Conoscere Amare Conservare  

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Liceo Classico "Pacifici & De Magistris"

Notizie storiche dal X al XIV sec.

Edifici religiosi

Conoscere Amare Conservare

seconda parte

LA CATTEDRALE DI SANTA MARIA

In un'ampia piazza illuminata dal sole, che spazia ampiamente sulla pianura Pontina si trova la cattedrale di Sezze, dedicata alla Vergine Maria. Essa appare rovesciata al visitatore: difatti nella parte absidale si trova il portale d'ingresso rivolto ad occidente anziché ad oriente. La costruzione venne iniziata sul finire del XIII sec. , sui resti di una chiesa romanica e venne completata in stile gotico cistercense, dopo qualche decennio, dalle maestranze che operavanoa Fossanova. Dopo l'incendio del Il 50, che ne distrusse gran parte e da cui si salvò miracolosamente la cassa lignea contenente le ossadi SanLidano, patrono di Sezze,nel 1364 lachiesa venne ricostruita, com'è attestato da un'epigrafe posta all'interno:

  "D.O.M: Fr. Ioannes De Sora, Epus Tarr et Setinus, templum hoc sedente UrbanoV, in honorem Deiparae Virginis Annunciatae, die XVII augusti A.D. MCCCLXIV, ritu solemni consecravit, ipsumque die anniversaria visitantibus, XL dies indulgentiarumconcessit."

Sotto il vescovo Luca Cardino sul finire del XVI sec. si svolsero dei lavori che cambiarono volto alla chiesa. Dove prima c'era l'abside venne costruito l'ingresso centrale, nella parte dell'antico ingresso vennero ricavate tre cappelle. Nel restauro al posto dell'arco gotico si utilizzò un grande arco a tutto sesto. Pertanto l'attuale facciata è formata da una grande abside semicircolare con alla base un portale rettangolare e da due absidiole, fornite di due piccole porte rettangolari sormontate da un timpano aggettante, che a sua volta è caratterizzato da una finestra di forma rettangolare. Nella parte superiore l'abside presenta una lunga monofora arcuata. è la stessa risparmiata nell'incendio del 1150.

Il campanile, costruito sull'abside, di forma rettangolare presenta grandi finestre anch'esse rettangolari, che consentono una maggiore diffusione del suono delle campane: lo stile gotico lo caratterizza, in quanto è più largo in direzione est-ovest che non in direzione nord-sud. Piccoli contrafforti decorativi sono posti ai quattro spigoli. Tutti hanno una copertura piramidale e i due ben visibili sulla facciata hanno un rigonfiamento a forma di grande voluta nella parte centrale. Ai lati della facciata, in alto, sono posti due leoni di marmo bianco.

L'interno della chiesa è a tre navate, una centrale e due laterali. Quella di mezzo è molto più ampia ed ha un'altezza doppia rispetto alle navatelle laterali. Da evidenziare l'importanza della primitiva abside, la parte più antica della chiesa. L'apparato murario è stato realizzato utilizzando piccoli scapoli di calcare sagomati e squadrati, messi in opera secondo una tendenza a filari di posa orizzontali.

La volta dell'abside è scandita da una crociera sottolineata da robusti, ma eleganti costoloni. Il capitello sulla semicolonnina di sinistra, presenta tre volti umani maschili. I due pilastri che fiancheggiano l'abside presentano delle differenze rispetto agli altri Difatti i loro capitelli non sono stati distrutti dall'incendio del 1150. Sono ben elaborati rispetto a quelli degli altri pilastri di modesta fattura tecnica. Su tutti, all'altezza delle imposte delle arcate ogivali, corre una spessa cornice che con il suo andamento orizzontale attenua il ritmo ascensionale. La lunghezza dell'interno della chiesa è scandita da due file di sette pilastri, escludendo i due più antichi dell'abside, due presentano una semicolonna addossata pensile a forma di cono rovesciato. Quest'ultime sono coronate da un capitello con foglie di acanto, la terza e la quarta coppia è uguale ed ha una semicolonna addossata che arriva fino al pavimento. la quinta e la settima coppia evidenzia un contrafforte a sezione rettangolare dal pavimento al soffitto. La sesta coppia ha la semicolonna addossata pensile a cono rovesciato.   Quattro monofore per lato, arcuate e strombate, illuminano l'interno della chiesa. Nei tempi la cattedrale è venuta cambiando volto e arricchendosi per gli interventi di diversi artisti; pertanto al periodo più antico appartengono solo alcuni particolari presenti nella cappella a sinistra di chi entra, dove è l'attuale battistero. Infatti vi si nota un gruppo scultoreo. Risalente al XII sec., di carattere romanico: è un cilindro di calcare raffigurante un'aquila con le ali aperte che poggia gli artigli su un putto, nella posa della "corsa a ginocchio"( le forme primitive trasmettono un senso di potenza).

