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Liceo Classico "Pacifici & De Magistris"

Sezze dal XV al XIX sec. 

Luoghi sacri ed edifici civili

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IL MONASTERO DELLE CLARISSE DI SEZZE

Il monastero delle Clarise dì Sezze era situato inizialmente nel castello di Monte Trevi, vicino Sezze. Solo nel 1566 si registra l'istituzione di tale monastero nello stesso luogo in cui si trova tutt'ora, ovvero nel centro storìco del paese, in una vasta area compresa tra via Cavour e via Corradini. E' un edificio che comprende due grandi corpi contigui, costruiti in periodi diversi e una chiesa. Sulla facciata sono presenti una serie di finestre riquadrate da semplici e robusti conci di calcare locale, tutte protette da grosse grate di ferro. Sulla porta d'ingresso rimane conservata quest'iscrizione:                                             DOM

VIRGINEAS DUCENS ACIE

SERAPHICA MATER

HANC PRPRIO SIGNAT

LUMINE CLARA DOMUM

MDDCCVI

Adiacente al monastero si trova la chiesa di Santa Chiara a pianta circolare. Il monastero ha ospitato le Clarisse fino al 1989, dopodiché si sono trasferite in un nuovo monastero a Latina. Le suore vissute in questo complesso si dedicavano a vari lavori (ricamo, educazione religiosa delle giovani setine). Il monastero inoltre aveva molte proprietà terriere dovute a lasciti di cittadini oppure alla dote che le suore dovevano portare per poter entrare a far parte di esso. Nel 1727 le Clarisse ospitano il papa Benedetto XIII che era in visita a Sezze. Nel 1810 Napoleone Bonaparte confisca il monastero con tutti i suoi beni. Solo nel 1814, ritornato il papa a Roma, il monastero riottiene tutti i suoì beni e anche altri privilegi. Nel 1873 viene confiscato di nuovo dallo Stato italiano, ma nel 1894 la badessa Maria Luisa Ungaretti lo acquista definitivamente, nel 1946 gli viene riconosciuta la personalità giuridica di ente morale. Nel 1919 le Clarisse di Sezze ospitano le Clarisse di Priverno, dopo che il loro monastero venne chiuso. Le suore di Sezze ora appartengono all'ordine delle Clarisse Innocenziane, tra i rami più antichi dell'ordine, avendo come fondatrice la stessa Santa Chiara.

STORIA DELL'ORDINE DELLE CLARISSE

L'ordine delle Clarisse fu fondato da Santa Chiara di Favarone, la quale si consacrò a Cristo nel 1212 e scelse di seguire una vita monastico‑contemplativa al seguito di San Francesco. All'inizio S. Chiara si stabili presso le Benedettine di San Paolo di Bastia. poi presso il monastero benedettino di Sant' Angelo in Panso, ma solo presso la chiesa di campagna di San Damiano, vicino Assisi, riuscì a trovare il luogo per esprimere al meglio l'ordine di vita da lei scelto.

All'inizio questa forma di vita monastica non seguiva precise regole: si raccomandava solo una povertà assoluta, si affermava così un nuovo modo di vivere delle monache in cui la vita contemplativa prevaleva sulla vita attiva.

Nel 1216 la ormai badessa Santa Chiara ottenne dal papa Innocenzo 111 il "privilegio di povertà" che fu confermato da Gregorio IX nel 1228.

La stessa Santa Chiara scelse come modello una regola redatta nel 1253 e detta "prima regola" nella quale si diceva che: la clausura era un obbligo ma non un voto e che, oltre alla povertà individuale, doveva essere rispettata anche la povertà comunitaria senza beni e possedimenti. Questa regola. detta Innocenziana, dice: "AD HAEC LICEAT VOBIS IN COMMUNI REDDITUS ET POSSESSIONES RECIPERE ET HABERE AC EA LIBERE RETINERE".

 

Ricordiamo anche le formule di tre tra le regole seguite dalle Clarisse.

