Karate

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1 SERGIACOMI   2 TORTORETO 2006   3 GAROFALO  4 DAINOTTI  5 COLADONATI 

      6 TREVI 2006    7 TAVIANO 2007   8 MONTESILVANO 2008   9 SEZZE 2008

Arti Disciplinari  Sport  Cultura  Formazione                   

di CARLO TOSTO  KARATE DO

LA MIA VIA NEL KARATE

“L'armonia nell'arte del movimento”

1 GIACOMO SERGIACOMI   >> www.giacomosergiacomi.it     >> www.csitachi.it

Il Maestro Giacomo Sergiacomi e la sua ”Arte del Movimento” ci offrono la possibilità di riflettere su alcuni aspetti importanti delle Arti Disciplinari e del Movimento. Il Maestro è un uomo aperto e capace di trasmettere il suo modo di essere attraverso la danza, un’attività senza alcun dubbio altamente espressiva, ed anche con la Forma del Tai Chi Chuan, che insegna da diciassette anni. Ricordo quando mi invitò ad assistere ad una sua lezione. Le sensazioni che provai furono stupefacenti. Infatti, pur essendo un semplice spettatore seduto in fondo all’aula in cui il Maestro teneva la lezione, era come se anch’io eseguissi quei movimenti. Avvertivo, insomma, tutte le sfaccettature e le sensazioni fisiche dei movimenti che il Maestro e i suoi allievi andavano realizzando. In quel periodo la mia ricerca nel Karate mi aveva spinto verso lo studio delle origini cinesi di quest’Arte ed era importante per me trovare un contatto diretto con il Chi Kung cinese. Il Tai Chi Chuan del Maestro Sergiacomi mi sembrò la soluzione più giusta per via, forse, di quei suoi “esercizi propedeutici” davvero unici e illuminanti. E forse fu proprio quel sottile gioco di intuizioni che mi permise di praticare accanto a lui (avendolo come Maestro) e di arricchire il mio Karate.

E’ con grande piacere, quindi, riportare – qui di seguito - le interessanti considerazioni che il Maestro Giacomo Sergiacomi ci ha gentilmente rilasciato in occasione dell’incontro avuto con lui il 4 Marzo 2006, proposte insieme a delle immagini davvero suggestive.

- Maestro Sergiacomi, che ruolo educativo svolge oggi un’attività come quella da lei praticata e insegnata, soprattutto riguardo ai giovanissimi?

 “Questa per me è una domanda molto difficile. Mi spiego meglio. Nel corso di diciassette anni d’insegnamento posso dire di aver avuto più o meno cinque allievi al di sotto dei sedici anni. Per cui, anche se ritengo che possa essere un lavoro educativo per i giovanissimi, lo dico solo in teoria perché non ne ho avuto un’esperienza diretta. Principalmente ho lavorato e lavoro con soggetti adulti, al di sopra dei vent’anni e, in riferimento a questi, posso dire che attraverso lo studio e la pratica di questa disciplina, ho constatato apprezzabili miglioramenti nell’ambito della funzionalità legata al movimento e nella sfera della consapevolezza di sé”.

-Lei come insegnante di Tai Chi,  integrando la cultura orientale e quella occidentale, ha realizzato una pedagogia del movimento che si sviluppa secondo i principi di una vera e propria disciplina del corpo. Ha dato vita al suo sistema d’insegnamento oggi meglio noto come l’Arte del Movimento.

“Sì. La Forma del Tai Chi Chuan può essere considerata la massima espressione della mia ricerca sul movimento perché si lavora nella distensione, non c’è accanimento sulla muscolatura, anzi la si distende, vengono interessati più i muscoli profondi e meno quelli superficiali, è un lavoro che libera continuamente le articolazioni, è in relazione alla terra e alla forza di gravità. In pratica si impara a stare con i piedi per terra… per evitare di avere la testa tra le nuvole! – dice sorridendo – . L’Arte del Movimento – continua poi il Maestro – è, invece, un concetto più generale e più ampio che, oltre all’insegnamento della Forma del Tai Chi Chuan (stile Yang), comprende anche un profondo e significativo lavoro inerente le leggi fondamentali che governano il movimento e lo spazio”.

- Cosa si può aggiungere in riferimento a quest’ultimo aspetto?

“L’Arte del Movimento è il modo funzionale e consapevole di muoversi nello spazio, attraverso l’esperienza concreta e cosciente. Possiamo considerarla un’attività di base che, con i suoi tre livelli di apprendimento (livello base, livello di approfondimento e livello di perfezionamento) e con lo studio della Forma del Tai Chi Chuan, favorisce un percorso formativo e di crescita relativo al corpo e al corpo che si muove. Costituisce, pertanto, un significativo e, a volte, suggestivo lavoro su se stessi, a qualsiasi titolo lo si voglia intraprendere e può essere un valido supporto per altre attività di studio e di formazione. Nel caso del Tai Chi Chuan, poi, voglio sottolineare la ‘provocazione’ rappresentata dalla lentezza del movimento, che oggi sembra quasi un controsenso e che, invece, ritengo possa rappresentare un valido aiuto per l’uomo moderno. Oggi infatti molta gente non si rende conto di come fa le cose, la fretta è predominante in tutto. Recuperare la lentezza vuol dire cambiare completamente le dimensioni dello spazio e del tempo e, forse, anche di se stessi. Questa è la Via che propone l’Arte del Movimento”.

