Auditorium del Turismo

Mario Costa

   

 Sezze, 18 gennaio 2005                                  foto di Ignazio Romano

Nando Gazzolo  -  Pietro Longhi  -  Lorenza Guerrieri

Servo di scena

di Ronald Harwood

Traduzione di Masolino D'Amico

regia di Silvio Giordani

Nando Gazzolo e Pietro Longhi al "Mario Costa" di Sezze il 18 gennaio alle ore 21,00

Personaggi ed interpreti

Sir Ronald:  NANDO GAZOLO

Norman:  PIETRO LONGHI

Milady:  LORENZA GUERRIERI

Madge:  ANNA CUGINI

Irene:  ALESSANDRA BELLINI

Geoffrey Thornton:  EMANUELE MAGNONI

Mr Oxenby:  CARLO ETTORE

scene di Francesco Margutti          Costumi di Lia Aiello  

La stagione teatrale setina riprende con “Servo di scena”, la più nota commedia di Ronald Harwood. Un classico d'autore, uno struggente dipinto della vita di teatro così diversa da quella reale. Il ritratto amaro di un attore, grande interprete di Shakespeare in scena, e uomo capriccioso e malato dietro il sipario, costantemente accompagnato e assecondato dal suo servo di scena. Il background è un teatro di Londra, nel 1942, dove va in scena un Re Lear accompagnato dalle sirene d'allarme dei bombardamenti. La regia è di Silvio Giordani.

La commedia racconta la giornata “finale” di un attore. Uno di quei geni della mimesi istrionica, potente interprete di Re Lear, ma nella vita seduttore invecchiato, grande narciso ripiegato malinconicamente su se stesso, tutto egoismo e languore, fascino e miseria, immagine degli ultimi mostri sacri. L’attore è Nando Gazzolo, ideale interprete di “quel grande avvenire dietro le spalle” caro a Vittorio Gassman. Nando Gazzolo, nella sua maturità di interprete per i colori e lo spessore della sua recitazione, è capace di cogliere con la stessa qualità il comico e il drammatico. Gazzolo è oggi un  “sir Ronald” perfetto.

Lo stesso Harwood in una intervista diceva “ …voglio che la gente senta che la vita è terribilmente buffa e terribilmente triste”. Ecco Nando Gazzolo può farci sentire questa grande intuizione dell’autore e raccontare la fine di un mattatore con tenerezza e ironia. Splendori e miserie. L’attore muore quasi insieme a quel tipo di teatro che rappresenta il repertorio, le compagnie girovaghe che “battevano” la provincia, le crisi di memoria, gli smarrimenti. C’e’ un altro elemento che affascina nella commedia di Harwood ed è l’irrazionalità dell’amore, della gelosia, della tenacia, della servitù.

Perché un servo di scena dovrebbe servire il suo padrone mentre stanno cadendo le bombe? Già, le bombe. La guerra è intorno al teatro dove si recita e le bombe sono quelle tedesche del ’42. La commedia è tutta lì, nel backstage di un teatro durante un bombardamento. Ed è un irrinunciabile legame tra teatro, civiltà e storia! E’ una cantata, un inno al sogno e all’illusione di spazzare via con la civiltà le forze oscure della guerra che incombe tutto intorno… oggi come ieri.

Il Presidente Stefano Baratta con il cast degli attori a fine spettacolo