 

FORMULA DEL 1247: "EGO TALIS SOROR PROMITTO DEO, ET BEATAE MARIAE SEMPER VIRGINI, BEATO FRANCISCO ET OMNIBUS SANCTIS, SERVARE PERPETUAM OBEDIENTIAN SECUNDUM REGULAM ET FORMAM VIVENDI A SEDE APOSTOLICA ORDINI NOSTRO TRADITAM, VIVENDO TOTO TEMPORE VITAE MEAE SINE PROPRIO ET IN CASTITATE".

 

FORMULA DEL 1259: "EGO TALIS SOROR PROMITTO DEO ET B. MARIAE SEMPER VIRGINI ET OMNIBUS SANCTIS, IN MANIBUS VESTRIS, MATER, VIVERE SUB REGULA A DOMIMO ALEXANDRO PAPA IV ORDINI NOSTRO CONCESSA, TOTO TEMPORE VITAE MEAE, IN OBEDIENTIA, CASTITATE ET SINE PROPRIO, ET ETIAM SUB CLAUSURA, SECUNDUM QUOD PER EANDEM REGULAM ORDINATUR".

 

FORMULA DEL 1263: "EGO SOROR N., PROMITTO DEO, ET BEATISSIMAE MARIAE SEMPER VIRGINI, ET BEATO FRANCISCO, ET BEATAE CLARAE, ET OMNIBUS SANCTIS, ET TIBI, DOMINAE ABBATISSAE, VIVERE SUB REGULA A DOMINO URBANO PAPA IV ORDINI NOSTRO, CONCESSA, TOTO TEMPORE VITAE MEAE, IN OBEDIENTIA, SINE PROPRIO ET IN CASTITATE ET ETIAM, SECUNDUM QUOD PER EANDEM REGULAM ORDINATUR SUB CLAUSURA".

Nella prima regola compaiono i voti di obbedienza, di povertà e di castità, mentre nella seconda compare, oltre a questi, anche il voto di clausura.

In ogni monastero c'e la badessa a cui le altre monache si "rimettono nelle mani", continuando un'antica tradizione medievale. La stessa Santa Chiara fu costretta ad accettare il titolo di badessa per non lasciare il suo monastero senza guida. L' Ordine delle Clarisse ebbe subito un rapido sviluppo e già nella metà del XIII secolo esistevano oltre 40 monasteri che professavano regole fra loro diverse, successivamente però le regole seguite si ridussero a due: la Regola Seconda di Urbano IV del 1263 e la Regola Prima del 1253, cioè quella personale di Santa Chiara.


LA CHIESA DI SAN PIETRO

La chiesa di San Pietro venne costruita dal padre Claudio Acquaviva della compagnia di Gesù nel 1589. La facciata della chiesa è rivestita con mattoni di colore rossiccio e la parte superiore è sormontata da un grande timpano, che presenta al centro una piccola apertura a sezione circolare. Vi si notano due emblemi: uno sul portale con sopra rappresentate le lettere"JHS", l'altro posto sotto il timpano non conserva alcuna iscrizione, ma vi troviamo delle tracce di abrasioni. Quest'ultimo era lo stemma originario della compagnia di Gesù. Quando i Gesuiti abbandonarono la chiesa per la prima volta, i loro successori eliminarono le lettere "JHS" per togliere ogni traccia dell'ordine gesuitico.

Tornati i Gesuiti fu posto il secondo stemma, più grande e ben visibile, per testimoniare il loro riacquistato potere.

E' ben visibile un orologio che arricchisce tutto il prospetto; all'interno la chiesa presenta una sola navata e quattro cappelle laterali, inoltre il soffitto è coperto a cassettoni di legno con al centro piccole rosette ornamentali.

IL SEMINARIO

Il seminario di Sezze per molti secoli è stato il punto di riferimento della cultura non solo setina, ma anche dei paesi limitrofi. Fu istituito dai Gesuiti che arrivarono a Sezze nel 1589 ed era centro di studi, nel quale si potevano apprendere la filosofia, la matematica, la teologia. 1 padri Gesuiti lasciarono il seminario una prima volta nel 1773, ritornarono nel 1815 ed infine andarono via definitivamente da Sezze nel 1870. Accoglieva fino a duecento studenti, che si dovevano preparare alla vita religiosa, però solo pochi di essi continuavano a studiare e a prendere i voti. Il seminario è situato nel punto più elevato di Sezze, occupa un'area considerevole e comprende anche la chiesa di San Pietro. Il seminario si divide in tre piani e su ciascuno si aprono i vari ambienti: dormitorio, refettorio, cappella. sale per lo studio, giardino.

