La Passione 2007  9

 I Profeti annunciano la venuta del Salvatore

 

Isaia è uno dei profeti biblici, a cui è attribuito il libro di Isaia. Isaia è considerato, insieme ad Elia, uno dei profeti più importanti di tutta la Bibbia.
Visse durante la deportazione d'Israele in Babilonia e cercò di riportare il "popolo eletto" sulla "Via di Dio", avendo Israele abbandonato l'Onnipotente e accettato altri dei. Con questa condotta Isaia finì presto a scontrarsi contro i sacerdoti degli altri dei, finendo spesso con una sfida: la più importante fu quella in cui Isaia sfidò i sacerdoti a chiedere ai propri dei di far incendiare dei tronchi di legno uno sopra l'altro. Isaia disse che se solo fosse uscito del fumo da uno dei tronchi, lui avrebbe smesso di parlare ad Israele. I sacerdoti rimasero 3 giorni e 3 notti a chiedere il fuoco ai loro dei, ma inutilmente. Allora Isaia prego il suo Dio affinché mostrasse la sua potenza e fu così che i tronchi si incendiarono. Naturalmente ci furono altre prove che Isaia dovette superare per convertire Israele, ma fu del tutto inutile (da qui e da altri esempi di profeti, deriva il detto "nessuno è profeta in patria").
Isaia fu arrestato e fu condannato a morte dal tiranno babbilonese. Secondo i vangeli apocrifi Isaia venne segato in due.
Il libro di Isaia è un classico fra i libri profetici. Come in altre figure profetiche, in Isaia la parola profeta non va intesa nel senso colui che parla prima che qualcosa avvenga, bensì nel senso colui che parla per conto di un altro. Ciò che caratterizza il profeta è dunque, come ha incisivamente affermato A. J. Heschel, la cognizione profonda del presente pathos di Dio: il profeta trasmette all'umanità ciò che non sarebbe possibile ascoltare direttamente.
Così, di volta in volta, il profeta esprime la condanna per i nemici di Israele, la consolazione per il popolo eletto, la speranza del futuro riscatto dopo la caduta, il rimprovero per le infedeltà di Israele all'alleanza e così via.
Il mezzo espressivo tipicamente usato da Isaia è l'oracolo, introdotto o accompagnato da espressioni ricorrenti come oracolo di Jhwh, Signore del mondo, oppure Guai!, o ancora così dice Jhwh. Il bersaglio dell'oracolo è vario: Gerusalemme, come simbolo del popolo eletto, talora biasimata per la sua condotta, talaltra consolata con un messaggio di speranza; le nazioni vicine, condannate per le loro pratiche religiose abominevoli per gli ebrei, oppure per l'aggressività nei confronti di Israele; le autorità di Giuda, biasimate duramente per aver condotto il popolo lontano dall'alleanza.
Sparse qua e là si trovano sprezzanti e incisive pagine di condanna dell'idolatria, pratica a cui gli ebrei del tempo cedevano frequentemente sotto la pressione culturale dei popoli circostanti. Questi brani si distinguono alquanto dall'oracolo, e spesso costituiscono intermezzi autonomi all'interno di un oracolo o fra due oracoli consecutivi.
Le espressioni linguistiche e le immagini usate da Isaia sono spesso di notevole bellezza e potenza, e rivelano sensibilità poetica, unita ad una piena padronanza della scrittura come mezzo di comunicazione. In Italia, molti lo definiscono il Dante dell'antico testamento.
Il ritrovamento, tra il 1944 e il 1955, dell'intero manoscritto di Isaia tra i rotoli del Mar Morto, e la sua datazione al primo o secondo secolo a.C., hanno reso possibile lo studio comparativo sui più antichi manoscritti masoretici, risalenti al decimo secolo d.C. Il confronto fra queste due copie di Isaia ha rivelato solo piccolissime differenze, per la maggior parte piccole variazioni di ortografia, che hanno ulteriormente confermato l'accuratezza del testo Biblico masoretico.

Estratto da http://it.wikipedia.org

 

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