RICERCA D'ARCHIVIO

L'importanza di questa chiesa cattedrale è sempre stata notevole fin da quando è stata innalzata.

I suoi possedimenti vengono indicati negli scarsi documenti rimasti nella sede dell'archivio capito.lare nella loro disposizione topografica e designati con i termini DOMUS e SEDIUM. 

(vedi nota la 1a e 2a)

La maggior parte dei possedimenti della chiesa si trovava nella decarcia Codarda, dove era la chiesa stessa; in misura minore nella decarcia S. Pietro e in, quella di Strumillo, mentre nelle decarcie Gulletto e S. Angelo vi erano solo poche unità.

I documenti dimostrano che i diritti della chiesa nacquero da concorde volontà dell'autorità religiosa e di quella civile "Priviligiis et legibus imperatorum et pontificum".

Domenico Giorgi ( inizio 700) attribuisce ad Ottone I la concessione di privilegi alla chiesa di Sezze, ma le fonti non confermano questa ipotesi, che lascia invece il posto più facilmente a quella di privilegi risalenti a Federico 1 e a Enrico VI.

Non ci sono dubbi invece sul riferimento ai Papi Onorio Il (1124-1130), Celestino III (1191-1198) e Innocenzo III (1198-1206) dei quali sono noti i molteplici interventi nella provincia.

Durante tutto il '200 la chiesa detenne i diritti sui beni assegnatile, mentre nel 1365 questi sono ridotti solo ad un terzo; i restanti due terzi si suppone siano stati percepiti dal Comune, anche se non si conoscono le transazioni tra chiesa e Comune stesso.

Unico documento a questo proposito è l'atto del 13 7 8, conservato nell'archivio di Sezze, con il quale il capitolo concede al Comune la parte di sua competenza del plateatico.

Dai documenti esaminati risulta che la famiglia dei Taccone sia proprietaria di molte case proprio in decarcia Codarda‑S. Maria; altrettanto avviene per la famiglia Marignani.


Nota 1a  Con il primo termine si indicava sicuramente un'abitazione, mentre con il secondo si indicava o una residenza o un terreno edificabile in un contesto urbano. Per quanto riguarda Sezze, Maria Teresa Caciorgna ritiene che il termine SEDIUM venisse usato per indicare terreni con pagliai, alberi, addirittura un pergolato, oppure un terreno edificabile o edificato.

Nota 2a  La posizione dei diversi beni rilevabile dai documenti rimasti è ricostruibile lungo una strada, VIAM PUBLICAM VIAM VICINALEM. mentre il confine è indicato con il termine MURUM. che coincide con l'antica cinta muraria dell'epoca romana.


Un caso inverso, si ha, invece, con l'estensione dei diritti della Chiesa sui beni. della famiglia Strumilo che aveva dato il suo nome ad una decarcia e che da tempo rivestiva un ruolo premmente nella compagine sociale. Un documento del 1365 registra una variazione rilevante nella descrizione i amministrativa della città, in quanto sostituisce a quelli delle decarcie i nomi delle chiesa che si trovavano in ciascuna di esse : solo S. Pietro e S. Angelo mantengono le vecchie denominazioni. Tuttavia questa modificazione non viene utilizzata coerentemente dai notai del Comune prima della meta del 1500, segno che, a differenza di altri luoghi in cui la ripartizione amministrativa della città il si era presto modellata sull'aggregazione parrocchiale, a Sezze questo orientamento ha proceduto  con maggiore lentezza.

