Auditorium del Turismo

Mario Costa

                                        PRIMO ATTO <> SECONDO ATTO   > edizione 2002

Associazione culturale "il Grillo"

sabato 16 dicembre 2006  ore 21,00  -   domenica 17  dicembre  ore 18,00

presenta

Forza venite gente!

primo atto

diretto da  Piero Formicuccia

coreografie Romina Di Nottia

scenografie Paola Caetani

canto Lucy Campeti

FORZA VENITE GENTE!
testi in prosa di Castellacci, Palumbo

musiche di Paulicelli, Belardinelli e De Matteis

versi di Castellacci e Biagioli

testi gentilmente resi disponibili dal sito  http://digilander.libero.it/csiteatro99/index.htm

Forza Venite Gente nasce agli inizi degli anni '80 dal fortunato incontro tra Michele Paulicelli ed il dinamico ed effervescente gruppo di artisti (letterati, attori, poeti, musicisti e giornalisti) ai quali l'ex leader dei Pandemonium, partendo da una sua originaria raccolta di canzoni, propose di collaborare ad una curiosa iniziativa: festeggiare in musica l'ottavo anno centenario della nascita di San Francesco.
Dall'idea delle canzoni si passò presto al progetto del musical, con l'apporto entusiasta di Piero Castellucci e Piero Palombo per la prosa, Mario Castellucci per la regia e le ricche invenzioni sceniche e di Tony Ventura per le coreografie. L'opera fu completata dalle musiche di Michele Paulicelli, al quale si affiancarono Giancarlo De Matteis, Giampaolo Belardinelli e la collaborazione di Olimpio Pertossi, Achille Oliva, Jimmy Tamburelli e Carlo Giancamilli. Forza Venite Gente debuttò il 9 ottobre 1981 al Teatro Unione di Viterbo. Si trasferì quindi al Teatro Tenda di Roma, dove replicò con immenso successo di critica e di pubblico. Prese così il via una lunga tournée nei più importanti teatri d'Italia. Fiore all'occhiello, una replica allo Stadio Appiani di Padova in presenza di Sua Santità Giovanni Paolo II.
Per chi non ne conoscesse ancora il contenuto e lo spirito, lo spettacolo è la storia di San Francesco d'Assisi raccontata in prosa e musica, con particolare riguardo ai suoi aspetti più giovanili e lieti: la speranza, la fede nella vita, l'amore per la natura. Alternando momenti di tenera comicità ad altri di profonda commozione, la commedia musicale traduce in termini attuali conflitto tra padri e figli, tra ragione e fede, tra meschina prudenza e generoso coraggio. Spettacolo ricchissimo, soprattutto di fantasia, Forza Venite Gente esibisce presenze magiche e simboliche: la Luna, il Sole, l' Angelo, gli Uccelli e perfino Sorella Morte animano la scena raccontandoci la vita del Santo di Assisi.
Ventidue artisti tra ballerini, cantanti e attori, interpretano molteplici ruoli indossando i costumi più fantasiosi. Tutti i protagonisti danzano e cantano ad eccezione di Pietro Bernardone - padre di Francesco - e della Cenciosa - la matta d'Assisi - impertinente e loquace popolana destinata a raccogliere le perplessità di Bernardone di fronte alla fuga di un figlio obbediente a ben più alta autorità.
Consigliato caldamente dalla Commissione Artistico-Culturale del Grande Giubileo dell'Anno 2000, dopo tre anni dall'ultima replica, la Compagnia Club Teatro Musica diretta a Michele Paulicelli, torna sulle scene italiane per offrire nuovi momenti di gioia a coloro i quali non hanno ancora assistito ad un emozionante spettacolo, allo storico musical sulla vita di San Francesco d'Assisi che ha raccolto il consenso della critica e quello del pubblico. Un grande successo che ha il potere di suscitare una miriade di emozioni, sentimenti, pensieri, ricreando ogni volta una suggestiva atmosfera tra il naïf e il fiabesco...
Uno spettacolo sempre nuovo e sempre attuale, coloratissimo, scatenato, ricco di musiche indimenticabili, poesia, freschezza e semplicità, adatto a tutte le età e a tutti i "credo" ...