- Questo cambiamento comporta necessariamente una “ristrutturazione” nel rapporto tra il corpo e la mente con conseguente armonia per tutto l’essere. Per concludere, cosa si può dire, dunque, sul rapporto mente-corpo?

“Si potrebbe dire tanto anche su questo argomento ma, sintetizzando, dirò soltanto che se il corpo impara ad aprirsi, a distendersi, allora si aprirà anche la mente”.

Il ruolo del Maestro Giacomo Sergiacomi, come avrete capito, è quello di guidare l’allievo in un percorso di apprendimento e di ricerca che prevede un coinvolgimento ed una continua integrazione degli aspetti della mente con quelli del corpo. L’allievo, di qualunque disciplina sportiva o artistica, potrà trovare in lui un punto di riferimento importante per lo studio e la pratica degli aspetti di cui abbiamo parlato.

In occasione dell’incontro avuto con il Maestro si è svolta una riunione a cui ha preso parte anche Ignazio Romano – presidente dell’Associazione Culturale Setina Civitas – al fine di valutare la possibilità di una manifestazione interdisciplinare da svolgere a Sezze nell’estate del 2006.

Il Maestro Giacomo Sergiacomi si è dimostrato disponibile, anzi entusiasta, di ciò. Non possiamo che essergli riconoscenti. Con tutta probabilità la manifestazione (dal tema: “Il Corpo, lo Spazio, il Quotidiano”) si terrà quest’estate in una delle piazze di Sezze. La regia sarà curata da Orazio Mercuri.

Ecco allora che L’Arte del Movimento è già momento di aggregazione, di spettacolo, di cultura, di confronto. Arrivederci a presto e… grazie Maestro.

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Tortoreto 2006: "Forte e Debole. Lento e Veloce"

2 STAGE NAZIONALE ACSI - SETTORE ARTI MARZIALI

Trevi 2005 non è stato un episodio isolato, un avvenimento irripetibile. Il lavoro svolto a Trevi dal Maestro Aldo Garofalo con i ragazzi del Karate A.C.S.I. - Settore Arti Marziali ha dato i suoi frutti ed è stato perfettamente ripreso e approfondito, dallo stesso Maestro Garofalo unitamente al Maestro Edoardo Dainotti, nello Stage Tecnico Nazionale svoltosi a Tortoreto (TE) dal 22 al 25 Aprile 2006. Intesa perfetta, dunque, tra i Maestri e gli atleti.

Il Maestro Aldo Garofalo ha insistito ancora sui kion (le tecniche fondamentali) attraverso l'alternarsi continuo di “forte e debole” e di “lento e veloce”. Come atleta e istruttore posso dire di aver apprezzato davvero molto il lavoro svolto dai Maestri Garofalo e Dainotti. Quest'ultimo ha curato lo studio dei kata (particolarmente gli Heian, Tekki Shodan, Bassai Dai, Kanku Dai, Jion, Empi, Jitte e Kanku Sho). Si è lavorato molto anche nel kumite (combattimento), in modo certamente costruttivo (e non distruttivo!).

E' stato Interessantissimo anche l'intervento del Maestro Francesco Musso che ci ha introdotti al Kodachi, combattimento con la spada corta, apprezzato da tutti gli atleti per la velocità da cui è caratterizzato. Attraverso i continui e rapidi spostamenti e la velocità d'esecuzione, nell'azione del “tagliare”, il Kodachi è certamente un'ottima attività fisica diretta a sviluppare soprattutto la capacità di reazione.

In occasione dello Stage di Tortoreto è stata presentata anche la rubrica “La mia Via nel Karate” e il progetto sportivo-culturale “Arti Disciplinari, Sport, Cultura e Formazione”, nonché il sito internet che ci ospita, www.setino.it, e l'Associazione Culturale Setina Civitas.

L'”Immagine di Sezze nel Mondo” che il sito offre in modo raffinato e ineguagliabile è una garanzia per l'interscambio culturale che anche questa rubrica sportiva si propone e, soprattutto in occasione di eventi sportivi, costituisce – per chi scrive –  anche un mezzo per promuovere la nostra Città e le sue tradizioni.

Ribadito ciò vi offriamo, qui di seguito, le interviste a due giovanissimi atleti dell'A.C.S.I.- Settore Arti Marziali che si sono particolarmente distinti nello Stage Tecnico Nazionale di Tortoreto 2006 e che speriamo di poter presto ospitare a Sezze in occasione di eventi sportivi legati al Karate o in manifestazioni sportive o culturali.

Emilio Romano, vent'anni, cintura nera secondo dan e Andrea Salvatore Caggiula, diciotto anni, anch'egli cintura nera, ci raccontano un po' della loro esperienza nel Karate.

Emilio Romano osserva subito, proprio in occasione dello Stage che è stato interdisciplinare, che “In fondo, la differenza tra i diversi stili di Arti Marziali non è così determinante. Penso – aggiunge Emilio – che sia sbagliato affermare che uno stile sia superiore ad un altro. Questo non è un atteggiamento giusto perché tutti gli stili si propongono in fondo lo stesso fine, il miglioramento dell'atleta”.

Poi Romano ci racconta la sua esperienza nel Karate: “Pratico il Karate  da quando avevo cinque anni e mezzo – dice – sicuramente per questo è lo stile di Arte Marziale da me prediletto. Però ogni Arte Marziale ha la sua bellezza... a me, almeno, piacciono tutte. A volte, riflettendo su questo, penso che sia soltanto una questione di chiusura mentale quella diretta a trovare forzatamente delle differenze tra i diversi stili. Voglio dire che fare confronti è inutile. Non serve a niente fare dei paragoni di efficienza tra questa e quell'Arte, non lo trovo costruttivo e neppure giusto”.

