “sfruttamenti” dall’altro, diventa la chiave di volta di tutto il sistema. In linea con questo pensiero occorre individuare la giusta integrazione tra turismo, ambiente ed agricoltura, per creare un modello di qualità superiore a quello dei competitor.

Il complesso dei monti Lepini (dal latino lapis = pietra) fa parte dei rilievi calcarei del Lazio ed è formato da due catene principali con andamento nord-ovest, sud-est divise dalla linea: Montelanico-Carpineto-Maenza. Questa conformazione, unita alla esigua distanza che li separa dal mare, creano in questo massiccio montuoso una varietà di ambienti naturali diversi. Sono così presenti immense distese boscose che variano dalle essenze mediterranee ai boschi di faggio, di leccio e di castagno. La vetta più alta è quella del Monte Semprevisa (1536 m.), altre cime rilevanti sono i monti Lupone (1387 m.), Capreo (1430 m.), Erdigheta

(1339 m.) nella parte occidentale, mentre ad oriente si trovano i monti Favitozzo (1283 m.), M. Alto di Morolo (1416 m.), Malaina (1480 m.), Ciamutara (1346 m.), Gemma (1457 m.), Salerio (1439 m.) Sentinella (1112 m.), e la piramide del Cacume (1095 m.). Particolarità di tutta l’area seono i fenomeni carsici che si manifestano in “campi”, bacini piatti e chiusi che si estendono a quote diverse e che raggiungono e superano, come nel caso di Pian della Faggeta, il Kmq d’area. Vi sono inoltre enormi voragini, grotte estese anche se poco percorribili e profondi “pozzi o abissi”, che in dialetto prendono il nome di “ovisi”; tra questi l’abisso Consolini e l’“oviso” Cerasolo che sprofondano in basso per alcune centinaia di metri. E’ inoltre possibile incontrare particolari formazione calcaree chiamate “chicots”, che si presentano come pinnacoli rocciosi emergenti per alcuni metri dal terreno a formare tipiche

sculture naturali.

Nell’area sono presenti numerosissimi esemplari di fossili, non difficili da individuare ad uno sguardo esperto. La fauna dei monti Lepini, pur non ricchissima, conserva ancora specie di rilevante importanza, come il Falco Pellegrino, il Corvo Imperiale ed il Lupo. La frequentazione dei luoghi, iniziata in epoche lontanissime, ha costruito nel tempo una rete articolata di percorsi che consentivano la penetrazione nelle zone boschive per le attività di raccolta dei prodotti del bosco, per le attività di pascolo, oltre al soddisfacimento delle esigenze di collegamento tra i diversi insediamenti localizzati nell’area. Il sistema della viabilità minore dell’area si presenta con una maglia complessa costituita con arterie principali carrabili in cui si innestano sentieri, mulattiere, tratturi e strade bianche per la penetrazione nel sistema boschivo dei Monti Lepini. Attualmente esistono già alcune guide che raccolgono una serie di itinerari e proposte per attività di escursioni e trekking in mezzo alla natura a fini turistico-ricreativi.

estratto del PROGETTO S.T.I.Le.

PROGRAMMA ESECUTIVO QUINQUENNALE DI SVILUPPO DEI MONTI LEPINI

XIII COMUNITA’ MONTANA DEI MONTI LEPINI  (2001 – 2005)  

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