La Storia

"Forza Venite Gente" è  la storia di un ragazzo, di uomo diverso dagli altri, dei suoi amici e del suo mondo. E` la storia di un personaggio unico e straordinario, della sua grande gioia di vivere e del suo amore per tutto e per tutti. E` il resoconto, scanzonato ed a volte provocatorio, della vita e delle opere di San Francesco d'Assisi. Ma è anche un'allegorìa dell'eterno contrasto tra generazioni, è la storia di un padre come tanti altri -Pietro di Bernardone- e di un figlio diverso da come lui l'avrebbe voluto. Un figlio che va per la sua strada.La versione dello spettacolo rielaborata e realizzata grazie all'Oratorio Parrocchiale di Trino, si compone in due atti, per un totale di 20 canzoni ed una durata di oltre 2 ore.

A narrare gli eventi sono due personaggi all'opposto: da un lato Pietro di Bernardone, il padre di Francesco, uno tra i più ricchi mercanti di Assisi; dall'altro una simpatica poverella, un po' suonata -ma solo all'apparenza- che tutti chiamano semplicemente "Cenciosa". Sono loro a tenere le fila della vicenda, e legare tra loro i vari episodi della vita del Poverello di Assisi. Ognuno di questi episodi è narrato, per l'appunto, da una canzone:  

Primo Atto

Forza venite gente
Siamo nel 1207. Francesco decide di abbandonare l'agiata vita a cui era abituato, per vivere nella più assoluta povertà. Questo, nonostante l'unanime parere del padre, dei suoi amici, e di tutta Assisi, che lo considerano impazzito. La notizia fa scalpore, e tutti accorrono in piazza ad assistere al confronto tra Francesco ed il padre, il quale si vede restituire dal figlio tutti gli averi e gli abiti.
L'unica che non condanna apertamente Francesco è Chiara di Offreduzzo, forse la sua amica più cara, e forse, un tempo, qualcosa in più...

Coro:

Forza venite gente che in piazza si va
un grande spettacolo c'è,
Francesco al padre la roba ridà.

Padre:

Rendimi tutti i soldi che hai!

Francesco:

Eccoli i tuoi soldi, tieni padre, sono tuoi,
eccoti la giubba di velluto, se la vuoi.
Non mi serve nulla, con un saio me ne andrò.
Eccoti le scarpe, solo i piedi mi terrò.
Butto via il passato, il nome che mi hai dato tu,
nudo come un verme non ti devo niente più.

Chiara:

Non avrà più casa, più famiglia non avrà.

Francesco:

Ora avrò soltanto un padre che si chiama Dio!

Coro:

Forza venite gente che in piazza si va
un grande spettacolo c'è,
Francesco al padre la roba ridà.

Padre:

Figlio degenerato che sei!

Chiara:

Non avrai più casa, più famiglia, non avrai.
Non sai più chi eri, ma sai quello che sarai.

Francesco:

Figlio della strada, vagabondo sono io,
col destino in tasca, ora il mondo è tutto mio.
Ora sono un uomo perché libero sarò,
ora sono ricco perché niente più vorrò.

Chiara:

Nella sua bisaccia pane e fame e poesia.

Francesco:

Fiori di speranza segneranno la mia via!

Coro:

Forza venite gente che in piazza si va
un grande spettacolo c'è.

Chiara:

Francesco ha scelto la sua libertà.

Padre:

Figlio degenerato che sei!

Coro:

Figlio degenerato che sei!

Chiara:

Ora sarà diverso da noi...

Sorella Provvidenza
Ben presto altri si uniscono a Francesco, allontanandosi dalle preoccupazioni e dalla vita frenetica di tutti i giorni per abbracciare l'assoluta povertà. Nessuno si preoccupa del proprio futuro, di cosa mangerà domani. La Provvidenza è in grado di offrire loro tutto ciò di cui hanno bisogno per vivere.

