La Passione 2006  7

 David canta la gloria del Re dei Re

I Profeti annunciano la venuta del Salvatore

Davide fu un personaggio biblico dell'Antico Testamento. Le sue vicende, facenti parte dell'epica ebraica, sono raccontate nel primo e nel secondo libro di Samuele e nel Primo libro dei Re. Secondo re d'Israele, sarebbe vissuto nella prima metà del X secolo a.C. La descrizione che ne fa la Bibbia è quella di un personaggio dal carattere complesso, capace di grandi crudeltà e generosità, dotato di spregiudicatezza politica e umana ma al tempo stesso in grado di riconoscere i propri limiti ed errori.
Secondo la Bibbia, il pastore Davide - "fulvo di capelli e di bell'aspetto" - era figlio di un efraitita da Betlemme di Giuda di nome Jesse. Entrato a servizio di Saul primo re d'Israele, come citarista per rallegrarne l'umore, depresso a causa di uno spirito negativo, Davide venne quindi unto segretamente dal profeta Samuele su ordine divino come re d'Israele a causa della "perversione" di Saul.
L'episodio biblico più famoso riguardante Davide è quello dello scontro con Golia, il gigante filisteo che terrorizzava e insolentiva gli ebrei, sfidandoli a duello. Dopo quaranta giorni Davide accettò la sfida e riuscì, grazie all'astuzia, ad avere la meglio sulla forza, tramortendo Golia con un sasso lanciato da una fionda e poi decapitandolo con la spada del gigante. La vittoria lo rese popolare presso gli ebrei e gli valse l'amicizia di Gionata, figlio del re Saul. Successivamente Davide sposerà la figlia del re, Micol.
La crescente fama di Davide ingelosì Saul che tentò di ucciderlo con una lancia. Davide fuggì, conducendo una vita da bandito e chiedendo anche ospitalità agli alleati dei filistei.
Davide venne poi eletto re di Giuda e, dopo la morte del successore di Saul, anche d'Israele. In questa veste conquistò Gerusalemme, dato impulso allo sviluppo della città, preparando la costruzione del tempio per l'arca dell'alleanza, e condotto vittoriose e spietate guerre contro le popolazioni nemiche (filistei, ammoniti, moabiti, ecc).
Nell'ultima parte della vita Davide, pur avendo un numeroso harem, si invaghì di Betsabea, moglie del suo ufficiale Uria l'Hittita. Per non avere intralci lo fece morire mandandolo a combattere in guerra. Il pentimento di Davide per questa azione, dopo che il profeta Natan gli avrebbe rimproverato la sua colpa, sarebbe all'origine del Miserere, uno dei più famosi Salmi. Tragica fu anche la fine del figliastro Assalonne che sarebbe stato ucciso dopo essersi rivoltato contro di lui. Alla morte del re gli sarebbe successo al trono il figlio Salomone, avuto da Betsabea.

Estratto da http://it.wikipedia.org

Isaia è uno dei profeti biblici, a cui è attribuito il libro di Isaia. Isaia è considerato, insieme ad Elia, uno dei profeti più importanti di tutta la Bibbia.
Visse durante la deportazione d'Israele in Babilonia e cercò di riportare il "popolo eletto" sulla "Via di Dio", avendo Israele abbandonato l'Onnipotente e accettato altri dei. Con questa condotta Isaia finì presto a scontrarsi contro i sacerdoti degli altri dei, finendo spesso con una sfida: la più importante fu quella in cui Isaia sfidò i sacerdoti a chiedere ai propri dei di far incendiare dei tronchi di legno uno sopra l'altro. Isaia disse che se solo fosse uscito del fumo da uno dei tronchi, lui avrebbe smesso di parlare ad Israele. I sacerdoti rimasero 3 giorni e 3 notti a chiedere il fuoco ai loro dei, ma inutilmente. Allora Isaia prego il suo Dio affinché mostrasse la sua potenza e fu così che i tronchi si incendiarono. Naturalmente ci furono altre prove che Isaia dovette superare per convertire Israele, ma fu del tutto inutile (da qui e da altri esempi di profeti, deriva il detto "nessuno è profeta in patria").
Isaia fu arrestato e fu condannato a morte dal tiranno babbilonese. Secondo i vangeli apocrifi Isaia venne segato in due.
Il libro di Isaia è un classico fra i libri profetici. Come in altre figure profetiche, in Isaia la parola profeta non va intesa nel senso colui che parla prima che qualcosa avvenga, bensì nel senso colui che parla per conto di un altro. Ciò che caratterizza il profeta è dunque, come ha incisivamente affermato A. J. Heschel, la cognizione profonda del presente pathos di Dio: il profeta trasmette all'umanità ciò che non sarebbe possibile ascoltare direttamente.
Così, di volta in volta, il profeta esprime la condanna per i nemici di Israele, la consolazione per il popolo eletto, la speranza del futuro riscatto dopo la caduta, il rimprovero per le infedeltà di Israele all'alleanza e così via.
Il mezzo espressivo tipicamente usato da Isaia è l'oracolo, introdotto o accompagnato da espressioni ricorrenti come oracolo di Jhwh, Signore del mondo, oppure Guai!, o ancora così dice Jhwh. Il bersaglio dell'oracolo è vario: Gerusalemme, come simbolo del popolo eletto, talora biasimata per la sua condotta, talaltra consolata con un messaggio di speranza; le nazioni vicine, condannate per le loro pratiche religiose abominevoli per gli ebrei, oppure per l'aggressività nei confronti di Israele; le autorità di Giuda, biasimate duramente per aver condotto il popolo lontano dall'alleanza.
Sparse qua e là si trovano sprezzanti e incisive pagine di condanna dell'idolatria, pratica a cui gli ebrei del tempo cedevano frequentemente sotto la pressione culturale dei popoli circostanti. Questi brani si distinguono alquanto dall'oracolo, e spesso costituiscono intermezzi autonomi all'interno di un oracolo o fra due oracoli consecutivi.
Le espressioni linguistiche e le immagini usate da Isaia sono spesso di notevole bellezza e potenza, e rivelano sensibilità poetica, unita ad una piena padronanza della scrittura come mezzo di comunicazione. In Italia, molti lo definiscono il Dante dell'antico testamento.
Il ritrovamento, tra il 1944 e il 1955, dell'intero manoscritto di Isaia tra i rotoli del Mar Morto, e la sua datazione al primo o secondo secolo a.C., hanno reso possibile lo studio comparativo sui più antichi manoscritti masoretici, risalenti al decimo secolo d.C. Il confronto fra queste due copie di Isaia ha rivelato solo piccolissime differenze, per la maggior parte piccole variazioni di ortografia, che hanno ulteriormente confermato l'accuratezza del testo Biblico masoretico.

Estratto da http://it.wikipedia.org

 

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