Sezze verso le Amministrative 

25 - 26 maggio 2003

Questa pagina non intende dar vita a una campagna politica del Portale, che in alcun modo vuole schierarsi. Si intende solo dar voce alle tante anime politiche scese in campo alle amministrative che si terranno a maggio 2003.

 

 

Programma amministrativo
del candidato a Sindaco

Massimo La Penna

per le elezioni comunali del 25 e 26 maggio 2003

Introduzione

 

Rifondazione Comunista può affermare di aver fatto la scelta più giusta e di averla fatta nei tempi giusti. Negli incontri avvenuti con le altre forze (se) dicenti di sinistra non si è arrivato ad un accordo poiché i nostri interlocutori non avevano un progetto politico di vera sinistra, cosa per noi fondamentale. Comunque siamo coscienti che la nostra decisione è stata molto coraggiosa ma indispensabile per dare un segnale diverso: non potevamo confonderci con chi ha portato il nostro paese allo sbando e ciò, lo conferma l’elevato numero di  liste civiche che si propongono, ma  per noi stanno a dimostrare che nel nostro paese esiste una profonda crisi d’identità. È fin troppo facile dichiararsi di sinistra per attirarsi simpatie ma non ci hanno convinto, hanno dimenticato che l’unico partito dell’arco Costituzionale rimasto a difendere le classi sociali più deboli è Rifondazione Comunista, la vera sinistra, e non potevamo cedere il passo a chi improvvisamente e con l’unico scopo di raccogliere più voti possibili, voleva rivendicare quel ruolo che non gli appartiene. La nostra scelta non è stata dettata dalla presunzione, i fatti parlano da soli e il nostro lavoro non è limitato ad un sola occasione elettorale ma proiettato in quel futuro dove ogni cittadino dovrà avere un ruolo permanente e da protagonista. Con il nostro programma intendiamo proporci come terzo polo autonomo, siamo convinti che un’altra Sezze è possibile. Ai nostri cittadini non possono interessare i conflitti personali che hanno portato uomini di maggioranza e opposizione a confondersi dietro maschere di falsi cambiamenti, essi vogliono chiarezza, e la chiarezza non si può nell’occasione dimostrare con un semplice colpo di spugna. Cari cittadini, la situazione non è delle migliori, vi invitiamo ancora una volta a non farvi ingannare. Noi di Rifondazione Comunista ci proponiamo a Voi con lo scopo di portare un cambiamento che parte dai problemi reali, quelli di tutti i giorni che destano apprensione per il futuro cercando insieme di trovare una via da percorrere e il nostro programma dovrà tracciarne le regole , e ciò si potrà realizzare solo e soltanto con il Vostro consenso elettorale.  

 

Appendice

 

-Bilancio e redistribuzione del reddito

-Occupazione e tutela dei lavoratori

-Intervento sui settori economici

-Salvaguardia del carattere pubblico dei servizi a rete

-Garanzia dei servizi sociali e integrazione del privato sociale

-Sviluppo ambientalmente compatibile del territorio

-Lotta efficace all’emarginazione sociale

-Controllo democratico delle politiche degli Enti Locali

-Bilancio partecipativo

 

                      Bilancio e redistribuzione del reddito

 

La forte riduzione dei trasferimenti di fondi e il patto di stabilità rendono più difficili i processi di sviluppo locale e per compensare in parte, i mancati trasferimenti, impongono ai comuni ulteriori pressioni fiscali producendo ancor di più uno squilibrio di reddito con l’allargamento delle fasce marginali. Per combattere questa politica tariffaria che grava sui redditi dei nostri cittadini è necessario da subito una politica di recupero delle risorse locali, una gestione oculata delle entrate e delle uscite per non ridurre ulteriormente la qualità dei servizi:

 

1)     predisporre progetti in grado di acquisire risorse straordinarie messe a disposizione dall’Unione Europea e da leggi nazionali, e là dove si rende necessario, una progettualità per aree più vaste del singolo comune con una forma appropriata di associazione tra Enti locali;

2)     riduzione delle spese non sufficientemente giustificate (consulenze esterne, progettazioni per opere pubbliche con finanziamenti incerti, ricorso eccessivo agli straordinari);

