Conoscere Amare Conservare  

 | Prima parte | Terza parte |

Liceo Classico "Pacifici & De Magistris"

Notizie storiche dal X al XIV sec.

Notizie Storiche

Conoscere Amare Conservare

seconda parte

CARTINA DI SEZZE MEDIOEVALE

Il carattere di ogni città è impresso con chiarezza nella sua forma e nell'insieme dei suoi maggiori edifici antichi. Come le persone, anche le città hanno un volto: guardandolo ci si può rapidamente fare un'idea del loro carattere e della loro storia.

 

Sulle vestigia della "Setia" Romana preme la Sezze " Medioevale" infatti non è difficile cogliere l'avvicendarsi delle diverse epoche nella struttura muraria. Sia di edifici pubblici e nobiliariche nelle più umili case esistenti nel tessuto urbano, che nella cinta muraria che si snoda da porta Romana a porta Pascibella.

  Nel Medioevo Sezze ebbe un ruolo importante, infatti: viene ricordata soprattutto perché si trovava a controllo della via Pedemontana, che era la sola via di comunicazione fra Roma e il Sud del Lazio; a causa di ciò tutti gli eserciti dovevano usufruire di tale strada e arrecavano molti danni sia alle cose che agli uomini della zona. Nell'846 i Saraceni, recandosi a Fondi, si fermarono dopo il sacco di S. Pietro in Roma, nelle campagne pedemontane depredandone il bestiame e rendendo schiavi i coltivatori.

Nel 956 Sezze si organizzò come libero Comune. Notizie storiche attendibili per il periodo antecedente al 956, sono molto scarse. Il Cointe riporta: " SETIA IN DUCATO ROMANO DOMINATIONEM GRAECORUM EXCUSSIT SEQUE FRANCIS DEDIT A.D. 796. PER INSIGNEM DONATIONEM A LUDOVICO PIO FRANCORUM REGE DATA EST IN PERPETUUM ROMANO PONTIFICI CUM RELIQUO DUCATO ROMANO INSULISQUECORSICAET SARDINIAA. 817".

Nel 1073 il Papa Gregorio VII, dopo l'elezione, abitò a Sezze per alcuni mesi e da qui scrisse una lettera alla Marchesa di Susa.

Nel 1099 viene eletto Papa Pasquale 11, sotto il quale i territori esterni alla giurisdizione vaticana vennero affidati a Tolomeo Conte Tuscolano il quale nel Il 12 si impadronì dei territori di S ezze, Sermoneta, Ninfa, Tiberia, Acquapuzza e Terracina, ma fu mandato via dopo poco tempo.

Tra la fine dell'XI sec. e l'inizio del XII i Ceccano diventano signori di Sezze; Landolfo da Ceccano riconosce i diritti sui beni di S. Maria e nel 1201 Innocenzo III infeuda la città a Giovanni di Ceccano. In questo periodo, forte della signoria dei Ceccanesi, il Comune ( che è sempre legato al potere temporale della Chiesa) estende ì suoi confini fino al mare. Nel 1116 Pasquale Il abitò a Sezze, considerandola la rocca più sicura. Nel 118 3 il Papa Lucio 111 restò a S ezze circa un anno. Sempre in questo anno si registra la pace tra Sermoneta e Sezze, che avevano sostenuto una lunga e sanguinosa guerra per il possesso di "Campo Lazzaro". Questa però durò poco tempo, perché ripresero le solite lotte durate oltre cinque secoli.

Nel 1266 morto il Papa Innocenzo, il suo successore Alessandro IV ordinò alle località pontine di non fornire armi ai "reggitori del popolo romano", considerato che avrebbero dovuto usarle contro lui stesso. Non accettato di buon grado questo rifiuto, trascorso qualche anno i Romani, colto un futile motivo, mossero in armi contro Sezze, Il tempestivo intervento di Clemente IV (25 Gennaio) sedò momentaneamente lo scontro che non tardò comunque a riaccendersi.

Nel 1271 i Setini interruppero di inviare derrate alimentari nella capitale, i Romani inviarono una squadra di cavalleria che devastò ed incendiò i campi biondeggianti di messi. Per tutta risposta i contadini per l'immenso duolo e per l'incapacità di vendicarsi di un tale avversario, inviarono ambasciatori ad Orvieto per incontrare il Papa Gregorio X, affinché cessassero le ostilità. Appartiene allo stesso anno una lettera del Papa Gregorio X nella quale ammoniva il vicario di Roma, che voleva costringere i comuni di Terracina, Piperno, Acquapuzza e Sezze, ad inviare giovani forti per i giuochi di Agone e Testaccio. Ma le minacce dei‑Papi non ottennero il successo sperato, in quanto i Romani volevano far valere ad ogni modo il loro diritto sovrano.

Dopo qualche anno il Senatore impose che ai comuni di Terracina, Piperno, e Sezze di spedire ambasciatori a Roma per offrire in segno di sudditanza prodotti alimentari, minacciandoli di guerra nel caso non avessero accondisceso.

Nel 1309 nella piazza di Sezze, dopo anni di dure lotte, fu stipulato un atto di pace fra i Setini e gli abitanti di Priverno che, almeno per poco tempo, fece cessare le distruzioni e le scorrerie reciproche.