Francesco:

Io Francesco, coi miei compagni,
Fra' Masseo e Frate Maggio.
Piedi scalzi, sempre in viaggio
sulla strada polverosa.

Coro:

Poco pane, poco pane
per mangiare.
Tanta terra, tanta terra
per dormire.

Francesco:

Rondinelle del Signore, è uno zingaro il vostro cuore

Coro:

E sulla strada...

Francesco:

La strada stretta...

Coro:

...polverosa...

Francesco:

...che porta in cielo.

Coro:

...d'ogni cosa saremmo senza.

Provvidenza:

Se sorella Provvidenza, non venisse incontro a voi.
Perché siete di quelli che non hanno paura,
perché siete di quelli che non vogliono niente, niente, niente.
E non comprate, e non vendete
e non prestate e non riavete.
Perché voi soli siete certi ch'io ci sia
e seminate la speranza per la via:
un grappolo d'uva e una fonte chiara
non mancherà.

Coro:

Vai Francesco coi tuoi compagni
centomila piedi scalzi,
tasche vuote e cuore in festa.

Provvidenza:

Dal tuo seme una foresta.

Stanotte ragazzi
Ad Assisi prosegue la vita di tutti i giorni (e di tutte le notti). Gli amici di Francesco, gli amici di un tempo, cercano di dissimulare il disagio e la malinconia che li opprime: senza l'allegria, l'entusiasmo e la gioia di Francesco la vita ed il divertimento non sono più la stessa cosa di una volta.

 

Stanotte ragazzi che malinconia!
Un vecchio compagno se n'è andato via.
Qualcosa luccica negli occhi tuoi
da quando Francesco non è più con noi.
Il vino stanotte non ha più sapore,
l'amore stanotte non è più l'amore.
Noi siamo stanchi come stanchi eroi
da quando Francesco non è più con noi.

 

E` vuota la città
è morta l'allegria
la vita è senza fantasia
e non c'è più felicità.
E` vuota la città
è morta l'allegria
la vita è senza fantasia
e non c'è più felicità.

 

Stanotte ci manca quel suo viso strano
quegli occhi che guardavano lontano
quel suo sorriso pieno di bontà
per questo stanotte è vuota la città.

 

E` vuota la città
è morta l'allegria
la vita è senza fantasia
e non c'è più felicità.
E` vuota la città!...

 

Il vino stanotte non ha più sapore,
l'amore stanotte non è più l'amore.
Un vecchio amico se n'è andato via
e qui rimane la malinconia.

 

Addio frate!
Addio!...

I miei capelli
Infine, anche Chiara decide di seguire la difficile strada dell'amato di un tempo. Anche lei rinuncia perciò a tutti i suoi averi, alla sua vita agiata, ai suoi abiti lussuosi, e perfino ai suoi lunghi capelli. Non è una scelta facile, ma ha di fronte a sé l'esempio vivente della gioia e della libertà che si può provare anche senza possedere nulla.

Chiara:

I miei capelli taglierò
lascerò le vesti e gli ori
o dolce sposo.
Le vanità io lascerò
per bruciare sempre più
in un dolcissimo amore.
E me andrò
via da tutto e via da me
per la strada dove lui
scalzo e povero già va...

 

Qui un'ardente gioia
tra i muri bianchi
le mie preghiere
pensieri puri, tra i bianchi muri
di veste bianca mi vestirò...

Monache:

Le vanità tu lascerai
per bruciare sempre più
in un dolcissimo amore.

Chiara:

E me andrò
via da tutto e via da me
per la strada dove lui
scalzo e povero già va...

 

Qui un'ardente gioia
tra i muri bianchi
le mie preghiere

Monache:

Pensieri puri, tra i bianchi muri
di veste bianca ti vestirai...

 

Pensieri puri, tra i bianchi muri...

