difendiamo il diritto alla salute

Manifestazioni in difesa dell'ospedale civile "San Carlo"

16 giugno 2010

CONSIGLIO COMUNALE STRAORDINARIO

CONTRO LA CHIUSURA DELL'OSPEDALE DI SEZZE

> Convocazione Consiglio Comunale Straordinario

Si è tenuto ieri sera, martedì 15 giugno, presso l'auditorium Mario Costa il Consiglio Comunale Straordinario contro la decisione del Commissario straordinario per la sanità della Regione Lazio, Renata Polverini, di chiudere l'Ospedale “San Carlo  di Sezze. Presenti numerose autorità giunte dai Comuni limitrofi, dalla Provincia e dalla Regione.

Articoli pubblicati sul n° 58 del periodico MondoRe@le

EDITORIALE

di Simone Di Giulio

Tra i tanti interventi che hanno fatto da contorno al consiglio straordinario solo alcuni hanno lasciato un segno... almeno in me. Ovvie e giustificate e le prese di posizione di Montino e Moscardelli, che naturalmente hanno attaccato a spron battuto le decisioni della Polverini. Anche se, oggettivamente, il passaggio del capogruppo del Partito Democratico sulla situazione dell'ospedale di Acquapendente me lo sarei risparmiato. Chissenefrega di Acquapendente e dei poveri abitanti di Viterbo costretti ad andare a Terni a farsi curare? Altrettanto giustificato il restare con i piedi per terra e il cauto ottimismo da parte di Di Giorgi, che comunque fa parte della maggioranza alla Pisana e sa benissimo che già così Latina non viene trattata con i guanti, figuriamoci contrastando la cara governatrice sul primo provvedimento adottato in qualità di presidente della Regione. Le parole che mi hanno colpito di più, invece, sono quelle di Erasmo Spaziani e Annamaria Bilancia. Sentire due esponenti politici di paesi confinanti con Sezze mi ha confermato che facciamo spesso gli scienziati, ma che in realtà abbiamo tanto da imparare. Soprattutto dalla Bilancia, che nel suo accorato intervento ha sottolineato le similitudini con quanto accaduto nella sua città un anno e mezzo fa, con la fine del "Regina Elena" di Priverno. Un appello che purtroppo i sezzesi non hanno potuto cogliere. Meglio così... si sarebbe corso il rischio di sentirsi meno scienziati.

 

“Il San Carlo non è un ospedaletto”

L’attacco di Campoli al provvedimento di Renata Polverini:

“Metodo sbagliato e scelta inaccettabile da parte della Pisana”

di Alessandro Mattei

Per scongiurare la chiusura dell'ospedale San Carlo di Sezze il presidente del consiglio comunale Giovanni Zeppieri ha convocato una assise straordinaria presso l'auditorium del turismo "Mario Costa". Alla presenza di diverse autorità istituzionali, di molti addetti ai lavori e di pochi cittadini (considerato il tema che si trattava), il 15 giugno è andato in scena un consiglio comunale che ha visto buona parte degli amministratori della città, e direi dell'intero comprensorio lepino, d'accordo nel dire "No alla chiusura del San Carlo, sì al diritto della salute di tutti i cittadini". Il primo a prendere parola è stato il sindaco di Sezze Andrea Campoli che, ancora una volta, non ha usato mezzi termini per criticare il decreto di riordino della rete ospedaliera firmato dal commissario straordinario alla Sanità del Lazio, Renata Polverini. E proprio con la presidente della Regione Lazio il primo cittadino ha avuto un lungo colloquio in occasione della visita degli studenti pontini a Israele nell'ambito di percorso di studi sulla Shoah come Memoria dell'Europa. Campoli ha riferito che da parte della Polverini ci sono state delle rassicurazioni, quanto meno sul provvedimento di chiusura degli ospedali di provincia, nel senso che potrebbe essere aperto un dialogo, cosa che il commissario ad acta alla Sanità non ha fatto prima di firmare il riordino degli ospedali del Lazio. A tal proposito Andrea Campoli nel suo intervento ha parlato di "metodo sbagliato" e di "scelta inaccettabile", proprio in virtù del ruolo che il San Carlo negli ultimi anni ha avuto per la sanità provinciale, fungendo "da padiglione del nosocomio Santa Maria Goretti" grazie soprattutto all'apertura del Day Surgery, con i reparti di chirurgia generale e oculistica. Dopo anni di isolamento e di depauperamento, infatti, il nosocomio setino era sul punto di riprendere respiro con una prospettiva tutta in discesa per rilanciare l'offerta sanitaria per tutti i Comuni dei Monti Lepini. "Il nostro non è un ospedaletto - ha chiosato il sindaco di Sezze - ma stiamo parlando di una struttura che oggi più che mai ha un ruolo strategico nell'offerta sanitaria del nostro paese e dei Comuni limitrofi. Non possiamo consentire che una scelta di questo tipo, dettata anche da ricatti, possa ledere l'interesse dei nostri cittadini". Campoli ha annunciato che il percorso per difendere il San Carlo è appena iniziato; ci sarà un lavoro sinergico con tutte le forze politiche disposte a battersi per difendere il diritto alla salute. Noi auspichiamo che ci siano anche quelli che dovrebbero essere i veri protagonisti di questa battaglia, ossia i cittadini.