Oggi parte di esso è sede della biblioteca comunale.

GESUITI A SEZZE

Alcuni documenti scritti, pervenuti fino a noi, ci attestano che sicuramente a Sezze non mancarono i maestrie le scuole; nonostante possediamo questi documenti, non si hanno notizie riguardo alla venuta dei Padri Gesuiti a Sezze che avvenne nel 1580.

Gli insegnanti di queste scuole non erano laici, ma religiosi, inoltre le scuole erano private; infatti nella nostra città, come in tutte le città d'Italia, non si impartiva pubblica istruzione. Sembra che solo nel 1577 Gregorio XIII abbia garantito ad un maestro, per elementi di lingua latina, uno stipendio annuo di 100 scudi. Gli insegnanti, ai quali i setini si rivolsero per averli nelle loro scuole, furono proprio i Gesuiti.

Di fondamentale importanza fu la presenza della Compagnia di Gesù, poiché portò un'eccellente fioritura della scuola setina e questo ce lo attesta un importante documento che parla della formazione del collegio dei Gesuiti a Sezze.

Nelle loro scuole studiavano soprattutto i figli dei nobili, poiché guardavano molto alla qualità dell'insegnamento; da queste scuole, infatti, uscirono i più illustri predIcatori: non per niente quindi i maestri. gesuiti davano molta importanza all'insegnamento dell'arte dell'eloquenza e soprattutto all'istruzione. Dopo la loro venuta, essi imposero alla cittadinanza delle condizioni; volevano infatti che venissero costruiti il Collegio e la Chiesa di san Pietro, riuscendo ad ottenere tutto questo nell'adunanza popolare del 6 febbraio 1589.

In seguito chiesero ai Setini la costruzione di una scuola e, sebbene questo comportasse enormi sacrifici, gli fu accordata anche questa richiesta.

I lavori per la costruzione del Collegio costarono al Comune di Sezze circa 49.528 £ che, rapportate ai giorni nostri, corrispondono ad alcuni miliardi.

In attesa che venisse fondato il Collegio, i Gesuiti si stabilirono nella casa dell'Arciprete setino Rossi e cominciarono ad insegnare. Inizialmente non vennero istituite le scuole della Logica e della Filosofia, poiché si chiese soprattutto l'insegnamento per gli abecedari e i principianti.

Solo in seguito, quando venne terminata la costruzione del Collegio di San Pietro, furono istituite le scuole di Umanità e di Logica; oltre alle scuole elementari e al ginnasio, vennero aggiunti anche il corso di Filosofia e la facoltà di Teologia.

Quando ci fu la soppressione dell'ordine dei Gesuiti, il Comune nominò due deputati per l'amministrazione dei beni, ma il vescovo si intromise, nominando Economo e Amministratore Tito Berti. In questo modo i Setini mossero querela alla congregazione speciale dei Cardinali. La congregazione stabilì che venisse eletto un nuovo Amministratore, il vescovo insistette nelle sue idee, ottenendo un atto che accordava al Seminario il locale dell'ex Collegio dei Gesuiti ed un'entrata di 13 8 scudi. 1 rimanenti beni che appartenevano ai Gesuiti furono dati in affitto a privati, mentre in seguito vennero affidati al Seminario con un canone annuo di 600 scudi.


LA COLLEGIATA DI S. SEBASTIANO E ROCCO

La chiesa dei SS. Sebastiano e Rocco chiudeva come una quinta la stretta e lunga piazza di San Rocco (oggi piazza Margherita).

Dedicata a Rocco di Montpellier, protettore contro la peste, fu edificata sull'acropoli per un pubblico voto fatto dai cittadini di Sezze dopo che il paese era stato risparmiato dalla peste che, nel 1527, aveva causato numerose vittime sia a Roma sia in Italia centrale. 1 lavori iniziarono però dopo il 1550. Fu costruita a spese di Cristoforo valletta e fu consacrata nel 1586 dal vescovo diocesano Luca Cardino.