3)     gestione oculata dal punto di vista economico del patrimonio disponibile (terriero, boschivo e immobiliare);

4)     necessità di rivedere le tasse comunali affinché i nostri cittadini abbiano più chiaro il quadro tariffario e pagare il giusto come sull’ICI, rifiuti, IRAP e altre imposte. Specialmente per l’ICI aggiornare la destinazione d’uso e la rendita catastale. Tali iniziative dovranno essere affidate non a società esterne che lucrano sugli aggi ma che, al contrario, si attuino attraverso una riqualificazione delle strutture e dei procedimenti amministrativi dell’Ente e, una collaborazione dei comuni nel recupero dell’evasione dell’IRPEF lasciando loro una quota di quanto recuperato;

5)     una politica tariffaria e non assistenzialismo, che introduca elementi di salario sociale a favore di disoccupati e di categorie a basso reddito, e dove necessario, l’esenzione dal pagamento di alcune prestazioni pubbliche. Rimodulare le tariffe e le imposte al fine di salvaguardare quelle fasce sociali più deboli, ridurre la pressione fiscale sui redditi più bassi, e nello stesso tempo combattere l’evasione fiscale affinchè non si gravi su redditi medi per non creare ulteriormente le cosìdette nuove povertà e cioè, pagare tutti per pagare meno;

6)     abolizione della tassa sulla sola prima casa per le fasce sociali a basso reddito, riduzione della stessa per redditi medi bassi e aumento sulla seconda e terza casa;

7)     diversificazione dei contributi sulla base dei redditi familiari, anche attraverso accertamenti reddituali e patrimoniali per servizi come: asili nido, mense, trasporti, assistenza anziani e sussidi a ricoverati, scuola, anche per studenti universitari meritevoli, ecc.;

            

 Occupazione e tutela dei lavoratori

 

Sappiamo che, le Autonomie Locali con le loro risorse non sono in grado di dare delle risposte complete al problema occupazionale. Si devono inevitabilmente attivare progetti capaci di coinvolgere, in uno sforzo comune, altri soggetti sensibili allo sviluppo dei propri territori con scelte opportune e inerenti alle comuni necessità. Ciò non significa che l’ente pubblico debba perdere la sua funzione di programmatore per lo sviluppo dei settori economici ma, restituire all’ente locale nei limiti delle sue competenze, un ruolo incisivo:

 

1) un piano di lavoro articolato su settori d’intervento, costruito a partire     dalle possibilità di azione dell’ente locale capace di coinvolgere tutti       soggetti interessati, ivi compreso il sistema delle imprese;

2) il completamento della dotazione organica del comune che garantisca

servizi efficienti e rispondenti alle esigenze dei cittadini e, elimini 

ogni forma di rapporto precario con i dipendenti. L’esercizio diquelle

funzioni che attengono alla politica sociale e alla ridistribuzione delle  risorse, esclude ogni forma di intervento esterno;

3) garantire la sicurezza del lavoro e del salario ai Lavoratori Socialmente  Utili, riservando quote di posti per i concorsi, perseguendo altre forme di assunzioni da concordare con altre istituzioni e privati tenendo sotto controllo quelle attività affidate a terzi per la tutela dei diritti dei lavoratori superando condizioni di abuso come consentite dalla

normativa in vigore;

4) potenziare la struttura dei servizi sociali e predisporre progetti per la

    riqualificazione dei centri storici, delle periferie e di parti del tessuto  

    urbano degradato, riportando in primo piano la qualità della vita  

    sociale;

5) valorizzare e sviluppare al massimo le produttività agricole e i loro   

    prodotti dando ancor più peso a quelli tipici del territorio definendo

    piani di riassetto industriali orientati alla riqualificazione produttiva 

    compatibile con l’ambiente attraverso iniziative tese al recupero di 

    finanziamenti nazionali ed europei finalizzati alla difesa idrogeologica;

6) avviare un piano di formazione professionale per i nostri giovani che     vogliono entrare nel mondo del lavoro affinché, ottengano una     conoscenza professionale, che sia utile anche all’Amministrazione  

Comunale nell’ambito delle proprie attività promozionali;

