Auditorium del Turismo

Mario Costa

   

 Sezze, 28 marzo 2010                                         foto di Ignazio Romano

GRISU', GIUSEPPE E MARIA

con Paolo Triestino e Nicola Pistoia

Grisù, Giuseppe e Maria: non è una preghiera; neanche un'esclamazione di meraviglia nel vedere l'attore Nicola Pistoia. È il titolo della commedia brillante.

L'interprete principale e regista è il Buster Keaton del nostro teatro italiano. Così è stato definito Pistoia dal giornalista del Corriere della Sera Roberto De Monticelli, per molti anni presidente dell'Associazione nazionale dei critici di teatro, quando lo vide recitare per la prima volta. 

«Facevo uno spettacolo con Anna Proclemer e Gigi Pistilli - racconta Pistoia - Interpretavo il figlio di custodi che gestivano una locanda. La mia prima battuta nel secondo atto era: “Mah!”. Venivano giù applausi a scena aperta, tanto che la Proclemer mi chiedeva sempre: “Ma che fai?”. In quella occasione De Monticelli scrisse: “Dobbiamo ricordare Nicola Pistoia, l'attore nel ruolo di Titus, faccia alla Buster Keaton: imperturbabile”». 

Grisù, Giuseppe e Maria: perché questo titolo?

«Grisù è un pretesto - rivela l'attore - In questo affresco di un Italia che non esiste più, siamo nel 1956, è presente un piccolo riferimento a Marcinelle, la località del Belgio dove c'era la miniera di carbone nella quale perirono molti italiani per colpa di quel gas, il Grisù. C'è proprio una battuta che richiama questa frase dove la protagonista, Donna Rosa, interpretata da Crescenza Guarnieri, pensa che in Belgio preghino così, appunto con: Grisù, Giuseppe e Maria. Il titolo originale era Newtòn, in riferimento a Isacco Newton, ma pronunciato alla napoletana. Un altro era Atti impuri. Alla fine si è scelto questo con un sottotitolo: Una storia italiana».