CHIESA DI SAN PAOLO

All'angolo fra Via V. Flacco e Via della Speranza è possibile ancora ammirare un elegante campanile romanico ultima testimonianza della presenza in loco di una chiesa; la chiesa di San Paolo, che si trovava nel luogo dell'attuale episcopio. Nel medioevo questa zona corrispondeva alla Decarcia Cisternis, che poi intorno alla metà del XIV secolo cambiò in San Paolo.

Dal Lombardini si legge che l'antichissima chiesa fu una parrocchia, insieme alla chiesa di San Pietro e che ad esse lo statuto patrio prescriveva un contributo di cera da offrirsi in ogni anno dal municipio. San Paolo fu concessa poi ai vescovi da Gregorio XIII. In età medioevale abbiamo notizia che vi era istituita la vita canonicale: il suo abate e i chierici compaiono negli elenchi delle decime degli anni 1331-1332:

 

A)    2734 Item a Francisco Fede S. lohannis clerico S. Pauli Sol Il

       2744 Item ad abbate S. Pauli Sol 1111

       2747 Item a d. Paulo Marigano clerico S. Pauli den XII

       2748 Item a Saxo Mercatante clerico S. Pauli den XII

       2749 Item ab Andrea d. Thome clerico S. pauli den XII

       2750 Item a magistro Andrea magistri Leonis pro beneficio S. Pauli sol. V

Sappiamo inoltre che vi era un tribunale ecclesiastico, dove si teneva il consiglio per i reclami contro i magistrati o per danni campestri, nella prima domenica di ogni mese... 

" IN PRIMA CUIUSLIBET MENSIS DOMINICA SECUNDUM ANTIQUAM ET LAUDA13ILEM CONSUETUDINEM HACTENUS CONSERVATAM"

 

Questo tribunale giudicava anche una parte dei milites di Sezze, in quanto vassalli e/o abitanti nelle sue case. Un preciso riferimento al tribunale ecclesiastico si trova nell'articolo che recita:

 

  " ... QUOI) HOMINES IPSIUS ECCLESIE VEL ALII POSSESSIONES ET DOMOS ECCLESIE

POSSIDENTES AB EADEM ECCLESIA IN IUDICIUM EXTRA IPSAM ECCLESIAM NON i

TRAHANTUR" ed ancora "QUOD HOMINES SUBIECTI IPSI ECCLESIE ET PERSONE (DE) li

BANDO, VEL PLACIDO VEL MALEFICIO RESPONDEANTNISI ARCHIPRESBITERO".

Quando a Sezze, verso la metà del XIII sec., un incendio distrusse il municipio e l'archivio comuna­

le, nota il Lombardini " si salvarono pochi documenti contenuti nella chiesa di S. Paolo". Il pontefice i Nicolò IV il 5 agosto 1289 concesse a questa chiesa delle indulgenza, perla festa del Santo titolare.  Da un documento del 1407 sappiamo che in essa era anche depositato l'archivio comunale(uso piuttosto frequente tra il XII e il XIII sc.) e tale situazione durava ancora nel 1547, dal momento che nello statuto antico, emanato quell'anno si dice che il camerario...

"OMNIA INSTRUMENTA AD COMUNE SPECTANTIA IN CAPSA QUE EST IN SANCTO PAOLO CUM QUATUOR SERATURIS ET CLAVIBUS REPONERE DEBEAT".