 

Intervento sui settori economici

 

La questione del lavoro deve essere affrontata anche attraverso una reale valorizzazione delle attività produttive a livello locale attivando

 nuove iniziative imprenditoriali. Per questo, l’ente locale è chiamato a svolgere un ruolo trainante per la progettazione di uno sviluppo mirato ad una soddisfacente ricaduta sociale. In questa logica non possiamo ancora una volta ignorare ad una realtà di artigiani e piccole imprese che quotidianamente e con umiltà professionale si prestano ad essere le travi portanti di una economia locale. Ciò significa intanto, il completamento di progetti già scaduti e nel frattempo creare un modello infrastrutturale capace di collegare interessi imprenditoriali a quelli sociali. Una politica per lo sviluppo locale può quindi sostansiarsi in una serie di misure:

1)   individuare ed acquisire aree produttive all’interno della pianificazione regionale e provinciale, riassegnate a costi competitivi e dotate di adeguate infrastrutture tecnologiche;

2)   utilizzare i contenitori edilizi nel centro storico per promuovere   nuove attività artigiane e artistiche e valorizzare quelle già esistenti legate al tessuto sociale, favorendo con la ricerca di interventi economici, le piccole attività commerciali;

 

3)     realizzare il completamento urbanistico della zona artigiana in via A. Manuzio sostenendo iniziative tese alla valorizzazione e sviluppo di quelle attività produttive di alto contenuto lavorativo che garantiscano equità economica alle parti operanti;

4)   attivare l’ente locale per la promozione di politiche finalizzate allo sviluppo delle risorse turistico-ambientali abbinate alla predisposizione di piani in grado di consentire un adeguato accesso da parte degli utenti ai servizi pubblici e privati;

5)  sostenere quelle iniziative commerciali che rispettano i diritti dei

lavoratori promuovendo attività culturali, utilizzando anche strutture pubbliche per favorire oltre una migliore produttività, specializzazioni necessarie per il prosieguo di quelle attività destinate a scomparire;

        

 Salvaguardia del carattere pubblico dei servizi a rete

 

Nel corso degli ultimi anni si è avviato un processo di privatizzazione significativo negli enti locali attraverso la trasformazione dei servizi municipalizzati in SPA, o addirittura, con la messa a gara dei servizi pubblici che, non di rado, sono finiti nelle mani di privati. Gli effetti negativi di tali processi sono noti e hanno riguardato la riduzione dei dipendenti, l’aumento delle tariffe, la riduzione della qualità dei servizi offerti. Nel campo dei servizi a rete ( acqua, rifiuti, servizi urbani, ecc. ) a tutt’oggi, il panorama è abbastanza vario, giacché si assiste alla compresenza di diverse modalità di gestione ( dalle municipalizzate, ai consorzi, alle SPA partecipate dal pubblico e dal privato, alle società interamente private ). Questa pluralità di gestione riflette le diverse scelte operate dai singoli enti locali. Nelle ultime fasi i governi hanno tentato di approvare provvedimenti legislativi che rendevano obbligatorio il superamento delle municipalizzate sia con la loro trasformazione in SPA che, successivamente, con la messa a gara dei servizi. A fronte di tale situazione , è pertanto necessaria una strategia articolata, ispirata dalla esigenza di contrastare nel modo più fermo possibile i processi di privatizzazione in corso e limitare i danni per quanto riguarda quelli già attivati. Sarà necessario rivedere i contratto con Dondi “acquedotto”, GEA “smaltimento rifiuti solidi urbani”, ecc. Sulla base di tali considerazioni che Rifondazione comunista, in vista delle prossime elezioni comunali, ribadisce le seguenti necessità:

 

1)     che sia impedita la trasformazione delle aziende speciali o dei consorsi in SPA e che, laddove già avviata, avvenga escludendo comunque trasformazioni in holding;

2)     che eventuali quote cedute all’esterno non siano superiori da statuto ad una quota massima insignificante, al fine di tutelare l’ente pubblico sul piano del controllo societario;

3)     che ai soggetti proprietari di quote azionarie non sia consentito di associarsi in patti sindacali tali da poter generare scalate di controllo societario affinché, al personale dipendente dell’azienda speciale, vengano garantiti in termini contrattuali ed economici tutte le fasi di trasformazioni;