Nel 1331 Ludovico il Bavaro nominò come antipapa a lui favorevole Niccolò V e iniziò ad occupare i possedimenti della Santa Sede. Riuscì a prendere Velletri e Cisterna, ma non riuscì ad occupare Sezze poiché i suoi abitanti si difesero con molto valore e con coraggio meritandosi inseguito, per questa loro lotta, la riconoscenza e i ringraziamenti del Papa. Nel 1381 Sezze fu occupata dai potenti Caetani che si comportarono come padroni assoluti. Sia le loro malefatte che le loro violenze durarono, però, solo 12 anni poiché un nobile di Sezze, Giovanni Ceccarelli stanco dei soprusi organizzò in tutta segretezza una sommossa con cui sorprese i soldati dei Caetani e ne fece strage. Una volta liberata Sezze tornò sotto la protezione del Papa (Bonifacio IX).

Nel 1407 Ladislao re di Napoli occupò Sezze e il castello di Trevi tenendovi stabilmente una guarnigione di soldati. I Setini furono dispensati dal pagare la tassa sul sale sul fuoco. Quando vi fu lapace fra il Papa Giovanni XXIII e il Re Ladislao, questi non volle restituire Sezze e il Castello diTrevi, molto importanti strategicamente, senondietro il pagamento di 2500 fiorini d'oro.

In questo periodo storico la popolazione di Sezze continuò ad abitare nell'interno della cinta murariaromana, utilizzando e gradualmente trasformando le abitazioni preesistenti.

Nel 1279 il centro abitato fu diviso in sei decarcie: Cisternis, Codarda, Gulletto, Strumilo, S. Pietro, S. Angelo ( il termine decarcia è bizantino ed indicava una ben delimitata parte della città che doveva fornire un certo contingente di soldati in base al numero di abitanti); ogni decarcia comprendeva otto vintane, cioè otto gruppi di venti case.

Non  essendo ben definiti i confini con i vicini comuni( Serinoneta, Priverno etc.) spesso sorgevano liti che provocavano pure omicidi fra i cittadini che reclamavano le stesse terre sia per il pascolo, siaper lapesca, siaper la coltivazione.

Gli abitanti di Sezze, circa 6000, infatti vivevano di agricoltura, di pastorizia e di pesca, che allora era abbondante a causa delle molte peschiere esistenti. La popolazione era divisa in due gruppi: i "milites" ed i "pedites". 1 milites, proprietari dei terreni e delle peschiere, partecipavano alla vita pubblica e militare; i pedites, la quasi totalità della popolazione, non avevano proprietà e vivevano lavorando i terreni dei milites e quelli del Comune. Essi erano esclusi dalla vita politica ed amministrativa del paese e tutto il potere, quello esecutivo, quello giuridico e finanziario era esercitato dai rettori, dal podestà e dal giudice, sempre scelti fra i milites. La distinzione sociale si riflette anche nell'urbanistica : alle case dei signori si affiancavano edifici semplici, destinati alla maggiorparte della popolazione. Importanti famiglie del tempo sono i Taccone, gli Strommili, i Sanguini, i Valletta, i Macocii, i De Montelungo etc. Essenziale nella configurazione dei milites era la carriera nella curia romana (scrittori papali, giudici, notai‑fine XII sec.): infatti essa aveva una notevole ricaduta sulla crescita e sul consolidamento di fortune famiglíari ed era il canale per ottenere benefici e canonicati per sé e per altri familiari.

Va però notato che dalla seconda metà del XIII sec. il ceto superiore si articolava su un doppio livello. La società setina esprime chiaramente questa articolazione: in essa compongono il ceto superiore i gruppi famigliari dei " di Trevi, di Norma, Annibaldi". Trevi faceva parte del territorio setino, che era circondato da esso per tre quarti. 1 rapporti con i DOMINI CASTRI TREBARUM risalgono alla prima metà del XIII sec.: Guido fu signore del "castrum" almeno dal 1227. Imparentatisi con gli Annibaldi e i Taccone, iniziano una decisa ascesa verso una preminenza politica ed economica fino alla metà del XIV sec. . Le altre due famiglie, degli Annibaldi e di Norma, balzano invece in primo piano nella vita politica ed economica di Sezze durante il periodo del pontificato di Bonifacio VIII. Il lignaggio dei Normisini o di Normis era insidiato a Sezze nel Duecento.

Resta poco anche dei toponimi medioevali: Vicolo della Tinta o Vicolo dei Chiavari sono

cosiddetti perché nel primo vi si trovava la corporazione dei pittori, nel secondo operavano appunto i fabbri costruttori di chiavi; Vicolo della Torretta o Vicolo della Torricella sono legati alla presenza di torri . Sono scomparsi invece i nomi fioreali legati alla flora locale; l'antica Via Melangola (pianta di arancio, che produceva frutti amari a scopo medico‑curativo) è stata sostituita con Via Fulvia, in omaggio alla nobile famiglia romana imparentata con Marco Antonio, che era originaria di Sezze; Piazza dell'Olmo è stata sostituita con Piazza del Duomo; Piazza del Celso con Piazza Indipendenza, Via delle Rose con Vicolo del Sospiro, Via del Giglio con Via della Speranza. E' rimasto invece Vicolo dell'Ortica.

Conoscere Amare Conservare

seconda parte

 

 

articolo successivo>>

 | Prima parte | Terza parte |