Una decina di anni dopo la seconda metà del XVII sec. iniziò la radicale trasformazione della vecchia chiesa. Da documenti dell'epoca sappiamo che, i lavori proseguono ancora nel 1764 e che riguardano non una ricostruzione " a fundamentis " quando piuttosto un restauro delle strutture già esistenti.

La chiesa fu edificata in stile barocco, ancora una volta grazie al sostegno economico della famiglia Valletta, con impiego di stucchi, capitelli, lesene, ricca di manni policromi e di magnifici lampadari di cristallo.

Fu consacrata nel 1781 dal vescovo B. Pucilli. Nel 1771 il clero di san Rocco aveva ottenuto dal Papa Clemente XIV che la chiesa venisse eretta collegiata con annesso Capitolo dei canonici, composto da un arciprete e da nove canonici, cui il Papa concede con la bolla CUM SETIA CIVITAS l'uso della cappa magna ed altri privilegi specifici.

Il Marocco a proposito di questa chiesa dice "stucchi eleganti osservansi in questo tempio e cinque altari di marmo, fra i quali il maggiore è ragguardevole".

Il 21 maggio del 1944 fu distrutta in un bombardamento insieme alla chiesa di sant'Antandrea, dall'aviazione americana che, nel tentativo di colpire il vicinissimo palazzo Lombardini, creduto sede del comando tedesco, aveva invece centrato san Rocco.


Il Barocco ha lasciato diverse tracce nel tessuto urbano, visibili nelle lesene sia della ex chiesa di 

"S. Angelo", odierno Auditorium comunale, sia in quella del "Bambin Gesù" annessa all'omonimo monastero .

S.ANGELO

La chiesa di Sant'Angelo fu costruita nel 1602 dietro la chiesa di San Pietro e la sua facciata dà su via Garibaldi. L'intemo era formato da una sola navata e l'altare maggiore si trovava in una profonda arcata a tutto sesto. La parte più interessante era probabilmente costituita da un soffitto simile a quello della chiesa di San Pietro, formato da cassettoni in legno, decorati con rosette e disegni a motivo geometrico. Da qualche anno la chiesetta è stata del tutto restaurata ed adibita ad Auditoriuni, dove spesso vengono presentate conferenze e concerti musicali.

  BAMBIN GESU'

Presso la cattedrale di Santa Maria si trova la chiesa del Bambin Gesù con annesso monastero.

Bombardata durante la seconda guerra mondiale, fu in gran parte distrutta; nel 1950 è stata ricostruita e restaurata. E' una tipica chiesa barocca con un solo ambiente centrale molto ampio e con tre cappelle laterali con altari; in quella centrale si trova l'altare maggiore.

All'interno si possono ammirare una grande pala d'altare, opera del pittore di Gaeta Sebastiano Conca e una lastra tombale epigrafica in ricordo della serva di Dio Caterina Savelli, morta nel 1691.

Adiacente alla chiesa è il grande monastero in cui venivano accolte le ragazze povere del paese per essere istruite sui principi cristiani e sui lavori femminili. L' insegnamento era gratuito, e questo sotto il Cardinale Corradini; oggi quest'opera è continuata con l'educazione scolastica dei bambini dalla materna alle elementari e con l'accoglienza dell'infanzia disagiata.

IL VESCOVADO

In pieno centro storico. al termine di Via Valerio Flacco, si trova il grande edificio conosciuto come Vescovado, in quanto sede del Vescovo della diocesi di Terracina, Sezze e Priverno per molti anni.

Tale palazzo da oltre 50 anni non è più abitato dal Vescovo e non ha più le funzioni di episcopio.

Prima di accedere all'edificio vero e proprio si trova un cortile recintato con una grande porta monumentale.

Nella corte d'ingresso, lateralmente. si nota il portale dell'originaria chiesa gotica di San Paolo: un portale ad arco acuto in pietra. parzialmente murato, come la bifora adiacente, in seguito all'adattamento in sede vescovile dell'originaria chiesa.

La parte più interessante dell'episcopio è l'antico campanile di stile romanico, in discreto stato di conservazione, appartenente appunto alla primitiva chiesa di San Paolo, demolita per far posto all'episcopio vero e proprio.