4)     che venga restituito al Consiglio Comunale la funzione propria d’indirizzo e di controllo; con modifiche statutarie sia consentita la rappresentanza consiliare in seno al Consiglio d’amministrazione della società affinché, sia garantita una partecipazione comunale alle scelte politiche e d’intervento sul territorio, alla determinazione delle tariffe, al programma e attuazione dei piani d’intervento, all’acquisto o vendita di beni immobiliari;

5)     che si preveda, come strumento di partecipazione, la costituzione di “una consulta dei servizi pubblici”. In tale consulta va prevista la partecipazione delle associazioni dei consumatori e degli utenti, questi con l’incarico di riportare annualmente una dettagliata relazione sullo stato dei servizi e sui programmi futuri da applicarsi, sulle SPA già state realizzate, sulle aziende speciali e consorzi affinché venga garantita la qualità e l’efficienza del servizio.

 

Garanzia dei servizi sociali e integrazione del privato sociale

 

Sulla questione dei servizi sociali c’è da registrare,come elemento negativo, l’approvazione definitiva da parte delle forze politiche che ci hanno governato in questi ultimi anni, della riforma dello Stato Sociale. Con ciò il diritto all’assistenza non è più certa ed esigibile, nonostante che la nostra Costituzione lo stabilisca e riconosca come un elemento di base per uno Stato che si definisce democratico. Le Regioni saranno chiamate a fissare i criteri, gli indirizzi e i vincoli per organizzare e gestire i servizi e amministreranno i fondi trasferiti dallo Stato senza l’obbligo di garantire l’assistenza a chi ne ha bisogno. L’azione del governo e della sua maggioranza sia che fosse di centro-sinistra o centro-destra su questo problema si è concretizzata non più e non soltanto nel contenimento della spesa, ma in una politica tesa ad una profonda ristrutturazione del ruolo e delle funzioni dello Stato che vede nella sussidiarietà orizzontale il suo punto di forza, giustificando l’intervento del pubblico solo quando il privato non è in grado di garantire e soddisfare il bisogno sociale. Di fronte a questi nuovi indirizzi, è necessario contrapporre una proposta che consenta il recupero della funzione pubblica partendo dalle nostre necessità locali, non solo dalla gestione dei servizi sociali, ma tutt’altro che colleghi le economie e, che consentano un migliore ed efficiente stato sociale per tutti i cittadini. Di conseguenza, si avanzano le seguenti proposte:

 

1)     il comune dovrà dotarsi di personale sufficiente e professionalmente idoneo affinché riaffermi il suo proprio ruolo per coordinare e  controllare, oltre che gestire, i servizi che l’ente pubblico garantisce ai cittadini vigilando e contrastando il rischio del rifiorire di vecchi e nuovi clientelismi;

2)     va superata la logica delle “multi-servizi” che incorporano al loro interno servizi sociali e servizi economici anche dove operano le cooperative sociali perché, il rapporto tra gli utenti e gli operatori del servizio non deve essere indicato dal mercato ma dall’Ente Locale. Nel caso infatti, venisse approvata successivamente le legge sulla privatizzazione dei servizi a rete, ciò potrebbe far sì che anche i servizi sociali ricadano sotto le disposizioni relative all’obbligo di ricorso alle gare di appalto;

3)     per quanto riguarda le modalità di gestione dei servizi sociali va imposto il ricorso alle “istituzioni”, che rappresentano la forma di gestione migliore oggi praticabile;

4)     è necessario in particolare, che il comune rediga il piano di zona sociale, e gli strumenti di gestione, di controllo e d’utilizzo delle risorse;

5)     i soggetti svantaggiati non possono essere scaricati ma, reinseriti nel sistema lavorativo per una più efficiente cooperazione sociale. L’Ente Locale deve coprire ai sensi di legge, nelle percentuali previste, i posti lavorativi previsti rispetto la pianta organica;

6)     l’affidamento alle cooperative sociali non deve avvenire tramite gare al massimo ribasso, che produrrebbero solo effetti di compressione dei salari dei lavoratori, aumento del lavoro nero ed una caduta della qualità e quantità dei servizi. Anzi, va garantita in convenzione, la condizione del rispetto dei minimi contrattuali e, in caso di violazione, la rescissione del contratto. In questo contesto va controllato anche il rapporto di lavoro con le ditte che operano per il comune per meglio equilibrare qualità e quantità con la spesa economica.