In riferimento al periodo di crisi che il Karate e le altre Arti Marziali stanno attraversando Emilio Romano osserva che, secondo lui, “Il Karate e gli altri sport c.d. minori vivono una vita difficile per problemi legati sia allo scarso investimento che su di essi viene fatto, sia alla mentalità che ancora oggi molta gente dimostra di avere nei confronti di queste discipline. Molti genitori vedono il Karate come un'attività troppo pericolosa per i loro figli ma, in fondo, non è più pericolosa di altri sport, come il calcio o il ciclismo ad esempio”.

Il rispetto è un'altra caratteristica di questo ragazzo, “Il karate è rispetto – osserva Emilio – se non c'è rispetto non c'è niente e ti prendi solamente in giro”.

Andrea Salvatore Caggiula, alla vigilia dell'esame per secondo dan, dice:  “L'esame è il momento in cui posso verificare se sto migliorando sulle tecniche, se quello che ho fatto in questi due anni è buono. Prendiamo, ad esempio, le tecniche di base (i kion), quando sei una cintura bianca non puoi capirle fino in fondo, anche perché sei troppo impegnato ad apprenderle. Poi, però, da cintura nera, le comprendi sempre meglio, in ogni aspetto, anche in quello della difesa personale. Man mano che vai avanti, quindi, puoi osservare il miglioramento che avviene in te e sei in grado di ripercorrere tutto il cammino che ti ha portato sino a dove sei ora. E' sbagliato comunque pensare di raggiungere un ottimo livello in poco tempo. Soltanto con la pratica costante e seria acquisisci la padronanza delle tecniche e la loro comprensione. E' anche per tutto questo che l'esame va affrontato con grande attenzione”.

Durante lo stage di Tortoreto Andrea ha dimostrato un ottimo kime (esplosione della tecnica). “Il kime – osserva in proposito – è la massima concentrazione, ma basta una minima distrazione per perderlo. Nello studio del kime   aggiunge – conta moltissimo l'assimilazione del giusto ritmo e, secondo il mio punto di vista, il rapporto allievo-maestro”.

Emilio e Andrea  consigliano ad ogni ragazzo interessato di iniziare a praticare il Karate o l'Arte Marziale che più amano. “Il Karate – dicono – è un'attività che dura per tutta la vita, migliorandoti ininterrottamente”. Entrambi ricordano anche le sensazioni negative dovute ad un periodo in cui, per diversi motivi, non hanno più praticato. Tuttavia osservano che quel periodo è servito loro a capire che il Karate, ad un certo livello, non è più soltanto una questione fisica ma anche interiore e non vuoi più farne a meno.

Grazie ad Emilio e ad Andrea per questo loro sincero intervento. L'invito resta... a Sezze, magari per una prossima manifestazione tra cinture nere.

Lo Stage Tecnico Nazionale di Tortoreto ha ospitato, oltre al Karate, anche il Judo (con corsi tenuti dal Maestro Giuseppe Vismara), l'Aikido (con corsi tenuti dai Maestri Giovanni Fracchia e Enrico Fracchia), il Ju Jitsu (corsi tenuti dal Maestro  Franco Zoffoli), Silat e Kali-Escrima (con il Maestro  Salvatore Di Sirio), e corsi di Street Fighting (Maestro Luca Speretta) ed è stato presieduto dal Presidente dell'A.C.S.I. - Settore Arti Marziali Antonio Coladonati.

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"Ogni essere umano è unico ed importante"

3 ALDO GAROFALO  

Il Maestro Aldo Garofalo insegna Karate, stile Shotokan, dal 1987.  La sua caratteristica maggiore è sicuramente quella di valorizzare il singolo, di guidarlo nello sviluppo delle sue qualità migliori. Dal punto di vista tecnico, invece, il Maestro Aldo Garofalo cura scrupolosamente i fondamentali. A tal proposito osserva: “L'allenamento delle tecniche di base è importante perché senza le basi non si possono affrontare né i kata (le forme ndr) né il kumite (il combattimento ndr). Tutti sanno che è così – aggiunge – eppure non capisco perché i fondamentali vengono sempre più spesso trascurati per dare spazio a delle tecniche troppo vigorose, sofisticate ma inutili. I primi fondamentali sono e restano la base di tutto. Penso, inoltre, che sia importante partire da una base semplice per poi passare alle cose più difficili. E' così che si progredisce, bisogna sempre semplificare”.

Maestro Garofalo, siamo ormai al termine dello Stage di Tortoreto 2006, cosa consiglia agli atleti che domani torneranno a casa?

“Al termine di ogni Stage consiglio sempre di continuare a studiare quello che è stato appreso. Se dopo uno Stage si abbandona il programma svolto, quando ci si ritrova, passati oramai sei mesi, non è più  possibile riprenderlo al livello in cui lo avevamo lasciato. Ecco perché gli allievi devono esercitarsi anche sul lavoro svolto durante lo Strage e integrarlo all'allenamento che svolgono quotidianamente. In tal modo lo Stage sarà davvero costruttivo”.

Una delle sue caratteristiche è quella di valorizzare il singolo. Cosa ci può dire in proposito?