 

Il "camerarius" era un ufficiale del comune, che esercitava il controllo delle finanze (alla fine del XIII sec.), rilasciava quietanza, provvedeva ai pagamenti; tra i suoi compiti c'era anche quello di riporre gli "instrumenta" del Comune nella cassa apposita presso questa chiesa. Viene nominato per la I' volta in un documento del 13 aprile 1298; Bartolomeo Pennecone, procuratore del Comune di Sezze, vende a Giordano di Norma, cittadino di Sezze, tre misure di terra che il Comune possiede in Zenneto: 

" ... QUAM PECUNIAM IDEM IORDANUS.... DEBIT, SOLVIT ET NUMERAVIT DICTUM PRETIUM INTEGRALITER DOMINO PETRO BUDELLO, CA[MERARIO] COMMUNIS PREDICTI".

Sempre nello statuto antico si legge che i bossoli per l'elezione degli ufficiali municipali... "REPONANTUR IN ARCHIVIO COMUNIS EXSISTENTE IN ECCLESIA SANCTI PAULl" 

e, a riguardo della tutela igienica dell'abitato di Sezze, si legge anche che " sono previste pene per chi sporca le vie pubbliche, le piazze della chiesa di S. Paolo..., le case diroccate".

Diversi sono i documenti in cui questa chiesa viene citata. Nell'introduzione della copia B (eseguita su richiesta di Nicola di Angelo Rubei, sindaco di Sezze) di un documento del 15 ottobre 1262 che ricorda la nomina da parte del popolo di Sezze del sindaco Giovanni de Gronda, per scegliere dieci arbitri cittadini a cui affidare la soluzione della vertenza sorta con Guglielmo di Trevi per l'uso di terre e pascoli comuni, si legge:

"IN NOMINE DOMINI. HOC EST EXEMPLUM SIVE TRANSUMPTUM QUORUMDAM PUBLICORUM INSTRUMENTORUM VIDILICET SCINDICATUS, COMPROMISSI ET SENTENTIE IN UNA CARTA CONSISTENTIUM REPERTORUM ET INVENTORUM INTER INSTRUMENTA ET PRIVILEGIA COMMUNIS TERRE SETIE, EXISTENTIA IN SACRESTIA ECCLESIE S(ANCTI) PAULI DE SETIA IN QUODAM ARCHIVIO; QUORUM TENOR DE VERBO AD VERBUM PER OMNIA SEQUITUR ET EST TALIS"...

In un documento del 24 gennaio del 1308, in cui Leone detto Niger procuratore del Comune di Sezze, affitta e dà in pagamento ad alcuni nobili di Sezze lo sfruttamento delle acque "de Prato e de Lovis" per l'esercizio della pesca per 42 anni, si legge ancora: 

" ACTUM SETIE IN GRADIBUS ECCLESIE SANCTI PAULI DE SETIA, IN ANNO DOMINI MILLESIMO TRECENTESIMO OCTAVO, PONTIFICATUS DOMINI CLEMENTIS PAPE QUINTI ANNO TERTIO, INDICTIONE VI, MENSE IANUARII, DIE VICESIMA QUARTA..."

In un altro documento del 24 e 26 gennaio del 1308, che ricorda che alcuni nobili di Sezze rilasciaro quietanza per aver ricevuto da Leone Nigro, sindaco del Comune di Sezze, somme di denaro spettanti loro a risarcimento per la perdita di cavalli morti in servizio del comune nelle guerre con Priverno e con Serinoneta, si legge: 

"ACTUM SETIE IN GRADIBUS PALATII ECCLESIE SACTI PAULI DE SETIA" nelle prime cinque quietanze, mentre nella sesta si legge" ACTUM SETIE IN CAMERA PALATII ECCLESIE SANCTI PAULI DE SETIA, PRESENTE DICTO DOMINO 10HANNE DE CECCANO ET PRESENTIBUS HIIS TESTIBUS, VIDILICET DOMINO BARTOLOMEO, ABBATE DICTE ECCLESIE".

In un altro documento del 23 febbraio 1333, ancora un atto stilato nella chiesa di S. Paolo; tratta di una transazione tra il Comune di Sezze e i condomini delle acque di Mesa riguardante l'imposta per la gabella " DE ANGUILLIS, PISCIBUS ET CLACCHIS" delle peschiere delle acque di Mesa

  In esso si legge:

"......ABBATEM S(A)‑ECULAREM ECCLESI(A)‑E SANCTI PAULI DE SETIA, TERRACINENSIS DIOCESIS .........."