 

                 Sviluppo ambientale compatibile del territorio

 

In un progetto di rigenerazione del nostro paese la questione del territorio e dell’ambiente assumono un ruolo importante per il cambiamento dello  stato sociale. Di questo, gli stessi cittadini, devono assumersi le loro responsabilità, perché non si tratta più solo di una necessità che in questi ultimi anni si è diffusa e sensibilmente cresce, ma di una scelta estremamente vitale per la nostra vita e quella dei nostri figli. Il recupero delle zone periferiche per ottenere spazi produttivi dove l’abbandono ha creato alle maestranze disagi economici, la creazione di centri attrezzati come punto di incontro e confronto fra le forze sociali e la realizzazione e difesa di un piano verde in contrapposizione ai continui attacchi che il consumismo sfrenato continua a portare all’ambiente, dovrà essere un punto sul quale non si può più transigere. Così come il centro del paese dovrà ritrovare potere aggregante dove la vita urbana potrà giovarsi di incontri e relazioni sociali. E’ evidente che l’allargamento delle aree di gravitazione urbana ha accentuato i problemi connessi alla mobilità e l’assenza di una politica efficace ha fatto esplodere, specie in alcune aree del paese, la questione dei rifiuti, mentre l’evoluzione tecnologica e dei modelli di consumo ha alimentato nuove forme di inquinamento (si pensi all’elettro-smog).

Di fronte a spazi sempre meno vivibili, la necessità del recupero ambientale si fa sempre più impellente rendendo inevitabile l’applicazione delle nostre proposte:

 

1)     piani regolatori generali, elaborati in modo comprensibile e partecipato coinvolgendo i cittadini in maniera organizzata e trasparente, istituendo appositi uffici aperti o analoghi strumenti di partecipazione per favorire i bisogni dei cittadini e non la rendita fondiaria;

2)     una politica di credito agevolato per un’azione finalizzata al recupero del patrimonio edilizio esistente per garantire il diritto alla casa anche a fasce sociali a basso reddito;

3)     progetti tesi a riqualificare il paese, in particolare le aree periferiche e degradate, dotandole di spazi e servizi necessari, come il verde pubblico (ridare voce all’atteso parco dei Monti Lepini), parcheggi, centri di aggregazione sociale, impianti sportivi e scolastici;

4)     elaborazione di piani urbanistici particolareggiati finalizzati al recupero e alla valorizzazione delle risorse urbane con una piena riappropriazione del ruolo pubblico in tema di controllo e di indirizzo, contrastando le scelte ispirate ad una logica di scambio e attività speculative fra esigenze di risanamento ambientale e riqualificazione urbana;

5)     un piano traffico incentrato sui mezzi pubblici piuttosto che sulle auto private che snellisca la circolazione, realizzazione di percorsi pedonali e ciclabili dove strategicamente possibile per rendere la vita più vivibile ai nostri cittadini ed in particolare alle casalinghe impegnate nel loro lavoro;

6)     una più attenta politica anticonsumistica e ad un serio programma di contenimento dei rifiuti solidi urbani che punti sulla riduzione e potenziamento dell’attività già avviata (senza successo) per la raccolta differenziata in modo da permettere l’abbassamento dei costi eliminando discariche e inceneritori dannosi all’ambiente creando impianti di selezione, compostaggio e riciclaggio. 