 

La testimonianza dei consiglieri regionali

Duri attacchi alla Polverini da Montino e Moscardelli. Più cauto e ottimista Di Giorgi

di Alessandro Mattei

Significativa nell'ambito della seduta consigliare straordinaria è stata la presenza di diversi consiglieri regionali. All'assise sul San Carlo hanno preso parte Esterino Montino e Claudio Moscardelli del Partito Democratico e Giovanni Di Giorgi del Popolo delle Libertà. L'ex vice governatore del Lazio alla platea che lo ascoltava ha voluto spiegare il perché di un provvedimento sbagliato che va a tagliare posti letto in quei territori di provincia che necessitano di sanità e di valide prestazioni sanitarie. Il decreto 48/49, riguardante il riordino della rete ospedaliera del Lazio, viene visto dal capogruppo del Pd alla Pisana come una inversione di tendenza rispetto alla politica sanitaria messa in atto dalla Giunta regionale dell'ex governatore Pietro Marrazzo che, nel corso della legislatura, ha potenziato molte strutture sanitarie di Provincia. "Il risanamento della Sanità regionale va fatto - ha detto Montino - ma occorre logica per farlo, e questo decreto dimostra di non averne perché è impensabile chiudere strutture sanitarie strategiche anche per i nosocomi della capitale". Sulla stessa lunghezza d'onda il consigliere regionale Moscardelli che ha parlato della sanità provinciale come una delle poche eccezioni che non produce debito ma eccellenze sanitarie e professionali presenti nei vari distretti del comprensorio. Diametralmente opposto il ragionamento del consigliere del Pdl Di Giorgi, che ha affermato afferma: "L'ospedale di Sezze non chiuderà, ci sarà una ottimizzazione dei servizi e del personale in linea con l'intero Piano sanitario.   Esso contiene elementi importanti al fine di razionalizzare le risorse e migliorare la qualità dei servizi e da questo punto di vista anche l'ospedale di Sezze può trarre grandi benefici". Di Giorgi parla della riconversione del San Carlo in questi termini. "L'ospedale setino diventerà un PTP, (Presidio Territoriale di Prossimità). Per valutare al meglio questa trasformazione occorre tenere presente che la necessità di fornire risposte appropriate alla domanda di salute, espressa soprattutto dagli anziani, implica l'attivazione di nuove forme assistenziali rispetto a quelle offerte tradizionalmente dagli ospedali per acuti. Appare quindi strategico programmare la realizzazione di strutture in grado di fornire risposte socio-sanitarie non basate soltanto sull'alta tecnologia ma che risultino appropriate ai bisogni del paziente e dei suoi familiari". 

 

Tanti politici, poca gente

Nonostante la gravità della situazione i cittadini non hanno risposto all’appello.

Ennesimo segnale del divario tra amministrazione ed elettorato?

