Il Pane di Sezze

| SECONDA PARTE |

 

Tra i tesori più importanti del mio paese il più buono è certamente il Pane

Un grazie particolare

va a

Luigi Fusco

e agli artisti

che operano

nel forno da dove le opere d'arte da me fotografate vengono create con l'amore della tradizione

Dalle origini ai nostri tempi

Il pane di Sezze

La storia, i segreti, la vita sociale di un paese di collina attorno all’alimento tipico del nostro territorio.

Testi e foto di Ignazio Romano 

Alcuni secoli prima di Cristo il pane era già entrato nella cultura semplice dei contadini e degli abitanti di Sezze. Se ne trovano tracce nell’opera “La Setina” di Caio Titinio (II sec. a.C.) che descrivendo la vita famigliare dei Sezzesi, si sofferma sulle donne che con cura ed amore preparavano il pane. Due secoli dopo, Caio Valerio Flacco, negli “Argonauti” esalta le insuperabili qualità della donna setina, nell’allevare i figli e confezionare il pane. In più di duemila anni di storia l’arte di panificare si è tramandata di madre in figlia. Siamo nel 1944, e quello che stiamo per narrare è la vita di una bambina di 12 anni che si intreccia con quella del pane. 

Angela aveva imparato a panificare dalla nonna, Stella, e la sua famiglia era tra quelle più agiate,“campiere”, che possedevano terreni e quindi producevano il frumento necessario alla lavorazione del pane. Il grano veniva portato alla “mola”, il mulino della famiglia nobile dei Rappini, dove da un quintale di frumento si ricavano cento Kg di farina grezza. Angela per due volte “cerne”, passava la farina con la “setuccia” per separare la crusca e la “cruschella”, quest’ultima utilizzata per impastare il pane nero “muglicchi”. Oggi tra i prodotti rinomati, allora si usava per ricompensare la “cariatòra”. Marianna era la cariatòra del forno Zaccheo. All’epoca a Sezze c’erano circa venti forni, uno o due per ogni quartiere, di proprietà delle famiglie nobili o benestanti (Iucci, Mercuri, Boffi, De Ovis, Maselli ecc.)

Le cariatòre scandivano la lavorazione del pane (allora nessuno aveva orologi), girando per le strade del paese, avvisando le donne quando era il momento di “ammassà”, di “ntavolà” ed infine passavano a caricare le pagnotte pronte da infornare, con la “spasa” (una tavola larga con sponde rialzate). In casa Angela si era procurata “i crisculo” necessario a far lievitare l’impasto che doveva bastare a sei persone per tutta la settimana. Alle due di notte, al primo avviso “ammassà”, Angela si alzava, a 25 kg di farina setacciata univa il lievito e l’acqua tiepida dove aveva sciolto circa 250 grammi di sale. L’impasto veniva diviso in “regnitere”, lasciato riposare coperto da appositi panni “nell’arcone”, un arredo indispensabile

nelle cucine dell’epoca. Si aspettava la crescita, fondamentale per la buona riuscita dell’impasto. Ma in inverno le basse temperature impedivano la lievitazione, allora le infaticabili cariatòre portavano della brace che le donne ponevano sotto l’arca. Al secondo avviso “ntavolà” Angela si alzava di nuovo nel cuore della notte e divideva le “regnitere”  in parti più piccole, le pagnotte, che sistemava in fila per cinque nella “spasa” separate da un lenzuolo e coperte accuratamente da un panno pesante. Era ora di andare al forno, Marianna passava di casa in casa,  con un fazzoletto arrotolato sulla testa, portava con mirabile equilibrio le “spase” con il pane impastato. 

Il sole ancora non sorgeva e le donne si affollavano nel forno. Nina, la fornara, si assicurava che ogni donna avesse segnato il proprio pane rispettando il “grado”. Angela era la prima  il suo pane era immacolato “sénza”, cioè senza alcun segno. Seguivano pizzico, dito, zippo, canna, forchetta ecc., una vera gerarchia che sottolineava lo stato sociale delle famiglie. Non sempre le cose andavano lisce e per la disputa di una posizione più vicina alla bocca del forno, le donne si accapigliavano prendendosi a male parole. 

Tempo un’ora ed il paese era invaso da un odore inconfondibile, il più bello che esiste, che ancora oggi esprime tutta la fragranza e la bontà del pane di Sezze. A questo punto da ogni forno le cariatòre uscivano con le spase sulla testa piene di pagnotte fumanti, e per le vie del paese un frenetico via vai riempiva gli arconi di ogni famiglia del pane sufficiente per l’intera settimana. Angela era in casa che preparava la zuppa ed aspettava i fratelli ed il padre, che al ritorno dalla campagna trovavano la gradita sorpresa: il pane fresco. “Bei ricordi” continua Angela (mia madre) “ma a cominciare dagli anni ’60 questa tradizione si è andata perdendo. Le donne hanno preferito comprarlo il pane, favorendo così la nascita di attività commerciali”.

La tradizione di Onelia  

Dove trovare ancora il pane fatto con la passione e l’amore di un tempo.

Ai giorni nostri c’è chi conserva il segreto della panificazione setina. “Onelia” è tra i forni più rinomati a Sezze dove la tradizione si è conservata. Fusco Luigi, il gestore, segue fedelmente le tecniche che la madre gli ha tramandato da tre generazioni, e ci dice: “Segreti non ce ne sono, a parte la qualità dell’acqua, la sua temperatura ed il rigoroso rispetto dei tempi, è la grande passione e l’amore che fanno del pane di Sezze un prodotto unico.” Ed aggiunge: “Non c’è stato mai bisogno di promuovere il nostro pane, ma sono contento che ne parliate”. Da Onelia troviamo tre forni rigorosamente a legna, tre impastatrici e personale molto preparato e disponibile. In effetti, se si escludono le impastatrici meccaniche, è sufficiente per qualche minuto osservare con quanto amore e con quanta cura viene preparato il pane, per capire che non ci si discosta di molto dal prodotto che le nostre nonne ottenevano. 

Luigi ci tiene molto a farci notare che è la qualità il primo obiettivo che si propone, e per ottenerla basta rispettare i tempi di lavorazione e non seguire il mercato che vorrebbe maggiori quantità, magari abbassando anche i prezzi, a discapito della qualità. Entrando nei locali di Onelia il tempo si ferma, eppure in 24 ore si effettuano 7 cicli di produzione ed i furgoni carichi di pane fumante partono alla volta di Latina, Pontinia ed, ovviamente, di molti negozi di Sezze.

( Servizio lavorato tra marzo ed aprile 2003, in rete dal 24 maggio )

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