"ACTUM SETI(A)E IN ECCLESIA SANCTI PAULI, PRESENTIBUS .............."

Dai registri di Clemente V e Giovanni XXII si può constatare la frequenza di esponenti delle fami­

glie della aristocrazia cittadina nella collazione di benefici nella Chiesa di Sezze, a cui si sommano i benefici in chiese in Francia e in altri luoghi d'Italia. Tra coloro che avevano il maggior numero di

benefici si segnalano gli scrittori pontifici: Nicola Oddonis (già scrittore di Bonifacio VIII), Andrea

Taccone, canonico di Terracina e scrittore papale, che ebbe diversi benefici in questa chiesa di San Paolo e in Santa Maria e successivamente nella chiesa di Narni; Andrea di Andrea de Robertellis, scrittore, impegnato nel recupero della città di Ferrara e quindi compensato con un canonicato a Ferentino, nonostante quelli che aveva gia nelle chiese di San Paolo a Sezze e di San Benedetto di Forino.

Dal Lombardini sappiamo ancora che San Paolo fu soppressa come parrocchia e che il popolo di essa passò a far parte di quello della Cattedrale, non sappiamo però in quale data. Non sappiamo neppure quando questa chiesa fu abbattuta; sulle sue fondamenta fu eretto il palazzo vescovile, durante l'episcopato di Cesare dei Conti Ventimiglia, beneventano, nel. periodo tra il 1615 e il 1645, che poi fu ampliato e abbellito dall'altro vescovo Francesco Ghislieri da Bologna.


S.LORENZO

Fu chiesa parrocchiale fin dal XIII secolo, era situata a ridosso della cinta muraria tra la Porta Nova e Porta S. Andrea. In un documento del 18-25 febbraio 1272, riguardante testimonianze che provino le condizioni di vendita delle acque e peschiere di Mesa e la pubblicazione delle stesse testimonianze, si legge: " .... PRESBITERUM GOTIFRIDUM, PRIOREM ECCLESIE SANCTI LAURENTII AD CAMERAM ET ECCLESIAM SUAM ..........."   La chiesa di S. Lorenzo non figura però tra gli acquirenti delle acque di Mesa, mentre l'arciprete di S. Maria aveva lo stesso nome Gotifridus; potrebbe quindi trattarsi della stessa persona che, divenuto priore di S. Lorenzo, ha poi trasferito la sua quota alla camera della chiesa stessa. Le chiese di S. Lorenzo e di Sant'Andrea furono costruite in epoca medioevale sopra dei monumenti pagani, risalenti ai primi tempi del cristianesimo, secondo quanto riferisce il Lombardini. Nella chiesa di S. Lorenzo rimangono due colonne del monumento pagano.

La presenza di S. Lorenzo è documentata nelle decime del 1331-33:

 

2746           Item a presbitero S. Laurentii pro suo beneficio sol III

     B           Item a Petro Marigiano clerico S. Laurentii pro anno preterito et presenti den. XII

                  Item a Benevenuto clerico S. Laurentii pro primo anno et secundo den XII

                  Item ab Antonio filio Petri lacobi Palmerii clerico S. Laurentii pro Il anno den. V

                  Item a Loffrido lohannis Bamacii clerico S. Laurentii den. VI

                  Item ab eodem pro duabus solutionibus in quibus defecerat den. VI

                  Item a Benevenuto clerico S. Laurentii den. VI

                  Item a Petro Marigiano clerico S. Laurentii den.VI.


  SANT'ANDREA

Anche la chiesa di Sant'Andrea aveva diritti parrocchiali; l'abate e il priore di essa compaiono nell'elenco delle decime degli anni 1331-33:

 

2750           agg. B Item ab abbate S. Andree de Setia pro I et Il solutione sol. IIII 

                  agg. C Item a Priore S. Andree de Setia sol. IIII

Il Lombardini riferisce che una campana di questa chiesa, vuole la tradizione provenga da una chiesa di Trevi; la forma certamente è antichissima.