di Simone Di Giulio

C'erano proprio tutti all'auditorium "Mario Costa" per il consiglio straordinario sul futuro dell'ospedale "San Carlo" dopo il progetto di riordino della sanità laziale emesso da Renata Polverini. In tanti hanno voluto essere presenti in questo momento davvero delicato per la provincia di Latina, che dopo gli enormi problemi che affronta a livello aziendale, adesso si trova con la grana delle strutture sanitarie e paga a caro prezzo la 'solita' sudditanza da Roma, nemmeno sfiorata dal decreto del commissario ad acta, ma causa primaria degli enormi debiti accumulati dal comparto nel corso dei decenni. Tante, tantissime, le autorità politiche presenti all'audotorium: i consiglieri regionali Montino, Di Giorgi e Moscardelli, i consiglieri provinciali Guidi, Nuglio, Spagnoli, Bevilacqua ed Eramo. Importanti anche le presenze in rappresentanza dei comuni del comprensorio, il sindaco di Bassiano Cacciotti, quello di Roccagorga Amici, quello di Pontinia Tombolillo, quello di Cori Conti, chiaro segnale che la ventilata ipotesi di chiusura dell'ospedale "San Carlo" sarebbe un danno enorme per l'intero territorio dei Lepini. Gli unici assenti di rilievo erano proprio quelli che subiranno sulla loro pelle i tagli imposti dalla Polverini, i cittadini, che nonostante i tanti inviti (volantinaggi alla stazione ferroviaria, incontri di partito, coordinamenti di ogni genere, pubblicità sui social networks più importanti) hanno preferito mancare all'appuntamento. Difficile giustificare la loro assenza limitandosi a parlare di orario complicato in un giorno feriale. Piuttosto questa situazione potrebbe testimoniare per l'ennesima volta lo strappo creatosi tra la politica, le istituzioni in generale, e le persone, che spesso si sentono importanti solo alla vigilia di tornate elettorali. Un vero peccato, perché questo genere di battaglie si dovrebbero affrontare con una compattezza e una unità di intenti che va fuori dagli schemi. Di certo a Sezze dell'ospedale si parla e si parlerà a lungo, magari in piazza o davanti ad un caffè. Ma poi non ci si venga a lamentare se qualcosa non va come si spera. Oppure ci si lamenti… tanto per il sezzese medio (inutile che cerchi di farsi passare come setino) il lamento a titolo perso è diventato valido pretesto per parlare.   

 

Il consiglio approva il documento unitario

Su suggerimento della minoranza si realizzerà un tavolo di confronto con la Polverini

di Simone Di Giulio

L'atto ufficiale della classe politica di Sezze si racchiude in un documento redatto in Commissione Capigruppo il giorno prima del consiglio straordinario e approvato all'unanimità al "Costa" il 15 giugno. Nel testo si bolla come scriteriata la scelta di tagliare 50 posti etto di post-acuzie nei reparti di Medicina e Geriatria dell'ospedale di Sezze, dopo che il nosocomio ha garantito per anni importanti risposte alle esigenze di cura e di diritto alla salute dell'intero territorio provinciale, in particolare per l'area centro-nord della provincia e per il comprensorio dei Lepini. Non condivisibile - secondo i rappresentanti della massima assise cittadina - la scelta di chiudere un ospedale dove di recente sono state aperte due sale operatorie. Nel documento si cerca di non avviare una campagna politica contro la Polverini e contro il centrodestra, ma si punta sulla necessità di far rivedere le posizioni assunte ed emerse nel decreto che, di fatto, sancisce la fine dell'ospedale entro il 31 dicembre prossimo. Il documento, dopo la lettura pubblica da parte del presidente del consiglio comunale Giovanni Zeppieri, e un'ulteriore lettura, stavolta privata da parte del consigliere Enzo Polidoro, ha avuto un'appendice con la proposta della minoranza, Ceccano, Piccolo, Zarra e Reginaldi, che hanno chiesto ed ottenuto l'aggiunta di una postilla per aprire un tavolo di discussione proprio con la neo governatrice del Lazio. Il documento unitario è stato approvato all'unanimità, con 17 voti favorevoli su 17 presenti. Unici assenti il consigliere di maggioranza Lino De Angelis, giustificato, e i consiglieri di minoranza Di Palma, Vitelli e Cerroni, che hanno deciso di astenersi proseguendo nella loro battaglia in favore della Regione delle Provincie. Un'autentica secessione da Roma che forse, in questo delicato momento, poteva anche essere momentaneamente accantonata. Ha votato per la prima volta in consiglio, infine, Giovanni Bernasconi, al debutto in surroga del dimissionario Enzo Eramo.

12 giugno 2010

DIFENDIAMO IL DIRITTO ALLA SALUTE NEL NOSTRO TERRITORIO!
DOCUMENTO COSTITUTIVO DEL COMITATO “SALVIAMO L’OSPEDALE DI  SEZZE”

Si è costituito il “Comitato in difesa dell’Ospedale di Sezze”. Il documento allegato è l’atto costitutivo proposto dai soggetti firmatari, cui altre forme associative e singoli cittadini potranno aderire, contribuendo, con la loro partecipazione, a dare una ferma risposta al provvedimento di chiusura dell’Ospedale di Sezze. Per quanti volessero contattarci, è a disposizione l’indirizzo email: salviamoospedalesezze@gmail.com

Il 31 maggio 2010 la Presidente della Regione Lazio, nonché Commissario straordinario per la sanità, Renata Polverini, ha decretato il taglio dei  posti letto dell'Ospedale “San Carlo  di Sezze. 