Chiara:

...Di veste bianca mi vestirò.

Ventiquattro piedi siamo
Corre l'anno 1209. I compagni di Francesco sono ora una dozzina. Francesco mette per iscritto le semplici regole che scandiscono la vita sua e dei suoi. Tutti insieme partono così alla volta di Roma, per farsi ricevere dal Papa e poter fondare un ordine vero e proprio. Profondamente colpito dall'energia e dalla voglia di vivere di quei "ventiquattro piedi scalzi", il Papa Innocenzo III approva senza esitazione la regola di Fratello Francesco.

 

Andiamo, andiamo
ventiquattro piedi siamo.
Andiamo, andiamo
con un solo cuore andiamo.
Andiamo, andiamo
da messer lo Papa andiamo.
Chiediamo la mano
di Madonna Povertà.

 

Regola uno noi chiediamo il permesso
di possedere mai nessun possesso.
Regola due noi chiediamo licenza
di far l'amore con sora pazienza.
Regola tre considerare fratelli
i fiori, i lupi, gli usignoli e gli agnelli.
Per nostro tetto noi vogliamo le stalle,
per nostro pane strade e libertà.

 

Andiamo, andiamo
figli della strada siamo.
Andiamo, andiamo
come cani sciolti andiamo.
Andiamo, andiamo
con le scarpe degli indiani.
Chiediamo la mano
di Madonna Povertà.

 

Regola uno noi chiediamo il permesso
di possedere mai nessun possesso.
Regola due noi chiediamo licenza
di far l'amore con sora pazienza.
Regola tre portare un cuore giocondo
fino ai confini dei confini del mondo.
Acqua sorgente per i nostri pensieri
per nostro pane strade e libertà...

 

Andiamo, andiamo
ventiquattro piedi siamo.
Andiamo, andiamo
per la nostra strada andiamo...

E volare volare
Francesco prosegue nella sua vocazione d'amore, arrivando là dove nessuno si era mai spinto prima: non solo tutti gli uomini sono suoi fratelli, ma anche gli animali e le stesse cose inanimate, lui li ama con la stessa forza e lo stesso fervore. Questa volta parla con gli uccelli, e questi comprendono, incredibilmente, che quell'uomo ha qualcosa di diverso, e lo stanno ad ascoltare, e lo capiscono...

Alberi:

E il Sole uscì color cinese
e il suo ventaglio al cielo aprì.
E in quel fantastico paese
Francesco dentro un quadro naïf.

Francesco:

E tutto il cielo è sceso in terra
e uccelli a frotte ai piedi miei.
Buongiorno piccoli fratelli
felicità della tribù di Dio.

Coro:

E volare volare, volare volare.

Francesco:

Noi siamo l'allegria!

Coro:

E volare volare, volare volare.

Francesco:

Leggero il cuore sia!

Coro:

E volare volare, volare volare.

Francesco:

Chi ha piume volerà!

Animali:

Na na naneu nanà nanà
Na na naneu nanà nanà

Alberi:

E come a tanti fraticelli
a gufi e passeri parlò.

Francesco:

Attraversate monti e valli
e dite al mondo quello che dirò.

Coro:

E volare volare, volare volare.

Francesco:

Noi siamo l'allegria!

Coro:

E volare volare, volare volare.

Francesco:

Leggero il cuore sia!

Coro:

E volare volare, volare volare.

Francesco:

Chi ha piume volerà!...

Posso dire amore a tutti
Ma se l'amore di Francesco è per tutti e di tutti, non può esserlo per una persona sola. Sia Francesco che Chiara, in fondo, sono esseri umani, e come tali non sono esenti da dubbi. Ma con la stessa forza del sentimento che non li ha mai realmente uniti, entrambi capiscono che questo significa realmente amare, capiscono che "l'amore, è un'altra cosa".

Chiara:

Posso dire "amore" a tutti,
posso dire amore a Dio
ma non posso più
dire "amore mio" a te.
Perché mio non è più niente
e un amore mio non c'è
e non posso più
dirti "amore mio".
Perché? Perché?