  SANTA PARASCEVE

La Chiesa di S. Parasceve fu costruita invece nell'alto medioevo (XI sec.) dai monaci bizantini, poco dopo la cattedrale, in ricordo del martirio di Parasceve, subito ai tempi di Antonio Pio nel 171 d.C.. Gli scrittori degli atti dei martiri cristiani riferiscono questo martirio della giovane setina avvenuto sotto il prefetto della citta Aslepio o Asclepiade.

"Constat namque Parascerem. sub Antonino imperatore et Asclepio sive Asclepiade praefecto mortem oppettisse"

Di essa abbiamo scarse notizie, pur essendo una delle più antiche di Sezze. Chiesa parrocchiale in età medioevale, era retta da un collegio di clero regolare, secondo le istituzioni dei tempi. Esiste un atto fatto %n claustro domorum S. Parasceves". Nella parete esterna della chiesa c'è un'epigrafe: iter in fro in agr Anche questa chiesa compare negli elenchi delle decime degli anni 1331-33 

2750      Item a presbitero Asibile presbitero S. Paribelle pro utraque solutione sol IIII Agg.B

              Item a priore S. Parcibelle de Setia Sol. V                                                Agg. C

Risale ad epoca medioevale anche S. Giacomo, una cappella ubicata in S. Paolo, dì fronte all'Episcopio, esistita fino all'inizio di questo secolo, oggi scomparsa e divenuta abitazione civile. La sua presenza è attestata nel 1365, anno in cui si registrano a Sezze nuovi edifici di culto che non avevano funzione parrocchiale, insieme a quella di S. Matteo ubicata in S. Pietro. Lombardini riporta che nell'architrave della porta della sacrestia nella cappella di S. Giacomo, di patronato della famiglia Cerroni, c'era la scritta: 

" ERECTUM CURA D.A. CERRONI VICARII A. 1495 S. A. PON. MA ......"

 

I MONASTERI

Nel territorio setino molto fervente fu la vita cenobitica o monastica e ciò è attestato dalla presenza di numerosi monasteri. In epoca medioevale, nel luogo dove poi fu costruita la chiesetta di S. Lucia ,esisteva un monastero: vi erano le monache Benedettine. Nel 1356 con atto pubblico Nicola Lamardi offrì se stesso, famiglia e beni alla Santa titolare del monastero; riporta il Lombardini che "fu ricevuto oblato del monastero da Mea Nupsina Vicaria e dalle suore Margherita De Luca, Nanna Sanguigni, Lorenza Di Francesco, Pia e Petruzia di Pier Leone di Sezze e da Lucia di Sermoneta. Fece donazione al monastero di alcuni terreni e s'obbligò di ricondurre le elemosine fatte in Sermoneta "CUM ASINO", con condizione di non questuare di persona". Nel 1415 il vescovo Antonio confermò l'elezione di una badessa. Le suore lo abbandonarono nel 1462 e poi col tempo andò distrutto.

L'attuale chiesetta invece è stata realizzata con molta probabilità nel XVI sec.

Sempre il Lombardini riferisce che presso la Chiesa di S. Parasceve esisteva la Chiesa e il monastero dei monaci Antoniani. Di essi rimangono poche notizie. Essi sono citati in un atto di assoluzione del 28 gennaio 1368 che ebbe luogo a Frosinone, anche se il fatto a cui si allude avvenne vari anni prima, quando si parla della cattura di Fr. Guido da Pescia, religioso di quell'ordine e castellano di Acquapuzza, nell'ambito delle controversie fra Sermonetani e Setini per il possesso di campo Lazzaro.