Nel “Piano degli interventi per la riconduzione dell’offerta ospedaliera per acuti, riabilitazione post-acuzie e lungodegenza medica agli standard previsti dal Patto per la Salute 2010-2012” si prevede che entro il 31 dicembre 2010 le attività “per acuti” vengano trasferite presso altre strutture. 

Il nosocomio di Sezze, i cui reparti di geriatria e medicina accolgono pazienti da tutto il territorio dei Monti Lepini e non solo, dunque,  chiuderà i battenti, così come quello di Gaeta. La decisione della Presidente Polverini non sembra scaturire da una reale analisi della situazione delle strutture socio-sanitarie della nostra Regione e della nostra Provincia in particolare, ma piuttosto da una politica autoreferenziale e poco vicina alle esigenze dei cittadini.  

Durante l'ultima campagna elettorale l'allora candidata Polverini aveva promesso più volte che mai avrebbe chiuso strutture sanitarie, anzi si era impegnata affinché alcune di esse, già chiuse, come quella di Priverno, potessero essere di nuovo funzionanti. Ora, di quelle parole non resta nulla più che l'amarezza per una decisione che penalizza il nostro territorio e la nostra provincia, già al di sotto degli standard minimi  nel numero di posti-letto per abitanti.  

La chiusura della struttura ospedaliera di Sezze arriva senza alcun preavviso: non c'è stata da parte della Regione la sensibilità e la correttezza di dialogare con gli enti locali, con le comunità che ora dovranno, in qualche modo, fare fronte a questa emergenza. Se, come sembra, la decisione della chiusura del “San Carlo” dovesse essere definitiva, il nostro paese, che spesso negli anni si è distinto per l'attenzione rivolta al settore socio-sanitario, mancherebbe quel ruolo di punto di riferimento per la sanità pontina.

La difesa dell'Ospedale non è, dunque, una battaglia politica di una parte contro l'altra, né una sterile rivendicazione campanilistica, ma è una battaglia in difesa  del diritto alla salute di tutti i cittadini del nostro territorio. Un territorio che non può essere ricondotto ad una semplice delimitazione geografica, ma che deve essere inteso come rete di servizi alla persona, orientata con equità e ponderatezza. 

Il pubblico interesse alla salute pubblica deve coinvolgere una comunità diffusa, che nella identità provinciale sappia trovare la propria dimensione, fatta di valorizzazione delle strutture esistenti e di riconoscimento degli investimenti realizzati. Inoltre, con la sua scellerata decisione di eliminare l' ospedale cittadino, ed in generale con tutto il piano di riorganizzazione dell'offerta sanitaria, dalla Regione Lazio non arrivano alternative valide, come ampliamenti di altre tipologie di servizi sanitari assistenziali a cui la comunità possa rivolgersi.  

Il taglio è dunque scriteriato, irrazionale e privo di una visione generale della sanità del Lazio, ma rientra semplicemente in una logica economicistica e di mercato che poco si adatta alle esigenze primarie della cura e della salute delle persone.  

Per  questi motivi è importante che tutta la comunità, con i cittadini, le associazioni e i partiti politici si unisca nella battaglia civile contro la chiusura dell'ospedale, rivendicando il sacrosanto diritto alla salute. Non si faccia cassa sulla pelle dei cittadini!

Firmatari: 

Partito Democratico, Sinistra e Libertà, Comitato di Sezze per l’acqua pubblica, Legambiente Sezze, Buna Seara Romania, Araba Fenice, CGIL, CISL, Lega SPI Sezze, Lega Pensionati.


2 giugno 2010

Ci risiamo, vogliono chiudere l'ospedale "San Carlo" di Sezze

a cura di Ignazio Romano

Il nuovo governatore della Regione Lazio, Renata Polverini con la sua maggioranza di centro-destra, appena eletta ed al suo primo atto, per ripianare il deficit dell'Ente, chiude dieci strutture sanitarie del Lazio tra cui il "San Carlo" di Sezze. 

