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Liceo Classico "Pacifici & De Magistris"

Sezze dal XV al XIX sec. 

Notizie Storiche e sociali

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LA CITTA' DAL XV AL XIX SECOLO

Nel XV sec. a Sezze scompaiono i conflitti interni tra potere centrale, signorie feudali e liberi comuni, che avevano caratterizzato il periodo precedente, ma si estendono quelli tra lo Stato Pontificio e l'Impero.

In questo periodo la politica setina è quella di consolidare e mantenere i possessi comunali e non è più diretta all'espansione territoriale.

Il '500 e il '600 segnano la ripresa dell'organizzazione comunitaria, come risulta dai catasti del 1530 (il più antico pervenutoci) e dal 1542, e dalla ristampa dello statuto medievale nel 1547 con aggiunte riguardanti cambiamenti dovuti a nuove esigenze.

Nello statuto del 1547 oltre ad esservi descritte norme riguardanti la vita cittadina quotidiana, si parla di disciplina urbanistica, soprattutto riguardo la tutela igienica dell'abitato. In questo periodo si costruiscono numerosi palazzi nobiliari.

Nel 1576 anche Sezze fu colpita dalla peste che infieriva in tutta Italia: gli effetti non furono molto funesti a paragone di quella più terribile che la colpì nel 1656, a seguito della quale morì oltre la metà degli abitanti e si estinsero anche famiglie famose; dopo ciò nuove famiglie si stabilirono a Sezze e si arricchirono.

Durante la prima metà del XVIII secolo Sezze aveva ben sei parrocchie cittadine e nello stesso paese e nei dintorni esistevano varie comunità religiose. 1 Gesuiti provvedevano all'istruzione maschile e alla formazione dei preti nel "Collegium Setinum", c'erano anche due comunità femminili: le convittrici della " Sacra famiglia " fondate dal Cardinale Corradini e le monache Clarisse di " Santa Chiara". Esistevano inoltre confraternite che provvedevano ad opere. di assistenza, carità e solidarietà. C'era un ospedale, la cancelleria generale vescovile per la diocesi che comprendeva Terracina, Sezze e Priverno ed il sontuoso episcopio.

Il perimetro delle mura era di circa un miglio e la città si sviluppava tutta dentro le antiche mura (qualche costruzione fuori nella zona di Portata Pascibella). Il territorio comunale misurava sessanta miglia ed era diviso in Campo superiore e Campo inferiore. Il Campo superiore era costituito da colline, con vigneti e alberi da frutta e de montagne coperte di uliveti. Il Campo inferiore, in pianura era coltivato, tranne una minima parte destinata al pascolo; non c'erano abitanti stabili, a causa della vicinanza della palude.

In quell'epoca la popolazione era divisa in tre classi: quella dei nobili, dei contadini, dei mercanti e degli artigiani. Il consiglio comunale, detto "dei sessanta" per il numero dei suoi componenti. rimaneva in carica per quattro anni ed era formato da dodici nobili, dodici contadini e trentasei tra mercanti e artigiani. La magistratura, rinnovata ogni quadrimestre, era composta dal sindaco generale, scelto tra i nobili, dal procuratore, appartenenti alla classe dei contadini e da tre ufficiali, rappresentanti della terza classe. Tra i nobili che nel quadrimestre non partecipavano alla magistratura, veniva costituito il consiglio chiamato "degli spicciolati", che aveva il compito di designare il sindaco generale supplente di quello ordinario, allorquando questi fosse impedito nell'esercizio delle sue funzioni. 

Per procedere. all'aggregazione di nuove famiglie alla classe dei nobili, i rappresentanti di tutti e tre i ceti, si riunivano, ma la decisione definitiva veniva presa solo dalla classe dei dodici nobili in carica, che all'interno della città formava un 'oligarchia onnipresente e di. notevole peso politico-amministrativo. E' significativo vedere in proposito come quasi sempre le stesse famiglie esprimessero il sindaco o il vice-sindaco: De Magistris, De Ovis, Pacifici, Valletta.

In questa rigida strutturazione gerarchica l'oligarchia nobile si era dotata di strumenti giuridici atti a porre dei confini difficilmente valicabili: gli appartenenti al terzo ceto non potevano essere in nessun modo annessi. all'ordine dei nobili, quelli del secondo invece lo potevano ottenere, purché avessero consistenti possedimenti e i loro antenati da molto tempo non avessero ricoperto le funzione di notaio, procuratore o mercante. Alle persone che si erano distinte per nobili gesta o per cultura, ma che non avevano i requisiti sopra citati, veniva concessa la nobiltà personale, che non potevano trasmette re per. eredità. Chi dei nobili si macchiava di delitti o esercitava impieghi diffamanti, non veniva più considerato tale ed anche la famiglia era dichiarata decaduta.

Quanto si è rilevato dal punto di. vista socio‑economico in questo periodo storico resta inalterato anche nel secolo futuro, ovvero nel XIX sec.

Peraltro le vicende sopra citate sono conseguenza degli avvenimenti storici che portarono l'Italia all'unita.11 potere temporale si trova ad affrontare problematiche sorte in tutto il territorio nazionale, a Sezze inoltre sono presenti altri fattori, quali il brigantaggio, la precaria situazione in cui la cittadina era costretta a vivere giorno dopo giorno.

Dopo l'attuazione del "MOTU PROPRIO" del 1816, gli abitanti di Sezze si differenziano ancora più di prima; vediamo infatti da una parte la vecchia nobiltà, conservatrice, che naturalmente mirava a non perdere il prestigio e il potere, fino allora acquisiti, dall'altra la borghesia che emerge mostrando grande interesse alla vita politica.

Per quanto riguarda il brigantaggio, notiamo che con Papa Leone XI esso rappresenta un grave problema anche per lo stato Pontificio.

Nella cittadina di Sezze alcune personalità furono coinvolte in questo fenomeno, ricordiamo il Gasparoni, definito "flagello e nemico di ogni genere umano" che fu costretto ad arrendersi.

Ciò non compromette il desiderio di identificare in Sezze un paese nel quale le rivolte non erano solo atti di violenza; infatti già nel 1848 gli studenti setini manifestarono la volontà di partecipare alla vita politica.

Giovanni Silvestri "il ciceruacchio" di Sezze guida le manifestazioni in onore di Pio IX prima e della repubblica dopo.

Il popolo setino manifesta sempre la propria insofferenza, anche all'arrivo degli Spagnoli nel 1849, con il non consegnare le bestie di soma. E' indicativo che nel 1860/62 operai contadini si organizzano in una sorta di società segreta per rovesciare il potere temporale. Nel 1867 poi alzano la bandiera tricolore in occasione del secondo tentativo di Garibaldi di occupare Roma.

Si può notare nel tessuto sociale setino, quindi, un diverso atteggiamento a seconda delle classi: la vecchia nobiltà inneggiò al papa re, i neo borghesi sono attenti a schierarsi dalla parte del vincitore e proprio questi saranno coloro che in seguito gestiranno le sorti del paese, insieme al potere ecclesiastico.

Infine gli spiriti illuminati che reclamarono una gestione più democratica della cosa pubblica, mentre la classe operaia si orienta verso il socialismo.

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