 

                 Lotta efficace all’emarginazione sociale

 

Nel nostro paese esistono profonde contraddizioni caratterizzate dalla vita contemporanea che spingono l’asse sociale verso l’emarginazione e nuove povertà. Specialmente i nostri giovani, con il crescente fenomeno del lavoro precario, si sentono più emarginati e la microcriminalità riflette il loro disagio sociale. Ai disoccupati espulsi dalle industrie, si aggiunge il forte incremento degli immigrati che evidenziano l’esistenza di una questione sociale che non possiamo più nascondere o ipocritamente ignorare, ma si dovrà affrontare con tutte le sue problematiche di convivenza. Ai protagonisti di una sofferenza individuale e collettiva noi diciamo che la povertà e le condizioni degradanti si combattono con la creazione di uno stato sociale consono all’esigenze di tutti. La povertà urbana si evidenzia nella condizione degradante in cui vivono i quartieri di edilizia economica popolare, sono senza risposte le problematiche e la marginalità degli anziani soli, dei portatori di handicap, dei tossico dipendenti e degli immigrati. Per dare spazio e voce a tutte le forme di disagio, in questi anni hanno sperato i centri sociali e soprattutto Rifondazione Comunista sempre pronta a lottare per la garanzia dei diritti di tutti. Pertanto i punti della nostra proposta si possono così riassumere:

 

1)     non solo la questione del lavoro resta centrale, ma va riaffermato il ruolo fondamentale delle istituzioni pubbliche e l’obiettivo sarà quello di un lavoro minimo garantito;

2)     al disagio giovanile va data una risposta in termini di socialità e decentramento e, al peso di un lavoro precario o inesistente si deve rispondere con l’esigenza di offrire occasioni formative nei settori agricoli e artigianali per poi promuovere un accesso al mercato del lavoro trasparente e garantito;

3)     per chiunque, compresi gli immigrati, corsi di preparazione professionale alla cura degli anziani e tossicodipendenti inseriti in centri appositamente costruiti da privati o costruiti dalla pubblica amministrazione affinché si renda più solida la convivenza delle fasce sociali. Potenziamento dell’assistenza domiciliare per i non autosufficienti; 

4)     sostenere una riqualificazione urbana strutturando case-pensione e in particolare il centro storico, per tutti i cittadini in mobilità sia italiani che extracomunitari e, mettendo a disposizione strutture demaniali per la costruzione di Agenzie Sociali per la casa con un processo di progettualità e di esigenza locale;

5)     una politica d’informazione e prevenzione sul fenomeno della tossicodipendenza basata non su forme punitive ma di recupero accogliendo ed ascoltando le esigenze dei tossicodipendenti e le motivazioni del cedimento alle droghe leggere e pesanti. A tal proposito è indispensabile che vengano attivate tutte le iniziative per un nuovo inserimento nel mondo del lavoro;

6)     salario sociale per i giovani disoccupati, per le casalinghe aventi un

     basso reddito famigliare e figli da accudire e aiuti economici a quelle 

     famiglie bisognose aventi i propri figli iscritti alle università di Stato.

 

                 Controllo democratico delle politiche degli Enti Locali

 

Esiste un nesso diretto fra l’affermazione di politiche liberiste nei comuni e riduzione degli spazi democratici. La centralizzazione delle decisioni in capo alla giunta e l’attribuzione al sindaco di un’investitura plebiscitaria, attraverso le norme introdotte con la legge 81/93, hanno dato l’avvio ad un processo di svuotamento del ruolo del consiglio.Nel contempo, il rafforzamento del ruolo del sindaco ha creato le premesse per il consolidamento di alcuni notabili locali divenuti inamovibili. In realtà, a questa centralizzazione determinatasi a livello di istituzioni locali, non ha corrisposto un rafforzamento delle funzioni pubbliche in termini di reale potere di intervento, ma soltanto il consolidamento di poteri personali. La limitazione delle risorse disponibili e la cessione sistematica di funzioni pubbliche ai privati, hanno ridotto la capacità di intervento alle istituzioni locali rafforzando il meccanismo della delega. Da un lato dobbiamo ripristinare un effettivo pluralismo politico riassegnando al consiglio un ruolo centrale e decisionale, e dall’altro, tutte le forme possibili di partecipazione e controllo popolare affinché si possa avere più trasparenza tra il cittadino e le istituzioni. In tal senso proponiamo alcuni orientamenti:

 

1)     l’istituzione, con elezione diretta, del difensore civico;

2)     l’istituzione del Consiglio Comunale dei ragazzi;