Tutto questo mentre l'ospedale di Latina scoppia ed il diritto alla salute, quello che la Costituzione Italiana garantisce al Cittadino, è seriamente messo a rischio. Effetti della crisi e dei troppi sprechi che oggi, per ripianare le casse dello stato, questo governo ha deciso di affrontare tagliando la spesa della sanità e, per distinguersi, quella della scuola.

Lo Stato Sociale insomma, quello in cui per anni ci siamo positivamente contraddistinti, che il mondo intero ci ha sempre invidiato e che solo oggi gli Stati Uniti d'America a fatica stanno conquistando. E da noi perché lo vogliono togliere?

«Nessuno deve essere preoccupato perché non stiamo assolutamente tagliando nulla, anche perché tagliare un posto letto non significa risparmiare, perché rimane il costo della struttura e del personale».

Così la presidente della regione Lazio, Renata Polverini, a margine delle celebrazioni per l'Unità d'Italia all'Altare della Patria, ha parlato della situazione della sanità del Lazio e dei recenti provvedimenti in materia. «Stiamo procedendo ad una riconversione dei troppi posti letto di ospedale che abbiamo - ha precisato - Daremo risposte diverse al territorio con Rsa e lungodegenze».

> Comunque questa mattina tutti i giornali  titolavano così:

CRITICHE ALLA DECISIONE DELLA POLVERINI

Chiude il San Carlo «Sarà battaglia»

Campoli: pronti alla mobilitazione

2 giugno 2010 - LATINA OGGI - articolo di Alessandro Di Norma

C'è anche il «San Carlo» di Sezze tra i dieci indicati nel piano di riordino della rete ospedaliera del Lazio. La struttura che oggi conta 32 posti di medicina (sub acuzie), 16 di geriatria (post acuzie) e 6 di day-surgery, la chirurgia giornaliera, sarà «disattivata». In altri termini è concreto il rischio della sua definitiva chiusura. In tal caso l’ospedale preposto per accogliere i pazienti prima destinati al nosocomio setino è il Santa Maria Goretti di Latina.

Tale misura è contenuta nei dodici decreti che la neo governatrice del Lazio Renata Polverini nonché commissario ad acta alla sanità ha consegnato al Governo per «attuare il piano di rientro dal deficit». Misure duramente criticate dall’amministrazione comunale di Sezze. Il primo a «complimentarsi » con la governatrice è stato il sindaco Andrea Campoli. «Queste misure - spiega - contraddicono nettamente quanto sostenuto in campagna elettorale. Vale a dire il mantenimento degli attuali ospedali. Aveva, addirittura, annunciato la riapertura di quelli che erano stati chiusi. Le sue scelte - sottolinea Campoli - non le condividiamo poiché non sono corrispondenti alle reali necessità del territorio. 

A pagare per questa situazione, ancora una volta saranno i cittadini. Ci chiediamo dove saranno portati i pazienti considerando le condizioni di affollamento dell’ospedale di Latina? La mia - continua il sindaco - non è una rivendicazione municipalistica ma riconosco semplicemente la funzione strategica dell’ospedale di Sezze per questa parte di provincia. L’atto della Polverini

(il primo della suo mandato, ndr) annulla anni di sacrifici che avevano portato, in un contesto di tagli e riconversioni, a un accrescimento dei servizi offerti dall’ospedale di Sezze come il day-surgery e l’oculistica».  Nel marzo scorso, la Asl aveva, inoltre deciso di istituire un ambulatorio odontoiatrico. Provvedimento che verosimilmente, decadrà. «L’amministrazione comunale - conclude Campoli - è pronta a una mobilitazione istituzionale e popolare per impedire che questo atto si compia definitivamente». 

Sulla stessa linea di pensiero anche il presidente del Consiglio comunale Giovanni Zeppieri che sin da subito ha mostrato forti perplessità sul provvedimento di Renata Polverini. «Daremo battaglia con tutti i mezzi a noi concessi affinché sia evitata la chiusura dell’ospedale di Sezze. Per quanto mi riguarda ho già provveduto a convocare una riunione d’urgenza dei capigruppo nella quale valuteremo la possibilità di convocare un Consiglio comunale straordinario per discutere proprio della delicata questione. E’ mio intento - sottolinea - invitare all’assise anche i consiglieri regionali eletti nella provincia di Latina per affrontare al meglio la situazione che desta forti preoccupazioni non solo alla mia parte politica ma anche in alcuni colleghi dell’opposizione». I decreti firmati lunedì scorso dal commissario Polverini sono necessari per allineare il Lazio allo standard di quattro posti letto per mille abitanti.