Nella metà del sec.XIV si ricorda un rettore della chiesa di S. Antonio ed anche un abate. Ancora nel 1462 nella sentenza di confini fra Sezze e Roccagorga è notato come teste D. MATHEO DE PARMA HOSPITALARIO S. ANTONII SETIAE. Era una costruzione antichissima, in pietra locale lavorate in forme regolari con due corti interne. Quando nel secolo scorso il Comune deliberò la demolizione del fabbricato, vennero alla luce, durante i lavori, la porta della Chiesa con due antefisse aventi teste di cherubini.. La chiesa era a forma di rettangolo, con due cappelle dalla sinistra, senz'altro di forma gotica come lo erano gli archi delle cappelle rinvenuti intatti e formati da grandi pietre locali finemente lavorate e le finestre. Affreschi rappresentati santi e cherubini e un S. Antonio decoravano gli archi delle cappelle.


CONVENTO DI SAN BARTOLOMEO

Anche gli ordini mendicanti ebbero un loro convento a Sezze. Ma secondo la forma di insediamento più antica di tali ordini, non si trovava inizialmente all'interno delle mura, ma subito dopo di esse in direzione della porta di Sant'Andrea. Il convento di San Bartolomeo restava in posizione decentrata, ma era facilmente raggiungibile.

L'insediamento francescano non attirò attorno alla Chiesa una concentrazione tale da lasciare traccia nella documentazione e nel tessuto edilizio di Sezze nel Trecento. Anche se il numero di testamenti dei secoli XIII e XIV è molto limitato, sono però presenti lasciti ai frati minori di Sezze: il lascito più antico risale al canonico Giovanni Sapiente di Sermoneta, che nel 1266 lasciava 10 soldi ai frati minori di Sezze e la stessa cifra alle monache Benedettine di Santa Lucia.

Nel 1341 Rinaldo Nastasie nominava specificatamente "FRATRIBUS SANCTI BARTHOLOMEI"

e donava 10 soldi ai frati minori e 5 alle monache di Santa Lucia. Francesco di Trevi nel 1350 lasciava 50 soldi e e sceglieva il convento mendicante come luogo per la sepoltura. Eugenio III nel Il 46 (nell'iscrizione troviamo incisa la data 1136 per un errore), affidò ai monaci Cistercensi il convento di San Bartolomeo con l'annessa Chiesa. All'interno di questa una lapide, inserita nel pavimento, ricorda le varie vicende della Chiesa e del convento. Sappiamo pertanto che Bonifacio VIII nel 1300 diede convento e Chiesa ai frati minori conventuali. Il convento non era molto grande né vi era il chiostro quadrato. C'era un cospicuo numero di frati e vi era il Professato dei giovani che studiavano logica e filosofia.

Con il passare degli anni la Chiesa era andata in rovina; fu ricostruita nel 1705 e riconsacrata dal Vescovo di Fondi Vittorio Couccio 

" SUPPLICANTE P.M. PHILIPPO CIAMARICONO SETINO DIE XXI IVNII MDCCV". 

Il complesso è ubicato su un piccolo colle dal quale si domina un panorama straordinario, perchè si spazia sulla Pianura Pontina e sulla conca di Suso. Per accedere alla Chiesa è stata costruita una ripida, ma ampia gradinata fiancheggiata da rigogliosi cipressi. Al termine di essa due giganteschi lecci coprono quasi tutta la facciata della Chiesa.

Questa è a capanna semplice, rivestita da una cortina di pietre calcaree ben sagomate ed aderenti perfettamente le une alle altre, secondo gli austeri canoni dell'arte romanica. Il portale è poco strombato e di forma ogivale. L'interno della Chiesa si presenta nel rifacimento del 1705.

Interessante il campanile, che non era la tradizionale struttura a sé stante . Addossato alla Chiesa, era ricavato dal tiburio; esso aveva sezione quadrangolare con ampie finestre ad arco a tutto sesto ed era sormontato da una cupola schiacciata. Eretto in occasione del restauro settecentesco della Chiesa, purtroppo di esso ora non resta più traccia. La Chiesa e il convento, che pochi anni fa risaltavano nel loro isolamento sulla verdeggiante altura, ora sono sommersi dalle costruzioni sorte nelle vicinanze.

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