“Secondo la mia idea anche nel Karate ognuno è diverso dall'altro, come avviene nella vita. C'è chi è più capace, chi meno. Chi ha dei limiti va senz'altro aiutato a superarli e deve essere inserito nel gruppo. Ogni essere umano è unico ed importante. Non bisogna mai dimenticarlo”.

Lei contesta fortemente gli eccessi, sembra preferire una via di mezzo.

“Si è vero, non ho mai condiviso le idee di certi Maestri che fanno pesare tutto, anche le cose insignificanti ed inutili. La perfezione non è prerogativa degli esseri umani. Occorre mirare all'eccellenza che è cosa possibile per l'uomo, ma non alla perfezione che è irraggiungibile”.

Per concludere, cosa vuole aggiungere a vantaggio dell'Arte che insegna?

“In dieciannove anni d'insegnamento ho constatato che la gente è convinta che nel Karate predomini la violenza. Sappiamo, invece, che non è così. Questa situazione mi ha sempre spinto ad organizzare manifestazioni  dirette a far conoscere al pubblico i veri aspetti di questa nobile Arte. Ciò che insegno e che ho sempre voluto mettere in risalto è che al primo posto deve sempre esserci il rispetto e l'educazione. Se non ci sono queste basi non c'è Karate, indipendentemente dalla bravura tecnica raggiunta. Il Karate non può esistere senza il reciproco rispetto”.

Il rispetto dimostrato dal Maestro –  vorrei aggiungere – verso i suoi allievi, verso gli altri Maestro, verso la vita e le cose belle che questa ci offre (qual'è oggi, in questo tempo difficile, anche un evento sportivo che ci accomuna e ci unisce) è il valore inestimabile dell'insegnamento. Un valore che si trasmette da cuore a cuore. Questo è lo Spirito del Karate, soprattutto oggigiorno. Grazie Maestro Garofalo.

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"Il Dojo è come una famiglia e il Maestro ne è la guida"

4 EDOARDO DAINOTTI

È dall'anno 1982 che Edoardo Dainotti, Maestro di Karate stile Shotokan, si dedica all'insegnamento di questa Arte e, in occasione dello Stage Tecnico Nazionale di Tortoreto  (organizzato dall'A.C.S.I. - Settore Arti Marzilali dal 22 al 25 Aprile 2006), lo abbiamo incontrato per scambiare con lui qualche impressione a caldo. Parlare con il Maestro Dainotti è cosa sempre gradita,  per il suo modo di essere, aperto e attento ad ogni suo interlocutore.

Maestro Dainotti, Lei sostiene che è indispensabile curare il Karate attraverso una pratica costante, che soltanto in questo modo si progredisce.

“Sì. Anche in natura è così, viene sempre ricapitolato tutto attraverso un ciclo infinito e costante”.

Dice, anche, che non esiste un unico modo per interpretare una cosa e che questo vale anche per il Karate. Che bisogna sempre confrontarsi.

“La Via di ognuno è certamente individuale. Così, quando si trovano di fronte due soggetti con tendenze diverse può crearsi una spaccatura, ma anche una possibilità. Per fermarsi, voglio dire, per riflettere e confrontarsi positivamente e in modo costruttivo. Si impara in questo modo ad ascoltare sempre l'altro, anche se è diverso da noi. Questo insegna il Karate. In fondo è come avviene in una famiglia dove ci si confronta continuamente. Nessuno è perfetto ma possiamo trovare nell'altro qualcosa di interessante da riportare dentro di noi. Inoltre, bisognerebbe sempre apprezzare il lavoro dell'altro”.

La Sua dote principale è quella di creare un forte spirito di gruppo tra gli atleti. Come ci riesce?

“Per ritornare all'esempio della famiglia, dirò che il Maestro è un po' come il capo famiglia che ha il compito di guidare gli altri ma che, inevitabilmente, impara anche attraverso gli altri. Come educatori, inoltre, dobbiamo sempre dare... nel senso di donare e non di vendere! E' questo lo spirito del Karate”.

Ma è davvero sempre possibile realizzare nel Dojo un clima del genere?

“Sì, è una cosa che avviene spontaneamente se sei consapevole che gli altri sono uomini come te. Se io fossi uno degli ultimi arrivati è così che vorrei essere trattato. Certo questo può suonare un po' strano nella società di oggi che tende sempre a dividere tutto, ma non è impossibile”.

Lei sta svolgendo una ricerca personale sul benessere psico-fisico apportato dalle lezioni di Karate. Cosa può dirci in proposito?

“Nei kion (le tecniche fondamentali ndr), per esempio, sto usando moltissimo yori aschi (spostamenti) in modo da evitare la rigidità che il corpo altrimenti crea, favorendo così l'armonia del movimento. Da alcuni anni soffrivo di un forte mal di schiena, proprio questo fatto mi ha spinto verso il tipo di soluzione spiegato. Ho constatato che questo sistema di allenamento ha permesso di eliminare il fastidio alla schiena. In generale, invece, posso dire che è importante praticare un Karate il più possibile dinamico, che non faccia male alla salute. Il Karate, infatti, se praticato correttamente apporta solo  benefici”.

Maestro Dainotti, grazie per il tempo che ci ha voluto dedicare e, per concludere, cosa propone per migliorare il Karate del futuro?

“Secondo me, nella pratica del combattimento si dovrebbero adottare più protezioni, evitare le tecniche pericolose (come, ad esempio, il diretto al viso) ed esercitarsi sempre nel rispetto dell'avversario”.