Francesco:

Chiara, Chiara no.
Se ti avessi sarei ricco più di un re.
E tu lo sai
la ricchezza non è fatta più per me.

Chiara:

Con le mani accarezzare
di un lebbroso posso il viso
ma non posso più
carezzare il tuo,
perché?
La tua anima è fedele
è dimora del Creatore.
Tu dai tutto a Lui
come Lui si donò per noi,
per noi.

Francesco:

Chiara, Chiara no.

(insieme):

Se ti avessi sarei ricco più di un re.
E tu lo sai
la ricchezza non è fatta più per noi.

Il Lupo
In quel periodo, le campagne intorno a Gubbio erano infestate da un lupo dalla ferocia e dalla forza straordinarie, che non disdegnava neppure di attaccare ed uccidere l'uomo. L'unico in grado di far "ragionare" l'animale è proprio Francesco: il lupo, non solo non lo attacca, ma alla sua presenza lo ascolta ed infine diventa mansueto come un agnellino.

Lupo:

Il lupo a Gubbio sono solo io
agnelli e vacche tutto quanto è mio.
Se la foresta il cibo non mi dà
io mangio carne d'uomo di città.
Io mi travesto come meglio posso
per ingannare Cappuccetto Rosso.
Al mondo tutti sanno che non c'è
un figlio disgraziato come me,
come come me!

Francesco:

Ed eccolo qua l'agnellino di Dio...

Lupo:

Agnellino a me?!? Beeeh!

Francesco:

Il lupo cattivo che mangia la gente
e che rimorso non sente mai
per tutto il male che fa
ma che da adesso in poi
più mansueto di un agnello sarà.

Cappuccetti:

Dai francesco dai,
fai vedere chi sei!
Diglielo anche tu
di non uccidere più!
La la la la la
la la la la la
Dai Francesco dai,
fai vedere chi sei!

Lupo:

Certo colpa non ho se sono al mondo anch'io.
Beh, dimmi
cosa mangio se qui niente è mio?

Francesco:

Se tu la pace fai con la città
vedrai che da mangiare ci sarà.

Lupo:

Sì, però però, però!...
Però per via di questa brutta faccia
la gente sempre mi darà la caccia.

Francesco:

Ma se nel mondo più fiducia avrai
perfino bello tu diventerai.

Lupo:

Magari!

Coro:

E a braccetto...

Francesco:

Frate Lupo!

Coro:

...zampa e mano...

Lupo:

Frate Frate!

Coro:

...frate e lupo, piano piano
han lasciato la foresta
verso Gubbio tutta in festa.

Provvidenza:

La la la la
la la la la...

Coro:

Se sor campana suona...
den din don din don dan
...il lupo si perdona
den din don dan.
Se sor campana canta...
den din don din don dan

Provvidenza:

...il lupo non spaventa.

Coro:

den din don dan
Se sor campana chiama...
den din don din don dan
...la gente il lupo sfama
den din don dan.
Se sor campana suilla...
den din don din don dan

Provvidenza:

...in cielo il sole brilla!

Coro:

den din don dan...

L'angelo biondo
Con chi parla, durante le notti, Francesco? Con chi discuteva, sin da quando ancora dormiva nel suo letto, tra le mura della casa paterna? Da solo forse. O forse con qualcuno mandato direttamente da Dio, qualcuno a cui fare le domande ed ottenere le risposte da cui trarre la propria conoscenza e la propria fede?

Angelo:

L'angelo biondo
che ha lui nella mente
la voce che sente
parlargli di Dio
sono io.
L'angelo d'oro
che canta nel sonno
che splende nel buio
che tutto fa chiaro
per lui sono io.
Io fatto d'aria
e di luce celeste
lo so, non esisto,
non sono di queste contrade
ma so che c'è un posto
nel cuore di uomo
e che vivo nel sogno
per lui.

