Passione di Cristo 1972

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SEZZE: città della Passione

Ogni anno come 2000 anni fa

( articolo pubblicato sul mensile mariano “Madre di Dio” – anno 39° , n° 3 – marzo 1972)

  A Sezze Romano si svolge ogni anno, il Venerdì Santo, la rievocazione della Passione di Cristo. L’eco di certe parole che contano 2000 anni di vita non si è ancora spenta  e quando i setini vestono gli abiti degli antichi profeti, degli apostoli, dei giudei, dei romani, il messaggio cristiano diviene visivamente concreto, un “miracolo” che praticamente si rinnova e fa riflettere tutti gli uomini di buona volontà.  

 

( Il Cristo di Pocek )

 Sono ormai quarant’anni che la cittadina laziale di Sezze Romano fa parlare di sé, non nella sola Italia, per la Processione devozionale del Venerdì Santo, chiamata splendidamente: “La Passione”.

Il trasporto infatti del corpo esanime del Signore al sepolcro, tra il cordoglio dei discepoli e il pianto delle pie donne, con Maria, ha una caratteristica drammatica devozionale non paragonabile ad altre molteplici forme  di rappresentazione, anche nell’ambito della sola regione laziale. Difficile stabilire i tempi: ma non è impossibile risalire alla vena sorgiva di questo mistero sacro, che di tutto un popolo fa una massa di artisti.

Alla base sta un dato di fatto non trascurabile: l’amicizia cioè del cardinale setino Leone Brancaleone con San Francesco. Con essi, i canti laudesi vennero ad innestarsi sul suolo setino, dopo la fondazione del primo convento in contrada “Collegrotte”, voluta dallo stesso San Francesco. L’elemento laudese delle sacre  rappresentazioni, nelle prime forme rozze ed efficaci, sulla “Passione” del Signore trova ancora eco e conferma nei “Canti Spirituali” e “Canti sopra i Misteri” dello stesso San Carlo da Sezze, in pieno seicento, che si riallaccia direttamente alla tradizione iacoponica. Nel corso degli anni il sacro mistero si snodava per le vie del paese tra il silenzio notturno rischiarato  dalle torce a vento e gli animi rabbrividivano di sacro terrore al passaggio della salma di Gesù adagiato su semplice bara, mentre grida laceranti di donne accalorate facevano corona alla statua benedetta dell’Addolorata.Dopo la seconda metà del ‘700 anche la confraternita dei Sacconi incappucciati, che aprivano la processione con il ritmo cadenzato del “Miserere” portando teschi ed ossa umane venne ad aggiungere una lugubre nota di pianto, raccolta e potenziata dallo “Stabat Mater” che s’innalzava a tratti dal coro dei “Penitenti”, quasi tutti a piedi nudi, e i più trascinanti catene. 

Nell’anno 1933 il setino dott. Filiberto Gigli rimase singolarmente colpito da quel  mistero della “Passione” e chiamò a raccolta il suo popolo per meglio potenziare il mistero incentrato nel pianto del Gesù morto e della Vergine Addolorata.

Il Gigli, pur rispettando le costumanze e la mentalità del mistero, intese dargli novella energia, chiamando a coadiuvarlo insigni artisti. L’avvenimento fu un potente richiamo anche al mondo artistico-culturale.

Ma l’apoteosi trionfale della Sacra Rappresentazione la si ebbe in occasione dell’Anno Giubilare 1950. Tra miriadi di fiaccole rosseggianti sul Colosseo e i templi vetusti, mai apparve in tanta ieratica evidenza il corteo del Cristo morto e dell’Addolorata. Cori di bambini e bambine chiudevano il sacro spettacolo recando nelle mani i serti di fiori e fiaccole accese.

Dopo un tentativo di realizzare la sacra rappresentazione in forma scenica in cavea o anfiteatro naturale a ridosso del paese, si è tornati definitivamente alla migliore collocazione nel suo ambiente mistico naturale: le vie di Sezze.

      Vincenzo VENDITTI               

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