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"Praticavamo tamashi wari per attirare l'attenzione dei giovani e divulgare così il Karate in Italia"

(Dall'Intervista del 24-04-2006)

5 ANTONIO COLADONATI 

Antonio Coladonati, presidente dell'A.C.S.I. - Settore Arti Marziali, è sicuramente tra i personaggi che hanno contribuito alla divulgazione delle Arti Marziali nel nostro Paese ed anche nel resto d'Europa. Addetto Stampa del Comitato Regionale F.I.A.P. (settore Judo) nel 1965; Capo Ufficio Stampa e Pubbliche Relazioni della Federazione Italiana Karate nel 1967 (di cui è stato pure Presidente Regionale nel 1970); Commissario Straordinario F.I.A.P. (per il Judo) nel 1974; Prefetto dell'Accademia Nazionale Italiana Judo F.I.A.P.-F.I.L.P.J. dal 1971 al 1974, nel 1975 fonda la C.I.A.M. (Commissione Italiana Arti Marziali) che nel 2000 entra nell'A.C.S.I..

Antonio Coladonati è anche il fondatore (insieme ad A. Basile) della rivista “Karate”, divenuta organo ufficiale della Federazione Italiana Karate dal 1979 al 1984, ed ha scritto numerosi articoli sulla famosissima rivista “Samurai” (di cui è stato pure codirettore per alcuni anni).

Premiato dal Comune di Roma, per lo Sport, con il Premio Simpatia, nel 1978 fonda la Federazione Italiana Kendo e dirige i Centri Internazionali della Federazione Italiana di Scherma dal 1988 al 1992.

A questo personaggio delle Arti Marziali invitato più volte, con tutta la rappresentanza di Kendo, in Giappone, a Tokyo, nel Dojo dell'Imperatore, abbiamo l'onore di rivolgere delle domande sul passato, il presente e il futuro delle Arti Marziali. Siamo sicuri che apprezzerete il suo intervento, soprattutto gli esperti del settore troveranno in quest'uomo il giusto punto d'incontro tra il passato e il presente delle nostre Discipline. 

Presidente Coladonati, Lei è stato tra i Maestri che hanno contribuito a diffondere le Arti Marziali nel nostro Paese. Cosa può dirci, in particolare, sulla diffusione del Karate in Italia?

“Dovete sapere che nel 1967 i tesserati della Federazione Italiana Karate erano soltanto 738, divisi tra pochissimi Club. Quelle poche Società esistenti diedero mandato ad Augusto Ceracchini, all'epoca vicepresidente F.I.A.P., di organizzare il Karate in capo alla Federzione Italiana. Nel 1967 io ricevetti l'incarico di Capo Ufficio Stampa e  Pubbliche Relazioni della Federazione. Divulgammo il Karate soprattutto attraverso i Club di Judo, in quegli anni già numerosi nel nostro Paese. Ricordo che a quei tempi, per attirare l'attenzione dei più giovani, praticavamo tamashi wari (le tecniche di rottura ndr). Anche nelle primissime gare c'era sempre la dimostrazione di potenza con tamashi wari. Tutto questo permise di raggiungere, in solo quattro anni, ben dodicimila tesserati (eravamo nel 1971). Gli stili maggiormente praticati erano lo Shotokai, il Wado Ryu e lo Shotokan”.

Lei, oggi, crede molto all'aspetto interdisciplinare dello Stage Tecnico e, in effetti, questa formula si sta dimostrando molto interessante?

“Sì, in questo modo ogni specialità può attingere dalle altre. Oggi, non tener conto di questo è molto grave, anche perché tutte queste discipline sono di estrazione orientale, con eguali basi psico-fisiche e, molto spesso, con tecniche uguali o molto simili. Sarebbe stato assurdo creare delle singole entità di aggiornamento per ogni specialità anche se, ancora oggi, nel settore delle Arti Marziali si tende ad una certa chiusura per mantenere un'ingiustificata autonomia”.

Lei pensa che le Arti Marziali stiano attraversando una battuta d'arresto sotto l'aspetto del numero dei praticanti?

“No. E' evidente che oggi i ragazzi dai sedici anni in poi dimostrano di avere interessi completamente diversi rispetto ai coetanei di qualche tempo fa. Non si vogliono sacrificare in un'attività sportiva, qualunque essa sia. Questo è un atteggiamento molto sbagliato. D'altra parte, però, si registra un aumento della popolazione sportiva  e questo grazie ai bambini dai sei ai quindici anni. Questo fenomeno si sta verificando un po' in tutti gli sport e vale anche per le Arti Marziali”.

Quindi non è pessimista per il futuro delle Arti Marziali?

“Assolutamente no. Anche perché le regole sulla sicurezza hanno raggiunto  un altissimo livello e garantiscono l'incolumità dell'atleta. Questo aspetto ha un ruolo determinante  nella divulgazione delle Arti Marziali e lo avrà anche  per il futuro. Oggi la visita medico-sportiva, specifica per gli atleti agonisti, l'assicurazione contro eventuali danni, la limitazione delle tecniche pericolose e le protezioni (fortemente incrementate nelle categorie giovanili) rappresentano un grande traguardo che era indispensabile raggiungere proprio per garantire un futuro alle Arti Marziali”.

Grazie Presidente, è stato davvero un grande piacere ascoltarla e speriamo vorrà darci il suo contributo anche nelle prossime occasioni.

