Palazzo De Magistris

  Analisi critica della classe dirigente setina

“Tra chi la vuole cotta e chi la vuole cruda”

SEZZE:  Capacità amministrative, politiche sociali e partecipazione a rischio

30 settembre 2005 articolo di Ignazio Romano

Abbiamo pensato che c’era bisogno di un cambiamento, non tanto nei partiti a cui affidare il paese, quanto nei rapporti tra la classe dirigente e gli abitanti di Sezze. Abbiamo creduto di trovare la soluzione nelle liste civiche, senza immaginare neppure, che in questo modo, si sarebbero aperte le porte del comune alla mediocrità. Siamo passati così dalla padella alla brace, e alle disattenzioni del passato ora si sommano le incompetenze del presente. Come alla scollatura sociale esistente, tra la classe politica e i cittadini, ora si aggiunge la scottante delusione delle pseudo liste civiche. Il risultato è che oggi tutti si lamentano, e chiedono maggiore attenzione per questo o quel problema. La cosa più grave, a mio avviso, è che si continua a camminare sulla via sbagliata, ovvero quella dell’individualismo e degli interessi di parte. Mentre parole come cooperazione, sinergia, progetto condiviso e partecipazione, restano solo pure teorie all’ombra dei campanilismi. Era qui che avrebbe dovuto incidere STILe, e non lo ha fatto, deludendo quanti, come me, speravano in un rinnovato modo di vivere il territorio. Ed in questo scenario, poco edificante, si muovono loro, personaggi che con estrema disinvoltura si fanno chiamare politici: stanno con la maggioranza, stanno con l’opposizione e negli ultimi anni sono passati, saltellando, saltellando, da uno schieramento all’altro senza mai prendersi nessuna responsabilità. Se li vai a sentire, uno ad uno, non è colpa loro, e davanti ai problemi del paese finisce che la responsabilità è la tua, che non sei bene informato.

Ma ora che la cornucopia di Nemeo è completamente vuota, e l’eredità del passato è stata dissipata, non mi meraviglierei affatto se si desse la colpa… ad Ercole. Il mito greco, fondatore di Setia, è stato completamente dimenticato dai setini, che nel tempo hanno accuratamente cancellato ogni traccia della legenda, cioè delle proprie origini. Ed in questo momento mi viene in mente quella semplice regola aritmetica che dice: cambiando l’ordine degli addendi il risultato della somma non cambia. Ed è quello che è accaduto a Sezze, dove per troppi anni sono mancate le capacità per rinnovarsi, e dove la politica, sterile, ha lasciato solo eredità disastrose.

A pensarci bene, gli ultimi che hanno dato qualcosa a questo paese sono stati i coniugi Pacifici e De Magistris. Eravamo alla fine dell’ottocento, l’Italia politica, quella di Mazzini, era appena nata ed a Sezze, grazie al cospicuo lascito delle famiglie nobili, nasceva la scuola pubblica. Oggi a Sezze si fa fatica a trovare le tracce di tanta storia, le scuole hanno lasciato il posto ad obsoleti uffici amministrativi, mentre l’antico ospedale non è che fonte di polemiche. Cultura, civiltà e benessere sono rimasti ricordi del passato. Sezze, e lo dico a malincuore, non ha perso solo le capacità di realizzare progetti pubblici condivisi, ma ha perso anche la volontà di crescere ed appartenere ad una storia comune. Non penso però che abbiamo tutti le stesse responsabilità, certamente più pesanti per quanti hanno avuto l’opportunità di modificare le sorti del paese e non l’hanno fatto.

Se c’è una cosa che la politica dei partiti può, e deve fare per la comunità, questa è quella di trovare i compromessi giusti per dare al paese un futuro. Oggi si confonde facilmente il benessere della comunità con quello privato. Ma il politico preparato, quello che intende scrivere una pagina di storia illuminata, sa bene che il vero benessere è quello condiviso, capace di formare il cittadino, di renderlo partecipe e di avviarlo al confronto e alla vita pubblica: "Quante volte pensate che tali valori sono transitati nell’aula consiliare del comune di Sezze, e quante volte, invece, egoismi ingiustificati ne hanno mutilato il senso?"

Tuttavia amministratori giudiziosi, che nel passato hanno provato ad imporre politiche corrette, ci sono stati anche a palazzo De Magistris. La sfortuna ha voluto che non sono mai prevalsi, e le prove di ciò si possono leggere ovunque nel paese. Servizi scomparsi, degrado crescente, un ospedale che chiude e le solite baruffe politiche. Restano solo le promesse mai mantenute, le capacità amministrative mai dimostrate ed un vociare indistinto che rischia di confonderci tutti: 

tra chi la vuole cotta e chi la vuole cruda”.