La Passione 2009  5

 Mosč mostra i Dieci Comandamenti

 

Mosč č un personaggio dell'epica ebraica e della Bibbia.
La sua fama č legata al suo ruolo di condottiero nell'esodo degli Ebrei dall'Egitto alla Terra promessa attraverso il Mar Rosso e il deserto, e alla funzione di legislatore a seguito delle rivelazioni divine sul Monte Sinai, dove gli sarebbe stato consegnato da Dio stesso il Decalogo con i comandamenti e gli sarebbero state insegnate le Leggi che formeranno la cosiddetta "Legge mosaica" o Tōrāh.
Il nome Mosč significa "salvato dalle acque". Mosč, infatti, ancora in fasce fu posto dalla madre Yochebed in una cesta lungo il fiume Nilo, sperando cosė di salvarlo dalla persecuzione che Faraone (che nella Bibbia e nel Corano č nome proprio) aveva intrapreso contro i primogeniti degli ebrei. Il bambino fu raccolto da Batya, figlia di Faraone. Questa prese il bambino con se, pur avendo capito che era ebreo, e lo allevō come suo figlio. Pių tardi Batya si convertė all'ebraismo e lasciō l'Egitto insieme al popolo ebraico.
Oramai, giovane, cresciuto come figlio del faraone, Mosč venne a sapere di essere ebreo e decise di abbandonare la condizione privilegiata in cui viveva per seguire la sorte del suo popolo, in schiavitų. Mentre lavorava in una cava uccise un suo compatriota e per evitare di essere arrestato fuggė nel deserto. Qui conobbe, ad un pozzo, la sua futura moglie Sefora, figlia del sacerdote Midianita Jetro.
Nel pascolare le pecore del suocero Jetro, rincorrendo una pecora smarrita, Mosč salė sul monte Sinai, ed ebbe la prima visione di Dio. Vide, infatti, un roveto, che ardeva senza bruciare, e ricevette da Dio il mandato di liberare gli ebrei dalla schiavitų dell'Egitto.
Tornato in Egitto, Mosč cercō di usare la sua precedente influenza su Faraone per far liberare gli ebrei, ma non vi riusci. Nonostante l'incredulitā degli ebrei, invocō l'aiuto di Dio che mandō sull'Egitto dieci piaghe. L'ultima di queste, la morte di tutti i primogeniti maschi degli egiziani, che coinvolse anche Faraone, lo convinse a lasciar andare via gli ebrei. Quel giorno sarā ricordato dagli ebrei come il giorno della "Pasqua", la Liberazione, il Passaggio dalla schiavitų alla libertā.
Il faraone, pentitosi di aver liberato gli ebrei, spedė il proprio esercito per catturarli, ma Dio inviō una colonna di nubi, che occluse il percorso degli egiziani. Giunti al Mar Rosso, Mosč ottenne da Dio che nelle acque si aprisse un passaggio che permise agli ebrei di mettersi in salvo. Le acque si richiusero sui carri egizi, e tutti perirono all'eccezione di Faraone.
Giunti al monte Sinai, Mosč ricevette da Dio le tavole della Legge con i Dieci comandamenti, e ne apprese durante quaranta giorni e quaranta notti la Torah scritta e la Torah orale, la Legge di Dio per gli ebrei. Ma ritornato nell'accampamento, trovō gli ebrei intenti a venerare la statua di un vitello d'oro - come usavano fare con Hathor gli egiziani - ruppe le tavole della Legge, distrusse l'idolo e tornō sul monte due volte successive: 40 giorni per ottenerne il perdono a nome del popolo, e ancora 40 giorni per ottenere nuove tavole, stavolta definitive. Sia le tavole rotte che quelle intere furono poste nel Tabernacolo, costruito secondo l'ordine di Dio.
In un episodio successivo, il popolo ebraico, che era partito dall'Egitto con la promessa di una terra dove poter vivere libero, mandō dodici esploratori per verificare la Terra Promessa.
Sconvolti dal resoconto menzognero che ricevettero da dieci degli esploratori, il popolo perse fiducia e si scoraggiō. Di conseguenza, Dio decretō che il popolo avrebbe raggiunto questo territorio solo dopo 40 anni nel deserto, quando una nuova generazione sarebbe sorta, nata o perlomeno cresciuta nel deserto. Lo stesso Mosč, giunto al fiume Giordano, non poté oltrepassarlo per espresso ordine divino. Con ciō fu punito per non avere ottemperato correttamente ad un ordine di Dio, e consegnō la leadership del popolo al suo successore Giosuč, uno dei due esploratori che non avevano peccato. Il ruolo di comando di Mosč sul popolo ebraico non fu privo di contestazioni e conflitti. Il pių grave fu quello con Core e la sua gente, ribelli nei confronti dell'autoritā di Mosč ed Aronne.
Secondo Freud, la storia biblica di Mosč metterebbe in evidenza la forte influenza della cultura e della religione monoteistica del dio Aton dell'antico Egitto sulla cultura ebraica antica ed il suo monoteismo. Innanzitutto, va fatto notare che nella lingua egiziana antica, "Mosč" aveva il significato di "bambino", "figlio", "discendente", (si veda ad esempio il testo citato di J. Lehmann). Inoltre, il racconto biblico della nascita di Mosč, coerentemente con altre leggende semitiche, riprende esattamente il racconto della nascita del grande Sargon di Accad, che fu abbandonato nelle acque e poi salvato per diventare in seguito un grande re.
Riportiamo di seguito quanto afferma ancora Sigmund Freud a proposito dell'origine del noto credo presente nel Vecchio Testamento: Il credo ebraico, come č noto, recita "Shemā Israel Adonai Elohenu Adonai Ehad". Se la somiglianza del nome dell'egizio Aton alla parola ebraica Adonai e al nome divino siriaco Adonis non č casuale, ma proviene da una vetusta unitā di linguaggio e significato, cosė si potrebbe tradurre la formula ebraica: "Ascolta Israele il nostro Dio Aton (Adonai) č l'unico Dio". Inoltre va ricordata la forte somiglianza del salmo biblico 104, che canta la gloria di Dio nel creato, con l'Inno al Sole di Akhenaton, il faraone che nel XIV secolo a.C. introdusse il culto monoteistico del dio Aton.
La presunta relazione tra il culto di Aton e Mosč potrebbe spiegarsi in due modi : mentre il caso che gli ebrei in Egitto seguissero tale culto č da escludere, rimarrebbe l'educazione che Mosč ricevette nella corte del faraone Haremhab, sotto il cui regno potrebbe essere nato Mosč. Concordanze storiche non meglio precisate fanno ritenere che dietro la figlia di faraone che adottō Mosč si celasse una nobildonna iniziata la culto di Aton, forse la regina Ankhesenamon, figlia di Akhenaton finita dopo varie vicissitudini in sposa ad Haremhab, o forse la stessa prima moglie di Haremab Mutnodjemet che sarebbe stata la sorella di Nefertiti . [citazione necessaria]
Secondo il dotto egizio Manetone del III secolo a.C., in un racconto riportato dallo storico ebreo Giuseppe Flavio, Mosč era un sacerdote del dio Osiride in Heliopolis con nome Osarsiph.

 

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