Per fare ciò è prevista la divisione in quattro macro aree con la riduzione delle Asl da dodici a otto. Riduzione che comincerà alla scadenza dei contratti dei manager nominati da Piero Marazzo.

L’obiettivo è quello di arrivare in pochi anni a un'unica Asl a Roma, una nella sua provincia e una per le quattro restanti. Tali misure, tuttavia dovranno ancora essere esaminate dal Governo affinché lo stesso sblocchi i 420 milioni di euro di Fas (fondo aree sottoutilizzate) necessari per coprire il deficit dell’anno scorso e scongiurare l’aumento dell’Irpef e dell’Irap.


2 marzo 2002: 

Vogliono chiudere l'ospedale

A sentire i politici sono tutti d’accordo nel difendere l’ospedale civile di Sezze.

Luigi Ottaviani, martedì su Latina Oggi, descrive ed elogia l’andamento positivo della struttura sanitaria. Riporta dati e cifre che parlano chiaro “L’ospedale di Sezze funziona” anzi, viste le carenze del comprensorio, è necessario.

Anche sui giornali, dunque, tutti si danno da fare.

 Eppure la notizia è che sono in pericolo i reparti di CHIRURGIA, RADIOLOGIA, ANALISI e addirittura il PRONTO SOCCORSO. Lo prevede il piano ASL che, sordo ai richiami delle autorità locali (ricordiamo anche la manifestazione sotto gli uffici della regione Lazio di qualche mese fa) resta fermo sulle decisioni prese dal direttore dell'azienda unità sanitaria locale di Latina Salvatore Cerignotta.

 Tutti uniti dunque?... Neanche per sogno!

Alla manifestazione di sabato 2 marzo 2002 (che ho fotografato) ha partecipato solo la maggioranza comunale, e a Ferro di Cavallo (mentre le autoambulanze continuavano la spola con l’ospedale) c’erano circa trecento persone (qualcuno ha malignato fossero i dipendenti della struttura stessa….che malizia questi compaesani ! )

 Dopo gli interventi di Giovanbattista Giorgi (Il Presidente del consiglio comunale ha ricordato la vicenda di OSTETRICIA, sottolineando che il caso non è ancora chiuso) 

del Sindaco Giancarlo Siddera (che mette l’accento sulla volontà reale, da parte di tutte le forze sociali, di dare a Sezze i servizi, volontà mantenuta durante la giunta Badaloni ed ora in pericolo sotto la presidenza Storace alla regione), 

del capogruppo dei DS Italo Marchetti (che invita “Insieme per Sezze” e “Progetto Sezze 2000” a presentare valide alternative di lotta) in fine, c’è stato un intervento non previsto del direttore della Ludoteca setina Rosalino. 

 Come Nanni Moretti, Rosalino Trabona, con parole dure e ricordando di essere setino da venti anni e non di nascita, ha chiesto ai sezzesi:

"CHE COSA VOGLIAMO FARE DI QUESTO PAESE ?"  Rosalino non ha usato esattamente la parola “COSA” ma ha tutta la mia approvazione. Il suo discorso, ampio, non politicizzato e con parole che sono uscite dal cuore (oltre che dal buonsenso) ha sorpreso i presenti. Mettendo a nudo la realtà di un paese che sta morendo, sotto lo sguardo incurante dei suoi abitanti. Impegnati a strumentalizzare beni oggettivamente sociali, a seguire mode e bandiere che portano lontano dalle esigenze e dalla storia di Sezze.

  In tutta questa confusione, una parte dell’opposizione comunale ha le idee chiare. Concordi con il nuovo piano ASL, accettare la dura realtà, tenendo conto che dopo aver speso decine di miliardi, sbagliando bilanci e politiche, Sezze non ha più diritto ai servizi citati, trasformando in questo modo l’ospedale in dormitorio.

  Così, a pagare per le presunte colpe amministrative, saranno i cittadini onesti, che si vedono ridurre prestazioni e servizi garantiti da sempre.

Dopo aver esposto torti e ragioni dei diversi orientamenti politici di Sezze, occorre per tutti fare una autocritica. Rispondendo serenamente alla domanda di Rosalino:

"CHE COSA VOGLIAMO FARE DI QUESTO PAESE ? "

 

Nelle foto ho cercato di cogliere i momenti salienti della manifestazione, e il suo spirito puramente popolare e non politicizzato come si vorrebbe far credere.