Il Maestro Antonio Coladonati è, in effetti, il punto di riferimento per tutti noi che facciamo delle Arti Marziali soprattutto un momento di aggregazione sportivo e culturale, per confrontarci e sviluppare i nostri programmi sportivi e stringere nuove amicizie. Per andare avanti nei kyu o nei dan e crederci ancora, che la Via del Karate fa parte della nostra vita, della nostra quotidianità, che ci migliora rendendo ogni cosa più bella, più sorprendente. E' il punto di riferimento per quando, prossimamente, in un'altra località, ci ritroveremo ancora tutti insieme a lottare, ad allenarci e a stringerci la mano, in quella cornice sportiva che il nostro Presidente saprà, come sempre, impeccabilmente organizzare.                                                                                

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- Trevi 2006: “La mano aperta sulla mano chiusa”

6 STAGE NAZIONALE ACSI - SETTORE ARTI MARZIALI

Con lo Stage Tecnico Nazionale svoltosi all'Hotel della Torre di Trevi (PG) dal 29 Ottobre al 1° Novembre 2006 la stagione sportiva del Settore Arti Marziali dell'A.C.S.I. entra nel vivo e mostra già tutto il suo splendore. Lo splendore che abbiamo voluto definire di Rei e Yoi.

Perché Rei e Yoi si manifestano sempre nel vero Dojo. E' per questo che, contemporaneamente alla pubblicazione di questo articolo sullo Stage, si apre una nuova sezione della Rubrica intitolata proprio Rei & Yoi che, sintetizzando al massimo, sta a significare Rispetto e Attenzione. Rispetto e attenzione che – come dicevamo – hanno caratterizzato lo Stage Nazionale di Trevi quale dimostrazione pratica di applicazione dei principi richiamati. Invero lo Stage di Trevi è la conferma più evidente di come la pratica delle Arti Marziali non si esaurisca soltanto in waza (tecnica). Accanto alla tecnica è necessario coltivare shin (lo spirito interiore) e ki (l'energia vitale).

Il merito di questo va senz'altro ai Maestri e al Presidente del Settore Arti Marziali Antonio Coladonati (e naturalmente a tutto il suo staff) che hanno creduto in questo progetto dell'A.C.S.I., ma va anche agli atleti che si sono dimostrati maturi e all'altezza di quanto loro richiesto: Rei e Yoi appunto. Tre intensi giorni di pratica e di esami (a cintura nera e Dan superiori) che hanno messo a dura prova gli atleti. Nel Karate, in particolare, si è lavorato sui kion (le tecniche fondamentali) sui kata Heian, Tekki Shodan, Bassai Dai, Kanku Dai, Jion, Empi, Jitte, Kanku Sho e Hangetsu e sui programmi tecnici per gli esami di cintura nera primo Dan e Dan superiori (che si sono svolti la sera del 31 ottobre).

Ci piace ricordare ciò che ha detto agli allievi il Maestro Aldo Garofalo durante lo studio del kata Bassai Dai, richiamando l'attenzione sullo Yoi dello stesso kata. Vedete ragazzi – ha sottolineato – la mano aperta avvolge la mano chiusa e ciò sta a significare che l'intelligenza deve predominare rispetto alla forza bruta”. Ci si è soffermati, quindi, sugli aspetti dell'autocontrollo, della loro importanza nella pratica delle Arti Marziali e, in genere, nella vita. Perché, ricordiamolo, la pratica del Karate deve mirare necessariamente a soddisfare l'innato bisogno di compensazione e di equilibrio dell'uomo. L'atmosfera dello Strage è stata senza dubbio arricchita anche dalla presenza del  Maestro Giuseppe Vismara che ha presieduto e diretto i corsi di Judo. Il Maestro Vismara prossimamente sarà ospite della nostra Rubrica. Attraverso un'intervista affronteremo con lui aspetti riguardanti l'educazione sportiva e i valori dello sport, nonché varie tematiche sulle Arti Marziali. Per tutti gli sportivi ed in particolare per i praticanti di Arti Marziali sarà certamente un'iniziativa gradita e un motivo di confronto irripetibile. Infine è doveroso sottolineare che Trevi (PG), immersa nel verde a pochi chilometri da Assisi e vicina ad altre belle città, è oramai meta fissa per molti avvenimenti sportivi dell'A.C.S.I. - Settore Arti Marziali (tanto per fare un esempio, nel Luglio scorso ha accolto i Campionati Mondiali di Judo CSIT). Si legge a proposito: ”Su una delle estreme propaggini del Monte Seramo... si erge l'antico abitato di Trevi in una scenografia unica e incomparabile”... Una scenografia a cui l'A.C.S.I. - Settore Arti Marziali pare non voler più rinunciare.                  (per informazioni... e una bella gita visitate il sito  www.protrevi.com)

Il Presidente Nazionale dell'ACSI, Antonio Coladonati, con il Maestro Aldo Garofalo

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Sport, cultura ed amicizia. Ecco gli insegnamenti del M° Aldo Garofalo

8 agosto 2007, spettacolo ed emozioni nel "Ventennale" della A. S. Dojo Arashi

7 A TAVIANO VINCE IL KARATE 

Grazie Maestro! E' quello che esprimevano gli occhi di tutti quei ragazzi che hanno preso parte al “Ventennale” del Dojo Arashi Taviano (anche i miei occhi... ed il mio cuore). Un impegno sportivo dove occorreva mantenere a lungo la concentrazione, per onorare la Scuola, ed il Karate, così che ognuno ha saputo dare il meglio di sé nei kion, nei kata e nel kumite eseguito magistralmente dal Maestro Aldo Garofalo. Quel Maestro che trentatre anni fa iniziò la sua avventura nel Karate, che da vent'anni dirige ed insegna nel Dojo Arashi (che fondò – come ci ricorda in una sua recente pubblicazione –  per rendere partecipe gli altri di questa sua esperienza di vita) e che da tre anni dirige i corsi nazionali in federazione.