Angelo/Francesco:

Io fatto d'aria
di luce e di niente
la voce che sente
parlargli di Dio
per lui sono io.
Solo mi vede
lui solo mi crede
per lui sono sceso
tra queste contrade
soltanto per lui

Tu fatto d'aria
di luce e di niente
la voce che sento
parlarmi di Dio
sei tu.
Solo ti vedo
io solo ti credo
per me tu sei sceso
tra queste contrade
soltanto per me

Angelo:

Favola d'oro
bisogno di cielo
mi vesto di velo
mi copro di piume
gli faccio da lume
nel buoi profondo
io l'angelo biondo
che parla con lui...

Venite cavalieri
Tutto il mondo cattolico è in subbuglio: è il tempo delle sante crociate, e tutti, ricchi e poveri, belli e brutti, sani e zoppi, si armano come possono alla volta della Terra Santa, dove sperano di guadagnare fama, ricchezze, e magari anche la salvezza. Anche Francesco è in partenza, ma a modo suo, senza armi, senza scudo, solo con il suo bastone, pochi seguaci e tante buone intenzioni.

Cavalieri:

Venite cavalieri, saltimbanchi e vagabondi!
Venite zoppi e dritti, mi serabili e giocondi!
La fiamma della fede purifica ogni pecca,
cacciamo l'infedele, rimandiamolo alla Mecca!
Venite cani e gatti, schiavi, nobili e mercanti!
Venite coi somari, coi ronzini e i ronzinanti!
Vogliamo la gloria sui campi di battaglia!
Evviva la crociata che fa santa la canaglia!

Cavaliere:

Prenotiamoci con zelo un biglietto per il cielo.
Prenotiamoci con zelo un biglietto,
per il cielo.

Cavalieri:

Venite sognatori, venturieri e farabutti!
Laggiù c'è pane e morte, gloria e femmine per tutti!
Il giorno del riscatto, già bussa ai nostri cuori,
ingrossa come un fiume la crociata contro i mori!
Gerusalemme chiama, noi dobbiamo farla nostra!
Avanti, lancia in resta per la bella santa giostra,
A morte l'infedele! Rompiamogli le corna!
Siccome Dio lo vuole tutto quadra e il conto torna.

Cavaliere:

Prenotiamoci con zelo un biglietto per il cielo.
Prenotiamoci con zelo un biglietto..

 

Tu Francesco in Terrasanta scalzo te ne vai
tu Francesco la tua guerra come vincerai?
Senza spada né corazza che crociato sei?
Con un saio e un crocifisso come finirai?
Mah! In Terrasanta te ne vai...

La Luna
E Francesco, almeno in parte, riesce nel suo intento. Riesce ad incontrare gli infedeli, a parlare loro del Vangelo di Gesù, a fare amicizia con la figlia del Sultano, ed a restare vivo. E` il segno dell'unità tra i popoli: in fondo viviamo tutti sulla stessa terra, sotto lo stesso cielo, e sospiriamo tutti alla luce della stessa Luna, che così ci unisce anche se apparteniamo a mondi tanto diversi.

Francesco:

Luna, Luna là
che solitaria in cielo stai,
e tutto vedi e nulla sai...

Figlia del Sultano:

Luna, Luna là
che sui confini nostri vai
e fronti e limiti non hai
e tutti noi uguali fai...

Francesco:

Tu che risplendi
sui nostri visi bianchi e neri
tu che ispiri e diffondi
uguali brividi e pensieri
fra tutti noi quaggiù...

Figlia del Sultano:

Luna Luna là
mantello bianco di pietà
presenza muta di ogni Dio
del suo, del mio
del Dio che sa...

Francesco:

Tu che fai luce
all'uomo errante in ogni via
dacci pace, la tua pace,
la bianca pace e così sia
per questa umanità.

Coro:

Bianca Luna, bianca Luna...

foto di Ignazio Romano

                          PRIMO ATTO <> SECONDO ATTO    > edizione 2002