3)     l’utilizzo di qualsiasi mezzo d’informazione affinché si avverta la popolazione per un suo tempestivo intervento e la garanzia che giudizi, su qualsiasi tematica territoriale vengano ascoltati e presi seriamente in considerazione;

4)     la costituzione di organismi di partecipazione territoriale eletti nelle zone di competenza affinché garantiscano la partecipazione fisica alle scelte di bilancio a tutto ciò che riguarda la vita sociale del paese;

5)     invito alle donne per una più attiva partecipazione nei luoghi comunali e in quelli dove si realizzano i processi decisionali per una oggettiva qualità di rappresentanza democratica;

6)     il riconoscimento dell’istituto per eventuali referendum popolari a garanzia di importanti scelte democratiche laddove sarà necessario;

7)     prevedere una rappresentanza per i cittadini extracomunitari per favorirne l’interlocuzione con le istituzioni e la partecipazione attiva alle scelte sociali.

 

                          Bilancio partecipativo

 

Il bilancio Partecipativo è un processo di democrazia diretta attraverso cui i cittadini scelgono autonomamente ogni anno come e dove investire le risorse del Municipio. Esso si pone il fine di coinvolgere i cittadini nelle scelte di natura economico-finanziaria che riguardano il loro territorio non in virtù dell’essere elettori con diritti formali, ma in forza della loro condizione di “abitanti”, che costruiscono e trasformano quotidianamente senso, economia, cultura, vivibilità e convivialità del loro quartiere, del loro paese, del loro stato. In realtà non è soltanto uno strumento in base al quale le principali spese e i temi di investimento del Comune sono confrontate in formali e continue assemblee popolari, ma modello politico potenzialmente rivoluzionario gestito dalla popolazione. Tramite il bilancio partecipativo viene modificato il modo di amministrare il paese, in quanto si passa da un modello verticale di gestione del potere a un modello del tutto orizzontale e non discriminante in quanto è ammessa la partecipazione di tutti i cittadini, anche con convinzioni ideologiche politiche e partitiche differenti in base al principio che tutti sono uguali e possono esercitare liberamente la loro influenza e lotta perché vengano effettuati gli investimenti necessari. Pertanto proponiamo:

 

1) l’istituzione di comitati di quartiere in funzioni consultive e propositive

    rispetto ai problemi del quartiere stesso.

2) Favorire la partecipazione e garantire i diritti dei cittadini attraverso la

    consultazione degli atti comunali, la proposizione di iniziative

    amministrative, la trasparenza delle deliberazioni.

3) L stampa di un periodico del comune, che funzioni da strumento di

    informazione e partecipazione della cittadinanza in modo democratico

    anche con l’uso dei moderni sistemi informatici che possano essere di

    aiuto nel migliorare la trasparenza delle decisioni amministrative.

4) Il Comune deve rendere pubblico la data dei Consigli Comunali non

    solo con l’esposizione della bandiera ma con annunci mezzo stampa.   

       

 

Conclusioni

Con questo programma il Partito della Rifondazione Comunista intende chiarire con tutto l’elettorato, che i programmi non sono tutti uguali, ma che invece rispecchiano ciò che si ha in mente di fare e, in questo caso,di cosa realmente ha bisogno il nostro paese. Soprattutto c’è da valutare chi ve lo propone poiché , come potete constatare, dal centro-destra che vuole privatizzare tutto in nome del dio denaro, al centro- sinistra che si ostina a rimanere incollato sulla sedia del potere, non esistono proposte di cambiamento ma gli stessi, si nutrono dei reciproci errori. E non solo. Questi due poli hanno partorito una non indifferente quantità di liste civiche, frutto delle loro personali beghe interne che non hanno nulla a che vedere con gli interessi del paese.

Queste elezioni sono molto importanti, e segneranno un punto di svolta nella vita civile e politica del paese. La vostra scelta è determinante per il prossimo futuro. La formula qualunquistica secondo cui tutte le forze politiche sono uguali premia soltanto gli arrivisti e, noi di Rifondazione Comunista ci appelliamo al vostro alto senso di responsabilità invitandovi a riflettere sulla situazione.

La nostra promessa, comunque, è quella di un permanente impegno poiché siamo convinti che un’altra Sezze è possibile