La Passione 2015  32-33

 Flagellazione  "Ecce homo"

Maria e la Maddalena  (Giovanni 19,25)

« Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Màgdala. » 

Conosciamo la farsa di processo imbastito dal Sinedrio ebraico, l'invio di Gesù a Pilato e il ballottaggio della vittima fra il procuratore romano ed Erode. Pilato cede e ordina la flagellazione di Gesù. I soldati spogliano Gesù e lo legano per i polsi a una colonna dell'atrio. La flagellazione si effettua con delle strisce di cuoio multiplo su cui sono fissate due palle di piombo o degli ossicini. Le tracce sulla Sindone di Torino sono innumerevoli; la maggior parte delle sferzate è sulle spalle, sulla schiena, sulla regione lombare e anche sul petto.

I carnefici devono essere stati due, uno da ciascun lato, di ineguale corporatura. Colpiscono a staffilate la pelle, già alterata da milioni di microscopiche emorragie del sudor di sangue. La pelle si lacera e si spacca; il sangue zampilla.

A ogni colpo il corpo di Gesù trasale in un soprassalto di dolore. Le forze gli vengono meno: un sudor freddo gli imperla la fronte, la testa gli gira in una vertigine di nausea, brividi gli corrono lungo la schiena. se non fosse legato molto in alto per i polsi, crollerebbe in una pozza di sangue.

Poi lo scherno dell'incoronazione. Con lunghe spine, più dure di quelle dell'acacia, gli aguzzini intrecciano una specie di casco e glielo applicano sul capo. Le spine penetrano nel cuoio capelluto e lo fanno sanguinare (i chirurghi sanno quanto sanguina il cuoio capelluto). Dalla Sindone si rileva che un forte colpo di bastone dato obliquamente, lasciò sulla guancia destra di Gesù una orribile piaga contusa; il naso è deformato da una frattura dell'ala cartilaginea. Pilato, dopo aver mostrato quello straccio d'uomo alla folla inferocita, glielo consegna per la crocifissione.

Torre Antonia - Lithostrotos
« Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l'interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose «Tu lo dici». E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante cose attestano contro di te?». Ma Gesù non gli rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore. Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta. Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba. Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: «Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua». Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: «Chi dei due volete che vi rilasci?». Quelli risposero: «Barabba!». Disse loro Pilato: «Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?». Tutti gli risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli aggiunse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora urlarono: «Sia crocifisso!». Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla: «Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli». Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso.» 
(Matteo 27,11-26)
Torre Antonia (o Fortezza Antonia) era un edificio che sorgeva presso il lato settentrionale del Tempio di Gerusalemme, sede della guarnigione romana che controllava la città. Il procuratore romano della Giudea vi risiedeva quando si trovava a Gerusalemme (solitamente risiedeva a Cesarea Marittima). Della fortezza ci parla Giuseppe Flavio datandola antecedentemente al 67 a.C., prima della morte di Alessandra. Si racconta infatti che questa fortezza si trovava all'estremità settentrionale del tempio di Gerusalemme. Anticamente si chiamamva Baris ma poi cambiò il nome sotto il dominio di Marco Antonio. Qui furono rinchiusi la moglie ed i figli di Aristobulo, figlio di Alessandra che aveva tentato di prendere il potere contro il fratello maggiore Ircano, a cui spettava il trono. Ma prima che potesse punire Aristobulo, Alessandra morì dopo aver regnato nove anni. La fortezza fu ampliata e potenziata dal re Erode il Grande e sorgeva lungo il lato settentrionale della spianata del Tempio.
Qui, nel cortile detto litostroto (lastricato), Gesù venne processato e condannato a morte dal procuratore Ponzio Pilato. Nelle successive vicende storiche la fortezza fu distrutta e oggi non ne rimangono che pochi resti. Sul luogo sorge la chiesa della Flagellazione, che ricorda appunto il supplizio della flagellazione inflitto a Gesù prima della condanna; qui inizia la via Dolorosa, che ripercorre il cammino percorso da Gesù fino al luogo della crocifissione.

Ecce Homo 1543. Kunsthistorisches Museum - Vienna

 

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