 

Gli abbracci tra gli atleti, i complimenti degli esperti, il calore del pubblico di Taviano hanno reso l'evento eccezionalmente suggestivo. Una premiazione al merito sportivo per gli atleti che il Maestro Aldo definisce “ragazzi meravigliosi” e la cerimonia della consegna della Cintura (per il VI° Dan conseguito dal Maestro) in cui il rei (il saluto di rispetto e devozione) tra il Maestro Aldo Garofalo e il suo allievo Valerio Marcucci ha ridondato tutt'intorno nella Piazza la grandezza dello spirito di quella cerimonia in cui intervenivano anche i giovanissimi figli del Maestro, Andrea e Pamela.

 

A Taviano – in Piazza delle Rose, vicino alle spiagge di Macaversa – ha vinto il Karate. Ha vinto perché a dire “Grazie Maestro” è stato anche e soprattutto il numerosissimo pubblico e tutte le autorità intervenute. Tutti, in questi venti anni, sono davvero divenuti partecipi dell'esperienza di vita nel Karate Do del Maestro Garofalo e, ora, anche di tutti quei ragazzi. L'entusiasmo del pubblico e il modo di sostenere tutta la “squadra” la dice lunga sulla consapevolezza che la gente ha dell'importante opera di educazione dei giovani compiuta dal Maestro Aldo attraverso lo sport...  Durante l'Inno di Mameli tutto il pubblico era in piedi, con la mano destra sul cuore, per salutare i Campioni d'Italia (per l'occasione vestiti con karategi verdi, bianchi e rossi) e per onorare l'Arte del Karate... ed il loro Maestro!

 

Il calore del pubblico, l'intesa con i compagni, il legame di rispetto e di amicizia con il Maestro Garofalo, l'attenzione delle Autorità, l'invito del Sindaco di Taviano (che mi ha conferito un attestato di riconoscimento “Per il brillante successo conseguito nella Coppa Italia”) e il “Trofeo” del Ventennale donatomi direttamente dalle mani del Maestro Aldo Garofalo, mi hanno emozionato profondamente e colmato di gioia, quasi fosse – anche per me – il riconoscimento tanto aspettato per il rispetto e la serietà con cui, da diciannove anni, mi dedico a quest'Arte. A tutti loro va il mio ringraziamento per avermi offerto dei momenti di sport e di amicizia indimenticabili e, ovviamente, tutta la mia stima per la serietà e la bravura dimostrate.

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Montesilvano (Pescara) 2008: Campionati Italiani e Stage Nazionale Giakam

8 I CAMPIONATI DEI MIEI SOGNI 

Generalmente gli articoli di eventi che “finiscono bene” trovano spazio nelle pagine della “Presentazione”, per decorare e arrecare prestigio alla “Rubrica” da me qui curata. Questa volta, però, ho voluto ignorare questa prassi, preferendo parlare “in prima persona” dei fatti e delle emozioni del Campionato Italiano G.I.A.K.A.M. 2008, disputatosi il 29 e 30 Marzo a Montesilvano (Pescara) nel complesso sportivo dell'Hotel Bluserena Majestic.

Quello che ho ancora addosso, sulla pelle, a due giorni dalla conclusione (quando mi accingo a scrivere), sono emozioni forti, soprattutto un misto di gioia e malinconia... a volte di solitudine che spesso irrompe finite le gare. Ma questa malinconia è la consapevolezza di staccarsi da lì, da quei luoghi che rappresentano il posto giusto dove esprimersi, concentrarsi... e poi rilassarsi. Incontrando vecchi amici (magari avversari in gara, ma amici!), scrutando nuovi volti: ragazzi in cerca di gloria e, certamente, di esperienza.

Quella gloria, poi, quando arriva dura un attimo. Soprattutto quando si tocca con mano la lealtà altrui, quando gli altri si sono sinceramente complimentati con te (e tu con loro) e dagli occhi puoi scorgere il rispetto e la stima reciproca, una stretta di mano diviene davvero irresistibile e, allora, al di là della competizione, quello che irrompe è lo spirito del rispetto e dell'amicizia: il sogno dello sport si è realizzato! Quando tutti credono e rispettano le regole e ognuno sa esprimere se stesso nel rispetto altrui è finalmente raggiunto l'ideale dell'Arte che pratichiamo.

Per la cronaca il sottoscritto ha vinto – nella propria categoria – nel “Kata individuale”, nel “Kata a squadre” e nel “Kumite” ma, l'emozione più grande, quella che come dicevo mi pervade fin sopra la pelle, resta lo spirito che ha caratterizzato quei momenti, diffondendosi nel Dojo e avvolgendoci tutti. Ai miei avversari, soprattutto a Gino Murra e a Dario Coronese (giunti rispettivamente secondo e terzo) va il mio pensiero, per la lealtà e la perizia dimostrate. Ai miei compagni di squadra del Dojo Arashi, Mauro Palma e il giovanissimo Andrea Salvatore Caggiula, che in questa occasione ha sostituito il grande assente Valerio Marcucci (in squadra – come si ricorderà – nella Coppa Italia), va tutta la mia stima.

