Auditorium del Turismo

Mario Costa

   

 Sezze, 27 marzo 2011                                     foto di Ignazio Romano

TROTE

con Paolo Triestino, Nicola Pistoia e Anna Maria Ghirar

di Edoardo Erba
Regia Nicola Pistoia, Paolo Triestino
scene di  Alessandra Ricci
costumi di Isabella Rizza
luci di Luigi Ascione
musiche di Stefano Fresi

Venerdi sera. Il laboratorio è già chiuso. Un’infermiera gentilissima consegna ugualmente le analisi. “Non lo dica a nessuno, mi raccomando”. Analisi che possono decidere il futuro.
Sabato, bella giornata. Un uomo pesca sull’Aniene. Trote. Perché ormai sono rimaste solo quelle.
In lontananza Roma e la sua fretta. Roma ed i suoi figli di oggi. Roma ed i sogni di chi crede che una seconda possibilità nella vita ci sia sempre.
Dopo “MURATORI”, “GRISU’, GIUSEPPE E MARIA” e “BEN HUR”, ecco ancora insieme Triestino e Pistoia in questa nuova commedia scritta appositamente per loro da Edoardo Erba.
Una storia a tratti esilarante, a tratti amara, a tratti dolce, impaurita ed inaspettata. Come la vita.
Il debutto nazionale in un teatro, il Nino Manfredi, che ha suggellato i precedenti successi di una coppia di attori, ormai fratelli sulla scena: Paolo Triestino e Nicola Pistoia. “Trote” di Edoardo Erba, conferma innanzitutto la vena poetica e allo stesso tempo realistica dell’autore. Sensibile e attento a tutto quanto ci circonda; ai sogni, alle disillusioni, ai tormenti e alle difficoltà di rapporto oggi dovuta per lo più, al vivere frenetico. 

Ed è proprio il vivere frenetico a fare da sottofondo a questo spettacolo che racconta l’incontro di due persone, probabilmente di fronte ad un bivio diverso l’uno dall’altro. Ognuno con un bagaglio di esperienza che li ha portati ad essere quello che sono e che all’improvviso si trovano a mettere in discussione quanto fatto e il modo stesso di essere. 

Tutto nasce da un equivoco. Maurizio (Paolo Triestino) meccanico con i piedi per terra, ipocondriaco, dopo essersi sottoposto ad un check up, corre a ritirare il referto medico nel laboratorio che sta per chiudere. La sua ipocondria lo porta ad essere timoroso e prega l moglie di leggergli il referto. L’ansia si trasforma in sgomento e tragedia: la situazione è grave e il male è quello “incurabile”. È il momento della verità, anche con la moglie alla quale confessa di averla tradita e tante altre cose. Poi ecco la sorpresa: il referto non è suo ma di un certo Luigi (Nicola Pistoia) appassionato pescatore di trote. E Maurizio si mette in testa di andarlo a cercare per dargli lui stesso la notizia. 

Ma il racconto non faccia pensare ad uno spettacolo strappalacrime. Tutto è raccontato con ironia e leggerezza e il dialetto romanesco aiuta in questo. Dall’incontro tra i due le prime sorprese. Lo scoprirsi di essere diversi da come si pensa di essere. Edoardo Erba con i suoi dialoghi è perfetto; riesce a prendere il pubblico (ricordate Muratori?). A questo punto poco importa il finale tutto da scoprire. Importa invece che il Nino Manfredi ha tenuto a battesimo uno spettacolo bello; un altro momento di teatro del quale difficilmente Triestino e Pistoia potranno separarsi, così come peraltro accaduto con lo stesso Muratori, Grisù, Giuseppe e Maria e Ben Hur.