Alla base di esso sono gli stemmi dei due vescovi che trasformarono la chiesa in residenza.

L'attuale palazzo vescovile di Sezze fu interamente costruito dal vescovo Cesare dei Conti Ventimiglia, originario di Benevento, che profuse notevoli energie per rendere il vecchio episcopio monumentale e degno di accogliere stabilmente un vescovo con tutto il suo entourage e di assolvere ai compiti amministrativi che un vescovo aveva in una cittadina dello Stato Pontificio.

I lavori di costruzione del nuovo episcopio iniziarono nei primi decenni del XVII sec. (1632), e alla morte del vescovo Ventimiglia, avvenuta nel 1645, era quasi terminato nella sua totalità.

Successivamente il vescovo Francesco Ghisleri (1651) provvide ad ampliare tale edificio e ad abbellirlo con decorazioni Pittoriche.

Tutti gli architravi monolitici delle numerose finestre e delle altrettanto numerose porte dell'edificio portano incise le inscrizioni che ricorda no in modo perenne gli artefici di tale costruzione; quasi a gara troviamo inciso:

                                              FRAN MAR GHISLERIUS EPS TA

e

DON CAES EX COMIT VINTIMIL EPS TAR

L'edificio è a forma di L e si sviluppa su due lati, uno breve e uno lungo; presenta ambienti di grandi dimensioni, soffitti molto alti a cassettoni. Esso si presenta compatto, monolitico, alto a due piani . Pur non rivestendo particolare interesse artistico, rappresenta un monumento importante dell'edilizia di rappresentanza a Sezze nel XVII secolo.


PALAZZO COMUNALE

L'attuale sede del Comune fu abitazione della nobile famiglia De Magistris che lo fece costruire nel 1600 in forma monumentale per dare maggiore importanza al loro casato. Questo palazzo, che dalla fine del 1800 è sede del Comune, si trova nel punto più alto del centro abitato nei pressi dell'antica acropoli e si affaccia su una bella piazza alberata con di fronte la monumentale chiesa cinquecentesca di S. Pietro. Esso era di proprietà della nobile famiglia setina De Magistris che lo lasciò in eredità al Comune di Sezze. In una pianta topografica del 1831 realizzata da G. Senesi è segnato ben in evidenza "patrimonio De Mapistris Palazzo " e adiacente è indicato il giardino, che corrisponde all'attuale Piazza De Magistris.

Tale giardino nel 1866 fu infatti trasformato in pubblica piazza abbellita dalla costruzione di una monumentale fontana, realizzata dall'architetto Tito Armellino per conto del Papa Pio IX, che serviva a rifornire di acqua corrente la popolazione di Sezze (acqua proveniente da S. Angelo in Semprevisa). La famiglia De Magistris, secondo il professore Tommaso Tenchini, R. ispettore scolastico che tra il 1885 e il 1886 ebbe modo di ordinare e di studiare quanto restava dell'archivio privato del casato, sembra discendere addirittura da un'antica famiglia romana: ANICIA.

Tale nome sarebbe poi cambiato nel corso dei secoli in De Magistris a seguito della ricorrente attività militare esercitata per via ereditaria da molti membri della famiglia.

Essi, dapprima, sarebbero stati identificati con l'espressione "ex genere magistrum militum" poi De Magistro, Magistri e infine De Magistris. La famiglia è certamente presente a Sezze a partire almeno dal 500, nella cattedrale ci sono varie lapidi che ricordano i membri di questa famiglia ivi sepolti. Flaminio De Magistris fu uomo di notevole cultura; in virtù delle sue qualità di poeta, di studioso di storia romana e numismatico, nonché di mecenate, l'Accademia degli Abbozzati gli dedicò la sintassi latina che fu pubblicata a Sezze nel 1747, che per diversi anni fu in adozione presso il locale Seminario diocesano, contribuendo alla formazione di intere generazioni di giovani seminaristi. Sulla facciata del palazzo Comunale c'è un medaglione epigrafico che ricorda la donazione del Palazzo De Magistris a istituti scolastici di Sezze.

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