Grazie, infine, a tutti i Maestri: Aldo Garofalo (Presidente G.I.A.K.A.M.), Gino Caruso, Orlando Basile, Jonny Sfrattoni, Edoardo Dainotti, Vito Corsano, Maurizio Murino e Maria Rita Sebastiani per la loro attenzione e, soprattutto, per la bravura nel saper preparare e gestire eventi di simile portata. Qui di seguito, in attesa dello Stage Nazionale di Karate che la G.I.A.K.A.M. terrà sempre a Montesilvano (Pescara), dal 24 al 27 Aprile 2008, pubblichiamo foto rappresentative – oltre che di alcuni momenti di gara, con la festa della premiazione – proprio degli stessi Maestri.

Un saluto speciale a Mattia, un ragazzino che durante la premiazione si è avvicinato e mi ha detto: “Complimenti per il Kata”. E' stato il premio più bello!

Lui – ha aggiunto – è ancora a Heian Nidan. Ho replicato che ha tanto tempo a disposizione per imparare molti altri Kata. Rassicurato ha annuito con un sì!

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Sezze (Latina) 2008: Karate do - Premio Dojokun 2008

9 HANA WA SAKURA GI HITO WA BUSHI 

I Dojokun del Karate – praticamente i precetti morali di quest'Arte – esortano al perfezionamento del carattere, non solo del corpo; alla sincerità, lealtà e responsabilità; al rispetto dell'Arte del Karate e della Vita; ad assecondare le proprie aspirazioni, combattendo l'egoismo e l'avidità; ad onorare i principi del cerimoniale; a non ricorrere alla violenza.

Aver avuto modo di meditare su questi – in occasione della manifestazione Karate Do “Premio Dojokun 2008”, svoltasi a Sezze il 26 Luglio presso l'anfiteatro del Centro U. Calabresi – è servito quantomeno a restituire al Karate la sua vera identità “culturale” troppo spesso celata dietro i più famosi Campionati. Ed è stato proprio questo l'intento che ha mosso la Giakam – Settore Arti Marziali e l'Associazione Culturale Setina Civitas, organizzatrice dell'evento patrocinato dal Comune di Sezze: mostrare al pubblico il volto più sincero di questa nostra disciplina. L'apporto di Angelo Pagliaroli sotto questo aspetto è stato determinante. A lui, infatti, è toccato non soltanto presentare i protagonisti ma anche e soprattutto esplicare ai numerosi spettatori il significato dei Dojokun, nascosti, molte volte, dietro la gestualità (si pensi al rispettoso saluto o alle posizioni di guardia).

Il meritato plauso, ovviamente, a tutti i partecipanti. A cominciare dagli Ospiti, le Majorettes Butterfly e il  Team Kick Boxing Pierotti. Anche la Sigla di apertura Giakam, affidata al gruppo abruzzese di AIDE (capitanato dall'istruttrice Iulca Birra) e al cantante Lucio De Santis (che ha esordito con “We are the champions” dei Queen) ha sollevato tante emozioni. Così come le evoluzioni di Karate Do degli Atleti della Giakam che aprivano ufficialmente il “Premio Dojokun” con il consueto Rei (saluto iniziale) proseguendo, tutti insieme, con i Kion e gli Shiho Tate Zuki.

A seguire le performance dei Maestri ad iniziare con le tecniche di autocontrollo eseguite da Aldo Garofalo e  Valerio Marcucci, quindi le applicazioni e il Kata Tekki Shodan eseguiti da Carlo Tosto con l'allievo Emanuele Cervoni. E ancora splendide evoluzioni dei Maestri Jonny Sfrattoni e Orlando Basile del Karate Do Shu Ha Ri di Isola del Gran Sasso D'Italia (Teramo) e dei Maestri Maria Rita Sebastiani e Maurizio Murino, con i loro allievi del “Samurai Rieti”.

Giunti ai Kata ad aprire erano i giovanissimi: Emanuele Caggiula con Heian Nidan, Pamela Garofalo, Samuele Tridici e Daniel Amico con il Bassai Dai. A seguire Franco Meraglia (Heian Yondan), il M° Aldo Garofalo con gli allievi del Dojo Arashi Taviano (Hangetsu), Andrea Garofalo (Jion), Mauro Palma e Andrea Caggiula (Kanku Dai), Carlo Tosto (Sochin),Valerio Marcucci (Empi), Maurizio Murino (Gankaku), Maria Rita Sebastiani (Jitte), Jonny Sfrattoni e Orlando Basile (Rohai).

Nel finale la Cerimonia dei Campioni d'Italia Giakam, sotto le note dell'Inno di Mameli e con lo spettacolare Kumite (combattimento) del M° Aldo Garofalo con gli atleti del Dojo Arashi Taviano (Lecce). Quindi il Rei (saluto conclusivo) poneva fine alle “lotte”! Poi la Cerimonia di Premiazione presieduta dal Sindaco di Sezze, Andrea Campoli, dall'Asses. allo Sport Marcello Ciocca, dall'Asses. alla Cultura Remo Grenga e dal Presid. di Setina Civitas Ignazio Romano, nonché dallo stesso Maestro Aldo Garofalo (Presid. Nazionale Giakam) che salutava e ringraziava tutti con queste parole: “HANA WA SAKURA GI HITO WA BUSHI” (Il migliore dei fiori è il ciliegio. Il migliore degli uomini è il Samurai)!

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